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Venerdì, 24 Febbraio 2017

Continua la bagarre in vista della visita del leader della Lega a Napoli, in programma l’undici marzo prossimo. E intanto piovono nuovi attacchi da parte del sindaco Luigi De Magistris che accusa Salvini di dichiarazioni “criminali e nazifasciste”.

Che la manifestazione leghista a Napoli avrebbe comportato proteste e polemiche era più che prevedibile. Come riporta il quotidiano il Giornale : Tutto è esploso quando il consigliere comunale Eleonora De Majo, eletta nelle fila della civica di De Magistris ha ingaggiato un durissimo scontro con Salvini dopo i fatti di Bologna in cui l’ha bollato come “bastardo”. A ciò, Salvini ha replicato tacciandola di maleducazione e affermando che il suo comportamento le faceva pena e non paura.

La visita di Salvini a Napoli, in programma l’11 marzo, potrebbe far presagire incidenti di piazza. Il pericolo di scontri è concreto. E a evidenziarlo sono gli stessi militanti dei centri sociali. «Non assicuriamo un corteo pacifico in occasione della venuta di Salvini qui a Napoli - ha detto Pietro Spaccaforno del Centro sociale Insurgencia - speriamo in un corteo colorato e partecipato, ma che abbia anche un senso di conflitto verso chi porta odio nelle città italiane». 

Come riporta il Corriere del Mezzogiorno i centri sociali stanno preparando la loro accoglienza a Matteo Salvini.Secondo Pietro Spaccaforno, esponente di Insurgencia : "Proviamo a connotarla rispetto a un andazzo nazionale che strizza l’occhiolino a Le Pen e a Trump e ad alcuni personaggi ambigui come Salvini e la sua Lega. De Magistris ha dichiarato quello che pensa la pancia della città e cioé che Salvini e i suoi non sono benvenuti”.

La risposta del leader della Lega non si è fatta attendere. «Leggo che i centri sociali di Napoli si stanno riunendo per decidere come evitare che il razzista Salvini venga a Napoli. Beh, non lo evitate. Io ci vengo, poi se ci sono proteste pacifiche siamo in democrazia, ma se pensate di farmi paura avete sbagliato». 

Infatti il sindaco s’è espresso, qualche giorno fa, in termini durissimi nei confronti del leader della Lega: “Noi faremo valutazioni sull’iniziativa che avrebbe annunciato Matteo Salvini. Le sue affermazioni sono di evidente impronta nazifascista, parlare di pulizia di massa e di prendere le persone strada per strada evoca comportamenti di natura criminale, oltre che razzista. Napoli è la capitale della Quattro Giornate, prima città d’Europa che con una rivolta di popolo prese a calci nel sedere l’esercito più potente del mondo, perciò metteremo in campo le iniziative adeguate rispetto alle provocazioni di Salvini”.

Alle accuse di De Magistris, proprio il leader della Lega aveva risposto dal suo profilo di Facebook: “Il sindaco insiste ancora su di me. Da vero democratico quale sono, l'11 marzo a Napoli, le porte del Teatro Mediterraneo saranno aperte anche per il sindaco. Non ho certo paura delle minacce e degli insulti di un chiacchierone di sinistra”.

Certamente non si può dire che i mass media americani, ma anche quelli di altri paesi, amino molto il presidente Donald Trump. In questi giorni si susseguono i duri attacchi contro la sua persona, non è esagerato definirli un complotto. Così si orienta Andrea Morigi sul quotidiano Libero:Hanno teso una trappola a Donald Trump. Tecnicamente, si parla di impeachment per la Russian connection. Vuol dire che, poiché ha vinto democraticamente le elezioni, i Democratici vogliono spodestarlo con il vecchio strumento della propaganda in puro stile sovietico. Paradossalmente, lo accusano di essere troppo amico di Vladimir Putin, che ai tempi dell’ Urss faceva parte del famigerato Kgb, di cui peraltro i nemici di Trump ora stanno utilizzando i metodi.
Nel mirino, per ora, ci sono i collaboratori più stretti della Casa Bianca. Si inizia con l’abbattimento delle prede di taglia medio-piccola, per studiare la reazione del capobranco e isolarlo”.
(A. Morigi, Usa, manovra vergognosa – La trappola per mandare via Donald Trump, 16.2.17, Libero).

Pare che siamo solo agli inizi.Insomma, - per Morigi - tutto indica che è in corso una mega-operazione di disinformazione, che vede impegnati i migliori professionisti del settore. Altro che fact checking. Magari prima condannano sdegnati le presunte fake news che avrebbero causato la sconfitta di Hillary Clinton alle elezioni.
Ma poi, siccome più che dal dovere di informare controllando i fatti e le fonti, molti giornalisti sono attratti dalla notorietà, cercano di inventarsi un nuovo Watergate”
.
Assomiglia a una operazione ben riuscita a suo tempo in Italia, quando hanno fatto dimettere anzitempo l'allora presidente Giovanni Leone, fabbricando accuse false di sana pianta. 

