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Sabato 25 settembre presso il Plaza Eventi Live di Mendrisio dalle ore 15.30 si terrà la cerimonia di premiazione della 1^ edizione del Premio letterario Internazionale Switzerland Literary Prize;  la manifestazione è organizzata dall’Associazione Pegasus di Cattolica in collaborazione con l’impresario Morandini di Mendrisio e con il Patrocinio del G.E.I. di Losanna.

L’associazione è conosciuta a livello internazionale per gli eventi e i premi letterari quali il Premio Milano International e Il Pegasus Literary Awards di Cattolica al quale partecipano ogni anno i più prestigiosi marchi editoriali e personaggi di spicco della cultura.

Lo Switzerland Literary Prize è il nuovo grande premio della Svizzera Italiana nato per accomunare le popolazioni di tutto il mondo, condividere emozioni e valorizzare le culture linguistiche. Un punto d'incontro dove mettersi in gioco in un paese dalla forte connotazione, paesaggistica, storica e culturale.

Il concorso si occupa di rilanciare la cultura letteraria stimolando la creatività dei giovani e dei meno giovani, nonché di scoprire nuovi talenti, occupandosi nel contempo di celebrare coloro che negli anni si sono particolarmente distinti in campo culturale.

La kermesse ha incoronato Cristiana Pedersoli figlia del celebre attore Bud Spencer con l'opera “Bud un gigante per papà” edito da Giunti, e Chiara Albertini 2^ Classificata con l'opera “Vento dall’Est”, edito da Rizzoli mentre il premio Zurigo va a Marco Tullio Barboni sceneggiatore e scrittore (Lo chiamavano Trinità)  con “Matusalemme kid alla scoperta di un cuore bambino”.

Numerosi gli autori stranieri, dalla scrittrice polacca Joanna Longawa  allo spagnolo Ernesto Ruiz De Linares; dalla scrittrice Siriana Masal Pas Bagdadi autrice di Betsellers (Bompiani - Giunti) alla giovanissima e promettente  Nella Papouskova proveniente dalla Repubblica Ceca.

Tra i prestigiosi premi alla Carriera citiamo quello a Aldo Dalla Vecchia, uno dei maggiori autori televisivi italiani Quadrio - Mediaset - Rai e all'attrice Lucia Modugno (ha lavorato con Roberto Rossellini, Ettore Scola ,Dino Risi).

Tra i superospiti Francesco Vecchi conduttore di Mattino cinque (Canale 5 Mediaset).

Interverranno i Presidenti di alcuni dei più prestigiosi circoli Svizzeri in Italia.

Grazie alla Presidente del Occhio dell'Arte  Lisa Bernardini che ci ha mandato la notizia "volevo informare il Corriere del Sud, che lo sceneggiatore e scrittore Marco Tullio Barboni  , di cui seguiamo da anni le iniziative ed i riconoscimenti culturali in giro per l'Italia, continua ad inanellare un successo letterario dietro l'altro! Appena arrivata la notizia ufficiale del Premio Zurigo per il suo "Matusalemme Kid - Alla scoperta di un cuore bambino" - (Edizioni Paguro). Vi mando la comunicazione  ufficiale diffuso dagli organizzatori".

