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Giovedì, 25 Aprile 2019

Presentata stamattina alla stampa, presso la Sala Brizzi in Via Umberto I a Civitella del Lago in provincia di Terni, la mostra “Sulle tracce del genio: mappe e cosmografie ai tempi di Leonardo” che sarà visitabile dal 13 Aprile al 1 Maggio 2019.

Organizzata dall’Associazione Culturale CivitellArte in collaborazione con l’Associazione Roberto Almagià – collezionisti italiani di cartografia antica e l’Associazione Culturale Ovo Pinto, la mostra gode del patrocinio della Regione Umbria, Provincia di Terni e Comune di Baschi.

L’eccezionalità dell’evento eleva il piccolo ed incantevole borgo umbro di Civitella, affacciato sul lago di Corbara, a centro culturale di eccellenza a livello nazionale. La mostra infatti propone, eccezionalmente riunite, una serie di preziose cartografie originali che abbracciano un periodo che va dal 1478 al 1519, mappe rarissime generalmente non esposte al pubblico, la cui visione è stata resa possibile grazie alla disponibilità di importanti collezionisti, Emilio Moreschi e Roberto Borri, che hanno voluto concedere il prestito delle loro straordinarie opere.

Sarà possibile vedere come la Geographia di Claudio Tolomeo, astronomo e scienziato attivo ad Alessandria nella metà del II secolo d.C., abbia influenzato, pressoché totalmente, le ricerche degli studiosi Quattrocenteschi, grazie al successo che ebbero le numerose edizioni manoscritte realizzate per i vari principi o regnanti, ognuno dei quali ambiva a possedere la sua copia della Geografia. L’opera di Tolomeo era corredata da 27 mappe che rappresentavano il mondo intero con fiumi, monti, città, regioni, popoli e mari, ognuna collocata nella giusta posizione e nella corretta relazione con le restanti parti.

Molteplici furono le pubblicazioni cartografiche, in Italia ed in tutto il vecchio continente, che riprendevano le tavole tolemaiche, con le carte interamente disegnate in una proiezione trapezoidale codificata e introdotta, per la prima volta, da Tolomeo nella sua opera. Nel Cinquecento si avrà poi la svolta verso un aggiornamento delle mappe che videro il riposizionamento di alcuni fiumi e centri urbani.

Un’opera come quella tolemaica era particolarmente vicina al modo di operare di Leonardo, per il quale la forza delle immagini è in grado di sostituire pagine e pagine di testo scritto, e sappiamo che Leonardo da Vinci possedeva una delle prime edizioni a stampa della Geographia di Tolomeo, pubblicazione che esercitò in lui un indiscutibile fascino. Le carte esposte potrebbero essere state consultate da Leonardo per i suoi studi di cartografia o per i suoi spostamenti? L’intento della mostra, oltre a quello di celebrare il genio vinciano in occasione dei 500 anni della sua morte, è anche quello di stimolare quesiti e riflessioni sul Leonardo cartografo e sulla relazione che, i rarissimi pezzi in mostra, avrebbero potuto avere con i suoi studi.

L’appuntamento di Civitella propone 20 opere a stampa (particolare che le rende ancor più rare e preziose perché, nel periodo tra il XV e XVI secolo gli incunaboli erano realizzati prevalentemente a mano essendo, la nuova tecnologia della stampa, ancora poco diffusa): tra i pezzi proposti, di assoluto rilievo è la carta proveniente dalla collezione Moreschi datata 1492 e realizzata a Firenze da Francesco Rosselli: la tavola è uno dei prodotti cartografici più preziosi nel panorama cartografico italiano. Di straordinaria bellezza e rarità, di essa si sono conservati tre soli esemplari: il primo, già appartenuto alla Biblioteca Landau-Finaly, si trova presso la Biblioteca Nazionale di Firenze; il secondo presso la Biblioteca Ambrosiana di Milano; il terzo, quello in mostra è l’unico con colorazione coeva.

