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«Corigliano piange il suo presidio ospedaliero, perché se è giusto dividere l’area medica da quella interventistica per ovvie ragioni di salute dei pazienti, è invece vergognoso assistere al progressivo smantellamento di quest’ala dello spoke che non solo non può più contare su un laboratorio analisi ma, a quanto pare, neppure sul servizio di neurologia».

«Per il mese di agosto ben 11 turni vacanti. Mancano medici e personale, e la soluzione – dunque la non soluzione – è quella di non accettare i ricoveri e di mandare i pazienti all’Annunziata. D’altronde Neurologia è confluita in Medicina Interna e qualora non si riuscisse a garantire un servizio adeguato agli utenti, si pensa addirittura di ridurre in modo drastico i posti letto dell’intero reparto da 27 a 16, almeno per il periodo delle ferie estive».

«Agosto paziente mio non ti conosco. Eppure è proprio in estate, quando si manifesta il cosiddetto turismo delle radici e i giovani studenti e chi lavora fuori torna a trovare i familiari, che dovremmo farci trovare ancora più pronti. E invece, come ogni estate, manca il personale e le prestazioni subiscono una forte contrazione».

«Il Compagna diventa così un punto di smistamento dove il paziente si rivolge e poi viene dirottato altrove. Avvallamenti nel pavimento, con rischi per la sicurezza dei degenti, malfunzionamento degli ascensori e carenza di strumentazione. Mentre si aprono Case di comunità senza personale (mancano medici e infermieri negli ospedali come pensiamo di riempire i nuovi presidi sanitari?), i presidi ospedalieri esistenti vengono lasciati nello stato di abbandono».

«L’Asp e la Regione hanno il dovere di garantire i servizi previsti al Compagna. Annunci e reel non bastano più: la Calabria deve colmare il divario con il resto d’Italia in merito ai livelli essenziali di assistenza».

Un incontro nel segno dell’arte, della tradizione e dell’identità calabrese. La Gioielleria Cirillo di Diamante ha accolto il Maestro Orafo Michele Affidato, protagonista di una visita che ha messo in dialogo due importanti realtà legate al mondo del gioiello: da una parte l’esperienza di un artista che ha portato la sua arte oltre i confini regionali, dall’altra una famiglia che da quattro generazioni custodisce a Diamante una lunga tradizione nel settore dell’oreficeria.

La presenza di Affidato è stata legata al Premio Mare Pulito “Bruno Giordano”, manifestazione dedicata alla tutela del mare e alla sensibilizzazione sui temi ambientali. Proprio per questa occasione il Maestro ha realizzato l’opera destinata come riconoscimento al Comune di Diamante, dando forma a un premio che vuole rappresentare non soltanto un simbolo celebrativo, ma anche un messaggio legato alla difesa dell’ambiente e alla valorizzazione del territorio.

 Prima della cerimonia, Affidato ha fatto tappa nella Gioielleria Cirillo, concessionaria ufficiale delle sue creazioni sul territorio. È stata l’occasione per un confronto sulla sua carriera e, soprattutto, sul valore che l’arte orafa può assumere quando riesce a trasformarsi in racconto.

Nel corso di un’intervista concessa per l’occasione a TeleDiamante, il Maestro ha infatti posto l’attenzione sul rapporto tra preziosità e significato, spiegando come dietro un gioiello, una scultura o un riconoscimento possano convivere storia, cultura, memoria e appartenenza. L’opera pensata per Diamante che rappresenta l’Isola di Cirella, assume così una valenza speciale: non è semplicemente un oggetto destinato a una premiazione, ma diventa un elemento capace di collegare l’arte al luogo e ai valori che l’evento intende promuovere.

 È proprio questo legame con il territorio uno degli aspetti più interessanti emersi durante l’incontro. Il mestiere dell’orafo, infatti, non si limita alla dimensione tecnica e alla lavorazione dei materiali preziosi. Quando sostenuto da ricerca, creatività e sensibilità artistica, può diventare uno strumento attraverso il quale raccontare una comunità, le sue tradizioni e la sua identità.

