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Mercoledì, 16 Agosto 2017

Con una sentenza su un caso, che riguarda la Croazia e la Slovenia, la Corte europea di giustizia entra in scivolata su una contesa con gli altri membri dell'Unione europea che interessa da vicino anche l'Italia, Paese in prima linea nell'attuale emergenza immigrazione. Secondo il regolamento di Dublino, che norma il diritto di asilo nel Vecchio Continente, ricorda la Corte, in caso di passaggio illegale delle frontiere il Paese competente non può essere quello in cui la domanda viene presentata (in questo caso la Slovenia) ma il primo in cui i migranti sono giunti (la Croazia).

"L'attraversamento di una frontiera in violazione dei requisiti imposti dalla normativa applicabile nello Stato membro interessato - si legge nella sentenza - deve necessariamente essere considerato illegale ai sensi del regolamento Dublino III". Il dispositivo spiega, inoltre, che la nozione di "attraversamento irregolare di una frontiera" abbraccia anche la situazione in cui "uno Stato ammetta nel proprio territorio cittadini di un Paese non Ue invocando ragioni umanitarie e derogando ai requisiti di ingresso in linea di principio imposti ai cittadini di Paesi non Ue". L'unica eccezione al trasferimento di un richiedente asilo verso lo Stato competente di primo arrivo può essere prevista "se, a seguito del'arrivo di un numero eccezionalmente elevato di cittadini di Paesi non Ue intenzionati a ottenere una protezione internazionale, esiste un rischio reale che l'interessato subisca trattamenti inumani o degradanti in caso di realizzazione di tale trasferimento

Nonostante l'aspetto straordinario della crisi migratoria sulla rotta dei Balcani, in una sentenza la Corte Ue stabilisce che per l'esame delle richieste di asilo è competente lo Stato d'ingresso e non quello in cui la richiesta è presentata, in applicazione del regolamento di Dublino. In questo caso, è la Croazia a dover "esaminare le domande di protezione internazionale delle persone che hanno attraversato in massa la sua frontiera nel 2015-2016".

La Corte di Giustizia Ue deve "respingere i ricorsi di Slovacchia e Ungheria" contro il meccanismo di ricollocamento provvisorio obbligatorio dei richiedenti asilo da Italia e Grecia. E' questo il parere dell'avvocato generale Yves Bot, secondo cui il meccanismo contribuisce realmente e in modo proporzionato a far sì che la Grecia e l'Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015". Nella maggior parte dei casi la Corte accoglie i pareri degli avvocati generali

L'incontro e stato di particolare importanza perché avviene all'indomani di quello di Parigi che l'Italia sia augura produca risultati importanti nelle prossime settimane e nei prossimi mesi". Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni in una conferenza stampa a Palazzo Chigi con il premier libico Fayez al-Sarraj. 

"Non sarà un percorso semplice ma siamo fiduciosi che lavorando tutti insieme si possano ottener risultati. Voglio ringraziare la Francia e Macron che a questo incontro ha lavorato con impegno personale". "Se si fanno passi avanti in Libia il primo tra i paesi europei a esserne felice è l'Italia".

"Lavoriamo contro i trafficanti assieme alle autorità libiche, centrali, locali", ha detto il premier italiano. "Un paio d'ore fa ne ho parlato con la Merkel che mi ha confermato l'impegno della Germania a sostenere le iniziative italiane per il contrasto al traffico di essere umani e alla cooperazione italo-libica", ha aggiunto.

"Sarraj mi ha indirizzato alcuni giorni fa una lettera nella quale si chiede al governo italiano un sostegno tecnico con unità navali al contrasto del traffico di esseri umani. La richiesta è all'esame del nostro ministero della Difesa". "Le decisioni che prenderemo verranno valutate d'intesa con la Libia e, innanzitutto, con il Parlamento. Ma devo essere molto chiaro che questa richiesta può rappresentare un punto di novità molto importante nella lotta" ai trafficanti in Libia.

