Il professor Antonio Malfi spiega la Liturgia

Il Professor Antonio Malfi, docente di “Storia e Teologia della Liturgia” all’Istituto Superiore di Scienze Religiose San Giuseppe Moscati di Benevento, durante il suo corso ha sviluppato importanti tematiche di questa disciplina teologica che studia il culto cristiano come partecipazione all'opera di Cristo.
Analizzando l'evoluzione dei riti e il significato profondo dei segni sensibili ponendo al centro la partecipazione del fedele per vivere il mistero pasquale di salvezza e, in riferimento a che cosa sia la “Liturgia” spiega: “Tre sono gli aspetti fondamentali della liturgia rinnovata che ci porteranno a capire qual è la essenza stessa della liturgia: quello biblico-teologico, quello rituale e quello pastorale. Per quanto riguarda la dimensione biblico-teologica, la visione della liturgia ereditata, soprattutto a partire dal I millennio, aveva due connotazioni chiare: una di tipo esteriore (insieme di cerimonie) e una di carattere giuridico (complesso di norme fissate dalla gerarchia per esercitare il culto). Come dice Papa S. Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica “Spiritus et Sponsa: “La liturgia viene collocata dai padri conciliari nell’orizzonte della storia della salvezza, il cui fine è la redenzione umana e la perfetta glorificazione di Dio. La redenzione ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine dell’Antico Testamento ed è stata portata a compimento da Cristo Signore, specialmente per mezzo del mistero pasquale della sua beata passione, risurrezione dalla morte e gloriosa ascensione”. La Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen Gentium al capitolo 9 rileva che “Il Dio della rivelazione biblica non è il Dio dei Filosofi, ma il Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe e soprattutto il Dio di Gesù Cristo, e che pur Totalmente Altro dagli uomini, cioè trascendente, è entrato nella storia umana. In essa non solo si è fatto conoscere ma si è reso presente ed operante, per invitare gli uomini alla comunione con sé, chiamandoli alla vita attraverso l’alleanza dell’amore. Con tutti quelli che poi, con la fede accolgono la sua proposta, costituisce un popolo, una comunità, che lo riconosca nella verità e fedelmente lo serva”. Così dice infatti la Sacrosanctum Concilium al numero 5: “ Dio, il quale «vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verità» (1 Tm 2,4), «dopo avere a più riprese e in più modi parlato un tempo ai padri per mezzo dei profeti» (Eb 1,1), quando venne la pienezza dei tempi, mandò il suo Figlio, Verbo fatto carne, unto dallo Spirito Santo, ad annunziare la buona novella ai poveri, a risanare i cuori affranti [8], « medico di carne e di spirito » [9], mediatore tra Dio e gli uomini [10]. Infatti la sua umanità, nell'unità della persona del Verbo, fu strumento della nostra salvezza. Per questo motivo in Cristo «avvenne la nostra perfetta riconciliazione con Dio ormai placato e ci fu data la pienezza del culto divino» Eccoci allora ad una puntualizzazione di ciò che è la liturgia nella Sacrosanctum Concilium: costituisce l’oggi della salvezza ed è memoriale. La liturgia è, allora, l’insieme delle parole e dei gesti con cui la Chiesa, popolo sacerdotale convocato in ogni assemblea liturgica, fa memoria e rende presente, specie nei sacramenti e in modo particolare in quello dell’eucarestia, ciò che Egli ha fatto nella sua vita terrena per dare gloria al Padre e donare all’uomo la salvezza (parole ed insegnamento). Per quanto concerne la dimensione rituale, il celebrare significa agire in assemblea: il soggetto dell’agire è la Chiesa e la modalità dell’agire è quella dell’assemblea. Il dinamismo della liturgia viene espresso in tre punti: l’incontro – raduno che è l’elemento fondamentale sul piano valoriale; il dialogo che è l’aspetto che qualifica la celebrazione; i segni rituali, diversi l’uno dall’altro, in riferimento al mistero di Cristo che viene celebrato. Per quanto riguarda la dimensione pastorale, si tratta di portare il popolo alla liturgia e la liturgia al popolo. La liturgia si era ridotta a cerimonie a cui i fedeli assistevano come muti ed estranei spettatori per due ragioni: la lingua e la rottura tra parole e gesti. Per una liturgia che diviene l’oggi della salvezza nel tempo, la Costituzione ci dice che vi è bisogno di partecipare: la Sacrosanctum Concilium al numero 14 :” è ardente desiderio della Madre Chiesa che tutti i fedeli vengano formati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della liturgia e alla quale il popolo cristiano, stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, ha diritto e dovere in forza del battesimo”. E’ inoltre fondamentale la ministerialità ecclesiale: ognuno è chiamato a svolgere la propria parte e ci deve essere il corretto e armonioso esercizio della propria azione. Ogni competenza necessita di formazione e non può esaurirsi nell’azione liturgica. Al numero 49 ,negli “Orientamenti pastorali” dei vescovi italiani, si afferma: “serve una liturgia seria, bella e semplice, che sia veicolo del mistero rimanendo al tempo stesso intellegibile, capace di narrare la perenne alleanza di Dio con gli uomini”.



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