Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Sabato, 24 Febbraio 2018

Non obbligato a rincorrere l'attualità, peraltro c'è chi lo fa anche per me, continuo a rimanere fedele ai miei studi storici per conoscere la vera Storia dell'Occidente.

Ci sono alcuni periodi storici, grandi epoche, che continuano ad essere raccontate in maniera distorta, tra questi i più gettonati sono i cosiddetti “secoli bui” del Medioevo, il Rinascimento, l'Illuminismo, la cosiddetta Riforma protestante. Da troppo tempo, a cominciare dal protestantesimo, si accettano versioni distorte della verità storica. Come quella di Cristoforo Colombo che si scontrava con la Chiesa cattolica che sosteneva che la terra era piatta. Tutte balle! Che la terra era rotonda lo sapeva anche la Chiesa.“L'opposizione contro cui Colombo dovette scontrarsi non riguardava la forma della Terra, ma il fatto che, nel calcolare la circonferenza del globo, si sbagliava alla grande”. Colombo era convinto che la distanza dalle Canarie al Giappone era di 14.000 miglia circa, invece gli ecclesiastici“sapevano benissimo che era decisamente maggiore ed erano contrari alla spedizione per il semplice motivo che si rendevano conto che Colombo e i suoi uomini sarebbero morti tutti in mezzo al mare”. Poi sappiamo come andò a finire, intanto nei libri di Storia a scuola si scrisse che Colombo ha dimostrato che la terra è rotonda. Ancora oggi i testi scolastici veicolano questa falsità sulla terra piatta.

Tutto questo è scritto nella prefazione al documentato ultimo lavoro storico di Rodney Stark, “False testimonianze”. Come smascherare alcuni secoli di storia anticattolica”, pubblicato nel 2016 da Lindau.

“Tutto iniziò con le guerre scatenate in Europa dalla Riforma - scrive Stark - che mise cattolici contro protestanti e fece milioni di morti, guerre durante le quali la Spagna emerse come la principale potenza cattolica. Per tutta risposta, Inghilterra e Olanda promossero violente campagne propagandistiche in cui gli spagnoli venivano descritti come barbari fanatici e assetati di sangue”. Hanno orchestrato una specie di “Leggenda nera”, diffondendo libri dove la Spagna era descritta come oscurantista, ignorante e malvagia. Ancora oggi è radicato questo pregiudizio sulla Spagna e i cattolici, basta nominare l'inquisizione spagnola per suscitare sdegno e disgusto.

Rodney Stark nel libro fa nomi e cognomi di questi autori anticattolici, illustri fanatici come Edward Gibbon, il primo di un lungo elenco. Peraltro negli ultimi anni ci sono contributi alla storia anticattolica da parte di ex preti, come John Cornwell, James Carrol, o ex suore come Karen Armstrong.

Nella prefazione, Stark fa l'elenco delle affermazioni più comuni sulla storia occidentale di questi illustri fanatici:

- La Chiesa cattolica ha causato e avuto parte attiva in quasi due millenni di violenza antisemita e anche dopo il Vaticano II, ancora oggi non si è ravveduta per il fatto che Pio XII è noto come il “papa di Hitler”.

- Solo di recente abbiamo conosciuto i vangeli cristiani “aperti”, tenuti nascosti da prelati oscurantisti.

- Appena arrivati al potere i cristiani hanno perseguitato brutalmente il paganesimo fino a eliminarlo.

- La caduta di Roma e l'ascesa della Chiesa causarono il declino dell'Europa, che precipitò in un millennio di ignoranza e arretratezza. I cosiddetti secoli bui del Medioevo.

- Le Crociate, iniziate dal papa, furono il primo sanguinoso capitolo nella storia del colonialismo europeo.

- L'inquisizione spagnola torturò e assassinò un gran numero di persone innocenti per crimini “immaginari”, come stregoneria e blasfemia.

- La Chiesa cattolica temeva e perseguitava gli scienziati, come dimostra il caso Galileo. Pertanto la “rivoluzione scientifica” avvenne soprattutto nelle società protestanti.

- La Chiesa cattolica non fece nulla contro la schiavitù

- La Chiesa è contraria alla democrazia ai governi liberali, appoggia con convinzione le dittature.

- Infine fu la Riforma protestante a spezzare la repressiva morsa cattolica sul progresso e a spalancare le porte al capitalismo, alla libertà religiosa e al mondo moderno.

Ecco tutte“queste affermazioni fanno parte - scrive lo storico americano - della cultura comune, ampiamente accettate e frequentemente ripetute. Eppure sono tutte false e molte sono addirittura il contrario della verità!”. Praticamente il libro di Stark rappresenta una sintesi riveduta di tutti i precedenti suoi libri di “controstoria”che ha scritto in questi anni. Esiste una enorme massa di testi zeppi di falsità, e Stark, con questo saggio vuole fare un'opera essenzialmente di giustizia, che non interessa a chi non c'è più, ma interessa ai vivi, cioè a tutti noi.

Il libro potrebbe sembrare un'opera apologetica, ma non lo è, anche perché Stark,  non è cattolico e questo libro non lo ha scritto per difendere la Chiesa. “l'ho scritto per difendere la storia”.

Nel 1° capitolo Stark smonta la polemica dell'invenzione dell'antisemitismo e della persecuzione degli ebrei da parte della Chiesa ufficiale. Certo ci sono state nella storia singoli ecclesiastici convinti che Dio odiava tutti gli ebrei, ma erano opinioni.“Spesso il clero difendeva gli ebrei locali dalle aggressioni, talvolta rischiando la propria vita”. Peraltro Stark, ha potuto appurare, consultando altri illustri storici, che tra il 500 e il 1600, c'è stato un solo caso di antisemitismo a Clermont nel 554.“Il fatto che non ci siano stati altri incidenti analoghi dimostra che la Chiesa condannasse atti di questo tipo, sottolineando che le conversioni forzate non erano valide e che gli ebrei dovevano essere lasciati stare, posizione ribadita più e più volte dalla Chiesa nel corso dei secoli; il divieto di battesimo forzato fu applicato persino ai musulmani nel periodo delle crociate”.

