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Sabato, 21 Maggio 2022

Dieci anni di analisi e ricerca che tracciano l’intera filiera vitivinicola siciliana, attraverso un percorso di studio del territorio: un archivio di dati che rappresenta una memoria storica e che mette in evidenza trend climatici e produttivi che caratterizzano le differenti annate nelle aree di riferimento. Colomba Bianca - tra le più grandi cooperative vitivinicole siciliane, che si estende sul territorio di Trapani con 6.800 ettari di vigneti e 2.480 soci – con l’obiettivo di offrire uno strumento di supporto per applicare le più appropriate tecniche agronomiche finalizzate alla stabilità produttiva dei vigneti, giovedì 26 maggio inaugurerà il nuovo hub siciliano “V-lab”. Un centro digitale aperto agli Enti, alle realtà imprenditoriali della filiera e a tutti coloro che vorranno creare percorsi qualificati con l’obiettivo di innalzare il livello qualitativo dei vini dell’Isola.

Il contesto sarà quello della presentazione della X edizione del libro “Le uve raccontano”, che si svolgerà a Marsala, il 26 maggio alle ore 18.00 (Juparanà, Piazza Francesco Pizzo 11). «Vogliamo mettere a disposizione della Regione Siciliana, degli imprenditori del territorio e di tutti i cittadini, il nostro know-how, condividendo dati e informazioni che negli anni hanno fatto accrescere il valore del nostro lavoro – sottolinea il vicepresidente di Colomba Bianca Filippo Paladino – un progetto che ha visto coinvolti agronomi, esperti e un Gruppo Tecnico Viticolo, che ha elaborato un vero e proprio piano di difesa fitosanitaria e controllo agronomico delle uve. L’obiettivo – anche in considerazione del crescente numero di agricoltori che scelgono di produrre biologico - è creare una vera e propria rete che parli di viticoltura siciliana e che esporti nel mondo la qualità delle nostre uve e dei nostri vini».

I dati raccolti consentono infatti di estrapolare una serie di informazioni utili a indirizzare i produttori: dagli areali più vocati per la produzione di vini rossi, bianchi e spumanti, alle curve di maturazione per programmare i periodi di vendemmia, passando per l’attuazione di una viticoltura sostenibile e rispettosa dell’ambiente. «Il nostro settore, soprattutto in questa fase di sviluppo, necessita di scelte condivise – continua il presidente della cooperativa Dino Taschetta, una realtà che ogni anno conferisce 500mila quintali di uva in 7.000 ettari di vigneti, di cui 2.000 in regime di agricoltura biologica – e di un grande lavoro di squadra, in un’ottica diversa dal passato, senza egoismi e campanilismi, con la voglia di valorizzare insieme, sinergicamente, il brand “made in Sicily” per potenziare l’immagine dei nostri vini e diventare Ambassador in uno scenario globale e internazionale. Con V-lab vogliamo lanciare un’attività di interazione e dialogo tra tutti gli attori della filiera. Fino ad oggi il nostro focus è stato centrato soprattutto sul territorio di Trapani, ma l’obiettivo futuro è quello di estendere lo stesso meticoloso lavoro su tutto il territorio regionale».

I dati di pubblicazione de “Le uve raccontano” saranno a disposizione sul sito www.colombabianca.com, dove in occasione della nascita del progetto “V-lab” è stato attivato uno sportello digital a disposizione di tutti coloro che vorranno dialogare con i tecnici di Colomba Bianca. Un Osservatorio privilegiato che sarà anche a disposizione dell’Assessorato regionale al ramo per ogni utilizzo a livello progettuale e istituzionale.  

Una delegazione di ceramisti e maestri del presepe di Caltagirone si recherà, a partire da giovedì 19 maggio e sino ai primi di luglio, a Porto Velho, la capitale dello Stato di Rondonia, in Brasile, per insegnare l’arte della ceramica e del presepe e/o aiutare le maestranze locali a perfezionarsi. La delegazione, guidata da don Enzo Mangano, che a Porto Velho è stato parroco a San Giacomo per 28 anni (dal 1989 al 2007), sarà formata da Michele Perniciaro, Maurizio Dell’Aquila, Sebastiano La Terra e dai sardi Basilio Pusceddu e Ignazio Alberto Cherchi. A loro si aggiungeranno, dal 20 giugno,  altre sei persone, fra le quali il vescovo Calogero Peri e il sen. Fabio Porta. Insieme interverranno, nel Distretto della parrocchia di San Giacomo, all’inaugurazione di una fabbrica di ceramica, del Museo internazionale del presepe e del Centro di artigianato “San Giuseppe Artigiano”. A Porto Velho esiste già la Scuola d’arte “Theos”, intitolata a Giovanni Pitrolo, e al suo interno i ceramisti e presepisti calatini saranno chiamati a dare una mano. 

