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Mercoledì, 24 Ottobre 2018

Gli uomini che credevano di agire per la gloria di Dio

Sono troppi gli storici, i sociologi, i giornalisti e tanti altri a imputare alla Religione certi aspetti tragici della storia, in ogni caso le negano qualunque ruolo positivo nelle vicende dell'umanità. Non tutti però, c'è un sociologo americano, Rodney Stark che da tempo sta cercando di affermare una grande verità: «la religione ha svolto un ruolo importantissimo nel dirigere il corso della storia».

Questa grande verità Stark la sostiene in uno dei suoi tanti studi: «A gloria di Dio. Come il Cristianesimo ha prodotto le eresie, la scienza, la caccia alle streghe e la fine della schiavitù». Il testo è stato pubblicato in Italia, dalla casa editrice torinese, Lindau nel 2011.

Il sociologo americano ribalta quello che certi storici scrivono, per esempio che il cristianesimo ha ostacolato il progresso scientifico e offerto giustificazioni alla schiavitù. In realtà è il contrario, «la scienza moderna è un prodotto della concezione cristiana del Dio unico, che attribuisce alla ragione un valore essenziale». Inoltre per Stark, «La Chiesa ha avuto una parte rilevante nella diffusione dell'idea che la schiavitù fosse un abominio agli occhi di Dio e nella soppressione di questa pratica disumana in Occidente». In questo saggio, Stark, avvalendosi di una serie impressionante di documenti, di libri, di studi, di ricerche recenti e passate, si prefigge lo scopo di denunciare e smascherare gli errori e i pregiudizi degli storici. E in particolare di dimostrare come le idee su Dio abbiano plasmato la storia e la cultura moderna dell'Occidente, costituendo l'indispensabile premessa di molte delle sue più importanti conquiste. A dimostrazione di quello che ho scritto, lo studio di Stark si avvale di una notevole bibliografia, oltre 50 pagine.

Nel testo Rodney Stark affronta anche fenomeni abbastanza complessi e contraddittori, come la caccia alle streghe e le eresie. Il sociologo delle religioni, effettua una indagine nuova, ricca di episodi, di considerazioni, che sono in grado di cambiare radicalmente il nostro modo di giudicare i fenomeni. Certo il lettore per non cadere in giudizi ideologici, dovrà sempre calarsi in quel tempo e nello spazio di quei accadimenti.

Pertanto, come ha scritto Jeffrey Burton Russell, «ciò che comunemente sappiamo su scienza, religione, stregoneria,schiavitù e sette religiose, purtroppo è falso». E certamente questo libro contribuirà molto a chiarire questi argomenti, c'è un solo impegno: non avere pregiudizi e avere una mente aperta. Lo studio di Stark ha ben 555 pagine, in soli quattro capitoli.

L'autore utilizza un suo metodo: esamina in dettaglio i quattro grandi episodi storici, ognuno dei quali caratterizzato da persone che credevano di agire per la gloria di Dio.

Nel primo episodio (il 1° capitolo), Stark tratta del secolare tema delle riforme dei tre monoteismi, in particolare, del Cristianesimo e quindi della Chiesa cattolica. Naturalmente uno spazio rilevante viene dato alla Riforma protestante. E qui Stark sostiene che le riforme del XVI secolo, avevano origini antiche, forse rintracciabili addirittura nel II secolo. In pratica si registrano dei tentativi di riforma nei vari secoli della chiesa cattolica, con la comparsa di movimenti popolari «eretici», a partire da Marciano (85-160 circa) e poi da Montano (II sec), fino ad arrivare ai Catari e ai Valdesi.

Stark nel capitolo mette in evidenza l'emergere nella Chiesa cattolica di «due Chiese». Da una parte la «Chiesa della pietà», dall'altra la «Chiesa del potere», quella della ricchezza concessa al clero da Costantino. La prima, dediti alla visione morale del primo cristianesimo, sorse come reazione alla Chiesa del potere. A questo proposito scrive Stark: «La Chiesa della pietà avrebbe potuto essere emarginata fino a diventare un'altra setta cristiana senza successo, ma ciò non accadde a causa delle sue solide basi istituzionali nel monachesimo, il quale a sua volta, era sostenuto principalmente dalla nobiltà e dalle classi più elevate».

