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Lunedì, 13 Luglio 2020

È in stampa, per i tipi di Progetto Cultura a Roma, Appesa a un filo, di Silvana Palazzo, poetessa e saggista direttrice della rivista Redazione Unical presso l'ateneo calabrese dove ha coordinato le attività del Centro di ricerca e documentazione sul fenomeno mafioso e criminale.
Un lavoro "sul campo", sia didattico che di ricerca, che, in questa nuova pubblicazione, fa da evidente background ai temi trattati.
Si tratta infatti di una raccolta poetica "di genere" concepita durante i giorni del lockdown, in un tempo "frantumato, fatto a pezzi". Ed infatti vi aleggia il tentativo di spiegare il perché di quanto avvenuto e che ci ha costretti alla solitudine. Pensiero e riflessione sono ancora una volta l'anima dei versi dell'Autrice di fronte ad un evento devastante per cui anche la psiche sente la necessità di ricorrere alla parola. 
La poesia può far volare lontano ma nello stesso tempo non fa dimenticare che l'uomo ha delle colpe di quanto accaduto. Può diventare denuncia di responsabilità ma anche narrare tragedie individuali domestiche collettive.
Sono versi in bianco e nero intinti di tenerezza quelli della Palazzo, che qua e là nel volume, si rivolgono a figure femminili, a donne che hanno subito violenza i cui nomi sono Olga, Gloria, Maria Rosaria, Sestina, Jessica, Rose, Pamela, Mary, possono essere delle celebrità come Marilyn o la povera moglie di Althusser, giovani ragazze strette dalla morsa parentelare come Sarah od anche vittime della fatalità come Isabelle.
La scrittura si dibatte fra l'anelito alla valorizzazione della donna con la speranza di realizzare un mondo al femminile che sia di pari dignità e opportunità con quello maschile e le resistenze che a ciò si frappongono sin dagli albori del genere umano.
Un velo di pietà ricopre idealmente le figure nude martoriate laddove si fa riferimento al flagello del femminicidio, mattanza proseguita persino durante il lockdown.
La guerra dei sessi è continuata, alimentata da chi non riconosce alla donna un ruolo pieno nel contesto familiare sociale culturale.
Se intelligenza vuol dire capacità di adattamento alle situazioni che si presentano durante la nostra vita allora la scarsa adattabilità, la ridotta disponibilità di alcuni soggetti maschili a riconoscere innovazioni nella scala sociale favorevoli alle donne ne denota quantomeno rigidità mentale e assenza di volontà nel rinunciare alle posizioni di potere acquisite.
Nei casi estremi si arriva, dalla violenza, fino alla follia della soppressione fisica, all'omicidio, che viene visto come un cruento atto di debolezza.
Bisognerebbe parlare di più delle vittime e la Palazzo lo fa con la poesia, interrogandosi su valori veri come quello del rispetto della integrità e della vita di soggetti storicamente deboli come le donne.
I suoi versi offrono spunti esistenziali, appesi al filo del ricordo di fatti concreti e persone, di emozioni e impressioni, pensieri sospesi che cercano il perché il male a volte debba avere il sopravvento in questa nostra vita vissuta "come le foglie morte d'autunno".

Un volume di Amedeo Furfaro sulla regione edito da The Writer.

