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Mercoledì, 25 Novembre 2020

“Amo dire che sono un artista di repertorio, come quei cantanti lirici a cui piace interpretare determinate opere perché le cantano meglio. Le immagini sulle quali torno, non si esauriscono mai.”
Manolo Valdés

Manolo Valdés, artista spagnolo di fama internazionale, nasce a Valencia, l’8 marzo 1942 e vive ora tra New-York e Madrid. Torna a Roma dopo ben 25 anni con una ampia mostra personale ospitata nelle sale del Museo di Palazzo Cipolla. Una settantina di opere (provenienti dallo studio dell’artista e da importanti collezioni private) fra quadri e sculture (in legno, marmo, bronzo, alabastro, ottone, acciaio, ferro, ecc.), alcune delle quali di grandi dimensioni, daranno conto del percorso creativo di Valdés dai primi anni ottanta (poco dopo la conclusione dell’esperienza di Equipo Crónica) ad oggi.
Nella ricerca figurativa e ludicamente visionaria di Valdés gli artisti del passato più o meno lontano (da Velazquez a Rubens e Zurbarán, da El Greco a Ribera fino a Léger, Matisse, Lichtenstein, etc.) diventano interlocutori con cui intrattenere un contatto giornaliero.
La mostra “Manolo Valdés. Le forme del Tempo” è stata fortemente voluta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale che la promuove, ed è realizzata da POEMA in collaborazione con la Galleria Contini di Venezia, con il supporto organizzativo di Comediarting e Arthemisia. La rassegna è curata da Gabriele Simongini.

Le parole pronunciate dal Prof. Avv. Emanuele al vernissage, salutano le bellissime opere esposte nelle sale del Palazzo Cipolla:
“Le opere di Valdés, siano esse dipinti o sculture, sono percorse da una forza e una vitalità dirompenti, trasmesse dalla sapiente lavorazione che l’artista fa dei materiali più vari, alcuni persino assemblati e creati da lui stesso, fino a comunicare allo sguardo quasi una sensazione tattile. Del suo lavoro, io personalmente apprezzo, in particolare, proprio l’attitudine ad attingere in maniera del tutto trasparente e naturale al repertorio artistico del passato per riproporlo in chiave contemporanea, a conferma della mia convinzione che l’arte è un fluire ininterrotto, un dialogo costante tra i grandi di ieri e di oggi, e che non da dunque senso racchiuderla in periodi rigidi ed impermeabili tra loro. L’opera di Manolo Valdés è una revisione continua del passato, un mosaico che si compone di centinaia di tessere, una rappresentazione che nasce dall’accumulazione e dall’appropriazione di tante altre immagini saldamente entrate nella nostra cultura visiva, di reminiscenze di tutte le civiltà e di tutti i tempi (dalle icone della pittura spagnola alle sculture equestri, fino ai modelli di epoca rinascimentale, soltanto per fare qualche esempio)”, conclude il Prof. Avv. Emanuele.
La mostra rimarrà aperta fino il 10 gennaio 2021 e avrà aperture straordinarie per le festività natalizie.

