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Martedì, 22 Maggio 2018

È stato presentato alla stampa a Roma il progetto ‘Domus Aventino’ di BPN Paribas Real Estate, che riqualifica l’area che si affaccia sulla piazza all’ingresso del colle Aventino e restituisce un complesso di tre edifici con abitazioni nuovissime, in pieno centro storico e in una delle aree di più alto pregio urbanistico di Roma, in un’area che già in epoca imperiale ospitava le più belle residenze aristocratiche della città.

I tre edifici risalgono agli anni Cinquanta del ‘900, quando furono costruiti per ospitare gli uffici centrali della Banca Nazionale del Lavoro. La ristrutturazione in senso residenziale decisa da BNP Paribas Real Estate, è coerente con la strategia della Società di investire nella riqualificazione di edifici situati in zone centrali e semicentrali delle città e restituirli agli abitanti e alla vita sociale della comunità. “In questo senso - sottolinea Giuseppe Pizzuti, responsabile Investimenti Residenziali della Società - Roma con il suo centro storico ha caratteristiche uniche al mondo, che possono essere maggiormente valorizzate dalla presenza di persone e famiglie che vi abitano stabilmente piuttosto che da anonimi uffici che si svuotano nel pomeriggio”.

Attualmente è in fase avanzata di riqualificazione il terzo dei tre edifici del progetto Domus Aventino, posto sulla parte destra della piazza a fianco dell’edificio centrale. Oggi è stata annunciato l’avvio della commercializzazione dei suoi 50 appartamenti, la cui consegna è prevista entro fine 2019. Delle 150 unità abitative dei primi due edifici, circa 130 sono già vendute e alcune già consegnate ai nuovi proprietari e abitate. I prezzi vanno dai 6000 ai 12000 euro per metro quadro.

I tre corpi del complesso Domus Aventino sono costituiti ognuno da sei piani fuori terra abitabili, e da piani interrati nel quale, oltre a locali tecnici e cantine, trovano posto dei comodi box auto che - soprattutto in una zona centrale di Roma con pochi spazi di parcheggio - aggiungono notevole valore agli appartamenti, anche in termini di sicurezza perché consentono di entrare con l’auto nel garage e da qui accedere con l’ascensore direttamente al proprio appartamento. Gli immobili sono anche dotati dei moderni sistemi tecnologici di sicurezza e allarme e usufruiscono di un servizio di guardiania attivo 24 ore su 24.

La riqualificazione ha richiesto un notevole impegno tecnologico, sia per la rimodulazione degli spazi interni, ma in particolare anche per adeguare gli stabili alle normative antisismiche, con l’inserimento nelle fondamenta di elementi di contenimento che, com’è ovvio, rendono gli appartamenti conformi dal punto di vista strutturale.

Particolare attenzione, in sede di progettazione, è stata posta all’efficienza energetica e all’ecocompatibilità dei materiali e degli impianti. Il riscaldamento e il raffreddamento delle singole unità e l’acqua calda sanitaria sono forniti da un impianto centralizzato a pompa di calore. Un apparato di addolcimento riduce la concentrazione di calcare nei condotti idrici dell’acqua corrente e degli elettrodomestici. Le acque piovane delle coperture e dei terrazzi sono filtrate e raccolte in appositi serbatoi nel piano interrato e utilizzate, tramite pompaggio, per l’irrigazione delle aree verdi e il lavaggio delle superfici esterne comuni.

Gli appartamenti, di vari tagli, completamente cablati e dotati di sistema  domotico per la gestione da remoto di tutti gli impianti interni, sono tutti muniti di ampi terrazzi abitabili che si affacciano nelle ampie aree verdi condominiali di collegamento fra i tre corpi di fabbrica, che aggiungono ulteriore colore al quartiere Aventino, il più verde del centro di Roma.

L’investimento complessivo per la realizzazione del progetto Domus Aventino è pari a circa 170 milioni di euro. Ma per BPN Paribas Real Estate l’importanza del progetto va oltre: “Riteniamo che Domus Aventino – ha dichiarato l’amministratore delegato Michele Latora - abbia definito standard di qualità nel mercato immobiliare di Roma. Operare in un contesto particolare come il centro e, soprattutto, lavorare in progetti di recupero e ristrutturazione comporta difficoltà e rischi, ma il fatto che il mercato abbia dimostrato di apprezzare il nostro progetto e le nostre scelte ci conferma che la nostra visione è corretta”.   

Torna a vivere la storia del Foro di Cesare e di Augusto con “Viaggi nell’antica Roma”, gli straordinari spettacoli che hanno già affascinato oltre 520 mila persone. I due progetti, a cui sarà possibile assistere ogni sera fino all’11 novembre 2018, sono promossi da Roma Capitale,Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotti da Zètema Progetto Cultura. L’ideazione e la cura sono diPiero Angela e Paco Lanciano con la storica collaborazione di Gaetano Capasso e con la Direzione Scientifica della Sovrintendenza Capitolina.

Il progetto “Viaggi nell’antica Roma” racconta il Foro di Augusto e il Foro di Cesare partendo da pietre, frammenti e colonne presenti, con l’uso di tecnologie all’avanguardia. Gli spettatori sono accompagnati dalla voce di Piero Angela e da magnifici filmati e proiezioni che ricostruiscono quei luoghi così come si presentavano nell’antica Roma: una rappresentazione emozionante e allo stesso tempo ricca di informazioni dal grande rigore storico e scientifico.

Le modalità di accesso ai due spettacoli sono differenti. Per il “Foro di Augusto” sono previste tre repliche secondo il calendario pubblicato (durata 40 minuti) mentre per il “Foro di Cesare” è possibile accedere ogni 20 minuti secondo il calendario pubblicato (percorso itinerante in quattro tappe, per la durata complessiva di circa 50 minuti, inclusi i tempi di spostamento).

Lo spettacolo all’interno del Foro di Cesare è itinerante. Si accede dalla scala accanto alla Colonna Traiana e si attraversa il Foro di Traiano su una passerella realizzata appositamente. Attraverso la galleria sotterranea dei Fori Imperiali si raggiunge il Foro di Cesare e si prosegue così fino alla Curia Romana.

Il racconto di Piero Angela, accompagnato da ricostruzioni e filmati, parte dalla storia degli scavi realizzati per la costruzione di via dei Fori Imperiali, quando un esercito di 1500 muratori, manovali e operai fu mobilitato per un’operazione senza precedenti: radere al suolo un intero quartiere e scavare in profondità tutta l’area per raggiungere il livello dell’antica Roma. 

Quindi si entra nel vivo della storia partendo dai resti del maestoso Tempio di Venere, voluto da Giulio Cesare dopo la sua vittoria su Pompeo e si può rivivere l’emozione della vita del tempo a Roma, quando funzionari, plebei, militari, matrone, consoli e senatori passeggiavano sotto i portici del Foro. Tra i colonnati rimasti riappaiono le taberne del tempo, cioè gli uffici e i negozi del Foro e, tra questi, il negozio di un nummulario, una sorta di ufficio cambio del tempo. All’epoca c’era anche una grande toilette pubblica di cui sono rimasti curiosi resti. 

Per realizzare il suo Foro, Giulio Cesare dovette espropriare e demolire un intero quartiere e il costo complessivo fu di 100 milioni di aurei, l’equivalente di almeno 300 milioni di euro. Accanto al Foro fece costruire la Curia, la nuova sede del Senato romano, un edificio che ancora esiste e che, attraverso una ricostruzione virtuale, è possibile rivedere come appariva all’epoca.

In quegli anni, mentre la potenza di Roma cresceva a dismisura, il Senato si era molto indebolito e fu proprio in questa situazione di crisi interna che Cesare riuscì a ottenere poteri eccezionali e perpetui. Grazie al racconto di Piero Angela si potrà conoscere più da vicino quest’uomo intelligente e ambizioso, idolatrato da alcuni, odiato e temuto da altri.

Il racconto del Foro di Augusto parte dai marmi ancora visibili nel Foro e, attraverso una multiproiezione di luci, immagini, filmati e animazioni, il racconto di Piero Angela si sofferma sulla figura di Augusto, la cui gigantesca statua, alta ben 12 metri, era custodita accanto al tempio dedicato a Marte Ultore. Con Augusto, Roma ha inaugurato un nuovo periodo della sua storia: l’età imperiale è stata, infatti, quella della grande ascesa che, nel giro di un secolo, ha portato Roma a regnare su un impero esteso dall’attuale Inghilterra ai confini con l’attuale Iraq, comprendendo gran parte dell’Europa, del Medio Oriente e tutto il Nord Africa. 

 

Queste conquiste portarono l’espansione non solo di un impero, ma anche di una grande civiltà fatta di cultura, tecnologia, regole giuridiche, arte. In tutte le zone dell’Impero ancora oggi sono rimaste le tracce di quel passato, con anfiteatri, terme, biblioteche, templi, strade.

 

Dopo Augusto, del resto, molti altri imperatori lasciarono la loro traccia nei Fori Imperiali costruendo il proprio Foro. Roma a quel tempo contava più di un milione di abitanti: nessuna città al mondo aveva mai avuto una popolazione di quelle proporzioni; solo Londra nell’800 ha raggiunto queste dimensioni. Era la grande metropoli dell’antichità: la capitale dell’economia, del diritto, del potere e del divertimento.

Roma 9 marzo. 

