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Martedì, 24 Ottobre 2017

Il 19 ottobre 2017, a New York (USA), alle ore 18:00, presso il Consolato Generale d’Italia in New York, alla presenza della dottoressa Bridget M. Rohde - Acting United States Attorney for the Eastern District of New York, della dottoressa Karen Friedman Agnifilo, Chief Assistant District Attorney del New York County District Attorney's Office, del dr. Anthony Scandiffio, Acting Deputy Assistant Director – U.S. Immigration and Customs Enforcement – Homeland Security Investigations (ICE-HSI), e con la partecipazione di S.E. Armando Varricchio, Ambasciatore d’Italia negli Stati Uniti e del Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC), si svolgerà la cerimonia di restituzione, al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo On. Dario Franceschini, di alcuni straordinari capolavori appartenenti al patrimonio culturale italiano. 

Le opere, individuate nel corso di varie attività d’indagine condotte dal Comando Carabinieri TPC, nella costante azione di contrasto che svolge da anni per arginare il traffico di beni artistici rubati o scavati illegalmente in siti italiani, sono in particolare: - frammento in marmo romano a mosaico con serpentino e porfido, risalente al II secolo d.C. Il bene, originariamente parte della pavimentazione di una delle due navi da cerimonia dell’Imperatore Caligola, affondate nel lago di Nemi (nei pressi di Roma), era stato rinvenuto nell’ambito di una campagna di scavo condotta dal Ministero dei Beni Culturali tra il 1928 e il 1932. Il reperto, inventariato e in carico al Museo delle navi Romane di Nemi, venne rubato da ignoti nel dopoguerra. Individuato dai Carabinieri TPC in New York, grazie alla collaborazione di esperti del settore, presso una collezione privata di una cittadina italiana residente negli USA, è stato sequestrato dal District Attorney’s Office in Manhattan (New York), sulla base delle evidenze probatorie fornite dal Comando Carabinieri TPC; cratere apulo a figure rosse, 360-350 a.C., attribuito al ceramografo Python, provento di scavi clandestini avvenuti in Italia meridionale (Campania) in data antecedente al 1985. Le indagini hanno dimostrato che il vaso era stato ricettato e illecitamente esportato da un noto trafficante internazionale italiano, per essere poi individuato presso il Metropolitan Museum di New York, ove è stato recuperato dal District Attorney’s Office in Manhattan (New York); 

Nella circostanza, inoltre, saranno consegnati, per rientrare definitivamente in Italia, altri importantissimi beni culturali (reperti archeologici, monete, libri antichi e manoscritti) già recuperati, tra il marzo e il maggio 2017, dal Comando Carabinieri TPC, sempre in cooperazione con l’Homeland Security Investigations, Immigration and Customs Enforcement e con il New York County District Attorney’s Office ed esposti, fino ad oggi, presso il Consolato Generale d’Italia a New York (vds. allegato). Questo importante evento, non solo dimostra come la restituzione alla collettività dei preziosi materiali sottratti alla pubblica fruizione, garantisca la ricomposizione di percorsi storici, culturali e sociali, altrimenti leggibili solo parzialmente, ma costituisce ulteriore prova della straordinaria collaborazione consolidatasi, nel corso degli anni, tra il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e le Autorità Giudiziarie e di Polizia Federali e Statali americane, in particolare con lo United States Attorney’s Office for the Eastern District of New York, il New York County District Attorney’s Office, e l’Homeland Security Investigations - Immigration and Customs Enforcement. 

Anfora attica a figure rosse, 470 a.C., attribuita al pittore detto di Harrow, (dal nome della città inglese che conserva nel suo museo una oinochoe, intorno alla quale lo studioso J.D. Beazley ha raccolto una nutrita serie di vasi attribuibili allo stesso artista), provento di scavi clandestini avvenuti negli anni ’90 in Etruria (Lazio). 

Evidenze probatorie acquisite da archivio Becchina, individuata presso una galleria antiquaria di New York, sequestrata da New York County District Attorney’s Office. Restituita il 16 marzo 2017 Kantharos apulo del gruppo di Xenon, IV secolo a.C., provento di scavi clandestini avvenuti in Sud Italia (Puglia) negli anni ’90. 