Nella Sala del Consiglio del Palazzo Comunale di Todi si è tenuto il preview-stampa della mostra di John R. Pepper “Inhabited Deserts” ed è stato un luogo l'incontro internazionale <<Il confine assente. Conflitti e nuove armonie>>.
Al centro del dibattito, la consapevolezza che solo nel deserto esiste lo spazio transnazionale del dialogo, una specie di terra comune in cui ridurre i conflitti mentre si affrontano crisi finanziarie, epidemie, disastri naturali e tensioni geopolitiche. Se l’umanità avrà un nuovo domani si dovrà ripartire dall’immagine simbolica di un deserto, da una dottrina che ridefinisca il peso del denaro e la sua distribuzione planetaria. Ha moderato il giornalista Duilio Giammaria e hanno preso la parola:
Sheikh Ahmed Mohammed Al-Jebali, sceicco della tribù Jabaleya, tribù responsabile della sicurezza del monastero di Santa Caterina nel Sud-Sinai dal 565 d.C.;
Avner Goran,archeologo di fama mondiale, rappresentante israeliano per la Abraham Path Iniziative;
Giancarlo Esposito, famoso attore e regista americano, quattro nomination agli Emmy Award e una stella sull’ Hollywood Boulevard;
Mehrdad Ghazvinian, noto anche come “Desert Fox” o, anche, “Il Padre del Deserto Iraniano”; Rodney Ford, addetto culturale dell’Ambasciata degli Stati Uniti in Italia;
Max Calderan, numero uno degli esploratori dei deserti estremi, detentore di 13 record mondiali; Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente Fondazione Terzo Pilastro-Internazionale; Gianluca Marziani e Kirill Petrin, curatori della mostra fotografica Inhabited Deserts;
John R. Pepper, fotografo, autore delle foto in mostra.
Giancarlo Esposito ha realizzato per l’incontro internazionale di Todi un’opera ispirata alla “Colomba della Pace” di Pablo Picasso, trasformando l’emblema del pacifismo universale in un energico “uccello del deserto” che lascia cadere dai suoi artigli sulle dune un ramoscello di ulivo, simbolo di pacificazione e invito a porre fine ai conflitti in tante parti del mondo per destinare più risorse a combattere pandemie, crisi economiche e disastri naturali.
Il disegno originale è stato donato al Comune di Todi e, stampato in un numero limitato di copie, regalato al pubblico presente al talk.

RELATORI DELLA CONVERSAZIONE “IL CONFINE ASSENTE”
MAX CALDERAN, esploratore desertico estremo. Dirigente d’azienda e atleta poliedrico detiene 13 record mondiali. Rai Sport ha realizzato il documentario, Beyond the Limits, sulle sue imprese; Al Jazeera World ha prodotto il cortometraggio Son of the Desert sui suoi exploit. Nel 2020 è il primo uomo a percorrere a piedi, in solitario, i 1.100 km del deserto di sabbia più grande del mondo, il Rub’ al-Khali Desert (Empty Quarter), in Arabia Saudita. The Calderan line comparirà sulle mappe e nei libri di storia e geografia.
GIANCARLO ESPOSITO
Susan. È
Blues, School Daze e Malcolm X. Creepshow, Westworld etc.
Breaking Bad. The Cotton Club e Desperately Seeking Do the Right Thing, Mo’ Better Revolution, Better Call Saul, Godfather of Harlem, The Mandalorian,
Sarandon e Gene Hackman...
, attore e regista americano di origini italiane, quattro nomination per gli Emmy
Award, diverse nomination al OBIE e una stella sull’ Hollywood Boulevard, ha recitato accanto a Paul Newman, Susan
Attore cult per la sua magistrale interpretazione di 'Gus' Fring” nella serie
Fece il suo debutto a Broadway, nel 1966, a otto anni
stato diretto da grandi registi come Abel Ferrara, Wayne Wang e da Spike Lee in
.
I suoi primi ruoli al cinema:
Tra serie TV più famose
SHEIKH AHMED MOHAMMED AL-JEBALI, sceicco della tribù Jabaleya, del Sud-Sinai, responsabile della sicurezza del monastero di Santa Caterina dall’anno 565 d.c., un convinto progressista; ha abolito la tradizione di “Sceicco a vita”, ha bandito i matrimoni con ‘mogli bambine’ e le mutilazioni genitali femminili. Ha permesso alle donne di lavorare, prima nelle loro case poi in una azienda appositamente creata nel monastero di Santa Caterina. È cresciuto per 18 anni sotto l'occupazione israeliana giocando con i figli di Avner/Abunar Goran’s.
MEHRDAD GHAZVINIAN, noto anche come “Desert Fox” o, anche, “Il Padre del Deserto Iraniano”, è uno dei più importanti esploratori di deserti nel mondo ed è riconosciuto come il maggior esperto di deserti iraniani e in particolare dello spietato Dasht-E-Lut. Il suo lavoro cartografico viene utilizzato dagli esploratori di tutto il mondo. Ama sciare sulle dune di 600mt del Lut o sorvolarle con paramotore.
AVNER GORAN, archeologo di fama mondiale, con il suo team ha scoperto la civiltà di Nawamis, gli antenati dei beduini, presente nella penisola del Sinai dal 4° millennio a.c., ha studiato l’Arabo ed è stato “adottato” dalle tribù beduine. Dopo 18 anni di occupazione, ha supervisionato il trasferimento in Egitto di tutti i reperti archeologici trovati nel Sinai durante l'occupazione militare israeliana. Vive a Gerusalemme, dove è il rappresentante israeliano per la Abraham Path Initiative, che ha l’obiettivo di unire le persone la cui fede si ispira ai tre principali libri sacri (Bibbia, Tōrāh, Corano).
LA MOSTRA INHABITED DESERTS
Sabato 3 ottobre alle ore 19.00 inaugurazione della mostra fotografica di John R. Pepper "Inhabited Deserts"(Palazzo Comunale di Todi, Sala delle Pietre e Nido dell’Aquila/Torcularium): 53 suggestive immagini stampate in grande formato, nel bianco e nero dei grandi reporter, narrano il lungo viaggio di John R. Pepper (tre anni e 18mla km.) nei più remoti deserti del mondo (Dubai, Egitto, Iran, Israele, Mauritania, Oman, Russia e Stati Uniti). La mostra realizzata dal Comune di Todi con il fondamentale contributo della Fondazione Cultura e Arte, emanazione della Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, ed in collaborazione con l’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, curata dal critico d’arte russo Kirill Petrin e da Gianluca Marziani, resterà aperta al pubblico fino al 28 novembre 2020, con ingresso libero.
INFORMAZIONI 075.8956227
La mostra Inhabited Desert resterà aperta al pubblico fino a sabato 28 novembre 2020
Museo civico e Pinacoteca di Todi - Piazza del Popolo, 29/30 – Todi (PG) Complesso del “Nido dell’Aquila” – Todi - Via Paolo Rolli, 12 –Todi (PG)
Durata e Orari: Dal 3 ottobre al 28 novembre 2020
Dal martedì alla domenica: 10-13 >> 15 -19 - Lunedì chiuso - Ingresso libero

