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Sabato, 10 Aprile 2021

È tensione tra Italia e Turchia. Il premier italiano Mario Draghi, ieri sera, ha condannato in modo netto il trattamento riservato alla presidente della Commissione europea che, martedì scorso, nel sontuoso palazzo presidenziale di Ankara era stata lasciata senza sedia durante il colloquio, cui partecipava anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, per far ripartire il dialogo tra la Ue e la Turchia:«Non condivido assolutamente Erdogan — ha detto durante una conferenza stampa —, credo che non sia stato un comportamento appropriato. Mi è dispiaciuto moltissimo per l'umiliazione che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dovuto subire».

E ha aggiunto: «Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono, di cui però si ha bisogno, uno deve essere franco nell'esprimere la propria diversità di vedute e di visioni della società; e deve essere anche pronto a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare il giusto equilibrio».

"Piena solidarietà al Presidente Mario Draghi e apprezzamento per il coraggio dimostrato dalle sue parole". Lo dichiara il think tank Lettera 150 relativamente alla polemica su Erdogan. "Il Presidente del Consiglio - prosegue - si muove nel solco della costituzione italiana che riconosce nella democrazia e nei valori di libertà e rispetto dei diritti umani il collante che unisce le millenarie civiltà mediterranee". "Lo sgarbo fatto a Ursula von der Leyen (nella stupefacente indifferenza di Charles Michel) da parte del governo turco rappresenta l'ennesima testimonianza della involuzione politica di una grande nazione che, tradendo l'insegnamento di Kemal Ataturk, sta scivolando verso derive liberticide che colpiscono fra l'altro l'università, il mondo della cultura, la stampa, i diritti delle donne e delle minoranze". "Chiediamo alle forze libere e democratiche d'Europa - conclude Lettera 150 - di fare concreta pressione sul governo turco perché fermi una preoccupante deriva totalitaria

"Il primo ministro Draghi ha ragione, sotto la guida del presidente Erdogan la Turchia si è allontanata dallo stato di diritto, dalla democrazia e dalle libertà fondamentali nell'ultimo decennio". Così il presidente del gruppo del Ppe Manfred Weber in una dichiarazione inviata ai media italiani. La Turchia "non è un Paese libero per tutti i suoi cittadini - ha aggiunto Weber -. Se l'Europa vuole costruire un partenariato costruttivo con Paesi come la Turchia, ed è nel nostro interesse strategico farlo, dovremmo parlare chiaramente e onestamente dei fatti sul campo", ha detto Weber. "È anche il motivo per cui abbiamo chiesto già da anni al Consiglio di chiudere finalmente   la procedura di allargamento della Turchia all'Ue - ha proseguito Weber -. Siamo categoricamente contro una prospettiva di adesione della Turchia all'Ue e finché è sul tavolo ostacola un rapporto più realistico e franco con il Paese".

Proteste e polemiche, al di là di Draghi, infuriano anche in Italia. La condanna dei gruppi parlamentari sul sofa gate è unanime. E a Montecitorio il Partito democratico ha manifestato il suo sconcerto lasciando una sedia vuota al centro dell'emiciclo per denunciare quella che Beatrice Lorenzin ha definito «un'offesa a tutte le donne ed all'Unione Europea»

Intanto, il caso è destinato a finire al Parlamento europeo. Dopo la condanna unanime, dai maggiori gruppi è arrivata la richiesta di un dibattito in plenaria per far luce sull'accaduto.

«La visita ad Ankara avrebbe dovuto rappresentare un messaggio di fermezza e unità dell'approccio dell'Europa alla Turchia. Purtroppo, si è tradotta in un simbolo di disunione, poiché i presidenti non sono riusciti a stare insieme quando era necessario», ha attaccato il presidente del Ppe, Manfred Weber. A sollecitare una discussione con von der Leyen e Michel è stata anche la presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), Iratxe Garcia Perez, che ha ricordato: «L'unità dell'Unione europea e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle donne, sono fondamentali».

