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Giovedì, 05 Dicembre 2019

Via libera dal Parlamento europeo alla Commissione europea targata Ursula von der Leyen. I sì sono stati 461, 157 i contrari, gli astenuti 89. La commissione von der Leyen fa meglio di quella del predecessore Jean-Claude Juncker. Nel 2014 l'esecutivo del lussemburghese ebbe 423 voti a favore, 209 contrari e 67 astenuti (su 751 eurodeputati).

È un'Ursula von der Leyen distesa e sorridente quella arrivata alla plenaria del Parlamento europeo, dove oggi si voterà il varo della sua Commissione europea. Von der Leyen è entrata diversi minuti prima dell'inizio del suo discorso in aula, dove ha stretto mani agli eurodeputati e alla squadra dei suoi commissari - presente naturalmente anche Paolo Gentiloni - e fatto qualche selfie. Nei corridoi davanti all'aula la calca delle grandi occasioni. "Sarà un buon inizio, sono moderatamente ottimista", ha detto Gentiloni conversando con i giornalisti davanti all'entrata della Plenaria del Parlamento europeo.

"Abbiamo costruito un'equipe europea eccezionale, oggi chiedo il vostro sostegno per un nuovo inizio per l'Europa", ha detto la presidente eletta della Commissione europea Ursula von der Leyen in plenaria al Parlamento europeo. "Nei prossimi 5 anni - ha aggiunto - la nostra unione porterà avanti una trasformazione di società e economia, è la cosa giusta da fare e non sarà semplice"

"Ogni Stato membro dell'Ue si è impegnato per gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Onu - ha detto la presidente eletta della Commissione europea Ursula von der Leyen in plenaria al Parlamento europeo -. Paolo Gentiloni gestirà il raggiungimento degli obiettivi ne è convinto e io credo in lui".

"Abbiamo costruito un'equipe europea eccezionale, oggi chiedo il vostro sostegno per un nuovo inizio per l'Europa", ha detto la presidente eletta della Commissione europea in plenaria al Parlamento europeo. "Nei prossimi 5 anni - ha aggiunto - la nostra unione porterà avanti una trasformazione di società e economia, è la cosa giusta da fare e non sarà semplice".

"La protezione del nostro clima è una questione esistenziale per l'Europa - ha detto Ursula von der Leyen - e per tutto il mondo e non potrebbe essere altrimenti. Vediamo Venezia sott'acqua, le foreste in Portogallo colpite da incendi, la siccità in Lituania; è successo anche in passato, ma non possiamo perdere neanche un secondo, dobbiamo lottare contro il cambiamento climatico".

Intanto i pm hanno fatto fioccare un'inchiesta fotocopia di quella (già archiviata) sul caso Diciotti. E pensare che, come riportano il Corriere della Sera e il Fatto Quotidiano, anche il fascicolo sui 65 che si trovavano a bordo della "Alan Kurdi", la nave della ong tedesca Sea Eye, è stato liquidato dal tribunale dei ministri di Roma lo scorso 21 novembre. Certo, in questo caso le accuse sono omissione di atti di ufficio e abuso di ufficio, ma quel che conta è che le toghe hanno rimarcato un principio sacrosanto: "Le organizzazioni non governative devono sbarcare nel proprio Paese".

Sul caso dei clandestini bloccati a bordo della Sea Eye lo scorso aprile non ci sarà dunque alcun processo. "Ora sono curioso di vedere a questo punto cosa decideranno le altre procure", ha rimarcato Salvini dopo l'archiviazione. Purtroppo, come già anticipa Giovanni Bianconi sul Corriere della Sera, il provvedimento del tribunale dei ministri non metterà la parola fine ad altre inchieste. 

Le motivazioni del collegio ministeriale di Roma restano comunque una vittoria politica per il leader leghista che ci ha subito tenuto a rimarcare che "finalmente" è stato riconosciuto da un giudice che "bloccare gli sbarchi non autorizzati di immigrati non è reato". E così, sulla scorta di questa sentenza, ha fatto ugualmente bene tutte le volte che da ministro dell'Interno ha spronato il governo a opporsi ai blitz delle ong straniere nei porti italiani. Anche quando, come nel caso della Sea Watch 3, Carola Rackete era addirittura arrivata a infrangere il divieto di ingresso e a speronare una motovedetta della Guardia di Finanza pur di entrare nel porto di Lampedusa (guarda il video). Peccato però che per la sinistra nostrana la capitana resterà sempre una campionessa di civiltà e il capitano il male assoluto. Il tutto in barba alla legge italiana.  

Sin da quando Salvini ha avviato la campagna contro l'immigrazione clandestina, i magistrati hanno fatto di tutto per mettergli i bastoni tra le ruote. "Per me difendere il mio Paese è sempre una medaglia", ha ripetuto in più di un'occasione l'ex ministro dell'Interno tirando avanti nonostante le inchieste e i ripetuti tentativi di vari magistrati di smantellare i decreti Sicurezza per riaprire i porti italiani. Adesso, però, il tribunale dei ministri ha messo nero su bianco che la linea del leader leghista non solo è lecita ma dovrebbe anche essere rispettata a livello europeo. 

Sebbene la responsabilità di assegnare un "porto sicuro" all'imbarcazioni, che trasportano gli immigrati prelevati in mare, tocchi allo "Stato di primo contatto", le indicazioni ricavate da Convenzioni e accordi internazionali stabiliscono che "lo Stato di primo contatto non può che identificarsi in quello della nave che ha provveduto al salvataggio". Pertanto non spetta all'Italia farsi carico delle organizzazioni non governative che continuano a bussare alle loro porta. Nel caso della "Alan Kurdi", che dopo il "no" di Roma si era diretta a Malta, ha dunque fatto bene Salvini a bloccarla visto che l'imbarcazione batte bandiera tedesca. 

Anche perché, nonostante in alcuni casi le coste del Paese di riferimento della nave siano lontane, "la normativa non offre soluzioni precettive idonee ai fini di un intervento efficace volto alla tutela della sicurezza dei migranti". Nemmeno quando questi sono in pericolo.

Ma la questione contro l ex Ministro degli Interni continua con i canti di "bella cia2 da vari preti alla chiese, il parroco pistoiese Don Biancalani, ha cercato di coinvolgere anche i fedeli, organizzando un coro sulle note di "Bella Ciao" proprio al termine di una funzione regligiosa. Un’opposizione all’opposizione. Cavalcando l’onda delle sardine.

Don Massimo Biancalani cosi torna a far discutere. Il prete di Vicofaro che da sempre non ha fatto mistero del suo astio nei confronti delle idee politiche della destra populista di Matteo Salvini ha deciso di sbandierare ancora una volta la sua posizione.