Pertanto Stark potrà sostenere che le riforme del XVI secolo iniziarono più di un millennio prima, con i movimenti monastici che chiedevano la riforma della Chiesa. Infatti, per più di un millennio, la Chiesa della pietà, tentò di riformare la Chiesa del potere. Secondo Stark, papa Gregorio Magno (540-604), il primo monaco a sedere sul trono papale, rappresenta una sorta di primo protestante. Il suo lungo pontificato fu caratterizzato da un incessante tentativo di riformare la Chiesa. Fu talmente impressionato dalla Regola di San Benedetto (480-547) che cercò di farla adottare anche dagli altri ordini religiosi.

Mentre i nuovi papi anche se a livello personale erano pii, prestarono poca attenzione alla riforma e praticamente rafforzarono la Chiesa del potere. E qui Stark non è per niente indulgente con la Chiesa di quel periodo: «I papi erano nominati, corrotti e spesso uccisi dalle grandi famiglie ecclesiastiche romane». In particolare fa riferimento alla nobildonna Marozia, amante di papi, che dominava la vita politica ed ecclesiastica di Roma. Anche dopo Marozia le cose non migliorarono, si pensi che tra 872 e il 1012, un terzo dei papi morirono di morte violenta. Poi con Gregorio VII (1073-1085), monaco attivista sistemò il papato, gli subentrarono altri papi con un passato monacale che tentarono di riformare la Chiesa. Ma a questo punto si scatenarono una nuova serie di movimenti eretici, nati soprattutto all'interno degli ambienti universitari, dove si rivendicavano le libertà e di indagine teologica. Inevitabilmente per Stark si giunse a conclusioni contraddittori, che generarono conflitti religiosi e dissenso. «In effetti – scrive Stark – alcuni dei più importanti dissenzienti religiosi d'Europa erano professori universitari: John Wyclif a Oxford, Jan Hus a Praga, Martin Lutero a Wittemberg». Ma anche Giovanni Calvino ha avuto un incarico universitario.

Il capitolo naturalmente racconta come si arrivò allo strappo di Lutero. Anche qui Stark ci offre delle considerazioni abbastanza originali. Effettivamente il clero del tempo era abbastanza immorale e indolente. Gli storici lodano i cosiddetti «papi rinascimentali» per la loro attenzione all'arte, alla ricostruzione del Vaticano, al mecenatismo di Michelangelo, Botticelli, Raffaello e tutti gli altri. «Eppure questi stessi papi erano fra fra i più dissoluti, avidi, prolifici e famigerati uomini che si siano mai seduti sul trono di Pietro». C'era qualche papa che scriveva poesie erotiche o che indebitava la Chiesa per onorificenze private. Papi con figli illegittimi; Giulio II che dedicò tutto il suo papato alla guerra, con indosso l'armatura fatta d'argento, guidò truppe su e giù per l'Italia. Pertanto Lutero si fece avanti in un epoca in cui il papato «era al punto più basso della sua reputazione». E la situazione non migliorava negli altri territori, secondo lo storico tedesco Ludwig Pastor, autore di 14 volumi sul papato, la maggioranza dei cardinali e molti vescovi erano abbastanza corrotti, non meno i sacerdoti. Addirittura nell'arcidiocesi di Braga, più di 1700 erano figli illegittimi di altri sacerdoti. Tuttavia per Stark è importante sottolineare che le accuse di corruzione, di empietà e immoralità al clero e agli ordini religiosi non sono opera di partigiani protestanti, ma soprattutto di «leali e devoti cattolici, allora come oggi, avanzavano queste accuse». Nel 1335, papa Benedetto XII emanò diverse bolle pontificie nelle quali ordinava di riformare vari monasteri ed elencava una lunga serie di attività empie e immorali.

Attenzione nella Chiesa non c'era solo corruzione, per Stark, «non va dimenticato che, nonostante tutte queste mancanze nella Chiesa del potere, la Chiesa della pietà esisteva ancora. C'erano migliaia di sacerdoti, monaci e suore devoti. Proprio loro avrebbero svolto un ruolo importante nella formazione e nella guida dei movimenti protestanti, e poi nel riuscire a prevalere finalmente sulla Chiesa del potere portando a termine la Controriforma».

