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Venerdì, 10 Luglio 2020

Settimio Severo non è fra gli imperatori romani più ricordati. Eppure, nei vent’anni scarsi in cui fu in carica, dal 193 dopo Cristo alla morte, rivoluzionò la sua carica, trasformando una reggenza per conto del Senato in un comando vero e proprio, fondato sull’investitura militare ricevuta dalle legioni. Originario di Leptis Magna, nell’odierna Libia, mutuò dall’oriente ellenistico la sacralità della propria figura, imponendosi come dominus ma anche come deus.

Dunque non vi è alcun dubbio: un personaggio del genere sarebbe felice di sapere che la sua testa, a distanza di tanti secoli, è quotata ben mezzo milione di dollari.  

È stato il Reparto Operativo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale a scoprirlo, individuando negli Stati Uniti d’America il prestigioso reperto archeologico trafugato dall’Italia. La testa in marmo dell’imperatore, risalente al suo periodo, era stata asportata nel corso di una rapina a mano armata commessa nel 1985 presso l’Antiquarium dell’Anfiteatro Campano in Santa Maria Capua Vetere (Caserta), che coincide con l’antica Capua, ove si trova anche un interessante Museo dei Gladiatori.

La scultura era in vendita presso una nota casa d’aste di New York, con una stima tra i 400.000 e i 600.000 dollari. In seguito alla segnalazione e alle inconfutabili evidenze fornite dal Reparto Operativo TPC attraverso il canale Interpol, è stata posta sotto sequestro dall’Autorità Giudiziaria statunitense, il New York County District Attorney’s Office, dove con il capo della Antiquities Trafficking Unit, Matthew Bogdanos, è in vita da molto tempo una proficua collaborazione.

Le attuali restrizioni dovute alla presenza del Coronavirus non consentono di rimpatriare subito il bene, che sarà restituito all’Italia e riportato a casa non appena possibile.

Dopo i successi degli scorsi anni torna, dall’8 luglio all’8 novembre 2020, lo straordinario progetto Viaggi nell'antica Roma con lo spettacolo multimediale che racconta e fa rivivere la storia del Foro di Augusto. 

Il progetto, che fa parte del nuovo palinsesto di Roma Capitale ROMARAMA, è promosso da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e prodotto da Zètema Progetto Cultura. Ideazione e cura di Piero Angela e Paco Lanciano con la storica collaborazione di Gaetano Capasso e con la Direzione Scientifica della Sovrintendenza Capitolina.

Seduti sull’apposita tribuna realizzata in via Alessandrina, gli spettatori potranno tornare a godere di una rappresentazione emozionante e allo stesso tempo ricca di informazioni dal grande rigore storico e scientifico, accompagnati dalla voce di Piero Angela e dalla visione di magnifici filmati e proiezioni che ricostruiscono il luogo così come si presentava nell’antica Roma.

Lo spettacolo - fruibile in 8 lingue (italiano, inglese, francese, russo, spagnolo, tedesco, cinese e giapponese) e con tre repliche di 40 minuti ogni sera - si svolgerà nel rispetto delle misure di prevenzione anti Covid-19: ingresso contingentato (max 50 persone a replica), misurazione della temperatura, utilizzo di audioguide protette da involucro monouso e auricolari monouso, distanziamento interpersonale di un metro con segnaposti prestabiliti sulle tribune.

Lo spettacolo

Il racconto del Foro di Augusto inizia dai marmi ancora visibili nel Foro. Attraverso una multiproiezione di luci, immagini, filmati e animazioni, il racconto di Piero Angela si sofferma sulla figura di Augusto, la cui gigantesca statua, alta ben 12 metri, era custodita accanto al tempio dedicato a Marte Ultore. Con Augusto, Roma ha inaugurato un nuovo periodo della sua storia: l’età imperiale è stata, infatti, quella della grande ascesa che, nel giro di poco più di un secolo, ha portato Roma a regnare su un impero esteso dall’attuale Inghilterra ai confini con l’odierno Iraq, comprendendo gran parte dell’Europa, del Medio Oriente e tutto il Nord Africa. Queste conquiste portarono all’espansione non solo di un impero, ma anche di una grande civiltà fatta di cultura, tecnologia, regole giuridiche, arte. In tutte le zone dell’Impero ancora oggi sono rimaste le tracce di quel passato, con anfiteatri, terme, biblioteche, templi, strade.

