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Sabato, 11 Luglio 2026

Oltre duecento studiosi e ricercatori provenienti da 44 Paesi si sono dati appuntamento in Calabria per la quinta edizione di NUMTA 2026 – Numerical Computations: Theory and Algorithms, il Congresso Internazionale e la Scuola Estiva dedicati al calcolo numerico, alla modellazione matematica e ai nuovi paradigmi computazionali.

L'evento, ospitato dal 22 al 26 giugno al Falkensteiner Garden Resort di Curinga, è stato organizzato dal Dipartimento di Ingegneria Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica dell'Università della Calabria in collaborazione con la Society for Industrial and Applied Mathematics (SIAM, USA).

Dopo le edizioni del 2013, 2016, 2019 e 2023, NUMTA ha confermato il proprio ruolo di punto di riferimento per la comunità scientifica internazionale, promuovendo il confronto tra studiosi provenienti da ambiti teorici e applicativi sui più recenti sviluppi del calcolo numerico, della modellazione matematica e dei nuovi paradigmi computazionali.

Nel corso dei lavori sono stati affrontati temi che spaziano dai fondamenti teorici del calcolo numerico alle più avanzate tecniche computazionali, con contributi provenienti dall'informatica teorica, dal machine learning, dalla linguistica, dalla logica, dalla teoria degli insiemi e dalla filosofia, con applicazioni nei campi dell'ingegneria, della fisica, della chimica, dell'economia e della didattica della matematica. Particolare attenzione è stata riservata ai nuovi paradigmi computazionali, alle tecniche di ottimizzazione numerica e all'utilizzo di infiniti e infinitesimi nei calcoli numerici.

Uno dei momenti centrali del congresso è stato dedicato alla metodologia sviluppata all’UNICAL dal professor Yaroslav Sergeyev, presidente dei Comitati Scientifici di tutte le edizioni di NUMTA, insieme ai suoi collaboratori. Il paradigma computazionale consente di effettuare calcoli con numeri finiti, infiniti e infinitesimi mediante l'Infinity Computer, tecnologia brevettata in diversi Paesi e già oggetto di numerosi riconoscimenti internazionali.

Il programma scientifico ha proposto lezioni plenarie e tutorial affidati a studiosi di riconosciuto prestigio internazionale, tra cui Louis D'Alotto, Renato De Leone, Schahram Dustdar, Daniel Krob, Daniel Kuhn, Gitta Kutyniok, Yurii Nesterov, Panos Pardalos e Davide Rizza.

Il presidente del Comitato Organizzativo, professor Dmitri Kvasov, ha annunciato che gli atti del congresso saranno pubblicati da Springer nella prestigiosa collana Lecture Notes in Computer Science. Gli autori dei contributi selezionati saranno inoltre invitati a presentare versioni estese dei propri lavori per la pubblicazione su numeri speciali di autorevoli riviste scientifiche internazionali dedicate alla conferenza.

Come da tradizione, anche l'edizione 2026 ha assegnato un premio destinato a riconoscere risultati scientifici di particolare rilievo nei settori di ricerca affrontati dal congresso. Springer conferirà inoltre un riconoscimento speciale alla migliore presentazione realizzata da un giovane ricercatore.

Alla cerimonia di apertura ha partecipato il direttore del Dipartimento di Ingegneria Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica dell'Università della Calabria, professor Francesco Scarcello.

«NUMTA - ha dichiarato il professor Yaroslav Sergeyev, presidente dei Comitati Scientifici  -  rappresenta un’importante occasione di confronto e collaborazione scientifica tra ricercatori provenienti da tutto il mondo. L’auspicio è che questa manifestazione possa continuare a favorire la nascita di nuove idee, progetti e avanzamenti nei diversi ambiti della ricerca, rafforzando ulteriormente il ruolo dell’Università della Calabria nel panorama scientifico internazionale».

