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Lunedì, 21 Agosto 2017

La Fondazione Franco Zeffirelli Onlus, con sede a Firenze, nasce per volontà del Maestro di mettere a disposizione dei cultori e degli appassionati delle arti dello spettacolo il suo patrimonio artistico e culturale collezionato e custodito durante quasi 70 anni di carriera. Un patrimonio straordinario, costituito dal suo Archivio e dalla sua Biblioteca, dichiarato “di particolare interesse storico” da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Tale eredità oggi è devoluta al Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo per lo svolgimento delle sue attività. Presidente della Fondazione è Franco Zeffirelli, Presidente Onorario Gianni Letta e Vicepresidente Pippo Corsi Zeffirelli.

Ieri l’anteprima del Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo Franco Zeffirelli: un sorprendente viaggio nelle memorie storiche del Maestro alla presenza del Sindaco Dario Nardella, della vicesindaco Cristina Giachi e di numerose personalità del mondo politico, culturale e dello spettacolo.

Con la preview per la stampa e le Autorità cittadine, tocca oggi un importante traguardo verso la piena operatività il “Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo” (CIAS) della Fondazione Franco Zeffirelli Onlus, nato nella ex sede del Tribunale in Piazza San Firenze. 

Alle 11:00 Francesco Ermini Polacci, condirettore del Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo e responsabile artistico delle attività concertistiche della Fondazione, ha presentato al Sindaco di Firenze, Dario Nardella, alla sua vice, Cristina Giachi e a numerose personalità che rappresentano il gotha istituzionale e culturale della città toscana, nonché ai molti ospiti provenienti da ogni dove - gli attori che hanno lavorato col Maestro o che hanno voluto testimoniare con la presenza il loro apprezzamento, nonché tantissima stampa italiana e straniera -, la struttura che vuole diventare il baricentro di un nuovo modo non solo di valorizzare l’opera di Franco Zeffirelli, ma anche di divenire un faro di formazione rivolta alle giovani generazioni che hanno scelto di dedicarsi alle arti dello spettacolo, quali regia, scenografia, luci, composizione di colonne sonore, soggettistica.

“Siamo felici – ha detto Pippo Zeffirelli, vicepresidente esecutivo della Fondazione, anche a nome del padre adottivo – che il grande gesto di amore e devozione che Franco Zeffirelli ha compiuto, destinando il proprio patrimonio di cimeli e parte di quello in risorse economiche, alla Fondazione e alle sue attività formative, archivistiche, librarie, museali ed espositive trovi oggi e qui la sua consacrazione.” 

“Vi colpiranno – ha proseguito Pippo Zeffirelli - l’estrema suggestività degli allestimenti, che riordinano e danno conto di quasi 70 anni di carriera di un uomo di multiforme ingegno; l’immenso patrimonio costituito dai suoi strabilianti bozzetti, vere e proprie opere d’arte che immortalano le sue idee prima della realizzazione di film o di messinscene teatrali e operistiche; oppure i significativi costumi esposti, immaginati da lui perfino nei sontuosi ricami; i quasi 10 mila libri delle più disparate materie, consultati per realizzare i suoi lavori; un archivio di documenti sterminato. Negli uffici, nelle aule e nella Biblioteca abbiamo trovato il modo di riutilizzare gli arredi in legno del Tribunale.”

Franco Zeffirelli ha voluto donare così i frutti del suo spirito, immaginifico e geniale, a Firenze e al mondo, perché nulla vada perduto o ignorato, ma tutto sia linfa vitale per la forza creativa di giovani talenti nelle varie declinazioni delle arti dello spettacolo.

“Siamo entusiasti ed onorati di inaugurare il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo – afferma il Sindaco di Firenze Dario Nardella - che raccoglierà la grande eredità professionale del maestro Franco Zeffirelli, un centro dedicato all’immane mole di materiale raccolto nei decenni di successi nel cinema, scenografia, teatro, lirica e che accoglierà un museo, una biblioteca, corsi di regia, sceneggiatura, scenografia, fotografia, costume, recitazione. Da oggi l’ex tribunale di San Firenze non sarà più un bellissimo contenitore vuoto nel centro di Firenze ma diventerà un punto di riferimento per tutti quei giovani che vogliono intraprendere la strada dello spettacolo e sarà un vero e proprio gioiello culturale nel cuore della città.”