Per quanto riguarda la cosiddetta riforma luterana, Stark sostiene che questa non portò a quella tanto auspicata riforma della Chiesa, ma ebbe il risultato di una nuova Chiesa. Anche se la fida protestante diede finalmente il potere alla “Chiesa della pietà” di riformare il cattolicesimo romano.

Il testo poi si trattiene sulle altre riforme, tutte appartenenti al Nord Europa. Da quella inglese a quella svizzera, a quella francese. L'autore tra le tante domande, se ne pone una sul protestantesimo: «perché ebbe successo in alcuni luoghi e non in altri». Stark cerca di individuare diverse risposte, da quelle dottrinali a quelle locali. Le variabili sono tante. Le aree che abbracciavano il protestantesimo erano quelle «in cui la Chiesa romana cattolica pativa una mancanza di sostegno popolare di vecchia data». Infatti secondo lui, nell'Europa settentrionale, la debolezza cattolica derivava dal fallimento della Chiesa nella cristianizzazione delle masse. In alcune aree c'era risentimenti nei confronti della Chiesa, dovuto a repressioni sanguinarie. Poi subentrarono anche l'interesse delle famiglie reali alla riforma protestante. Molti di quei prìncipi principi avevano tanto da guadagnare, in termini di ricchezza e potere, nel diventare protestanti.

La lettura del primo capitolo è importante per Stark, perché presenta in linee generali la storia religiosa europea, una lettura che aiuterà «a collocare i tre capitoli successivi in un contesto coerente».

Nel 2° episodio, la nascita della scienza, Stark dimostra «che non c'è mai stata nessuna 'rivoluzione scientifica' che alla fine sia riuscita a infrangere le barriere superstiziose della fede, e che il fiorire della scienza nel XVI secolo fu la normale conseguenza, graduale e diretta, della Scolastica e delle università medievali». Infatti secondo Stark, i presupposti teologici del cristianesimo spiegano il motivo per cui la scienza nacque solamente nell'Europa cristiana. Pertanto a differenza di quello che hanno scritto certi storici, «la religione e la scienza non solo erano compatibili, ma addirittura inseparabili». Quindi nell'ultima parte del capitolo quando si discute sull'evoluzione, secondo il sociologo, non si tratta di un conflitto fra scienza e religione, ma fra «Veri Credenti da entrambi le parti».

Il capitolo inizia con la questione del viaggio di Cristoforo Colombo e della «terra rotonda o piatta». Per troppo tempo si è fatto credere che la Chiesa non sapesse che la terra fosse rotonda, questa tesi è sostenuta in un testo di Andrew Dickson White, «La storia della lotta della scienza con la teologia nella cristianità». Il problema è che quasi ogni parola di White sulla vicenda di Colombo è falsa. «Ogni persona istruita dell'epoca, compresi i prelati cattolici romani, sapeva che la terra era rotonda». A questo proposito Rodney Stark cita alcuni esponenti della Chiesa come Beda il Venerabile (673-735 ca.) o il vescovo Virgilio di Salisburgo (720-784), Ildegarda di Bingen (1098-1179), lo stesso San Tommaso d'Aquino (1224-1274 ca.), tutti proclamati santi, insegnavano che il mondo era rotondo. Per quanto riguarda il Medioevo, il testo più popolare di astronomia aveva come titolo, Sfera, scritto da uno studioso della Scolastica inglese, Giovanni di Sacrobosco (1200-1256 ca.).

I numerosi saggi spagnoli che sconsigliavano Colombo di intraprendere il viaggio, non solo sapevano che la Terra era rotonda, ma anche che era molto più grande di quanto pensava lo stesso Colombo. Pertanto erano contrari al viaggio, perché «egli aveva seriamente sottostimato la circonferenza della Terra e contava su un viaggio troppo corto». Dunque si può concludere che gli studiosi cristiani non erano dei fanatici dalla mente ottenebrata che si aggrappavano alle affermazioni delle Scritture per stabilire che la terra fosse sferica.

