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Venerdì, 24 Febbraio 2017

La sua candidatura era nell'aria da giorni e verrà formalizzata oggi alle 18 in un circolo romano. La decisone di Orlando di candidarsi a segretario del partito va in questa direzione. Renderà il confronto congressuale più vero e articolato. Una necessità per tutti, compreso Renzi. Orlando, pur giovane, ha una lunga esperienza di lavoro nei territori, di direzione politica nazionale, amministrativa e di governo. E' colto, sobrio ma deciso e coraggioso. Sembra a me la persona più adatta per guidare il Pd".

Andrea Orlando che si candida alle primarie del Pd, non certo per fare da terzo incomodo tra Renzi e Emiliano. «Punto a riassorbire la scissione», il suo obiettivo che è quasi un programma. «Si annunciano primarie tra due grillismi, quello di Matteo e quello di Michele, e Orlando tenterà di giocare la carta della razionalità e della politica», spiegano i suoi. E' tutto il vecchio mondo ex diessino, quello che interessa al Guardasigilli  ...Ho deciso di candidarmi perché credo e non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare solo prepotenza»   ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando a margine di una iniziativa a Ostia, confermando così che correrà per la segreteria al prossimo congresso del Pd.                 

Tra le fila del nuovo soggetto che mira a "riaggregare il centrosinistra non-renziano" con un'ispirazione ulivista da sinistra di governo, ci sarà Vasco Errani. L'ex presidente dell'Emilia Romagna, da sempre vicino a Bersani, non smentisce le voci che lo danno in avvicinamento al nuovo soggetto ma rinvia alla sede politica: l'appuntamento in programma sabato a Ravenna nel suo circolo Pd. Sui territori, spiegano gli ex Dem, sono più complicate le scelte: il percorso si annuncia più lungo e laborioso. In Toscana, fanno notare i renziani, seguiranno Enrico Rossi solo uno o due consiglieri regionali. Mentre in Emilia Romagna esce dal Pd Silvia Prodi, nipote del Professore.

Quanto a Errani, da Palazzo Chigi già fanno sapere che non verrà meno perciò alla stima e alla collaborazione quotidiana sul tema della ricostruzione post-terremoto, di cui l'ex presidente regionale è commissario. Così come, affermano da entrambe le parti, continuerà la collaborazione in Parlamento e anche sui territori per le amministrative. Ma da subito, soprattutto al Senato, la dialettica tra Pd e sinistra minaccia di farsi accesa: su temi come scuola e voucher i bersaniani, che con la loro pattuglia compatta di 12 senatori saranno determinanti per la maggioranza, annunciano battaglia. E, liberi dal vincolo di appartenenza al Pd, saranno con la Cgil nella campagna referendaria.

la prossima settimana un'assemblea potrebbe nominare il coordinamento del nuovo soggetto politico della sinistra. Poi a marzo si dovrebbe svolgere un evento pubblico nazionale. Il 'cantiere' dei bersaniani lavora infatti a pieno ritmo per dare da subito un segnale e indicare il percorso sia a quanti sui territori sono tentati dall'uscita dal Pd, sia al pezzo di sinistra, da Pisapia a Vendola, che dall'esterno osserva dove porterà la scissione. Ma la scelta non è facile, tanto che all'indomani dello strappo dal Pd, tra i deputati si registrano dubbi e ripensamenti: Andrea Giorgis, che era accreditato come possibile capogruppo, decide per ora di restare nel Pd. Alla fine, sussurrano i Dem, non saranno più di 15 ad andare via. Solo propaganda, ostentano tranquillità i bersaniani: "Adesioni oltre le aspettative", dice Nico Stumpo.

"Ho deciso di candidarmi perché credo e non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare solo prepotenza". Lo ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando a margine di una iniziativa a Ostia.

"Ho deciso di candidarmi - ha evidenziato - perché credo che ci voglia responsabilità e credo che il Pd debba cambiare profondamente per poter essere utile davvero all'Italia e ai problemi degli italiani, che in questo momento stanno vivendo momenti difficili".

