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Romano, classe ‘66. Avvocato, professore di Diritto degli Enti Locali presso l'Università di Cassino, direttore de La gazzetta amministrativa e del Quotidiano della P.A. E’ il candidato civico  e d'alto profilo che il centrodestra attendeva. Apprezzato e popolare,a Roma, perchè il professore è anche speaker radiofonico: molto noto al pubblico per le “pillole” dispensate attraverso una seguita emittente romana. Gode di stima anche negli ambienti politici Michetti che, nel corso della sua attività professionale, ha affiancato molti sindaci di centrodestra. E’ in questo contesto che è riuscito a farsi apprezzare dagli ambienti di Fratelli d'Italia trovando in Giorgia Meloni il suo main sponsor per la candidatura al Campidoglio.

Sono assolutamente lusingato sottolinea a Roma today, e ringrazio per questo tutti i partiti della coalizione di centrodestra. Sono contentissimo che con me c'e  la dott ssa Matone, magistrato. Roma è la mia città e il mio sogno. Ora iniziamo insieme questa grande avventura per restituire insieme alla Città Eterno il ruolo di Caput Mundi" - la prima dichiarazione di Michetti da candidato sindaco.

Roma con lo sguardo ampio, attenta ai bisogni di ogni singolo quartiere e aperta al dialogo con i territori circostanti: è così che Michetti disegna la sua Capitale. "Dobbiamo iniziare a pensare ad un'area vasta dove i Comuni vicini sono nostri fratelli che dovremo trattare con grande dignità. Penso a Civitavecchia e Fiumicino per porto e aeroporto, o a Tivoli. E poi ci sono le periferie che dovranno avere dignità. Dovremo portare occupazione, servizi, gioia ed entusiasmo".

“Ancora non è stato pubblicato, scrive l agenzia Dire, ma il programma c’è. Abbiamo pubblicato alcune sintesi. La coalizione è composta da sei partiti e quindi abbiamo davvero smussato gli angoli. Credo che domani mattina lo pubblicheremo”. Così Enrico Michetti, candidato sindaco di Roma per il centrodestra, su Radio Capital. “Il primo punto della nostra agenda sarà rimettere in sesto la macchina amministrativa. Ad esempio non è possibile che per un condono o un permesso a costruire si debbano aspettare anni. Poi dobbiamo mettere in sicurezza la situazione dei rifiuti e poi dedicarci a trasporti e decoro urbano. E la sicurezza. Queste sono le priorità”.

“Non ci sono militanti di CasaPound in lista. Io sono un moderato. Chi si candida con me deve rispettare i primi 12 articoli della Costituzione. Tra cui il divieto assoluto di ogni discriminazione. Se non sono in linea li estrometteremo”. Così Michetti sulle polemiche per la presenza nelle liste che lo appoggiano di candidati estremisti e sul possibile sostegno da parte dell’estrema destra. “Se accetto l’appoggio di CasaPound? Noi non accettiamo nessuno – ha ribadito il candidato di centrodestra -. Ci sono già sei liste nella mia coalizione. Io ho già preso le distanze da chiunque sia contrario ai principi dei padri costituenti. Io sono cristiano cattolico”.

Io personalmente come giornalista ne ho tanti amici che si presentano per il Sindaco Michetti come Stefano Erbaggi del direttivo Romano dei Fratelli d'Italia o i Consiglieri   Paolo Holljwer Sandra Bertucci  che sono aiutati da Roberta Angelilli dell'esecutivo nazionale dei FDI, o Simone Pelosi aiutato da Chiara Colosimo e Antonello Aurigemma ...sono tutti amici e vi faccio una piccola presentazione dei candidati

