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Giovedì, 29 Giugno 2017

Tutto esaurito ieri sera nella chiesa madre di Modica per un evento eccezionale inserito nel programma della festa di San Pietro apostolo, patrono della città. Giovanni Caccamo e Giovanni Robustelli hanno animato una tappa del “S’ignora” tour, dove musica e pittura si fondono in un’esperienza polisensoriale, per accendere un faro sulla “bellezza nascosta”. I due artisti hanno presentato il primo progetto sinestetico, promosso dal comitato giovani della commissione nazionale italiana per l’Unesco e sponsorizzato da Fiat, che unisce musica, arte figurativa ed architettura in un’unica performance live per accendere un faro sulla “bellezza nascosta” riportando alla luce meraviglie, armonie, scorci, dettagli oggi spesso ignorati. Ogni concerto si svolge all’interno di preziose meraviglie del patrimonio artistico italiano, con l’obiettivo di sensibilizzare lo spettatore alla bellezza, rendendolo protagonista di un’esperienza unica. Gli stessi elementi che ha avuto modo di sottolineare il parroco dell’arcipretura di San Pietro apostolo, frate Antonello Abbate, ringraziando i due artisti per avere reso la chiesa madre un luogo magico proprio in occasione della vigilia della solennità di San Pietro apostolo. Applausi scroscianti al termine della performance per Caccamo e Robustelli. E a proposito della festa odierna, occorre mettere in rilievo che alle 20, dalla chiesa di San Paolo, il simulacro di S. Paolo apostolo muoverà per via Pellico e corso Umberto raggiungendo il duomo. Alle 20,30 l’uscita dell’artistica statua di San Pietro con la processione dei due simulacri per corso Umberto, Largo 8 marzo, corso Umberto, piazza Corrado Rizzone, corso Umberto, chiesa di San Paolo apostolo e corso Umberto. La processione sarà animata dalla banda musicale “Belluardo-Risadelli” Città di Modica diretta dal maestro Corrado Civello. Alle 22,30 lo spettacolo pirotecnico e il rientro del simulacro di San Pietro.

Due comunità che si uniscono. Per celebrare i solenni festeggiamenti esterni in onore dei santi Pietro e Paolo apostoli. Molti i fedeli che non hanno voluto mancare a un evento che si verifica una volta all’anno e che, per questo motivo, assume un significato spirituale molto speciale. Stiamo parlando dell’incontro tra i due simulacri sul sagrato della chiesa del Sacro Cuore (Gesuiti) concretizzatosi dopo che ciascuno tra questi, in processione, era arrivato dalla propria parrocchia con al seguito i propri devoti. I sacerdoti delle due chiese, il parroco don Gino Ravalli per San Pietro, il parroco don Mauro Nicosia per San Paolo, assieme agli altri sacerdoti (don Giovanni Nobile, don Andrea Pomillo, don Giuseppe Iacono, don Daniele Criscione) che hanno partecipato a questo speciale momento, hanno così inteso fornire una caratterizzazione particolare alla fase di preghiera che ha coinvolto i numerosi presenti. E per l’occasione i sacerdoti sono saliti sulla balconata della struttura che un tempo ospitava i Gesuiti. E da lì hanno benedetto la folla di fedeli in attesa che i due simulacri compissero l’incontro. Un momento di grande suggestione come hanno voluto ricordare i sacerdoti presenti parlando di una festa che assume un significato rilevante proprio perché il confronto tra due comunità di fedeli simboleggia il voler ricercare sempre e costantemente la costruzione di ponti, così come, tra l’altro, auspicato da Papa Francesco. I due simulacri, in processione, sono poi andati avanti assieme per un tratto di strada, lungo viale dei Platani.