Chi affermava il contrario lo faceva per polemizzare e criticare la Chiesa e i suoi uomini. Pertanto Stark in questo capitolo sostiene non solo che «non esiste un conflitto intrinseco tra religione e scienza, ma, anzi, che la teologia cristiana fu essenziale per la nascita della scienza». Per dimostrarlo Stark ha studiato diverse opere di storici recenti, pertanto la religione «non generò nessuna 'epoca buia' [...]». Inoltre è falsa «l'idea che, dopo la 'caduta' di Roma, sull'Europa sia scesa una lunga e oscura notte d'ignoranza e superstizione  è falsa tanto quanto la storia di Colombo». Certamente per Stark la cosiddetta rivoluzione scientifica del XVI secolo, fu la normale conseguenza del lavoro iniziato dagli studiosi della Scolastica del XI secolo. Ecco perché non è stato il protestantesimo a far nascere la scienza. Stark dimostra come le principali figure scientifiche del XVI e XVII secolo fossero in grande maggioranza dei devoti cristiani che credevano di comprendere l'opera di Dio.

Dalle sue ricerche emerge che i mitici «secoli bui» del Medioevo non erano per niente bui, in questo periodo, durato ben dieci secoli, sono state inventate molte cose, fino al punto che studiosi seri come Regine Pernoud, una grande storica francese, tra i tanti libri che ha scritto, ha potuto scriverne uno dal titolo significativo: «Luce del Medioevo».

Peraltro fu proprio il cristianesimo in quegli anni a stimolare la nascita di una grande tecnologia europea che superava quella di qualsiasi parte del mondo. E' in questi anni che nelle università scolastiche nacque la scienza e lo studio dei classici, da Aristotele a Platone. Tra l'altro furono gli studiosi della Scolastica, e non i greci, i romani, i musulmani, o i cinesi, a basare i propri studi sulla dissezione umana. Nel mondo classico non era permessa. Nel capitolo Stark, dimostra anche perché la scienza non si è sviluppata in altre società come la Cina, la Grecia, e nell'Islam. Da buon sociologo Stark crea tabelle per individuare la nazionalità e la religiosità delle «stelle della scienza»: «ho esaminato libri e articoli di storia della scienza, e ho anche consultato alcune enciclopedie specializzate e dizionari biografici, fra i quali devo citar le diverse edizioni della Biographical Encyclopaedia of Science and Technology di Isaac Asimov, per la sua completezza e mancanza di pregiudizi».

Il 3° capitolo è dedicato alla caccia alle streghe in Europa. «Per secoli – scrive Stark - gli europei hanno creduto che le loro società fossero vittime di un terribile movimento clandestino di 'streghe', che avevano giurato fedeltà a Satana e che gioivano nell'infliggere sofferenza, morte e distruzione al prossimo». Anche su questo tema sono state scritte tante sciocchezze e assolute invenzioni: «alcuni degli episodi più famosi non sono mai avvenuti, esistendo solamente in racconti ingannevoli e documenti falsificati, e perfino l'attuale letteratura 'colta' abbonda di cifre assurde sul numero delle streghe condannate». Qualche storico sostiene che ben 9 milioni di donne europee furono mandate al rogo come «streghe». Cosicché alcuni si sono spinti a utilizzare il termine di genocidio, paragonando la caccia alle streghe all'Olocausto.

Rodney Stark, in questo capitolo fa un lavoro scrupoloso, di certosino discernimento, leggendo i documenti reali. La datazione convenzionale dell'epoca della stregoneria va dal 1450 al 1750 circa. «Durante tutti questi tre secoli, è assai poco probabile che in Europa siano morte più di 100.000 persone per stregoneria». Altri hanno calcolato intorno a 60.000 persone compresi i maschi. Per la precisione si tratta di due vittime per 10.000 abitanti. Certamente una piccola frazione sulle stime che sono state a lungo ripetute.

Comunque sia per Stark: «la morte di 60.000 persone innocenti è certamente un qualcosa di agghiacciante, ma non giustifica l'esagerazione così inverosimile delle cifre. Né esiste alcuna giustificazione per presumere e continuare a ripetere che la maggior parte dei cacciatori di 'streghe' fossero dei fanatici sadici». Hugh Trevor-Roper a questo proposito, sottolineò che «i più feroci persecutori delle streghe, scopriamo spesso, sono anche i mecenati più colti del sapere contemporaneo». Peraltro la percentuale di condanne totali per coloro che furono portati in tribunali con accuse di stregoneria era del 50-55%, «una cifra bassa tanto quanto le percentuali di condanna per altri crimini in quell'epoca». Secondo Stark è probabile che le donne condannate per infanticidio erano molte di più, rispetto a quelle per stregoneria.