Intanto l’ambasciatore italiano ad Ankara, Massimo Gaiani, è stato  convocato dal viceministro degli Esteri con delega agli Affari Ue, Faruk Kaymakci, che gli ha espresso la «forte condanna» della Turchia per le «brutte e sfacciate affermazioni» di Draghi. E il capo della diplomazia turca Mevlut Cavusoglu, ha alzato il tono dello scontro: «Il premier italiano, nominato, ha rilasciato una dichiarazione populista e inaccettabile nei confronti del nostro presidente della Repubblica, che è stato scelto attraverso elezioni». «Condanniamo con forza le parole riprovevoli e fuori dai limiti», ha aggiunto. In una nota il ministero degli Esteri di Ankara ha chiesto anche «l’immediato ritiro» delle dichiarazioni sul presidente turco Recep Tayyip Erdogan, «che non sono conformi allo spirito di amicizia e di alleanza tra Italia e Turchia».

Le parole del premier Mario Draghi su Erdogan hanno suscitato in Turchia un'ondata di reazioni politiche. "Caro Draghi da noi non c'è alcun dittatore. Se vuole vedere un dittatore guardi alla storia del suo Paese, guardi Mussolini", ha twittato il capogruppo in parlamento del partito Akp di Erdogan, Numan Kurtulmus.

Pina Picierno parlamentare europea del pd, ha scritto questa lettera al quotidiano Avvenire : "Gli uomini offendono o per paura, o per odio". Credo sia tutta in questa valutazione sulle virtù o i limiti del Principe elaborata da Machiavelli la traccia di discussione sulle relazioni tra Ue e Turchia, che ha trovato rappresentazione e sintesi nella ormai famosa fotografia irrituale che ritrae Ursula von der Leyen costretta alla seduta sul sofà, ai margini del palcoscenico riservato a Erdogan e Michel. Non a caso uso le parole rappresentazione e sintesi, perché onestamente meraviglia ci si potesse aspettare altro dalle relazioni tra Ue e Turchia se non l'offesa, lo “schiaffo” diplomatico e cerimoniale. Ma veniamo ai fatti, che contano sempre più delle polemiche.

Negli scorsi mesi abbiamo assistito al perseguimento di una linea di politica estera Ue, di Commissione e Consiglio, e delle relazioni con la Turchia improntata alla de-escalation. La giusta preoccupazione per l'aggressività di Erdogan nel Mediterraneo orientale ha suggerito una fase di dialogo per evitare che quell’aggressività potesse portare a tensioni non più controllabili, in un'area già calda. La Nato stessa ha perseguito l’obiettivo di raffreddare quelle tensioni. Così come era necessaria almeno una revisione e un adeguamento delle intese per il “contenimento” del fenomeno migratorio in particolare dalla Siria, sulle rotte balcaniche ed egea.

La presunta de-escalation, però, è stata condotta unilateralmente dalla Ue, confondendo aggressore con aggredito, parte lesa con parte offesa, con l'unico obiettivo di ridimensionare le tempeste che Erdogan scatena ciclicamente per propaganda interna e per stringere un cappio liberticida su oppositori, minoranze etniche, studenti e donne, in un delirio di protagonismo della Turchia nel Mediterraneo e in Medio Oriente che non trova fondamento né nella sua forza economica né in quella militare. Quel protagonismo è esattamente il punto di crisi della politica estera Ue. Quella sedia mancante ne è la rappresentazione. Continuare a confinare il Mediterraneo nell’angusta strettoia del fenomeno migratorio che, inutile nasconderselo, è per varie ragioni l'unica ossessione delle cancellerie europee, dimostra il fallimento della Ue, come potenza globale e, ancora più gravemente, persino come potenza regionale. E questo non è l'unico punto, né il principale.

Europeismo e atlantismo, quante volte ne sentiamo parlare? Nel corso della seconda metà del secolo scorso, pur tra non poche contraddizioni, questi due concetti, queste due coordinate geopolitiche, sono servite a indicare una scelta di fondo inequivocabile: lo sviluppo della democrazia e dei diritti umani e politici nella storia dell'umanità. La stessa ragione fondativa dell’Europa comunitaria non può che essere ricercata in questo spirito. Perché se la democrazia non si esporta, non può nemmeno essere merce di scambio di interessi particolari. E io continuo a pensare, per intenderci, che fermare i migranti alle frontiere non valga un solo minuto di galera di un oppositore a un regime.

