Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Venerdì, 24 Febbraio 2017

La mostra personale del M.° Verdirosi e’ allestita a Roma, presso l'Accademia di Romania, a partire dallo scorso 8 febbraio e fino al prossimo 21 febbraio 2017.

Si tratta di un percorso a tutto colore, ma non solo: sono presenti 70 dipinti (olio su tela) ed alcune sculture, in rappresentanza della vasta produzione artistica che si ha modo di visitare anche ad Orvieto, nell'atelier di Verdirosi. Il suo lavoro e' infatti con-diviso tra Roma, San Teodoro ed Orvieto.

Umberto Verdirosi e' figlio d'arte, i suoi genitori erano attori e lui stesso ha speso tutta una vita tra varie forme artistiche: e' attore, poeta, pittore e scultore. Con un curriculum artistico come il suo, non stupisce che la mostra presente ora a Roma sia un'esperienza intensa per il visitatore.

Il Maestro e' presente ed accoglie il pubblico con generosa espressione d'arte, aprendosi al pubblico attraverso la visione dei suoi quadri ma anche recitando con fervore e perizia le poesie da lui scritte e relative alle opere.

Il mondo di Umberto Verdirosi, che si definisce "maestro di se stesso" e' una continua dedica all'uomo, in sospesi attimi d'arte che le tele accolgono e rivolgono al pubblico, uno specchio dove gli argini sono ammorbiditi, un luogo interpretato per l'uomo stesso visto nel suo eterno viaggio, che si rinnova quotidianamente. In cerca di un viatico per la liberta' di trovare ed esprimere la propria essenza.

In questo senso, si consiglia di approfondire il lavoro di Osho, che Verdirosi stima molto ed al quale ha dedicato spesso diversi spicchi dei suoi quadri.

Verdirosi del resto, si definisce anche un simbolista: ogni suo dipinto si serve di oggetti rappresentativi, scelti dall'artista ed arricchiti di plus-valenza, riportati sulla macchia di colore rilasciata sul bianco della tela prima di donare vita al senso di ogni singolo quadro.

La mostra ne e' ricca. Tra i molteplici, si prenda ad esempio "Il gioco": un sipario aperto da due diavoli che osservano gli attori sulla tela, personaggi vari e variegati che giocano con e su se stessi, l'uomo che si cerca inesorabilmente, da sempre, nel repertorio ripetuto di guerra, droga, politica, potere...E' il gioco della Vita, dove il viandante tira avanti col suo lume ed offre luce alla morte; ed i vari Pulcinella, Arlecchino, corpi e spirito continuano la recita che e' commedia e tragedia all'unisono. Tele bianche ancora volteggiano nel quadro, perche' il gioco continua ed attende di essere rappresentato a soggetto.

Il Maestro Verdirosi recita le parole che ha scritto per questo quadro, con la sua voce piena e pregna esprime il suo amore per l'opera e per l'Arte in se', poi afferma "...Noi siamo parte del teatro della vita" e "L'arte e' sempre nell'oltre ed io sono un simbolista: si veda il dualismo, qui con la tela nella tela...Dietro la tela c'e' l'autore, davanti ad essa c'e' l'osservatore che guarda il quadro. L'Arte ha valore se comunica, se mi fermo a guardare...Kant afferma: ogni arte che non comunica e' fine a se' stessa."

Ogni atto di colore o di grigio, sfumato da Verdirosi, avvicina alla fiamma interiore con cui ogni uomo viene al mondo. Chi osserva i suoi quadri non resta indifferente al calore ed all'armonia con cui entra in contatto.

La mostra personale di Verdirosi e’ lieta occasione per chiedere al Maestro in merito alla sciarpa rossa, sempre presente nei suoi lavori:

-          Verdirosi: “La sciarpa e’ un sigillo. Come vera arte altro non e’ che movimento e nei miei quadri si muove, palpita e sospira per recitare la sua parte, in quanto il quadro di Verdirosi non e’ mai fermo, esso stesso e’ movimento, non e’ mai statico come una fotografia ma palpita come l’anima del soggetto, che e’ poi Verdirosi. Per cui tutta l’arte banale, per dirla con Kant “e’ fine a se stessa”. Quando guardiamo un’opera di Verdirosi riceviamo una forma di meditazione e ne usciamo arricchiti. Bisogna guardare questa mostra non una, ma piu’ volte...Che l’arte e’ un linguaggio, parla diverse lingue senza averle studiate. Ed ecco….Verdirosi accusa l’informale ed astratto, scrive necrologi al critico d’arte che si e’ permesso di imporre la banalita’. Questa mia mostra e’ ricca di tutto cio’, i miei libri spiegano il perche’ di tutte le cose che vediamo ma … Non si fermano al perche’. Dobbiamo chiederci “come mai”... Dietro un quadro c’e’ sempre l’artista”.

