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Domenica, 16 Dicembre 2018

Si stanno svolgendo con successo la serie di seminari informativi avviati dal Movimento Difesa del Cittadino di Cosenza inclusi nel progetto “Io compro originale”, patrocinato e promosso dalla locale Camera di Commercio nell’ambito delle sue iniziative istituzionali di attività di sensibilizzazione per il contrasto alla contraffazione.

L’MDC, che è un’associazione registrata e accreditata presso lo speciale elenco del MISE, è stata inserita in un macro-progetto di formazione e informazione a sostegno e tutela del consumatore e della fede pubblica, con attività seminariali tenuti presso la sede dell’Ente camerale.

Le attività di questo progetto dall’alto valore sociale ed educativo, che sono partite già lo scorso 13 novembre, con un incontro tenuto dalla Guardia di Finanza di Cosenza, sono proseguite oggi con la Questura di Cosenza e si concluderanno presto con la partecipazione di personale specializzato dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia Locale di Cosenza.

A fruire del trasferimento di informazioni da parte delle Forze dell’Ordine, oltre a consumatori, associazioni di categorie, esercenti commerciali e imprenditori locali, sono stati in particolare gli studenti di alcune scuole di Cosenza: l’Istituto Comprensivo “B. Zumbini”; l’IPSEOA “P. Mancini”; l’ITI “A. Monaco”, in collaborazione con la società CSIA (Consorzio per lo sviluppo di Sistemi Informatici Avanzati).

Il progetto dell’MDC ha beneficiato della fattiva collaborazione dell’Accademia delle Tradizioni Enogastronomiche della Calabria, di “Calabria Sviluppo & Formazione” e della società di grafica e comunicazione Zefiro.

Si tratta di una serie di incontri che hanno come fine la divulgazione di una conoscenza approfondita del diritto dei consumi, delle politiche di tutela dei consumatori in Europa e in Italia, della tutela del mercato dei beni e dei servizi, di tematiche inerenti le truffe online, ma soprattutto di attività illegali e criminali compiute attraverso metodi di alterazione e contraffazione alimentare: iniziative di formazione diffusa orientate al contrasto dei diversi fenomeni illeciti che minacciano la proprietà industriale, il Made in Italy, il diritto d’autore e la sicurezza dei consumatori.

Molto soddisfatti per la partecipazione registrata e per i risultati raggiunti dal progetto sono i responsabili Giorgio Durante, presidente regionale di MDC Calabria, e Valerio Caparelli, responsabile delle attività di comunicazione dell’associazione.

 

 

Resoconto di un successo. Un successo che premia un gruppo straordinario, un’organizzazione ineccepibile, un connubio di intenti pubblici e privati. Un successo, ancora maggiore perché frutto di una scommessa. I numeri decretano la piena riuscita della prima edizione dell’Oktoberfest in Tour Calabria. Dodici giorni che hanno portato nell’area Mercatale di Rende, dal 24 ottobre al 4 novembre, circa 150 mila persone che hanno potuto vivere le atmosfere bavaresi, tra musica e piatti tipici, con attenzione alle famiglie e ai più piccoli. Particolarmente apprezzate l’organizzazione e la qualità dei piatti, oltre al servizio veloce ai tavoli. L’ Oktoberfest in Tour Calabria è stato organizzato dalla Wisea Eventi in collaborazione con la Sidevents di Cuneo, organizzatrice dell’ Oktoberfest Cuneo, con il patrocinio del Comune di Rende, della Regione Calabria, della Provincia di Cosenza, della Camera di Commercio di Cosenza e di Confindustria Cosenza.

Abbiamo realizzato un sogno condiviso da oltre 150 mila persone, un numero nettamente superiore alle attese – commenta Walter Sposato di Wisea Eventi, che ha organizzato l’evento. Siamo molto soddisfatti: la maggior parte dei riscontri è stata estremamente positiva, non solo per l’organizzazione impeccabile e la qualità dei piatti, ma anche per il servizio veloce e la cordialità del personale, attento alle esigenze dei presenti. Non ci aspettavamo un’affluenza così elevata e costante anche in settimana, dove invece in moltissimi hanno deciso di trascorrere le serate in compagnia delle atmosfere bavaresi. Ci sarà sicuramente una seconda edizione nel 2019 dove cercheremo, facendo tesoro di questa esperienza, di migliorare alcuni dettagli”.