Oltre alle carte dell’Italia è possibile ammirare anche una carta geografica del mondo a forma di cuore tratta dalla geografia di Claudio Tolomeo, curata da Bernardo Silvano da Eboli e pubblicata a Venezia da Giacomo Penzio di Lecco. L’edizione in mostra si differenzia dalle altre stampate in Italia sia per i dati tecnici di esecuzione che per il contenuto: si tratta dell’unica edizione avente le carte stampate da matrici in legno, nonché la prima e l’unica stampata in due colori: rosso e nero.

Il catalogo della mostra è curato, per la parte scientifica, dall’Associazione Roberto Almagià ed è arricchito con testi del Professor Carlo Vecce, ordinario di Letteratura italiana presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale” e uno dei massimi studiosi dei manoscritti di Leonardo da Vinci, e del professor Vladimiro Valerio, Professore di Geometria Proiettiva all’Università IUAV di Venezia, l’unico italiano ad aver ricevuto il premio internazionale Helen Wallis nel 2017 per il suo contributo agli studi storico cartografici.

Alle ore 18:00, sempre di oggi, avrà luogo l’inaugurazione ufficiale della mostra cartografica alla presenza, oltre degli organizzatori, del dott. Emilio Moreschi Presidente dell’Associazione Almagià, del prof. Vladimiro Valerio dell’Università IUAV di Venezia, del dott. Sergio Fatti del Servizio Musei, archivi e biblioteche della Regione Umbria, l’assessore alla cultura del comune di Baschi Damiano Bernardini, Giancarlo Mezzetti organizzatore della Mostra del Libro e della Stampa Antica di Città di Castello.

 

Il 2019 ha inaugurato una stagione straordinariamente ricca di appuntamenti culturali dedicati a Leonardo. E la catena alberghiera Starhotels propone un itinerario all’insegna delle grandi mostre che celebrano Leonardo da Vinci e dell’ospitalità di qualità.

Cominciando da Milano, città in cui Leonardo trascorse 17 anni della sua vita, che gli rende omaggio con un ricco calendario di attività. Tra le mostre in programma, “Il meraviglioso mondo della natura” dal 5 marzo al 7 luglio a Palazzo Reale, dedicata al rapporto tra Leonardo e la natura della Lombardia del Cinquecento. 

La Cripta di San Sepolcro accoglie dal 1 marzo al 30 giugno “Leonardo and Warhol in Milano. The genius experience”, un itinerario lungo sei secoli che accompagna il pubblico fino alla visione di The Last Supper di Andy Warhol del 1987, in cui il re della Pop Art reinterpretò il capolavoro del Maestro.  La Veneranda Biblioteca Ambrosiana invece presenta mostre di alto profilo scientifico: fino al 19 marzo sono stati esposti i disegni legati a Milano, mentre i progetti di macchine belliche e gli studi di ingegneria civile saranno visitabili fino al 16 giugno. “Leonardo in Francia. Disegni di epoca francese dal Codice Atlantico” (dal 18 giugno al 15 settembre) approfondisce invece gli ultimi anni di attività del Genio. 

Per chi sceglie di visitare Milano, impossibile trovare una base più strategica e prestigiosa del Rosa Grand Milano – Starhotels Collezione, iconico hotel con vista sul Duomo dove l’arte dell’ospitalità e del fine dining trovano massima espressione nelle camere confortevoli e raffinate e nel ristorante Sfizio by Eataly, guidato dallo Chef Enzo Pettè. Con tariffe a partire da € 235,00 per un soggiorno in camera doppia, colazione inclusa

 Dopo aver anticipato le celebrazioni con la mostra dedicata al Codice Leicester alla Galleria degli Uffizi, Firenze inaugura gli eventi dedicati all’anno leonardiano il 9 marzo (fino al 14 luglio) con la mostra a Palazzo Strozzi dedicata al Verrocchio, il maestro di Leonardo, di cui sono esposti alcuni disegni e studi, oltre ad opere di Botticelli, Perugino e Ghirlandaio. 

