Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Lunedì, 22 Ottobre 2018

Bombe contro gli studenti, decine di ragazzi in fuga falciati dai proiettili sparati da uno studente. I loro corpi restano a terra, c'è chi urla e si lamenta, chi chiede aiuto. Almeno 18 persone sono morte e altre 70 sono rimaste ferite in un attacco che riporta all'incubo terrorismo in Crimea. La strage è avvenuta all'istituto politecnico di Kerch, sulle penisola affacciata sul Mar Nero. Lo hanno reso noto le autorità sanitarie della penisola, citate dall'agenzia di stampa Tass

Il killer si chiamava Vladislav Roslyakov, 18 anni, iscritto al politecnico. Molti lo descrivono uno studente normale, ma con un tarlo per la "grandezza della Russia"  e un'ammirazione maniacale per le politiche di Putin, con l'annessione della Crimea. Da una prima ricostruzione avrebbe messo circa 4 ordigni sparsi per l'università che sono esplosi in circa 7 minuti.L'attacco contro l'Istituto di Kerch è stato portato a termine da uno studente iscritto al quarto anno dello stesso istituto e che in seguito si è tolto la vita, ha reso noto il governatore della regione, Sergei Aksyonov precisando che il suo corpo è stato ritrovato nella biblioteca del secondo piano. Una modalità di attacco che ricorda quella di Breivik in Norvegia. 

Viene studiata» la possibilità che la strage al Politecnico in Crimea sia la conseguenza di «un atto terroristico»: lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, precisando che Putin è stato informato dell'accaduto ed esprime le sue condoglianze ai familiari delle vittime.

All'istituto di Kerch sarebbero entrati in azione uomini mascherati e armati di mitra, che sarebbero usciti dai bagni proprio nel momento dello scoppio. Lo affermano due testimoni oculari a RT. «Ce n'erano veramente tanti, ma non posso dire quanti», ha detto uno dei testimoni.

Almeno 18 persone sono morte e altre 40 sono rimaste ferite in un attacco questa mattina nella mensa del Politecnico di Kerch, in Crimea. Lo ha annunciato il governatore della Crimea Sergei Aksyonov secondo quanto riportato dall'agenzia Itartass. Il bilancio delle vittime è in corso di verifica.

Un alto funzionario russo in Crimea ha reso noto che l'autore dell'attacco al college era uno studente che poi si è ucciso. La maggior parte dei feriti sono adolescenti, lo riportano i media russi.

"Il sospetto assalitore si è sparato. Era al quarto anno dell'istituto professionale di Kerch. Il suo corpo è stato trovato in biblioteca al secondo piano", ha riferito il leader della Crimea Sergei Aksyonov in tv, senza dare il nome. Lo studente che ha compiuto la strage si chiamava Vladislav Roslyakov e aveva 18 anni. Lo ha detto il comitato investigativo, secondo quanto riportato da Russia Today.

Lo ha reso noto il leader regionale della Crimea, Serghei Aksyonov che lo studente era un residente del posto, la città di Kerc, dove si trova l'istituto politecnico attaccato e ha agito da solo.

E' entrato con un fucile ed ha aperto il fuoco. Tutte le vittime - 17, più l'attentatore - sono morte in seguito a ferite da arma da fuoco. Lo hanno reso noto gli inquirenti, sottolineando di avere le immagini del ragazzo che spara e poi si uccide con la stessa arma. In precedenza gli investigatori avevano parlato di un ordigno esplosivo.

L'attacco al college in Crimea non è più considerato dagli inquirenti un attacco terroristico ma sarà indagato come "omicidio". Lo riferiscono fonti investigative riportate da Russia Today.

"Oltre 200 militari del distretto militare del sud e circa 10 mezzi pesanti sono stati inviati a Kerch su ordine del comandante delle forze armate del distretto per aiutare i servizi di emergenza della città a ripulire le macerie provate dall'esplosione".

Uno studente dell'istituto di Kerch dove è avvenuta l'esplosione, Semion Gavrilov, ha raccontato che al politecnico "un viso familiare ha iniziato a sparare agli studenti, sembra sia uno dei nostri compagni". Lo riporta Meduza. Stando ad altri media russi, come Lenta e la radio Govorit Moskva, gli assalitori "potrebbero essere due" e le esplosioni "quattro" e non una, come precedentemente riportato. Ma si tratta di informazioni non confermate a livello ufficiale.

Sono circolate su Telegram, pubblicate dal canale televisivo Mesh, le prime immagini del giovane killer. Il video tratto dalle telecamere di sicurezza mostra un ragazzo biondo, con i capelli corti e una felpa nera col cappuccio che tiene in mano un grosso fucile.