Un altro momento da annotare che, non a caso, ha visto la presenza di molte persone. I due simulacri, quindi, hanno fatto ritorno verso la propria parrocchia seguendo un percorso già definito e che ha toccato le varie zone del proprio popoloso territorio. Anche quest’anno, i solenni festeggiamenti in onore dei Santi Pietro e Paolo apostoli sono stati contrassegnati dalla sobrietà. Al rientro in chiesa dei simulacri, nelle rispettive parrocchie, le due comunità hanno dato appuntamento ai fedeli alla solennità liturgica in programma giovedì 29 giugno. Nella parrocchia di San Paolo, in particolare, martedì 27 giugno, alle 8,30 ci sarà la santa messa, alle 18 la preghiera del Santo Rosario, alle 18,30 i primi vespri. Alle 19 la celebrazione eucaristica presieduta dal sacerdote novello don Filippo Bella. Quindi, alle 20 la seconda serata di riflessione su “I viaggi missionari dell’apostolo Paolo e le sue lettere”. Mercoledì 28 giugno, vigilia della solennità liturgica dei Santi Pietro e Paolo apostoli, alle 8,30 ci sarà la santa messa, alle 18 la preghiera del Santo Rosario, i Vespri alle 18,30 mentre alle 19 la celebrazione eucaristica sarà presieduta dal sacerdote don Maurizio Di Maria con la partecipazione delle famiglie e dei fidanzati Alle 20 la terza serata di riflessione sul tema “Il segreto di Paolo”. A San Pietro, invece, l’appuntamento è rinviato a giovedì 29 giugno con la celebrazione della solennità dei due santi. Alle 8,30 ci sarà la santa messa, quindi la preghiera del Rosario alle 18 e alle 18,30 la santa messa e la celebrazione dei Vespri nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo.

 

Approccio multidisciplinare, gestione integrata del territorio e monitoraggio continuo delle coste, pur nella consapevolezza che il loro equilibrio è fragile e che nessuna soluzione può considerarsi definitiva. È quanto emerge dal seminario scientifico "Per la difesa del litorale ibleo", che si è svolto questa mattina nella Sala Ideal di Piazza Libertà. L’incontro, organizzato da Betontest laboratori tecnologici e di ricerca in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali e il Genio civile di Ragusa, ha messo a confronto avvocati, architetti, geologi, geometri, ingegneri e periti industriali sul tema della salvaguardia, del risanamento e della valorizzazione della fascia costiera iblea.

A introdurre i lavori sono stati Calogero Rizzuto, Soprintendente ai Beni culturali e ambientali, e Ignazio Mariano Pagano, ingegnere capo del Genio civile di Ragusa. Una circostanza insolita, questa, e sicuramente positiva per i professionisti del settore, come ha ricordato il presidente dell’Ordine provinciale degli Ingegneri Vincenzo Giuseppe Dimartino, perché è indice del dialogo tra le istituzioni e della volontà di affrontare assieme i problemi del territorio.

Dopo i saluti dei rappresentanti dei vari ordini professionali coinvolti, Antonio Barone, docente di Diritto amministrativo dell'Università LUM "Jean Monnet" di Bari, ha trattato le questioni giuridiche sollevate dall’impatto dei fenomeni erosivi o di accumulo dei sedimenti sui confini demaniali e privati, nonché dai danni dei marosi ai fabbricati, dalla legittimità degli stessi, dall’eventuale responsabilità civile degli enti pubblici nei confronti dei privati per mancati interventi. Il giurista ha rilevato le incertezze del diritto nell’odierna società del rischio e ha evidenziato la necessità di una gestione integrata e mai statica della costa, secondo il modello della flexicurity. Quanto alla titolarità degli interventi di salvaguardia ambientale, Barone ha spiegato come la sussidiarietà orizzontale e il pareggio del bilancio abbiano aperto le porte ai privati anche in questo campo: diverse le tipologie di interventi in sinergia pubblico-privato per opere “calde”, che hanno una rilevanza imprenditoriale per gli investitori, e opere fredde dove è predominante la funzione sociale.

