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Sabato, 31 Ottobre 2020

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“Amo dire che sono un artista di repertorio, come quei cantanti lirici a cui piace interpretare determinate opere perché le cantano meglio. Le immagini sulle quali torno, non si esauriscono mai.”
Manolo Valdés

Manolo Valdés, artista spagnolo di fama internazionale, nasce a Valencia, l’8 marzo 1942 e vive ora tra New-York e Madrid. Torna a Roma dopo ben 25 anni con una ampia mostra personale ospitata nelle sale del Museo di Palazzo Cipolla. Una settantina di opere (provenienti dallo studio dell’artista e da importanti collezioni private) fra quadri e sculture (in legno, marmo, bronzo, alabastro, ottone, acciaio, ferro, ecc.), alcune delle quali di grandi dimensioni, daranno conto del percorso creativo di Valdés dai primi anni ottanta (poco dopo la conclusione dell’esperienza di Equipo Crónica) ad oggi.
Nella ricerca figurativa e ludicamente visionaria di Valdés gli artisti del passato più o meno lontano (da Velazquez a Rubens e Zurbarán, da El Greco a Ribera fino a Léger, Matisse, Lichtenstein, etc.) diventano interlocutori con cui intrattenere un contatto giornaliero.
La mostra “Manolo Valdés. Le forme del Tempo” è stata fortemente voluta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale che la promuove, ed è realizzata da POEMA in collaborazione con la Galleria Contini di Venezia, con il supporto organizzativo di Comediarting e Arthemisia. La rassegna è curata da Gabriele Simongini.

Le parole pronunciate dal Prof. Avv. Emanuele al vernissage, salutano le bellissime opere esposte nelle sale del Palazzo Cipolla:
“Le opere di Valdés, siano esse dipinti o sculture, sono percorse da una forza e una vitalità dirompenti, trasmesse dalla sapiente lavorazione che l’artista fa dei materiali più vari, alcuni persino assemblati e creati da lui stesso, fino a comunicare allo sguardo quasi una sensazione tattile. Del suo lavoro, io personalmente apprezzo, in particolare, proprio l’attitudine ad attingere in maniera del tutto trasparente e naturale al repertorio artistico del passato per riproporlo in chiave contemporanea, a conferma della mia convinzione che l’arte è un fluire ininterrotto, un dialogo costante tra i grandi di ieri e di oggi, e che non da dunque senso racchiuderla in periodi rigidi ed impermeabili tra loro. L’opera di Manolo Valdés è una revisione continua del passato, un mosaico che si compone di centinaia di tessere, una rappresentazione che nasce dall’accumulazione e dall’appropriazione di tante altre immagini saldamente entrate nella nostra cultura visiva, di reminiscenze di tutte le civiltà e di tutti i tempi (dalle icone della pittura spagnola alle sculture equestri, fino ai modelli di epoca rinascimentale, soltanto per fare qualche esempio)”, conclude il Prof. Avv. Emanuele.
La mostra rimarrà aperta fino il 10 gennaio 2021 e avrà aperture straordinarie per le festività natalizie.

Nella Sala del Consiglio del Palazzo Comunale di Todi si è tenuto il preview-stampa della mostra di John R. Pepper “Inhabited Deserts” ed è stato un luogo l'incontro internazionale <<Il confine assente. Conflitti e nuove armonie>>.
Al centro del dibattito, la consapevolezza che solo nel deserto esiste lo spazio transnazionale del dialogo, una specie di terra comune in cui ridurre i conflitti mentre si affrontano crisi finanziarie, epidemie, disastri naturali e tensioni geopolitiche. Se l’umanità avrà un nuovo domani si dovrà ripartire dall’immagine simbolica di un deserto, da una dottrina che ridefinisca il peso del denaro e la sua distribuzione planetaria. Ha moderato il giornalista Duilio Giammaria e hanno preso la parola:
Sheikh Ahmed Mohammed Al-Jebali, sceicco della tribù Jabaleya, tribù responsabile della sicurezza del monastero di Santa Caterina nel Sud-Sinai dal 565 d.C.;
Avner Goran,archeologo di fama mondiale, rappresentante israeliano per la Abraham Path Iniziative;
Giancarlo Esposito, famoso attore e regista americano, quattro nomination agli Emmy Award e una stella sull’ Hollywood Boulevard;
Mehrdad Ghazvinian, noto anche come “Desert Fox” o, anche, “Il Padre del Deserto Iraniano”; Rodney Ford, addetto culturale dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia;
Max Calderan, numero uno degli esploratori dei deserti estremi, detentore di 13 record mondiali; Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale; Gianluca Marziani e Kirill Petrin, curatori della mostra fotografica Inhabited Deserts;
John R. Pepper, fotografo, autore delle foto in mostra.
Giancarlo Esposito ha realizzato per l’incontro internazionale di Todi un’opera ispirata alla “Colomba della Pace” di Pablo Picasso, trasformando l’emblema del pacifismo universale in un energico “uccello del deserto” che lascia cadere dai suoi artigli sulle dune un ramoscello di ulivo, simbolo di pacificazione e invito a porre fine ai conflitti in tante parti del mondo per destinare più risorse a combattere pandemie, crisi economiche e disastri naturali.
Il disegno originale è stato donato al Comune di Todi e, stampato in un numero limitato di copie, regalato al pubblico presente al talk.

