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Giovedì, 24 Agosto 2017

“Così si uccide il Meridione”, “Non svendiamo i nostri marchi storici”, “#stopCETA per salvare il Made in Italy”, sono gli slogan delle centinaia di agricoltori pugliesi, allevatori, oltre a consumatori, sindacalisti, ambientalisti, rappresentanti della società civile e cittadini, scesi in Piazza Montecitorio a Roma per fermare il trattato di libero scambio con il Canada, che per la prima volta nella storia dell’Unione Europea accorda a livello internazionale il via libera alle imitazioni dei nostri prodotti più tipici e spalanca le porte all’invasione di grano duro e a ingenti quantitativi di carne a dazio zero.

L’iniziativa è della Coldiretti, insieme a un'inedita e importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch), che chiede di procedere senza fretta ad una discussione approfondita in Parlamento, prima di assumere una decisione di ratifica che porterebbe ad un'indiscriminata liberalizzazione e deregolamentazione degli scambi con una vera e propria svendita del Made in Italy. In piazza anche moltissimi gonfaloni dei Comuni pugliesi che hanno aderito alla mobilitazione.

Con la prospettiva dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada sono aumentati del 15% gli sbarchi di grano duro del Paese nordamericano nei primi due mesi del 2017, con manovre speculative che stanno provocando la scomparsa della coltivazione in Italia e il crocevia continua ad essere proprio il porto di Bari. Un Trattato che – denuncia la Coldiretti - spalanca le porte all’invasione dal paese nordamericano di grano, una delle produzioni simbolo della Puglia e che prevede anche il via libera all’importazione a dazio zero per circa 75.000 tonnellate di carni suine e 50.000 tonnellate di carne di manzo dal Canada, dove vengono utilizzati ormoni per l’accrescimento, vietati in Italia.

“Si continua a nascondere ai consumatori che un pacco di pasta su cinque prodotto in Italia è fatto con grano coltivato in Canada– denuncia il Presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele – perchè già lo scorso anno è arrivato in Italia oltre un milione di tonnellate di grano dal Canada, dove viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che è, però, vietato in Italia perché ritenuto cancerogeno e. Le importazioni rischiano di essere favorite dall'approvazione dell’accordo CETA tra Unione Europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Dobbiamo fare in modo che il Parlamento italiano, assurdamente e stranamente prima tra tutti i Paese Ue a volersi esprimere, non ratifichi l’accordo CETA tra UE e Canada che comporterebbe l’invasione di grano estero con l’azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato. Importare grano proprio quando in Puglia gli agricoltori stanno trebbiando è un atto di violenta e inaccettabile turbativa commerciale”.

Oggi, con le quotazioni del grano a 24 centesimi al chilo -  denuncia la Coldiretti – gli agricoltori italiani ne devono vendere più di 4 chili per poter acquistare un caffè. Circa la metà del grano importato dall’Italia arriva, infatti, proprio dal paese nordamericano dove – continua la Coldiretti - le lobby in vista dell’accordo CETA sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia.

”Particolarmente grave e insidioso il principio di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie – incalza il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti - che consentirebbe di vendere prodotti canadesi in Italia, evitando nuovi controlli, perché grano e carne sarebbero ritenuti equivalenti a quelli italiani. In Canada, però, sono usate 99 sostanze attive vietate nell’UE. Gran parte di queste sono molecole risalenti agli anni ’70, vietate nell’UE da circa 20 anni. Tra queste ci sono l’acefato, il carbaryl, il carbendazim, il fenbutatin oxide,  il paraquat, l’acido solforico per i quali, oltre all’elevata tossicità riscontrata,  sono comprovati o comunque non sono esclusi effetti neurotossici, cancerogeni, effetti sulla mutagenesi, sulla riproduzione e, più in generale, sugli ecosistemi. Alcune sostanze attive che sono impiegate nell’UE sotto controllo, come il glifosate ed i neonicotinoidi, non sono soggette in Canada ad alcuna limitazione. In Canada, inoltre, è consentito l’uso della streptomicina usata per la lotta alle batteriosi delle colture, mentre in Italia l’uso di antibiotici in agricoltura è vietato sin dal 1971”.

Le massicce importazioni di grano dal Canda hanno provocato la decimazione delle semine di grano con un crollo del 7,3% per un totale di 100mila ettari coltivati in meno che peseranno sulla produzione di vera pasta italiana nel 2017, oltre che sull’ambiente, sull’economia e sul lavoro delle aree interne. La situazione drammatica è determinata dal crollo dei prezzi pagati agli agricoltori che nella campagna 2016 si sono praticamente dimezzati per effetto delle speculazioni e della concorrenza sleale, tanto che oggi con 5 chili di grano non è possibile neanche acquistare un caffe.

Per denunciarne i rischi gli agricoltori della Coldiretti hanno distribuito sacchetti di grano canadese con la scritta “"No al grano canadese con glifosate in preraccolta vietato in Italia". Tale sostanza chimica è stata vietata in pre raccolta in Italia dal 22 agosto 2016, con l’entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute, perché accusata di essere cancerogena. Un pericolo quindi anche per i consumatori visto che i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi sono praticamente il triplo di quelli nazionali, a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l’8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni con un contenuto fuori legge di pesticidi - conclude la Coldiretti – sono pari allo 0,8% nel caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale.

In assenza dell’etichetta di origine non è possibile - sottolinea la Coldiretti -  conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma si impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e, con esse, il lavoro e l’economia nazionali. L’81% dei consumatori italiani - continua la Coldiretti - ritiene che la mancanza di etichettatura di origine nella pasta possa essere ingannevole secondo la consultazione pubblica on line sull'etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole. 

 

Si dovranno incolonnare ben 1600 autoarticolati per svuotare completamente la nave carica di 50mila tonnellate di grano che da Vancouver ha impiegato oltre 40 giorni per raggiungere il porto di Bari. Per questo è scoppiata la #guerradelgrano organizzata da Coldiretti Puglia contro le importazioni continue e incontrollate di grano estero, proprio alla vigilia dall’avvio della raccolta di grano pugliese.

Le staffette, partite dall’uscita del porto ‘Varco della Vittoria’, hanno seguito i primi camion carichi di grano estero che hanno raggiunto due stabilimenti a Melfi e a Corato.

“E’ necessario accelerare l’iter di entrata in vigore della legge sull’etichettatura obbligatoria del grano usato per fare la pasta – spiega il Presidente di Coldiretti puglia, Gianni Cantele – che risponde alle richieste di 8 italiani su 10 che la ritengono necessaria per smascherare l’inganno del prodotto straniero spacciato per italiano in una situazione in cui un pacco di penne e spaghetti su tre contiene prodotto straniero senza che si sappia. Il “grano giramondo” ha contribuito a far crollare del 48% i prezzi del grano pugliese che continua così ad essere colpito da una speculazione da 145 milioni di euro. A tanto ammontano le perdite subite dagli agricoltori del ‘granaio d’Italia’ per il crollo dei prezzi rispetto allo scorso anno, senza alcun beneficio per i consumatori”. 

Da pochi centesimi al chilo concessi agli agricoltori dipende la sopravvivenza della filiera più rappresentativa del Made in Italy mentre - denuncia la Coldiretti - dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa del 500% e quelli dal grano al pane addirittura del 1400%.

“In altre parole un pacco di pasta su cinque – denuncia Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia - prodotto in Italia è fatto con grano coltivato in Canada, dove viene fatto un uso intensivo del glifosate proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato. Le importazioni di grano dal Canada rischiano di essere favorite dall'approvazione dell’accordo CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) tra Unione Europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale e contro il quale la Coldiretti è pronta a scatenare una mobilitazione senza precedenti per scongiurare l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato. In Canada sono usate 99 sostanze attive vietate nell’UE e gran parte di queste sono molecole risalenti agli anni ’70 vietate nell’UE da circa 20 anni.  

L’Italia è il principale produttore europeo di grano duro, destinato alla pasta, che assume un’importanza rilevante data l’elevata superficie coltivata, pari a circa 1,3 milioni di ettari per oltre 4,8 milioni di tonnellate di produzione che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano il 42% della produzione nazionale.

Levante PROF, la fiera internazionale specializzata nella filiera del grano (panificazione, pasticceria, pizzeria e pasta fresca), gelateria, birra, vino, bar, ristorazione, confezionamento & hotellerie, organizzata da DMP Srl di Roma, ha aperto oggi i battenti nel nuovo  padiglione della Fiera del Levante di Bari. Ad inaugurare la rassegna Antonella Bisceglia, commissaria dell’Ente, Carla Palone, assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Bari, Alessandro Ambrosi, presidente della Camera di Commercio di Bari, ed Ezio Amendola, organizzatore della mostra.

Sono oltre 300 le aziende provenienti da tutto il territorio nazionale e dall’estero, che si presentano su un'area di circa 16 mila metri quadri, non solo per mettere in vetrina le novità su materie prime, ingredienti, prodotti, impianti, attrezzature, arredamento, servizi per gelateria, pasticceria e panificazione artigianali, e prodotti per la ristorazione, ma anche per fare formazione e frequentare corsi di aggiornamento sul mondo dell’alimentazione e dell'alta professionalità.

Tra gli eventi in programma fino al 15 marzo, quando si concluderà la rassegna, laboratori di gelateria a cura di Nicola Netti, Maestro gelatiere e presidente Federazione Italiana Gelatieri (FIG); degustazioni di Coloribo - colori da mangiare, un progetto di cucina cromatica tra tradizione e innovazione a cura dell’artista-chef barese Bice Perrini; dimostrazioni creative di pasta di zucchero a cura delle campionesse mondiali di cake design Loredana Atzei e Marzia Caruso, in programma il 12 marzo; il talent Master Pizza Champion, dedicato ai pizzaioli professionisti, in programma il 13 marzo; il concorso internazionale di gelateria "Un gelato per tutti, un gelato gluten free!”, il seminario “Il made in Italy nei Paesi di fede islamica: opportunità e vantaggi della Certificazione Halal”, il Campionato Europeo di Pizza Senza Frontiere e il workshop su decorazioni per torte a cura della cake designer pugliese Marisa Discipio, in programma il 14 marzo; dimostrazione di dolci siciliani a cura del Maestro pasticcere e gelatiere Giuseppe D’Amico e laboratori sul “Pasticciotto leccese” a cura del Maestro pasticcere Enzo Nobile, in programma il 15 marzo. A questi si aggiungono, giornalmente, show cooking d’autore organizzati da METRO Italia Cash e Carry SpA in collaborazione con Associazione Cuochi Baresi e FIG, dimostrazioni di impasti per panificati, pizze e focaccia barese, e corsi professionali di degustazione e preparazione del caffè.

«Sono molto felice di inaugurare questa specializzata – ha detto l’assessore allo Sviluppo Economico del Comune di Bari, Carla Palone -  che rappresenta un evento di qualità e di grande interesse per il nostro territorio. Queste manifestazioni portano notevoli ricadute sul territorio, non solo a livello economico ma anche e soprattutto per l’immagine della città»

«Le quattro giornate di fiera – ha dichiarato Antonella Bisceglia, Commissaria dell’Ente - si preannunciano nel segno del successo come le passate edizioni. Del resto, sin dalle prime ore del mattino, è stato registrato un notevole afflusso di visitatori. La specializzata, infatti, incontra un forte interesse da parte degli espositori e degli operatori del settore soprattutto per il format, anticiclico rispetto alla situazione economica generale e a quella delle fiere in particolare.» 

«Obiettivo di questa manifestazione - dichiara Ezio Amendola, organizzatore di Levante PROF - è di continuare ad essere il più importante appuntamento fieristico del Mezzogiorno sul settore dell’Horeca. Con un aumento di visitatori previsto per quest'anno rispetto alla passata edizione - aggiunge              Amendola - Levante PROF offre una spinta sempre più internazionale alla tradizione italiana, professionalizzando i piccoli produttori di qualità attraverso workshop e corsi di formazione, e offrendo, a buyer stranieri,  opportunità di confronto tra piccole e grandi aziende.»

L’ingresso alla rassegna (dalle ore 10 alle ore 19) è riservato agli operatori del settore (costo del biglietto intero € 15,00 ridotto € 3,00).

Riparte la guerra del grano, per il crollo dei prezzi del 48% che dal dicembre 2014 al febbraio 2017 sono passati da 38,25 euro al quintale a 19,97 euro al quintale e i continui sbarchi di navi cariche di prodotto proveniente dall’estero, a partire proprio dal Canada.

“Il granaio d’Italia non è più il tavoliere delle Puglia, piuttosto il porto di Bari – denuncia il Direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti, in assemblea ad Altamura – dove, fino a domenica 9 aprile, saranno 5 le navi all’ormeggio, di cui 2 dall’Ucraina, 1 da Malta, 1 dalla Franca e 1 dal Canada, per un totale di grano scaricato di 66.654 tonnellate. Questo scenario a tinte fosche rischia di essere favorita dall'approvazione da parte dell'Europarlamento del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che rappresenta il primo esportatore di grano duro in Italia. L’accordo tra UE e CANADA prevede l’azzeramento strutturale e totale dei dazi sul grano duro, il prodotto canadese più importato in Italia, e la Puglia rischia di risultare gravemente danneggiata se non ci sarà la ratifica e l’entrata in vigore dell’etichettatura di origine obbligatoria per il grano usato per produrre la pasta”.

L'Ue è per il Canada il secondo partner commerciale dopo gli Usa e rappresenta quasi il 10% del suo commercio estero. Un rapporto impari, visto che per l'Europa il Canada è dodicesimo nella classifica dei rapporti commerciali. L’accordo dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale contro il quale - precisa Coldiretti Puglia - rischia di scatenarsi una nuova guerra del grano per tutelare la produzione pugliese pari a 12.733.110 quintali e un territorio che ha 352.000 ettari di terreni coltivati a grano duro, oltre agli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy.

Lo schema di decreto, frutto della battaglia del grano lanciata da Coldiretti e condiviso dai Ministri delle Politiche agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, è stato inviato alla Commissione Europea a Bruxelles e si attende il responso UE.

“Da qui la necessità di accelerare l’iter di entrata in vigore della legge sull’etichettatura obbligatoria del grano usato per fare la pasta – aggiunge Corsetti – che risponde alle richieste di 8 italiani su 10 che la ritengono necessaria per smascherare l’inganno del prodotto straniero spacciato per italiano in una situazione in cui un pacco di penne e spaghetti su tre contiene prodotto straniero senza che si sappia. Il “grano giramondo” ha contribuito a far crollare del 48% i prezzi del grano pugliese che continua così ad essere colpito da una speculazione da 145 milioni di euro che sono le perdite subite dagli agricoltori del ‘granaio d’Italia’ per il crollo dei prezzi rispetto allo scorso anno, senza alcun beneficio per i consumatori”.  

“Si tratta di un crack senza precedenti – incalza il Direttore di Coldiretti Bari, Marino Pilati - con i compensi degli agricoltori che sono tornati ai livelli di 30 anni fa, a causa delle manovre di chi fa acquisti speculativi sui mercati esteri di grano da "spacciare" come pasta o pane Made in Italy, per la mancanza dell'obbligo di indicare in etichetta la reale origine del grano impiegato. Sono quadruplicate le importazioni (+315%) dall’Ucraina che è diventato nel 2016 il terzo fornitore di grano tenero per la produzione di pane, mentre per il grano duro da pasta il primato spetta al Canada che ha aumentato del 4% le spedizioni.

Fare pasta con grano 100% italiano si può, come ampiamente testimoniato dalla rapida proliferazione di marchi che garantiscono l’origine italiana del grano impiegato al 100%. L’accordo per garantire la produzione di pasta al 100% italiana venduta con marchio Voiello è un importante contributo per salvare il grano italiano, un percorso che è iniziato nei primi anni della crisi sotto la spinta dell’iniziativa del progetto di FDAI (Filiera degli Agricoltori Italiani) che si è esteso ad alcune etichette della grande distribuzione da Coop Italia a Iper, ai marchi più prestigiosi quali Ghigi, Valle del grano Jolly Sgambaro, Granoro, Armando, fino all’annuncio dello storico marchio napoletano “Voiello”, che fa capo al Gruppo Barilla, che ora vende solo pasta fatta da grano italiano al 100% di varietà “aureo”, all'ultimo accordo di filiera sottoscritto dalla Divella.  

C’erano Elsa di Frozen, Minnie e Spiderman, tra gli altri, questa mattina per presentare la prima edizione del “Carnevale in Fiera”. E non poteva mancare la piccola Giulia, dieci anni di disinvoltura e spontaneità, che domenica 26 febbraio sarà uno dei presentatori ufficiali della manifestazione insieme a Filippo Ciaccia, direttore di Amaltea, che  con la Fiera del Levante, ha organizzato l’evento. Spettacoli, musical, baby dance, giochi, mascotte Disney, esibizioni a tema, spettacoli di ballo, musica e canto, zona gonfiabili, baby park ed attrazioni trasformeranno per tutto il pomeriggio lo Spazio 7 della Fiera del Levante in un vero e proprio parco di divertimenti.

Una grande festa in maschera, dunque, tutta dedicata alle famiglie ma anche un evento sociale che consentirà ai bambini meno fortunati di festeggiare il Carnevale. L’iniziativa, infatti, non sarà solo puro divertimento ma anche un momento di inclusione sociale grazie al coinvolgimento dell’Assessorato al Welfare del Comune di Bari e al contributo  dei centri diurni per minori, centri polivalenti, comunità famiglie, comunità mamma – bambini, servizi sociali territoriali, che permetteranno a 200  bambini e famiglie di partecipare gratuitamente al Carnevale in Fiera.

Sono particolarmente felice che questa nuova iniziativa – ha detto la commissaria dell'Ente Antonella Bisceglia  - si svolga in Fiera perché ancora una volta il quartiere si trasforma in contenitore di eventi aperti alla città. “Carnevale in Fiera” avrà come protagonisti i bambini che avranno per un pomeriggio tutto il padiglione a loro disposizione. Questa iniziativa è un simbolo di quello che la Fiera può rappresentare: un punto di riferimento non solo per gli operatori economici, ma per tutti gli operatori che hanno a cuore lo sviluppo della città".

“Sarà una grande festa delle famiglie – ha detto l’assessore al Welfare del Comune di Bari, Francesca Bottalico -  ed una occasione per rendere la Fiera un luogo di “produzione sociale” e non solo economica. Inoltre, il veglione sarà un momento di crescita importante per tutti i bambini ed in particolare per quelli meno fortunati che non hanno molte occasione per vivere esperienze costruttive al di fuori delle strutture alle quali sono affidati”.

“Il “Carnevale in Fiera” – ha detto Filippo Ciaccia  – è un progetto che abbiamo fortemente voluto e che siamo riusciti a realizzare anche grazie alla collaborazione delle Istituzioni e delle Associazioni che ringraziamo. La manifestazione, che ha ottenuto il patrocinio del Comune di Bari, è stata infatti organizzata in collaborazione con Federeventi Bari - Bat,  Fc Bari 1908 e con la preziosa partecipazione delle Associazioni “Come Nasce una Mamma”, “Seconda Mamma” e Anche Cinema Royal.”

 

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