Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Giovedì, 15 Novembre 2018

Un violino di Andrea Amati del 1500 esportato illegalmente negli Stati Uniti; un’anfora chiota del VI secolo a.C. frutto di scavi clandestini nell’Etruria Meridionale, e la Stele di Palmira, un rilievo funebre in pietra calcarea del I-II secolo d.C. trafugata dalla Siria e sequestrata nel 2011.

Sono alcuni dei reperti archeologici e artistici recuperati negli anni grazie agli sforzi dell’Unità per la Tutela del Patrimonio Culturale dei Carabinieri ed eccezionalmente in mostra oggi a Villa Wolkonsky, residenza dell’Ambasciatore britannico a Roma in occasione del Dialogo Regno Unito-Italia sulla tutela del patrimonio culturale.

Un evento importante e unico nel suo genere che porta alla luce tesori inestimabili e permette di evidenziare un’area preziosa di collaborazione tra Italia e Regno Unito, frutto di forti sinergie a livello diplomatico, ma anche culturale, tecnologico, accademico e delle forze dell’ordine dei due paesi.

L’evento vede la presenza del Ministro britannico per le Forze Armate, Mark Lancaster, al quale è stato affidato l’incarico di riconsegnare all’Italia, a nome del governo e delle forze dell’ordine di Sua Maestà, due preziosi reperti etruschi rinvenuti di recente nel Regno Unito.

Si tratta di una statuetta in bronzo, trafugata nel 1988 dal Museo Archeologico di Siena e recuperata grazie all’Art Loss Register, un database che raccoglie preziose informazioni su opere d’arte rubate. Grazie al lavoro della Art & Antiquities Unit della Met Police la statuetta è ora tornata in Italia – trent’anni esatti dopo il furto.

Il secondo reperto è un vaso in terracotta a forma di sfinge alata – anch’esso di origine etrusca. Una casa d’asta di Londra ne ha identificato la provenienza di dubbia origine e ha avviato la procedura per la sua restituzione.

Le due opere sono state consegnate ufficialmente al Generale di Corpo d’Armata Sabino Cavaliere, Comandante Unità Mobili e Specializzate Carabinieri “Palidoro”.

“L’evento di oggi, con la restituzione all’Italia di due reperti etruschi rintracciati nel Regno Unito, punta i riflettori su un’area importante della nostra collaborazione bilaterale, che attraversa i mondi dell’arte e della cultura con il prezioso contributo delle forze dell’ordine - ha commentato l’Ambasciatore britannico Jill Morris. Il recupero e la tutela del patrimonio culturale è certamente un’area di eccellenza italiana, in particolare per il lavoro svolto nelle aree di conflitto. È quindi un grande onore per me ospitare a Villa Wolkonsky le bellissime opere recuperate dal Comando Carabinieri”.

Accanto alla preziosa esposizione, un’area curata dalla British School at Rome dedicata alle nuove tecnologie utilizzate per il recupero e la tutela di opere artistiche ed archeologiche. 

L’iniziativa forma parte della seconda stagione UK-Italy: Partners for Culture, una campagna dedicata alla partnership culturale tra Italia e Regno Unito promossa dal British Council, dall’Ambasciata britannica, dalla British School at Rome e dal British Institute of Florence.

 

Nella galleria Art G.A.P. saranno esposte le opere di Angelo Cortese che traggono la propria origine e ispirazione dai temi della storia del Risorgimento italiano. Questi lavori fanno parte della mostra – itinerante, La Repubblica delle Arti, presentata dal presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, nella sua prima edizione, nelle sale di Palazzo Valentini nel 2010 in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. In quella circostanza il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha riconosciuto il richiamo «ai valori e alle ragioni ispiratrici del nostro Risorgimento dell’Unità nazionale». Angelo Cortese s’ispira alla bandiera italiana, perché elemento immutabile e riconoscibile. Il Tricolore, nella visione dell’artista, è sicuramente un elemento iconografico che evoca un immaginario collettivo di appartenenza nazionale e rappresenta, al contempo, un generatore di emozioni estetiche. A volte il Tricolore, pur essendo il filo conduttore delle sue opere, non è subito visibile perché viene scomposto in diversi modi ma, allo stesso tempo, persiste l’intento dell’artista di far emergere e ricercare una sensibilità patriottica.

