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Sabato, 15 Dicembre 2018

L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime crescente preoccupazione per le continue violenze perpetrate nelle zone del Niger al confine con il Mali e il Burkina Faso, che solo quest’anno hanno costretto 52.000 nigerini a lasciare le proprie case.

Le incursioni transfrontaliere e gli attacchi da parte di gruppi militanti nelle regioni di confine di Tillaberi e Tahoua, in Niger, hanno costretto molte persone a cercare salvezza in altre città e nei villaggi limitrofi.

Le persone in fuga riferiscono di essere fuggite da atroci violenze. I rapporti parlano di attacchi ai villaggi da parte di gruppi armati, che uccidono e sequestrano civili, tra cui i leader delle comunità, bruciano scuole e saccheggiano case, imprese e bestiame.

Mentre nelle regioni di confine di Tahoua e Tillaberi resta in vigore lo stato di emergenza dichiarato dal governo, e mentre sono in corso operazioni militari su vasta scala delle forze G5 del Sahel, la violenza e l’insicurezza ostacolano anche gli sforzi umanitari.
Dall’inizio di ottobre, il governo, in coordinamento con gli attori umanitari, ha tentato di mettere al sicuro alcune zone del paese per garantire la distribuzione degli aiuti, ma le continue minacce alla sicurezza hanno impedito agli operatori umanitari di raggiungere tutti coloro che ne hanno bisogno.

La situazione è al contempo allarmante ed estremamente instabile. Oltre a causare nuovi esodi, le violenze stanno colpendo anche 53.000 rifugiati maliani che vivono nelle regioni di Tillaberi e Tahoua. Alcuni hanno riferito al personale dell’UNHCR di considerare la possibilità di una fuga verso nord, in altri paesi.

L’UNHCR è alla guida della risposta interagenzia ai bisogni di protezione, volta ad aiutare le persone in fuga anche attraverso il monitoraggio della protezione, che consente agli attori umanitari di fornire assistenza tempestiva alle persone identificate come particolarmente vulnerabili e bisognose.

L’UNHCR collabora inoltre con le ONG locali partner dell’Agenzia e con una vasta rete di referenti  per la protezione a livello locale, dislocati in tutto il paese, che forniscono informazioni aggiornate sui bisogni dei nigerini sfollati. Da gennaio di quest’anno, l’UNHCR e i suoi partner hanno risposto agli oltre 375 casi di violenza segnalati attraverso questo meccanismo fornendo protezione concreta.

“Pur essendo alle prese con la violenza e l’insicurezza lungo i confini, il Niger rimane un  generoso paese di accoglienza per i rifugiati ed ora è il primo paese africano ad aver integrato nel diritto nazionale la Convenzione di Kampala, la Convenzione dell’Unione africana per la protezione e l’assistenza degli sfollati interni in Africa, grazie all’adozione di una legge nazionale all’inizio di questo mese”, ha dichiarato la rappresentante dell’UNHCR in Niger, Alessandra Morelli.

Attualmente in Niger si contano oltre 156.000 sfollati interni, persone costrette a fuggire principalmente dalle regioni occidentali di confine vicino al Mali e al Burkina Faso (33%) e da Diffa, nalla zona sud orientale del Paese, vicino alla Nigeria (67% ). Nel paese vivono anche oltre 175.000 rifugiati provenienti principalmente dalla Nigeria (67%) e dal Mali (32%).
Nonostante il crescente numero di persone costrette alla fuga e l’aumento dei bisogni umanitari, la risposta umanitaria dell’UNHCR in Niger ha fino ad ora goduto di un sostegno limitato.
L’UNHCR ha ricevuto poco più della metà di quanto richiesto per rispondere ai bisogni dei nigerini in fuga, così come dei rifugiati maliani e nigeriani ospitati in Niger. Quest’anno l’UNHCR ha ricevuto solo il 58% (54 milioni di dollari americani) della cifra necessaria per garantire la risposta umanitaria in Niger.
Oltre ad invitare ad un maggiore sostegno, l’UNHCR chiede alla comunità internazionale di affrontare le cause profonde degli esodi in Niger e nella regione e di lavorare per stabilire la pace. L’UNHCR ribadisce inoltre che la protezione dei civili dovrebbe essere al centro di tutti gli interventi militari internazionali.

Nella prima serata di martedì 11 dicembre, presso Palazzo della Rovere, sede dell'Ordine del Santo Sepolcro, la Bethlehem Development Foundation, con l'Ambasciata di Palestina presso la Santa Sede e il patronato del Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, si è svolto un evento di beneficenza teso a presentare lo stato dei lavori dei restauri della Basilica della Natività a Betlemme.

