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Giovedì, 21 Novembre 2019

Criticità regionali in materia di concessioni demaniali, sviluppo del settore, recepimento della legge nazionale che estende le concessioni balneari fino al 2033 in tutta Italia, mancata applicazione dei Piani di utilizzo del demanio marittimo nei Comuni siciliani. Questi sono solo alcuni dei temi trattati nel corso dell’incontro organizzato dal Sib (Sindacato Italiano balneari di Confcommercio) a Catania ed inserito all’interno dell’evento Rhs (Restaurant Hotel Sicilia).

Una conferenza che ha visto l’intervento  del presidente regionale Sib-Confcommercio Sicilia Ignazio Ragusa, del presidente nazionale Sib-Confcommercio Antonio Capacchione, del Sindaco di Catania Salvo Pogliese, dell’ assessore al Turismo della Regione Sicilia Manlio Messina, del presidente della CamCom del Sud Est Pietro Agen, del Senatore Maurizio Gasparri, del direttore dirigente generale del dipartimento dell' ambiente Giuseppe Battaglia, dell’assessore allo Sport del comune di Catania Sergio Parisi, dell’assessore ai Lavori Pubblici Giuseppe Arcidiacono, del funzionario della regione siciliana referente dei P.U.D.M. ( piani di utilizzo Del Demanio marittimo) della provincia di Catania Santo Messina, del tecnico esperto nell'ambito demaniale Claudio Difede e del presidente di FIPE Federazione Italiana pubblici esercizi Dario Pistorio.

 Ha moderato l'incontro il giornalista Alex Giuzio, caporedattore della autorevole rivista mondo balneare. Presenti nella sala gremita, tantissimi imprenditori balneari della provincia di Catania e le rappresentanze di altre province siciliane.

 “Abbiamo le competenze e la passione per poter programmare e dare i servizi importanti in questo settore- spiegherà nel corso del suo intervento il presidente regionale Sib-Confcommercio Sicilia Ignazio Ragusa- nella nostra regione occorre lavorare tutti insieme per risolvere i tanti problemi che attanagliano gli imprenditori balneari e per incentivare il settore turistico costiero. Il titolo di questa assemblea non è stato scelto a caso visto che “Orizzonte 2034” rappresenta un limite temporale che bisogna superare se vogliamo destagionalizzare rendendo la spiaggia attraente tutto l’anno e sfruttando, per i flussi turistici, il clima mite della nostra regione”. Un pensiero questo condiviso anche dal presidente nazionale Sib-Confcommercio Antonio Capacchione. “ Sul demanio gravano normative di diverso rango che non semplificano certamente le cose- dice il presidente nazionale Sib- eppure gli stabilimenti balneari sono un modello unico al mondo che in Italia affonda le sue radici sin dal 1700. Diventa,quindi, fondamentale  salvare il settore, non solo con il rilascio delle concessioni fino al 2033, ma anche con una riforma organica che ci permetta di equilibrare i canoni demaniali ed eliminare altri assurdi balzelli come l’Iva al 22%: aliquota diversa dal resto degli operatori del turismo. A questo bisogna aggiungere una tassa sui rifiuti di dimensioni spropositate per le imprese balneari che operano solamente 3 mesi l'anno e calcolata su tutta la superficie dell'impianto”.

“A Catania il settore legato alle imprese balneari è assolutamente strategico perché rappresenta un volano virtuoso legato ad altri contesti imprenditoriali della città- dichiara il Sindaco Salvo Pogliese- . Ecco perché occorre tutelarli in ogni sede ma per farlo è fondamentale che la politica faccia la sua parte”.

