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Giovedì, 18 Ottobre 2018

Il giorno 4 ottobre 2018, ore 17:30, presoo l'Unipegaso, Palazzo Zapata, in Piazza Trieste e Trento, 48 a Napoli, ci sarà la presentazione della pubblicazione della Fondazione Craxi oltre il mezzogiorno, alla ho avuto l'onore di partecipare con un articolo dedicato ai problemi della Grecia, insieme con altri articoli di tanti colleghi e professori della economia e altre personalita Italiane e straniere.

Ne discutono: Domenico Arcuri, Stefano Caldoro, Stefania Craxi, Vito Grassi, Costanzo Jannotti Pecci, Umberto Ranieri e Claudio Signorile.Introduce: Mario Barbi, Direttore de "leSfide".

Vorrei presentare di che cosa si tratta dalla prefazione del site le sfide: La Fondazione Bettino Craxi, istituita nel 2000, è un ente non profit, con personalità giuridica, che svolge attività di elaborazione e promozione culturale - prevalentemente nell’ambito delle scienze politiche ed economico-sociali - attraverso convegni, conferenze, seminari, incontri di studio, pubblicazioni e presentazioni; svolge ricerca, divulgazione scientifica e formazione - rivolgendosi in particolar modo ai giovani studiosi - attraverso l’erogazione di borse di studio e assegni di ricerca. E’ in possesso dell’”Archivio Craxi”, un vasto compendio di documenti, video e foto, completamente digitalizzato e fruibile gratuitamente, sia presso la sede di Roma, che attraverso il web. Dispone inoltre della Biblioteca Craxi, oltre 6.000 volumi catalogati SBN, a disposizione degli studiosi. Ha aderito al progetto Archivi on-line del Senato della Repubblica e agli Archivi del Novecento

In un mondo globalmente interconnesso la ‘notizia’ è diventata ‘flusso’, rumore che fa da sfondo alla vita del nostro tempo. Essa è destinata a durare lo spazio di poche ore, ad esaltare emozioni e contingenze, ad influenzare e condizionare opinioni sempre più rapidamente mutevoli, a sconfessare con analoga forza ed enfasi tesi accreditate anche solo poco prima.

La dimensione imposta dai main stream e dai nuovi strumenti della comunicazione che hanno pervaso ogni meandro della nostra vita - in cui pubblico e privato si mescolano pericolosamente e dove la discussione è ormai solo social - è quella del ‘presente’. La ‘notizia’ nasce e si consuma in questo spazio e sembra non esservi più posto, tempo ed interesse per la riflessione e l’approfondimento. Siamo così superficialmente portati a guardare il ‘fatto’ in sé, senza conoscerne magari le origini e la ‘causa’ e senza interrogarsi più di tanto sull’ ‘effetto’.

Scrive l'On. Stefania Craxi alla prefazione della pubblicazione delle "sfide": tutto ciò rappresenta una metamorfosi inquietante che incide non poco sulla vita politica ed istituzionale e produce ripercussioni sulla qualità del sistema democratico, con cittadini paradossalmente più informati ma sempre più privi di una conoscenza critica e di una lettura complessiva e non convenzionale degli eventi.    

Questo trimestrale di approfondimento, diretto da Mario Barbi e promosso dalla Fondazione Craxi, che si è distinta nel corso di questi suoi primi tre lustri di attività come un luogo libero, aperto e di vivace discussione, nasce pertanto con un obiettivo: contribuire a rilanciare in maniera autentica e costruttiva un dibattito pubblico troppo spesso asfittico e stantio.

Non sarebbe di per sé una sfida né ambiziosa né ardua, se non vi fosse dentro, in questo presente senza storia, l’idea forza di coniugare il passato con il domani, la memoria con il futuro, come presupposti per poter affrontare al meglio ‘leSfide’ che ci attendono.

Sia ben inteso che non vi è solo la volontà, per dirla come Leonardo Sciascia, di dare un futuro alla memoria - obiettivo già più che nobile in un paese che dimentica troppo spesso le lezioni della storia - ma bensì quello di far capire che passato, presente e futuro sono momenti indissolubilmente legati tra loro che non ammettono rimozioni, fughe in avanti e passi all’indietro, né tantomeno iperboli ‘noviste’, spesso senza novità, dal cui fascino davvero dovremmo essere ormai immuni.

