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Giovedì, 15 Novembre 2018

A tre mesi dal crollo del ponte Morandi, è legge il decreto su Genova e altre emergenze. Il testo è stato approvato dal Senato con 167 voti favorevoli, 49 contrari e 53 astensioni. Il provvedimento era passato alla Camera il primo novembre, dopo una seduta notturna. Sono 10 i senatori M5s che non hanno preso parte alla votazione: Vittoria Deledda Bogo, Alfonso Ciampolillo, Saverio De Bonis, Gregorio De Falco, Luigi Di Marzio, Elena Fattori, Michele Giarrusso, Cinzia Leone, Paola Nugnes e Mario Turco.
Se avessero un po' di onestà intellettuale, dovrebbero andare loro da Luigi Di Maio e presentare le dimissioni". Mattia Fantinati, sottosegretario alla Pa, non ha dubbi: i dissidenti devono lasciare il Parlamento

E poi facciano le correnti che vogliono, come i vecchi politici", aggiunge nel corso di un'intervista al Corriere della Sera. Secondo Fantinanti è necessario introdurre il vincolo di mandato. "Chi è stato eletto come portavoce del Movimento 5 Stelle - spiega - deve, appunto, portare la voce degli elettori, del programma e del contratto di governo. Va introdotto il vincolo di mandato". Entrando nel merito del provvedimento su Ischia, che non rientrava nel contratto di governo, dice: "Non è un condono" e poi aggiunge: "Anche a me in passato è successo di avere delle perplessità su qualcosa. Le ho fatte presente in assemblea, si è discusso e poi deciso. E io, come altri, mi sono attenuto a ciò che era stato stabilito dalla maggioranza". Ed è per questo che, secondo il sottosegretario grillino, bisogna cambiare la Costituzione e introdurre "assolutamente" il vincolo di mandato perché "chi vota deve avere la certezza di quale politica farà l'eletto".

Votiamo no a questo decreto per scelta delle opposizioni: di fronte alle tragedia o si chiede alle opposizioni un patto, o si fa in modo che l'opposizione sia l'alibi per coprire le proprie incapacità". Lo ha detto l'ex premier, Matteo Ranzi, intervenendo al Senato in sede di dichiarazione di voto sul Dl Genova. "Nelle ore successive alla tragedia - ha attaccato Renzi - avete gettato fango sulle opposizioni, dicendo il falso. Di Maio sappia che non abbiamo approvato la concessione ad Autostrade, quello l'ha fatto il giovane deputato Matteo Salvini. Poi - ha aggiunto - è falso che il Pd abbia preso soldi da Autostrade, che invece ha finanziato la Lega nord per l'Indipendenza della Padania". "Ricordo quanto fu indecoroso il comportamento di Rocco Casalino, il portavoce di Palazzo Chigi, quando mandò ai giornalisti un messaggio in cui chiedeva di mettere in evidenza i fischi al Pd: quanta demagogia di fronte a 43 vittime". Lo ha detto l'ex premier, Matteo Renzi, nel suo intervento in sede di dichiarazione di voto, al Senato, sul decreto Genova.

L'Aula del Senato ha sospeso per qualche minuto la seduta dopo l'approvazione del decreto Genova e altre emergenze, in un clima di bagarre. Poco prima, alcuni senatori del Pd avevano mostrato il fascicolo del provvedimento, con il presidente del Senato Casellati che ha subito chiesto di mettere giù i fascicoli. Ma a scatenare le polemiche il pugno alzato del ministro Toninelli per festeggiare il voto. "E' inaccettabile e indecente quello che ha fatto il ministro. Non gli chiediamo di condividere o comprendere quello che stiamo dicendo, ma ascolti e dia il buon esempio alle scolaresche che ci stanno guardando", afferma la capogruppo di Forza Italia, Annamaria Bernini, ed ha esortato il ministro a non venire più in Aula "ad alzare i pugni".  

Non era in Aula il senatore M5s Gregorio De Falco quando il decreto Genova è andato in votazione. Il senatore, intercettato fuori dall'Aula, ha mostrato sorpresa alla notizia dell'avvenuta votazione: "Hanno votato? Ma la seduta non era sospesa?" ha affermato correndo verso l'Aula.

"Quei 43 morti pesano sulla coscienza di tutti: francamente avrei desiderato un'Aula diversa". Lo ha detto con un certo rammarico, rispetto agli scontri in Aula, la Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, raccogliendo applausi. "Genova è ancora una ferita aperta, quindi accolgo l'invito del Senatore Marcucci e rispettare un minuto di silenzio", ha aggiunto Casellati, dando inizio a un minuto di silenzio dell'Aula.

