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Sabato, 14 Marzo 2026

Un viaggio sonoro intenso e luminoso, capace di trasformare quattro anni di affinità artistica in un racconto poetico e musicale profondamente coinvolgente ed emotivo. Così il Duo Pollice‑Matarazzo si presenterà al pubblico oggi, venerdì 27 febbraio, alle ore 18, nella Sala Concerti di Palazzo De’ Nobili di Catanzaro, nell’ambito della stagione dell’Associazione Amici della Musica, aderente ad AMA Calabria. La loro intesa, maturata nel tempo con naturalezza e dedizione, è diventata un linguaggio condiviso, fatto di ascolto profondo, sensibilità comune e una complicità che rende ogni concerto un’esperienza viva e irripetibile.

La voce della Presidente degli Amici della Musica

La Presidente dell’Associazione, Daniela Faccio, sottolinea il valore di questo appuntamento e il significato che assume all’interno della stagione: «Accogliere il Duo Pollice‑Matarazzo significa offrire al nostro pubblico un momento di autentica bellezza, in cui la musica diventa racconto, emozione e scoperta. La loro sensibilità interpretativa e la cura con cui hanno costruito questo programma rendono il concerto un’occasione preziosa per avvicinarsi alla grande poesia e alla grande musica attraverso uno sguardo nuovo, profondamente umano e coinvolgente».

Le muse della letteratura come guida

Il programma, che prende forma attorno al titolo “Donne eterne, amori immortali. Beatrice, Laura e Fiammetta”, intreccia poesia e musica in un percorso che attraversa i secoli e restituisce nuova voce a quelle tre figure femminili diventate simboli eterni dell’amore. Il soprano Giulia Pollice racconta: «Il programma che proporremo al pubblico di Catanzaro nasce dal desiderio di omaggiare tre figure femminili della letteratura, Beatrice, Laura e Fiammetta, che, grazie ai versi immortali di Dante, Petrarca e Boccaccio, sono diventate icone senza tempo dell’amore. Il nostro vuole essere un percorso che offre una pluralità di sguardi sull’amore, in un continuo dialogo tra poesie e musica che attraversa i secoli. Il programma avrà anche un po’ di Calabria, con pagine meravigliose di Manfroce e Giannetta, per valorizzare una terra che è stata e continua a essere fucina di grande musica».

Tra Ottocento e contemporaneità

Il pianista Antonio Matarazzo sottolinea come l’idea centrale del concerto sia quella di unire i tre universi poetici dei grandi autori trecenteschi e delle loro muse. «Le musiche che proponiamo in questo concerto si ispirano ai versi intramontabili di Dante, Petrarca e Boccaccio e spaziano dall’Ottocento di Pinsuti, Ponchielli e Liszt fino alle voci del Novecento e del contemporaneo. Abbiamo voluto includere anche alcune pagine di altissima qualità e di raro ascolto di due autori calabresi, come l’aria dall’”Alzira” di Manfroce e due brani di Giannetta ispirati a sonetti petrarcheschi».

Un’intesa che diventa racconto

Il concerto di Catanzaro si annuncia come un intreccio di epoche, linguaggi e sensibilità, animato dalla maturità interpretativa che il Duo Pollice‑Matarazzo ha raggiunto in questi quattro anni di collaborazione. La loro è una visione condivisa della musica, un modo di costruire atmosfere e di dare forma alle emozioni attraverso un equilibrio sempre rinnovato tra voce e pianoforte. Ogni pagina del programma diventa così un piccolo teatro di suggestioni, in cui poesia e gesto musicale si incontrano con naturalezza, trovando una risonanza profonda e sempre nuova.

Sarà possibile assistere al concerto del Duo Pollice‑Matarazzo con l’abbonamento per l’anno 2026 oppure con l’acquisto del biglietto d’ingresso in vendita prima del concerto.

Pino Daniele e il blues da lui tanto amato. Sabato 7 febbraio, alle ore 18, il Museo del Rock di Catanzaro ospiterà una serata speciale dedicata a Pino Daniele e al genere musicale che ha segnato profondamente la sua vita artistica. Non sarà soltanto un concerto, ma un momento di ricordi nostalgici, un incontro di storie e musica vissuta.

Le parole del direttore del Museo del Rock

Il direttore e ideatore del Museo del Rock, Piergiorgio Caruso, ha voluto raccontare così il senso profondo dell’iniziativa: «Il Museo del Rock non è solo un luogo che conserva, ma un luogo che vive. Ogni volta che un artista entra qui con la sua storia, la sua voce e la sua verità, il Museo respira un po’ di più. Questa serata dedicata a Pino Daniele è un modo per ricordare un gigante, ma anche per celebrare chi continua a portare avanti quella stessa fiamma con rispetto e passione».

Il ricordo di Pino Daniele attraverso la voce di un amico

Ad aprire l’evento sarà il giornalista Franco Schipani, amico personale di Pino Daniele, che accompagnerà il pubblico in un viaggio fatto di aneddoti e frammenti di un rapporto umano costruito nel tempo, tra palchi, confidenze e viaggi. Le sue parole restituiranno la dimensione più autentica del grande musicista napoletano, quella che spesso rimane dietro le quinte ma che ne ha alimentato l’anima artistica.

