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Martedì, 15 Ottobre 2019

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Grazie alla cara amica Afrodite Oikonomidou che ha curato la mostra, Il Comune di Chanià e il Keppedih-CAM, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura ad Atene, hanno il piacere di presentare il lavoro della fotografa italiana Bruna Biamino.

Torinese e specializzata in fotografia di paesaggio architettonico -dai palazzi barocchi del nord Italia fino ai più famosi monumenti di archeologia industriale- Bruna Biamino ha dedicato una consistente parte del suo lavoro allo studio e la documentazione dei movimenti di avanguardia dell’architettura italiana. Partendo dalla convinzione dell'indissolubile rapporto dialettico che unisce l'architettura alla fotografia, Biamino trasferisce l’estetica tridimensionale dell’architettura nella bidimensionale rappresentazione fotografica, adattandola alle esigenze visive contemporanee. Nell'ambito di questa ricerca, la fotografa ha concentrato la sua attenzione sul movimento del Razionalismo, uno dei capitoli più importanti e interessanti del recente patrimonio architettonico italiano.

Il Razionalismo è nato nei primi anni del 1900 ed è stato non solo un nuovo stile architettonico, ma una nuova visione dell’arte dell’architettura, un nuovo modo di affrontare il rapporto tra edificio, uomo e società. Applicando nuovi concetti estetici e un legame diretto tra forma e funzionalità, il movimento ha come caratteristiche principali l'eliminazione degli elementi decorativi, l'uso di materiali innovativi e di volumi puliti. Seguendo le forti correnti di rinnovamento e modernismo che soffiavano nei primi decenni del secolo scorso, il Razionalismo Italiano si è ispirato agli insegnamenti e alle pratiche dei rinomati rappresentanti del Movimento Moderno (come Gropius in Germania, Le Corbusier in Francia, Aalto in Finlandia o Wright in America) creando uno stile che coniuga la razionalità e la funzionalità all’estro creativo. Parallelamente, il Razionalismo Italiano esteticamente è stato influenzato dalle correnti artistiche italiane degli anni '20-'30, dal Futurismo di Marinetti e Boccioni alla Pittura Metafisica di De Chirico e Carrà, mentre dal punto di vista tecnico è stato precursore alla ricerca e all’utilizzo di nuovi materiali e tecnologie, assolutamente innovativi per il loro tempo.

Si è consolidata così una sorta di "Razionalismo mediterraneo" che ha lasciato una forte impronta in Italia e in molti paesi intorno al Mediterraneo. Esempi rappresentativi di questa architettura si possono trovare anche in territorio greco, nel Dodecaneso, dove gli interventi architettonici includevano la riqualificazione dei centri storici, il miglioramento della rete stradale, l'estensione o la riprogettazione del tessuto urbano. Gli edifici pubblici progettati e costruiti da architetti italiani a Rodi, Kalymnos, Kos e Leros - dove si incontra il più imponente intervento urbano - sono scuole, ospedali, cinema e teatri, caserme, stazioni e ponti che, nella maggior parte dei casi, vengono ancora utilizzati per gli stessi scopi per cui furono costruiti. Si tratta di uno straordinario lascito architettonico che si è pienamente integrato nel tessuto architettonico delle città isolane.

Bruna Biamino, usando l'architettura come asse principale, ha registrato con la sua sensibilità personale le testimonianze architettoniche della storia comune dei nostri due paesi e ci consegna le sue opere fotografiche come un tributo visivo al forte rapporto culturale che unisce la Grecia e l'Italia. Attraverso lo sguardo attento di una fotografa italiana che è appassionata della Grecia, la mostra, curata da Afrodite Oikonomidou, offre allo spettatore la possibilità di scoprire e apprezzare tesori architettonici spesso sconosciuti, dando allo stesso tempo l'opportunità di approfondire la conoscenza sulla storia del movimento razionalista. A tal fine, la mostra sarà completata da una conferenza sul tema dell'Architettura Razionalista, organizzata in collaborazione con l'Università di Creta, alla quale parteciperanno esperti italiani e greci ..

