Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Martedì, 24 Ottobre 2017

In occasione delle celebrazioni per i 100 anni dalla Rivoluzione d'Ottobre del 1917, dodici artisti italiani espongono le loro opere alla mostra intitolata Diritto al Futuro presso il Museo d'Arte del XX e XXI secolo di San Pietroburgo (Музей искусства Санкт-Петербурга XX-XXI веков).

La partecipazione italiana è promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ed organizzata dall’Istituto Garuzzo per le Arti Visive - IGAV, con la collaborazione del Consolato Generale d’Italia e dell’Istituto Italiano di Cultura a San Pietroburgo.

La delegazione artistica italiana, a cura di Afrodite Oikonomidou, è composta da: Claire Gavronsky, Filippo Leonardi,  Paolo Leonardo, Francesco Lopomo,  Tito Marci, Nino Migliori,  Renzogallo, Sonia Ros,  Rose Shakinovsky,  Cosimo Veneziano,       Ciro Vitale & Pier Paolo Patti.

La mostra si sviluppa intorno al tema della "Rivoluzione", non soltanto la specifica rivoluzione sovietica ma il concetto di rivoluzione in generale come complesso evento socio-culturale, che non si limita alla rivolta o al conflitto militare. Più di 60 artisti contemporanei europei, maestri, artisti famosi e giovani talenti emergenti esprimono le loro opinioni sull’dea della rivoluzione, sui processi innovativi, sull'ordine mondiale delle cose e sulle prospettive per il futuro.

In ogni epoca l'ideale della rivoluzione ha appassionato ed ha ispirato la creatività umana in tutte le sue espressioni (musica, danza, poesia, arti visive, etc.), poiché la cancellazione degli schemi consolidati apre, anche solo illusoriamente, nuove prospettive e orizzonti liberi. Dall'immagine entusiasmante dell'utopia fino alla dura realtà della distruzione, sono molteplici le sfaccettature concettuali del termine. L'idea della rivolta di massa è sempre stata collegata al sogno del genere umano per la riorganizzazione del mondo, per lo sviluppo e il progresso, per il miglioramento della qualità della vita di tutti. Ma la fede rivoluzionaria e la lotta per il trionfo finale della libertà e della giustizia, spesso si trasformano in catastrofi, in guerre, in situazioni drammatiche. Da un processo del genere la sensibilità artistica può attingere ottimismo e messaggi di speranza per il futuro o, al contrario, può registrare lo scontro, la strage, la tragedia. Ogni artista, quindi, attraverso il proprio sguardo personale, i propri credo e le esperienze di vita, utilizzando i mezzi e i linguaggi espressivi che meglio lo rappresentano, ci dà la sua immagine della rivoluzione, approfondendo i vari aspetti e le implicazioni impreviste che possono sorgere da questo specifico concetto.

Il progetto Diritto al Futuro nasce da un’idea del Museo d'Arte del XX e XXI secolo di San Pietroburgo (www.mispxx-xxi.ru/eng/) realizzato in collaborazione con il Centro Nazionale per l'Arte Contemporanea (Mosca), l'Istituto Garuzzo per le Arti Visive – IGAV (Italia), il Museo Statale di Arte Contemporanea (Salonicco), il New Museum di Aslan Chekhoev (San Pietroburgo) e le Gallerie Anna Nova ArtGallery, Marina Gisich (San Pietroburgo) e la Galleria Pechersky Gallery (Mosca).

La mostra inaugura il 25 ottobre 2017 (ore 18) negli spazi recentemente rinnovati del Museo MISP, in via Griboedova 103 ed è accompagnata da un catalogo di tutti gli artisti partecipanti al progetto.

 

La Fondazione non profit Friends of Florence, in collaborazione con l’Associazione non profit Istur-CHT, segreteria organizzativa del Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze, presenta la quarta edizione del Premio Friends of Florence, a favore di interventi di restauro, tutela e conservazione di beni culturali che si trovano nella città di Firenze promossi e curati da ditte di restauro specializzate.

Nata negli Stati Uniti nel 1998, la Fondazione non profit Friends of Florence, da sempre è impegnata a sostenere la salvaguardia e la conservazione dei beni culturali di Firenze e della Toscana, valorizzando i capolavori che il genio artistico ha realizzato nel corso dei secoli, sia attraverso collaborazioni con Enti pubblici e privati, università, scuole, associazioni culturali che operano in ambito artistico, sia attraverso pubblicazioni, convegni ed eventi che offrono un’ampia divulgazione dei progetti sostenuti. Conservare e far conoscere sono i principi che ispirano e guidano Friends of Florence nella selezione dei progetti da sostenere e, proprio in sintonia profonda con questi valori, anche per questa secondo edizione del Premio si propone la partnership con l’Associazione non profit Istur-CHT, segreteria organizzativa del Salone del Restauro di Firenze.