Soddisfazione dal premier, Giuseppe Conte: "Il decreto Genova è legge. Risorse e aiuti concreti alle famiglie che hanno perso la casa, sostegno a imprese e cittadini. Avevo promesso che non avrei mai abbandonato la città in ginocchio. Il governo è al vostro fianco, Genova si rialza", scrive, in un tweet.

Intanto  :  "Quando Austria e Olanda ci chiedono di rispettare tutte tutte le regole, chiedono una manovra lacrime e sangue che è esattamente l'opposto di quanto ci hanno chiesto gli italiani il 4 marzo". Lo afferma il vicepremier e ministro, Luigi Di Maio, a margine del tavolo Pernigotti. "Noi andiamo avanti perché l'alternativa è massacrare ancora di più i pensionati, massacrare ancora di più disoccupati e massacrare ancora di più le imprese. L'alternativa non può essere questa", aggiunge.

"L'Europa siamo noi e lo sarà anche di più se dialoghiamo con convinzione per definire al strategia per governare le transizioni, sulle quali la nostra manovra offre una risposta diversa dal passato, ma non meno solida e meno credibile", ha detto il ministro del Tesoro, Giovani Tria, intervenendo alla presentazione del rapporto annuale della Fondazione Nord Est, a Padova.

In un comunicato il Fondo Monetario internazionale ricorda che se si vuole invertire la rotta e far ripartire il paese sono necessarie riforme strutturali mirate a mantenere i conti in ordine, inoltre queste riforme porterebbero ad una stabilità del sistema bancario che a sua volta causerebbe una riduzione del rischio, una maggiore fiducia da parte degli investitori verso l'Italia e rafforzerebbe la resistenza del Belpaese di fronte ad un'eventuale crisi economica.

Invece promosso con riserva il reddito di cittadinanza, che è uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle, "purchè non spinga le persone ad abbandonare il lavoro".

Il ministro delle Finanze olandese Wopke Hoekstra : «Poco sorprendente ma molto deludente che l’Italia non abbia rivisto il suo piano di bilancio. Le finanze pubbliche italiane sono sbilanciate ed i piani del governo non porteranno ad una robusta crescita economica. Questo budget è una violazione del Patto di stabilità e crescita. Sono profondamente preoccupato. Ora sta alla Commissione europea fare i passi successivi».

Il ministro delle Finanze austriaco Hartwig Loeger ha avvertito che l’Austria insisterà per rafforzare il rispetto della disciplina fiscale ed è pronta a sostenere la procedura di deficit se l’Italia non scende a compromessi rispetto alle richieste della Commissione. Loeger ha manifestato il proprio disaccordo con la posizione del ministro Tria: «Contrariamente a quanto sostiene il mio collega non si tratta di un affare italiano interno, ma di un affare europeo».

Molto nette anche le dichiarazioni del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che in un discorso a Berlino ha chiarito alcuni punti: «Il governo italiano — ha spiegato Weidmann che è anche membro del Consiglio direttivo della Bce — è legittimato ad aumentare la spesa pubblica, ma a condizione che non ne derivi un onere più elevato sul debito. È perfettamente legittimo — ha aggiunto — che un nuovo governo stabilisca nuove priorità politiche ma nella misura in cui queste sono associate a spese aggiuntive, sarebbe consigliabile ridurre altre spese o aumentare le entrate».

Tutti contro la manovra del governo italiano. Accusato, dall’Austria, di «tenere in ostaggio il suo stesso popolo». Ma non solo. A schierarsi contro la lettera inviata in queste ore dal Ministro Tria all' Ue le la scelta di non modificare la legge di Bilancio, sono diversi membri europei. Dall’Austria all’Olanda fino alla Germania, è un susseguirsi di dichiarazioni pubbliche di avvertimento nei confronti del governo Lega-Cinquestelle.

La proposta di Austria e Olanda non sembra turbare il vicepremier, Luigi Di Maio. Che, interpellato in proposito dai cronisti, risponde: «La procedura d’infrazione? Sono tre mesi che la invocano, non è una novità...».

"Con il presidente della commissione Ue Jean Claude Juncker parlerò perché non si avvii una procedura d'infrazione non per modulare" la sua applicazione. Lo afferma il premier Giuseppe Conte rispondendo ai cronisti ad Abu Dhabi e spiegando che, "a inizio settimana" sentirà Juncker per concordare, successivamente un faccia a faccia.

Dopo le tensioni delle ultime ore, fra "ricatti" e vertici saltati, Matteo Salvini può festeggiare. "Oggi è una bellissima giornata, il Senato ha votato la fiducia al dl sicurezza e alle 12 e 32 ho la gioia di presentare questo strumento che prefetti sindaci e volontari veri e non mangioni avranno a disposizione- ha commentato Salvini - Il 7 novembre me lo ricorderò per tempo come una giornata molto bella non è un punto di arrivo ma punto di partenza. Chi vedeva immigrazione come mangiatoia oggi è a dieta molti finti volontari non parteciperanno più a bandi se invece di 35 euro ne porti a casa 19 non ci mangia più né mafia né ndrangheta, ma rimarranno volontari veri e sono convinto che molte cooperative si daranno alla macchia".