Nel testo l'autore fa una analisi ben dettagliata della magia, stregoneria e satanismo. Il sociologo americano oltre a confutare le statistiche esagerate individua otto spiegazioni sbagliate sulla caccia alle streghe, che purtroppo dominano sia nella letteratura popolare, sia in quella accademica. Stark chiarisce e confuta ognuna di queste teorie e solo così si potrà fondamentalmente conoscere il fenomeno. Naturalmente non sto qui a rendere conto delle otto spiegazioni. Lascio alla lettura del testo. Sarebbe interessante vagliarle tutte, sull'esistenza o meno delle vere streghe, sul satanismo, sulla presunta malattia mentale delle streghe. Un'altra spiegazione infondata è quella della tesi del sessismo, oppure quella economica, del guadagno da parte di chi gestiva la caccia. E poi c'era la questione del clero fanatico, molte di queste interpretazioni erano in realtà puro e semplice anti-cattolicesimo. Stark smonta ad una ad una tutte queste tesi. Praticamente spesso la stregoneria venne usata come arma di battaglia contro la fede.

Tuttavia occorre precisare che furono i protestanti a dare quel diffuso vigore a dare la caccia alle streghe, proprio durante le cosiddette Guerre di Religione. E se alcuni studiosi amano collocare nel «buio Medioevo», la caccia alle streghe, in realtà, gli episodi più efferati si sono verificati durante l'«Illuminismo»; durante i secoli  del Rinascimento, della Riforma e della scienza sperimentale. Infatti emerge chiaramente dagli studi di Stark che i primi ad obiettare sull'esistenza reale della stregoneria satanica sono stati proprio gli inquisitori spagnoli e non i cosiddetti scienziati. Thomas Hobbes, quello del Leviatano (1651), esplicitamente ateo, scriveva che le streghe «sono giustamente punite». Ma anche Jean Bodin (1530-1596 ca.) acerrimo nemico della Chiesa, autore di un libro contro le streghe, incitava a bruciare le streghe a fuoco lento. Oltre a questo esisteva un altro libro più celebre, proprio per scoprire le streghe, si tratta del «Malleus maleficarum», pubblicato nel 1486, fra i primi stampati, con numerose edizioni e traduzioni. Il testo ha avuto un impatto impressionante, «non solo convinse generazioni di persone istruite del fatto che le “streghe” esistessero; esso spiegava anche in dettaglio come scoprirle e interrogarle per ottenere una confessione valida[...]».

Stark è convinto che se non vi fosse stato in circolazione questo libro ed altri simili, «molte epidemie locali di caccia e di persecuzione delle “streghe” non vi sarebbero mai state[...]». Certamente senza questo libro, non ci sarebbe stata quell'«ossessione per le streghe». Dai confronti di dati, dai processi scoperti da Stark si evince che dal 1300 al 1499, gli imputati furono solamente 935. Certo poi con il passare del tempo sia i processi che gli imputati divennero più numerosi. «Eppure, nell'Europa nel suo complesso, negli ultimi 25 anni del XV secolo, solamente 283 imputati giunsero a processo, circa 11 all'anno, con 4 esecuzioni. Se le percentuali fossero rimaste queste, non ci sarebbe nessuna 'ossessione delle streghe' da spiegare».

Il proliferare dei processi per stregoneria cominciò all'inizio del 1500, raggiungendo il suo culmine tra 1562 e il 1600. Stark citando lo studio di Erik Midelfort sulla Germania sudoccidentale, scopre che qui furono giustiziate 1114 persone, molte di più di quante fossero state processate in tutta Europa nei due secoli precedenti. Successivamente sempre nello stesso territorio, furono giustiziate altre 1839 persone. In un altro studio, si scopre che nella sola Ginevra, nella metà del 1600, sono state giustiziate 153 ginevrini. Un numero rilevante, visto che la popolazione della città allora si aggirava intorno alle 19.000 abitanti.

Comunque sia Stark per spiegare la sua teoria della caccia alle streghe, dà la colpa ai conflitti religiosi intensi dell'epoca e al fattore paura, che in questo periodo c'era negli europei. Si pensi anche alle frequenti incursioni dei musulmani, sia sulle coste del Mediterraneo, sia sull'Europa continentale.