"Dobbiamo avere cinquanta sfumature di Pd, non di rosso. Dentro il Pd ci deve essere anche il rosso, ma noi dobbiamo rifare il Pd che abbiamo sognato dieci anni fa e dobbiamo lavorare per evitare che la politica diventi soltanto risse, conflitti e scontri tra personalità. Ma torni a essere grande e bella occasione di vivere insieme e lavorare per la trasformazione dell’Italia", ha risposto il ministro della Giustizia, pochi minuti dopo l’annuncio della sua candidatura alla segreteria del Pd, a chi gli chiede se nel partito democratico ci siano cinquanta sfumature di rosso.


"Ci saranno tanti con me e vedremo come organizzarci". Il ministro delle Giustizia ha poi spiegato le ragioni della sua candidatura: "Non mi rassegno al fatto che la politica debba diventare solo prepotenza. Sono deciso a vincere, mi candido per vincere. Ho deciso di candidarmi perché credo che ci voglia responsabilità, ho deciso di candidarmi perché credo che il partito democratico debba cambiare profondamente per poter essere utile davvero all’Italia e ai problemi degli italiani, che in questo momento stanno vivendo momenti molto difficili".

Intanto Renzi sta in California studiando il rapporto tra popoli e populisti? Se, da entrambi i lati dell'Oceano, una quota crescente di cittadini ha la sensazione di aver perso il controllo della propria vita e della comunità nella quale vive, la risposta non può essere un'alzata di spalle. I nuovi nazionalisti, loro, una soluzione ce l'hanno: chiudere le frontiere, interrompere gli scambi, rigettare il diverso. Insomma tornare indietro. Mostrare che l'alternativa è la società aperta, inclusiva, tollerante dove non si rinuncia all'identità, alla cultura, alla tradizione ma forti dei propri valori ci si apre al dialogo e al confronto". Cosi' Matteo Renzi sul suo blog raccontando la seconda giornata in California tra un incontro con Tim Cook e una visita a Stanfort. 

"Su questi temi - sostiene Renzi - dovrebbe confrontarsi una forza che vuole ambire a cambiare l'Italia e l'Europa, non certo sulla data di un congresso o sulla simpatia del leader di turno. E di questo parleremo nelle prossime settimane".

Cosi avevano cominciato con la Grecia e abbiamo visto come e andato a finire : L'Italia è di fatto a rischio apertura di tre procedure da parte di Bruxelles: non solo per il debito sui conti del 2017, ma anche su quelli del 2016 e, guardando alle riforme, per gli squilibri macroeconomici eccessivi. E' quanto emerge dai rapporti della Commissione Ue e dalle dichiarazioni dei commissari. Il primo e più evidente rischio è quello di una procedura per debito, che potrebbe scattare a maggio, in base ai conti del 2017. Unico modo per evitarla, misure per lo 0,2% del Pil entro aprile.

Il secondo, come si evince dal rapporto sul debito, è sui conti del 2016, su cui potrebbe essere aperta una procedura ex post se per esempio le cifre provenienti dagli investimenti pubblici si rivelassero inferiori al previsto. Terza possibile procedura, quella per squilibri macroeconomici eccessivi, come ha avvertito il vicepresidente Valdis Dombrovskis, se il Piano nazionale di riforme, che sarà valutato a maggio, non sarà convincente.