Due musicisti, due percorsi, un’unica anima blues

A creare le giuste vibrazioni saranno Lino Rufo e Marco Manusso, due artisti diversi per provenienza ma uniti da una sensibilità affine e da un amore profondo per il blues. Rufo, cantautore molisano, è una voce capace di raccontare il Sud con delicatezza e verità. La sua musica attraversa folk, cantautorato e blues, sempre con un’attenzione particolare alle parole e alle storie degli ultimi. Con Schipani, inoltre, Rufo condivide un legame speciale: proprio il giornalista ha infatti prodotto il suo primo album, “Notte chiara”, accompagnandolo nei suoi primi passi discografici e contribuendo a definire la sua identità artistica.

Manusso, chitarrista genovese, ma napoletano d’adozione, figura storica della scena blues italiana, ha collaborato con numerosi artisti di rilievo nazionale. Il suo stile è riconoscibile per il timbro caldo, l’eleganza del fraseggio e la capacità di fondere tradizione e modernità, trattando il blues come un linguaggio universale che unisce mondi e generazioni. Attualmente fa parte di N.O.I., acronimo di Nuova Orchestra Italiana.

L’omaggio musicale e il viaggio nel blues

Lino Rufo e Marco Manusso, insieme, renderanno omaggio a Pino Daniele con l’esecuzione di “Napule è”, un brano che continua a parlare al cuore di tutti con grande profondità emotiva. Successivamente proporranno alcuni brani tratti dai loro repertori personali e una selezione di blues internazionali che hanno segnato la loro formazione e il loro percorso artistico, trasformando la serata in un viaggio musicale che attraverserà epoche indimenticate.

 Si è svolto lunedì 12 gennaio 2026, presso l’Ospedale montano di Soveria Mannelli, una delle tappe del tour regionale “La musica, un’emozione che cura”. L’iniziativa, nata dalla sinergia tra Federsanità ANCI Calabria e il Conservatorio di Musica “P.I. Tchaikovsky” di Catanzaro, ha trasformato la Cappella del presidio ospedaliero in un palcoscenico di speranza e armonia.

 L’ultima tappa del tour ha visto protagonista il Trio Tchaikovsky, composto dalle musiciste Grazia Barillà, Naomi Mazzeo e Giada Principato. Il trio ha incantato la platea — composta da pazienti, operatori sanitari, il Collegio di direzione dell’ASP di Catanzaro, sindaci del territorio e utenti — con un repertorio capace di unire generazioni diverse. Dalle melodie contemporanee di “Perfect” (Ed Sheeran) e “A Thousand Years” (Christina Perri), fino alla magia dei classici Disney con “La Bella e la Bestia” e l’emozione profonda delle note di Nicola Piovani per “La vita è bella”, la musica ha offerto un momento di autentico sollievo psicofisico.

 Ad introdurre l’evento è stata la dott.ssa Luisa La Colla, responsabile della comunicazione di Federsanità ANCI Calabria. È stato sottolineato il valore scientifico e umano del progetto: "Siamo alla conclusione di un percorso nato dalla convenzione con il Conservatorio Tchaikovsky. Riconosciamo il valore della musica come parte integrante del percorso di cura: le emozioni che essa suscita stimolano la produzione di ossitocina, facendo bene all’anima. La musica è una medicina il cui bugiardino è scritto sul pentagramma con note e chiavi di violino”.

 Il tour ha toccato i principali nodi della sanità calabrese, dal GOM di Reggio Calabria all’AOU di Catanzaro, passando per Crotone e concludendosi a Soveria Mannelli. L'obiettivo centrale è stato l’umanizzazione delle cure: integrare l'arte nel sistema sanitario per alleviare lo stress e migliorare l'esperienza ospedaliera. La musica riesce a trasmettere bellezza e speranza, è un linguaggio universale che può rendere un po’più sopportabile il dolore e offrire benessere non solo ai degenti e ai loro familiari, ma anche al personale sanitario quotidianamente impegnato in prima linea.

«Un grande folk singer che combina abilità musicale, ottime scelte di repertorio e una memoria storica che lo colloca tra i migliori del suo campo. Se tiene un concerto, non potete perderlo». È così che Eli Smith, direttore del Brooklyn Folk Festival e del Washington Square Folk Festival, ha descritto Elijah Wald, uno dei personaggi più influenti del XX secolo. Giovedì 18 dicembre, alle ore 18, il Museo del Rock di Catanzaro ospiterà il chitarrista, cantante e narratore che da quasi cinquant’anni porta in giro per il mondo storie e musiche capaci di attraversare epoche e culture.