Con 163 voti favorevoli, 59 contrari e 19 astenuti, il dl Sicurezza ha ricevuto il via libera del Senato. Il decreto Salvini, quindi, supera il primo giro di boa e ora passa alla Camera. Il decreto, che introduce un forte giro di vite all'immigrazione, è passato con la fiducia votata dalla Lega e dal Movimento 5 Stelle. A esclusione dei quattro grillini dissidenti (Gregorio De Falco, Elena Fattori, Paola Nugnes e Matteo Mantero) che però non sono riusciti a mettere i bastoni fra le ruote a Salvini. A loro, poi, se ne sono aggiunti altri tre: Vittoria Bogo Deledda e Michele Giarrusso (erano in congedo dunque assenti giustificati), Virginia La Mura (dai tabulati è risultata assente, ma aveva firmato alcuni emendamenti assieme a De Falco). Forza Italia, invece, apprezza il contenuto del provvedimento, ma è uscita dall'Aula al movimento del voto. E anche Fratelli d’Italia, che pure tifa per il provvedimento sull’immigrazione, ha scelto l’astensione nel voto che, con il nuovo regolamento del Senato, non è equivale più a un voto contrario. Hanno votato contro il decreto Salvini il Partito Democratico, Liberi e Uguali e le Autonomie.

Luigi Di Maio non avrebbe gradito, spiegano fonti parlamentari M5s, l'idea che i dissidenti abbiano preso le distanze in Aula. "Hanno offerto uno spettacolo con poco stile", dice una fonte M5s. Il "cartellino giallo" nei confronti di De Falco e degli altri che hanno manifestato apertamente durante le dichiarazioni in Aula la loro contrarietà al dl Sicurezza dovrebbe arrivare già in giornata. La soluzione non dovrebbe essere quella dell'espulsione ma in ogni caso - chiarisce un "big" pentastellato - di fatto con il loro comportamento si sono messi fuori dai gruppi.

I vertici del Movimento 5 Stelle ritengono il comportamento dei "dissidenti" interni al Senato "dannoso" per il MoVimento. Per questo motivo per gli esponeti pentastellati che a palazzo Madama si sono esposti per sottolineare il loro dissenso sul testo è stata avviata un'istruttoria ai probiviri (il consiglio interno al M5S che esamina i comportamenti degli iscritti e ne valuta l'eventuale espulsione), come ha annunciato il capogruppo Stefano Patuanelli. "Si tratta di un comportamento particolarmente grave visto che si trattava di un voto di fiducia al governo", dice Patuelli.

La tesi è che verrà fatta distinzione tra chi, pur non partecipando al voto, ha deciso di non accendere su di sè i riflettori e chi, invece, ha inseguito la notorietà in tv con le proprie dichiarazioni in Aula. Mantero e La Mura, per esempio, dovrebbero essere "salvati" proprio per aver scelto una linea "low profile". Finiranno all'attenzione degli organismi interni del Movimento, invece, gli altri - come De Falco - che hanno optato per un atteggiamento che - spiegano fonti parlamentari - ha messo in difficoltà il Movimento

 Cosi i quattro dissidenti del Movimento cinque stelle (Gregorio De Falco, Elena Fattori, Paola Nugnes e Matteo Mantero) non hanno partecipato al voto perché ritengono dannoso questo decreto Sicurezza-Immigrazione. Il comandante De Falco ha motivato il suo allontanamento al momento del voto con queste parole: "Rendere questo decreto aderente al dettato costituzionale era un preciso dovere di questo Parlamento come ci ha ricordato la più alta carica dello Stato. In ogni caso confermo la mia fiducia a questo governo...". Paola Nugnes, invece, è entrata nel merito del decreto, smontandolo pezzo dopo pezzo: "Tutti questi immigrati irregolari non spariranno certo per decreto". Elena Fattori, infine, ha aggiunto: "Questo decreto è contro tutto quello che c’è nel programma dei Cinque Stelle".

E di loro si sapeva già. Ora, però, stupisce la decisione di Virginia La Mura. La Mura, tra l'altro, aveva firmato gli emandamenti e oggi non ha votato. "Anche io sono uscita dall'aula al momento del voto perché ho fiducia nell'azione di questo governo, ma non potevo dare il mio voto al decreto Sicurezza - scrive su Facebook La Mura -. Se mi si vuole costringere a votare un decreto attraverso la fiducia non posso fare altro che uscire dall'aula. Questo decreto non mi appartiene e ritengo vada anche contro i principi del Movimento 5 Stelle stesso". Tipico del MoVimento che si è fatto conoscere per il grido "onestà, onestà...".

In più, risultano in congedo Mario Michele Giarrusso e Vittoria Bogo Deledda per motivi però di salute. Quindi, ai 167 senatori che compongono il totale dei gruppi della Lega (58) e del M5S (109) vanno scomputati i 5 "dissidenti" assenti e i 2 in congedo arrivando così a 160. E scatta subito la reazione del Movimento, che avvia un'istruttoria sui dissidenti. 

"In qualità di capogruppo ho segnalato ai probiviri il comportamento tenuto in Aula dai senatori Gregorio De Falco,Paola Nignes Elena Fattori  Matteo Mantero e Virginia La Mura, che hanno avviato un'istruttoria nei loro confronti", afferma il capogruppo del MoVimento 5 Stelle al Senato, Stefano Patuanelli. "Si tratta di un comportamento particolarmente grave visto che - aggiunge Patuanelli - si trattava di un voto di fiducia al Governo".

A sostenere il provvedimento (passato con 163 sì, 59 no e 19 astenuti) sono intervenuti: il fuoriuscito dai 5 stelle, ora nel Misto, Maurizio Buccarella e i due senatori del Maie, Adriano Cario e Riccardo Antonio Merlo. Si è invece astenuto l'altro ex grillino Carlo Martelli. Questi ultimi 4 parlamentari (i 2 fuoriusciti 5S e i 2 del Maie) avevano votato la fiducia al governo a giugno sommandosi in quella votazione ai 167 di Lega+M5S e arrivando a quota 171 

Un furgone della gendarmeria francese è stato avvistato dalla polizia italiana a Claviere Torino, al confine, mentre faceva scendere un paio di uomini - presumibilmente migranti di origine africana - in una zona boschiva. L'episodio è accaduto venerdì scorso. Il mezzo è poi tornato oltreconfine: è stata annotata la targa e sono in corso delle indagini. Lo si apprende da fonti del Viminale.

Immediata la reazione del ministro degll'Interno Matteo Salvini che invita «il collega Moavero a chiedere chiarimenti all'ambasciatore» francese: «Sono in attesa di sviluppi: non voglio credere che la Francia di Macron utilizzi la propria polizia per scaricare di nascosto gli immigrati in Italia. Ma se qualcuno pensa davvero di usarci come il campo profughi d'Europa, violando leggi, confini e accordi, si sbaglia di grosso. Siamo pronti a difendere l'onore e la dignità del nostro Paese in ogni sede e a tutti i livelli. Pretendiamo chiarezza, soprattutto da chi ci fa la predica ogni giorno, e non guarderemo in faccia a nessuno!». 

Matteo Salvini, concludendo: "Invito il collega Moavero a chiedere chiarimenti all'ambasciatore".  

La zona in cui il furgone ha scaricato i migranti è monitorata perché occupata da alcuni estremisti di sinistra e anarchici legati al sodalizio 'Briser Les Frontieres', dove c'è stato uno sgombero lo scorso 10 ottobre. Per la cronaca, la Procura ha già aperto un fascicolo per lo sconfinamento di agenti francesi a Bardonecchia, nel marzo scorso.

La Farnesina informa di essersi immediatamente attivata con l'Ambasciatore di Francia in Italia per chiedere chiarimenti. Analogo passo formale, al fine di chiarire i termini precisi dell'accaduto, è in corso da parte del nostro Ambasciatore a Parigi con le competenti autorità francesi. Appena stabilita la realtà dei fatti, la Farnesina ne darà completa informazione pubblica. 

La questione è annosa e controversa. La Francia almeno dai tempi della presidenza Sarkozy applica alla lettera il tratto di Dublino per cui di fronte a un migrante a cui non è stato riconosciuto diritto d’asilo, a un «sans papier» o a chiunque tenta un ingresso clandestino, fa scattare il respingimento verso l’Italia. Eclatante, sotto questo punto di vista, quanto avviene da anni nella zona di confine di Ventimiglia. Ma il respingimento, in questi casi, dovrebbe avvenire con la riconsegna dello straniero alle autorità italiane, procedura che la Francia non sempre rispetta: per questa ragione Parigi ha ricevuto aspre critiche da parte di organismi di vigilanza indipendenti, ad esempio il Controleur general des lieux de privation de liberté .

Lo stesso criterio viene applicato non solo dalla Francia; la Svizzera fa altrettanto, rimettendo sui treni diretti in Italia chiunque venga intercettato sul suo territorio privo dei documenti necessari. Nel 2016 alla frontiera di Como-Chiasso i respingimenti raggiunsero in poche settimane quota 7.000. Numerosi sono infine anche i respingimenti compiuti, in senso inverso, dall’Italia verso la Slovenia. Il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, leghista, ha annunciato di voler schierare lungo la frontiera le guardie forestali per respingere i migranti che tentano l’ingresso in Italia dalla ex Jugoslavia. La questione è però sempre quella di effettuare i respingimenti nel rispetto dei trattati internazionali e senza «sconfinamenti» .

Nel 2016 e successo lo stesso : respinti fino a sei volte. Rimandati in Italia dopo un colloquio di un paio di minuti, spesso in una lingua incomprensibile. Riportati oltreconfine a dispetto di una moglie, un marito o un figlio in attesa al di là di una frontiera trasformata in un (invisibile) muro invalicabile. «Alla dogana di Chiasso negli ultimi due mesi sono state violate sistematicamente le normative sui respingimenti e i diritti dei migranti», denunciano l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) e la onlus svizzera Firdaus.

Dalla fine di giugno 2016, centinaia di migranti sono accampati alla stazione di Como San Giovanni, quasi tutti dopo essere stati respinti dalla Svizzera. Tra luglio e agosto, le autorità elvetiche hanno effettuato quasi 7mila riammissioni in Italia di cittadini stranieri. Almeno 600 erano minori non accompagnati. «Siamo stati a lungo alla stazione di Como e abbiamo verificato che i migranti respinti non erano in grado di capire le ragioni per cui erano stati rimandati in Italia», dice Lisa Bosia Mirra, presidente di Firdaus. I volontari hanno raccolto dati dettagliati.

Intanto ora lo ammette anche Bruxelles: almeno 200 mila sono i potenziali terroristi e i criminali entrati in Europa assieme ai migranti con documenti falsi,lo rivela Francesco De Palo sul suo articolo al quotidiano il Giornale

Era il maggio 2016 e l'Unione Europea inviò super agenti segreti negli hotspot di Italia e Grecia.lo rivelò il colonnello Manuel Navarrete, capo del Centro europeo contro il terrorismo (Ectc) nato pochi mesi prima, osservando che «nella gestione delle frontiere c'è sempre una componente di sicurezza», ora a maggior ragione dopo la «decisione dello Stato islamico di mandare terroristi dalla Siria e dall'Iraq per agire in Europa». Quella stessa Europa che, invece, fa ancora orecchie da mercante.

Il perché è presto detto: proprio in Italia spuntano i dati sul business dell'immigrazione. 35 gli euro al giorno che l'Ue offre alle imprese nostrane che ospitano migranti in strutture ricettive o campeggi, ma ne spendono solo 2,5. Il resto lo intascano di netto e per migliaia di migranti o richiedenti asilo fa davvero un bell'incasso.

Mentre nelle ultime ore la Germania decide, in chiave di lotta al terrorismo, di estendere i controlli alle frontiere con Danimarca e Austria (dal prossimo 12 novembre al maggio 2019), anche spaventata dai riverberi che potrebbe avere il dossier migranti nelle elezioni di oggi in Baviera, ecco che in Grecia Mossad e Cia monitorano costantemente i movimenti che in questi giorni stanno trasferendo circa duemila migranti dalle isole ormai al collasso (Lesbos, Kos e Samos) alla terraferma.

Si teme la commistione di possibili jihadisti mescolati tra afghani, pakistani e siriani pronti a bussare alle porte della cellula ateniese dell'Isis. Nella capitale ellenica infatti opera un nucleo terroristico dedito a falsificare i passaporti, e che fu «visitato» nell'agosto 2015 da Salah Abdeslam, uno dei terroristi della strage di Parigi che si imbarcò indisturbato da Bari per la Grecia.

Non va dimenticato che ogni Prefettura ha la responsabilità della gestione dei bandi che hanno per oggetto l'appalto del servizio di assistenza dei profughi e dei richiedenti asilo politico. Come dire che quell'ingente flusso di denaro passa costantemente dalle Prefetture diretto alle cooperative sociali sui territori con numeri da capogiro.

Quindici migranti, tra i quali un bambino di 11 anni, hanno attraversato l'Italia settentrionale, dalla Slovenia fino alla Francia, stipati in un rimorchio per cavalli. Uno di loro si è sentito male ed è finito in ospedale quando sono stati fermati a Ventimiglia dalla polizia stradale che ha arrestato un tunisino per favoreggiamento della immigrazione clandestina. I migranti, stremati dal viaggio, sono 14 siriani e un tunisino. Il viaggio è stato ricostruito dalla polizia guidata dal vicequestore Gianfranco Crocco.

Intanto un gruppo di sette migranti è stato cacciato dal treno su cui viaggiava perché sprovvisti di biglietto. È successo sul convoglio Iglesias-Cagliari, dove un passeggero ha ripreso la scena e pubblicato il video su internet. Il video è stato poi condiviso dal vicepremier Matteo Salvini. «Questo non lo vedrete nei tg - ha scritto il leader della Lega - facciamo girare! Onore a questa capotreno che, in Sardegna, fa scendere un gruppo di scrocconi! Il clima è cambiato. Tolleranza zero con i furbetti, anche con un uso massiccio delle Forze dell’ordine. Se vuoi viaggiare, paghi come tutti i cittadini perbene!».

« Dovete scendere dal treno, siete senza biglietto», esclama nel video la capotreno all'indirizzo dei migranti. Non sono servite le rimostranze dei sette a far recedere dalla decisione la capotreno, che ha lasciato a piedi il gruppo che non aveva pagato il ticket tentando di raggiungere Cagliari gratuitamente. «Ha fatto il suo dovere e ha fatto rispettare il regolamento», fanno sapere da Trenitalia

I migranti hanno tentato di rimanere sul treno, inutilmente. «Siete in grado di lavorare - ha proseguito la capotreno - devono pagare tutti allo stesso modo. Dai il buon esempio a tuo figlio», ha aggiunto, rivolgendosi alla donna con il bimbo in braccio. Poi, fuori campo, il tentativo di alcuni migranti senza biglietto di salire da un'altra porta del convoglio e l'esasperazione della capotreno che aveva già fatto scendere parte di loro qualche fermata prima per poi ritrovarli, ancora senza ticket, seduti sulle poltrone del treno: «non ci provare: vi tiro giù a calci nel c...».

 

"La manovra economica - assicura Salvini - darà serenità e stabilità all'Italia quindi non abbiamo bisogno di aiuti esterni". "Siamo qua - ha aggiunto Salvini - a parlare di business, di amicizia, di collaborazione, a ringraziare gli imprenditori italiani che resistono alle sanzioni, a tutto e a tutti". "Noi puntiamo sul lavoro, la vita reale. Gli italiani ci hanno votato per intervenire sulla vita reale, sulla legge Fornero, su Equitalia, sulle partite Iva, sull'agricoltura. La finanza seguirà".  

Intanto  due giornalisti, Francesco Palese e Lorenzo Lo Basso, questa mattina si sono presentati negli uffici della Procura della Repubblica per depositare il loro esposto. 

Due denunce, una dietro l'altra. La prima recapitata a Pierre Moscovici e la seconda a Guenther Oettinger, i due componenti della Commissione Ue che negli ultimi giorni hanno più volte criticato l'Italia e il suo governo per le scelte fatte nella legge di bilancio

L'accusa è chiara: aver manipolato il mercato azionario italiano con le loro dichiarazioni sulla manovra.I due cronisti parlano di un "pesante turbamento" del mercato dovuto alle parole dei due commissari. Si tratta di "dichiarazioni rese alla stampa (non quindi comunicazioni ufficiali come il loro ruolo istituzionale imporrebbe) a mercati aperti che hanno manifestamente modificato l’andamento degli stessi, incidendo in modo significativo sulla fiducia e l’affidamento che il pubblico pone della stabilità patrimoniale di banche e gruppi bancari, alterando contestualmente il valore dello spread italiano".

Nella denuncia si legge che le dichiarazioni "sono state rese prima che i detti commissari ricevessero l'intera documentazione da parte del governo italiano avvenuta in data 16/10/2018 con il Documento programmatico di bilancio". Come a dire: un processo alle intenzioni. "In tal modo - continua la denuncia - hanno diffuso notizie false e posto in essere operazioni simulate sulle conseguenze per l’Italia da tale manovra di bilancio provocando l’alterazione del prezzo di strumenti finanziari (violazione art. 185 TUF E ART. 501 C.P.). Lo Spread, che incide sui risparmiatori italiani, è infatti cominciato a salire. Si consideri che a fine Settembre era sul livello di 240 punti mentre è cominciato a salire vertiginosamente unitamente alle dichiarazioni dei due funzionari".

Ed ecco cosa significa e il perche del Governo che ha fatto una manovra finanziaria per aiutare i piu deboli che sono in aumento : Calo significativo per le nuove pensioni Inps erogate nei primi nove mesi del 2018: tra gennaio e settembre - si legge nel Monitoraggio sui flussi di pensionamento dell'Inps - soprattutto a causa dell'aumento dell'età per la pensione di vecchiaia delle donne e per gli assegni sociali scattato nel 2018 (da 65 anni e sette mesi a 66 anni e sette mesi) le nuove pensioni sono state 349.621 a fronte delle 454.534 liquidate nei primi nove mesi del 2017. Si è registrato un crollo soprattutto nei nuovi assegni sociali passati da 57.758 a 13.168 (-77%).

Sono sei milioni - si legge ancora nel rapporto - i pensionati italiani con un reddito da pensione inferiore a mille euro al mese (il 37,5% del totale) e tra questi oltre il 64% (3,85 milioni) è rappresentato da donne. Tra le donne pensionate il 45,9% ha meno di 1.000 euro al mese. Le persone che possono contare su oltre 5.000 euro lordi al mese sono 266.180 (l'1,7% dei pensionati) in stragrande maggioranza (80,8%) uomini.

Nel periodo gennaio-settembre 2018 sono stati erogati benefici economici legati al Reddito di inclusione (Rei) a 379.000 famiglie coinvolgendo più di un milione di persone. Lo si legge nel Monitoraggio Inps sul Rei nel quale si spiega che "la maggior parte dei benefici vengono erogati nelle regioni del sud (69%)" per il 72% delle persone coinvolte. Il 47% dei nuclei beneficiari di ReI, che rappresentano oltre il 51% delle persone coinvolte, risiedono in sole due regioni: Campania e Sicilia.

"Sono fiducioso che nelle prossime settimane lo spread comincerà a scendere perchè saranno le settimane del dialogo con la Ue" ha detto anche Luigi Di Maio rispondendo ad una domanda sulla manovra che, ha affermato ancora, sarà efficace perchè "intende investire nel capitale umano di questo Paese".  

Se la risposta italiana alla bocciatura Ue della manovra è che le misure non cambiano desta qualche preoccupazione, però, nel governo italiano la questione spread. Il premier Giuseppe Conte in una intervista alla 'Stampa' e a 'Repubblica' sottolinea che "sicuramente se lo spread sale, o se comunque si mantiene alto a questo punto, è un problema, quindi dobbiamo augurarci che scenda. Abbassiamo tutti i toni. Facciamo sistema affinché ciò avvenga. Io sto lavorando perché lo spread si abbassi. Vogliamo e dobbiamo mandare un messaggio di fiducia". 

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker e la cancelliera tedesca Angela Merkel ieri si sono sentiti al telefono per parlare del bilancio italiano e della Brexit. Lo ha annunciato Mina Andreeva, portavoce dell'Esecutivo comunitario.

Ieri anche il ministro dell'Economia Giovanni Tria aveva evidenziato che a 320 punti "è un livello che non possiamo considerare di mantenere troppo a lungo", ma ha evidenziato, d'altra parte che "non ci sono motivi fondamentali" che giustifichino questi livelli: "I fondamentali dell'Italia sono solidi". Il problema "é l'incertezza politica su dove il Governo vuole andare a finire". Come sull'euro che, ribadisce, nessuno mette in discussione.

E sempre sull'ipotesi che lo spread salga e superi i 400 ieri Di Maio ha evidenziato: "Noi andiamo avanti con la manovra, la storia non si scrive con i se".

 

"Se non vogliamo un altro caso Diciotti abbiamo bisogno di una risposta europea: ho rappresentato la premura del mio Paese che si facciano maggiori investimenti nel Nord Africa". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, nel corso di una conferenza stampa con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz a Palazzo Chigi.

Il premier italiano ha anche ribadito al cancelliere il no del governo italiano al doppio passaporto che l'Austria intende dare ai cittadini altoatesini: "Ho avuto occasione di esprimere a Kurz che l'Italia ha una posizione chiara sui passaporti e sulla doppia cittadinanza", ha spiegato Conte. La posizione del governo italiano, come ribadito ieri dal ministro Moavero, è fortemente contraria.

Secondo Conte, inoltre, "bisogna rivedere quanto prima protocolli operativi" di alcune missioni europee, "come Sophia e Frontex, che vanno aggiornate alle luce delle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso giugno". 

"L'Austria - ha detto Kurz - è molto contenta per come l'Italia ha ridotto l'afflusso dei migranti, ma ora bisogna trovare una soluzione europea e ridurre ancora l'afflusso. La direzione è giusta, il vertice europeo di giugno è stato positivo".  Ha auspicato, quindi, "di migliorare Frontex e rafforzarne il mandato". 

Quanto alla vicenda del doppio passaporto, il cancelliere ha assicurato che l'Italia "non ha motivo di agitarsi: molti sudtirolesi desiderano il doppio passaporto che è anche previsto dal programma di governo. Abbiamo sempre messo in chiaro che agiremo d'intesa con Roma". 

Il Governo deve "recuperare un 30% di investimenti pubblici venuti meno negli ultimi anni". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giovanni tria, al Forum Blooomberg di Milano spiegando che "gli investimenti pubblici debbono tornare ad essere il 3% del Pil nel breve termine".

Secondo Tria, "bisogna andare oltre la flat tax riducendo il carico fiscale sulla classe media". "Siamo ad uno studio molto avanzato - ha spiegato - che ridurrà il carico fiscale sulla classe media mantenendo il budget gestibile".