Il Paese non è più solo la sinistra: torna Silvio Berlusconi e punta il dito contro le "scelte irresponsabli" della sinistra e mette in guardia i suoi anche da astensionismo e Movimento Cinque Stelle. Scrive il Giornale : "La crisi della politica nasce proprio dal fatto che i partiti si sono chiusi in sé stessi, a difesa di un piccolo numero di professionisti della politica che perseguono soltanto i propri interessi e la propria sopravvivenza. Il centro-destra è la maggioranza naturale in Italia e in Campania. 

Tornerà a vincere proprio cambiando questo modo di intendere la politica, rivolgendosi ai tanti italiani che oggi ne sono lontani, delusi, disgustati, rassegnati. Questo rifiuto della politica, assolutamente giustificato, si traduce nel voto di protesta a sostegno dei Cinque Stelle, oppure nell'astensionismo", scrive l'ex premier, "Due pericoli diversi ma altrettanto gravi per la nostra democrazia. Noi abbiamo il dovere e la possibilità di riportare a casa quel voto, offrendo agli italiani delusi, scoraggiati, impauriti, agli italiani che da anni sono guidati da governi che non hanno mai potuto scegliere, un'alternativa vera, seria, affidabile. Dobbiamo proporre progetti concreti e verificabili, che devono camminare sulle gambe di persone serie, oneste, capaci, di conclamata efficienza, persone che hanno saputo dimostrare nella loro vita di lavoro quello che sanno fare

Continua il quotidiano della fam.Berlusconi la politica assente sul Sud che hanno portato ai disastri ambientali e agli incendi: "Le fiamme che in questi giorni hanno avvolto il Vesuvio, che deturpano uno dei paesaggi più belli del mondo, che pongono in pericolo vite umane e proprietà delle persone, sono un simbolo del fallimento della sinistra nel governo nazionale e locale", spiega il leader di Forza Italia, "Il vostro è il dramma del nostro Sud, un dramma che non trova spazio nell' agenda dei governi di sinistra, che non ne parlano più, come se i problemi del Mezzogiorno si fossero improvvisamente risolti. Al contrario, si sono aggravati, nonostante l'impegno delle forze economiche, che 3 ottengono buoni risultati pure in condizioni strutturali così difficili".

"I nostri governi  scrive il Giornale avevano bloccato gli sbarchi, quelli di sinistra non soltanto li hanno incoraggiati con una politica fatta di incertezze e falso buonismo, ma hanno accettato e sottoscritto ufficialmente la decisione europea per la quale tutti i migranti soccorsi in mare, da navi di qualsiasi nazionalità, vengano condotti nei porti italiani", ha detto il Cavaliere in un messaggio rivolto ai militanti di Forza Italia che partecipano agli Stati generali della Campania, "Naturalmente nei porti del mezzogiorno che sono nel cuore del Mediterraneo. Una scelta irresponsabile che diventerebbe ancora più grave se in qualche modo la nostra acquiescenza nei confronti dell'Europa fosse stata merce di scambio per una maggiore flessibilità sui conti pubblici, usata dal governo al fine di raccogliere più consenso elettorale".

Intanto Mattarella è arrivato a Matera, all'auditorium Duni, per l'inaugurazione della Cattedra Maritain promossa dall'Università degli Studi della Basilicata e dall'Istituto di affari internazionali. In seguito, il Capo dello Stato visiterà gli ipogei di piazza Vittorio Veneto. Nel pomeriggio è prevista la visita di Mattarella ai Centri spaziali della città lucana che nel 2019 sarà Capitale europea della cultura.

"Il Mediterraneo da luogo di scambi cultura e commercio, di esperienze e di costumi, in questo periodo" è diventato "un luogo di sofferenze, di traffici disumani, spesso di morte" ha aggiunto il Capo dello Stato, ricordando che invece "la comunanza di paesaggi e culture" del Mediterraneo "costituiscono l'humus, la base per i diritti umani, per la pace e per il dialogo".

"Occorre far prevalere e riaffermare in pieno il carattere di legame e di civiltà come il Mediterraneo è stato prevalentemente nei secoli". Lo ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando a Matera alla inaugurazione della prima Cattedra Maritain in Italia.