Dopo Augusto, del resto, altri imperatori come Nerva e Traiano lasciarono la loro traccia nei Fori Imperiali costruendo il proprio Foro. Roma a quel tempo contava più di un milione di abitanti: nessuna città al mondo aveva mai avuto una popolazione di quelle proporzioni. Era la grande metropoli dell’antichità: la capitale dell’economia, del diritto, del potere e del divertimento.

 

Con 30 nuove opere relative a ponti, acquedotti e mercati, lunedì 29 giugno apre al pubblico la seconda parte della mostra CIVIS CIVITAS CIVILITAS. Roma antica modello di città, ospitata ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali e dedicata alla rappresentazione della città nel suo valore più pieno di espressione della civiltà romana.

Aperta il 21 dicembre 2019 e sospesa dal 9 marzo al 2 giugno per le misure di contenimento del Covid-19, la mostra è prorogata fino al 18 ottobre 2020 (rispetto alla prevista chiusura del 6 settembre) e riapre ai visitatori nel rispetto delle linee guida per contenere la diffusione del Covid-19 consentendo, al contempo, lo svolgimento di una normale visita museale.

La mostra promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali è curata da Claudio Parisi Presicce e da Claudia Cecamore, con la collaborazione del personale del Museo dei Fori Imperiali e del Museo della Civiltà Romana. Organizzazione Zètema Progetto Cultura.

Per l’occasione è stata realizzata una guida breve edita da De Luca editori d’Arte ed è prevista la pubblicazione dell'atlante fotografico dei plastici dopo il loro restauro, edita da L’Erma di Bretschneider.

L'esposizione, allestita nella Grande Aula e sui matronei del Museo, è stata concepita come un evento dal carattere dinamico: dallo scorso dicembre sono in mostra 58 plastici e 6 calchi di ritratti di famosi personaggi del mondo romano, vòlti ad illustrare gli spazi pubblici, fori, templi, curie, edifici termali ed edifici per spettacolo, archi e porte urbiche,  sepolcri e monumenta e  dal 29 giugno sarà possibile ammirare un nuovo nucleo di modelli, costituito da 24 plastici, 5 rilievi e un ritratto. Con queste nuove opere l'immagine della Civitas si completa con le infrastrutture legate alla mobilità (ponti), all’acqua (acquedotti e sistemi di accumulo e distribuzione), al commercio (mercati).

L’infrastrutturazione del territorio costituisce il tessuto connettivo che permette alle città di alimentarsi di cibo e acqua, di scambiare merci, di mantenere stretto contatto con l'amministrazione centrale.

Ponti e acquedotti romani, spesso rimasti in uso o recuperati in età postantica, sono un vero landmark della penetrazione della cultura romana e compaiono in territori anche molto lontani e periferici rispetto alle vie di comunicazione più note. Il plastico del Pont du Gard, il celebre acquedotto che riforniva d'acqua la città di Nemausus (Nîmes) apre questa sezione presieduta dal ritratto di Nerva. Una voce narrante accompagna il visitatore con un brano del De Aquaeductu di Frontino, l’architetto nominato curator aquarum da Nerva nel 95.

I mercati nella città romana sono una vera e propria infrastruttura economica: ampi spazi con tabernae distribuite lungo il perimetro e zone coperte con fontane e vasche per la pulizia delle merci; i plastici dei mercati di Leptis Magna e di Timgad rappresentano questa tipologia. In questa sala una voce narrante recita  un testo di Plauto e vivaci rilievi con raffigurazione di botteghe di macelleria, frutteria e vineria. illustrano la vita quotidiana nei luoghi del commercio.

Arrivano in mostra anche modelli, di cui è stato completato il restauro, pertinenti alle sezioni già in esposizione da dicembre. Fra questi lo spettacolare plastico del santuario di Baalbek. Mentre il monumentale modello del ponte di Rimini, in scala 1:20, ancora in restauro, sarà l’ultima opera a arrivare in esposizione.

