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Edizione N. 18

31 dicembre 2011

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130 miliardi per la Grecia, ora è salva

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La Grecia avra' altri 130 miliardi di euro di aiuti. Servono piu' di 12 ore di riunioni, bilaterali e accordi separati. Ma all'alba l'Eurogruppo da' il via libera che salva Atene dal fallimento. E di fatto la commissaria con una vigilanza stretta, ''permanente'' della troika Ue-Bce-Fmi. I nuovi 130 miliardi li sborseranno soprattutto gli stati membri dell'Eurozona, che sperano in un ''significativo contributo'' del Fmi. Quanto significativo, la direttrice Christine Lagarde lo decidera' a marzo. Con i 110 miliardi gia' sborsati con il primo programma del 2010, la cifra totale sale a 240 miliardi di 'denaro fresco' e nella somma non c'e' lo 'sconto' che i privati - ovvero le banche creditrici - hanno finito per concordare (pari al 53,5% del valore nominale dei bond nelle loro mani) ne' gli impegni di Bce e Banche centrali nazionali rispettivamente per cedere i profitti dei bond in portafoglio e alleggerire gli interessi sui debiti correnti. Per Mario Draghi ''e' un accordo molto buono''. Per Mario Monti e' la prova che ''l'Europa e' anche in grado di funzionare''. Ma il presidente della Bce ha sottolineato i due aspetti politicamente piu' sensibili: i partiti greci dovranno dare sostegno agli impegni presi stanotte dal primo ministro Lucas Papademos e dal ministro delle Finanze Evangelos Venizelos e la messa in atto del programma dovra essere ''correttamente monitorata''. La troika Ue-Bce-Fmi, che negli ultimi due anni andava a controllare la situazione con missioni ogni tre mesi, sara' ad Atene in permanenza. Di fatto e' una vittoria dei 'falchi' del nordeuropa, che non si fidavano piu' delle promesse della politica greca. La Germania che aveva parlato per prima della necessita' di un 'commissariamento' di Atene, nelle settimane scorse aveva ammorbidito i toni. Ma e' stata l'Olanda a fare la faccia feroce fino all'ultimo, con il ministro De Jager che ha chiesto la troika permanente entrando in riunione e alla fine l'ha ottenuta. Il timore e' che gli impegni presi dal governo Venizelos, sostenuto dai socialisti del Pasok e dai conservatori di Nuova Democrazia, possano venire disattesi dal governo che uscira' dopo le elezioni del prossimo aprile. Ma l'Eurogruppo ha preso le contromisure: l'erogazione del nuovo piano di aiuti avverra' in due anni, fino al 2014. Con tutti i 'se' ed i 'ma' del caso il nuovo accordo ''garantisce che la Grecia restera' nell'euro'', secondo il presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker. Ed i due 'superMario' dell'Eurozona si congratulano per la tenuta. Draghi parla di ''accordo molto buono'' e da' atto, da una parte al governo di Venizelos di essere stato capace di ''garantire le azioni necessarie per ripristinare crescita e stabilita''', dall'altra agli eurogoverni di aver deciso di aiutare la Grecia ''aiutare la Grecia a tornare sul cammino della crescita e della creazione di posti di lavoro''. Monti saluta l'accordo come un ''bel risultato per Grecia ed Eurozona''. ''E per i mercati, speriamo''. Ma l'impennata dell'euro sui mercati asiatici e' il primo segnale positivo nell'alba di Bruxelles.
L'accordo raggiunto in nottata dall'Eurogruppo ''e' un nuovo inizio per la Grecia'': lo ha detto il ministro danese all'Economia Margrethe Vestager, presidente di turno del Consiglio, al suo arrivo alla riunione dell'Ecofin.

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Fiato sospeso per la Grecia

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Aspettare gli annunci reali prima di parlare di 'risultati'": è l'invito alla prudenza del premier greco Lucas Papademos, che a sorpresa é giunto a Bruxelles per incontri in vista della riunione decisiva dell'Eurogruppo di domani. In un messaggio postato su Twitter, Papademos invita "tutti quelli che coprono i colloqui tra la Grecia e le varie parti Ue ad aspettare gli annunci reali di lunedì prima di dare conto di risultati".
Il ministero tedesco dell'Economia avrebbe giudicato "non sufficienti" le riforme varate in Grecia. Lo afferma, secondo quanto riferisce l'agenzia Bloomberg, il Welt am Sonntag, citando un documento interno del ministero. "L'implementazione da parte della Grecia rimane insufficiente", dice il documento. Lo stesso giornale afferma che i ministri delle Finanze Ue vorrebbero ridurre al di sotto del 4% i tassi per i prestiti ad Atene.