È stato appena dato alle stampe da The Writer un volume di Amedeo Furfaro dedicato ad una serie di "teche" tutte calabresi.
"Quali Calabrie. Storie di ieri" è il titolo dell'originale reportage giornalistico a tappe nel passato recente e nel novecento calabrese, di vicende ma anche di risonanze, scenari, immagini che possano meglio delineare l'Idea di Calabria come si è configurata nel tempo, nell'immaginario collettivo, al di fuori degli stereotipi che spesso si è cercato di cucirle addosso.
Il taglio è quello del taccuino personale, dell'agenda che una volta compilata rende meglio il profilo di quell'Idea di Calabria che l''Autore ha maturato nella propria esperienza di operatore culturale di vasti interessi seppure con specifica propensione al campo della musica e dello spettacolo.
In questo sguardo all'interno del ventre popolare borghese ed aristocratico di una terra nobile e selvaggia che il " progresso" ha modificato radicalmente, l'Autore non si attarda su ricami nostalgici. Il suo resoconto è semmai animato, come nel precedente lavoro "Quante Calabrie" (CJC) dal proposito di fornire un quadro che metta in luce, della regione, varie facce che ne sappiano descrivere in modo eloquente la bellezza e la ricchezza antropologica, storica, ambientale e culturale, spaziando dai profili etnici a quelli letterari da quelli professionali agli intellettuali.
Un quadro che è quello che egli stesso ha conosciuto e, in diversi casi, immortalato in alcuni safari fotografici sul territorio in questione alla ricerca di volti luoghi oggetti. 
Il lavoro è una maniera di raccontare la Calabria ritraendo protagonisti noti e anonimi, cose ed manufatti d'arte, architetture e paesaggi, bellezze naturali e storiche, narrando alcune storie di ieri che sono tracce di un passato che un libro può contribuire a far rivivere.

Sono passati 100 anni dalla nascita del grande favolista, nonché unico scrittore italiano vincitore del prestigioso Premio Hans Christian Andersen - il Nobel per la letteratura dell’infanzia -, e ormai 40 anni dalla sua scomparsa.  

Grande maestro della parola e della fantasia, Gianni Rodari ha contribuito ad appassionare adulti e bambini, stimolando la creatività con storie semplici e immediate.

Il Parco archeologico del Colosseo – partecipando ai festeggiamenti ufficiali per il centenario della nascita (www.100giannirodari.it) - omaggia lo scrittore che, nella raccolta “Favole al telefono”, ha inserito, tra i tanti valori, quello universale del patrimonio culturale. 

È questa la morale della favola “L’uomo che rubava il Colosseo”, dedicata al monumento iconico per antonomasia, “patrimonio dell’umanità”. 

Di chi è il Colosseo ce lo insegna la favola di Rodari che, per l’occasione, il PArCo ha deciso di regalare ai più piccoli, invitati in questi giorni a conoscere ed esplorare i suoi monumenti da casa attraverso gli account social e il sito web.

A consegnare il dono nelle loro mani sarà, idealmente, l’attore Vinicio Marchioni, che ha raccolto l’invito a prestare la sua voce per leggere il testo della favola, liberamente illustrata dalla matita di Silvio Costa, già autore per il PArCo del fumetto “Semplicemente Mitico!”.

Protagonista del racconto è un uomo che non ammetteva di dover condividere con altri la bellezza del Colosseo; sarà proprio un bambino, dopo una vita spesa nel tentativo di rubarlo, a fargli riscoprire il significato universale della parola “nostro”.

“È soprattutto in questo momento in cui il patrimonio culturale si trova dietro ad alti cancelli, necessari per fronteggiare i pericoli di una emergenza sanitaria che ha imposto il distanziamento sociale, che si fa più forte e potente il valore della parolanostro’” – afferma con convinzione Alfonsina Russo, Direttore del Parco archeologico del Colosseo. “La favola di Gianni Rodari insegna il significato della condivisione, ristabilisce il ruolo del Bene culturale come patrimonio di tutti e per tutti, a partire dai bambini. Sono loro i protagonisti del futuro, la nostra eredità, ed è a loro, ancora di più in questi giorni, che dobbiamo trasmetterne il valore universale”.

E ai bambini è dedicato il fumetto che il PArCo pubblicherà venerdì 15 maggio sul proprio sito web e sui canali social @parcocolosseo in due appuntamenti: alle ore 17.00 sarà disponibile sul sito web il link https://parcocolosseo.it/education/ da cui scaricare il fumetto, sia nella versione in bianco e nero, sia nella versione a colori; alle ore 21.00 sui profili social @parcocolosseo sarà possibile guardare il video e ascoltare la lettura della favola con la voce di Vinicio Marchioni.

La versione a colori del fumetto è un dono del Colosseo per ogni bambino; quella in bianco e nero è un dono che ogni bambino farà a un proprio coetaneo.  Tutti i bambini sono infatti invitati a riscrivere alcuni passaggi mancanti della favola, integrandone il testo in base alla loro fantasia, colorando la versione in bianco e nero.