Un tema che trova una particolare sintonia con la storia della Gioielleria Cirillo. La famiglia, da quattro generazioni, porta avanti una passione che ha attraversato decenni, mantenendo vivo a Diamante quel patrimonio di conoscenze e competenze che appartiene alla tradizione orafa italiana. Durante la visita non è mancato anche uno sguardo rivolto al futuro. Michele Affidato ha dedicato particolare attenzione alle nuove generazioni e a chi sceglie di intraprendere il mestiere dell’orafo. In un’epoca in cui molte professioni artigianali rischiano di perdere spazio, la sua testimonianza ha sottolineato l’importanza di continuare a investire nella formazione e nella trasmissione delle competenze. Creatività, precisione, manualità, studio e soprattutto passione restano elementi indispensabili per trasformare un mestiere antico in una professione capace di guardare al futuro.

 La carriera di Michele Affidato rappresenta, in questo senso, un esempio significativo. Le sue opere hanno raggiunto importanti contesti nazionali e internazionali, dal mondo ecclesiastico al Vaticano, fino ai prestigiosi riconoscimenti realizzati in occasione del Festival di Sanremo. Un percorso che ha contribuito a far conoscere anche fuori dalla Calabria una tradizione artistica e artigianale profondamente radicata nella cultura regionale.

L’appuntamento alla Gioielleria Cirillo ha quindi assunto un significato che va oltre la semplice visita di un ospite illustre. È stato il punto d’incontro tra una storia artistica personale e una storia familiare costruita nel tempo, entrambe accomunate dalla volontà di preservare e valorizzare la cultura del gioiello.

«La visita di  Michele Affidato nella nostra gioielleria è stato per me motivo di grande orgoglio. Essere concessionari delle sue creazioni significa poter rappresentare sul nostro territorio il lavoro di un Maestro che ha saputo portare l’arte orafa calabrese in tutto il mondo», ha dichiarato Pasquale Cirillo al termine dell’incontro.

 La visita del Maetro orafo alla Gioielleria Cirillo ha messo in luce il valore di una tradizione che non vive soltanto nel passato, ma continua a rinnovarsi attraverso persone, storie e nuove idee. L’incontro tra Michele Affidato e la famiglia Cirillo racconta due percorsi diversi, accomunati dalla stessa attenzione per l’artigianalità, per la qualità e per il legame con la Calabria.

Ed è proprio nella capacità di trasformare un mestiere antico in un linguaggio ancora attuale che risiede il valore dell’arte orafa: custodire ciò che è stato, interpretare il presente e lasciare alle nuove generazioni gli strumenti per costruire il futuro. A Diamante, questo patrimonio continua così a trovare spazio e a essere raccontato attraverso il lavoro di chi, da quattro generazioni, ha scelto di fare del gioiello non soltanto una professione, ma una storia di famiglia.

 

Chiude temporaneamente la Riserva dei “Giganti di Fallistro”, a Spezzano della Sila (CS), bosco monumentale di pini larici ultracentenari, alti fino a 45 metri, immerso nel Parco Nazionale della Sila e affidato al FAI dal 2016. A seguito della caduta di due alberi, sono temporaneamente sospese le visite, per garantire la sicurezza del pubblico, in attesa di completare le indagini sullo stato di salute degli esemplari più vetusti, a maggior rischio di cedimento. Le analisi permetteranno di ridisegnare i percorsi di visita e di definire nuove strategie per la tutela, la conservazione, la gestione e la fruizione, per poter così riaprire in sicurezza al pubblico la Riserva.