Nel corso della conferenza è stato dato l’annuncio che a breve sarà incardinata la legge di recepimento della normativa Nazionale 145 del 2018 che estende al 2033 la durata delle concessioni demaniali. L'assessore regionale al Turismo Manlio Messina ha, quindi, annunciato una serie di finanziamenti, per un totale di circa 250 milioni di euro, da destinare all’incentivazione degli operatori turistici e allo sviluppo di infrastrutture portuali e ferroviari. Contesti trattati, nel corso del suo intervento, anche dal dottore Pietro Agen della Camera di Commercio del Sud Est. Il senatore Maurizio Gasparri, invece, presa la parola ha sottolineato che il settore balneare deve essere escluso dalla direttiva Bolkestein.

«Una novità che investe in pieno il mondo delle imprese e che rappresenta un importante cambiamento culturale»: così Giorgio Sangiorgio, presidente dei Commercialisti di Catania, ha definito il nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, al centro di una serie di incontri – organizzati dagli Ordini etnei dei Commercialisti e degli Avvocati  e dal Centro Studi Diritto fallimentare di Catania, in collaborazione con il Tribunale Civile di Catania, IV sezione fallimentare – per approfondire i diversi aspetti della nuova normativa approvata lo scorso gennaio. Tra le disposizioni che entreranno in vigore il 15 agosto 2020, in attesa dei decreti correttivi, vi sono le misure di allerta per la composizione della crisi, focus del primo degli appuntamenti tenutosi ieri (15 novembre) all'Hotel Baia Verde di Acicastello. «Si tratta della parte più rilevante della riforma - ha sottolineato Sangiorgio, che ha coordinato i lavori - perché rappresenta lo spirito di questo nuovo impianto normativo: una prospettiva che va a supporto dell'imprenditore, volta a una “seconda possibilità”, nell'ottica di considerare la situazione di crisi non come patologica, ma costruendo un sistema di misure per intercettarne i segnali e rimediare per tempo».

Tra gli strumenti previsti dalla normativa per realizzare una «fotografia completa della situazione debitoria», le certificazioni dei crediti delle Pubbliche amministrazioni, sulle quali ha fornito una panoramica - con particolare riferimento agli enti previdenziali - Pier Luigi Tomaselli, coordinatore dell’Ufficio legale metropolitano Inps di Roma. Un'analisi – ha detto - che corre su un «doppio binario con diverse finalità: quello della certificazione, per rappresentare al giudice la posizione debitoria dell'impresa nella procedura concorsuale, e quella dell'informazione, che mira a mettere il giudice nella condizione di conoscere la posizione debitoria allo stato in cui si presenta».

Sulla priorità delle misure di allerta nel contesto normativo nazionale e comunitario si è focalizzato l'intervento di Lucia De Bernardin, giudice della sezione fallimentare del Tribunale di Catania. Si tratta di «meccanismi ideati per intercettare tempestivamente i segnali di crisi, segnalare problemi di liquidità e arrivare a una ristrutturazione dell'impresa». Seppur sulle modalità di attivazione dell’allerta il quadro del legislatore sia ancora non totalmente definito, De Bernardin ha sottolineato, nel caso dell'Italia dove sono prevalenti le Pmi, il ruolo dei consulenti nell’impostare un migliore e più ordinato monitoraggio e controllo della gestione delle imprese».

Per verificare che i bilanci delle imprese siano “in regola” - tramite procedure interne o affidate a studi professionali esterni - sono stati individuati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili cinque indici d’allerta, illustrati da Maurizio Stella, segretario dell’Ordine etneo. Si tratta di «indicatori interni ed esterni - ha precisato - che segnalano squilibri di carattere reddituale, patrimoniale o finanziario, rapportati alle specifiche caratteristiche dell'impresa». Rilevano parametri quali la sostenibilità dei debiti in relazione ai flussi di cassa, i ritardi nei pagamenti, le prospettive di continuità aziendale. Sottoposti a verifiche trimestrali, nel dettaglio si elencano: l'indice di sostenibilità degli oneri finanziari (in termini di rapporto tra oneri finanziari e fatturato), l'indice di adeguatezza patrimoniale (rapporto tra patrimonio netto e debiti totali), l'indice di ritorno liquido dell'attivo (rapporto tra cash flow e attivo), l'indice di liquidità (rapporto tra attività a breve termine e passivo a breve termine); l'indice di indebitamento previdenziale e tributario (rapporto tra l'indebitamento previdenziale e tributario e l'attivo). Applicati su un campione test di 180mila imprese, dall'analisi statistica si rilevano 18mila imprese insolventi tra quelle esaminate nell'arco di cinque anni.