A Saccolongo (Padova), domenica 5 settembre 2021 alle ore 11:00  presso la Casa del Sacro Cuore avrà luogo la presentazione  dell'ultimo  libro di Michele Nicolè dal titolo  "La Madonna Lo Vuole - Suor Rosetta, l'Architetto di Maria".
Si tratta di un'opera di 160 pagine con più di 50 foto inedite che parlano  dei luoghi, dei pensieri e delle opere che Suor Rosetta Dalla Libera ha compiuto durante la sua operosa vita.
L'autore, insieme  alla zia Nadia Dalla Libera,  illustrerà il volume  alla presenza dei Fati, del Sindaco e delle Autorità locali; sarà un'esperienza intrisa di spiritualità e di significati di cui far tesoro.
Michele Nicolè, nato a Saccolongo (PD), dove ancora vive, si è diplomato Maestro d’Arte presso l’Istituto d’Arte “P. Selvatico” di Padova;  quindi ha conseguito il Diploma Accademico in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Venezia.
Affermato imprenditore nel settore dell’advertising, è un artista poliedrico; oltre alle arti figurative, si diletta anche nella scrittura e nella poesia.  Iniziando dall’esperienza pittorica, ha attuato una ricerca in grado di offrire nuovi stimoli sensoriali ed emotivi, condividere esperienze, rielaborare il conosciuto, sperimentare forme plastiche, scrittura, immagini e percezioni, miscelando i colori eterogenei e variegati di nuovi mondi virtuali e surreali, costituiti da persone, idee, esperienze, interazioni, attrazioni, percezioni di varia natura e provenienza.
La creazione dell’universo nicoliano parte da un immaginario mai pago di scoperte; è un viaggio nel “sempre presente”, alla ricerca della bellezza e dell’infinito.
L'artista Nicolè nel corso di una recente intervista ha dichiarato -
"Quando zia Nadia, dopo la morte della sorella maggiore Rosetta, mi mostrò il suo diario e mi chiese di trascriverlo, pensavo si trattasse di un compito semplice.
Io la ricordavo per il suo sorriso luminoso e carico di affetto, i suoi abiti da religiosa divenuti larghi  negli ultimi anni di vita, le tasche sempre piene di caramelle per i bambini e la testa spessissime volte altrove, in un’altra dimensione, immersa costantemente nella  preghiera.
Cominciando il lavoro, inaspettatamente, sono stato presto assorbito da una storia impegnativa, dai profondi risvolti umani e mistici, che mi ha posto di fronte a numerosi interrogativi sulla figura di suor Rosetta e costretto a prendere una posizione nei confronti di quanto ho scoperto e capito, e quindi ad assumere la mia parte di responsabilità al fine di  renderlo pubblico. Mi sono reso conto di conoscere ben poco in merito alle vicende biografiche di mia zia e della sua interiorità. Quindi, ho sentito il bisogno di raccogliere delle testimonianze per rafforzare e completare il racconto. Con questo percorso di ricerca, e non mi riferisco solo a  documenti, a vecchie memorie oppure a testimonianze, ma a una profonda ricerca spirituale; ho capito finalmente quanto io le dovessi.
Col tempo, le sue preghiere, costantemente rivolte al benessere delle nostre famiglie e a quello delle persone che incontrava, la sua esistenza pervasa da una fede profondissima e totalizzante, le sofferenze fisiche e morali tenute in gran parte nascoste e sopportate in silenzio, hanno reso zia Rosetta la persona a cui affidavamo naturalmente le nostre difficoltà, le malattie e le sofferenze, quelle di tutti i giorni e quelle inattese. Era una grande dispensatrice, non solo di piccoli doni materiali, ma soprattutto di grandi doni spirituali: la sua sconfinata fede ha contribuito a rafforzare i valori saldi ricevuti dalle nostre famiglie,  ancorandoli alle virtù, a renderci migliori. Con lei eravamo sicuri di essere esauditi, grazie a lei abbiamo imparato a pregare, a rivolgerci prima a Dio per comprendere e affrontare le nostre vite, a sopportare e accettare anche l’insostenibile, a diventare più forti e resilienti.
Conoscere suor Rosetta attraverso il suo diario, incontrarla attraverso le prime testimonianze che sono riuscito a raccogliere, vederla attraverso gli occhi di chi le porta riconoscenza, mi ha fatto ripercorrere alcuni tratti della sua strada; mentre camminava accanto a me, sentivo fiorire la sua anima, ed è così che, pian piano, mi ha purificato il cuore".                                                                    
Il ricavato dalla vendita del libro sarà devoluto
agli ambulatori Caritas di Saccolongo e di Mestrino (PD)

BIOGRAFIA DI ROSETTA DALLA LIBERA

Nacque da Gino Dalla Libera e Costanza Pozza il 30 agosto del 1930 a Creola di Saccolongo, un antichissimo paesino nella campagna padovana; quarta di dieci fratelli. Era una bambina buona, dal carattere tranquillo, bella e graziosa nei modi, in pratica, il giocattolo di fratelli, cugini e zii.
Da ragazza amava giocare con i maschi, si aggregava alle birichinate e non preferiva andare in chiesa. Piuttosto, lavorava nei campi e in officina con il padre. Quando, dopo numerosi ostacoli, decise di entrare in noviziato per diventare Figlia di Maria Ausiliatrice, soffrì molto per il distacco, mentre il padre pianse per lei ogni sera per un anno intero.
Era davvero risoluta, Rosetta: la determinazione con cui ha difeso e portato avanti la sua vocazione e le sue scelte, a costo di grandi prove, derisioni e infinite sofferenze morali e fisiche, hanno dimostrato il suo immenso coraggio. Affrontava con ardore la sua missione attraverso  la preghiera del Rosario e affidando la propria vita e quella delle persone care al Cuore Immacolato di Gesù e alla Vergine Maria Ausiliatrice o a San Giovanni Bosco e agli Angeli Custodi, ma fu soprattutto il suo rapporto speciale e diretto con la “Mamma Celeste” a fare di lei un personaggio piuttosto “scomodo e ingombrante”, per cui venne spesso contestata; quando, per esempio, chiese il permesso di poter benedire i malati e persino nelle sue imprese per diffondere la pratica del Rosario, oppure quando si prendeva una giornata per andare a raccogliere doni e offerte per il convento e i più bisognosi.
Nonostante tutto, ebbe una vita straordinaria, in cui vestì con coerenza l’abito della tolleranza e della più umile e gioiosa semplicità.
Si era distinta sin dal noviziato per il suo grande senso pratico e la sua ingegnosità, tanto da essere soprannominata “Marconi” dalle consorelle; era in grado di svolgere tutti i lavori prettamente maschili – il meccanico, l’elettricista, il muratore, il contadino, il giardiniere, l’autista.  Pertanto, il suo aiuto era molto apprezzato.
Consapevole delle grandi difficoltà che sta attraversando la Chiesa Cattolica, offrì le sue sofferenze a Dio, in modo particolare per i consacrati e per i giovani, che coinvolgeva con grande entusiasmo promuovendo incontri di preghiera e tante attività con il G.A.M. (Gioventù Ardente Mariana).
Nella sua vita limpida ebbe tante attenzioni verso le necessità e la salute della gente comune che lotta ogni giorno per avere un lavoro, una vita dignitosa e serena, per i più piccoli, nonché per gli ultimi.
Rosetta ebbe la fortuna  di incontrare, come padri spirituali e confessori, alcuni personaggi di grandissima levatura, umana e spirituale, che la stessa Chiesa Cattolica ha già riconosciuto, quando non sono addirittura state avviate le pratiche per la loro  canonizzazione; ebbe vicini don Luigi Mazzucato, il Vescovo Martino Gomiero, don Carlo De Ambrogio, padre Daniele Hekić.  Trovava conforto nelle loro parole che, insieme alla sua fede, le bastavano per andare avanti.
Non esitò a offrire amicizia e sostegno a Paola Maria Albertini, nonostante la Chiesa mantenga la cautela riguardo i messaggi comunicati dalla veggente.
Anche nell'ultimo periodo della sua vita, nonostante fosse malata e l’età avanzata le creasse più di qualche problema, infondeva attorno a sé la grande forza che le dava la sua fede; si era sempre avvicinata alla morte cantando perché non la vedeva come una fine, ma l’inizio di una vita nella Luce, accanto a Gesù e alla sua Mamma Celeste.
Suor Rosetta morì il 19 gennaio del 2019, dopo una vita straordinaria, in cui vestì con coerenza e umiltà l’abito della tolleranza e della semplicità.

In un mondo prono ai diktat del pensiero unico relativista e brulicante di «uomini-fotocopia» - tanto per parafrasare un felicissimo aforisma del beato Carlo Acutis (1991-2006) – imbattersi in un libro come Vitastrocche (ed. Segno 2021, 8 euro) costituisce un’opportunità da non perdere e si traduce in un’esperienza dalle svariate sfaccettature. In principio è soprattutto straniante; poi, allo scorrere delle pagine, si fa intellettualmente stimolante e a tratti commovente; arrivati alla trentunesima e ultima filastrocca, ci si scopre non solo scossi ma, in un certo senso, anche corroborati.

Ovviamente, quella sopra descritta è solo una possibile reazione ai versi di Rosa Evangelista: è ciò che è accaduto a me, agli altri lettori che ho interpellato e – mi pare di poter dire – a Costanza Miriano, autrice di un’affettuosa e ammirata prefazione. Non escludo, infatti, che si possa rimanere indifferenti o persino infastiditi dinanzi alle verità «scomode» che pulsano in Vitastrocche; eppure, l’implacabilità del ritmo e l’apparente innocenza della rima potrebbe compiere il «miracolo» e smuovere anche le coscienze più narcotizzate.

Perché la lettura di Vitastrocche è un’esperienza innanzitutto straniante? Perché, come osservato dalla prefatrice, siamo dinanzi a una ragazza non ancora diciottenne che scrive poesie e dimostra persino di saperlo fare molto bene. Per di più, si tratta di poesie a difesa della vita nascente: un tema «impresentabile» praticamente escluso da qualsiasi forma di dibattito pubblico o privato. Dell’autrice sappiamo ciò che le poche righe in quarta di copertina lasciano trapelare: che è nata nel 2003 e vive in Campania; che ama leggere, scrivere e fare musica; che si è appassionata al tema della vita nascente dopo aver partecipato alla Marcia per la Vita 2020 a Washington D.C.

Le trentuno vitastrocche invitano il lettore ad apprezzare da vari punti di vista la realtà dei cuccioli d’uomo che, nessuno escluso, trascorrono i primi mesi della propria esistenza all’interno del grembo di un altro esemplare della stessa specie, invariabilmente di sesso femminile. Ed è proprio in questi primi mesi che la vita di quei cuccioli è più a rischio, vista la relativa facilità con cui chi li sta nutrendo potrebbe decidere di ricorrere a un aborto procurato. Ecco i versi d’esordio: «Sono qui/e non sono uno straniero» ricorda a tutti noi quel piccolo d’uomo dall’habitat che la natura gli ha riservato, rivendicando per sé lo status di persona e non di cosa: «Sono tuo/E sono mio/E sono vero/Sono umano/Sono vivo/Sono figlio…».

In Rima liberi tutti l’autrice, dimostrando una sensibilità piuttosto rara – e non solo tra i suoi coetanei –, osa suggerire che alcune scelte apparentemente solo individuali hanno ricadute sociali e antropologiche. E queste scelte,  volenti o nolenti, ci rendono tutti un po’ migliori o un po’ peggiori, anzi, talvolta si traducono in veri e propri peccati sociali: «Non siamo responsabili! Non è mica colpa nostra!/ […]/ Continuiamo a stare zitti/Ma se un umano è afflitto,/Tutti siam sconfitti/Se un uomo è schiavo/ Tutti siam distrutti/…».

Non potendo indulgere alla tentazione di citare almeno un verso di ogni vitastrocca, ci limiteremo a ricordare come Rosa Evangelista faccia propria una visione sulle donne che abbiamo di recente apprezzato ne L’abolizione della donna (D’Ettoris Editori, 2021), volume scritto dalla militante pro-life britannica Fiorella Nash. In Rima per le rivolta delle femmine leggiamo: «Ma chi l’ha detto?/Ma chi ci ha convinti/Che nella vita/Son tossici i figli?/[…] Chi ce lo ha detto/Che dare la vita,/Non è un dono/Ma è solo ferita?» Una vitastrocca che volentieri affianco a quella preferita da Costanza Miriano. È la Rima per mamme eroiche ispirata alla storia di Chiara Corbella Petrillo (1984-2012): «Ci sono mamme eroiche/Guerriere e combattenti/Che affrontano contente/Fortissime correnti/…», settenari belli e nobili impreziositi da un neologismo indimenticabile che però non svelerò in questa recensione.

Altre rime hanno un carattere quasi epigrammatico. A Erode è dedicata la Storia di un Re. C’è stato un «Erode passato», c’è un «Erode presente». Infatti: «Passano secoli/Usanze e genti/Ma non la strage degli innocenti». Chiude il volume la splendida Rima per i bambini futuri legislatori che in realtà dovrebbero leggere anche gli attuali legislatori adulti. Che cos’è che rende «ingiusta» una legge? La mancata regolarità formale nelle tappe della sua approvazione, o i suoi contenuti? Rosa Evangelista, novella Antigone, non ha dubbi: «La legge giusta è quando fa il bene/Anche se non conviene/…/Se la legge è ingiusta/Non puoi/stare zitto».

 

 

 

Manalive è una organizzazione di volontariato formata prevalentemente da giovani e giovanissimi nata a gennaio del 2020 che, in breve tempo, è riuscita ad organizzare e realizzare molti progetti sia in Italia sia all’estero. 