Tutte le opzioni sono aperte" riguardo al caso dell'Italia, "inclusa l'apertura nel braccio preventivo di una procedura per squilibri macroeconomici eccessivi", ha affermato il vicepresidente della Commissione sottolineando che l'Italia ha fatto solo "alcuni progressi" rispetto alle raccomandazioni Paese per Paese fattele l'anno scorso

Se il governo non attuerà "in modo credibile" le misure per la correzione dei conti pubblici "di almeno lo 0,2% del pil" entro il mese di aprile, la Commissione considererà non rispettata la regola del debito, ma la decisione di aprire una "procedura per disavanzi eccessivi" sarà presa "in base alle previsioni di primavera 2017" che di solito vengono pubblicate a maggio. E' scritto in una nota della Commissione sull'adozione del 'Rapporto sul debito' adottato dall'esecutivo in base all'art.126.3 del Trattato. E il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan commenta: ' Il rapporto debito/Pil si è "finalmente stabilizzato ma è interesse nazionale ridurlo con un aggiustamento contenuto del percorso di consolidamento".

La Commissione Ue ha preso "nota positiva" delle lettere inviate dal "governo italiano l'1 ed il 7 febbraio" che contengono "una serie di impegni da adottare al più tardi nell'aprile 2017 allo scopo di raggiungere uno sforzo strutturale aggiuntivo di almeno lo 0,2% del Pil nel 2017".Nel rapporto si osserva che al momento l'Italia "è a rischio di non conformità con gli aggiustamenti richiesti dal braccio preventivo" delle regole europee sulla sorveglianza dei bilanci "sia per il 2016 che per il 2017". La Commissione sottolinea poi che "la prima lettera" inviata da Padoan "non forniva i sufficienti dettagli sulle misure effettive che il governo intende adottare da permettere la loro incorporazione nelle previsioni economiche 2017 della Commissione" e che quindi saranno "tenuti in conto non appena gli impegni presi nelle summenzionate lettere saranno messi in atto".

Dalla situazione economica dell'Italia, inoltre, possono crearsi "rischi" anche per gli altri Paesi. "L'alto livello di debito del governo e una dinamica protratta di debole produttività implicano rischi con rilevanza transfrontaliera in prospettiva, in un contesto di alti non-perfomrng loans e disoccupazione".

"L'Italia presenta eccessivi squilibri", si legge a pagina 25 della Comunicazione della Commissione sul progresso delle riforme strutturali nell'Eurozona approvata oggi. Per il nostro Paese sono indicati l'alto debito, la "protratta debolezza nella dinamica della produttività" in un "contesto di alti Npl e disoccupazione". Nel testo sono riconosciute una serie di "riforme positive" ma si osserva che "l'impulso delle riforme è rallentato dalla metà del 2016".

"L'alto debito del governo e la protratta debolezza nelle dinamiche della produttività implicano in prospettiva rischi di rilevanza transfrontaliera, in un contesto di alti non-performing loans e disoccupazione - è scritto nella relazione - Il tasso di debito pubblico è pronto a stabilizzarsi ma non ha ancora un percorso di discesa a causa del peggioramento del deficit primario strutturale ed una sommessa crescita nominale. La competitività resta debole mentre le dinamiche della produttività cono rimaste sommesse, anche a causa della lenta ripresa degli investimenti".

"Lo stock degli Npl ha solo cominciato a stabilizzarsi ed ancora pesa sui profitti delle banche e sulla politiche di prestito, con conseguenze negative sulla crescita futura". "Dopo positive riforme nei processi di bilancio, nel mercato del lavoro, nel settore bancario, nelle procedure per insolvenza, nel sistema giudiziario e nella pubblica amministrazione, lo slancio delle riforme si è indebolito da metà del 2016 e restano lacune in politiche importanti, in particolare per quanto riguarda la concorrenza, la tassazione, la lotta alla corruzione ed il quadro della contrattazione collettiva".

"Già a partire da oggi ci sarebbe da aprire una procedura per debito eccessivo, ma torneremo sulla questione ad aprile, dopo aver verificato il rispetto degli impegni presi" ovvero "misure per lo 0,2", e sulla base delle previsioni economiche di primavera". Così il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, che ha precisato che dai conti dell'Italia la Commissione ha già "pienamente scontato la crisi dei rifugiati e il terremoto". "C'è un dialogo costruttivo con le autorità italiane", ha aggiunto.