Il progetto espositivo documenta il carattere prettamente urbano della cultura classica. La condivisione degli spazi, degli edifici e delle leggi costituisce la civitas, il fulcro della civiltà romana. La mostra è quindi un viaggio negli spazi e negli edifici delle città dell'Impero, rappresentati nei plastici in gesso del Museo della Civiltà Romana, in gran parte realizzati da Italo Gismondi per la Mostra Augustea della Romanità del 1937. I modelli raffigurano in parte lo stato di fatto dei monumenti negli anni Trenta del Novecento, in parte le loro ricostruzioni: all’intrinseco valore scientifico aggiungono pertanto anche il valore di documentazione di monumenti trasformati o scomparsi, soprattutto nei territori teatro di eventi bellici.

La mostra, nel suo complesso, sviluppa sette macro temi, tutti rappresentati dai plastici posizionati nella Grande Aula già per l'apertura del 20 dicembre, e poi declinati in una serie di temi specifici: gli spazi pubblici (indicati da fori, curie, capitolia e templi); l'acqua nel decoro della città (fontane, ninfei e terme); lo spettacolo (teatri e anfiteatri); il trionfo, l'onore e il passaggio (archi trionfali e onorari, porte urbiche); il commercio (mercati); la memoria individuale, familiare e dello Stato (sepolcri e monumenti); le infrastrutture (ponti, acquedotti, cisterne, castelli di distribuzione dell’acqua).

Spiccano, per le proporzioni e per l'accuratezza della resa, i plastici del Foro di Augusto, che apre la mostra e che per la sua efficacia comunicativa è stato spostato dalla sala sul matroneo a monte al vano centrale della Grande Aula, del Foro di Pompei con gli edifici annessi, della scena del teatro di Sabratha in Libia, delle Terme di Treviri in Germania e della Porta detta di Sant'andrea ad Autun, in Francia.

La narrazione del percorso è scandita da testi antichi pertinenti ai singoli temi e pronunciati dalle voci narranti degli stessi autori o dei loro destinatari, rappresentati da calchi di statue o ritratti del Museo della Civiltà Romana: fra questi risulta particolarmente vivace l’ambientazione delle terme descritta da Seneca in una lettera a un amico.

Le tipologie monumentali individuate sono pertanto significative del concetto di identità romana espresso con immediatezza e forza dall’architettura che costituiva il “segno” nel paesaggio dell’espansione di Roma.
Roma appare dunque ai visitatori della mostra quale modello di comunità (civitas) quanto mai contemporaneo nella sua multiculturalità.

 

La mostra Il Mondo di Leonardo. Codici interattivi, macchine, disegni apre al pubblico il 28 giugno a Pordenone. A ospitarla, dopo le esposizioni di Tokyo, Chicago, New York, Philadelphia, Toronto, Riyadh (Arabia Saudita), Kuwait City, San Paolo del Brasile e Città del Messico è PAFF! Palazzo Arti Fumetto Friuli, l'innovativo museo di Pordenone che punta sulle esposizioni interattive e coinvolgenti dedicate a un pubblico diversificato. Si tratta di una mostra che, a fianco di ricostruzioni inedite e a dimensioni reali delle macchine e ai disegni di Leonardo, propone il repertorio completo di opere in digitale, attraverso un percorso interattivo che permette di sfogliare virtualmente in versione integrale il Codice Atlantico, la più ampia raccolta di scritti e disegni di Leonardo e di svelare i meccanismi delle complesse invenzioni del maestro. Non una mostra convenzionale, quindi, ma un viaggio immersivo all'interno delle creazioni del genio, in cui i visitatori, sia adulti che bambini, potranno essere parte attiva e vivere un'esperienza del museo dinamica e divertente.

La mostra prevede una collezione di prototipi delle macchine, realizzati a partire dalle note scritte da Leonardo, fra i quali alcuni inediti, come il Grande organo continuo, che avrebbe rivoluzionato l'uso tradizionale dello strumento musicale.
12 macchine realizzate in dimensione reale e in scala, 4 macchine volanti con apertura alare di oltre 4 metri, 4 natanti, sono solo alcune delle ricostruzioni delle famose invenzioni leonardesche, capolavori tecnologici di un ingegno che seppe precorrere tutti i tempi. Fra queste è esposto anche l'antesignano del moderno robot, il noto Leone meccanico, realizzato in scala, per la lunghezza di 3 metri.