Portare lo spirito della tradizionale festa di Monaco di Baviera per la prima volta nel sud Italia è stata una scommessa vinta dal gruppo di imprenditori calabresi, che nei mesi scorsi hanno contattato la nostra amministrazione per ospitare l’evento. Sono davvero orgoglioso del lavoro che è stato fatto - sottolinea il sindaco di Rende Marcello Manna. La sinergia pubblico-privato porta sempre grandi risultati e il successo di questa manifestazione ne è un esempio concreto. Abbiamo lavorato fianco a fianco, supportando attraverso il contributo dei nostri uffici tecnici, degli uomini della Rende Servizi, e del corpo della Polizia Municipale,  questo volenteroso gruppo di imprenditori. Le ricadute sul territorio- continua ancora Manna sono state importanti, basti pensare che le strutture ricettive di Rende in primis hanno registrato in questi giorni un +15% di presenze.  Sarebbe riduttivo- continua Manna pensare che l’Oktoberfest sia stata solo una grande manifestazione per Rende, eventi di questa portata coinvolgono tutta l’area urbana, portando valore aggiunto su tutto il territorio. Simbolica al riguardo è stata la serata di convivialità a cui hanno partecipato anche i primi di cittadini di Cosenza, Castrolibero, Cerisano e Mendicino.  Dall’Oktoberfest può ripartire un dialogo costruttivo sull’area urbana e più in generale sulla gestione condivisa degli eventi. Si può pensare per il futuro ad un cartellone unico di eventi, in cui si possano coinvolgere anche i tanti imprenditori volenterosi che vogliono far conoscere l’altra faccia della Calabria”.

Ma veniamo ai numeri. Durante i 12 giorni dell’evento sono stati consumati circa 50 mila litri di birra. L’Oktoberfest Calabria è stata anche una grande occasione lavorativa per molti giovani e non solo: più di 200 persone, regolarmente assunte con contratto a termine,. Variegato il popolo dell’Oktoberfest Calabria con il 47% di visitatrici donne e il 53% di uomini che si sono divertiti durante la kermesse.

Tutte le iniziative sono state un successo – conclude Sposato - ordine, assistenza e sicurezza nell’area dell’evento sono sempre stati garantiti. Ringraziamo tutti coloro che hanno collaborato a vario titolo. Arrivederci al 2019!”

 

 

La vetta di un monte costringe ad alzare lo sguardo. È come un indice puntato verso il cielo, è il rimando allo Zenit e quindi alla luce, all'inaccessibilità, alla trascendenza rispetto all'orizzonte in cui  siamo immersi quotidianamente. Il monte con la sua cima, che sembra perforare il cielo, ricalca la posizione eretta dell'uomo che si è alzato dalla brutalità della terra. È una sorta di simbolo della vittoria sulla forza di gravità ed in tutte le culture si ritrova, nel profilo verticale della montagna, un'immagine della tensione verso l'oltre e l'altro rispetto al limite terrestre, ed in tutte le religioni, un segno dell'Oltre e dell'Altro divino.

Una intera domenica dedicata allo studio de “Il sacro e la montagna calabrese” è quella che si è svolta nella suggestiva cornice di Torre Camigliati a Camigliatello Silano, grazie al Convegno organizzato dal Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” e che ha richiamato studiosi ed appassionati da tutta la regione.

«Dopo la positiva esperienza dello scorso anno, quando si tenne nella stessa sede un incontro di studi sul tema “La Sila: usi, paesaggi, risorse” - ha spiegato Marilisa Morrone, presidente del Circolo di Studi Storici “Le Calabrie” - l’assemblea, su proposta del socio cultore arch. Pasquale Lopetrone, ha deliberato che l’evento di Torre Camigliati divenisse appuntamento annuale. La scelta di trattare la tematica della montagna calabrese è legata all’esistenza di un elemento comune tra il Pollino, la Sila, le Serre e l’Aspromonte ovvero la presenza di stanziamenti monastici e di luoghi di culto fin dagli albori del Cristianesimo. I più importati rilievi calabresi, infatti, hanno registrato, sin dal medioevo grandi figure di monaci e Santi – ha continuato la Morrone- importanti monasteri e venerati santuari meta di pellegrinaggi ancora oggi: S. Nilo, Gioacchino da Fiore, S. Brunone da Colonia, S. Nicodemo di Mammola, S. Leo di Africo, S. Fantino il Cavallaro; luoghi come l’abbazia Florense, la Certosa di Serra, il Convento domenicano di Soriano, l’abbazia di S. Nicodemo e il santuario di Polsi, il Santuario delle Armi, il Patirion, ne sono i più celebri»