Il bando è pubblicato sul sito del Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze e si avrà tempo fino al 16 marzo 2018 per candidare un progetto di restauro di un’opera ubicata nella città di Firenze.

Si conferma anche per la quarta edizione del Premio Friends of Florence – Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze 2018, l’erogazione in denaro dell’importo di € 20.000,00 IVA inclusa, finalizzata alla realizzazione di un restauro di un’opera ubicata nella città di Firenze che deve essere fruibile al pubblico o che lo dovrà diventare dopo l’intervento. 

I progetti potranno essere presentati da restauratori e ditte di restauro che dimostrino di aver compiuto esperienze di lavoro in collaborazione con le Soprintendenze e possono abbracciare tutti i settori specialistici e tutte le tipologie di materiali (dipinti, legni, affreschi, ceramiche, tessuti, lapidei, bronzi e metalli, carta…).

Dopo il successo delle prime tre edizioni, il Premio Friends of Florence Salone dell’Arte e del Restauro di Firenze 2018, torna a coinvolgere il mondo del restauro, presentandosi ancora una volta come un’occasione per sostenere un settore già purtroppo fortemente provato dall’incertezza della crisi economica.

Anche questa quarta edizione rilancia l’attenzione sulla tutela del patrimonio storico artistico quale leva indispensabile per la competitività italiana nel mondo e propone il premio come un’ottima opportunità di lavoro e di sviluppo per un settore, quello del restauro, che richiede professionalità sempre aggiornate, ma che purtroppo mai come in questo decennio è particolarmente vulnerabile di fronte agli attacchi di una congiuntura difficile e delicata. 

Grazie al carattere scientifico che il Premio ha assunto da subito, in virtù della collaborazione fra Friends of Florence e l’Associazione non profit Istur CHT, l’iniziativa ha dato vita a una nuova sinergia fra il mondo della filantropia, quello dei beni culturali e gli operatori del restauro in una città costantemente in fermento come Firenze: un appuntamento biennale, un grande esempio di sostegno all’arte da parte di una Fondazione non profit.

Si potrà partecipare scaricando il bando, avendo cura di inviare tutta la documentazione richiesta a mezzo posta Raccomandata a “Premio Friends of Florence non oltre il 16 marzo 2018. Ogni partecipante potrà presentare all’attenzione della Commissione esaminatrice un solo progetto di restauro completo. L’esecuzione del lavoro dovrà essere presentata e svolta a regola d’arte, seguendo tutte le procedure previste dalle norme vigenti in materia di conservazione dei beni culturali e sicurezza. Possono essere ammessi anche progetti già presentati nelle edizioni passate, purché corrispondenti ai requisiti del presente bando, inviando ex novo tutta la documentazione. L’andamento del restauro risultato vincitore sarà monitorato dalla Friends of Florence Foundation, secondo le procedure dettate dal Regolamento della Fondazione allegato al bando.

L’Assegnazione del premio sarà decisa da una Giuria che proclamerà il vincitore in occasione del prossimo Salone del Restauro di Firenze che si terrà in città dal 16 al 18 maggio 2018, a Villa Vittoria in Piazza Adua n. 1 a Firenze e che simbolicamente darà l’avvio ai lavori del progetto vincitore che dovranno terminare entro il 2020.

Tanti sono stati i progetti candidati nelle precedenti edizioni e altrettanti i restauri che sono stati sostenuti: oltre ai tre vincitori Friends of Florence ha trovato donatori per ben 7 interventi di opere fondamentali per la cultura fiorentina e mondiale. In totale sono stati restaurati dunque 10 capolavori appartenenti alla città di Firenze che, grazie al Premio e alla Fondazione Friends of Florence, sono tornati a raccontarsi al mondo, tramandando la loro storia alle future generazioni per un totale di € 200.000,00 (insieme a questo comunicato stampa si allega inoltre la lista degli interventi eseguiti)