E ancora: due strumenti musicali a tasti funzionanti e una selezione di disegni, riproduzioni ufficiali provenienti dalla Reale Commissione Vinciana. Non solo modelli e riproduzioni di 20 disegni, che danno corpo alla multiforme produzione di Leonardo, consentendo una conoscenza ravvicinata e coinvolgente del genio rinascimentale, ma anche un percorso di approfondimento, che permette di rivelare tutto ciò che sta dietro alle sue invenzioni pionieristiche.

Una conoscenza mediata attraverso strumenti tecnologici di ultima generazione, come le postazioni multimediali, che danno il privilegio di “sfogliare” pagina per pagina due fra i testi leonardeschi di maggior rilievo: il famoso Codice Atlantico, la più ampia raccolta di scritti e disegni di Leonardo, e il Codice del Volo, il testo che annota le sue ricerche sugli uccelli e le macchine volanti.

Per capire il funzionamento delle macchine è possibile aprire, smontare le invenzioni e ricomporre virtualmente, grazie a un software che le scompone in mattoncini di un gioco digitalizzato, che appassiona i visitatori di tutte le età.
L'esposizione è allestita in due sale della galleria moderna all'interno di PAFF! Palazzo Arti Fumetto Friuli di Pordenone, nella Villa di Parco Galvani, per una superficie di circa 400 metri quadri. L'allestimento e le modalità di fruizione della mostra rispettano le disposizioni di sicurezza relative all’emergenza covid-19.

L'esposizione propone un percorso di elevato livello scientifico, grazie alla collaborazione di un’eccellenza nello studio dell’eredità vinciana, l’istituzione milanese Leonardo3 Museum, ma allo stesso tempo dà vita a un percorso di forte impatto emozionale, aperto a tutti. Il Mondo di Leonardo. Codici interattivi, macchine, disegni si muove nella direzione di un nuovo concetto di istituzione culturale, che vede nello smart-museum e nella tecnologia lo strumento per rendere i contenuti culturali stimolanti e attrattivi per un pubblico allargato. Muovendosi sulla scia dell’edutainment, dell’intrattenimento educativo, il PAFF! conferma con questa mostra l'adesione a un modello innovativo di museo, al confine fra l'istituzione culturale e il parco divertimenti. «Il percorso espositivo –afferma Giulio De Vita, fondatore e direttore artistico del museo PAFF! nonché direttore artistico della mostra- è concepito secondo livelli sovrapposti di esperienza che si integrano fa loro. Visiva, tattile, uditiva, ludica, emotiva, logica, in questo la tecnologia svolge oggi un ruolo importante ma è solo un tassello di un insieme di azioni che trasformano la visita di un museo in un'esperienza speciale, che rende protagonisti consapevoli di una scoperta».

Una mostra che usa una tecnologia sofisticata per parlare a tutti e coinvolgere il pubblico più vasto possibile, proponendo attività molto diversificate, che vanno incontro a diverse fasce d’età. Rivolgendosi ai più piccoli, PAFF! organizza all’interno dell’esposizione un percorso dedicato al disegno in stile fumettistico e dei workshop di fumetto, per dare un ulteriore livello di lettura della mostra e rileggere la figura e le scoperte di Leonardo in maniera giocosa.

Il PAFF! Palazzo Arti Fumetto Friuli di Pordenone è la prima istituzione culturale in Italia e una delle pochissime in Europa che promuove la divulgazione dell’arte e della scienza attraverso lo strumento facilitatore del fumetto, che permette una comprensione immediata e divertente delle tematiche culturali. Tramite il linguaggio intuitivo e giocoso delle immagini, PAFF! propone esposizioni temporanee, corsi di formazione, percorsi ludico-didattici, eventi e conferenze per varie fasce di pubblico. Fondato nel 2018 da Giulio De Vita, insieme a un team di professionisti provenienti da esperienze in settori eterogenei, PAFF! utilizza lo strumento del fumetto per interagire in modo creativo, smart e multidisciplinare con gli utenti e farli avvicinare in modo divertente alla cultura.