BIOGRAFIE
JOHN R. PEPPER vive tra Palermo, Parigi e New York. La sua carriera nel mondo della fotografia analogica in bianco e nero inizia all’età di 14 anni con un praticantato a fianco di Ugo Mulas; nello stesso anno pubblica la sua prima fotografia nella rivista Newsweek. Pepper lavora con la LeicaM6 e pellicola “Ilford HP5”, stampando su carta Baritata ai sali d’argento. Le fotografie di John R. Pepper sono presenti in collezioni private e musei nel mondo. La mostra "Inhabited Deserts" arriva a Todi dopo aver debuttato a Parigi e compiuto un ciclo espositivo che ha già toccato Teheran, Tel Aviv, Dubai e San Pietroburgo; nel 2021 la mostra approderà in diverse città d’Europa e Stati Uniti.

GIANLUCA MARZIANI, è il curatore della mostra. Critico d'arte, è stato direttore artistico di Palazzo Collicola Arti Visive a Spoleto dal 2009 al 2019 e curatore del Premio Terna e del premio Celeste. Dal 2010 al 2018 ha curato il programma artistico del Festival dei Due Mondi. Autore di numerose mostre e cataloghi d’arte, ha scritto per La Stampa, Specchio, Panorama, Style e molte altre riviste. Oggi ha una rubrica su Dagospia intitolata "Un Marziani a Roma". Ha curato mostre su Banksy, Obey, Keith Haring e altri fenomeni artistici planetari. È vicino al mondo della Street Culture e ad altre tendenze rilevanti.
KIRILL PETRIN, co-curatore, collezionista, storico d'arte ed esperto internazionale di marketing. La sua collezione della Scuola di Vladimir è unica per qualità e ampiezza. Petrin specialista della pittura russa, racconta la storia della Russia attraverso i pittori e le loro opere. Ha pubblicato più di 400 articoli su artisti internazionali in www.artrussia.org .
È maestro nel condurre il lettore ad affinare la propria abilità a non 'guardare' l'arte ma a 'vedere' l'arte.
Lavora con Pepper su INHABITED DESERTS dal 2015.

