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Venerdì, 23 Febbraio 2018

Blitz di un gruppo di attivisti di Forza Nuova ieri intorno a mezzanotte negli studi tv di via Tiburtina che ospitano diMartedì, il talk show condotto da Giovanni Floris su La7.

Mentre da Palermo arrivava la notizia del del brutale pestaggio a Massimo Ursino da parte degli antagonisti , alcuni militanti sono riusciti a entrare, chiedendo di partecipare alla puntata, mentre era in onda un contributo registrato e quindi a telecamere spente. Le forze dell'ordine hanno identificato i componenti del gruppo, ma l'episodio si è chiuso in modo non violento."In questo modo - tuonano i militanti - l'antifascismo viene legittimato a fare scontri, a fare violenza e a fare tutto quello che vuole. Questo è l'antifascismo dell'informazione".

"Verso la mezzanotte - spiega Floris - si è presentato un gruppo di persone. Saranno state una ventina. Si sono qualificati come Forza Nuova e di Forza Nuova avevano le insegne. Volevano interagire col programma. Questo non era possibile, sia tecnicamente (in quel momento andava in onda un contributo registrato) sia per ragioni di opportunità. Non mandiamo in onda chi non è da noi invitato, tantomeno se si presenta in quel modo. Fermo restando che la modalità con cui si sono posti non è accettabile, il confronto si è svolto in un clima non violento. Dopo aver esposto le loro ragioni si sono fatti accompagnare all'uscita".

Almeno sei persone hanno accerchiato a Palermo il responsabile provinciale di Forza Nuova, Massimo Ursino, legandolo mani e piedi con nastro adesivo da imballaggio e pestandolo a sangue. E' accaduto nella trafficata e centrale via Dante, intorno alle 19, coi negozi aperti e gente lungo il marciapiede. Gli aggressori erano vestiti di nero e avevano i volti coperti da sciarpe; tra loro, secondo i testimoni, c'era una ragazza che riprendeva il pestaggio con un telefonino. 

"Dopo una campagna d'odio seminata dal Gruppo Espresso e seguita da tutta la sinistra inclusa Liberi e Uguali, si scatena l'odio comunista contro Forza Nuova - il duro attacco del leader di Fn, Roberto Fiore, che sabato sarà nel capoluogo per un comizio -. Invito tutti i militanti e tutti gli alleati di Italia agli italiani alla mobilitazione piena per evitare che la violenza comunista unita ai poteri forti soffochi la nostra voce". 

Ursino ha riportato una frattura al naso, ematomi al volto e in tutto il corpo e una sospetta lesione alla spalla. I medici del Pronto Soccorso dell'Ospedale Civico gli hanno diagnosticato una prognosi di venti giorni.

Il raid è stato rivendicato con un comunicato inviato via mail a diversi organi di informazione locale. "A pochi giorni dall'arrivo in città di Roberto Fiore, atteso in città per un comizio in conclusione della campagna elettorale - si legge nella email - Massimo Ursino, uomo di spicco e dirigente nazionale del partito Forza Nuova, è stato colpito in modo esemplare mentre passeggiava per le vie del centro. E' stato bloccato, immobilizzato e legato con del nastro adesivo, poi lasciato a terra senza possibilita' di fuggire". 

"Chi afferma che esista una 'minaccia fascista', a Palermo come in tutta la Sicilia - prosegue la nota - dovrà ricredersi: questi uomini di poco conto appartenenti a formazioni neofasciste, che fanno di razzismo e discriminazioni il loro manifesto politico nonchè la costruzione della loro identità forte e battagliera, si sgretolano in men che non si dica sotto i colpi ben assestati dell'antifascismo. Infatti non sono in grado di difendere sè stessi, figuriamoci di attuare il loro programma politico. 

I fatti avvenuti oggi sono la dimostrazione del fatto che sul territorio palermitano esiste chi ripudia il fascismo e non ha timore di lottare per bloccarlo e schiacciarlo, a partire da questi protagonisti del forzanovismo, guerrieri a parole, violenti nelle immagini che evocano forse, ma incapaci di proteggere la propria incolumità e di conquistare qualsiasi forma di potere politico. Palermo è antifascista, nelle pratiche e nella quotidianità di chi la vive. A Palermo non c'è spazio per il fascismo". 

Indagini sono in corso da parte della Digos per identificare gli autori del raid che è stato ripreso con un telefonino da una ragazza che faceva parte del gruppo di aggressori. Le immagini sono particolarmente cruente. Nel video, pubblicato su You tube, si sente la ragazza che cerca di tranquillizzare i passanti terrorizzati: "Tranquilli, è solo una scherzo...".

Il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale ha rimpatriato dalla Germania, un’importante scultura del I sec. d.C., raffigurante la divinità greca, rubata nel 2011 dall’Università di Foggia.