In occasione della prima retrospettiva mai dedicata ad uno degli artisti simbolo del Rinascimento fiorentino, lo Starhotels Michelangelo e lo Starhotels Tuscany propongono uno speciale pacchetto che comprende: pernottamento in camera doppia,  Buffet breakfast,  2 biglietti di ingresso per la mostra "Verrocchio, il maestro di Leonardo",  Welcome kit: piantina di Firenze, opuscolo con informazioni sulla città e sui musei. Con tariffe a partire da € 118,00 allo Starhotels Michelangelo e € 110,00 allo Starhotels Tuscany per un soggiorno in camera doppia, colazione inclusa

A Torino troviamo "Leonardo da Vinci. Tesori nascosti, il titolo della grande rassegna in programma dal 9 febbraio al 12 maggio a Palazzo Cavour, che presenta la più importante raccolta di opere pittoriche mai organizzata nella città della Mole. 

Dal 15 aprile al 14 luglio, inoltre, i Musei Reali di Torino espongono 13 lavori autografi tra cui il celebre Autoritratto, gli studi per la Battaglia di Anghiari, l'angelo per la Vergine delle rocce e il Codice sul volo degli uccelli, nella mostra “Leonardo da Vinci. Disegnare il futuro.”

Entrambe le mostre si trovano a pochi passi dallo Starhotels Majestic, situato in un palazzo ottocentesco nel cuore di Torino, nei pressi della Stazione di Porta Nuova. Le eleganti camere e suite dell’hotel uniscono il fascino dell'Art Nouveau ad uno stile contemporaneo, mentre il ristorante Le Regine by Eataly propone le migliori ricette della tradizione gastronomica piemontese.

Tariffa a partire da €119,00 per un soggiorno in camera doppia, colazione inclusa.

FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE è lieta di presentare Il viaggiatore mentale, prima ampia personale di Jon Rafman in un'istituzione Italiana dedicata all’arte contemporanea. La mostra, curata da Diana Baldon e presentata da Fondazione Fotografia Modena insieme alla Galleria Civica di Modena, verrà inaugurata venerdì 14 settembre 2018 nella sede della Palazzina dei Giardini in concomitanza con il  festivalfilosofia, dedicato quest’anno al tema della Verità.

La mostra raccoglie una selezione di installazioni multimediali presentate in Italia per la prima volta che ripercorrono la produzione dell'artista canadese a partire dal 2011 ad oggi. Servendosi di linguaggi e supporti diversi, che vanno dalla fotografia al video, dalla scultura all’installazione, Rafman indaga la fusione sempre più indistinta tra la realtà e la sua simulazione nella società contemporanea attraverso opere che confondono i confini tra il materiale e il virtuale, tra i corpi in carne e ossa e le loro repliche tecnologiche.

Nato nel 1981 a Montreal, dove vive e lavora, dopo gli studi in lettere e filosofia alla McGill University Jon Rafman si diploma in film, video e new media presso la School of the Art Institute di Chicago. Sin dai suoi esordi l’artista si concentra sulle conseguenze dell’uso della tecnologia sulla nostra percezione della realtà. Per creare Kool-Aid Man (2008-11) ha frequentato per tre anni la piattaforma virtuale Second Life per scoprire le innumerevoli e multiformi rappresentazioni dei suoi “abitanti” digitali con un avatar che dà il nome all’opera. Rafman si astiene dal giudicare o criticare gli abitanti di Second Life poiché il suo intento è quello di mostrare come la tecnologia consenta alle persone di creare nuove rappresentazioni di sé all’interno di ambienti fantastici, dando loro la libertà di plasmare nuove identità e iconografie.

L’artista ha utilizzato Internet e le sue svariate comunità digitali anche come archivio di immagini per i video della sua trilogia Betamale Trilogy (realizzati tra il 2013 e il 2015), composta dalle installazioni Still Life (Betamale), Mainsqueeze e Erysichthon presenti in mostra. Come nei romanzi di Georges Bataille, dove nello spazio claustrofobico e rovinoso della scrittura la storia implode su se stessa, moltiplicando i piani narrativi e le sue rappresentazioni, anche nei video della Betamale Trilogy si ha la sensazione di essere intrappolati in una spirale di situazioni stranianti e seduttive. Rafman rappresenta con grande abilità l’ambiguo potere seduttivo della rete che sembra promettere libertà e mondi da scoprire, mentre in realtà imprigiona l’utente in uno spazio tracciato da algoritmi e da agenzie che ne elaborano i dati di navigazione per poi rivenderli.

