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Giovedì, 27 Aprile 2017

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Da sempre il termine barbiere è associato alla figura maschile ma non per Rita, la singolare barbiera di Arezzo che da circa quarant’anni è alle prese con forbici e rasoi per una clientela esclusivamente maschile. Non ancora maggiorenne, Rita si sentiva “intrappolata” a Rigutino, frazione di Arezzo dove risiedeva con la famiglia; sognava di vivere in città e l’occasione le fu fornita da un annuncio per apprendista barbiere che non si fece sfuggire. Fu assunta presso una barberia di Arezzo e dopo un’adeguata formazione si mise in società con due colleghi, di cui Aldo, prematuramente scomparso, al quale era legata da una profonda riconoscenza e al solo ricordo le brillano gli occhi. Da circa quattordici anni, Rita lavora da sola nel suo storico salone e nel frattempo i clienti si sono moltiplicati. Nonostante le interminabili code, sembra che gli avventori non siano poi tanto dispiaciuti poiché l’attesa è ripagata dall’atmosfera cordiale che si respira, dal caffè che si sorseggia, dalle orchidee che allietano lo sguardo e dalla garbata esuberanza della padrona di casa. Sì, perché Rita non si limita solo a fare barba e capelli, ma ama coccolare i suoi clienti, tutti indistintamente: dal bambino di un anno al vecchietto di novant’anni, dallo studente squattrinato al ricco imprenditore. Altamente professionale e generosamente affabile, Rita conosce di ciascun cliente la propria storia, disposta sempre ad ascoltare e offrire ad ognuno il dovuto riguardo senza mai cedere al pettegolezzo. L’insegna del suo salone è l’unica che rimane accesa fino a tarda sera e lei è ancora lì, pronta per ricominciare. Si trasforma in un vulcano quando in Tv ci sono le partite, soprattutto dove i giocatori sono anche suoi clienti e ne approfitta per ammirarne il “taglio”. La sua singolarità non conosce limiti ed è per questo che non è passata inosservata allo scrittore e giornalista Giorgio Ciofini che nel suo libro “Il Can de' Svizzeri” l’ha pittorescamente descritta. Nelle sue vene scorre anche sangue lucano e precisamente di Cancellara, un suggestivo borgo medievale dove da bambina trascorreva le vacanze dalla nonna che abitava nel castello. Da qualche anno ha ripreso a frequentare il paese per ricomporre il puzzle della sua famiglia, regalando ogni volta un’esplosione di entusiasmo a parenti ed amici.

Nei giorni scorsi il neo Arcivescovo di Acerenza, S.E. Mons. Francesco Sirufo, è stato ospite presso la sezione Unitre di Cancellara. A fare gli onori di casa nella gremita saletta è stato il Presidente dell’Associazione, prof. Rocco Saracino, che ha illustrato le attività svolte nel corso dell’anno e le iniziative future. Mons. Sirufo, dopo aver ringraziato tutti per la calorosa accoglienza, ha lodato i numerosi anziani seduti tra i “banchi di scuola” che oltre a mantenere attiva la mente, sono da stimolo ai più giovani. L’argomento proposto dal presule “dall'Ebraismo al Cristianesimo” è stato anticipato dalla distribuzione di uno schema dove erano riportate le tappe fondamentali che hanno determinato il passaggio dall'Ebraismo al Cristianesimo. Con estrema chiarezza, Mons. Sirufo ha raccontato fatti e personaggi che hanno scandito la storia del popolo Ebraico fino all'origine del Cristianesimo, evidenziando differenze e similitudini tra le due religioni. Ha accennato, inoltre, alle varie lacerazioni avvenute all'interno della Chiesa a partire dal Grande Scisma d’Oriente, seguito dalla Riforma Luterana e infine dalla nascita della Chiesa Anglicana, auspicando che il Movimento Ecumenico con le numerose iniziative, possa portare un giorno non lontano all'Unità dei Cristiani. Al termine della conferenza, è seguito un momento di convivialità, durante il quale l’Arcivescovo si è “mimetizzato” con gli allievi per scambiare alcune opinioni.

Presenti all'incontro don Giuseppe Calabrese, parroco di Cancellara, Don Michele Cillis e Francesco Genzano, sindaco di Cancellara, con il quale l’Arcivescovo si è intrattenuto per un'amichevole conversazione.

 

 

 

 

 

Una settantina di compaesani si sono dati appuntamento a Bologna il 23 ottobre scorso intorno ad una tavola riccamente imbandita. Tutti originari di Cancellara, un minuscolo e suggestivo borgo situato nel cuore della Basilicata. Non erano compagni di classe e nemmeno affiliati di un’Associazione, ma semplicemente un insieme di persone accomunate dalla voglia di rinsaldare vecchi e nuovi  legami e condividere il comune senso di appartenenza alla propria terra d’origine. Un gruppo, dunque,  piuttosto eterogeneo che comprendeva lavoratori, pensionati e studenti dimoranti nel comune di Bologna e dintorni. Una sorta di appuntamento al buio dove non sono mancate sorprese e “carrambate”. L’incontro, permeato da forti emozioni, ha raggiunto il suo culmine durante la lettura di un inaspettato, quanto gradito messaggio inviato dal primo cittadino di Cancellara - Francesco Genzano - che, nel rammaricarsi per la mancata presenza, ha manifestato la sua vicinanza a tutti i partecipanti. Ha promesso, inoltre, di non mancare in futuro e di impegnarsi affinché questo evento diventi un appuntamento fisso da rinnovare annualmente. Tanta soddisfazione per Rocco Erario, Giuseppe Scarfiello e Franco Caputo ai quali va il merito per aver organizzato l’evento che si è svolto all'insegna della spontaneità e della convivialità, dove ciascun partecipante si è sentito membro di una grande famiglia e fiero di appartenere ad una terra per la quale non esistono tempi o distanze in grado di affievolire il profondo legame che li tiene uniti sin dalla nascita.

Ha compiuto 99 anni e torna in scena con rinnovato vigore grazie all’acquisizione di suoni, rumori e musica di grande impatto. Il film muto ‘Malombra’ - del 1917, per la regia di Carmine Gallone, tratto dal romanzo di Fogazzaro, restaurato dalla Cineteca di Bologna - rivive una seconda vita grazie all’inedita e straordinaria operazione di sonorizzazione nata da un’intuizione del Maestro Pasquale Menchise e dal sostegno della Lucana Film Commission. Un sostegno ampio, riconosciuto all’intero e più ambizioso progetto che, da qui ai prossimi tre anni, proseguirà con la composizione di colonne sonore anche per altre due celebri pellicole che hanno segnato la storia del cinema muto dei primi decenni del secolo scorso: ‘Cabiria’ e ‘Napolen’.

Emozionante l'anteprima nazionale della versione musicata di ‘Malombra’, ieri sera, nella cornice dello storico Palazzo Dell’Agli a Genzano di Lucania. Durante la proiezione le partiture musicali, composte dal Maestro Pasquale Menchise - talento orgogliosamente lucano, riconosciuto in tutto il mondo e che, tra l’altro, il prossimo primo ottobre dirigerà l’Orchestra del teatro ‘San Carlo’ di Napoli al Musikverein di Vienna - e dal Maestro Luca Salvadori - che ha già firmato colonne sonore per film di grande rilievo come, solo per citarne alcuni, ‘Le fate ignoranti’, ‘La finestra di fronte’, ‘La ricerca della felicità’ e per fiction tv come ‘Nerone’, ‘Soraya’, ‘Un posto tranquillo’ - sono state eseguite dal vivo dall'ensemble di quintetto d’archi, flauto, clarinetto e pianoforte (1°violino: Gerardo Sathià Ungaro; 2°violino: Massimo Rosa; viola: Carmine Caniani; violoncello: Vito Stano; contrabbasso: Bruno Pace; flauto: Domenico Picciani; clarinetto: Gennaro Chirico; pianoforte: Francesco Paolillo) magistralmente diretto dallo stesso Maestro Menchise.

“Avrei potuto organizzare questa anteprima nazionale di ‘Malombra’ – ha spiegato il Maestro Menchise   in qualsiasi altro posto o città. Ma ho voluto che fosse qui, a Genzano. Il progetto sul cinema muto, a cui sto lavorando insieme al Maestro Salvadori, è molto interessante e, al tempo stesso, molto impegnativo. Ho voluto che fosse inteso come un regalo alla  comunità genzanese e all’intera Basilicata perché credo fermamente che lo sviluppo dei nostri territori possa e debba, sempre più, passare attraverso la leva della cultura e che, proprio, dall’incrocio di cinema e musica possano derivare valide prospettive di crescita”. “In un film muto – ha spiegato il Maestro Salvadori – la musica deve coprire l’intera durata del film: in questo caso, abbiamo dovuto comporre 75 minuti di musiche. A mancare, infatti, non sono solamente i dialoghi, ma c’è assenza totale di qualsiasi voce, suono, rumore, pausa o esitazione: è proprio questa la difficoltà quando devi scrivere musica per i film muti, in bianco e nero, che hanno innegabilmente ancora oggi un fascino straordinario. Il lavoro di squadra condotto per mesi con il mio amico, il Maestro Menchise, è stato appassionante e siamo davvero molto soddisfatti del risultato raggiunto, un mix inedito di musica classica d’orchestra e, anche, qualche incursione di suoni elettronici”.

Presente all’anteprima il sindaco di Genzano di Lucania, Roco Cancellara, ha salutato con vivo apprezzamento per il progetto che “certamente l’intera comunità – ha detto – è lieta di ricevere in dono. E’ quanto mai doveroso rinnovare l’impegno e la volontà di dare seguito all’intuizione di costruire, in particolare, attorno alla narrazione del castello di Monteserico e al mito di Lyda Borelli validi progetti di promozione culturale nel solco del cinema muto e della grande musica d’orchestra di rilievo internazionale”.

Il giorno prima, sempre a Palazzo Dell’Agli, è stata l’occasione per approfondire il tema  “Cinema e territorio: cultura e turismo” alla presenza dell’on. Salvatore Margiotta, componete della Commissione Vigilanza Rai; del direttore generale Apt Basilicata, Mariano Schiavone; del direttore Lucana Film Commission, Paride Leporace; del giornalista Rocco Brancati; del professore e docente Unibas Angelo Lucano Larotronda; dell’attore e regista Giuseppe Pambieri. Entrambi gli appuntamenti sono stati promossi nell’ambito della terza edizione de “Il castello si racconta”, a cura dell’Amministrazione comunale di Genzano e in collaborazione con la locale Pro-Loco, l’Orchestra da Camera e Sinfonica lucana e la Cineteca Lucana.

Non sempre il successo di uno spettacolo è attribuito ad un famoso artista o ad un ospite d’eccezione. L’evento “Cancellara, Amore e… Fantasia”, al suo esordio - sabato 13 agosto - ne è stato l’esempio. Una piacevole serata dedicata a coloro che per svariate esigenze hanno lasciato il proprio paese pur rimanendone profondamente legati. Un cordone ombelicale mai reciso, come quello che unisce ogni madre al proprio figlio. Il comune senso di appartenenza ad una terra ricca di tradizioni, sapori e indelebili ricordi, è stato il filo conduttore di questa prima edizione “Cancellara, Amore e… Fantasia”.

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