Si tratta del secondo “step” del progetto “Ceramica Solidale”, avviato nel 2004 con il viaggio e la permanenza, per 40 giorni, nella capitale dello Stato di Rondonia, dei ceramisti e presepisti “pionieri” Lugi Navanzino, Giuseppe Varsallona, Alessandro Iudici, Michele e Paola Perniciaro e Giuseppe Arcieri. Negli anni successivi al 2004 alcuni giovani brasiliani sono stati ospiti di Caltagirone per imparare ulteriormente i “segreti” del mestiere.

Stamani i componenti della delegazione in partenza per il Brasile sono stati ricevuti in municipio dal sindaco Fabio Roccuzzo che, nel 2004, nella sua qualità di vicepresidente del Consiglio provinciale, coordinò il progetto di cooperazione “Ceramica solidale”.

“Sono felice – ha dichiarato il sindaco – che oggi quel progetto possa continuare a rappresentare un sostegno alla comunità di Porto Velho, cui Caltagirone è legata da scambi culturali. E’ importante che, attraverso la ceramica e la tradizione del presepe di Caltagirone, possa costruirsi qualcosa di così significativo“.

“Sinora, agli amici di quella città in cui ho lasciato il cuore, è stato dato il pesce – ha sottolineato don Mangano - Adesso, con la fase 2 del progetto, consegniamo la canna da pesca, vale a dire forniamo loro gli strumenti giusti per operare da soli in un settore che può aprire, per loro, buone prospettive”.

Le spese del viaggio sono sostenute da RZS Corporation EPC Srl: “Abbiamo registrato con sincera stima e affetto – spiega il dr. Salvatore Rondinella per la Srl – la richiesta del vescovo Calogero Peri, di concerto col sindaco Fabio Roccuzzo, di aderire a questa iniziativa, che ha una forte valenza sociale. Ci riteniamo altresì onorati per essere stati tenuti in considerazione per questo lodevole progetto”.

E’ stata allestita dal personale del servizio Verde pubblico, e sarà visibile sino a domenica 12  giugno la “Scala Infiorata 2022”, giunta alla sua 33esima edizione dato che fu ideata nel 1989 dal compianto architetto e assessore Giovanni Falcone.

Si tratta dell'iniziativa che, promossa dal Comune di Caltagirone, vede la monumentale Scala di Santa Maria del Monte (142 gradini decorati con mattonelle in maiolica) teatro di uno spettacolo unico, con piante e fiori dalle varie sfumature di colore a comporre un disegno ogni volta diverso.

Quello di quest'anno, realizzato dal dipendente comunale Marco De Caro, in linea col titolo dell’evento (“Rosa mistica: 450 anni di devozione mariana”), rappresenta delle rose rosse con l’indicazione del 2022, che coincide con l’Anno giubilare mariano in corso di celebrazione quest’anno. Più volte, nei secoli, Caltagirone ha espresso in maniera solenne la propria devozione a Maria, a partire dal 1644, con la proclamazione di Maria Santissima di Conadomini a compatrona della città, confermata nel 1913 con la Sua incoronazione.

Gli interventi sono stati coordinati dagli assessori Lara Lodato (Verde pubblico) e Claudio Lo Monaco (Patrimonio Unesco). Circa 2000 le essenze (gerani e bossi) utilizzate nei colori rosso, bianco e verde.

“L’Infiorata – sottolinea il sindaco Fabio Roccuzzo –, oltre a essere un sentito omaggio alla Madonna di Conadomini nel mese di maggio a Lei dedicato, costituisce un elemento di forte identità per Caltagirone e un fattore di grande attrazione per i visitatori, che in queste settimane stanno già mostrando di apprezzare, numerosi, la nostra città”.

Consentire alle donne la piena consapevolezza dei propri diritti, limitando ogni forma di violenza, anche quella economica, che negli ultimi anni ha registrato un incremento a livello nazionale e nella provincia di Catania. Questo lo scopo di “Conoscere per proteggersi”, guida redatta da Banca d’Italia e dal Consiglio Nazionale del Notariato, e che lo scorso 13 maggio ha visto protagonisti i Consigli Notarili della Sicilia Orientale (Catania, Messina, Siracusa e Ragusa).

«Nella nostra strategia di sensibilizzazione su ampia scala abbiamo voluto coinvolgere le associazioni di tutela delle donne più deboli e i notai – ha spiegato il direttore di Banca d’Italia di Catania Gennaro Gigante – questi ultimi svolgono un ruolo fondamentale di informazione preventiva, anche in merito alle scelte economiche familiari. La cultura finanziaria è elemento imprescindibile per l’autonomia, l’indipendenza e la libertà». Un altro tassello per Banca d’Italia, che vede già «numerose iniziative in collaborazione con il ministero della Pubblica Istruzione – ha aggiunto Gigante – per fornire gli strumenti necessari ai docenti, raggiungendo oltre 100mila studenti di ogni ordine e grado. A queste, si affianca la formazione agli operatori dei centri di accoglienza, al fine di sensibilizzare su questi temi anche gli immigrati».

La guida è stata apprezza dall’Amministrazione del Comune di Catania, che ha patrocinato l’evento ritenuto di grande spessore. «Un adeguato percorso di informazione può certamente contribuire allo sviluppo di uno spirito critico rispetto alle scelte da prendere nella vita di tutti i giorni – ha commentato il sindaco facente funzione Roberto Bonaccorsi – la conoscenza permette di intraprendere la strada migliore per se stessi e per i figli, oltre a contribuire all’affermazione del valore della pari opportunità». Ad accogliere l’invito anche il prefetto della città etnea Maria Carmela Librizzi, aprendo alla possibilità di un  «protocollo per fare rete con notai e avvocati, realizzando una carta dei servizi di informazione che accenda i riflettori sui diritti e sui vantaggi fiscali, anche per le aziende che assumono donne vittime di violenza. Uno strumento importantissimo per affrancare le donne da situazioni di degrado e dipendenza». Dello stesso avviso il procuratore aggiunto del Tribunale di Catania Marisa Scavo, che ha ribadito «l’importanza di fornire alle donne gli strumenti necessari per riconoscere la violazione del loro stato, anche dal punto di vista psicologico. La mancanza di indipendenza economico-finanziaria è una delle cause principali per cui le donne faticano a segnalare i maltrattamenti. Fenomeno molto diffuso nel nostro territorio, purtroppo, a causa di un marcato disagio economico».

In questo quadro delicato, un deciso contributo è dato da associazioni, medici di base e strutture sanitarie: «Ruolo del Pronto Soccorso è fare emergere le denunce – ha dichiarato il direttore generale dell’azienda ospedaliera Arnas Garibaldi di Catania Fabrizio De Nicola – attraverso operatori preparati e formati nel riconoscere i segnali. Parte attiva è la stanza Codice Rosa, che opera nel principio della riservatezza, consentendo di poter raccogliere informazioni essenziali da inviare alle autorità giudiziarie, grazie a una rete creata con la procura di Catania. Negli ultimi 3 anni sono stati 720 i casi segnalati dal Garibaldi, con una media di 240 casi all’anno su 60mila accessi».

«Uno scenario drammatico – ha commentato il presidente del Consiglio Notarile di Catania Andrea Grasso – in cui mettiamo a disposizione della collettività le nostre competenze e conoscenze su temi così delicati, camminando al fianco di Banca d’Italia, delle istituzioni e delle associazioni. Nonostante la legge sulla violenza sessuale risalga al 1996, è bastato poco tempo per rendersi conto che gli abusi siano anche di altra natura e in moltissimi casi correlati tra loro». «Riconoscere l’importanza dei professionisti e dei notai è una grande intuizione, perché allarga il campo d’azione, offrendo uno strumento in più a chi si trova in grave difficoltà», ha aggiunto il presidente del Consiglio Notarile di Messina Silverio Magno. Capacità di ascolto rimarcata anche dalla presidente del Consiglio di Ragusa Maria Scifo: «Si tratta di una vulnerabilità trasversale, che mette in luce un gap sociale, economico e culturale. Porre l’accento su questo tema è importante, perché la parità di genere non è una conquista delle donne, ma di una società civile». Una questione «atavica, che trova radici storiche e che ha visto sempre la donna come soggetto più debole. Un’idea che va rivista, certamente, partendo da un’analisi approfondita del fenomeno», ha evidenziato il presidente del Consiglio di Siracusa Sebastiano La Ciura.