Sala dopo sala, si è snodata la visita degli ospiti che a pianterreno hanno trovato, oltre all’oratorio barocco che costituisce l’auditorium – disponibile per il Centro 120 giorni, essendosi il Comune di Firenze, locatore dell’immobile, riservato l’uso per il restante periodo dell’anno – le sale didattiche, la Biblioteca e l’Archivio nonché gli spazi di accoglienza e di ristoro. 

Il primo piano ospita il Museo vero e proprio, in un allestimento che avvince e coinvolge. Si entra nel ‘furor’ creativo di Franco Zeffirelli, trasferito in ogni tipo di spettacolo egli abbia affrontato e manifestatosi nei bozzetti, che descrivono nei minimi particolari ogni scena e accolgono a latere le note di regia, sintetiche ed espressive. 

Il cammino del visitatore culmina nella immensa sala dell’Inferno, ove si proietta in full HD un cortometraggio realizzato animando con tecniche digitali i bozzetti ed i disegni di arte concettuale che il Maestro ha creato per dare forma alla sua personale visione dell'inferno tratto dalla Divina Commedia di Dante Alighieri. Nato come progetto cinematografico negli anni '70 e mai giunto a compimento, di Zeffirelli's Inferno sono sopravvissute solo le 38 magnifiche tavole disegnate da Franco Zeffirelli raffiguranti l'addentrarsi del Sommo Poeta nella selva oscura, l'incontro con Virgilio, l'accesso alla valle infernale ed il viaggio attraverso i gironi fino all'uscita con il ritorno al mondo di superficie. Il progetto non venne mai realizzato perché Alfredo Bini non trovò alleanze per sostenere uno sforzo produttivo importante. Il Dante di Zeffirelli avrebbe, secondo le sue intenzioni, avuto il volto di Dustin Hofmann.

Altro grande successo zeffirelliano documentato nelle sale è quello del Gesù di Nazareth, che fu proiettato sia in Tv sia nelle sale cinematografiche mondiali, con oltre mezzo miliardo di spettatori. Intorno a quest’opera è fiorita un’aneddotica intrigante, come il racconto di una vera sincope che colpì Robert Powell, l’interprete del Cristo, nel corso della Crocifissione.

Nel corso dell’evento, Francesco Ermini Polacci ha organizzato un suggestivo momento musicale, preludio della ricca programmazione che ha messo a punto per le future iniziative del CIAS, inserita in cartella stampa.

In programma, in collaborazione con il Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze, la Toccata dall’Orfeo di Claudio Monteverdi, ovvero il simbolo della nascita del melodramma, eseguita da Giovanni Agriesti (tromba), Damiano Giani (tromba), Luca Pieraccini (tromba), Matteo Spolveri (tromba), Remi Houlle (percussioni) Tommaso Tabellini (percussioni); in collaborazione con l’Associazione A. Gi. Mus. Firenze, il violinista Pier Paolo Riccomini esegue la Giga, dalla Partita n. 2 in re minore BWV 1004 di Johann Sebastian Bach, in sintonia con la struttura barocca del Complesso di San Firenze.

Il Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo è un progetto che è stato possibile realizzare grazie al Comune di Firenze, proprietario dell’immobile, che ha deliberato la concessione di un canone d’affitto agevolato, in virtù delle attività culturali che vi si svolgono. Inoltre hanno partecipato all’iniziativa con il loro generoso contribuito l’imprenditore russo Mikhail Kusnirovich, che ha sostenuto il progetto anche attraverso i suoi brand, i Magazzini Gum in Piazza Rossa a Mosca e Bosco dei Ciliegi; la famiglia del finanziere canadese-americano Robert Friedland e gli sponsor tecnici Targetti Sankey S.p.A. e Illum S.r.l. .



