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Lunedì, 21 Agosto 2017

Il referendum del 17 Aprile sulle trivelle non ha raggiunto il quorum perché la percentuale dei votanti si è fermata al 31.19. Se si considera che alle ultime elezioni europee ha votato il 57% degli aventi diritto e che il partito che a queste elezioni aveva preso il 40% dei voti ha dato indicazione di non andare a votare non è un risultato da buttar via. Nella graduatoria della partecipazione al voto delle regioni è risultato che la Calabria è la terzultima per affluenza al voto con il 26,69%. Apriti cielo : Calabria fanalino di coda, vergogna, siamo sempre i soliti e altri commenti tutti su questa falsariga. Ciò che meraviglia è che a fare questi commenti non è soltanto la stampa nazionale ma anche e specialmente i giornali e le televisioni calabresi troppo lesti all’autoflagellazione e all’autodenigrazione della Calabria. Le cose stanno proprio così?, noi calabresi siamo sempre i soliti brutti, piccoli, sporchi e cattivi oltre che tutti mafiosi?. Forse no. Infatti il senso e la domanda vera del referendum sulle trivelle era: volete voi un futuro con il petrolio oppure un futuro costruito sulle energie alternative?, senso e domanda di pertinenza e di interesse maggiormente delle giovani generazioni. Ma allora perché le giovani generazioni della Calabria non hanno risposto alla domanda e sono andati a votare in numero minore dei loro coetanei del nord?. Ma perché di giovani calabresi il giorno del referendum (e anche gli altri giorni dell’anno) in Calabria ce ne erano molto pochi, perché erano a lavorare fuori regione, perché erano a cercare lavoro fuori regione e perché erano a studiare fuori regione. Se si considera che la differenza di percentuale di affluenza alle urne tra l’Italia e la Calabria è stata di 4,5 punti corrispondente in circa sessantamila voti, che gli aventi diritto al voto in Calabria erano 1557106, che di questi 1557106 i giovani elettori (18-30 anni) sono almeno 280.000, che almeno la metà di questi giovani al momento del voto si trovavano fuori regione, si può facilmente comprendere che con loro presenti in Calabria si sarebbero facilmente colmati quei quattro punti e mezzo di voti in meno della Calabria verso il resto d’Italia, che tanto scandalo e allarme hanno creato nella stampa e nelle televisioni calabresi. Allora il vero problema del risultato del referendum in Calabria non è quel 4,5% di voti in meno ma la sudditanza psicologica, la cultura dell’inferiorità che noi calabresi ci siamo autoinculcati e che non ci permette di essere obiettivi e coscienti delle nostre capacità, retaggio della lombrosiana teoria del calabrese criminale costituzionale di 150 anni fa. Se a questo aggiungiamo che il governatore della Calabria , regione contitolare del referendum, si è ricordato solo il giorno prima delle elezioni di dichiarare che sarebbe andato a votare e che il segretario regionale del partito di maggioranza ha ribadito l’indicazione al non voto si capisce ancora di più che non è vergogna quel 4.5% di affluenza in meno alle urne da parte della Calabria.. La cosa grave è che questa inferiorità culturale manifestatasi nel post referendum si manifesta in altri campi non meno importanti della vita calabrese come la sanità. Infatti a fronte di una imposizione da parte del governo alla regione Calabria di un piano di rientro sanitario   ingiusto e dannoso per i malati calabresi, non vi è la giusta e proporzionata reazione da parte degli amministratori, della politica, della informazione e degli stessi medici calabresi, nonostante che nel decreto n. 103 del 30 settembre 2015 del commissario al piano di rientro ing. Scura controfirmato dalla regione Calabria nella persona del dott. Fatarella, vi è la definitiva certificazione che tra i circa due milioni di calabresi ci sono quasi trecentomila malati cronici in più che in un corrispondente numero di altri italiani. La Calabria continua ad accettare passivamente il fatto che a fronte di più malati, abbiamo meno finanziamenti e che su quei pochi finanziamenti siamo costretti ad ulteriori sacrifici. Sempre per la solita inferiorità e sudditanza culturale.

Dott. Nanci Giacinto medico di famiglia

Gentile Direttore,

ho letto nella rubrica “Le Serate di San Pietroburgo”, l’interessante articolo di Mons. Ettore Malnati sulla vita del Cardinale Ildefonso Schuster (cfr. Il Corriere del sud, n. 6, anno XXIII, Crotone 7 settembre 2015, p. 3, ndr]. Il Beato cardinale è ricordato nella mia famiglia per aver salvato dalla furia della rivoluzione di Milano la mia nonna materna da piazzale Loreto il 25 aprile 1945. I partigiani fermarono una automobile “Balilla”che, sugli sportelli, aveva la scritta “Ministero degli interni” ma, all’interno, vi era un vecchina che era la mia nonna assieme ad un'altra anziana. Loro erano responsabili di essere madri di due“consoli” della R.S.I. Il Cardinale intervenne salvandole e portandole in un monastero vicino Milano. Liberate a fine guerra tornarono salve alle loro famiglie (per ovvie ragioni non posso dire il nome dei due “consoli”).