La guida – illustrata da Maristella Portelli (consigliere del Consiglio Notarile di Catania e Caltagirone), Paola Totaro (consigliere del Consiglio di Messina, Barcellona P.G., Patti e Mistretta), Elena Spina (consigliere del Consiglio di Siracusa) e Carmelo Bonanno (consigliere del Consiglio di Ragusa e Modica) e da Giulia Giampiccolo (consigliere della Banca d'Italia di Catania) – è suddivisa in tre sezioni: una sugli aspetti familiari, una sulla capacità di fare impresa e una sull’accesso al credito. Presenti all’incontro anche le associazioni a difesa delle donne Galatea (vicepresidente Maria Concetta Tringali) e Thamaia (presidente Anna Agosta).

 

Dopo l’aggiudicazione della stecca da biliardo appartenuta a Ernest Hemingway, battuta all’asta lo scorso dicembre e venduta per 60mila euro a un collezionista coreano, Art La Rosa continua con i memorabilia dello scrittore e giornalista americano. Appassionato di carambola, avvezzo alle scommesse, alle sfide e alle trasgressioni, ma anche animo gentile e riconoscente nel consegnare in dono ciò a cui teneva di più, Hemingway ha seminato in Italia storie legate ai suoi viaggi e agli incontri che hanno segnato una vita piena di eccessi e brucianti passioni.

Protagonista stavolta è un bastone, legato a un’altra vicenda che dipinge e colora un passato fatto di guerre, gesta eroiche e medaglie al petto. Il cimelio personale di Hemingway è stato affidato alla Casa d’aste siciliana, fondata da Giacomo La Rosa – che ha creato una rete web di collezionisti a livello globale – dalla contessa Maria Pia Augusti Castracane: figlia del Generale Conte Gino Augusti Martines, Capitano del 7° Reggimento Lancieri di Milano, protagonista dell’eroica carica di San Pietro Novello presso Monastier di Treviso - durante la Gran Guerra - contro un intero battaglione di austro-ungarici (giugno 1918), che portò alla controffensiva vittoriosa degli italiani sul Piave. 

Il Conte Gino fu un personaggio di rilievo durante la metà del Ventesimo secolo. Da D’Annunzio a Italo Balbo a Francesco Baracca: tantissimi i personaggi dell’epoca con cui scambiò contatti ed emozioni. Persino Winston Churchill volle incontrare il cavaliere nell’agosto del 1944, durante la Seconda Guerra Mondiale, nella sua residenza di campagna: Palazzo Antonelli Augusti Castracane, a Brugneto di Ripe. Anche Hemingway - dopo aver conosciuto conte Gino durante la carica, nelle vesti di ufficiale della Croce Rossa americana - nello stesso palazzo fu ospitato a giugno del ‘48: compagni e amici di avventure, entrambi si rispecchiarono reciprocamente nelle stesse passioni per l’arte, la bellezza, le innumerevoli corride citate nei celebri romanzi, i viaggi tra Parigi, Montecarlo, Venezia, Rimini e Cortina (la loro amicizia nata sui campi di battaglia ispirò inoltre il famoso romanzo di “Addio alle armi”).

Hemingway, al suo congedo dalla dimora, come gratitudine e amicizia, lasciò un segno della sua presenza, concedendo in dono il celebre bastone in ebano nero con impugnatura in corno di toro, acquistato dal romanziere a Pamplona nel 1924, con la dedica All’amico, Conte Gino, di pace e di guerra perché possa essere di sostegno per il fatale avanzare degli anni”. 

L’impugnatura in corno di toro si presenta polita e levigata dell’uso della mano destra di Ernest Hemingway e sembra recare impressa oltre alle iniziali “E H” e alla data 1924, i segni di un’intera esistenza di lotte e illusioni.

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