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Sabato, 20 Luglio 2019

È scaduto giovedì 2 maggio, il termine per la presentazione delle candidature e delle offerte di lavoro per il primo JobDay della Camera di Commercio di Catanzaro. L’iniziativa, organizzata e voluta da Daniele Rossi, presidente della CCIAA di Catanzaro e Francesco Chirillo, presidente di PromoCatanzaro, l’azienda speciale dell’Ente camerale del capoluogo di regione, ha suscitato forte interesse tanto tra chi è alla ricerca di un’occupazione, quanto tra le imprese della provincia di Catanzaro intenzionate ad assumere: sono 566 gli iscritti, di ogni età, in cerca di lavoro, e sono 30 le imprese che ne offrono.

Quanto ai dati demografici relativi candidati, il 53,4% di essi sono donne, il 46,6% uomini. Tra gli uomini, il 39% sono di età compresa tra i 18 e 25 anni, il 36% tra 26 e 35 anni e il restante 25% ha più di 36 anni. Tra le donne, la fascia più giovane è rappresentata dal 38% delle iscritte, il 32% ha tra 26 e 35 anni, mentre il 30% ha più di 36 anni.

I dati, sebbene non abbiano la pretesa di avere valore statistico, non solo suggeriscono una sostanziale parità tra i sessi nella richiesta di lavoro, quanto una preoccupante uniformità tra le fasce di età, sintomo di un’esigenza di lavoro diffusa: «Il lavoro in Calabria è un bisogno primario - ha detto Daniele Rossi -. Tutti gli indicatori suggeriscono come nella nostra regione le difficoltà siano almeno doppie rispetto a quelle riscontrate dai disoccupati nel resto del Paese. E questo non può essere accettato, abbiamo bisogno di politiche attive che siano realmente efficaci e tengano in considerazione il contesto sociale della Calabria. Il JobDay è nato proprio con l’intento di stimolare la discussione sull’argomento con dati alla mano e dando un volto a quella moltitudine di persone che cerca lavoro. Ma è anche l’occasione giusta per far vedere che ci sono uomini e donne capaci e che hanno voglia di lavorare oltre che imprese che hanno voglia e forza di assumere personale e investire sull’espansione del proprio business nella loro terra. Sarà l’occasione giusta per incastrare, come nel gioco del Tetris, domanda e offerta in maniera mirata e puntuale».

«Il JobDay - ha aggiunto Chirillo - arriva nel momento in cui anche in Calabria ci troviamo a confrontarci con politiche nazionali sul lavoro che hanno certamente ridotto la spinta alla ricerca di lavoro. Con questa iniziativa, quindi, vogliamo sottolineare come invece sia necessario spingere perché le aziende siano stimolate a creare lavoro e le persone siano attratte dalla possibilità di trovare un lavoro equamente remunerato e che le soddisfi: il combinato disposto di questo tipo di misure avrà come effetto un incremento del Pil e un’evoluzione sociale a cui non possiamo per nulla al mondo rinunciare».

Il prossimo 7 maggio, a partire dalle 9:30 presso la sede della CCIAA di Catanzaro, il JobDay prenderà il via con un incontro introduttivo a cui parteciperanno oltre a Francesco Chirillo anche Daniele Rossi, Presidente dell’Ente camerale, Angela Robbe, assessore regionale al Lavoro, Sergio Abramo, presidente della Provincia e sindaco di Catanzaro, Alessio Sculco, assessore comunale alle Attività Produttive, Rocco Reina, docente di Organizzazione Aziendale dell’Università “Magna Graecia”, e Cosimo Prisciano, responsabile dell’Unità organizzativa Sud di Anpal Servizi. 

A seguire, avranno inizio i colloqui di lavoro per gli iscritti i cui profili hanno già trovato riscontro tra le figure richieste dalle imprese. Gli iscritti il cui profilo non rientra tra le richieste delle imprese, intanto, andranno a implementare un database da cui le aziende, in qualsiasi momento, potranno attingere.

 

Sabato 9 marzo scorso, l’aula di udienza del Tribunale di Lamezia Terme è stata teatro di un evento singolare: un processo celebrato dagli studenti della 2^ H della Scuola Secondaria di 1° grado dell’istituto Comprensivo “Perri-Pitagora” di Lamezia Terme, a conclusione di un progetto innovativo nato su iniziativa del Tribunale Minorile e finalizzato a promuovere percorsi virtuosi di acquisizione, da parte dei ragazzi, del concetto, altrimenti evanescente, di “legalità”.

“Ciak un processo simulato …. per evitare un vero processo”, questo è il titolo del progetto, attivato dal Tribunale per i Minorenni di Catanzaro, in collaborazione con l’U.S.R. per la Calabria, l’Associazione Ciak Formazione e Legalità e il Centro Calabrese di Solidarietà.

Tale progetto nasce dalla convinzione sia dell’importanza e del ruolo strategico che il corpo docente riveste per la crescita formativa e pedagogica degli alunni, sia dell’efficacia che un’azione sinergica di scuola e giustizia può esercitare nella prevenzione del disagio giovanile e nello sviluppo e affermazione della cultura della legalità.

