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Apre a Rimini una mostra di lavori pittorici di Katundo, alias Vincenzo Leone, pittore e cardiologo, nato a San Marzano di San Giuseppe,Taranto nel 1948, ed impegnato nella città ionica per molti anni ad esercitare la professione presso il Servizio Sanitario Nazionale.

Avendo presto avvertito l’esigenza di portare il suo ausilio in Paesi in cui la organizzazione sanitaria è meno sviluppata ed il bisogno di salute più stringente, è stato promotore di iniziative di cooperazione internazionale, con un sostanziale consenso da parte della Azienda sanitaria presso cui ha operato.

La sua azione si svolge per oltre 20 anni, dalla fine degli anni ’80 fino ai primi del 2000, in Romania, Nicaragua, Somalia, Brasile, Kenia, Ruanda, Bosnia, Albania, El Salvador, Congo, Libano, Siria, Armenia, Georgia, Bulgaria: Paesi tutti in cui le condizioni politiche e sociali richiedevano massima prudenza. La fine degli interventi di cooperazione coincisero con il suo collocamento a riposo e con il suo ritorno alla terra ed alla cultura di origine, riprendendo la sua attività artistica, che aveva rallentato in costanza del suo impegno socio-professionale.

Sin da giovane infatti, aveva avuto molteplici frequentazioni con la scultura in pietra, l’incisione su rame, la pittura murale. Intensifica la pittura di acrilico su tela, ricorrendo in alcuni casi anche al grande formato (2m x 3m), rappresentando il degrado umano ed il dolore che avevano accompagnato le sue esperienze di cooperazione.

Il riaffiorare in questo periodo anche della cultura arbresh che aveva caratterizzato la sua infanzia lo induce a scegliere Katundo (“Il paese”) come suo nome d’arte; intanto,diverse sue opere sono sparse per il mondo perché espressamente commissionate mentre l ricavato della vendita di diverse sue opere è stato reimpiegato in azioni di cooperazione internazionale, verso la quale, pur se non più impegnato fisicamente, l’Artista continua a mostrare una viva partecipazione.

Dopo una mostra realizzata a Taranto nel 2018, si intensificano i contatti con la galleria d’Arte Contemporanea di Palazzo Spina, a Rimini, e si concretizza, a fine 2018, l’idea di una personale. La pandemia incombente costringe, tuttavia, a sospendere la realizzazione della mostra per un periodo molto lungo. Il vernissage, previsto per le ore 18 di sabato 11 settembre, da’ finalmente il via all’evento presso la galleria Augeo, in corso d’Augusto 217 a Rimini, fino alla prima decade di ottobre.

Le opere esposte costituiscono, quasi integralmente, una produzione rinnovata rispetto alla mostra del 2018: nel periodo di obbligato isolamento, infatti, si è rafforzato nell’Artista l’impeto alla produzione pittorica, essendo le motivazioni troppo fori per farlo recedere, ed il suo stile iperrealista, inizialmente timido, è viepiù diventato la cifra che caratterizza la sua espressione e rappresentata al meglio l’oggetto delle sue opere, realizzate prevalentemente in acrilico su tela di medio formato.

La principale causa di sollecitazione nasce dal dolore e dal degrado cui è ridotta la condizione umana, realtà che, per un ‘occidentale benpensante’,  è lontanamente immaginabile (anche se spesso è proprio la "distrazione" di quest'ultimo la causa principale di tale condizione. E a tale ‘distrazione’ Katundo non vuole partecipare…

Successo per l’inaugurazione della mostra dedicata al Cavaliere calabrese Mattia Preti all’interno del Museo Marte di San Pietro a Maida. A segnare il taglio del nastro la presenza di un ricco parterre di amministratori ed esponenti del mondo della cultura che hanno raccontato le difficoltà e le soddisfazioni di operare in questo settore in Calabria e la particolarità dell’esposizione che si protrarrà fino al 25 agosto e che segna anche la riapertura e il cambio di pagina per il museo.

“Comunicare l’arte ed il territorio: ostensione d’arte figurativa tra innovazione e tradizione”, questo il nome del contenitore culturale all’interno del quale è collocata la mostra realizzata grazie ad un finanziamento regionale per interventi di valorizzazione del sistema dei beni culturali, annualità 2019. Due le opere originali dell’artista esposte grazie alla collaborazione con l’amministrazione comunale di Taverna e la Soprintendenza.

I quadri del Cavaliere sono un mezzo per un viaggio all’interno del Rinascimento. Grazie alla preziosa collaborazione dell’Unicram (Camera Regionale Arti e Moda Calabria) rappresentata dal presidente Giuseppe Emilio Bruzzese e al talentuoso lavoro della costumista René Bruzzese è possibile vedere e toccare la riproduzione di abiti e gioielli dell’epoca. Ma non solo. A segnare un ulteriore intreccio con arte e moda è la fotografia grazie al progetto che vede giovani di San Pietro a Maida interpretare donne dell’epoca vestendo gli abiti di un tempo. A completare la rassegna anche l’esposizione di diversi oggetti e armi, dalle armature agli scudi e alle spade. A visitare la mostra anche l’assessore all’Istruzione Sandra Savaglio.

