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Martedì, 11 Agosto 2020

La Galleria d’Arte Moderna di Roma ospiterà dal 17 settembre al 22 novembre 2020 SHEPARD FAIREY / 3 DECADES OF DISSENT, un progetto espositivo esclusivo curato dallo stesso Shepard Fairey, urban artist tra i più conosciuti al mondo, insieme a Claudio Crescentini, Federica Pirani e Wunderkammern Gallery e contemporaneamente, la 2020 STEN LEX. Rinascita, una mostra a cura degli stessi artisti, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Wunderkammern Gallery, organizzata in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. L’iniziativa fa parte di Romarama, il programma di eventi culturali promosso da Roma Capitale. 


Si tratta di un concept unico e irripetibile, nato appositamente per la Galleria d’Arte Moderna, che presenta un nucleo unitario di trenta recenti opere grafiche inedite (2019) dell’artista con le quali si ripercorrono molti dei suoi temi di dissenso, tra cui la lotta per la pace e contro la violenza razziale, la difesa della dignità umana e di genere, la salvaguardia dell’ambiente. Le opere esposte dialogheranno con importanti opere della collezione d’arte contemporanea della Sovrintendenza Capitolina.

La mostra - che fa parte di Romarama, il programma di eventi culturali promosso da Roma Capitale - è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni culturali e Wunderkammern Gallery, organizzata in collaborazione con Zètema Progetto Cultura ed è accompagnata da un catalogo con testi di Maria Vittoria Marini Clarelli, Claudio Crescentini, Federica Pirani, Arianna Angelelli insieme a Daniela Vasta e Wunderkammern Gallery.

In esposizione una selezione di opere formato medio-grande tra cui stencil poster e stampa su carta con sostegni di ferro, legno e vetro, e un'installazione stencil poster nel chiostro della Galleria.  

Rinascita, rinnovamento e rigenerazione sono solo alcuni dei cardini ideali dello stile innovativo di Sten Lex, pionieri dello stencil poster, che li ha resi gli urban artists italiani più celebri a livello internazionale. La costante sperimentazione, che costituisce il segno della loro arte, ha condotto i due artisti all'invenzione dello “stencil poster”, una tecnica basata sulla combinazione di mezzi toni e stencil, che si ispira alle incisioni classiche e alle stampe odierne, designando come “incisori del nuovo millennio”.

Con una distillata collezione di pastelli omaggia la sua città Franco Polizzi, in una intensa mostra pensata negli spazi antichi del Caffè Letterario Vitaliano Brancati di Scicli, sede dell’omonimo storico Movimento Culturale.

Dal 19 luglio al 31 agosto il celebre pittore siciliano, tra gli artisti del nucleo storico del Gruppo di Scicli, porta in mostra le sue visioni paesaggistiche, reinvenzioni dei luoghi cari, il mare, l’oro della campagna, gli spazi celesti, con opere in massima parte datate 2019-2020, tra le quali un nucleo prezioso di inediti.

E il titolo trae ispirazione proprio dalla originalità e dalla esclusività delle opere, che celebrano le visioni vedute naturali polizziane, con una tecnica, il pastello, particolarmente congeniale all’artista, la cui opera è contrassegnata dall’inscindibile binomio di luce-colore.

Il commento critico e la cura dell’esposizione sono affidati ad Elisa Mandarà, critico col quale Polizzi coltiva da anni un sodalizio ed una complicità di sguardo: “Un vento nuovo soffia freschezza in una silloge inedita di pastelli, che, rispetto al poderoso corpus degli oli, si configurano come lavori di più sciolta esecuzione, d’una impalpabile delicatezza, d’una più evidente freschezza di mano. Notiamo subito come i nuclei poetici cari all’artista, esempio immediato la porta finestra spalancata sulla buganvillea, guadagnino atmosfere nuove e nuove libertà, in una enfatizzazione di quel tratto connotativo dello stile polizziano, che è l’assimilazione della luce al colore”.