Dallo studio di Stark emerge che la caccia alle streghe avvenne nei territori dove erano attecchite le eresie e sopratutto nelle «terre di confine» dove c'era una certa «debolezza politica», cioè dove non c'era un'autorità centrale forte. E' nel caos politico delle terre di confine dove si sopportava tutto il peso delle guerre di religione. «Qui combattevano gli eserciti protestanti e cattolici, conquistando e riconquistando gli stessi luoghi, e seminando il terrore fra le popolazioni civili: omicidi, mutilazioni, stupri, incendi, vandalismi, saccheggi, fame, e diffusione di malattie». Naturalmente in questi territori, facilmente si cambiava affiliazione religiosa più di una volta.

Il 4° e ultimo capitolo affronta un'altra questione spinosa e difficile da affrontare: Il peccato della schiavitù.

Così come per la nascita della scienza anche per l'opposizione morale della schiavitù fu essenziale la teologia cristiana. Con questo non vogliamo negare che i primi cristiani accettassero la schiavitù. Tuttavia, tra i grandi monoteismi, «solo nel cristianesimo si sviluppò l'idea che la schiavitù fosse un peccato e dovesse essere abolita». Anche se è di moda negarlo, ma Stark è convinto che le prime dottrine antischiaviste iniziarono a comparire nella teologia cristiana. Alcuni storici ripetono che la schiavitù fu ripudiata dalla Chiesa cattolica romana non prima del 1890. Sciocchezze! Addirittura nel VII secolo , santa Batilde (moglie di re Clodoveo II) divenne famosa per la sua campagna contro il commercio degli schiavi e a favore della loro liberazione.

E se poi gli europei istituirono la schiavitù nel Nuovo Mondo, «lo fecero nonostante la strenua opposizione papale, un fatto questo che è stato dimenticato nella storia, per motivi di convenienza ideologica, fino a epoche recenti». Tuttavia l'abolizione della schiavitù nel Nuovo mondo fu un'impresa avviata da attivisti cristiani. Questo è il tema che svilupperà Rodney Stark nel suo eccellente libro, “A gloria di Dio”. Già dall'inizio chiarisce, una questione che in tanti dimenticano, «il fatto che la schiavitù un tempo fosse praticamente universale per tutte le società in grado di permettersela, e che solo in Occidente nacque una significativa opposizione di natura morale che portò alla sua abolizione». Il testo rileva che gli umanisti che amavano la classicità della Grecia e di Roma opponendosi al bieco Medioevo, non presero in considerazione che si trattasse di società schiaviste. Anche Marx prestò poca attenzione alla schiavitù in quanto tale. Del resto gli storici marxisti ignorarono l'argomento.

Anche qui Stark smonta tutti quei pregiudizi dei libri di testo sulla schiavitù, come di un vizio solo europeo e in particolare americano. Inoltre, «non parlano dell'estensione della schiavitù in epoche passate, o delle notevoli dimensioni del fenomeno che tuttora persiste in molte parti del mondo non cristiano».

Altro particolare che Stark evidenzia è quello dell'incapacità di filosofi e moralisti non religiosi o anti-religiosi dell'Illuminismo di opporsi efficacemente alla schiavitù. Infine smonta la tesi che fu solamente l'economia a porre fine alla schiavitù e che tutti i riferimenti a Dio e al peccato furono irrilevanti.

Il capitolo affronta la schiavitù africana, quella del Nuovo Mondo, le incursioni schiaviste all'interno dell'Africa e poi vaglia i vari comportamenti tenuti dai Paesi colonialisti e guarda caso erano proprio i «crudeli» spagnoli ad avere la legge schiavista più umana, seguita dalla Francia e molto lontanamente dall'Inghilterra.

Le differenze religiose sono fondamentali per capire la complessità della schiavitù, e soprattutto in questo tema serve tanta apertura mentale, senza pregiudizi ideologici. La lettura dello studio di Stark sicuramente darà un forte contributo a comprendere meglio, questi temi, che probabilmente sono i più complessi che hanno dovuto affrontare gli studiosi, gli storici, i sociologi. 

 

 

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