In pochi mesi Manalive è riuscita a costruire, oltre il pozzo a Djakpo II in Togo, una biblioteca multimediale per gli orfani di Gyumri in Armenia e una chiesa in Liberia i cui lavori di costruzione sono ancora in corso e termineranno prima dell’estate tutto questo succede nel totale silenzio dei media e delle istituzioni, proliferano in tutto il continente gruppi affiliati allo stato islamico. Inoltre numerose ONG direttamente riferibili al governo turco stanno portando avanti un progetto di islamizzazione forzosa nei confronti di molte popolazioni africane. 

Oltre alla violazione dei diritti umani a danno di queste popolazioni, c'è da riscontrare un pericolo imminente per l’Europa. A tal proposito Manalive, dopo aver costruito un pozzo d’acqua potabile in Togo, sta ora costruendo una chiesa nel nord della Liberia per dare un luogo di preghiera alla numerosa comunità cristiana della zona. La nostra intenzione è quella di implementare ulteriormente la nostra attività in Africa, poiché, oggi più che mai alla luce di quanto evidenziato prima, aiutare l’Africa vuol dire anche difendere l’Europa.

Durante la guerra tra Armenia e Azerbaijan, nell’autunno dello scorso anno, Manalive in pochi giorni è riuscita a raccogliere oltre una tonnellata di vestiti invernali e coperte per gli sfollati del Nagorno-Karabah. Grazie alla stretta collaborazione con l’ambasciata armena in Italia, sono giunti a destinazione prima dell’inizio del rigido inverno armeno.

“Manalive grazie all’accordo con NFT Europe ha dato il via al “NFT No Profit Project”-dice al Corriere del Sud il Presidente dell’associazione No Profit Manalive, Gianmarco Oddo-“il progetto porterà sul mercato un’opera digitale NFT, messa all’asta, consistente in una fotografia che ritrae dei bambini africani in Togo che bevono da un pozzo appena costruito da Manalive, il primo pozzo del villaggio Djakpo II.

NFT Europe, in collaborazione con l’organizzazione no profit Manalive e grazie alle più avanzate tecnologie nella riproduzione di opere d’arte in digitale, metterà in vendita il primo NFT europeo senza scopo di lucro sulla piattaforma opensea.io. Il ricavato dell’asta sarà completamente devoluto in beneficenza grazie all’organizzazione umanitaria Manalive. Il ricavato di questa asta servirà per avviare e sostenere nuovi progetti umanitari in Africa, Armenia e Italia.

Questo nuovo progetto testimonia come Manalive sia proiettata verso l’innovazione e la ricerca di nuovi strumenti di foundraising per il terzo settore...
Cosi dopo la realizzazione di molti progetti in Italia, Armenia, Liberia e Togo, si e' impegnata a costruire una biblioteca multimediale presso la casa-famiglia di Arrameras in Albania attraverso una missione che portera' due volontari in Albania da oggi e fino al 11 agosto di quest'anno.

L’associazione, come si legge in una nota "crede fermamente che tramite l’apprendimento e la cultura ogni persona possa uscire dall’assoluto stato di povertà e abbandono in cui si trova e ambire così ad avere un futuro dignitoso. È proprio per tale ragione che i membri di Manalive considerano l’istruzione come un diritto non negoziabile e che deve essere garantito a tutte le persone".

Il presidente Gianmarco Oddo ha dichiarato al Corriere del Sud : “Abbiamo deciso di dedicare questo importante progetto all’eroe albanese Skanderbeg, padre degli albanesi e difensore di tutti i popoli europei. Ricordiamo come Skanderbeg difese strenuamente le tradizioni, la storia e la cultura europee dall’imperialismo ottomano e dalle sue mire di conquista in Europa.

La realizzazione di questa biblioteca multimediale, primo progetto umanitario di un programma ambizioso che punta ad istituire una missione permanente nel paese entro il 2023, ha anche il compito di rappresentare simbolicamente un supporto nel processo di integrazione nell’Unione Europea che sta affrontando l’Albania. La nostra casa comune, l’Europa, fu salvata proprio da Skanderbeg ed oggi noi abbiamo il dovere di tendere una mano verso i nostri fratelli albanesi”.

Fonti Manalive




 

Si può parlare di spiritualità della natura o del cosmo? Può la natura essere una guida per orientarci nella vita spirituale? Può la natura indicarci un nuovo itinerario per l’evangelizzazione nel mondo moderno? A queste domande risponde con un libro, “La spiritualità della natura”, sottotitolo: “La Cosmo-Teologia in Santa Ildegarda di Bingen”, pubblicato recentemente da SugarcoEdizioni (2021) un sacerdote speciale, don Rocco Zappia. Uno studioso con la laurea in teologia, filosofia e specializzato in psico-analisi junghiana, ricercatore di cosmologia nel pensiero medievale, soprattutto un grande ammiratore e studioso di una Santa particolare, Ildegarda di Bingen, una santa medievale, vissuta tra il 1098 e il 1179, proclamata dottore della Chiesa da Papa Benedetto XVI.

Nel libro don Rocco affronta un fantastico viaggio tra le rivelazioni profetiche di Santa Ildegarda di Bingen e le sue sempre acquisizioni scientifiche: dalla fisica alla farmacologia, alla medicina. Il lettore del libro sarà rapito come da un magico stupore nel ripercorrere con lei le immense distese del cielo e le misteriose impronte divine nella natura. Pertanto, il padre messinese attraverso la Mistica tedesca ci farà fare un viaggio trasportati nel mondo soprannaturale, a partire dalla nostra madre terra.

La prima parte del testo viene occupata da una premessa, per raccontare la vita di Santa Ildegarda di Bingen, senza dubbio, un personaggio chiave nel panorama della cultura medievale (XII secolo). Ildegarda (significa protettrice delle battaglie) non solo fu una badessa, ma anche un’esperta in teologia, scienza, medicina, cosmologia, filosofia; fondò monasteri femminili, predicò al clero e al laicato, fu compositrice. E poi dicono che il Medioevo fu un secolo buio, soprattutto per le donne.

Zappia evidenzia i quattro viaggi pastorali della Santa, un fatto straordinario per una donna del Medioevo. Un aspetto importante nella vita di Ildegarda sono le visioni, per questo divenne famosa come Sibilla del Reno. Profetessa teutonica. Annuncio di Dio. Una donna colta, scrive Zappia, che ha una conoscenza della Bibbia, simile a quella dei profeti biblici. Le sue visioni coinvolgono principalmente i due organi di senso della vista e l’udito.

Giovanni Paolo II, ha definito Ildegarda la profetessa della Germania, la donna che non esitò a uscire dal convento per incontrare, intrepida interlocutrice, vescovi, autorità civili e lo stesso imperatore, Federico Barbarossa.

L’insegnamento della santa monaca benedettina per Papa Benedetto XVI appare straordinariamente attuale nel mondo contemporaneo, particolarmente sensibile all’insieme dei valori proposti e vissuti da lei. “Pensiamo, ad esempio, alla capacità carismatica e speculativa di Ildegarda, che si presenta come un vivace incentivo alla ricerca teologica; alla sua riflessione sul mistero di Cristo, considerato nella sua bellezza; al dialogo della Chiesa e della teologia con la cultura, la scienza e l’arte contemporanea […] all’idea di riforma della Chiesa, non come sterile cambiamento delle strutture, ma come conversione del cuore; alla sua sensibilità per la natura, le cui leggi sono da tutelare non da violare”.

Tuttavia, per il papa emerito, ha un grande significato per il mondo di oggi, il riconoscimento di Dottore della Chiesa a Ildegarda di Bingen, significa conferire una straordinaria importanza alle donne nella Chiesa e nella società. Ildegarda diventa una testimone credibile per la nuova evangelizzazione, per la sua capacità di parlare a coloro che sono lontani dalla fede e dalla Chiesa.

La prima opera teologica della Santa è lo Scivias, si tratta di un manuale di fede, che attraverso la storia della creazione sino al giudizio universale, si rivolge ai fedeli, passando per i sacramenti, aiuta a comportarsi secondo i disegni divini. La teologia ildegardiana si fonda sulla creazione, fondamentale è il concetto di viriditas (“verdeggia”).

Lo Scivias è rivolto a tutti i fedeli, al laicato, al clero e all’ordine monastico. Nel testo non manca, scrive Zappia, “una feroce critica contro la corruzione delle cariche ecclesiastiche più alte e un’attenzione particolare alle monache e ai monaci considerati a un livello più elevato di spiritualità”. Per fare questo la mistica tedesca si avvale di figure femminili come Ecclesia, o Sinagoga.