L'immersione in rete, anche nelle zone più nascoste del “deep web”, compiuta da Jon Rafman gli ha permesso di assumere le vesti dell'antropologo amatoriale e del flâneur digitale che indaga il collasso epistemico che si è realizzato negli ultimi anni, nell'azzeramento della distinzione tra il mondo virtuale e quello analogico, tra la realtà e la sua rappresentazione virtuale. Nei suoi video una voce fuori campo poetica e ipnotica accompagna sempre le immagini, provenienti da sequenze selezionate da Internet, da videogame o da forum di chat online.

La memoria è uno dei temi al centro di molte delle sue opere. In A Man Digging (2013) composto da sequenze di videogiochi, tra cui  Max Payne 3, il protagonista parla dell'intrinseca mutabilità della memoria, in quanto dispositivo esperienziale che permette di riscrivere la storia personale e collettiva. Mentre il narratore va alla deriva, alla ricerca nostalgica del suo frammentato passato, Rafman ci porta, attraverso la superficie luccicante della memoria, ai limiti della realtà. Il video Remember Carthage (2013) narra la storia di un uomo che si imbarca su una nave diretta in Tunisia alla ricerca di una città nel deserto del Sahara che esisteva all’epoca di Cartagine. Malgrado questo luogo leggendario fosse conosciuto come la “Las Vegas del Maghreb”, di esso non rimane alcuna traccia. Nel video, composto da sequenze tratte sia da Second Life che dal videogioco Uncharted 3, c’è una voce fuori campo che descrive minuziosamente la sublime bellezza architettonica delle civiltà antiche. Remember Carthage si addentra non solo nel tema della memoria, ma anche in quello della contemporaneità della Storia, poiché, grazie alle più moderne tecnologie come quelle dei videogiochi e di Second Life, anche il passato può assumere nuove forme ed esercitare una nuova influenza.

Il video Dream Journal 2016-2017, nato dalla pratica di Rafman di trasformare i suoi sogni in video di animazione utilizzando dei software 3D amatoriali, è accompagnato da una colonna sonora composta da James Ferraro e Oneohtrix Point Never con cui l’artista aveva già collaborato. Le due protagoniste femminili – una rappresenta l'archetipo della Millennial, l'altra invece è una bambina guerriera – si imbarcano in un viaggio dantesco che assume i tratti di un universo distopico. La narrazione è intercalata da situazioni immaginarie caratterizzate da figure epiche classiche che danno vita a una serie di situazioni cupe e surreali: si tratta di una visualizzazione dell’inconscio dell’artista amplificato dalla navigazione in Internet.

All’ingresso della Palazzina dei Giardini i visitatori della mostra vengono accolti da una delle opere più recenti di Jon Rafman, Legendary Reality (2017) in cui l’artista ci conduce in un viaggio nell’ “inner space”. Un narratore anonimo racconta un viaggio immaginifico attraverso quello che sembra essere un paesaggio dai tratti fantascientifici invece potrebbe essere semplicemente ciò che vede dallo schermo del suo computer su cui scorrono dettagliate rappresentazioni storiche aumentate da esperienze virtuali.

Jon Rafman (Montreal, 1981) è un artista che si occupa di culture e sottoculture digitali, rivelando desideri, ossessioni e feticismi scaturiti dall'utilizzo dei dispositivi tecnologici. Tra le sue mostre personali più recenti ricordiamo I have ten thousand compound eyes and each is named suffering, Stedelijk Museum, Amsterdam (2016); Jon Rafman, Westfälischer Kunstverein, Münster (2016); Jon Rafman, Zabludowicz Collection, Londra (2015); The end of the end of the end, Contemporary Art Museum St. Louis (2014); Remember Carthage, New Online Art, New Museum, New York (2013); The Nine Eyes of Google Streetview, Saatchi Gallery, Londra (2012); Jon Rafman, online exhibition, Palais de Tokyo, Parigi (2012).