Entro il 30 giugno le copie in bianco e nero, colorate e integrate, ognuna corredata dal nome di ogni bambino e dal recapito e-mail dei genitori, e opportunamente scansionate, potranno essere inviate alla casella di posta Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Quando l’emergenza sanitaria lo consentirà, chi lo preferisse, potrà spedire la copia originale del fumetto colorato da ogni bambino entro una busta chiusa all’indirizzo Parco archeologico del Colosseo, Piazza Santa Maria Nova 53, 00186 Roma, o, in alternativa, consegnarlo direttamente agli uffici del Colosseo (tutti i giorni, in orario 9.00 – 18.00) dove, al cancello riservato ubicato accanto al normale ingresso del pubblico, sarà collocata una speciale scatola per la raccolta (per info, si prega nel caso di contattare il numero 06 774 0091).

Tutti i bambini che avranno inviato i loro elaborati, accompagnati da un genitore, saranno invitati a vedere i loro fumetti “reinterpretati” esposti in mostra, non appena il Colosseo avrà di nuovo riaperto le porte e le condizioni di sicurezza lo consentiranno; con la ripresa delle attività educative, infine, in occasione del prossimo anno scolastico, copie del fumetto colorato dai bambini saranno distribuite in omaggio a tutti quei bambini che prenderanno parte alle attività didattiche del PArCo.

 

Bianca Rita Cataldi, laureata in filologia, diplomata al conservatorio, editor, correttrice di bozze e traduttrice è anche autrice giovanissima di respiro internazionale. Alle spalle ha già numerose pubblicazioni e diversi riconoscimenti. Il suo nuovo romanzo “Acqua di sole”, il secondo edito da Harper Collins, non tradisce le aspettative del suo pubblico e non smette di stupire col suo “tocco” appassionato, coinvolgente e mai banale. 

“La vita è ciò che viene prima della morte”: una certezza incrollabile all’inizio del romanzo e un evento che subito capovolge i termini del discorso, ed è un bambino a prenderci in contropiede dandoci una prospettiva nuova: “Forse la vita poteva anche venire dopo la morte, dopo il respiro sospeso, dopo l’assenza”. I bambini spesso sono portatori di quelle piccole verità che mettono gli adulti con le spalle al muro. Una scelta forte per l’inizio di questo romanzo. Raccontaci il perché.

Mi è sempre piaciuto scrivere dal punto di vista dei bambini perché la loro è una prospettiva pulita, scevra da tutti i condizionamenti e anche dalle paure dell’età adulta. Il bambino si chiede il perché di ogni cosa ed è molto più obiettivo di un adulto nel darsi le risposte. Magari gli sfuggono le sfumature, senz’altro ci sono cose che è ancora troppo presto per capire, ma al tempo stesso è difficile che un bambino si prenda in giro da solo e si racconti mezze verità semplicemente per paura di affrontare la realtà così com’è. Penso che gli adulti spesso sottovalutino ciò che un bambino prova. Dicono ‘oh, se ne dimenticherà’, e sminuiscono i piccoli, grandi dolori di chi ancora vive nel mondo dell’infanzia. Non penso sia vero: il bambino soffre, gioisce e ricorda, e ciò che prova è alla base della persona che diventerà un giorno.

Gesti dal sapore antico di cui spesso il braciere è testimone: fondi di caffettiere colmi d’acqua per umidificare l’aria, storie raccontate ai bambini dinanzi al fuoco, la cerimonia del bucato. I Gentile, uno scorcio di umanità vero, onesto, brillantemente caratterizzato, del quale si sente nostalgia man mano che la narrazione va avanti. La stessa nostalgia che attanaglia Adriano Fiorenza ogni volta che la semplicità si fa accoglienza. È il troppo benessere che ci fa perdere di vista l’essenziale?