 Dal 1987 il bosco dei “Giganti della Sila” è una Riserva Naturale Guidata Biogenetica, dove l’intervento dell’uomo ha lo scopo di lasciare che la natura faccia il suo corso per poter osservare l’evoluzione naturale della foresta offrendo un ambiente spontaneo alla vita e allo sviluppo di flora e fauna autoctone. In questo ambiente la caduta dei due alberi “giganti” è un evento naturale, previsto nel ciclo biologico di una pineta come questa, in cui, dopo secoli di vita, i più vetusti esemplari stanno lasciando spazio ai nuovi “giganti” e alla tipica faggeta. E tuttavia, questo bosco è anche un paesaggio antropico, un bene culturale, testimonianza della storia, oltre che della natura: frequentato nei secoli da pastori e mandrie, sfruttato per l’estrazione della pece (dalla resina dei tronchi intagliati), e storica proprietà della famiglia cosentina dei Baroni Mollo, che l’ha difeso e tutelato, prima ancora dell’istituzione del Parco, e che ha contribuito alla sua valorizzazione donando generosamente al FAI nel 2016 il Casino Mollo, il vicino casino di caccia seicentesco, perché fosse, oltre che un centro di servizi a beneficio del pubblico della Riserva, la sede permanente di un racconto dedicato a questo angolo intatto di paesaggio della Sila.

 Per monitorare il naturale avvicendamento del bosco, ma soprattutto per approfondire lo stato di salute, e quindi la stabilità, degli alberi più antichi e monumentali, l’Ente Parco, con il sostegno del FAI, ha commissionato una ricerca scientifica approfondita, diretta dai Proff. Francesco Iovino (già docente di Ecologia e Gestione dei Sistemi Forestali all'Università della Calabria e Vicepresidente dell’Accademia Italiana di Scienze Forestali) e Gianluca Piovesan (docente di Ecologia e Dendrologia presso il Dipartimento di Scienze Agrarie e Forestali dell’Università della Tuscia), che sarà completata nelle prossime settimane. Sarà la base su cui elaborare una nuova strategia di gestione che faccia coesistere la naturale trasformazione del bosco con la conservazione e la valorizzazione di questo eccezionale monumento della natura e della storia: perché sia accessibile, aperto e visitato ancora e per il futuro.

 Nel frattempo, resta aperto al pubblico il Casino Mollo, Bene del FAI inaugurato a luglio del 2025 a conclusione di una prima fase di restauri, e pensato per essere un centro di accoglienza e servizi per i visitatori della Riserva e del suo circondario. Il FAI garantirà il presidio dell’area, un servizio di informazione e accoglienza, ma soprattutto le attività già previste in occasione della stagione estiva, che saranno solo riorganizzate per essere svolte in sicurezza al di fuori della Riserva. Nel periodo di sospensione delle visite, il FAI al Casino Mollo continuerà a svolgere il ruolo di punto di riferimento per chi voglia conoscere la storia, la biodiversità e le trasformazioni di questo suggestivo angolo di autentico paesaggio calabro.

 Nello specifico, resta confermato il calendario delle Sere FAI D’Estate nel mese di agosto:

Le musiche tradizionali della Calabria tra i Giganti della Sila- Casino Mollo

2-30 agosto 2026, ore 16.00

Il patrimonio di cultura popolare calabrese presenta un repertorio canoro e musicale tra i più ricchi d'Italia e vede l'utilizzo di strumenti musicali tradizionali antichi e unici. Grazie a Francesco Denaro, musicista e profondo conoscitore di musica di tradizione orale calabrese e del Sud Italia in generale, i protagonisti dell'evento saranno la chitarra battente e la lira calabrese e cretese, strumenti che connotano fortemente la musica tradizionale del territorio e sono parte del patrimonio culturale immateriale della Regione. Scopriremo come le melodie che compongono il repertorio hanno radici comuni con musiche e canti popolari di altre parti del mondo, ma al contempo hanno uno stretto legame con la terra e le comunità cha la abitano. Francesco Denaro accompagnerà l'esecuzione dei brani con il racconto di storie e curiosità legate a questi strumenti musicali tradizionali, tutto nello splendido scenario del Casino Mollo.