Tuttavia quando gli ebrei subirono attacchi da parte delle popolazioni come nella Valle del Reno, furono i vescovi che cercarono di proteggerli, il Papa stesso condannò duramente, tutti questi attacchi, in particolare Clemente IV. Tuttavia il numero delle vittime sarebbe stato molto più elevato se non fosse intervenuto San Bernardo di Chiaravalle, che si precipitò in Renania e ordinò di mettere fine ai massacri. E comunque dove ci furono espulsioni di ebrei, avvenne per iniziativa delle autorità secolari, non su istigazione della Chiesa.

Un'altra faccenda da chiarire sono i rapporti tra musulmani ed ebrei a proposito della loro convivenza in Spagna. Qualcuno ha scritto, del “magnifico emirato di Cordova, dove bellezza, tolleranza, sapere e ordine prevalevano[...]”. Anche il più accanito anticattolico non può credere ad affermazioni simili. Naturalmente Stark non ha difficoltà a scoprire come le autorità musulmane non fossero per niente tenere nei confronti degli ebrei e dei cristiani.

Ritornando al rapporto ebrei e Chiesa, Stark conclude il capitolo chiarendo la questione Pio XII e Hitler. La campagna di collegare il Papa a Hitler fu avviata in Unione Sovietica, dove notoriamente si rispettava la verità. Stark sottolinea che questa campagna di diffamazione dei sovietici contro il Papa, fu notevolmente zittita, con un coro di apprezzamenti in difesa di Pio XII, soprattutto dagli ebrei. Negli ultimi giorni della guerra, il premier israeliano incontrò il Papa, e potè dirgli:“a nome del popolo ebraico, il mio primo dovere era ringraziare la Chiesa cattolica, per tutto quello che, in vari continenti, hanno fatto per salvare ebrei”. E poi dopo la morte di Pio XII, Golda Meir, futuro premier di Israele sottolineò i suoi sforzi in difesa degli ebrei europei, definendolo“un grande servitore della pace”: quella generazione di israeliani ben sapeva che papa Pio XII aveva personalmente fatto molto per proteggere e difendere gli ebrei dai nazisti”. Poi arrivò il libro di Cornwell, “Il Papa di Hitler”, quindi la fiction, “Il Vicario”, di Rolf Hochhuth, in cui il papa era descritto come un antisemita.

Il terzo capito affronta la cosiddetta persecuzione dei pagani compiuta da cristiani militanti e quindi dalla Chiesa nascente. Secondo gli storici illuminati, la Chiesa aveva rapidamente abbattuto tutti i templi pagani e schiacciato ogni opposizione. Stark chiarisce la posizione dell'imperatore Costantino che non mise fuorilegge il paganesimo, anzi continuò ad elargire finanziamenti ai templi pagani. Tra l'altro continuò a nominare pagani a ricoprire cariche estremamente importanti, comprese quelle di console e prefetto. “Sia nelle parole che nei fatti, Costantino difese il pluralismo religioso, persino rendendo esplicita la propria adesione al cristianesimo”.

Comunque sia Stark in questo testo, dopo aver approfondito meglio l'argomento, si è reso conto che non bisogna “sottovalutare la profondità del paganesimo”. I pagani di fine IV e inizio V secolo, sono descritti come “nostalgici appassionati di antichità”. “Al contrario, in realtà la loro fu una fede attiva, basata sulla convinzione che il mondo è colmo di divino, e che un sacrificio correttamente eseguito porta l'uomo a un'intima comunione con il divino”.

Il quarto capitolo, si affronta il mito dei “secoli bui”, la Chiesa domina la vita intellettuale per oltre un millennio, al punto che l'ignoranza prevale in tutta l'Europa. “La ragione fu incatenata, il pensiero schiavizzato e il sapere non progredì”, questa è la sintesi dei cosiddetti storici illuminati come William Manchester. Il Medioevo viene descritto come un periodo di “incessanti guerre, corruzioni, illegalità, ossessione per strani miti e una quasi impenetrabile irrazionalità[...]”. E poi arriva il Rinascimento, dove il controllo della Chiesa diminuisce sulle principali città dell'Italia centrale e così si arrivò alla rinascita della cultura classica greco-romana. Questa è la tesi diffusa dai cosiddetti storici illuministi, ed è peraltro lo schema fondamentale di qualsiasi testo scolastico dedicato alla storia occidentale, anche se gli storici seri sapevano che era uno schema completamente falso.

Tuttavia per Stark usare il termine Rinascimento è inappropriato, soltanto perché non possiamo accettare che ci furono, secoli bui.

Si è molto scritto che i popoli del nord erano barbari, attenzione però, i goti che conquistarono Roma, non erano barbari, indipendentemente come i romani li chiamassero. Alarico, aveva prestato servizio nell'esercito romano come comandante e la maggior parte dei suoi soldati erano veterani delle legioni romane. “Allo stesso modo, il 'barbarico Nord' era stato pienamente 'romanizzato' da un pezzo e disponeva di sofisticati centri manifatturieri[...]”. In Svezia, vicino Stoccolma, c'era un centro industriale che sfornava grandi quantità di attrezzi e armi di ferro, gioielli in bronzo, ornamenti in oro. In tutto il Nord Europa, patria dei cosiddetti “barbari”, c'erano numerosi centri industriali.

Rodney Stark, cita lo storico francese Jean Gimpel, per sostenere che fu proprio durante questi secoli che l'Europa compì il grande balzo tecnologico che la pose all'avanguardia rispetto al resto del mondo. Pertanto, non si comprende,“Come è possibile che gli storici abbiano travisato così le cose?”

