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Martedì, 09 Agosto 2022

Le persone indagate, secondo l’impostazione accusatoria,  avevano presentato il dipinto, nel 2019, per il tramite di un’agenzia di intermediazione toscana, all’Ufficio Esportazione (del Ministero della cultura) di Genova, dissimulando l’attribuzione alla pittrice italiana di scuola caravaggesca Artemisia Gentileschi (1593 – 1653), dichiarando un valore economico decisamente sottostimato e tacendo il legame pertinenziale storicamente documentato con contesti architettonici vincolati (Castello di Conversano e, successivamente, Castello Marchione di Conversano, risalente al sec. XVI-XVII), riuscendo così ad ottenere un attestato di libera circolazione viziato dalla erronea rappresentazione e valutazione dei fatti posti a base della decisione della Commissione consultiva.

I privati proprietari, avevano fatto così uscire dal territorio italiano il dipinto seicentesco a olio su tela (cm. 121x147) di straordinario pregio storico-artistico raffigurante Caritas romana (Storia di Cimone e Pero narrata da Valerio Massimo nel Factorum et dictorum memorabilium libri IX), già appartenente alla grande collezione d’arte del Conte Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona (1600 – 1665), che lo aveva commissionato alla pittrice romana intorno alla metà del ‘600, affidandolo ad una prestigiosa Casa d’aste austriaca per massimizzare il ricavo economico derivante dalla vendita all’estero dell’opera, che sarebbe così stata sottratta definitivamente e irrimediabilmente al patrimonio culturale nazionale.

Le indagini, avviate nei primi mesi del 2020 dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Bari, dirette dalla Procura di Bari, hanno allo stato (fatta salva ogni successiva decisione nel contraddittorio delle parti) impedito che al dipinto toccasse la stessa sorte di un altro esemplare di Artemisia Gentileschi, proveniente da altra collezione, aggiudicato all’asta presso la medesima Casa d’aste per circa 2 milioni di euro. Sono stati infatti immediatamente attivati gli uffici del Ministero della cultura che, annullata in via amministrativa l’autorizzazione rilasciata sulla scorta di dichiarazioni mendaci celanti la certa attribuzione del dipinto alla pittrice, hanno avviato contestualmente il procedimento che ha determinato l’interesse culturale del bene e il diniego alla libera circolazione.

L’inosservanza dell’ordine di rimpatrio dell’opera, prontamente disposto dagli organi centrali del Ministero della cultura nei confronti dei proprietari, ha generato un approfondimento investigativo del Nucleo Carabinieri TPC di Bari, che ha richiesto all’Autorità Giudiziaria l’adozione di provvedimenti finalizzati ad impedire la dispersione, lo spostamento, il trasferimento o l’alienazione del bene, ormai destinato alla vendita in asta sottraendolo al patrimonio culturale italiano.

I militari, dopo aver rintracciato il dipinto presso la Casa d’aste in Vienna, lo hanno sottoposto a sequestro in esecuzione di un Ordine Europeo di Indagine (OEI) emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari e in esecuzione  di un provvedimento di freezing previsto dal Regolamento Europeo 1805/2018 ed altresì di un sequestro preventivo emessi dal GIP del Tribunale di Bari in accoglimento delle richieste degli inquirenti, consentendo - con il coordinamento dell’organismo europeo di cooperazione giudiziaria penale Eurojust e la collaborazione della Polizia austriaca - di recuperare e rimpatriare l’opera, salvandola dal meccanismo speculativo implicante la definitiva sottrazione del bene al controllo statale sui beni culturali, ovvero la sua perdita a seguito di commercializzazione all’estero.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che seguirà il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Nella fase esecutiva delle attività è stato determinante il supporto dell’Ambasciata Italiana in Austria, per l’adozione delle misure idonee alla conservazione dell’opera d’arte nelle more del rimpatrio in Italia.

La Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Bari procederà ai riscontri di carattere tecnico sulla tela, in sinergia con gli istituti specialistici ministeriali. È stato altresì richiesto incidente probatorio.

Il valore dell’opera recuperata è non inferiore ai due milioni di euro.

 Fonte Comando Carabinieri 

La Chambre de l'Instruction della Corte d'Appello di Parigi ha deciso di negare l'estradizione richiesta dall'Italia per i 10 ex terroristi rossi arrestati nell'ambito dell'operazione 'Ombre rosse' nell'aprile 2021, tra cui l'ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, condannato in Italia come uno dei mandanti dell'omicidio del commissario Calabresi.

La Chambre de l'Instruction della Corte ha fatto riferimento agli articoli  8 e 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Sono dieci gli italiani condannati per terrorismo negli anni di piombo e rifugiatisi in Francia dagli anni Ottanta fermati nell' aprile 2021 nell'ambito dell'operazione Ombre Rosse.  Si tratta di Giorgio Pietrostefani (68 anni), non presente in aula per motivi di salute, Enzo Calvitti (67), Narciso Manenti (65), Giovanni Alimonti (66), Roberta Cappelli (66), Marina Petrella (67), Sergio Tornaghi (63), Maurizio Di Marzio (60), Raffaele Venturi (70), Luigi Bergamin (72).


Alla lettura della sentenza dentro le sale del tribunale di Parigi, un gruppo di italiani, guidato dal deputato della Lega Daniele Belotti, ha gridato: “assassini!”. Prima di entrare nell’aula del tribunale, avevano srotolato uno striscione di protesta davanti al Palazzo di Giustizia. Fanno parte del gruppo anche il sindaco di Telgate, comune in provincia di Bergamo di origine di Narciso Manenti, e il presidente e vicepresidente dell'associazione carabinieri di Bergamo intitolata a Giuseppe Gurrieri, l'appuntato ucciso nel 1979 proprio dal Manenti davanti al figlio di 11 anni.

Le reazioni

Grida di gioia, abbracci e lacrime in aula a Parigi alla lettura della sentenza che potrebbe aver messo fine alla quarantennale vicenda degli ex terroristi italiani degli anni di piombo. Dopo un anno e 3 mesi la giustizia francese ha respinto in blocco tutte le richieste per i 10 ex terroristi. "Sono contentissimo per il mio cliente - ha detto l'avvocato Jean-Louis Chalanset, che difende Enzo Calvitti - ho temuto che andasse in carcere a finire i suoi giorni". Per William Julié, l'avvocato che rappresentava l'Italia, "aspettiamo di vedere se la procura farà appello in Cassazione". Non potrà essere l'Italia ma solo la  Francia, attraverso il procuratore generale della Corte d'Appello di  Parigi, a decidere se impugnare o meno la decisione.

Fonti del Nazareno, interpellate al riguardo, esprimono "delusione" per la decisione di Parigi di negare l'estradizione richiesta dall'Italia per i 10 ex terroristi rossi. "E' una decisione grave" per le implicazioni che comporta rispetto alla sofferenza dei familiari delle vittime  e alla memoria delle vittime.

"Negare l'estradizione da parte della Francia ad un gruppo di terroristi rossi è un atto gravissimo che non ha nulla a che vedere con il garantismo e la libertà di espressione sempre difesi da Parigi. Qui si tratta di partecipazione attiva ad un progetto criminale ed eversivo". Lo scrive su Twitter Antonio Tajani, Coordinatore nazionale di Forza Italia e vicepresidente del Partito Popolare Europeo

Erano tutti presenti, a quanto si apprende, ad eccezione del settantottatenne Giorgio Pietrostefani, il più anziano dei dieci e in condizioni precarie di salute. È stato uno dei fondatori di Lotta Continua, organizzazione extraparlamentare che operava pubblicamente ma a cui sentenze passate in giudicato addebitano l'omicidio del commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, di cui Pietrostefani è stato riconosciuto come uno dei mandanti e per questo condannato a 22 anni.

In questi mesi si sono susseguite le udienze, che in buona parte sono state rinviate per consentire l'invio dall'Italia di materiale relativo alle condanne penali. Ora che per tutti il dossier dovrebbe essere completo, la parola passa alla giustizia francese che, caso per caso, può decidere di accogliere la richiesta o respingerla. Possibile anche che per alcuni di loro venga disposto un ulteriore rinvio per consentire l'acquisizione di nuovi documenti.

I nove attesi domani in aula facevano tutti parte di formazioni armate di ispirazione comunista. Sono Enzo Calvitti, 67 anni, ex psicoterapeuta oggi in pensione ed ex Br condannato in contumacia a 18 anni di carcere per associazione a scopi terroristici e banda armata; Narciso Manenti, 64 anni, quaranta dei quali trascorsi in Francia, arredatore e gestore di una società di comunicazione, ex membro dei 'Nuclei armati per il contropotere territoriale', condannato nel 1983 all'ergastolo per l'omicidio dell'appuntato dei Carabinieri Giuseppe Gurrieri; Giovanni Alimonti, 66 anni, che faceva  parte delle Brigate rosse e fu condannato nel 1992 a 19 anni di carcere per il tentato omicidio, dieci anni prima, di un poliziotto, Nicola Simone. Roberta Cappelli, 66 anni, ex Br, condannata all'ergastolo per tre omicidi avvenuti a Roma: quello del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, il 31 dicembre 1980, dell'agente di polizia Michele Granato (9 settembre 1979) e del vice questore Sebastiano Vinci (19 giugno 1981); Marina Petrella, 67 anni, anche lei militava nelle Brigate Rosse e fu condannata con Cappelli per l'omicidio del generale Galvaligi e inoltre per il sequestro del giudice Giovanni D'Urso, avvenuto a Roma il 12 dicembre del 1980, per quello dell'assessore regionale della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, avvenuto a Torre del Greco il 27 aprile del 1981 e nel quale furono uccisi due membri della scorta, per l'attentato al vice questore Nicola Simone (insieme a Cappelli e Alimonti).