Evidenze probatorie acquisite da archivio Becchina, individuato presso una galleria antiquaria di New York, sequestrata da New York County District Attorney’s Office. Restituito il 25 maggio 2017 Lekythos attica a figure rosse, 430-420 a.C., del gruppo del pittore di Palermo (dal nome di uno dei vasi più importanti attribuito al medesimo gruppo di ceramografi e conservato nel Museo di Palermo), provento di scavi clandestini avvenuti in Sud Italia negli anni ’80. Evidenze probatorie acquisite da archivio Becchina, individuata presso una galleria antiquaria di New York, sequestrata da New York County District Attorney’s Office. Restituita il 25 maggio 2017

La più stupida guerra è quella contro il passato, lo scrive Paolo Mieli nel suo “In guerra con il passato”. Sottotitolo: “Le falsificazioni della storia”. A che cosa porta questa guerra contro il passato? A confondere le idee sul presente.

“Se vogliamo essere in pace con il passato dobbiamo essere disposti a rivedere qualcosa di importante, anche pezzi della memoria collettiva a cui siamo legati”. Ma non basta dobbiamo anche“essere disponibili a una rivisitazione – in positivo o in negativo – dei grandi del passato. Personaggi che possono – anzi, devono – essere oggetto di un continuo riesame”.

La pacificazione con il passato ci impone di riconoscere gli errori di qualunque parte e soprattutto di non andare a cercare nella storia antefatti alle prospettive politiche del tempo presente.

Nel libro Paolo Mieli ricorda la beatificazione prima da San Giovanni Paolo II e la canonizzazione dopo ad opera di Papa Francesco del gesuita Junipero Serra, nato nel 1713 a Maiorca e trasferitosi nel continente americano, nel settecento aveva evangelizzato la California. Contro questa canonizzazione si è elevato il presidente della tribù Amah Matsun, Valentin Lopez:“Canonizzando Junipero Serra, il papa avvalla e, addirittura, celebra l'uso dell'incarcerazione e della tortura per convertire al cristianesimo gli indiani della California”. Inoltre secondo Ron Andrade, dell'American Indian Commission di Los Angeles, Serra trasformò le missioni in campi di concentramento; in conseguenza del suo operato i nativi furono decimati passando da trecentomila, quanti erano nella seconda metà del Settecento, a centomila, quanti se ne contavano nel 1850. Pertanto, “la sua canonizzazione equivarrebbe alla 'celebrazione del genocidio'”. Papa Francesco, intanto nega e sostiene che fu soltanto un grande evangelizzatore. Peraltro la figura del gesuita è clamorosamente balzato alla cronaca di questi giorni, in merito alla guerra delle statue negli Usa. I militanti indianisti hanno imbrattato la statua del santo.

Un altro tema da rivisitare che Mieli affronta nel libro, è la questione dell'arretratezza del Sud italiano. Alla fine del Medioevo la Sicilia fu motore economico dell'Italia, produttrice di grano e materie prime indispensabili alla sopravvivenza del Nord.

Lo sostiene David Abulafia, nel testo, “Regni del Mediterraneo occidentale dal 1200 al 1500”. In questo studio Abulafia capovolge i termini della questione meridionale. L'autore, docente di storia del Mediterraneo, all'università di Cambridge, è considerato uno dei massimi studiosi dell'Italia medievale.“ Retrodatare”, la divisione tra Nord e Sud ai secoli XIII e XIV è un grave errore per Abulafia, una prova che i pregiudizi culturali contemporanei possono offuscare anche la visione di esperti in buona fede.

Tuttavia, “il Sud di questo periodo è in realtà molto ricco, produce ampie quantità di cibo che sono indispensabili per la sopravvivenza delle regioni settentrionali. Il commercio tra il Nord e Sud Italia è fiorente e le regioni settentrionali dipendono dal Sud per la fornitura di cibo e materie prime. I mercanti del Nord devono recarsi in Campania e in Sicilia per procurarsi cotone e seta”. Certo se noi guardiamo il passato con gli occhi degli abitanti del XX secolo, riteniamo che sia meno importante la produzione agricola, rispetto agli scambi finanziari. Ma in quel periodo i campi e la produzione di materie prime giocavano un ruolo fondamentale nella vita della società. A questo punto Mieli propone la fatidica domanda:“A quando allora va fatto risalire il divario economico tra Nord e Sud?”.  Secondo l'ex direttore del Corriere della Sera, ai secoli XVI e XVII, quando l'Italia meridionale e la Sicilia caddero sotto il dominio spagnolo, incentrato attorno a uno sfruttamento coloniale di queste terre. Gli spagnoli secondo Mieli erano interessati a ricavare dal Sud grano e materie prime, piuttosto che promuovere la vita economica e culturale della regione. Inoltre non vennero mai gettati semi per costruire grandi città come avvenne al Nord.