Il quarto potere del giornalismo è diventato un contropotere militante schierato nel delegittimare il presidente Trump. Non si era mai vista una cosa simile nella storia del giornalismo americano, scrive Il Giornale, “nemmeno durante la stagione della mobilitazione pacifista contro la guerra del Vietnam, quando Nixon accusava la stampa d'indossare l'elmetto dei Viet Cong, (versione Usa del nostro «eskimo in redazione») si era assistito a un uso tanto disinvolto delle notizie. D'altronde non si era nemmeno mai visto un presidente (e prima un candidato) tanto disinvolto nel frullare il vero con il falso, così che le sue smentite perdono autorevolezza, la stampa militante le ignora e servono ad alimentare la sete di sangue dei social media come le notizie incontrollate. Il suo attacco senza precedenti ad alcune testate «Non sono miei nemici, ma nemici del popolo americano» arriva dopo una settimana in cui sono uscite notizie che sotto qualsiasi altra amministrazione avrebbero avuto altri trattamenti, compreso il cestino”. (Marzio G. Mian, Quelle fake news montate ad arte contro Trump, 19.2.17, Il Giornale).

L'ottimo studio che sto presentando del professore fiammingo Marcel De Corte, “L'intelligenza in pericolo di morte”, praticamente tutto il terzo capitolo (“L'informazione deformante”), ha molto a che fare con quello che sta succedendo  all'amministrazione Trump, per certi aspetti è illuminante. Narra molto bene le operazioni di mistificazione ideologica dei vari informatori sociali (giornalisti, intellettuali...) abili a snaturare gli avvenimenti, sia quarant'anni fa, che oggi.

Infatti De Corte descrive,“Come si snatura l'avvenimento?” Sempre allo stesso modo e col medesimo procedimento:“si sostituisce alla presenza del reale, una rappresentazione immaginaria, fabbricatrice di 'un mondo nuovo' e di 'un uomo nuovo' e – occorre ripeterlo – fabulatrice nella sua essenza”. Può avvenire questo perchè,“la nostra mente è talmente ingombra di immagini mentali, verbali o audiovisive, che l'informazione, di cui si subisce il continuo bombardamento psichico, è riuscita a introdurvi, che la nostra intelligenza non esercita più la sua funzione essenziale: distinguere, criticare, giudicare, se non a intermittenze e quasi per caso”.

Pertanto l'informazione prende il posto della verità. E in una società di massa trionfa l'opinione, che non è mai quella reale. Allora si informa e si comunica continuamente, si ripetono in continuazione notizie:“quel che devesi fare è legare gli uomini fra loro, imprimendo nella loro immaginazione una stessa rappresentazione degli avvenimenti. Tale operazione deve essere continuamente fatta e rifatta, con forza di stampaggio crescente; perciò si è passati dal giornale all'immagine audiovisiva della televisione, dove la concorrenza sempre più viva tende a eliminare lo scritto, rendendo a un tempo il telespettatore più passivo del suo antenato, lettore di quotidiani”.

Tuttavia la televisione, diventa l'”utensile più idoneo”per disinformare e per volgarizzare lo spettatore. Le immagini a ritmo vertiginoso mettono l'uniforme all'occhio. Per De Corte,“La televisione è la macchina perfetta per fabbricare le rappresentazioni che la massa senza cultura assorbe unanime: si impone così a ciascuno, la stessa immagine, la stessa uniforme[...]”.

Nel saggio del professore fiammingo si fanno diversi esempi di deformazione della informazione. Se una persona dà noia, viene eliminato. La pratica del “taglio” è diffusa in tutti i giornali, alla televisione è la regola. Diceva Chesterton,“non occorre più lottare contro la censura sulla stampa, abbiamo una censura della stampa”.

De Corte fa un elenco di alcuni archetipi,“stampi imbutiformi”, che vengono utilizzati dai vari gazzettieri di turno, come popolo, razza, proletariato, lavoro, resistenza, collaborazione, fascismo, libertà, colonialismo, eccetera” Questa parole, non sono creazioni spontanee dell'uomo democratico, “sono stati fabbricati, provati, scelti per la loro efficacia, e capacità di modellare le menti, dai formatori, dagli informatori e deformatori dell'opinione pubblica (e da coloro da cui dipendono) che occupano dal XVIII secolo in poi i posti di comando nei Mass Media e fabbricano la Mass Culture”.

Fatta così l'informazione diventa sovversiva. Basta dare un'occhiata ai giornali, sui vari avvenimenti, “per una specie di impulso automatico o di scivolamento su un pendio irreversibile, l'informazione tende alla dismisura distruttrice”. De Corte, con chiarezza, scrive:“Si legge e si vede ogni giorno che gli assassini del Vietcong sono liberatori del loro popolo, che i popoli del Terzo Mondo partoriscono nel dolore e nel sangue...”.E via di questo passo.