La canzone diventata simbolo dei partigiani per don Massimo Biancalani meritava di essere citata tra le mure della casa di Dio perché "è un momento della nostra storia importante". Sui motivi di questa iniziativa il prete ci ha risposto di aver utilizzato quelle note per tramandare un messaggio di lotta e resistenza contro le ingiustizie. "Anche noi stiamo ogni giorno lottando contro le ingiustizie accogliendo i migranti. Siamo dei resistenti della solidarietà". ha dichiarato a due passi dal sagrato di Santa Maria Maggiore. Sì, ma tutto questo poco ha a che fare con la la parola del Signore. Sarà forse stata una provocazione nei confronti di qualcuno? "Non è un capriccio, né una provocazione"- aveva sottolineato alla AdnKronos don Massimo. Che con noi invece ritratta: “Predicare il Vangelo è sempre una provocazione”.

il parroco pero non ha dato ascolto pur di tirare avanti nella sua lotta politica. Ma d’altronde non ne fa mistero e quando gli domandiamo se la parola di Dio non debba essere esente dai colori della politica ricorre ad una nuova intepretazione: "Se politica si intende come servizio al bene comune la Chiesa deve occuparsene eccome". Ma se davvero con il canto tipico delle sinistre il prete di Vicofaro voleva far passare un messaggio che abbraccia i principi del Vangelo, una cosa è certa: non ha saputo spiegarlo ai parrocchiani. Che, del movente, hanno tutt’altra idea. “Lo chiamano don ego, ecco, credo che sia così” ci dicono in piazza.  

E questa volta la proprosta a fine messa non è piaciuta neanche ai fedeli. All’invito a partecipare al siparietto provocatorio hanno aderito in pochi. "Anche dei suoi adepti non c’era quasi nessuno. C’erano una decina di giornalisti, qualche curioso e una ventina di partecipanti", racconta un signore della zona. Che poi confessa di non aver gradito: "Non mi è piaciuto, non era né il luogo, né il momento adatto".

Eh già. Così aveva spiegato anche la Diocesi pochi giorni addietro e subito dopo l’annuncio dell’iniziativa sulla pagina Facebook di don Massimo, in una nota. "Quanto pubblicamente dichiarato da un presbitero di questa diocesi sui social in questi giorni - si legge nella nota - ci chiama a dire con molta chiarezza che in chiesa nelle celebrazioni liturgiche non si possono eseguire canti inadeguati alla liturgia, come del resto il buon senso dovrebbe già far capire. 

 

Alla manifestazione pubblica di una posizione non corretta in campo ecclesiale purtroppo non si può che rispondere con un’altra pubblica e netta presa di posizione di biasimo nei confronti di un comportamento provocatorio assolutamente inopportuno e oltretutto controproducente, che arriva dopo ripetuti richiami a una maggiore attenzione all’uso dei social".

Alcuni tra i “5” benevoli lettori dei miei “foglietti”, incontrandomi dopo le vacanze, mi hanno chiesto una opinione intorno alla “nuova” situazione politica. La cosa mi provoca qualche timore perché, evidentemente, questi amici sopravvalutano le mie possibilità e magari immaginano che mi sia facile sciorinare giudizi su una materia difficile e in evoluzione. E, infatti, come si fa a valutare in modo equanime persone che prima si insultano e quasi vengono alle mani e, poi, fra notte e giorno, si scoprono amici fraterni? Un osservatore, povero come sono io, di fronte a così subitanee metamorfosi, resta, a dir poco, confuso e senza parole anche se constata il degrado di una tale improvvisata e disinvolta classe “dirigente” a cui la Democrazia affida il potere di fare le leggi e condurre i destini di una nazione!

Ciò premesso, a chi volesse conoscere una chiave di lettura – fra tante – della situazione attuale, propongo di fermarsi a riflettere possibilmente lontano da clamori affrettati. A mio parere questi signori vanno giudicati alla luce di valori “primari” o, come li chiamava Papa Ratzinger, “non negoziabili”, che per me sono quelli che si riferiscono a Vita e Famiglia. Io, infatti, faccio discendere tutto, “per li rami” direbbe Dante, dalla difesa di questi valori che ritengo  fondamentali per qualsiasi società; le altre cose (poltrone, sottosegretari, banche, economia, deficit, pil, spread, ius soli, ius culturae, reddito di cittadinanza, legge elettorale, imposizioni di Bruxelles all’Italia, aumento vero o presunto di pensioni e salari, il problema dei migranti con la polemica che se ne fa, perfino i 5 milioni di nostri poveri italiani di cui nessuno parla…) saranno pure importanti ma sono anche opinabili e vengono dopo.

A questo punto il discorso diventa semplice e perfino banale: basta controllare quanto questi “giovinotti” hanno detto, scritto e fatto pro o contro Vita e Famiglia e, quindi, trarre tranquillamente le conclusioni.

Per meglio approfondire, poi, consiglio di informarsi – ove possibile –  su filosofie e maestri a cui costoro fanno riferimento. Io sono a favore – e l’ho ripetuto innumerevoli volte come il grillo parlante di Pinocchio! – della Vita che deve nascere e che è già nata e della Famiglia, formata da uomo-padre, donna-madre che generano figli, in ciò attingendo al Diritto naturale valevole per ogni uomo sulla faccia della  terra e alla Dottrina sociale della Chiesa che da quel Diritto deriva. Sono convinto, infatti, che dalla salvaguardia di principi inviolabili come quelli inerenti a Vita e Famiglia possa discendere la libertà vera, il benessere spirituale e fisico dell’individuo e il progresso anche economico e la pace di qualsiasi società.

Di conseguenza mi oppongo a chi vuole stravolgere queste due realtà e segnatamente sono contro:

1) l’aborto, sia “pre-natale” (7 milioni dal 1978 solo in Italia, alla faccia della “tutela della maternità” di cui parla la “legge” 194!) sia “post-natale” (infanticidio, già legale nelle nazioni “civili” neopagane del Nord come Belgio e Olanda)

2) alle famiglie “altre” (due uomini, due donne) che pretendono il possesso impossibile di figli

3) all’utero “in affitto”: in burocratese parlano di “maternità surrogata”, in realtà è compravendita di corpi di donne e di bambini

4) al “gender” che si infiltra ormai nelle scuole ad opera di libri di testo, insegnanti “primi della classe” (è dal “1968” che imperversano!) con l’acquiescienza dei colleghi che, per non avere noie, preferiscono ignorare l’argomento: genitori, nonni, informatevi e aprite gli occhi, nelle scuole pubbliche stanno già tentando di cambiare i connotati sessuali a figli e nipoti!