Ha partecipato a numerose mostre collettive tra cui: I was raised on the Internet, Museum of Contemporary Art Chicago (2018); Alone together, Musée d'art contemporain de Montréal (2018); ARS 17: Hello world!, Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki (2017-2018); Jon Rafman / Stan Vanderbeek, Sprüth Magers, Los Angeles (2017); Manifesta 11, Zurigo (2016); Welcome to the Jungle, KW Institute for Contemporary Art, Berlino (2015); Speculations on Anonymous Materials, Fridericianum, Kassel (2013); Nine Eyes, Moscow Photobienniale (2012); Screenshots, William Benton Museum of Art, University of Connecticut (2012); From Here On, Les Rencontres de la photographie d’Arles, Arles (2011).

Fondazione Fotografia Modena e Galleria Civica di Modena fanno parte – insieme al Museo della Figurina – di FONDAZIONE MODENA ARTI VISIVE, istituzione diretta da Diana Baldon e dedicata alla presentazione e alla promozione dell'arte e delle culture visive contemporanee.

Venerdì scorso, 1 marzo, a Torino nella Sala conferenze «Francesco Faa di Bruno»  è stata presentata e inaugurata la Mostra “San Francesco secondo Giotto”. Si tratta di una fedelissima riproduzione fotografica, in scala 1:4, degli affreschi che il pittore e la sua bottega realizzarono nella Basilica Superiore di Assisi, conosciuti come “Le Storie Francescane”. Il curatore della Mostra, il professore Roberto Filippetti, ha illustrato al numeroso pubblico intervenuto, i 28 riquadri che sono presenti nella Basilica. Filippetti ha svolto una straordinaria ma semplice lezione di Storia dell'Arte, facendoci apprezzare e amare le scene pittoriche dipinte dal grande artista fiorentino. Una lezione per nulla pedante, impreziosita da puntuali digressioni di attualità socio-politica. Peraltro durante nella relazione del professore talvolta trapelava un chiaro riferimento al tema della bellezza, a quellavia pulchritudinis”, che ha avuto un ruolo centrale in particolare nel Magistero di Benedetto XVI.. “la via della bellezza, è un percorso privilegiato e affascinante per avvicinarci a Dio”, ricordava Benedetto XVI. E mi sembra che i riquadri di Giotto, ben spiegati da Filippetti portano proprio a questa via. A questo proposito mi piace ricordare lo splendido accostamento che faceva il papa emerito durante la sua visita nella Repubblica Ceca del settembre 2009, tra «la stupefacente bellezza delle chiese, del castello, delle piazze e dei ponti di Praga, con il Palazzo, il cuore civile della città. il tutto, l’ambito religioso, che quello civile, non possono che orientare a Dio».

In questo accostamento vi è una profonda lezione sulla bellezza, che non vale solo per gli edifici, ma anche per le istituzioni dell’Europa cristiana, costruite nei secoli dall’incontro tra fede e ragione, distinte ma armonicamente vicine, che diventa incontro – non fusione, e tanto meno confusione – della Cattedrale e del Palazzo.

La Mostra  è stata realizzata da Itaca eventi in occasione dell’ottavo centenario della conversione di san Francesco. In quella occasione Benedetto XVI sottolineò che san Francesco «non era solo un ambientalista o un pacifista. Era soprattutto un uomo convertito»; «prima era quasi una specie di play-boy. Poi ha sentito che questo non era sufficiente. Ha sentito la voce del Signore: “Ricostruisci la mia casa”».«Fu la scelta radicale di Cristo a fornirgli la chiave di comprensione della fraternità a cui tutti gli uomini sono chiamati».

Negli affreschi di Assisi è reso visivamente il dialogo tra Francesco e Cristo in funzione dell’edificazione della Chiesa. In essi la bellezza dell’arte e della santità si fondono come proposta al cuore di ciascuno. La mostra fa percepire il fascino che san Francesco esercitò su tanti contemporanei e ha attraversato i secoli per giungere fino a noi.

Gli affreschi sono divisi in tre serie: nella prima (6 riquadri) presenta Francesco prima della fondazione dell'Ordine; nella seconda (14 riquadri) descrive la vita e le opere del Santo insieme ai frati; infine, la terza (8 riquadri) riporta episodi dopo la sua morte.