Con un cursus espositivo di pregio ininterrotto, dal 1975 a oggi, tra gli autori più significativi del panorama italiano contemporaneo, riconosciuto da nomi critici di primo rilievo, Franco Polizzi conduce il suo lavoro con una fede assoluta nell’arte, in uno stile proprio di grande impatto emozionale e poetico, che ha tesaurizzato la grande tradizione e che è piena affermazione dell’autenticità di ispirazione e dei valori pittorici puri: “Siamo nell’era delle tecnologie e del virtuale, dipingere è un atto eroico”, afferma l’artista, aggiungendo che “la pittura è qualcosa che si fa con le mani, oltre che con la testa e col cuore, la pittura è anche artigianato; essere fedeli al proprio sogno significa non farsi distrarre dalle mode, ovvero da tutto quanto ti può fare apparire la pittura come inadeguata o superata, démodé”.

Sono opere nuove, quelle che potremo ammirare questa estate al Brancati di Scicli, ma che consolidano la riconoscibilità dell’opera di Franco Polizzi: “La fragranza dei pastelli più recenti conferma la straordinaria coerenza del percorso polizziano – continua Elisa Mandarà –, lo specifico storico del suo inconfondibile stile. È anzitutto la natura a suggerire una inesauribile sorgente di immagini, una mai paga fascinazione. L’occhio polizziano figura e trasfigura, ricerca immaginifico le sue finalità, deposita un precipitato di mondo, per come la visione dell’interno struttura e veste il reale, tramite il gesto e il segno della mano. E ciò, in una consapevolezza culturale profonda del passato, che comprende lo sguardo sensibile agli autori che hanno costellato la storia del pastello. Libero al contempo da debiti sostanziali iconografici e formali, il paesaggismo polizziano trascrive le fascinazioni naturali, con sensibilità rapace, finissima, enfatizzante gli stimoli cromatici e luminosi del visibile della terra.”.

Fissata per le 19,30 di domenica 19 luglio, l’inaugurazione si svolgerà in linea con le misure ministeriali in atto per contenere il rischio di contagio da Covid-19. L’esposizione sarà visitabile tutti i giorni feriali, dalle 17,30 alle 20,30.

Le fotografie delle opere sono di Gianni Mania, la veste grafica della mostra di Creattica di Domenico Carbone.

Settimio Severo non è fra gli imperatori romani più ricordati. Eppure, nei vent’anni scarsi in cui fu in carica, dal 193 dopo Cristo alla morte, rivoluzionò la sua carica, trasformando una reggenza per conto del Senato in un comando vero e proprio, fondato sull’investitura militare ricevuta dalle legioni. Originario di Leptis Magna, nell’odierna Libia, mutuò dall’oriente ellenistico la sacralità della propria figura, imponendosi come dominus ma anche come deus.

Dunque non vi è alcun dubbio: un personaggio del genere sarebbe felice di sapere che la sua testa, a distanza di tanti secoli, è quotata ben mezzo milione di dollari.  

È stato il Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale a scoprirlo, individuando negli Stati Uniti d’America il prestigioso reperto archeologico trafugato dall’Italia. La testa in marmo dell’imperatore, risalente al suo periodo, era stata asportata nel corso di una rapina a mano armata commessa nel 1985 presso l’Antiquarium dell’Anfiteatro Campano in Santa Maria Capua Vetere (Caserta), che coincide con l’antica Capua, ove si trova anche un interessante Museo dei Gladiatori.

La scultura era in vendita presso una nota casa d’aste di New York, con una stima tra i 400.000 e i 600.000 dollari. In seguito alla segnalazione e alle inconfutabili evidenze fornite dal Reparto Operativo TPC attraverso il canale Interpol, è stata posta sotto sequestro dall’Autorità Giudiziaria statunitense, il New York County District Attorney’s Office, dove con il capo della Antiquities Trafficking Unit, Matthew Bogdanos, è in vita da molto tempo una proficua collaborazione.

Le attuali restrizioni dovute alla presenza del Coronavirus non consentono di rimpatriare subito il bene, che sarà restituito all’Italia e riportato a casa non appena possibile.

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