5) al progetto di legge sull’ “omofobia” che, giacente al Senato, ora con la “nuova” maggioranza potrà passare facilmente e chiuderà la bocca, a colpi di Codice Penale, a chi oserà dissentire dalle famiglie “arcobaleno”

6) alla ormai prossima eutanasia che ci faranno accettare come divieto all’accanimento terapeutico mentre, invece, sarà morte per fame e per sete.

Ora, tra i partiti che siedono in Parlamento, ce ne sono alcuni dichiaratamente favorevoli a queste “belle” cose che con vocaboli innocui e suadenti (“orwelliani”) chiamano “diritti civili”; le hanno scritte – nero su bianco – nei loro programmi e, vantandosene, le hanno elevate al rango di “valori”.

Pertanto sono certo che il governo “nuovo” formato da “5 stelle”, neo-comunisti del Partito Democratico ed ex democristiani catto-progressisti, magari per gradi (tre passi avanti e uno o due indietro!), faciliterà l’approvazione di quelle “belle” cose incrementando, così, il disordine e la corruzione come se non ce ne fossero già  abbastanza nella nostra squallida società.

Attenzione. Occorre aggiungere che tutto ciò non è solo parto dei piccoli  politicanti nostrani, esso è iscritto nel programma più ampio delle “massonerie” e dei potentati europei di cui i nostri “giovinotti” – consapevoli o no – sono accoliti e servitori. Bisogna sapere che da secoli è in atto una guerra senza quartiere contro il Cristianesimo con l’intento dichiarato di cancellarlo dall’Europa, non con spargimento di sangue come avvenne col Giacobinismo, il Comunismo ateo e il Nazional Socialismo pagano, ma con un’azione subdola e, sotto certi aspetti, ancora più pericolosa. Giustamente “Avvenire” (15-IX-2019) parla di “ricristianizzazione dell’Europa”. Alla luce di tutto ciò, si può spiegare il favore con cui molti cattolici, pur con tante ovvie  e legittime cautele,  guardiamo al giovine Salvini che in piazza bacia il Rosario e invoca i Santi Patroni  dell’Europa!

Alcune domande finali:

 Quando quelle “cose” saranno approvate, come si comporterà “Famiglia Cristiana”? Concederà interviste benevole al segretario del Partito Democratico Zingaretti, simili a quella del 17-III-2019? E “Civiltà Cattolica” di padre Spadaro? E i preti e le suore che vestirono camicie rosse non so per quale protesta in piazza? Innalzeranno cartelli con su scritto “Vogliamo rimanere umani” come mi capitò di vedere tempo fa in una processione della Madonna del Carmine in Sicilia? E i “cattolici” ex dc diluiti fra i neo-comunisti del PD proporranno ancora “paletti”, ridicoli, nel tentativo inane di frenare la deriva che quelle “leggi” producono? E il Presidente della Repubblica le firmerà come ha fatto per le “unioni civili” di qualche anno fa?

Tante volte ci si interroga sul perchè studiare la Storia e sulla sua straordinaria importanza. Le vicende politiche di questi giorni confermano se ce n'era bisogno che veramente la Storia è maestra di vita. E pertanto ha ragione il fondatore di Alleanza Cattolica, Giovanni Cantoni, quando afferma: “chi sbaglia Storia, sbaglia politica”. In questi giorni mentre si consuma il «curioso connubio tra pidioti e pentastellati  cementato sia dal morboso affetto per la poltrona, sia dall’odio implacabile verso un politico che ha fatto l’imperdonabile errore di dimostrarsi un uomo: Matteo Salvini», sto leggendo «Gli Italiani sotto la Chiesa», sottotitolo:“Da S. Pietro a Mussolini”, di Giordano Bruno Guerri, pubblicato da Mondadori, nella collana Le Scie (1992). Descrivendo Niccolò Machiavelli e il suo Principe, Guerri, offre diversi spunti molto utile per comprendere meglio le vicende politiche odierne. Mi riferisco al grosso scandalo del brutale e nello stesso tempo volgare trasformismo politico del PD e del movimento 5 Stelle, che certamente è un fenomeno tutto da studiare a livello psicologico e sociologico. E pertanto ha ragione il blog “Huffpost”, diretto da Lucia Annunziata, «Il Conte bis è nato, come noto e quasi scontato, come la più grande e plateale operazione trasformistica della politica italiana dopo il secondo dopoguerra». (Giorgio Merlo, L'elogio del trasformismo e la coerenza politica, 13.9.19, in huffingtonpost.it)

Nel secondo capitolo Giordano Bruno Guerri nella sua brillante descrizione storica, sottolinea una particolarità degli italiani: l'atavica divisione del nostro popolo. Già dal primo capitolo, Guerri, divide il popolo italiano, in bianchi e neri. Quando giunge a commentare Machiavelli e la sua opera più importante, Il Principe, non posso esimermi dal paragonarla alla situazione politica che stiamo vivendo.

Le riflessioni di Guerri sono attuali. Nella storia della recente politica si possono registrare diverse casi di trasformismo, tra i tanti è passato alla storia quello di Domenico Scilipoti. Ma l'attuale trasformismo che ha portato all'abbraccio PD e 5Stelle, resterà negli annali della storia parlamentare italiana.

Machiavelli fornisce un manuale di regole necessarie per governare i popoli. Nelle regole del Principe, lo storico senese, ne elenca qualcuna: «non può né deve rispettare la parola data, se tale rispetto lo danneggia». Il moderno principe per raggiungere gli scopi ha tutto il diritto di ingannare, avvelenare, congiurare, sterminare popoli. Pertanto per Machiavelli, la più importante virtù di un principe è l'astuzia, accompagnata dall'ambizione, dalla mancanza di scrupoli, dalla determinazione.

Insomma Machiavelli separa la politica dalla morale, codifica il realismo politico e afferma il principio che il responsabile di uno Stato non può tenere conto delle regole dei gentiluomini. Dunque a distanza di cinquecento anni le regole fondamentali del Principe sono attuali, vengono cinicamente rispettate dai molti politici presenti nel nostro parlamento. A questo punto potrei avanzare una provocazione: non sarebbe opportuno affidarsi ad un uomo, ad uno statista del calibro di Antonio Oliveira Salazar? Lo so per i pasdaran della democrazia passo per reazionario, fuori della Storia e probabilmente dal consorzio civile, ammesso che i sinistri, quelli del “siamo più umani”, conoscano Salazar.

