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Giovedì, 09 Aprile 2020

Campari Group, tra i maggiori protagonisti a livello globale nel settore degli spirit, e Intercos Group, azienda leader nello sviluppo e produzione di prodotti per la cosmetica, uniscono le proprie forze in una collaborazione per la produzione di gel igienizzanti a base alcoolica, destinata agli operatori sanitari degli ospedali lombardi, in prima linea nella lotta all’emergenza Coronavirus Covid-19.

L’alcol donato da Campari Group è stato trasformato e imbottigliato dallo stabilimento Cosmint (Olgiate Comasco) del Gruppo Intercos. Questa collaborazione porterà a una prima produzione di 15 mila bottiglie di gel igienizzante per le mani.

Consapevoli del continuo bisogno di gel igienizzante negli ospedali e in tutti i presidi medici, abbiamo deciso di donare una quantità di alcool puro, originariamente destinato alle nostre produzioni, in quanto materia prima essenziale per questa tipologia di prodotti – ha dichiarato Bob Kunze-Concewitz, CEO di Campari Group – Abbiamo quindi deciso di unire gli sforzi con Intercos Group, un’azienda leader mondiale nel proprio settore e come noi di origine lombarda, per la produzione e l’imbottigliamento del prodotto finito. Anche in questo modo, dopo aver contribuito con una donazione all’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, intendiamo testimoniare il nostro impegno nel contrastare l’epidemia dando supporto agli operatori sanitari del territorio lombardo, che sono in prima linea nell’assistenza dei malati di Covid 19” ha concluso Kunze-Concewitz.

Siamo felici di dare il nostro contributo sostenendo gli ospedali lombardi in questo momento di emergenza sanitaria. Il Gruppo Intercos è ormai da mesi in prima linea, prima nei suoi stabilimenti cinesi e oggi in quelli europei e americani, e conosce quindi bene l’importanza di sostenere le strutture sanitarie locali. Per questo motivo, siamo orgogliosi di mettere in campo le nostre formule e la nostra capacità produttiva e di unirci a Campari Group in questa iniziativa.” – ha dichiarato Renato Semerari, CEO di Intercos Group.

Campari Group e Intercos si faranno carico anche della logistica del prodotto finito, per far giungere il gel disinfettante laddove è più urgente il bisogno. 

Lo straordinario ingegno italiano, anche nell’attuale situazione di difficoltà, è riuscito ancora una volta a portare risultati eccezionali. Tra le numerose evidenze che abbiamo ogni giorno, una in particolare è destinata ad essere ricordata come un esempio di grande collaborazione e innovazione: la trasformazione della maschera da snorkeling full face in una maschera respiratoria d’emergenza in grado di aiutare i malati di Covid-19.

Gli attori coinvolti in questa grande operazione sono numerosi e tutti impegnati attivamente affinché le componenti della soluzione Easy-Covid19 siano pronte il prima possibile per essere poi assemblate e inviate a tutti coloro che ne hanno necessità.  

Nella fase iniziale l’idea è venuta proprio dall’unione di più esperienze ed esigenze: medici in prima linea nella lotta a Covid-19 e Isinnova, società tecnologica di sviluppo innovativo. Nella fase successiva, quella di realizzazione della Valvola Charlotte e di concreto utilizzo nei reparti ospedalieri, uno dei protagonisti è Oldrati Group, gruppo internazionale tra i più importanti nella produzione di manufatti in gomma, plastica e silicone. Il Gruppo già si era occupato della produzione delle maschere da snorkeling e, grazie alla fondamentale collaborazione con le diverse realtà coinvolte nel progetto, è riuscito a creare in tempi record uno stampo che permette di produrre su scala industriale, con stampaggio di plastica ad iniezione, la valvola Charlotte

L’industrializzazione del processo di produzione della valvola è di fondamentale importanza perché garantisce la precisione dimensionale e ripetibilità qualitativa di tutte le valvole. Standardizzando la produzione si rende pressoché nullo, infatti, il rischio di produrre valvole difettate, non efficaci e quindi inutilizzabili, che allungherebbero le tempistiche di messa a punto della Easy-Covid19: un tempo che, ad oggi, non c’è.

Ed è proprio per questa ragione che il Gruppo, pur avendo i propri reparti produttivi nelle provincie di Bergamo e Brescia, due tra le più colpite dal Covid-19, non ha esitato a riaprire le porte della propria azienda per riconvertire le proprie linee produttive e portare soluzioni innovative per la lotta contro Covid19, mettendosi al lavoro al fine di trovare la miglior soluzione possibile nel minor tempo possibile, in totale sicurezza e in accordo con le autorità pubbliche, i sindacati e le persone che si stanno dedicando a questo progetto.

“Ho sempre creduto nella forza della collaborazione e questo progetto ne è un esempio straordinario. Non è stato facile decidere di riaprire alcuni reparti produttivi e impegnarsi mentalmente e fisicamente no stop a questo progetto nella situazione in cui stiamo vivendo. Sono però onorato di avere al mio fianco collaboratori che hanno da subito compreso l’importanza sociale di questa attività e che non hanno esitato a darsi da fare combattendo paure, ansie e difficoltà” – ha dichiarato Manuel Oldrati, CEO del Gruppo Oldrati.

In un momento di emergenza sanitaria mondiale è importante sottolineare, ancora una volta, l’importanza di fare sistema non solo a livello locale ma anche internazionale. Oltre che da numerose strutture sanitarie in Italia, il Gruppo Oldrati ha già ricevuto richieste da Spagna Francia, Tunisia, Egitto, Nigeria, alle quali ha risposto dando la propria totale disponibilità. 

I primi esemplari della valvola Charlotte prodotti da Oldrati Group con processo industriale sono stati messi in opera e testati da diversi medici come molteplici report, confermando l’evidenza oggettiva e clinica del funzionamento della Easy-Covid19. Tali relazioni sono tutte visibili sul sito www.isinnova.

Il Gruppo Oldrati donerà 2.000 kit Easy-Covid19 e 10.000 valvole Charlotte Oldrati agli ospedali in prima fila nella lotta a Covid-19.     I primi kit sono già in consegna. Questi elementi verranno forniti come unità distinte e saranno affidati nelle mani del personale medico competente che ne valuterà l’opportunità di utilizzo e procederà, in caso positivo, a modificare le maschere per utilizzarle come ausilio alla respirazione. 

Tutte le istituzioni, ospedali, enti, associazioni interessate alle valvole Charlotte Oldrati possono scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o contattare il numero +39 035 9160244.

Oldrati è un Gruppo internazionale tra i più importanti nella produzione di manufatti in gomma e plastica e silicone. Fondato a Villongo (Bergamo) nel 1964, è presente in Italia e a livello internazionale con circa 11 siti produttivi, circa 1600 dipendenti e 155 milioni di euro di fatturato. La continua espansione del Gruppo si realizza con la progressiva integrazione di aziende ad elevato contenuto tecnologico e con la crescente internazionalizzazione.

  

 

“Esprimiamo profondo sconcerto: sono passati più di due mesi dalla data di dichiarazione dello stato di emergenza nazionale, il 31 gennaio. Eppure, ancora oggi molti medici, in particolare i medici di medicina generale, che costituiscono la prima linea nella gestione dei pazienti sul territorio, sono del tutto privi dei più basilari dispositivi di protezione individuale. Siamo stanchi di promesse, non ci bastano le parole: non abbiamo più lacrime per piangere i nostri morti, che salgono oggi almeno 80, mentre continuiamo a ricevere segnalazioni. Molti, come il nostro Roberto Stella, che ha continuato ad assistere i pazienti senza protezioni a costo della sua stessa vita, erano medici di famiglia. Ora basta: vogliamo segni concreti da parte del Parlamento e del Governo”.
È amareggiato il presidente della FNOMCEO– la Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici – Filippo Anelli. Mentre salgono a 80 i medici deceduti nella lotta contro il Covid-19, anche le buone intenzioni si infrangono contro ostacoli burocratici: è stato bocciato, dalla Ragioneria Generale dello Stato, un emendamento al “Cura Italia” che prevedeva la fornitura di dispositivi individuali di protezione in via prioritaria ai medici dipendenti e convenzionati, agli operatori sanitari e sociosanitari, ai medici di medicina generale, ai pediatri di libera scelta e ai farmacisti. E, dopo la distribuzione agli Ordini dei Medici dei capoluoghi di Regione di mascherine per uso civile al posto delle FFP2 per uso sanitario, il Commissario straordinario Domenico Arcuri ha annunciato l’arrivo delle mascherine e l’avvio di una nuova distribuzione a partire da oggi che dovrebbe concludersi, “compatibilmente con la domenica”, lunedì mattina.
Nel frattempo, la Fnomceo ha invitato gli Ordini che le avessero in carico a donare le mascherine ricevute per errore “ad associazioni pubbliche o private che operano nel sociale nell’interesse dei più deboli affinché siano utilizzate dalla collettività per aumentare i livelli di difesa dall’aggressione del coronavirus”.
“Se a tutto questo aggiungiamo il fatto che sono stati invece presentati diversi emendamenti, sempre al Cura Italia, volti ad esentare le strutture e gli amministratori da ogni responsabilità verso gli operatori e i cittadini che si siano infettati, la misura è veramente colma – sbotta Anelli -. Ci facciamo dunque portavoce del disagio che sta montando in tutti gli Ordini dei Medici territoriali e chiediamo che tutti questi emendamenti, che sono stati presentati senza chiedere in alcun modo il parere della FNOMCEO, siano subito ritirati per consentire, con il giusto tempo, di avviare un confronto con il Governo. È necessario che le procedure di partecipazione democratica siano ripristinate, così che la FNOMCEO sia audita in Parlamento al fine di offrire il contributo e le osservazioni su tutti gli emendamenti necessari per migliorare il lavoro e compensare i sacrifici dei nostri medici”.

Per chiunque sia appassionato di storia della medicina, l’epidemia di Corona virus in atto fa pensare ad episodi analoghi che si sono verificati nel corso dei secoli e che hanno visto reagire le popolazioni più o meno nello stesso modo di oggi: paura, caccia alla causa del morbo, tentativo di isolarlo con l’unico rimedio valido che era la quarantena. E così è stato nei secoli. Solo alla fine dell’ 1800 grazie a Koch si è trovata la causa di questi flagelli, ma purtroppo le cure spesso mancano anche oggi. E studiando la storia delle epidemie più famose ci si imbatte in una dato inquietante. La città di Wuhan, ai più sconosciuta fino a qualche settimana fa, si trovò ad aver contribuito in maniera sostanziale alla diffusione di un’altra epidemia nemmeno paragonabile a quella di queste settimane: la peste nera. Il bacillo, scoperto nel 1894 da Alexandr Yersin e da lì il nome di Yersinia pestis, inizia a contagiare animali e persone nel 1280 nell’altopiano del Quinghai, regione a nord del Tibet che adesso fa parte della Cina, e lentamente si sposta proprio verso Wuhan. Questa grande metropoli che conosciamo oggi si forma dall’unione di tre importanti città: Hankou, Hanyang e Wuchang, ma è soprattutto la prima, Hankou, sotto la dinastia Song (970-1279), a diventare uno dei maggiori centri commerciali della Cina. Questo spiega come la peste, fino ad allora rimasta in ambito locale, esploda, si diffonda e parta rapidamente alla conquista del mondo grazie alla presenza di mercanti che provenivano da, India, Arabia, Europa e che tornando indietro contribuirono a diffondere il bacillo fino ad  arrivare in Italia nel 1347. Probabilmente le condizioni igieniche, la promiscuità animali/uomo ha favorito quel salto di specie che oggi come secoli fa sono all’origine del diffondersi delle epidemie. Speriamo che almeno la storia insegni qualcosa.

Non è un capriccio lo stato di agitazione annunciato dalla Cimop (Confederazione Italiana Medici Ospedalità Privata) dopo il mancato invito al tavolo delle trattative con il Ministro della Salute, on. Roberto Speranza, per il rinnovo del contratto. Bensì un passo, ponderato, sofferto ma indispensabile per far valere diritti sacrosanti per i medici della sanità privata.

Questi ultimi, ed ecco la nostra doglianza maggiore, sono concretamente discriminati per due motivazioni di fondo: la questione del trattamento economico e quella dei titoli di carriera.

Partiamo dal primo: ai medici della sanità privata si applica attualmente un ccnl sottoscritto nel 2005 tra le associazioni datoriali AIOP/ARIS e CIMOP. Spiccano, in primis, i 14 anni di anzianità di quel contratto, che nei fatti è stato superato da una serie di modifiche legislative che lo rendono anacronistico. Certo, non dimentichiamo che nel 2009 il trattamento economico è stato rivisto, ma quelle stesse previsioni di incremento sono state applicate solo al 50% nelle regioni del centro sud, e totalmente inapplicate nelle strutture private religiose della regione Lazio.

Al netto dell'incrocio di questi dati oggettivi, e non frutto di interpretazioni o pregiudizi, appare evidente come da due lustri i medici del settore privato sono in attesa di una revisione del loro trattamento economico. Ma un altro elemento gioca un ruolo significativo in questa delicatissima partita, che investe sì le professioni ma anche gli uomini e le donne che le praticano: il trattamento economico che godono i medici della sanità privata è di circa il 50% inferiore rispetto a quello dei medici del SSN.

Cimop considera incredibile tale discrepanza, e lavorerà alacremente perché possa trovare una forma di riequilibrio definitivo proprio nel rinnovo contrattuale che è in discussione.

Il secondo forte fattore discriminatorio è il mancato riconoscimento dei titoli di carriera tra medici che svolgono le stesse funzioni, che producono gli stessi DRG, ma che lavorano nello scenario privato. E'questa una ulteriore differenza, ingiustificata e altamente dequalificante per la professione, che il neo ministro è invitato a valutare e sulla quale auspichiamo voglia dire più di una parola.

Immaginare di uniformare l'humus di una stessa professione, attuata dagli stessi professionisti, con le medesime mansioni, ma che hanno una differenza solo semantica, sarebbe un gesto di grande correttezza e onestà intellettuale per l'intero comparto sanitario. E, aggiungiamo, sarebbe un vero e proprio punto di partenza (nuovo e innovativo) per quel famoso patto tra medici, pazienti e Stato che è cemento per l'inter sfera dei diritti e dei doveri in ambito sanitario.

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