I greci sono favorevoli all'Unione europea nonostante il piano di austerità imposto dai creditori, Ue e Fmi. Stando a un sondaggio realizzato dall'istituto Marc e pubblicato dal quotidiano Ethnos, il 75,9% si dice infatti in favore della "prospettiva europea" del loro Paese e non si augurano una uscita dall'euro. Solo il 19,6% delle persone intervistate si è pronunciato per il ritorno alla dracma, moneta nazionale del Paese prima dell'adesione alla zona euro nel 2002. In particolare una su due spera che la Grecia "alla fine resti nella zona euro nel caso in cui riesca il programma di pulizia dell'economia" dettato dall'Ue e dal Fmi, mentre il 39% pensa il contrario. Il 66,5%, inoltre, si augura che il programma riesca, mentre il 60% prevede che "se il programma non fosse stato votato domenica scorsa dal Parlamento, la Grecia avrebbe rischiato di fallire". Un voto che per il 48% dei greci è stato, quindi, "giusto". Quanto ai responsabili della situazione attuale, per quattro greci su cinque sono "i governi greci", mentre il 9,3% punta il dito contro "i mercati e gli speculatori" e il 6% se la prende con "gli europei e il Fmi".

Otto priorità per rilanciare la crescita europea oggi al palo: togliere le barriere al mercato dei servizi, creare un mercato unico del digitale e dell'energia nel giro di due anni, ridurre peso della regolamentazione Ue. Lo indicano nella lettera alla Ue i premier di 11 Paesi tra cui Italia, Gran Bretagna, Olanda. Assenti Francia e Germania

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Corruzione, allarme della Corte dei Conti

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''Illegalità, corruzione e malaffare'' sono fenomeni ancora ''notevolmente presenti nel Paese e le cui dimensioni, presumibilmente, sono di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente alla luce''. Lo afferma il presidente della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario 2012 .
All'inaugurazione sono presenti il capo dello Stato Giorgio Napolitano, i ministri Cancellieri, Severino, Ornaghi, Balduzzi, Giarda. Alla cerimonia partecipano anche il presidente della Corte di Cassazione Lupo, per il Senato il vicepresidente Domenico Nania e per la Camera il vicepresidente Antonio Leone.


L'evasione Iva in Italia è al top in Europa, superata solo dalla Spagna, evidenzia inoltre la Corte dei Conti. ''Analisi accurate condotte per l'imposta sul valore aggiunto -afferma la magistratura contabile- evidenziano per l'Italia un tax gap superiore al 36%, che risulta di gran lunga il più elevato tra i paesi europei con l'eccezione della Spagna, per la quale lo stesso rapporto supera il 36%. Dalle analisi condotte emerge una caduta compliance, sia in Italia che nel resto d'Europa, duante la crisi che ha preceduto quella attuale, e cioè nel 2008 e nei primi mesi del 2009. ''A partire dall'ultimo trimestre 2009 si è registrato un generalizzato fenomeno di recupero di compliance, tuttavia meno accentuata per l'Italia rispetto agli alrti grandi paesi europei'', afferma la Corte dei Conti.


E' dunque ''sempre più necessaria'' la cultura della legalità, che va ''costruita e diffusa'', afferma il procuratore generale aggiunto, Maria Teresa Arganelli. Va inoltre ''approvata e incoraggiata'' la tendenza, già avviata, di valorizzare il ruolo di primaria importanza dell'istituzione di controllo e di tutela della finanza pubblica. Un ruolo, spiega Arganelli, che assume particolare importanza in un momento come quello attuale, in cui ''tutte le istuzioni sono impegnate a conseguire gli obiettivi del risanamento dei conti pubblici, del contenimento della spesa pubblica, del contrasto ai dilaganti fenomeni di corruzione e della diffusa illegalita'''.


''La lotta all'evasione fiscale è sacrosanta - sottolinea poi Giampaolino per il quale ''allo stato degli atti, nel 2013 l'Italia dovrebbe raggiungere il pareggio bilancio'' - ma altrettanto sacrosanta è la lotta allo sperpero''. Secondo i calcoli dellamagistratura contabile, l'evasione fiscale è pari a 100-120 miliardi. Lo scorso anno l'attività si è concentrata soprattutto sul recupero, mentre quest'anno ''qualcosa in più si potrà fare sul lato degli accertamenti. La lotta all'evasione -sottolinea il presidente- deve essere sempre accompagnata dalla lotta allo sperpero di denaro. Quanto viene prelevato ai cittadini deve essere speso oculatamente, e ne deve essere dato conto perché si tratta di denaro prelevato ai cittadini che producono, e quindi hanno tutto il diritto di avere contezza su come viene speso quel danaro''.




La Corte dei Conti dal canto suo sta mettendo a punto delle ''regole di comportamento'' che le amministrazioni pubbliche dovranno rispettare, sottolinea Arganelli secondo la quale gli incarichi e le consulenze, da parte delle pubbliche amministrazioni a soggetti estranei, ''in casi macroscopici sembrano strumentali al perseguimento di obiettivi personalistici cui è estraneo l'interesse pubblico''. ''Degno di nota, comunque, è il fatto che gli uffici di procura vengono a conoscenza di tali vicende sempre più spesso a seguito di specifiche segnalazioni di cittadini, oltre che quale esito delle ispezioni delle strutture della Ragioneri generale dello Stato", sottolinea.


Il presidente Giampaolino afferma poi che il 2011 sarà ricordato per ''la severità della situazione economica e per l'affanno con i quali i governi hanno rincorso i rimedi necessari a fronteggiarla e ad arginare gli effetti più devastanti''.

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