Insomma, nessuna offesa può essere più subita. Né per odio, né per paura. Se europeismo significa ancora qualcosa, oggi, la sedia da occupare è quella lasciata libera nel Mediterraneo dalle nostre stesse paure e dalla nostra mancanza di visione.



 

Conferenza stampa del Ministro del Turismo Massimo Garavaglia alla stampa estera invitato e intervistato per noi dalla mia amica e collega Julia Sandra Virsta, le domande sono state fatte tramite i nostri canali telematici..

Il Ministro rispondendo alle varie domande dei Colleghi ha sottolineato :  Vogliamo portare avanti un intervento di prospettiva dell'estate. Andrei per gradi ed il primo intervento è la programmazione. I nostri competitor si stanno già organizzando e per questo abbiamo portato avanti a livello europeo il discorso sul pass vaccinale, che vogliamo chiamare lasciapassare perché non dà diritto a spostarsi solo a chi è stato vaccinato, ma anche a chi è stato malato di Covid o ha un tampone negativo. E' uno strumento che va realizzato a livello europeo per evitare divari competitivi".  

In sintesi il Ministro ha risposto alle nostre domande : la programmazione «è fondamentale» e «nel giro di qualche giorno saremo in grado di dare delle date certe». ha detto il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. Le date sono chiaramente condizionate dalla pandemia. «L'anno scorso mi ricordo abbiamo aperto a metà maggio e non vedo motivi per cui non sia la stessa cosa quest'anno», ha aggiunto l'esponente leghista, sicuro che il settore sarà tra «il primo a ripartire». Il turismo inoltre «assorbirà manodopera che nel frattempo sta perdendo lavoro nel breve periodo da altri settori», già da quest'estate «avremo la possibilità di assorbire oggi maestranze che sono in cassa integrazione».

Le altre condizioni sono: «Se sei stato malato di covid e hai gli anticorpi oppure la terza condizione, la più semplice, se hai un tampone negativo comunque puoi girare. Per questo è importante che venga fatto livello europeo per evitare che ci siano vantaggi competitivi a vantaggio di uno Stato e a scapito di un altro».

“E’ fondamentale dare date certe, perché ogni giorno che passa perdiamo potenziali clienti. Penso che nel giro di qualche giorno saremo in grado di dare date certe”, ha continuato il ministro del Turismo Massimo Garavaglia che non nasconde che saranno i dati epidemiologici a determinare gli scenari futuri, ma chiede fin da subito una road map per consentire agli operatori di organizzarsi. “Quando riapriranno gli alberghi? E’ la domanda delle domande, quella che abbiamo fatto nell'ultimo consiglio dei ministri – fa sapere -. Ci è stata data ampia rassicurazione che è intenzione del governo arrivare a una programmazione per l’estate”.

Il ministro rispondendo alla domanda di un collega non ha indicato certezza o una data sulla ripartenza, ma ricorda che “l’anno scorso abbiamo aperto a metà maggio, non vedo perché non possa essere così anche quest’anno”. In un altro passaggio della conferenza stampa, ipotizza anche un’altra data per una ripartenza complessiva del Paese e la ripresa del turismo estero. “Non sono in grado di dare una risposta certa sulle date – ammette -, però in Francia Macron dice che il 14 luglio apriranno tutto, noi abbiamo il 2 giugno come festa nazionale e speriamo che sia la data giusta”.

L'obiettivo è arrivare una programmazione a livello europeo continua il Ministro il 4 maggio si incontreranno i ministri del G20, sia per implementare definitivamente il pass vaccinale, sia per ragionare sulla creazione a livello europeo di fondi per il settore. “I nostri competitor – afferma Garavaglia – si stanno già organizzando e per questo abbiamo portato avanti a livello europeo il discorso sul pass vaccinale, che vogliamo chiamare lasciapassare perché non dà diritto a spostarsi solo a chi è stato vaccinato, ma anche a chi è stato malato di Covid o ha un tampone negativo. E’ uno strumento che va realizzato a livello europeo per evitare divari competitivi”.