Pressing del M5s sulla manovra, a cominciare dal suo cavallo di battaglia: il reddito di cittadinanza. Dopo il vertice di lunedì sera a palazzo Chigi, c'è stata una cena tra il vicepremier Luigi Di Maio e alcuni componenti dello stato maggiore del movimento.

Tra i partecipanti all'incontro il capogruppo alla Camera Francesco d'Uva, il sottosegretario agli Affari Regionali Stefano Buffagni e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, titolare del dicastero competente per uno dei provvedimenti più "cari" al M5S, il ddl anticorruzione. Il provvedimento tra l'altro dovrebbe arrivare fra pochissimi giorni al Quirinale. 

Sulla manovra, infatti, il M5S non vuole fare passi indietro su misure di bandiera.  L'intenzione non è di sforare il 3% ma, se necessario, dal Movimento è forte spinta ad andare anche oltre 1,6% come estrema ratio. E, anche sulla Rai, nelle prossime ore i 5 Stelle si muoveranno con maggiore decisione: dell'opzione Marcello Foa o si risolve subito o non si risolve, è il mantra dei pentastellati.

Ospite ad Agorà Rai Tre,  Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera, ha confermato che l'Iva non si tocca. "Si, perché per Tria, secondo lui, sono teorie rispettabili, alzando l'Iva e abbassando altre tasse alla fine il risultato è che si stia meglio. Magari ha ragione, non lo so. Però noi nel contratto di governo abbiamo scritto chiaramente che l'IVA non aumenta". "Io penso - argomenta - che i cittadini non gradirebbero affatto vedere come prima misura alzare l'Iva, che impatta in maniera abbastanza pesante sulla vita di tutti i cittadini e anche sui consumi di base. Per cui l'Iva non si tocca".

Intanto l’intesa è arrivata, ma proseguono gli accertamenti per scoprire che fine abbiano fatto i finanziamenti e se davvero una parte consistente, si parla di 10 milioni di euro, sia stata trasferita in Lussemburgo come sembrano dimostrare le verifiche effettuate la scorsa settimana nel granducato dai finanzieri guidati dal colonnello Maurizio Cintura che hanno trovato documenti e interrogato funzionari di banche e fiduciarie.

Intanto il Carroccio prosegue nella sua strategia con un’altra mossa. «Abbiamo depositato il ricorso in Cassazione», hanno annunciato i legali della Lega, gli avvocati Giovanni Ponti e Roberto Zingari. Il ricorso è contro la decisione del tribunale del Riesame di Genova che lo scorso 6 settembre ha dato il via libera al sequestro dei 49 milioni di euro al Carroccio.

La trattativa è arrivata alla fine: la procura di Genova e la Lega hanno chiuso l’accordo, garantendo sia il sequestro dei soldi, così come ordinato dai giudici, sia la sopravvivenza del partito. In che modo? La Lega si è impegnata a versare almeno 600 mila euro l’anno su un conto messo a disposizione dei magistrati coordinati dal procuratore Francesco Cozzi e dall’aggiunto Francesco Pinto. Sul conto confluiranno tutte le «entrate», compresi i rimborsi elettorali del marzo scorso. E da lì saranno prelevate le somme fino a raggiungere i 49 milioni di euro che — secondo la sentenza di condanna dell’ex tesoriere Francesco Belsito e l’ex segretario Umberto Bossi — sarebbero stati truffati tra il 2008 al 2010 ottenendo rimborsi elettorali non dovuti.

Fino ad oggi erano già stati sbloccati 3 milioni di euro e la Lega aveva presentato ricorso contro il provvedimento, ma dieci giorni fa il tribunale del Riesame aveva confermato la legittimità dell’ordinanza. Il tribunale del Riesame ha delegato direttamente il pubblico ministero a eseguire il sequestro preventivo ai fini di confisca, prendendo «le somme presenti e anche quelle che confluiranno in futuro sui conti correnti e sui depositi bancari intestati o riferibili al Carroccio fino al raggiungimento dell’intera cifra». A nulla è servita la relazione depositata dai legali del partito per dimostrare che i 5 milioni rimasti in cassa sono «contributi di eletti, donazioni di elettori e del 2 per mille della dichiarazione dei redditi». Gli avvocati hanno evidenziato che si tratta di «somme non solo lecite ma che hanno anche un fine costituzionale: consentono al partito di perseguire le finalità democratiche del Paese. Dire che sono profitto del reato è un non senso giuridico». E proprio partendo da queste considerazioni hanno avviato il negoziato con i magistrati, nella consapevolezza che una rateizzazione è vietata e dunque l’unica alternativa per evitare che qualsiasi introito fosse subito bloccato, era quella di trovare una mediazione con i magistrati. Del resto il sottosegretario Giancarlo Giorgetti era stato chiaro: «Se perdiamo siamo finiti».

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