È la prima volta che viene collegato un archivio ad uno spazio espositivo digitale in 3D senza la collocazione fisica di una mostra. Lo fa Enit-Agenzia Nazionale del Turismo aprendo virtualmente le porte del proprio archivio storico con migliaia di ritrovamenti in un'esposizione globale totalmente digitale e anche in inglese intitolata "Enit e l'Italia. Una gran bella storia". Ad aprirla Alberto Angela che ricorda come "l'Italia abbia la maggiore biodiversità culturale presente sul Pianeta, 3mila anni di civiltà ininterrotti, cosa che gli altri Paesi non hanno. Ed è nostro dovere conservare questo patrimonio affinché arrivi integro alle generazioni future, ancora non nate e che potranno sentirsi stimolate da questi collegamenti storici. Custodire questo patrimonio vuol dire anche mettere in luce le meraviglie che lo costituiscono. Attraverso le opere del passato riceviamo valori che ci aiutano a vivere il presente per indirizzare il futuro. La missione di Enit è fondamentale per rimanere sulla stessa lunghezza d'onda delle generazioni passate".

"La forgia dell’ospitalità italiana passa da Enit. Il turismo oggi muove l’economia ed è un’attività scientifica, settorializzata e segmentata, diventando un prodotto che coinvolge non solo fattori materiali, tangibili (trasporti, ristoranti, ecc.), ma che comprende e valorizza anche fattori immateriali, come le tradizioni, la cultura locale, il senso di appartenenza, le emozioni. Fattori che esaltando l’unicità delle località turistiche hanno un ruolo determinante sulle scelte dei viaggiatori" aggiunge il Presidente Enit Giorgio Palmucci.

 "L’industria dell’accoglienza segue una linea tendenziale ascendente: in 100 anni il movimento turistico è esploso da 900mila visitatori nel 1911 a quasi 64 milioni di arrivi odierni. L’apporto al sistema economico dal 1924 ad oggi è passato da 2 miliardi e mezzo di lire a quasi 42 miliardi di euro. Negli anni Cinquanta e Sessanta l’Enit entrò nel mondo del cinema per produrre cortometraggi di promozione turistica e inoltre lanciò i notiziari di settore nella Radio Nazionale sin dal 1927. Esisteva un consorzio di vendita di pacchetti turistici  negli anni '20 tra Enit e Ferrovie ad esempio". Così il Direttore Enit Giovanni Bastianelli ricordando anche il primo presidente Enit Luigi Rava, Ministro delle Finanze e dell'Istruzione che già al tempo esaltava il ruolo dell'ambiente e dei beni culturali.

"Enit rimise in circolo la cultura: per l’ente lavorarono grafici e pittori di fama diversa e provenienti da ambienti diversi. Le pellicole dell’Enit, presentate alle maggiori rassegne del settore e realizzate con la volontà di trascendere i documentari sull’Italia allora disponibili, furono affidate ad autori d’eccezione. raccontano, tra gli altri, nel loro saluto ad Enit, gli ambasciatori internazionali che organizzeranno eventi dedicati alla mostra Enit nelle sedi delle ambasciate in giro per il mondo" dichiara la Maria Elena Rossi.