Kahlúa? No, troppo zuccheroso. Meglio la tequila, più secca nell'andar giù per distillare alle orecchie la musica di Max Baca & Los Texmaniacs. E da usare come benzina per carburare concerti che si collocano in una sorta di istmo, ai confini fra Texas e Messico: dove miscelare cocktail con varie radici, roots, composte da ingredienti blues, polka, rock, beguine, salsa. Morbida, la voce bilinge di Max, che alterna spagnolo a inglese; da strumentista di bajo sexto richiama a tratti Duane Eddy e in alcuni fraseggi latin Santana. Ė arrivato all'Auditorium Parco della Musica sotto l'egida dell'Ambasciata USA in Italia e, con sul "groppone" artistico, un Grammy Award e niente meno una collaborazione coi Rolling Stones. 

Ė scanzonato, Max, specie nei duetti/duelli con fisa e chitarra. In omaggio scherzoso all'Italia cita Il tema de Il padrino per poi presentare Marina di Rocco Granata in versione portoricana. É, il suo, un folk molto pop, grazie soprattutto alla fisarmonica dal sapore alquanto cajun di suo fratello Josh, ed è un vessillo multiculturale, il suo sound spanish/yankee prodotto unitamente a Noel Hernandez al basso e Danny Martinez alla batteria e con un chitarrista d'accompagnamento che ricorda il nativo del film Qualcuno volò sul nido del cuculo. Intanto, nella stessa serata, nella sala a fianco, la performance dei giapponesi del Kodõ. Si puó ben dire che, grazie alla musica, Est e Ovest non sono mai stati così vicini! 

A Roma, presso la residenza dell’Ambasciatore del Belgio in Italia, S.E. dott. Frank Carruet, il Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, Comandante dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, alla presenza del Procuratore della Repubblica di Isernia, dottor Paolo Albano, ha restituito il dipinto olio su tavola di scuola fiamminga, raffigurante “XII Stazione della Via Crucis, Gesù muore in croce” del 1520, rubato, insieme ad altri 14 dipinti e 7 arazzi, il 1° luglio del 1980 dall’Istituto Culturale e Religioso di Sainte Waudru a Mons.

L’importantissima pala d’altare, che era nella disponibilità di un ricettatore di Ciampino (RM), fa parte delle oltre 100 opere sequestrate dal personale del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, nell’ambito dell’operazione del settembre 2017, denominata “Start-Up”, scaturita a seguito di indagini, coordinate dalla Procura Repubblica d’Isernia, su furti in danno di chiese e istituti religiosi, che ha permesso di rintracciare il percorso di questa e diverse altre opere rubate e messe in vendita nei mercati antiquariali della provincia di Roma e in quello capitolino di Porta Portese.

La restituzione odierna, che segue quella di un altro dipinto asportato dalla stessa struttura religiosa belga e recuperato a Firenze nel 1988, dimostra l’importanza che riveste lo scambio di informazioni, anche livello internazionale, tra le varie forze di Polizia. Nella specifica circostanza, infatti, il furto del 1980 era stato segnalato dalle Autorità Belghe all’Italia e l’evento delittuoso, corredato da tutti gli elementi identificativi dell’opera, risultava censito nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita da questo Comando. Grazie a tali informazioni, anche a distanza di quasi quarant’anni, il bene sottratto, ormai creduto disperso, farà finalmente ritorno a casa.

 

 

10 licei classici di Roma e del Lazio attivamente impegnati, più altri 2 fra gli astanti, hanno dato vita lo scorso 9 febbraio, a una manifestazione memorabile (in parallelo con altre città italiane e mondiali), di cultura, impegno civile e solidarietà, alternandosi sul palco del Cinema Royal di Roma con i loro pezzi lirici, drammaturgici, coreutici e canori per celebrare "Le parole dei Greci", da "simbolo", "atomo", "teatro", "genesi", "schema", "demone", "armonia", "anarchia". Alla presenza delle autorità politiche e accademiche italiane e greche, l'evento si è protratto nel pomeriggio, presso l'Aula Magna del Liceo "Tasso", dove hanno preso la parola specialisti di linguistica, di antropologia, di papirologia, di filosofia, fra cui Emanuele Banfi, Mario Capasso, Ettore Castagna e Lucio Russo, mentre Matteo Nucci aveva aperto la manifestazione in mattinata con una riflessione sulla parola "scuola".

La presenza dei due poeti e scrittori Andonis Fostieris e Ghiannis Pappas ha decisamente accattivato il pubblico, che ha potuto sentire direttamente da greci una riflessione sulla parola poetica e sull'evoluzione della loro madrelingua. "Entusiasmo" è l'unico termine non trattato nello specifico, ma è sicuramente stata la cifra dominante che ha chiarito una volta di più come "essere greci" non è soltanto una forma di convenzione culturale, ma un autentico fondamento genetico. 

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