Ritornando a Machiavelli, Giordano Bruno Guerri, scrive che tutti hanno imitato il Principe da Carlo V° al cardinale Richelieu, da Lenin a Mussolini. Anche Gramsci indicava la figura del principe in quella del moderno partito di massa.

Il testo di Machiavelli ha contribuito ad identificare gli italiani come “machiavellici” secondo il deteriore del termine: intriganti, astuti, inaffidabili, traditori, senza senso dell'onore, capaci di tutto. Capaci di cambiare bandiera facilmente.

Ritornando alla politica italiana, si registrano diversi allarmi per quanto riguarda l'aspetto della coerenza, e della parola data. Ormai la stragrande maggioranza degli italiani conosce le motivazioni perché è nata questa operazione di trasformismo politico, tra Pd e 5Stelle, prima tra tutte «il terrore del voto anticipato, la perdita dello stipendio per i parlamentari e la potenziale e quasi certa riduzione secca di seggi dei due partiti contraenti la nuova maggioranza di governo». (Ibidem) Però questa deriva trasformistica crea un grosso problema: cambia la fisionomia fondamentale della politica sia a livello nazionale che locale, cancella o sospende la categoria della “coerenza”.

Infatti, «con l’irruzione del trasformismo sono le stesse regole della politica a mutare. E a mutare profondamente». Non è un caso che i due partiti che sostengono il Conte bis sono stati costretti a cancellare «tutto ciò che hanno detto, scritto, teorizzato, sostenuto e urlato nelle piazze negli ultimi 10 anni».

Pertanto occorre fare un'ulteriore riflessione: «Che senso ha, oggi, - scrive Merlo - per fare qualche esempio concreto, sostenere in un partito che una scelta politica è credibile, netta e di lunga durata perché è stata assunta dagli organismi preposti di quel partito? Abbiamo tutti in mente le solenni dichiarazioni dei candidati alla segreteria nazionale del Pd, delle loro mozioni congressuali, delle loro deliberazioni votate all’unanimità dalle segreterie e dalle direzioni sino a poche settimane fa che escludevano in modo categorico per motivi politici, culturali, etici, programmatici e storici qualsiasi alleanza politica con i 5 Stelle».(Ibidem)

Stessa cosa si può scrivere dei 5 Stelle. Sarebbe superfluo elencare tutti gli insulti contro il Pd da parte dei grillini, la rete è piena.

Allora c'è da chiedersi seriamente se da questo momento qualsiasi dichiarazione, deliberazione congressuale, almeno per quanto riguarda certi partiti, saranno solo parole al vento destinate a cadere nell'arco di poche ore. Se è così non si può più credere a niente.

Questa degenerazione politica a cui stiamo assistendo oltre a ingrossare il partito dell'astensionismo, mina la credibilità della democrazia e delle istituzioni. Infatti,

«Non ci sarebbe da stupirsi se, quando mai si riuscisse a tornare a votare, la percentuale dei votanti non superasse il 30% degli aventi diritto al voto. Questo infatti potrebbe essere l’esito di una crisi politica maldestramente gestita da chi sperava di ottenere il voto e invece ha favorito la nascita del peggior governo possibile».(Marco Invernizzi, Il governo nascente di male in peggio, 29.8.19, alleanzacattolica.org).

Un tripudio di applausi, sventolio di bandiere tricolori e di Fratelli d'Italia saluta l'ingresso sul palco di Giorgia Meloni, per il discorso conclusivo della 22esima edizione di Atreju. Il tendone principale è gremito.

Ad Atreju, il raduno di FdI, che ha festeggiato la sua ventesima edizione all’isola Tiberina, forse la più riuscita di sempre a sentire gli organizzatori, è iniziata forse una nuova fase della politica italiana nello schieramento del centrodestra. Mentre prima di questa estate tutti davano Salvini come leader incontrastato dei cosiddetti “sovranisti” italiani, adesso pare che lo scettro passi di diritto a Giorgia Meloni. Ed a certificarlo sono  la presenza alla festa di tutti i leader del fronte di centrodestra a partire da Orban, premier ungherese, da Abascal, leader di Vox, Thierry Baudet, presidente Forum voor Democratie, per finire Jan Zahradil presidente ECR Party, Repubblica Ceca e candidato conservatore alla presidenza della commissione. E FdI è fiera ed orgogliosa di fare parte di uno schieramento che “ difende la sovranità nazionale, combatte l’immigrazione clandestina, mette la famiglia al centro del progetto politico”. Il suo popolo è tutto con lei e il suo lungo discorso appassionato e vibrante è più volte interrotto dai boati della folla stipata in ogni ordine di posto.  

Lo stile per Giorgia Meloni viene prima di tutto e l’intervento di Conte, intervistato Sabato da Vespa, viene seguito dal pubblico numerosissimo in religioso e rispettoso silenzio. Anche qui come per rimarcare una certa differenza con quanto accaduto a Pontida con la Lega. Ma la critica verso il  governo “rosso giallo” ( per rimarcare forse chi comanda all’interno della coalizione), come lo ridefinisce la stessa leader di FdI è totale ed assoluta. L’accordo, infatti, avrebbe usurpato un diritto che è quello di votare e perciò è “inutile adesso accusare Orban di ingerenze nella politica italiana, se lo stesso governo è una espressione delle ingerenze di Francia e Germania” come rivendica la Meloni. Ma non durerà molto questo governo: ne è convinta la Meloni, e quando le diatribe e le diversità verranno fuori (magari dopo un deludente risultato alle elezioni regionali) il centrodestra dovrà “essere unito e coeso”, ma soprattutto rispettoso degli accordi preelettorali.

La proposta è  allora quella di firmare un contratto non di governo, ma di lealtà alla coalizione e contro gli inciuci. Non le manda a dire insomma a chi come Salvini, ha pensato bene di allearsi con i 5 Stelle, “che con il PD sono due facce della stessa medaglia”, ma il riferimento è anche rivolto a quanti in Forza Italia possano farsi incantare dalle sirene governative. La coerenza prima di tutto. Non è possibile scendere a compromessi con chi ( i 5 stelle) ha una storia che può essere riassunta nella trama del romanzo di George Orwell “ la fattoria degli animali”. L’allegoria orwelliana in cui una rivoluzione dal basso, cioè degli animali di un fattoria contro l’uomo che li sfruttava, fallisce proprio perché chi aveva guidato questa rivoluzione (i maiali) diventa alla fine più dispotico di chi comandava prima. I 5 stelle nella tre giorni della festa sono stati accusati di essersi venduti al potere precostituito e tutto questo sarebbe cominciato con il discusso voto alla Von der Layen alla presidenza del parlamento europeo.