L'agitatore e l'informatore riesce a manipolare soprattutto gli adolescenti, la fase più difficile e delicata dell'uomo. Infatti, per De Corte,“tutta l'arte della informazione teleguidata consiste nel chiudere l'essere umano nella sua crisi di pubertà fino alla morte e nel drogarlo con le chimere”. Ancora più chiaramente:“il cittadino delle democrazie moderne – scrive il professore fiammingo – è particolarmente esposto al rischio della reclusione definitiva: separato dalle sue comunità naturali, tenta invano di inserirsi in una 'società nuova' che si edificherà sempre nel futuro”. Pertanto De Corte, può scrivere che “la democrazia è una crisi di pubertà politica perpetua.

I vari agitatori, professionisti della disinformazione non fanno altro che incitare in continuazione l'io di questi eterni adolescenti a una lotta immaginaria sempre contro gli altri:“la causa dei vostri mali viene dagli altri. Sono gli altri che vi fanno soffrire. Tutti quelli che non sono voi. Opponetevi a loro. Lottate contro di loro. Eliminateli dalla vita politica e sociale, perfino dalla vita. Così, liberati dai vostri mali, costituirete coi vostri simili una società ormai pacifica, una collettività senza falle, una comunità esente da ogni tribolazione e da ogni infermità”.

Praticamente questi uomini amputati dalle loro comunità naturali, ora si rendono conto della propria solitudine, e così sono incitati a rigettarne la causa su coloro i quali si opporranno. A questo male immaginario, c'è però un rimedio immaginario. Si edifica una collettività artificiale, in una uniformità del collettivo. Praticamente,“L'unità nella diversità cede il posto all'identità nella separazione, che è la parte dei regimi democratici”. Si giunge così, a un solo concetto, il più vuoto, il “più asociale che esista”.

A questo punto gli informatori e i loro macchinisti,“hanno raggiunto il loro scopo: hanno creato il loro oggetto, hanno fabbricato di sana pianta una comunità immaginaria, popolata di cittadini immaginari, coi quali si confondono gli individui reali, intossicati dall'informazione. Nulla più semplice che guidare questi pseudo-cittadini in istato di sonnambulismo”. I giovani in “contestazione permanente”, rivendicano una “mutazione permanente”. Pertanto per De Corte non è esagerato dire, che oggi “il mondo intero è nella condizione adolescente”.

Così possiamo scrivere che oggi stiamo“assistendo, a una seconda colonizzazione, quella dell'anima, a una seconda industrializzazione, quella della mente, effettuate dai venditori di informazione, di conoscenze, di nuova educazione, da mercanti di mercanzie politico-sociali, dai manifatturieri della cultura, dai sofisti dell'apparenza, vicino ai quali Protagora e Gorgia non sono che ragazzini”.

Oggi l'informazione deformante lavora le menti di tutti e visto il progresso della tecnica, penetra dappertutto, grazie all'”educazione”; bisognerebbe avere“una salute intellettuale e morale” per difendersi e uscirne indenni. Dalla deformazione, sono stati conquistati soprattutto le élites intellettuali, diventando loro stesse, gli agenti di propaganda. Tutto crolla sotto la spinta della informazione deformante. Intanto la radio e la televisione ne hanno accelerato il processo di decomposizione delle civiltà tradizionali.

Victor Hugo, il papa della democrazia e della religione di massa, “credeva ingenuamente che bastasse aprire una scuola, per chiudere una prigione”. E a proposito di scuola, osservava Fichte a suo tempo, che “la maggior parte di quelli che imparano a leggere, non leggono libri, ma quel che i giornali dicono dei libri”. Tuttavia,“tale lettura narcotica finisce col far perdere loro volontà, intelligenza, pensiero e capacità di imparare”.

De Corte mette in guardia anche dalla mera lettura.“La lettura infatti ha senso soltanto se il lettore è in precedenza fornito di giudizio e capace, nella misura stessa nella quale è legato organicamente al reale, di discernere il vero dal falso e la realtà dalla illusione”.Ma i Mass Media of Communication non si rivolgono a questo tipo di uomo, si rivolgono a quegli uomini che sono disposti a credere “tutto ciò che è scritto, tutto quanto gli si dice o gli si fa vedere”. Tutto è accettato come Vangelo. L'uomo moderno,“non avendo più effettivo contatto con gli esseri e con le cose, egli non sa più, è costretto a credere. I pontefici di questa “religione nuova”, di questa “società nuova”, che allora avevano il comune denominatore nel socialismo, oggi diremmo nel RELATIVISMO, sono Marx, Lenin, Stalin, Mao. Oggi i riferimenti  sono altri.

Lo studioso belga, conclude il capitolo, quasi prefigurando la società odierna, siamo entrati in“una nuova civiltà”, scrive, che sarà diversa da tutte le altre che l'hanno preceduta. Questa civiltà, “[...]sarà distinta dalla 'libertà senza precedenti dell'uomo riguardo alle costrizioni fisiche, economiche, biologiche; scomparsa quasi totale del lavoro manuale; tempo libero superiore al tempo di lavoro, abolizione delle distanze[...]”.