Ringrazio Dio e il beato Cardinale del Suo intervento a piazzale Loreto. Io ero bambina ma ricordo tutto perfettamente come se fosse successo ieri, grazie al Santo Cardinale (spero che lo diventi al più presto e mi propongo da oggi di pregare affinché ciò avvenga al più presto possibile.

Emilia Billa

(Milano)

Caro Direttore,
mi perdonerà per l’orario della mail, per la lunghezza e per il tempo che sottraggo al suo lavoro. Ma purtroppo non ho altro mezzo per sensibilizzarla su quanto stiamo promuovendo. Siamo giovani, tutti ci invocano e nessuno ci da retta. Le risorse economiche mancano, ma la determinazione delle idee ci portano a proseguire sulla strada che abbiamo deciso di intraprendere.
Rileggevo, proprio oggi, le parole che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha pronunciato in occasione della cerimonia di commemorazione del Giudice Giovanni Falcone. Sono parole che hanno lasciato un segno in me ed in tanti ragazzi che come me hanno a cuore il futuro di questo Paese.
“Facciamo affidamento - ha detto Napolitano - sulle forze dello Stato, sulle migliori energie della società civile, sulle nuove generazioni. Vedete, incontro in molte occasioni ragazze e ragazzi più o meno dell’età di Melissa, di Veronica e delle loro compagne, di tante e tanti di voi presenti in quest’aula, e colgo, in questa vostra generazione, una carica di sensibilità, di intelligenza, di generosità che molto mi conforta, che mi dà grande speranza e fiducia. E perciò voglio dirvi: completate con impegno la vostra formazione, portate avanti il vostro apprendistato civile, e scendete al più presto in campo, aprendo porte e finestre se vi si vuole tenere fuori, scendete al più presto in campo per rinnovare la politica e la società, nel segno della legalità e della trasparenza. L’Italia ne ha bisogno; l’Italia ve ne sarà grata”.
Ecco non servirebbe aggiungere altro per giustificare la volontà del nostro impegno.
Con un PIL praticamente piatto, una disoccupazione giovanile mortificante, un’incontenibile e sembrerebbe irrisolvibile evasione fiscale, i servizi pubblici statali e locali al palo, vetusti e privi di risorse per modernizzarsi e rendersi efficienti, la credibilità internazionale che tenta affannosamente la risalita dai suoi minimi storici, l’Italia pare sull’orlo del baratro.
E’ di tutta evidenza che per questo stato di cose, c’è intanto un principale responsabile: l’intera classe politica che negli ultimi quarant’anni ha gestito in modo pessimo il Paese, anteponendo interessi personali o partitici a quelli prioritari della Nazione.
E’ anche vero, però, che la responsabilità è pure di tutti quelli che come cittadini hanno assistito passivamente a questa deriva, senza pretendere contromisure immediate e serie, senza denunciare prontamente truffe e corruzione, senza chiedere immediatamente il “conto” ai loro rappresentanti parlamentari, regionali, provinciali e comunali.
I più, si sono di fatto “lavati le mani”, allontanandosi volontariamente da un sistema politico giudicato forse anche giustamente disgustoso, ma così, di fatto, lasciando allo stesso sistema l’assoluta e incontrollata libertà di agire nella più totale assenza di controllo, senza dover rendicontare alcunché.
Il disinteresse mostrato dai cittadini italiani durante le ultime elezioni, rappresenta un segnale forte ed inconfutabile del biasimo verso la classe politica centrale e locale. Ma questa non è cosa sufficiente, lo abbiamo ben capito tutti, e finalmente: perché, infatti, solo la partecipazione attiva ed appassionata alla vita politica del Paese può cambiare le cose e restituirci il futuro che gli italiani meritano e che, anche troppo pazientemente, attendono da tempo.
L’Italia e gli italiani, siamo convinti, hanno però ancora respiro, energia, fantasia, capacità, coraggio, voglia di intraprendere. Ed è con queste forze vive che l’Italia può cambiare, può farcela a risorgere e riconquistare il privilegiato e ammirato ruolo che ha sempre avuto nel mondo civile e sviluppato.
E’ allora giunto il momento di diventare protagonisti del cambiamento, di agire perché l’Italia diventi giorno per giorno un Paese sempre più giovane, moderno, dinamico, energico, incentivante, positivo; dove l’orizzonte sia limpido e il percorso che ognuno sceglie di fare, libero e chiaro; con uno Stato “amico” che sia a fianco di chi studia, lavora, investe, e rispetta le leggi.
Uno Stato equo, con tasse adeguate alla qualità dei servizi ricevuti, in cui innovazione, istruzione e ricerca siano capisaldi e occasioni principali su cui crescere. Dove il “Made in Italy” costituisca la ricchezza, la forza, l’opportunità, l’assett di tutti, non solo di pochi privilegiati; e faccia il paio con il migliore welfare, l’economia sociale e lo sviluppo della persona, per risolvere gli squilibri economici, territoriali e culturali che si trascinano immodificabili e sempre più esasperati, sostenendo con forza il “diritto al futuro” di tutt’Italia e dell’abbandonato Sud in particolare.
Per queste ragioni, nasce, da una lunga e consapevole valutazione culturale e una radicata convinzione “politica”, “Lavoriamo per l’Italia”. Iniziativa a forte connotazione giovanile, che vuole soprattutto unire le forze sane e innovative del Paese e la cosiddetta società civile (senza tralasciare, naturalmente, le grandi esperienze delle sue migliori figure professionali) nell’impegno per un concreto e profondo ricambio generazionale del Paese che, come tutti sanno, è ai record mondiali di “gerontocrazia”, non riuscendo da tempo, di fatto, a rimuovere caste, lobbies e potentati che pervadono ogni ambito sociale, istituzionale, economico.
Sono, invece, assolute priorità, il merito e la capacità, metro di reale valutazione e reclutamento. E il rigore, la trasparenza e la sostenibilità dei conti pubblici, le basi necessarie per la corretta gestione dello Stato, sicuramente i più importanti valori dell’iniziativa del Governo Monti. Esperienza a cui ci auguriamo di poter assicurare continuità.
Per questo, “Lavoriamo per l’Italia”.

