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Mercoledì, 26 Gennaio 2022

Quando ho iniziato a scrivere questo libro – ci racconta l'autrice Claudia Conte - eravamo in piena pandemia e non avrei mai immaginato di riuscire a presentare il libro con il contributo di uomini dello Stato e delle istituzioni. Questo è un sogno che si avvera e spero che questo sia socialmente utile perché la Mafia oggi opera in maniera silente, ha cambiato pelle ma continua ad essere presente: un tempo c'erano solo usura, traffico di droga, ed estorsioni, oggi si infiltra nell'economia, nella finanza e nella politica, uno dei maggiori pericoli è diventato il Recovery Fund. Secondo dati Istat e Dia la Mafia si è arricchita con il Covid e questo è fonte di grande preoccupazione. Ecco perchè dico che non dobbiamo assolutamente abbassare la guardia soprattutto in vista del trentennale delle stragi di Via D'amelio e di Capaci e del quarantennale dell'introduzione del 416 bis. Bisogna ricordarsi di quanto sia importante non smettere mai di lottare ed è stato bello avere oggi qui testimoni concreti della lotta alla Mafia”.

Così Claudia Conte nella presentazione in anteprima nazionale “La Legge del cuore, storia di assassini, vigliacchi ed eroi” il suo nuovo lavoro  per Armando Curcio Editore, consigliato da Rai per il Sociale. Il romanzo, in libreria da oggi, e uscito in occasione dell'anniversario dei trent’anni (1992-2022) delle stragi di Capaci e di via D'Amelio, in memoria dei due eroi Falcone e Borsellino, uccisi dalla mafia.

L’evento di presentazione del libro, patrocinato dal Ministero della Cultura, si è svolto nella Sala del trono presso Palazzo Altieri, Banco BPM a Roma alla presenza di illustri personalità come il Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, il Prefetto Francesco Messina Direttore Centrale Anticrimine della Polizia di Stato e l’On. Caterina Chinnici, magistrato ed europarlamentare figlia di Rocco Chinnici, che hanno dato il proprio contributo alla creazione del libro realizzandone l'introduzione, la prefazione e la presentazione.

Al tavolo dei relatori il Prefetto di Roma Matteo Piantedosi ed il vice direttore del Corriere della Sera Fiorenza Sarzanini. Saluto conclusivo da parte del Sen. Giuseppe Moles, sottosegretario all'editoria.

L’avevo promesso eccomi con la terza parte. Mentre il secondo anno di pandemia sta per chiudere i battenti, non trovo di meglio che proporre ancora una volta le significative riflessioni del più grande scrittore e giornalista cattolico, Vittorio Messori. Continuo la lettura del magnifico testo, La Luce e le tenebre. Riflessioni fra storia, ideologie e apologetica”, pubblicato lo scorso ottobre dalla casa editrice Sugarco di Milano.

“Appunti per dare ragione della speranza”, questa è la III parte dedicata all’apologetica. Non è una brutta parola. Che cos’è l’apologetica? Significa dare ragione della propria fede, le “ragioni per credere”. “Apologetica, nel senso vero, significa usare quel gran dono che Dio ha voluto farci: quello, cioè, della ragione che indaga, scruta, precisa (e se necessario, difende) i motivi per ‘scommettere’ sulla verità del Vangelo e sulla necessità di far parte di una comunità che, nei sacramenti, concede a ogni uomo che lo desideri di entrare in contatto addirittura fisico col Dio incarnato”. Dunque, penso che sia importante per noi cattolici, cristiani, impegnati, fare apologetica e soprattutto unirsi, non disperdere quelle poche forze, senza settarismi.

Con la nota 122, Messori parte subito, non dico a testa bassa, ma certamente come paladino per la “buona battaglia”, sulle orme di San Paolo. Di fronte all’ennesimo film blasfemo e oltraggioso della Chiesa Cattolica, come Magdalene, film inglese, costruito apposta per dare un’immagine odiosa dell’educazione cattolica. Messori auspica che la Chiesa, il cattolicesimo avrebbe bisogno di una “Antidefamation League”, sul modello (spesso implacabile) datasi da molto tempo dall’ebraismo. Certamente lo scrittore cattolico non intende coartare la libertà di espressione di chiunque, ma per quanto riguarda le bugie, le imprecisioni interessate, gli errori di fatto, sarebbe opportuno, “tolleranza zero”. Chiaramente qui si potrebbero fare diversi esempi, di come certa stampa, mainstream anticlericale usa gettare fango sulla storia della Chiesa a cominciare dall’eterno e noiosissimo tormentone, “caso Galileo”. Si sostiene che il pisano fu torturato, gettato in prigione e che gli fu impedito di lavorare. Oppure su un altro luogo comunissimo, dove si afferma che le vittime dell’Inquisizione furono milioni e altrettante le streghe o gli omosessuali bruciati dai preti. Per tutti questi luoghi comuni, Messori auspica uno studio serio, dove questi mistificatori della vera Storia siano messi di fronte alla realtà dei fatti. E’ un lavoro indispensabile che oltre allo stesso Messori stanno facendo da anni alcuni studiosi, ma ancora sono pochi.

Ecco occorrerebbe una struttura, uno staff di esperti, studiosi, storici, fiancheggiati da avvocati, non per forza deve scaturire dai vertici della Chiesa, anzi, sarebbe auspicabile che nascesse dalla base, una iniziativa “privata” dei laici impegnati, senza “vescovi pilota”, così come sono nate le associazioni del Family Day.

Sempre con spirito polemico, di sana critica, Messori si occupa dei “profeti del nostro tempo”, intorno al carrozzone del cosiddetto Premio Nobel, conferito addirittura a uno come Dario Fo, che non ha mai scritto niente, “un vecchio guitto demagogo che ha campato per decenni di proclami ‘antifascisti’ di esaltazione della Resistenza ma che, finché ha potuto, ha cercato di nascondere (in questo sull’esempio del suo collega nel Premio, Gunter Grass, volontario nelle SS) di essersi presentato come volontario nei paracadutisti della Repubblica Sociale e di avere dunque combattuto i partigiani”. Tra questi “Santi laici”, Messori annovera Al Gore, guru verde, che hanno dato il premio per la Pace, che predica bene ma razzola malissimo. Tra questi c’è anche l’amico di Messori, l’ex seminarista di Cuneo, Piergiorgio Odifreddi, che ha scritto, “Perché non possiamo dirci cristiani (e meno che mai cattolici)”, come tanti altri anche lui viene da una famiglia molto religiosa, per questo è stato battezzato col nome Piergiorgio, in onore di Frassati. Odifreddi sostiene Messori, come altri ex seminaristi, hanno bisogno di vendicarsi del loro passato.

Passiamo a un tema meno impegnativo, si fa per dire, sapete che cos’è il juego de la pelota. Si praticava nelle culture precolombiane. Poiché le guerre, in quelle zone, erano continue e terminavano in stragi reciproche, si è trovato un modo per limitare la mattanza. Si pensò di far combattere due squadre di giovani che si contendevano una palla di legno. Chi vinceva scotennava i vinti e poi venivano uccisi tutti. E poi si continuava per nuove partite. Arrivarono i conquistadores spagnoli, che non erano signorine, misero fine a questo tipo di sport.

Siamo ancora in clima natalizio, Messori ci racconta un aneddoto commerciale. La Rossmann, una catena di supermercati tedesca ha dovuto togliere dal mercato il Babbo Natale che aveva una mano alzata e indicavano l’alto, un richiamo intollerabile per i laicisti, peraltro un braccio alzato, abbastanza equivoco, che ricordava il saluto detto “romano”.

Andando a scuola da Marco Pannella, naturalmente con prudenza, Messori sottolinea come il Partito Radicale, nonostante il suo esiguo consenso elettorale è riuscito a far passare che ogni desiderio che diventi diritto, ogni capriccio ha diritto di cittadinanza. Praticamente da minoranza nel Paese, sono riusciti a far passare divorzio, aborto e ora è probabile anche l’eutanasia. Per Messori, i cattolici devono meditare su questo, devono rileggere alcuni passi del Vangelo: il granello di senape, il piccolo gregge, il pizzico di sale, il misurino di lievito. Dobbiamo renderci conto che si può essere minoritari senza essere marginali.

Nel bene e nel male sono sempre le minoranze attive a fare la Storia. Non fecero così anche quei quattro gatti, ma fanaticamente motivati, dei giacobini, che inocularono nella storia dei virus che ancora agiscono e sono anzi divenuti patrimonio comune di tutto l’Occidente?”

Messori continua in questa riflessione dei pochi che possono trascinare i molti, “ma solo se quei pochi hanno un pensiero, una prospettiva, una visione del mondo, una passione di convincere”. Ma è proprio quello che manca al mondo cattolico, ridottosi a una melassa che ricicla, per giunta in ritardo e con un surplus di moralismo e di sentimentalismo, il pensiero egemone politicamente corretto. A questo proposito Messori si interroga: “come e quanto incidono sul vissuto le 25.000 omelie pronunciate in Italia ogni domenica?” Come fare a riscoprire quel che un tempo si chiamava apostolato? E ancora si domanda: “Come passare dalla difesa, spesso lagnosa e vittimista, all’azione che fermenti la società, se non riusciamo a proferire altro che moralismi ed auspici edificanti quanto impotenti, roba da messaggio di fine anno di presidente della repubblica?”

Cerco di proseguire più spedito. I temi storici come quelli dell’inquisizione sono stati da sempre dibattuti, ma quasi sempre però senza riuscire ad avere un corretto racconto storico. Messori cita il pataccaro Dan Brown con il suo Codice da Vinci. In 350 anni le vittime dell’inquisizioni non furono milioni, ma circa trentamila, certo un numero terribile. Tuttavia, la mattanza si concentrò soprattutto nei Paesi luterani, calvinisti, anglicani. E la caccia non era rivolta contro il sesso femminile in quanto tale.

Alla nota 136, il nostro, si occupa delle dispute progressiste e di quanto resta di quel vecchio progressismo post-conciliare, composto ormai da settantenni e ottantenni, vedovi della contestazione postconciliare. In questo contesto affronta la questione ecumenica, tema sterile, affidato ad esperti, professori, parolai in genere che rappresentano sé stessi. Qui Messori tratta del “profeta Ratzinger”, che si interroga sul futuro della Chiesa, che partecipò al Concilio Vaticano II e si accorse del travisamento dei documenti conciliari, della loro manipolazione, dell’interpretazione faziosa, fino ad arrivare a immaginare uno “spirito del Concilio”. Ratzinger passava come “progressista”, dopo il libro con Messori, “Rapporto sulla fede”, diventò il cardinale “convertito alla reazione”. Alla domanda, perché avesse cambiato prospettiva, lasciando gli amici di un tempo (campo progressista), Ratzinger rispose deciso: “non sono cambiato io, sono cambiati loro”.

Nonostante lo spirito del Concilio, negli anni sono scomparsi ordini religiosi e case religiose che chiudono, come quella dei frati della Val di Susa. In sette secoli, guerre, invasioni, distruzioni, non erano riuscite a spegnere in quelle quattro mura la vita religiosa. Ciò che non è riuscito ai tiranni, ai persecutori, è riuscito alla cultura secolarizza dei senza Dio dell’Occidente.

Il post-Concilio ha favorito la desertificazione delle vocazioni religiose. Messori ne parla alla nota 152. Il tormentato rinnovamento postconciliare di statuti e costituzioni si è rivelato incapace di attirare nuove vocazioni: anzi in certi casi, le ha rese ancor più improbabili”. Il tema viene approfondito in tutti i suoi aspetti da Messori.

Al numero 139, Messori ricorda il “filosofo dimenticato”, il colombiano di Bogotà, Nicolas Gomez Davila, che ci ha lasciato un’enorme quantità di aforismi, tutti folgoranti di intelligenza e profondi di dottrina. Davila è stato ovviamente ignorato da certa “cultura” clericale. Non si poteva tollerare uno che diceva: “la religione non è nata dall’esigenza di favorire l’impegno sociale, così come le cattedrali non sono state edificate per incentivare il turismo”. Ricordo sempre che ne parlava il nostro fondatore di Alleanza Cattolica, Giovanni Cantoni.

Ancora polemiche e sane critiche sul fondatore della comunità di Bose, Enzo Bianchi, ma trovo interessante le riflessioni su don Lorenzo Milani, sacerdote fatto passare dal mainstream come il prete comunista. Ma se andiamo bene a leggere quello che ha scritto, al di là dei tanti dubbi sui suoi metodi, sicuramente è stato un vero e radicale anticomunista. Per lui il comunismo era il grande male. Profonde le riflessioni sul professore Alessandro Galante Garrone, ateo, fortemente anticlericale e agnostico, una delle icone più venerate del laicismo italiano, che considerava la Conciliazione dello Stato con la Chiesa del 1929, come un tradimento del Risorgimento. Garrone professore di Messori, rimase sconcertato della conversione del suo allievo, si perché Vittorio Messori, prima di convertirsi era come Garrone.

Sono tentato di scrivere altri passaggi interessanti che riguardano questo personaggio, ma devo andare avanti e sintetizzare.

Che cosa resta dei contestatori cattolici del post-Concilio? Illuminati dal marxismo? Niente, non hanno avuto eredi, sono ridotti a gruppi di anziani clericali, nostalgici dei lontani anni ruggenti. “Le nuove generazioni, che avrebbero dovuto seguire in massa quei ‘profeti’, non sono state attratte da un cristianesimo ridotto a impegno orizzontale, a lotta politica o a volontariato, a umanesimo, a buonismo politicamente corretto, a sincretismo senza identità”. Inoltre, chiarisce ancora Messori, “la fine ingloriosa, poi, di un marxismo scoperto in ritardo e con entusiasmo naif in seminari, conventi, sacrestie, ha contribuito alla dispersione di coloro che, unendosi ai comunisti, avrebbero dovuto rifondare la Catholica e, con questa, il mondo”.

Messori ha subito diversi attacchi eclatanti sulla stampa, come quello del 1991 al Meeting di Rimini, presentando il libro sul beato Faa di Bruno, ha parlato male del Risorgimento e di Garibaldi. In questo 5° volume fa riferimento a due esimi sconosciuti scrittori che lo denunciano perché ha plagiato le opere di un libro scritto da don Persili. Naturalmente Messori con argomentazioni chiare e precise smonta tutte le fragili e disoneste montature.

Anche Messori ritiene che internet abbia grandi opportunità, ma nello stesso tempo diverse insidie. C’è più democrazia con internet, ma anche la possibilità che chiunque possa dire bestialità. Umberto Eco poteva dire che, internet, “ha dato diritto di parola agli imbecilli”. Nessuno che dica mi lascia il tempo di studiare il problema, prima di rispondere.

Le vittime del Titanic sono 1500, tra loro un monaco tedesco e un sacerdote lituano. Interessante la storia raccontata da Messori su un sacerdote inglese, Thomas Byles, che poteva salvarsi, ma ha preferito lasciare il suo posto a madri di famiglia. Celebrando l’ultima sua Messa sul transatlantico, nell’omelia parlò di “naufragio spirituale che tutti ci minaccia” e della necessità, dunque, di, “aderire alla fede come a un salvagente”. Naturalmente parole profetiche

Alla nota 153, si occupa del grande apologeta del Cristianesimo, Blaise Pascal, morto prematuramente. Il suo per Messori è “un apostolato ad extra, verso coloro che non fanno ancora, o non fanno più, parte della Chiesa”.

La nota seguente si occupa della presunta e famigerata “Taxa Camerae” del pubblicista e sedicente storico spagnolo Pepe Rodriguez, che la Chiesa faceva pagare per peccati gravi commessi, Messori li elenca tutti i 35 punti della “tariffa per le assoluzioni”. Von Pastor, autore della più prestigiosa delle Storie dei Papi, ha parole severe per la corruzione durante i pontificati rinascimentali e in particolare quello di Leone X, ma mai si giunse a mettere a tariffa la Grazia di Cristo. Il Rodriguez è stato sbugiardato da un cumulo di prove schiaccianti dalla commissione di ricerca argentina. Ha rifiutato di scusarsi e di togliere la sua Taxa Camerae dalle nuove edizioni del suo libro.

Vedo di andare veloce per concludere. Consapevole di essermi dilungato, ma sono convinto che non tutti compreranno e leggeranno il testo; pertanto, penso di fare un gradito regalo con questa mia “allargata” esposizione. Del resto, è un ragionamento che ho fatto anche per altre recensioni. A Torino i giacobini dal 1800 al 1814 hanno tagliato qualcosa come 423 teste, in una città che contava poche migliaia di abitanti.

A proposito delle vessazioni contro gli ebrei. Messori puntualizza che nello Stato Pontificio gli ebrei non furono mai espulsi. Altra precisazione non sono le Nazioni cristiane quelle che fanno più guerre e qui Messori si sbizzarrisce ad elencare Paesi, popoli non cristiani che hanno operato nella Storia a compiere stragi di ogni tipo. Messori risponde a un prete un certo Arturo Paoli, esponente di un cristianesimo da “teologia della liberazione” alla marxista. L’epoca che registrò il minor numero di guerre – e le meno sanguinose – fu l’Europa medievale, quella di prima della cosiddetta Riforma.

Critiche su Lutero e il luteranesimo vegetariano alla svedese. Interessanti le noti sulla Germania luterana di Otto von Bismark che perseguitava i cattolici e quella cattolica di Konrad Adenauer, che salvò la Germania. Al numero 168 e 169 si occupa di Spagna. Prima dell’Opus Dei del grande sacerdote Josemaria Escrivà de Balaguer, poi canonizzato, insegnava a vivere il Vangelo in modo radicale nell’Aragona degli eccessi anticlericali. Dalla passione religiosa si passa a quella politica ideologica e assassina di Dolores Ibarruri, nome di battaglia, La Pasionaria, il simbolo, non soltanto spagnolo ma mondiale della rivoluzionaria, comunista atea, premio Stalin per la pace, divenuta cittadina dell’Urss, odiatrice delle virtù borghesi e della famiglia tradizionale, divenne famosa la sua voce nella resistenza di Madrid contro l’avanzata franchista, la frase gridata alla radio: “No pasaran! Madrid sera la tumba del fascismo!”. Ebbene pare che questa donna, perfino lei, in punto di morte, lei sterminatrice di preti e di suore, l’atea granitica, la teorica della lotta a ogni Chiesa, è morta munita di tutti i sacramenti, cantando agonizzante dal suo letto, canzoncine di devozione popolare.

Di questo aneddoto non si è saputo prima perché il sacerdote suo confessore, padre Llanos, prete operaio comunista con un passato di falangista, ha deciso di nascondere tutto per non demoralizzare gli operai delle fabbriche. “Non voleva dare altre delusioni ai suoi superstiti comunisti, già disperati per il crollo del “Paese dei lavoratori”. Non voleva che fossero costretti a rinunciare anche ai loro ‘santi’, a cominciare dalla mitica Pasionaria.

Ci sono altri aneddoti da conoscere. Napoleone e le Crociate. Partendo da un articolo di monsignor Luigi Negri (scomparso proprio oggi pomeriggio), grande storico, oltre ad essere un grande vescovo. Replicava a un prete che chiedeva perdono per le colpe, per i “massacri”, che sarebbero stati provocati dai crociati. Durarono due secoli, le guerre tra cristiani e saraceni, tra perdite sul campo e epidemie, i morti furono 50.000. Se paragoniamo tutto questo a Napoleone, in una sola campagna di guerra, quella in Russia, in soli sei mesi, ha provocato 400.000 morti del suo esercito. I russi hanno perso in battaglia 150.000, ma le perdite furono altissime tra i civili, decine di migliaia per il freddo e fame. Insomma, scrive Messori, “l’araldo della rivoluzione, colui che ‘portava i diritti dell’uomo sulla punta delle baionette”, in soli sei mesi ha provocato quasi un milione di morti.

Messori ricorda che i morti sulla via di Gerusalemme, furono per una guerra difensiva. “Nessuno pensò alla crociata fino a che l’Islam permise il pellegrinaggio ai luoghi sacri della cristianità”. Mentre la campagna russa di Napoleone fu un’aggressione, le crociate una difesa. Non lo si ripeterà abbastanza, le crociate, furono “un pellegrinaggio forzatamente armato”.

Mi piacerebbe trattare altri temi come la metropolitana di Mosca e le sue stazioni simili alle “cattedrali”, e tanto altro. Mi fermo.

 

Si è svolta oggi in Palazzo Vecchio, in due sessioni, la cerimonia di premiazione dei Vincitori del XXXVIII Premio Firenze. La manifestazione si è aperta con la relazione del Presidente, Marco Cellai, che ha illustrato le attività del Centro, dedicato il tradizionale “gemellaggio culturale e solidale” alla Regione Sicilia e rivendicato la significatività di 38 anni di costante presenza del Premio nel panorama culturale fiorentino, nazionale e, ormai, sovranazionale.

Tra i finalisti della poesia inedita la poetessa Roberta Calati nella foto mentre ritira il suo attestato.

La poetessa Roberta Calati, amante della cultura Greca, parla perfettamente la lingua Ellenica, e abbiamo parlato oltre delle sue bellissime poesie, ma anche della sua partecipazione al concorso Fiorentino, in esclusiva per il Corriere del Sud.

Avendo amato da sempre  la letteratura e la poesia, in particolar modo quella ellenica che ho avuto il privilegio di conoscere da vicino avendo risieduto in Grecia per circa 20 anni, ho deciso di istituire il Premio Poiesis nel mio paese d'origine dove sono ritornata.

Grazie alla mia curiosità ho sempre posto attenzione alle iniziative culturali che si svolgono sul territorio nazionale. Così sono venuta a conoscenza del Premio Firenze, giunto alla trentottesima edizione, e organizzato dal Centro Culturale Firenze - Europa "Mario Conti" concorso che, attualmente, si fregia della presidenza dall'onorevole Marco Cellai.

Senza alcuna ambizione, se non quella di mettere a giudizio la mia penna e onorare i miei fratelli che vivono in quella città d'arte meravigliosa, ho deciso di partecipare al premio con una mia composizione. Inaspettatamente ho ricevuto una Segnalazione d'Onore con motivazione.

Roberta Calati nasce il 9/9/1972 a Tricase dove vive ancora oggi, salentina dall'anima "tzigana", ha passato parte della sua vita in Grecia seguendo il marito per motivi di lavoro e coronando la sua storia d'amore con la nascita delle sue due “gemmele preziose”. Ha dedicato il suo tempo al lavoro e al mestiere più bello del mondo accudendo le figlie e la famiglia ma al contempo arricchendo ed integrando il suo bagaglio culturale nell'ottica di una mente aperta al mondo che la circonda ed al desiderio perenne di “mangiare” cultura.  Si è lasciata attrarre, innamorandosi, di quella ellenica. Nello spazio che la vita le ha concesso ha continuato nel tempo a perseguire la passione che l'ha sempre accompagnata sin da piccola, ritrovandosi oggi ad essere Poetessa.

Ci spiega Roberta al nostro incontro "che la mia inclinazione naturale per la poesia nasce dall'infanzia, fin da allora sentivo un fabbisogno quotidiano di “dire dell'ardire”, continuando ad oggi incessantemente ad imperversare “fiumi di parole nel greto della vita”, sentendo lo scroscio dell'emozione posata su ogni lettera dell'alfabeto che definisco "greco antico", sinonimo di un tempo sublime (Kairos) origine, o meglio dirsi,“la culla della Poiesis”.

Il mio percorso letterario continua la Poetessa, ha un breve cammino, composto da passi felpati senza alcuna méta e ambizione, in modo fortuito, percorso iniziato nel “mondo parallelo” denominato social, mostrandomi e palesandosi incurante del giudizio altrui, al di là delle competenze o facoltà del lettore, in quanto le mie parole sono del colore del mare riflesso sulla superficie, parole che colgono gratificazioni mai immaginate lontanamente che accadono ad una come me che si presenta come "una persona qualunque", senza falsa modestia.

Dopo il saluto del Sindaco di Firenze, Dario Nardella, sono stati consegnati i Premi Speciali - riconoscimenti d'onore nei campi della cultura, delle arti, delle professioni, della comunicazione, dello sport , dell'impegno sociale, del volontariato, del commercio -  consistenti in una Targa  raffigurante la “Ninfa Europa”, opera del maestro Pier Luigi Viti, all'Associazione Nazionale Alpini – Sezione di Firenze “per la pluriennale difesa della memoria patria e l'impegno di protezione civile”, a Massimo Gramigni e Claudio Bertini “per  la straordinaria valenza nell’organizzazione e la gestione di eventi nei più importanti spazi di spettacolo fiorentini”, al Garage International “per l’alta professionalità nell’accoglienza al servizio della clientela”, a Claudio Ladurini “per l'eccellenza di una produzione artistica di piccole riproduzioni della Natività fatte di povertà contadina“ e a Paolo Penko “per la produzione artistica artigianale della sua Bottega Orafa nel solco della plurisecolare tradizione fiorentina”.
I Premi “Mario Conti” e “Vittorio Vettori” sono stati assegnati, rispettivamente, a Linda Giandalia e ad Alessandro Scarpellini . Il Premio del Presidente del Centro Culturale è andato a Massimo Rossi. I Premi dei Presidenti delle Giurie sono stati destinati a Alessandro Sarti,Marisa Boschi,Palmiro Stanzucci, per il comparto letterario (Saggistica), e, per il settore arti visive, a Linda Paoli (Grafica).

I Premi Speciali “Dante e la mobilità, pellegrino itinerante della libertà” e “Dante, lo spedale fiorentino di Santa Maria Nuova e le grandi pandemie dell’Europa medievale e moderna” sono stati consegnati, rispettivamente, dal Presidente dell’Automobile Club Firenze, Massimo Ruffilli, a Simone Pastore (Scultura) e dal Presidente del Rotary Club Firenze Ovest, Leonardo Pasquini, a Walter Marin ( Pittura).

I Premi Firenze Giovani sono stati aggiudicati a Riccardo Perilli (Poesia), Oie Mere Kalle (Narrativa), Alessia Ballestro/Alessandra Comoglio (Video  ), Mattia Trabalza (Fotografia)

Sono stati, poi, proclamati i risultati del premio Firenze 2021 per la Letteratura.  
Poesia Edita: 1° Corrado Calabro’ 2° (ex aequo) Daria Gigli e Elio Mariucci 3° (ex aequo) Stefano Briccanti e Alessandro Izzi. Poesia Inedita: 1°Maldola Rigacci 2° (ex aequo) Davide Rocco Colacrai e Marcello Di Gianni 3° (ex aequo) Barbara Berton e Martina Lelli. Saggistica: 1°Carlo Cesare Montani 2° (ex aequo) Marco Ferri e Maria Primerano 3° (ex aequo) Saverio Angiulli, Paoletto Paoletti e Rossana Ragionieri/Sandra Ristori/Antonella Bertini.  

Narrativa Edita: 1° Arthur Alexanian  2° (ex aequo) Mario Bernardi Guardi, Marco Bonavita e Niccolo’ Fallani   3° (ex aequo) Claudio Benazzoli, Meris Mezzedimi e Luigia Traversi Guerra. Racconto Inedito: 1° Valeria Sgarbi 2° (ex aequo) Giacomo Aloigi e Anna Maria Vignali 3° (ex aequo) Alessio Manfredi Selvaggi,  Mariarosaria Rossi e Ausilia Viola.
Nel settore Arti Visive sono risultati vincitori:

Per la Fotografia (digitale ed analogica) e Video: 1° Jun Hui Fang  2° Giuseppe Calcagno 3° (ex aequo) Alex Cova, Giacomo Maria Pivi e Angelo Tondini Quarenghi.  
Per la Grafica: 1° Elio Terreni 2° (ex aequo) Giovanni Baldanzi e Eliana Chiarugi 3° (ex aequo) Franco Curvo, Gianni Ruspaggiari Rusp@  e Emanuela Simoncini.
Per la Scultura: 1° Massimo Dell’Innocenti 2° (ex aequo) Gianni Depaoli e Angelosante Donato jr 3  (ex aequo) Raffaello Romanelli e Elisa Verniani                                                                                                                                                                                                                                                                         
Per la Pittura: 1° Alessandro Gori 2° (ex aequo) Giuliano Censini, Daniele Ghin e Chen Sen Zhang 3° (ex aequo) Piero Ardenghi, Giuseppe D’Auria e Maria Maselli.
La recitazione delle opere vincitrici nelle sezioni di poesia è stata effettuata da Andrea Pericoli e Franca Cecchini.

LE ROSE DEI FINALISTI  POESIA INEDITA

Rossella Ardizzone, Barbara Berton, Cloe Buralli, Roberta Calati, Davide Rocco Colacrai, Denis Conoscente, Marcello Di Gianni, Martina Lelli, Bruno Montefalcone, Filippo Passeo, Riccardo Perilli, Lorenzo Piccirillo, Maldola Rigacci,  Fausto Rosa, Michele Taccola, Sonia Vatteroni.

Il dibattito sulla scuola è sempre attuale anche in tempo di pandemia e di forzata Dad. Ho appena finito di leggere (senza voler esagerare, leggere è un lavoro e per giunta faticoso) un libro che affronta l’annosa questione dei libri di testo, ma soprattutto quelli che “stazionano” nelle varie biblioteche scolastiche, che per la maggiore hanno un orientamento fazioso e di sinistra. L’autore del libro, “La scuola omologante”, D’Ettoris Editori (2020), Enrico Bartoletti, ha un angolo d’osservazione privilegiato grazie all’esperienza di bibliotecario in una scuola Media Inferiore.

Per correttezza va precisato che i giudizi espressi dall’autore non sempre coincidono con gli orientamenti culturali della D’Ettoris Editori.

Sono dei testi che se vengono letti, “indottrinano i bambini, che ancora non hanno l’esperienza o gli strumenti mentali per discernere efficacemente, ad accettare diversi fenomeni cruciali ogni giorno”. Bartoletti nei capitoli del testo, affronta i temi d’attualità come il multiculturalismo e l’immigrazionismo, l’antirazzismo a senso unico, le bugie sulla civiltà araba, l’europeismo o l’eurofanatismo, la faziosità nella storia, infine la questione del femminismo.

Per tutti questi temi l’autore presenta una serie di libri che sono presenti nella sua biblioteca. Un lavoro certosino, che probabilmente nessuno ha fatto, quello di inventariare tutti i libri “politicamente corretti” che vanno nelle mani dei nostri alunni di Scuola Media. Dei testi che talvolta assumono le caratteristiche di un vero e proprio lavaggio di cervello, Bartoletti è convinto che nella scuola italiana esiste un’”egemonia culturale della sinistra”, che documenta con precise argomentazioni. Il rischio che si corre è quello sempre del “pensiero unico”, a cui tutti devono sottostare.

Il primo tema è quello del multiculturalismo e immigrazionismo. A questa dottrina, il bibliotecario ha individuato il testo, “Lo scaffale multiculturale”, di Vinicio Ongini. Un libro che delinea il pensiero che è alla base della società multiculturale. Sostanzialmente il multiculturalismo è proposto “come una vera e propria fede messianica”. Il testo auspica che nelle biblioteche scolastico siano presenti libri bilingui, plurilingui, di materiali relative alle culture allogene e persino grammatiche perché così gli immigrati possono continuare a coltivare la propria lingua madre. Un metodo che non aiuta certamente a integrare gli immigrati. In questi testi Bartoletti intravede le solite tesi terzomondiste politicamente corrette, che significa che le culture dei Paesi del cosiddetto Terzo Mondo devono essere presentate nella maniera il meno offensiva possibile. In definitiva, Ongini desidera una società completamente multiculturale anche per l’Italia, tipo quelle già presenti in Francia, in Belgio in Olanda.

Esistono anche testi di fiabe appartenenti alle culture allogene (africane, dell’America Latina), che vengono proposte ai nostri ragazzi. Anche qui il concetto che deve passare è quello che in tutto il mondo, i racconti “hanno delle linee guida simili e sono equivalenti e interscambiabili”. È un concetto falso, per Bartoletti, si tratta di una “forzatura dell’ugualitarismo fra concetti che appartengono a culture diverse”, peraltro tipica della sinistra mondialista, che vuole realizzare il cosiddetto “villaggio globale”. In pratica deve passare il dogma che le varie culture sono uguali o simili. Sono libri proposti ai nostri bambini per indottrinarli al globalismo e all’immigrazionismo di massa.

In questi testi si criminalizza sempre i Paesi che ospitano gli immigrati. Secondo questi autori dovremmo “accogliere illimitatamente e indiscriminatamente senza avanzare troppe riserve nei confronti di chi cerca una nuova patria […]”. Intanto Bartoletti chiarisce che soltanto il 10 % degli immigrati clandestini scappano dalle guerre. E peraltro, la parola “profugo”, ha sostituito quella di “immigrato”, così chiunque è legittimato automaticamente a ottenere protezione internazionale.

Bartoletti è abbastanza critico sui clandestini che circolano sul nostro territorio, spesso diventano dei “fantasmi”, che alimentano sacche di illegalità come spaccio di droga, stupri, rapine, occupazione di immobili, fino anche al terrorismo. Il nostro arriva a scrivere che questi testi di indottrinamento presenti in biblioteca, fanno parte di un sistema, di“un ingranaggio del meccanismo della propaganda immigrazionista costruito dalla sinistra sessantottina nel corso dei decenni […]”.

Interessante la descrizione dei libri che dovrebbero integrare gli alunni stranieri (Bisogni Educativi Speciali), i cosiddetti BES. Con la scusa dell’integrazione passano messaggi fuorvianti.

Ad ogni capitolo l’autore propone delle riflessioni finali. Su questo tema caldo dell’immigrazione, Bartoletti precisa che il multuculturalismo non va visto come un fenomeno naturale, come un fattore inarrestabile. A questo proposito propone le regole immigratorie attuate dai governi in Australia e in Ungheria.

Il secondo argomento proposto è quello dell’”Antirazzismo a senso unico”, che Bartoletti condanna, che inevitabilmente diventa autorazzismo, con il contributo di un terzomondismo praticamente ubiquitario nei testi scolastici, con il fine di confermare gli alunni ai dogmi dominanti.

Anche su questo tema il nostro presenta alcuni libri dove si ripete ossessivamente gli slogan antirazzisti, per esempio se i migranti muoiono in mare è colpa nostra. Inoltre, tutti i problemi passati e presenti del Terzo Mondo sono da addossare ai Paesi occidentali. “Le sinistre europee e americane hanno da decenni abbracciata questa ideologia, e tramite la scuola formano i giovani perché la sostengono”. C’è un libro che sdogana questi temi, è “Il fardello dell’uomo bianco”, in questo testo l’immigrazione è presentata sempre pacifica e si conclude in un reciproco cambiamento culturale e quindi arricchimento per entrambi le civiltà. Una tesi sostanzialmente falsa, perché spesso invece, le due culture portano a incompatibilità piuttosto che miglioramenti. Un libro secondo Bartoletti che sembra fatto apposta per innescare negli alunni sensi di colpa, per cui penseranno di appartenere a una razza malvagia del mondo, e “che per questi motivi debbano fare ammenda delle proprie colpe pregresse, per esempio mostrandosi accoglienti senza limiti nei confronti degli immigrati ed eccessivamente servili nei confronti dei loro Paesi d’origine”. Nella biblioteca non esiste nessun libro dove almeno si evidenziano le colpe delle altre civiltà. In pratica si attua un vero e proprio revisionismo storico, in questo caso di sinistra, affinché “i giovani credono di avere delle colpe storiche da scontare nei confronti di altri popoli, attraverso una selezione dei contenuti storici che colpevolizzano solamente l’Occidente”.

Bartoletti intravede un indottrinamento dei giovani da parte dell’élite al potere, fino ad arrivare a far odiare sé stessi, la propria etnia. Praticamente è l’opposto del nazionalismo. Anche se sarebbe meglio parlare di identità. I nazionalismi nella Storia hanno prodotto due guerre mondiali. Soprattutto la Prima, scatenata per nulla, definita da Benedetto XV, una “inutile strage”. Un odio sviscerato per la propria razza o cultura, una assurdità ideologica, che un secolo fa non sarebbe stata concepita nemmeno dai pazzi. Questo antirazzismo si fonda sulla dottrina del marxismo sociale, che addirittura utilizza slogan sulla Resistenza, così l’immigrato di qualsiasi razza o cultura diventa l’ebreo da difendere dai rastrellamenti nazisti, che diventano i razzisti autoctoni.

Il terzo argomento (Le bugie sulla civiltà Araba), il nostro sfata alcuni miti inerenti a questa civiltà che “non è mai entrata nella società industriale, saltando da quella artigianale alla società finanziaria”.

I due libri sulla civiltà araba presenti nella biblioteca “Bartolini”, gli autori espongono una lunga agiografia per i contributi degli arabi nelle varie scienze, di cui l’Europa, è debitrice. Perfino la filosofia greca fu coltivata dagli arabi. Ovviamente si fanno i nomi di Averroé e Avicenna. Comunque sia Bartoletti chiarisce che la filosofia araba nei primi anni è buona, ma deriva interamente dalle biblioteche siriane e palestinesi e quindi da Platone, Aristotele.

In realtà gli arabi non hanno inventato nulla, né di tecnologia: automobili, treni, aerei, fucili, telefoni, computer, etc. Lo stesso vale per le scoperte di leggi scientifiche. Peraltro, ancora non abbiamo visto per materie scientifiche un premio Nobel a un arabo. Doveroso chiederci, per quale motivo ci hanno imposto questo revisionismo storico sui nostri libri di Storia? Perché ci inducono a sentirci inferiori a una civiltà, quella araba, che non inventato quasi niente?

La verità è banale: il motivo è la retorica del “debito culturale”, dietro c’è l’ideologia del Terzomondismo. Il fine ultimo è farci accettare gli immigrati (in buona parte musulmani) in quantità illimitata. E se per caso ci azzardiamo a sostenere che noi occidentali siamo superiori alle altre civiltà per quanto riguarda lo sviluppo delle conoscenze e della tecnologia, certamente saremo accusati di “arroganza bianca” e come minimo ci becchiamo un’accusa di razzismo. Stiamo vedendo cosa sta succedendo negli Usa con la Cancel culture.

Nelle riflessioni Bartoletti oltre a citare versetti del Corano, espone considerazioni e valutazioni sulla cultura araba, per quanto riguarda la democrazia, le relazioni umane, i rapporti con le donne. Tutte cose che conosciamo abbastanza bene.

Si prosegue con il tema dell’europeismo che viene inculcato nei giovani, fino ad arrivare a un vero culto religioso, che sfocia poi in un eurofanatismo. L’Europa per l’élite sessantottina è diventata il nuovo feticcio, il bene assoluto, la panacea di tutti i mali, il “Santo Graal”. Romano Prodi esorta i giovani ad appassionarsi all’Unione Europea, per dar vita a una “coscienza europea”.

Comunque, per lo studioso l’Unione Europea non è una istituzione democratica, ma un organismo tecnocratico, che non tiene in considerazione il cittadino elettore.

Il penultimo tema affrontato dal libro è quello della “Storia maltrattata”. L’autore denuncia l’instancabile ossessione del Fascismo, un antifascismo fanatico, che fascistizza sempre l’avversario, l’Olocausto sempre e comunque, con la mitizzazione acritica delle grandi tragedie del Novecento. Naturalmente i libri su questi temi abbondano, solo libri sul nazifascismo e l’olocausto.

Una verità storica basata solo sull’ideologia partigiana della sinistra. I partigiani son presentati come dei guerrieri privi di difetti, sempre e comunque dalla parte del bene. Un’indagine seria sul Fascismo è preclusa, nessun riferimento all’eminente storico italiano, Renzo De Felice, che in ben nove volumi ha studiato l’intera storia del Fascismo, con una visione storica improntata sull’oggettività.

L’ultimo tema affrontato è lo sdoganamento del femminismo. Anche questo argomento è monitorato da Bartoletti, che precisa di non voler attaccare le donne in quanto donne, ma l’ideologia femminista, una critica al movimento femminista. Non intendo dilungarmi, sull’argomento che ho affrontato altre volte. Qui si condanna l’ultima trovata della rivoluzione sessantottina, l’ideologia del Gender e soprattutto i pregiudizi quasi vicino al razzismo sessista contro i maschi sempre e comunque.

Interessanti le ultime riflessioni presenti nella postfazione, una sorta di esortazione al comportamento ai genitori che hanno figli bombardati dall’indottrinamento scolastico a senso unico.

 

 

Recentemente è stato pubblicato il bando di partecipazione al Premio internazionale di Poesia e Narrativa “Cipressino d’Oro 2022", una  manifestazione culturale dal successo ormai consolidato,  giunta quest'anno alla IX  edizione.
La novità introdotta è la sezione Narrativa, che darà la possibilità di sviluppare elaborati su  tematiche sociali di una certa attualità, oltre che attraverso l'espressione lirica, anche per mezzo di racconti brevi.

L’evento, patrocinato dal Kiwanis Follonica, con la collaborazione dell’artista Gian Paolo Bonesini, si svolge a Follonica (Grosseto) ed è istituito con la finalità di promuovere ed incoraggiare la diffusione degli ideali kiwaniani diretti al servizio dei bambini e degli adolescenti di ogni parte del mondo.
L’obiettivo fondamentale del Kiwanis è quello di realizzare un programma volto all'interazione con le giovani generazione in un'ottica costruttiva ed altruistica, che vede coinvolti anche dirigenti e  docenti delle scuole medie e superiori; segnatamente per queste ultime, la partecipazione al concorso è rivolta agli studenti delle classi prima e seconda.
Un programma proiettato alla realizzazione di una società migliore, fondata sui principali valori etici ed educativi, che rappresentano le basi per  un corretto sviluppo psicologico e intellettuale dei ragazzi, in particolare nella delicata fase adolescenziale.
L'invito alla partecipazione al Premio si estende a tutti gli autori che intendano comporre testi poetici o in prosa in lingua italiana sui  seguenti temi:

SEZIONE A POESIA
(max 1 cartella A4 -  carattere 12 Time New Roman)

LA PANDEMIA HA TRASFORMATO IL RAPPORTO SOCIALE E CON LA DIDATTICA

Riflessioni e pensieri, in chiave poetica,  riconducibili all'esperienza maturata in questo particolare periodo storico di crisi pandemica, con eventuali riferimenti alla DAD (didattica a distanza), che ha consentito agli insegnanti e agli studenti di ogni ordine e grado di non interrompere le attività scolastiche.

SEZIONE B NARRATIVA (max 3 cartelle A4 -  carattere 12 Time New Roman)

L'ADESCAMENTO VIRTUALE. UN FENOMENO SOCIALE DA CONTRASTARE CON FORZA E DETERMINAZIONE.

Quando la rete Internet si trasforma in uno strumento per compiere attività illecite, penalmente rilevanti, facilitate dalla parziale incontrollabilità del traffico di dati. I ragazzi  subiscono manipolazioni psicologiche da parte di individui protetti da false identità. Attraverso il "child grooming" persone in incognito, generalmente adulti e, comunque, di età maggiore rispetto alla vittima, carpiscono la fiducia di minori attraverso promesse, ma anche minacce. Fondamentale il dialogo all'interno della famiglia per imparare a interpretare precocemente ogni segnale di disagio dei propri ragazzi.

La Giuria di qualità è così  composta:
Dott.ssa DANIELA CECCHINI (giornalista e critico letterario), da anni  Madrina d’onore dell’evento; PATRICE AVELLA (scrittore); GORDIANO LUPI (scrittore e editore).
Il responsabile del Premio “Cipressino d’Oro” è come di consueto Loriano Lotti, figura di riferimento della nota manifestazione culturale follonichese.
La partecipazione è gratuita e la scheda allegata al Bando dovrà essere compilata in ogni sua parte; per i minorenni dovrà essere apposta la firma della persona che esercita la potestà genitoriale; tutte le indicazioni sono reperibili nel regolamento riportato  nel bando.
Il I Premio è costituito da una scultura realizzata dall’artista Gian Paolo Bonesini e sono previsti premi per i primi classificati, oltre a riconoscimenti speciali a discrezione del Responsabile e della Giuria.

Coloro i quali fossero interessati a partecipare possono rivolgersi ai seguenti recapiti:
Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure alla Segreteria del Premio tel. 3476754324

Come di consueto, verrà realizzata un’antologia delle poesie e dei racconti presentati in concorso a cura della casa editrice “Il Foglio Letterario” di Piombino. Pertanto, in fase di compilazione della scheda di adesione, l’autore, o chi ne fa le veci, dovrà indicare quante copie desidera acquistare.
Il termine per le iscrizioni e consegne elaborati è fissato al 15 marzo 2022.
La Cerimonia di Premiazione avrà luogo a Follonica (Grosseto) il 21 maggio 2022 presso una sede istituzionale che verrà comunicata con congruo  anticipo.

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