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Gli Italiani si scatenano contro le decisioni del Governo Ellenico di aprire le frontiere il primo luglio, anche con pesanti offese, ma non sanno che chi scrive le regole e un Italiano : il bollettino dell’Agenzia europea per la sicurezza aerea (Easa) che la Grecia ha utilizzato per introdurre misure di prevenzione nei confronti degli italiani è un documento di quattro pagine e un elenco delle aree «con un alto rischio di trasmissione del Covid-19».

Nell’ultimo aggiornamento, il 14esimo, le zone italiane «attenzionate» — e i relativi aeroporti — sono quattro: Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Un tempo, e parliamo di fine marzo, c’erano anche la Toscana e le Marche. «Ma questa non è una black list, non prevede l’interdizione dei collegamenti da e per il Nord Italia», chiarisce al Corriere Alessio Quaranta, direttore generale del nostro Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) e membro del board direttivo dell’Easa. «Quella lista nasce per raccogliere le informazioni provenienti dagli Stati e per indicare quelle che in un dato momento sono le zone più a rischio: tutto questo viene poi comunicato alle compagnie e agli aeroporti perché possano fare le loro valutazioni».

Dal 15 al 30 giugno parte una nuova fase. I voli internazionali sono ammessi solo verso Atene e Salonicco. All’arrivo in aeroporto i viaggiatori provenienti dalle zone a rischio, che per l’Italia significa Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto, verranno sottoposti tutti al test. «È richiesto il soggiorno di una notte in un albergo designato. Se il test è negativo, il passeggero si mette in auto- quarantena per 7 giorni. Se il test è positivo, il passeggero viene messo in quarantena sotto controllo per 14 giorni» si legge nella nota dell’ambasciata. Per tutti gli altri turisti — per esempio quelli provenienti da Roma — il tampone sarà fatto soltanto su un campione. Va notato come la Grecia non abbia determinato autonomamente le Regioni «a rischio», ma si sia basata, per farlo, sul documento «Lista degli aeroporti siti in aree con alto rischio di trasmissione di Covid» dell’Easa, l’agenzia europea per la sicurezza aerea: un documento giunto alla 14esima versione e costantemente aggiornato. Va anche notato come questa fase sia destinata a terminare dopo due settimane, dal 15 al 30 giugno.

Dal 1 luglio in poi, infatti, i voli internazionali saranno ammessi in tutti gli aeroporti di Grecia, e i visitatori non dovranno effettuare quarantene. Saranno però soggetti a test casuali all’arrivo. Non è ancora chiaro se ci saranno restrizioni su viaggiatori partiti da determinati Paesi o Regioni: «Ulteriori restrizioni relative ad alcuni paesi saranno annunciate in un secondo momento», si legge.

Dal 15 giugno saranno consentiti gli arrivi alle frontiere terrestri (dall’Albania, dalla Macedonia del Nord e dalla Bulgaria), con test a campione all’arrivo, e gli arrivi via mare saranno consentiti dal 1 ° luglio, sempre con test casuali all’arrivo. «La Grecia», spiega l’ambasciata, «in qualsiasi momento si riserva il diritto di modificare qualunque previsione sopra citata alla luce delle mutate circostanze».

Intervistato ai microfoni del Corriere della Sera, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio è tornato sui temi legati alla Fase 2 e alle polemiche sull'apertura delle frontiere tra i Paesi europei in seguito all'allentamento delle misure di contenimento per il Covid-19.  
L’ex leader del M5S, oggi alla Farnesina, si appella poi a Bruxelles: «Adesso sul tema della riapertura dei confini serve una risposta europea, perché se si agisce in maniera diversa e scomposta viene meno lo spirito Ue. E crolla l’Europa. Come ministero degli Affari esteri stiamo lavorando senza sosta». Di Maio annuncia poi una lunga serie di incontri: mercoledì 3 giugno arriverà a Roma il ministro degli Esteri francese Le Drian per il suo primo viaggio dopo il lockdown. Venerdì 5 giugno Di Maio volerà invece in Germania, per poi andare in Slovenia il giorno successivo. Mentre martedì 9 giugno il titolare della Farnesina sarà protagonista della tappa appunto più delicata: la Grecia.