Se si bloccano le riforme in Italia, il Pil dell' eurozona rischia una contrazione. Nel capitolo dedicato alla 'Ricadute sulla zona euro' del "Rapporto paese" della Commissione è indicato che "l'elevato debito pubblico" italiano "rimane una fonte di possibili ricadute negative sul resto della zona euro". Ed è specificato che "le simulazioni di modello" le mostrano come "potenzialmente ampie". Nel testo è specificato che "in una simulazione è stato ipotizzato che un temporaneo shock di fiducia colpisca gli investimenti produttivi in Italia riducendo il Pil reale dell'1% nel primo anno e di un ulteriore 0,6% nel secondo anno".

"La causa di questo ipotetico shock della fiducia potrebbe essere un improvviso arresto nell'attuale processo di riforme strutturali, che potrebbe determinare un aumento del premio di rischio pagato dalle imprese italiane sul loro fabbisogno di finanziamento" è scritto, specificando che in quello scenario le ripercussioni negativa sull'insieme dell'Eurozona "dovrebbero essere di circa lo 0,4% nel primo anno e di un ulteriore 0,2% nel secondo anno".

"Serve più lavoro in quest'area" del settore bancario da parte dell'Italia, perché se alcuni progressi sono stati fatti con il fondo per le securitizzazione e Atlante, "è necessario fare di più", ha spiegato Dombrovskis, aggiungendo che sul fronte dei Npl il cui problema "sta venendo affrontato", questo sarà comunque "parte del semestre europeo non solo per l'Italia ma a livello Ue con un approccio coordinato" che verrà affrontato "dall'Ecofin ad aprile".

 "Ho incontrato Padoan lunedì e credo che l'Italia possa rispettare le regole". Così il commissario europeo agli affari economici Moscovici in conferenza stampa. "Il governo italiano si è impegnato per una correzione dello 0,2% per conformarsi al Patto, questo sarà un elemento chiave nella nostra valutazione complessiva. Il dialogo con le autorità italiane continua, non siamo dei fanatici". "Non amiamo la tempesta - ha chiarito Moscovici - il nostro obiettivo è condurre la nave in porto".

Per Moscovici inoltre dall'Italia arrivano anche "segnali incoraggianti" come "l'occupazione in crescita, la dualità del mercato del lavoro in calo, importanti riforme nel settore pubblico, la crescita che è tornata e speriamo possa incrementare". A suo dire non ci si può aspettare che tutto cambi "da un giorno all'altro" ma "non ci devono essere rallentamenti" nello sforzo delle riforme.

 "Nella sua analisi annuale la Commissione Ue apprezza l'ampiezza delle riforme avviate e realizzate dai governi italiani in questi anni". Lo scrive su Twitter il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, sottolineando che "gli effetti delle riforme si vedono: la crescita è tornata, l'occupazione aumenta, il credito funziona meglio. Ma dobbiamo fare di più".

Secondo quanto viene spiegato da fonti europee ai Giornalisti, nel dibattito interno alla Commissione si è tenuto conto delle "valutazioni politiche" sull'opportunità o meno di insistere affinché l'Italia dia subito seguito alle promesse fatte dal ministro Padoan il 2 febbraio in risposta alla richiesta di correzione dello 0,2% del Pil inviata dal vicepresidente Dombrovskis e dal Commissario Moscovici il 17 gennaio. Nel collegio dei Commissari sarebbero infatti emerse valutazioni anche di segno opposto a quello desiderato dall'Italia, sul fatto che dare ulteriore tempo, quando la violazione è considerata "conclamata", potrebbe essere controproducente in altri paesi. In ogni caso a Bruxelles si fa notare che l'Italia ha preso precisi impegni per aprile e quindi finora prevarrebbe la linea di dare fiducia e attendere i provvedimenti che dovranno essere adottati da Roma.