La Mostra ideata da Filippetti, certamente oltre ad avere risvolti religiosi, ha anche risvolti culturali storico artistici, ma soprattutto didattici. Pertanto è rivolta anche agli ambienti scolastici, a cominciare dalle scuole dell'infanzia. La Mostra si può visitare fino al 31 marzo, presso il Salone Faa di Bruno, in via San Donato 31.

Ad ogni riquadro il professore fa notare alcuni particolari significativi della pittura di Giotto. Di solito si focalizzano i colori dei vestiti dei vari personaggi, il territorio, i palazzi, le chiese e tutti i vari simboli, compresi i numeri degli oggetti. Cercherò di segnalare i riquadri che mi hanno colpito maggiormente. Si inizia con L'“omaggio di un uomo semplice”. In questo riquadro, c'è una analogia con l'entrata di Gesù in Gerusalemme, la domenica delle Palme. Segue “Il dono del mantello”, l'episodio ricorda S. Martino.

Poi “Il sogno del Palazzo”,  Il professore non nasconde alcuni particolari “politicamente scorretti”, come armi, scudi, elmi, vessilli, presenti in questo riquadro.

Interessante il tema della “rinuncia agli averi”, il professore ha fatto notare le due scene ben distinte da una parte la ricca borghesia, guidata dal padre di Francesco, Pietro, giallo di bile, a stento trattenuto dai parenti; dall'altro lato Francesco che lascia tutto. Il riquadro 6, vede Francesco che sta sostenendo la chiesa che sta crollando. A questo proposito, Filippetti ci tiene ad evidenziare che Francesco è rappresentato dentro la chiesa (cioè rimane nell'ortodossia e non nella posizione ereticale di chi contesta dall'esterno).

Nella “Visione dei troni celesti”, qui ci sono una serie di troni, in cielo; il più imponente era di Lucifero, ora toccherà a Francesco. Gli altri seggi saranno per i suoi frati più intimi.

Faceva notare Filippetti che le case di Giotto hanno una caratteristica quasi fanciullesca, le finestre sembrano occhi che guardano. Così appare il riquadro10, ne “La cacciata dei diavoli da Arezzo”. Diavolo: che divide. Cacciati i diavoli entra la concordia in città. Sotto le mura si nota un grande fossato a forma di pipistrello, ricorda Lucifero precipitato nell'inferno.

Nell'11 riquadro, si riproduce la visita di Francesco al sultano d'Egitto Malik al-Kamil. A sinistra si notano gli ulema che protestano, Francesco propone l'ordalia del fuoco.

Ne l'estasi, di Francesco con le braccia distese a forma di croce, il professore fa notare la fulgidissima nuvoletta, dove si riconoscono quattro volti umani di profilo.

Ricca di personaggi la scena de “Il presepe di Greccio”. Bisognava rafforzare la devozione al Bambino Gesù che si era affievolita.

Ne “La predica agli uccelli”, non si notano architetture, c'è l'uomo e la natura. Negli uccelli, il professore vede molto simbolismo: il pettirosso, cardellino, allodola, colomba bianca. Ne “La morte del cavaliere di Celano”, si notano molte donne con i capelli sciolti che richiamano la Maddalena. I loro volti sono contristati, ma non disperati. L'ambiente è elegante, con la tavola imbandita con oggetti quotidiani minuziosamente riprodotti.

Ne “L'apparizione al capitolo di Arles”, dove Antonia da Padova, insegnava ai frati, inviato ad Arles, territorio francese, insidiato dalla eresia dei catari albigesi. Qui appare Francesco benedicente, lo scorge soltanto Monaldo, seduto alla destra di Antonio.

“La morte del Santo”, nella scena, si notano facilmente tre fasce: in alto, l'anima di Francesco è condotta in cielo dagli angeli; in mezzo i frati in camice bianco partecipano all'esequia; sotto gli amici più cari attorniano il corpo.