RELATORI DELLA CONVERSAZIONE “IL CONFINE ASSENTE”
MAX CALDERAN, esploratore desertico estremo. Dirigente d’azienda e atleta poliedrico detiene 13 record mondiali. Rai Sport ha realizzato il documentario, Beyond the Limits, sulle sue imprese; Al Jazeera World ha prodotto il cortometraggio Son of the Desert sui suoi exploit. Nel 2020 è il primo uomo a percorrere a piedi, in solitario, i 1.100 km del deserto di sabbia più grande del mondo, il Rub’ al-Khali Desert (Empty Quarter), in Arabia Saudita. The Calderan line comparirà sulle mappe e nei libri di storia e geografia.
GIANCARLO ESPOSITO
Susan. È
Blues, School Daze e Malcolm X. Creepshow, Westworld etc.
Breaking Bad. The Cotton Club e Desperately Seeking Do the Right Thing, Mo’ Better Revolution, Better Call Saul, Godfather of Harlem, The Mandalorian,
Sarandon e Gene Hackman...
, attore e regista americano di origini italiane, quattro nomination per gli Emmy
Award, diverse nomination al OBIE e una stella sull’ Hollywood Boulevard, ha recitato accanto a Paul Newman, Susan
Attore cult per la sua magistrale interpretazione di 'Gus' Fring” nella serie
Fece il suo debutto a Broadway, nel 1966, a otto anni
stato diretto da grandi registi come Abel Ferrara, Wayne Wang e da Spike Lee in
.
I suoi primi ruoli al cinema:
Tra serie TV più famose
SHEIKH AHMED MOHAMMED AL-JEBALI, sceicco della tribù Jabaleya, del Sud-Sinai, responsabile della sicurezza del monastero di Santa Caterina dall’anno 565 d.c., un convinto progressista; ha abolito la tradizione di “Sceicco a vita”, ha bandito i matrimoni con ‘mogli bambine’ e le mutilazioni genitali femminili. Ha permesso alle donne di lavorare, prima nelle loro case poi in una azienda appositamente creata nel monastero di Santa Caterina. È cresciuto per 18 anni sotto l'occupazione israeliana giocando con i figli di Avner/Abunar Goran’s.
MEHRDAD GHAZVINIAN, noto anche come “Desert Fox” o, anche, “Il Padre del Deserto Iraniano”, è uno dei più importanti esploratori di deserti nel mondo ed è riconosciuto come il maggior esperto di deserti iraniani e in particolare dello spietato Dasht-E-Lut. Il suo lavoro cartografico viene utilizzato dagli esploratori di tutto il mondo. Ama sciare sulle dune di 600mt del Lut o sorvolarle con paramotore.
AVNER GORAN, archeologo di fama mondiale, con il suo team ha scoperto la civiltà di Nawamis, gli antenati dei beduini, presente nella penisola del Sinai dal 4° millennio a.c., ha studiato l’Arabo ed è stato “adottato” dalle tribù beduine. Dopo 18 anni di occupazione, ha supervisionato il trasferimento in Egitto di tutti i reperti archeologici trovati nel Sinai durante l'occupazione militare israeliana. Vive a Gerusalemme, dove è il rappresentante israeliano per la Abraham Path Initiative, che ha l’obiettivo di unire le persone la cui fede si ispira ai tre principali libri sacri (Bibbia, Tōrāh, Corano).
LA MOSTRA INHABITED DESERTS
Sabato 3 ottobre alle ore 19.00 inaugurazione della mostra fotografica di John R. Pepper "Inhabited Deserts"(Palazzo Comunale di Todi, Sala delle Pietre e Nido dell’Aquila/Torcularium): 53 suggestive immagini stampate in grande formato, nel bianco e nero dei grandi reporter, narrano il lungo viaggio di John R. Pepper (tre anni e 18mla km.) nei più remoti deserti del mondo (Dubai, Egitto, Iran, Israele, Mauritania, Oman, Russia e Stati Uniti). La mostra realizzata dal Comune di Todi con il fondamentale contributo della Fondazione Cultura e Arte, emanazione della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, ed in collaborazione con l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, curata dal critico d’arte russo Kirill Petrin e da Gianluca Marziani, resterà aperta al pubblico fino al 28 novembre 2020, con ingresso libero.
INFORMAZIONI 075.8956227
La mostra Inhabited Desert resterà aperta al pubblico fino a sabato 28 novembre 2020
Museo civico e Pinacoteca di Todi - Piazza del Popolo, 29/30 – Todi (PG) Complesso del “Nido dell’Aquila” – Todi - Via Paolo Rolli, 12 –Todi (PG)
Durata e Orari: Dal 3 ottobre al 28 novembre 2020
Dal martedì alla domenica: 10-13 >> 15 -19 - Lunedì chiuso - Ingresso libero