Davanti a queste rilevanti limitazioni è scattata la reazione di Luigi Di Maio: «In questi giorni ne ho sentite davvero tante sull’Italia — dice il ministro degli Esteri —. Non mi sembra il momento di fare polemiche, ma una cosa voglio dirla chiaramente: esigiamo rispetto. Bisogna misurare sempre le parole e le azioni. Se qualcuno pensa di trattarci come un lazzaretto allora sappia che non resteremo immobili. La pazienza ha un limite».

Conclude Di Maio «spiegherò ai miei colleghi che l’Italia dal 15 giugno è pronta a ricevere turisti stranieri e che agiremo con la massima trasparenza. La situazione interna, tutti i dati sui contagi, saranno sempre pubblici». E poi: «Spiegherò loro che non accettiamo black list e che noi non abbiamo nulla da nascondere, anzi.Davanti ai personalismi la porta la chiuderemo anche noi. Ma c’è un dialogo costruttivo da parte di molti Stati".  

in particolare, ha fatto molto discutere la volontà espressa dalla Grecia di imporre limitazioni d'ingresso agli italiani in arrivo nel Paese ellenico, con Atene che nei giorni scorsi ha diramato un'ordinanza che di fatto crea una black list di quattro regioni (Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia-Romagna).

Chi giungerà da queste regioni, infatti, dovrà sottoporsi al tampone per il Covid-19 e pernottare una notte in un hotel designato. Se negativo resterà sette giorni in quarantena, altrimenti il periodo di isolamento previsto sarà esteso a due settimane.

Una scelta che ha mandato su tutte le furie il governatore del Veneto, Luca Zaia, il quale ha affermato che con una simile decisione la Grecia è destinata a privarsi dei flussi turistici in provenienza dalla sua Regione.

Intanto per la Commissione Europea è fondamentale il principio di non discriminazione: se uno Stato membro decide di permettere di viaggiare all’interno del proprio territorio o in specifiche regioni del proprio territorio, deve farlo in modo non discriminatorio consentendo l’accesso a chi proviene da tutte le aree, regioni o Paesi che nella Ue hanno una situazione epidemiologica simile e in cui «vi sono capacità sufficienti in termini di ospedali, test, sorveglianza e monitoraggio di contatti». Questo per evitare accordi bilaterali che possono svantaggiare alcuni Stati membri.

Intanto secondo l Agenzia Ansa nessuna vittima in 9 regioni nelle ultime 24 ore per il coronavirus in Italia, secondo i dati della Protezione civile. Sono Marche, Valle d'Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Umbria, Molise, Basilicata, Calabria e Sardegna. La Lombardia ne fa registrare 33 su 75, il 44% del totale, unica regione a far registrare oggi un numero di deceduti in doppia cifra. Le altre sono tutte al di sotto delle 10 vittime. I malati coronavirus - gli attualmente positivi nei dati... della Protezione civile - calano in tutte le regioni, tranne in Umbria dove il numero resta invariato rispetto a ieri.

Nel dettaglio: i contagiati totali da coronavirus sono ora 233.019, 355 più di ieri, quando se ne erano registrati 416 in più, quindi in calo nelle 24 ore. Il dato comprende attualmente positivi, vittime e guariti. In Lombardia sono 210 in più (ieri 221), pari al 59,1% dell'aumento odierno in Italia. I dati sono stati resi noti dalla Protezione civile. Ci sono 5 regioni che comunicano zero nuovi contagiati: Umbria, Sardegna, Molise, Calabria e Basilicata. Sono 75 le vittime del coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia, in calo rispetto alle 111 di ieri. In Lombardia nell'ultima giornata se ne sono registrate 33, mentre ieri erano state 67. I morti a livello nazionale salgono così a 33.415. Sono saliti a 157.507 i guariti e i dimessi per il coronavirus in Italia, con un incremento rispetto a ieri di 1.874. Sabato l'aumento era stato di 2.789. Sono 42.075 i malati di coronavirus in Italia, 1.616 meno di ieri, quando il calo era stato di 2.980. Sono 435 i pazienti ricoverati in terapia intensiva in Italia, 15 meno di ieri. Di questi, 170 sono in Lombardia, 2 meno di ieri. I malati ricoverati con sintomi sono invece 6.387, con un calo di 293 rispetto a ieri, mentre quelli in isolamento domiciliare sono 35.253, con un calo di 1.308 rispetto a ieri.