De Corte non si stanca di evidenziare le caratteristiche della società di massa che è essenzialmente una civiltà dell'immagine. “L'informazione si impernia su rappresentazioni immaginarie[...]viene tessuto quindi un vero schermo di irrealtà fra l'intelligenza e l'essere: l'uomo contemporaneo non percepisce né concepisce più il mondo dell'esperienza quotidiana, ma il mondo della illusione”. Tuttavia insiste De Corte,“la fabbrica delle illusioni che deformano la nostra percezione e la nostra concezione del reale è una delle industrie più fiorenti del pianeta[...]”.

Nella civiltà contemporanea si pongono le immagini al posto della realtà, le rappresentazioni al posto della presenza di esseri e di cose. Interessante il dialogo di due donne, l'una nel vedere il bambino dell'altra, esclama: “Dio! Che splendido bambino hai!”. E la madre risponde: “Oh! Non è nulla! Dovresti vedere la fotografia”.

E' evidente che ormai “la differenza tra menzogna e verità sfuma e l'uomo della strada ha tendenza a preferire il pseudo avvenimento all'avvenimento autentico, perchè il primo risponde meglio alla soggettività dei suoi desideri o alle sue avversioni”. Scrive De Corte, “Oggi, si fabbricano con facilità sconcertante falsi avvenimenti, reputazioni, celebrità, tutto un universo politico e sociale APPARENTE”. Praticamente,“non parliamo più delle cose, ma delle loro immagini imposte dalla pubblicità, dalle propagande che si innestano sulla informazione”.

Ormai siamo abituati “a vivere e pensare come se l'immaginario fosse reale e l'informazione esperienza”. Ciò che ci minaccia non è la lotta di classe, la tirannia, l'anarchia, ma la PERDITA DEL SENSO DEL REALE. Il mondo dell'informazione è il mondo di Narciso, qui l'uomo incontra soltanto la sua immagine. La tecnica della in-formazione è diabolica,il mondo immaginario lo fa diventare, il solo mondo reale.

Ormai si vive, tanto l'informatore che l'informato, come “Alice nel Paese delle Meraviglie”

L'ex presidente della Camera e leader di An Gianfranco Fini é indagato per riciclaggio nell'ambito dell'inchiesta che ha portato la Guardia di Finanza a sequestrare beni per 5 milioni alla famiglia Tulliani. 

È un atto dovuto. Ho piena fiducia nell'operato della magistratura, ieri come oggi", rassicura l'ex presidente della Camera. Ma l'avviso di garanzia gli è stato consegnato, mentre gli uomini della Guardia di Finanza mettevano sotto sequestro preventivo beni per 5 milioni di euro che appartengono alla famiglia Tulliani. Sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti anche il plusvalore di 1,2 milioni di euro incassato dalla vendita della casa di Montecarlo.

Si tratta della stessa inchiesta della procura di Roma che aveva messo un punto all’infinita vicenda della casa di Montecarlo. Per i pm capitolini, infatti, l’abitazione nel Principato che ha nei fatti stroncato la carriera di Fini, era stata comprata nel 2008 a 330 mila euro da una società riferibile alla moglie, Elisabetta Tulliani. E a pagare la casa (poi rivenduta nel novembre del 2015 a un milione e 400 mila euro) era stato  il re delle slot machine Francesco Corallo

Arresti arrivati alla fine dell’inchiesta su Atlantis, poi Bplus e infine Global Starnet, la principale concessionaria dello Stato per le slot machine.Secondo informazioni giornalistiche : In pratica Atlantis girava a società off shore il denaro che invece doveva essere versato allo Stato.  Il sequestro di beni alla famiglia Tulliani nasce proprio da una costola di quella stessa indagine. Per gli inquirenti Francesco Corallo destinava parte di quei soldi, opportunamente riciclati proprio alla famiglia Tulliani.

E infatti una di quelle società off shore, la Tamara Ltd, che secondo l’ordinanza del gip Simonetta D’Alessandro sarebbe rinconducibile Elisabetta Tulliani. Si tratta della stessa società che nel 2008 compra l’appartamento al piano rialzato del Palais Milton, boulevard Princesse Charlotte, 14. L’immobile era stato lasciato in eredità ad An nel 1999 della contessa Anna Maria Colleoni  “per la giusta battaglia”. L’11 luglio del 2008 An, all’epoca presieduta da Gianfranco Fini, vende l’appartamento per 300 mila euro alla caraibica Printemps Ltd di Saint Lucia, riconducibile a Giancarlo Tulliani, genero dell’ex ministro degli Esteri.