Durante il concerto degli U2 a Roma, Bono ha ringraziato la guardia costiera italiana per l'impegno dell'Italia per il salvataggio di vite nel Mediterraneo. L'omaggio, al momento dell'esecuzione di Miss Sarajevo.
Nelle immagini di donne famose per le loro battaglie che scorrono sugli schermi durante l'esecuzione di Ultraviolet compaiono anche le italiane Giusi Nicolini, Emma Bonino e Rita Levi Montalcini

 

 

È morto Valentino Parlato. Di origini siciliane, fumatore accanito - nelle foto che lo ritraggono nella redazione del Manifesto è sempre circondato da una nuvola di fumo - dopo gli inizi all'Unità e poi a Rinascita cominciò nel '69 la sua avventura nel Manifesto, sin dal primo numero con Luigi Pintor, Aldo Natoli, Luciana Castellina e Ninetta Zandegiacomi. Ne è stato direttore, spesso anzi condirettore secondo l'abitudine del Manifesto, molte volte tra il 1975 e il 2010. Nel 2012 è stato l'ultimo dei fondatori a lasciare il giornale-partito. Ha raccontato se stesso nel documentario 'Vita e avventure del Signor di Bric à Brac', scritto e diretto dal figlio Matteo insieme a Marina Catucci e Roberto Salinas.

Lo avevo conosciuto Valentino, spesso era ospite alla stampa estera e spesso ci vedevamo alle conferenze stampa....un grande giornalista Valentino penso ultimo dei grandi...

A dare l'annuncio in un post su Facebook Ritanna Armeni. Nato a Tripoli, in Libia, il 7 febbraio 1931, comunista per tutta la vita, ha militato nel Pci fino all'espulsione nel 1969 e fu tra i fondatori de Il Manifesto.

Comunista per tutta la vita, ha militato nel Pci fino alla radiazione, lavorato a Rinascita, fondato e difeso il manifesto in tutta la sua lunga storia.

Le righe di addio sul giornale di ieri (13 dicembre 2012, ndr) ''le ho scritte con autentica sofferenza. Il Manifesto e' tanta parte della mia vita. Ma non vado ne' in campagna ne' in esilio. Rimango comunque un lettore del Manifesto e continuero' la mia battaglia. E' un addio polemico''.

Così a Repubblica Valentino Parlato, tra i fondatori del Manifesto, spiegava le ragioni del suo addio al giornale annunciato con 17 righe in prima pagina. ''Il Manifesto e' un giornale decaduto - spiega Parlato -. Doveva rimanere un giornale di partito e invece quel ruolo si e' dissolto. E' un giornale come gli altri, per giunta in difficolta' economiche. Generico e povero. Ed e' mancato un dibattito forte per rinnovarlo''. ''Mi pento - aggiunge - di non essermi associato prima alla posizione di Rossanda''. ''La direzione Rangeri ha lavorato tantissimo - riconosce Parlato - ma per la sopravvivenza e non si e' riusciti a ridiscutere il prodotto''.

"Mancherà a tutti noi, alla sinistra italiana, al Partito Democratico e al nostro Paese l'intelligenza critica, lo sguardo lucido, affilato ed eretico, il senso delle cose e dell'umanità di Valentino Parlato. Ai suoi familiari e a Il Manifesto il cordoglio e il dolore per la sua scomparsa". Così Matteo Renzi, segretario del Partito democratico, ricorda la figura di Valentino Parlato.

"E' morto Valentino Parlato. Lo avevo salutato pochi giorni fa ad un nostro convegno su Gramsci. Un grande giornalista, un compagno. Ci mancherà tantissimo. Un abbraccio ai suoi cari, al collettivo del Manifesto, a tutti i compagni e le compagne che gli hanno voluto bene". Così Nicola Fratoianni segretario nazionale di Sinistra Italiana su Twitter ricorda il giornalista e componente la direzione nazionale del partito scomparso stamane.