 Trekking al Tramonto

8-15-23-29 agosto 2026, ore 16.30

Il trekking intorno al bosco de i Giganti è un piacevole percorso ideale per le famiglie e per tutti coloro che desiderano conoscere il territorio circostante la Riserva. L'itinerario, che al calar del sole offre scenari pittoreschi, consentirà agli escursionisti di immergersi nella meraviglia dell’altipiano silano riconoscendone le sue peculiarità naturalistiche e paesaggistiche, rappresentative della biodiversità del Parco Nazionale della Sila. Ma non sarà solo un percorso di natura: l’attraversamento della storica “difesa di Fallistro” consentirà ai partecipanti di ripercorrere alcuni episodi chiave della storia della Sila, legati soprattutto alla contesa della proprietà terriera e al tentativo di superamento delle logiche del latifondo. Il racconto spazierà dalla Sila dei fratelli Bandiera fino alla Sila del secolo scorso, quando, dopo la liberazione d’Italia si diede inizio alla riforma agraria silana e alla nascita dell’Opera di valorizzazione della Sila (O.V.S.). Il trekking, di difficoltà T (turistica), della lunghezza di 6 km per una durata di 4 ore circa, include la visita del Casino Mollo, punto di ritrovo per i partecipanti.

 Astronomi per una notte

9-16-22 agosto 2026, ore 21.00

Una emozionante esperienza guidata dall'esperto astrofilo Francesco Veltri che illustrerà le meraviglie del cielo attraverso un’osservazione astronomica ad occhio nudo: un appassionante viaggio alla scoperta di stelle, costellazioni e miti sotto il cielo dei Giganti della Sila che faranno da sfondo ad una passeggiata in notturna dal grande fascino.

  Altri eventi previsti tra agosto e settembre

a I GIGANTI DELLA SILA- CASINO MOLLO a Spezzano della Sila (CS):

 Un giorno da apicoltore

1-9-12-21-30 agosto, 8-13-20 settembre, ore 11.00

Un evento per tuffarsi nella natura incontaminata intorno ai Giganti e vivere una vera e proprio esperienza da apicoltore. In collaborazione con l’Associazione Nazionale Miele in Fiore, i partecipanti riceveranno una tuta protettiva e visiteranno gli apiari, scoprendo la biologia delle api mellifere e il loro ruolo cruciale per il mantenimento della biodiversità, il funzionamento di un’arnia e le proprietà del miele. A conclusione della visita, un punto di assaggio e degustazione di diverse tipologie di miele, per scoprire una selezione di prodotti del territorio e per soddisfare curiosità sul miele: dalle proprietà benefiche per la salute alle diverse tipologie, dai valori nutrizionali agli accostamenti ad altri alimenti. L'attività si svolgerà all'aperto, la degustazione all'interno del Casino Mollo.

 Laboratorio di gioielli botanici con fiori veri della Sila

13 settembre, ore 11.00

Nel contesto dell’affascinante e storico Casino Mollo del ‘600 sarà possibile prendere parte a un’originale attività artigianale, la produzione di gioielli botanici fatti a mano, con fiori veri essiccati e poi preservati nella resina. Insieme a Le mille Dalie di Adriana Tavella, i partecipanti, ai quali non è richiesta alcuna esperienza precedente, dopo aver scelto il fiore che più li rappresenta e il cui significato li affascina, potranno incastonare il fiore essiccato creando un gioiello e portarselo a casa. La durata complessiva dell’esperienza è di 3 ore.

 Calendario completo, informazioni dettagliate e prenotazioni su: www.serefai.it

 Con il Patrocinio del Comune di Spezzano della Sila.

 Grazie a Rai, Main Media Partner dell’iniziativa, che anche in questa edizione racconterà al pubblico il ricco e variegato palinsesto di Sere FAI d’Estate nei Beni FAI.