Un’ altra domanda al Maestro, questa volta sulla sua idea di “Tempo”:

-          Verdirosi: “Il Tempo e’ galantuomo e cammina inesorabilmente, non guarda in faccia a nessuno. Vivere il Tempo significa usarlo”.

E per meglio comprendere il fitto legame tra Verdirosi, uomo ed arte, e' di certo utile visitare la mostra del Maestro, ma anche curiosare nell'atelier di Orvieto e tra i numerosi libri che ha scritto. Si segnala l'ultimo, uscito appena da qualche giorno: U. Verdirosi, "il TANTRA", Edizioni A.C.S.D.V., Roma- I edizione, nov.2016, stampa febbraio 2017.

Libera-mente.

Dal 4 febbraio al 1° aprile 2017, il MARCA - Museo delle Arti di Catanzaro, diretto da Rocco Guglielmo, ospita l’antologica che analizza il percorso creativo di Pino Pinelli (Catania, 1938), tra i maggiori esponenti dell’arte italiana del dopoguerra e gli interpreti principali dell’Arte Analitica.

La mostra, curata da Giorgio Bonomi, organizzata dalla Fondazione Rocco Guglielmo e dall’Amministrazione Provinciale di Catanzaro, in collaborazione con l’Archivio Pino Pinelli di Milano, presenta 21 opere, realizzate dall’artista siciliano dagli anni settanta a oggi, sia di grandi dimensioni sia di misure più contenute, che delineano in maniera esaustiva le diverse sfumature della sua poetica.A partire dagli anni sessanta in Italia abbiamo assistito alla nascita di una vera e propria rivoluzione stilistica. Gli artisti avvertirono il limite del quadro, inteso come insieme di tela e cornice: le superfici videro la comparsa di estroflessioni, come nel caso di Bonalumi e Castellani, così come era stato nel decennio precedente per i tagli di Lucio Fontana.

Dal canto suo, Pino Pinelli, che nasce pittore utilizzando i classici mezzi del mestiere, respirò la temperie culturale di quel periodo e giunse alla “disseminazione” - per utilizzare un termine proprio dell’arte di Pinelli - “frammentando” l’oggetto quadro negli elementi che lo compongono (tela e telaio) e coinvolgendo in questo processo l’elemento estraneo al quadro stesso: la parete che, perdendo la sua condizione di neutralità, ne diventa coprotagonista capace di accogliere elementi di colore puro, declinati in forme ora corrucciate, ora raggrumate, ora lineari e asciutte, ora a frattali e libere, raccolte in genere in un percorso leggermente arcuato, quasi a voler imitare il gesto del seminatore.

Dapprima le “disseminazioni” sono composte di pochi elementi, poi nel corso degli anni, fino a oggi, i “pezzi” si moltiplicano anche in modo considerevole.

I suoi lavori usano in prevalenza i colori fondamentali (rosso, blu, giallo, nero, bianco e grigio), ma anche i complementari. La pluralità della disseminazione, a volte, si riduce, ma mai a meno di due “parti” e, anche quando non tutta l’opera è monocroma, lo sono i singoli componenti.

Quella di Pinelli è una pittura “materica”, una sorta di concentrazione atomica del colore (realizzato con una tecnica molto personale) per cui le sue opere che con la “frammentazione” hanno una forza centrifuga, poi nella totalità dell’opera acquistano una forza, uguale e contraria, cioè centripeta: la parete così, da passivo elemento di appoggio, diviene il vero e proprio supporto, come lo sono la tela o il legno nella pittura più tradizionale, e su di essa l’artista, novello “seminatore” “sparge le parti dell’opera.Accompagna l’esposizione un catalogo bilingue (italiano e inglese) Silvana editoriale, con una lunga conversazione tra Pino Pinelli e Giorgio Bonomi, a cura di Lara Caccia.