Domenica 13 ottobre 2019 presso la Galleria d'arte "La Bottega dei Vàgeri" via Aurelia Nord 112/B Viareggio è stata inaugurata la mostra dal titolo "Ritorni..."
La Galleria dei Vàgeri scioglie le proprie vele e affronta nuovamente il mare dell'arte, della cultura e naturalmente della pittura. E lo fa con un'operazione, come sempre, oltre che artistica, anche di grande spessore culturale, sintetizzata in modo perfetto all'interno del breve e semplice, quanto evocativo,  titolo.
"Ritorni..." è dunque una mostra collettiva che rappresenta, al contempo, un'operazione culturale ed  artistica che ha la forza di chi possiede un duplice sguardo nell'arte: nella sua contemporaneità e nella tradizionale concezione che la galleria ha sempre portato avanti.
Un effetto artistico che si dipana e si accresce attraverso una serie di luci, colori, ombre, dando vita a un chiaroscuro che prende corpo attraverso le figure e le linee delle opere.
Opere di artisti, alcuni dei quali hanno la capacità di farci comprendere il loro punto di vista sul mondo, mentre altri più intimisti, gli interrogativi, le passioni, le gioie, le inquietudini e i turbamenti insiti nelle loro creazioni d'arte.
Ed è dall'insieme di queste opere - con effetti artistici a volte contrastanti, con l'alternanza anche di elementi contrapposti – che riusciamo però alla fine ad avere una chiara sintesi delle passioni, del calore e delle emozioni che dalle opere si riversano sui visitatori e che sono la linfa vitale di cui si nutre giornalmente la Galleria dei Vàgeri.
"Ritorni..." da un lato propone una serie di artisti che  nel corso dei decenni trascorsi hanno esposto e donato alla Galleria la loro arte e la loro cultura, arricchendola di significati pittorici ed umani e riuscendo, ognuno di loro, ad apportare un proprio peculiare mattone che si aggiunge ad altri per dare forma e stabilità alla grande casa della Bottega dei Vàgeri: la più antica galleria d'arte italiana.
E, allora, come non iniziare con colui che fu, ed è, l'ispiratore artistico della Galleria che rende omaggio a quei vàgeri di cui lui fu il cantore pittorico e letterario per eccellenza, nonché ideatore? In mostra a dare prestigio e lustro alla mostra ci sarà allora un Lorenzo Viani testimone del Primo conflitto mondiale e che riproponiamo con grande orgoglio.
"Ritorni..." dicevamo e chi meglio di Renato Santini che a soli 22 anni debuttò con la sua prima mostra personale proprio ad inaugurare il glorioso percorso della galleria nel 1942, può essere il secondo anfitrione di questa collettiva?
Ma "Ritorni..." non è semplicemente pittori ben presenti nell'animo artistico della città e non solo. Vi sono anche pittori ormai dimenticati - in una società che ha perso il senso della memoria storica e delle proprie radici - malgrado un loro indiscutibile apporto e valore artistico; ad iniziare da Cristoforo Mercati, in arte Krimer, fondatore della Galleria dei Vàgeri in un periodo storico difficilissimo, in piena Seconda guerra mondiale scommettendo sull'arte, umanissima e stupenda attività umana, in contrapposizione alla brutalità inumana della guerra, e riprendendone poi il cammino nel 1955.
Un cammino in cui la ricerca del talento nei giovani pittori e nella valorizzazione di quelli già affermati è sempre stato un suo faro di riferimento.
Inoltre, la Bottega è stata ed aspira nuovamente ad esserlo, un cenacolo di artisti nelle diverse accezioni; si pensi ad esempio a Elpidio Jenco o Enrico Pea, solo per citarne un paio fra i più conosciuti, frequentatori e collaboratori di Krimer nella sua visionaria e concretissima realtà della Galleria. Quindi, non solo una galleria d'arte, ma un vero e proprio cenacolo culturale nel quale le arti concorrevano a rendere più bella, e perchè no, migliore la realtà.
Punto di vista ripreso, fin dal 1975, dal successore di Krimer e attuale Presidente della Bottega dei Vàgeri, il maestro Flavio Del Pistoia. In Del Pistoia Krimer aveva colto, fin dai suoi anni giovanili, talento, unicità e una capacità di lettura straordinaria nella profondità chiaroscurale dei suoi sentimenti e dei valori oscillanti, e spesso ambigui, della società. Un'accurata tessitura pittorica che, attraverso le sue tele, emergeva - ed emerge - dal suo mondo interiore proprio come le sue figure che sciamano fuori dalle profondità del suo essere artista e uomo. Un artista unico in quel suo genere così complesso, in cui luce e ombra si mescolano in una chiave onirica e surreale che sfocia in un'intensa fame d'amore che ci tormenta tutti.
Dopo Krimer e Del Pistoia, un doveroso omaggio merita Duilia Galloni, artista talentuosa, da molti anni scomparsa, che la Bottega dei Vàgeri ripropone in questa mostra esponendo una parte delle sue opere per recuperare quello spirito d'artista libera e capace di dare colore e forma, in modo originale e personale, alla realtà del suo tempo attraverso l'espressione della sua pittura. Un'artista che molto ha donato attraverso la sua attività artistica e che i Vàgeri sono intenzionati a riproporre per farla conoscere anche alle giovani generazioni di artisti e amanti del bello.
Insieme a lei un altro antico artista della Bottega: Giacomo Giacomelli che, con la forza della sua pittura e della sua tecnica, ci fa entrare in un mondo fatto di colore, forme in un immaginario del tutto privato che appartiene all'artista ma del quale tutti noi possiamo goderne le emozioni e le sensazioni.
Lo sguardo di "Ritorni..." prosegue con Vinicio Berti, pittore che con la sua arte fece anche azione di militanza politica e sociale, con uno sguardo attento al mondo che lo circondava e che gran parte del quale è ancora oggi presente, pulsante e, come allora, dolente.
Ugualmente importanti sono le presenze in mostra di altri lontani pittori amici dei Vàgeri: Giovanni Pelliccia, storico pittore della Galleria che torna ad essere esposto nelle nostre sale o quella di Luca Alinari con opere di grande rilievo; di Giuseppe Martinelli; Sergio Scatizzi: oppure Alfredo Catarsini, pittore quasi autodidatta che ebbe in Lorenzo Viani una guida spirituale; Giuseppe Banchieri artista dimenticato ma di grande spessore aderente al realismo esistenziale e partecipante fra gli anni '50 e '70 alle più importanti manifestazioni internazionali,  come la Biennale di Venezia e, ultimi, ma non ultimi ovviamente, Ernesto Altemura e Brunello Baldi a completare una bella e gloriosa fetta della nostra storia.
La Galleria, da sempre, è stata fucina di formazione, affermazione e riconoscimento di nuove realtà pittoriche che approdano nelle sale di Via Aurelia Nord per rinverdire e proseguire il cammino innovativo della Galleria. A tal fine, per il ragionamento sviluppato all'inizio, in questa collettiva figurano anche i nomi di pittori che non fanno parte della storia dei Vàgeri, nemmeno in anni più recenti, come gli artisti Piero Cantagalli e Renato Gérard, le cui opere in esposizione rappresentano spaccati del modo di concepire e interpretare la loro arte pittorica.
Ma la Bottega dei Vàgeri è arte e non solo pittura e per questo propone anche la scultura, con le ceramiche dello storico collaboratore della Galleria l'artista Piergiorgio Pistelli e una inedita e prestigiosa presenza della scultrice statunitense Anna Chromy con una sua opera inedita in bronzo.
Doveroso aggiungere che la Bottega dei Vàgeri è sempre stata animata da uno spirito di innovazione che ha caratterizzato le sue mostre e così in questa esposizione si avrà la presenza della scultura con l'acciaio inossidabile. Una nuova frontiera dell'arte e della scultura e che grazie allo sponsor della Galleria, la Costruzioni Tecniche Nazionali (C.T.N.) - che è azienda leader nel settore dell'acciaio - i visitatori di "Ritorni..." potrenno entrare in contatto anche con questa forma di arte.
Infine, ultimi ma solo in ordine di apparizione, tre importanti artisti della nuova Galleria. Presenze costanti fin dalla riapertura con la prima mostra collettiva del 5 febbraio scorso: Giuliana Pardini con la sua arte che nasce dal profondo della sua interiore sensibilità artistica e di donna; Angelo Dionigi Fornaciari con la sua sperimentazione di forme e colori e Lisandro Ramacciotti con le "sue" donne capaci di suscitare emozioni in chiunque le osservi.
Va sottolineato che la Galleria d'Arte viareggina non ha mai vissuto con lo sguardo rivolto verso il passato. Quando lo ha fatto, come in questa occasione, ha sempre avuto la capacità di attingere risorse e forza da quel passato glorioso per guardare in avanti. Volgere lo sguardo al passato per meglio capire e interagire con il futuro. Ed è proprio questo il senso di "Ritorni...": volgere un poco lo sguardo al nostro trascorso, alle nostre radici per ricordarle, rivificarle ed attingere alla nostra esperienza per proporre nuovi talenti e un'attenta e costante ricerca di ciò che oggi esiste e di quanto potrà esistere in futuro.
Non a caso questo è uno dei tanti compiti dell'arte e degli artisti.
Per questo il 2020, fornendo un'anticipazione, sarà un anno speciale per la Galleria, un anno di nuove sperimentazioni, nuove proposte culturali ed artistiche che confermeranno la naturale vocazione della Galleria come centro internazionale di arte e cultura.
"Ritorni..." è tutto questo e molto di più, ma quel "molto di più" lo lasciamo scoprire a tutti voi che visiterete la mostra e sfoglierete il suo catalogo.