Il Salone Biennale dell’Arte e del Restauro di Firenze anche per questa nuova edizione si conferma non soltanto come una grande vetrina dedicata alle ditte e agli operatori del settore, ma come una vera e propria occasione per il mondo del restauro per condividere esperienze e know-how, di interagire e valorizzare best practices applicate alla tutela, alla conservazione e alla valorizzazione dell’arte e della cultura. Il Salone che si terrà dal 16 al 18 maggio 2018 a Villa Vittoria – Palazzo dei Congressi, in Piazza Adua n. 1 a Firenze, si presenta ricco di iniziative pensate per fornire il proprio contributo al consolidamento di un sistema ancora vivo nel nostro Paese nella produzione di opere, nella formazione specialistica dei giovani e nei servizi e prodotti per la conservazione e per il restauro. Main Event del Salone è la Conferenza Internazionale Florence HERI-TECH - The Future of Heritage Science and Technologies dove esperti del settore, professori, studenti, appassionati da tutto il mondo si incontreranno per confrontarsi sul futuro del Patrimonio Culturale e sullo sviluppo delle Nuove Tecnologie.

Il Salone è uno strumento indispensabile per la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, delle tradizioni italiane e del loro riconoscimento: esso sarà una kermesse di tre giorni dedicata alla città, al restauro e alla tutela del patrimonio storico artistico, nella quale il Premio Friends of Florence troverà il suo momento culminante nel convegno di presentazione del restauro e dei risultati della prima edizione e nella proclamazione del nuovo vincitore.

Dal 22 settembre al 24 novembre 2017, il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro, diretto da Rocco Guglielmo, ospita un’antologica che celebra la carriera di Turi Simeti (Alcamo, TP, 1929), uno degli artisti italiani più significativi emersi negli anni sessanta.

La mostra, dal titolo Opere 1961-2017 è organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro con la collaborazione dell’artista e dell’Archivio Turi Simeti. Il percorso espositivo si sviluppa considerando una decina di lavori degli esordi, con alcuni importanti esempi degli anni sessanta, e prosegue cronologicamente fino alle opere più recenti, che tendono a prevedere una sorta di misurazione dello spazio, con serie di ellissi disposte a cerchio o semicerchio, in fila, in quadrato o in diagonale, e che si concedono ai grandi formati e a una varietà di colori. 

Il percorso espositivo, che abbraccia oltre cinquant’anni di carriera, prende avvio da un collage di carte bruciate realizzato nel 1961, intende ribadire il ruolo di Simeti nell’ambito delle più interessanti ricerche degli anni del boom economico fra Roma e Milano, e pone l’attenzione sul suo intero iter creativo attraverso alcune opere particolarmente rappresentative. 

Le ricerche del dopoguerra vedono in Simeti un rappresentante aggiornato seppur anomalo alla vulgata europea. La sua attività si discosta per un’attenzione al dato di superficie inteso quale campo sensoriale, ben lontano da un’impostazione meramente oggettuale e positivistica della tela. All’indagine puramente bidimensionale, l’artista risponde con il perfezionamento del luogo della pittura che diviene tridimensionale, inizialmente con applicazioni sulla tela di elementi a rilievo e poi con l’estroflessione che segna il primo passo verso una sorta di pittura-oggetto, attraverso una ideale dialettica tra le spinte di una struttura interna e le forme volte all’esterno. 

Accompagna la rassegna un volume realizzato da Prearo Editore, con un saggio critico di Andrea Bruciati, le immagini delle opere esposte, una selezione dei principali lavori conservati nelle più importanti collezioni pubbliche di tutto il mondo, e aggiornati apparati bio-bibliografici.

L’antologica fa seguito all’omaggio che il Polo Museale regionale d’Arte moderna e contemporanea Palazzo Belmonte Riso di Palermo ha recentemente dedicato al maestro siciliano.

Nel corso della mostra, il Marca ospiterà la presentazione del catalogo ragionato dell’opera di Turi Simeti, in due volumi, edito da Skira, realizzato dall’Archivio Simeti, per la cura di Antonio Addamiano e Federico Sardella. 