A ricordare l'importanza di Enit le ambasciate italiane all'estero intervenute per la presentazione del lancio della mostra dell'Agenzia Nazionale del Turismo. Tra gli altri, a ricordare il contributo di Enit alla promozione dell'Italia l'ambasciatrice italiana in Belgio Elena Basile, "Enit è protagonista in Belgio insieme alla rete estera del Ministero degli Esteri, svolge un lavoro encomiabile per la produzione istituzionale economico culturale e turistica. Il Belgio ama l'Italia e una comunità di 500mila italiani”. Plauso ad Enit anche dall'ambasciatore italiano in Brasile Francesco Azzarello: "Enit è la nostra stella, la nostra bandiera per il turismo e confidiamo di riprendere presto i rapporti con enormi flussi dal Brasile all'Italia". La mostra è un unicum perché è il risultato di un progetto di innovazione digitale dove un archivio storico dialoga direttamente con una piattaforma 3D. Questo permette ad Enit di avere uno spazio virtuale di proprietà - come se realmente fosse un luogo espositivo - dove organizzare e allestire infinite mostre attingendo direttamente dal proprio patrimonio culturale. La valorizzazione del patrimonio acquisisce così una dimensione interattiva, tecnologica e globale mai raggiunta prima.

Ci si potrà muovere a 360 gradi e lanciare approfondimenti in audio guida e utilizzare materiali multimediali che interagiscono tra loro a celebrare il genio italiano e l'evoluzione sociale della Penisola, influenzata dallo sviluppo turistico. Tra le opere che si incontreranno anche i manifesti storici e le foto con estratti dei lavori documentaristici cinematografici commissionati da Enit al celebre regista italiano Luciano Emmer, che raccontavano le bellezze dell'Italia attraverso lo narrazioni dei sentimenti. E poi le campagne pubblicitarie firmate dai migliori designer degli anni ’30-’40-’50, che hanno indirizzato l'Italia verso la ripresa post bellica e ora post Covid e siglato alleanze strategiche con importanti enti statali del comparto turistico, promosso concorsi e campagne fotografiche per documentare lo stato d’essere delle risorse italiane. La mostra è visibile sulla piattaforma www.mostrevirtuali.enit.it. L'evento celebra anche l'ente più antico d'Italia con il ruolo fondamentale svolto in oltre cento anni di storia di promozione turistica. Fondato nel 1919 con il compito di far conoscere e appassionare l'estero all’Italia come destinazione turistica d’eccellenza, Enit continua a lavorare per elevare la quantità e la qualità dei flussi di visita nel nostro Paese e raccontarne e influenzarne la storia. La mostra si strutturata in quattro sezioni tematiche con sei stanze in un viaggio virtuale lungo l’Italia e una panoramica fotografica tratta dall’Archivio che ripercorre la Penisola dal Nord a Sud.  

Enit ha avviato inoltre la digitalizzazione di oltre 30mila reperti ad oggi, su un patrimonio di 100mila ritrovamenti di inestimabile valore storico e artistico, una parte di quali sono contenuti nel libro "Promuovere la Bellezza" il libro-evento con cui Enit ha festeggiato i 100 anni e curato dal ricercatore Manuel Barrese, frutto di oltre un anno di ricerche storiografiche e di analisi di migliaia di diapositive, manifesti e vetrini che hanno ricostruito di uno spaccato dell’Italia dai tratti inediti ed eterogenei e riportato alla luce i manifesti storici di artisti contemporanei: Dudovich, Cambellotti, Boccasile, Retrosi, Mino Delle Stile. Tutto il materiale confluirà in un archivio storico digitale che insieme all’Open Library con il materiale fotografico delle Regioni Italiane costituirà il più qualificato patrimonio sul turismo italiano.

 

Dal 7 ottobre 2020 al 6 gennaio 2021 il Museo di Roma in Trastevere ospita Sulle tracce del crimine. Viaggio nel giallo e nero Rai. La mostra, una grande mostra di Rai Teche che, attraverso immagini dell’archivio Rai, ripercorre la storia di un genere, il giallo e noir investigativo, che parla a tutte le generazioni e comincia con i grandi sceneggiati per arrivare allo streaming video delle più avvincenti serie crime di oggi.