Introdotto da Piergiorgio Caruso, che guiderà il pubblico verso questo viaggio musicale e narrativo unico, Wald con i suoi brani ci condurrà nel cuore del Greenwich Village dei primi anni ’60, quando un giovane Bob Dylan arrivò a New York e si immerse in un ambiente musicale vibrante, popolato da figure come Woody Guthrie, Pete Seeger, Odetta, Dave Van Ronk, Ramblin’ Jack Elliott, Eric Von Schmidt e Jean Ritchie. Molti di loro furono amici e compagni di viaggio dello stesso Wald, che con Dave Van Ronk condivise palchi, registrazioni e persino il divano di casa.

Nel corso della serata ripercorrerà l’evoluzione di Dylan: dalle antiche ballate folk come The Cuckoo e Nottamun Town, passando per brani giovanili meno noti, fino ai capolavori che hanno segnato una generazione – Blowin’ in the Wind, Masters of War, Mr. Tambourine Man. Ogni canzone sarà intrecciata a racconti e memorie che restituiscono il clima di quegli anni e il percorso che trasformò Dylan da giovane cantautore folk in icona mondiale.

Elijah Wald non è solo un interprete raffinato, ma anche un cronista della musica americana e internazionale: autore di libri su Robert Johnson, Jelly Roll Morton, Josh White e di saggi provocatori come How the Beatles Destroyed Rock ’n’ Roll, ha vinto un Grammy per le sue liner notes e ha ispirato film come A proposito di Davis dei fratelli Coen e A Complete Unknown.

Asssistere alla performance di Elijah Wald sarà un’occasione per lasciarsi trasportare dalle canzoni e dalle storie che hanno segnato un’epoca, e che ancora oggi parlano a ciascuno di noi.

Il convegno nazionale “Ecosistemi del sapere sensibile – Nuovi orizzonti dell’AFAM”, promosso dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, ha rappresentato non solo un momento di riflessione sul futuro del sistema di Alta Formazione Artistica, Musicale e Coreutica, ma anche un’occasione per presentare e discutere esperienze di ricerca di alto profilo scientifico e internazionale. Tra queste, ha suscitato particolare interesse il progetto dell’Accademia di Belle Arti di Napoli dedicato alla missione 2025 in Australia sulle tracce di Antonio Dattilo Rubbo, artista e docente formatosi proprio nell’Accademia partenopea a fine Ottocento.

Il lavoro di ricerca, curato dai docenti dell’Accademia campana Federica De Rosa, Luigi Barletta e Fabio Dell’Aversana – quest’ultimo co-coordinatore scientifico del convegno di Catanzaro – è stato al centro di un confronto che ha messo in luce come la ricerca artistica possa configurarsi oggi come strumento di studio storico, di produzione di conoscenza e di diplomazia culturale.

 La missione, promossa e coordinata dal Consolato Generale d’Italia a Sydney – guidato dal Console Generale, Gianluca Rubagotti -, ha accompagnato la mostra “Maestri: Influences from Italy to Australia” presso la Manly Art Gallery & Museum, restituendo la figura di Dattilo Rubbo come simbolo di un dialogo culturale capace di attraversare continenti e generazioni.

Nato a Napoli nel 1870 e formatosi tra il Regio Istituto di Belle Arti e l’Accademia di Belle Arti di Napoli, Dattilo Rubbo emigrò in Australia nel 1897, dove contribuì in modo determinante allo sviluppo dell’ambiente artistico locale, fino a essere tra i fondatori della Manly Art Gallery & Museum. La ricerca presentata a Catanzaro ha ricostruito questo percorso attraverso studi d’archivio, attività espositive, incontri accademici e momenti di divulgazione culturale, dimostrando come la formazione artistica italiana abbia storicamente generato processi di scambio e contaminazione internazionale.

Nel corso del convegno, il progetto è stato richiamato come esempio concreto di internazionalizzazione della ricerca AFAM, capace di coniugare rigore scientifico, valorizzazione del patrimonio e costruzione di reti istituzionali. Le attività svolte tra Sydney, Manly e Brisbane – comprese le collaborazioni con la National Art School, l’Istituto Italiano di Cultura e le istituzioni accademiche locali – si inseriscono infatti nel più ampio quadro dei programmi di internazionalizzazione sostenuti dal Pnrr, rafforzando il ruolo delle Accademie come attori della cooperazione culturale globale.

 Il dibattito sviluppato a Catanzaro ha evidenziato come esperienze di questo tipo rappresentino una direzione strategica per il comparto AFAM, chiamato oggi a produrre ricerca capace di incidere sui territori, di dialogare con le comunità e di interpretare in chiave contemporanea i fenomeni storici della migrazione e dello scambio culturale. In questo senso, il progetto dell’Accademia di Belle Arti di Napoli si configura come un modello di ricerca artistica avanzata, in grado di tradurre la memoria in progettualità e di affermare l’arte come linguaggio universale e strumento di connessione tra Paesi.

 All’interno del convegno promosso dall’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, la presentazione di questo lavoro ha confermato il valore scientifico e culturale del confronto avviato, rafforzando l’idea di un sistema AFAM sempre più consapevole del proprio ruolo nella produzione di sapere, nella costruzione di reti internazionali e nella definizione di nuovi ecosistemi della conoscenza.

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