Si intravede qualche timido segnale di ripresa delle prenotazioni estere in Italia, ma è prevedibile che la prossima a farla da padrone sarà il turismo interno. Tra le idee alle quali si sta ragionando anche la creazione di aree Covid free nelle piccole isole, vaccinando tutti gli abitanti. “Nel turismo esistono protocolli che consentono di operare in sicurezza – spiega il ministro -. Penso alle crociere, ma anche gli alberghi sono disponibili ad attuarli, o i bus turistici. Ho sentito questo pomeriggio il ministro Giovannini. C'è un tavolo comune Trasporti-Turismo-Salute per garantire la safe mobility a prescindere dal piano di vaccinazione che ha i suoi tempi”.

La priorità – ricorda il ministro – è garantire la copertura vaccinale agli anziani e ai fragili, solo dopo potranno essere coinvolti gli operatori del turismo. Al momento la priorità resta, comunque, garantire ristori alle attività ferme.

“Ci sono più di 500 milioni a disposizione del neo istituito ministero del Turismo da distribuire – sottolinea Garavaglia -. Proprio oggi abbiamo fatto partire la seconda tranche delle risorse per i tour operator e le agenzie di viaggi. Ci sono da distribuire 228 milioni – ha proseguito -. Oltre a queste risorse abbiamo 350 milioni per le fiere e i congressi, a cui si aggiungono da distribuire altri 100 milioni stanziati con il dl Sostegni”.

L'industria del turismo è una voce fondamentale dell’economia italiana ed il settore più colpito dalla pandemia, valendo, secondo il ministro Garavaglia, almeno il 15% del PIL ed, in prospettiva, il 20%.

“L’anno scorso mi ricordo che si è aperto a metà maggio e non vedo motivi per cui non avvenga la stessa cosa quest’anno”, ha aggiunto, certo che il settore sarà tra “il primo a ripartire”. Il turismo inoltre “assorbirà manodopera che nel frattempo sta perdendo lavoro nel breve periodo da altri settori”, e già da questa estate “avremo la possibilità di assorbire oggi maestranze che sono in cassa integrazione”. Una data certa dunque non c’è, ma intanto una ripresa del turismo si può iniziare a programmare.

La speranza del ministro Garavaglia è quella di far ripartire il settore, magari il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica. “Ci è stata fornita nel Consiglio dei Ministri ampia rassicurazione che è intenzione del governo arrivare a una programmazione per l’estate.”, ha ribadito, rispondendo a chi gli chiedeva sulla riapertura di alberghi e sulla partenza della stagione estiva. Per quanto riguarda il cosiddetto Passaporto Verde, elaborato dall'Unione Europea, Garavaglia ha ricordato che non si tratta di un passaporto vaccinale, ma di un “lasciapassare, perché non è legato al vaccino in quanto tale, quella è solo una delle condizioni”, precisando le altre che sono: “Se si è stati ammalati di Covid e si hanno gli anticorpi oppure la terza condizione, la più semplice, se si è fatto un tampone negativo comunque si può viaggiare. Per questo è importante che venga attuato a livello europeo per evitare che ci siano vantaggi competitivi a vantaggio di uno Stato e a scapito di un altro”. Intanto, secondo il ministro, si ritorna a poter girare in tranquillità ed i numeri li avremo l’anno prossimo.

Per Garavaglia “la situazione è drammatica per gli operatori, ma le potenzialità sono importanti. Intervento immediato è di assegnare le tante risorse disponibili, oltre 500 milioni di euro a bilancio del Ministero del Turismo, di cui è stato appena deciso di assegnare una 2° quota di 228 milioni di euro. Esiste poi aiuto di 900 milioni di euro per gli stagionali, comprese le guide turistiche ed è prevista una regolamentazione corretta di queste categorie, anche in prospettiva, per valorizzarle in maniera strutturale”. Su segnali di aumenti di prenotazioni di turisti esteri per l’estate ha risposto affermativamente: “iniziano ad arrivare segnali positivi che potrebbero aumentare nella 2a parte dell'estate, con l'aumento delle vaccinazioni”.

Interrogato sulla riattivazione di collegamenti aerei Roma-Mosca, e sul ‘turismo vaccinale’ attuato da paesi come la Serbia, ha ricordato le sperimentazioni in atto a Malpensa con voli no covid verso altre mete, ma gli sviluppi in questo campo sono legati anche al mercato ed i tempi sono da definire mentre il turismo vaccinale dipende dall’emergenza ma diventerà fenomeno residuale. La linea guida, per il ministro, è di coniugare sicurezza ed economia e rispetto dei dati. Sulla ripartenza del settore con un’Alitalia malmessa, ha sottolineato che si tratta di un tema antico nonostante il quale il turismo ha sempre funzionato bene, per cui “non ci strappiamo le vesti”.