Tenteremo così, con l’aiuto di tanti ‘amici di strada’ che vorranno condividere con noi questo spirito e questo viaggio, di avventurarci, di numero in numero, lungo vie tortuose o per mari agitati, forti del non considerarci depositari di verità o custodi di totem, bensì della necessità di coltivare il dubbio quale presupposto per sviluppare nuove idee ed immaginare rotte possibili e percorsi alternativi verso un ‘destino’ che taluni ci presentano come obbligato ed incontrovertibile.

Noi, non ci rassegniamo a questa idea. Tutto può essere cambiato, rivisto e sovvertito se si sviluppano visioni d’insieme, una coscienza individuale matura ed autonoma e si cambiano con la forza del ragionamento paradigmi che trovano fondamento in realtà artificiali e prive di verità.

“leSfide” che intendiamo cogliere e lanciare saranno pertanto molteplici e spazieranno nel raggio d’azione e negli argomenti. Ma a far da comun denominatore ci sarà la volontà esplicita di vincere l’apatia e la rassegnazione, il conformismo e l’opportunismo, il moralismo e la vulgata comune, il giustizialismo ed i tanti sepolcri imbiancati.

Troverete in questa nostra pubblicazione una voce fuori dal coro, speriamo mai stonata, composta da contributi originali di intellettuali e di protagonisti, di ieri e di oggi, sui temi più significativi della vita pubblica nazionale ed internazionale: in grado, ci auguriamo, di tratteggiare per il nostro pubblico scenari ed analisi né scontati né banali.

La nostra speranza è quella di avere tanti ed appassionati lettori, interessati a diventare scrittori fecondi che, come noi, pensano che non ci sia un fato o un destino avverso che ci abbia condannato a vivere in una condizione di perenne crisi ed incertezza, ma che ritengano che il primo nemico da battere sia la nostra inazione.

Speriamo che il nostro piccolo–grande lavoro sia un sasso lanciato nel paludoso stagno del conformismo informativo. E che ne smuova un poco le acque. Certo è che metteremo la nostra storia, il nostro bagaglio ideale e culturale, la nostra sete di conoscenza al servizio del desiderio inesauribile di un futuro che vogliamo conquistare con le armi della speranza. Un piccolo-grande lavoro inteso come uno strumento in più per un ‘cambiamento’ che è da venire.

“leSfide – Non c’è futuro senza memoria” è un po’ tutto questo. Tanta passione, molta dedizione ed un pizzico di coraggio, ingredienti che da sempre hanno animato le menti ed i cuori di chi ha lasciato una traccia nella storia.

Verso la mostra “Thalassa. Mare, mito, storia ed archeologia”, in programma al MANN da settembre 2019: al Museo Archeologico Nazionale di Napoli è stato firmato, stamattina, il protocollo d’intesa avente ad oggetto un programma comune di attività triennali, per la valorizzazione del patrimonio, a partire dal progetto “Thalassa”.

Quattro i partner coinvolti: l’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana (Regione Sicilia), il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Parco Archeologico dei Campi Flegrei e Teichos- servizi e tecnologie per l’archeologia.

“E’ un onore, per il MANN e per il Parco Archeologico dei Campi Flegrei, avviare una sinergia virtuosa con la Regione Sicilia ed, in particolare, con il prof. Sebastiano Tusa, noto esperto di archeologia subacquea. Si profila, all’orizzonte, un vero e proprio cambio di rotta delle istituzioni, che coniugano i termini di tutela e valorizzazione, anche al di là delle mura museali”, ha affermato il Direttore del MANN e del PaFleg, Paolo Giulierini.

Il progetto di valorizzazione, legato a “Thalassa”, segnerà diverse tappe: a settembre 2018, in programma la mostra “Il ritorno di Zeus” al Castello di Baia; da ottobre, sempre al Castello di Baia, una rassegna cinematografica dedicata al tema del mare, con preview al Museo Archeologico Nazionale; infine, convegni e laboratori didattici, propedeutici alla grande esposizione “Thalassa”, in calendario dall’autunno 2019.

La mostra, che prevedrà la collaborazione scientifica con i Musei Archeologici di Taranto e Reggio Calabria, sarà articolata in sei sezioni, che raccontano il mare seguendo diversi tagli interpretativi, dal senso del sacro alla vita di bordo, dagli aspetti tecnici di organizzazione della navigazione alle storie dei marinai e dei condottieri; previsto, ancora, un settimo segmento espositivo, inerente agli oggetti ritrovati durante le grandi scoperte.

“Stabilire una collaborazione con il MANN e PaFleg è un valore aggiunto per il nostro Assessorato: è importante, infatti, superare un certo isolazionismo, che discende dall’autonomia istituzionale.

Campania e Sicilia sono accomunate dalla risorsa mare, che va riscoperta e valorizzata con rigore scientifico, senza sacrificare dinamismo ed originalità nella comunicazione dei contenuti: in questo percorso, gioca un ruolo fondamentale la Città Sommersa di Baia, nel Parco Archeologico dei Campi Flegrei. Le ricerche del passato rappresentano, ancora oggi, un punto di riferimento per l’indagine storica e scientifica”, ha commentato il prof. Sebastiano Tusa, Assessore ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana (Regione Sicilia).

“Thalassa è un progetto composito, che combina il tradizionale approccio archeologico con una lettura 4.0: installazioni multimediali e ricorso alla realtà aumentata sottolineeranno le suggestioni del percorso di visita. Al di là dell’esposizione al MANN, saranno organizzati dei convegni sul mito delle Sirene e della fondazione di Napoli, sul sacro negli ambienti mediterranei, sul sistema delle rotte della Magna Grecia con un focus sulla fase della colonizzazione euboica. Il viaggio tra Sicilia e Campania avverrà, così, sull’onda della cultura”, ha concluso il dott. Salvatore Agizza (Teichos).

Il 20 giugno 2018, il Tenente Colonnello Nicola Candido, Comandante del Reparto Operativo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, alla presenza dell’Architetto Luciano Garella, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Napoli, del Professore Riccardo Naldi, dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e della Dottoressa Luciana Festa, dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, ha restituito alla Chiesa di “San Giovanni a Carbonara” di Napoli, una preziosa scultura del XVI sec., dell’artista Girolamo Santacroce, raffigurante l’omonimo “Santo”, rubata nel 1977, dalla parete frontale della cappella, edificata da Galeazzo Caracciolo di Vico nel 1516, potente rappresentante del Sedil Capuano.

Le investigazioni dei militari della Sezione Antiquariato del Reparto Operativo TPC sono iniziate nel 2015, quando nel corso del consueto monitoraggio delle attività commerciali di settore, l’attenzione degli investigatori si era concentrata sulla notizia di un soggetto della provincia di Lucca che, pur non risultando essere ne un antiquario ne un collezionista, aveva proposto in vendita, presso il noto mercato antiquariale di Montpellier in Francia, un importantissima scultura proveniente dall’Italia.

La successiva comparazione della fotografia dell’opera messa in vendita, con quelle contenute nella Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita da questo Comando, ha permesso di individuare una possibile correlazione con quella realizzata da Girolamo Santacroce, trafugata nel 1977, dalla chiesa napoletana, anche se con misure difformi rispetto a quanto riportato in denuncia. I conseguenti approfondimenti finalizzati ad accertare l’esatta corrispondenza della statua, eseguiti sia attraverso rilievi tecnici nel sito di trafugamento, sia presso gli archivi storici hanno permesso di appurare, con assoluta certezza, che si trattava effettivamente della scultura rubata negli anni settanta.

Sulla base di questi riscontri, le indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore di Roma dottoressa Tiziana Cugini, hanno consentito di localizzare, anche tramite la cooperazione INTERPOL, l’opera e di accertare la buona fede dell’ultimo detentore, un antiquario belga, il quale, appresa la provenienza illecita dell’opera, ha rinunciato alla proprietà, permettendone la restituzione, nel dicembre 2016, a Bruxelles, presso l’Ambasciata d’Italia, in favore dello Stato italiano.

Oggi al termine delle indagini e dopo una serie di interventi conservativi dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro, per sanare almeno in parte i segni delle peripezie subite negli oltre 40 anni del suo trafugamento, la scultura viene finalmente dunque riposta nel luogo di originaria collocazione e restituita alla fruizione dei fedeli.

 

 

Migliaia di persone hanno partecipato, nel pomeriggio del 31 maggio 2018, ai riti della conclusione del mese dedicato alla Madonna.

Alle 17.30 i pellegrini sono stati accolti, nel Piazzale San Giovanni XIII, dal Complesso Bandistico “Bartolo Longo-Città di Pompei”. Alle 18 ha avuto inizio l’offerta dell’incenso e delle intenzioni di preghiera che, durante tutto l’anno, i fedeli hanno lasciato in Santuario e che erano inserite nella teca raffigurante il Cuore della Madonna che, ogni giorno, veniva posto sull’altare, durante il santo Rosario delle ore 18.00, per affidare le preghiere alla Vergine Maria. A queste si sono aggiunte quelle inviate attraverso i social network, quelle portate dai vari gruppi di fedeli in visita al Santuario e quelle scritte al momento dalle persone presenti.