Dopo il successo delle precedenti edizioni prende il via dal 30 giugno al 29 luglio 2017 la 3a edizione di “Tivoli Chiama! - Il Festival delle Arti”, rassegna culturale per la valorizzazione del patrimonio storico-artistico e paesaggistico attraverso lo spettacolo dal vivo, nata nel 2015 grazie a un bando del Mibact che il Comune di Tivoli vinse posizionandosi al terzo posto in graduatoria. E la imminente edizione è stata presentata a Roma anche alla presenza della sua promotrice, Franca Valeri.

Il Festival è realizzato e finanziato dal Comune di Tivoli con il contributo della SIAE e in collaborazione con il Mibact, continuando così una collaborazione iniziata nelle passate edizioni e che quest’anno prosegue con il nuovo Istituto Villa Adriana e Villa D’Este e il nuovo direttore, il dott. Andrea Bruciati. L’organizzazione e la produzione esecutiva sono affidati all’A.T.C.L. Associazione fra i Comuni Teatrali del Lazio, di cui il Comune di Tivoli è socio e cofondatore, consolidando una sinergia che ha portato sul territorio tiburtino tante iniziative culturali.

Le iniziative proposte s’inseriscono in spazi in cui paesaggio, tradizione e arte rappresentano un unicum, straordinario e irripetibile. Attraverso teatro, danza e musica gli spettatori potranno vivere un’esperienza indimenticabile nei suggestivi siti storico-archeologici di Villa D’Este, Santuario di Ercole Vincitore e Villa Adriana, proseguendo il percorso di proficua collaborazione tra il Comune di Tivoli e il Mibact.

Tivoli ha un patrimonio culturale straordinario e che attraversa secoli di storia – ha dichiarato il sottosegretario on. Ilaria Borletti Buitoni - valorizzarlo anche attraverso delle iniziative così articolate e ricche come “Tivoli Chiama” è un modo per creare un sistema culturale integrato, un esempio per tutto il Paese che coniuga la bellezza del contesto con lo spettacolo dal vivo creando un’offerta di cultura veramente unica”.

Dobbiamo inoltre ricordare – ha detto l’Assessore alla Cultura Urbano Barberini - che nessun altro festival al mondo può vantare dei palcoscenici così straordinariamente diversi, e di una bellezza incomparabile”.

La finalità ultima – ha sottolineato Barberini – è quella di creare un sistema integrato che favorisca una sinergia tra le attività culturali, turistiche e imprenditoriali e i beni culturali, al fine di promuovere uno sviluppo sostenibile, in armonia con la vocazione propria del territorio tiburtino, trasformando Tivoli in una vera e propria “Fabbrica di Cultura” per gli artisti, favorendo la crescita di un pubblico che si affezioni alla città e ai suoi luoghi. Le “Arti” in questo modo saranno lo strumento attraverso il quale accrescere e coltivare sentimenti d’identità e aggregazione, insieme ad innovazione, contemporaneità e interculturalità”.

“Crediamo assolutamente in una piattaforma culturale condivisa con le istituzioni del territorio – ha evidenziato Il Direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Andrea Bruciatiche riconfiguri in maniera proattiva e nuova l’identità di questa comunità. Ci interessa costruire collaborazioni attive per immaginare una Tivoli inclusiva che abbia sempre maggiore consapevolezza del proprio valore”.

La scelta del nome era stata sinteticamente spiegata dalla madrina del Festival Franca Valeri: ”Tivoli chiama, con il suo passato, con le sue ville, con la sua gente. Chiama perché ha molte cose da dire. Ascoltatele, la cultura è serenità”, che aggiunge: “Tivoli è molto fortunata. Da sempre. Da quando l’antichità le ha regalato tanta bellezza, fino ad oggi dove l’amore del Sindaco Giuseppe Proietti e dell’assessore alla cultura Urbano Barberini permettono di continuare a regalarle, nei suoi luoghi preziosi, tanti eventi, come in questo Festival. Anche quest’anno Tivoli ha chiamato il quarto per il suo Festival: prendete carta e penna, come dicevano i nonni, perché il programma è ricco”.

IL CARTELLONE

Il cartellone anche quest’anno si presenta ricco di appuntamenti con grandi nomi della cultura e dello spettacolo.