Altro tema caldo che Mieli affronta è quello de “L'invenzione delle crociate” dal titolo del libro di Christopher Tyerman, dove si denuncia “il vizio di guardare le crociate attraverso il filtro della propria mente e cultura”.

Manipolazione e contraffazione sono le armi più comuni con le quali si combatte questa guerra al passato.

Il libro consta di quattro capitoli: 1. In guerra con la storia tramandata. 2. In guerra con le religioni armate. 3. In guerra con i miti della guerra. 4. In guerra con i grandi della storia. L'autore ha fatto una selezione, forse per lettori specialisti, di alcuni episodi storici particolari, dove sono protagonisti alcune figure celebri della storia: da Cicerone ad Augusto. Andrea Doria, Enrico di Valois, Mazzarino Lincoln Bismarck, D'Annunzio.

Alessandro Barbero presentando il libro di Mieli, scrive:“è una ricognizione puntuale, erudita e divertita, di questa che è, ripetiamolo, la condizione normale della storiografia. È una rassegna bibliografica che in ogni capitolo, e ce ne sono ben 27, propone un tema storico su cui credevamo di sapere tutto e presenta al lettore gli studi più recenti che ne hanno rinnovato l’interpretazione. Verre era davvero quel politico corrotto che ci presenta Cicerone? Con quali mezzi Augusto arrivò al potere? I martiri di Otranto morirono davvero per la fede? Lincoln fece davvero la guerra per abolire la schiavitù? La Seconda Guerra Mondiale è davvero finita nel 1945? La collusione fra Stato e mafia, in Italia, è davvero una novità della Prima Repubblica?” (A. Barbero, “Non fidatevi della Storia, racconta bugie da millenni”, 27.10.16, La Stampa)

Secondo Barbero, Mieli non può essere ascritto ai revisionisti, infatti non nomina mai la parola “revisionismo”. Invece lo studio di Mieli fa parte,“della naturale dinamica degli studi storici, per cui ogni storico che affronta un argomento anche già molto studiato può sempre aggiungere un punto di vista nuovo, può talvolta scovare nuove fonti, e può spesso modificare l’interpretazione del passato”.

Mentre in un'altra interessante recensione, Angelo Panebianco, citando Benedetto Croce, che sosteneva che la Storia, è sempre “storia contemporanea”, però lo è in due modi diversi.“Lo è perché il passato viene sempre inevitabilmente riletto alla luce delle preoccupazioni del presente. Ma lo è anche perché la storia viene usata, manipolata, semplificata eccessivamente, banalizzata e anche falsificata per piegarla alle esigenze delle polemiche dell’oggi, per farne uno strumento utile ai nostri scopi, più o meno partigiani, del momento”. Pertanto, siccome, “il futuro è incerto e largamente imprevedibile, non ci limitiamo a cercare nel passato lumi per comprendere cosa sia meglio fare nel presente (e questo è certamente un modo sano e corretto di fare i conti con la storia), ma ce ne serviamo come arma polemica per imporre, contro le resistenze altrui, la nostra visione delle cose presenti, per spingere gli altri a fare scelte che consideriamo giuste o per noi convenienti, e anche per giustificare scelte già fatte, per esempio per conferire legittimità a un nuovo regime politico”. (A. Panebianco, La storia falsa dei banalizzatori non ci aiuta a capire il presente, 7.10.16, Corriere della Sera)

 

 

 

Un forziere di meraviglie che racconterà 70 anni di arte e una straordinaria carriera, ma "non solo un museo", come sottolinea presentandolo alla sede della Stampa Estera a Roma Gianni Letta, "piuttosto un luogo vivo per la trasmissione dei saperi e dei mestieri", memoria storica di un'epoca e di un'avventura artistica unica e nello stesso tempo scuola di formazione per i giovani. Accanto a lui il ministro della cultura Franceschini applaude. 

Il Centro, fa notare, è "atto dovuto ad uno dei più grandi intellettuali italiani". La sua arte "è di tutti" e il riconoscimento è "dovuto da tutti", ribadisce il ministro ricordando un plauso non sempre unanime in Italia per il regista di Fratello Sole e Sorella Luna. Atteso anche da Giancarlo Giannini, voce narrante in un filmato dedicato a Inferno, il film rimasto un sogno nel cassetto, il grande regista, che non mai ha nascosto l'amarezza per gli ostacoli e le difficoltà che hanno rallentato a lungo la realizzazione del suo sogno, oggi purtroppo non c'è, costretto a casa dagli acciacchi dei suoi ormai 94 anni. 