L'iscrizione nel registro degli indagati di Fini, secondo quanto si apprende dalle agenzie di stampa, scaturisce dalle perquisizioni a carico di Sergio e Giancarlo Tulliani eseguite a dicembre 2016. Gli accertamenti bancari e finanziari sui rapporti intestati alla famiglia Tulliani avrebbero infatti portato alla luce nuove condotte di riciclaggio, reimpiego ed autoriciclaggio posti in essere - dal 2008 in poi - da Sergio, Giancarlo, Elisabetta Tulliani e Gianfranco Fini.

Un giro di affari illeciti che avrebbe fatto fruttare la bellezza di 7 milioni di euro. Tutto ha inizio il 13 dicembre 2016 quando finiscono in carcere di Francesco Corallo, Rudolf Theodoor Anna Baetsen, Alessandro La Monica, Arturo Vespignani e Amedeo Laboccetta. Sono accusati di aver messo insieme una associazione a delinquere a carattere transnazionale, dedita ai reati di peculato, riciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Il profitto illecito dell'associazione, una volta depurato, sarebbe stato impiegato da Corallo in attività economiche e finanziarie e in acquisizioni immobiliari. Parte del denaro, secondo gli inquirenti, sarebbe invece finito dritto nelle tasche della famiglia Tulliani.

Le perquisizioni di oggi hanno svelato un nuovo giro di affari illeciti che coinvolge i Tulliani e finisce per inguaiare Fini. Dopo aver ricevuto, direttamente o attraverso società offshore, ingenti trasferimenti di denaro disposti da Corallo e operati da Rudolf Baesten senza alcuna causale o giustificati da documenti contrattuali fittizi, i Tulliani avrebbero ulteriormente trasferito e occultato, attraverso operazioni di frazionamento della provvista illecita e movimentazioni reciproche, il profitto illecito dell'associazione utilizzando propri rapporti bancari accesi in Italia e all'estero. 

Oggetto di queste vorticose operazioni, tra l'altro, sono stati i 2,4, milioni di euro, direttamente ricevuti da Francesco Corallo e, successivamente, trasferiti da Sergio Tulliani ai figli Giancarlo ed Elisabetta per essere reimpiegati in acquisizioni immobiliari a Roma e provincia. Nonché il rilevante plusvalore di oltre 1,2 milioni di euro, derivante dalla vendita dell'appartamento di Montecarlo, già di proprietà di Alleanza Nazionale di cui erano divenuti proprietari, di fatto, i fratelli Tulliani, a spese di Francesco Corallo, il quale aveva anche provveduto all'intera creazione delle società offshore dei Tulliani.

Lo scontro sul progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle, zona a sud ovest della Capitale, si fa sempre più accesso.E all'interno del Movimento 5 Stelle le opinioni in merito sono diverse

Quello sullo stadio è un dibattito "surreale" perché i cittadini, anche quelli romani, non capiscono perché parliamo di queste cose quando le periferie sono messe male. Anche i tifosi della Roma hanno problemi ad arrivare a fine mese". Così il vice presidente della Camera ed esponente M5S Luigi Di Maio, intervistato da Radio Anch'io su Radio1. "Noi non siamo mai stati favorevoli al progetto iniziale, ma ci sono delle trattative in corso per vedere se si possono mettere insieme i nostri valori e la possibilità di portare a termine il progetto" ha aggiunto il deputato.

L'operazione azzeramento prende forma: ma sono solo voci non confermate che in Comune è sempre più forte l'idea di ritirare la delibera sulla pubblica utilità dello stadio di Tor di Valle. A quel punto il progetto e l'iter amministrativo sarebbero tutto da rifare. «Lunedì - spiegano fonti parlamentari del M5S - potrebbe esserci il colpo di scena: il ritiro dell'atto». 

Dopo il summit di maggioranza di ieri, i Cinque Stelle capitolini potrebbero incontrarsi nuovamente nei prossimi giorni. Restano, di fondo, due le principali ipotesi sul tavolo. La prima è portare avanti la trattativa con As Roma e costruttori raggiungendo un punto di caduta sulla riduzione di cemento per poi valutare la necessità di una variante urbanistica. Questo passaggio, necessario secondo la Regione Lazio, secondo un'idea che circola tra alcuni consiglieri comunali M5S potrebbe essere 'saltato' in quanto la delibera approvata nell'era Marino sull'utilità pubblica del progetto sarebbe interpretata anche come variante al Prg.

La seconda ipotesi, non ancora accantonata, va nella direzione opposta: approvare una delibera che annulli l'utilità pubblica, come richiesto in questi giorni dalla base dei pentastellati in fibrillazione. Per non sbagliare, incappando nel rischio di "causa multimilionaria" evocato ieri dalla sindaca di Roma Virginia Raggi, i Cinque Stelle hanno chiesto e attendono pareri legali dall'avvocatura capitolina sulle conseguenze delle diverse mosse. Potrebbe essere utile anche una delibera per ridefinire il perimetro dell'utilità pubblica del progetto, sulla base delle modifiche da apportare.

Nel frattempo in Campidoglio si lavora al post-Berdini: selezioni di curricula e colloqui. Il nuovo assessore o i nuovi assessori (uno all'Urbanistica, uno ai lavori pubblici) dovrebbero essere degli esterni, forse un uomo e una donna, e arrivare tra martedì e mercoledì prossimo. Mentre proprio martedì si faranno vedere in Campidoglio gli attivisti a Cinque Stelle contrari al progetto di Stadio a Tor di Valle, domani sarà la volta dei supporter di Virginia Raggi. Si ritroveranno, dalle 16 in poi, davanti alla sede del Comune di Roma con un solo slogan: "Virginia non sei sola".

Sì allo stadio della Roma, ma non con questo progetto». A scriverlo a caratteri cubitali su Facebook é la deputata M5S Roberta Lombardi, considerata acerrima nemica della sindaca Virginia Raggi. Lombardi ci mette la faccia, e in un lungo post mette in discussione l'intero progetto. «Un milione di metri cubi e uno stadio - scrive - un solo stadio. Grattacieli, business park, l'equivalente di oltre 200 palazzi in una zona disabitata da secoli. Sapete perché? Perchè è a fortissimo rischio idrogeologico. Se non è questa una grande colata di cemento, allora cos'è?». «Sono sempre stata schietta e ho sempre fatto della coerenza un valore imprescindibile. Non solo in politica, ma nella vita - rivendica - E anche questa volta lo dico senza mezzi termini: questo non è un progetto per la realizzazione di uno stadio, questo è un piano di speculazione immobiliare che una società statunitense vuole portare avanti ad ogni costo in deroga al nostro piano regolatore, nell'esclusivo interesse di fare profitto sulle nostre spalle. E noi non possiamo permetterlo».

«Per anni i costruttori a Roma hanno fatto così - prosegue la deputata romana - compravano terreni e poi si accomodavano le destinazioni, rendendole edificabili, grazie alla compiacenza della politica. Ebbene, il M5S questo non può permetterlo. Siamo arrivati al governo della Capitale garantendo che avremmo segnato un punto di discontinuità con il passato. Questo progetto, approvato dall'ex giunta Marino, non è realizzabile». «Lo dico da romanista convinta, come sanno molti di voi - prosegue Lombardi - ma qui dobbiamo fare tutti uno sforzo in più e capire che si sta parlando della nostra città. Dove siamo cresciuti, dove continueremo a crescere e dove cresceremo i nostri figli. Questa è Roma e io non ci sto a vederla martoriata per soddisfare la volontà di qualche imprenditore». Per Lombardi, «bisogna annullare subito la delibera che stabilisce la pubblica utilità. Mi auguro che l'amministrazione capitolina faccia la scelta giusta e chieda al proponente di avanzare dunque un nuovo progetto che rispetti la legge e la Capitale».

«Sullo stadio della Roma decidono la Giunta e i consiglieri. I parlamentari pensino al loro lavoro», ha scritto il leader pentastellato in un duro post sul blog.
Già ieri il blog aveva «zittito» il coordinatore del tavolo urbanistica del M5s Roma, Francesco Sanvitto, anche lui favorevole ad un annullamento della delibera comunale che sancisce il pubblico interesse per il progetto dello stadio. «Per le questioni inerenti le amministrazioni guidate dal MoVimento 5 Stelle gli unici titolati a parlare, in nome e per conto del M5S, sono gli eletti. Chiunque altro si esprime solo a titolo personale e come tale devono essere prese le sue dichiarazioni», scriveva il blog. Sanvitto aveva preannunciato per il 21 febbraio una lettera alla sindaca Virginia Raggi a nome del coordinamento romano per chiederle l'annullamento della delibera.             

Nel progetto che «ereditiamo» dello stadio a Tor di Valle «ci siamo trovati un iter già avanzato e quasi a conclusione che, in altre parole, significa: causa multimilionaria all'orizzonte che la società potrebbe intentare contro il Comune di Roma, per via degli atti amministrativi compiuti dalla giunta Marino in accordo col Pd che hanno creato i presupposti per il mancato guadagno». Lo scrive sul blog di Grillo la sindaca di Roma Virginia Raggi.

«Quando si parlava di Olimpiadi tutti con il dito puntato contro la giunta capitolina. Oggi, di fronte alla volontà di trovare un accordo per dare ai romani una struttura sportiva all'altezza del millennio e delle grandi capitali europee, il dito è sempre puntato contro di noi. Insomma, comunque vada, siamo sempre additati. Ce ne faremo una ragione. Noi continuiamo a lavorare per i romani, lasciamo agli altri le chiacchiere da giornale», continua il sindaco.

«Noi del MoVimento 5 Stelle abbiamo un vizio che non vogliamo perdere per alcuna ragione: dire le cose come stanno, con chiarezza e senza sotterfugi. Sullo stadio di Tor di Valle questa amministrazione non ha alcun accordo con la società. Stiamo lavorando, alacremente e con grande serietà, attraverso una delicata trattativa - tutt'ora in corso - con gli attori in campo. E, in ossequio agli impegni presi, manteniamo il massimo riserbo su questa trattativa proprio per evitare speculazioni esterne: immaginate quali siano gli interessi che si muovono attorno a quest'opera». 