Si è appena conclusa la 5° edizione di ARCHMARATHON Awards. L’evento, svolto presso la suggestiva cornice di Palazzo Mezzanotte dall’11 al 13 ottobre 2018, quest’anno ha battuto tutti i record con la presenza di 55 progetti di architettura e interior design suddivisi in 16 categorie, presentati da altrettanti studi provenienti da ben 23 paesi e 4 continenti. Sul palco si sono inoltre succedute 8 lectures internazionali per un evento che ha anche erogato 16 crediti formativi per gli architetti visitatori.

I 55 studi di progettazione – selezionati da una prestigiosa giuria internazionale – sono stati invitati a raccontare il loro progetto di fronte ad un folto pubblico di architetti, developers e designers, provenienti da tutto il mondo.

I vincitori di ciascuna delle 16 categorie in gara e i due overall winner – uno per la macrocategoria Architettura e una per la macrocategoria Interior Design - annunciati dalla Main Jury – guidata da Luca Molinari affiancato da Gary Chang, Lesley Lokko e Rozana Montiel - e dalla Guest Jury – formata da Massimiliano Cecconi, Cherubino Gambardella e Evgeniya Murinets, sono:

OVERALL ARCHITECTURE

I progetti che funzionano bene su micro e macro scala sono molto rari. I progetti che funzionano su entrambe le scale in un contesto poco conosciuto dagli architetti occidentali sono ancora più rari. Il progetto di MDRDV per il recupero della tangenziale urbana di Seoul a spazio pubblico fa entrambe le cose: è visionario, profondamente storico e funziona attraverso i confini disciplinari in un modo esemplare senza precedenti. La sua premessa è semplice: portare il giardino nel paesaggio urbano in modo da farci ri-pensare il nostro rapporto con il mondo naturale, mettendo simultaneamente in discussione il tempo libero, la vendita al dettaglio, i social media, la socialità. È un esempio eccezionale del matrimonio tra ricerca, speculazione e pratica, un lavoro magistrale in tutti i sensi per la capacità di ripensare le infrastrutture moderne ormai obsolete come risorsa per il futuro.

OVERALL INTERIOR DESIGN

Uno dei veri elementi di eccellenza di questo progetto per un quartiere in grande trasformazione di Città del Messico è il modo in cui gli interni si fondono quasi perfettamente con la visione urbana, ovvero finanziare con aspirazione e guardare alle comunità locali come risorsa. Il modo in cui una conoscenza profonda di un quartiere può fornire modelli di sviluppo per altre realtà è qualcosa che il resto del mondo, alle prese con visioni strategie ristrette di sviluppo, gentrificazione e scarsa pianificazione urbana, potrebbe imparare da questo modello innovativo e aperto al mondo che cambia.

ART & CULTURE

EDUCATIONAL BUILDINGS

HEALTHCARE & HOSPITALS

LANDSCAPE & INFRASTRUCTURE

MIXED USE & RESIDENTIAL BUILINGS

PRIVATE HOUSING

RELIGIOUS BUILDINGS

RETROFITTING

SPORT

WORKSPACES

MACROCATEGORIA INTERIOR DESIGN

BARS & RESTAURANTS

COMMERCIAL RETAIL

HOTEL & LEISURE HOSPITALITY

HOTEL & LEISURE LUXURY

PRIVATE HOUSING

WORKSPACES

Nel corso della serata, inoltre, è stato assegnato a Kaan Architecten  per il progetto Supreme Court of the Netherlands lo Stone Award, una categoria speciale istituita in collaborazione con Marmomacc – la fiera internazionale del marmo, design e tecnologie – partner istituzionale di Archmarathon 2018.

Le prossime selezioni per individuare i primi potenziali candidati dell’edizione 2020 avranno luogo a marzo 2019 nell’ambito di Made Expo, fiera di riferimento del mondo dell’architettura e partner istituzionale di Archmarathon già da  già da due anni.    

Sono rinato. Ora non mi interessa nulla se sarò condannato o destituito dall'Arma": sono le parole che Francesco Tedesco ha affidato ieri al suo avvocato, Eugenio Pini, dopo la notizia delle sue accuse a due carabinieri. "Ho fatto il mio dovere; quello che volevo fare fin dall'inizio e che mi è stato impedito", ha aggiunto Tedesco al suo avvocato. Tedesco è imputato, assieme ai carabinieri Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo di omicidio preterintenzionale.