Oltre all'elevato profilo scientifico, NUMTA 2026 ha rappresentato anche un'importante occasione di promozione del territorio. Diversi ricercatori e docenti arrivati in Calabria dall'estero hanno scelto di partecipare al congresso insieme alle proprie famiglie, prolungando il soggiorno per visitare alcune località della regione. Un aspetto che conferma come manifestazioni internazionali di questo livello possano generare ricadute positive anche sul turismo e sull'economia locale.

Si è conclusa con la forza immortale della parola di Dante e con una delle voci più autorevoli del teatro italiano la diciottesima edizione de “La scuola dei classici”, la rassegna promossa dalla compagnia Porta Cenere con la direzione artistica di Nat Filice e Mario Massaro, il patrocinio del Comune di Mendicino e il cofinanziamento della Regione Calabria. La kermesse si è affermata come una delle più significative esperienze culturali costruite negli ultimi anni sul territorio calabrese. Un percorso che, tra maggio e giugno, ha trasformato il borgo in un grande laboratorio culturale diffuso, capace di unire teatro, formazione, letteratura, paesaggio, arti visive e partecipazione civile. La rassegna si è articolata tra diversi luoghi suggestivi del territorio, coinvolgendo il Teatro Comunale, il Ridotto, Palazzo Campagna, l’Anfiteatro Catalano e i percorsi naturalistici che abbracciano il centro storico, in un itinerario che ha valorizzato spazi scenici e patrimonio urbano.

Nella suggestiva cornice dell'Anfiteatro Catalano di Mendicino, con “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, Giorgio Colangeli ha attraversato i primi sei canti del Purgatorio di Dante Alighieri con una potenza interpretativa capace di restituire tutta la dimensione umana del viaggio dantesco. Accanto a lui, la chitarra di Tommaso Cuneo ha costruito un dialogo sonoro inquieto e contemporaneo, sospeso tra musica classica, blues e jazz. Le note non accompagnavano il testo: lo inseguivano, lo interrogavano, ne amplificavano le ombre e le illuminazioni. In questo spettacolo conclusivo sembrava convergere l'intero percorso della rassegna. Perché il viaggio di Dante verso la luce è stato, in fondo, lo stesso viaggio proposto al pubblico durante oltre un mese di programmazione: un attraversamento della memoria per comprendere meglio il presente, una ricerca di senso nelle grandi domande dell'esistenza- E non è un caso che proprio il celebre verso finale dell'Inferno - «E quindi uscimmo a riveder le stelle» - sia diventato il simbolo perfetto di questa esperienza. Perché “La scuola dei classici” ha invitato spettatori, artisti e cittadini a rialzare lo sguardo, a recuperare la capacità di osservare il mondo con curiosità, spirito critico e immaginazione.

Il direttore artistico Mario Massaro ha dichiarato: «Questa proposta nasce dal desiderio di offrire al pubblico un’esperienza culturale varia e accessibile, capace di unire teatro, riflessione e scoperta del territorio. L’obiettivo è stato quello di avvicinare le persone a temi importanti attraverso linguaggi diversi, mantenendo sempre un clima di condivisione e partecipazione. Ci auguriamo di ritrovarci alla prossima edizione, ancora insieme per vivere nuovi appuntamenti di cultura e spettacolo».

Sin dall'inaugurazione dell'11 maggio, il festival ha chiarito la propria vocazione. Con “Il giudizio” di Onur Uysal, il teatro d'ombre si è trasformato in una riflessione ecologica di straordinaria attualità. In scena erano gli animali a processare gli esseri umani. Un ribaltamento simbolico che ha restituito alla natura una voce troppo spesso ignorata. Attraverso un linguaggio antico e universale, fatto di sagome e controluce, lo spettacolo ha posto una delle questioni più urgenti del nostro tempo: quale relazione stiamo costruendo con il pianeta che abitiamo? Nella stessa giornata, il laboratorio “Karagöz e le Meravigliose Ombre Turche”, realizzato da Astragali Teatro ed Eufonia ETS, ha mostrato come le tradizioni popolari possano diventare strumenti di dialogo tra culture, trasformando il teatro in uno spazio di incontro e condivisione. L’obiettivo de “La scuola dei classici” consisteva nell’attivare processi culturali, generare partecipazione, costruire relazioni.