Sul decalogo per il rilancio delle città d'arte, recentemente promosso da alcune delle stesse, verrà approvato ciò che sarà valutato valido per l'intero paese. Per Garavaglia “ora si promuove l'Italia nel suo complesso”, non singole zone.

Taluni paesi hanno deciso la vaccinazione prioritaria degli operatori turistici e gli è stato chiesto se anche l'Italia abbia progettato qualcosa di analogo. Per il ministro esistono dei protocolli per operare senza rischi  e quindi la bolla di sicurezza è garantita. È stato istituito un tavolo comune Turismo-Trasporti e Salute proprio per coordinare ed attuare le iniziative  in questione.

Sulla riattivazione di flussi turistici di visitatori extra Schengen, Garavaglia si è detto certo che alla fine gli accordi bilaterali, estendendosi, varranno per tutti.

Sulle tematiche con cui l'Italia intende impegnarsi per contrastare la concorrenza estera, ha affermato che il rinato ministero del Turismo, che coordina e promuove le iniziative, è già uno strumento che segna un passo avanti decisivo. Alla domanda su cosa faccia il Governo per supportare un turismo più sostenibile, Garavaglia ha citato il blocco della navigazione di grandi navi a Venezia, con l'approvazione  di 9 approdi temporanei fuori città, ed altre iniziative come una accelerazione di una ‘rivoluzione digitale’ che faciliti il movimento del turista, oppure la valorizzazione di rete di  rete di ferrovie storiche, o di turismo alternativo.

Ieri il ministro ha firmato gli atti necessari per mettere in pagamento la seconda tranche delle risorse stanziate a sostegno delle agenzie di viaggio e tour operator. Soddisfatte le sigle del settore.
 

A Roma sette manifestanti fermati e almeno due poliziotti feriti. A Milano una delegazione degli ambulanti è arrivata davanti alla prefettura. L'A1 Roma-Napoli nei pressi dello svincolo Caserta Sud è stata bloccata da centinaia di operatori di fiere e mercati. Nel capoluogo partenopeo manifestazione simbolica con numerosi negozi che hanno aperto esponendo slip in vetrina

Un funzionario della Digos e due poliziotti sono rimasti feriti, uno è stato portato via in ambulanza. Alcune delle persone che stavano protestando sono state fermate. Una donna ha accusato un malore ed è stata soccorsa. Nel tardo pomeriggio una delegazione di manifestanti è stata ricevuta alla Camera dal deputato del Pd, Emanuele Fiano.

Sugli scontri davanti a Montecitorio è intervenuta la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, con un comunicato nel quale esprima la sua solidarietà e vicinanza al funzionario e agli agenti rimasti feriti durante la manifestazione. Nello stesso comunicato la ministra sottolinea: «In questo momento le proteste sono alimentate dalla situazione estremamente delicata per il Paese ma è inammissibile qualsiasi comportamento violento nei confronti di chi è impegnato a difendere la legalità e la sicurezza».

Nulla di paragonabile alle manifestazioni scoppiate nel marzo scorso oppure nel pieno della seconda ondata ma le proteste di ristoratori e ambulanti, avvenute in diverse zone d'Italia e culminate con i blocchi in autostrada e i tafferugli davanti Montecitorio, alzano l’allarme nel governo.

Per il Viminale è un segnale da non sottovalutare. Lo scontro che ha portato a due passi dalla sede del Parlamento a sette fermi e al ferimento di due poliziotti spinge le forze politiche a chiedere di evitare che si alzi la tensione e che ci siano delle strumentalizzazioni da parte di estremisti, considerato che in piazza c’erano pure rappresentanti politici come Sgarbi e Paragone ed esponenti di Casapound.

Domani ci sarà una manifestazione nazionale di Confesercenti (“poche risorse, serve un 'decreto imprese'”, la richiesta) con presidi in tutte le regioni. Le legittime esigenze delle categorie tartassate non devono coniugarsi ad una violenza che – dice il titolare del Viminale - “è inammissibile”.