«Il nostro scopo è quello di far rivivere il Rinascimento in chiave calabrese e dare l’opportunità di ammirare le tele di Mattia Preti dateci dal Museo Civico di Taverna. È anche un’occasione per riaprire il museo Marte in un’ottica del tutto rinnovata», ha spiegato il primo cittadino di San Pietro a Maida Domenico Giampà.

A prendere parte all’evento anche l’assessore alla Cultura di San Pietro Loretta Azzarito, quello di Taverna Clementina Amelio, il direttore del museo Marte  Pietro Gullo, il restauratore delle opere di Mattia Preti Giuseppe Mantella e lo storico e archeologo Dario Godano.

 

Ho avuto una intervista telefonica durante il suo viaggio verso Venezia con  Lea Monetti, Pittore, scultore, ritrattista, esperta in tecniche antiche e affresco, Lea Monetti ha seguito i corsi  dell'accademia di Firenze e la “Scuola della Realtà" di Pietro Annigoni. E’ stata poi assistente e restauratrice agli affreschi strappati nello studio di Bruno Saetti.

1) Buongiorno Lea cosa rappresenta per te, la tua ultima creazione la mela ? 

La mela da tempo immemorabile è presente sulla scena ma anche nella mia testa.

Più di trent'anni fa ho realizzato un affresco che rappresenta il paradiso terrestre: c’è l'albero di mele con il serpente, ma Adamo ed Eva sono rivolti verso un angelo con la veste rossa, che si fionda dal cielo porgendo un paniere di mele… e Adamo prende la mela dalle mani dell'angelo.

2) Si ma come ti e venuto questo pensiero di realizzare questo lavoro ?

Il pensiero della mela serpeggia nella mia testa da un po’, dato che le mie ultime esposizioni titolavano “In principio fu Eva“ , “In principio fu Eva … e poi?” E gli argomenti dei giornalisti: “Innocente o colpevole la Eva di Lea Monetti? Eva è innocente!” Alla fine mi sono resa conto che il punto focale del mio lavoro di anni non era Eva in quanto personaggio o opera scultorea ma ciò su cui era seduta la mia Eva:  un mucchio di mele morsicate.  
Il punto focale era la mela. Simbolo del consumo… consumo del peccato, di un bene materiale, di un desiderio…E allora perché, da tempo immemorabile, un morso soltanto?!
Io,  che sono disubbidiente per natura, ho voluto mordere  una mela insieme ad uno sconosciuto. Perché uno sconosciuto?
Perché rappresenta tutti quelli che non hanno avuto la loro parte, quelli con cui non viene condiviso ciò che la “mela”vuole significare.

Grazie Lea per questa chiacchierata veloce anche perché stavi andando a Venezia per allestire le tue opere..

Lea Monetti  ha avuto interessanti approcci con il concettuale ed il materico: Carlo Munari la invito’ a presentare le opere in asfalto all'expo di Bologna '79 ma Lea rifiutò per tornare alla realtà e riappropriarsene, in controtendenza, con raffinate performance pittoriche.

Ha lavorato, indipendente da gruppi,  ha realizzato affreschi e sculture in chiese ed edifici pubblici, numerose personali in Italia, Svizzera, Germania,

Una mostra di affreschi staccati al Cairo, organizzata dal Ministero degli Esteri e inaugurata dal magnifico rettore dell'università di Eluan e dall'ambasciatore Migliulo.

Dal 1988 e'in esclusiva con il manager Giovan Battista Remo Bianco e presente a tutti gli Expo e gli eventi più rappresentativi dell’arte internazionale  con studio a Firenze e Pietrasanta.

Lea Monetti ha avuto un lungo e solitario percorso di esposizioni personali, dal Museo della B.M.W. di Monaco di Baviera a Berlino e un fortunato tour di mostre personali nell’Europa settentrionale durato 10 anni.1

Rientrata a lavorare in Italia come scultore, nel 2000 ha sospeso l'attività artistica per restaurare un casale in Maremma e creare una fiorente azienda agrituristica come imprenditore agricolo.

Per dieci anni si e' divisa fra l'attività di imprenditore turistico ed edile per  organizzare l'assetto delle responsabilità familiari ma, anche durante la sua quasi inattività artistica, le sue opere presso musei pubblici e privati, sono state presenti in prestigiose esposizioni unite a nomi storicizzati.

Nel 2011 ha ripreso l'attività espositiva come scultore di indiscusso successo e stima nell'ambiente accademico fiorentino.

Vittorio Sgarbi la  festeggia scultrice alla pari dignità dei grandi del 900 italiano.

Lea Monetti ha ricevuto molti riconoscimenti, :Commendatore della Repubblica, P.H.F. Rotary International, scultore ufficiale del Soroptimist International. “Paiolante D’onore” della Antica Compagnia del Paiolo, candidata al Grifone d'Oro della sua città, Accademica delle Arti del Disegno di Firenze…


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