Una delle cifre più riconoscibili della kermesse è stata l'attenzione dedicata alle nuove generazioni. In un tempo in cui il pubblico più giovane viene spesso considerato destinatario passivo di contenuti semplificati, la rassegna ha scelto una strada diversa. “Le avventure di Giovannino”, interpretato da Elisa Ianni Palarchio e liberamente ispirato alla fiaba di Italo Calvino, ha restituito al racconto la sua natura più autentica: quella di un'esperienza condivisa. Il teatro ha rinunciato alle distanze tradizionali tra palco e platea. I bambini sono diventati coautori della narrazione, contribuendo a costruire il racconto attraverso intuizioni, suggerimenti e interventi spontanei. Una scelta artistica che ha recuperato l'antica tradizione orale delle storie raccontate attorno al fuoco, trasformando ogni replica in un evento unico e irripetibile. La stessa vocazione pedagogica ha caratterizzato il laboratorio di narrazione per ragazzi e numerose attività formative che hanno accompagnato l'intera manifestazione.

Altrettanto efficace è stata la capacità di riportare i classici al centro del dibattito contemporaneo. Tra i momenti più significativi si colloca la messa in scena delle “Troiane” di Euripide, diretta da Nat Filice e interpretata dagli allievi della Drama School di Cosenza. La tragedia greca è diventata uno specchio del presente. Le donne di Troia non sono apparse come figure lontane nel tempo, ma come simboli universali delle vittime di ogni guerra. Il progetto ha dimostrato come il teatro classico possa continuare a interrogare il nostro tempo, affrontando temi che restano tragicamente attuali. Lo stesso percorso di rilettura ha caratterizzato “Antigone - Il sogno della farfalla” di Donatella Venuti, in cui il mito si è trasformato in un'indagine psicologica sulla memoria, sull'identità e sulla possibilità di immaginare una società libera dal dolore. Intense le interpretazioni di Maria Milasi e Americo Melchionda sul suggestivo sfondo di Palazzo Campagna.

Da “Favoloso 2” di Antonio Filippelli al laboratorio “Costruire una storia”, fino allo spettacolo “Sulla strada per OZ” della Drama School di Cosenza, ogni proposta ha confermato la volontà della rassegna di considerare il teatro non soltanto come spettacolo da osservare, ma come esperienza da vivere. Con “Bianchi, Rossi, Gialli e Neri”, Paolo Capodacqua ha portato in scena l'eredità poetica e civile di Gianni Rodari, dimostrando come sia possibile parlare ai bambini senza rinunciare alla complessità. Le sue canzoni hanno costruito un dialogo tra generazioni, affrontando temi come la pace, il sogno, l'utopia e la responsabilità collettiva. Una lezione di pedagogia culturale che ha trovato il suo naturale proseguimento nel laboratorio “Raccontare in musica”, dedicato al rapporto tra parola e suono. La pièce teatrale “Le avventure di un pulcino nel cosmo”, una produzione di Officine Jonike Arti con drammaturgia a cura di Maria Milasi e interpretazione di Kristina Mravcova, ha trasformato il viaggio spaziale in una metafora della crescita e della scoperta. Un invito rivolto ai più piccoli a non rinunciare mai alla capacità di immaginare il futuro.

Tra i momenti più intensi dell’intera kermesse, lo spettacolo all’Anfiteatro Catalano che ha visto protagonista Debora Caprioglio in “Non fui gentile, fui Gentileschi”. Attraverso la figura di Artemisia Gentileschi, il lavoro teatrale ha affrontato uno dei temi più urgenti della contemporaneità: la violenza contro le donne. La vicenda della pittrice seicentesca si è fatta racconto universale delle donne costrette a lottare per il riconoscimento del proprio valore. Il monologo ha evitato ogni retorica, concentrandosi sulla forza straordinaria di una donna capace di trasformare il dolore in arte e l’ingiustizia in affermazione della propria identità, consegnando al pubblico un messaggio ancora oggi profondamente attuale.

Uno degli elementi più innovativi della Scuola dei Classici è stata la capacità di superare i confini tradizionali del teatro per riscoprire le bellezze del territorio, come la salita verso Monte Cocuzzo, uno dei luoghi più spettacolari e identitari della Calabria tirrenica. Qui la cultura ha cambiato passo e respiro, fondendosi con il paesaggio in un'esperienza capace di coinvolgere corpo, mente e sguardo. Il trekking a cura della guida escursionistica ambientale Francesco La Carbonara ha condotto i partecipanti lungo sentieri immersi tra pinete e faggete, in un lento avvicinamento alla vetta che si è trasformato in un percorso di scoperta del territorio e di ascolto della natura. Ad ogni passo il panorama si apriva sempre di più, fino ad abbracciare in un unico sguardo la Catena Costiera, la Valle del Crati, la Sila, il Tirreno e, nelle giornate più limpide, perfino il profilo lontano delle Eolie. Quando il sole ha iniziato a scendere dietro il mare, tingendo il cielo di sfumature cangianti, la montagna si è trasformata in un luogo sospeso tra terra e infinito. È stato allora che l'osservazione astronomica guidata da Carmelo Primiceri ha completato l'esperienza, accompagnando i presenti in un viaggio tra stelle, pianeti e costellazioni. Non un'esperienza capace di restituire il senso profondo del rapporto tra l'uomo e l'universo. Ancora una volta la conoscenza è uscita dalle aule e dai teatri per abitare il paesaggio, trasformando la montagna in una straordinaria aula a cielo aperto, dove natura, scienza e meraviglia hanno parlato la stessa lingua.

Il festival è proseguito tra riflessione e meraviglia con “Il grande viaggio – Il suono e la parola” è un intenso spettacolo scritto, diretto e interpretato da Pippo Franco. Attraverso monologhi, l'artista unisce la sua storica comicità a riflessioni profonde sull'esistenza, sull'evoluzione umana e sul significato dell'arte.

Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo sotto il profilo civile spicca “Il potere di un no”, scritto da Ludovica Costantini e interpretato da Paola Quattrini, dedicato alla vicenda di Franca Viola. La storia della giovane siciliana che rifiutò il matrimonio riparatore è diventata il simbolo di una profonda svolta culturale nel Paese, ancora oggi emblema di libertà, autodeterminazione e dignità. Lo spettacolo ha ricordato con forza come la conquista dei diritti nasca spesso da scelte individuali coraggiose, capaci di innescare cambiamenti storici e sociali.

A rendere ancora più riconoscibile l'identità della rassegna sono stati gli interventi di video mapping a cura di Gianpaolo Palumbo, Alessandro Leale e Valerio Filice che hanno accompagnato l'intero programma trasformando palazzi, piazze e architetture storiche in superfici narrative. La luce ha riscritto il borgo notte dopo notte, costruendo un dialogo continuo tra memoria e innovazione.

Quando le ultime immagini del video mapping si sono dissolte sulle facciate del borgo e l'eco della voce di Giorgio Colangeli ha lasciato spazio al silenzio, è rimasta la consapevolezza che il vero successo della rassegna non risiede soltanto negli spettacoli realizzati, ma nella comunità culturale che è riuscita a generare. Una comunità che, proprio come nei versi finali di Dante, continua a guardare verso le stelle.

 

Castrovillari si prepara a vivere uno degli appuntamenti culturali più attesi dell'estate. Dall'8 al 10 luglio 2026 torna infatti Suoni Festival, che quest'anno celebra la sua ventunesima edizione, confermandosi come uno degli eventi musicali e culturali più significativi del territorio.