Gli artisti presenti sono: Ernesto Altemura, Luca Alinari, Brunello Baldi, Sergio Banchieri, Sergio Baroni, Vinicio Berti, Piero Cantagalli, Robert Carrol, Alfredo Catarsini, Anna Chromy, Flavio Del Pistoia, Angelo Dionigi Fornaciari, Duilia Galloni, Renato Gérard, Giacomo Giacomelli, Krimer, Fausto Maria Liberatore, Giuseppe Martinelli, Giuliana Pardini, Giuovanni Pelliccia, Piergiorgio Pistelli, Lisandro Ramacciotti, Renato Santini, Sergio Scatizzi e Lorenzo Viani.

Il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, Dario Franceschini, ha visto oggi la Ministra greca della Cultura e dello sport, Lina Mendoni, in un incontro bilaterale che ha preceduto l’inaugurazione della mostra “Pompei e Santorini. L’eternità in un giorno” promossa alle Scuderie del Quirinale dal parco archeologico di Pompei e dalla Soprintendenza per le Cicladi.

Nel corso del colloquio la Ministra Mendoni ha manifestato grande apprezzamento per la misura dell’Art Bonus, chiedendo informazioni sul suo funzionamento e sui risultati finora raggiunti per poterne valutare l’introduzione nell’ordinamento ellenico. Per la Grecia si tratta di un modello virtuoso di fiscalità di vantaggio in favore della cultura da replicare.

I ministri Franceschini e Mendoni hanno poi ricordato la collaborazione tra Italia e Grecia nel contrasto al traffico illecito di beni culturali, forte del memorandum di intesa siglato a Corfù nel 2017 in occasione del primo vertice intergovernativo. Una cooperazione che vede il pieno coinvolgimento del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, con molteplici attività di recupero e restituzione di opere rubate e di addestramento delle forze di polizia greche.

I due ministri hanno poi condiviso la necessità di una reciproca collaborazione per la promozione e il sostegno alle industrie culturali creative e agli scambi tra i giovani artisti, una sorta di Erasmus Cultura che i due Paesi intendono proporre al tavolo del consiglio dei ministri della cultura europei a novembre.

I ministri Franceschini e Mendoni hanno infine ricordato il prezioso ruolo della scuola archeologica di Atene negli scambi di saperi e conoscenze in campo scientifico e culturale.

Intanto dopo l incontro il Ministro Greco Lina Mendoni insieme a Dario Franceschini hanno inaugurato la mostra  “Pompei e Santorini. Sin dall’antichità le catastrofi vulcaniche hanno scandito lo scorrere della storia. Sono emblematici i casi di Akrotiri, fiorente capitale dell’isola di Thera, oggi conosciuta come Santorini, sepolta da un’eruzione nel 1613 a. C., e Pompei, investita dalla furia del Vesuvio nel 79 d. C. I cataclismi non hanno inghiottito solo le due città, ma un intero sistema di pensiero che riaffiora tramite le indagini archeologiche.