A fare gli onori di casa è stata Mirella Stampa Barracco che ha sottolineato come «nel Parco Old Calabria si continui a fare della Cultura il motivo trainante della sua stessa esistenza – ha ribadito – pertanto al sodalizio con il Circolo per la promozione di tali discipline nella nostra regione»

A condurre gli astanti alla scoperta del sacro nelle montagne calabresi sono state le relazioni ad iniziare dal docente Unical, Pietro Dalena, che, partendo dalla lettera di S. Bruno a Rodolfo il Verde, prevosto di Reims, ha delineato le motivazioni della scelta della montagna quale sede preferita dai religiosi del Medioevo. «Bellezza del paesaggio, pace, tranquillità, vicinanza al Cielo, solitudine. E’ così che le balze delle montagne calabresi pullulano di asceteri e laure; Gioacchino da Fiore, sulle orme del monachesimo italo-greco, si ritira nella profonda Silva Sila, S. Bruno alle sorgenti dell’Ancinale, S. Nilo nelle terrazze della Sila Greca. Sono sempre le montagne calabresi la meta preferita da monaci in fuga dall’oriente o dalla Sicilia conquistata dagli Arabi, come S. Vitale di Castronuovo che, dopo aver attraversato tutta la Regione, si insedia a Nord, nella zona dell’attuale S. Demetrio Corone».

La relazione di Enzo D’Agostino, Deputato di Storia Patria per la Calabria e storico della Chiesa, ha posto l’attenzione sull’occupazione monastica del versante jonico dell’Aspromonte nel medioevo che trova il momento clou nell’arrivo dei monaci greci dalla Sicilia verso la valle delle Saline, «Particolarmente significativo – ha detto D’Agostino –fu l’arrivo dei religiosi del monastero di S. Filippo di Agira  fondatori di ben tre monasteri in provincia di Reggio. Si possono definire tre zone monastiche greche nel versante jonico dell’Aspromonte: la vallata del Torbido, la zona di Gerace e la vallata del Bonamico dove domina nel cuore dell’Aspromonte, il grande Santuario della Madonna della Montagna di Polsi, sovrappostosi ad un antico monastero di Popsi, già menzionato nel XIII sec.»

La relazione dell’archeologo Francesco Cuteri ha coinvolto con i racconti di eremiti e monaci nelle serre calabre «L’essenza della vita certosina, oltre le prove e le tentazioni sulle quali san Bruno si sofferma poco, le descrive in un passo famoso che paragona la montagna al deserto, dove gli uomini coraggiosi possono rientrare in se stessi quanto vogliono e dimorare nel loro cuore, coltivare intensamente i germi delle virtù e gustare con gioia i frutti del paradiso. La montagna –ha detto Cuteri – conserva le tracce storiche della fede delle popolazioni che hanno vissuto i diversi territori. Tracce ancora incontaminate e da scoprire». Per finire, il docente Unical, Mario Panarello si è soffermato sulle opere d’arte commissionate dai diversi monasteri nel tempo, e che rappresentano patrimonio ancora in gran parte sconosciuto e da valorizzare.

Al termine del convegno, un ampio e stimolante dibattito ha registrato gli interventi di Padre Bruno Macrì, Filippo Racco, Giacinto Marra, Luigi Morrone, Antonio Macchione, Vincenzo Naymo, Riccardo Allevato, Salvatore Spagnolo, Giulia Fresca, Salvatore Zurzolo e Maria Gabriella Morrone, presidente del Club per l’UNESCO di S.Giovanni in Fiore.

L’appuntamento a Torre Camigliati sarà nel mese di settembre 2019 mentre continuano le giornate di incontro e studio del Circolo “Le Calabrie” come quella che si svolgerà il prossimo  28 ottobre nel borgo di Gallicianò nonchè l’uscita del numero 11 della rivista “Studi Calabresi. Storia Arte Archeologia”

L'album, prodotto dalla Holly Music presieduta da Francesco Sorrenti, si avvale della musica composta da Gianni Ephrikian.

Il testo è dello stesso Sorrenti unitamente ad Amedeo Furfaro mentre l'esecuzione è affidata al gruppo vocale Hope & Joy diretto da Elisabetta Ghedin ( e c'è anche una versione strumentale).

Lappano è una localitá della Presila situata a 650 metri sul livello del mare, ai piedi del monte Santo Janni.

Il centro, con una economia di base agricolo/terziaria, conta 933 abitanti con una tenuta sostanzialmente stabile rispetto al dato del 2001 che comunque ne stabilizzava l'abbassamento sotto quota mille. 

Il picco demografico si era registrato nel lontano 1911 prima del crollo degli anni 1950/60 soprattutto a causa dell'emigrazione.

Sulla sua superficie insistono le frazioni di Altavilla e Santo Stefano. 

Lappano era uno dei Casali di Cosenza, peraltro formato da due nuclei di abitanti, il secondo dei quali era il Corno.

Lo storico Gustavo Valente ricorda che la nascita del borgo risalirebbe al secolo IX, all'esodo dei cosentini che fuggivano dall'invasore arabo Abulcasino.

Studi più recenti spostano all'epoca romana i primi insediamenti e latina sarebbe la stessa origine del nome Lappano (Appius), non derivante da  lappa (pianta selvatica). Il Casale di Lappano con la motta di Corno (l'attuale Altavilla) divenne in epoca medievale una delle 21 Baglive di Cosenza ovvero una circoscrizione territoriale avente autoritá amministrativa con funzioni e poteri di esazione.

Privilegi al suo indirizzo furono concessi anche da Re Alfonso il Magnanimo e poi ribaditi da Ferdinando d'Aragona nel 1464.

Durante il dominio spagnolo nel secoli 15mo e 17mo la popolazione, escluse poche famiglie benestanti e nobiliari, fu attanagliata da tasse e avversitá di vario ordine.

Dal 1644 e fino al 1647, anno della rivolta di Celico, il centro restò infeudato al Granducato di Toscana come altri Casali del Cosentino.

Nel 1799 alcuni lappanesi parteciparono alla rivolta antiborbonica di Napoli.

Con due decreti del 1807 e del 1811, durante il periodo francese nel regno di Napoli (1806/1815), Lappano assurse al rango di Comune, decisione a cui avrebbe fatto seguito un tormentato iter di assestamento con la successiva restaurazione borbonica. Fra il 1844 e il 1860, prima cioè dell'Unitá d'Italia, diversi patrioti lappanesi si distinsero per passione e attivismo risorgimentale, fra questi Michele Marra, Natale de Santis e Luigi Imbrogno.

La locale comunitá religiosa è devota, oltre che al patrono San Giovanni Battista, a Santa Gemma Galgani, la lucchese che miracolò due lappanesi nel 1933 e nel 1935 e che nel 2014 è stata dichiarata compatrona.

Della Chiesa Parrocchiale di San Giovanni Battista, costruzione di origine medievale ma riportata allo stile quattrocentesco, si segnala l'Altare Maggiore, ligneo e con intagli dorati, l'Altare del Rosario, avente un polittico con pitture "che rievocano la maniera dei retablòs di stile plateresco di Spagna" (Barillaro) ed una Fonte battesimale quattrocentesca. Interessanti anche la Chiesa di S. Maria alle Grazie e, ad Altavilla, la Chiesa di S. Maria dell'Assunta e quella dedicata a S. Maria della Neve.

Suggestivi, anche per le leggende fioritevi intorno, i ruderi del Castello di Altavilla che fu dei principi di San Severino.

Il territorio si caratterizza per un ambiente di particolare bellezza. Il torrente Corno che lambisce anche il territorio di San Pietro in Guarano, è ideale per trekking, percorsi naturalistici e safari fotografici. Fra sentieri, salti d'acqua e cascate (la più alta arriva a 18 metri) il Corno ha un sottobosco ricchissimo di specie erbacee, floreali e arboree nonchè di svariati esemplari faunistici.

Fra i colli dei Casali

Col sole che t'illumina

Sin dal dominio romano

Popolo presilano

Su quella verde altura

Vissero santi e eroi

Che nel risorgimento

La libertá han cercato

Rit.

Lappano Lappano  Amata Lappano

Per sempre Nei nostri cuori Noi ti portiamo

 

Santa Gemma Galgani

Prodigi vi ha operato

Terra di chiese e fede

Santa Maria ha invocato

Tutta natura intorno

Fra i ricci e le castagne

Fra i merli e le poiane

Scendono le cascate

Rip. Rit.

 

Inciso

E nelle notti d'estate

Nel castello di Altavilla

Coi folletti a volteggiar

Un tesor forse riposa

Ma è fantasia.

 

 

 

 

 

 

È partita da Mendicino e per la precisione dal festival “Radicamenti” l’avventura della CALABRIA ORCHESTRA.

In un momento storico dove le divisioni e gli egoismi imperano, inizia da Mendicino un esperimento sinergico e fattivo per unire le forze positive della nostra Regione. Da una parte alcuni dei migliori musicisti e artisti della nostra terra, dall’altra Istituzioni e privati che credono fermamente che collaborare e fare rete sia l’unica speranza per il futuro dei nostri giovani e per il nostro territorio. Se poi queste forze positive si uniscono per valorizzare e promuovere le “identità” e attraverso queste la nostra regione e il suo territorio siamo convinti che il successo sia dietro l’angolo.

La CALABRIA ORCHESTRA è una collaborazione pubblico-privato che ha avvicinato per il momento il Comune di Mendicino, il Conservatorio di Musica di Cosenza e Calabria Sona che hanno avuto nel M° Checco Pallone il punto di contatto e di unione. Un progetto che nasce in occasione di RADICAMENTI e che ha visto, prima del debutto del 31 Agosto, 5 giorni di prove aperte al pubblico per avvicinare la gente alla musica che parte dalle nostre tradizioni e per appassionare i giovani all’arte.

A dirigere il collettivo è Checco Pallone, musicista che non ha bisogno di presentazioni e che si è detto molto emozionato per questo inizio. “Sono consapevole che la nascita di questa orchestra è un momento importante nella storia della regione grazie alla presenza di tante sinergie fattive. È nato il progetto di un’orchestra calabrese che tra musica e cultura, tra radici e innovazione può proiettarsi in qualsiasi territorio musicale e approcciarsi a qualsiasi pubblico nel mondo”.

La grande idea dell’orchestra ha avuto una spinta propulsiva e decisa grazie all’impegno del sindaco di Mendicino Antonio Palermo che ha creduto fin da subito nell’idea e ha deciso di sostenerla come produzione originale del festival RADICAMENTI di Mendicino “il nostro festival, ci dicono in molti, è in pochissimo tempo divenuto un punto di riferimento nel territorio per la valorizzazione e la promozione delle identità e la cultura tradizionale – afferma Palermo – e l’idea di dare un mezzo di divulgazione e di promozione alla nostra musica in giro per il mondo e quindi del nostro stesso territorio e festival mi ha subito convinto a sostenere fortemente l’iniziativa e anzi invito altre istituzioni a farsi avanti, il nostro sviluppo deve partire senza dubbio dalla nostra identità”. 

Il progetto dell’Orchestra gode della collaborazione e del patrocinio del Conservatorio di Cosenza e del suo direttore. «Siamo felicissimi di questa sinergia perchè da soli non ce l’avremmo fatta – dice Giorgio Feroleto – Abbiamo aderito perchè abbiamo stesse idee sulla musica popolare. Il Conservatorio forma studenti di livello accademico, vogliamo che i nostri studenti siano gratificati dal loro percorso. Con la popular music vogliamo riqualificare il genere sia per la cultura che per l’ascolto ed è importantissimo questo progetto con Radicamenti».

 “E’ passato poco più di un anno da quando a seguito di un incontro con il Maestro Pallone abbiamo capito che c’era un intento comune per la creazione di questo progetto – dice Giuseppe Marasco direttore generale di Calabria Sona -  l’idea è subito partita con una grande condivisione, facendo ognuno un passo indietro rispetto alla propria idea originaria per dare vita ad un progetto comune che rappresentasse tutta la Calabria”.

Dopo tanti sforzi si è fatto il primo passo per la creazione di un ensemble che esalti la cultura e la musica del sud, un'orchestra comune che possa rappresentare la nostra Regione, un collettivo che lavora per la musica "made in Calabria", un progetto dove tanti "artisti" si sono uniti in un'unica espressione corale. Professionisti di grande esperienza, suonatori identitari e giovani musicisti per un obiettivo comune.

Il primo concerto si è tenuto il 31 Agosto durante RADICAMENTI in una serata meravigliosa che ha visto il debutto di 19 elementi sul palco. Strumenti jazz amalgamati a strumenti della tradizione popolare, ritmi mediterranei e del sud fusi con la tarantella, voci calde e appassionate affiancate a chitarre di ogni genere. Tanti i musicisti di primo piano che compongono il collettivo e che si sono messi a totale disposizione dell’orchestra e del suo maestro. Contaminazioni e rielaborazioni è quello che si dimostra anche invitando degli ospiti durante i concerti, per la prima grandi interpreti calabresi come FABIO CURTO, VERDIANA, CICCIO NUCERA e NINO STELLITTANO. Altro obiettivo sarà quello di collaborare con artisti nazionali ed internazionali per far crescere i nostri musicisti ma anche per promuovere la nostra musica.

 

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