"Contavamo proprio di averlo tra noi, ma non è stato possibile", spiega Letta ai Giornalisti Italiani e Stranieri , "Speriamo di averlo con noi il 31 a Firenze". Anche Claudio Baglioni, elegantissimo in lino beige, avrebbe voluto abbracciarlo oggi. Zeffirelli lo scelse giovanissimo nel 1972 come voce cantante di Francesco in Fratello Sole, Sorella Luna: "io allora come artista non ero conosciuto se non dai parenti", scherza lui con il pubblico prima di lanciarsi convincere ad un'improvvisata versione live di Dolce Sentire, celeberrima hit di quella colonna sonora. "Il provino si fece a Roma e fu una specie di talent per scegliere il migliore - rivela - io tremavo, Zeffirelli mi abbracciò, mi diede forza, oggi quell'abbraccio avrei voluto restituirglielo io". 

Poi canta alla stampa estera  e commuove, ripreso con il telefonino anche dal ministro in prima fila. Tant'è, ospitato nel Complesso di San Firenze, grande edificio barocco nato come convento di Padri Filippini e poi a lungo sede del Tribunale, il Centro Zeffirelli con i suoi oltre 3.700 metri quadrati e un investimento iniziale complessivo di 3,3 milioni si candida a luogo di incontri e cultura, ideale, spiegazione dalla sua Fondazione, per ospitare mostre, spettacoli, dibattiti, concerti. 

Il comune di Firenze ne ha concesso l'uso con un affitto a tariffa agevolata, la Fondazione Zeffirelli ha finanziato la ristrutturazione dei locali e poi ci sono stati gli aiuti privati, da quello dell'imprenditore russo Mickhail Kusnirovich a quello del finanziere canadese americano Robert Friedland. Alla fine, a disposizione del pubblico dopo l'inaugurazione del 31 luglio l'apertura è fissata al 1 settembre ci saranno un Museo il cui allestimento è stato curato dal figlio Pippo Corsi Zeffirelli con 250 opere esposte solo una parte della sterminata produzione del maestro, il resto verrà esposto a rotazione nonché l'Archivio e la Biblioteca, con stanze per la consultazioni e per la didattica.

Da settembre partiranno le attività del Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo Franco Zeffirelli, volano internazionale d’iniziative espositive, didattiche e formative per le arti dello spettacolo. Un progetto ambizioso e utopistico, divenuto realtà grazie al mecenatismo della Fondazione Franco Zeffirelli Onlus, al supporto del Comune di Firenze e con l’impegno economico dell’imprenditore russo Mikhail Kusnirovich e della famiglia del finanziere canadese americano Robert Friedland. La cerimonia inaugurale avrà luogo il prossimo 31 Luglio, nella sede del Complesso di San Firenze alla presenza di illustri personalità dello spettacolo, della politica e della finanza. Roma, 6 luglio 2017 - 

Aprirà le porte al pubblico il prossimo primo settembre il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo Franco Zeffirelli, ospitato nello storico Complesso di San Firenze a Firenze. Si tratta del realizzarsi del sogno del grande Maestro, lungamente vagheggiato nel corso di una straordinaria, trionfale carriera durata quasi 70 anni. L’inaugurazione ufficiale di questo luogo che non ha eguali al mondo per il ruolo espositivo, formativo, documentario, avrà luogo lunedì 31 luglio, alla presenza di esponenti dei mondi che Zeffirelli ha incrociato nella sua lunga vita: teatro, cinema, opera lirica e musica; ma anche politica e cultura. 

L’ubicazione del Centro - in origine convento dei Padri Filippini e, più recentemente, sede del Tribunale a pochi passi da Palazzo Vecchio - lo candida a luogo d’elezione ideale per accogliere annualmente un ampio calendario di spettacoli, mostre, concerti e incontri, in un continuum con la tradizione storico-artistica della città. Una tradizione che, fra l’altro, nel Rinascimento, ha dato origine al melodramma, riportando in auge l’antica drammaturgia greca, di cui fra il XX e il XXI secolo Franco Zeffirelli è uno dei massimi interpreti e innovatori. 

