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Martedì, 22 Maggio 2018

Coldiretti Puglia dichiara lo stato di agitazione del comparto lattiero per le invasioni di prodotto straniero che stanno facendo crollare i prezzi del latte alla stalla pugliese. Positiva la convocazione del tavolo latte da parte dell’Assessorato alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, dopo le prime denunce pervenute dalla Coldiretti, anche se è necessario procedere senza indugio.

“All’emergenza prezzi – ha stigmatizzato Giorgio Apostoli, Capo Servizio Zootecnia della Confederazione Nazionale Coldiretti - si aggiunge il problema grave che molte partite di prodotto non riescono a trovare acquirenti e molti caseifici stanno comunicando agli allevatori la decisione unilaterale di sospendere il ritiro del latte anche per 15 giorni, mentre dalle frontiere italiane passano ogni giorno 24 milioni di litri di “latte equivalente” tra cisterne, semilavorati, formaggi, cagliate e polveri di caseina, per essere imbustati o trasformati industrialmente e diventare magicamente mozzarelle, formaggi o latte italiani, all’insaputa dei consumatori”.

Gli allevatori devono vendere 2 litri di latte - dice Coldiretti Puglia - per bersi un caffè al bar, quattro litri per comprare un pacchetto di caramelle, quattro litri per una bottiglietta di acqua al bar e quasi 15 litri per un pacchetto di sigarette.

“Un fiume di latte sta invadendo la Puglia – ha incalzato il Vicepresidente di Coldiretti Puglia, Alfonso Cavallo - a prezzi bassissimi, fino a € 0,23/0,24 franco stabilimento da Francia, Germania, Ungheria, Repubblica Ceca, mentre un litro di latte al consumo continua a costare da 1,30 fino ad 1,60 euro e i prezzi dei prodotti lattiero – caseari nei negozi di vicinato e sui banchi della distribuzione organizzata sono rimasti stabili. Chiediamo che vengano intensificati i controlli, che venga verificata la destinazione finale di questo latte straniero di dubbia qualità, anche per garantire la reale applicazione del Decreto sull’indicazione obbligatoria dell’origine del latte in etichetta, una infallibile cintura di sicurezza per i nostri allevatori che devono poter competere alla pari e per la salute dei consumatori e scegliere in maniera consapevole quello che acquistano e mangiano”.

La vera e unica indicizzazione di cui il comparto zootecnico ha bisogno – aggiunge Coldiretti Puglia - è il vincolo indissolubile tra il prezzo del latte alla stalla e il costo di latte e formaggi che i consumatori acquistano nei negozi e nei supermercati.

“Intanto, stiamo monitorando durante le ore notturne il transito e lo scarico delle cisterne di latte – ha denunciato Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia – che spesso, pur essendo con targa italiana, trasportano latte estero. Abbiamo convenuto al tavolo convocato dall’Assessore Di Gioia di procedere immediatamente alla redazione di un protocollo di intesa che preveda la condivisione dei dati e metodi ISMEA nella definizione del costo in puglia del latte e la predisposizione di un contratto tipo da parte della Regione per regolamentare gli scambi secondo una tabella di qualità, come previsto dalla legge”.

Con la pratica troppo diffusa delle offerte e della vendita di prodotti a prezzi stracciati – precisa Coldiretti Puglia - anche una parte della grande distribuzione organizzata rende insostenibili i costi di una produzione di qualità e realmente garante della sicurezza alimentare. Alla luce dell’entrata in vigore del Decreto sull’etichettatura obbligatoria sono determinanti scelte chiare sotto svariati aspetti, a partire dal sostegno ai sistemi produttivi e della trasformazione in termini promozionali e, più in particolare, in termini di programmazione di fondi pubblici che debbono, a nostro avviso, concentrarsi su aziende e filiere che esaltino il valore del Made in Puglia. In un contesto di scambi globalizzati, è evidente quanto la certezza e la sicurezza alimentare dei prodotti siano valori essenziali per i consumatori.

In Puglia a fronte dei 1.939 allevamenti che producono 3,6 milioni di quintali di latte bovino, le importazioni di latte dall’estero raggiungono i 2,7 milioni di quintali e i 35mila quintali di prodotti semi-lavorati quali cagliate, caseine, caseinati e altro, utilizzati per fare prodotti lattiero-caseari che vengono, poi, venduti come prodotti lattiero-caseari “Made in Puglia”.

 

L'indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari che dovrà essere indicata in etichetta con:

a) "paese di mungitura: nome del paese nel quale è stato munto il latte";

b) "paese di condizionamento: nome della nazione nella quale il latte è stato condizionato"

c) "paese di trasformazione: nome della nazione nella quale il latte è stato trasformato".

Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato e trasformato nello stesso paese, l'indicazione di origine può essere assolta - precisa la Coldiretti - con l'utilizzo della seguente dicitura: "origine del latte: nome del paese". Se invece le operazioni indicate avvengono nei territori di più paesi membri dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: "miscela di latte di Paesi UE" per l'operazione di mungitura, "latte condizionato in Paesi UE" per l'operazione di condizionamento, "latte trasformato in Paesi UE" per l'operazione di trasformazione. Infine, se le operazioni avvengono nel territorio di più paesi situati al di fuori dell'Unione Europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata possono essere utilizzate le seguenti diciture: "miscela di latte di Paesi non UE" per l'operazione di mungitura, "latte condizionato in Paesi non UE" per l'operazione di condizionamento, "latte trasformato in Paesi non UE" per l'operazione di trasformazione.

Più variegata la situazione di yogurt e formaggi, perché il provvedimento prevede che sarà possibile, per un periodo non superiore a 180 giorni, smaltire le scorte con il sistema di etichettatura precedente anche per tenere conto della stagionatura.

 

 

Sono stati circa seicento gli architetti che ieri (venerdì 2 febbraio) si sono ritrovati nel Centro Congressi di Villa Romanazzi Carducci a Bari in occasione del convegno “Le città del futuro”, organizzato dalla Federazione degli Architetti di Puglia e dagli Ordini di Potenza e Matera, in collaborazione con il Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori.

Parte così dal Tacco d’Italia il ciclo di quattordici incontri, che si terranno in tutta la Penisola, in vista dell’VIII Congresso Nazionale degli Architetti in programma a Roma dal 5 al 7 luglio prossimi, quando sarà data la possibilità ai professionisti di presentare progetti e proposte utili alla definizione di “città nuove”.

Resilienza, riqualificazione urbana, partecipazione, inclusione e bellezza sono solo alcuni dei termini che hanno rappresentato il filo conduttore degli interventi dei numerosi ospiti che hanno scandito oltre cinque ore di lavori, aperti e chiusi dal Presidente della Federazione Regionale dell’Ordine degli Architetti, Massimo Prontera. Dall’apertura dei lavori, si sono susseguiti gli interventi del Presidente dell’Ordine Architetti P.P.C della Provincia di Potenza, Gerardo Leon, di Matera, Pantaleo De Finis – che ha delineato gli obiettivi del Congresso – del Presidente della Provincia di Bari, Grazio Vitantonio Frallonardo. Presente anche il Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Architetti P.P.C, Giuseppe Cappochin, che ha sottolineato l’importanza di restituire all’architetto la centralità di un ruolo che sembra aver perso negli ultimi anni il suo valore e il suo prestigio. In virtù di questo, il Congresso Nazionale rappresenterà anche l’ottima occasione per formulare una proposta di legge che promuova e tuteli la qualità dell’architettura.

«Con i suoi studi e le sue competenze, l’architetto ha la possibilità di avere una visione globale della città – spiega l’Arch. Cappochin - È importante, dunque, che questa figura professionale si risollevi e operi, con grande determinazione, per fa risorgere questa Nazione. È tempo che questa crisi possa diventare una opportunità».

Per superare la crisi è necessario, dunque, ripartire dalle città per creare sistemi urbani nuovi e competitivi, che pongano le persone al centro di ciascun progetto e che siano in grado di dare un nuovo respiro dal punto di vista economico, culturale, sociale e ambientale. Le città del futuro, così, saranno un luogo attrattivo e desiderabile dove vivere, lavorare, incontrarsi, formarsi.

Una sorta di “utopia urbana”, che però in Europa ha trovato pratica realizzazione ad Amburgo, Londra, Lubiana e Parigi. Perché questo avvenga sono necessarie buone idee ed una salda etica professionale.

«Talvolta opportunismo, incapacità, clientelismo, interessi vari – spiega Gjon Radovani, Consulente ONU per il programma di sviluppo in Albania - ci rendono solo dei portavoce della classe politica di riferimento, facendoci dimenticare l’estrema importanza della nostra professione. Se noi saremo in grado di dimostrare con fermezza l’importanza del nostro ruolo e delle nostre analisi, non troveremo porte chiuse dai politici».

E proprio la parte politica è stata protagonista di una tavola rotonda per parlare degli obiettivi, delle politiche e delle risorse a disposizione della rigenerazione urbana. A partecipare al confronto: Filippo Bubbico e Annamaria Candela per Liberi e Uguali, Luigi Vitali e Francesco Paolo Sisto per Forza Italia, Antonella Laricchia per il Movimento 5 Stelle. Non è mancato un saluto video del Presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, e un breve intervento del Governatore pugliese, Michele Emiliano. Il sindaco di Bari Antonio Decaro e l’assessore comunale all’Urbanistica Carla Tedesco, hanno illustrato gli interventi di riqualificazione che hanno interessato la città di Bari e che proseguiranno con il Concorso per la riqualificazione del Lungomare Sud, facendo riferimento anche all’avviso del MIBACT per il recupero delle aree periferiche vinto dai Comuni di Bisceglie e Barletta.