FdI, che secondo gli ultimi sondaggi sarebbe accreditata  all’8%, rivendica con forza e con orgoglio, di essere stata l’unica forza politica a non essere mai scesa a compromessi con nessuno. E forti di questo adesso possono partire da una posizione di forza anche nei confronti di chi, come la Lega, ha il quadruplo dei loro voti. Non è un caso forse se lo stesso Salvini si è dovuto accodare alla manifestazione organizzata da FdI davanti alla camera il giorno della fiducia del Conte bis. Ma molto signorilmente  il capo leghista non viene mai citato direttamente, perché coerentemente la Meloni riconosce chi è l’avversario e non è interessata a sterili posizioni di rendita, vuole cambiare lo status quo “quello che conta sono i fatti”. E’ pungente e anche ironica come quando ricorda le contumelie del Pd contro Di Maio, che sarebbe presto tronato a fare il “bibitaro“ al San Paolo. “Adesso il bibitaro lo andrà a fare a S.Paolo del Brasile”. Ma non mancano certo i riferimenti al “povero” Zingaretti e al “campione del mondo delle facce di bronzo” Renzi, che avrebbe creato un partito con il nome (Italia viva) che è un ossimoro, dal momento che è “popolato di gente morta”.

Non mancano poi i riferimenti alla necessita di blocchi navali al largo delle coste libiche, cavallo di battaglia di FdI, o il riferimento alla lotta all’evasione di facciata del Pd, che lascia prosperare i grandi evasori, ma combatte artigiani e piccoli imprenditori con “leggi inutili” come la proposta della tassa sull’eccessivo prelievo di contanti o quelle in favore dell’utilizzo dei pagamenti con carta di credito “per favorire gli amici banchieri”. Ecco che allora le elezioni, che aleggiano come un mantra tra gli stand della festa, sono evocate per porre fine ad un governo “che è in ginocchio di fronte all’Europa”. La netta sensazione che si ha, uscendo dalla festa di Atreju, è che adesso nel centrodestra sempre più tutti dovranno fare i conti con Giorgia Meloni.

Poi la seconda giornata della festa di Atreju ha visto come protagonista assoluto Viktor Orban, il Primo Ministro Ungherese, tra i politici più a destra d'Europa. "La Meloni in Ungheria sarebbe una centrista rispetto a me"

Alla festa organizzata da Fratelli d'Italia, Orban è salito sul palco con un mazzo di fiori per Giorgia Meloni. La vicinanza alle idee di Orban da parte del partito della Presidentessa Meloni è innegabile, anche se Orban è molto più estremo come posizioni e come ideologie.

"Non ho paura di dire ciò che penso e ciò che pensano gli ungheresi, il mio governo è in piedi senza coalizioni", parole dure di Orban. Meloni lo reputa un patriota vero, un modello da seguire "che dimostra come una Europa diversa sia possibile".  

22 anni di Atreju. Molti dei nostri consiglieri comunali non erano nati, quando ci fu la prima edizione di Atreju. La destra era molto diversa, ma questa manifestazione è stata l'unico punto fermo, al di là dei momenti che la destra ha vissuto"
Questi sono i punti piu importanti del suo discorso alla fine della manifestazione

"Dai giorni della nostra nascita ci siamo sorbiti questi soloni che ci spiegavano che non ci sarebbe stato nessuno spazio politico di Fratelli d'Italia. Invece dopo i nostri risultati che abbiamo ottenuto mandiamo una bella cartolina a questi esperti. Il nostro successo elettorale non è una questione numerica, ma è una questione di visione. Abbiamo dimostrato che c'è spazio per una politica che non prende le scorciatoie e non fa le sparate. Per noi la parola data è sacra. Ce lo ha insegnato Giorgio Almirante, a guardare la gente negli occhi. L'anno che abbiamo passato ci ha regalato grandi soddisfazioni: l'elezione del primo presidente di regioni, i sindaci dei comuni capoluogo, la nostra pattuglia al parlamento europeo. Dove sediamo nella famiglia dei conservatori, per dire no all'Europa dei burocrati e degli usurai. Per questo noi siamo dei pericolosi sovversivi".

"Qualche giorno fa è morto un bambino dimenticato in auto dal papà. Noi avevamo presentato una legge, approvata, ma quel genio del ministro Toninelli non ha mai approvato il decreto attuativo. Questo perché la politica aveva altri pensieri, pensava a cose più redditizie sul piano del consenso elettorale. Ho letto che la Commissione ha dei dubbi sulla legge Meloni, perché in Italia sono morti 'solo' 9 bambini. Loro, che vogliono legiferare sull'ora legale. Io voglio un'Europa che metta la persona e la vita al centro".

"Abbiamo invitato Viktor Orban, e la sinistra si è indignata tantissimo. Perché ha detto che in Italia il governo è separato dal popolo. Dicono, a sinistra, che è una cosa vergognosa. E allora avrebbero dovuto non farlo. Questo è un governo nato a Strasburgo, e si era capito, quando Ursula von der Lyen è stata eletta con i voti dei grillini, con l'Intercessione di Giuseppe Conte. Di Maio ha accusato Orban di ingerenza. Lui, che è stato messo lì a fare il ministro degli Esteri da Francia e Germania. Conte ha in Europa lo stesso ruolo di Monti, Renzi, Gentiloni. Ossia il maggiordomo in guanti bianchi.

"Il governo rossogiallo è nato così: hanno pensato, se si vota, vince la destra. E allora non si vota".

"Noi abbiamo convocato una piazza di lunedì mattina, quando il governo chiedeva la fiducia, e abbiamo trovato 30 mila persone. Avevano gridato alla piazza eversiva, e invece c'erano persone di tutte le età, studenti, pensionati, lavoratori, che avevano abbandonato le loro priorità del lunedì per venire a difendere la democrazia. È la cosa di cui vado più fiera". "Oggi in Italia c'è solo un partito che non è mai andato al governo con operazioni di palazzo. È quel partito è Fratelli d'Italia".
"Noi diciamo: mai col Pd, e ci mancherebbe. Ma anche 'mai con i 5 Stelle'".

"Matteo Renzi è un campione mondiale di faccia di bronzo. Vuole un partito con tutta la gente politicamente estinta e lo chiama "Italia Viva". E hanno anche il coraggio di citare la Costituzione, lo fanno continuamente. Però non si può dire che all'articolo 1 c'è scritto che la sovranità appartiene al popolo".

"Per quanto la qualità del mastice che hanno usato per stare incollati alle poltrone sia eccellente, forse non basterà. Il mio pronostico è che la maggioranza molto presto crollerà sotto il peso dell'individualismo. Tra qualche settimana ci saranno delle elezioni regionali importanti, e spero che dai cittadini arrivi alla maggioranza di governo un vero ceffone. Fratelli d'Italia è pronta a vincere, a schierare candidati di qualità. Vogliamo fare un'alleanza, ma le alleanze si fanno con i fatti. Sono contenta che Salvini con la Lega sia tornato nel centrodestra. Spero che Forza Italia chiarisca quanto prima il suo posizionamento. Ma noi vogliamo un'alleanza diversa, un patto anti inciucio".

"Sulla legge elettorale, la proposta che faccio io agli alleati è di lavorare per un sistema che preveda premio di maggioranza e preferenze. E poi bisogna lavorare per una riforma presidenziale, con il Presidente della Repubblica eletto direttamente dal popolo". Poi dobbiamo lavorare per l'abolizione di quell'istituto ottocentesco che sono i Senatori a vita".

"Sull'immigrazione ci raccontano che c'è stata una grande svolta. Macron dice 'siamo disposti a prenderci i rifugiati, ma non i migranti economici'. Quando è chiaro che le ong portano in Italia in gran parte migranti economici. Allora la soluzione deve essere bloccare le partenze, in un progetto europeo".

"Sull'economia tira aria di patrimoniale. Non ve lo diranno, ma è così. Perché dobbiamo avere dei limiti sull'utilizzo del contante, quando in Europa non esiste? Parliamo di evasione fiscale? Bene, parliamo dei paradisi fiscali, dei colossi del web che pagano due lire, degli extracomunitari che aprono e chiudono negozi. In questi mesi abbiamo fatto moltissime battaglie, e continueremo perché nel programma di governo la parola impresa non compare mai".

Noi vogliamo fare del sano protezionismo economico. Nessuna nazione degna di questo nome consente la svendita delle infrastrutture strategiche. Noi per l'economia vogliamo uno shock trumpiano. Noi non permetteremo ai teorici della decrescita di trascinarci di nuova nella miseria".

"Vogliamo un'Italia capace di pensare i grande. E voglio rivolgere una 'chiamata alle armi' per tutte le persone che vogliono mettere la loro vocazione a disposizione del Paese. Il prossimo appuntamento per noi sarà sicuramente il 19 ottobre. Ma sabato 30 novembre ci sarà un grande evento programmatico che chiameremo 'La casa dei Patrioti'. Come gli eroi di Fiume, noi oggi lanciamo la nostra sfida. Il nostro motto rimane "Ardisco, non ordisco". W l'Italia.

"È con l'inno nazionale, cantato da tutti i presenti, che si conclude il discorso ad Atreju di Giorgia Meloni".

Intanto 182 migranti a bordo della nave dell’ong Sos Mediterranée, che opera assieme a Medici Senza Frontiere, sbarcheranno a Messina domani mattina. È questo il porto scelto dal governo, con Giuseppe Conte quindi che dà il suo via libera, assieme ovviamente ai ministri competenti.

Alla base della scelta dell’esecutivo, che attua una manovra di profonda discontinuità rispetto alla linea del governo gialloverde, ci sarebbero le condizioni meteo nel canale di Sicilia. In particolare, la Ocean Viking ha segnalato la presenza di un mare molto mosso che, da lì a breve, avrebbe comportato problemi per i migranti e per l'equipaggio a bordo della nave.

Da qui, secondo la ricostruzione fornita dal governo giallorosso, il via libera all’approdo in Italia e l’assegnazione del porto di Messina. Questa volta si sceglie il capoluogo peloritano e non Lampedusa, viste le condizioni dell’hotspot dell’isola più grande delle Pelagie alle prese con un vero e proprio boom di sbarchi degli ultimi giorni. E ora l'hotspot è al collasso.

La Ocean Viking naviga tra Malta ed Italia già da giorni, dove ha svolto almeno tre operazioni di salvataggio. È la seconda volta in pochi giorni che la nave sbarca in un porto italiano: la settimana scorsa infatti, tra le proteste del sindaco Totò Martello, è approdata a Lampedusa con 82 persone a bordo. Domani di nuovo. Il gioco continua ormai da quando Salvini non è più titolare del Viminale.

È quello che sta accadendo in questo mese. Una sorta di "effetto traino" delle navi delle organizzazioni che trasportano i migranti. Ma, a detta dei ricercatori, la realtà sarebbe ben diversa: a settembre, sarebbero stare 44 le partenze giornaliere con navi ong al largo, mentre 75 senza. "Il dato va integrato con la nostra attività- ribatte il colonnello, intervistato dal Giorno- Quando ci sono navi ong a largo, che sono un chiaro target dei barconi dei migranti, noi ne blocchiamo moltissimi". Senza il lavoro della guardia costiera libica, quindi, sarebbero molte di più le partenze e questo aumento sarebbe determinato dalla presenza delle navi: "La grande maggioranza di quelli che vengono raccolti dalle navi delle ong, parte solo perché ci sono loro: salgono su gommoni e barconi che non riuscirebbero mai, dico mai a raggiungere l' Italia. Sono natanti malmessi, in grado di fare poche decine di miglia al massimo. I trafficanti sono 'smart', usano internet, siti che mostrano il traffico marino, sanno bene quando c'è una nave ong al limite delle acque territoriali. E la usano, mandandogli barconi. È un meccanismo molto semplice e dal loro punto di vista, funziona benissimo".

L'aumento di viaggi di migranti, inoltre, sarebbe dovuto anche alla missione navale europea Sophia, che è stata prorogata la scorsa primavera, senza però disporre di mezzi navali: "C'è, ma senza più navi. E i trafficanti vedono così un ostacolo in meno".

Ma il flusso di migranti non arriva solo dalla Libia. Anche quello dalla Tunisia è aumentato: "Premetto che la mia è solo un' ipotesi teorica- precisa il colonnello- perché non mi occupo di quel che succade a terra. Ma mi pare ragionevole che, dato che stiamo intercettando molti barconi in partenza dalla Libia, le organizzazioni che gestiscono il traffico lo abbiano in parte spostato in Tunisia. Del resto, non si rassegnano: cercano sempre alternative".

secondo il colonnello Masoud Ibrahim Abdelsamad, capo del Centro di coordinamento della guardia costiera libica, da molto tempo, "l'aumento delle partenze dalla Libia è correlato alla presenza delle navi delle Ong".  