Comunque per Stark, l'imbroglio che l'Europa sarebbe precipitata nei “secoli bui”, è una macchinazione fortemente voluta da intellettuali antireligiosi come Voltaire e Gibbon, determinati a sostenere la loro “Età dei Lumi”.

Tuttavia secondo Stark, questi storici sono stati incapaci a “valutare, o persino notare, gli elementi fondamentali della vita reale”. Pertanto, “le rivoluzioni in campo agricolo, armamenti e tecnica militare, utilizzo di energie non direttamente fornite dall'uomo, trasporti, manifattura e commercio non vennero presi in considerazione”.

La stessa cosa capitò per il notevole progresso morale, per esempio al tempo del Rinascimento, da molto tempo era sparita la schiavitù, per non parlare della cultura  di alto livello. Hanno snobbato l'enorme progresso che avvenne nel campo della musica, dell'arte, della letteratura, dell'istruzione e della scienza. E poi Stark, non si stanca di elencare i progressi della tecnologia, la rivoluzione dei mulini a vento, con la forza dell'acqua, le dighe. Altra innovazione rivoluzionaria furono gli occhiali, inventati intorno al 1280 e poi prodotti in massa. Nel medioevo fu inventata la cavalleria pesante, i romani non la conoscevano, furono i “barbari” franchi che misero i primi cavalieri con armature pesanti in groppa a cavalli massicci e massacrarono le truppe degli invasori musulmani sul campo della battaglia di Tours, quando li caricarono imbracciando lunghe lance, saldi sulle selle normanne dall'alto schienale e sulle loro rivoluzionarie staffe.

Tutte le società del mondo erano schiaviste. “In questa situazione di schiavismo universale, una sola civiltà respinse la schiavitù di esseri umani: il cristianesimo”.

Per non parlare della cultura come si fa a chiamare secoli bui, una civiltà che ha prodotto le grandi cattedrali gotiche, le prime università, gli ospedali.

Il quinto capitolo, dedicato alle Crociate. Scatenati da “papi assetati di potere”, desiderosi di espandere la cristianità mediante la conversione di masse islamiche. Inoltre secondo questi storici illuminati, “i cavalieri europei erano dei barbari che massacravano chiunque si trovasse sul loro cammino, lasciando 'l'elevata cultura islamica[...] in rovina'”.

Nel 2015 il presidente Obama non volendo identificare come musulmani i terroristi che trasmettevano video delle numerose decapitazioni di nemici, ricordava che “le crociate e l'inquisizione avevano commesso azioni terribili in nome di Cristo”. Non si tratta di accuse nuove, a condannare le crociate ci ha pensato il solito Voltaire che definì le crociate “un'epidemia di furia che durò per duecento anni[...]”. Poi ci ha pensato David Hume, quindi Denis Diderot. Le crociate erano viste come fanatismo e crudeltà dei cattolici. In pratica i crociati sono stati visti come imperialisti occidentali ante litteram, che usarono una motivazione religiosa per andare alla ricerca di terre e bottino. Per questi signori, durante le crociate,“una cristianità espansionista, imperialista, dominata dal papa, brutalizzò, saccheggiò e colonizzò un tollerante e pacifico islam”. Naturalmente Stark smonta tutte queste fandonie.

Le crociate essenzialmente furono un evento difensivo e Stark lo dimostra, non con gli slogan, ma con i documenti. Sull'argomento non possiamo ulteriormente approfondire, vi lascio alla lettura del libro.

Il sesto capitolo si occupa dei “Mostri dell'inquisizione”, anche qui soprattutto per l'inquisizione spagnola si sono scritte un cumulo di menzogne, inventate e diffuse dai propagandisti inglesi e olandesi nel XVI secolo. Tuttavia “l'inquisizione spagnola fu un notevole strumento di giustizia, moderazione, giusto processo e saggezza”. Prendendo in considerazione il periodo pienamente documentato, dei 44.674 casi le persone giustiziate furono soltanto 826 (1,8%, di quelli processati). Nel periodo compreso tra il 1480 e il 1700, “in tutta la Spagna le sentenze di morte inflitte dall'inquisizione furono circa dieci all'anno, una percentuale minima delle molte migliaia di luterani, lollardi e cattolici (oltre a due delle sue mogli) che Enrico VIII avrebbe fatto bollire, bruciare, decapitare o impiccare”. Peraltro i pochi condannati spagnoli erano dei veri delinquenti abituali, che non si sarebbero pentiti.

E comunque l'Inquisizione spagnola fu istituita per affrontare una crisi sociale riguardante i conversos, i convertiti ex-ebrei ed ex-musulmani diventati cattolici. La storiografia ufficiale, ripete che l'inquisizione è nata per smascherare i finti cristiani. “La verità è che quasi tutti gli ebrei e la maggior parte dei musulmani convertiti erano sinceri, e l'Inquisizione fu istituita per eliminare le croniche esplosioni di violenza da parte di folle inferocite e sostituirle con regolari processi, così come per smascherare coloro la cui conversione non era sincera”.

Del settimo capitolo ce ne siamo occupati presentando il libretto di Agnoli su il misticismo dei matematici. Stark qui descrive tutti i protagonisti della cosiddetta “rivoluzione scientifica”, scienziati, tutti cristiani e per giunta anche religiosi, quindi molto vicini a Dio, altro che agnostici o atei.

Nell'ottavo capitolo si smonta il mito della Chiesa che benedici la schiavitù. Nel nono capitolo a proposito dell'autoritarismo, si smantella un altro mito, quello che la Chiesa favorisce i regimi tirannici. Qui Stark fa un breve riferimento alla rivoluzione francese, a quella bolscevica, ma sopratutto a quella spagnola del 1936-39, quando la Chiesa fu costretta a scegliere il governo nazionalista del dittatore Francisco Franco, che ha “salvato” tantissimi religiosi e credenti dalla furia iconoclasta anarco-comunista.

Infine nel decimo capitolo, sulla Modernità Protestante. Tra i sociologi, per troppo tempo, si è falsamente creduto che fu la Riforma a determinare l'ascesa del capitalismo in Europa e, con il capitalismo, l'età moderna.

 

 

Con Lutero la Chiesa é ridotta ad una struttura pedagogico - formativa e giuridica, di tipo territoriale: la Chiesa perde la sua identità più profonda, che è quella di essere uno strumento di salvezza, nel quale continua a vivere il Signore Gesù, che ci parla attraverso il Magistero Il cuore della sua Riforma, visto che i sacramenti sono annullati ‒ eccetto il Battesimo e l’Eucaristia, ridotta,però, alla consustanziazione ‒ è costituito dal rapporto immediato e diretto del singolo con la  Parola scritta: la Grazia di Dio, che è Cristo stesso, si è, dunque, come cristallizzata nella parola scritta. L’uomo sente, che è salvo o meno, dalla sua reazione alla parola scritta. Una Parola oltremodo vivisezionata e plurinterpretata, oggi, non già dalla coscienza del singolo, quanto piuttosto da un’esegesi radicale, di stampo positivista, che vuole demitizzare tutto. In questa prospettiva, è totalmente negata quell’oggettività scaturita dal Risorto, rappresentata dalla Chiesa,appunto, col suo Magistero. Lo diceva, a chiare lettere, il celebre pastore e teologo valdese Vittorio Subilia (1911-1988), poco incline ad un ecumenismo superficiale tendente ad un facile, quanto vuoto, irenismo. Pur elogiando la demitizzazione delle Scritture, ‒ avviata dal teologo ed esegeta luterano Rudolf Bultmann, il quale, filosoficamente heideggeriano, “imprigionò il messaggio cristiano, all’interno delle categorie interpretative esistenziali, secondo le quali, ogni nostra conoscenza è viziata dalla precomprensione, di essere qui ed ora e di essere parte stessa del problema, frapponendo, così, un ostacolo invincibile, tra noi e il testo sacro, così da rendere impossibile il raggiungimento della verità. Possiamo solo passare da un’interpretazione all’altra ‒, almeno in parte,  affermava avendo di mira la ratio di stampo tomista ‒ ,in un’intervista concessa allo scrittore Vittorio Messori : “La critica libera la fede da ogni stampella creata da noi”. Più avanti, ribadiva il rifiuto di ogni apologetica, che non sia quella dell’evidenza che, sotto l’influsso gratuito dello Spirito, coglie il lettore della Scrittura, facendogli “sentire” con certezza che li sta la verità. Tutto questo, in palese contraddizione con la logica, ma in perfetta coerenza in ottica luterana. Come riportò, infatti, nel 2003, l’allora card. J Ratzinger, nel volume Fede Verità Tolleranza , la “svolta linguistica”, così chiamata dall’esegeta tedesco Marius Reiser, ha inequivocabilmente sancito il rifiuto ufficiale della verità: M. Reiser in tale contesto parla della rinuncia alla convinzione che con mezzi linguistici ci si possa riferire  a quel che è extralinguistico. L’importante esegeta protestante U. Luz constata che la critica storica nell’epoca moderna ha abdicato di fronte al problema della verità. Egli si crede obbligato ad accogliere questa capitolazione e ad ammettere che oggi non si può più trovare la verità al di là dei testi, ma solo proposte di verità concorrenti che si devono presentare nel discorso pubblico sulla piazza del mercato delle Weltanschauungen”. Il padre gesuita Giancarlo Pani, sulla Civiltà Cattolica, parlando dell’opera complessiva di Lutero, ha scritto:”Al di fuori del Caetano, gli altri non avevano capito che Lutero poneva alla coscienza di fede non solo gravi problemi pastorali e quesiti teologici, ma anche un nuovo modo di pensare il cristianesimo”. Padre Pani, a mio avviso, ha colto nel segno; tuttavia, noi abbiamo l’obbligo di farci una domanda: tutto ciò, è compatibile col credo cattolico?

Nella giornata della memoria ogni anno si assiste al solito profluvio di interventi in tutte le salse, addirittura mi è capitato di vedere su Rai 3 un apposito programma di giochi a quiz, sull'olocausto. Sicuramente tra i tanti interventi quello che ha sollevato qualche clamore, sono le dichiarazioni del presidente Mattarella sul male assoluto del fascismo italiano, a cominciare dalle leggi razziali contro gli ebrei. Certo qui nessuno vuole giustificare gli errori storici del fascismo, in particolare, l'orrore delle leggi razziali, ma“E’ triste dover constatare che ancora oggi, dopo ben 42 anni e nonostante molto altro lavoro di storici seri e importanti, la lezione di Renzo de Felice non sia stata compresa [...]Ancora una volta l’invettiva di carattere politico prevale sull’analisi e sul giudizio storico confondendo tutto in un’unica sentenza confusa ed integralista””.(Massimo Weilbacher, “Guerre contro il tempo/ Gli anatemi di Mattarella e la lezione di Renzo De Felice”, 27.1.18, Destra.it)

Per avere qualche risposta storica in più che non sia quella suggerita dai talk show,  ho dato un'occhiata a un volumetto,“catturato” da poco nel solito outlet librario milanese, scritto da uno storico Romano Canosa, “A Caccia di ebrei”, Le Scie-Mondadori,  (2006). Sottotitolo: “Mussolini, Preziosi e l'antisemitismo fascista”.

In particolare ho posto la mia attenzione su alcuni capitoli che potrebbero arricchire un vero dibattito storico sull'argomento.

Il testo di Canosa a margine della questione ebraica italiana, ruota intorno alla vita politica di una figura alquanto misteriosa e poco conosciuta, un certo Giovanni Preziosi, un campano, ex religioso, uomo di pensiero, che per tutta la sua vita si è concentrato sul problema dell'”Internazionale ebraica” operante in Italia. Attraverso la sua rivista “La vita Italiana”, divenne l'uomo politico più antisemita in Italia. Anche se guardando la sua carriera di antisemita,“sembra possa dirsi che egli fu sempre assai lontano dai 'deliri' tipici di altre persone e di altri luoghi. Gli furono infatti estranee le fantasie mitico-razziali alle quali si abbandonarono ad esempio un Chamberlain o lo stesso Rosemberg”. Per quanto riguarda il “delirio”, si trattò sempre e comunque di un “delirio 'a bassa intensità'”. Anche se basava le sue teorie sull'antisemitismo sui “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”, rivelatesi poi un falso storico.

Successivamente Preziosi si legò al gerarca fascista Roberto Farinacci, diventando il nume tutelare dell'antisemitismo, per molto tempo fu ignorato dal duce, soltanto durante la guerra ha ottenuto la sua attenzione con la nomina a Ispettore Generale per la razza. Piuttosto il nostro aveva rapporti diretti con i gerarchi nazisti, da Goebbels a Rosemberg fino allo stesso Hitler.

Nel testo di Canosa emerge chiaramente come la questione dell'ebraismo, era molto sentita in quegli anni, non tanto in Italia, ma nel resto dell'Europa. Sono interessanti a questo riguardo alcuni articoli pubblicati sulla rivista dei gesuiti,“La Civiltà Cattolica”. E comunque per restare all'Italia, secondo Canosa,“le tracce di antisemitismo, pure presenti in misura trascurabile nel pensiero liberale di fine secolo e in misura maggiore in quello cattolico, non furono mai tali che sulla loro base potessero sorgere e affermarsi teorie razzistiche antiebraiche di una qualche presa e pericolosità”.

Pertanto secondo Canosa,“sembrava un'impresa impossibile da realizzare quella di costruire un antisemitismo italiano degno di considerazione”.

Tuttavia se si vuole fare un po' di storia dell'antisemitismo italiano, nel IV capitolo, Canosa dà conto di quello che era successo in Italia, tra l'Ottocento e il Novecento e pare che la sola forma di antisemitismo, anche se lontano dalle forme estreme presenti in altre parti dell'Europa, fosse quello cattolico, almeno da quello che ha notato Renzo De Felice. Non si sa se questo sia dovuto allo scarso peso demografico degli ebrei in Italia (tra le 35 mila e le 40 mila persone) o perché non avessero mai occupato un posto di primo piano nella vita economico-politica del paese.

Fu durante il pontificato di Leone XIII che si intensificò un certo attacco della stampa cattolica contro gli ebrei, associandoli ai massoni. In primo piano c'era La Civiltà Cattolica che ha riservato almeno per un decennio una particolare attenzione agli ebrei europei e italiani. E lo stesso Preziosi, molti anni dopo, al tempo delle leggi razziali fasciste, ripubblica sulla sua rivista gli articoli pubblicati dalla rivista dei gesuiti, in particolare un articolo,“Della questione giudaica in Europa”del padre Raffaele Ballerini, apparso nel 1890. In particolare si fa riferimento alla polemica parallela su come considerare gli ebrei, tra due padri Oreglia e Guidetti.

Ritornando a Ballerini,“il padre gesuita iniziava con il notare quanto fosse viva in Europa, ancora alla fine del secolo XIX, la questione ebraica, quanto essa perturbasse le maggiori nazioni, preoccupate per 'l'invasione degli israeliti in ogni appartenenza della vita pubblica e sociale' e come in Francia, in Austria, in Germania, in Inghilterra, in Russia, in Romania e in altri luoghi fossero sorte delle leghe per arrestarla”. Ballerini era convinto però che la “questione giudaica”non nascesse per odio di religione o di stirpe, “In realtà essa nasceva dall'abbandono da parte degli ebrei della legge mosaica e dalla sua surrogazione con il Talmud”. Il cardine del talmudismo prevedeva “l'oppressione e la spogliazione dei popoli che ai suoi seguaci avessero concesso ospitale soggiorno”. Non solo ma secondo il talmud, gli israeliti sono la razza superiore del genero umano e che solo a loro compete il diritto di conseguire il pieno “possesso dell'universo”.

Interessante a questo proposito le considerazioni di padre Ballerini in riguardo alle rivoluzioni dell'Ottocento che hanno portato alla scomparsa di numerose monarchie e ordinamenti cristiani, senza che i popoli beneficiassero di nulla. Il tutto unicamente a pro del giudaismo. Fanno impressione le riflessioni del padre gesuita sulle condizioni dell'impero asburgico, qui come in nessun altro luogo, in trent'anni dalla loro  emancipazione, hanno conquistato il potere in ogni ambiente.“Nella capitale austriaca essi avevano occupato le banche e con questo il giro del pubblico denaro […] Tutti i primari giornali erano in mano loro ed erano diretti e scritti da 'centodieci loro confratelli'. Loro monopolio era anche l'università, della quale occupavano pressoché tutte le cattedre[...]”. Ulteriori riflessioni si trovano in merito alla rivoluzione bolscevica russa, organizzata perlopiù da elementi molto vicini al giudaismo. Soltanto due, Lenin e Cicerin, erano russi, “gli altri diciassette erano tutti figli di Israele”.

Il libro di Canosa ripercorre le varie vicende su come si è giunti alle leggi razziali, alle posizioni dei giornali e in particolare alle spinte di Preziosi e Farinacci. Il testo fa riferimento ai vari provvedimenti, ai vari criteri su chi doveva essere discriminato, su chi poteva essere espulso e chi no.

Infatti dando uno sguardo ai decreti legislativi riguardanti le leggi razziali, c'erano almeno sette categorie esentate dalle discriminazioni, almeno nella prima fase delle leggi. Probabilmente poi con la degenerazione della guerra ai nazisti non importava più nulla delle varie discriminanti delle leggi razziali fasciste. Infatti “la guerra portò con sé una nuova grave vessazione nei confronti degli ebrei, costituita dall'internamento”. Canosa riporta due circolari telegrafiche, inviate alle prefetture con elenchi di ebrei pericolosi da internare. E qui ritorna a farsi sentire la Santa Sede insistendo sugli inconvenienti prodotti dalla legislazione razziale nell'ambito dei matrimoni misti. riporta i vari e dolorosi rastrellamenti di ebrei nelle città italiane.“Gli arrestati dell'Italia settentrionale furono condotti nel carcere milanese di San Vittore che fungeva da luogo di raccolta”. E dopo portati alla stazione Centrale caricati su carri merci, furono spediti per il campo di concentramento di Auschwitz. Tuttavia da tutti i riferimenti riportati nel libro, appare evidente “la sostanziale connivenza delle autorità italiane, 'grandi' e piccole, nei confronti dei tedeschi, alle cui richieste, contrastanti con le leggi italiane vigenti, il più delle volte non venne mossa neppure la più blanda delle obiezioni e, nei casi in cui venne mossa, rientrò immediatamente, non appena i tedeschi fecero mostra di qualche insistenza”.

“Le leggi razziali non restarono senza eco nella Chiesa e negli ambienti ufficiali cattolici, i quali ebbero a manifestare qualche perplessità nei loro confronti, anche se di modesta entità”. La Civiltà Cattolica, tirata in ballo da Preziosi, ritenne opportuno precisare il suo punto di vista sulla questione ebraica in due articoli a firma di Enrico Rosa. Praticamente si precisava che i testi di Ballerini, di cinquant'anni fa, erano stati scritti in altri contesti e probabilmente era stato travisato il suo pensiero, che non rappresentava un “programma di vendetta o di rappresaglia”, o di “guerra senza quartiere” contro gli ebrei. Anzi,“esso era invece un caldo e motivato richiamo alla vigilanza e alla difesa, efficace ma pacifica, contro un pericolo e disordine civile, non meno che religioso e morale, della società moderna, minacciata dal giudaismo”. A questo punto Canosa ci tiene a precisare che “quello mussoliniano, almeno fino al momento in cui il Rosa scriveva, non appariva (e non era), a differenza di quello nazista, un atto di guerra contro gli ebrei, ma rassomigliava stranamente proprio al programma di 'vigilanza e difesa, efficace ma pacifica' del Ballerini [..]”. Canosa passa poi all'atteggiamento tenuto nei confronti delle leggi dalla Santa Sede, e si dà conto di una serie di lettere dove si prospettavano preoccupazioni sulle varie discriminazioni, in particolare ai matrimoni misti. In particolare si fa riferimento a due lettere di Pio XI, una al Presidente del consiglio e l'altra al Re.

Tuttavia Canosa sull'atteggiamento della Chiesa nei confronti delle leggi, è d'accordo con lo storico De Felice, che scrive:“In cinque mesi di trattative in pratica mai la Santa Sede affrontò ex professo la questione dell'antisemitismo. Anche nei momenti di più accesa polemica, questa si rivolse genericamente contro il razzismo, mai contro l'antisemitismo”. Anche se il Papa e la maggioranza delle gerarchie cattoliche “era, in sostanza, desiderosa di non apparire, agli occhi dell'opinione pubblica fiancheggiatrice della politica razziale fascista, perchè temeva che questa potesse, sull'esempio tedesco, degenerare in un anticristianesimo [...]”.

Lo studio di Canosa prende in considerazione una grande vastità di argomenti, spesso anche complessi, pretendendo forse di dare a tutti qualche risposta, ma non è certamente facile, come si può notare esaminando il testo.

È necessario approfondire, seppur in termini divulgativi, il discorso avviato nel pezzo precedente sui concetti di Grazia e ragione all’indomani dell’occamismo. La ragione umana, insomma, lungi dal farsi misurare dalle cose – Res sunt  e ad esse adeguarsi – adaeguatio intellectus et rei –, si riduceva a mera tecnica: l’uomo si salvava solo per mezzo della volontà. In questo modo, l’occamismo respinse una delle conquiste più profonde della Scolastica, soprattutto nella versione tomista: l’analogia entis. Tramite essa,  accompagnata dalla fiducia nella ragione dell’uomo, la Scolastica aveva costruito un “ponte” sicuro tra Dio e l’uomo. San Tommaso, infatti, combinando in modo originale la dottrina della partecipazione platonica dell’essere, con elementi aristotelici, spiegò, che essendo essere sia Dio, sia – seppur in grado infinitamente inferiore- l’uomo, esisteva un’analogia tra il Creatore e la creatura. Questo fattore rendeva possibile, conoscere qualcosa di Dio, a partire dalla realtà naturale. L’occamismo, come abbiamo visto, proprio perché aveva rifiutato la recta ratio, rescisse questo legame, rendendo separati,non distinti, Dio e uomo, fede e scienza, natura e grazia: date queste premesse, ne conseguiva, che l’intelletto umano non poteva più esplorare razionalmente i contenuti della fede, per comprendendoli sempre meglio. La Grazia, in questa costruzione, diveniva un elemento secondario. Nel binomio Dio-Volontà, vinceva la Volontà. Lutero, dall’occamismo, assorbì una certa sfiducia nella ragione, ma per dirla con il già ricordato Lortz, in base all’idea del volere arbitrario di Dio, sostenuta da Occam, s’insinuò – in lui – l’idea micidiale che fosse dannato. Da lì, ebbe poi la spinta, verso quello che può essere considerato il suo contributo teologico specifico: l’uomo è giustificato solo dalla fede e non servono a nulla i suoi sforzi soggettivi, per ottenere la salvezza. Nel binomio prima ricordato, scelse l’unilateralità dell’azione di Dio; dimentico dell’insegnamento del suo maestro, S. Agostino, ( Dio che ti ha creato senza di te, non ti salverà senza di te), significante,che lo sforzo dell’uomo, per ottenere la salvezza, pur essendo oggettivamente povero e assolutamente insufficiente dinanzi alla Maestà di Dio, manifesta, tuttavia, soggettivamente, la necessità, richiesta dal nostro essere persona, di cooperare alla propria salvezza. Necessità saldamente legata alla libertà di ciascuno. Il grande filosofo e sacerdote stimmatino padre Cornelio Fabro,  stretto collaboratore di Paolo VI (1963-1978) , che a lui ricorreva, per dirimere le massime controversie filosofiche e teologiche; in merito alla giustificazione, così si espresse: «Il Regno di Dio è vicino, non compiuto, perché il Regno di Dio si compie mediante la libertà. Sarebbe comodo se tutto fosse fatto da Dio. Dio dona l’immensità della Sua Misericordia, ma l’uomo deve donare la libertà della sua scelta. L’uomo deve entrare nel banchetto divino non come giumento, non come una bestia che riceve il cibo, ma come un figlio che mostra sulla sua fronte e nell’intimo del suo spirito l’Immagine del suo Padre». In sintesi: la concezione cattolica considerava la persona, che nasce con il peso del peccato originale, inclinante al peccato; “ferita” da esso, ma non “uccisa”; salvata, poi, dal suo rapporto con Cristo, venendo incorporata, mediante il Battesimo, nel Suo Corpo, la cui presenza viva continua nella Chiesa, che ha, quindi, valore sacramentale. Questa struttura sacramentale immette, chi la vive con pienezza, nella vita stessa di Cristo.