Il 30 gennaio 2018 è stata rimpatriata da Monaco di Baviera (Germania) la scultura archeologica in marmo, del I sec. d.C., acefala, raffigurante la dea greca dell’amore Afrodite.

L’indagine dei militari della Sezione Archeologia del Reparto Operativo del Comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC) nasce da attività di monitoraggio del mercato antiquariale, sia nazionale che estero, che ha rilevato, nel 2013, una vendita sospetta, presso una casa d’aste bavarese, di un reperto di chiara provenienza italica. Infatti, la successiva comparazione dell’immagine della statua, con quella contenuta della Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita da questo Comando, confermava che il bene era provento del furto, perpetrato nell’agosto 2011, ai danni dall’Ateneo pugliese, come confermato dagli approfondimenti, svolti anche in collaborazione con i funzionari del MiBACT.

Il ritrovamento della statua, del valore commerciale di € 350.000,00, è stato il prologo di un’articolata indagine, che grazie alla consolidata e proficua collaborazione con la polizia tedesca, ha permesso di identificare un trafficante tedesco, solito approdare in Italia, per visionare i reperti scavati illecitamente e scegliere quelli di migliore fattura per le sue attività illegali in Germania. 

Le ulteriori investigazioni hanno permesso di individuare  i soggetti che, spesso, caratterizzano il fenomeno della ricettazione di un reperto depredato dall’Italia: il venditore, in questo caso, un soggetto di Ladispoli (RM), che gestiva un “supermarket” di reperti, sia scavati illegalmente che sottratti, un secondo personaggio che effettuava le consegne all’estero e il destinatario, ovvero il contrabbandiere tedesco, che poi a sua volta, rivendeva al mercato nero, i beni esportati illecitamente.

Nel 2016, tutti i protagonisti di questa vicenda, sono stati tratti in arresto e recuperati oltre 2.500 reperti, tranne la statua di Afrodite, che è stata finalmente restituita al patrimonio culturale italiano a seguito di attività rogatoriale internazionale, promossa dalla Procura della Repubblica di Roma. Quanto prima la scultura potrà essere nuovamente ammirata dal pubblico.

 

 

"Non bisogna pensare che le ricerche di gas al largo di Cipro e le iniziative opportunistiche sulle rocce nel Mar Egeo sfuggano alla nostra attenzione. avvertiamo quelli che hanno superato i limiti a Cipro e nel Mar Egeo di non fare calcoli sbagliati". Lo ha detto il presidente turco recep Tayyip Erdogan, parlando ad Ankara al gruppo parlamentare del suo Akp. Da venerdì, la marina militare di Ankara blocca le trivellazioni della piattaforma Saipem 12000 dell'Eni al largo di Cipro. 

Intanto scontro in Egeo tra guardia costiera turca e greca...  E sale la tensione nel Mar Egeo tra Grecia e Turchia. Le autorità di Atene hanno denunciato che la scorsa notte una pattuglia della guardia costiera di Ankara ha speronato un mezzo dei suoi guardacoste nei pressi di alcuni isolotti rocciosi contesi tra i due paesi. Nello scontro, secondo la denuncia greca, non risultano feriti, ma danni alla nave greca, colpita a poppa dalla prua di quella turca

Le autorità di Atene hanno denunciato che la scorsa notte una pattuglia della guardia costiera di Ankara ha speronato un mezzo dei suoi guardacoste nei pressi di alcuni isolotti rocciosi contesi tra i due paesi. Nello scontro, secondo la denuncia greca, non risultano feriti, ma danni alla nave greca, colpita a poppa dalla prua di quella turca. Erdogan avverte: "Non sottovalutateci" 

Meno di un mese fa la guardia costiera turca ha impedito al ministro della difesa greco Panos Kammenos l’accesso a due isolotti dell’Egeo, da tempo contesi tra Grecia e Turchia. Nel 1996 i due isolotti, rispettivamente chiamati Kardak in turco e Imia in greco furono testimoni di un vero e proprio conflitto a fuoco tra i due paesi membri della Nato. In quell’occasione fu abbattuto un elicottero greco provocando la morte di 3 membri dell'equipaggio. Il ministro della difesa greco si stava recando sull’isola per rendere omaggio a 3 militari uccisi. 

Secondo un comunicato dello stato maggiore turco nel corso dell’operazione le navi turche hanno impedito il passaggio alla nave Nikiforos della marina greca e a un battello della guardia costiera greca. Questo nuovo episodio segue una serie di confronti tra mezzi militari dei due paesi che ha visto una notevole escalation nelle ultime settimane. Nei giorni scorsi, nel corso del Word Economic Forum a Davos, il Primo ministro greco Alexis Tsipras ha dichiarato che la Grecia deve fare fronte nel Mediterraneo alla sfida di convivere con un vicino "aggressivo" come la Turchia. La tensione tra Grecia e turchia risente anche della crisi in Siria dove è in corso un operazione militare turca contro il cantone di Afrin e il Rojava, un'entità territoriale autonoma, di etnia prevalentemente curda, che mantiene buoni rapporti con il governo greco guidato da Alexis Tsipras.

"Non ci aspettavamo che accadesse perché siamo assolutamente molto dentro l'Economic zone di Cipro, dove abbiamo già perforato dei pozzi in analoghe condizioni e non ci è successo assolutamente niente", ha detto l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, parlando dal Cairo a Rainews24 riguardo alla nave Saipem bloccata a Cipro dalla Turchia. 

"Probabilmente la tensione è salita per altri motivi - ha osservato - e quindi la nave è stata bloccata. Stiamo aspettando, so che è un discorso che ci riguarda ma non direttamente con gli interventi, perché è un discorso fra Paesi: fra Cipro, la Turchia, la comunità europea, l'Italia. Penso che stiano discutendo a quel livello. 

Noi aspettiamo. Chiaramente non possiamo aspettare per sempre. La sorpresa è che siamo nelle acque di Cipro".

Insomma la tensione provocata dalla Turchia contro Italia Grecia Cipro UE e questa :

La marina militare turca ha fermato il viaggio della Saipem 12000, la piattaforma dell'Eni, che si stava dirigendo verso Cipro per iniziare operazioni di trivellazione su licenza del governo di Nicosia.

Una mossa a sorpresa, annunciata dal ministro degli esteri cipriota e confermata dal gruppo petrolifero italiano, che arriva dopo le parole del presidente turco Recyp Erdogan che, all'indomani della sua visita in Italia, si era detto contrario alle operazioni del gruppo "nel Mediterraneo orientale". "I lavori (di esplorazione) del gas naturale in quella regione rappresentano una minaccia per Cipro nord e per noi", aveva sottolineato lo stesso presidente spiegando di aver espresso, nella sua missione a Roma la scorsa settimana, le "preoccupazioni turche" al presidente Sergio Mattarella e al premier Paolo Gentiloni.

La nave della Saipem, conferma l'Eni, "ha dovuto interrompere il viaggio verso una nuova location da perforare in quanto bloccata da alcune navi militari turche con l'intimazione a non proseguire perché sarebbero in corso attività militari nell'area di destinazione". La nave ha così "prudentemente eseguito gli ordini e rimarrà in posizione in attesa di un'evoluzione della situazione.

La Saipem 12000 ha in programma attività di perforazione per conto di Eni nel blocco 3 nelle acque della Zona Economica Esclusiva della Repubblica di Cipro", ricorda il gruppo. Da parte sua il ministro degli esteri di Nicosia, Ioannis Kasoulides, ha fatto sapere - secondo quanto riportato dall'Ap - che Cipro è in contatto con la società e con il governo italiani.

La Farnesina ha fatto sapere che segue al più alto livello, in raccordo con le proprie rappresentanze diplomatiche a Nicosia e Ankara, la vicenda della nave. Il ministero degli Esteri, secondo quanto appreso, sta percorrendo tutti i possibili passi diplomatici per risolvere la questione.

L'Eni è presente a Cipro dal 2013 e detiene interessi in sei licenze situate nell'acque economiche esclusive della repubblica (nei Blocchi 2, 3, 6, 8, 9 e 11), cinque in qualità di operatore. Solo qualche giorno fa il gruppo ha annunciato di aver effettuato una scoperta di gas nel Blocco 6, nell'offshore di Cipro, attraverso il pozzo Calypso 1. Si tratta - è stato spiegato - di una promettente scoperta di gas e conferma l'estensione del tema

La marina militare turca ha fermato il viaggio della Saipem 12000, la piattaforma dell'Eni, che si stava dirigendo verso Cipro per iniziare operazioni di trivellazione su licenza del governo di Nicosia.

Una mossa a sorpresa, annunciata dal ministro degli esteri cipriota e confermata dal gruppo petrolifero italiano, che arriva dopo le parole del presidente turco Recyp Erdogan che, all'indomani della sua visita in Italia, si era detto contrario alle operazioni del gruppo "nel Mediterraneo orientale". "I lavori (di esplorazione) del gas naturale in quella regione rappresentano una minaccia per Cipro nord e per noi", aveva sottolineato lo stesso presidente spiegando di aver espresso, nella sua missione a Roma la scorsa settimana, le "preoccupazioni turche" al presidente Sergio Mattarella e al premier Paolo Gentiloni.

La nave della Saipem, conferma l'Eni, "ha dovuto interrompere il viaggio verso una nuova location da perforare in quanto bloccata da alcune navi militari turche con l'intimazione a non proseguire perché sarebbero in corso attività militari nell'area di destinazione". La nave ha così "prudentemente eseguito gli ordini e rimarrà in posizione in attesa di un'evoluzione della situazione.

La Saipem 12000 ha in programma attività di perforazione per conto di Eni nel blocco 3 nelle acque della Zona Economica Esclusiva della Repubblica di Cipro", ricorda il gruppo. Da parte sua il ministro degli esteri di Nicosia, Ioannis Kasoulides, ha fatto sapere - secondo quanto riportato dall'Ap - che Cipro è in contatto con la società e con il governo italiani.

La Farnesina ha fatto sapere che segue al più alto livello, in raccordo con le proprie rappresentanze diplomatiche a Nicosia e Ankara, la vicenda della nave. Il ministero degli Esteri, secondo quanto appreso, sta percorrendo tutti i possibili passi diplomatici per risolvere la questione.

L'Eni è presente a Cipro dal 2013 e detiene interessi in sei licenze situate nell'acque economiche esclusive della repubblica (nei Blocchi 2, 3, 6, 8, 9 e 11), cinque in qualità di operatore. Solo qualche giorno fa il gruppo ha annunciato di aver effettuato una scoperta di gas nel Blocco 6, nell'offshore di Cipro, attraverso il pozzo Calypso 1. Si tratta - è stato spiegato - di una promettente scoperta di gas e conferma l'estensione del tema

 

Il governo italiano sta provando a tenere basso il livello della crisi con la Turchia che ha bloccato al largo di Cipro la piattaforma per esplorazioni dell’Eni “Saipem 12000”. Ma per precauzione ha ordinato alla Marina Militare di spostare nel Mediterraneo Orientale un'unità militare che fa parte della missione Nato “Sea Guardian”.
 
Il comandante dell’unità ha ricevuto ordini chiari: non provare in nessun modo di alzare la tensione con le navi militari turche che bloccano la Saipem, ma essere pronti ad offrire assistenza alla nave-piattaforma e soprattutto coordinarsi con le altre unità militari europee che sono in zona, una fregata greca e una spagnola. In attesa di capire come verrà risolta la contesa, che è già diventata una partita fra la Turchia e tutta l’Unione europea dall’altra, il ministro della Difesa Roberta Pinotti nel frattempo riceve a Roma oggi e domani il segretario alla Difesa americano Jim Mattis.
 
Da sabato il presidente cipriota Anastasiades e il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni si sono messi in moto per coordinare la loro risposta con quella dell’Unione Europea. E oggi la Ue ha lanciato il primo avvertimento a Erdogan: «La Turchia si deve impegnare inequivocabilmente a mantenere relazioni di buon vicinato e a evitare qualunque fonte di frizione, minaccia o azione verso uno Stato membro che possa danneggiare le buone relazioni e impedire una definizione pacifica delle dispute», ha detto una portavoce. Che aggiunge: «La Ue sottolinea la necessità di rispettare la sovranità degli Stati anche nei loro confini marittimi e aerei».
 
Lo scontro sulla piattaforma Saipem è nato venerdì scorso quando la marina turca ha intimato alla nave di non entrare nelle acque del “blocco di esplorazione 3” della “Zona Economica Esclusiva” cipriota. Ankara contesta a Cipro la possibilità di sfruttare liberamente quelle acque finché non ci sarà un accordo con la parte settentrionale di Cipro, quella “Repubblica Turca di Cipro Nord” che è riconosciuta appunto soltanto dalla Turchia.


Una spiegazione di quanto è stato deciso dal presidente Erdogan può ricavarsi da un ammiraglio turco in pensione, Cem Gurdeniz citato dall’agenzia “Aki”. Secondo Gurdeniz, il blocco imposto alla Saipem 12000 è una dimostrazione di forza della Marina turca che non farà marcia indietro sulla questione. «Queste mosse della Grecia e della parte greca di Cipro stanno mettendo alla prova la nostra pazienza e la possibile reazione della Turchia», dice Gurdeniz, secondo il quale se la Turchia dovesse cedere darebbe l'impressione che è disposta a farlo anche su altre questioni. Secondo l'ex ammiraglio, «Grecia e Cipro hanno voluto approfittare del fatto che ora l'attenzione della Turchia è focalizzata sulle operazioni in Siria per lo sfruttamento delle risorse dell'area, evidenziando tuttavia che ogni volta che i due Paesi hanno agito con opportunismo, hanno subito significative perdite territoriali».
 
"Il loro obiettivo è costringere la Turchia nel Mediterraneo orientale a restare confinata tra Antalya e il Golfo di Alessandretta, ma anche far utilizzare la ricchezza naturale del Mediterraneo orientale ai Paesi che vogliono loro. Ma nel 21esimo

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