A Roma, alle Scuderie del Quirinale, dall’11 ottobre al 6 gennaio, si potranno ammirare, per la prima volta insieme, le vestigia dei due siti archeologici, tra i più importanti e meglio conservati al mondo.

Curata da Massimo Osanna, Direttore del Parco Archeologico di Pompei e da Demetrios Athanasoulis, Direttore dell'Eforia delle Antichità delle Cicladi, con Luigi Gallo e Luana Toniolo, l’esposizione è frutto di una collaborazione istituzionale e propone un confronto inedito attraverso innovative ricostruzioni e la selezione di preziosi reperti, in molti casi mai esposti al pubblico.

La mostra è concepita come un viaggio nel tempo alla scoperta delle due antiche città, accomunate da un’identica fine e preservate nei millenni dalle ceneri vulcaniche. Più di trecento oggetti fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri, ripercorrono un arco cronologico di tremila e cinquecento anni, dall’età del bronzo ai nostri giorni. Un racconto immersivo attraverso le sale delle Scuderie del Quirinale, trasfigurate da un allestimento coinvolgente che si snoda tra ricostruzioni di ambienti, con oggetti di uso quotidiano, e proiezioni di videoarte.

I temi esaminati trattano diverse problematiche archeologiche, come la disamina dei contesti, l’uso dei calchi in gesso, l’analisi delle abitudini sociali e della ritualità, lo studio della connettività economica e culturale nel Mediterraneo antico.

Il percorso espositivo è punteggiato da opere di artisti moderni e contemporanei (Micco Spadaro, Turner, Valenciennes, Filippo Palizzi, Arturo Martini, Renato Guttuso, Andy Warhol, Alberto Burri, Richard Long, Antony Gormley, Giuseppe Penone, Francesco Jodice, Damien Hirst, James P Graham, Hans Op de Beeck, Francesco Simeti), che indicano quanto la riscoperta delle città sepolte abbia nutrito l’immaginario collettivo, accompagnando i visitatori in un viaggio fra passato e presente.


La mostra racconta quindi una storia fatta di repentine catastrofi naturali e affascinanti riscoperte archeologiche per raccontare le origini e gli sviluppi della nostra storia, della nostra cultura.

 “La collaborazione istituzionale fra il Parco Archeologico di Pompei e l’Eforia delle Cicladi- afferma Massimo Osanna - ha in questa mostra il suo naturale punto di arrivo. Abbiamo voluto affiancare all’indagine archeologica anche la lettura geologica degli eventi vulcanici così da poter far capire al pubblico l'unicità dello stato di conservazione delle due città.  Di pari importanza la presenza in mostra di alcune opere moderne e contemporanee, scelte per il loro potere evocatore”.

“L'Eforato delle Cicladi ha deciso di mettere in atto una politica espositiva rivolta verso l’esterno- sottolinea Demetrios Athanasoulis - con mostre sia in Grecia sia all'estero che hanno l’obiettivo di promuovere il patrimonio monumentale delle Cicladi e di rendere l’antichità una fonte di cultura e sapere, ma anche di piacere e intrattenimento di qualità. La mostra presso le Scuderie del Quirinale è espressione di questa visione e, portando per la prima volta fuori dalla Grecia i materiali provenienti dalla città preistorica di Akrotiri, permetterà al grande pubblico di conoscere il volto della “Pompei” dell'Egeo preistorico”.

Eventi speciali e laboratori contribuiscono ad arricchire e approfondire i contenuti di una mostra già di così ampio respiro: gli studenti delle scuole, potranno ad esempio mettersi alla prova con laboratori sul mestiere dell’archeologo dove verranno coinvolti a riconoscere i reperti di uno scavo. I più grandi invece potranno avventurarsi in una visita letteraria della mostra accompagnati dalle parole di scrittori e filosofi dall’antichità fino al Novecento. Oltre ai laboratori ed agli incontri ospitati all’interno delle Scuderie del Quirinale la mostra propone una serie di appuntamenti al Teatro Argentina a Roma condotti da archeologi, storici dell’arte, intellettuali e giornalisti per indagare il fenomeno eruttivo dal punto di vista scientifico, geologico e sociale oltre a proporre una sorta di passeggiata virtuale all’interno delle sale della mostra.

“E’ una mostra che s’inserisce in pieno nella nostra tradizione espositiva- conclude Mario De Simoni, Presidente di Scuderie del Quirinale- fatta di rapporti internazionali di primo livello e di organico collegamento con i principali siti e istituzioni culturali italiane, in questo caso il Parco Archeologico di Pompei. Sempre a proposito delle attività che da sempre contraddistinguono Scuderie del Quirinale, anche per questa mostra abbiamo studiato specifiche proposte didattiche rivolte a differenti fasce d’età, a partire dai bambini di tre anni e un ricco programma di incontri e conferenze a cura di studiosi ed esperti di caratura internazionale”.

Il direttore  dell’Eforato delle Antichità delle Cicladi Demetris Athanasoulis ci ha dichiarato : L'Eforato delle Antichità delle Cicladi ha la responsabilità di gestire il patrimonio culturale delle isole Cicladi, che comprende monumenti e siti emblematici non solo per la Grecia ma per tutta la cultura europea.
Culla della cultura protocicladica, cuore dell’Atene classica, nucleo vitale dell'Impero bizantino, l'arcipelago delle Cicladi è disseminato di inestimabili tesori archeologici – dalla Preistoria al Medioevo – incastonati nella bellezza di un paesaggio straordinario.

 L'Eforato ha deciso di mettere in atto una politica espositiva rivolta verso l’esterno, con mostre in Grecia e all'estero che hanno l’obiettivo di promuovere il patrimonio monumentale delle Cicladi e di rendere l’antichità una fonte di cultura e sapere, ma anche di piacere e intrattenimento di qualità.

 La mostra "Pompei e Santorini. L'eternità in un giorno" presso le Scuderie del Quirinale a Roma è espressione di questa visione e si avvale di una novità assoluta: la collaborazione tra l'Eforato delle Antichità delle Cicladi e il Parco Archeologico di Pompei nel campo della ricerca e della promozione del patrimonio archeologico.

 I materiali provenienti dalla città preistorica di Akrotiri sull'isola di Thera (oggi Santorini), esposti per la prima volta al di fuori della Grecia, restituiscono il volto della “Pompei” dell'Egeo preistorico: una città sepolta dall'esplosione del vulcano Santorini nel 1613 a.C.

La cenere ha preservato i celebri affreschi preistorici, cicli unici e straordinariamente completi di grandi dipinti, insieme a numerosi altri reperti di cui potranno godere i romani e i visitatori della Città Eterna. 

I miei più sentiti e doverosi ringraziamenti al professor Christos Doumas, direttore degli scavi di Akrotiri, e a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione della mostra: dall’Eforato delle Antichità delle Cicladi al Parco Archeologico di Pompei nella persona del direttore generale Massimo Osanna; dalle Scuderie del Quirinale con il loro direttore Matteo Lafranconi, alla ALES SpA di Luigi Gallo.

Crocevia di popoli, tradizioni e religioni diverse, luogo unico per la sua storia, segnata da stratificazioni millenarie, il Mediterraneo rivendica un’indiscussa centralità nella cultura occidentale.

Sulle sponde del Mare Nostrum sono sorte alcune tra le più grandi civiltà del passato che hanno segnato indelebilmente il corso del Tempo. Il loro sovrapporsi, ibridarsi, avvicendarsi è il soggetto principale dell’indagine archeologica, capace di offrire l’interpretazione contestuale di oggetti, spazi, pratiche e fenomeni di tipo sociale, economico e religioso.

Le diverse identità culturali che compongono l’elaborato mosaico del Mediterraneo antico, trovano ad Akrotiri, sull’isola di Santorini, e Pompei due casi emblematici. Investite da eruzioni simili, distanti più di 1700 anni l’una dall’altra, le città restituiscono edifici, affreschi, manufatti perfettamente conservati che permettono di resuscitare due civiltà ricche e complesse, evocando allo stesso modo la catastrofe che ha messo fine alla loro storia

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La riscoperta delle città sepolte, inoltre, ha nutrito l’immaginario artistico, offrendosi al contempo come soggetto iconografico e spunto di riflessione per l’evocazione delle catastrofi naturali.

Nata nell’ambito di una collaborazione istituzionale fra il Parco Archeologico di Pompei e l’Eforia delle Cicladi -che prevede anche indagini sul campo, restauri e ricerche congiunte-realizzata da Scuderie del Quirinale-Ales, l’esposizione propone un confronto inedito fra i due siti antichi attraverso innovative ricostituzioni e la selezione di preziosi reperti, in molti casi mai presentati al pubblico.
La mostra, a fronte di un patrimonio dai sensi di lettura così complesso, rappresenta una risorsa straordinaria per offrire al pubblico un racconto inedito e godibile della storia.

Più di 300 oggetti, fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri, ripercorrono un arco temporale che va dall’età del bronzo ai nostri giorni. Tramite un percorso concepito come una macchina del tempo, infatti, l’esposizione permette di evocare il passato e la sua sopravvivenza nel mondo contemporaneo.

 Davanti alla ricchezza e alla varietà delle opere antiche e moderne presenti nelle sale delle Scuderie del Quirinale, non possiamo esimerci da un ragionamento sui valori trasmessi dall'arte: l'appartenenza a una cultura più antica, il futuro che ci unisce tutti nell'eredità trasmessa dalla storia. come ha detto Massimo Osanna Direttore del Parco Archeologico di Pompei

Per Mario De Simoni Presidente Ales-Scuderie del Quirinale per ricordare e condividere il valore della cultura e della storia, le Scuderie del Quirinale–Ales organizzano e propongono una mostra ideata dal Parco Archeologico di Pompei in collaborazione con l’Eforato per le Antichità delle Cicladi.


Si conferma così sia la vocazione internazionale delle Scuderie, sia l’intelligenza dell’avvenuto organico collegamento con il sistema museale nazionale, collegamento qui esaltato dalla collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei.

 L’esposizione offre un confronto inedito fra due siti antichi: Pompei, investita dall’esplosione del Vesuvio nel 79 dopo Cristo e riscoperta nella prima metà del Settecento, e Akrotiri, sull’isola di Santorini, distrutta a metà del II millennio avanti Cristo da una spaventosa eruzione e riportata alla luce nella seconda metà del Novecento.


Sono luoghi unici che occupano una posizione incomparabile nella coscienza collettiva, perché offrono un’immagine viva dell’antico, spesso difficilmente leggibile nella stratificazione storica.


Nelle città sepolte le spettacolari eruzioni hanno d’improvviso bloccato la storia, che riemerge dalle ceneri velatamente presente.
L’indagine archeologica ha permesso di conoscere e interpretare l’organizzazione sociale di due centri del Mediterraneo antico, restituendone il complesso patrimonio artistico e culturale.


Mondi lontanissimi da noi ritrovano forme, figure, colori, sapori, profumi, ritualità e attitudini nell’evocazione di fasti mai interamente dissolti.

Nelle sale monumentali delle Scuderie del Quirinale, trasfigurate da un allestimento immersivo che esalta più di 300 oggetti - fra statue, affreschi, vasi, rilievi, gemme, incunaboli e quadri – i preziosi reperti provenienti dalla Grecia,

datati a più di quattromila anni fa e mai esposti all’estero, dialogano con le straordinarie antichità pompeiane e con opere moderne e contemporanee, selezionate per il loro potere evocativo, evidenziando la persistenza dell’antico nell’immaginario artistico e la complessa riflessione dell’arte contemporanea sul tema della catastrofe.

Ci muoviamo così sino alle origini della nostra cultura, meditando sugli splendori e le fragilità dei nostri destini.




 

 

IL Museo delle Mura ospita dal 13 ottobre al 10 novembre 2019 la mostra “Non farmi Muro!”, una selezione di oltre 40 fotografie che evidenziano come è cambiata la città di Berlino dal 1989 a oggi. Sarà il gran finale della Settimana tedesca (6-12 ottobre), un progetto dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania a Roma.

La mostra, promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e organizzata dall’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, è a cura di Clara Labus e Julian Rössler e sarà inaugurata sabato 12 ottobre, alle ore 11.00.

Una riflessione sullo sviluppo di una città nel cuore dell’Europa attraverso quattro diverse proposte fotografiche: le immagini di Livio Senigalliesi della Berlino del 1989, quelle di Daniel Pilar e VisitBerlin della Berlino di oggi e, infine, una sezione intitolata “Il cammino verso l’unità tedesca” realizzata dall’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in collaborazione con la Bundesstiftung Aufarbeitung.

Berlino 1989: “Da Mosca soffiava il vento della Perestrojka, portando voglia di democrazia e libertà. È un passato che non dobbiamo dimenticare” scrive Livio Senigalliesi, che si trovava a Berlino in quel periodo così importante per la Germania e per l’Europa. Dopo proteste pacifiche in diverse città della Repubblica Democratica Tedesca (RDT), il 9 novembre 1989 cadde il Muro che aveva separato il Paese e la città di Berlino per quasi 30 anni creando, di fatto, due città diverse: Berlino ovest e Berlino est, la capitale della RDT.

Durante la divisione del Paese non ci si poteva muovere liberamente tra le due parti della città: era obbligatorio possedere un permesso, che peraltro per i cittadini della RDT era molto difficile ottenere. Una ferita aperta che ha separato famiglie e amici per tanti anni.

Berlino negli ultimi 30 anni si è trasformata da “città murata” a città libera, con più di tre milioni di abitanti. La caduta del Muro ha lasciato nel panorama urbano spazi inutilizzati che i berlinesi e i nuovi abitanti hanno reso spazi creativi: dall’arte della Brunnenstraße alle start-up del Moritzplatz, che ora godono finalmente dell’accesso libero al fiume Spree.

Berlino è oggi una città moderna e una metropoli vitale: nota per la sua architettura, i festival e la vita notturna (soprattutto la scena tecno) è visitata ogni giorno da innumerevoli turisti ed è una delle capitali europee preferite dai viaggiatori.

Livio Senigalliesi, 63 anni, milanese, inizia la carriera di fotoreporter alla fine degli anni ’70 dedicandosi ai grandi temi della realtà italiana usando la fotocamera come uno strumento di analisi sociale. La passione per la fotografia intesa come testimonianza e l’attenzione ai fatti storici di questi ultimi decenni l’hanno portato su fronti caldi come il Medio-Oriente e il Kurdistan durante la guerra del Golfo, nella Berlino della divisione e della riunificazione, a Mosca durante i giorni del golpe che sancirono la fine dell’Unione Sovietica, a Sarajevo ha vissuto tra la gente l’assedio più lungo della Storia. Negli ultimi anni ha focalizzato le sue energie su due progetti: quello dedicato alle vittime civili dei conflitti e quello sulla condizione umana degli immigrati in Italia. Oltre alle mostre e ai libri, realizza progetti didattici per gli studenti di scuole e Università affinché la sua testimonianza diretta avvicini i giovani ai temi della pace e della guerra e alla comprensione delle migrazioni forzate.

Daniel Pilar si è laureato in fotogiornalismo a Hannover e lavora per alcuni dei giornali e riviste più importanti della Germania. Ha vinto diversi premi per i suoi lavori. Numerosi le sue mostre, sia singole che collettive, anche all’estero, per esempio in Messico e Afghanistan. Sull’Afghanistan ha scritto due libri.

 

Dal 9 ottobre 2019 prende il via Canova. Eterna bellezza: una mostra-evento dedicata a Canova e al suo legame con la città di Roma che, fra Sette e Ottocento, diventò la fucina del suo genio e inesauribile fonte di ispirazione. Un rapporto, quello tra lo scultore e la città, che emerge in una miriade di aspetti, unici e irripetibili.