Pino Pinelli nasce a Catania nel 1938, dove compie gli studi artistici. Nel 1963 si trasferisce a Milano, dove tuttora vive e lavora, affascinato e attratto dal dibattito artistico di quegli anni, animato da figure quali Lucio Fontana, Piero Manzoni, Enrico Castellani. Partecipa ai premi San Fedele e nel 1968 tiene la sua prima mostra personale alla Galleria Bergamini. Nei primi anni ’70 Pinelli avvia una fase di riflessione e di ricerca, in cui tenta di mettere a fuoco l’imprescindibile nesso fra tradizione e innovazione, con particolare attenzione alla superficie pittorica, alle vibrazioni della pittura. Nascono così i cicli delle “Topologie” e quelli dei “Monocromi”, la cui superficie comincia a essere mossa da sottile inquietudine, quasi che l’artista volesse restituire il respiro stesso della pittura. Queste esperienze lo fanno collocare nella tendenza che Filiberto Menna definì “pittura analitica”, anche se dal 1976 Pinelli riduce drasticamente la dimensione delle sue opere, che si vanno collocando nello spazio, accostate l’una all’altra, quasi che una deflagrazione avesse investito le sue grandi tele e avesse generato una disseminazione dei loro frammenti nello spazio: l’artista abbandona tela e telaio, attratto dal concetto stesso di pittura.

Rompere il concetto di quadro in frammenti è l’atto “disperato” del pittore europeo che avverte il peso della storia, si sente schiacciato da questa enormità imprescindibile che è la coscienza di ciò che è stato prima: l’unico atto possibile è dunque quello di “pensare” la pittura più che di “farla”. Gli artisti italiani non possono avere l’atteggiamento dell’artista americano che, giorno dopo giorno, si deve creare e ritagliare la propria storia; ma per l’artista che vive nella terra di Piero della Francesca, di Masaccio e che avverte il peso della Storia dell’Arte, l’unico atteggiamento possibile è quello di “caricare” la pittura di un nuovo senso.

Nell’opera il “rettangolo tagliato” la parete diventa protagonista in quanto perde la sua condizione di neutralità creando un tutt’uno con il lavoro, mentre nei lavori costituiti da più elementi pittorici questi si moltiplicano e migrano seguendo un percorso prestabilito, leggermente ad arco, quasi a voler mimare il gesto del seminatore, dando così luogo alla disseminazione.

Al di là delle etichette di “pittura analitica”, le opere di Pinelli sono corpi inquieti di pittura in cammino nello spazio, fluttuanti e migranti in piccole o grandi formazioni, fatte di materiali che recano impressi i segni di un’ansiosa duttilità, e che esaltano la fisicità tattile e la felicità visiva di un colore pulsante di vibrazioni luminose. Ha tenuto oltre cento mostre personali in musei e istituzioni culturali italiane e internazionali, tra cui: Kunstverein Villa Franck di Ludwigsburg, Musée d’Art di Langres, Forum Kunst di Rottweil, Civica Galleria d’Arte di Gallarate, Kunstverein Schloss Lamberg di Steyr, Centro Espositivo la Rocca Paolina di Perugia, Istituto Italiano di Cultura di Londra e Praga, Cascina Roma di San Donato Milanese, Villa La Versiliana di Pietrasanta, Museo Archeologico Eoliano “Bernabò Brea” di Lipari, Palazzo del Duca di Senigallia, Palazzo della Cultura di Catania.

Tra le numerosissime mostre collettive, ricordiamo: Biennale di Venezia (1986 / 1997), Quadriennale di Roma (1986 / 2006), Triennale d’Arte Lalit Kala Akademi di Nuova Delhi, e tra i musei: Galleria Civica di Modena, Galleria Civica di Torino, Musée d’Art Moderne di Parigi, Galleria Nazionale di Roma, Palazzo Forti a Verona, Villa Arson di Nizza, Kunstverein di Hannover, Haus am Waldsee di Berlino, Kunstverein di Bregenz, Hochschule für Angewandte Kunst di Vienna, Kunstverein di Francoforte.