Purtroppo sì, molto spesso. Siamo abituati a ottenere tutto e subito, a comprare tutto ciò che ci serve senza pensarci neppure un secondo. Per hobby, mi piace lavorare a maglia e all’uncinetto. Quando ho iniziato, ho dovuto cominciare per necessità di cose dalle noiosissime sciarpe, dai cappellini sbilenchi e dalle presine. Un’amica un giorno mi ha detto «Ma perché non fai i maglioni?» e io sono cascata dal pero perché, semplicemente, non ero pronta per i maglioni: ci vuole tempo. Abbiamo fretta, sempre. Fretta di raggiungere i nostri obiettivi, solo per poi accorgerci che, adesso che li abbiamo raggiunti, abbiamo bisogno subito di qualcos’altro, altrimenti la vita non avrà più senso. Covid-19 ci ha costretti a scendere a patti con la realtà, a renderci conto che le cose importanti sono altre: stare con le persone che amiamo, raccontarci storie intorno al fuoco, tramandare i ricordi e la vita di generazione in generazione, non dimenticarci delle nostre radici.

I Gentile e i Fiorenza, due paesaggi umani allo specchio. Curiosa la geniale specularità di due scene: il gioco senza età delle cognate Gentile con le palle di neve e quello della zia Betta e la nipote Vittoria con la sabbia. Qual è la reale distanza di queste due famiglie?

Nel profondo, i Gentile e i Fiorenza non sono poi molto diversi. Tutti loro desiderano essere ascoltati, amati per ciò che sono, accettati senza se e senza ma dal resto della famiglia. Ciò che li divide è il contesto sociale e, di conseguenza, la diversa risposta ai loro bisogni. Giulio Gentile invidia i bei denti dritti e bianchi di Adriano Fiorenza e i suoi soldi, ma anche Adriano ha qualcosa da invidiargli: l’amore sincero che lo lega a sua moglie, la semplicità della sua vita apparentemente più felice. Entrambe le famiglie sono insoddisfatte, sebbene per motivi diversi, e ciascuna vorrebbe qualcosa che l’altra ha, che è un po’ il destino di ogni uomo.

Margherita, Maria, Elisa. Donne diverse ma che con la loro dignità e la loro bellezza ci fanno riflettere. Siamo abituati a pensare che la “modernità” sia sinonimo di “progresso” ma spesso non è così. C’è della preziosità da conservare nella nostra storia perché ci sia vero progresso. Cosa ha perso oggi la donna rispetto al passato e perché?

Non so se l’ha già persa, ma forse rischia di perdere la sua naturalità, l’attaccamento alla terra e alle radici e, soprattutto, un ‘centro’ che si mantenga costante. Siamo costantemente bombardate dai media che vorrebbero dirci come dovremmo essere, anche dal punto di vista fisico. Per anni si è parlato delle modelle scheletriche e, adesso che finalmente abbiamo le modelle curvy, il bullismo si fa al contrario. Ora c’è il/la tipo/a X che guarda me, che sono una stecca piatta come una tavola da surf, e mi fa «Che schifo, tutta ossa. Una vera donna ha le curve». Come ti giri e ti volti, trovi un muro. La lotta per l’uguaglianza e per il rispetto è ancora lunga e, se da un lato la consapevolezza di ciò ci dà la forza di andare avanti per la nostra strada, dall’altro ci tiene in costante tensione. Dobbiamo tenere gli occhi aperti, vigilare su ciò che ci viene detto e fatto, filtrare le informazioni che riempiono i social. È una bella fatica, ma ne varrà sempre la pena.

Cito testualmente: «Quello fu il primo di una lunga serie di pomeriggi caratterizzati dalla quiete profonda che soltanto l’infanzia può regalare […]. La sensazione di essere al sicuro, come sottovetro, in un mondo protetto che niente e nessuno avrebbe potuto scalfire». La libertà, la vita, la morte, il pericolo. Il rischio di vivere sembra non tocchi il mondo dell’infanzia, ma in verità, nel tuo libro, sembra che solo i bambini non abbiano paura di assumersi il rischio della vita. È per questo che non siamo più capaci di assumerci i rischi di una vita piena? Perché non abbiamo saputo conservare il nostro “bambino interiore”?

Molto probabilmente sì. Non sono un’esperta, ma secondo me risolveremmo gran parte dei nostri problemi se ci ricordassimo di essere stati bambini e se, di tanto in tanto, ci chiedessimo se il bambino che siamo stati sarebbe orgoglioso di ciò che siamo diventati. Da bambina, intorno agli otto anni, ho scritto una lettera alla me adulta, da leggere dieci anni dopo. Quando l’ho letta, mi sono sentita felice perché quella Bianca lì, nella sua lettera dal passato, mi aveva scritto che avrei dovuto avere ‘i capelli lunghissimi’ (mia madre voleva che li portassi corti, all’epoca) e che avrei dovuto scrivere libri, e avevo tenuto fede alla promessa. Certo, poi mi immaginavo anche sposata a vent’anni, ma insomma... A volte i desideri e i sogni cambiano nel tempo, ed è giusto che sia così. Al tempo stesso, però, è importante chiedersi cosa farebbe il bambino che siamo stati, al nostro posto. Quel bambino, molto spesso, custodisce la risposta alle nostre domande.

Acqua di sole, un titolo che riassume perfettamente la bellezza contenuta in questo romanzo. Da un lato ricorda il gesto di lasciar scaldare l’acqua ai raggi del sole per lavare i bambini, dall’altro richiama il nome di una nota fragranza, evocando un mondo fatto di benessere. In sé, però, ha la delicatezza di due elementi, l’acqua e la luce, che ci riassumono un po’ la metafora della vita: la morte non è una sola e dopo ognuna di esse ci può essere la vita, la sofferenza ha un senso, la vita in tutte le sue sfumature, porta sempre con sé la luce. Ora dicci la tua: come mai questo titolo?

All’inizio, come spesso accade, avevo in mente un titolo diverso, ma non mi convinceva e sapevo che in seguito l’avremmo cambiato. Acqua di sole era già presente nel romanzo, proprio come il titolo della fragranza, per l’appunto. Un profumo che segna un momento importante nella vita di Adriano Fiorenza e, indirettamente, delle due famiglie. Durante il lavoro di editing, abbiamo deciso che questo titolo sarebbe stato più adatto a rappresentare il mondo dei Fiorenza e dei Gentile, la loro corsa verso la luce e l’importanza del profumo e dei fiori nelle loro vite. Mi piace il leggero ossimoro tra acqua e sole. Sembrano incompatibili, a una prima occhiata. Proprio come i Fiorenza e i Gentile.

 

 

 

A questa domanda risponde il documentato saggio del sociologo americano Rodney Stark, «Il Trionfo del cristianesimo. Come la religione di Gesù ha cambiato la storia dell'uomo ed è diventata la più diffusa al mondo», Lindau (Torino, 2012). Una domanda ancora più precisa si pone nel libro: «Come ha fatto un'oscura setta ebraica a diventare la più diffusa religione nel mondo?». E' sorprendente ci tiene a precisare Stark: «Gesù svolse quasi tutto il suo ministero in Galilea e quando fu crocifisso aveva solo qualche centinaio di seguaci».

Al testo di Stark è stato conferito il premio“World Magazine”, come miglior libro 2012. Il sociologo americano fornisce in 643 pagine, risposte a vecchie domande, proponendo inedite interpretazioni, documentandoli, di eventi storici molto discussi.

L'opera è divisa in sei parti. Nella I (la vigilia di Natale) indaga sul contesto religioso, in cui si è sviluppato il cristianesimo. Si descrive il mondo pagano all'interno dell'impero romano che deve confrontarsi con i vari conflitti generati dai molti giudaismi, dagli esseni ai zeloti. La fonte più importante per questo periodo è lo storico e avventuriero ebreo del I secolo, Flavio Giuseppe (37-100 ca.).

La società ebraica quella in cui è vissuto Gesù, era monoteista e dava molta importanza alla scrittura. C'erano studiosi, maestri, profeti, ma anche terroristi. «Questa minuscola società di ebrei ai margini dell'impero procurò a Roma più difficoltà di qualunque altra provincia. Si potrebbe persino dire che alla fine fu Gerusalemme (benchè distrutta da Tito nel 70 d. C.) a conquistare Roma».