Proseguono da Nord a Sud le proteste di ristoratori, commercianti e ambulanti dopo i tafferugli ieri a Roma davanti al Parlamento. A Torino dietro lo striscione "Siamo tutti necessari" protestano a Santa Rita gli ambulanti di generi non alimentari mentre a Pistoia è stato allestito in piazza Duomo un finto mercato ma senza merce esposta.

Quindici croci di legno in piazza a testimoniare il calvario di altrettante categorie commerciali. La rappresentazione è andata in scena a Napoli, ma non c'entrano i riti pasquali. A protestare sono gli aderenti alla Confesercenti di quindici categorie merceologiche (benzinai, ambulanti, orafi e gioiellieri, moda, esercenti pubblici, imprese balneari, guide turistiche e interpreti, case vacanza e ostelli, parrucchieri ed estetiste, federazione turismo, sindacato delle discoteche tra le altre) riunitisi in centinaia in piazza del Plebiscito, sede della Prefettura, per chiedere la riapertura immediata dei loro esercizi. Tra i più arrabbiati gli ambulanti: "Non capiamo la differenza tra chi vende alimenti e chi no - spiega uno di loro mentre gli altri scandiscono lo slogan "lIbertà, libertà" - . Apriamo tutti da domani, senza distinzioni, non ce la facciamo più. Oppure presentiamoci in massa alla Mostra d'Oltremare per fare i vaccini. E se non ci sono non è certo colpa nostra".

"Il futuro non (si) chiude": è la frase riportata su uno dei manifesti esposti dai titolari delle imprese del terziario aderenti a Confcommercio di Taranto, che questa mattina hanno tenuto un sit-in in sulla Rotonda del Lungomare per protestare contro il protrarsi delle chiusure disposte dai decreti governativi per l'emergenza epidemiologica. I manifestanti hanno testimoniato l'urgenza, condivisa da tutte le categorie associate, di consentire - è stato spiegato - la ripartenza delle attività nel rispetto delle regole e dei protocolli di sicurezza e di prevedere indennizzi e sostegni adeguati alle perdite. Al centro della Rotonda del Lungomare sono stati posizionate buste nere della spazzatura con la scritta "un sacco di debiti" perchè, ha detto uno dei commercianti intervenuti, "in questo anno il governo ci ha dato solo tanta immondizia piuttosto che ristori, assistenza e certezza sulle vaccinazioni. Noi continuiamo ad andare avanti con una protesta civile, tutti con la mascherina, rispettando le distanze di sicurezza. C'è una esasperazione dilagante - ha aggiunto - che speriamo non sfoci in manifestazioni ben più dure. Ce lo auguriamo perchè vorrà dire che il governo sarà intervenuto finalmente con provvedimenti seri per il commercio e per tutte le categorie che sono state dimenticate da Dio". Per questo pomeriggio, dalle 17, è stata annunciata una nuova iniziativa. I commercianti appenderanno simbolicamente un gilet giallo davanti ai propri negozi e faranno sentire, hanno precisato, il loro "grido di dolore".

Protesta degli ambulanti anche in piazza Duomo a Pistoia, dove hanno allestito un finto mercato con i loro furgoni, ma senza merce esposta, per manifestare contro la mancata riapertura dei mercati in zona rossa. "La nostra richiesta è di poter lavorare - ha spiegato Antonio Gualtieri, portavoce degli ambulanti del mercato di Pistoia -, perché i ristori non sono sufficienti e a non tutti arrivano, quindi abbiamo assoluto bisogno di lavorare. Noi oltretutto lavoriamo in sicurezza, perché siamo all'aperto, quindi non si capisce perché dobbiamo rimanere chiusi". Per Gualtieri, "il problema, per quanto riguarda i ristori, è che chi ha cambiato la società o chi è stato fermo in precedenza per altri motivi, non ha ricevuto niente. Io, per esempio, sono uno di quelli: nel 2019 avevo affittato la licenza a mia moglie, nel 2020 me la sono ripresa, quindi ai fini dei ristori sembra che io non abbia avuto redditi nel 2019 e nel 2020 e perciò non ho ottenuto niente". Altro fronte quello delle tasse che non sono state congelate. "Io, come molti altri - conclude Gualtieri -, ho pagato 8mila euro di Inps e poi tutte le altre tasse, che purtroppo non sono state sospese. Soltanto la tassa suolo pubblico qualche comune l'ha sospesa o ha fatto pagare solo uno o due mesi, ma tutto il resto arriva da pagare come prima della pandemia".