Nel riquadro 21 si fa notare che al momento della morte di Francesco, ci sono diverse scene, simultaneamente si vedono fra' Agostino, ministro francescano in Terra di Lavoro, e il vescovo di Assisi nel suo letto.

Colmo di bellezza il riquadro 23: “Il pianto delle Clarisse”. Il corteo funebre fa tappa alla Chiesa splendente di San Damiano: «la facciata è simile a un volto che dimostra stupore sgranando gli occhi e spalancando la bocca». Qui si notano Chiara e le clarisse piangenti che baciano il corpo di Francesco. Seguono gli altri riquadri tutti interessanti, ricchi di particolari significativi, dove si notano alcuni miracoli compiuti da Francesco, come la guarigione del ferito di Lerida, la confessione della donna resuscitata e la liberazione dell'eretico.

 

 

 

"L'anima di un germo­glio", questo il singolare titolo della mostra di pittura di Tiziana Scurlo, che sarà inaugurata a Paola (Cosenza) l'11 Agosto 2018 alle ore 19:­00 presso la Sala del Palazzo di Città (Corso Garibaldi).
L'artista cinquante­nne, nata a Milano,  ma di origini calabresi, in questi anni ha partecipato a numerose mostre personali e collettive e le sue opere, create con grande passione, vengono realizzate sia a spatola che a pennello.
Tiziana, che afferma - in ogni mio quadro si trova sempre un colore, oppure una semplice sfumatura, che toccano la sfera emozionale e spero che nella vita ogni persona possa in ogni istante essere colorata -  è alla sua prima esposizione nel sud Italia, stavolta per presentare le sue opere dipinte su tela.
Gli spazi espositivi saranno visitabili dall'11 al 12 agosto nei seguenti orari:
dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 16:00 alle 24:00

Fra pochi giorni a Paola sarà inaugurata la sua mostra di pittura. C'è un motivo particolare per cui ha scelto la Calabria?
Si, le mie origini sono calabresi. E’ la prima volta che espongo nella mia splendida Terra e sono molto emozionata.

In ogni accezione dell'arte l'autore riesce sempre ad esprimere le sue emozioni. Qual è il legame fra colori e sfera emozionale?
La magia di quando dipingo è credere che esistano dei legami inscindibili tra le cose che vedo e quelle che sogno, dai quali scaturiscono impulsi e  sensazioni che guidano la mia espressione creativa.

Cosa evoca il titolo della mostra "L'anima di un germoglio"?
Sarebbe stato meglio dire un "germoglio per l’anima", ma l'altra espressione risultava più orecchiabile per dire che poco importa se una persona che non è più sulla Terra; sono convinta che la sua anima rimanga viva e mi è sempre vicina, tanto da accarezzare il mio cuore. In altre parole, il germoglio di un fiore è adatto a risvegliare la sua anima. Penso che ogni emozione, anche la più dolorosa, abbia comunque una finalità positiva.

Qual è il suo legame con la Calabria?
La scelta di questo luogo non è casuale, viste le mie origini. I miei genitori si sono conosciuti e sposati qui a Paola; nel 1964 sono emigrati al nord per motivi di lavori, ma hanno portato con loro una valigia carica di tradizioni e sapori, che hanno mantenuto sempre vive nel tempo. Per me Paola  rappresenta le radici, il cuore e la cultura che ho ereditato da loro. Mia madre vive al nord e continua a seguire tutte le tradizioni legate alla Calabria.

Quando ha acquisito consapevolezza della sua vena creativa?
Non lo so esattamente... Ricordo che un giorno,  circa 30 anni fa, ho incominciato a esprimere quello che sentivo e che non avrei rivelato a nessuno; così ho iniziato a dipingere. Ora ho la cantina piena di quadri, in questa mostra ne porto soltanto 15, che per la maggior parte sono rappresentazioni floreali. Questa volta, per realizzarli, sono stata attratta ed ispirata dalla natura che mi inebriava, passeggiando nei prati.

A chi vorrebbe dedicare questa mostra?
A mio padre Vincenzo, che avrei voluto qui, accanto a me. Tuttavia,  sono certa che la sua anima continuerà a volteggiare come una farfalla fra i miei coloratissimi fiori.

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