 

Ci sono la Chiesa e il Convento di San Bonaventura a Caltagirone – al secondo posto nell’Isola e al ventunesimo della classifica nazionale del censimento 2018 con 17.558 voti - fra i quattro “luoghi del cuore” finanziati in Sicilia dal Fondo ambientale italiano (Fai), in collaborazione con Intesa San Paolo. Ad essi, un complesso monumentale fondato all’inizio del Seicento e ricostruito dopo il terremoto del 1693, sarà destinato un contributo di 25mila euro (richiesto dalla parrocchia di San Giacomo, a cui fa capo il bene), con il quale saranno restaurati gli intonaci dipinti nella Cappella di San Francesco e realizzati altri interventi accessori.

Sono stati, quindi, premiati gli sforzi del comitato “Caltagirone per San Bonaventura”, nato dalle realtà associazionistiche locali con l’intento di portare all’attenzione delle istituzioni l’urgente necessità di tutela di un luogo così importante.

Rispetto all’austerità del prospetto, l’interno della Chiesa risulta fortemente decorato con affreschi, maioliche e manufatti lignei, i cui elementi di spicco risultano essere una Madonna del Gagini, la pala d’altare di Vincenzo Ruggeri e un Crocifisso ligneo, opera di fra Umile da Petralia.

Il Convento, che mostra al suo interno un chiostro e alcuni affreschi di Pietro Paolo Vasta, fu trasformato in carcere nel 1890 e definitivamente chiuso alla fine del XX secolo, risultando oggi in un forte stato di degrado. Le cripte furono chiuse nel 1843, beneficiarono di un restauro nel 1990, ma non vennero mai aperte al pubblico.

“Siamo molto soddisfatti – dichiara il sindaco Gino Ioppolo - per il raggiungimento di un significativo risultato, che si deve all’impegno del Fai calatino (responsabile Aline Lo Giudice) e delle associazioni che hanno creduto sin dall’inizio nella possibilità di centrare l’obiettivo e si sono adoperate in questa direzione.  Si compie un primo, significativo passo che lascia ben sperare per il futuro di un complesso di grande rilevanza storica e artistica, oltre che identitaria”.

Il sindaco Salvo Pogliese ha ricevuto a Palazzo degli Elefanti una delegazione di studenti provenienti da Romania, Bulgaria e Turchia  in visita a Catania per il progetto Erasmus “Open doors to creative generations”, ospitata dall’ Istituto  Comprensivo San Giovanni Bosco di via Leotta,

Gli studenti,accompagnati dalla dirigente scolastica Valeria Pappalardo, dalla coordinatrice Erasmus, Lucia Rigano, dalla vicepreside Anna Maria Carciotto e dalle docenti del team Maria Grazia Ricca e Simona Marzia De Filippo, hanno visitato i saloni del Municipio.

“ I progetti Erasmus – ha detto il sindaco salutando gli studenti – oltre che unire i ragazzi di varie nazioni in una esperienza culturale fondamentale per la crescita dei giovani in un’Europa che allarga sempre più i suoi confini, favorisce l’integrazione e offre l’opportunità di far conoscere le bellezze artistiche e architettoniche della nostra città”.     