Rosaria Ester Musumeci, ricercatrice del Dipartimento di Ingegneria civile e architettura dell'Università di Catania ha evidenziato come il problema riguardi tutte le coste italiane. Secondo recenti studi sull’arretramento delle coste, negli ultimi vent’anni solo l’Emilia Romagna è riuscita a dimezzare e quasi arrestare l’erosione costiera, grazie a interventi efficaci e ben realizzati. Nel ragusano, dove le coste sono in parte sabbiose e in parte rocciose, la situazione si presenta in evoluzione. Negli ultimi decenni, le strutture portuali di Pozzallo, Scoglitti e Marina di Ragusa hanno modificato profondamente il litorale, creando zone di erosione e di accumulo dei sedimenti. La studiosa ho offerto un’ampia panoramica delle cause, ma anche degli interventi (dai ripascimenti ai pennelli fino ai moduli per il ripopolamento ittico) che potrebbero riportare le coste in uno stato di equilibrio, seppure “dinamico” e provvisorio.

Darko Pandakovic, docente di Architettura del Paesaggio alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano e consulente Unesco, nel suo intervento ha evocato la grecità del paesaggio ibleo, rilevando provocatoriamente come l’erosione potrebbe rivelarsi utile nella misura in cui inghiotta opere abusive costruite sulle scogliere o a pochi metri dal mare, cementificando e abbruttendo la costa. L’architetto paesaggista ha invocato, inoltre, la restituzione di un’immagine originaria del territorio o almeno interventi leggeri di risanamento, ricordando quanto Poseidone, il dio greco del mare, fosse volubile e irascibile.

Infine, Corrado Monaca direttore della Sperimentazione dei laboratori tecnologici e di ricerca Betontest ha ripercorso l’attività di ricerca dell’azienda, dal Fascicolo del fabbricato sul patrimonio edilizio esistente (2009) alla recente campagna d'indagine sullo stato di salute degli edifici scolastici con la tecnologia DifRob (diagnostica reticolare non distruttiva a raggi X) a Modica e a Noto, fino alle collaborazioni con enti di ricerca e università italiane.

Al termine del convegno, i presidenti degli ordini professionali, il Soprintendente, l’ingegnere capo del Genio civile di Ragusa hanno sottoscritto un documento “Per Camarina”. I firmatari, preso atto della “gravissima condizione di degrado del promontorio di Cammarana” e del rischio di crollo delle antiche fortificazioni di Camarina in assenza di immediati interventi di consolidamento, peraltro già finanziati con D.D.S. 2008/13948, “esprimono l’unanime auspicio che il Comune di Ragusa possa attuare in brevissimo tempo le azioni di tutela e salvaguardia dell’importantissimo sito Archeologico”.

L’emozione, anche stavolta, è stata grande. L’uscita contornata dal lancio di “‘nzaireddi” ha mandato in visibilio devoti e fedeli che hanno così salutato il lento incedere del simulacro alla presenza di una folla osannante. Il momento più suggestivo, quello della “Sciuta”, è stato vissuto così, con estremo entusiasmo, da tutti coloro che, sabato sera, hanno accolto con grida di giubilo il protettore di Chiaramonte Gulfi, il glorioso precursore San Giovanni Battista. La festa è stata caratterizzata, dunque, da momenti molto coinvolgenti, gli stessi che si ripetono anno dopo anno e che ancorano sempre di più la comunità cittadina alla figura di un santo che, come spiegava più volte il rettore della chiesa commendale, don Giuseppe Barbera, scomparso nei mesi scorsi e a cui sono stati dedicati alcuni momenti della festa di quest’anno, si contraddistingue perché “ci insegna quell’amore nuovo che ci rende la vita beata che ci salverà e alla quale tutti aspiriamo”. Dopo la “Sciuta”, c’è stato il tradizionale saluto alla venerata reliquia del santo mentre il taumaturgo simulacro del Battista si è fatto largo tra la folla acclamante e commossa. Da qui ha preso il via la processione che è stata aperta come sempre dal clero chiaramontano e dalle confraternite, con i loro caratteristici stendardi. Presenti anche i rappresentanti delle autorità civili e militari di Chiaramonte Gulfi. La processione è andata avanti per le vie principali del centro montano ed è stata contrassegnata anche dalla visita nelle chiese di Santa Maria del Gesù, di San Vito e di San Filippo. Una fase suggestiva, insomma, che ha riscosso il consenso dei chiaramontani mettendo in evidenza, ancora una volta, come la festa di San Giovanni abbia un ascendente particolare tra i fedeli e i cittadini, in genere. L’entrata trionfale del precursore in piazza Duomo ha reso ancora più indimenticabili questi momenti. Ed è stato in piazza che il predicatore, padre Giuseppe Damigella op, ha tracciato in breve la figura del santo. La solenne entrata di San Giovanni nella propria chiesa si è consumata intorno alla mezzanotte. Da ieri, intanto, ha preso il via l’ottavario di conclusione dei solenni festeggiamenti con la settimana eucaristica. In particolare, c’è già stata la sistemazione del simulacro di San Giovanni nella sua cappella. Dal 26 giugno al 30 giugno, inoltre, alle 18,45, l’esposizione del Santissimo sacramento caratterizzerà l’ora di adorazione, con la benedizione eucaristica e la santa messa. Un altro momento particolare è fissato per venerdì 30 giugno. Alle 21, in piazza San Giovanni, si terrà la serata di beneficenza con la partecipazione dell’University Dance di Vittorio Terranova. Durante la serata ci sarà la vendita all’incanto dei doni offerti al Battista, la “cena”. Il ricavato sarà devoluto in beneficenza.

Un tuffo nelle peculiarità gastronomiche siciliane attraverso un libro che tenta di far rivivere alcune pietanze e ricette che costituiscono la vera identità della cucina isolana. Presentato a Ragusa, in anteprima assoluta, in occasione del festival letterario “A Tutto Volume”, il nuovo libro di Carlo Blangiforti dal titolo "L'ingrediente segreto - miti e realtà della gastronomia siciliana", edito da "Le Fate Editore”. A guidare il pubblico attento e incuriosito del Giro di Vite a Ragusa lo stesso autore in compagnia di Carlo Muratori, direttore editoriale della casa editrice guidata da Alina Catrinou, nelle vesti di speciale conduttore.

Non sono mancati diversi spunti di riflessione che hanno permesso di evidenziare le peculiarità culinarie siciliane, prima fra tutte la capacità di unire fra loro contributi esterni arrivando a determinarne una nuova identità. Ecco che allora "L'ingrediente segreto” si presenta come un viaggio alla scoperta dei legami fra le varie tradizioni culinarie che hanno convissuto per secoli nell’isola e che adesso ne determinano l’identità culinaria. “Il libro, nato da alcuni articoli apparsi sulla rivista Le Fate e successivamente ampliati e completati – spiega l’autore Blangiforti - tenta di percorrere due strade ardue e poco battute: la prima è quella della ricerca storico-linguistica che mi ha permesso di sciogliere e sanare alcuni luoghi comuni che ormai sono sedimentati nell’immaginario collettivo e che da decenni hanno annullato una seria riflessione sulla storia gastronomica siciliana, l’altra è il profondo rapporto tra identità e cucina. Le pietanze – continua Blangiforti - come e più degli uomini viaggiano, si spostano, si fondono e ricordano l’intero corredo genetico che le ha create. I tratti più peculiari, le ricette più “tradizionali” della cucina siciliana, non sono esistiti da sempre, anzi, molto spesso sono giunti (come alcuni ingredienti e procedimenti) in epoche assai recenti, ma è stata la grande capacità d’accoglienza di questa terra che ha permesso loro di rigenerarsi, di trovare nell’incontro con il preesistente, nuova linfa e vitalità”.

Un libro che rispecchia dunque la metafora della Sicilia: una nazione giovane e al contempo antichissima, che non ha conosciuto nazionalismo, ma che ha basato la sua forza identitaria proprio sulla fusione di apporti culturali esterni e altri.

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