In mattinata di protesta degli ambulanti di generi non alimentari nei mercati torinesi contro la prolungata chiusura per le norme anti Covid. Tra le manifestazioni quella organizzata a Santa Rita ha visto la partecipazione anche di numerosi negozianti, compresi quelli di attività aperte. "Siamo tutti necessari", la scritta sullo striscione sventolano dai manifestanti, una sessantina in tutto; "Vogliamo lavorare ", lo slogan ripetuto. "Non possiamo più aspettare". I manifestanti hanno incontrato, sul posto, l'assessore comunale al Commercio, Alberto Sacco. "Ero già qui alle 8 del mattino - ha detto - spero possiate riaprire al più presto possibile. La vostra situazione ci e ben chiara, capisco e spero vivamente che si possa tornare arancione. Abbiamo trasmesso tutti i vostri problemi e le vostre richieste al prefetto affinché venga interessato il Governo". Sacco è stato brevemente interrotto da qualche ambulante che ha urlato "al 28 non ci arriviamo, moriamo prima", poi ha potuto concludere il suo intervento. "I nostri poteri sono limitati, decide Roma", ha aggiunto l'assessore. La protesta, sotto il controllo delle forze dell'ordine, ha parzialmente bloccato corso Orbassano.  La manifestazione è proseguita tutta la mattinata con un corteo nelle vie e piazze del quartiere. Molti i cartelli di solidarietà appesi sulle vetrine dei negozi con il permesso di tenere aperto, dove invece le serrande sono state abbassate. "Dietro ogni negozio chiuso - ha detto uno speaker - c'è una famiglia che non ha più soldi per dare da mangiare ai loro figli. La nostra attività garantisce strade sicure e pulite, noi paghiamo tasse per la scuola, per i trasporti, per le pensioni".

"Siete un esempio, una categoria responsabile che chiede solo di esercitare un diritto: poter lavorare". Così il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, incontrando in piazza Galimberti, nel centro di Cuneo, gli ambulanti di generi non alimentari dei mercati. "E' giusto chiedere prospettive e tempi certi - aggiunge il governatore piemontese -. Piuttosto di moratorie e ristori, sarebbe meglio cancellare un anno di tasse. Incontrerò il premier Mario Draghi e presenterò le vostre istanze".

A Napoli i commercianti sfilano con le croci contro le restrizioni imposte dal governo. A Taranto sit in e gilet gialli per chiedere le riaperture. "Aperture ci saranno, soprattutto da maggio, forse qualcosa già dal 20 di aprile si potrà riaprire", ha detto Gelmini, ministra per gli Affari regionali e le autonomie agli Stati generali del settore Matrimoni ed eventi privati organizzato da Unanime, confederazione che raccoglie le associazioni della filiera.

Oggi potrebbero alzare la voce i presidenti di Regione che incontreranno il governo e il presidente del Consiglio Draghi sul ‘Recovery’. Le proposte dei governatori della Lega puntano ad un via libera a cinema e teatri con il contingentamento, ristoranti aperti a cena dove i dati sono da colore giallo, locali con saracinesca alzata fino alle 18 anche in zona arancione, aumentando la distanza ai tavoli. Ma la linea dell'esecutivo per ora non cambia. Il premier Draghi ancora qualsiasi decisione ai riscontri scientifici, l’ala rigorista è per non abbassare la guardia. Il premier media, la situazione verrà monitorata continuamente ma una svolta sarà possibile solo se i parametri saranno tali da permettere un cambio di passo.

La condanna unanime, accompagnata da un pressing sempre più crescente da una parte per un’accelerazione del varo del dl sostegni e di un nuovo scostamento di bilancio, dall'altra per una programmazione sulle riaperture.    

Sta crescendo – spiega una fonte dell'esecutivo – il fronte di chi vorrebbe per l'ultima settimana di aprile un segnale di ripartenza.

 

 

Fonti Ansa/Agi

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