Stefano Erbaggi

Sono nato a Roma il 12 luglio 1979 e laureato in Scienze Economiche.
Ho iniziato a fare politica a sedici anni con Alleanza Nazionale. Nel 2006 e nel 2008 sono stato eletto Consigliere del Municipio XX (ora XV) con il Popolo delle Libertà (PDL). Nel 2008 sono stato nominato Assessore ai Lavori Pubblici del Municipio XX (oggi XV), realizzando numerose opere dirette a migliorare sicurezza, viabilità, edilizia scolastica e verde pubblico. Ho ricoperto il ruolo di Vicepresidente di opposizione del Consiglio del Municipio XV, dopo essere stato il primo degli eletti nelle amministrative del 2013.Sono attualmente dirigente romano di Fratelli d’Italia e lavoro ogni giorno per migliorare la nostra Città. Credo molto nei valori della famiglia e sono sposato con Nadia da otto anni e papà di Filippo. Sono titolare di una società che si occupa di consulenza aziendale; collaboro attivamente con numerose associazioni di categoria e ambientaliste.

Paolo Holljwer

Holljwer Paolo è capogruppo di Fratelli d'Italia e vice presidente del Consiglio del II Municipio. Classe 1978, sposato e padre di un bambino di 7 anni, ha iniziato a occuparsi di politica studentesca con Azione giovani, movimento giovanile di Alleanza nazionale.

Dipendente in un'azienda privata, ha proseguito la propria militanza prima in An e poi nel Popolo della libertà, venendo eletto nel Consiglio dell’ex III Municipio (oggi secondo) nelle elezioni amministrative del 2008.

Sandra Bertucci

Sandra Bertucci che ha lasciato Gruppo misto, nel quale era confluita dopo la brevissima esperienza in Lega, per tornare al suo primo amore, politicamente parlando.

In una squadra, quella guidata da Roberta Angelilli e Andrea Augello, che la vede a Roma al fianco di Stefano Erbaggi e nel suo territorio, nel Municipio II, accanto ad Holljwer Paolo, collega e Capogruppo di FdI con il quale ha già condiviso mille battaglie.

Simone Pelosi

Simone Pelosi è il coordinatore di Fratelli d’Italia nel II Municipio, carica che ricopre dal 2019. E ha le idee chiare sui suoi obiettivi per le prossime Elezioni. “Le elezioni? Mi candiderò come consigliere municipale“, spiega a RomaH24.

Pelosi, classe 1978, nella sua carriera politica ha già lavorato con l'attuale leader di FdI, Giorgia Meloni, prima ad Azione Giovani, movimento ufficiale dei giovani di alleanza nazionale. In seguito è entrato nella segreteria di Meloni alla Camera.

Intanto replica Giorgia Meloni al Sindaco Raggi : “Sui suoi manifesti di Raggi,leggevamo Michetti chi?. A pochi giorni dal voto tanti romani ancora se lo stanno chiedendo…” - ironizza la Sindaca. “A Roma serve serietà, non una persona che, chiaramente, si sta prendendo gioco di tutti quei cittadini che tra tre settimane dovranno decidere chi vogliono alla guida di questa città”.

Non si è fatta attendere la replica di Giorgia Meloni. “Cara Virginia, capisco la vostra difficoltà ma cerchiamo di essere seri. Enrico Michetti e io condividiamo ogni passaggio, a differenza di quello che accade dalle vostre parti. Sono io che ho chiesto a Michetti di andare a un'altra manifestazione, perché sai com'è? Dalle nostre parti siamo molto richiesti e cerchiamo di arrivare ovunque. A te e a Conte non succede? Strano…” - il commento della leader di Fratelli d'Italia che poi attacca la sindaca sul suo operato in città. "Forse più delle ‘buche’ di Michetti, dovresti occuparti delle buche con cui i cittadini romani devono avere a che fare ogni giorno grazie al tuo immobilismo”. Alla conta dei like vince Meloni, oltre 21.200 per il suo commento contro gli appena 9 mila di Raggi.

Anche a Pasqua ci saranno con ogni probabilità regole e restrizioni. Da quanto reso noto dal ministro della Salute Roberto Speranza non ci sarebbero infatti le condizioni epidemiologiche per poter allentare le misure e in questo momento "non possiamo assolutamente abbassare la guardia”.