 Ha sempre voluto coltivare il dubbio. E' innanzitutto per questo che la scomparsa di Valentino Parlato è una grande perdita per la sinistra. Parlato è stato un giornalista con la schiena dritta, un appassionato comunista, un uomo che ha sempre scelto i più deboli e gli emarginati". Lo afferma il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. "Lo avevo incontrato appena alcune settimane fa a Roma. Insieme - ha aggiunto Rossi - avevamo discusso delle prospettive della sinistra in Italia. Era stato uno scambio di opinioni molto sincero e per me istruttivo. Ci mancherà. Esprimo le mie condoglianze alla famiglia e al collettivo de Il Manifesto".

"Un ultimo saluto a Valentino Parlato, vero intellettuale e grande giornalista che nel corso della sua vita ha fatto del giornalismo indipendente il cuore pulsante del Manifesto. La sua voce critica ci mancherà". Così il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini. 

"Una voce libera e autorevole. Addio a Valentino Parlato, tra i fondatori del il Manifesto e per anni suo direttore". Lo scrive su Twitter il presidente del Senato, Pietro Grasso.

Al Manifesto ha dedicato due libri: Se trentacinque anni vi sembrano pochi (Rizzoli 2006) e La rivoluzione non russa. Quaranta anni di storia del manifesto (Manni). Nel 2016 dichiarò di aver votato per Virginia Raggi, candidata sindaco di Roma per il Movimento Cinque Stelle, ammise di aver tradito per la prima volta la sinistra, sperando fosse anche l'ultima.

Il Senato accelera sullo ius soli tra le proteste della Lega che costringono addirittura il presidente Pietro Grasso a espellere un senatore del Carroccio (scelta poi revocata) e a far portare fuori dall'Aula il capogruppo Centinaio. La ministra dell'Istruzione Paola Fedeli, spintonata, finisce addirittura in infermeria.

L'Assemblea ha infatti detto sì all'inversione dell'ordine del giorno dei lavori e incardinato lo ius soli prima del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità del decreto vaccini.

Bagarre nell'Aula del Senato sullo Ius soli. A scatenarla la protesta della Lega nord, tant'è che il capogruppo Centinaio, aggrappatosi ai banchi del governo, e portato via da "7 commessi" è dovuto ricorrere al ghiaccio su una mano e si è fatto male anche al ginocchio, come racconta lui stesso alla buvette. "Prima gli italiani", "stop invasione", "No ius soli" sono stati i cartelli esposti in Aula dal Carroccio. 

Mentre il senatore Volpi è stato espulso per un "vaff.." verso la presidenza. Espulsione che ha scatenato l'intervento, in punta di regolamento, di Roberto Calderoli, rivolto al presidente Grasso: "lei ha completamente disatteso quanto prevede il regolamento perchè il senatore Volpi" espulso "è ancora presente quindi lei ha l'obbligo di sospendere la seduta. Le chiedo di ristabilire l'ordine sospendendo l'Aula". E Grasso di rimando: "Il senatore Volpi risponderà in sede opportuna di quello che ha commesso e revoco l'espulsione". Calderoli non ha battuto ciglio: un presidente così, "la prenda con l'amicizia che ci lega, solo l'arbitro Moreno mi fa venire in mente". Il siparietto non è terminato perché Grasso gli ha spiegato: 

"Quando ci sono giocatori che fanno i falli e si nascondono è chiaro che l'arbitro poi può reagire in questo modo, quando si agisce in maniera leale l'arbitro è leale". E ancora: "Sono meravigliato che il senatore Volpi si sia espresso in quella maniera soprattutto nei miei confronti e non risulta nello stile del senatore che conosco io con cui risulta un bel rapporto personale". Dopo che il ddl sullo Ius soli è stato incardinato, l'Aula è passata a discutere i presupposti di costituzionalità del dl vaccini.

il ministro della Scuola Valeria Fedeli è stata medicata nell'infermeria del Senato. Lei, raccontano alcuni esponenti Dem presenti nell'emiciclo, era ai banchi del governo quando i senatori della Lega sono arrivati di corsa "con i cartelloni e l'hanno spinta contro lo stesso tavolo e le sedie". Secondo quanto si apprende le sarebbero stati messi di cerotti e le sarebbero stati somministrati degli antidolorifici.

A scatenare la baggarre nell'Aula di Palazzo Madama, durante la discussione, è stata la protesta della Lega Nord. "Prima gli italiani - hanno urlato i leghisti - stop all'invasione". E sui cartelli bianchi hanno scritto, a caratteri cubitali, "No ius soli". Il capogruppo del Carroccio al Senato Gian Marco Centinaio, aggrappatosi ai banchi del governo e portato via dagli assistenti parlamentari, si è fatto male alla mano e al ginocchio. 

Ed è finito per chiedere alla buvette una busta con cubetti di ghiaccio per tamponare l'ematoma. Insieme a lui, a farsi sotto fino alle poltrone dell'esecutivo, c'erano anche i senatori Jonny Crosio, Paolo Tosato e Nunziante Consiglio ma a farne le spese maggiori è stato Centinaio anche se, piegato sul bancone della buvette, ha subito drammatizzato: "In sette son venuti a prendermi...".

Il primo ministro di Finlandia, Juha Sipilä, ha partecipato a Roma alla riunione che contrassegnava il 60 ° anniversario dei Trattati di Roma, sabato 25 marzo scorso. Nel corso della stessa, i capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri dell'Unione Europea hanno adottato una dichiarazione che definisce una visione comune per il futuro dell'Unione.

Inoltre il primo ministro Sipilä il 24 marzo ha fatto parte del gruppo di capi di Stato e di governo dell'UE  ricevuto in udienza da Papa Francesco in Vaticano. In precedenza, lo stesso giorno, Sipilä aveva co-ospitato un seminario economico finlandese-italiano presso l'Ambasciata di Finlandia, con imprenditori italiani con interessi in Finlandia e rappresentanti di aziende finlandesi, quali le società Nokia, Finnlines, Comptel, Wärtsilä e Kalmar / Cargotec. In serata, il primo ministro ha quindi ospitato un ricevimento per celebrare il centenario dell'indipendenza della Finlandia, Suomi 100, che si è svolto nella suggestiva cornice di Villa Lante su Gianicolo, l'Istituto finlandese a Roma. Sipilä ha ricordato la lunga tradizione di valori comuni tra i due paesi, e pannelli in italiano diffusi nelle sale di Villa Lante erano utili per informare gli ospiti italiani delle conquiste della Finlandia nel corso degli ultimi 100 anni.

L'evento è stato molto affollatp ed ha registrato anche la visita del Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, che ha sottolineato la lunga storia di buone relazioni tra i due paesi, formulando gli auguri dell’Italia per il centenario della Finlandia.

 

La firma della Dichiarazione di Roma

 

Come accennato, il Premier aveva il compito a firmare la Dichiarazione di Roma per conto della Finlandia.

La Dichiarazione di Roma è legata alla discussione sul futuro dell'Unione Europea (la cosiddetta roadmap  di Bratislava), lanciata la scorsa estate dopo il referendum Brexit nel Regno Unito. I capi di Stato e di governo dell'UE hanno discusso il futuro della UE in diverse occasioni. La Dichiarazione che è stata siglata il 25 marzo si basa su queste discussioni.

Per il futuro sviluppo dell'Unione, la Finlandia sottolinea un giusto equilibrio tra ambizione e realismo, sottolineando che è importante garantire che l'UE rimanga unita e funzioni senza problemi, concentrandosi sulle questioni più essenziali, in particolare la crescita e la sicurezza. La Finlandia ritiene che procedere a ritmo diverso nell'Unione sia possibile, per quanto ciò sia consentito all'interno dei Trattati e a condizione che il processo sia aperto a tutti gli Stati membri.

Il Trattato della Comunità Economica Europea e il Trattato della Comunità Europea dell'Energia Atomica furono sottoscritti a Roma il 25 marzo 1957 da sei paesi e sono noti congiuntamente come i Trattati di Roma. Dai Trattati di Roma sorse la Comunità Economica Europea, che in seguito divenne l'Unione Europea.

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