Turi Simeti (Alcamo, 1929; vive e lavora a Milano) nel 1958 si trasferisce a Roma, dove avvia i primi contatti con il mondo dell’arte; avrà poi modo di soggiornare a Londra, Parigi, Basilea e New York, entrando così in contatto con l’avanguardia artistica dell’epoca e muovendosi in sintonia con la dilagante volontà di azzeramento della tradizione e dei codici precostituiti. All’interno di questa rigorosa aspirazione riduzionista, il suo linguaggio acquista una definita riconoscibilità attraverso l’uso della monocromia e del rilievo come uniche procedure compositive. Compare così la figura dell’ellisse, destinata a diventare la cifra iconica dell’artista e la forma che emblematicamente esprime il sentimento attorno al quale, ancora oggi, si sviluppa e si dispiega il suo processo creativo.
Il lavoro di Turi Simeti è rappresentato da Dep Art, Milano; Almine Rech Gallery, Bruxelles, Londra e New York; Tornabuoni Art, Parigi; Volker Diehl, Berlino; The Mayor Gallery, Londra.
Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo, fra le quali, Fondazione Prada, Galleria Civica d’Arte  Moderna e Contemporanea di Torino, Museion - Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Bolzano, Museo del Novecento di Milano, Museo Civico d’Arte Contemporanea Ludovico Corrao, Gibellina, Museu de Arte Moderna di Rio de Janeiro, Kunsten Museum of Modern Art, Aalborg, Danimarca, Fondazione Schaufler, Sindelfingen, Germania, Museum Voorlinden, Wassenar, Paesi Bassi.

Un sinergico dialogo tra Fotografia e Pitt­­ura: questo è il co­ncept della manifestazione artistica "URB­ANA TEXTURE" - Storie sog­gettive di cit­tà - che si disvelerà al pubblico all'in­terno dello "Spoleto Festi­val Art" dal 22 al 25 settembre 2017 presso la Gall­e­ria Pianciani.
La cura della criti­ca è della storica del­l'Arte Loredana Fini­celli. 
La mostra, che l’As­s­ociazione “Occhio de­ll’Arte” di Lisa Ber­nardini e la Fin­icel­li propongono nell’a­mbito dello “S­poleto Art Festival”, rinn­ovando un proficuo  gem­ellaggio tra due pr­otago­nisti degli ev­enti culturali, pone l'accento sulla rif­lessione artistica sul tema della città, indaga­ta nelle sue mille sfaccettature, interp­retazioni e moltepl­ici identit­à.
La formula non prev­e­de unicamente una mos­tra di pittura, ma promuove l’idea di un dialogo costrut­tivo tra espressione pittor­ica e fotogr­afia, con opere che dialoghino tra loro e in qualche modo si rel­azionino attrav­erso una sorta di vi­cendevole contaminaz­ione.
Gli artisti in espo­s­izione: Massimilia­no Bartesaghi, Mara Br­era, Marisa Cesan­ell­i, Gionata Coppa­ro, Lucio Freni, Ale­ssan­dro Guerrini, Judith Offord, Marofe­ta, Emanuela Pisicch­io, Cleofe Ramadoro, Leon­ardo Serafini, Paolo Veneziani.
La presentazione ge­n­erale dello "Spole­to Art Festival" - edizione 20­17 avverrà sempre il prossimo 22 Settemb­re alle ore 16.30, ma al tea­tro Caio Mel­isso. Questa kermess­e, sem­pre più Intern­azion­ale, ha il 70% degli esp­ositori  proven­ienti dall'estero ed è votata alla comun­i­cazione, con  oltre duemila articoli giornalist­ici usciti nel 2016 e spazi ne­lla magg­iori tv cin­esi e sud americane.
L'ogget­to è l'arte contempo­ranea in tutte le sue versioni di arti visive (pit­tura, scu­ltura, fot­ografia ed installaz­ioni, video arte); ma la novi­tà è che a Spoleto sono presen­ti tutti i protagoni­sti dell'arte contem­poranea compre­si gli editori, i ga­ller­isti, le fondazi­oni, le accademie, oltre agli artisti st­es­si. Saranno attive oltre 50 location in tutta la città di Sp­oleto, dove si esp­o­rranno  circa 5000 o­pere d'arte, con sp­­azi che vanno da pia­­zza Duomo a Palazzo Mauri fino al Comune di Spoleto (Art in the City). Importan­­ti anche i numerosi eventi collaterali,  come ad esempio il Pr­emio Letteratura dir­etto da Angelo Sagne­lli.
L'Occhio dell'Arte presenzierà in questa cornice anche alle premiazioni previst­­e e lo farà con ben tre Autori ed i ris­pettivi libri sce­lti dalla direzione ar­tistica: Franco Mi­c­alizzi con "Le chia­­mavano colonne sonore - Golden 70's" (Vi­­ola Editrice);  Mar­co Tullio Barboni con "...e lo chiamerai destino" (Kappa Edi­z­ioni); Rita Caccamo con "Strettamente pe­rsonale - Singles e coppie non conviv­enti si raccontano" (Ed­izioni Nuova Cul­tura­). L'appuntamen­to con  Spoleto Lett­e­ratura è per sabato 23 Settembre alle ore 16­.30 a  Palazzo Mauri.
" Sono molto soddis­f­atta" - dichiara la Presidente dell'As­so­ciazione Occhio dell­'Arte Lisa Berna­rdini .
"A Spoleto quest'an­n­o, insieme al Prof. Luca Filipponi, la sinergia attuata sa­rà di grande efficac­ia­".