Nuovo botta e risposta tra Lega e Pd sulle misure per il contenimento del Covid. Dopo che ieri in Aula il ministro Roberto Speranza ha spiegato che non ci sono le condizioni per allenamenti e ha fatto sapere che il prossimo Dpm conterrà indicazioni fino al 6 marzo e dunque anche la Pasqua, il leader del Carroccio è andato all'attacco: "Mi rifiuto di pensare - ha detto entrando al Senato - ad altre settimane e altri mesi, addirittura di chiusura e di paura. Se ci sono situazioni locali a rischio si intervenga a livello locale, ma parlare già oggi di una Pasqua chiusi in casa non mi sembra rispettoso degli italiani” ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, in un punto stampa.

Pasqua cade domenica 4 aprile, e sarebbe compresa. Si può magari sperare in un decreto legge. Speranza cerca però di smontare le polemiche, che come da lui affermato disorientano i cittadini, portando i dati in suo possesso. In Parlamento il ministro ha comunicato che il valore dell’Rt si sta avviando a superare la soglia di 1. Con questa affermazione sembra voler bloccare sul nascere eventuali richieste di aperture, come quelle dei ristoranti anche la sera ipotizzate da Salvini spalleggiato dal presidente dem dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini.

Se ci sono situazioni locali a rischio, si intervenga a livello locale. Però parlare già oggi di una Pasqua chiusi in casa non mi sembra rispettoso degli italiani". "La parola al buon senso - ha premesso - I sindaci di tutta Italia e di tutti i colori politici chiedono di riavviare alcune attività economiche, sociali, imprenditoriali che non comportano alcun rischio". Salvini ha ribadito la necessità per il ministro della Salute di un cambio di passo. "Lo aiuteremo a offrire questa discontinuità. Siamo già al lavoro per aiutarlo".

Sulle forniture di vaccini, il leader leghista aggiunge: "L'Europa ci aveva promesso vaccini che non arrivano, quindi vediamo di fare da soli". Al momento, insiste Salvini, le priorità sono "salute, lavoro e ritorno alla vita": "Salute- spiega-significa incontrare le aziende farmaceutiche, cosa che fa il ministro leghista oggi pomeriggio, per cominciare a produrre in Italia quello che non arriva dall'Europa e all'estero. Pensate che oggi dal commissario hanno mandato gli aghi sbagliati per la somministrazione dei vaccini in diversi ospedali. Quindi, riportare la salute degli italiani al centro senza errori, né ritardi". Sul fronte del lavoro, invece, bisognerebbe risolvere le situazioni critiche di molti commercianti e imprenditori: per questo, potrebbe essere utile "fermare le milioni di cartelle esattoriali che rischiano di essere un disastro, lavorando a una vera, seria, definitiva pace fiscale tra i cittadini, le famiglie, le imprese e l'Agenzia delle entrate". E su questi due punti, assicura Salvini, "la squadra di governo della Lega è già al lavoro, abbiamo già fatto una prima riunione operativa oggi".

Il leader del Carroccio è intervenuto anche sul tema sicurezza: "Daremo anche al Viminale il nostro contributo di idee, sono contento che da oggi un uomo di legge, come l'avvocato Molteni, torni al Ministero- ha dichiarato- perché ci sono dei dossier che avevamo lasciato sul tavolo, come quello sul Taser, la pistola elettrica, di cui non si ha più notizia, una cosa che servirebbe non solo alle forze dell'ordine, ma al 'sistema Italia'". Parole di auguri anche verso Franco Gabrielli, che ha ottenuto la delega ai Servizi per il Capo della polizia nel governo Draghi, mentre alla polemica sollevata a seguito delle sue parole in merito a un aiuto nella scelta del nuovo Capo della polizia, risponde: "Sceglierà il ministro per il meglio. Noi daremo il nostro contributo in quello così come in altri Ministeri. Contributo di idee, proposte, soluzioni. Noi siamo qui per risolverli i problemi, non per crearli".