“Inps per tutti” è il protocollo d'intesa siglato nel palazzo degli Elefanti, alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Nunzia Catalfo, dal sindaco Salvo Pogliese, dal presidente dell’Istituto nazionale della Previdenza sociale Pasquale Tridico, e dal presidente del comitato di Catania della Croce Rossa Italiana, Carmelo Stefano Principato.
Sono intervenuti all'incontro in sala Giunta l'assessore regionale alla famiglia Antonio Scavone, gli assessori comunali ai servizi sociali, Giuseppe Lombardo, al decentramento, Alessandro Porto, e alla sanità, Giuseppe Arcidiacono, il direttore regionale Inps della Sicilia, Sergio Saltalamacchia con il direttore provinciale di Catania, Gaetano Minutoli. Presenti anche  il presidente del Consiglio comunale Giuseppe Castiglione, il presidente della I circoscrizione Paolo Fasanaro, diversi consiglieri comunali e rappresentanti della Croce Rossa e della Caritas.
Il progetto, che ha il patrocinio del Senato della Repubblica, della Camera dei Deputati e della Presidenza del Consiglio dei Ministri,  ha l’obiettivo di favorire nelle città l’integrazione sociale delle persone in difficoltà, rimuovendo gli ostacoli che ne impediscono l’accesso alle prestazioni assistenziali e previdenziali e tutelando i bisogni sociali ed economici del singolo e delle famiglie.
Tra le varie iniziative, a Catania è prevista la creazione di isole di accoglienza e comunicazione in via sperimentale nel centro polifunzionale di San Leone e nella sede comunale dei servizi sociali di via Dusmet, così da facilitare la possibilità di intercettare persone in stato di povertà o disagio e rendere più accessibili e, dunque, effettivi, gli strumenti a sostegno della povertà erogati dall’Inps.
“Una collaborazione istituzionale di grande valenza – ha detto Pogliese - la vicinanza alla città e alle sue necessità è un punto fondamentale su cui scommette questa Amministrazione. Ben vengano quindi queste iniziative che ci vedono in prima linea a fianco di chi ha più bisogno di informazioni accessibili. Ringrazio di questa sinergia, molto utile per questa città, la ministro Catalfo, nostra concittadina e quindi ancor più vicina alle problematiche di Catania e della sua gente, e il presidente dell'Inps Tridico per la sensibilità dimostrata nell'avvicinarsi a una realtà grande e  con molteplici esigenze come la nostra”.
“Lo Stato tende la mano ai cittadini, è questo il senso – come ha sottolineato la ministra Catalfo – dell'iniziativa che unisce diversi attori istituzionali sia nazionali che locali con l'intento di aiutare e far sentire vicine le istituzioni, spesso viste come inavvicinabili. Il progetto permetterà alle fasce più deboli della popolazione di essere informata e di accedere ai propri diritti anche con sportelli di prossimità. Sarà quindi più facile usufruire di misure  come il reddito e la pensione di cittadinanza, la nuova assicurazione sociale per l'impiego, l'assegno sociale, le prestazioni su requisiti socio-sanitari. E così le varie azioni a sostegno della famiglia e della genitorialità”.
 “Catania insieme ad altre città del Paese – ha detto il presidente Inps Tridico- è parte attiva di una iniziativa di grande successo in cui l'Inps con il Comune e  associazioni come la Croce rossa o di volontariato sociale  quali la Caritas danno la possibilità alla gente di esigere i propri diritti, portando delle informazioni semplici anche a chi ad esempio non ha accesso ad internet per problemi di età o economici. Abbattiamo in tal modo le barriere burocratiche rendendo reale il rapporto con il cittadino”.
“Catania è la nona città in Italia dove si aprono questi sportelli – ha evidenziato l'assessore Scavone - e con il sindaco Pogliese stiamo già pensando di creare da questa opportunità un moltiplicatore di informazione, per favorire lo sviluppo dei nostri territori perché la città cresce, la Sicilia cresce, se attiva buone pratiche e se, insieme a queste, costruisce una buona comunicazione”.
Principato ha parlato di “una iniziativa che favorisce l'integrazione sociale perché fa in modo che le istituzioni e tutte le realtà coinvolte nel progetto siano fisicamente presenti in mezzo alla gente così da raggiungere efficacemente soprattutto le fasce più fragili”. 

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