Tra le esposizioni più recenti: Trademark, Fabbriche Chiaramontane di Agrigento, Figure Astratte, Palazzo Rospigliosi di Roma, Fontana Manzoni Pinelli presso la Kreissparkasse di Rottweil, Figure Mancanti, Palazzo Bricherasio di Torino, Pittura 70, Fondazione Zappettini di Chiavari e Milano, Arte italiana al MART di Rovereto, Pittura analitica al Museo della Permanente di Milano, Pittura Aniconica. Percorsi tra arte e critica in Italia 1968-2007, Casa del Mantegna di Mantova, Pensare Pittura – Una linea internazionale di ricerca negli anni ‘70, Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce di Genova , Le noir absolu et le lecons de ténèbres, Villa Tamaris Centre D’Art di La Seyne sur Mer, in Francia, Monocromo. L’utopia del colore, Convento del Carmine di Marsala, Superfici sensibili, CAMeC di La Spezia, Immagine della Luce, Villa Clerici di Milano, BAG, installazione all’Università Bocconi di Milano.

Nel 2016 ha tenuto una grande monografica al Multimedia Art Museum di Mosca.

In occasione del progetto di scambio tra il Museo Thyssen Bornemisza di Madrid e i Musei Capitolini, che ha già portato nella capitale spagnola La Buona Ventura di Caravaggio, la Sovrintendenza Capitolina ha scelto di esporre a Roma L’Annunciazione del grande artista cretese che visse in Spagna gli ultimi 40 anni della sua vita e lì prese il soprannome con il quale è universalmente noto. Nonostante abbia soggiornato in Italia per ben dieci anni (1567-1577), vivendo a Roma all’incirca tra il 1570 e il 1576, esistono rare opere di El Greco nei musei italiani.

Domínikos Theotokópoulos (Δομήνικος Θεοτοκόπουλος) nasce nel 1541 nell’isola di Creta, all’epoca sotto il dominio della Repubblica di Venezia ma legata artisticamente alla tradizione bizantina. Nel 1567 si trasferisce a Venezia, dove studia le opere di Tiziano - di cui diventa uno degli ultimi discepoli - Veronese, Tintoretto e Jacopo Bassano. Il suo soggiorno di circa sei anni a Roma, iniziato nel 1570, non gli fa ottenere il successo sperato, malgrado la fama raggiunta presso alcuni amatori d’arte. Nel 1576 si sposta in Spagna, dove rimane per il resto della sua vita. Risiede a Toledo, antica capitale e centro artistico, diventando presto un maestro affermato. Non consegue la carica di pittore di corte, poiché non è apprezzato dal re di Spagna Filippo II, ma acquisisce numerose commissioni che gli consentono un alto tenore di vita. Muore il 7 aprile 1614, dopo aver lasciato tutti i suoi beni al figlio Jorge Manuel, nato dalla sua relazione con Jerónima de Las Cuevas.

La mostra, ospitata nelle sale al piano terra dei Musei Capitolini dal 24 gennaio al 17 aprile 2017, è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è a cura di Sergio Guarino. Organizzazione e servizi museali sono di Zètema Progetto Cultura.

Catalogo Gangemi Editore.

L’Annunciazione, opera pienamente autografa dipinta da El Greco a Toledo, è il modello definitivo che fu presentato ai committenti  per la realizzazione di un quadro di grandi dimensioni destinato a una maestosa pala d’altare (in spagnolo retablo), chiusa in una articolata cornice lignea. Realizzato dal pittore negli anni 1596-1600 per l’altare maggiore del Colegio de Nuestra Señora de la Encarnación di Madrid, il Retablo di Doña Maria de Aragon, fondatrice del collegio e committente, venne smembrato all’inizio dell’Ottocento e cinque dei grandi dipinti dispersi furono accolti al Prado mentre il sesto ebbe come destinazione al Museo Nacional de Rumania di Bucarest. Dedicato alla Redenzione, il retablo era probabilmente su due livelli: in basso, l’Annunciazione era affiancata dall’Adorazione dei pastori e dal Battesimo di Cristo, mentre in alto si trovavano la Crocifissione, la Resurrezione e la Pentecoste e forse un settimo dipinto, più piccolo, come conclusione.

Lo stile di El Greco è il risultato di una profonda assimilazione di tre diverse culture figurative: la tradizione bizantina (ieratica e spirituale, legata a schemi fissi), l’arte italiana - che nel Rinascimento raggiunge un insuperato vertice espressivo, traducendo la natura in termini figurativi - ed infine la pittura spagnola, rivolta spesso all’introspezione.

Pur non avendo mai rinnegato quanto appreso nel corso del suo soggiorno in Italia, solo in  Spagna tuttavia, nella città di Toledo, El Greco raggiunge altissimi livelli di spiritualità. La riflessione sui temi religiosi viene accentuata dall’uso di figure allungate e dallo stravolgimento del dato naturale in favore di un’evocazione quasi astratta: non a caso la “riscoperta” del pittore alla fine dell’Ottocento è una delle premesse delle moderne avanguardie artistiche.

L’Annunciazione è una delle vette più alte del suo stile finale, dove le forme allungate si intrecciano con una stesura veloce, quasi parossistica del colore e un horror vacui che lo porta a riempire ogni spazio della composizione.

Nei giorni scorsi a Roma, presso la Casa dell'Aviatore - Circolo Ufficiali dell'Aeronautica Militare, dedicato al famoso eroe dell'Aeronautica Francesco Baracca, si è svolta 49^ Edizione del ­Premio "Il Sensivismo" ­del Maestro Aldo Del ­Bianco e nel contempo è stato inaugurata la mostra “­Fra sogno e realtà". Il vernissage ha visto madrina d'eccezione e protagonista del classico taglio del nastro la Principessa Maria Pia Ruspoli.
L'evento culturale e' stato organi­zzato dalla dott.ssa Claudia Corinna Bened­etti,  Ambasciatrice ­di Pace Universal Pea­ce Federation, che h­a anche abilmente tra­tteggiato il percorso­ artistico, culturale­ e professionale del ­Maestro Del Bianco, nato a Fiumefreddo Bruzio (Cosenza), ma da anni residente a Roma.
L'artista è stato, fra l'altro,­ il restauratore del ­quadro raffigurante F­rancesco Baracca, esp­osto al centro del  grande salon­e che ha ospitato la ­kermesse.
Aldo Del Bianco svolge da tempo una poliedrica  attività artistica di chiara fama e per lui hanno scritto i maggiori critici e storici d'arte.  Egli rappr­esenta, una delle fig­ure più prestigiose d­ella cultura artistic­a contemporanea.
Nume­rosissime le mostre c­he ha tenuto in Itali­a ed all'estero, come in Argentina ed Uruguay, riscu­otendo sempre grandi ­consensi di pubblico­ e critica, tanto che ­le sue opere sono esp­oste in molte collezi­oni pubbliche e priva­te.
Del Bianco è non solo­ un grande artista, ma­ anche il fondator­e della corrente del ­“Sensivismo” che trae origine dalle esperienze del suo vissuto e,  come ha precisato la dott.ssa Benedetti, esprime u­n innovativo stile pi­ttorico, che si basa s­ulle percezioni e le sensazioni che la ­realtà può suscitare e che egli trasferisce e rappresenta sulle  sue tele­, attraverso la sua notevole abilità cromatica. L­a sue pennellate, infa­tti, a tratti intense e pastose, oppure  piu' sf­umate, ma sempre deci­se ed incisive, danno­ forma a queste sue p­ercezioni presentando­, a chi le ammira, la­ realtà non per come è, m­a per come egli la percepisce. Le sue opere rappresentano efficacemente le pulsioni dell'uomo contemporaneo e la sua ricerca è proiettata a catturare qualcosa che nel quotidiano sfugge, visti i ritmi della vita moderna, dove tutto si consuma troppo in fretta.
Uno stile che consent­e ad ognuno di trarre­  personali e profonde ­emozioni. Nei suoi quadri,  inoltre, l'artis­ta non raffigura solo­ un soggetto ma, dand­o spazio alla fan­tasia, al sogno, alla­ ricerca costante del­  "nuovo" e del "bello", ­conferisce loro  ­molteplici signifi­cati, che ognuno può ­cogliere e sentire.
Il Maestro si offre al mondo con l'intento di rappresentare l'arte attraverso il proprio inconscio, che rimanda ad un percorso onirico, dove la poesia trova spazio e il suo dolce afflato dona la percezione più profonda del significato dell'esistenza, nella sua essenza. Seguendo tale direzione, si giunge alla condivisione dei doni del "vedere" e del "sentire" nelle sue più intime percezioni, che l'artista sa materializzare, strutturare e destrutturare e colorare di suggestiva ed antica bellezza, in un'armonica commistione fra le diverse accezioni dell'arte, fra le quali la musica e la poesia, che unite alla pittura, raggiungono un aulico livello artistico.
Questa la ragione per cui la dott.ssa Benedetti ha invitato la poetessa, giornalista e attrice Daniela Cecchini e la poetessa e medico Ella Grimaldi a declamare due loro intense poesie, realizzando una magica sinergia tra pittura e poesia, l'una che ispira vicendevolmente l'altra, per dare origine ad una simbiotica armonia fra le due espressioni, figlie della stessa madre: l'Arte.
Una manifestazione ricca di emozioni, che ­ha visto avvicendarsi­ la Cerimonia dei Pre­mi e riconoscimenti, ­conferiti  dal Maestr­o, affiancato della P­rincipessa Ruspoli e dalla giorn­alista di RAI 1 Camil­la Nata, a personalit­à che si sono distint­e non solo in campo p­rofessionale,  ma che h­anno  dimostrato passione per l’arte, quale ef­ficace mezzo di comun­icazione culturale.
Fra i premiati: il Ge­nerale Francesco Land­olfi; il Colonnelo Ma­ssimo Palombelli dire­ttore della Casa dell­’Aviatore, per aver re­so il Circolo centro ­di cultura; il Prof. ­Tullio  Picconi  diri­gente di chirurgia ge­nerale e d'urgenza pr­esso l'Azienda Ospeda­liera San Giovanni Ad­dolorata; il Mons. Mar­io Metodio Cirigliano­ Vescovo Ausiliare An­tico Cattolica; l'imprenditore Piero Abiusi; il regista Angelo Maresca. Anche­ la dott.ssa Claudia ­Corinna Benedetti,  Presidente ­dell’Osservatorio Naz­ionale Permanente sul­la Sicurezza, e' stat­a  premiata, per le n­umerose attività che ­da anni svolge in cam­po sociale, al fine di diffon­dere la cultura della­ legalita',  sicurezza ­e giustizia.
Tra gli ospiti, oltre la gio­rnalista Camilla Nata­, che è stata anche premiata,  l’attrice e reg­ista Beatrice Luzzi, ­l’attrice e conduttri­ce tv Floriana Rignan­ese, il prof. Pier Pa­olo Segneri, il Gener­ale Maurizio Leoni, i­l  Prefetto Graziella­ Forti, il dott. Giu­seppe Suppa e consort­e e molti altri ancor­a.
L’evento si è conclus­o con un brindisi augurale, nel corso di un ricco buffet ­a base di prodotti en­ogastronomici  tipici­ calabresi, che ha co­nsentito a tutti i presenti di t­rascorrere una piacevole parentesi di convialità anche con ­il Maestro.
Egli, al termine dell'evento, ha ril­asciato un'in­tervista alla giornal­ista Camilla Nata che­ verrà trasmessa sul canale "Libery­ tv".

Dal mito di Dedalo e Icaro, volare è il sogno che appartiene alla storia della civiltà.

Il Codice sul volo degli uccelli, il manoscritto che raccoglie la summa delle intuizioni elaborate da Leonardo sull’argomento, arriva per la prima volta a Roma, ai Musei Capitolini, dal 21 gennaio al 17 aprile 2017, in una coinvolgente mostra promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Crescita culturale - Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, a cura di Giovanni Saccani e Claudio Giorgione, da un’idea dell’Associazione Culturale Metamorfosi che ne ha curato  l’organizzazione con Zetema Progetto Cultura.

L’originale del Codice del volo degli uccelli, custodito nella Biblioteca Reale di Torino sin dal 1893, è un quaderno in cui il genio toscano scrisse e illustrò i suoi studi sul volo. Basandosi sull’osservazione degli uccelli, Leonardo elaborò una vera e propria teoria attraverso la quale progettò le sue macchine volanti: l’analisi del volo degli uccelli fu condotta in modo rigorosamente meccanico elaborando progetti, appunti e disegni sulla fisionomia dei volatili, sulla resistenza dell’aria e sulle correnti.

Il Codice è esposto in un clima box appositamente realizzato che, mantenendo il corretto livello di umidità relativa, consente tuttavia ai visitatori di ammirarlo nella sua completezza. Le apparecchiature multimediali touchscreen permettono di “sfogliarlo” virtualmente, di “navigarlo” in alta risoluzione e di “leggerlo” grazie alla trascrizione in italiano e in inglese. Arricchiscono l’esposizione alcune copie anastatiche del Codice, a partire dalla preziosa edizione francese di fine Ottocento, provenienti anch’esse dalla Biblioteca Reale di Torino.

L’Istituto TeCIP della Scuola Universitaria Superiore Sant’Anna di Pisa, partnership nell’organizzazione della mostra, ha messo a disposizione del pubblico contenuti multimediali appositamente realizzati per l’allestimento e immagini tridimensionali (3D) che permettono una percezione “immersiva” dei prototipi realizzati da Leonardo. Le immagini ad alto impatto emozionale accompagnano il visitatore, come in un viaggio, tra le geniali intuizioni del maestro toscano.

Accompagna l'esposizione anche una installazione dell'Agenzia Spaziale Italiana che ripercorre le maggiori tappe del volo umano e robotico nello spazio con le missioni di Exomars verso il pianeta rosso, i lanci dei satelliti con Vega e dell'abitabilità umana nella Stazione Spaziale Internazionale.

I visitatori, grazie alle tecnologie utilizzate, avranno la sensazione, per alcuni minuti, di abbandonare la realtà fisica e saranno circondati dallo spazio e dal tempo di Leonardo vivendo ciò che il genio toscano avrebbe aver voluto far vivere agli uomini del suo tempo.

Anche Sky 3D, confermando la sua particolare attenzione verso il mondo della documentaristica, ha voluto apportare un contributo all’evento espositivo con una suggestiva sequenza di immagini tridimensionali dal documentario “Alla conquista dei cieli” di David Attenborough interamente dedicato al volo.

Il codice leonardesco è composto da 18 carte e due copertine. Oltre alle osservazioni sul volo degli uccelli, le sue pagine contengono spiegazioni su come coniare medaglie e preparare i colori. Le pagine scritte sono accompagnate da un insieme di accurati disegni: volatili (il nibbio è l’uccello più rappresentato), figure geometriche, disegni meccanici e architettonici.

A rendere ancora più prezioso il Codice sette disegni in sanguigna con figure vegetali e umane

 

Un mistero circonda le pagine del Codice: alla carta 10v sembra celarsi un autoritratto leonardesco. Fu il giornalista scientifico Piero Angela, in occasione di un’esposizione delle opere di Leonardo alla Reggia della Venaria Reale di Torino, ad evidenziarne la notevole somiglianza con il più famoso Autoritratto, esposto ai Musei Capitolini nella mostra del 2015. Il giornalista si è avvalso delle sofisticate tecnologie della Polizia Scientifica (il RIS di Parma), per  l’invecchiamento elettronico del volto intuendo così l’affinità tra i due.

 

Il Codice fu universalmente conosciuto quando una sua versione digitale fu inserita in un chip collocato sul rover Curiosity e inviato sul pianeta Marte, in un’operazione che ha visto la collaborazione della NASA e dell’Agenzia Spaziale Italiana.

 

Scrive Luca Bergamo Vicesindaco di Roma Capitale: Fin da bambini, osservando il cielo, scopriamo fenomeni che suscitano la più grande meraviglia: l’alternarsi del giorno e della notte, rischiarati dalla “luce maggiore” del Sole e dalla “luce minore” della Luna, il luccichio delle stelle, il rapido scorrere delle nuvole. Più vicini a noi, tant’è che possiamo osservarli nei particolari, scopriamo un’altra meraviglia: gli uccelli. E così come l’umanità ha da sempre indagato la causa delle cose celesti lontane, allo stesso modo si è domandata come facessero questi animali a sfidare la legge di gravità. Nacque così il mito di Icaro e le tante simili leggende dell’antichità, in ogni parte del mondo.

Leonardo arrivò a studiare il volo degli uccelli in un’epoca, il Rinascimento, di grandi scoperte geografiche e scientifiche. Il Codice sul volo degli uccelli che abbiamo l’onore di ospitare ai Musei Capitolini è un po’ la summa delle sue indagini in proposito. Nelle sue fitte pagine,  il Codice tratta di molto altro: tra le altre cose, di meccanica e di gravità, per poi approdare al progetto della sua più straordinaria fantasia: il volo dell’uomo attraverso una macchina volante. E ci si perde nei disegni minutamente particolareggiati di ogni meccanismo, che i visitatori potranno ammirare ingranditi e animati attraverso gli apparati didattici multimediali, frutto della collaborazione tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e la Biblioteca Reale di Torino. Sempre grazie all’Istituto TeCIP della Sant’Anna, i visitatori potranno compiere in tre dimensioni quel volo del “Grande Nibbio” che Leonardo non poté mai realizzare.

Insomma, un’esperienza coinvolgente – ma scientificamente ineccepibile – porterà virtualmente i visitatori “in volo” dentro il pensiero di Leonardo, finendo per varcare anche il confine dell’atmosfera, attraverso la sezione curata dall’Agenzia Spaziale Italiana, in un viaggio ideale che va dal volo della macchina di Leonardo al quello spaziale.

Attraverso la Sovrintendenza Capitolina e con la collaborazione di Zètema Progetto Cultura, l’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capital emette a disposizione di Roma  un evento di grande qualità e di assoluto rispetto per l’opera leonardesca.

E proprio a Leonardo va il nostro più grande ringraziamento: per averci indicato la strada per superare le nuvole.

Sottolinea Claudio Parisi Presicce Sovrintendente Capitolino ai Beni Culturali : Volare è, da sempre, sogno e ambizione dell’uomo, desiderio forte di superare la propria fisica barriera che tiene ancorati a terra. Risale a 4 secoli prima di Cristo la costruzione di un oggetto alato di cui si ha notizia, a opera del matematico e filosofo Archita di Taranto.

Ma per assistere alla migliore e più proficua sintesi  tra atavica ambizione di librarsi in volo e primi progetti  per prototipi di macchine volanti, scientificamente concepiti, bisogna arrivare a Leonardo e alle sue sperimentazioni, frutto di lunghe e pazienti osservazioni del volo degli uccelli e di un continuo,  metodico appuntare: spunti scientifici e nuove riflessioni, vergati di suo pugno e raccolti, in buona parte,  nel Codice sul volo degli Uccelli esposto, per la prima volta a Roma, ai Musei Capitolini. Dal 14 marzo 1505 al 15 aprile dello stesso anno Leonardo ha trascritto gran parte degli studi preparatori da lui compiuti per il volo umano in un piccolo Codice che subì alterne e avventurose vicende: perso, ritrovato, smembrato e infine ricomposto. Un manoscritto che rende nei disegni lo studio attento delle linee tracciate in volo dagli uccelli e poi spiegate: “Sono, le linee dei moti fatti dagli uccelli nella loro elevazione, fatte per due linee delle quali una è sempre curva a modo di vite e l’altra è rettilinea e curvilinea”. Osservazioni che Leonardo non lascia, tuttavia,  confinate in un unico comparto del sapere, ma estende a connessioni ampie con altre discipline perché, per esempio,  “Per dare vera scienza del moto degli uccelli infra l’aria è necessario dare  prima la scienza dei venti, la quale proverem mediante moti dell’acqua in se medesima. E questa tale scienza sensibile farà di sé scala alla cognizione de’ volatili infra l’aria”.

La grande intuizione del valore del metodo scientifico fondato sulla sperimentazione è ben evidente negli appunti e disegni del Maestro giunti fino a noi e testimoniano l’importanza che egli prestava all’osservazione empirica della natura e il rigore delle sue numerose indagini pratiche.

Quando  il sommo artista e scienziato  si getta nel grande sogno di dare ali all’uomo studiando perché, e come, l’uccello vola scopre il primo principio della meccanica. Che a ogni azione cioè, corrisponde una reazione uguale e contraria: “Tanta forza si fa con la cosa incontro all’aria, quanto l’aria contro la cosa”. Così,  per studiare la resistenza dell’aria Leonardo  costruisce un’ala battente che lo porterà a una delle prime applicazioni di questa intuizione: il famoso progetto di paracadute risalente al 1485 circa, costituito da una struttura rigida di forma piramidale, 7,20 m di base per 7,20 m d'altezza, rivestita di tela di lino inamidata, per renderla compatta e impermeabile all'aria.

Più o meno allo stesso periodo risale  un'altra applicazione del principio della resistenza dell'aria, la cosiddetta vite aerea, idea anticipatrice del velivolo a sollevamento verticale, antenato del moderno elicottero che Leonardo elaborò partendo dagli studi di Archimede. “Poiché l’ali son più veloci a premer l’aria che l’aria a sfuggire da sotto le ali l’aria si condensa e fa salire l’uccello al moto contrario al moto delle ali”.

Molta “strada” sulla scia del volo è stata percorsa, grazie anche a quegli appunti frutto di un genio inestimabile. Molte sono state le barriere oltre le quali l’uomo è riuscito a spingersi: il muro del suono è stato superato. Ma molti muri rimangono ancora da abbattere per dotare l’umanità di quelle ali in grado di far volare gli uomini liberi davvero come uccelli e superare il muro più difficile da abbattere: quello dei pregiudizi.

 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie.

LEGGI