Con il patrocinio del MIBACT – Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la mostra è promossa e coprodotta da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e da Rai Teche e fa parte di Romarama, il programma culturale di Roma Capitale. L'esposizione nasce da un’idea di Stefano Nespolesi ed è curata da Maria Pia Ammirati e Peppino Ortoleva. E’ realizzata in collaborazione con Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori e INA, Institut National de l'Audiovisuel. Progetto grafico a cura di Rai Direzione Creativa. Progetto scenografico a cura di Carlo Canè. Supporto organizzativo Zètema Progetto Cultura. Dopo la tappa capitolina la mostra sarà ospitata a gennaio presso gli spazi espositivi di Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, realizzata in collaborazione con le Civiche Raccolte Storiche - Comune di Milano / Cultura.
L'esposizione è aperta al pubblico nel rispetto delle linee guida formulate dal Comitato Tecnico Scientifico per contenere la diffusione del Covid-19 consentendo, al contempo, lo svolgimento di una normale visita museale.

La mostra multimediale consta di 200 fotografie, in B&N e a colori, tratte da circa 80 programmi televisivi, di 5 installazioni video e alcune postazioni sonore e sarà organizzata secondo un percorso tematico - cronologico.
Lungo sette decenni il pubblico si è appassionato agli enigmi che venivano via via risolti dagli investigatori degli sceneggiati e delle serie RAI: a volte ispirati a figure letterarie, come Maigret, o l’Ingravallo di Gadda, o il commissario Montalbano, altre volte frutto di un’invenzione originale, a cominciare dal tenente Sheridan. Al giallo classico si sono affiancati nuovi sotto-generi, le storie gotiche come le atmosfere ambigue del noir. Il bianco e nero ha lasciato il posto al colore e sono emersi nel tempo nuovi stili, ma ancora oggi molti dei polizieschi più antichi appaiono di straordinaria qualità.

Per giungere ai grandi commissari come Montalbano e Schiavone, due irregolari delle questure televisive, la Rai è partita da lontano. Con gli indimenticabili sceneggiati degli anni ’50 che hanno fondato e fatto crescere il genere giallo e introdotto il noir, attraverso commissari, poliziotti, marescialli e questurini diventati famosi. Già nel 1954 la Rai infatti manda in onda Il processo di Mary Dugan adattamento televisivo da un giallo dell’americano Bayard Veiller. Ancora, la domenica sera l’Italia si fermava estasiata ad ascoltare le melanconiche note di Luigi Tenco che introducevano quel gigante di Gino Cervi, il Maigret preferito dallo stesso Simenon E poi il ghigno ferale di Ubaldo Lay-il tenente Sheridan che inaugura l’hard-boiled all’italiana; e Lauretta Masiero-Laura Storm, il gigionesco Tino Buazzelli-Nero Wolfe fino a Gigi Proietti, il maresciallo Rocca, Luca Zingaretti-il commissario Montalbano, ormai eroe di fama internazionale e il più recente Marco Giallini il vicequestore Rocco Schiavone.
Una carrellata di immagini e personaggi che ripercorre la vicenda dello stesso genere giallo in Tv il cui riscontro ha reso a suo tempo necessaria l’invenzione di nuove formule, soprattutto nel settore degli originali, cioè delle opere scritte apposta per il video.

Così emergono autori quali Biagio Proietti, autore di Ho incontrato un’ombra e di Dov’è Anna? ed ancora il duo D’Agata-Bollini, autori de Il segno del comando che ha turbato le notti di molti italiani. Tra adattamenti, “teleromanzi” e poi con la fiction la Rai, sin dagli esordi, ha inteso coniugare cultura popolare e narrazione televisiva di altissima qualità: i risultati in termini di successo e di ascolti stanno a testimoniarlo ancora oggi. L’allestimento grafico sarà caratterizzato da pannelli artistico-informativi che racconteranno lo “spirito del tempo” attraverso l’esposizione di schede storico-critiche e curiosità sui singoli programmi, riproduzioni tratte dal Radiocorriere, articoli di quotidiani e riviste dell’epoca.

In mostra, a corredo di immagini, filmati e contributi cinematografici, sono esposti anche curiosità e memorabilia, reperti storici ed elementi scenografici realizzati ad hoc, per far rivivere i grandi fasti dei generi giallo e noir, mentre una stanza sarà interamente dedicata alla visione delle sigle televisive dei programmi più popolari.