Cortese veste con il colore (verde, bianco e rosso) i materiali tratti dal quotidiano (griglie metalliche, corde, chiodi, stoffe lacere…) trasformandoli in veicoli artistici con cui comunicare il suo pensiero di unità nazionale. A tal proposito, le opere non sono né numerate né titolate: proprio come se fossero le tessere di un unico mosaico che vede la sua pienezza nella realizzazione dell’identità nazionale stessa. In questo domino evocativo tra metafora e sensazione, il fruitore viene catapultato direttamente nel passato, in un mondo in cui valori quali il patriottismo e l’orgoglio nazionale erano il motore attivo e dinamico di una società che puntava a realizzare il proprio desiderio di successo, puntando proprio su sé stessa. In questo momento storico, le bandiere di Cortese assumono una rilevanza nazional – popolare di primo piano per le difficoltà storiche che l’Italia tuttasta vivendo. Il sistema di valori della società vive continue pressioni che ne sconvolgono gli equilibri e alterano le interazioni. Il patriottismo ha ceduto il passo, purtroppo, al regionalismo. Le opere di Angelo Cortese mirano al capovolgimento di tale drammatico stato delle cose. L’obiettivo finale della rassegna è quindi quella di far rinascere nel pubblico romano e non, un nuovo e rinforzato senso di unità nazionale attraverso il senso di appartenenza al verde, bianco e rosso. Con l’auspicio che tutti possano partecipare con gioia e orgoglio all’Unità d’Italia.

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma presenta La verità è sempre un’altra, una mostra con cui la Galleria Nazionale, dal 20 settembre all’11 novembre 2018, accoglie all’interno della propria collezione permanente un nucleo di una ventina di opere provenienti dall’EMST – National Museum of Contemporary Art di Atene. Con questa mostra per la prima volta la Galleria Nazionale apre i propri spazi alla collezione di un’istituzione museale straniera includendola nel proprio percorso espositivo. Time is Out of Joint, l’attuale allestimento della raccolta permanente della Galleria, rappresenta il luogo ideale in cui mettere le opere dei due musei in dialogo tra loro, nelle linee di un rapporto intellettuale da sempre intenso e ricco di affinità tra il nostro paese e la Grecia. La volontà di creare questa connessione nasce dal programma Tempo Forte Italia – Grecia 2018, un’iniziativa promossa dall’Ambasciata d’Italia ad Atene insieme ad artisti e ad altre importanti istituzioni culturali in Grecia e in Italia, per approfondire e rafforzare le relazioni che legano i due paesi attraverso forme di collaborazione che partono dal settore culturale, considerato dalla classicità alle espressioni del contemporaneo. Nel desiderio di riannodare un rapporto culturale con la Grecia che ha sofferto negli ultimi anni di una certa discontinuità, con La verità è sempre un’altra la temporaneità della mostra acquista così un carattere di persistenza dato dalla natura di questo progetto, che unisce due collezioni storiche in un’unica visione.

Questa mostra costituisce la terza edizione di una serie di progetti espositivi dal titolo EMST in World, partita nel 2016. In questa tappa italiana, gli artisti esposti sono 16, scelti tenendo come punto focale il loro essere rappresentativi del Gruppo Sigma, storico movimento fondato a Roma nel 1959 da diversi artisti greci. La maggior parte degli artisti presenti condividono un legame profondo con l’Italia, luogo che hanno scelto per la loro formazione o per la loro ricerca artistica, indubbiamente influenzata dalla cultura e dai fenomeni sociali e politici del periodo di vita trascorso a Roma. Le affinità e i contrasti che emergono dagli accostamenti delle opere in mostra sono rimandati esclusivamente alla percezione del visitatore. 

Gli artisti Dimitris Alithinos, Vlassis Caniaris, Manolis Baboussis, Stathis Chryssikopoulos, Dimitris Condos, Eirini Efstathiou, Yannis Gaitis, Emily Jacir, Nikos Kessanlis, Kimsooja, Kyrillos Sarris, Piotr Kowalski, Dimitris Kozaris, Thomas Struth, Costas Tsoclis, Costas Varotsos, Mary Zygouri EMST – National Museum of Contemporary Art di Atene Il National Museum of Contemporary Art (EMST) di Atene è stato inaugurato nel 2000. Dal 2016, la sua sede permanente è oggi nell’ex birrificio Fix situato nella zona di Syngrou, la cui ristrutturazione è terminata nel 2014. 

Precedentemente, il museo è stato ospitato prima all’interno dell’Athens Concert Hall dal 2003, mentre successivamente, dopo il 2008, in una sezione del Conservatorio di Atene. Diverse mostre ed eventi organizzati dal museo sono stati presentati anche presso la Athens School of Fine Arts e in altri spazi pubblici. La collezione museale, in costante ampliamento, si è formata attorno ad un nucleo molto importante di opere di artisti greci ed internazionali. Dopo l’attuale sistemazione nella sua sede definitiva e in virtù del processo di arricchimento della sua collezione permanente, l’EMST porta avanti il proprio programma di mostre temporanee. 