Il 30 giugno l’apertura sarà affidata al Video Mapping della Visual Artist Alessandra Franco sulla Rocca Pia “De Siderum” sul tema “Europa” per proseguire alle 21.30 con il concerto dell’Orchestraccia all’Anfiteatro di Bleso. Il Festival proseguirà con uno spettacolo di musica e poesia di Michele Placido il 2 luglio a Villa Adriana dal titolo “Suite per Voce Solista” accompagnato dalla musica di Marco Zurzolo Quartet. L’8 luglio il Maestro Giovanni Allevi in concerto al Santuario di Ercole Vincitore. Sempre al Santuario di Ercole Vincitore il 14 luglio Teresa De Sio canta Pino Daniele e il 27 luglio Sabina Guzzanti porterà in scena il suo spettacolo “Come ne venimmo fuori”. La chiusura del Festival il 29 luglio è affidata allo spettacolo di danza acrobatica “Meraviglia” dei Sonics che si terrà in Piazza Garibaldi, concludendo la kermesse con una grande festa di piazza.

A Villa d’Este, proseguendo il percorso avviato dalla fortunata iniziativa Tivoli Incontra, nelle splendida cornice della Terrazza della Pallacorda il 6 luglio Barbara Alberti presenterà il nuovo romanzo di Fiamma Satta “IO E LEI. Confessioni della Sclerosi Multipla” con letture di una delle più grandi attrici italiane Piera Degli Esposti. La Satta era presente all’evento romano.

 Il 15 luglio il Premio Strega 2016 Edoardo Albinati presenterà il suo nuovo libro “Un Adulterio” accompagnato da Francesca d’Aloja nella lettura del testo.

 

I ritratti della Gens Giulio Claudia appartenenti alla Fondazione Sorgente Group entreranno nella storia degli studi archeologici. Dal 17 maggio le loro copie in gesso fanno parte di un nuovo allestimento del Museo dell’Ara Pacis promosso da  Roma CapitaleAssessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura,  dove andranno a completare la serie già esposta dal 2006. Il progetto è stato finanziato interamente dalla Fondazione Sorgente Group, Istituzione per l’Arte e la Cultura, senza finalità di lucro istituita nel 2007 grazie al sostegno economico del Gruppo finanziario Sorgente Group con lo scopo di valorizzare, promuovere e divulgare tutte le espressioni della cultura e dell’arte appartenenti al nostro patrimonio culturale.

Il progetto, che riunisce per la prima volta la famiglia di Augusto, è una preziosa opportunità di presentare un apparato iconografico e documentario inedito e un’imperdibile occasione di partnership pubblico/privato per la valorizzazione del nostro patrimonio artistico.

La serie viene completata con sei calchi provenienti dalla Fondazione Sorgente Group: si inizia con Marcello, il nipote preferito di Augusto, assente dalla sequenza dei volti imperiali del Museo; si prosegue con i ritratti di Gaio e Lucio Cesari; si aggiungono, inoltre, i volti di Antonia Minore, di Germanico e diGaio adulto. In particolare, il ritratto di Marcello è considerato il migliore esemplare del volto del giovane principe.

La famiglia di Augusto, il primo grande imperatore di Roma, si può dire dunque ricongiunta. Marcello, figlio di Ottavia, l’amata sorella di Augusto, era stato adottato e designato come erede, per poi morire in giovane età. Gaio e Lucio Cesari sono i figli che Giulia, unica figlia di  Augusto, ebbe da Marco Agrippa: furono adottati dopo la morte di Marcello e designati alla successione, ma entrambi morirono prematuramente. I due ritratti di Gaio e Lucio, che rappresentano i personaggi da giovani, ci restituiscono un’impressione di grande freschezza. Di Gaio Cesare sarà esposto anche un secondo ritratto da adulto. Chiudono la serie Antonia Minore, la figlia di Marco Antonio e Ottavia, raffigurata come divinizzata con corona imperiale, e suo figlio Germanico, adottato da Tiberio per volere di Augusto. Nessuno di questi Principi è mai arrivato alla successione.

Il progetto, voluto dalla Vicepresidente della Fondazione Sorgente Group, Paola Mainetti, è stato coordinato dalla curatrice per l’Archeologia della Fondazione, Valentina Nicolucci, con la direzione scientifica della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. La Fondazione ha colto con grande interesse la possibilità di mettere a disposizione del Museo dell’Ara Pacis i ritratti della dinastia Giulio Claudia, realizzandone copie perfette. È un riconoscimento al valore della sua collezione ma anche la giusta occasione per mostrarli al mondo e raccontarne la storia.

I volti dei principi della Fondazione Sorgente Group hanno ricevuto in questi anni il consenso e il plauso degli studiosi grazie ad importanti esposizioni. Marcello è stato esposto in mostra per la prima volta nel 2008 nella sede di Palazzo Massimo. Successivamente, oltre a Marcello, anche i due ritratti di Gaio e Lucio sono stati esposti alle Scuderie del Quirinale nel 2013, in occasione della mostra Augusto. A marzo 2014 i tre volti hanno poi fatto parte dell’edizione parigina della Mostra “Moi, Auguste, Empereur de Rome”, al Réunion des Musées Nationaux – Grand Palais.

Dopo aver vinto la XIII edizione del “Premio internazionale di scultura Edgardo Mannucci (2016), che ha premiato come vincitrice la Sua opera “Stanze”, Leonardo Cannistrà - pittore e scultore di Fossato Serralta (Catanzaro)- ritorna in primo piano mostrando la bellezza della sua arte e proponendo una mostra personale intitolata “Forme dell’Effimero”.

La mostra, che sarà inaugurata il 27 maggio nel Palazzo dei Priori di Arcevia (Ancona) e che durerà fino al 3 luglio, nasce da una personale ricerca dell’artista sulla precarietà contemporanea.

Pluripremiato a livello nazionale ed internazionale, Leonardo ha conseguito i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, conseguendo le Lauree di I e di II Livello in pittura. Prossimo ad una seconda specialistica in scultura, l’artista calabrese lavora da mesi ad un progetto di tesi strutturato su una personale che si terrà in Calabria.

Dopo la sua partecipazione al Premio internazionale “Edgardo Mannucci”, l’artista è stato impegnato in diversi festival, residenze, simposi e mostre sia personali che collettive.

Oltre ai diversi eventi che lo hanno visto protagonista nell’ultimo anno, Leonardo ha partecipato a due esperienze di residenza all’Estero: la prima, l’Internazionale Enclave Land Art in Spagna, e la seconda in Francia, che lo ha visto soggiornare tramite una borsa di studio Erasmus a Brehemont, piccolo paese nella Valle della Loira, e che si è conclusa con una personale che -come confida lo stesso Cannistrà- ha segnato la ricerca artistica del pittore e scultore anche in senso stilistico.

Raccontando le emozioni e gli insegnamenti personali e professionali che queste partecipazioni hanno lasciato in eredità e in che modo lo hanno visto crescere professionalmente, l’artista rivela:

<< Personalmente quello che mi gratifica di più sono le soddisfazioni acquisite attraverso l’esperienza e il mettermi sempre in gioco. Quando la competizione è sana, non può che portare benefici in tutti i sensi, dandoti la possibilità di crescere artisticamente e di ampliare la tua rete di conoscenze. Ho incontrato molti artisti, attraverso residenze e simposi, con i quali ho instaurato un ottimo rapporto di amicizia e stima reciproca. Queste esperienze danno veramente tanto, perché hai l’opportunità di misurarti con altri professionisti e di approfondire conoscenze, perfezionare tecniche e colmare lacune, che difficilmente riusciresti ad affinare da solo. Oltretutto sei costretto a contare solo su te stesso e di conseguenza lavori anche sull’autostima, un fattore che è veramente difficile mantenere alto nel nostro campo. Credo che esperienze del genere siano fondamentali per il percorso artistico e che vadano assolutamente fatte>>

Forme dell’effimero, ‘effimero’, cioè che ‘dura un giorno solo’, che cosa significa per Lei ‘effimero’?