 

Il Palazzo Arti Fumetto Friuli! presenta per l’autunno e l’inverno prossimi un fitto calendario di eventi, mostre, attività didattiche e ludiche, che coinvolgono adulti e bambini con l’obiettivo di fare del museo un centro culturale trasversale e un polo aggregativo. Non solo comics, quindi, ma cultura a tutto tondo, veicolata attraverso lo strumento facilitatore del fumetto, per rendere accessibili a tutti l’arte e la scienza.

«Durante il lockdown e la chiusura al pubblico abbiamo continuato a lavorare ai nostri progetti –afferma Giulio De Vita, fondatore e direttore del PAFF!- e a una settimana dall’inizio della fase 2 abbiamo inaugurato ben due mostre; la nostra impostazione “smart”, che fin dalla fondazione del museo fa un uso mirato e strategico della tecnologia, ci ha consentito di adeguarci alle difficoltà e di trovare nuove soluzioni. Abbiamo realizzato conferenze, corsi e incontri di formazioni online, abbiamo pubblicato il libro benefico “Lockdown Chronicles” con le testimonianze internazionali disegnate di 100 fumettisti famosi e attualmente ospitiamo la mostra internazionale “il Mondo di Leonardo. Codici interattivi, macchine disegni”, affiancata da ben altre 4 esposizioni; il tutto nel sereno ma rigoroso rispetto delle normative anti-contagio, che, abbiamo riscontrato, se seguite diligentemente, garantiscono ampiamente la sicurezza.»

Il PAFF! ha appena siglato due importanti accordi di collaborazione che proiettano il museo nella rete di player culturali di rilievo del Nord d’Italia: l’intesa con la Fondazione Pordenonelegge, organizzatrice di “Pordenonelegge - Festa del libro con gli autori”, la cinque giorni dedicata alla letteratura che ogni anno coinvolge scrittori di livello internazionale e la partnership con il Comicon di Napoli, una delle rassegne sul fumetto di maggior rilievo nel panorama nazionale, con il quale verrà realizzata a fine anno una grande mostra sul fumettista italiano vivente più famoso nel mondo: Milo Manara. Inoltre il PAFF! ha siglato accordi con il Museo del Cinema di Torino, con il Museo del Fumetto di Bruxelles, con l’agenzia Corporate Fiction di Parigi e con l’R/O institute di Bruxelles.

«La programmazione è molto diversificata e ambiziosa, vogliamo mettere il PAFF! a dialogo con le realtà internazionali. Il museo è nato proprio con l’intento di dare spazio a un nuovo modo di comunicare l’arte e la scienza, pensando a istituzioni culturali estere, che usano strumenti e metodologie nuove, che in Italia non esistono».

Aperta l’11 agosto, l’esposizione “Mecha -design: Lorenzo Pastrovicchio” propone le creazioni e i progetti più significativi degli ultimi anni dell'autore triestino che lavora per Disney. Nell’ambito del disegno d’animazione e fumettistico il mecha design (dall’inglese mechanical design, letteralmente “progettazione meccanica”) definisce l’ideazione, progettazione e la realizzazione di disegni di robot, navi, auto, oggetti meccanici e tecnologia per opere di fantasia.

Stesse date per l’esposizione che racconta una serie di fumetti scritta e disegnata da Mario Alberti “Il muro”, il cui primo episodio “Homo homini lupus” è uscito nel gennaio 2020 per la casa editrice francese Glénat, un road movie selvaggio e post-apocalittico che, nella più pura tradizione del genere, si interroga sul futuro dell’umanità e sulle conseguenze delle nostre azioni. 

Prosegue fino al 27 settembre la mostra interattiva “il Mondo di Leonardo. Codici interattivi, macchine, disegni” inaugurata lo scorso 28 giugno, che dopo New York, Tokyo, Kuwait city, San Paolo del Brasile, Città del Messico approda a Pordenone. Un percorso di scoperta che coinvolge i visitatori in molte attività e permette di sfogliare digitalmente il Codice del Volo e il famoso Codice Atlantico.