Promosso e fortemente voluto dal Maestro in prima persona, il Centro Internazionale, attraverso il suo Archivio, la Biblioteca e il Museo, raccoglie e mette a disposizione della sua città e del mondo l’intero patrimonio artistico e culturale di una carriera lunga quasi settant’anni. L’attività espositiva, didattica, formativa, di ricerca concertistica e cinematografica si estenderanno su due piani, contando su una superficie di circa 3.700 metri quadrati. Il Museo, ubicato al primo piano dell’edificio, ospiterà oltre 250 opere di Zeffirelli tra bozzetti di scena, disegni e figurini di costumi che il Maestro ha realizzato e collezionato sin dai propri esordi. 

Il percorso espositivo vero e proprio – suddiviso cronologicamente nella successione delle sue sale in ‘Teatro di prosa’, ‘Opera in musica’ e ‘Cinema’ – illustra per temi gli sviluppi degli allestimenti teatrali e delle produzioni cinematografiche, integrandosi alle foto di scena e a una documentazione che si sofferma su singoli aspetti, dai palcoscenici più importanti, agli autori prediletti del Teatro e dell’Opera in musica. Alla Mostra permanente si affiancheranno periodicamente esposizioni temporanee che, realizzate in collaborazione con altre istituzioni, fondazioni pubbliche e/o private a cadenza semestrale, metteranno in luce l’apporto delle più autorevoli personalità artistiche alle messinscene e produzioni cinematografiche di Franco Zeffirelli, dagli scenografi e costumisti quali: Renzo Mongiardino, Lila de Nobili, Danilo Donati, Piero Tosi, ad altre figure della storia dello spettacolo italiano dal Rinascimento a oggi. Le esposizioni saranno presentate e accompagnate da conferenze tenute da esperti e cultori della materia e da altri autorevoli relatori, che illustreranno il lavoro svolto, e – con l’assenso del distributore – dalla proiezione di alcuni film nella Sala Musica. 

“Tutte le carte, gli appunti e i bozzetti che riguardano il mio lavoro fanno parte del mio archivio che ho scelto di destinare a Firenze – ha affermato Franco Zeffirelli, presente alla conferenza stampa - creando una Fondazione perché la mia città, depositaria di valori artistici e culturali impagabili e ineguagliati possa disporre di un patrimonio delle arti dello spettacolo. Una testimonianza rivolta soprattutto alle nuove generazioni, non come mia esaltazione ma come summa di una metodologia di lavoro, dalla prima idea alle fasi di sviluppo sino all’andata in scena, offrendo loro l’indicazione di regole imprescindibili – fuori dalle mode – per conseguire l’autenticità di uno spettacolo che si rispetti. Cerco così di saldare un debito di riconoscenza con il dovere primario, conquistato nella vita con il mio lavoro, di considerare Firenze una macchina di civiltà, di cultura, di tradizione e di conoscenza che Dio ha regalato al mondo. 

Questo riconoscimento non è solo dettato dalla documentazione di tutta l’attività che ho svolto e che sono orgoglioso di consegnare ai miei concittadini, ma è un atto che mi auspico possa contribuire a mantenere vivo l’impegno di custodire i nostri tesori e le nostre anime, seguendo attraverso secoli di progressi, di scoperte e di conquiste, la linea forte e semplice indicata dai fiorentini di un tempo dei quali dobbiamo sentirci eredi e prosecutori.” L’Amministrazione comunale fiorentina, accogliendo in un immobile di sua proprietà, ubicato nel cuore della città, nel Complesso di San Firenze l’intera testimonianza dell’operato memorabile di Franco Zeffirelli, renderà così omaggio a un concittadino che ha portato alto il nome della sua Patria nel mondo. 

L’inaugurazione ufficiale avverrà il prossimo 31 luglio all’interno del Complesso di San Firenze, alla presenza delle autorità nazionali e locali e di importanti personaggi del mondo dello spettacolo, amici e collaboratori del Maestro. Un elenco particolareggiato sarà divulgato nell’imminenza dell’evento. Durante il vernissage del 31 luglio si terrà la performance del Coro “Voices of Haiti”, un progetto fortemente voluto dalla Fondazione Andrea Bocelli, volto alla valorizzazione del talento come ulteriore espressione del proprio potenziale. Il coro, formato da 60 talentuosi bambini haitiani provenienti dalle baraccopoli di Port au Prince, insieme al Maestro Andrea Bocelli, si esibirà in un repertorio vario e internazionale; altre sorprese sono allo studio per rendere omaggio ad un gigante della cultura e dello spettacolo. 

Il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo si pone quale promotore d’iniziative espositive e didattiche, sia per la divulgazione della cultura legata all’arte dello spettacolo, sia per la formazione di studenti nell’ambito delle discipline del Teatro di prosa, dell’Opera in musica e del Cinema, nella scia della tradizione rinascimentale delle arti e dei mestieri di cui Firenze è culla nei secoli. Per realizzare tali multiformi attività, il Centro dispone di una sala destinata a concerti e proiezioni cinematografiche, di aule per lo svolgimento dei corsi di perfezionamento e di laboratori. Il progetto è nato e si è concretizzato grazie alla Fondazione Franco Zeffirelli Onlus, che ha messo a disposizione l’Archivio, la Biblioteca e tutte le opere che documentano la lunga attività nel mondo dello spettacolo del Maestro e ha sostenuto le spese dei lavori di ristrutturazione degli ambienti a essa destinati. L’investimento iniziale complessivo ammonta a 3,3 milioni di Euro. 

Il Comune di Firenze, proprietario dell’immobile, in virtù delle attività culturali che vi si svolgono, ha deliberato la concessione di un canone d’affitto agevolato. Inoltre hanno partecipato all’iniziativa con il loro generoso contribuito l’imprenditore russo Mikhail Kusnirovich, che ha sostenuto il progetto anche attraverso i suoi brand, i Magazzini Gum in Piazza Rossa a Mosca e Bosco dei Ciliegi; la famiglia del finanziere canadese-americano Robert Friedland e gli sponsor tecnici Targetti S.p.A. e Illum S.r.l. . 

Di estremo interesse è anche la partnership fra la Fondazione Franco Zeffirelli onlus e l’OSCE - l’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa - la più grande organizzazione di sicurezza intergovernativa del mondo, che si occupa di stabilità, ambiente, diritti umani, pace e democrazia di circa un miliardo di persone attraverso il dialogo politico. Per la prima volta in assoluto, attori professionisti, in rappresentanza della Fondazione, hanno partecipato alla simulazione di un’attivitá contro il traffico di esseri umani che ha avuto luogo a Vicenza, presso il CoESPU, dal 5/9 giugno 2017. Essi hanno interpretato il ruolo di trafficanti o di vittime per innescare una reazione efficace e coordinata da parte degli stakeholders. Quando la recitazione si mette al servizio della tutela dei diritti umani.

Il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo Franco Zeffirelli, promosso dallo stesso Maestro, raccoglie e mette a disposizione della sua città e del mondo l’intero patrimonio artistico e culturale di una carriera lunga quasi settant’anni. Un patrimonio straordinario, che è costituito dal fondo – dichiarato “di particolare interesse storico” da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali – nel quale sono confluiti tutti i documenti, dai bozzetti agli studi per gli allestimenti teatrali e cinematografici, dalle note di regia alle sceneggiature, dalle foto di scena a un cospicuo carteggio e alle rassegne stampa, a testimonianza della sua attività nel mondo dello spettacolo internazionale, dal dopoguerra a oggi

Rosa Maria Di Giorgi, Vicepresidente del Senato : “Sono felice che il progetto del Maestro si realizzi finalmente. Ho seguito con cura tutto il percorso che è iniziato alcuni anni fa con più amministrazioni comunali fiorentine. Ora il Sindaco Nardella ha preso la decisione finale in merito alla sede e cosi può realizzarsi il sogno di Zeffirelli e l’auspicio di un’intera città che rende il dovuto omaggio a uno dei suoi figli che tanti onori raccolto in tutto il mondo. Con affetto tanti auguri Franco.” 

Dario Nardella, Sindaco di Firenze: “Siamo entusiasti ed onorati di inaugurare il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo che raccoglierà la grande eredità professionale del maestro Franco Zeffirelli, un centro dedicato all’immane mole di materiale raccolto nei decenni di successi nel cinema, scenografia, teatro, lirica e che accoglierà un museo, una biblioteca, corsi di regia, sceneggiatura, scenografia, fotografia, costume, recitazione. Da oggi l’ex tribunale di San Firenze non sarà più un bellissimo contenitore vuoto nel centro di Firenze ma diventerà un punto di riferimento per tutti quei giovani che vogliono intraprendere la strada dello spettacolo e sarà un vero e proprio gioiello culturale nel cuore della città.

 

 

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