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Grottaglie presenta ufficialmente la candidatura a Città Europea dello Sport 2020 ed accoglie una delegazione dei commissari europei in un percorso per conoscere le realtà sportive, le strutture e gli impianti, ma anche il patrimonio storico, architettonico, paesaggistico e culturale del comune ionico. In tre giornate, si svolgeranno i momenti principali dell'iniziativa, promossa dall'Amministrazione comunale per promuovere e diffondere le discipline sportive, con particolare attenzione verso gli sport paralimpici e gli sport femminili, che coniugano i valori insiti nella pratica sportiva con quelli di inclusione e uguaglianza.

Giovedì 19 luglio, alle ore 10.30, nell'aula consiliare di Palazzo di Città (via Martiri d'Ungheria, Grottaglie, Taranto), l'assessore comunale allo sport e vicesindaco Vincenzo Quaranta presenterà, in una conferenza stampa, aperta anche alle realtà sportive del territorio, il dossier della candidatura. Nel progetto, sposato dalla Regione Puglia - assessorato allo sport, dalla Provincia di Taranto, dal Coni Puglia e dal Cip (Comitato italiano paralimpico), sono coinvolti cinquanta associazioni sportive e club del territorio. Gli enti fanno capo ad un comitato che cura gli aspetti organizzativi e promozionali dell'iniziativa. Nel corso della conferenza di giovedì 19 luglio, sarà anche proiettato il video realizzato dall'agenzia Amigdala, che promuove le attività sportive e i contenuti della candidatura; sarà inoltre comunicato il vincitore del concorso "Cadeau istituzionale in ceramica" dedicato a Grottaglie 2020 Città Europea dello Sport.

Successivamente, il 26 e 27 luglio giungeranno a Grottaglie i commissari  Vincenzo Lupattelli (Presidente Aces Italia), Pasquale Alfieri, Michele Zittucro, Gianfranco Mastrangelo e Nicola Deliso. Gli stessi interverranno, insieme ai rappresentanti dell'Amministrazione comunale, della Regione Puglia - assessorato regionale allo sport, del Coni Puglia e del Cip (Comitato italiano paralimpico Puglia), nel corso di una conferenza stampa programmata il 27 luglio, alle ore 10.30, al Convento dei Cappuccini, in cui sarà illustrato il percorso della candidatura a Città Europea dello Sport 2020.

"Spirito di squadra, partecipazione sociale, impegno costante per il conseguimento di risultati: lo sport è tutto questo - dichiara l'assessore comunale allo sport Vincenzo Quaranta -. E' anche un grande veicolo per la strutturazione di un percorso comunitario, perché lo sport incanala le nostre passioni facendoci sentire parte di un progetto, di un sogno comune. Abbiamo intrapreso un percorso che va da importanti lavori di adeguamento e potenziamento delle numerose strutture sportive presenti sul territorio, per modernizzarle e renderle accessibili a tutti, alla programmazione, promozione e conoscenza di azioni concrete atte a potenziare e diffondere la pratica sportiva, fino ad arrivare alla candidatura al titolo di Città Europea dello Sport 2020. Un piano che necessita di investimenti superiori ai 4 milioni di euro, ma che avrà un’importante ricaduta su Grottaglie che, per la sua posizione e la sua dotazione strutturale, diverrà centro propulsore del rilancio sportivo della provincia ionica. La programmazione generale prevede altre iniziative volte alla valorizzazione del territorio in tema di investimenti e nuovi insediamenti industriali; la promozione turistica messa in atto in collaborazione con i comuni pugliesi del Parco della Gravine e con Matera, Capitale Europea della Cultura 2019; le azioni di rigenerazione urbana nei diversi ambiti della città individuati prioritari; tra questi, i diversi poli sportivi collegati agli elementi paesaggistici in cui sono inseriti ed il centro storico quale attrattore e potenziale contenitore degli spazi di accoglienza e ricettività. Attraverso la partecipazione a bandi, sono stati ottenuti alcuni finanziamenti e altri sono in fase di reperimento a livello europeo nazionale e regionale. La candidatura al titolo di “Città Europea dello Sport 2020” si sposa con la nostra idea di sviluppo e promozione della città. Far divenire Grottaglie palcoscenico di importanti manifestazioni sportive, nazionali ed internazionali, permetterà di premiare il percorso di sviluppo ed investimento messo in atto per la promozione dello sport e di tutte le attività ad esso correlate".

 

 

Ancora strage di ulivi monumentali nelle campagne del barese. A distanza di 2 anni, dopo i 40 ulivi tagliati nel 2016 per rivendere la legna, lo stesso olivicoltore nella stessa campagna a Santo Spirito ha subito lo scapitozzamento e il danneggiamento di altri 40 ulivi secolari. “Sono stati tagliati e danneggiati altri 40 ulivi secolari dello stesso olivicoltore – tuona il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele –  che, episodio dopo episodio, oltre a perdere fiducia e speranza, appare in queste ore inconsolabile. Ogni albero garantiva circa un quintale di olive. E’ solo l’ultimo dei tanti casi, denunciati e non, che si sono registrati nell’area attorno all’aeroporto di Bari e nella zona tra Bitonto, Grumo e Palo”.

“Abbiamo scritto al Presidente Emiliano – incalza il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – perché la situazione risulta essere molto grave e gravi sono stati i segnali, manifestati dagli agricoltori, di scoramento che ha portato molti di loro, sul piano repressivo, a non denunciare più gli episodi delittuosi e, sul piano preventivo, ad organizzarsi in squadre e presidiare durante la notte le loro campagne. Iniziative delle quali è superfluo sottolineare la gravità, anche sotto il profilo dell’immagine. Per questo abbiamo chiesto che, di concerto con la Fondazione Osservatorio sulla criminalità in agricoltura, si proceda a concretizzare iniziative tempestive ed efficaci di presidio delle aree rurali”.

Furti e danneggiamenti sono praticamente quotidiani – denuncia Coldiretti Puglia - tanto da aver spinto alcuni agricoltori ad organizzarsi con ronde notturne e diurne, mentre altri si sono affidati a istituti di vigilanza. Oltre alla perdita di reddito, a rischio è la stessa incolumità dei nostri agricoltori, non certo un elemento  trascurabile.

Secondo l’analisi dell’Osservatorio sulla criminalità dell’agricoltura e sul sistema agroalimentare promosso da Coldiretti sui risultati conseguiti dalle Forze di Polizia, l’intero comparto agroalimentare è caratterizzato da fenomeni criminali legati a furti, estorsioni e alla contraffazione di prodotti alimentari ed agricoli e dei relativi marchi garantiti. I danni al sistema sociale ed economico sono molteplici, dal pericolo per la salute dei consumatori finali, all’alterazione del regolare andamento del mercato agroalimentare. Per questo Coldiretti Puglia, ringraziando le forze dell’ordine per l’opera incessante svolta quotidianamente, chiede una stretta sui controlli per assicurare maggiore sicurezza agli agricoltori e agli operai.

Un laboratorio di idee nel settore agricolo che possa attivare, mediante servizi molto innovativi, attività di welfare rivolte agli anziani e alle famiglie, in modo che le imprese agricole possano rappresentare una risorsa utile per rafforzare la rete di protezione nelle campagne e consentire una migliore qualità della vita nelle aree rurali. E’ il progetto lanciato da Angelo Marseglia di Bovino (Foggia), riconfermato Presidente dell’Associazione regionale dei Pensionati Coldiretti, nel corso dell’Assemblea elettiva regionale.

“Le pensioni aiutano i bilanci per più di una famiglia su tre – ha detto Marseglia - con la presenza dei nonni in casa che viene giudicata positivamente per il contributo economico e sociale che sono in grado di offrire in un momento di difficoltà”.

La presenza degli anziani all’interno della famiglia in generale, e di quella agricola in particolare, è stata considerata come una forma arcaica da superare mentre con la crisi – sostiene Coldiretti Puglia - si sta dimostrando fondamentale per affrontare le difficoltà economiche e sociali di molti cittadini. La solidarietà tra generazioni sulla quale si fonda l’impresa familiare è – aggiunge Coldiretti Puglia - un modello vincente per vivere e stare bene insieme e non un segnale di arretratezza sociale e culturale come è stato spesso affermato.

“In Puglia sono circa 210 mila pensionati dei lavoro autonomo – 63 mila coltivatori diretti, 73 mila artigiani ed altrettanti commercianti - con un’altissima percentuale di pensioni integrate al minimo – ha aggiunto il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele - che stanno vivendo un momento di grande difficoltà, ma che, nonostante tutto, sono impegnati nel presidio territoriale nelle aree rurali dove sono spesso il motore di iniziative ed esperienze culturali e di solidarietà. Secondo i dati dell’analisi territoriale dell’Istat sui trattamenti pensionistici, esiste una disparità di trattamenti nelle aree rurali alla quale si aggiunge la carenza di servizi sociali che rende più complessa la vita degli anziani”.

Da qui la necessità di intervenire per recuperare il potere di acquisto delle pensioni più basse – è emerso nel corso dell’Assemblea regionale a cui ha partecipato il Segretario Nazionale, Danilo Elia -  eliminare ogni forma di discriminazione fra lavoratori dipendenti ed autonomi anche per quanto attiene gli assegni familiari, riconoscere un sostegno per le famiglie che si fanno carico di accudire in casa gli anziani con disabilità e/o non autosufficienza, definire i livelli essenziali di assistenza, potenziare i servizi di prevenzione presso gli ambulatori di medicina generale allo scopo di assicurare, agli anziani a basso reddito, gli accertamenti diagnostici in forma ambulatoriale, con riduzione delle liste di attesa, dei ricoveri in ospedale e della spesa sanitaria.

“I continui tagli apportati alla spesa sociale, la notevole riduzione del Fondo per la non autosufficienza – ha concluso il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti –stanno scaricando sulle famiglie l’inadeguatezza dei servizi pubblici per gli anziani e per i non autosufficienti e stanno minando la stessa qualità della vita dei nostri pensionati, una risorsa e un patrimonio da salvaguardare”.

Va anche riconosciuto un sostegno alle famiglie che si fanno carico di accudire in casa gli anziani con disabilità e/o non autosufficienza. E’ evidente – conclude Coldiretti Puglia - l’insostenibilità sociale della situazione a carico dei coltivatori pensionati e delle loro famiglie, sui quali si vanno sempre più scaricando i disservizi e le insufficienze dell’intervento pubblico.

Primi 6 mesi di annata agraria tra luci e ombre, messa a dura prova da maltempo e Xylella, ma con dati economici delle esportazioni sempre in crescita.

Già l’annata agraria 2017 aveva recuperato terreno rispetto all’anno precedente, con una crescita della PLV (Produzione Lorda Vendibile) del 15,07%, tornata a superare nuovamente i 3 miliardi di valore, a dispetto della tropicalizzazione del clima.

“Speriamo che, come avvenuto l’anno scorso, l’agricoltura pugliese recuperi, perché il 2018 non si è aperto nel migliore dei modi proprio a causa del clima impazzito che finora ha provocato già quasi 2 miliardi di euro di danni”, ha dichiarato il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele, aprendo l’Assemblea sociale.

Bombe d’acqua, trombe d’aria e violente grandinate da febbraio ad oggi si sono abbattute sulla Puglia, facendo salire la conta dei danni che, secondo Coldiretti Puglia, dagli ortaggi, agli oliveti, dai mandorleti ai ciliegeti, dai vigneti al grano.

“Le tre province di Bari, BAT e Foggia, raccoglieranno meno olive, con punte fino al 50 % di diminuzione – ha continuato Cantele – mentre nel Salento il crollo sfiorerà il 60% a causa della Xylella”.

“La nostra economia olivicola, settore portante per l’agricoltura pugliese perderà quasi 1,8 miliardi di euro nelle province di Bari, BAT e Foggia, mentre 1,5 miliardi di euro nel Salento per colpa della Xylella”, ha precisato Cantele. “Siamo fortemente preoccupati che la brusca diminuzione di olio extravergine pugliese – ha lanciato l’allarme Cantele - faccia crescere ancora le importazioni di olio dall’estero, perché al danno si aggiungerebbe la beffa di sofisticazioni e contraffazioni. Se si vuole acquistare un ‘vero’ extravergine ‘made in Italy’ bisogna fare attenzione ai prodotti venduti a meno di 6-7 euro al litro che non coprono neanche i costi di produzione. I 3 elementi da tenere sempre d’occhio sono prezzo, anno di produzione e scadenza”.

Fa il paio con il bollettino di guerra negli oliveti – è emerso nel corso dell’Assemblea di Coldiretti Puglia – il resoconto dei danni da maltempo nei campi dove si sta trebbiando. Il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti, ha tenuto a rimarcare che “il raccolto sarà inferiore in quelle aree dove si sono alternate violente grandinate a rovesci temporaleschi di maggiore intensità, con diminuzioni tra il 20% e il 70% in meno di grano. Teniamo a precisare, però, che il grano raccolto nella maggior parte della Puglia cerealicola sarà di ottima qualità”.

Buona la campagna delle ciliegie dove il crack degli ultimi giorni è stato di fatto compensato – secondo le rilevazioni di Coldiretti Puglia – da un andamento tendenziale, caratterizzato da prezzi sostanzialmente stabili e dalla maturazione molto veloce del prodotto ha accorciato il periodo di raccolta.

Nei primi 6 mesi del 2018 la campagna agraria è stata messa a dura prova da maltempo e Xylella, ma con dati economici delle esportazioni sempre in crescita.

Olive, mandorle, uva da tavola e ortofrutta in generale saranno così poche e così buone che andranno letteralmente ‘a ruba’ e per questo Coldiretti Puglia sin d’ora chiede alle forze dell’ordine di programmare sin d’ora un presidio nelle aree rurali contro i predoni degli oliveti ancora più capillare.

Il grande successo delle produzioni agroalimentari pugliesi è testimoniato anche dai dati Istat delle esportazioni che “nei primi tre mesi del 2018, rispetto allo stesso periodo del 2017 – ha spiegato Corsetti – sono cresciute del 5,1% per l’olio, del 2,8% per la pasta e del 5,7% per i vini. Oltre agli stimati 230 milioni di export ortofrutticolo verso la Germania, la Puglia si è imposta in Tunisia, Francia, Polonia, Regno Unito e Svizzera, oltre a Benelux, Scandinavia, Spagna, Albania, Grecia”.

La Puglia secondo ISMEA è prima in Italia per aziende ortive in piena area (ortaggi non coltivati in serre), seconda dietro la Sicilia per frutteti, terza per i legumi. In particolare ha numeri da record – aggiunge Coldiretti Puglia - su pesche, uva da tavola e agrumi per quanto riguarda la frutta, mentre nelle produzioni ortive su lattughe, fave, carciofi e pomodori da industria.

Le battaglie di Coldiretti Puglia per tutelare il patrimonio del ‘made in Italy’ agroalimentare e  bloccare  lo scippo di identità che il territorio quotidianamente subisce ad opera dei famigerati agropirati nazionali ed internazionali trovano ragion d’essere nel valore delle principali filiere agroalimentari pugliesi, pari a  542.000.000 euro per la  pasta e i prodotti da forno, 576.000.000 euro per quella olearia e 462.000.000 euro per la filiera vinicola e il pomodoro da industria di cui la sola provincia di Foggia è leader con 3.500 produttori che coltivano mediamente una superficie di 26 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 190.000.000 euro.

Dopo la guerra del grano che ha visto la Puglia protagonista per difendere il granaio d’Italia, il blocco dei TIR al Brennero, l'assedio al centro di distribuzione dei prodotti della multinazionale del latte francese Lactalis a Lodi, le staffette per portare ad emersione il percorso dell’olio estero, è finita – sottolinea Coldiretti Puglia - una contrapposizione immotivata e fuorviante ed è nata un'alleanza che tutela la vera distintività e l'eccellenza della produzione agroalimentare italiana. Si tratta di una nuova forma di rappresentanza in cui Coldiretti, sempre più sindacato imprenditoriale di filiera, insieme a campioni industriali nazionali dei rispettivi settori, uniti insieme per la realizzazione di accordi economici utili ad assicurare la massima valorizzazione della produzione agricola nazionale.

Per testimoniare questo percorso ambizioso e irrinunciabile all’Assemblea sociale di Coldiretti Puglia hanno partecipato Francesco Casillo, Vincenzo Divella, Giovanni D’Ambruoso, Sebastiano Ladisa, il Direttore d’area e l’Assessore all’Agricoltura e i rappresentanti della politica che hanno contribuito a bancare gli importanti risultati negli ultimi anni.

 

Coldiretti Puglia dichiara lo stato di agitazione del comparto lattiero per le invasioni di prodotto straniero che stanno facendo crollare i prezzi del latte alla stalla pugliese. Positiva la convocazione del tavolo latte da parte dell’Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, dopo le prime denunce pervenute dalla Coldiretti, anche se è necessario procedere senza indugio.

“All’emergenza prezzi – ha stigmatizzato Giorgio Apostoli, Capo Servizio Zootecnia della Confederazione Nazionale Coldiretti - si aggiunge il problema grave che molte partite di prodotto non riescono a trovare acquirenti e molti caseifici stanno comunicando agli allevatori la decisione unilaterale di sospendere il ritiro del latte anche per 15 giorni, mentre dalle frontiere italiane passano ogni giorno 24 milioni di litri di “latte equivalente” tra cisterne, semilavorati, formaggi, cagliate e polveri di caseina, per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori”.

Gli allevatori devono vendere 2 litri di latte - dice Coldiretti Puglia - per bersi un caffè al bar, quattro litri per comprare un pacchetto di caramelle, quattro litri per una bottiglietta di acqua al bar e quasi 15 litri per un pacchetto di sigarette.

“Un fiume di latte sta invadendo la Puglia – ha incalzato il Vicepresidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo - a prezzi bassissimi, fino a € 0,23/0,24 franco stabilimento da Francia, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, mentre un litro di latte al consumo continua a costare da 1,30 fino ad 1,60 euro e i prezzi dei prodotti lattiero – caseari nei negozi di vicinato e sui banchi della distribuzione organizzata sono rimasti stabili. Chiediamo che vengano intensificati i controlli, che venga verificata la destinazione finale di questo latte straniero di dubbia qualità, anche per garantire la reale applicazione del Decreto sull’indicazione obbligatoria dell’origine del latte in etichetta, una infallibile cintura di sicurezza per i nostri allevatori che devono poter competere alla pari e per la salute dei consumatori e scegliere in maniera consapevole quello che acquistano e mangiano”.

La vera e unica indicizzazione di cui il comparto zootecnico ha bisogno – aggiunge Coldiretti Puglia - è il vincolo indissolubile tra il prezzo del latte alla stalla e il costo di latte e formaggi che i consumatori acquistano nei negozi e nei supermercati.

“Intanto, stiamo monitorando durante le ore notturne il transito e lo scarico delle cisterne di latte – ha denunciato Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia – che spesso, pur essendo con targa italiana, trasportano latte estero. Abbiamo convenuto al tavolo convocato dall’Assessore Di Gioia di procedere immediatamente alla redazione di un protocollo di intesa che preveda la condivisione dei dati e metodi ISMEA nella definizione del costo in puglia del latte e la predisposizione di un contratto tipo da parte della Regione per regolamentare gli scambi secondo una tabella di qualità, come previsto dalla legge”.

Con la pratica troppo diffusa delle offerte e della vendita di prodotti a prezzi stracciati – precisa Coldiretti Puglia - anche una parte della grande distribuzione organizzata rende insostenibili i costi di una produzione di qualità e realmente garante della sicurezza alimentare. Alla luce dell’entrata in vigore del Decreto sull’etichettatura obbligatoria sono determinanti scelte chiare sotto svariati aspetti, a partire dal sostegno ai sistemi produttivi e della trasformazione in termini promozionali e, più in particolare, in termini di programmazione di fondi pubblici che debbono, a nostro avviso, concentrarsi su aziende e filiere che esaltino il valore del Made in Puglia. In un contesto di scambi globalizzati, è evidente quanto la certezza e la sicurezza alimentare dei prodotti siano valori essenziali per i consumatori.

In Puglia a fronte dei 1.939 allevamenti che producono 3,6 milioni di quintali di latte bovino, le importazioni di latte dall’estero raggiungono i 2,7 milioni di quintali e i 35mila quintali di prodotti semi-lavorati quali cagliate, caseine, caseinati e altro, utilizzati per fare prodotti lattiero-caseari che vengono, poi, venduti come prodotti lattiero-caseari “Made in Puglia”.

 

L'indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari che dovrà essere indicata in etichetta con:

a) "paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte";

b) "paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato"

c) "paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato".

Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l'indicazione di origine può essere assolta - precisa la Coldiretti - con l'utilizzo della seguente dicitura: "origine del latte: nome del paese". Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: "miscela di latte di Paesi UE" per l'operazione di mungitura, "latte condizionato in Paesi UE" per l'operazione di condizionamento, "latte trasformato in Paesi UE" per l'operazione di trasformazione. Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell'Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: "miscela di latte di Paesi non UE" per l'operazione di mungitura, "latte condizionato in Paesi non UE" per l'operazione di condizionamento, "latte trasformato in Paesi non UE" per l'operazione di trasformazione.

Più variegata la situazione di yogurt e formaggi, perché il provvedimento prevede che sarà possibile, per un periodo non superiore a 180 giorni, smaltire le scorte con il sistema di etichettatura precedente anche per tenere conto della stagionatura.

 

 

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