Non solo percorsi espositivi ma anche un programma formativo per adulti e bambini, che possono partecipare in sede e tramite i canali social del museo ad attività didattiche condotte da docenti esperti. “Learning by doing” è l'etichetta che aggrega parte della didattica online del PAFF! e riassume al meglio il metodo d'insegnamento del museo: il fare in prima persona. Mettersi subito alla prova, imparando la teoria dalla pratica sotto la guida di insegnanti specializzati. Si comincia con “Un mercoledì da leoni”, un ciclo di video pillole in première su Facebook e YouTube, dove ogni mercoledì, fino al 30 settembre, viene trasmesso un nuovo contenuto per ciascuna area tematica. Molti i corsi di prossima attivazione:

Un percorso per conoscere e capire le tecniche e l’etica che sono alla base della fotografia naturalistica e della macrofotografia: paesaggio, fauna e avifauna. Ogni lezione è organizzata con esercizi pratici svolti dai partecipanti sotto la guida del docente.

Il video making attraverso l'utilizzo dello smartphone: dal framing all'editing, passando per piccoli ma essenziali dettagli per migliorare la propria produzione video come sottotitoli, diritti d'utilizzo, qualità audio e uso delle luci.

Il workshop è pensato per liberare le idee e potenziare la creatività dei teenager. Grazie alla designer Francesca Martini i partecipanti scopriranno come organizzare le loro intuizioni e come farle diventare oggetti da usare nella vita di tutti i giorni.

Corso semestrale per ragazzi, che comprende delle masterclass con artisti di livello.

In occasione dell’esposizione dedicata al genio di Leonardo sono stati attivati più cicli di laboratori artistici e scientifici, in cui le famiglie sono coinvolte in attività ludico-didattiche.

In collaborazione con l'associazione musicale FARANDOLA, l'Auditorium del PAFF! ospiterà tre reading musicali dedicati a un'analisi della musica del grande compositore tedesco e un laboratorio “beethoveniano” per i più piccoli.

Il 21 settembre riprende ad andare in onda ogni lunedì alle ore 16.00 “PAFF! BUM!”, un programma radiofonico trasmesso dal PAFF! su Wideline, la web radio pordenonese che conta ascoltatori in tutto il mondo, per parlare di fumetto, arti visive, cinema musica.

Un percorso coinvolgente per affrontare in maniera divertente e stimolante alcuni temi che risulteranno fondamentali per affrontare alla il passaggio delicato dalla scuola al mondo universitario.

L’impresa oggi, anche quella culturale creativa, è chiamata ad affrontare un forte cambiamento e diventa fondamentale condividere nuovi percorsi e opportunità per superare i momenti più critici.

Il PAFF! Palazzo Arti Fumetto Friuli di Pordenone è la prima istituzione culturale in Italia e una delle pochissime in Europa che promuove la divulgazione dell’arte e della scienza attraverso lo strumento facilitatore del fumetto, che permette una comprensione immediata e divertente delle tematiche culturali. Tramite il linguaggio intuitivo e giocoso delle immagini, PAFF! propone esposizioni temporanee, corsi di formazione, percorsi ludico-didattici, eventi e conferenze per varie fasce di pubblico. Fondato nel 2018 dal fumettista Giulio De Vita, insieme a un team di professionisti provenienti da esperienze in settori eterogenei, PAFF! utilizza lo strumento del fumetto per interagire in maniera creativa, smart e multidisciplinare con gli utenti e farli avvicinare in modo divertente alla cultura.

Il museo PAFF! è gestito dall’Associazione Vastagamma APS e sostenuto dalla Regione Friuli-Venezia Giulia e dal Comune di Pordenone. Concepito come progetto sperimentale, ha fin dal suo inizio dimostrato tutto il suo potenziale per la promozione del territorio grazie alla sua originalità e alla capacità, dovute alle caratteristiche del fumetto, di coniugarsi con ambiti e tematiche anche molto distanti fra loro: l’arte, la scienza, le discipline sociali.


 

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