La mostra “Canova. Eterna bellezza”  - promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale, prodotta dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e Arthemisia, e organizzata con Zètema Progetto Cultura -  è curata da Giuseppe Pavanello e ospitata fino al 15 marzo 2020 al Museo di Roma. La mostra è realizzata in collaborazione con l’Accademia Nazionale di San Luca e con Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno.

Incorniciate all’interno di un allestimento di grande impatto visivo, oltre 170 opere di Canova e di alcuni artisti a lui coevi animano le sale del Museo di Roma in Palazzo Braschi. L’esposizione racconterà in 13 sezioni l’arte canoviana e il contesto che lo scultore trovò giungendo nell’Urbe nel 1779.

Attraverso ricercate soluzioni illuminotecniche, lungo il percorso espositivo sarà rievocata la calda atmosfera a lume di torcia con cui l’artista, a fine Settecento, mostrava le proprie opere agli ospiti, di notte, nell’atelier di via delle Colonnette.


A definire la trama del racconto, importanti prestiti provenienti, fra l’altro, dall’Ermitage di San Pietroburgo, i Musei Vaticani, la Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno, il Museo Civico di Bassano del Grappa, i Musei Capitolini, il Museo Correr di Venezia, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, le Accademie di Belle Arti di Bologna, di carrara e di Ravenna, l'Accademia Nazionale di San Luca, il Musée des Augustins di Tolosa, i Musei di Strada Nuova-Palazzo Tursi di Genova, il Museo Civico di Asolo.

Dai tesori dei Musei Capitolini a quelli dei Musei Vaticani, dalle raccolte dei Farnese e dei Ludovisi ai marmi inseriti nel contesto urbano dell’epoca, furono tantissime le opere che l’artista - rapito dal loro fascino - studiò minuziosamente, rendendole testimoni e protagoniste del suo stretto rapporto con la città.

In mostra si ripercorreranno gli itinerari compiuti dallo scultore alla scoperta di Roma, sin dal suo primo soggiorno. Sorprendenti, ad esempio, le sue parole di ammirazione nei confronti del gruppo di Apollo e Dafne di Bernini, visto a Villa Borghese, e riportate nei suoi Quaderni di viaggio.

Sarà inoltre possibile approfondire, attraverso la presentazione di disegni, bozzetti, modellini e gessi, anche di grande formato, il lavoro dell’artista per i grandi Monumenti funerari di Clemente XIV e di Clemente XIII, e per il Monumento agli ultimi Stuart; spicca tra essi, per la grande qualità esecutiva, il marmo del Genio funerario Rezzonico concesso in prestito dall’Ermitage di San Pietroburgo e il modellino del Monumento Stuart della Gypsotheca di Possagno.


1. 1779: Canova a Roma

2. La nascita del nuovo stile tragico

3. Canova e la Repubblica romana

4. Ercole e Lica

5. I Pugilatori

6. Il teorema perfetto: Antico e Moderno a confronto

7. Canova e l’Accademia di San Luca

8. Canova, Ispettore delle Belle Arti
9. Canova e i busti del Pantheon

10. Ultime opere per Roma

11. Lo studio di Canova

12. La Danzatrice

13. Morte e glorificazione


Il colloquio di Canova con il mondo classico è stato profondo e incise su istanze cruciali, prima fra tutte la volontà di far rinascere l’Antico nel Moderno e di plasmare il Moderno attraverso il filtro dell’Antico.

“L’Antico bisogna mandarselo in sangue – per usare le parole dello stesso Canova - sino a farlo diventare naturale come la vita stessa.”

Anche per tale motivo, lo scultore può essere considerato l’ultimo degli antichi e il primo dei moderni: si rifiutò sempre di realizzare copie di sculture classiche, reputandolo lavoro indegno di un artista creatore, così come non volle mai intervenire con restauri sui marmi antichi, “intoccabili” per definizione.

Il rapporto tra Antico e Moderno sarà rievocato in mostra attraverso il confronto dei marmi di Canova – tra i quali l’Amorino alato proveniente dall’Ermitage di San Pietroburgo – con marmi antichi come l’Eros Farnese del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Una sala accoglierà un focus sul tema del Classico e Neoclassico e accosterà gessi di celebri capolavori antichi a quelli di statue canoviane realizzate per il conte Alessandro Papafava. L’Apollo del Belvedere e il Gladiatore Borghese saranno messi a confronto con il Perseo trionfante e il Pugilatore Creugante di Antonio Canova.

Con l’arrivo di Canova, Roma si confermò centro dell’arte moderna: il Monumento di Clemente XIV, innalzato nella basilica dei Santi Apostoli nel 1787, fu subito acclamato come nuovo esempio di perfezione classica.

Al Museo di Roma si potranno ammirare magnifiche sculture e numerosi disegni, testimonianza dell’attività grafica dello scultore.

Le opere di Canova dialogheranno con quelle realizzate dai maggiori artisti attivi in città a fine Settecento: Gavin Hamilton, presente in mostra con le tele raffiguranti le Storie di Paride, Pompeo Batoni, del quale Canova frequentò l’Accademia di Nudo, Jean-François-Pierre Peyron, il cui Belisario che riceve ospitalità di un contadino (Tolosa, Musée des Augustins)

Canova commissionò numerosi busti a illustri scultori per dare un contributo sostanziale a uno dei più importanti progetti dell’epoca, la trasformazione del Pantheon da chiesa dedicata a Santa Maria ad Martyres in tempio laico dedicato agli artisti. Tra le opere in mostra, erano destinate al Pantheon il Busto di Domenico Cimarosa, ora nella Protomoteca Capitolina assieme a quello raffigurante Pio VII: sculture di straordinaria qualità esecutiva e interpretativa.