Altri due carabinieri indagati nell'ambito degli accertamenti sui presunti atti falsificati seguiti alla morte di Cucchi. Si tratta di Francesco Di Sano, carabiniere della stazione di Tor Sapienza, e del luogotenente Massimiliano Colombo, comandante della stessa caserma. Colombo sarà interrogato la prossima settimana dai pm. Nei giorni scorsi è stato sottoposto ad una perquisizione:l'atto istruttorio puntava ad individuare eventuali comunicazioni tra lui e i suoi superiori dell'epoca sul caso Cucchi.

La sorella di Stefano Cucchi annuncia che andrà avanti per dar voce ad altri Stefano: "L'unica cosa che mi dà la forza di andare avanti - afferma Ilaria, intervistata da Rtl 102.5 - è provare, tramite Stefano, a dar voce a tutti gli altri Stefano, tutti gli altri ultimi di cui non importa niente a nessuno, che muoiono e che subiscono soprusi quotidianamente nel disinteresse generale, di una società che è abituata a voltarsi dall'altra parte e che pensa sempre che le cose capitino sempre agli altri e mai a se stessi". 

Un pestaggio violento, con Cucchi a terra e due carabinieri che in un' "azione combinata" infieriscono sul geometra a poche ore dal suo fermo. Poi le minacce, il tentativo di insabbiamento e infine il coraggio di parlare, di dire tutto. Per non sentirsi più "solo contro una sorta di muro, come se non ci fosse nulla da fare".

Dopo nove anni arrivano le prime parole, nero su bianco, di un testimone oculare su quello che subì Stefano Cucchi mentre era nelle mani dello Stato: un pestaggio. Il ricordo di quegli attimi di violenza arriva da Francesco Tedesco, uno dei tre militari imputati al processo, che lo scorso luglio di fronte al pm accusa gli altri due colleghi accusati come lui di omicidio preterintenzionale, Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro.

Un racconto che, nelle parole di Ilaria Cucchi ha "abbattuto il muro". E il ministro Salvini ora le tende una mano: "Sorella e parenti sono i benvenuti al Viminale".

Tutto sarebbe cominciato a poche ore dal fermo di Cucchi, la notte tra il 15 e il 16 ottobre 2009, con un battibecco tra il giovane appena arrestato e uno dei due carabinieri. All'uscita dalla sala del foto segnalamento della Compagnia Casilina, dopo una serie di insulti arriva lo schiaffo di Di Bernardo e parte il pestaggio: "un'azione combinata", durante la quale Stefano perde l'equilibrio e cade sul bacino per un calcio di un carabiniere e una violenta spinta dell'altro. Infine una botta alla testa, tanto violenta da far sentire il rumore - si legge nel verbale - e l'ultimo colpo sferrato da D'Alessandro con un calcio in faccia a Cucchi mentre questi è a terra. 

"Gli dissi 'basta, che c...fate, non vi permettete", fa mettere a verbale Tedesco che aiuta Cucchi a rialzarsi. "Sto bene, io sono un pugile", gli dice il geometra. Poi cala il muro di silenzio di fronte al quale, dopo una serie di tentativi, lo stesso Tedesco sembra impaurito. Fin dai primi minuti successivi all'episodio, il militare aveva informato l'allora comandante della stazione Appia, Roberto Mandolini, imputato al processo per calunnia e falso assieme a Vincenzo Nicolardi. Ma dal comandante non arriva alcuna risposta neppure quando - dopo la notizia della morte di Cucchi - Tedesco scrive ciò che ha visto in un file che salva su un pc.

"Stampai due copie del file dell'annotazione redigendo due originali", che nonostante fossero protocollate non sono state più ritrovate nell'archivio, né sembrano mai arrivate all'autorità giudiziaria. Anzi. "D'Alessandro e Di Bernardo mi dissero che avrei dovuto farmi i c... miei", spiega Tedesco al pm il quale nel giugno scorso ha presentato una denuncia contro ignoti per la sparizione della notazione di servizio. E Mandolini prima dell'interrogatorio gli consiglia : "digli che non è successo niente".

Nove anni di silenzio alla fine dei quali Tedesco ha deciso di parlare. "All'inizio avevo molta paura per la mia carriera - dice al termine dell'interrogatorio - poi mi sono reso conto che il muro si stava sgretolando e diversi colleghi hanno iniziato a dire la verità". Tra questi il collega Riccardo Casamassima, l'appuntato che con la sua testimonianza fece riaprire l'inchiesta e che oggi dice a Tedesco "bravo, ti sei ripreso la tua dignità". "In tanti dovranno chiedere scusa", dice Ilaria Cucchi. Salvini chiede che siano puniti "eventuali reati o errori di pochissimi uomini in divisa".

