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Venerdì, 19 Gennaio 2018

Crescono le speranze e, di conseguenza, le percentuali di guarigione per le neoplasie peritoneali.

Ad alimentare il lumicino delle aspettative dei pazienti sono proprio le ultime tecniche innovative eseguite al “Giovanni Paolo II” per combattere la carcinosi peritoneale, una patologia causata dall'estensione di un tumore alle membrane che avvolgono i visceri contenuti nella cavità addominale, appunto il peritoneo, e considerata per decenni uno stadio terminale delle neoplasie intra-addominali avanzate, sia di origine gastroenterica che a partenza dall’apparato ginecologico.

Non faranno mistero dei numeri di successo, gli specialisti del settore provenienti dall’intero Stivale, che oggi a partire dalle 12.30 e domani dalle 8.30 fino alle 13, relazioneranno nel workshop dal titolo “Neoplasie peritoneali” in programma nella sala conferenze dell’Istituto di via Orazio Flacco.

 

«Durante le ultime due decadi è stato sviluppato un trattamento loco-regionale in grado di curare la carcinosi peritoneale qualora possibile, oppure almeno di ridurne l’entità e rallentarne la crescita quando la sua eradicazione completa risulti impossibile- spiega il dottor Michele Simone a capo della direzione dell’Unità Complessa di Chirurgia Generale ad indirizzo Oncologico, nonché presidente del workshop- Questo trattamento si basa sulla combinazione della citoriduzione chirurgica massimale (CRS Cytoreductive surgery) e della chemioipertermia intraperitoneale (HIPEC), e al giorno d’oggi rappresenta il gold standard nel trattamento dei tumori primitivi e secondari del peritoneo».

 

A voler entrare nel dettaglio, la chemioterapia ipertermica intraoperatoria (HIPEC Hipertemic intraperitoneal chemotherapy)  praticata solo in centri ad alta specialità e volume per la malattia neoplastica, motivo quindi di orgoglio dell’Oncologico barese unico centro di riferimento pugliese in tale ambito, consente di perfondere all’interno della cavità peritoneale dosi molto elevate di chemioterapico, incrementando quindi l’esposizione dei tessuti e l’efficacia del farmaco senza però incorrere negli effetti collaterali in quanto il farmaco non viene iniettato nel circolo e quindi non si diffonde per via sistemica. Inoltre, l’ipertermia è stata dimostrata avere un effetto nell’aumentare la penetrazione del farmaco nei tessuti dove raggiunge quindi una profondità di circa 3mm a temperature intorno ai 41-42°C .

 

È in un terreno composto da queste eccellenze che il paziente trova le radici più vitali della sua serenità psicologica: una condizione necessaria per scongiurare la migrazione sanitaria.

«Lo scopo principale di queste giornate- continua il dottor Simone- è quello di discutere e stabilire un consenso riguardo le migliori metodiche diagnostiche e terapeutiche e definire in modo univoco i criteri radiologici di stadiazione dei tumori del peritoneo, meglio noti come carcinosi peritoneale. Di tale peculiare condizione clinica, rimangono ignoti sia i meccanismi molecolari che regolano la progressione intraperitoneale che il profilo bio-molecolare, presupposti indispensabili per verificare l’efficacia di terapie individualizzate in questo gruppo di pazienti».

 

L’Istituto quindi, sulla scorta di questo crescente interesse clinico, sta sviluppando linee di ricerca molto sofisticate che sfruttano anche le nanotecnologie, nella speranza di debellare uno stato clinico così particolare come la carcinosi peritoneale.

Uno studio canadese pubblicato sulla rivista scientifica Frontiers in Psychiatry avrebbe sfatato il mito secondo cui consumare marijuana servirebbe a rilassare mente e corpo. Secondo la ricerca scientifica condotta da diversi istituti con sede a Montreal, sulle proprietà della cannabis, fumare potrebbe addirittura influenzare negativamente la personalità di un individuo. Ed anche ancor più della cocaina o dell’alcol. Varie equipe di ricercatori del paese nordamericano hanno osservato il comportamento di 1.136 individui tra uomini e donne, in cura presso le cliniche psichiatriche di Pittsburgh, Missouri e Massachusetts, e monitorato i loro progressi nell’arco di 12 mesi dalle dimissioni. Secondo i risultai, i pazienti che facevano uso regolare di marijuana erano circa 2.5 volte più propensi ad avere un atteggiamento violento e aggressivo rispetto a coloro che invece non assumevano la sostanza psicoattiva. Il team, capitanato dal dottor Jules R Dugre, parla di un elevato «rischio clinico legato ad atti di violenza con gravi implicazioni sociali», ed incita il personale medico a prestare una maggiore attenzione ai fumatori che ricevono un trattamento per disturbi della salute mentale. Kathy Gyngell, del Centre for Policy Studies, Regno Unito, ha accolto la ricerca e lancia un appello ai Governi. «Dove sono le campagne pubbliche sanitarie sui rischi della cannabis? Se i ministri avessero un po' di buon senso saprebbero che non possiamo permetterci di far fronte a questa crisi in ambito sanitario e della sicurezza pubblica», ha dichiarato la Gyngell. «Queste ricerche devono convincere il Governo a rivisitare la loro politica sanitaria al fine di offrire una maggiore protezione della popolazione dagli individui potenzialmente violenti». Ovviamente, si tratta di uno studio basato su dati parziali, rileva Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” che tuttavia pone alcuni interrogativi sulla necessità di approfondire anche nel Nostro Paese le conseguenze comportamentali del consumo basate su dati oggettivi anche per dare ulteriori contributi scientifici al dibattito sulla legalizzazione.

Spinraza, via libera dell’Aifa per la commercializzazione del nuovo farmaco: ieri sera è arrivata la notizia tanto attesa. Ed è giunta in piena campagna donazioni, a dimostrazione che la direzione intrapresa da Famiglie Sma è quella che può davvero cambiare il futuro di migliaia di pazienti, soprattutto bambini.

Proprio mentre il numero solidale 45521 (attivo fino al 9 ottobre), grazie allo spot di Checco Zalone fa il giro del web per dire “stop” all’atrofia muscolare spinale e ampliare la somministrazione della terapia nusinersen – da novembre 2016 effettuata in Italia per via compassionevole su 130 piccoli pazienti - l’Agenzia nazionale del Farmaco pubblica in Gazzetta ufficiale il risultato dell’iter avviato “per assicurare i requisiti di sicurezza ed efficacia” alla molecola che cambia il quadro clinico della patologia, autorizzando la sua immissione sul mercato per tutte le forme di Sma.

«Il percorso di valutazione della Commissione tecnico scientifica Aifa, supportata da un gruppo di esperti dell’Istituto Superiore di Sanità – commenta Daniela Lauro, presidente della Onlus nata per dar voce ai genitori dei bambini affetti dalla malattia genetica rara e spesso fatale - segue la strada intrapresa dall’agenzia statunitense Food and Drug Administration (FDA), che dallo scorso dicembre ha approvato Spinraza quale trattamento ufficiale per la Sma. La commozione e la gioia in questo momento sono indescrivibili: questo è davvero un momento storico nella lotta contro la malattia genetica rara che fino ad oggi ha mietuto indisturbata innumerevoli vittime in tutto il mondo. Tra qualche settimana le fiale saranno disponibili negli ospedali e verranno rese note le modalità d’accesso alla terapia».

L’effetto di Spinraza è stato dimostrato con uno studio clinico globale randomizzato condotto su 121 pazienti, che hanno ricevuto l’iniezione del farmaco nel fluido che circonda il midollo spinale (il cosiddetto liquido cefalorachidiano): il trial ha valutato la percentuale di pazienti con miglioramento dello sviluppo motorio, come il controllo della testa, la capacità di sedersi, di calciare, rotolarsi, strisciare, stare in piedi e camminare.

«Anche se i dati non sono ancora ufficiali – continua Lauro – nel nostro Paese i bambini che hanno avviato le infusioni attraverso il programma esteso di accesso al farmaco salvavita (Eap), hanno ottenuto risultati davvero incoraggianti, mostrando tangibili segni di miglioramento sotto il profilo motorio, laddove è emerso un maggior controllo dei muscoli della testa e dei movimenti degli arti. Spinraza riesce a compensare la necessità di una ventilazione permanente e a prevenire la morte nei bambini».

Adesso per poter beneficiare del trattamento e avviare la cura per tutti coloro che ne faranno richiesta, occorre l’aiuto di tutti: «Con le donazioni – conclude Lauro – potremo ampliare il target di pazienti, potenziare il personale medico, supportare le famiglie negli spostamenti ed estendere il raggio d’azione, implementando il numero di centri specializzati». La campagna di Famiglie Sma nei prossimi giorni sarà anche on the road: sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre, infatti, i volontari e i bambini scenderanno in piazza con il gadget la “Scatola dei sogni 2017”, 500 grammi di pasta di grano duro che anche quest’anno porteranno in tutte le case il simbolo dell’associazione: la farfalla. I banchetti saranno presenti in oltre 100 piazze in tutt’Italia (la mappa su http://www.famigliesma.org/donaci-il-tuo-tempo/).

Dare massimo risalto a patologie che non possono più essere definite di “nicchia”. Ma anche affinare la diagnosi e incrementare le sinergie.   

Parte da queste premesse il “Primo meeting congiunto degli IRCCS pubblici della regione Puglia”, con avvio oggi presso l’Istituto di ricerca “De Bellis” di Castellana Grotte, per accendere i riflettori sulle recenti acquisizioni in campo gastroenterologico, e prosieguo domani e dopodomani al “Giovanni Paolo II” di Bari, nell’intento di sciogliere i nodi sulle nuove sfide dell’oncologia relativamente ai tumori rari.

Obiettivo dichiarato dai due Istituti: lavorare in rete al fine di migliorare la qualità delle prestazioni assistenziali e condividere la conoscenza sul tema.

Del resto, per far fronte a quelle che un tempo erano neoplasie orfane di diagnosi e cura, ora in progressivo incremento, l’Oncologico di via Orazio Flacco ha inaugurato un anno fa il “Centro regionale per la ricerca e la cura dei tumori rari” dedicato a Maria Ruggieri e guidato dal dottor Michele Guida, responsabile del Centro. Un percorso durato anni, tra sensibilizzazione e convegni tematici in collaborazione con l’associazione onlus “Maria Ruggieri” per la Ricerca su Angiosarcoma e Tumori rari di Terlizzi, diventato ora una opportunità per i pazienti e motivo d’orgoglio per il Direttore Generale Antonio Delvino, impegnato a garantire l’eccellenza nell’offerta sanitaria e l’umanizzazione della medicina; segno tangibile di un più semplice orientamento nell’ambito delle malattie che possono insorgere in qualunque organo e sistema, rappresentando globalmente circa il 20 per cento di tutti i tumori.

Di fronte alla diagnosi di tumore raro le incognite si moltiplicano. E allora, nel solco della mission del Centro, il convegno proverà a dare una risposta allo smarrimento di pazienti e familiari dinanzi a patologie non facili da diagnosticare e curare, considerato che le aziende farmaceutiche hanno scarso interesse a investire in ricerca e in sviluppo di nuovi farmaci da somministrare complessivamente a poche migliaia di ammalati.

La tre giorni  rivolta a pazienti e associazioni oltre che al personale medico e paramedico, sarà un viaggio di conoscenza a tutto tondo sulle varie categorie di tumori rari, con la partecipazione dei maggiori esperti nazionali. Questo primo evento congiunto sposa anche le scelte politiche regionali di costruire una rete oncologica pugliese e rappresenta un nuovo modello di aggiornamento ed approfondimento per medici e ricercatori.

 

Quest’anno è la Puglia ad ospitare il congresso annuale di WONCA Italia, il network delle Società scientifiche affiliate al World Organization of National Colleges and Academies of Family Madicine/General Practice, l’organizzazione internazionale dei medici di famiglia. In attesa del congresso, che si terrà a Lecce il 29 e 30 Settembre prossimi, ieri si è tenuto presso l’Ordine dei medici di Bari un Conference Exchange Programme che ha visto coinvolti 11 giovani medici provenienti da Gran Bretagna, Australia, Portogallo, Turchia, Lettonia e Olanda. Nel corso dell’incontro formativo Nicola Calabrese (UACP Bari) e Pietro Drago (MMG Aft di Trani) hanno presentato il servizio sanitario nazionale e illustrato la storia della medicina generale italiana e pugliese, mentre Pietro Scalera (Coordinatore attività interdisciplinari del CFSMG) ha descritto l'organizzazione della scuola di formazione in medicina generale barese, che rappresenta ormai un modello a livello nazionale. Michele Abbinante (Coordinatore Fimmg Formazione Puglia) e Gaetano Lops (Regional Exchange Coordinator Puglia) hanno poi delineato le prospettiva del medico in formazione nell’attuale sistema.

In special modo, durante l’incontro è stata descritta l’attuale organizzazione lavorativa della medicina generale in Puglia, con particolare attenzione alle forme di associazionismo complesso e con uno sguardo al futuro e al modello di gestione del paziente cronico della Regione Puglia, anche in un’ottica di formazione. Il corso di medicina generale gestito dall’Ordine di Bari – che rappresenta un modello a livello nazionale - è particolarmente all’avanguardia da questo punto di vista, perché prevede percorsi professionalizzanti all’interno degli ambulatori di MG, improntati alla presa in carico del paziente cronico. Di fatto a Bari la scuola di medicina generale è già pronta ad attivare quanto previsto dal piano nazionale della cronicità, con una serie di attività diagnostiche – dalla spirometria, al doppler, dall’elettrocardiogramma all’ecografia – eseguite negli ambulatori dei medici di famiglia. Inoltre, la scuola barese è molto attiva anche sul fronte della ricerca in Medicina Generale, con un’unità dedicata gestita dalla dottoressa Maria Zamparella.

L’incontro ha offerto l’opportunità di un proficuo confronto tra i medici baresi in formazione e gli ospiti internazionali, uno scambio culturale fondamentale per la crescita professionale, in un contesto che vede l'assistenza primaria rappresentare il futuro della medicina nel mondo. L’obiettivo per i prossimi anni è portare i medici del corso in Medicina Generale di Bari a fare esperienze formative all’estero.
È infatti necessario cominciare a parlare di mobilità internazionale durante la formazione in medicina generale, per elaborare strategie nuove nell’ambito delle cure primarie, anche con l’apporto di prospettive date da un’ottica internazionale. Al momento il corso in MG è purtroppo l’unico corso di specializzazione a non prevedere periodi di formazione all’estero.

Nella giornata di oggi, grazie alla collaborazione dei tutor baresi di medicina generale, i medici in formazione provenienti dall'estero saranno ospitati presso gli ambulatori di medicina generale della provincia per osservare sul campo il lavoro della medicina generale pugliese.

Le attività continueranno a Lecce il 28 Settembre, con il workshop del Movimento Giotto, il 29 e 30 Settembre con il Congresso nazionale WONCA Italia.

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