Una sezione importante sarà dedicata alla fervida attività dello studio canoviano di via San Giacomo: un’officina senza eguali per l’epoca. Bozzetti in terracotta, piccoli gessi, modelli di grande formato, marmi, e calchi in gesso di sculture già ultimate, costituivano una sorta di ‘antologica’ permanente della produzione del grande scultore. L’atelier di Canova era una tappa obbligata per artisti, aristocratici, intenditori e viaggiatori di passaggio nell’Urbe.


La mostra affronterà anche il rapporto tra lo scultore e la letteratura del suo tempo: una piccola sezione sarà dedicata alla relazione tra Canova e Alfieri, la cui tragedia Antigone, andata in scena a Roma nel 1782, presenta più di uno spunto di riflessione in rapporto alla rivoluzione figurativa canoviana.

In mostra (grazie ad un prestito istituzionale) ci sarà anche la rappresentazione di un episodio della più bella favola dei greci, secondo Voltaire, l'Amore e Psiche stanti, un gesso di Canova, tema oggetto di particolare attenzione da parte di numerosi artisti, pittori soprattutto, alla fine del Settecento, ma che solo Canova riuscì a reinventare connotandolo di significati filosofici. Una rielaborazione del mito in chiave eminentemente spirituale e che trascende i sensi.

Fieramente antigiacobino, Canova abbandonò Roma all’epoca della Repubblica alla fine del Settecento per rifugiarsi nella natia Possagno. Dipinti, sculture, disegni e incisioni documentano in mostra quel momento che vide la fine provvisoria del potere temporale del papato con l’esilio di Pio VI Braschi.

Canova fu incaricato di scolpire la statua di Pio VI, da collocare inizialmente sotto l’altare della Confessione nella Basilica Vaticana, quindi spostata nelle Grotte Vaticane: in mostra - all’interno del palazzo edificato a fine Settecento proprio per i nipoti di Papa Braschi - sarà possibile ammirare un modellino per il monumento.

Dal 1802 Canova fu Ispettore generale delle Belle Arti dello Stato della Chiesa, incarico che rivestì anche durante la seconda dominazione francese a Roma (1809-1814) e nell’epoca della Restaurazione, quando fu incaricato di recuperare le opere d’arte sottratte dai francesi alla fine del Settecento. Negli stessi anni, egli prese anche l’iniziativa di realizzare la statua della Religione, evocata in mostra con modelli in gesso provenienti dall’Accademia Nazionale di San Luca e dai Musei Vaticani. Ad essi si affiancheranno esemplari del Museo di Roma, come l’Autoritratto in gesso e i bozzetti in terracotta del Monumento a George Washington e del Ritratto di Leopoldina Esterhazy Liechtenstein.

Nell’ultima sala della mostra, uno dei marmi più straordinari di Canova: la Danzatrice con le mani sui fianchi, proveniente da San Pietroburgo. Gira sulla sua base, come voleva Canova desiderava, per di più in un ambiente rivestito di specchi. Si ripete il mito di Pigmalione, innamorato della sua statua, Galatea, che si anima: da marmo diventa carne.

Attraverso 30 fotografie di Mimmo Jodice che ritraggono i marmi di Antonio Canova, il pubblico potrà ammirare le opere dello scultore attraverso lo sguardo di uno dei più grandi maestri della fotografia. Jodice è riuscito a offrirne una rilettura del tutto inedita e sorprendente, creando una serie di immagini che si sono da subito imposte come una delle più emozionanti espressioni della fotografia contemporanea. Le immagini saranno una vera e propria mostra nella mostra, offrendo un’occasione unica per accostarsi allo scultore guidati dalla creatività di un grande artista di oggi.

Magister presenta la più contemporanea riproduzione in scala reale del gruppo scultoreo di Amore e Psiche giacente di Antonio Canova. A partire da una scansione 3d del gesso preparatorio della scultura oggi esposta al Louvre di Parigi, un robot ha scolpito incessantemente per 270 ore un blocco di marmo bianco di Carrara di 10 tonnellate.

L’installazione di grande potenza emotiva, ideata da Magister e realizzata in collaborazione con Robotor, apre una nuova sfida sui paradigmi della riproducibilità delle opere d’arte: la riproduzione è infatti da leggersi come forma di rispetto per il pensiero dell’artista ed esprime l’aspirazione contemporanea a valorizzarne ancora una volta l’estro creativo.

Ad accompagnare l’installazione, un documentario sulla realizzazione dell’opera e un racconto video della fiaba di Amore e Psiche di Apuleio, in un percorso tra spettacolo e approfondimento, un racconto sui testi di Giuliano Pisani, con la voce di Adriano Giannini e la musica originale del violoncellista Giovanni Sollima.

La mostra Canova. Eterna bellezza vede come sponsor Generali Italia con il progetto Valore Cultura, il programma per promuove l’arte e la cultura su tutto il territorio italiano e avvicinare un pubblico vasto e trasversale - famiglie, giovani, clienti e dipendenti - al mondo dell’arte attraverso l’ingresso agevolato a mostre, spettacoli teatrali, eventi e attività di divulgazione artistico-culturali con lo scopo di creare valore condiviso.

Special partner Ricola, partner Magister, a brand of Cose Belle d’Italia con Robotor, sponsor tecnico Siat, con il contributo tecnico di Ferrovie dello Stato.

L’evento è consigliato da Sky Arte Catalogo edito da Silvana Editoriale.

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