Dopo il successo della originale mostra Love, l’Arte incontra l’amore, che ha registrato in sei mesi l’afflusso di 150mila spettatori, soprattutto giovani, il Chiostro del Bramante continua il suo innovativo percorso programmatico proponendo ancora una volta una esposizione unica per la singolarità delle opere, che pone sotto la lente di ingrandimento le diverse possibilità percettive ad esse connesse. 

Una esperienza che lo spettatore può fare attraverso i linguaggi e le poetiche di alcuni tra i più importanti e provocatori protagonisti dell’arte contemporanea.

Diventato Museo di riferimento in ambito nazionale ed internazionale anche dell’arte contemporanea, il Chiostro presenta -  dal 23 settembre 2017 al 25 febbraio 2018 – Enjoy. l’Arte incontra il divertimento: locuzione emblematica per una mostra - a cura di Danilo Eccher - che vuole indicare non solo una diversa modalità di vivere l’arte, ma soprattutto dare “spazio e spazialità” alle opere di artisti di acclarata fama. Infatti molti lavori sono site specific, pensati e costruiti dagli artisti ospiti proprio per gli ambienti del Chiostro del Bramante la cui organizzazione – che fa capo a DART – aggiunge alla creatività dell’esposizione un notevole sforzo produttivo proponendo opere inedite.

Tra i grandi nomi allineati troviamo Tinguely, Calder, Fogliati, Erlich, Creed, Neto, Collishaw, Ourlser, Wurm, TeamLab, Hans op De Beeck, De Dominicis, Gander, Lin, Studio 65: i protagonisti del ‘900 storico e del terzo millennio, accomunati da un filo sotteso, il divertimento, assunto nell’accezione etimologica della parola, ovvero portare altrove. 

L’altrove, l’altro da sé, il perdersi nei meandri dell’arte, questo è Enjoy, le cui opere guideranno il visitatore in un percorso invisibile ma fortemente tracciato, che prenderanno vita in un incessante rapporto interattivo e giocoso.  Ecco allora che in Enjoy, dalle sculture leggere di Alexander Calder, lo spettatore può perdersi nel labirinto infinito di specchi di Leandro Erlich per poi immergersi e riemergere dalle installazioni ludico-concettuali di Martin Creed o nei raffinati giochi di luci illusorie di TeamLab che prendono forma e mutano solo a contatto con il pubblico, o essere inseguiti dagli occhi indiscreti e inquietanti di Tony Oursler e trovarsi a contatto con i corpi deformati di Erwin Wurm e così via, di artista in artista, di sala in sala: il Chiostro del Bramante diventerà luogo elettivo di una realtà tutta da scoprire, che esiste in ogni istallazione (alcune di grandissime dimensioni), a una realtà che, tuttavia, può anche non esserci.

Mancano solo 20 giorni all’inaugurazione di Enjoy. 

L’Arte incontra il divertimento e il Chiostro si è trasformato in un cantiere dove ingegneri, architetti, tecnici montano, smontano, destrutturano, allestiscono ad hoc ogni angolo dei luoghi espositivi, dove le opere site specific e tutte le opere in un rapporto “osmotico” faranno prendere nuove sembianze agli spazi del capolavoro bramantesco “Questo museo non è un museo”, avrebbe detto Magritte. Lo stesso si potrebbe dire del Chiostro del Bramante, dove il senso tra museo e luogo in cui si costruisce l’arte è labile, dove l’opera confonde i propri confini con lo spazio che l’accoglie, diventando esso stesso rappresentazione di un’idea.

Ma il Chiostro è in questo frangente anche un atelier dove, in un silenzio assoluto, giovanissimi e concentratissimi allievi – sotto le precise indicazioni dello staff dello studio dell’Artista - stanno collaborando alla realizzazione di un immenso tappeto turchese invaso da colorati fiori di stile orientale, opera monumentale di Michael Lin che, oltre a quello esterno, realizzerà un altro lavoro site specific all’interno del museo.

I ragazzi sono gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma e del Rome University of Fine Arts, molti di loro alla prima esperienza, tutti carichi di entusiasmo.

 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI