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Giovedì, 19 Settembre 2019

Non è vero che noi calabresi siamo sempre gli ultimi

Il referendum del 17 Aprile sulle trivelle non ha raggiunto il quorum perché la percentuale dei votanti si è fermata al 31.19. Se si considera che alle ultime elezioni europee ha votato il 57% degli aventi diritto e che il partito che a queste elezioni aveva preso il 40% dei voti ha dato indicazione di non andare a votare non è un risultato da buttar via. Nella graduatoria della partecipazione al voto delle regioni è risultato che la Calabria è la terzultima per affluenza al voto con il 26,69%. Apriti cielo : Calabria fanalino di coda, vergogna, siamo sempre i soliti e altri commenti tutti su questa falsariga. Ciò che meraviglia è che a fare questi commenti non è soltanto la stampa nazionale ma anche e specialmente i giornali e le televisioni calabresi troppo lesti all’autoflagellazione e all’autodenigrazione della Calabria. Le cose stanno proprio così?, noi calabresi siamo sempre i soliti brutti, piccoli, sporchi e cattivi oltre che tutti mafiosi?. Forse no. Infatti il senso e la domanda vera del referendum sulle trivelle era: volete voi un futuro con il petrolio oppure un futuro costruito sulle energie alternative?, senso e domanda di pertinenza e di interesse maggiormente delle giovani generazioni. Ma allora perché le giovani generazioni della Calabria non hanno risposto alla domanda e sono andati a votare in numero minore dei loro coetanei del nord?. Ma perché di giovani calabresi il giorno del referendum (e anche gli altri giorni dell’anno) in Calabria ce ne erano molto pochi, perché erano a lavorare fuori regione, perché erano a cercare lavoro fuori regione e perché erano a studiare fuori regione. Se si considera che la differenza di percentuale di affluenza alle urne tra l’Italia e la Calabria è stata di 4,5 punti corrispondente in circa sessantamila voti, che gli aventi diritto al voto in Calabria erano 1557106, che di questi 1557106 i giovani elettori (18-30 anni) sono almeno 280.000, che almeno la metà di questi giovani al momento del voto si trovavano fuori regione, si può facilmente comprendere che con loro presenti in Calabria si sarebbero facilmente colmati quei quattro punti e mezzo di voti in meno della Calabria verso il resto d’Italia, che tanto scandalo e allarme hanno creato nella stampa e nelle televisioni calabresi. Allora il vero problema del risultato del referendum in Calabria non è quel 4,5% di voti in meno ma la sudditanza psicologica, la cultura dell’inferiorità che noi calabresi ci siamo autoinculcati e che non ci permette di essere obiettivi e coscienti delle nostre capacità, retaggio della lombrosiana teoria del calabrese criminale costituzionale di 150 anni fa. Se a questo aggiungiamo che il governatore della Calabria , regione contitolare del referendum, si è ricordato solo il giorno prima delle elezioni di dichiarare che sarebbe andato a votare e che il segretario regionale del partito di maggioranza ha ribadito l’indicazione al non voto si capisce ancora di più che non è vergogna quel 4.5% di affluenza in meno alle urne da parte della Calabria.. La cosa grave è che questa inferiorità culturale manifestatasi nel post referendum si manifesta in altri campi non meno importanti della vita calabrese come la sanità. Infatti a fronte di una imposizione da parte del governo alla regione Calabria di un piano di rientro sanitario   ingiusto e dannoso per i malati calabresi, non vi è la giusta e proporzionata reazione da parte degli amministratori, della politica, della informazione e degli stessi medici calabresi, nonostante che nel decreto n. 103 del 30 settembre 2015 del commissario al piano di rientro ing. Scura controfirmato dalla regione Calabria nella persona del dott. Fatarella, vi è la definitiva certificazione che tra i circa due milioni di calabresi ci sono quasi trecentomila malati cronici in più che in un corrispondente numero di altri italiani. La Calabria continua ad accettare passivamente il fatto che a fronte di più malati, abbiamo meno finanziamenti e che su quei pochi finanziamenti siamo costretti ad ulteriori sacrifici. Sempre per la solita inferiorità e sudditanza culturale.

Dott. Nanci Giacinto medico di famiglia

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