Tra criticità ed eccellenze, una cosa emerge chiaramente: gli Architetti di Puglia e Basilicata hanno scelto, insieme, di intraprendere la strada del dialogo e del confronto, contribuendo ad alimentare il fuoco di un dibattito che si va accendendo, quello in merito alla qualità della vita urbana, tema centrale della VIII Edizione del prossimo Congresso Nazionale.

 

In seguito alla segnalazione di alcuni genitori in merito a una intrusione nell’asilo Nido del Villari di uno sconosciuto con relativa aggressione di un dipendente della struttura, durante l’orario di apertura del Nido, il Consigliere Caradonna, si è recato personalmente per comprendere meglio cosa fosse accaduto: “ho voluto constatare di persona quali fossero i sistemi e le modalità di accesso alla struttura che hanno potuto permettere simili accadimenti”. Già nel 2015 un episodio presso una Scuola d’Infanzia comunale (Principessa Iolanda) a pochi metri dal Villari, sempre legato al tema della sicurezza nelle scuole: un bambino si allontana da scuola indisturbato percorrendo diversi isolati prima di giungere completamente solo a casa. Un altro caso di disattenzione fortunatamente finito bene.

Ma già quel caso aveva allarmato il consigliere Caradonna che in Consiglio Comunale chiedeva all’Assessore Romano di attuare un Piano di Sicurezza per le scuole comunali.  L’Assessore Romano prevedeva di poter avere la situazione sotto controllo implementando il numero degli ausiliari e a adottando un sistema informatizzato di rilevazione delle presenze dei bambini. Misure che evidentemente non sono state ancora attuate. Il Consigliere Caradonna rileva che le problematiche al Villari sono diverse e purtroppo non legate esclusivamente agli ingressi: le porte antipanico non funzionano come dovrebbero, gli estintori hanno la revisione scaduta, i soffitti presentano tracce di infiltrazioni di acqua con crepe e intonaco cadente, inoltre i caloriferi non sono dotati di protezione, così come sono presenti battiscopa ad angoli vivi.

Quello che però più di ogni altra cosa ha allarmato il Consigliere è stato constatare che le finestre del secondo piano della struttura non solo sono posizionate in basso tanto da essere raggiungibili dai bambini, ma non hanno nessuna protezione. “Ho purtroppo dovuto constatare con i miei occhi che effettivamente il Villari presenta delle condizioni strutturali inadeguate ad ospitare i piccoli fruitori, circa 80/90 bambini di età compresa tra i 3 e i 36 mesi.” “Se la struttura non è completamente idonea ad ospitare piccoli fruitori, il compito degli Educatori e delle Insegnanti, già di per sé di grande responsabilità, si aggrava di ulteriori responsabilità di sorveglianza e messa in sicurezza degli spazi. Solo il grande impegno e la dedizione degli Educatori e degli Insegnanti, ha evitato fin ora gravi e imprevedibili conseguenze sul piano della sicurezza, ma non si può continuare a ignorare il problema”

Diversi gli accadimenti che negli ultimi anni avrebbero dovuto “allarmare” l’Assessore Romano a progettare e attuare il Piano di Sicurezza per le scuole comunali più volte invocato dal Consigliere Caradonna, anche ascoltando le urgenze e le criticità rilevate da genitori personale scolastico e dirigenti. “Ho cercato più volte di richiamare l’attenzione dell’Assessore a un maggior controllo e supervisione della situazione presso gli asili nido e le Scuole comunali, probabilmente a inizio mandato ho giustificato le disattenzioni con l’inesperienza e la giovane età dell’Assessore, ma è evidente che al terzo anno di mandato, si contano troppe disattenzioni da poter essere giustificare con l’inesperienza”.

L’ Assessore ricopre un ruolo di grande responsabilità anche nella costruzione del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. In un consiglio Comunale nel 2016 dove, nuovamente il Consigliere Caradonna evidenziava la necessita di un confronto e di attuare misure per la sicurezza nelle scuole, prevedendo anche l’installazione e l’utilizzo di dispositivi di sorveglianza, lo stesso Assessore si preoccupava delle ricadute sul rapporto di fiducia tra famiglie e scuole  di un rapporto sempre ripreso dalle telecamere e si impegnava conseguentemente ad approfondire la questione ascoltando i professionisti del sistema, psichiatri infantili, psicologi e personale scolastico. (consiglio comunale del 7/7/2016).

“Credo siano accadimenti come quello accaduto al Villari a minare seriamente il rapporto di fiducia tra famiglia e scuola, tra famiglia e istituzione comunale intesa nella sua globalità”. “È chiaro i genitori per primi si rendano conto che il personale educativo faccia del proprio meglio per garantire ai loro figli l’attenzione che meritano, ma devono anche essere messi nelle condizioni di poterlo fare.

Si è concluso venerdì scorso il seminario giuridico organizzato dalle associazioni “UniVerso Studenti” e “Il Commentario Del Merito” con il patrocinio e supporto dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro e l’Ordine degli Avvocati di Bari.

Il dibattito è stato presieduto dall’Avvocato Paolo Iannone, esperto e cultore della materia in “Diritto di famiglia” presso la facoltà di giurisprudenza dell’Ateneo barese nell’ambito della cattedra tenuta dal Professore Domenico Costantino, altro illustre relatore che ha preso parte al convegno, il quale si è confrontato sul tema con il Dott. Francesco Federici (Consigliere della Corte di Cassazione) e il Professore Giuseppe Moro (docente di Sociologia e Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Bari).

In tale ottica magistrati e avvocati si sono confrontati sul tema con docenti universitari dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro analizzando le ultime rilevanti novità in materia, tra cui i nuovi criteri per la determinazione dell’assegno divorzile, oltre ad analizzare gli aspetti sociologici.

Al termine di tutte le relazioni si è aperto il dibattito con numerose questioni sollevate dal pubblico presente al convegno.

“Quando uno nasce, nasce in un posto. Non importa che sia una periferia: quel posto è il centro del mondo. E nei miei film provo a raccontarlo”. Con queste parole Edoardo Winspeare – “il più periferico dei registi”, si è autodefinito sorridendo - centra il senso del terzo Festival delle periferie, cominciato stamattina a Bari, al quartiere San Paolo. Tre giorni di proiezioni, spettacoli di circo sociale, mostre fotografiche e di manufatti, per promuovere una riflessione partecipata sul tema, in stretta connessione con l’arte cinematografica.

L’artista salentino è stato l’ospite d’apertura del festival, dedicato alla “I di Identità”, al Centro Multimediale Karol della Fondazione Giovanni Paolo II, introducendo le visioni del suo film “In grazia di Dio” al mattino e, nel pomeriggio, del documentario "Sotto il Celio Azzurro”, scuola materna multietnica romana, modello educativo per i più piccoli e per il dialogo tra le culture.

Già, culture. Perché, come ha sottolineato - anche ai tanti studenti degli istituti Lombardi e Ungaretti presenti in sala - l’assessora comunale al Welfare Francesca Bottalico, “le periferie sono un patrimonio dell’intera città. Il San Paolo, ad esempio, lo è. Ed è importante che qui nasca un festival di questo tipo, che affronti temi sociali, storie, persone”.

Il festival è parte di Visioni di Periferia, più ampio progetto promosso dal Centro Multimediale Karol con fondi Siae nell’ambito del bando Periferie Urbane - programma “Sillumina - Copia privata per i giovani, per la cultura” e patrocinato dagli assessorati comunali al Welfare e alla Cultura. Come spiegato, per la Fondazione Giovanni Paolo II, dal presidente Mons. Nicola Bonerba, della segretaria generale e responsabile delle Relazioni associative di Banca Etica Teresa Masciopinto e della coordinatrice progetto Stefania Monopoli, il progetto sino a dicembre promuove un percorso formativo di didattica dell’immagine, attraverso la visione di film dai forti contenuti culturali e sociali curati dal direttore artistico Angelo Ceglie, che in sala ha introdotto il lavoro di Winspeare. Ma anche attraverso laboratori propedeutici e altri contenuti, come le riflessioni condivise tra operatori sociali di periferia, moderate al termine delle proiezioni da Orazio Nobile, presidente Acsemi - Associazione dei Centri Socio Educativi per Minori e direttore Fondazione Giovanni Paolo II.

Il festival prosegue domani - sabato 21 - alle ore 20, con l’esibizione circense a cura dei partecipanti ai laboratori di Circo Sociale, in collaborazione con il Centro Socio educativo Giovanni Paolo II; a seguire, spettacolo di circo sociale a cura dell’associazione Un Clown per amico. Chiusura domenica alle 18, con un altro film emblematico, “La Ragazza del mondo” di Marco Danieli (appuntamento a cura di Giancarlo Visitilli, presidente cooperativa sociale “I bambini di Truffaut”).

Per la tre giorni, in programma anche le mostre fotografiche e di manufatti a cura del Caf Cap Japigia Torre a Mare e del Centro Ludico Piccole Orme e sarà esposta la tela “Identità" realizzata nell’ambito del laboratorio A.A.Artisticamente Adolescenti a cura del Caf Cap San Paolo.

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