La prima mostra organizzata con queste nuove premesse, intitolata Urgent Conversations: Athens – Antwerp, è nata da una sinergia con M HKA - Museum van Hedendaagse Kunst Antwerpen di Anversa nel 2016 ed ha inaugurato la serie di esposizioni EMST in the World. La seconda mostra di questo nuovo percorso è stata realizzata grazie alla cooperazione con Documenta 14 e si è conclusa a settembre 2017. Proseguendo su questa linea che vede lo sviluppo delle EMST World Series, la mostra La verità è sempre un’altra rappresenta una nuova tappa di questo percorso, che si realizza oggi grazie alla collaborazione con la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea e con l’esposizione in Italia di opere provenienti prevalentemente dalla collezione permanente del EMST

 

A due anni dall’insediamento come sindaca di Roma, la prima donna nella sua storia millenaria, Virginia Raggi ha fatto il punto su un bilancio parziale della sua amministrazione rispondendo ad un fuoco di fila di domande dei giornalisti dei media esteri, presso la sede dell’Associazione della Stampa estera a Roma. La giovane sindaca, 40 anni, del Movimento Cinque Stelle, sulla base delle varie domande, talvolta polemiche e talvolta i9spirate dai media italiani meno disponibili verso di lei, ha ripercorso velocemente le gravi difficoltà con le quali si trova quotidianamente a combattere: il degrado urbano e sociale, le strade dissestate, lo smaltimento dei rifiuti, la stratificazione burocratica che rallenta gli interventi, le difficoltà dei trasporti pubblici, il pesante debito di 13 miliardi di euro ereditato da amministrazioni di destra e sinistra …

Con precisione di argomentazioni e concretezza di elementi di fatto, ha saputo ben rintuzzare le disinformazioni spesso contenute nelle domande, evidenziando la realtà della vita di una città che finalmente ha “un governo amico” con cui collaborare per la soluzione degli annosi problemi di manutenzione e gestione.

La sindaca non ha nascosto difficoltà e ritardi, ma ha insistito nel ribadire di aver intrapreso un percorso valido e sempre al servizio dei cittadini, pur in una condizione di attacchi quotidiani in particolare da mass media poco obiettivi perché indirizzati da proprietà interessate. Ricordando come il suo predecessore, il prof. Marino, fosse stato estromesso dal suo stesso partito, ha reso noto di aver previsto un investimento di 167 milioni di € per l’acquisto di 600 nuovi autobus urbani tra il 2019 ed il 2020, e che per rifare gli 8000 km. di strade di Roma occorrerebbero almeno 10 anni per un investimento di oltre 250 milioni. Con una nota polemica ma sicuramente fondata, Virginia Raggi ha detto che ‘prima l’asfalto a Roma si chiudeva con le mazzette’, a significare il livello di corruzione che infettava, ed ancora infetta, la vita amministrativa dell’urbe.

Sulla recente notizia di arresto di vari personaggi coinvolti in una presunta attività corruttiva connessa alla costruzione di un nuovo stadio, la Sindaca ha detto che chi ha sbagliato pagherà.

Nel complesso, circa due ore di un confronto e proficuo, con la speranza di dare un’immagine meno catastrofica di una città che resta unica al mondo per attrattività di turisti e per le sue bellezze artistiche e storiche.

 

In data odierna, a Roma, presso la sede del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, alla presenza del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, dottor Corrado Lembo e del Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, Generale di Brigata Fabrizio Parrulli,  è stata data esecuzione al provvedimento di restituzione in favore del Ministero dell’Antichità della Repubblica d’Egitto, rappresentato dall’Ambasciatore, S.E. Hesham Badr, dal Prof. Mohamed Ezzat, Dirigente Procuratore presso il Gabinetto del Procuratore Generale egiziano, con il quale vi è stata piena collaborazione, e dal Prof. Moustafa Waziry, Segretario Generale del Consiglio Supremo delle Antichità in Egitto, relativo a circa 23.000 monete in bronzo e argento antiche di varia tipologia nonché di 195 reperti archeologici di epoca compresa tra il predinastico e il periodo tolemaico, di inestimabile valore  quali maschere funerarie, anfore, pettorali dipinti su garza, sculture lignee, bronzi, statuette di Oshabti, coperchio di sarcofago, oggetto di scavo clandestino nel sud dell’Egitto.

Lo straordinario recupero e contestuale sequestro, avvenuto nel maggio 2017, presso l’area doganale del porto di Salerno, da parte dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, in collaborazione con i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e della locale Soprintendenza, trae origine da un controllo doganale su di un container, che apparentemente era destinato al trasporto di sole masserizie.

Intanto dalle prime ore del mattino, il personale della D.I.A. di Messina, supportato dal Centro Operativo di Catania, su disposizione del Tribunale Misure di Prevenzione di Messina - e in esito alla proposta di applicazione di misura di prevenzione patrimoniale formulata a “firma congiunta” dal Procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia, dr. Maurizio DE LUCIA, e dal Direttore della D.I.A., Generale di Divisione Giuseppe GOVERNALE - sta apponendo i sigilli all’ingente patrimonio individuato nella disponibilità di un noto imprenditore - operante nel settore della ristorazione, banchetti cerimoniali, bar e somministrazione di alimenti - ritenuto, alla luce di diverse risultanze investigative e giudiziarie, appartenente alla cosiddetta “famiglia mafiosa dei barcellonesi”.

 

 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI