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Venerdì, 25 Maggio 2018

E’ stato presentato, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta a Catanzaro, il documento finale del PDTA - Percorso Diagnostico Terapeutico  Assistenziale per le malattie renali nell'Area Centrale della Calabria, elaborato dall’apposito gruppo di lavoro, promosso dall’ASP di Catanzaro CZ e dall’ANED - Associazione nazionale emodializzati dialisi trapianto e composto da qualificate figure professionali delle Aziende Ospedaliere Pugliese-Ciaccio e Mater Domini, delle Aziende Sanitarie di Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia, dell'ANED, della SIN - Società italiana nefrologia e del CRT - Centro regionale trapianti.

Il documento, scaturito da un tavolo tecnico sollecitato dall’ANED Calabria, rappresenta una utile base per la definizione del PDTA regionale per il paziente nefropatico, unico strumento davvero efficace per la gestione delle patologie croniche. Un passo in avanti verso l'obiettivo della prevenzione delle malattie renali e della riduzione delle persone che ogni anno arrivano alla dialisi.

Si tratta di linee guida per un modello assistenziale della malattia renale che deve coinvolgere tutte le unità di nefrologia dell'area centro della Calabria e che si spera venga adottato su tutto il territorio regionale. In particolare questo PDTA mira a creare un percorso orientato alla completezza della presa in carico del paziente nefropatico, dalla prevenzione della malattia renale, alle terapie sostitutive (dialisi) della funzione renale, dal trapianto al follow-up post-trapianto.

Erano presenti all’incontro il Commissario Massimo Scura, Giuseppe Perri dg dell’ASP di Catanzaro, Antonio Belcastro dg del “Mater Domini”, Antonio Montuoro segretario regionale ANED, Pellegrinio Mancini direttore Centro regionale trapianti, Paola Cianfrone Società italiana nefrologia, Pasquale Scarmuzzino vice presidente nazionale ANED, Enzo Bruno presidente Provincia di Catanzaro.

Nel corso della conferenza stampa, coordinata dall’addetto stampa dell’ASP di Catanzaro dott. Pasquale Natrella, sono emersi alcuni dati relativi alla malattia renale cronica, che rappresenta oramai un'importante causa di morbilità della popolazione generale e costituisce un problema rilevante di salute pubblica: si calcola che in Italia la patologia renale colpisce oltre il 7% della popolazione generale, conta quasi 50.000 dializzati, più di 22.000 trapiantati di rene, 7.000 in lista d'attesa, otre 3.000.000 di pazienti con Insufficienza renale cronica. Sono numeri che chiariscono il perché in non poche occasioni di confronto tra i vari protagonisti del sistema sanitario, la malattia renale viene indicata come una pandemia.

Il PDTA si fonda su un principio olistico e dinamico della gestione del paziente nefropatico in terapia conservativa, in emodialisi e in dialisi peritoneale, con percorsi di presa in carico e gestione integrata che realizzino il pieno coinvolgimento di più figure professionali: nefrologo, medico di medicina generale, infermieri, cardiologo, diabetologo, dietista, psicologo, ecc., come previsto dal documento di indirizzo per la malattia renale cronica e dal piano nazionale della cronicità. Il documento sottolinea l'importanza del supporto psicologico al paziente in terapia dialitica e fornisce validi strumenti gestionali di questo fondamentale aspetto, oggi praticamente trascurato in quasi tutti i centri dialisi del territorio nazionale.

Le strutture sanitarie addette alla presa in carico del paziente nefropatico sono enumerate per ambiti di competenza e suddivise secondo le linee dettate dal DCA 30/2017, con criterio hub-spoke- territorio.

Il documento, inoltre, detta le linee preventive della malattia renale cronica, coinvolgendo le figure del medico di base e del pediatra di base; indica le linee di diagnosi precoce delle nefropatie genetiche e le linee di gestione, confezionamento e monitoraggio degli accessi per dialisi extracorporea e peritoneale; individua gli indicatori di processo e di esito; fornisce il percorso diagnostico-terapeutico del paziente trapiantato di rene.

Gli obiettivi attesi dall'implementazione del PDTA sono da collegarsi direttamente alla riduzione della morbilità e la mortalità che deriva da: riduzione delle ospedalizzazioni; riduzione delle complicanze cardio-vascolari; riduzione accessi in pronto soccorso; riduzione dell'utilizzo di cateteri venosi centrali.

Il tavolo tecnico da cui è scaturito il documento era composto da Paola Cianfrone, Francesco D’Agostino, Irini Dimitriadu, Clementina Fittante, Elisabetta Macrina, Giuseppe Natale, Rosa Angela Pinciaroli, Giuseppe Rizzuto, Mariadelina Simeoni, valenti professionisti che hanno definito un modello organizzativo che, accanto ai temi classici della dialisi e del trapianto, si pone l'ambizioso e importante obiettivo della prevenzione.

L’innovativa esperienze messa in atto dall’ex Distretto di CZ Lido con il progetto sperimentale Home Care Premium, per la cura domiciliare delle persone non autosufficienti, approvato e finanziato dall'INPS ex Gestione INPDAP, è raccontata in una pubblicazione di sintesi dal titolo “Una buona pratica di cura della non autosufficienza”, testo scritto dal dott. Franco Caccia, dirigente sociologo dell’ASP di Catanzaro, dal quale è possibile attingere utili indicazioni per le future programmazioni di cura del territorio.

Il lavoro è stato presentato nella Cittadella regionale alla presenza di varie autorità tra cui Giuseppe Perri Direttore generale dell’ASP di Catanzaro, Diego De Felice  Direttore regionale INPS-Calabria, Fortunato Varone Direttore generale Dipartimento Lavoro-Formazione Politiche sociali, Don Biagio Amato Presidente Fondazione Betania-Onlus, Maurizio Rocca Direttore distretto socio-sanitario di Catanzaro, Giacomo Bazzoni componente consiglio di amministrazione AGENAS, Angela Robbe Assessore regionale alle Politiche Sociali-Lavoro e Formazione professionale.

Il volume nasce per raccontare un’esperienza concreta e per molti versi innovativa di cura a domicilio di persone non autosufficienti. Nel periodo 2013-2017 l’azienda sanitaria di Catanzaro, in partenariato con l’Inpdap/Inps, ha realizzato un progetto sperimentale, di cui è responsabile lo stesso autore del libro, dove hanno trovato spazio importanti innovazioni nel campo della formazione, del coinvolgimento delle famiglie, della creazione di un patto con le amministrazioni comunali e con le associazioni del territorio. In virtù del metodo generativo utilizzato, nel testo sono inserite testimonianze dei diversi attori coinvolti, riflessioni e proposte per un nuovo welfare di comunità di cui, in particolare nel settore della gestione della non autosufficienza, si avverte urgente necessità. La pubblicazione s’inserisce a pieno titolo nel dibattito scientifico internazionale che, da diversi anni, sollecita cambiamenti nel sistema di offerta dei servizi di cura. Nel corso degli ultimi vent’anni è infatti mutata profondamente non solo la struttura demografica della popolazione, con un progressivo invecchiamento della popolazione ed il consequenziale incremento delle malattie cronico degenerative. Tra i mutamenti più significativi si segnala in particolare la contrazione delle risorse pubbliche a disposizione delle comunità per rispondere alle mutevoli richieste di cura dei cittadini, fenomeno reso ancor più problematico dall’indebolimento delle reti familiari quale risorse delle politiche territoriali di cura. Insieme a questi mutamenti di contesto, in via prioritaria, emerge con chiarezza dal testo,  i sistemi territoriali devono riuscire ad assecondare una precisa aspettativa di qualità delle cure espresse dalle persone non autosufficienti. Il desiderio diffuso, anche tra quanti presentano, per età e/o disabilità,  una condizione di non autosufficienza di tipo motorio-cognitivo, è categorico: rimanere nella propria casa. In ragione di questo preciso orientamento a cui devono tendere le politiche di cura territoriali il progetto, raccontato nella pubblicazione  nei minimi dettagli operativi e creativi, ha agito su alcuni punti strategici. Fra questi un ruolo di primo piano è stato riservato alla formazione delle figure di cura, in particolare dell’assistente familiare, figura innovativa nel panorama delle professioni in questo settore, caratterizzata da competenze tecniche e da abilità relazionali indispensabili per un servizio di supporto pensato e realizzato su misura della persona non autosufficiente da curare a casa. Per consentire un efficace piano di trattamento a casa è stato importante dare un ruolo attivo alla famiglia. Allo scopo sono stati realizzati strumenti specifici come  un percorso di formazione proprio rivolto al care-giver (familiare che cura), inteso come co-produttore della qualità dei servizi di cura e la costituzione di un gruppo di auto-mutuo aiuto tra le famiglie coinvolte. Specifiche azioni del progetto sono state inoltre rivolte al diretto coinvolgimento delle comunità di residenza allo scopo di stimolare la creazione di spazi e condizioni affinché il tema della valorizzazione delle persone anziane e la gestione della non autosufficienza diventasse un impegno “etico”, condiviso fra le generazioni e dall’intera comunità . E’ stato un terreno fertile di sperimentazioni sul campo in cui si è puntato maturare e condividere un’idea di lavoro di promozione della salute caratterizzata da un lavoro nelle e con le comunità. In questa direzione è stato promosso un ciclo di 12 puntate televisive, denominato “Prendiamoci Cura”, centrato sui temi della non autosufficienza e sui risultati prodotti dal progetto. Sempre in questa direzione sono stati realizzati micro-progetti con il coinvolgimento delle scuole e delle associazioni presenti sul territorio. Rientra anche in quest’area un percorso finalizzato all’invecchiamento attivo, strutturato con azioni di ginnastica dolce, giardinaggio di comunità e azioni con impegno cognitivo, giornate della salute, ricerche con gli studenti dei licei sulle opportunità del lavoro di cura. Al tema delle opportunità di lavoro il libro, curato da Franco Caccia, è dedicato ampio spazio con indicazioni di numeri e delle caratteristiche qualitative delle persone assunte durante la sperimentazione realizzata nel distretto sociosanitario di Catanzaro. Nel periodo di riferimento sono state oltre 450 le persone occupate nei servizi di cura e le proiezioni, su scala regionale, aprono concrete prospettive di lavoro per diverse decine di migliaia di professionisti della cura . Un settore quello della cura, secondo l’autore, da inquadrare come un vero e proprio “ nuovo bacino occupazionale” su cui la regione Calabria dovrebbe investire con mirati strumenti legislativi e con l’allocazione di idonee risorse economiche. La pubblicazione è impreziosita dalla prefazione e postfazione del noto sociologo del lavoro, il prof. Domenico De Masida cui scaturiscono preziose indicazioni per future progettazioni delle diverse organizzazioni, pubbliche e private, impegnate nel welfare di comunità.

Si conclude il Gran Galà della musica organizzato dall’Associazione Artistico Musicale Sound Academy in collaborazione con i Grandi Festival Italiani. L’evento, svoltosi nel centro storico di S. Andrea Jonio, si è articolato in tre giornate di formazione, spettacolo e riprese TV, a cui hanno preso parte grandi nomi della musica italiana e artisti provenienti da tutta Italia.

La giornata di formazione si è svolta sabato 24 marzo presso il Teatro D. Savio, alla presenza del Maestro Vince Tempera, direttore artistico del Festival Una Voce per lo Jonio e dei Grandi Festivals Italiani, storico direttore d’orchestra di Sanremo e di altri importanti programmi TV, oltre che autore di sigle televisive, compositore, discografico, manager e produttore; insieme a lui Antonio Vandoni, direttore artistico di Radio Italia, opinionista musicale al Festival di Sanremo, in trasmissioni come Amici e X Factor, nonché presidente di Area Sanremo.

Ottimo il riscontro ottenuto nello stage, a cui hanno partecipato giovani, ragazzi, bambini e adulti, cantautori e band provenienti da tutta la Calabria e da fuori regione. I relatori, al mattino hanno affrontato diverse tematiche legate alla discografia, ai talent TV, alla musica di consumo dei giovani, alla programmazione radiofonica, spaziando su tutto ciò che poteva essere di interesse per gli ascoltatori. I partecipanti hanno interagito rivolgendo domande, chiedendo consigli e approfittando della presenza di due autorevoli esponenti della musica italiana per essere indirizzati sul percorso artistico più consono alle proprie aspettative. Nel pomeriggio, poi, i ragazzi hanno interpretato dal vivo alcuni brani del proprio repertorio, ricevendo, da parte del M° Tempera e di Tony Vandoni, consigli e giudizi utili ai fini della loro crescita artistica. Lo stage è stato aperto a tutti ed ha visto la partecipazione anche di molti bambini e ragazzi frequentanti le scuole del territorio.

La manifestazione si è conclusa domenica 25 marzo, con un pubblico spettacolo che ha visto protagonisti i vincitori dei festival aderenti al circuito dei Grandi Festivals Italiani, provenienti da Puglia e Campania, insieme ai vincitori dell’ultima edizione del Festival Una Voce per lo Jonio e delle edizioni passate.

Tra gli ospiti d’onore presenti, oltre al M° Vince Tempera in qualità di direttore dei Grandi Festivals Italiani, il cabarettista Gennaro Calabrese. Comico, imitatore, reduce dal successo televisivo di RAI 2 “Made in Sud”, Calabrese ha entusiasmato e coinvolto il pubblico presente proponendo diverse imitazioni di personaggi illustri della televisione italiana. A condurre la serata, Domenico Milani, da anni presentatore dei grandi eventi legati alla Calabria, anche fuori regione, il quale ha interagito con il pubblico presente e con tutti gli artisti, mettendoli a proprio agio, oltre che ottima “spalla” dello stesso Gennaro Calabrese, quasi come se tra i due ci fosse un copione da sempre scritto.

A completare l’opera artistica dei ragazzi, oltre che a rendere ancor più partecipe il territorio e a mostrare i luoghi più belli del borgo di S. Andrea Jonio, sono stati registrati dei videoclip in alcuni punti del centro storico di S. Andrea Jonio, giovedì 29 marzo. Il tutto sarà lavorato in post produzione dai cameraman, sotto l’attenta regia del produttore e organizzatore dell’evento, M° Christian Cosentino, al fine di realizzare un prodotto televisivo di qualità, diverso dalle solite proposte locali, il quale sarà trasmesso nelle prossime settimane sulle TV partner, in streaming in tutto il mondo e caricato sul web e sui canali social ufficiali dell’evento. Inoltre, ad ogni artista partecipante, verrà consegnato un videoclip della propria esibizione, contenente anche gli insert con le immagini del centro storico di S. Andrea Jonio.

Altre giornate all’insegna della grande musica, con il borgo ionico protagonista e centro vitale di un evento di rilevanza nazionale, quale il marchio dei Grandi Festivals Italiani a cui è legato il Festival Una Voce per lo Jonio.

Un evento che fa seguito a quello realizzato il 25 e 26 novembre 2017, sempre a S. Andrea Jonio, con le audizioni e la finale del Festival. Un programma ben distribuito nel tempo, strutturato in più giornate, in momenti di bassa stagione, da novembre a marzo, studiato nei particolari, ricco ed articolato, protratto fino alla settimana santa. Un grande evento televisivo che ha consentito e consentirà di raggiungere una vasta utenza. Oltre al pubblico presente ai diversi appuntamenti, i concorrenti, cantanti e familiari, ballerini, artisti e ospiti di rilievo internazionale coinvolti, anche il pubblico che ha potuto seguire e che seguirà gli spettacoli, i servizi e le interviste da casa attraverso la TV, lo streaming e il web.

Si ringrazia la Regione Calabria, in quanto il Festival Una Voce per lo Jonio rientra nella programmazione: Interventi per la valorizzazione del sistema dei Beni Culturali e per la qualificazione e il rafforzamento dell’attuale offerta culturale presente in Calabria - Azione 1 Tipologia C - Sezione “Eventi di rilievo regionale”.

Nessun camice, né pareti bianche, algide e austere: solo colore. Il colore di sorriso, di una carezza autentica, non della “plastica” dei guanti monouso. Mani che sfiorano, anime che si incontrano.

La Federazione Italiana Donne Arti Professioni Affari, ogni biennio sceglie una tematica che funga da indirizzo per ogni sezione. In conformità al tema nazionale per il biennio 2017/2019, “La creatività femminile e la cultura dell’innovazione. Motori di diverso sviluppo socio-economico, obiettivi e progetti”, la FIDAPA Catanzaro ha dato vita all’importante convegno/incontro “Il metodo TECI: l’innovazione e la creatività nelle demenze”, realizzato allo scopo di sostenere l’impegno (anzi, la “missione”) della Dott.ssa Elena Sodano, (ideatrice del metodo TECI e fondatrice del Centro diurno Ra.Gi. Onlus di Viale Magna Graecia, che ha ospitato l’evento), nella ricerca di nuove terapie per la cura della malattia di Alzheimer e delle altre demenze.

<<Non è un caso, che ad intraprendere questa ammirevole iniziativa, sia stata una donna – osserva la Presidente della Fondazione FIDAPA, Maria Candida Elia, nel porgere i suoi saluti-. La Fondazione è attenta al problema delle malattie neurovegetative, perciò spero si possa creare anche un modo per collaborare in futuro. Auguro alla dottoressa Sodano di raccogliere molti successi, perché ogni volta che si allevia un dolore o si supera un handicap così grave, si raggiunge il desiderio principale dell’uomo, che è quello di aiutare gli altri, dando un qualcosa di sé>>.

Undicimila socie in tutta Italia, modus operandi della FIDAPA, da sempre, è la tutela e la promozione della donna verso una partecipazione più attiva e consapevole alla vita sociale e politica della comunità. In tal senso, la Presidente della sezione di Catanzaro, l’avvocato Costanza Santimone pone l’accento su questo punto, lodando l’iniziativa: <<La FIDAPA ha scelto di essere presente, trattando questo tema (in linea con lo statuto nazionale) e consegnando un riconoscimento importante alla dottoressa Sodano, per essere stata capace di tradurre in concretezza la sua creatività, riconducendo ad unità e ad umanità il rapporto tra paziente e medico, avendo creato un mondo amico delle demenze  sostiene la Presidente, omaggiando Elena Sodano con una targa-. Vi è quindi un connubio inscindibile tra creatività e innovazione. Se la creatività è forse un qualcosa di insito nel carattere di un individuo, l’innovazione rappresenta la concretizzazione di quella creatività. E’ il momento in cui  ‘toccare con mano’ quello che la nostra mente può, in una prima parte, solo immaginare. Il metodo della dottoressa Sodano, dunque, rappresenta per noi la sintesi di questo tema e abbiamo scelto di premiarla, per aver incardinato proprio creatività e innovazione>>.

Ra.Gi. Onlus è una finestra su un mondo parallelo, in cui la parola “paziente” è bandita, perché, dopo la diagnosi, una persona non può lasciarsi “spegnere” da un farmaco. Illuminando i presenti lo speciale saluto (quasi un mantra dell’allegria), la dottoressa Elena Sodano, psicologa, scrittrice e giornalista, ha illustrato, anche attraverso la proiezione di alcuni filmati, ciò che è il fulcro della Terapia Espressiva Corporea Integrata, dimostrando come sia possibile creare un ponte di comunicazione nella malattia di Alzheimer e altre demenze: <<Una diagnosi di demenza non deve assolutamente annullare la vita delle persone! Questo è il messaggio che intendiamo lanciare. Invitiamo coloro che hanno familiari affetti da demenze, a non tenerli in casa, ma a far vivere loro, per quanto possibile, una vita normale>>, afferma la dottoressa, il cui metodo è  esportato in tutto il Paese, avendo cambiato il modo di relazionarsi con gli utenti. Addentrandosi nel Progetto Cicala, splendido paese della provincia di Catanzaro nonché il primo borgo amico delle demenze, Elena Sodano ha il merito di essere andata oltre la malattia, oltre la stessa diagnosi, avendo creato un’asse trasversale di riferimento per la cura, non per la guarigione: non è possibile guarire, ma è essenziale far stare bene gli ospiti della struttura, perché sono loro ad insegnarci che può esistere ancora una possibilità per continuare a vivere. Non vi è spazio per nessun tipo di filtro: Ra.Gi. Onlus è quel posto nel quale si vivono emozioni allo stato puro, “contaminandosi” vicendevolmente con uno sguardo, dando sostegno alle famiglie dei pazienti, quotidianamente. Durante l’incontro, proprio alcuni familiari degli ospiti hanno fornito la personale testimonianza e, tra riflessione e commozione, la lettura di un monologo a tema, da parte della socia fidapina Annarita Palaia, ha suggellato il pomeriggio, concluso con la degustazione di dolci tipici.

Un appuntamento che resterà nelle pagine della storia della FIDAPA Catanzaro, avendo preso per mano persone che, pur non essendo in grado di ricordare cosa abbiano fatto cinque minuti prima, sono in grado di percepire la sensazione vissuta, di distinguere l’amore, la gioia… di essere protagoniste della propria vita.

 

Raccontare il carcere ai bambini diventa difficile eppure molti di loro devono conoscere precocemente questa realtà e frequentarla per incontrare i genitori, i nonni, i fratelli, gli zii.

Diventa quindi importante un approccio corretto con questo mondo sia per evitare veri e propri traumi sia per una reale educazione alla legalità.

Queste idee sono alla base delle iniziative volute dalla direttrice del carcere di Catanzaro Angela Paravati, sia per valorizzare il ruolo della genitorialità nel percorso di recupero dei detenuti, sia per la tutela delle famiglie.

L’Associazione Universo Minori, presieduta da Rita Tulelli, e la Casa Circondariale hanno avviato delle attività per una corretta percezione da parte dei bambini figli di detenuti di questo “quartiere chiuso” che vuole essere un servizio sociale.

Il 19 aprile Jessica Scalise, Pamela Critelli, Rotundo Tiziana e Ianchello Jessica, dell’associazione Gaia, sostenuta dall’Associazione Universo Minori, all’interno della struttura di Siano e in modo assolutamente gratuito per l’Istituto penitenziario, hanno avviato laboratori creativi per far trascorrere utilmente ai piccoli il tempo con i genitori.

Infatti se da un lato la conoscenza del carcere contribuisce a ridurre le barriere culturali che fanno del carcere un mondo a parte, per altro verso incide sul processo formativo dei ragazzi affinché tocchino con mano il significato del violare la legge e della conseguente punizione.

Nello specifico saranno realizzati laboratori linguistici e artistici, incentrati sulle favole e sulle abilità figurative, in un certo senso paralleli ai laboratori di scrittura e artistici per adulti che vengono tenuti all’interno del carcere da anni.

L’obiettivo è educare ad una legalità positivamente accolta e interiorizzata per prevenire la devianza.

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