Il Rinascimento, come abbiamo visto, col suo umanesimo paganeggiante, stimolò quello spirito d’orgoglio e di autonomia, che dopo il peccato originale, ci caratterizza in quanto uomini e contro il quale, chi più, chi meno, tutti dobbiamo lottare. L’individualismo trionfò e contro i sani dettami della filosofia scolastica, vietava all’uomo di consegnarsi ad una qualsivoglia autorità a lui esterna. Questa fu una delle tante cause umane, che determinò quella Riforma ,che-non entro nel merito della questione teologica, la quale esula dagli scopi di questo articolo-, secondo il già ricordato storico  gesuita J. Lortz è la più grande catastrofe abbattutasi sulla Chiesa nell’intero corso della sua storia, fino ad oggi. Naturalmente, fu un evento di tale portata , da avere anche ripercussioni politiche e sociali: quelle che ci interessano in questo scritto. Il monaco agostiniano Martin Lutero (1483-1546), l’iniziatore della Riforma, da un punto di vista culturale non aveva conosciuto direttamente la Scolastica del duecento, di stampo tomista, ma non solo,  bensì quella decadente del trecento, quella occamista. L’occamismo come già visto in precedenza, ribaltò il rapporto tra intelligenza e volontà, persino in Dio stesso, del quale fu messa in particolare rilievo, l’Onnipotenza della Volontà, a scapito del Logos ordinante ed immutabile, in modo tale, che Egli avrebbe potuto cambiare, ad es., la morale e comandare, come giusto, anche l’omicidio …; la ragione umana, insomma, si riduceva a mera tecnica: l’uomo si salvava solo per mezzo della volontà. Lutero dall’occamismo ereditò una sfiducia nelle capacità della ragione umana, ma reagì “violentemente” al suo volontarismo: così, mentre umanesimo e occamismo sopravvalutavano l’azione dell’uomo nella salvezza, l’ex monaco agostiniano l’annullò, ponendo la “giustificazione”, unicamente nei meriti di Cristo, senza alcun concorso umano. Come notò argutamente Papa Benedetto XVI (2005-2013) nell’Enciclica Spe Salvi al par 7, Lutero, fra gli altri, mutò il termine greco usato nella Lettera agli Ebrei (elenchos), in riferimento alla fede, che ha valore oggettivo di prova, in Festsehen, che ha quello soggettivo di convinzione, dando il là definitivo al soggettivismo. Da lì il passo alla ribellione e al disgregarsi dell’Europa, fu breve. Certo, la Chiesa di Roma aveva le sue colpe, soprattutto negli uomini di curia. Lo storico Daniel Rops ha definito la Chiesa alla vigilia del Concilio di Trento,(1545) come «un cadavere in brandelli» . Lo scrittore cattolico più celebre, Vittorio Messori, descrivendo la situazione della Chiesa rinascimentale, ha affermato: «La Chiesa sembrava un infermo senza speranza, ormai allo stadio terminale, anche perché mancava di uomini: ce ne erano tanti, forse fin troppi, abili, talvolta abilissimi, in ogni specie di arte, nelle scienze, nella politica, nella diplomazia,magari nella guerra». Mancavano, in pratica, teologi e filosofi di rango, che non fossero semplici ripetitori del passato, dai quali si sarebbe dovuti ripartire. In questa situazione, la riforma luterana ,pur iniziata con la voglia e il desiderio di purificare la Chiesa dai suoi eccessi, ben presto si allontanò dall’ortodossia.  D’altronde, sempre seguendo qui il valido ragionamento di  Messori, la situazione morale della periferia della Chiesa non coincideva con quella romana, certamente meno evangelica; erano quelli, tra le altre cose, gli anni in cui operava il nepotismo di alcuni pontefici. Messori cita a sostegno, un’interessantissima considerazione di uno dei massimi avversari del cristianesimo, in particolare nella sua versione cattolica, Friedrich Nietzsche (1844-1900), che nella Gaia scienza, scrisse: «All’epoca della grande corruzione della Chiesa, essa era in Germania, pochissimo corrotta… relativamente parlando, nessun popolo fu mai più cristiano dei tedeschi all’epoca di Lutero; la loro cultura cristiana era giusto pronta per sbocciare in una centuplicata magnificenza di fioritura. Non mancava ancora che una sola notte: ma questa portò la tempesta che pose termine a tutto». Impressionante il mysterium iniquitatis, qui sicuramente all’opera… La chiesa, pur a “brandelli”  reagì splendidamente; le cronache di quei tempi ricordano, che il giorno d’apertura del tridentino, parteciparono alla processione inaugurale la “miseria” di 4 cardinali, 4arcivescovi, 21 vescovi e 5 padri generali di Ordini religiosi, su oltre 600, che ne avevano teoricamente diritto. Sui risultati raggiunti da quell’assise,ascoltiamo ancora Messori: «In una Chiesa dalla struttura umana esausta,corrotta, interessata più agli studi umanistici che a quelli biblici, più alla scienza e alla bellezza del mondo che alla stultitia crucis, in una Chiesa così, chi avrebbe immaginato che si nascondesse una tale sapienza teologica da definire con nettezza stupefacente(in fondo, per la prima volta) il cattolicesimo nella sua piena ortodossia?» Domanda questa, che può avere risposta solo nella fede nel Suo Signore, che promise con il non praevalebunt, l indefettibilità della Chiesa. Sul piano politico-sociale il Concilio di Trento (1545-1563) incise nel profondo sui paesi,che si mantennero fedeli a Roma. L’Europa divenne una sorta di “campo di battaglia”, per quelle che,indebitamente, furono definite guerre di religione. La realtà, infatti, ci parla di guerre per l’egemonia politica, che ebbero la religione a pretesto. Cattolici e protestanti si scontrarono,sì, ma spesso mischiati fra loro e non solo! La Francia, figlia primogenita della Chiesa, non esitò a schierarsi con la Germania protestante e con i Turchi (!), pur di interrompere l’egemonia politica dell’altrettanto cattolica Spagna di Carlo V(1500-1558). La Francia, non paga di ciò, ostacolò pure il tentativo degli Asburgo d’Austria, nel 600, e della stessa Spagna, di reprimere- anche per motivi economici- il calvinismo nei Paesi Bassi, specialmente nelle province Unite (Olanda), divenute, nel frattempo, la massima potenza economica in Europa. I protestanti, grazie all’aiuto economico/militare della cattolica Francia, riuscirono a sventare i progetti della casa reale austriaca. Dal 1618 al 1648 si combatté la guerra dei Trent’anni, al termine della quale, con la pace di Westfalia, si sancì ufficialmente la divisione dell’Europa tra cattolici e protestanti. Inoltre, fu esteso, a livello continentale, il principio sancito con la Pace di Augusta(1555), cuius regio eius religio, secondo il quale, i principi tedeschi avevano la potestà di scegliere la religione dei propri sudditi. A ben vedere, questo principio negava in radice, l’identità stessa delle comunità nate dalla Riforma, strutturatesi storicamente come Chiese della libertà. A meno di 30 anni dal suo’esordio, infatti, la Riforma fece svanire le libertà promesse. Si era passati, da una libera sottomissione al Papa, ad una forzata sottomissione al Principe. Questione nodale, questa, messa a fuoco,lucidamente, dal già citato J. Lortz: «Nella  pace di Augusta non solo i seguaci della Riforma acquistarono il diritto di organizzare la loro vita religiosa ed ecclesiastica secondo la loro coscienza, a differenza e in opposizione alla forma cattolica passata, ma al tempo stesso fu gravemente minata  la libertà di coscienza: il potere civile ottenne il diritto di disporre della coscienza dei sudditi». Possiamo rilevare, che fu messo in moto un meccanismo pericoloso, giunto fino a noi; negli ultimi anni, infatti, a livello legislativo, usando in modo distorto il diritto, si sta tentando di “silenziare” la coscienza, soprattutto sui temi di bioetica, di chi non si allinea alla Vulgata corrente, sedicente progressista ed orientata verso un’autodeterminazione assoluta dell’uomo.  La pace di Westfalia, peraltro, fu un grave colpo all’unità europea, così com’era stata fino ad allora. I singoli Stati,infatti, si configurarono sempre più come autonomi gli uni rispetto agli altri e,dunque, con una conflittualità reciproca,  potenzialmente, più accentuata; esattamente, quel che ci ha poi dimostrato la storia successiva.  La concezione del Sacro Romano Impero fu minata fin nelle fondamenta; nelle parole del filosofo W. Leibniz (1646-1716), esso era stato una sorta di «repubblica comune delle genti cristiane, di cui erano capi il pontefice per le cose sacre e per le temporali l’Imperatore». Una breve, ma efficace descrizione di quel che l’Impero ha rappresentato per la storia europea, la troviamo nelle parole dello scrittore tedesco, massacrato dai nazisti, F. Malleczewen (1884-1945): «E’ un sogno passato l’unità cristiana; è un ricordo il tempo in cui al signore imperiale del mondo visibile era affidato il compito di trovare nell’idea dell’antico impero e nell’invisibile la formula sacra della riconciliazione dei popoli e della pace sulla terra. Sapevamo che tale formula non esiste su questa terra insanguinata, ma pur sapendolo, la cercammo».

La distruzione dell’unità religiosa, all’interno stesso della civiltà europea, divenne ‒ secondo Lortz ‒ ,probabilmente, la causa più forte dell’attuale età ostile alla fede. Il moltiplicarsi, in seno all’unità cattolica, di svariate confessioni, che si richiamavano,ugualmente, al cristianesimo, infatti, fece sorgere il dubbio su quale potesse essere quella vera. Il discorso,ovviamente, deve proseguire.

 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI