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In primis, diciamo che da una recente inchiesta del “Corriere della Sera” è risultato che il nostro Paese avrebbe speso solo 880 milioni di euro dei Fondi europei 2014-2020, su circa 73,6 miliardi disponibili. Stiamo parlando di risorse economiche fondamentali, in particolare, per la crescita e lo sviluppo del Mezzogiorno. A questo punto, diciamo, senza mezzi termini, che la Politica nazionale non deve abbandonare, da un lato, a se stesse, le Politiche regionali nella spesa dei Fondi europei e, dall’altro, poi, riprendersi le suddette risorse economiche europee, destinate al Sud, per deviarle in alcune Regioni del Nord Italia, come è accaduto in un recente passato. Ancora, sempre, sui Fondi comunitari della programmazione 2014-2020, le Regioni del Mezzogiorno hanno bisogno di programmare la spesa, in cantieri, per la realizzazione di opere, soprattutto, infrastrutturali. Pertanto, a nostro modesto avviso, è necessario che il Governo crei un programma di sviluppo del Mezzogiorno, utilizzando i Fondi europei, attraverso l’istituzione di un “laboratorio di regia” tra Governo e Regioni del Sud, per garantire e realizzare efficacia ed efficienza della spesa degli stessi Fondi europei a disposizione.

In primis, noi diciamo che il Sud d’Italia non riesce, ancora, a togliersi di dosso il peso della crisi economica. Vediamo perché. Il Pil procapite, dal 2007 al 2015, è giù del 10,8%, ovvero, da Euro 28.699 a 25.586 euro; e in 7 anni gli occupati sono calati del 6,31%, pari a meno 80.425 unità lavorative. In particolare, le Regioni: Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, nei passati sette anni, hanno perso più occupati (Cfr. una ricerca del Centro Studi Impresa-Lavoro, basata su dati dell’Istat). Ma c’è di più. Il Sud sta pagando più duramente il peso della crisi economica, anche, a causa delle sue fragilità infrastrutturali, (il Salento, sempre più distante, dal Nord) e del patrimonio storico culturale, non sempre, oggetto di attrazioni turistiche. A questo punto, vediamo quali sono le promesse della Politica nazionale. Il Consiglio del Ministri ha dato il via libera al Def(Documento di economia e finanza) con il quale, ha promesso che “Lo sviluppo del Sud è una priorità”, investendo 47,5 miliardi di euro sulle infrastrutture. Ora, però, ad onor del vero, dobbiamo, anche, dire: al Sud, questa promessa di crescita, incrocia freni e ostacoli procedurali; in una recente relazione della Commissione europea è risultato che il Mezzogiorno ha una pagella negativa, in materia di burocrazia, tempi lunghi delle procedure e conteziosi giudiziari. Tuttavia, vediamo su cosa, la Politica nazionale, deve puntare il suo Def: nel Salento, alcuni giovani stanno provando al, boom turismo, chiedendo, tempi certi, per i loro progetti, su strutture alberghiere e masserie; ancora, investire in alta formazione: ci sono aziende, nel Sud, che operando nel settore turistico e in altri settori-  richiedono alte qualificazioni, del personale, alle scuole professionali e alle università.

Grazie a queste presenze: beni naturali (sole, luce, terra e spazio), agricoli e culturali, insieme ad altre da non dimenticare (turismo e nuove tecnologie), nel cuore del Mezzogiorno, si è ritrovato un pezzo d’Europa colta e attraente, ovvero, un luogo in cui affilare le armi per costruire una privata e pubblica salvezza economica. In particolare, vediamo dove la Puglia fa notizia, in tema di crescita economica: alla Bit di Milano, la borsa internazionale del turismo, dove ha impressionato, positivamente, con i suoi stand, sempre affollatissimi, incantando occhi e bocche, con prodotti tipici, “orecchiette con le cime di rape”.  Peraltro, va detto pure, che il gran turismo, in Puglia, è dovuto alla ricchezza della bellezza dei beni culturali e alla cultura dell’accoglienza che è innata nei pugliesi. C’è da dire, pure, che dal Rapporto Svimez, risulta che il Pil pugliese torna a crescere per i servizi connessi alle attività turistiche; ed è proprio questo settore a rappresentare un vettore di sviluppo regionale, avendo registrato, sempre, dati positivi e crescenti. Ancora, la Puglia è diventata protagonista, con 127 aziende vinicole, in vetrina, al VINITALY di Verona, ovvero, con “il sapore del sole” con questi vini: Primitivo, Negroamaro, Nero di Troia, Salice Salentino, Malvasia e Bombino. E’ stato rilevato un volume di affari con 90milioni di euro per la produzione e l’export di 10 milioni di ettolitri di vino pugliese. A questo punto, possiamo dire che queste valide iniziative rappresentano alcuni “spiragli di luce” per la soluzione della, tanto persistente, “Questione meridionale” che, oggi, è questa: sono necessari investimenti pubblici finalizzati ad armonizzare passato, presente e futuro del territorio meridionale. E, dulcis in fundo, diciamo che la nuova legge n.18/2017, sul Mezzogiorno, che impone allo Stato di riequilibrare la spesa, può consentire al Sud Italia di recuperare 6miliardi di euro.

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