BIOGRAFIE
JOHN R. PEPPER vive tra Palermo, Parigi e New York. La sua carriera nel mondo della fotografia analogica in bianco e nero inizia all’età di 14 anni con un praticantato a fianco di Ugo Mulas; nello stesso anno pubblica la sua prima fotografia nella rivista Newsweek. Pepper lavora con la LeicaM6 e pellicola “Ilford HP5”, stampando su carta Baritata ai sali d’argento. Le fotografie di John R. Pepper sono presenti in collezioni private e musei nel mondo. La mostra "Inhabited Deserts" arriva a Todi dopo aver debuttato a Parigi e compiuto un ciclo espositivo che ha già toccato Teheran, Tel Aviv, Dubai e San Pietroburgo; nel 2021 la mostra approderà in diverse città d’Europa e Stati Uniti.

GIANLUCA MARZIANI, è il curatore della mostra. Critico d'arte, è stato direttore artistico di Palazzo Collicola Arti Visive a Spoleto dal 2009 al 2019 e curatore del Premio Terna e del premio Celeste. Dal 2010 al 2018 ha curato il programma artistico del Festival dei Due Mondi. Autore di numerose mostre e cataloghi d’arte, ha scritto per La Stampa, Specchio, Panorama, Style e molte altre riviste. Oggi ha una rubrica su Dagospia intitolata "Un Marziani a Roma". Ha curato mostre su Banksy, Obey, Keith Haring e altri fenomeni artistici planetari. È vicino al mondo della Street Culture e ad altre tendenze rilevanti.
KIRILL PETRIN, co-curatore, collezionista, storico d'arte ed esperto internazionale di marketing. La sua collezione della Scuola di Vladimir è unica per qualità e ampiezza. Petrin specialista della pittura russa, racconta la storia della Russia attraverso i pittori e le loro opere. Ha pubblicato più di 400 articoli su artisti internazionali in www.artrussia.org .
È maestro nel condurre il lettore ad affinare la propria abilità a non 'guardare' l'arte ma a 'vedere' l'arte.
Lavora con Pepper su INHABITED DESERTS dal 2015.

Dal 7 ottobre 2020 al 6 gennaio 2021 il Museo di Roma in Trastevere ospita Sulle tracce del crimine. Viaggio nel giallo e nero Rai. La mostra, una grande mostra di Rai Teche che, attraverso immagini dell’archivio Rai, ripercorre la storia di un genere, il giallo e noir investigativo, che parla a tutte le generazioni e comincia con i grandi sceneggiati per arrivare allo streaming video delle più avvincenti serie crime di oggi.

Con il patrocinio del MIBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la mostra è promossa e coprodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da Rai Teche e fa parte di Romarama, il programma culturale di Roma Capitale. L'esposizione nasce da un’idea di Stefano Nespolesi ed è curata da Maria Pia Ammirati e Peppino Ortoleva. E’ realizzata in collaborazione con Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e INA, Institut National de l'Audiovisuel. Progetto grafico a cura di Rai Direzione Creativa. Progetto scenografico a cura di Carlo Canè. Supporto organizzativo Zètema Progetto Cultura. Dopo la tappa capitolina la mostra sarà ospitata a gennaio presso gli spazi espositivi di Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, realizzata in collaborazione con le Civiche Raccolte Storiche - Comune di Milano / Cultura.
L'esposizione è aperta al pubblico nel rispetto delle linee guida formulate dal Comitato Tecnico Scientifico per contenere la diffusione del Covid-19 consentendo, al contempo, lo svolgimento di una normale visita museale.

La mostra multimediale consta di 200 fotografie, in B&N e a colori, tratte da circa 80 programmi televisivi, di 5 installazioni video e alcune postazioni sonore e sarà organizzata secondo un percorso tematico - cronologico.
Lungo sette decenni il pubblico si è appassionato agli enigmi che venivano via via risolti dagli investigatori degli sceneggiati e delle serie RAI: a volte ispirati a figure letterarie, come Maigret, o l’Ingravallo di Gadda, o il commissario Montalbano, altre volte frutto di un’invenzione originale, a cominciare dal tenente Sheridan. Al giallo classico si sono affiancati nuovi sotto-generi, le storie gotiche come le atmosfere ambigue del noir. Il bianco e nero ha lasciato il posto al colore e sono emersi nel tempo nuovi stili, ma ancora oggi molti dei polizieschi più antichi appaiono di straordinaria qualità.

Per giungere ai grandi commissari come Montalbano e Schiavone, due irregolari delle questure televisive, la Rai è partita da lontano. Con gli indimenticabili sceneggiati degli anni ’50 che hanno fondato e fatto crescere il genere giallo e introdotto il noir, attraverso commissari, poliziotti, marescialli e questurini diventati famosi. Già nel 1954 la Rai infatti manda in onda Il processo di Mary Dugan adattamento televisivo da un giallo dell’americano Bayard Veiller. Ancora, la domenica sera l’Italia si fermava estasiata ad ascoltare le melanconiche note di Luigi Tenco che introducevano quel gigante di Gino Cervi, il Maigret preferito dallo stesso Simenon E poi il ghigno ferale di Ubaldo Lay-il tenente Sheridan che inaugura l’hard-boiled all’italiana; e Lauretta Masiero-Laura Storm, il gigionesco Tino Buazzelli-Nero Wolfe fino a Gigi Proietti, il maresciallo Rocca, Luca Zingaretti-il commissario Montalbano, ormai eroe di fama internazionale e il più recente Marco Giallini il vicequestore Rocco Schiavone.
Una carrellata di immagini e personaggi che ripercorre la vicenda dello stesso genere giallo in Tv il cui riscontro ha reso a suo tempo necessaria l’invenzione di nuove formule, soprattutto nel settore degli originali, cioè delle opere scritte apposta per il video.

Così emergono autori quali Biagio Proietti, autore di Ho incontrato un’ombra e di Dov’è Anna? ed ancora il duo D’Agata-Bollini, autori de Il segno del comando che ha turbato le notti di molti italiani. Tra adattamenti, “teleromanzi” e poi con la fiction la Rai, sin dagli esordi, ha inteso coniugare cultura popolare e narrazione televisiva di altissima qualità: i risultati in termini di successo e di ascolti stanno a testimoniarlo ancora oggi. L’allestimento grafico sarà caratterizzato da pannelli artistico-informativi che racconteranno lo “spirito del tempo” attraverso l’esposizione di schede storico-critiche e curiosità sui singoli programmi, riproduzioni tratte dal Radiocorriere, articoli di quotidiani e riviste dell’epoca.

In mostra, a corredo di immagini, filmati e contributi cinematografici, sono esposti anche curiosità e memorabilia, reperti storici ed elementi scenografici realizzati ad hoc, per far rivivere i grandi fasti dei generi giallo e noir, mentre una stanza sarà interamente dedicata alla visione delle sigle televisive dei programmi più popolari.

 

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