In un grande braciere, davanti all’altare, assieme all’incenso venivano bruciati i foglietti, facendo salire al cielo le intenzioni di preghiera di migliaia e migliaia di persone. Le richieste personali di ognuno, le preoccupazioni per la salute, per il lavoro, per la famiglia sono diventate, così, richieste collettive presentate a Maria durante la preghiera del Rosario. In questo modo la Madonna stessa ha unito tutti i fedeli tra loro e con Dio, così come affermava il Fondatore di Pompei, il Beato Bartolo Longo, parlando del Rosario.

È proprio questa preghiera che i pellegrini raccolti nel piazzale hanno recitato con grande raccoglimento e intensità. A guidarli nella recita dei Misteri della Luce, il Rettore del Santuario mariano, Mons. Pasquale Mocerino.

È seguita, poi la Concelebrazione Eucaristica, presieduta dall’Arcivescovo-Prelato di Pompei, S. E. Mons. Tommaso Caputo, che nell’omelia, ha ricordato ai fedeli che «la Visitazione di Maria a Sant’Elisabetta rappresenta l’amore sostenuto dalla fede, la carità: quel muoversi per andare incontro al fratello nel bisogno senza pensare alle difficoltà che incontreremo, senza farci fermare dai nostri limiti fisici o psicologici».

Il Presule ha, dunque, ricordato l’impegno di Bartolo Longo nell’accogliere il prossimo bisognoso, impegno che continua ancora oggi, dopo circa 150 anni, nelle opere sociali del Santuario, dove sono accolti bambini, anziani, poveri, diversamente abili, donne e madri in difficoltà, ex tossicodipendenti, migranti, ecc.

Mons. Caputo ha, quindi, esortato i presenti a guardare a Maria, a seguirla, ad imitarla per prendere forza dalla sua maternità, affinché sia Lei a guidare la vita di tutti i credenti.

La serata si è conclusa con la processione aux flambeaux verso il Santuario, tra la commozione dei fedeli e la gioia di aver vissuto un momento di fede e di unità ecclesiale.

Per l’occasione è stata realizzata una diretta Facebook che è stata visualizzata da migliaia di persone.

 

 

Domenica 3 giugno il Parco archeologico dei Campi Flegrei, d'intesa con la Diocesi di Pozzuoli, riapre la Chiesa della Madonna del Pilar, all'interno del Castello aragonese di Baia, risalente alla metà del '500.

La cerimonia di riapertura al culto è in programma domenica 3 giugno alle ore 12:30 con la celebrazione della S.Messa da parte del vescovo della Diocesi di Pozzuoli, S.Eccellenza Gennaro Pascarella.

Con l’inaugurazione viene restituito alla comunità un edificio di grande importanza storica oltre che religiosa. 

La Chiesa, costruita nel 1556, è inserita nel complesso del Castello di Baia, e si apre sulla piazza D'Armi. La Madonna del Pilar, a cui è intitolata, è raffigurata nel quadro tardo-cinquecentesco dell’altare maggiore, dove sullo sfondo può essere riconosciuta una veduta del Castello aragonese. Sopra gli altari laterali sono collocate due tele seicentesche: quella di destra, raffigurante la Madonna del Rosario con San Domenico e Santa Caterina; quella di sinistra, Santa Barbara con San Giovanni Battista e San Rocco. Un busto e due lapidi sono dedicate a don Diego Quintano de Rosales Marchese di Matonte, che nella prima metà del ‘600 fu comandante del Castello per venti anni. L’edificio fu interessato nei secoli da una serie di restauri, un’epigrafe ricorda gli interventi eseguiti da Ferdinando IV nel 1784. Parrocchia dal 1642, la chiesa fu in uso al contingente di truppe di stanza nel castello e ai loro familiari, e frequentata dai pochi abitanti dei dintorni. Documenti archivistici forniscono informazioni sull’attività svolta nel corso degli anni.

«La riapertura della Chiesa segna un momento importante di dialogo con il territorio – ha dichiarato il direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei, Paolo Giulierini -. Una sinergia tra enti e attenzione per la comunità locale, molto legata all'antico edificio di culto. Per il Parco la presenza dell'antica Chiesa rappresenta un valore aggiunto ed offre una possibilità in più per visitare anche il Castello e il museo archeologico dei Campi Flegrei. L'attenzione al recupero e all'integrazione dei beni presenti, con il coinvolgimento di tutte le realtà presenti in questo bacino, è una strada che intendiamo percorrere ancora in altri ambiti».

Sarà possibile partecipare alla Santa Messa ogni prima domenica del mese, con l'ingresso gratuito al sito mussale.

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