Gli fa eco il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta: "Quanto accaduto è inaccettabile". La testimonianza di Tedesco attende ora di essere acquisita agli atti del processo: forse dopo nove anni la morte di Stefano Cucchi troverà la verità.

Cosi sono tredici volte che la complessa vicenda di Stefano Cucchi, il geometra romano arrestato nel 2009 per droga e morto una settimana dopo in ospedale, arriva nelle aule di tribunale. E a volte proprio le aule di tribunale hanno riservato colpi di scena; l'ultimo l'11 ottobre con la rivelazione di un verbale in cui il carabiniere Francesco Tedesco, imputato, accusa del pestaggio altri due colleghi, Raffaele D'Alessandro e Alessio Di Bernardo, anche loro sotto processo.

Tutto iniziò il 15 ottobre 2009, quando Cucchi fu arrestato perché trovato in possesso di droga. Già nel cuore di quella notte si sentì male in caserma, e le sue condizioni peggiorarono, tant'è che in breve tempo fu portato in ospedale, dove morì. Furono portati a processo sei medici, tre infermieri e tre agenti della penitenziaria; per accuse terribili, contestate a vario titolo, ovvero abbandono d'incapace, abuso d'ufficio, favoreggiamento, falsità ideologica, lesioni e abuso d'autorità. Nella prima indagine, l'ipotesi accusatoria fu che Cucchi era stato 'pestato' nelle celle del tribunale e in ospedale era stato abbandonato e lasciato morire di fame e sete.

Nel processo di primo grado, però, i giudici arrivarono a un'ipotesi diversa: nessun pestaggio, ma morte per malnutrizione. Unici colpevoli furono dichiarati i medici - per omicidio colposo - mentre furono con assolti infermieri e agenti penitenziari.

Davanti ai giudici d'appello, tutto fu ribaltato: tutti gli imputati furono assolti, senza distinzione di posizioni. E la Cassazione arrivò alla parziale cancellazione di quella sentenza e l'ordine di un appello-bis per omicidio colposo per i Cucchi: processi e colpi di scena, 9 anni per la verità medici. La conclusione fu una nuova assoluzione nel frattempo diventò definitiva l'assoluzione di agenti e infermieri, e un successivo nuovo annullamento in Cassazione è in corso un nuovo processo d'appello, in attesa dell'affidamento di una nuova perizia.

L'ostinazione di Ilaria Cucchi e della sua famiglia portarono poi all'inchiesta-bis, oggi al vaglio della III Corte d'Assise, in cui sono imputati cinque carabinieri, tre dei quali accusati di omicidio preterintenzionale. Nell'ambito di quest'ultimo dibattimento, il colpo di scena dell'11 ottobre con il 'racconto su carta' di uno dei militari imputati.

Quella maledetta porta si sta aprendo, è solo un'udienza e non una sentenza, ma auspico che si arrivi alla verità e alla giustizia", dice all'ansa Alessio Cremonini, il regista di 'Sulla mia pelle' che da due anni e mezzo - tra preparazione (con la lettura dei materiali disponibili), riprese e lancio - è dentro il caso di Stefano Cucchi, insieme al suo protagonista Alessandro Borghi, a Jasmine Trinca-Ilaria Cucchi e al produttore Andrea Occhipinti di Lucky Red.

"Questo film è speciale, è vivo e oggi è un giorno magico che tutti noi aspettavamo come cineasti e come cittadini: abbiamo sempre immaginato che Stefano non fosse caduto per le scale. Bisogna constatare che ci sono voluti 9 anni per questa udienza", aggiunge ancora Cremonini.

E proprio di tempi parla Borghi che a caldo sui social ha scritto in dialetto romanesco "La giustizia è lenta ma ariva pe' tutti". L'attore si è letteralmente trasformato per interpretare Cucchi e portare sullo schermo i segni delle sue sofferenze nel film, arrivando a diventare magrissimo, emaciato, irriconoscibile per quella lunga settimana prima di morire. Sulla mia pelle è un caso nel caso : tante visioni-dibattito con il pubblico sono state emozionanti e sold out, grazie alla passione con cui il cast lo ha accompagnato in Italia dopo l'anteprima alla Mostra del cinema di Venezia e tante sono state le proiezioni non autorizzate nei centri sociali e persino in strada, un fenomeno sociale di cui non si ha praticamente memoria, tutto questo ha contribuito a dare un valore civile al cinema. Dal punto di vista produttivo, certo, è qualcosa di negativo, ma sta a significare "un cinema vivo quando - risponde Cremonini - tocca il cuore delle persone, quando realtà e fiction sono in contatto".

 

 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI