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Sabato, 23 Giugno 2018

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Come ormai molti ormai sanno, a Barletta, nell'area dell'Ex Distilleria, sta per sorgere uno dei progetti di maggior interesse culturale e civile a livello internazionale, ovvero la Cittadella della Musica Concentrazionaria, destinata a custodire e a far rivivere migliaia di pagine musicali scritte dal 1933 al 1953 nei Campi di concentramento, sterminio, prigionia, transito, lavori forzati, di tutto il mondo, da musicisti discriminati, perseguitati, imprigionati, deportati, uccisi o sopravvissuti di qualsiasi estrazione professionale, artistica, sociale, religiosa, nazionale. Anima del progetto è il pianista barlettano Francesco Lotoro che ha trascorso più di due decenni della sua vita in giro per il mondo o a recuperare materiali musicali pronti a prender vita sui leggii di orchestre, ensemble e pianoforti e a ''raccontare'' l'orrore e la speranza vissuti da centinaia di musicisti. Una storia di passione e di impegno che oltre alla notorietà internazionale, è valsa al musicista pugliese il titolo di Cavaliere dell'Ordre des Arts et Lettres, conferitogli dal Ministero della Cultura francese e il ruolo da protagonista del toccante docu-film ''Maestro'' del regista argentino Alexander Valenti tratto dal libro “Le Maestro” del giornalista francese Thomas Saintourens.

A Lotoro si deve anche la fondazione dell'Istituto internazionale di Letteratura Musicale Concentrazionaria, a cui spetta il compito di custodire e valorizzare tutto il materiale raccolto finora oltre che di proseguire la ricerca finalizzata a riportare alla luce melodie create per cantare la vita in quelle fabbriche di sofferenza e di morte che sono stati i campi. E proprio all'iniziativa di questo Istituto si deve la realizzazione, lo scorso 4 e 5 giugno, della due giorni di laboratori e concerti “Bravo! Da capo!” rassegna sostenuta dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e dalla Società Italiana Autori ed Editori (SIAE) nell’ambito dell’iniziativa Sillumina-Copia privata per i giovani, per la cultura. Un'iniziativa che grande seguito ha avuto fra Bari, Barletta e Trani, dove si sono svolti gli eventi alla cui organizzazione hanno collaborato anche l’Unione della Comunità Ebraiche Italiane, Last Musik onlus e la Fondazione S.E.C.A.

I laboratori – tenutisi fra il Convitto Nazionale D. Cirillo e l'Istituto Comprensivo Massari Galilei di Bari e il Polo Museale di Trani – hanno visto coinvolti soprattutto gli studenti delle scuole, ai quali è stata data la possibilità di conoscere una importante pagina di storia ad essi ignota, guidati in questo dallo stesso Francesco Lotoro, oltre che da altri validi esperti come l'architetto e scenografo Nicolangelo Dibitonto, il baritono e attore Angelo De Leonardis e il direttore d'orchestra e compositore Paolo Candido, ai quali nella giornata del 4 giugno si è aggiunto a sorpresa anche il regista Alexander Valenti, che ha raccontato la genesi del suo docu-film ''Maestro'', nato dal folgorante incontro con l'omonimo libro di Saintourens. I laboratori hanno fatto da preziosa introduzione ai  concerti “All'ombra delle tue ali” e “Lunga vita alla vita!” che l'Orchestra del Levante, diretta da Francesco Lotoro e Paolo Candido, ha eseguito nei due istituti di Bari e al Polo Museale di Trani, con applauditissimo gala serale di chiusura lo scorso 5 giugno al Teatro Comunale Curci di Barletta,  serata che ha visto la presenza di un foltissimo pubblico, fra cui diversi rappresentanti delle istituzioni.

Pitagora e i pitagorici ovvero i filosofi che al pensatore crotonese si richiamavano,  avevano formulato la teoria basata sulla stretta relazione fra musica e corpi celesti.

L'anima poi, osserva Claudio Casini, "conserva una rimembranza dell'armonia delle sfere, ed è essa stessa armonia" come riporta la citazione aristotelica di Pitagora: "l'armonia è mescolanza e sintesi di contrari, e di contrari è composto il corpo". 

Considerazioni, queste, sorte al cospetto di Pitagora pensaci tu, il nuovo album di Renato Caruso, chitarrista dagli antenati citaristi, i suonatori di cetra, della sua Crotone, che rinsalda le radici col proprio passato attraverso 13 brani che sono "mescolanza e sintesi di contrari". Su queste stesse colonne, in un'intervista del 26 maggio 2016, il musicista aveva infatti espresso i principi della FuJaBoCla, acronimo di Funk Jazz Bossa Classica, generi che lui fonde stilisticamente e acusticamente nella sei corde svariando fra Beatles e Toquinho e fra tecniche che vanno dal fingerstyle agli arpeggi classici, dal tremolo al bluesy.

Ne parliamo con il diretto interessato (n.b. Il cd su Crotone è disponibile presso la Libreria Cerrelli):

Questo nuovo disco prodotto da i/Company/Self in cosa è differente dal precedente Aram?

Lo è nelle idee più chiare mentre il primo era quasi un'esperimento. Questo è più mirato. C'è una visione più ampia, sono piccoli commenti sonori, un lavoro per immagini da compositore ancor più che da chitarrista.

Perchè Pitagora? Perchè forse anche per te la musica ha influsso, persino terapeutico, sull'uomo? 

Oltre a questo, è dedicato a Pitagora per omaggio alla mia Crotone, e poi perchè fu il primo teorico musicale. Forse mi rappresenta perchè ho anche io una doppia formazione, scientifica e musicale.

Se ci si ispira ad una visione data di armonia cosmica, di cui parla Pitagora, e si incasella in modo numerico la musica, non viene  limitata per esempio l'improvvisazione?

Io ho studiato classica ma nei concerti mi capita di improvvisare, di cambiare l'interpretazione, anche se preferisco la carta scritta. L'idea la devo fissare. Mi sento un classico pop, non un jazzista.

Nel primo brano Aladin Samba sento influssi ispanici ed orientali, sia pure su una base ritmica di samba. È il giusto aperitivo del disco...

Esatto. Quello è il mondo che più mi rappresenta. Sono più stili che unisco dall'Africa al Brasile. Io amo quel mondo. Chiamiamolo di contaminazione.

Ti rifai alla letteratura in Flatlandia, ispirato al romanzo ottocentesco di Edwin Adbott, un pezzo molto melodico.

Dopo aver letto il libro mi son venute fuori delle note, in modo naturale. Non saprei spiegarlo.

Vediamo qualche altra traccia. Uno delle più "brasiliane", oltre ad Antonio's Choro,  mi pare Pittrice del sottosuolo, un walzer impreziosito dall'ingresso in scena di una fisarmonica.

Il walzer resta una delle mie forme musicali preferite. A Vienna mi son sentito di casa. E adoro la fisarmonica cosí come tromba e piano.

Napoli Caput Mundi, all'inizio, per la successione di diminuite, richiama il Modugno di 'U pisci spada. Poi l'armonizzazione, dall'andatura lenta, si transgenera in swing. Al contrario Pitagora pensaci tu, che da titolo all'album, è una beguine molto lineare. Dove è che la vedi pitagorica?

Tutto il disco è su Pitagora. Questo brano però è, più di altri, legato ad immagini. Una sorta di colonna sonora. E spero di buon augurio. Stiamo girando il video in questi giorni.

Non stiamo facendo l'anatomia del disco ma solo una breve carrellata su alcuni brani per dare un assaggio al lettore. Al quale raccomando l'ascolto delle cover Quando di Pino Daniele e quella suggestiva di Eric Clapton, Tears in Heaven. Molto nostalgici. In particolare su Daniele, sei riuscito a cogliere questa saudade, maturata tardi, quando non stava giá bene, che secondo me è la caratteristica più elevata di Pino Daniele. Un musicista che hanno peraltro scoperto anche in Brasile, e in lingua portoghese, oltre che nella chitarra.

Forse non volendo, senza un intento preciso, ho fatto sentire la dolcezza di quella melodia che ho lasciata il più possibile semplice, a livello di arrangiamento. Cosí pure con Clapton che ho sempre amato, specie unplugged. E soprattutto in Tears in Heaven. 

Al di lá dello spazio siderale, il corpo vibrante a cui guarda Renato Caruso è la sua chitarra. Magari non sará celeste. Ma è in grado di produrre armonie "per aspera ad astra" Pitagoricamente parlando, s'intende!

 

 

Una musica elettrizzante, quella di Eman, cantautore che sovrasta con la propria voce un tappeto di suoni elettrorock senza pigiare troppo su watts. E il nuovo singolo, Icaro, volteggia come il vento della sua Catanzaro nell'indicarci un percorso cantautorale molto personale, il suo, Eman, al secolo Emanuele Aceto, è ben noto alle cronache musicali.

Il suo album Amen, uscito per la Sony nel 2016, ha conquistato un ottimo piazzamento nella classifica FIMI. E lo è anche per i sold out registrati a concerti come quello nel capoluogo calabro nello stesso anno. Sul web, poi, il video di Amen ha superato il milione e mezzo di visualizzazioni, ai limiti del virale!

Siamo insomma di fronte ad un fenomeno giá irrobustito nel quadro della musica italiana d'autore, un artista con un comporre ed una poetica anch'essa originale collocabile fra denuncia, provocazione ed ironia.

Ne parliamo con lo stesso Eman.

Amen, anagramma di Eman, è stato un buon successo. Ma puoi raccontarci simpaticamente come hai vissuto il condominio, a livello di titolo, con Amen di Francesco Gabbani?

A dire il vero io e il mio staff presentammo a Sanremo il nostro brano l'anno prima di Gabbani. Curiosamente il brano omonimo con Gabbani passò nell'edizione successiva.  Pensandoci bene con l'omonimia credo di averci guadagnato diversi click di appassionati che nel connettersi con Amen di Gabbani si imbattevano con la mia versione.

I tuoi testi, a partire da Insane, non sono mai banali. Traspare, per esempio da L'amore ai tempi dello spread, che sei uno che si guarda intorno, vive i problemi del proprio tempo, non si chiude in se stesso. Come nascono nella pratica?

Un trucco non c'è. È che mi viene spontaneo, penso sia un dono. Comunque se uno vuole scrivere deve leggere tanto. Mi piace guardare nel micro per capire cosa può accadere nel macrocrosmo.

Icaro, in mitologia, fu imprigionato da Minosse nel labirinto. Suo padre Dedalo gli fabbricò le ali per fuggire. Ma Icaro volò vicino al sole, la cera si sciolse, e lui precipitò in mare. Com'è che questa leggenda ti ha ispirato il nuovo singolo, prodotto da Jackie & Juliet, che presenterai il 20 aprile a Roma a Largo Venue e il 27 dello stesso mese a Milano al Santeria Social Club?

È stata solo un'ispirazione. Il tema è il superamento del limite che è nella natura dell'uomo. Nella caduta ritrova la sua forza. Le ambizioni e la fede lo spingono verso il sole il che simboleggia la capacitá dell'uomo di raggiungere la consapevolezza delle proprie azioni.

La tua origine è calabrese mentre la tua musica ha una base internazionale. O forse c'è qualche caratteristica interna che richiama le tue radici?

No. Non ci sono elementi folk, se per musica calabrese si intende etno. Anche se i miei primi brani sono dialettali. Ma c'è la mia esperienza personale di vita in Calabria.

Ricordaci qualche musicista catanzarese come te...

Beh, Ulisse e le ombre, per esempio, la band di Pino Ranieri, in un periodo in cui il mondo musicale, anche quello locale, era molto vivo.

Una domanda di rito nelle interviste. Hai un musicista di riferimento?

Ho sempre stimato De Andrè, Gaetano, Guccini, Bertoli... Molti stranieri. Ma non mi rifaccio a uno in particolare.

Qualcuno del pubblico ti dice che la tua voce ricorda altri interpreti italiani?

Forse Tiziano Ferro?

Capita....

Hai studiato all'universitá Ingegneria ambientale. Ti è stato utile per la tua attuale attivitá?

Io credo che la cultura sia utile in sè e per sè. Aver intrapreso studi non umanistici mi ha permesso di avere attenzione verso altri studi che hanno influito nell'organizzazione del mio lavoro e nei miei interessi.

Ma torniamo al lancio del singolo Icaro, singolo disponibile dal 30 marzo su tutte le piattaforme streaming in attesa dell'uscita dell'intero nuovo album.

Ma quanto pesano i dischi rispetto a internet e ai live? 

Oggi l'attivitá maggiore sono i live sia in club che in spazi ampi. Vuoi perchè i dischi sono al minimo storico e poi con lo streaming ancora si recupera ancora poco.

Ma internet è importante, ti consente di allargare i contatti. Più conosci più fai network. Oggi se è piu semplice produrre un disco, lo è meno arrivare agli altri. Per questo è necessario saper utilizzare le piattaforme radio, tv, la rete. E promuoversi con i live.

E l'esperienza con la Sony?

Con la Sony il rapporto è stato più che positivo.

Se vieni scelto da editori importanti è perchè il tuo lavoro evidentemente viene apprezzato. Entri in un entourage complesso. Hai un tuo spazio, in una grossa organizzazione, che cura anche i talent... È il networking, che dipende dall'affidarsi a persone competenti.

E le radio?

Anche lí molto dipende dai contatti. Ma non è sempre solo un discorso di qualità.

E spesso non vi approdano solo le major ma molte etichette indipendenti.

Arrivare in radio, restarci, comunque è un punto d'arrivo, indubbiamente.

Finisce qui l'intervista. L'augurio per Eman è che il suo Icaro voli a lungo in vetta.

E senza ali incerate. Come un aquilone.

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