A difendere le misure più 'rigoriste' è sceso in campo il segretario Dem Nicola Zingaretti. "Vedo che, sulla pandemia - ha scritto su Facebook - Salvini purtroppo continua a sbagliare e rischia di portare fuori strada l'Italia. Prima sono state le mascherine, che erano inutili, ora, cavalcando la stanchezza di tutti, si attaccano le regole per la Pasqua. Quello che è irrispettoso per gli italiani e gli imprenditori è mettere a rischio le loro vite e prolungare all'infinito la pandemia e quindi la possibilità di avere la ripresa economica. Buon senso e coerenza è avere una linea indicata dal Governo e rispettarla. Così si sta in una maggioranza e si danno certezze alle persone. I problemi si risolvono, non si cavalcano".

Anche se il divieto di spostamento tra le Regioni scadrà il 27 marzo, con tutta probabilità verrà prorogato. Così come altre limitazioni. In barba al detto: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”, quest'anno non è stato possibile né fare il primo, né potremo fare la seconda. Con ogni probabilità dovremo starcene a casa nostra a mangiare la colomba e ad aprire le uova di cioccolato.

Ancora non è stata data la conferma, ma con ogni probabilità a Pasqua si ripeterà quanto già vissuto a Natale, ovvero pranzi solo con familiari stretti e sobrietà nei festeggiamenti. Verranno sconsigliati i pranzi con parenti non conviventi e forse, come a Natale, sarà consentito un unico spostamento nell'arco della giornata per raggiungere un'altra abitazione, non più di due persone appartenenti allo stesso nucleo familiare, senza contare eventuali figli minori di 14 anni e persone non autosufficienti o invalide

I locali e i ristoranti saranno probabilmente aperti solo a pranzo, a meno che non venga deciso come a Natale, quando erano stati chiusi anche per pranzo e tutti ci eravamo rassegnati ad aprire il panettone e a brindare a casa

fonti : il giornale, ansa

Non sono sicuro se la frase gattopardesca possa adattarsi al nuovo governo Draghi. C'era tanta attesa per la formazione del nuovo governo. Conosciuta la lista dei ministri, scoppia la delusione, tutti spiazzati, ci si aspettava molto altro dal tanto osannato presidente incaricato. Doveva essere “il governo dei migliori”, invece,  assomiglia molto a un governo di compromesso, di basso profilo.

Quello che colpisce è la mediocrità dei ministri, salvo eccezioni, come il gruppo dei tecnici. Emerge la vischiosa continuità con il passato esecutivo. Sostanzialmente per qualche osservatore,“la montagna ha partorito il topolino”.

Soprattutto nessuno si aspettava di rivedere certi personaggi del governo Conte 2, si pensava ad una discontinuità col governo precedente. Anche perchè la pandemia è stata, per dire il meno, malgovernata da Conte e compagni, come ha ben descritto il professore Luca Ricolfi, nel suo ultimo libro, “La notte delle ninfee. Come si malgoverna  un'epidemia” (La Nave di Teseo).

«Il cattedratico si spinge a determinare, con ragionevole fondatezza, il costo di ritardi e delle incertezze tra le due diverse fasi: tra venticinquemila e quarantamila vittime. E’ impossibile non accettare il bilancio finale, da conservare per la storia del nostro paese, sulle “gesta di una gesta di un classe di governo che non si è accontentata di sbagliare molto di fronte alla prima ondata, ma ha preteso – con spensierata arroganza – di ripetere gli stessi errori di fronte alla seconda”. (Vincenzo Pacifici, Come si malgoverna un’epidemia. La denuncia di Luca Ricolfi, 6.2.21, destra.it).

Alla formazione del nuovo governo, in molti hanno rilevato che Draghi ha usato il manuale Cencelli, non poteva che essere così, del resto Mattarella aveva dato precisi ordini, dare a tutti la possibilità di entrare in questo governo di unità nazionale. Non intendo commentare le motivazioni sulle scelte dei vari ministri, lo hanno fatto altri.