Nella II parte (Cristianizzare l'Impero) si comincia a descrivere la vita terrena di Gesù con riferimenti ai vangeli, poi si passa al movimento di Gesù, alla missione presso gli ebrei e i gentili. Il gruppo principale risiedeva a Gerusalemme, nel giro di un anno si era formata una congregazione a Damasco e poi forse a Roma.

«A differenza del paganesimo, - scrive Stark – il cristianesimo offrì agli ebrei della diaspora una chance di conservare potenzialmente intatto il loro capitale religioso [...]».

In queste pagine Stark demolisce la credenza tradizionale che la Chiesa degli inizi fosse composta di persone reclutate fra gli strati sociali più bassi. Invece come capita spesso ai vari movimenti religiosi, «il primo cristianesimo esercitava un forte richiamo sulle persone privilegiate». Lo stesso Gesù probabilmente proveniva da un ambiente ricco. Interessanti gli aspetti sociali presenti nel 6° capitolo del libro, qui Stark si occupa delle miserie della vita quotidiana delle città greche-romane. Il capitolo sottolinea la mentalità cristiana, fondata sulla misericordia, sulla compassione, capace di alleviare la sofferenza del mondo e per questo i cristiani imitando Cristo, riuscivano a vivere più a lungo dei pagani.

Un altro fattore importante è che il cristianesimo ha conquistato maggiormente le donne.

«In un mondo romano, con una maggioranza di maschi, fra i primi cristiani le donne erano molto più numerose degli uomini. Questo perchè i cristiani non 'scartavano' i neonati femmine e le donne cristiane non avevano un elevato tasso di mortalità dovuto ad aborti praticati in un mondo privo di conoscenze scientifiche e di cure mediche adeguate». Tuttavia secondo Stark, si registra una maggiore presenza femminile nel cristianesimo proprio perchè le donne erano più inclini degli uomini a convertirsi.

Negli ultimi due capitoli della II parte il testo affronta le persecuzioni dei cristiani sotto l'imperatore Nerone, Diocleziano. E qui Stark offre le sue originali tesi in merito al numero totale delle vittime causate dalle persecuzioni e interessanti riflessioni sul martirio, il culto dei santi. Sostanzialmente l'autorità di Roma fu sconfitta dai martiri.

La III parte del libro (Consolidare l'Europa cristiana) parte dalle implicazioni sociali sul mondo romano in seguito alla conversione di Flavio Valerio Aurelio Costantino, anche se qualche storico come Burckhardt l'ha messa in dubbio. Per questi storici c'era solo ambizione e sete di potere, poca religiosità.

Tuttavia alcuni storici recenti hanno considerato Costantino, un imperatore che scelse il cristianesimo anche perchè a quei tempi era la religione della maggioranza dei residenti a Roma. Certamente ha influito molto anche il ruolo di sua mamma Elena, profondamente cristiana. Un curioso particolare viene accuratamente descritto da Stark, si tratta del funerale di Costantino, ben “preparato” e poi soprattutto la costruzione del santuario a lui dedicato.

Certo Costantino costruì tante chiese, non solo a Roma, ma anche in Terrasanta, donò tante proprietà e tanto oro alla Chiesa. Costantino rese le Chiese con i loro vescovi più autorevoli e più ricche. Non perseguitò il paganesimo, per molti anni i due credi vissero insieme. Infatti scrive Stark, «La Chiesa non sfruttò il suo prestigio ufficiale per reprimere il paganesimo, né lo fecero gli imperatori a nome della nuova religione. Il paganesimo riuscì a sopravvivere relativamente indisturbato per secoli dopo la conversione di Costantino, e solo lentamente entrò nell'oscurità, mentre nel frattempo riusciva a creare delle nicchie per conservare alcune sue tradizioni all'interno del cristianesimo e vivere ancora fra le masse solo debolmente cristianizzate d'Europa».

A partire dal VII secolo, il cristianesimo si diffuse molto di più nel Nord Africa e in Asia che in Europa. Ma poi arrivò l'assalto dell'islam e così rapidamente scomparve da questi territori. Stark fa riferimento oltre alle persecuzioni e repressione, all'aspetto della cosiddetta “tolleranza” musulmana, rispetto alla brutalità cristiana contro gli ebrei e gli eretici. Una tesi sostenuta da Voltaire e Gibbon nel Settecento. Per Philippe Jenkins, il cristianesimo divenne una religione europea perchè l'Europa era il solo “continente in cui non era stato distrutto”.

Il 13° capitolo è dedicato alle Crociate, sostanzialmente si tratta della risposta dell'Europa alla impossibilità di poter visitare i Luoghi Santi dove era vissuto il Signore. In sintesi per il sociologo statunitense, «i crociati non erano avidi colonialisti, ma marciarono verso Oriente per motivi religiosi e correndo gravi rischi e con un costo personale enorme. Molti finirono in bancarotta consapevolmente e pochi di loro fecero ritorno».

L'idea negativa sulle crociate è nata con il cosiddetto Illuminismo, sempre ad opera di Edward Gibbon e poi soprattutto alla fine dell'800, si sviluppò il mito della cristianità espansionista, imperialista che brutalizzò e saccheggiò colonizzando un islam tollerante e pacifico. Prima i musulmani non avevano mostrato grande interesse per le Crociate. Nel 1999, addirittura il “New York Times”affermava solennemente che le Crociate erano paragonabili alle atrocità compiute da Hitler o alla pulizia etnica consumatasi nel Kosovo. Sempre in quell'anno, centinaia di protestanti devoti con la scritta “chiedo scusa” in arabo, presero parte a una “marcia di riconciliazione”, dalla Germania alla Terrasanta.

Comunque sia per Stark, le Crociate furono fondamentalmente difensive, una risposta armata alle continue provocazioni dei musulmani. Un aspetto su cui si è insistito spesso, è quello economico. Si andava alla crociata per arricchirsi, totalmente falso. «Partecipare a una crociata era costoso e i costi erano sostenuti dagli stessi crociati, dalle loro famiglie, dai loro signori e, in modo crescente dopo la fine del XII secolo, da tasse imposte alla Chiesa in Occidente». Anche i numerosi castelli e fortificazioni costruiti dai crociati per controllare il territorio nelle vaste aree della Terrasanta erano il frutto di tasse locali provenienti dall'Europa.

Era evidente che i costi delle Crociate erano enormi: i re, i principi, i duchi, i baroni e i conti che si arruolarono per le spedizioni, molti di loro vendettero in tutto o in parte i loro patrimoni. Potremmo continuare a raccontare le motivazioni morali, religiose e sociali che spinsero tutto un popolo a partecipare a questi veri e propri pellegrinaggi armati per liberare il Santo Sepolcro.

La IV parte del libro (Correnti Medievali) indaga sui vari giudizi negativi di certi storici che sostengono che l'ascesa del cristianesimo abbia aperto a molti secoli di ignoranza dopo la caduta dell'Impero Romano. «Il lavoro di alcuni storici recenti mostra non solo che il cristianesimo non ha causato i “Secoli bui”, ma che niente lo ha fatto, perché i “Secoli bui” non sono mai esistiti, e quest'epoca fu invece un periodo di rapido e notevole progresso».

Quelli che hanno denigrato l'età di mezzo (Medioevo), sono stati sempre i soliti, Voltaire, ma anche Rousseau. Sostanzialmente hanno fatto una narrazione dei dieci secoli, in maniera distorta. Per loro sono stati un tempo di barbarie, di ignoranza e di superstizione. Tuttavia per parlare di questi secoli bisogna abbandonare i pregiudizi, occorre liberarsi dallo schema interpretativo che troviamo in ogni testo scolastico dedicato alla storia occidentale. Le quattro ere principali sono: 1 l'antichità classica; 2 i Secoli bui dominati dalla Chiesa; 3 il Rinascimento-Illuminismo, che aprì la strada ai 4 tempi moderni. Peraltro secondo Stark questo schema interpretativo è stato riconosciuto da molti storici seri come un inganno.

Stark contesta la nozione di progresso insita nel Rinascimento, che sostanzialmente si ritorna indietro, al passato greco-romano, e si rigetta lo stile gotico e tutta l'arte medievale.

«In realtà, fu durante i “Secoli bui” che l'Europa fece il grande balzo in avanti, sul piano tecnologico e intellettuale, che la mise alla guida del resto del mondo».

Anche qui non possiamo soffermarci sui vari aspetti di progresso che hanno contraddistinto il cosiddetto Medioevo, ricordo qualche invenzione: i mulini ad acqua, a vento, la rotazione dei terreni, i camini, l'innovazione rivoluzionaria degli occhiali. L'invenzione del capitalismo, le banche e poi il progresso morale, con l'abolizione della schiavitù. Per non parlare del progresso nella cultura: i musicisti medievali hanno sviluppato la polifonia. L'arte, con le maestose cattedrali gotiche. La letteratura, un nome solo: Dante Alighieri. L'educazione, con la nascita dell'Università, infine la rivoluzione scientifica.

Continuando con le sorprese Stark sostiene che l'epoca medievale non è stata l'”età della Fede”, «nella grande maggioranza dei casi le credenze “religiose” degli europei del Medioevo erano un guazzabuglio di elementi pagani, cristiani e superstiziosi; il popolo all'epoca andava raramente in chiesa; e riponeva maggiore fiducia nella magia delle sagge che nei servizi dei membri del clero».

Altre affermazioni sciocche vengono smascherate: la tesi che la scienza occidentale sia riuscita a sorgere nonostante la Chiesa. Invece «la verità è che la scienza è sorta in Occidente solo perchè il cristianesimo è stato essenziale alla sua nascita».

La V parte (Il Cristianesimo diviso) qui in pratica si mette a confronto le due “chiese”: quella del potere e quella della pietà. La prima era caratterizzata dalla corruzione, la seconda dalla religiosità per la riforma. Stark elenca i nomi che hanno portato avanti la necessaria riforma nella Chiesa a partire da San Francesco a San Domenico, passando per martin Lutero. In questo contesto non si possono dimenticare le persecuzioni dei gruppi religiosi eretici come i Catari, i Valdesi.

Stark fa rilevare come all'interno del cristianesimo europeo, le varie Riforme hanno reintrodotto una robusta diversità religiosa. In gran parte dell'Europa del Nord, il cattolicesimo romano diventa illegale, ma accade la stessa cosa anche a tutte le varietà del protestantesimo. Ognuno diventa Chiesa monopolista e non permette ad altri di professare la propria religiosità.

«Di conseguenza, l'ascesa del protestantesimo non potè migliorare il basso livello di impegno cristiano nella popolazione». Questo accade anche con la Riforma cattolica. Per Stark nonostante tutto, le magnifiche cattedrali continuavano a rimanere abbastanza vuote.

Il capitolo (19) finale di questa parte dedicato all'inquisizione spagnola, definita dai  protestanti soprattutto inglesi come una istituzione mostruosamente sanguinaria e brutale. «Nuove straordinarie ricerche basate sull'accesso agli archivi completi, e altamente dettagliati, dell'Inquisizione spagnola rivelano che l'Inquisizione causò pochissime morti e fu soprattutto una forza a sostegno della moderazione e della misura». Fu proprio l'Inquisizione che mise fine alle varie ondate di caccia alle streghe. E comunque per capire il fenomeno è fondamentale collocarsi in quel periodo storico e soprattutto non interpretarlo con i parametri odierni.

Infine nella VI parte (Nuovi mondi e crescita cristiana) analizza il pluralismo religioso negli Stati Uniti, caratterizzato dalla competizione tra le varie “aziende” religiose. Qui Stark esamina le differenze tra i vari movimenti religiosi, quelli di successo e no. In queste pagine viene smontata la tesi, portata avanti da accademici atei, che la religione deve presto scomparire quando il mondo diventa sempre più moderno.

E nonostante i bassi livelli di partecipazione religiosa in Europa, la religione prospera, forse come mai ha fatto prima.

 

 

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