La manifestazione si svolgerà nella splendida cornice del Protoconvento Francescano, nel cuore del borgo antico della città del Pollino, e offrirà al pubblico tre serate all'insegna della musica, della cultura e della valorizzazione del patrimonio storico cittadino.

A firmare la direzione artistica del festival è Gerardo Bonifati, figura di riferimento nel panorama culturale calabrese, mentre l'organizzazione è curata dalla Pro Loco di Castrovillari, presieduta da Eugenio Iannelli, con il sostegno dell'Amministrazione comunale e nell'ambito del brand "Castrovillari Città Festival".

Ogni serata proporrà tre set musicali, dando vita a un cartellone ricco e variegato, capace di attraversare generi, linguaggi e sonorità differenti per coinvolgere un pubblico ampio ed eterogeneo.

"Suoni Festival rappresenta un luogo di incontro tra tradizione e innovazione, tra artisti e pubblico, tra memoria e nuove espressioni musicali", afferma il direttore artistico Gerardo Bonifati. "Anche per questa edizione abbiamo lavorato per costruire un percorso artistico di qualità, capace di offrire emozioni, stimolare la curiosità e valorizzare il grande patrimonio culturale della nostra città. Il Protoconvento Francescano diventa ancora una volta uno spazio vivo di condivisione e crescita culturale".

Soddisfazione viene espressa anche dal presidente della Pro Loco di Castrovillari, Eugenio Iannelli: "Raggiungere la ventunesima edizione significa guardare con orgoglio a un percorso costruito negli anni grazie all'impegno di tanti volontari, operatori culturali e istituzioni. Suoni Festival è oggi una realtà consolidata che contribuisce a promuovere l'immagine di Castrovillari ben oltre i confini territoriali, attirando visitatori e appassionati e valorizzando il nostro centro storico".

Per il Sindaco di Castrovillari, Anna De Gaio, il festival rappresenta un tassello fondamentale della programmazione culturale cittadina: "Suoni Festival è un esempio concreto di come la cultura possa diventare strumento di valorizzazione del territorio, promozione turistica e partecipazione sociale. Eventi come questo rafforzano l'identità della nostra comunità e restituiscono centralità ai luoghi più rappresentativi della città. L'Amministrazione comunale continua a investire nella cultura come motore di crescita e sviluppo, sostenendo iniziative che qualificano l'offerta estiva e rendono Castrovillari sempre più attrattiva".

Suoni Festival si conferma dunque come un evento capace di unire musica, memoria e identità, trasformando il borgo antico in un palcoscenico di emozioni, incontri e contaminazioni culturali.

Nei prossimi giorni saranno resi noti il programma completo della manifestazione, gli artisti protagonisti della XXI edizione e tutte le informazioni relative alle modalità di prenotazione e partecipazione agli eventi. (foto di Giuseppe Iazzolino).

Il sit-in a Cosenza davanti la prefettura. Consegnato al prefetto un documento contenente le richieste

 A rischio la salute dei cittadini. Le speculazioni e l’import selvaggio fanno crollare le quotazioni, servono più controlli e l’uso delle tecnologie come risonanza magnetica e isotopi da impiegare come prove in giudizio

Migliaia di agricoltori della Coldiretti sono scesi in piazza in tutta Italia, in Calabria a Cosenza dove hanno consegnato un documento al Prefetto, per dire basta alle manovre di veri e propri trafficanti che fanno crollare i prezzi di olio extravergine d’oliva e grano, due simboli del nostro agroalimentare e della Dieta Mediterranea, prodotti 100% italiani che devono stare in tutte le mense pubbliche come quelle delle scuole e degli ospedali. “Speculazioni, inganni e mancanza di trasparenza - dichiara un battagliero Aceto presidente di Coldiretti Calabria -mettono a rischio la salute dei cittadini e la tenuta delle aziende agricole, già in grave difficoltà a causa dell’aumento dei costi legato alla guerra in Iran”. Il blitz ha coinvolto tredici capoluoghi con gli agricoltori davanti alle Prefetture dove è stato consegnato un documento con le principali richieste. Agricoltori mobilitati a Roma, Bari, Bologna, Napoli, Palermo, Firenze, Cagliari, Pescara, Cosenza, Ancona, Perugia, Campobasso e Potenza.

Gli agricoltori chiedono un’azione immediata rispetto ai vergognosi tentativi in atto da parte dei trafficanti: da chi cerca di “strozzare” le aziende pagando al Sud il grano sotto trebbiatura 19 centesimi al chilo, mentre la pasta costa minimo 2 euro al chilo e il pane 3 euro, o chi taglieggia i produttori italiani pagandoli sotto i costi di produzione.

 Olio sotto attacco -Fermiamo i trafficanti di olio extravergine d’oliva Made in Italy

 Proprio l’olio extravergine di oliva, pilastro della Dieta Mediterranea, è uno dei casi simbolo del Made in Italy sotto attacco. Nell’ultimo anno il prezzo del prodotto è crollato del 50%, mentre i costi a carico dei produttori nazionali sono aumentati di oltre 200 euro a ettaro, secondo il Centro studi Divulga. Come è possibile? Per capire l’inganno basta guardare ai numeri. I dati ufficiali della filiera mostrano infatti che l’Italia produce circa 234 milioni di litri di olio extra vergine d’oliva, cifra che peraltro potrebbe essere rivista ulteriormente al ribasso con controlli più stringenti, a fronte di consumi interni pari a 461 milioni di litri, un export di 318 milioni di litri e un import di ben 545 milioni di litri all’anno. In Calabria, con 180mila ettari ulivetati  e una forte presenza di cultivar autoctone la produzione 2025/26 si è attestata di poco sotto le 40mila tonnellate con una qualità elevata. Ma i conti non tornano, sottolinea Coldiretti, perché c’è chi trucca l’origine ingannando cittadini e agricoltori nascondendosi anche dietro l’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che va cancellata per tutti gli alimenti.

Da qui le richieste di Coldiretti contenute nel documento consegnato ai prefetti. Aumentare le ispezioni e fermare le frodi sull’origine con controlli innovativi, risonanza magnetica e mappatura isotopica possono dire con chiarezza da dove arriva un prodotto. Applicare sempre la legge contro le pratiche sleali e le vendite sotto il costo di produzione. Da vietare anche la miscelazione di olio d’oliva extravergine e sottoprodotti trattati termicamente che per magia diventano extravergine. Necessaria la fatturazione obbligatoria delle olive per una tracciabilità completa del prodotto e serve anche sospendere l’olio a dazio zero dalla Tunisia e fermare il meccanismo del traffico di perfezionamento attivo (Tpa) sull’olio estero, ulteriore fonte di frodi.

Grano: prezzi indegni e frodi

I trafficanti speculatori all’assalto del grano italiano

Dall’olio al grano la situazione non cambia. Nelle ultime ore, denuncia Coldiretti, commercianti e industriali senza scrupoli stanno cercando di comprare grano duro durante la trebbiatura alla cifra illogica di 19 centesimi al chilo. Diciannove centesimi è un prezzo che rappresenta un insulto intollerabile a tutti gli agricoltori. Questi, sottolinea Coldiretti, sono gli stessi trafficanti di grano che cercano di comprare fatture da aziende compiacenti per far diventare italiano grano estero e spargono terrore all’apertura della campagna di raccolta per abbassare ancora i prezzi e rubare dalle tasche dei cerealicoltori. Nel frattempo, continuano ad arrivare navi piene di grano al glifosato, molecola chimica che genera cancro soprattutto nei bambini.

