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Martedì, 31 Marzo 2020

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Da febbraio a settembre 2020 la città di Roma ospiterà un progetto espositivo pilota al quale hanno aderito 86 artisti che si alterneranno in cinque Musei civici, secondo una rigorosa divisione per ordine alfabetico e con la prospettiva di realizzare una prima rassegna dedicata all’arte presente oggi nella capitale. Un dialogo innovativo che consentirà di apprezzare le scelte artistiche degli autori che hanno la possibilità di interagire con le opere da loro amate e collezionate nelle prestigiose realtà museali capitoline. Ma sarà anche un modo per conoscere e capire i “gusti” e i “piaceri dell’arte” dei singoli artisti attraverso le loro scelte collezionistiche. Collezionare arte del resto è sempre un piacere, il piacere appunto di possedere un’opera per poterla ancor più apprezzare nel tempo, soprattutto se il collezionista è a sua volta un artista “possessore” di opere di altri artisti che in qualche modo hanno influito sul proprio percorso stilistico e di vita.

La mostra “Le altre opere. Artisti che collezionano artisti” è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con Hidalgo, Associazione Culturale per la promozione delle Arti Visive e Dreamingvideo. Progetto e ideazione di Lucilla Catania e Daniela Perego; cura scientifica di Lucilla Catania, Claudio Crescentini, Daniela Perego e Federica Pirani; coordinamento tecnico-scientifico di Arianna Angelelli, Laura Panarese, Ileana Pansino, Roberta Perfetti e Carla Scicchitano. Con il supporto tecnico e organizzativo di: Associazione Culturale TRAl e VOLTE, Artiamo group, Zètema Progetto Cultura.

Si tratta di un confronto diretto fra artisti, stili, linguaggi del XX e XXI secolo, iniziato nel 2018 grazie a un notevole impegno organizzativo e portato a termine nel 2020. 550 opere esposte in 5 musei del sistema Musei Civici: Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, Museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna e Museo Napoleonico.

Prima tappa il Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese, dal 27 febbraio al 29 marzo 2020, con: Ak2deru, Giovanni Albanese, Alessio Ancillai, Sonia Andresano, Paolo Angelosanto, Andrea Aquilanti, Gianni Asdrubali, Ali Assaf, Paolo Assenza, Laura Barbarini, Sara Basta, Angelo Bellobono, Jacopo Benci, Simone Bertugno, Arianna Bonamore, Pino Boresta, Martha Boyden e Aurelio Bulzatti.

A seguire, Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, dal 6 marzo al 19 aprile 2020: Oreste Casalini, Tommaso Cascella, Gea Casolaro, Massimo Catalani, Lucilla Catania, Auro e Celso Ceccobelli, Bruno Ceccobelli e Francesco Cervelli.

Museo di Roma in Trastevere, dal 13 marzo al 19 aprile 2020: Primarosa Cesarini Sforza, Silvia Codignola, Marco Colazzo, Giulia Del Papa, Gianni Dessì, Alberto Di Fabio, Mauro Di Silvestre, Davide Dormino, Stefania Fabrizi, Mariana Ferratto, Emanuela Fiorelli, Ileana Florescu, Stefano Fontebasso De Martino, Ines Fontenla e Pietro Fortuna.
Galleria d’Arte Moderna, dall’8 aprile al 3 giugno 2020: Licia Galizia, Paola Gandolfi, Silvia Giambrone, Luca Grechi, H.H. Lim, Francesco Impellizzeri, Myriam Laplante, Donatella Landi, Giancarlo Limoni, Massimo Livadiotti, Adele Lotito, Serafino Maiorano, Roberta Maola, Gian Maria Mazzei, Vittorio Messina, Daniela Monaci, Matteo Montani, Veronica Montanino, Gianfranco Notargiacomo, Luca Padroni, Claudio Palmieri, Laura Palmieri, Marina Paris, Daniela Perego, Alessandro Piangiamore, Giuseppe Pietroniro, Roberto Pietrosanti, Alfredo Pirri, Gioacchino Pontrelli, Claudia Quintieri, Paolo Radi, Renzogallo, Fiorella Rizzo, Pietro Ruffo e Massimo Ruiu.

Museo Napoleonico, dal 19 giugno al 27 settembre 2020: Guendalina Salini, Giuseppe Salvatori, Sandro Sanna, Vincenzo Scolamiero, Donatella Spaziani, Silvia Stucky, Alberto Timossi, Francesca Tulli, Edith Urban e Fiorenzo Zaffina.

Raccontare la vitalità culturale a Roma nel terzo millennio e indagare le intime relazioni tra gli artisti attraverso le raccolte appassionate delle opere dei colleghi sono le finalità della mostra Le altre opere. Artisti che collezionano artisti, presentata in sei musei civici: Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese, Museo Pietro Canonica, Museo di Roma in Trastevere, Galleria d’Arte Moderna e Museo Napoleonico.

Il progetto espositivo ideato nel 2018 da due artiste, Lucilla Catania e Daniela Perego, si sviluppa da febbraio a settembre 2020 e si presenta come una rassegna sperimentale che coinvolge più di ottanta artisti e più di cinquecento opere, ponendosi l’obiettivo di realizzare una prima ampia riflessione sullo stato dell’arte contemporanea nella Capitale.

Lo slancio innovatore di questo dialogo a molte voci si esprime musealmente nell’accostamento di opere provenienti dalle raccolte private degli stessi artisti, con un anelito passionale legato alle azioni che precedono il dono dell’oggetto estetico e l’ammirazione per il lavoro altrui. Protagoniste di questa grande rassegna sono, quindi, le opere come collezione d’arte autoriale che gli artisti si regalano svelandosi al grande pubblico per far conoscere e capire i loro “gusti” e i “piaceri dell’arte”.

Percorrendo le sale delle mostre si percepiscono storie bellissime di amicizia e ammirazione reciproca e gli artisti, con i loro lavori, rendono omaggio alla Roma dell’arte contemporanea. Il visitatore intraprenderà un viaggio culturale attraverso un doppio registro di lettura: quello sentimentale che lega reciprocamente gli artisti e quello documentario che racconta la vita culturale e la ricerca estetica di Roma contemporanea.

L’esposizione delle collezioni si snoda nelle affascinanti cornici dei musei civici secondo un criterio alfabetico rigoroso. La rassegna si apre al Museo Carlo Bilotti - Aranciera di villa Borghese dove sono ospitati gli artisti/collezionisti i cui nomi vanno dalla "A" alla "B" (Ak2deru, Giovanni Albanese, Alessio Ancillai, Sonia Andresano, Paolo Angelosanto, Andrea Aquilanti, Gianni Asdrubali, Ali Assaf, Paolo Assenza, Laura Barbarini, Sara Basta, Angelo Bellobono, Jacopo Benci, Simone Bertugno, Arianna Bonamore, Pino Boresta, Martha Boyden e Aurelio Bulzatti). Dialogo, legame, incontro, condivisione, relazione, amicizia: queste sono le parole che ricorrono quando si chiede agli artisti di parlare della propria esperienza di collezionisti. Esperienza che, finalizzata alla ricerca di una interazione con il lavoro di colleghi e maestri, si rivela essere un passaggio fondamentale nella costruzione di uno stile di lavoro personale. La mostra permette allora di mettere in comunicazione questo collezionismo, che si realizza soprattutto attraverso lo scambio o il dono, con quello di Carlo Bilotti il quale, moderno mecenate, è stato piuttosto un importante acquirente e committente di opere d’arte.

Ospiti al Museo Pietro Canonica a Villa Borghese, dal 6 marzo al 19 aprile, con il criterio dell’ordine alfabetico scelto da questa rassegna, otto artisti con la “C”: Oreste Casalini, Tommaso Cascella, Gea Casolaro, Massimo Catalani, Lucilla Catania, Auro e Celso Ceccobelli, Bruno Ceccobelli, Francesco Cervelli. Ognuno di loro ci porterà altri artisti della propria collezione privata, dandoci così modo di esplorare altra arte, la più diversa e lontana, guidati dal gusto personale di ciascuno di loro. Conoscere l’arte attraverso le preferenze e gli affetti degli artisti. Come del resto ha fatto lo scultore Pietro Canonica, a cui il museo è dedicato. Egli ha raccolto in questo luogo, oltre alle proprie opere, gli antichi arredi e gli oggetti d’arte collezionati nel corso della sua lunga vita, e soprattutto i dipinti dei pittori dell’Ottocento piemontese, suoi amici o maestri d’accademia, per offrire ai visitatori non solo se stesso e il proprio immaginario artistico, ma anche il suo mondo di riferimento.

Al Museo di Roma in Trastevere da marzo a maggio, le gallerie del primo piano ospitano la selezione di opere degli artisti il cui nome va dalla “C” alla “F”, proseguendo coerentemente con la propria missione di documentare le attività culturali che la complessità della vita urbana propone.

Il laboratorio artistico, dove i protagonisti di diverse generazioni si confrontano e si fondono attraverso le opere esposte, diventa un prezioso spazio, dinamico e attivo che interagisce con il Rione di Trastevere - cuore storico di Roma e voce della contemporaneità internazionale. Gli ospiti con le loro collezioni sono Primarosa Cesarini Sforza, Silvia Codignola, Marco Colazzo, Giulia Del Papa, Gianni Dessì, Alberto Di Fabio, Mauro Di Silvestre, Davide Dormino, Stefania Fabrizi, Mariana Ferratto, Emanuela Fiorelli, Ileana Florescu, Stefano Fontebasso De Martino, Ines Fontenla e Pietro Fortuna.

Alla Galleria d’Arte Moderna, dall’8 aprile al 3 giugno, la selezione di opere riguarda gli artisti dalla lettera “G” alla lettera “R”: Licia Galizia, Paola Gandolfi, Silvia Giambrone, Luca Grechi, H.H Lim, Francesco Impellizzeri, Myriam Laplante, Donatella Landi, Giancarlo Limoni, Massimo Livadiotti, Adele Lotito, Serafino Maiorano, Roberta Maola, Gian Maria Mazzei, Vittorio Messina, Daniela Monaci, Matteo Montani, Veronica Montanino, Gianfranco Notargiacomo, Luca Padroni, Claudio Palmieri, Laura Palmieri, Marina Paris, Daniela Perego, Alessandro Piangiamore, Giuseppe Pietroniro, Roberto Pietrosanti, Alfredo Pirri, Gioacchino Pontrelli, Claudia Quintieri, Paolo Radi, Renzogallo, Fiorella Rizzo, Pietro Ruffo e Massimo Ruiu. Gli spazi del museo fanno da cornice ad un’esposizione intima che disvela al pubblico gli oggetti del cuore collezionati dagli artisti che con le proprie creazioni mostrano una loro personale affezione con essi. Ciò è in linea con la natura espositiva della Galleria sempre volta a creare un suggestivo dialogo di connessioni e contaminazioni tra opere dell’arte moderna e contemporanea, sia proprie che appartenenti a diverse collezioni.

Per finire al Museo Napoleonico, da giugno a settembre, le quattro sale dedicate alle mostre temporanee ospitano la selezione di opere degli artisti il cui nome va dalla “S” alla “Z”, Guendalina Salini, Giuseppe Salvatori, Sandro Sanna, Vincenzo Scolamiero, Donatella Spaziani, Silvia Stucky, Alberto Timossi, Francesca Tulli, Edith Urban, Fiorenzo Zaffina. Il museo coglie questa bella occasione per inserirsi nel palinsesto del contemporaneo romano, prescindendo stavolta dalla tematica precipua della collezione napoleonica, sebbene la riflessione sul rapporto tra creatività, ispirazione e collezionismo ben si adatti all’origine ed alla storia del museo stesso.

É questa un’occasione unica per immergersi in un multiforme caleidoscopio di tecniche, stili, forme e linguaggi, in un viaggio collettivo e condiviso tra passato e presente, tra collezionismo e creatività.

 

A cinquecento anni dalla morte di Raffaello Sanzio, l’Italia rende omaggio al sommo artista del Rinascimento con una grande mostra alle Scuderie del Quirinale che ha aperto al pubblico il 5 marzo. Raffaello morì a Roma ed è a Roma che deve la sua fama universale. È quindi particolarmente significativo che questo tributo nazionale abbia luogo nella città dove l’urbinate espresse a pieno il suo formidabile talento artistico, e dove la sua vita si spense improvvisamente a soli 37 anni di età. Alle Scuderie saranno riuniti per la prima volta più di cento capolavori autografi o comunque riconducibili a ideazione raffaellesca tra dipinti, cartoni, disegni, arazzi, progetti architettonici. A questi saranno affiancate altrettante opere di confronto e di contesto (sculture e altri manufatti antichi, sculture rinascimentali, codici, documenti, preziosi capolavori di arte applicata) per un ammontare complessivo di 204 opere in mostra, 120 dello stesso Raffaello tra dipinti e disegni.
L'esposizione, intitolata RAFFAELLO 1520-1483, visitabile fino al 2 giugno, è il progetto di punta del programma approvato dal Comitato Nazionale, istituito dal Ministro Dario Franceschini e presieduto da Antonio Paolucci, in occasione delle celebrazioni mondiali per il quinto centenario della scomparsa dell’artista rinascimentale, avvenuta il 6 aprile del 1520 a Roma. Un evento unico che mira a restituire, nel quadro dell’attualità europea, il valore universale dell’arte di Raffaello, rimasta per quattro secoli base indiscussa del canone artistico occidentale.
Realizzata dalle Scuderie del Quirinale insieme alle Gallerie degli Uffizi, la mostra è curata da Marzia Faietti e da Matteo Lafranconi con il contributo di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro. Il progetto ha beneficiato della collaborazione con la Galleria Borghese, il Parco Archeologico del Colosseo e i Musei Vaticani, istituzioni che si sono rese generosamente disponibili a costruire un importante coordinamento sinergico con Scuderie del Quirinale e Gallerie degli Uffizi relativamente alle celebrazioni dell’anno raffaellesco a Roma.


La rassegna, di ampiezza mai tentata finora, presenterà capolavori provenienti dalle collezioni dei più importanti musei e collezioni nazionali ed internazionali tra cui: Gallerie Nazionali di Arte Antica, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Museo e Real Bosco di Capodimonte, Galleria Borghese, Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Fondazione Brescia Musei, e poi ancora Musei Vaticani, Louvre, National Gallery di Londra, Museo del Prado, Museo Nacional de Artes decorativas di Madrid, Patrimonio Nacional, National Gallery of Art di Washington, Metropolitan Museum di New York, Albertina di Vienna, British Museum, Royal Collection, Ashmolean Museum di Oxford, Musée des Beaux- Arts di Lille.
Un’occasione irripetibile per vedere riunite nello stesso luogo opere celeberrime e amatissime in tutto il mondo come: la Madonna del Granduca e la Velata delle Gallerie degli Uffizi o la grande pala di Santa Cecilia dalla Pinacoteca di Bologna; opere mai tornate in Italia dal momento della loro esportazione per ragioni collezionistiche come la sublime Madonna Alba dalla National Gallery di Washington, la Madonna della Rosa dal Prado o la Madonna Tempi dalla Alte Pinakothek di Monaco di Baviera; dipinti straordinari e iconici come il Ritratto di Baldassarre Castiglione e l’Autoritratto con amico dal Louvre. Per la prima volta, si potranno ammirare nello stesso luogo i ritratti dei due papi che consentirono a Raffaello di dimostrare il suo immenso potenziale artistico negli anni romani: quello di Giulio II dalla National Gallery di Londra e quello di Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi dagli Uffizi, presentato per la prima volta dopo un accuratissimo restauro, durato tre anni, a cura dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, intervento che ne ha restituito la nettezza luministica e cromatica originale e l’incredibile forza descrittiva dei dettagli.
L’autorevole comitato scientifico presieduto da Sylvia Ferino ha affiancato e approfondito il lavoro del team curatoriale, consentendo un confronto decisivo con l’attualità della ricerca e stimolando un dialogo fruttuoso tra gli studiosi più accreditati del settore come Nicholas Penny (già direttore National Gallery di Londra), Barbara Jatta (direttore Musei Vaticani), Dominique Cordellier (Musée du Louvre), Achim Gnann (Albertina, Vienna), Alessandro Nova (Kunsthistorisches Institut, Firenze), Alessandro Viscogliosi (Sapienza, Università di Roma), Mario Scalini (Direttore regionale Musei dell’Emilia Romagna), Guido Cornini (responsabile scientifico per l’arte dei secoli XV-XVI dei Musei Vaticani). La proficua collaborazione tra tutti questi esperti ha consentito la scelta condivisa di un importantissimo numero di opere di mano di Raffaello: oltre 120, tra dipinti, disegni, arazzi e lettere, per una raccolta di creazioni dell'artista urbinate mai viste in così gran numero tutte insieme. Determinante, in termini di prestiti e di lavoro scientifico svolto, il contributo delle Gallerie degli Uffizi con 49 opere delle quali oltre 30 dello stesso Raffaello. Tra queste una menzione particolare merita il già citato Ritratto di Leone X con i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi, tra le opere più celebri custodite a Firenze ora visibile al grande pubblico dopo un delicato intervento di restauro voluto proprio in occasione del prestito romano, e certamente l’opera più rappresentativa del massimo prestigio delle sue committenze.


Raffaello e Roma
Nella città dei Papi, della Curia, dei committenti pontifici, degli umanisti, degli scienziati e dei letterati, molti dei quali furono suoi amici, Raffaello visse dal 1509 al 1520. Undici anni intensi e prolifici, durante i quali poté esprimere il suo talento in forme nuove e sperimentali che lo consacrarono al pari di Michelangelo il massimo artista del Rinascimento maturo. La mostra, che trae ispirazione dall’oggetto del quinto centenario della morte di Raffaello, presta particolare attenzione al fondamentale periodo romano, pur descrivendo per intero, in chiave monografica, tutta la vasta e articolata produzione creativa dell’urbinate: dalle arti plastiche a quelle decorative, dall’antiquaria all’architettura fino all’urbanistica - Raffaello divenne responsabile della Fabbrica di San Pietro nel 1514 - il percorso espositivo non si limiterà alla presentazione dei soli capolavori della pittura ma si estenderà all’intera attività progettuale dell’artista, con un’ampiezza mai tentata fino ad oggi nelle mostre a lui dedicate.
Condurre gli scavi per riportare alla luce; studiare e conservare le vestigia urbane di Roma antica; sovrintendere il grandioso cantiere della basilica di San Pietro; perfezionare lo studio e il metodo della pittura, amata e richiesta dai più importanti committenti per la sua naturalezza e inarrivabile armonia. Tali, e molti altri, furono i compiti che Raffaello fu chiamato ad assolvere per tutto il periodo romano e fino alla sua improvvisa scomparsa.
Alla sua morte, inaspettata e prematura, grande fu “lo sgomento e la tristezza che quella scomparsa aveva generato nell’animo di tutti ma particolarmente in seno a quella comunità di umanisti che aveva al contempo ispirato e consentito negli anni romani l’esponenziale sviluppo del potenziale progettuale e delle ambizioni culturali di Raffaello” (dal saggio “La morte di Raffaello nelle parole dei contemporanei” di Matteo Lafranconi).
La mostra è articolata secondo una idea originale, che propone un percorso che prende le mosse dal 6 aprile 1520, per ripercorrere a ritroso tutta l’avventura creativa di Raffaello, da Roma a Firenze, da Firenze all’Umbria, fino alle radici urbinati. Un travolgente flash-back che parte da una spettacolare riproduzione a grandezza naturale della monumentale tomba di Raffaello al Pantheon commissionata per l’occasione alla FACTUM FOUNDATION FOR DIGITAL TECHNOLOGY IN CONSERVATION, leader mondiale dei rilievi digitali legati alla conservazione del patrimonio.
Il famoso epitaffio “in latino umanistico che esalta la forza creatrice di Raffaello proprio attraverso la desolazione generata dal suo cessare” (dal saggio “La morte di Raffaello nelle parole dei contemporanei” di M. Lafranconi) ci accompagna in un percorso a ritroso, dichiarato sin dal titolo sul manifesto della mostra con l’inversione delle date, dalla morte verso la grazia e la “leggiadria” di un artista unico.
ILLE. HIC. EST. RAPHAEL. TIMVIT. QVO. SOSPITE. VINCI RERVM MAGNA PARENS ET MORIENTE MORI.
“Qui sta quel Raffaello, mentre era vivo il quale, la Natura temette di essere vinta e, mentre moriva, di morire con lui”.
(dal saggio “La morte di Raffaello nelle parole dei contemporanei” di M. Lafranconi)

Direttore Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt ci dice:
“Mai nella storia è stato possibile ammirare così tanti capolavori dell'urbinate, ora raccolti ed esposti insieme per celebrare la ricorrenza del cinquecentenario della sua morte. Gli amanti dell'arte di tutto il mondo non Gallerie degli Uffizi sono orgogliose di aver co-organizzato questa mostra epocale, inviando da Firenze dipinti e disegni tra i più famosi e celebrati dell'artista, che costituiscono quasi un quarto
Matteo Lafranconi, Direttore Scuderie del Quirinale e Curatore mostra Raffaello:
“L’idea portante che ha ispirato fin dall’inizio le riflessioni di noi curatori è stata quella di lavorare per la costruzione di un degno tributo alla grandezza dell’artista; un tributo capace di restituire almeno per approssimazione la qualità, la varietà, la grazia, la cultura e l’intelligenza del pensiero creativo raffaellesco. In questo spirito di servizio, e pur nella consapevolezza delle difficoltà, abbiamo tentato di mantenere più alte possibili le ambizioni di completezza e spettacolarità del percorso espositivo, nella convinzione che nessuno sforzo fosse indegno di essere tentato per celebrare Raffaello e la sua opera in una ricorrenza così straordinaria”.
La mostra rimarrà aperta fino al 2 giugno.
Collaborazione Uffizi - Scuderie del Quirinale, con sconti sui biglietti:
Per tutta la durata della mostra alle Scuderie del Quirinale, chi acquisterà i biglietti per visitare Uffizi e Palazzo Pitti (valgono anche Passepartout 3 days e Passepartout annuali), avrà diritto al 33% di sconto sul costo dell'ingresso.

Dopo l’esposizione di Ascoli Piceno la mostra Rinascimento Marchigiano, Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma continua il suo tour ed è arrivato a Roma al Complesso Monumentale di San Salvatore in Lauro, sede della storica Fondazione Pio Sodalizio dei Piceni attiva in città fin dal 1600. In mostra 36 opere d’arte tra quelle restaurate a seguito del sisma del 2016, grazie al contributo di Anci Marche e Pio Sodalizio dei Piceni, insieme all’apporto scientifico della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle Marche e alla collaborazione della Regione Marche.
Una mostra itinerante in tre tappe che ha preso il via proprio nella zona del cratere, ad Ascoli Piceno presso il Forte Malatesta, ora continua a Roma presso la sede del Pio Sodalizio dei Piceni e si concluderà nell’estate 2020 a Senigallia, sulla riviera adriatica.
Grazie alla presenza di queste opere nella capitale, sarà possibile ammirare una parte del prezioso patrimonio disseminato nel territorio marchigiano che è stato danneggiato dal terremoto, recuperato, portato a nuova vita e con questa mostra reso di nuovo fruibile.


In mostra 36 opere che “vanno dal ‘400 al ‘700, alcune dall’alto valore devozionale e non storico-artistico ed altre invece dal grande valore storico-artistico”, come spiega il curatore Stefano Papetti. Tra queste crocifissi lignei e vesperbild di ambito tedesco, che ancora oggi si trovavano all’interno delle chiese come oggetti di culto da parte dei fedeli. Non mancano però nomi importanti come Jacobello del Fiore con la serie delle Scene della vita di Santa Lucia provenienti dal Palazzo dei Priori di Fermo, Vittore Crivelli con la Madonna orante, il Bambino e angeli musicanti di Sarnano, Cola dell’Amatrice di cui spicca la Natività con i santi Gerolamo, Francesco, Antonio da Padova e Giacomo della Marca dalla sacrestia della Chiesa di San Francesco ad Ascoli Piceno. E ancora da Roma Giovanni Baglione e Giovanni Serodine che dalla Svizzera seguì nella capitale l’esempio di Caravaggio. Tutti autori di indubbia fama che nelle Marche sono nati o che vi hanno soggiornato e che hanno contribuito a modificare la geografia della Storia dell’Arte.
Gli interventi di restauro sono stati eseguiti da tecnici tutti marchigiani, in collaborazione con l’Università di Camerino e l’Università di Urbino e la direzione scientifica della Soprintendenza, che con innovative analisi diagnostiche hanno valutato lo stato di conservazione di ciascuna opera. Questi interventi non soltanto hanno consentito di porre rimedio ai danni subiti dalle opere, ma hanno permesso di effettuare nuove attribuzioni e di acquisire nuove conoscenze relative alla tecnica pittorica ed ai materiali usati dai pittori, accrescendo le conoscenze che si avevano su questo patrimonio e aprendo la strada a molti studi scientifici. Per dare conto di queste nuove acquisizioni, il catalogo è stato realizzato affiancando alla scheda storico artistica dell’opera la relazione dell’intervento di restauro ed i risultati delle indagini diagnostiche che lo hanno preceduto.


 
La mostra Rinascimento marchigiano. Opere d’arte restaurate dai luoghi del sisma rappresenta un viaggio nella religiosità popolare marchigiana attraverso un affascinante percorso stilistico e iconografico.
L’obiettivo della mostra è anche quello di rendere fruibili le opere restaurate da qui in futuro, come spiega Pierluigi Moriconi della Soprintendenza dei Beni Architettonici delle Marche e curatore di dell’esposizione: “Terminate le mostre, le opere che non potranno essere ricollocate nelle loro sedi originali perché crollate o non ancora restaurate, saranno collocate in 8 depositi e lì saranno sempre a disposizione del pubblico”. La mostra sarà aperta fino il 5 luglio 2020.

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