Un altro libro fondamentale è il Liber vitae meritorium (Libro dei meriti di vita) in sei visioni presenta una vera e propria lista dei vizi che affliggono l’umanità. “Il male è visto come una nuvola di fumo nero che investe la terra […]”. In questo libro si fa attenzione all’uomo che cerca di idolatrare sé stesso. Il messaggio è attuale perché si propone una sintesi tra fede e scienza. Quando la scienza si distacca dalla fede, si possono commettere innumerevoli aberrazioni. “La ragione, che attende dalla scienza qualsiasi risposta, non comprende che questa ha dei limiti e non può attingere al mistero delluniverso se non conciliandosi con la fede perché lo spirito non può essere indagato tramite rigidi procedimenti tecnologici e non è determinabile o quantificabile”.

Secondo gli studiosi la maggiore opera teologica della Santa è il Liber divinorum operum (Il libro delle opere divine). E’ una grande sintesi del pensiero di Ildegarda.

La Santa ha prodotto opere mediche e scientifiche (il libro della medicina semplice e il Libro della medicina composita). Interessante l’originale concetto di malattia in Ildegarda. “Ildegarda non dà solo suggerimenti pratici che prevedono bagni, inalazioni, impacchi, tisane, unguenti, salassi e così via ma parla anche dell’alimentazione e del tipo di vita più sana da condurre. Curare la malattia è necessario quanto curare lo spirito nel processo di riavvicinamento dell’umanità al Regno dei Cieli”. Uno delle più grandi preoccupazioni di Ildegarda è la cura della malinconia che è l’eccesso di bile nera. Questa uccide la viriditas e per porvi rimedio vengono indicati tre elementi: farro, frumento e segale.

Nella Physica, una sorta di enciclopedia che in nove sezioni affronta e cataloga qualità e usi terapeutici e farmacologici di piante, alberi, pietre preziose, pesci, uccelli, animali terrestri, rettili e infine metalli. Interessanti sono lo studio delle pietre e dei metalli.

La produzione scientifica, religiosa, musicale e letteraria di Ildegarda è molto vasta. Soprattutto la produzione musicale: 77 composizioni. Grande importanza è anche la corrispondenza: più di 300 lettere indirizzate a personalità dell’intero Occidente: papi, imperatori, re, vescovi, abati, badesse, sacerdoti e anche laici.

Nell’introduzione, don Zappia, lancia un messaggio per un nuovo modo di concepire la natura, attraverso l’etica e la spiritualità. Infatti, si chiede, se si può parlare di spiritualità della natura o del cosmo. “Può la natura essere una via, un cammino e una guida per orientarci nella vita spirituale?”. Per il sacerdote messinese, la natura può essere una nuova strada e un itinerario per l’evangelizzazione nel mondo moderno. Naturalmente è importante definire che cosa intendiamo per natura, per cosmo e per spiritualità. A questo proposito Zappia cita il Catechismo della Chiesa Cattolica, a proposito della catechesi sulla creazione. In questo contesto si pongono delle domande fondamentali, decisive, valide per ogni tempo: “Da dove veniamo?”, “Dove andiamo?”, Qual è la nostra origine?”, “Quale il nostro fine?, “Da dove viene e dove va tutto ciò che esiste?”.

Il lavoro di Zappia, non è un trattato scientifico, né di filosofia della natura, né di teologia (lo scrive lui) ha la pretesa di conoscere le leggi della natura e del cosmo attraverso la Sacra Scrittura, il Magistero e con le rivelazioni e le visioni di Santa Ildegarda. Il testo “vuole essere una semplice raccolta d’indizi del senso della creazione, secondo la Scrittura e la profezia di Santa Ildegarda”.

L’impegnativo libro di don Rocco si struttura in due direzioni: la prima analizza e fonda il concetto di spiritualità della natura partendo dall’idea di Uomo immagine di Dio e summa di tutta la creazione, si analizza il concetto di idolatria e falsa immagine e infine la guarigione come riscoperta dell’immagine di Dio in noi.

Nella seconda direzione si svilupperanno le dinamiche della spiritualità della natura negli scritti di Santa Ildegarda con particolare riferimento al suo libro delle opere divine. Nell’ultima parte (il III capitolo) si affronta il tema della spiritualità della natura e il Magistero della Chiesa. Don Zappia legge il Catechismo della Chiesa Cattolica in riferimento alla natura e in particolare il Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa con riferimento alla natura. Inoltre vengono dedicati particolari riferimenti a San Giovanni Paolo II, a Benedetto XVI, a papa Francesco con la sua Laudato si, infine non poteva mancare un breve accenno a San Francesco.

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