 

 

 

L’emergenza Covid-19 ha spinto il Consiglio Regionale della Toscana a discutere e approvare lo scorso 16 maggio, una proposta di risoluzione che impegni la Giunta a implementare il ricorso all’aborto farmacologico. Ne abbiamo parlato con l’avv. Aldo Ciappi responsabile per Pisa e provincia dell’associazione Family Day-D.N.F., associazione che ha inviato ai media nazionali e locali una nota per stigmatizzare l’episodio.

«La pillola abortiva RU486 ‒ ricorda l’avv. Ciappi ‒ ha provocato la morte di molte donne e gli effetti indesiderati sono in continua crescita. I firmatari della proposta vorrebbero anche estenderne l’uso fino alla nona settimana di gravidanza mentre adesso è limitata entro la settima».

La proposta non si limita a questo, ma va anche oltre.

«Sì, si vorrebbero introdurre illegittime limitazioni al diritto costituzionalmente garantito all’ obiezione di coscienza del personale sanitario, fino a prevedere l’assunzione di medici non obiettori ad hoc che si obblighino a rimanere tali, pena la perdita del lavoro e si vorrebbe anche condizionare le strutture private con la minaccia di mancati accreditamenti in caso di mancato rispetto delle regole regionali».

La pillola abortiva non ha solo effetti sulla salute delle donne, ma contribuisce a banalizzare un tema drammatico come quello dell’aborto.

«Certamente e oltre questo si lasciano sempre più sole le donne di fronte ad una scelta dolorosa come quella di rinunciare al proprio figlio, oltre a vanificare i primi articoli della stessa legge che prevedono tutele per la maternità e sostegni, anche economici, alla donna per rimuovere la cause che la inducono ad abortire. Ridurre l’atto di soppressione della vita che si porta in grembo ad un “servizio a domicilio” da vivere in solitudine, è inaccettabile e disumano in sé, ma è anche pericoloso per la salute sia fisica che psichica della donna; al contrario, in questo momento di emergenza sarebbe necessario mettere in campo tutte le energie positive al fine di rimuovere ogni ostacolo per salvare la vita nascente».

Questa risoluzione che vuole aumentare il ricorso all’aborto-fai-da-te tende ad allontanare definitivamente le ragazze che vivono una gravidanza difficile da chi potrebbe offrire loro assistenza e, in particolare, dai Centri di Aiuto alla Vita, il cui intervento ha contribuito a salvare decine di migliaia di vite, nei quali potrebbero, se accettato, ricevere quel sostegno concreto per poter scegliere a favore della vita. Cosa dice a chi afferma che si tratta solo di una proposta?

«Risponderei – conclude l’avv. Aldo Ciappi - con una frase di Chesterton: “La cosa più saggia del mondo è gridare prima del danno. [...] Dire, con vago ottimismo, che il pericolo è solo nell'aria, non è una risposta. Un colpo d'accetta si può parare soltanto mentre l'accetta è ancora in aria”».

Non capita spesso ma credo che bisogna ringraziare l'editore David Cantagalli per averci offerto la grande edificante opera spirituale di un grande uomo di fede venuto dall'Africa, mi riferisco al cardinale Robert Sarah. Mi mancava il primo volume, «Dio o niente. Conversazioni sulla fede», pubblicato nel 2015 per completare il trittico dei volumi. Gli altri due sono“La forza del silenzio”, Si fa sera e il giorno ormai volge al declino” scritti dal cardinale insieme al giornalista francese, Nicolas Diat, che ho già presentato in altre occasioni.

Di fronte a un mondo che si è rifugiato nel nichilismo più assoluto senza valori, che ha abbandonando Dio, Gesù Cristo,  e che non sa offrire ai propri giovani che movide, i tre libri di Sarah sono una buona medicina per ritrovare la vera felicità.

Robert Sarah nasce il 15 giugno 1945 in Guinea nel villaggio di Ourous. Viene ordinato sacerdote nel 1969 e consacrato vescovo nel 1979, pertanto per la cronaca, diventa il vescovo più giovane del mondo.

In questo libro il cardinale Robert Sarah risponde alle domande di Nicolas Diat con chiarezza, umiltà e una profonda spiritualità, raccontando la sua incredibile storia, iniziata nei piccoli villaggi dell'etnia dei Koniaghi della Guinea, vicini alla frontiera con il Senegal.

Nella prima parte del libro il cardinale sottolinea la sua vita trascorsa in mezzo al suo popolo estremamente religioso, legato all'animismo. La sua infanzia è segnata dall'incontro con i padri missionari spiritani. Il cardinale manifesta grande riconoscente nei confronti di questi religiosi. «Il mio ingresso nella famiglia di Cristo deve tutto alla devozione eccezionale dei padri spiritani. Conserverò per tutta la vita un'immensa ammirazione per questi uomini che avevano lasciato la Francia, le loro famiglie e i loro legami per portare l'amore di Dio ai confini del mondo».

Sarah nei sui libri non dimenticherà mai di fare riferimento ai missionari francesi che veramente hanno orientato tutta la sua vita, non solo, ma anche quella della stragrande popolazione della Guinea. «Ringrazio i missionari che mi hanno fatto comprendere che la croce è il centro del mondo, il cuore dell'umanità e il punto dell'ancoraggio della nostra stabilità […] Tutto il resto è mobile, mutevole, effimero e incerto:“Stat Crux, dum volvitur orbis”».

Il cardinale ci tiene a trasmettere nel suo racconto il rigore spirituale dei religiosi, regolata dalla continua preghiera nei vari momenti della giornata. «Erano completamente divorati dal fuoco dell'amore di Dio». Vivevano certamente in intimità con il Cielo, per questo il loro lavoro missionario non poteva che essere fecondo.

Sarah nel testo si racconta, a cominciare dalla nascita della sua vocazione e della vita trascorsa nel seminario. Oltre ai spiritani, il cardinale deve molto al suo vescovo monsignor Tchidimbo, che poi sarà imprigionato e torturato dal dittatore comunista guineano Sekou Tourè.

Monsignor Sarah come tanti altri religiosi di altri Paesi dominati dall'ideologia comunista, ha dovuto misurarsi con il regime di Tourè, «ossessionato dalla realizzazione del suo piano messianico, cadendo sempre più in una paranoia che vedeva i nemici della rivoluzione pianificare la sua sconfitta».

Per certi versi la vita del vescovo Sarah secondo Diat assomiglia molto a quella di Karol Wojtyla, quando lottava a Cracovia contro il comunismo.

Nonostante fosse rischioso monsignor Sarah ha denunciato il delirio ideologico del regime comunista guineano. «Non potevo tacere davanti a una situazione così drammatica. A più riprese, ho espresso il mio punto di vista sulla miseria del popolo, sulla paura o la menzogna dei dirigenti, sulla gestione politica ed economica disastrosa del nostro Paese».

Sostanzialmente le descrizioni di monsignor Sarah sul regime comunista del suo Paese non sono altro che quelle che si possono fare per tutti gli altri regimi comunisti del secolo scorso. Del resto chi conosce la storia del comunismo sa che in qualsiasi latitudine si comporta allo stesso e identico modo. «Il terrore regnava dappertutto - risponde il cardinale - e una piccola minoranza di guineani si ubriacava degli slogan e degli impegni rivoluzionari menzogneri. Sekou Tourè faceva nascere nel cuore degli uomini una paura così profonda che ci sono voluti molti anni per far trovare al popolo il coraggio di liberarsene». Tra l'altro il dittatore aveva progettato l'arresto del vescovo e il suo assassinio. Tuttavia anche in Guinea il comunismo scompare con la morte di Tourè, ma non è stato facile per la Chiesa anche dopo con i cambiamenti politici nel Paese.

Certamente Sarah farà di tutto per aiutare il proprio Paese ora in mano ad una giunta militare, a farlo progredire dal punto di vista democratico.

Nel 2001 Sarah lascia il proprio Paese per raggiungere Roma e qui inizia il suo percorso di incarichi importanti all'interno della Chiesa, a cominciare da quello della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli. Segue poi la sua nomina a presidente del Pontificio Consiglio Cor Unum, che segna una nuova tappa nella sua vita.

Viaggiando nei vari Paesi martoriati dalla miseria, dalla fame, colpite da catastrofi naturali, il cardinale si è reso conto che la più grande miseria non era necessariamente la povertà materiale. «la miseria più profonda è la mancanza di Dio. Egli può essere assente perchè gli uomini sono troppo imprigionati nel materialismo e sono profondamente disperati; l'hanno abbandonato o lo rifiutano». E' lo stesso concetto che esprimeva spesso don Piero Gheddo, il più grande missionario italiano. Monsignor Sarah, è convinto che «non è possibile servire l'umanità senza parlarle di Dio. In questo, la Chiesa non potrà mai svolgere un lavoro simile a quello delle organizzazioni umanitarie guidate e dominate dalle ideologie». Del resto Benedetto XVI nella Deus Caritas Est richiama giustamente che la carità non deve dipendere da partiti e ideologie. Sicuramente non è un mezzo per cambiare il mondo in modo ideologico.

Il cardinale Sarah accusa quegli organismi cattolici che provano vergogna e si rifiutano di mostrare la loro fede, che non vogliono parlare di Dio nelle loro attività caritative, sotto il pretesto di evitare il proselitismo. Eppure papa Francesco nella Evangelium Gaudium scrive chiaramente: «[...]desidero affermare con dolore che la peggior discriminazione di cui soffrono i poveri è la mancanza di attenzione spirituale. L'immensa maggioranza dei poveri possiede una speciale apertura alla fede; hanno bisogno di Dio e non possiamo tralasciare di offrire loro la sua amicizia, la sua benedizione, la sua Parola, la celebrazione dei Sacramenti e la proposta di un cammino di crescita e di maturazione nella fede».

Il terzo capitolo del libro è dedicato ai Papi del cardinale Sarah, a cominciare da Pio XII, fino a papa Francesco. Di Pio XII ricorda l'ingiusta accusa piombategli addosso sull'aiuto mancato agli ebrei durante la seconda guerra mondiale. «Il suo silenzio diplomatico - scrive Sarah - era motivato dal desiderio di non aggravare l'ignobile dramma che aveva luogo allora. Di fronte a dittatori pazzi e pericolosi, la parola può talvolta rivelarsi uno strumento controproducente».

La sua cura interna della Chiesa, fa di Pio XII un innovatore, più che un conservatore. Mentre il suo successore Giovanni XXIII con l'indizione del Concilio Vaticano II, ha avuto un'idea straordinaria, la sua convocazione rispondeva davvero ai bisogni nuovi  della nostra epoca. Tuttavia questo Papa per il cardinale non ha mai abbandonato la Tradizione. «[...] alcuni hanno fantasticato su una rivoluzione e hanno cercato, con l'aiuto dei media, di imporre l'immagine di un Pontefice rivoluzionario. Si tratta di un equivoco politico che non sarà senza conseguenze». Pertanto secondo Sarah, la vera volontà di Giovanni XXIII, non è stata conosciuta, «ma piuttosto commentata e interpretata». I testi del Concilio sono un tesoro immenso al quale è importante fare riferimento con fedeltà.

Naturalmente i ricordi di Sarah sono più precisi con Paolo VI, il Papa della sua giovinezza. Sarah ricorda l'ermeneutica progressista del Concilio che trascinava i fedeli in un vicolo cieco. I numerosi preti che hanno abbandonato il sacerdozio. I conventi che si svuotavano e i molti religiosi che rinunciavano ai loro abiti da consacrati. Tuttavia Paolo VI è riuscito con autorità  e sicurezza teologica a condurre all'atto finale il Concilio.,

Sarah ricorda la questione del celibato dei preti e poi quella del matrimonio e sul regolamento delle nascite con la pubblicazione nel 1968 dell'enciclica Humanae Vitae. Sarebbero interessanti le riflessioni sul tema, tuttavia è stato Paolo VI un mese prima di morire a ordinare vescovo Sarah.

Certamente un grande ricordo, uno spazio particolare è riservato a san Giovanni Paolo II, il Grande, che potremmo riassumere sinteticamente il suo lungo pontificato con tre pilastri: la croce, l'Eucarestia e la Santa Vergine, Crux, Hostia et Virgo. «Giovanni Paolo II viveva nell'intimità con Dio,senza abbandonare gli uomini che frequentava». Sarah sottolinea la grande amicizia del Papa polacco con il cardinale Ratzinger, c'era una relazione di fiducia  immensa tra i due, «anche se questi due giganti rimanevano di un'umiltà disarmante».

Scrive Sarah: «Questi due successori di Pietro hanno avuto la stessa visione sulle sfide poste alla Chiesa: la necessità di una nuova evangelizzazione, il dialogo tra la fede e la ragione, la lotta contro la 'cultura di morte', secondo le parole di Giovanni paolo II, e la resistenza contro le forme di oppressione ideologica, dal comunismo al relativismo liberale». Coinvolge la descrizione di Sarah sui due papi amici: «La cultura del filosofo polacco e del teologo tedesco, dell'asceta sportivo e del professore benedettino erano differenti. Ma i Papi si ritrovano nell'intimo delle loro spiritualità. In effetti, possedevano una stessa mistica [...]».

Sarah si sofferma sulle grandi difficoltà che ha dovuto far fronte Benedetto XVI, fin da quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Da allora i media hanno cercato senza posa di collocarlo tra i conservatori inflessibili, intolleranti. Invece secondo Sarah questo Papa «era incapace di un atto autoritario o categorico. Incarnava la tenerezza, la dolcezza, l'umiltà e la bontà rispettosa di Dio».

Nel IV° capitolo, monsignor Sarah affronta la crisi della Chiesa, e soprattutto le divisioni attorno al Concilio Vaticano II. Ringraziando Benedetto XVI° per il suo lavoro di interpretazione e della lettura autentica della volontà dei padri conciliari. Resta fondamentale il discorso davanti al clero che Benedetto XVI ha fatto il 14 febbraio 2013. «In questo testo, egli distingueva il vero Concilio dei padri da quello dei giornalisti e dei media». Sarah si sofferma sui documenti del Concilio per vedere il cuore della riforma voluta dai padri conciliari, dalla lettura si evince che si sta affrontando una crisi di Dio nel mondo postmoderno.

«Le società occidentali si organizzano e vivono come se Dio non esistesse». Anche i cristiani «si sono accomodati in un'apostasia silenziosa». Dio diventa lontano per l'uomo contemporaneo rivolto esclusivamente all'economia, alla tecnologia, alla felicità materiale. Mentre i segni più preoccupanti per l'avvenire della Chiesa secondo Sarah sono la mancanza di sacerdoti, le carenze nella formazione del clero e la concezione spesso errata del senso della missione. Il cardinale per superare l'impoverimento e l'inaridimento invita i sacerdoti e i seminaristi a guardare ai santi alla loro orazione e contemplazione, tutta radicata in Dio solo.

I pastori hanno bisogno di essere compresi dal loro gregge. Oggi si registra molta confusione nel clero, tra i teologi. Riferendosi ai pastori, il cardinale Sarah è convinto, «Dio non ci ha domandato di creare opere personali, ma di trasmettere la fede. Gli uomini di Dio sono dei trasmettitori e non degli interpreti [...]».

Sia Diat che il cardinale sono convinti che esiste tra i fedeli un disorientamento diffuso, come per interpretare la nuova evangelizzazione voluta da Giovanni Paolo II, infatti non tutti sono d'accordo sulla necessità di ridare slancio alla nostra vita missionaria.

Sarah denuncia un uso strumentale della dottrina sociale della Chiesa, che diviene lo strumento di un'azione politica. Il cardinale ribadisce il ruolo fondamentale delle donne all'interno della Chiesa e critica le immagini degradanti e umilianti della donna che i media occidentali fanno passare. «Eppure l'Occidente pretende falsamente di essere il campione della difesa dei diritti della donna». Naturalmente il cardinale rifiuta il femminismo ideologico, contrapponendo una schiera infinita di figlie di Dio, cominciando dalla Santa Vergine, la Madre di Dio, fino a tantissime vergini e martiri che hanno fatto la gloria della Chiesa.

Molto spazio del capitolo viene dedicato al sacerdozio, il suo avvenire va letto sull'esempio dei santi. Sarah per i sacerdoti consiglia vita di preghiera, adorazione e contemplazione silenziosa. «Senza la preghiera, il sacerdote corre il rischio di cadere nell'attivismo, nella superficialità e nella mondanità». Monsignor Sarah non teme la mancanza di sacerdoti, ma si augura che siano buoni e santi sacerdoti, la cosa peggiore che sia attivisti e che si fanno trascinare dalle ideologie.

«Non sono le ideologie che salvano il mondo – diceva Benedetto XVI – ma i santi e la luce così dolce che da essi promana». Il cardinale che ha conosciuto bene il comunismo, ribadisce che, «lo spirito ideologico è il contrario dello spirito evangelico […] L'ideologia è per natura sconnessa dalla realtà ed è necessariamente fonte di divisione [...]». Il cardinale non manca di disapprovare la nuova ideologia del Gender, che cerca di sradicare e polverizzare la vera natura dell'uomo e della donna.

Ancora una volta ritorna sul concetto di carità, spesso travisato all'interno del mondo cattolico. La Chiesa sulla questione della povertà non deve stare attenta a non assumere un linguaggio inappropriato come quello dell'ONU e delle sue agenzie.

I temi toccati dal cardinale sono tanti, tra questi c'è anche quello della Riforma della Chiesa, indispensabile, è una necessità permanente. La vera riforma è la conversione, è un lavoro interiore che ciascuno deve realizzare, sul piano personale come su quello ecclesiale. «Solo il contagio della santità può trasformare la Chiesa dall'interno».

Il V° capitolo comprende il rapporto autentico tra il cristianesimo e la morale. In particolare si fa riferimento alla morale sessuale, con richiami continui a quella “cultura di morte”, che sta dietro all'ideologia malthusiana, alla rivoluzione sessuale che ha provocato milioni di morti. Il cardinale denuncia il nuovo totalitarismo, il relativismo nichilista che ha destrutturato l'uomo.

Il VI° capitolo si occupa dell'”ateismo libertino”, nato dalla filosofia dei lumi. L'uomo che ha reciso il suo rapporto con Dio, perchè vuole diventare Dio lui stesso. Più avanti ci si sofferma sul delicato rapporto tra libertà e verità, alla luce della filosofia greca, con riferimenti precisi all'enciclica Fides et Ratio di Giovanni Paolo II. Si puntualizza che la ricerca scientifica e la Chiesa possono andare nella stessa direzione.

A questo punto mi fermo il testo del cardinale Sarah è una miniera ricca di spunti di riflessioni che potrebbe aiutare moltissimo anche l'umanità di oggi colpita da questa terribile pandemia del Covid 19. Nel libro “Varcare la soglia della speranza”, Giovanni Paolo II scriveva che «Dio è sempre dalla parte di chi soffre […] Dio si pone sempre al fianco di chi piange». Non per niente il libro del cardinale si conclude con le parole profetiche del testamento di Shahbaz Batthi, uomo politico cattolico pakistano assassinato dagli islamisti a motivo della sua fede nel marzo del 2011, tra l'altro scriveva: “Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere. Voglio solo un posto ai piedi di Gesù”.

 

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