Il calendario “Eventi nei Beni del FAI 2026” è reso possibile grazie al sostegno di aziende che condividono con il FAI l’impegno per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, artistico e paesaggistico italiano: Ferrarelle, Partner degli eventi istituzionali e Acqua Ufficiale della Fondazione, Nims, società del Gruppo Lavazza che rafforza il proprio sostegno al FAI per il 2026 in qualità di sponsor, Pirelli, accanto al FAI dal 2005, che rinnova per il quattordicesimo anno consecutivo la sua storica vicinanza, PiùMe insegna che opera nel settore della distribuzione specializzata di prodotti per la cura della persona e della casa, per il primo anno sponsor del progetto, e di Mitsubishi Electric, al fianco del FAI da oltre 15 anni, che dal 2025 ha scelto di rinnovare e rafforzare il proprio impegno con un sostegno ancora più significativo.

Grazie anche al Consorzio Vini DOC delle Venezie, sponsor delle Sere FAI d’Estate.

 

Oltre duecento studiosi e ricercatori provenienti da 44 Paesi si sono dati appuntamento in Calabria per la quinta edizione di NUMTA 2026 – Numerical Computations: Theory and Algorithms, il Congresso Internazionale e la Scuola Estiva dedicati al calcolo numerico, alla modellazione matematica e ai nuovi paradigmi computazionali.

L'evento, ospitato dal 22 al 26 giugno al Falkensteiner Garden Resort di Curinga, è stato organizzato dal Dipartimento di Ingegneria Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica dell'Università della Calabria in collaborazione con la Society for Industrial and Applied Mathematics (SIAM, USA).

Dopo le edizioni del 2013, 2016, 2019 e 2023, NUMTA ha confermato il proprio ruolo di punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale, promuovendo il confronto tra studiosi provenienti da ambiti teorici e applicativi sui più recenti sviluppi del calcolo numerico, della modellazione matematica e dei nuovi paradigmi computazionali.

Nel corso dei lavori sono stati affrontati temi che spaziano dai fondamenti teorici del calcolo numerico alle più avanzate tecniche computazionali, con contributi provenienti dall'informatica teorica, dal machine learning, dalla linguistica, dalla logica, dalla teoria degli insiemi e dalla filosofia, con applicazioni nei campi dell'ingegneria, della fisica, della chimica, dell'economia e della didattica della matematica. Particolare attenzione è stata riservata ai nuovi paradigmi computazionali, alle tecniche di ottimizzazione numerica e all'utilizzo di infiniti e infinitesimi nei calcoli numerici.

Uno dei momenti centrali del congresso è stato dedicato alla metodologia sviluppata all’UNICAL dal professor Yaroslav Sergeyev, presidente dei Comitati Scientifici di tutte le edizioni di NUMTA, insieme ai suoi collaboratori. Il paradigma computazionale consente di effettuare calcoli con numeri finiti, infiniti e infinitesimi mediante l'Infinity Computer, tecnologia brevettata in diversi Paesi e già oggetto di numerosi riconoscimenti internazionali.

Il programma scientifico ha proposto lezioni plenarie e tutorial affidati a studiosi di riconosciuto prestigio internazionale, tra cui Louis D'Alotto, Renato De Leone, Schahram Dustdar, Daniel Krob, Daniel Kuhn, Gitta Kutyniok, Yurii Nesterov, Panos Pardalos e Davide Rizza.

Il presidente del Comitato Organizzativo, professor Dmitri Kvasov, ha annunciato che gli atti del congresso saranno pubblicati da Springer nella prestigiosa collana Lecture Notes in Computer Science. Gli autori dei contributi selezionati saranno inoltre invitati a presentare versioni estese dei propri lavori per la pubblicazione su numeri speciali di autorevoli riviste scientifiche internazionali dedicate alla conferenza.

Come da tradizione, anche l'edizione 2026 ha assegnato un premio destinato a riconoscere risultati scientifici di particolare rilievo nei settori di ricerca affrontati dal congresso. Springer conferirà inoltre un riconoscimento speciale alla migliore presentazione realizzata da un giovane ricercatore.

Alla cerimonia di apertura ha partecipato il direttore del Dipartimento di Ingegneria Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica dell'Università della Calabria, professor Francesco Scarcello.

«NUMTA - ha dichiarato il professor Yaroslav Sergeyev, presidente dei Comitati Scientifici  -  rappresenta un’importante occasione di confronto e collaborazione scientifica tra ricercatori provenienti da tutto il mondo. L’auspicio è che questa manifestazione possa continuare a favorire la nascita di nuove idee, progetti e avanzamenti nei diversi ambiti della ricerca, rafforzando ulteriormente il ruolo dell’Università della Calabria nel panorama scientifico internazionale».

Oltre all'elevato profilo scientifico, NUMTA 2026 ha rappresentato anche un'importante occasione di promozione del territorio. Diversi ricercatori e docenti arrivati in Calabria dall'estero hanno scelto di partecipare al congresso insieme alle proprie famiglie, prolungando il soggiorno per visitare alcune località della regione. Un aspetto che conferma come manifestazioni internazionali di questo livello possano generare ricadute positive anche sul turismo e sull'economia locale.

Si è conclusa con la forza immortale della parola di Dante e con una delle voci più autorevoli del teatro italiano la diciottesima edizione de “La scuola dei classici”, la rassegna promossa dalla compagnia Porta Cenere con la direzione artistica di Nat Filice e Mario Massaro, il patrocinio del Comune di Mendicino e il cofinanziamento della Regione Calabria. La kermesse si è affermata come una delle più significative esperienze culturali costruite negli ultimi anni sul territorio calabrese. Un percorso che, tra maggio e giugno, ha trasformato il borgo in un grande laboratorio culturale diffuso, capace di unire teatro, formazione, letteratura, paesaggio, arti visive e partecipazione civile. La rassegna si è articolata tra diversi luoghi suggestivi del territorio, coinvolgendo il Teatro Comunale, il Ridotto, Palazzo Campagna, l’Anfiteatro Catalano e i percorsi naturalistici che abbracciano il centro storico, in un itinerario che ha valorizzato spazi scenici e patrimonio urbano.

Nella suggestiva cornice dell'Anfiteatro Catalano di Mendicino, con “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, Giorgio Colangeli ha attraversato i primi sei canti del Purgatorio di Dante Alighieri con una potenza interpretativa capace di restituire tutta la dimensione umana del viaggio dantesco. Accanto a lui, la chitarra di Tommaso Cuneo ha costruito un dialogo sonoro inquieto e contemporaneo, sospeso tra musica classica, blues e jazz. Le note non accompagnavano il testo: lo inseguivano, lo interrogavano, ne amplificavano le ombre e le illuminazioni. In questo spettacolo conclusivo sembrava convergere l'intero percorso della rassegna. Perché il viaggio di Dante verso la luce è stato, in fondo, lo stesso viaggio proposto al pubblico durante oltre un mese di programmazione: un attraversamento della memoria per comprendere meglio il presente, una ricerca di senso nelle grandi domande dell'esistenza- E non è un caso che proprio il celebre verso finale dell'Inferno - «E quindi uscimmo a riveder le stelle» - sia diventato il simbolo perfetto di questa esperienza. Perché “La scuola dei classici” ha invitato spettatori, artisti e cittadini a rialzare lo sguardo, a recuperare la capacità di osservare il mondo con curiosità, spirito critico e immaginazione.

Il direttore artistico Mario Massaro ha dichiarato: «Questa proposta nasce dal desiderio di offrire al pubblico un’esperienza culturale varia e accessibile, capace di unire teatro, riflessione e scoperta del territorio. L’obiettivo è stato quello di avvicinare le persone a temi importanti attraverso linguaggi diversi, mantenendo sempre un clima di condivisione e partecipazione. Ci auguriamo di ritrovarci alla prossima edizione, ancora insieme per vivere nuovi appuntamenti di cultura e spettacolo».

Sin dall'inaugurazione dell'11 maggio, il festival ha chiarito la propria vocazione. Con “Il giudizio” di Onur Uysal, il teatro d'ombre si è trasformato in una riflessione ecologica di straordinaria attualità. In scena erano gli animali a processare gli esseri umani. Un ribaltamento simbolico che ha restituito alla natura una voce troppo spesso ignorata. Attraverso un linguaggio antico e universale, fatto di sagome e controluce, lo spettacolo ha posto una delle questioni più urgenti del nostro tempo: quale relazione stiamo costruendo con il pianeta che abitiamo? Nella stessa giornata, il laboratorio “Karagöz e le Meravigliose Ombre Turche”, realizzato da Astragali Teatro ed Eufonia ETS, ha mostrato come le tradizioni popolari possano diventare strumenti di dialogo tra culture, trasformando il teatro in uno spazio di incontro e condivisione. L’obiettivo de “La scuola dei classici” consisteva nell’attivare processi culturali, generare partecipazione, costruire relazioni.

Una delle cifre più riconoscibili della kermesse è stata l'attenzione dedicata alle nuove generazioni. In un tempo in cui il pubblico più giovane viene spesso considerato destinatario passivo di contenuti semplificati, la rassegna ha scelto una strada diversa. “Le avventure di Giovannino”, interpretato da Elisa Ianni Palarchio e liberamente ispirato alla fiaba di Italo Calvino, ha restituito al racconto la sua natura più autentica: quella di un'esperienza condivisa. Il teatro ha rinunciato alle distanze tradizionali tra palco e platea. I bambini sono diventati coautori della narrazione, contribuendo a costruire il racconto attraverso intuizioni, suggerimenti e interventi spontanei. Una scelta artistica che ha recuperato l'antica tradizione orale delle storie raccontate attorno al fuoco, trasformando ogni replica in un evento unico e irripetibile. La stessa vocazione pedagogica ha caratterizzato il laboratorio di narrazione per ragazzi e numerose attività formative che hanno accompagnato l'intera manifestazione.

Altrettanto efficace è stata la capacità di riportare i classici al centro del dibattito contemporaneo. Tra i momenti più significativi si colloca la messa in scena delle “Troiane” di Euripide, diretta da Nat Filice e interpretata dagli allievi della Drama School di Cosenza. La tragedia greca è diventata uno specchio del presente. Le donne di Troia non sono apparse come figure lontane nel tempo, ma come simboli universali delle vittime di ogni guerra. Il progetto ha dimostrato come il teatro classico possa continuare a interrogare il nostro tempo, affrontando temi che restano tragicamente attuali. Lo stesso percorso di rilettura ha caratterizzato “Antigone - Il sogno della farfalla” di Donatella Venuti, in cui il mito si è trasformato in un'indagine psicologica sulla memoria, sull'identità e sulla possibilità di immaginare una società libera dal dolore. Intense le interpretazioni di Maria Milasi e Americo Melchionda sul suggestivo sfondo di Palazzo Campagna.

Da “Favoloso 2” di Antonio Filippelli al laboratorio “Costruire una storia”, fino allo spettacolo “Sulla strada per OZ” della Drama School di Cosenza, ogni proposta ha confermato la volontà della rassegna di considerare il teatro non soltanto come spettacolo da osservare, ma come esperienza da vivere. Con “Bianchi, Rossi, Gialli e Neri”, Paolo Capodacqua ha portato in scena l'eredità poetica e civile di Gianni Rodari, dimostrando come sia possibile parlare ai bambini senza rinunciare alla complessità. Le sue canzoni hanno costruito un dialogo tra generazioni, affrontando temi come la pace, il sogno, l'utopia e la responsabilità collettiva. Una lezione di pedagogia culturale che ha trovato il suo naturale proseguimento nel laboratorio “Raccontare in musica”, dedicato al rapporto tra parola e suono. La pièce teatrale “Le avventure di un pulcino nel cosmo”, una produzione di Officine Jonike Arti con drammaturgia a cura di Maria Milasi e interpretazione di Kristina Mravcova, ha trasformato il viaggio spaziale in una metafora della crescita e della scoperta. Un invito rivolto ai più piccoli a non rinunciare mai alla capacità di immaginare il futuro.

Tra i momenti più intensi dell’intera kermesse, lo spettacolo all’Anfiteatro Catalano che ha visto protagonista Debora Caprioglio in “Non fui gentile, fui Gentileschi”. Attraverso la figura di Artemisia Gentileschi, il lavoro teatrale ha affrontato uno dei temi più urgenti della contemporaneità: la violenza contro le donne. La vicenda della pittrice seicentesca si è fatta racconto universale delle donne costrette a lottare per il riconoscimento del proprio valore. Il monologo ha evitato ogni retorica, concentrandosi sulla forza straordinaria di una donna capace di trasformare il dolore in arte e l’ingiustizia in affermazione della propria identità, consegnando al pubblico un messaggio ancora oggi profondamente attuale.

Uno degli elementi più innovativi della Scuola dei Classici è stata la capacità di superare i confini tradizionali del teatro per riscoprire le bellezze del territorio, come la salita verso Monte Cocuzzo, uno dei luoghi più spettacolari e identitari della Calabria tirrenica. Qui la cultura ha cambiato passo e respiro, fondendosi con il paesaggio in un'esperienza capace di coinvolgere corpo, mente e sguardo. Il trekking a cura della guida escursionistica ambientale Francesco La Carbonara ha condotto i partecipanti lungo sentieri immersi tra pinete e faggete, in un lento avvicinamento alla vetta che si è trasformato in un percorso di scoperta del territorio e di ascolto della natura. Ad ogni passo il panorama si apriva sempre di più, fino ad abbracciare in un unico sguardo la Catena Costiera, la Valle del Crati, la Sila, il Tirreno e, nelle giornate più limpide, perfino il profilo lontano delle Eolie. Quando il sole ha iniziato a scendere dietro il mare, tingendo il cielo di sfumature cangianti, la montagna si è trasformata in un luogo sospeso tra terra e infinito. È stato allora che l'osservazione astronomica guidata da Carmelo Primiceri ha completato l'esperienza, accompagnando i presenti in un viaggio tra stelle, pianeti e costellazioni. Non un'esperienza capace di restituire il senso profondo del rapporto tra l'uomo e l'universo. Ancora una volta la conoscenza è uscita dalle aule e dai teatri per abitare il paesaggio, trasformando la montagna in una straordinaria aula a cielo aperto, dove natura, scienza e meraviglia hanno parlato la stessa lingua.

Il festival è proseguito tra riflessione e meraviglia con “Il grande viaggio – Il suono e la parola” è un intenso spettacolo scritto, diretto e interpretato da Pippo Franco. Attraverso monologhi, l'artista unisce la sua storica comicità a riflessioni profonde sull'esistenza, sull'evoluzione umana e sul significato dell'arte.

Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo sotto il profilo civile spicca “Il potere di un no”, scritto da Ludovica Costantini e interpretato da Paola Quattrini, dedicato alla vicenda di Franca Viola. La storia della giovane siciliana che rifiutò il matrimonio riparatore è diventata il simbolo di una profonda svolta culturale nel Paese, ancora oggi emblema di libertà, autodeterminazione e dignità. Lo spettacolo ha ricordato con forza come la conquista dei diritti nasca spesso da scelte individuali coraggiose, capaci di innescare cambiamenti storici e sociali.

A rendere ancora più riconoscibile l'identità della rassegna sono stati gli interventi di video mapping a cura di Gianpaolo Palumbo, Alessandro Leale e Valerio Filice che hanno accompagnato l'intero programma trasformando palazzi, piazze e architetture storiche in superfici narrative. La luce ha riscritto il borgo notte dopo notte, costruendo un dialogo continuo tra memoria e innovazione.

Quando le ultime immagini del video mapping si sono dissolte sulle facciate del borgo e l'eco della voce di Giorgio Colangeli ha lasciato spazio al silenzio, è rimasta la consapevolezza che il vero successo della rassegna non risiede soltanto negli spettacoli realizzati, ma nella comunità culturale che è riuscita a generare. Una comunità che, proprio come nei versi finali di Dante, continua a guardare verso le stelle.

 

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