Il museo PAFF! è gestito dall’Associazione Vastagamma APS e sostenuto dalla Regione Friuli-Venezia Giulia e dal Comune di Pordenone. Concepito come progetto sperimentale, ha fin dal suo inizio dimostrato tutto il suo potenziale per la promozione del territorio grazie alla sua originalità e alla capacità, grazie alle caratteristiche del fumetto, di coniugarsi con ambiti e tematiche anche molto distanti fra loro: l’arte, la scienza, le discipline sociali.
La progettazione di adattamento della mostra Il Mondo di Leonardo. Codici interattivi, macchine, disegni per PAFF! è di Corde Architetti, il percorso di approfondimento è realizzato in collaborazione con Eupolis e con i disegni di Emanuele Barison, autore anche del disegno del manifesto.
www.paff.it

Leonardo3 Museum (L3) è un museo e centro di ricerca innovativo che studia, interpreta e rende fruibili per il grande pubblico le opere di Leonardo da Vinci, impiegando metodologie e tecnologie all’avanguardia. “Il mondo di Leonardo”, il museo di Milano in Piazza della Scala, inaugurato nel marzo 2013, ha ospitato fino a oggi oltre 1.400.000 visitatori. Le opere esposte a Pordenone fanno parte delle mostre itineranti di L3 che hanno visto tappe estere come Hong Kong, Simi Valley (California USA), Antalya (Turchia), Checiny (Polonia), Tokyo, Chicago, New York, Filadelfia, Toronto, Riyadh (Arabia Saudita), Kuwait City, San Paolo del Brasile e Città del Messico. «Edoardo Zanon del team di curatori della mostra per Leonardo3 dichiara: al museo PAFF! di Pordenone, presentiamo alcune tra le nostre ricerche più recenti, come il Grande organo continuo, che consentono di mettere “virtualmente” le mani sui progetti di Leonardo».

Ringrazio Cecilia Sandroni e Italiens PR, per l'invito del nostro Giornale alla conferenza Stampa,Curatori della mostra per Leonardo3 Museum sono Massimiliano Lisa, Mario Taddei ed Edoardo Zanon. La mostra è realizzata con il sostegno della Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia e il Comune di Pordenone.
 
 
 

In mostra il famoso Ragazzo morso da un ramarro del Caravaggio e oltre quaranta dipinti degli artisti che nel secolo XVII hanno subito in varia misura l'influsso della sua rivoluzione figurativa  

La mostra, curata da Maria Cristina Bandera, direttore scientifico della Fondazione Longhi, è dedicata alla raccolta dei dipinti caravaggeschi del grande storico dell'arte e collezionista Roberto Longhi (Alba 1890 – Firenze 1970), di cui ricorre nel 2020 il cinquantenario della scomparsa. Nella sua dimora fiorentina, villa Il Tasso, oggi sede della Fondazione che gli è intitolata, raccolse un numero notevole di opere dei maestri di tutte le epoche che furono per lui occasione di ricerca. Tra queste, il nucleo più rilevante e significativo è senza dubbio quello che comprende le opere del Caravaggio e dei suoi seguaci.

In mostra il famoso Ragazzo morso da un ramarro del Caravaggio, acquistato da Roberto Longhi alla fine degli anni Venti, e oltre quaranta opere che mostrano l'importanza dell'eredità di Caravaggio e della sua poesia: dalla Negazione di Pietro, grande capolavoro di Valentin de Boulogne, recentemente esposto al Metropolitan Museum of Art di New York e al Museo del Louvre di Parigi, all’Allegoria della Vanità, una delle opere più significative di Angelo Caroselli, ad opere di grande rilievo di artisti che hanno assimilato la lezione del Caravaggio, come - solo per citarne alcuni - Jusepe de Ribera, Battistello Caracciolo, Matthias Stomer, Giovanni Lanfranco.

La mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e dalla Fondazione di Studi di Storia dell'Arte Roberto Longhi. Organizzazione di Civita Mostre e Musei e Zètema Progetto Cultura. Catalogo Marsilio Editori.

 

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