Tuttavia, «la riconferma di Di Maio, Lamorgese e Speranza in tal senso è un macigno,- scrive il professore Capozzi in un post su facebook - che pone un'ipoteca sul prossimo futuro. Quella di Speranza in particolare poi è un segnale sinistro, che non si spiega nemmeno con il Cencelli, e lascia purtroppo immaginare il proseguimento delle fallimentari politiche emergenzialiste viste nell'ultimo anno».

Non si comprende come una forza politica così marginale come Leu, abbia un simile potere di condizionamento. Un esecutivo così sembra essere destinato a durare poco, altro che governo dei migliori.

Ma allora perche Draghi si è messo in questa situazione? Non rischia di scottarsi? Di pregiudicare la sua corsa al Colle? Le risposte a questi e ad altri quesiti, sicuramente le avremo nel prossimo futuro.

Infine una riflessione a parte meritano i precari equilibri dei partiti, delle coalizioni o alleanze. In particolare vorrei puntare l'attenzione sulle scelte strategiche del centrodestra. Chi ha giocato le carte migliori in quest'area politica.

«È stata più giusta la disponibilità a priori di Berlusconi e Forza Italia, la fiducia “ragionata” adottata dalla Lega di Salvini o la persistente opposizione annunciata da Giorgia Meloni?» (Eugenio Capozzi, Il centrodestra “differenziato”: una scelta ragionevole, 13.2.21, nazionefutura.it).

Secondo il professore le scelte delle destre sovraniste (Lega e Fdl) erano obbligate.

Se avessero scelto l'opposizione compatta a Draghi, avrebbero lasciato campo libero alle sinistre (Pd,5Stelle e Leu), avremmo avuto un nuovo governo giallorosso anche se ampliato, «in quella che è stata chiamata la “maggioranza Ursula”: una convergenza tra le “famiglie” politiche storiche del vecchio continente, con l’aggiunta dei 5 Stelle, in funzione dell’emarginazione dei sovranisti. Il centrodestra si sarebbe spaccato perdendo la sua componente liberale-moderata, disarticolandosi, e il dopo-Conte sarebbe stato caratterizzato dal consolidarsi di un nuovo centro-sinistra “col trattino”, per dirla alla Cossiga/D’Alema. In più, la nuova maggioranza avrebbe cominciato a prefigurare già quella per l’elezione del nuovo inquilino del Quirinale».

Pertanto, per Salvini la scelta di appoggiare «il tentativo di Draghi è stata quasi obbligata per fermare quella operazione. Il leader leghista ha sfruttato allora con abilità lo spazio aperto dalle condizioni poste, all’atto dell’incarico, da Mattarella: una maggioranza ampia il più possibile, al di là delle formule politiche. In tal senso, non avrebbero potuto venire da sinistra veti nei confronti della Lega. Entrando in maggioranza senza porre condizioni capestro, Salvini ha ottenuto un triplice scopo: cancellare l’opzione “Ursula”, rientrare a pieno titolo nel gioco del governo da cui era stato escluso nell’estate del 2019, e creare il massimo disagio nel Pd e nel M5S».

Anche perchè il governo Draghi, almeno per il momento, sembra un governo a tempo e la partita di Salvini dovrebbe essere quella di condizionare il più possibile il governo, spingendolo a dare segnali di discontinuità rispetto a Conte 2, anche se non sarà facile.

Tra l'altro occorre evidenziare che se Draghi, «ha messo in gioco in questa occasione la sua autorevolezza internazionale per fare il presidente del Consiglio in un momento di recessione durissima come questo, è nel suo interesse cercare di segnalarsi almeno come artefice di una percepibile inversione di tendenza, pena consumare il suo patrimonio di credibilità e forse anche le sue future chances di ascendere sul Colle».

Per quanto riguarda la scommessa di Fratelli d'Italia, la scelta diversa di Giorgia Meloni di rimanere all’opposizione, secondo Capozzi è altrettanto valida. «Infatti in tal modo Fdl non soltanto rimane a presidiare lo spazio elettorale dei ceti più radicalmente insoddisfatti della classe politica allineata all’Ue, ma mantiene la doppia possibilità di rafforzare, al momento debito, in caso di necessità il lato destro della maggioranza draghiana con votazioni favorevoli caso per caso [...]».

Inoltre, in caso di rottura della Lega con i suoi partner di maggioranza, questa strategia potrebbe diventare una valvola di sfogo per ritornare all'opposizione insieme a FdL ed esercitare «una forte pressione su una coalizione comunque precaria e disorganica, puntando a quel punto ad una scadenza elettorale sempre meno lontana».

Pertanto secondo le osservazioni del politologo napoletano, questa strategica differenziazione a Destra rispetto al governo Draghi, potrebbe avere «potenziali effetti benefici su entrambe le componenti, senza pregiudicare la coalizione futura». Certo sia Salvini che la Meloni stanno giocando una “partita” rischiosa, ad oggi non possiamo sapere chi dei due ha più ragione dell'altro, il futuro ci darà la risposta.

 

 

 

L'eurodeputato leghista Vincenzo Sofo ha annunciato la decisione di lasciare il movimento politico guidato da Matteo Salvini in seguito al voto di fiducia dato dalla Lega al governo Draghi. "Non posso condividere il percorso intrapreso entrando nella grande alleanza a sostegno del neonato governo Draghi, il quale temo che provvederà passo dopo passo a un reset di tutto ciò per il quale ci siamo battuti" si legge in una nota diffusa dallo stesso europarlamentare.

Sofo lascia quindi il gruppo Identità e Democrazia e annuncia la volontà di restare al Pe passando al gruppo dei Conservatori e Riformisti (Ecr) guidato da Giorgia Meloni.

Il deputato 35enne, milanese con origini calabresi e fidanzato con Marion Maréchal Le Pen, nipote di Marine Le Pen, è nato politicamente a destra e fu uno degli artefici dell'avvicinamento tra quel mondo e la allora Lega Nord del neo segretario Matteo Salvini.

L'europarlamentare non rinnega il suo passato, ma ritiene di dover portare avanti le battaglie promesse ai suoi elettori durante la campagna elettorale del 2019: "Prendo dunque atto di questa svolta che però, nonostante sia difficile e doloroso lasciare un movimento dopo quasi dodici anni e molte battaglie fatte, mi impedisce di proseguire oltre la militanza per la Lega. Che non rinnego, che ringrazio e che continuo a ritenere un interlocutore politico importante su molti temi. Ma devo continuare il mandato affidatomi nel 2019 dagli italiani di battermi al Parlamento Europeo contro le tante storture e ingiustizie dell'Unione Europea attuale e ciò a mio avviso poco si concilia con le intenzioni di Zingaretti, Renzi e Di Maio che, come si evince dalla scelta dei ministri, costituiranno la spina dorsale di questo governo Draghi rendendo difficilissimo alla Lega riuscire a indirizzarlo verso la strada giusta". Sofo quindi decide di cambiare e di appoggiare il progetto dei conservatori europei guidati da Giorgia Meloni.  

"La fiducia al governo Draghi per la Lega rappresenta una svolta netta rispetto al progetto politico al quale ho lavorato da quando Matteo Salvini è diventato segretario federale", spiega infatti Vincenzo Sofo, come riportato da AdnKronos."Sono entrato in questo movimento nel 2009 perché era l'unica alternativa al Pdl e a una deriva centrista del centrodestra che lasciava orfani milioni di italiani in cerca di qualcuno che ne difendesse le istanze identitarie, patriottiche e sociali", puntualizza ancora l'europarlamentare. "Proprio per questo fui tra i primissimi e più entusiasti sostenitori della svolta nazionale impressa al Carroccio da Salvini per costruire una forza politica in grado di dare battaglia a Bruxelles per impedire il suicidio dell'Europa e del nostro paese a colpi di folli direttive UE".

La svolta draghiana e lontana dal sovranismo del nuovo corso spinge quindi Sofo ad un ritorno alle origini, nell'area di Fratelli d'Italia. Infatti a livello europeo traslocherà al gruppo Erc - conservatori e progressisti di Giorgia Meloni, lascia Identità e democrazia, a propria volta area che sembra essersi incamminata verso il Ppe.

"La missione della Lega cambia e mira a raccogliere l'eredità del Pdl più che a costruire un grande movimento patriottico, identitario, conservatore e sociale. Scelta legittima e probabilmente affine alla sua natura originaria ma in contrasto con le ragioni per le quali personalmente aderii a questo movimento e ai fondamenti che hanno sempre caratterizzato la mia attività politica. Prendo dunque atto di questa svolta che però, nonostante sia difficile e doloroso lasciare un movimento dopo quasi dodici anni e molte battaglie fatte, mi impedisce di proseguire oltre la militanza per la Lega", conclude Sofo.

Un distacco troppo netto rispetto alle originarie prerogative del partito, tale da determinare la scelta di abbandonare la Lega per appoggiare le posizioni meno centripete di Fratelli d'Italia, unico ancora rimasto a combattere per la difesa dell'identità nazionale. "Ecco perché, pur comprendendo il momento emergenziale, per coerenza con le mie convinzioni non posso condividere il percorso intrapreso entrando nella grande alleanza a sostegno del neonato governo Draghi, il quale temo che provvederà passo dopo passo a un reset di tutto ciò per il quale ci siamo battuti". L'appoggio all'ex governatore della Bce è l'abbandono definitivo ad un progetto patriottico ed una resa ai voleri dell'Europa. "Con questa decisione la missione della Lega cambia e mira a raccogliere l'eredità del Pdl più che a costruire un grande movimento patriottico, identitario, conservatore e sociale. Scelta legittima e probabilmente affine alla sua natura originaria, ma in contrasto con le ragioni per le quali personalmente aderii a questo movimento e ai fondamenti che hanno sempre caratterizzato la mia attività politica", precisa ancora Sofo.

fonti ansa, repubblica, il giornale

A settembre del 2019, mentre si consumava la nuova alleanza giallorossa tra piddini e pentastellati, cementata dal morboso affetto della poltrona e dall'odio implacabile comune contro Matteo Salvini, per descrivere questo insolito connubio trasformistico facevo riferimento alla Storia italiana, che è da sempre maestra di vita. Ricordavo il padre del trasformismo, il Principe di Niccolò Machiavelli.

Nelle regole del Principe, ce ne sono alcune che hanno una straordinaria attualità: «non può né deve rispettare la parola data, se tale rispetto lo danneggia». Il moderno principe per raggiungere gli scopi ha tutto il diritto di ingannare, avvelenare, congiurare, sterminare popoli. Pertanto per Machiavelli, la più importante virtù di un principe è l'astuzia, accompagnata dall'ambizione, dalla mancanza di scrupoli, dalla determinazione. Tutte regole che in questi momenti possono essere tranquillamente accomunati all'armata brancaleone che dovrà nascere dalla cosiddetta maggioranza parlamentare.

Si ripropone per la terza volta la più grande e plateale operazione trasformistica della politica italiana dopo il secondo dopoguerra, ancora una volta con l'avvallo del presidente della Repubblica.

Di fronte allo squallido scenario politico a cui stiamo assistendo, meraviglia che non si registra nessuna reazione popolare, forse la pandemia ha anestetizzato gli italiani. Oppure ha ragione Luca Ricolfi che sostiene che nonostante tutto gli italiani stanno bene, come ha scritto nel suo“La società signorile di massa”. Tranne le minoranze di professionisti che stancamente aspettano i cosiddetti ristori, ad oggi nessuno scende per strada per opporsi a questa sarabanda politica.

Stiamo assistendo «all’agonia oscena di un sistema e di una classe politica che non hanno più nulla da dire, capaci di esprimere idee e energie solo per sopravvivere disperatamente. Il“mandato esplorativo” a Fico è l’ennesima offesa all’intelligenza del popolo italiano. Cosa mai avrà da esplorare il Presidente della Camera? Questi signori si vedono di continuo, si parlano  di continuo, soprattutto siedono insieme alla stessa tavola molto bene imbandita. Cosa potrà mai scoprire di eccezionale Fico? Cosa sarà mai sfuggito a Mattarella, del quale in queste occasioni una prassi da film comico scadente vuole che si lodi la “saggezza”?» (Paolo Deotto, La danza macabra, 31.1.21, Ilnuovoarengario.it)

Per qualcuno sembra un vero e proprio e inutile “balletto”, per guadagnare tempo. Anzi sembra una danza macabra. Per qualcuno sembra anche “Gioco dell’Oca” della politica italiana siamo di nuovo al Via, con le stesse forze in campo, con gli stessi veti incrociati, con le ambiguità di un insieme di forze politiche il cui impegno principale sembra essere quello di conservare a tutti i costi le rispettive rendite di posizione, ben lontane dalle esigenze del Paese Reale. «Questa gentaglia è già morta. Il popolo italiano ha il diritto di seppellirla», scrive Deotto.

Tuttavia, «Che cosa altro deve succedere in Italia perché cambi il sistema politico, perché cambino le regole che ci governano?». Si domanda Silvano Moffa su Destra.it «Domanda ancor più urgente dopo lo spettacolo esibito in Parlamento nel pieno della crisi-non crisi di un Governo affidato alla guida di un illustre sconosciuto venuto dal nulla, la cui storia politica passerà ai posteri come iperbole assoluta di camaleontismo, spregiudicata versione di un trasformismo che va oltre la sua stessa natura». (Silvano Moffa, Il giorno del camaleonte. Versipelle e sfrontato, 1.2.21, Destra.it)

Certo la crisi della politica italiana non comincia oggi, esiste da decenni, per il giornalista si tratta di una crisi di rappresentanza. «Parlamentari nominati e non eletti. In gran parte sconosciuti ai più. Scelti dai leader e dalla cerchia di ristrette oligarchie che hanno in mano le redini dei partiti; partiti soppiantati nel ruolo e nella funzione. Per non parlare degli analfabeti della politica, e non solo della politica, promossi ai seggi di Camera e Senato con un clic sulla tastiera di un computer: espressione devastante di una pseudo-democrazia elettronica che è tutt’altra cosa rispetto alla democrazia partecipativa».

E non basta l'operazione propagandistica di ridurre il numero dei parlamentari per risolvere i problemi di democrazia del Paese. Al momento sembra una presa del potere dei “mediocri”. Per Moffa, c'è bisogno di Regole, « per evitare che in Parlamento e al Governo vadano illustri sconosciuti, gente “senza né arte né parte”. Regole per far sì che, una volta eletto, ogni esecutivo sia in grado di governare e non venga abbattuto al primo stormir di fronda. Regole che consentano alla gente di scegliere i propri rappresentati, conoscendone nome, virtù e difetti, e impediscano ai leader di costruirsi ognuno il proprio harem di “signorsì”, legandoli al ricatto della rielezione».

Una riflessione a parte su questa crisi, la meriterebbe il movimento dei 5Stelle. Una impietosa descrizione dei fallimenti del movimento grillino l'ha fatta, su Destra.it, l'ex direttore de Il Secolo D'Italia, Gennaro Malgieri.

I grillini ormai sono diventati negli ultimi tre anni dei post-grillini. «si sono accomodati nella famosa scatoletta di tonno, vale a dire la “casa della Casta”, che avrebbero voluto smontare pezzo per pezzo, trovandocisi comodi abbastanza per abbandonare l’insano e velleitario proposito, si sono smarriti nei meandri del politicismo. In altre parole, hanno assunto le fattezze peggiori di un partito normale, dal correntismo esasperato alla pratica “poltronista” di pura matrice partitocratica». Ma sui grillini mi riservo di ritornare presto.

 

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