Dopo la decisione da parte del governo Conte di far sbarcare la Ocean Viking, arriva la dura replica dell’ex ministro dell’interno Matteo Salvini. "Il governo del tradimento apre le porte a un’altra ong. Gli Italiani non lo dimenticheranno. Conte vergogna”, scrive il segretario leghista su Twitter dopo aver appreso della decisione dell’esecutivo italiano.

L’ex ministro poi ritorna ancora sull’argomento. Intervistato a Rtl 102.5, Salvini afferma: “Lascio a Conte il suo cambio di faccia. Sulla lotta all'immigrazione concordavo prima con lui, i risultati ci sono stati (80% di sbarchi in meno, 2 miliardi risparmiati dal business dell'immigrazione). Ora ha messo il suo interesse personale davanti a tutto”.

“In politica in Italia non ci stupisce più di nulla. Ricordate Renzi 'Enrico stai serenò, Dal Pd non uscirò?' – conclude poi il numero uno del Carroccio –. Umanamente pensavo che Conte fosse una persona diversa perché tutto quello che ho fatto sull’immigrazione era proposto e concordato. Da 15 giorni è tutta un’altra roba. Gli lascio un cambio di faccia: io non riuscirei mai per politica. E mai nella vita vorrei essere al suo posto. Perché alla mattina mi guardo allo specchio. Due facce no. Conte ha messo la sua sopravvivenza e il suo interesse personale davanti a tutto".

E questi sono i risultati. Gli sbarchi sono aumentati a dismisura nelle ultime settimane.

L'inchiesta coordinata dalla procura di Reggio Emilia che prende il nome di "Angeli e Demoni" vede al centro della indagini la rete di servizi sociali della Val D'Enza e del comune di Bibbiano. Secondo quanto scritto nell'ordinanza del tribunale, alcuni degli operatori dei servizi sociali avrebbero falsificato le relazioni da consegnare al Tribunale dei Minori in modo da riuscire ad allontanare i bambini dalle proprie famiglie per poi darli in affido ad amici e conoscenti.

“Verrà creata una banca dati e nascerà una squadra speciale per la protezione dei minori. Si confronterà con i ministeri, e la commissione parlamentare che verrà istituita, per avere un monitoraggio del percorso dei piccoli affidati. Tutti gli operatori dovranno sentire il fiato sul collo da parte della magistratura che farà i controlli”. Così annunciò il pentastellato ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede poco dopo la pubblicazione dell’inchiesta "Angeli e Demoni". Fu forse il primo a pronunciarsi sul caso, dando il via ad uno scontro politico che ancora non ha trovato soluzione.

il quotidiano il giornale ricostruisce la questione politica del Bibbiano : l’inclusione nel registro degli indagati di tre sindaci targati Pd ha da subito scatenato l’ira dei partiti. Dalla Lega, al Movimento Cinque Stelle, fino a Fratelli d’Italia (uno dei partiti che più ha condotto la lotta per tenere accesi i riflettori sulla vicenda), tutti si sono scagliati contro il Partito democratico, accusando i vertici per non aver preso subito provvedimenti nei confronti dei propri sindaci e di aver messo davanti il garantismo, tutelando gli indagati, ancor prima di spendere due parole nei confronti delle presunte vittime. Un silenzio, quello dei dem, che ha scatenato l’ira del leader del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio, che in un video messaggio pubblicato sui suoi canali social arrivò a definire gli allora avversari di governo "il partito di Bibbiano". Un’appellativo incettabile per i vertici del Pd che, a suo tempo, minacciarono querele a tutti coloro che, come Di Maio, si fossero permessi di associare il nome del partito all’orrenda vicenda (di cui però i dem hanno continuato a parlare poco o nulla).

Nel frattempo, da luglio, l’ex governo in carica composto da Lega e Cinque Stelle decise di far partire una commissione d’inchiesta parlamentare sugli affidi dei minori, per cercare di fare chiarezza sulle vicenda e puntare la lente d’ingrandimento sul tema degli affidamenti in tutta Italia. Decisi e compatti, i due partiti avevano deciso di indagare sullo scandalo mentre, il Partito Democratico, sviava l’argomento, tanto da far infuriare l’opinione pubblica. Nei mesi successivi alla pubblicazione della vicenda, per tutte le strade d’Italia si è diffuso lo slogan "Parlateci Di Bibbiano", con le lettere delle prime due parole che ricordano il simbolo dei dem. Ma, se prima dello strappo dell’ex vicepremier Matteo Salvini, il Movimento Cinque Stelle aveva incluso nei punti che descrivevano le priorità dei pentastellati nel programma di Governo la riforma sugli affidi. Dopo solo due mesi e con un alleanza capovolta, le cose sembrano essere cambiate. Nei punti presentati nel programma dal neo governo giallorosso, la riforma sugli affidamenti dei minori è del tutto scomparsa. Una sopresa, che considerato il precedente silenzio del Partito Democratico sulla questione, fa pensare che i gialli si siano piegati al volere dei dem e abbiano deciso di cucirsi la bocca. Un cambio di rotta che riaccende le polemiche.

I 58 minuti di discorso sono stati carichi di argomenti, sentimenti e anche emozioni. Dall'inizio alla fine i suoi sostenitori non hanno mancato di applaudirlo, di intonare cori e canti per lui. "Oggi qui noi abbiamo vinto", ha ripetuto più volte l'ex titolare del Viminale. E a giudicare da quante persone sono accorse a Pontida sembra proprio così.

Tra i vari temi toccati nel suo lungo discorso, Salvini ha anche parlato dello scandalo di Bibbiano. Una vergogna fatta e finita che ora il Pd cerca di insabbiare in tutti i modi. Ma quegli affidi illeciti, quegli inganni a decine e decine di famiglie non si possono dimenticare. Non si può dimenticare la sofferenza di quei bambini strappati ai loro genitori.  

Salvini non poteva stare zitto alla solita retorica di sinistra, di dem e radical chic. "Le critiche per la bimba di Bibbiano portata sul palco di Pontida - si chiede il leader del Carroccio ad Aria Pulita su 7Gold -. Ma chissenefrega. Se qualcuno ruba i bambini, io voglio gridare da papà che è uno scandalo portarli via dalle famiglie. Non era necessario avere una bambina, ma cinquanta bimbi sul palco. Non solo dall'Emilia, arrivano segnalazioni da tutta Italia. I delinquenti sono quelli che rubano i bambini".  

questo gesto, questa gioia di una famiglia che si ritrova ha scatenato la sinistra. La decisione di Salvini di far salire sul palco Greta ha sollevato una serie di polemiche. C'è chi parla di "strumentalizzazione dei bambini", chi descrive il leader della Lega per "uno che gioca sulla carne dei più deboli", chi urla "non devi fare salire i bambini sul palco di Pontida" e chi più ne ha più ne metta. Nello specifico: Carlo Calenda spara un "che gente siete voi della Lega per usare bambini su un palco?" e chef Rubio è monotono con un "sfruttare una bambina per la tua cazzo di perenne campagna elettorale dannosa e infruttuosa".  

 Così, alla fine del comizio, il leader della Lega ha chiamato sul palco alcuni bimbi. Fra questi c'è anche Greta. "Greta è questa spelendida ragazza con i capelli rossi dopo un anno è stata restituita alla mamma - ha spiegato Salvini emozionato -. Mai più bambini rubati alle loro famiglie, mai più bambini rubati alle mamma e papà, mai più bimbi come merce". Poi ha dato un cinque a madre e figlia che si sono ritrovate e tutti e tre insieme hanno gioito.  

Quello che è certo e concreto è che l'ex titolare del Viminale non cerca di nascondere un caso che deve far solo vergognare (tutti), ma ne parla. Il Pd sta zitto e attacca (Salvini) per non andare a beccare i veri responsabili di questa storia scandalosa.

Il partito di Bibbiano fa finta di non vedere il dato di fatto e addirittura arriva a dire che "gran parte delle cose sono una montatura". Andatelo a spiegare a quei genitori che si sono visti portare via i propri figli. Vediamo se trovano anche loro una montatura tutto questo scempio.

Intanto un altra questione  molto importante e come sottolinea il Giornale Il locale hotspot di contrada Imbriacola, che ha una capacità massima di 95 persone, a seguito degli approdi autonomi delle ultime 48 ore e dell’arrivo degli 82 migranti a bordo della Ocean Viking, raggiunge quota 224 ospiti. Una situazione che manda su tutte le furie in primis il sindaco di Lampedusa, Totò Martello, il quale in primo luogo critica la decisione del governo di scegliere lo scalo dell’isola come porto per la Ocean Viking: “Accoglienti sì, cretini no”, dichiara sabato il primo cittadino.

In effetti gli 82 migranti scesi dalla nave dell’Ong francese Sos Mediterraée, sotto il profilo prettamente logistico vanno a gravare e non poco sul sistema di accoglienza dell’hotspot di Lampedusa, con possibili gravi ripercussioni anche per l’ordine pubblico.

Dal Viminale adesso arriva la conferma di un primo trasferimento di almeno 70 migranti, i quali nella mattinata di questo lunedì vengono imbarcati sul traghetto di linea che collega Lampedusa con Porto Empedocle.

Da qui poi, i 70 migranti saranno smistati nei vari centri d’accoglienza della Sicilia. Ma l’emergenza a Lampedusa non è comunque terminata. Da un lato infatti, permangono più di 150 migranti, con la capacità del locale hotspot ancora ben sforata. Dall’altro lato, gli sbarchi sull’isola più grande delle Pelagie proseguono.

Diversi gli approdi autonomi a partire dalla giornata di sabato: anche un singolo arrivo di un barchino con dieci persone a bordo, in questo momento può costituire un grande e grave problema per la gestione del centro d’accoglienza di contrada Imbriacola.

Si torna a proporre i ponti aerei, in modo che il trasferimento dei migranti venga agevolato e velocizzato. Anche perché la nave di linea per Porto Empedocle può accogliere un numero giornaliero limitato di migranti ed il rischio è che, partito un gruppo verso la Sicilia, a Lampedusa ne arrivi subito un altro tramite nuovi sbarchi.

Una situazione quindi vicina al collasso, a cui si sta cercando di porre un rimedio anche se, per via dell’aumento del ritmo degli approdi a Lampedusa, non è semplice far rientrare il tutto in tempi brevi alla normalità.

Intanto emergono alcune novità anche dalla Ocean Viking, ormeggiata presso il porto dell’isola dalla giornata di sabato. La Guardia Costiera domenica pomeriggio ha effettuato un sopralluogo per verificare l’esistenza di tutte le condizioni idonee per la navigazione, controlli di routine effettuati nelle scorse ore anche sulla Open Arms, ormeggiata a Porto Empedocle in quanto raggiunta da fermo amministrativo.

Questa mattina membri della Sos Mediterranée fanno sapere di essere pronti a riprendere la navigazione: “Dopo lo sbarco delle 82 persone a bordo avvenuto sabato notte e nove ore di controlli da parte della Guardia Costiera italiana, la nave sta tornando nel Mediterraneo centrale per riprendere le operazioni di ricerca e soccorso”. Lo si legge in un post pubblicato sul profilo Twitter di Medici Senza Frontiere, l’associazione umanitaria che collabora con Sos Mediterranée.

Intanto in Europa per alcuni giorni in Italia molti nei media e nelle istituzioni illusi che il combinato disposto della nomina di Paolo Gentiloni a Commissario europeo agli Affari economici e dell’ascesa al Mef del dem Roberto Gualtieri contribuisse a spostare questo perimetro verso una posizione simile a quella dell’Italia, che l’austerità l’ha patita a partire dall’era di Mario Monti e necessità una discontinuità a tutto campo. 

Ma la strada resta in salita: Gentiloni è stato commissariato, nella nuova squadra di Ursula von der Leyen, dalla nomina a suo supervisore di Valdis Dombrovskis, superfalco lettone dell’austerità. Sarà l’ex premier lettone, scrive la Stampa, che “sovrintenderà i commissari con i portafogli legati all’Economia e alla Finanza”, marcando letteralmente a uomo l’ex premier italiano e coordinando la squadra economica, seguendo direttamente la riforma del Patto di Stabilità.

Limiti sostanziali che spingono a vedere nella nomina di Gentiloni più un “premio” all’afflato europeista del governo giallorosso e alla marginalizzazione di Matteo Salvini che una concessione di reali poteri sostanziali. E lo si è visto in occasione delle prime riunioni diEurogruppo ed Ecofin a cui Gualtieri ha partecipato, nel corso delle quali le sue richieste sono andate in sostanziale continuità con quelle del predecessore Giovanni Tria: più flessibilità contabile, meno focalizzazione su concetti discutibili come l’output gap, rifiuto di qualsiasi manovra restrittiva. 

Segno che indipendentemente dall’approccio del governo italiano a Bruxelles, il muro contro muro è di difficile superamento. Nonostante le dichiarazioni d’intento coraggiose e battagliere, appare evidente che anche la nuova Commissione terrà il “perimetro” dell’austerità molto vicino a quanto desiderato dai Paesi nordici paladini del rigore, concedendo forse qualche avanzata solo per rispondere alle difficoltà economiche della Germania.

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