<< La fragilità della vita in tutte le sue sfaccettature e allo stesso tempo la determinazione con cui l’uomo affronta, giorno dopo giorno, una serie di avvenimenti che ne determineranno -e a volte ne stravolgeranno - il suo percorso di vita, pur sapendo che prima o poi questa avrà una fine, mi ha sempre suscitato un forte interesse; tuttavia, è proprio la brevità della vita che la rende bella e preziosa, proprio come il fiore che sboccia e dopo poche ore appassisce. Da qui anche la scelta dei materiali che vado ad adoperare: la cera, il pane, le ossa, sono tutti materiali con cui riesco a creare un dialogo e già di per sé sintetizzano il concetto che voglio esprimere sia nella pittura che nella scultura. Quest’ultima mi ha insegnato ad apprezzare la materia, a darle particolari attenzioni e a scoprirne le forze nascoste>>.

Dove ha trovato l’ispirazione per creare le Sue opere rappresentate durante la personale ‘Forme dell’Effimero’?

<<La personale è composta sia da sculture che da pitture, dal momento che la mia ricerca è comune. Nella pittura - tuttavia -tendo a focalizzarmi di più sulla fragilità del corpo a livello fisiologico, anche per questo prediligo figure anziane, fragili, vulnerabili e decadenti. L’anziano mi affascina per tanti aspetti: nasconde una saggezza e una consapevolezza data dall’età, è uno scrigno di conoscenze, ha avuto la forza di percorrere la sua strada per un’intera vita ma il tempo lo ha reso fragile e prezioso come un bicchiere di cristallo. E’ particolarmente sensibile, forse perché prossimo alla morte, e ha quell’alone di malinconia che cattura la mia attenzione. La mia è un’indagine sull’identità, con un continuo interesse per la fisiognomica e un’ossessiva ricerca del particolare deforme, grazie ai quali riesco a svelare l’io dell’individuo, portando alla luce la sua parte più inconscia. Nella scultura il confine tra vita e morte è ancor più labile, le mie sculture si presentano senza filtri, crude e a volte provocatorie. Utilizzo spesso le ossa, in particolare il cranio di capra, forse perché ne ho a disposizione molti visto il posto dove abito>>.

Alla richiesta di raccontare le sue opere, l’artista risponde:

 <<Le mie opere si raccontano da sole, credo che sia fondamentale per un’opera d’arte avere una voce propria. Le parole sono sempre troppo riduttive a confronto con le emozioni.

Mi avvalgo di varie tecniche, queste per me sono solo un mezzo per raggiungere un risultato che soddisfi le mie aspettative. Quello che conta veramente è il concetto e il modo in cui riesco ad esprimerlo. Essere poliedrico e polimaterico è stato il mio punto di forza perché mi ha permesso, nel corso del percorso artistico, di adoperare un’infinità di materiali e di prendere dimestichezza e confidenza con molteplici tecniche. Allo stesso tempo, questo è stato anche il punto debole -se così vogliamo definirlo- perché lavorare con più tecniche ha reso più difficile la ‘riconoscibilità dell’artista’ che, almeno nel mercato dell’arte, è fondamentale. Tuttavia, da qualche anno, credo di aver trovato un mio stile, qualcosa a cui tengo e nulla di forzato: figure anziane che si animano attraverso l’accostamento di bianchi opachi e un neri materici, i primi dati dalla cera e i secondi dal bitume o dal carbone, con rari e piccoli accenni di foglia oro, un gioco di forze che si compensano a vicenda. Questa ricerca stilistica è nata attraverso una tecnica digitale, che successivamente ho trasposto sia in pittura che in scultura. In ogni caso, non ho mai ostentato nella ricerca di uno stile che mi rappresentasse perché sapevo che sarebbe maturato con il tempo, e così è stato>>.

L’artista catanzarese ha tanti progetti per il futuro, primo fra tutti una residenza in Trentino a Stenico, dove andrà a realizzare un’opera con materiali recuperati in loco, e la conclusione del suo progetto di tesi.

Quale messaggio spera che le Sue opere trasmettano durante la personale “Forme dell’Effimero”? 

<<Non ho nessuna pretesa, spero solo che le mie opere possano suscitare forti emozioni nel fruitore, positive o negative, belle o brutte per me conta poco. L’importante è comunicare, lasciare un segno, dire quel che si pensa. L’arte, una volta che la si è resa pubblica, non è più tua. Di conseguenza, non puoi aspettarti che tutti gli diano il significato per la quale l’opera è nata. Ogni persona ha un modo diverso di interagire con l’arte, stabilito da molti fattori ed esperienze personali che costituiscono quella determinata persona. Più di una volta mi è capitato di ricevere, da parte del fruitore, una chiave di lettura dell’opera del tutto differente dalla mia, e spesso anche più interessante. In un mondo in cui siamo prigionieri dell’omologazione, è bello che sia proprio l’arte a dare la piena libertà di espressione e di lettura>>.

Oltre al Premio “Edgardo Mannucci”, Leonardo Cannistrà è tra i vincitori di “Essere politico” -concorso promosso dalla Fondazione Fotografia Modena, ha ricevuto il Diploma d’Onore con Menzione d’Encomio nella sezione Pittura al Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti, collocandosi tra i finalisti del Premio Cascella e ha vinto il "Prix CartoonSEA - Premio Nazionale di umorismo e satira Cartoon SEA 2017, che lo vedrà tra i giudici della nuova edizione.

Un gruppo di corrispondenti della stampa estera a Roma ha di recente visitato la mostra “Dilectissimo fratri Caesario Symmachus. Tra Arlese Roma: le reliquie di San Cesario, tesoro della Gallia paleocristiana” e ha potuto visionare alcuni inediti restauri in corso di importanti opere in marmo e carta presso il Museo Pio Cristiano.

Legami storici, forti e antichi, tra la francese Arles e Roma hanno indotto i Musei Vaticani ‒ e in particolare il Reparto di Antichità Cristiane – e il Musée départemental Arles antique a ideare e allestire negli spazi vaticani del Museo Pio Cristiano, fino al 25 giugno 2017, questa piccola ma preziosa mostra che già dal titolo intende evocare il forte dialogo e i rapporti di vicinanza tra la città provenzale e l’Urbs sin dall’epoca paleocristiana.

L’esposizione, la prima ad essere inaugurata da Barbara Jatta, nuovo direttore dei Musei del Papa, vede la curatela di Umberto Utro, responsabile della Collezione di Antichità Cristiane, dell’assistente di reparto Alessandro Vella, e di Claude Sintès, direttore del Museo Dipartimentale di Arles Antica.

La mostra, che inaugura una proficua collaborazione scientifica tra le due istituzioni culturali, intende sottolinearne anche l’importante valenza simbolica tributando un omaggio proprio a Cesario, vescovo di Arles all’inizio del VI secolo, grande umanista, grande santo, grande erudito che a suo tempo fu ricevuto a Ravenna dal re Teodorico e a Roma dal Papa Simmaco.

Le cinque sezioni in cui si articola l’esposizione pongono a confronto, in una sorta di “dialogo tra collezioni d’arte”, le reliquie di San Cesario e le testimonianze del suo culto ‒ tutte di provenienza arlesiana e provenzale ‒ con opere provenienti dalle raccolte vaticane, a parte una collana in oro con monogramma cristologico oggi al Museo Nazionale Romano. È esposto anche un preziosissimo codice d’età carolingia (un prestito eccezionale della Biblioteca Apostolica Vaticana) che riporta il testo della lettera che papa Simmaco scrisse a Cesario e il cui incipit ha ispirato il titolo della stessa mostra.

 

Info utili

Mostra: «Dilectissimo fratri Caesario Symmachus». Tra Arles e Roma: le reliquie di san Cesario, tesoro della Gallia paleocristiana
Luogo: Museo Pio Cristiano, Musei Vaticani
Durata: 24 marzo - 25 giugno 2017
Biglietto: gratuito e incluso nel biglietto d’ingresso ai Musei 
Orario: segue quello dei Musei (ore 9.00 - 16.00 con chiusura alle ore 18.00)
N.B.: Ingresso gratuito ai Musei Vaticani e alla mostra ogni ultima domenica del mese. 
Orario: 9.00-14.00, ultimo ingresso alle ore 12.30

 

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