Coldiretti chiede dunque di fermare le frodi con controlli a tappetto in tutta la filiera per verificare il rispetto delle leggi sull’origine, anche utilizzando la nuova Legge Caselli contro l’agropirateria. I trafficanti speculatori vanno bloccati applicando la legge contro le pratiche sleali a partire dal divieto di vendita sotto il costo di produzione. E serve poi – continua Coldiretti – fermare una volta per tutte il grano al glifosato, applicando il principio di reciprocità. Non è più accettabile continuare a importare grano fatto seccare con il diserbante quando in Europa ciò non è permesso. Dalla Cun (Commissione Unica Nazionale)  Grano vanno poi esclusi i commissari in conflitto di interessi. Non è tollerabile che Confcooperative chieda ribassi più alti di quelli proposti dagli industriali. Rispetto all’aumento record dei costi di produzione serve infine – conclude Coldiretti – mettere a disposizione subito 40 milioni per abbattere le spese dei produttori in contratti di filiera.

Nella raffinata cornice della Sala degli Specchi della Provincia di Cosenza, gremita di un pubblico partecipe e attento, si è svolta la presentazione del volume “C’era una volta il duale… La lingua perduta dell’amore”. L'opera, edita da Falco Editore, è il frutto di un suggestivo percorso didattico realizzato dagli alunni delle classi I, II e III D del Liceo Classico "B. Telesio" di Cosenza, sotto la sapiente guida della professoressa di latino e greco Daniela Filice. L'evento ha dimostrato come la scuola, quando sa attivare dinamiche empatiche, sia capace di coniugare profondità educativa e attualizzazione della memoria storica.

Al centro di tutto vi è il recupero del duale: una categoria grammaticale del greco antico che, lungi dall'essere un mero tecnicismo, si rivela oggi più che mai una preziosa chiave interpretativa dell'umano. Se la comunicazione contemporanea oscilla pericolosamente tra l'individualismo atomizzato dell'“uno” e il rumore indistinto dei social (i “tanti”), gli antichi Greci ci consegnano un'eredità opposta.

Dal punto di vista della professoressa Filice, tutto ci fa intendere che il duale sia sempre attuale: “non è singolare e non è plurale, ma rappresenta un'unità intermedia, unica: il noi due. È la dimostrazione che si possa vivere uniti senza avere il timore di perdere la propria identità, né con la paura di avvertire l'altro come una minaccia, ma accogliendolo invece come una presenza capace di migliorarci, di aiutarci a crescere e di consentirci di guardare le cose nella loro giusta complessità”.

Dal punto di vista strettamente linguistico, infatti, il duale si colloca esattamente tra il singolare e il plurale. Non indica una quantità numerica generica, ma definisce la relazione pura, in cui l’identità del singolo non si dissolve, ma si completa e si definisce nell’incontro con l’altro. Per la cultura classica, il rapporto di coppia, sia esso espresso nella fratellanza, nell'amicizia eroica o nell'amore, era investito di una dimensione sacra e fondativa. Recuperare questa "lingua perduta" significa riscoprire il valore del legame, del riconoscimento reciproco e del dialogo come unici antidoti al conflitto e all'isolamento.

Ad aprire la serie di interventi è stato il Dirigente Scolastico, Domenico De Luca, che si è complimentato per i contenuti significativi dell'opera, soffermandosi sulla perdurante validità dei classici e sul concetto di apprendimento significativo. Il Liceo Classico, ha sottolineato il Dirigente, offre l’opportunità non solo di conoscere a fondo la tradizione, ma di attualizzarla in modo vivo e consapevole.

Particolarmente sentito è stato l'intervento dell'editore Falco, presente nella duplice veste di editore e genitore. Falco ha voluto scardinare il luogo comune secondo cui i giovani sarebbero distanti dalla lettura e dalla cultura:

"La straordinarietà della prof.ssa Filice risiede nella capacità di dimostrare come i ragazzi, se adeguatamente stimolati, sappiano rispondere con entusiasmo e profondità. Quando si instaura un rapporto empatico, i risultati diventano sorprendenti”; l'editore ha poi concluso evidenziando come “il "duale" diventi sinonimo di una sintonia autentica tra docente e studenti, ribadendo l'originalità e la profondità della mente umana, che non potrà mai essere sostituita dall'intelligenza artificiale”.

Il dibattito è entrato nel vivo grazie ai contributi di illustri docenti: la Prof.ssa Franca Occhiuto (già docente del Liceo Telesio): ha indicato nella curiositas il punto di partenza del sapere e nel duale la regola grammaticale che, in un momento complesso per la scuola, si eleva a categoria dell’anima e dello spirito. La Prof.ssa Ada Capilupo (Liceo Classico V. Julia - Acri) ha espresso grande emozione per riflessioni che superano la stessa età anagrafica dei ragazzi. Citando Galimberti ("non si apre la mente se prima non si aprono i cuori"), ha osservato che il duale è alla base di un pensiero pluralistico e democratico: senza il riconoscimento dell’altro non può esserci dialogo, e la sua assenza conduce inevitabilmente al conflitto. Il Prof. Nimpo (Liceo Telesio) con un intervento ricco di ironia e ricordi personali, ha definito la collega Filice un "duale" nella sua esperienza umana e professionale. Ha inoltre elogiato la maturità e la sensibilità non comuni degli studenti, capaci di cogliere nei miti greci verità profonde e legami inaspettati sull'esistenza.

Dietro il successo della giornata vi è stata anche una forte sinergia interna al corpo docente. La professoressa Filice ha tenuto a sottolineare come la Prof.ssa Antonella Maio si sia detta subito disponibile ad aiutarla, curando la parte scenografica dell’evento e il servizio d'ordine con gli studenti del quarto e del quinto anno. Ragazzi che la stessa Filice ringrazia e che considera, in quanto suoi ex studenti, comprimari e protagonisti del libro, a testimonianza di un legame continuo che si riflette nella dedica del volume, espressamente rivolta "agli alunni di ieri, di oggi e di domani".

La vera magia del progetto è consistita nella capacità dei ragazzi di trasformare le regole della grammatica in sentimento vissuto. Durante la presentazione, tre studentesse, in rappresentanza delle rispettive classi, hanno offerto riflessioni di straordinaria maturità:

Francesca Caiello (III D) autrice della bella introduzione del volume, ha guidato il pubblico oltre la dimensione prettamente tecnica del testo, ricordando come i Greci avessero la capacità unica di rendere "eterno il temporaneo". Il duale, ha spiegato la studentessa, in un'epoca distratta, diventa un invito potente a cercare ciò che davvero ci completa.

Maria Irene Carere (I D) ha raccontato come il concetto di duale fosse inizialmente del tutto inedito per il gruppo e come la curiositas abbia spinto tutti loro a superare lo scoglio delle difficoltà iniziali e a comprendere ancor più come il greco antico non sia una materia silente da memorizzare, ma una realtà viva da abitare.

Sophia Granieri (II D) ha posto l'accento sulla straordinaria esperienza del lavoro di squadra che ha mostrato plasticamente come il linguaggio non sia mai il frutto di una voce solitaria, ma si arricchisca proprio nel passaggio tra sensibilità diverse. Ha inoltre ricordato una verità fondamentale: perdere un elemento linguistico significa spesso smarrire la sensibilità antropologica ad esso collegata.

Il percorso narrativo del libro, illustrato in copertina da un disegno di Mariastella Garritano (II D) e riassunto in un emozionante trailer video sulle note di Alex Warren, attraversa i grandi miti della dualità: dalla frattura generativa di Gea e Ponto, fino alle coppie immortali della letteratura come Castore e Polluce, Achille e Patroclo, Elena e Paride, per chiudersi con la matrice latina di Amore e Psiche.

A suggello del valore etico dell'iniziativa, l'intero ricavato della vendita del volume sarà devoluto in beneficenza. Un gesto concreto che chiude il cerchio del progetto: perché, come hanno dimostrato i ragazzi del Liceo Telesio e la loro professoressa Daniela Filice, nel mondo dei classici e in quello degli uomini, conoscere non è mai un atto isolato, ma significa, prima di tutto, saper donare.

 

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