Carmelo Lentino
“Lavoriamo per l’Italia” – www.lavoriamoperlitalia.it

E’ ora che sfatiamo l’idea errata che corre sul conto del popolo italiano, forse aumentata anche dal nostro infondato complesso di inferiorità che ci porta, purtroppo, a sputarci addosso, come si suol dire, vedendo l’erba verde solo nell’orto del vicino. Dobbiamo gloriarci del fatto che gli italiani sono un popolo generoso, accogliente, che ha saputo dare sempre il meglio di sé in ogni circostanza, difendendo i tre baluardi intramontabili: Dio, Patria e famiglia, da tutte le insidie interne ed esterne. Per fare solo qualche nome vedi il medico Giuseppe Moscati, i vari Falcone e Borsellino, don Puglisi, senza dire di quelle migliaia di poliziotti, carabinieri, ufficiali delle capitanerie di porto e normali cittadini, i cui nomi conosceremo solo in Cielo, che si sono battuti per salvare la vita di persone sconosciute, perfino di ebrei in tempo di guerra, avendo come obiettivo primario il Bene Comune e non il loro tornaconto. E se ultimamente questi tre baluardi cominciano a barcollare nel mondo, noi italiani dobbiamo cercare di fare l’impossibile perché resistano, altrimenti ne verremo tutti travolti! Dobbiamo pure essere fieri del fatto che, attraverso la Caritas e una miriade di istituti religiosi cattolici sparsi in Italia vengono nutrite, vestite e accolte ogni giorno migliaia di persone in difficoltà, per lo più extracomunitari ma da qualche anno anche molti nostri connazionali che con la crisi, hanno perso tutto, fino al punto di togliersi la vita per disperazione. Pertanto dobbiamo smetterla di batterci il petto sugli eventi negativi della storia come se fosse tutta responsabilità nostra, sulle morti tragiche di qualunque genere e tipo e provenienza, via terra o via mare, come se dipendessero da noi, come se noi italiani fossimo obbligati ad accogliere tutti gli stranieri alla cieca, mantenendoli a nostre spese, costruendo per loro abitazioni e perfino luoghi di culto pagani sulla nostra terra cattolica. La Sede del Papato per volontà di Dio è adesso nelle mani di chi ce la sta distruggendo, dal momento che adesso si inneggia al Ramadan e non si conosce più che cos’è la Quaresima e la Pasqua e ancor meno il Giovedì Santo dedicato ai seguaci dell’Islam anziché ai fedeli di Gesù Cristo Sommo ed Eterno Sacerdote, proprio nel giorno in cui Egli ha fondato la Chiesa, una Santa, Cattolica e Apostolica, istituendo Eucarestia e Sacerdozio! Insomma dobbiamo opporci a quelle autorità politiche o religiose che considerano noi italiani come mucche da mungere, caricandoci di doveri e privandoci dei nostri diritti quali la difesa della nostra identità, fede, cultura e patria dagli invasori clandestini che si presentano come straccioni affamati ma che, al primo cenno del loro capo, saranno disposti a sgozzarci tutti in nome di Allah! Se noi italiani siamo riusciti a consolidarci e svilupparci come popolo dalla fatidica e controversa Unità d’Italia (1860) è stato anche grazie all’azione mirabile del Papato: ricordiamo il beato Pio IX, eroico protagonista delle vicende della Breccia di Porta Pia, Leone XIII con la sua prima enciclica sulla dottrina sociale della Chiesa, la “Rerum Novarum”, il grande Santo Pio X famoso per la lotta contro il modernismo e per il suo catechismo tuttora valido, mentre i protagonisti delle due ultime guerre che ci hanno sostenuto e protetti come popolo sono stati i due grandi Papi, Pio XI e Pio XII. Ma se siamo riusciti a costruirci un certo benessere dopo la seconda grande guerra è stato merito anche della nostra tenacia, del nostro lavoro, della nostra creatività e, diciamolo pure con orgoglio, anche della nostra politica, quando la vecchia e cara DC era pulita e non corrotta, e costituiva assieme al Papato, un forte baluardo contro il comunismo che dilagava in Europa e nel mondo riducendo alla fame e alla miseria mezza umanità, come dalle profezie di Fatima. Pertanto si può dire che l’Italia è stata protetta dalla distruzione grazie al forte connubio tra fede e politica. Adesso il pericolo che si ripresenta è forse peggiore perché questi due baluardi, pur essendoci, in realtà è come se mancassero entrambi! Caro italiano, grande eroe, grande santo! Sii fiero e orgoglioso di te! Ma difenditi te stesso, la tua famiglia e la tua patria da chi ti vuole strumentalizzare per finalità oscure che ti sottraggono l’unico vero tesoro che ti è stato dato: la fede in Gesù Cristo, unica garanzia anche del nostro benessere, libertà e felicità, per condurti in un qualunquismo religioso senza Dio, senza Amore e senza futuro. In questo periodo dove sembra che vinca il potere delle tenebre, non temere: con Cristo vinceremo.

Patrizia Stella

Caro direttore, ricorda Italialavoro? Essa è l’agenzia tecnica del Ministero del Lavoro. Questa, seppur del Ministero del Lavoro, si regge quasi esclusivamente sui “collaboratori”. Sui precari, insomma. Quelli che a parole si dice di voler disincentivare e, uno dei tanti paradossi di questa azienda, quelli per i quali Italialavoro attua uno dei suoi progetti più grossi e importanti, Welfare to Work, e finalizzato proprio alla stabilizzazione dei lavoratori. Ecco, io vengo proprio da quel progetto. Lavoravo per cercare di stabilizzare lavoratori, mentre altri pensavano a come lasciarmi a terra. Si, perché a dicembre, grazie a Monti e Fornero, in centinaia se non di più l’azienda ci ha abbandonato. Fino a quel momento, di contratto in contratto, si riusciva a lavorare. Scusi,“collaborare”. Da dicembre non più, e collaboratori anche storici sono rimasti fuori, senza alcuna prospettiva. Gente che magari nella sua follia aveva anche fatto un figlio, o comunque si era sposata. (ad oggi, si contano più di 100 vertenze individuali da parte di co.pro. che rivendicano i propri diritti). Ecco, il Ministero, ovverosia Italialavoro, ha invece messo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza. In piena recessione, ci ha completamente abbandonato. Caro direttore, spero vogliate ospitare questa lettera. Spero facciate qualche articolo ogni tanto sull’argomento. Fate insomma in modo che nessuno si dimentichi di noi. Delle nostre vite, delle nostre esistenze in sopravvivenza. Quì, nell'angoscia del presente, altro che domani. Ossequi, licenziato/abbandonato Italialavoro

ps. Inoltre, per fare il nostro lavoro, come sede ci veniva assegnato a ognuno un Centro per l’Impiego. In questi anni tanti lavoratori di quei Centri sono andati in pensione e tantissimi ne andranno nei prossimi anni. Quelli che vedevamo noi, si stanno sguarnendo sempre più di personale e fra pochi anni non ci sarà quasi più nessuno a svolgere quel tipo di servizio. Nel frattempo, però, nessuno si sta preparando all’evenienza e, come sempre, parlare di un nostro ricollocamento, visto che conosciamo già l’ambiente e la materia, o comunque di riaprire in generale le assunzioni, sembra un’eresia.
.... e come termine di paragone...un'agenzia privata interinale come Obiettivo Lavoro stabilizza i suoi lavoratori, mentre l'agenzia del ministero ItaliaLavoro che attua progetti di supporto e ricollocazione al lavoro, mantiene i suoi lavoratori quasi tutti in precariato...e ora li manda via...?!

Un precario

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