Dopo un’interessante ed impegnativa esperienza formativa, i ragazzi sotto la sapiente direzione dell’Avvocato Caterina Berlingieri, della Psicologa Maria Mirabelli e del Presidente dell’Ordine degli Avvocati Antonello Bevilacqua, alla presenza della Dirigente Scolastica Teresa Bevilacqua, dei docenti coinvolti nel progetto e dei genitori, hanno messo in scena tutte le fasi del processo, ivi compreso un incidente probatorio nelle forme dell’”audizione protetta”, interpretando i rispettivi ruoli con grande serietà e consapevolezza.

Fondamentale nell’ attuazione del progetto è stata l’azione formativa rivolta ai giovani allievi fin dall’inizio del “viaggio”, che ha fatto sì che i contenuti del tema fossero effettivamente introiettati nelle coscienze di ognuno di loro. Tale fase, curata dalle docenti di classe, Maria Antonietta Torchia e Nunzia Alassini, ha consentito ai ragazzi di vivere un’esperienza che ha già prodotto evidenti ricadute sulla loro formazione grazie proprio alla comprensione ed introiezione delle regole processuali e di condotta legate alla commissione di reati attinenti al cyber bullismo.

Un’esperienza altamente formativa, sostenuta dall’USR per la Calabria, che si aggiunge alle numerose iniziative dell’Istituto Comprensivo Perri-Pitagora attuate per contribuire al processo di educazione alla legalità e di prevenzione del bullismo e del cyberbullismo delle nuove generazioni, che spesso identificano le regole come un limite della libertà individuale e non come fondamento per una vera realizzazione personale e sociale.

 

 

Ancora un appuntamento al Teatro Comunale di Catanzaro con la rassegna teatrale Vacantiandu con la direzione artistica di Diego Ruiz, Nico Morelli e la direzione amministrativa di Walter Vasta. In scena Pietro De Silva e Francesco Procopio con lo spettacolo A che servono questi quattrini, un testo scritto nel 1940 da Armando Curcio e che oggi ci viene proposto in una versione attualizzata  da Giuseppe Miale di Mauro che ne cura anche la regia.

L’azione si svolge in uno spazio scenico che rappresenta due interni. Nel primo atto è la modesta dimora di Vincenzino Esposito e di sua sorella Carmela, nel secondo atto l’azione si sposta nella ricca casa di Ferdinando e Rachelina De Rose per festeggiare il fidanzamento di quest’ultima con Vincenzino.

Due mondi distanti che si incontrano solo grazie agli stratagemmi di Eduardo Parascandolo, o professore, uomo che dopo aver dilapidato il suo patrimonio ha abbracciato la filosofia stoica secondo la quale il denaro non fa la felicità e lavorare stanca. L’uomo è nato per il riposo e qual è il lavoro che ti permette di non far nulla pur facendo credere di essere continuamente impegnato? Quello del politico! Così il professore si inventa un partito e fa eleggere Vincenzino, povero impiegato comunale, prototipo dell’analfabeta funzionale che ricalca i tanti politici del nostro Paese che oggi ci rappresentano.

Le nozze Esposito-De Rose diventano un chiaro matrimonio di interesse e l’intera commedia, pur mantenendo gli schemi della comicità popolare, è una feroce allusione alla attuale situazione politica italiana.

Pietro De Silva/Eduardo Parascandolo sotto quell’aria apparentemente dimessa è un diabolico manipolatore. Francesco Procopio/Vincenzino Esposito è un’anima candida, discepolo fedele del professore di cui è totalmente succube. Antonio Friello/Ferdinando è l’imprenditore con il vizio del gioco il cui disperato bisogno di soldi lo porta prima a finire nelle mani dell’usuraio gay De Simone (Andrea Vellotti) e poi a sacrificare la bella sorella Rachelina (Felicia Del Prete) a un matrimonio senza amore per salvare l’azienda di famiglia mentre la sorella di Vincenzino, Carmela, interpretata da Rossella Pugliese, risulta essere il personaggio più vero e meno incline a farsi irretire dalla trappola delle illusioni.

Il gioco scenico scorre a ritmo serrato, in una girandola di battute e situazioni paradossali. La scenografia, ridotta al minimo, è funzionalissima e agevola le entrate e le uscite degli attori, tutti di gran livello.

Uno spettacolo gustoso e godibilissimo con un lieto fine agrodolce ma con tante risate e applausi a scena aperta.

Al termine della commedia l’omaggio della tradizionale maschera, simbolo della rassegna Vacantiandu ideata dal graphic designer Alessandro Cavaliere e realizzata dal maestro Raffaele Fresca, che il direttore artistico Nico Morelli e il direttore amministrativo Walter Vasta hanno consegnato a Pietro De Silva e a Francesco Procopio.

L’intervento risale all’estate scorsa e a riceverlo era stato un paziente portatore di uno stent coronarico che, a causa di formazioni calcifiche nel vaso, era sottoespanso e aveva perduto la sua corretta geometria, compromettendo così il regolare flusso del sangue. Il dottor Gaetano Morabito, emodinamista dell’équipe diretta dal dottor Bindo Missiroli, aveva quindi utilizzato, per la prima volta in Calabria e la seconda in Italia, la procedura conosciuta col nome di “Shockwave” in una modalità del tutto innovativa, risolvendo positivamente il caso e restituendo così piena funzionalità allo stent.

Quel caso è ora pubblicato in un articolo su “Cardiology”, la prestigiosa rivista medico scientifica internazionale, fondata nel 1937 da Bruno Kisch. Lo firmano i dottori Missiroli, Tripolino, Tassone, Grillo e lo stesso Morabito. È la prima volta al mondo che un caso del genere trova posto in letteratura; un primato facilmente riscontrabile utilizzando “PubMed”, il database bibliografico dedicato alla letteratura scientifica biomedica a partire dal 1946 e che contiene oltre 23 milioni di riferimenti bibliografici derivati da circa 5.600 periodici biomedici.

<< Per l’équipe – ha commentato Morabito – è sicuramente un ulteriore motivo di soddisfazione. Sapevamo di avere usato lo Shockwave in una modalità del tutto nuova rispetto all’utilizzo tradizionale di una procedura, che è stata concepita essenzialmente per favorire l’impianto di uno stent e non per restituire funzionalità a uno già impiantato. Per questo abbiamo deciso di descrivere il caso e di proporre il lavoro a “Cardiology”, che evidentemente lo ha ritenuto meritevole di pubblicazione. Il crisma della scientificità così ottenuto significa che qualunque emodinamista al mondo potrà, volendo, riprodurre il nostro intervento, proprio perché per la prima volta in letteratura vi è il riscontro oggettivo e documentato in ogni passaggio, fino al felice esito finale della procedura >>.

 

I fiori del latte, questo lo spettacolo che Biagio Izzo ha portato in scena al Teatro Comunale di Catanzaro nell’ambito della rassegna teatrale Vacantiandu organizzata dall’Associazione teatrale “I Vacantusi” di Lamezia Terme. La rassegna, con la direzione artistica di Diego Ruiz e Nico Morelli e la direzione amministrativa di Walter Vasta, fa parte dell’omonimo progetto con validità triennale finanziato dalla Regione Calabria con fondi PAC.

Lo spettacolo, con la regia di Giuseppe Miale Di Mauro, è stato scritto, nel 2004, da uno dei più interessanti autori italiani Eduardo Tartaglia per denunciare, usando le armi della comicità, la terribile tematica della terra dei fuochi.

La scenografia firmata da Luigi Ferrigno mostra un moderno caseificio, dalla foggia spaziale, sovrastato da una enorme mozzarella morsa che evoca il famoso logo della Apple. Qui si realizzano prodotti rigorosamente biologici. I proprietari sono due vaccari, due anime semplici, i cugini Scapece, Aniello (Biagio Izzo) e Costantino (Mario Pòrfito), che hanno investito i risparmi di una vita per realizzare questa oasi ecologica ma, poco prima dell’inaugurazione, il ritrovamento di un bidone sospetto rischia di compromettere tutto.

I due si trovano a dover prendere una decisione difficile. Denunciare o tacere e continuare a lavorare?

E così in un gioco scenico esilarante, tra una girandola di battute e rovesciamenti di situazioni, la coppia artistica Izzo/Pòrfito domina il palcoscenico con una frenesia che non ha un momento di arresto né sbavature. Continuamente insidiati dalle trappole e dagli inganni di tre ambigui personaggi Pierugetti (Stefano Jotti), imprenditore del Nord che vuole stringere un accordo commerciale con i due cugini, Muorzo (Stefano Meglio) funzionario comunale il cui compito è quello di controllare la salubrità delle terre dove sorgono le aziende, Cyril (Ivan Senin) ingegnere fisico russo emigrato in Italia per fare il bracciante agricolo stagionale, i cugini Scapece troveranno la forza di agire secondo coscienza attingendo  a quel mondo di antichi valori in cui ancora credono e l’arrivo di Regina (Angela Di Matteo), ex fidanzata di Aniello, diventerà provvidenziale per l’happy end finale.

I fiori del latte è una commedia che ha la capacità di affrontare un tema ancora attuale e scottante mescolando sempre il divertimento e la comicità con la riflessione e il sociale, senza mai cadere in facili moralismi o in giudizi banali.

Come ama ripetere Biagio Izzo “Certo il teatro non può avere la presunzione di risolvere i problemi, non vogliamo fare i paladini, però è giusto portare in scena anche queste problematiche offrendo degli spunti di riflessione, invitare gli spettatori ad una presa di responsabilità individuale perché il vero cambiamento può partire solo dal basso diventando ognuno di noi custodi e tutori della nostra Terra.”

Applausi a scena aperta e ovazione finale per tutti. Al termine dello spettacolo, il consueto omaggio della tradizionale maschera, simbolo della rassegna Vacantiandu ideata dal graphic designer Alessandro Cavaliere e realizzata dal maestro Raffaele Fresca, che il direttore artistico Nico Morelli e il direttore amministrativo Walter Vasta hanno consegnato a Biagio Izzo.

 

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