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Lunedì, 17 Giugno 2019

L’inferno libico rischia di far ricominciare gli sbarchi verso l’Italia

L'assalto al Ministro degli interni arriva da più fronti. Quello politico da una parte, quello giudiziario dall'altra. Ma Matteo Salvini tiene duro e fa sapere che non farà alcun passo indietro sull'immigrazione.

Pero la questione per l’Italia è grave. E sono ore frenetiche. L’appello lanciato oggi da Sarraj è stato cristallino. Ha parlato della crisi in Libia parlando di centinaia di migliaia di libici pronti a partire dal loro Paese per raggiungere l’Europa e quindi l’Italia. La rete dei trafficanti di esseri umani è pronta a mettersi in moto per riattivare un circuito criminale che l’Italia, con un lavoro incessante con tutte le fazioni libiche, aveva cercato di frenare. I risultati ottenuto negli ultimi mesi sulla rotta del Mediterraneo centrale potrebbero essere spazzati via in un colpo. E se è un problema per la sicurezza italiana, lo è anche dal punto di vista elettorale per Lega e Cinque Stelle, che sull’immigrazione hanno costruito una grossa fetta del proprio consenso popolare.

"Fate presto", il peggioramento della situazione in Libia potrebbe spingere "800 mila migranti e libici a invadere l'Italia e l'Europa". E in questo enorme numero di migranti ci sono anche criminali e soprattutto jihadisti legati a Isis. Lo sostiene il premier libico Fayez al-Sarraj, in un'intervista all'inviato del Corriere della Sera a Tripoli, pubblicata sul sito del quotidiano.

Intanto infuria la battaglia a Tripoli. Una intera compagnia di Tarhouna delle forze di Khalifa Haftar si è arresa alle forze governative libiche sul fronte di Suani ban Adem, 25km a sudovest di Tripoli. La compagnia, composta da una trentina di militari, si è consegnata uomini e mezzi - tra i quali diversi pick-up e blindati - alla brigata 166 di Misurata, attiva nell'area. E' salito intanto a 130 morti, 560 feriti e 16mila sfollati il bilancio degli scontri in Libia.

Le forze di Khalifa Haftar hanno lanciato cinque missili Grad nel corso della notte sul quartiere di Abu Slim, a ridosso del centro di Tripoli. Lo riferiscono le autorità del municipio e numerosi residenti. Un missile ha centrato un'abitazione, causando almeno tre feriti, e distruggendo diverse auto parcheggiate nei pressi.

"Khalifa Haftar non sta compiendo un'operazione anti-terrorismo, ma un colpo di Stato": lo ha detto l'inviato speciale dell'Onu in Libia, Ghassan Salamè, al programma radiofonico R4 della Bbc.

Il premier del governo di accordo nazionale libico, Fayez al-Sarraj, parla chiaro ai microfoni de Il Corriere della Sera: la battaglia di Tripoli rischia di far sprofondare la Libia occidentale in un abisso in cui la prima vittima potrebbe essere anche l’Italia. L’appello di Sarraj tocca nel profondo le corde del cuore del governo italiano, che sulla questione migranti sembra essersi definitivamente spaccato.

Gli Stati Uniti pero non dimenticano il Mediterraneo. E nel mentre della crisi in Libia, Washington rafforza la sua presenza navale proprio nei pressi della costa nordafricana. Lì dove volano gli aerei del generale Khalifa Haftar e dove infuria la battaglia per Tripoli. Ma soprattutto dove altre potenze stanno muovendo le loro pedine. Ed è per questo che gli Stati Uniti vogliono vederci chiaro.  

Il Movimento Cinque Stelle sostiene una linea più appiattita sul diritto internazionale e sulle aperture delle porte ai rifugiati libici. La Lega, invece, tira immediatamente il freno. E la scelta di Matteo Salvini di schierarsi contro l’avanzata di Khalifa Haftar – accusando la Francia, tessendo la sua rete con gli Stati Uniti e con il governo di Tripoli e della città-stato di Misurata – è servita a far capire che per il suo partito, l’interlocutore privilegiato resta Sarraj. E con lui Ahmed Maitig, vice premier libico e esponente della la “Sparta libica”: Misurata. Lì dove sono i nostri soldati.

Ma i numeri danno ragione a Salvini. E questo il vicepremier lo sa bene. "Quest'anno abbiamo ridotto del 90% gli sbarchi, abbiamo ridotto di tantissimo i morti e i dispersi - ha continuato - se qualcuno ha nostalgia degli sbarchi a centinaia di migliaia, dei porti aperti, avanti c'è spazio per tutti, accogliamo tutto il resto del mondo, ha trovato il ministro sbagliato - ha poi concluso - Salvini e la Lega dicono no".  

E nella conferenza stampa in Prefettura a Monza Salvini, taglia corto: "I colleghi ministri possono dire quello che vogliono, ma finché faccio il ministro i porti in Italia rimangono chiusi". Ma sull'eventualità di una crisi di governo non è più così categorico. "Non lo so...", si limita a dire.

Intanto la giornata di Salvini è iniziata sotto il fuoco "amico" di due ministri che siedono con lui al governo. Luigi Di Maio ed Elisabetta Trenta hanno criticato duramente la misura di chiusura dei porti alle navi delle Ong. "Chiudere i porti - ha spiegato il capo politico del Movimento 5 Stelle al Corriere della Sera - è una misura occasionale, risultata efficace in alcuni casi quando abbiamo dovuto scuotere l’Ue, ma è pur sempre occasionale". Ben più dura è la titolare della Difesa che, ai microfoni di Circo Massimo su Radio Capital, ha invitato il leader leghista a rivedere la sua linea. "Se si dovesse arrivare alla guerra, non avremmo migranti ma rifugiati - ha detto - e i rifugiati devono essere accolti". Mentre veniva accerchiato politicamente, il ministro dell'Interno finiva anche indagato dalla procura di Siracusa. Il capo d'accusa è lo stesso del caso Diciotti: sequestro di persona. A questo giro i pm se la prendono con lui per la gestione dello sbarco della Sea Watch.

Davanti all'ennesimo blitz giudiziario, Salvini non può che alzare le mani e lasciare che le indagini facciano il loro corso. "Sono nuovamente indagato ma finché faccio il ministro dell'Interno, i colleghi ministri possono dire quello che vogliono, ma i porti restano e resteranno chiusi. Non cambio idea e non cambio atteggiamento". La linea, insomma, resta quella. "I porti con me sono e saranno chiusi, indisponibili e sigillati per i trafficanti di esseri umani. Se Di Maio e Trenta la pensano in maniera diversa, me lo dicano apertamente in Consiglio dei Ministri e ne faremo una sana discussione". In particolar modo al vicepremier pentastellato ha, voluto mandate un messaggio netto: "Rispetto il lavoro del collega Di Maio che si occupa di lavoro e sviluppo economico e non mi permetto di dargli lezioni sulle crisi aziendali che sono ferme sul suo tavolo, chiedo altrettanto rispetto su problemi di difesa dei confini e gestione della sicurezza - ha continuato - credo di aver fatto bene in questi dieci mesi, se a qualcuno dei miei colleghi di governo non va bene non ha che da dirlo, con la differenza che io ci metto la faccia e rischio personalmente". Infine, la stoccata conclusiva: "Ogni consiglio è benvenuto ma ognuno faccia il suo...".

Intanto come sottolinea il quotidiano il Giornale a  rivelare l'iscrizione nel registro degli indagati è lo stesso leader della Lega in conferenza stampa da Monza.  "Sono stato iscritto a giudizio per un altro reato che avrei commesso dal 24 al 30 gennaio 2019 a Siracusa - rivela - Il procuratore Zuccaro mi comunica questa cosa. Ha chiesto l'archiviazione ma anche l'altra volta era andata così". Il segretario del Carroccio ha letto "in diretta" gli articoli del codice che gli vengono contestati e la richiesta di archiviazione della Procura generale per i fatti che riguardano la Sea Watch 3. "È la nave olandese che è intervenuta in acque libiche - attacca il leghista - Se n'è fregata dell'alt e delle indicazioni del governo olandese di andare in Tunisia e ha messo a rischio la vita delle decine di migranti a bordo per arrivare in Italia con un gesto politico". E ancora: "Sono arrivati in Italia, li abbiamo curati e li abbiamo fatti sbarcare e abbiamo lavorato per redistribuirli. Il risultato è che c'è un procedimento penale nei miei confronti".

I fatti che i pm contestano, scrive il quotidiano Italiano, risalgono allo scorso gennaio. In quei giorni la nave umanitaria, battente bandiera olandese, raccoglie 47 migranti al largo della Libia. Per 12 giorni l'imbarcazione rimane in mare alla ricerca di un porto sicuro dove approdare. La decisione di non andare in Tunisia manda su tutte le furie anche il ministro Toninelli e in in primo momento "sosta in acque maltesi". Poi il cambio di direzione. L'Ong si ancora di fronte al porto di Siracusa, aprendo un duro scontro con il ministro dell'Interno. Per cinque giorni la Sea Watch galleggia in rada di fronte al comune siciliano, scatenando l'ovvia polemica politica.

Come scrive la rubrica "occhi alla guerra" del quotidiano il Giornale Il gruppo d’assalto, che comprende la portaerei Uss Abraham Lincoln, il Carrier Air Wing 7, l’incrociatore lanciamissili Uss Leyte Gulf e il cacciatorpediniere del Destroyer Squadron 2, è salpato il primo aprile dalla base di Norfolk facendo rotta verso il Mediterraneo: la sua area di operazioni dalla quella della Sesta Flotta, di base a Napoli, ed è entrata ufficialmente nel nostro mare nelle prime ore dello scorso 8 aprile. Come riporta Agenzia Nova, la rivista specializzata statunitense Stars&Stripes ha dichiarato che la Abraham Lincoln ha passato lo stretto di Gibilterra “per addestrare, pattugliare e mostrare forza nelle regioni in cui la Marina russa è diventata più attiva”.Un messaggio molto chiaro che si può declinare su tre fronti: Libia, Siria e Mar Nero.

Tre giorni dopo il passaggio dello stretto, i media spagnoli hanno poi confermato la presenza dell’Abraham Lincoln Carrier Strike Group nel porto militare di Palma di Maiorca con la contemporanea unione della fregata Alvaro de Bazan Esps Mendez Nunez alle operazioni della Us Navy.

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