Nei locali storici affrescati ove risuonavano le note del quartetto d'archi Le Archesse e gli interventi del soprano Elisa Cenni, si sono alternato voci, immagini, testimonianze e dati che hanno fatto toccare con mano la realtà stupenda non solo del sito cristiano patrimonio dell'umanità, quanto del prezioso lavoro che ha portato alla decisione di avviare i restauri, coinvolgendo in un disegno di riconciliazione di pace le comunità cristiane dello Statu Quo (cattolici, greco-ortodossi, armeno-apostolici), l'Autorità Palestinese, diversi donatori internazionali pubblici e privati: l'auspicio espresso è che il 2019 sia quello che vedrà la conclusione dei lavori, che in meno di dieci anni dagli studi di fattibilità, hanno poi riguardato il tetto e le coperture, i mosaici della navata, il nartece, le colonne affrescate, il pavimento musivo e, si spera, la Grotta stessa della Natività.

Per la Bethelehem University Foundation sono intervenuti prendendo la parola l'Ing. Samer S. Khoury, l'Ing. Mazen Karam, il Dr. Nafez Husseini, il Dr. Ziad Al Bandak, ciascuno illustrando i progetti della Fondazione, la sua storia, i lavori nella Basilica della Natività e quanto ancora lì resta da fare.

Il Rev.do Jamal Khader ha offerto una breve riflessione su come di Medio Oriente, Terra Santa, Palestina e Israele si parli spesso come luogo di tensione e conflitto, mentre non si parli di una realtà come quella che è stata avviata, in cui la collaborazione tra le Chiese, i rapporti tra cristiani e musulmani, ma anche con la componente ebraica in Israele in relazione agli altri restauri - quelli dell'Edicola del Santo Sepolcro, il concorso internazionale di progettazione e sostegno, sono i temi di una vita vera e reale che è pure Terra Santa.. come pure la vocazione di Betlemme, luogo in cui all'accensione del grande albero di Natale si ritrovano insieme pellegrini e cittadini locali, cristiani e musulmani, e tutti si sia in attesa della festa della nascita di Cristo, Verbo della Vita. Betlemme - proprio come era nel desiderio del fondatore della Bethlehem Development Foundation, Signor Said Khoury, come città ugualmente chiamata ad una vocazione universale di pace e riconciliazione dei popoli.

Il Cardinale Sandri ha rivolto ai presenti un indirizzo di saluto (allegato) prendendo spunto dall'immagine dei restauri e del mosaico come provocazione perchè ciascuno si lasci illuminare dalla luce di Betlemme per formare insieme agli altri la splendida immagine della Chiesa e del mondo.


L'Ambasciatore di Palestina presso la Santa Sede ha infine ricordato la recente visita a Papa Francesco da parte del Presidente Abou Mazen, e al fatto che nei colloqui sarebbe stato affrontato il tema della conclusione dei lavori di restauro nel 2019, con l'auspicio che le celebrazioni del Natale dell'anno prossimo siano una chiamata alla grande preghiera per una pace giusta in Terra Santa, e insieme la benedizione ufficiale della Basilica rinnovata (che pure è sempre rimasta aperta alle centinaia di migliaia di pellegrini in questi anni), creando un ponte con la Basilica di Santa Maria Maggiore a Rome, ove la tradizione vede custodite le reliquie della Sacra Culla di Nostro Signore.

All'evento, oltre agli invitati e benefattori, erano presenti il Rappresentante della Custodia di Terra Santa, fr. Ibrahim Faltas OFM, due sacerdoti del Patriarcato Latino di Gerusalemme, Mons. Ionut Strejac, Officiale della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, il Rev.do Kuriakose Cherupuzhathottathil, Officiale del Dicastero Orientale, Giammarco Piacenti, rappresentante della Piacenti s.p.a. di Prato che conduce i lavori di restauro.

Un grande incendio si è sprigionato nello stabilimento di trattamento rifiuti in via Salaria 907. La Procura di Roma ha avviato una indagine. In base a quanto si apprende il pm Carlo Villani, già titolare di un fascicolo sulla struttura nel quale si ipotizzava il reato di inquinamento ambientale e attività di rifiuti non autorizzata, si è recato per un sopralluogo sul luogo dell'incendio. Al momento, spiega chi indaga, è ancora prematuro stabilire la natura doloso o colposa del rogo. A piazzale Clodio si attendono anche le informative delle forze dell'ordine intervenute. Dalle 4:27 dodici squadre dei vigili del fuoco e oltre 40 uomini sono impegnati sul posto di circa 2 mila metri quadrati per domare le fiamme. Il fumo è visibile a chilometri di distanza e l'odore acre si avverte fino nel centro di Roma. Il Tmb Salario, continuamente al centro di polemiche, è fondamentale per il sistema rifiuti della capitale e la sua distruzione manderà in tilt la raccolta già difficile dell'immondizia.

«I vigili del fuoco ci hanno avvisato che non ci sono allarmi da nube tossica. Per precauzione comunque invito la cittadinanza del Municipio a tenere le finestre chiuse con particolare attenzione alle scuole che invitiamo anche a non far uscire i ragazzi in cortile», ha scritto su Fb il presidente del Municipio III Giovanni Caudo. «Invito inoltre le persone che hanno difficoltà respiratorie ad evitare di uscire all'aria aperta nelle zone esterne e prossime all'impianto».  

Secondo quanto si apprende le prime misurazioni effettuate da Arpa Lazio nelle tre centraline vicine al Tmb Salario non hanno registrato valori fuori norma per quanto riguarda l'inquinamento dell'aria. È quanto emerso dalla cabina di regia convocata dal Campidoglio e in corso al Tmb Salario.

«L'impianto Tmb - ha detto Caudo - è completamente compromesso. Che il fumo sia tossico è evidente perché brucia spazzatura, olio e plastica, ma i vigili del fuoco ci hanno tranquillizzato sul fatto che si sta dirigendo verso zone non abitate. Quindi al momento non siamo allarmati per questo. Per precauzione però l'asilo vicino al Tmb è stato chiuso». «Questa è l'ulteriore prova che questo impianto di via Salaria va chiuso. Noi lo stiamo dicendo da mesi, è obsoleto, vecchio. Non bisognava arrivare a queste situazioni».

Il Campidoglio ha convocato una cabina di regia sul maxirogo che si è sviluppato nell'impianto rifiuti Salario, chiamando a raccolta - tra gli altri - la Protezione Civile e il dipartimento comunale tutela ambientale che si occupa di qualità dell'aria per monitorare la situazione è prendere i dovuti provvedimenti. Il Campidoglio, quanto si apprende, è a lavoro per verificare le cause dell'incendio.  

Anche l'assessore all'Ambiente di Roma Pinuccia Montanari è sul posto. Sulla zona si è sollevata un densa nube di fumo e l'odore acre è stato avvertito in diverse zone della città. Sulla vicenda indagano i carabinieri. Una densa e alta colonna di fumo si è sollevata sulla zona di via Salaria. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia Montesacro che indagano sull'accaduto.

"Lascia perplesso che nel momento in cui si fa un lavoro e si prova a sistemare, parta l'incendio", stava dicendo il ministro dell'Ambiente, "Voi sapete che io vengo da terre particolari. Non faccio sillogismo, lasciamo lavorare la procura. Ma sono scocciato, perché si stava lavorando per dare una risposta ai cittadini". In ogni caso, secondo Costa, al momento "non c'è una situazione di emergenza" per quanto riguarda l'ipotesi nube tossica. "Ci sono le centraline Arpa in funzione", ha spiegato, "Rassicuriamo che il monitoraggio prosegue".

L'emergenza c'è però per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti. Con l'avvicinarsi delle feste natalizie, infatti, il rischio è quello di una vera e propria paralisi nella Capitale. "Vogliamo lanciare un messaggio rassicurante", minimizza però la Raggi, "Stiamo lavorando per evitare altre criticità sia a livello ordinario che durante le feste di Natale quando ci sarà un picco per i rifiuti. C'è una cabina di regia tecnica aperta che sta lavorando sul ciclo di gestione dei rifiuti che fino ad oggi venivano portati al Salario". Parallelamente, però, il sindaco ha lanciato un appello "a tutte le città del Lazio e le altre Regioni" perché vadano in soccorso di Roma e si prendano i rifiuti che l'impianto Tmb della Salaria non potrà più trattare.

Intanto siepi di rosmarino e piante aromatiche per coprire la puzza del Tmb Salario. L'ultima trovata di Ama e giunta Raggi sono le piante aromatiche per frenare i miasmi che provengono dall'impianto di trattamento biologico meccanizzato della monnezza, i rifiuti tal quale, che fanno infuriare i residenti e sui quali indaga la Procura. Dopo le pecore tosaerba, con l'aiutino dei trattori Coldiretti, perché la savana-Roma è troppo alta per le greggi, la risposta ai nasi offesi dei cittadini di Villa Spada e Fidene viene affidata ai profumatori, essenze sparse, "interventi migliorativi dell’arredo esterno» e «di rinfoltimento della barriera arborea che circonda l’impianto con piante aromatiche e sempreverdi».

L'impianto di trattamento rifiuti, il Tmb Salario, è da tempo al centro delle polemiche e delle proteste degli abitanti delle zone circostanti, a causa soprattutto dei cattivi odori. Tecnicamente, si legge nella scheda dell'Ama, "l'impianto di selezione e trattamento di via Salaria 981 ha lo scopo di separare la frazione secca, ad elevato potere calorifico, dei rifiuti indifferenziati da quella umida".

La prima viene trasformata in Cdr combustibile derivato dai rifiuti, destinato agli impianti di termovalorizzazione, mentre la parte umida viene invece trattata "per essere trasformata in 'frazione organica stabilizzata' (FOS), un materiale organico igienizzato utilizzato prevalentemente nelle attività di copertura delle discariche". Le polemiche sono aumentate nell'ultimo periodo, dopo una relazione dell'Arpa del Lazio, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale, secondo la quale "vi sono evidenze che l'impianto produce rifiuti che presentano ancora caratteristiche di putrescibilità".

Immediata la presa di posizione del presidente del III Municipio Giovanni Caudo, che ha evidenziato la parte del documento dell'Arpa secondo la quale l'impianto in questione "non produce i rifiuti che dovrebbe produrre, non stabilizza i rifiuti trattati che producono cattivo odore". Secondo Caudo, nei fatti, "il Tmb è una discarica a 150 metri da un asilo e va chiuso".

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