Su certe scelte sembra inadeguata al ruolo che ricopre. I grand commis dello Stato, che devo frequentare per dovere, lo vedono che è impreparata. Ma impreparata strutturalmente, non per gli anni". Lo dice della sindaca di Roma Virginia Raggi l'assessore all'Urbanistica della Capitale Paolo Berdini, in un colloquio con la Stampa. "Se lei si fidasse delle persone giuste... - si sfoga Berdini - Ma lei si è messa in mezzo a una corte dei miracoli. Anche in quel caso, io glie l'ho detto: 'Sei sindaco, quindi mettiti intorno il meglio del meglio di Roma'. E invece s'è messa vicino una banda". "Sono proprio sprovveduti - dice quindi Berdini su Raggi e Salvatore Romeo, il funzionario del Comune che le ha intestato una polizza assicurativa - Questi secondo me erano amanti. L'ho sospettato fin dai primi giorni, ma mi chiedevo, com'è che c'è questo rapporto?". "Io sono amico della magistratura - dice anche Berdini - Paolo Ielo lo conosco benissimo, è un amico, ma lei è stata interrogata otto ore. Anche lì c'è qualcosa che non mi torna".

"Così ci danneggia e non fa squadra", dice più di uno dopo avere letto l'intervista su La Stampa poi smentita dal diretto interessato. Berdini nell'intervista sostiene che la "Raggi è impreparata e circondata da una banda". Poi fa congetture sul rapporto personale tra Raggi e Romeo. "E' evidente che non sta portando avanti un gioco di squadra, rilascia dichiarazioni più vicine alle opinioni personali che non allo spirito di squadra", dicono alcuni consiglieri

Intanto Beppe Grillo sul blog rilancia "i 91successi di Virginia Raggi e del MoVimento 5 Stelle a Roma". Con questo titolo il post su facebook della sindaca di Roma Virginia Raggi approda sul blog di Beppe Grillo, a testimonianza della fiducia che il leader M5S - che rilancia il post anche sul suo profilo twitter - continua a riporre nella prima cittadina capitolina. Questo pomeriggio Raggi sarà tra i sindaci presenti alla conferenza di presentazione del sito sui "risultati" dei Comuni guidati dal M5S.

L'assessore all'Urbanistica della capitale in un colloquio con 'la Stampa' avrebbe parlato di una sindaca "impreparata" e con "intorno una banda". Lui puntualizza di non aver mai concesso una interviste al giornale. Ma il colloquio viene confermato. La sindaca Raggi, interpellata sulla vicenda sottolinea: "Mi aspetto una smentita, a me ha sempre detto il contrario" e ci sarà a breve un incontro tra i due. La posizione dell'assessore, che per le sue posizioni sullo stadio della Roma aveva già causato più di un maldipancia dentro M5S, è ora in bilico. Una parte dei consiglieri sostiene che ha "danneggiato la squadra dicendo falsità" e sarebbe per le sue dimissioni. 

L'assessore all'Urbanistica di Roma Paolo Berdini ha smentito al telefono con Rai News 24 di aver mai rilasciato un'intervista al quotidiano la Stampa in cui tra l'altro si definisce 'impreparata' la sindaca Virginia Raggi. 'Stavo parlando con due amici e il giornalista, questo piccolo mascalzone, ha carpito alcune frasi - ha detto Berdini - Sindaca impreparata? Tutti noi della Giunta siamo impreparati, anche io mi ci metto, l'avevo già detto. Non immaginavo il baratro che ho trovato: la città é messa in ginocchio'. Nel titolo dell'articolo si attribuisce a Berdini la frase 'Raggi si e' circondata di una corte dei miracoli' in relazione a Raffaele Marra e a Salvatore Romeo e si definisce 'sfogo' quello dell'urbanista. 'Non ho mai detto queste cose - ha risposto Berdini - Non mi fate scendere nello scantinato in cui e' sceso questo poveretto'.

'Questa mattina l'assessore del Comune di Roma Paolo Berdini ha smentito di aver rilasciato delle dichiarazioni al nostro giornale sulla Giunta di Virginia Raggi', sottolinea La Stampa in una nota in cui 'conferma parola per parola il colloquio con l'assessore Berdini pubblicato nell'edizione odierna a firma del giornalista Federico Capurso'. 'Se umanamente si può comprendere l'imbarazzo dell'assessore - continua La Stampa - questo comunque non giustifica in alcun modo gli inaccettabili giudizi che Berdini ha pronunciato sul collega per cercare di smentire quanto riferito'.

Intanto Virginia Raggi è indagata in concorso con Salvatore Romeo per abuso d'ufficio in relazione alla nomina del suo fedelissimo a capo della segreteria, nell'agosto dell'anno scorso. La sindaca dunque, oltre ad essere sotto indagine per la nomina del fratello di Raffaele Marra - per la quale deve rispondere pure di falso -, ora è implicata anche nel passaggio di Romeo da funzionario nel Dipartimento Partecipate, con stipendio di 39 mila euro annui, alla guida della sua segreteria, con un salario di quasi 120 mila euro. Stipendio poi sceso a 93 mila per l'intervento dell'Authority anticorruzione (Anac).

Uno sviluppo inevitabile la nuova indagine sulla sindaca, data la sua firma sulla nomina di Romeo, suo fedelissimo, nella delibera di giunta votata all'unanimità il 9 agosto scorso. "Non ci è arrivata alcuna comunicazione - dice in serata l'avvocato di Raggi, Alessandro Mancori -. Se dovesse essere indagata affronteremo anche questa, sicuri che la sindaca abbia seguito la procedura corretta per la nomina, con i pareri necessari".

"Siamo sereni e fiduciosi, il dottor Romeo non ha nulla da nascondere - dice il suo legale Riccardo Luponio -. Studieremo le carte e poi decideremo se, come e quando rispondere". La nomina di Romeo era stata aspramente avversata dall'allora capo di gabinetto Carla Raineri: il magistrato aveva espresso parere sfavorevole, avvertendo la sindaca che si configurava un abuso d'ufficio esemplare, come descritto nel suo esposto ai pm. Raineri si dimise l'1 settembre per gravi contrasti con il trio Raggi-Marra-Romeo, dopo che l'Anac - interpellata a suo giudizio strumentalmente dall'amministrazione M5S - aveva dato parere sfavorevole alla sua di nomina la Corte dei Conti nei giorni scorsi ha stabilito che fu invece regolare. L'abuso d'ufficio di Raggi e Romeo nella nomina di quest'ultimo consisterebbe soprattutto nell'aver attribuito a un dipendente un vantaggio economico che in altro modo non avrebbe potuto raggiungere.

«La libertà di stampa è un valore irrinunciabile per ogni Paese democratico. Ma altrettanto irrinunciabile è il rispetto della verità a cui ogni giornalista, per deontologia ed etica professionale, dovrebbe attenersi. In questi giorni abbiamo assistito a uno spettacolo indegno da parte di certa stampa, che ha usato la vicenda di una polizza a vita intestata a Salvatore Romeo, e il cui vero beneficiario è lui stesso tranne nell'ipotesi estremamente improbabile della sua morte, per infangare e colpire in maniera brutale la sindaca Virginia Raggi e l'intero M5S». Comincia così la lettera che il vice presidente della Camera Luigi Di Maio ha consegnato ieri al presidente dell'Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino nel corso di un incontro a Montecitorio. Lettera che si traduce in una sorta di vera e propria lista dei «cattivi», secondo i 5Stelle, che ha provocato l'immediata protesta degli altri partiti.

«Eccoli qui di seguito, con nomi e cognomi», si legge ancora nella lettera che elenca alcuni casi giudicati dal Movimento come diffamatori. Quelli datati il 3 febbraio di: Emiliano Fittipaldi (L'Espresso), Fiorenza Sarzanini (Corriere della Sera), Carlo Bonini (La Repubblica), Alessandro Sallusti (Il Giornale), Elena Polidori (QN-Carlino-Nazione-Giorno), Valentina Errante e Sara Menafra (Il Messaggero), Edoardo Izzo (La Stampa). Per gli articoli del 4 febbraio ancora Fiorenza Sarzanini e Ilaria Sacchettoni (Corriere della Sera), Elena Polidori (QN-Carlino-Nazione-Giorno), Valentina Errante e Sara Menafra (Il Messaggero). «All'elenco - fa sapere Di Maio - si aggiungono gli articoli pubblicati ieri da Corriere della Sera (ancora a firma Sarzanini) e Repubblica (Carlo Bonini), in cui io stesso vengo tirato in ballo, nonostante avessi già smentito tutto a dicembre 2016, con illazioni diffamatorie che non trovano riscontro nei fatti».

«Chiediamo al presidente Iacopino di respingere al mittente la lettera e di intervenire energicamente contro questo assalto alla stampa da grande inquisitore», dice il dem Emanuele Fiano. «Di Maio fa liste di proscrizione come durante il Ventennio e non si preoccupa dello spettacolo incredibile offerto dalla giunta Raggi», gli fa eco il renziano Ernesto Carbone. «Sono 8 mesi che Roma è bloccata da arresti, dimissioni, bugie e indagati. Povero Di Maio, probabilmente a lui piace quella stampa con cui condividere il sostegno a Marra, che incontrava e a cui chiedeva di rimanere. Ecco, magari spieghi anche questa cosa». Di «fatto grave, perchè costituiscono un'insidia alla libertà dei cittadini di essere informati», parla anche Paola Spadari, dell'Odg del Lazio: «Siamo sicuri che il presidente Iacopino saprà respingere questo tentativo di attacco alla libera informazione».

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