L'elenco prosegue con Sergio Tornaghi, 63 anni, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Renato Briano, direttore generale dell'azienda "Ercole Marelli"; Maurizio Di Marzio, 60 anni, storico gestore a Parigi di un noto ristorante, che dovrebbe scontare in Italia un residuo di pena a 5 anni e 9 mesi di carcere per banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina. Raffaele Ventura, 70 anni, militava nelle Formazioni Comuniste Combattenti, dovrebbe scontare 20 anni di carcere in Italia dopo essere stato condannato per concorso morale nell'omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra, avvenuto il 14 maggio 1977, durante una manifestazione a Milano; Luigi Bergamin, 72 anni, ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, deve scontare una pena a 16 anni e 11 mesi di reclusione come ideatore dell'omicidio del maresciallo Antonio Santoro, capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso a Udine il 6 giugno 1978 da Cesare Battisti.

Per molto tempo la Francia ha escluso di concedere l'estradizione a chi vi si rifugiava perché accusato di atti violenti di ispirazione politica: era la “Dottrina Mitterrand", dal nome del presidente in carica dal 1981 al 1995, che sotto la presidenza di Emmanuel Macron Parigi ha deciso di abbandonare.

 

Fonte Rai e varie agenzie

La comunità italiana del tartufo ha finalmente festeggiato la tanto attesa iscrizione della ‘Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali’ nella Lista Rappresentativa UNESCO del Patrimonio Culturale Immateriale, avvenuta nel dicembre 2021. Lo ha fatto con una grande festa, mercoledì 22 giugno, a Roma, alla Casa del Cinema, location d’eccezione a Villa Borghese. Il processo di candidatura, fino all’iscrizione dell’elemento, ha visto il coordinamento tecnico-scientifico istituzionale del Servizio II- Ufficio UNESCO del Segretariato Generale del MiC e in questa occasione la Sottosegretario di Stato Lucia Borgonzoni ha consegnato l’attestato dell’avvenuta iscrizione. A riceverlo, una nutrita rappresentanza della vasta comunità che si identifica con l’elemento iscritto formata da Associazione Nazionale Città del Tartufo (ANCT), soggetti riuniti in gruppi associati nella Federazione Nazionale Associazioni Tartufai Italiani (FNATI), altre Associazioni non iscritte a Fnati e singoli tartufai. All’evento non sono voluti mancare istituzioni, esponenti politici, personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo che negli anni hanno accompagnato e sostenuto il lungo percorso che ha portato a questo riconoscimento. Tra questi i “Messaggeri della Cultura del tartufo” la conduttrice Syusy Blady e il pronipote di Totò, Simone Buffardi de Curtis e i parlamentari Susanna Cenni e Filippo Gallinella. "Per ogni comunità – il commento del Sottosegretario di Stato per la Cultura, Lucia Borgonzoni – il percorso verso il riconoscimento UNESCO a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità significa andare ancora più a fondo nella conoscenza di quelle che sono le storie, le tradizioni e il valore custodito dalle tantissime persone che le animano e dai territori in cui le comunità vivono. Significa arrivare alle nostre radici. E significa anche fare rete attorno a un patrimonio immenso e lavorare perché venga custodito e trasmesso alle nuove generazioni. L'importante traguardo di oggi è solo l'inizio: la strada da seguire è quella che porta alla valorizzazione di questo patrimonio nella sua condivisione e tutela". “Finalmente – ha dichiarato Michele Boscagli, presidente di ANCT – festeggiamo nel modo che volevamo, con una grande festa di comunità, questo riconoscimento tanto auspicato e per cui abbiamo lavorato con costanza e dedizione per molti anni. La gioia di questo momento sta nella condivisione con tutti coloro che si identificano con l’elemento”. “L'iscrizione della ‘Cerca e cavatura del tartufo in Italia’ nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’umanità UNESCO – ha commentato Fabio Cerretano, presidente di Fnati – deve rappresentare l’applicazione sistemica della conoscenza di noi tartufai soprattutto a tutela della biodiversità e della sostenibilità degli ambienti tartufigeni sempre più fragili. C'è un grande patrimonio immateriale da tutelare e da trasmettere alle nuove generazioni e questo importante riconoscimento deve spingere tutti noi a camminare in questa direzione”. Il grande valore di questo riconoscimento, è stato spiegato durante l’evento, sta anche nel lavoro di ricerca e archiviazione di testimonianze e documenti che è stato fatto e che ha consentito una trasmissione formale dell’elemento, fino a oggi rimasta informale e prevalentemente affidata alla tradizione familiare e orale.

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