Il rapporto sul debito del 22 febbraio non rischia di essere un passo ulteriore verso la procedura d'infrazione lo ha detto il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan al termine dell'Ecofin. Non è un nuovo passo verso la procedura perché "come è già stato detto pubblicamente l'Italia si è impegnata a fare la correzione di cui abbiamo parlato anche ieri, confermo che si farà e quindi questa è una cosa che toglierà ogni dubbio sulla coerenza dell'Italia con le regole", ha detto Padoan.

Non ci sono, sui mercati, dubbi sulla sostenibilità del debito italiano, ha precisato Padoan rispondendo alle domande dei giornalisti. "Questi dubbi sui mercati non li vedo, sui mercati ci sono dei prezzi, quello dello spread si è alzato da circa un mese anche a seguito dell'effetto Trump che ha numerose implicazioni", ma poi "si è stabilizzato, non sta andando su quindi questo mi dice che sui mercati che funzionano non ci sono dubbi in tal senso", ha concluso il ministro.

Le istituzioni (Bce, Ue, Fmi, Esm) torneranno ad Atene a breve per lavorare ad un pacchetto di riforme addizionale assieme al Governo greco. Lo ha annunciato il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem al termine della riunione dell'Eurogruppo e salutandolo come un "passo positivo". Sebbene non ci sia ancora un "accordo politico" sulla fine del seconda revisione del programma, il ritorno delle istituzioni segnala una "sufficiente fiducia", necessaria "per aiutare l'economia greca", ha detto il presidente. Dijsselbloem ha anche spiegato che i tempi non sono stretti: "Non c'è un problema di liquidità nel breve termine, ma tutti sentiamo l'urgenza (di concludere la seconda revisione, ndr) per una questione di fiducia, se vogliamo che eco torni a svilupparsi serve fiducia, per questo la revisione va conclusa il prima possibile".

Per il capo dell'Esm, Klaus Regling, Atene potrebbe aver bisogno di meno risorse di quante ne preveda il terzo pacchetto di aiuti. "La metà del programma di salvataggio è alle spalle. Abbiamo pagato 32 miliardi. Per la fine del piano nel 2018 pagheremo meno degli 86 miliardi concordati".

Scrive il direttore del Mondo Greco Francesco De Palo sul suo Giornale : Nuove tasse e misure draconiane per il biennio 2018-2019. In sostanza l'Eurogruppo di ieri porta in dote altri interventi difficili per la Grecia zavorrata già da tre memorandum in sei anni. Il governo Syriza avrebbe accettato di legiferare in anticipo le misure supplementari in aggiunta a quelle previste per la seconda valutazione.

Atene e Bruxelles hanno scelto di parlare di "riforme" anziché di "misure di austerità": ma la sostanza non cambia di una virgola.

Il premier Tsipras, trapela, dirà ai suoi elettori che per ogni nuova tassa di 1 euro ci sarà 1 euro sollievo, ma non parla apertamente di pensioni e altri tagli alla voce sanità e welfare, anche se nei fatti è lì che la mannaia si abbatterà. Come confermato dallo stesso Presidente dell'Eurogruppo, Ntaijselmploum, il nuovo accordo relativo alle riforme includerà anche una fetta di esentati da imposte, alcune fasce di pensioni, e il riequilibrio con il partner Fmi.

Non è dato sapere se la soglia esentasse scenderà al di sotto degli attuali 8.636 euro, ma è chiaro che Berlino punta a raschiare ulteriormente il fondo del barile e al momento nessuno da Atene sembra sia in grado di impedirglielo. Sul piatto da offrire ai commensali della troika anche la riduzione della no tax zone, eliminando alcune agevolazioni fiscali come, ad esempio, spese mediche, indennità.

Senza dimenticare l'abolizione delle contestazione personali nelle principali pensioni, su cui si dibatte molto nel paese, con un altro 20% di tagli agli assegni entro il 2019. In cambio il governo porterà avanti la riduzione dell'ENFIA (l'Imu greca) con un mini sollievo fiscale delle imprese e la riduzione dell'Iva.

C'è da restituire la tranche da 7 miliardi il prossimo luglio, per cui le modalità andate in scena negli ultimi anni si ripetono: altre misure per tamponare obiettivi irraggiungibili, instabilità sociale e quindi politica, e promesse elettorali disattese. La riforma sulle frequenze tv è stata bocciata, la questione relativa alla tassazione di armatori e oligarchi è uscita dall'agenda, di lista Lagarde non si parla più.

Gennaio 2017 ha fatto segnare la peggiore performance degli ultimi 16 anni per quanto riguarda il numero di posti di lavoro.

Gennaio, vero e proprio mese nero per l'occupazione ellenica. Quasi 30mila sono i posti di lavoro persi nei settori della vendita al dettaglio, nella ristorazione, nel comparto alberghiero, con aumento di 17.000 disoccupati, di cui il 53.87% sono disoccupati di lunga durata.

In particolare, il saldo assunzioni-licenziamenti è stato negativo per 29.817 posti di lavoro, secondo i dati ufficiali. Il Dipartimento del Lavoro si difende: da sempre il mese di gennaio presenta un saldo negativo a partire dal 2001 fino ad oggi. Ma ciò non aiuta a ingoiare la pillola, anche per il peculiare meccanismo che aggancia i senza lavoro alla sfera dei diritti sociali.

I disoccupati in Grecia sono automaticamente esclusi dalla previdenza sociale, ad oggi se ne contano un quarto della popolazione complessiva, con punta drammatiche fra gli under 30 dove i numeri dei senza lavoro sono strutturalmente preoccupanti.

Pd alle resa dei conti. Tira dritto Matteo Renzi che non parteciperà alla direzione Dem di oggi alle 15. Intanto Michele Emiliano fa sapere che resterà nel partito

Sono angosciato", dice Romano Prodi, in un colloquio in apertura di prima pagina di Repubblica: "nella patologia umana c'è anche il suicidio". Tale è, secondo l'ex premier, la scissione del Pd.

Anche se Prodi non dichiara la sua posizione, afferma di non stare con le mani in mano. Spiega: "Faccio decine di telefonate, certo non sono indifferente alla scissione. Colloqui privati, tali rimangono". "Pensa che io mi rassegni? Non esiste - aggiunge -. Semmai, mi intristisco. E se è vera la crisi di sistema che abbiamo descritto, va affrontata, combattuta, sconfitta. Io non mi rassegno affatto".

"La soluzione, per poi rimettersi insieme, non può certo essere la frammentazione", conclude Prodi.

il governatore pugliese parteciperà oggi alla direzione sulle regole al Nazareno. E sfiderà Matteo Renzi al congresso. Una scelta criticata dai bersaniani che, invece, sono ormai fuori dal partito. Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza e i parlamentari della loro area non cambiano idea: non parteciperanno alla direzione di oggi e al congresso del Pd, di cui non condividono le modalità. Di fatto, a quanto si apprende, sono così fuori dal partito e dissentono dalla scelta di Michele Emiliano di sfidare Renzi alle primarie. È una scelta personale, sottolineano.

L'orientamento è quello di condurre la battaglia nel partito. Non si possono fare favori a Renzi, ha spiegato Michele Emiliano ad alcuni parlamentari. C'è irritazione da parte della minoranza democratica per l'atteggiamento del governatore pugliese, ma - sottolinea un bersaniano - è già messo in conto la possibilità di un suo smarcamento dalla linea scissionista.

"Non abbiamo mai detto che Renzi e la Boschi sono quelli che dicevano che se avessero perso il referendum costituzionale avrebbero lasciato la politica e invece sono ancora qui. E oggi trovo surreale che il problema sarebbe Michele Emiliano che avrebbe moderato i toni? Emiliano avendo a cuore le sorti del PD, ricevendo centinaia di migliaia di mail e messaggi di militanti, sta provando fino all'ultimo istante a salvare il Pd. Con non poca sofferenza sta cercando da giorni di mediare con una persona che non ha mai voluto mediare e che, invece di partecipare all'ultima direzione dice di partire per gli USA, perdendo un'altra occasione di confronto nel partito", ha dichiarato Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, in diretta a L'Aria che tira, su La7 e difendendo Emiliano dalle accusa di incoerenza.

La minoranza dem invece ha confermato la decisione di non partecipare alla Direzione e al congresso Pd dopo la scelta di Michele Emiliano di restare nel partito. 

"Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Non può, non deve finire così", scrive su Facebook Enrico Letta, rompendo un lungo silenzio sulle questioni del partito. Non cita Renzi, ma appare chiaro che si riferisce a lui quando invoca che "generosità e ragionevolezza" prevalgano su "logiche di potere". Perché ricorda che proprio tre anni fa fu costretto a lasciare Palazzo Chigi con "sgomento solitario": "Oggi sento la stessa angoscia collettiva di tanti che si sentono traditi e sperano che non sia vero. Mai avrei pensato 3 anni dopo a una simile parabola".

Un atto di accusa che la maggioranza Pd respinge: "Caro Letta, il Pd non finisce certo qui. La nostra storia è più importante dei nostri leader", scrive su Twitter Matteo Ricci.

Per Renzi però la partita è chiusa: le primarie, afferma Guerini, saranno "ad aprile". Il segretario vorrebbe il 9 aprile ma se Orlando e Franceschini lo chiederanno si potrebbe arrivare al 7 maggio, non oltre, per chiudere presto la discussione interna e fare la campagna per le amministrative. E il governo? La finestra del voto a giugno è di fatto chiusa e Renzi ha ribadito sostegno a Gentiloni. Ma certo, osservano i renziani, se dopo la scissione la sinistra si mettesse di traverso in Parlamento potrebbe assumersi la responsabilità di far cadere il governo: la linea dell'esecutivo non si farà condizionare dagli 'scissionisti', affermano, se servirà sui singoli provvedimenti sarà messa la fiducia. 

"Personalmente ho giurato a me stesso che non sarò mai il leader di qualche caminetto - ha ribadito - messo lì da un accordo tra correnti: si vince prendendo i voti, non mettendo i veti. Per settimane intere gli amici della minoranza mi hanno chiesto di anticipare il congresso, con petizioni online e raccolte firme, arrivando persino al punto di minacciare "le carte bollate". Quando finalmente abbiamo accolto questa proposta, ci è stata fatta una richiesta inaccettabile: si sarebbe evitata la scissione se solo io avessi rinunciato a candidarmi. Penso che la minoranza abbia il diritto di sconfiggermi, non di eliminarmi". "E se è vero che la parola scissione è una delle più brutte del vocabolario politico, ancora più brutta è la parola ricatto", conclude.

Se qualcuno vuole lasciare la nostra comunità - è il messaggio del segretario dimissionario - questa scelta ci addolora, ma la nostra parola d'ordine rimane quella: venite, non andatevene. Tuttavia è bene essere chiari: non possiamo bloccare ancora la discussione del partito e soprattutto del Paese. È tempo di rimettersi in cammino". "Mentre gli organismi statutari decidono le regole del Congresso, io sono in partenza per qualche giorno per gli Stati Uniti. Vi racconterò sul blog.matteorenzi.it il mio diario di bordo dalla California dove incontreremo alcune realtà molto interessanti. Priorità: imparare da chi è più bravo come creare occupazione, lavoro, crescita nel mondo che cambia, nel mondo del digitale, nel mondo dell'innovazione".

Intanto,la Commissione europea domani darà tempo all'Italia fino alla fine di aprile per prendere i provvedimenti legislativi per la correzione dello 0,2% del Pil. Ma se non sarà rispettato questo termine, il Collegio dei commissari è pronto ad aprire la procedura di infrazione per deficit eccessivo nella prima riunione di maggio.

 

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