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Domenica, 29 Marzo 2020

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Al teatro Lo Spazio di Roma - via Locri 42/44 dal 12 al 15 marzo 2020 verrà rappresentata l'opera "Enrico IV", diretta ed interpretata dall'eclettico Mino Sferra che, prima partire per Mosca su invito dell’Istituto italiano di Cultura, porterà nella sua città l’anteprima del capolavoro di Luigi Pirandello. "Enrico IV", riadattata nei testi per il palcoscenico moscovita, si trasforma in una commedia all'interno della quale si dipana il virtuosistico rapporto tra uomo e personaggio, nel crinale tra verità e finzione.
Siamo all'inizio del secolo scorso, un nobile prende parte ad una storica cavalcata in costume, indossando i panni dell’Imperatore di Germania Enrico IV. Alla messa in scena partecipano anche Matilde Spina, donna di cui è innamorato e il barone Tancredi, suo rivale in amore. Quest’ultimo, durante la cavalcata punge il cavallo nel posteriore, facendo disarcionare il nemico che a causa della caduta batte la testa; al suo risveglio si convince d’essere realmente l’Imperatore tedesco, generando situazioni sospese fra ironia e drammaticità, dalle quali emerge prepotente il tema della maschera pirandelliana.
Altri interpreti della commedia, prodotta dall’Associazione Culturale G.T.M., sono: Max Russo, Federica Sarti, Giancarlo Loffarelli, Paola Barini, Matteo Contu, Claudio Bellisario, Gianluca Mura, Michele Calabretta e Lorenzo Sferra.
Le musiche sono di Fabio Lombardo, i costumi di Raffaella Tirelli, le scene sono di Salvatore Liistro mentre, fonica e aiuto regia è Serena Parissi.
"Il testo del drammaturgo agrigentino è geniale, un capolavoro metateatrale, fortemente filosofico, uno studio accurato sul significato della pazzia - afferma Sferra - tema a me molto caro. Enrico IV rappresenta anche la metafora dell’uomo moderno, con tutte le sue criticità e frustrazioni. Un personaggio che mi ha sempre affascinato, poiché scava nel profondo dell’essere umano, mescolando pazzia, lucidità e recitazione, ma anche utilizzando e adattando la maschera a seconda delle situazioni in cui l’uomo si trova. La mia regia - conclude Sferra - fa da ponte tra l’ironia e la drammaticità di cui il testo si nutre, una sorte di doppio gioco tra l’autore e i personaggi’’.
Teatro Lo Spazio: via Locri 42/44
ore 20.30 (giovedì-sabato) -17.30 (domenica

A Roma lo scorso 29 Fe­bbraio, presso la Sala F di Cinecit­tà Studios, in occas­ione del Centenario dalla nascita del Ma­estro Federico Felli­ni, l’Archivio Stori­co del Cinema Italia­no, in collaborazione con AIC–IMAGO e Li­bera Università del Cinema, ha presentato l’antologia filmica “FELLINI & L’ALTER EGO” (2020), un rac­conto inedito delle stagioni della vita del regista attrav­erso le immagini rea­lizzate dagli autori della sua cinematog­rafia:
Carlo Carlini, Pas­qualino De Santis, Tonino Delli Colli, Dario Di Palma, Gianni Di Venanzo, Ennio Guarnieri, Otello Ma­rtelli, Giuseppe Rot­unno, Luciano Trasat­ti.
L’ideatore e reali­zzatore del progetto, Graziano Marraffa, Presidente dell'Arch­ivio Storico del Cin­ema Italiano, ha mod­erato l’incontro con i numerosi professi­onisti presenti in sala, che hanno regal­ato al pubblico le loro commosse testimo­nianze.
Tra gli autori della cinematografia, l’­attuale Presidente dell’AIC Daniele Nann­uzzi e il direttore della fotografia Rob­erto Girometti, i pr­oduttori Angelo Iaco­no e Roberto Mannoni, la regista Carlotta Bolognini che ha ricordato suo padre Manolo Bolognini, giovane segretario di produzione per “IL BIDONE” (1955) e “LE NOTTI DI CABIRIA” (1956); inoltre, l’at­trice soprano Sara Pastore ha letto una testimonianza sull’i­ncontro tra Fellini e Giulietta Masina tratta dal recital “F­EDERICO FELLINI IN JAZZ” (2013), l’attri­ce Adriana Russo ha citato il rapporto di amicizia e collabo­razione tra il regis­ta e suo padre il Ma­estro pittore Mario Russo, autore del di­pinto scelto quale immagine ufficiale de­ll’evento.
Lo scrittore e reg­ista Italo Moscati, autore di vari saggi dedicati all’opera e alla personalità di Fellini, si è conf­rontato in un dibatt­ito finale con il Pr­of. Fabio Melelli, docente presso l’Univ­ersità per Stranieri di Perugia, e il Pr­of. Flaminio Di Biag­i, docente presso la sede romana della Loyola University Chi­cago.
Tra gli ospiti, il prof. Flavio De Ber­nardinis, docente pr­esso il Centro Speri­mentale di Cinematog­rafia, il Presidente del Comitato “Felli­ni 100 – Una finestra sul sogno” Giampie­ro Mele, gli autori della cinematografia Adolfo Bartoli, Bru­no Cascio, Gianni Fi­ore Coltellacci, Jes­sica Giaconi, Gianni Mammolotti, Giorgio Tonti, Nino Venditt­i, la dirigente del­la Libera Università del Cinema Fiorenza Scandurra, lo psico­logo Giulio Casini, la produttrice Silvia Giulietti, i fotog­rafi Romolo Eucalitto ed Egidio Poggi, l’agente cinematograf­ico Roby Ceccacci, l’organizzatrice gene­rale Isabella Poli, gli attori Alex Part­exano, Vassili Karis, Andrea Bonella, il regista Rai Maurizio Graziosi, il diret­tore del “Premio Vin­cenzo Crocitti” Fran­cesco Fiumarella, i tecnici del colore Pasquale Cuzzupoli e Maurizio Iacoella, l’Avv. Luciana Vasile, l’Ufficio Stampa Giò Di Giorgio, la ca­ntante Naira, il pro­duttore Danilo Ronzi, l’editore Luca Car­bonara.

Teatro Comunale Grandinetti gremito in ogni ordine di posti per lo spettacolo Tartassati dalle tasse scritto e diretto da Eduardo Tartaglia, con Biagio Izzo e un cast di attori straordinari.

Una storia contemporanea trattata con leggerezza come da tradizione teatrale partenopea, ma che offre agli spettatori molti spunti di riflessione esorcizzando, attraverso la lente deformante della comicità, i temi della crisi economica e della elevata pressione fiscale che da tempo, ormai, attanagliano il nostro Paese.

Innocenzo Patanaro, erede di una famiglia di pescivendoli, gestisce un ristorante à la page di cucina nippo-napoletana, Sushi all’acqua pazza, ma a causa di un controllo della Guardia di Finanza rischia di perdere tutto.

La vicenda scenica si svolge, alternativamente, in due ambienti paralleli creati dallo scenografo Luigi Ferrigno e illuminati dalle belle luci di Francesco Adinolfi: la sala del ristorante, con arredi ed elementi decorativi di chiara derivazione nipponica e l’ufficio grigio, severo, essenziale del maresciallo La Scorza e del suo sottoposto Messina. Perfetti anche i costumi di scena firmati da Marianna Carbone e il tappeto musicale di Antonio Caruso.

Un crescendo di comicità e risate che non conosce momenti di flessione. Un ritmo serratissimo e una giostra di gag, battute, equivoci, doppi sensi che coinvolgono il pubblico in momenti di puro divertimento.

Sempre irresistibile la vis comica di Biagio Izzo nel ruolo di Innocenzo Patanaro detto Brillantone, vedovo con una figlia, imprenditore nel settore della ristorazione, amante dei maglioncini di cashmere doppio filo, dei viaggi e delle belle donne. Spavaldo e sicuro di sé fino all’insolenza riesce, tuttavia, a infondere al suo personaggio una emotività partecipe nel suo rapporto con la figlia verso la quale nutre un amore smisurato. Annullando la quarta parte, scende in platea e arringa con passione il “popolo dei tartassati” tuonando contro le troppe tasse che gravano su imprese e cittadini italiani in attesa di comparire davanti al maresciallo Gilberto La Scorza che già nel nome porta scritta l’incorruttibilità e il rigore morale di servitore dello Stato. Un detective vecchia maniera che preferisce l’indagine investigativa sul campo senza ricorrere agli ausili della moderna tecnologia.  Mario Porfito ne offre una interpretazione mirabile ergendosi con tutta la forza di tutore della legalità ma innervando il personaggio di un’ironia sferzante e implacabile che ha come vittima privilegiata l’appuntato Messina, suo sottoposto di cui Roberto Giordano ne delinea un ritratto quasi surreale ma godibilissimo nella sua grafica stilizzazione costruita intorno alle sue intemperanze linguistiche ricche di improbabili neologismi e accenti tonici variabili.

Completa l’universo attoriale maschile Arduino Speranza, perfetto nel ruolo di Kazzumi Momoro, cuoco giapponese naturalizzato napoletano. Un personaggio esilarante che sembra uscito da un cartone animato e che si barcamena tra cucina fusion e strategie di marketing.

Nei ruoli femminili due belle e brave attrici Stefania De Francesco nella parte di Magdalena, moglie del maresciallo La Scorza  e Adele Vitale nel ruolo di Valentina, figlia di Innocenzo. La De Francesco disegna il ritratto di una donna dedita alla famiglia ma invisibile agli occhi del marito tutto concentrato nel suo ruolo di paladino della legalità, anche se entrambi incarnano il paradigma della famiglia costruita su sani principi  e solide basi morali. La Valentina di Adele Vitale è una ragazza assennata, studiosa, autonoma che cerca di andare avanti con le proprie forze senza ricorrere all’aiuto di papà il quale saprà dimostrarle, ancora una volta, affetto e comprensione in un momento particolarmente delicato della sua vita.

Così la famiglia, come ultimo bene-rifugio, diventa il vero nucleo tematico della commedia  attorno a cui si innestano tematiche sociali e individuali che si snodano lungo la narrazione scenica attraverso il contrappunto comico e lo sberleffo popolare e che, alla fine, suggellano il valore dell’onestà, il dovere civico e la necessità di rispettare le leggi.

Un altro grande successo per la rassegna teatrale Vacantiandu con la direzione artistica di Diego Ruiz e Nico Morelli e la direzione amministrativa di Walter Vasta.

Anche per Biagio Izzo il consueto omaggio della tradizionale maschera, simbolo della rassegna Vacantiandu, ideata dal graphic designer Alessandro Cavaliere e realizzata dal maestro Raffaele Fresca.

È già boom di prenotazioni, oltre 10mila da tutta Italia, per la grande Mostra “Il Centenario – Alberto Sordi 1920-2020” che si terrà dal 7 marzo al 29 giugno nella Villa romana dell’attore, aperta al pubblico per la prima volta, per celebrare il grande artista a cento anni dalla nascita.
In piazzale  Numa  Pompilio nascosta  nel  verde  di  Caracalla  si  affaccia  la  leggendaria  villa  dell’attore, progettata negli Anni Trenta dall’architetto Clemente Busiri Vici:  uno scenario  eccezionale che permetterà ai visitatori di immergersi nella vita quotidiana, tra le passioni e i segreti di un gigante dello spettacolo ultra-famoso per i suoi film ma poco conosciuto nella dimensione privata.
L’esposizione, che non ha precedenti, si snoda tra i vari ambienti della casa e del giardino per illustrare la lunga carriera e la vita dell’attore attraverso documenti inediti, oggetti, abiti, fotografie, video, curiosità.
Oltre alla Villa, il Teatro dei Dioscuri ospiterà una seconda sezione con un importante focus  su  “Storia  di un italiano”, il programma tv degli anni Settanta, a cui il Nostro era particolarmente affezionato.
La mostra promossa da Fondazione Museo Alberto Sordi, con Roma Capitale e con Regione Lazio, con il riconoscimento del MIBACT Direzione Generale Cinema e Audiovisivo, Soprintendenza Speciale di Roma Archeologia Belle Arti Paesaggio, Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio, con il patrocinio di SIAE, con il sostegno di Luce Cinecittà, Acea, Banca Generali Private e con la collaborazione di Rai Teche, è curata da Alessandro Nicosia con Vincenzo Mollica e Gloria Satta, prodotta e organizzata da C. O. R. Creare Organizzare Realizzare.
Per la sindaca Virginia Raggi si tratta di una grande festa che Roma vuole dedicare ad Alberto Sordi in occasione del centenario della sua nascita. Per la prima volta l’abitazione dell’attore, una meravigliosa villa degli anni 30 dove Alberto ha vissuto e dove viene conservata  la sua storia di uomo e di artista, verrà aperta al pubblico. Una villa che fa parte del patrimonio storico della città e che, grazie all’impegno e alla volontà di Aurelia Sordi, è stata trasformata in mezzo prezioso per la diffusione e la promozione della cultura. L’iniziativa offre la meravigliosa opportunità di rendere omaggio all’arte e alla carriera di un grande artista romano che ha saputo rappresentare desideri, speranze e amarezze dell’Italia del Novecento. Roma non poteva certo mancare a questo appuntamento che non è solo l’occasione per ricordare un amico, ma è soprattutto l’importante opportunità per custodire i racconti e le emozioni che Alberto Sordi ha lasciato in eredità al suo pubblico. Che  lo ha amato e lo ama ancora.
Per la Soprintendente Speciale di Roma Daniela Porro, la mostra su Alberto Sordi oltre a ricordare una delle personalità più importanti del cinema italiano è l’occasione per aprire la sua casa, di cui era peraltro gelosissimo. Questa esposizione corona un percorso di tutela e valorizzazione che rende questo bene finalmente visitabile dal pubblico e fa seguito alla firma del vincolo relativo a tutti gli arredi e gli oggetti dell’attore del 21 luglio del 2015. L’augurio è che la Casa di Alberto Sordi, costruita nel 1930 su progetto dell’architetto Clemente Busiri Vici, oltre che per  una mostra temporanea possa essere in futuro aperta  regolarmente, come un piccolo museo dedicato a un grande interprete  del nostro cinema.
Sordi si innamorò subito della Villa di via Druso al Celio quando la vide nella primavera del 1954, tanto che la comprò solo poche ore dopo averla visitata.
L’obiettivo di questa mostra dedicata al grande Alberto, come dice il curatore Alessandro Nicosia, è soprattutto aprire per la prima volta al grande pubblico la Villa rifugio di Sordi, farla conoscere così com’era invariata nel tempo, e ricostruire cronologicamente il suo percorso di uomo e di attore. Proprio per valorizzare la storia di questa casa che diventerà presto un museo, si è cercato di rispettare gli ambienti che sono rimasti intatti dopo la morte dell’attore, così come lui li aveva voluti e vissuti, facendoli dialogare con la proposta espositiva piena di sorprese e di tanti inediti. Questa mostra permette quindi di scoprire un Sordi che va oltre i successi cinematografici e di conoscere storie che talvolta circolavano a proposito del suo privato. Un Sordi speciale, vero: il maestro fu un benefattore, un amante degli animali e delle belle donne, un collezionista d’arte, un fotografo appassionato, un viaggiatore… E così si racconta nel progetto espositivo studiato per consentirne la visita come se si fosse ospiti dell’attore.
 
La mostra monumentale dedicata ad Alberto Sordi si prefigura dunque come una esperienza immersiva    e totalizzante, un viaggio spettacolare alla scoperta dell’artista e dell’uomo, un ritratto completo in tutti i suoi risvolti e le possibili sfaccettature; un racconto che lascia emergere il contributo unico e insostituibile che ci ha lasciato in eredità. Sordi è entrato a gamba tesa nella memoria collettiva, attentissimo come era all’evoluzione della società da cui traeva ispirazione per le storie e i personaggi da portare sullo schermo;   è stato fondamentale per averci confezionato il  ritratto  di un’epoca e  restituito la  storia del nostro  paese dagli anni a cavallo della seconda guerra mondiale fino al boom economico e agli anni ’60. I suoi film e i suoi personaggi sono lo specchio della società dell’epoca raccontata con sottile ironia cogliendone, con profonda leggerezza ma anche ferocia, voli e cadute, speranze e delusioni, altezze e miserie umane, con uno sguardo sempre arguto e geniale.
 
Nella tensostruttura esterna alla Villa in uno spazio aperto gratuitamente al pubblico verrà proiettato un filmato dedicato a Sordi curato da Istituto Luce Cinecittà.
 
Il tutto avrà il suo culmine il 15 giugno con il festeggiamento del suo compleanno: in Villa naturalmente, con amici e colleghi del mondo dello spettacolo.
 
La Mostra si completa e arricchisce di due cataloghi a cura di Alessandro Nicosia, Vincenzo Mollica, Gloria Satta, Maria Cristina Bettini e Gina Ingrassia.
 
DOVE
Villa di Alberto Sordi, Piazzale Numa Pompilio, Roma Teatro dei Dioscuri al Quirinale, Via Piacenza 1 Roma

 

  

"STORIE D'AFRICA" è il nuovo film-documentario del regista Piero Cannizzaro, di cui ha curato personalmente soggetto, sceneggiatura e regia  mentre per la fotografia e il suono ha lavorato in collaborazione con Josè Alexandre. Il montaggio è stato realizzato da Leonardo Cinieri Lombroso;  drone di Josè Alexandre.
Un progetto finanziato dalla Cooperazione Italiana per lo Sviluppo in collaborazione con l’OIM.
Un racconto di sopravvivenze che trasmettono coraggio invece che disperazione - come ha scritto nel sottotitolo del film lo scrittore e giornalista Erri De Luca.
Con questa interessante pellicola Cannizzaro ha voluto dare un volto a quelle persone che hanno tentato “l’avventura” di venire in Europa attraverso viaggi di sofferenze, soprusi, umiliazioni e stupri. Per molti poi è diventato anche un viaggio di riscatto e voglia di ricominciare….
Un viaggio tra Senegal, Costa D’Avorio, Guinea durato circa tre mesi, seguendo il percorso di CinemArena, uno schermo itinerante della Cooperazione Italiana che realizza campagne di informazione ed educazione inerenti diverse tematiche sociali in varie parti del mondo.
È partito da qui il documentarista Piero Cannizzaro per realizzare le sue “STORIE D'AFRICA", un docufilm  che affronta il tema dell’emigrazione direttamente attraverso le testimonianze delle persone nei villaggi, in prevalenza donne, che hanno subito ogni genere di violenze ma, nonostante tutto, hanno ancora la forza e il coraggio di raccontare il loro drammatico vissuto quotidiano.
Quando mi è stato chiesto dall’AICS di proporre un progetto intorno a questa operazione - afferma Cannizzaro - ho ribadito che per me era importante mostrare il contro campo, cioè l’emigrazione raccontata da donne e uomini africani. Una volta sul posto, sono andato nei villaggi per poi incontrare le persone protagoniste delle storie afferenti il tema dell’emigrazione ed osservare nella loro quotidianità, anziché nella massa indistinta dei barconi o delle immagini che in genere ci giungono dai media.
Da noi si parla molto e giustamente di Mediterraneo, ma la maggior parte delle persone che ho incontrato durante il viaggio, quel mare non è riuscita ad attraversarlo, sopportando oltretutto inaudite sofferenze. Tuttavia, ho conosciuto gente che non ha perso la speranza e che continua a dimostrare grande coraggio.
Un racconto che parte proprio dalla rappresentazione di storie in prima persona di sogni rimasti tali, di fallimenti, ma anche di successi; i racconti di chi vorrebbe partire verso l'Europa e le  testimonianze di chi è tornato, subendo magari una sconfitta, ma che è riuscito a ricostruirsi una vita nel villaggio, creando una piccola economia di sopravvivenza e una vita dignitosa nel proprio Paese.
La colonna sonora, con una significativa valenza semantica e narrativa, è stata registrata dal vivo nei luoghi dove si svolgevano le riprese, sia cogliendo momenti improvvisati nei villaggi, sia riprendendo la performance di importanti musicisti, come il senegalese Aliou Ndiaye, cantante e suonatore di xalam e membro dell’orchestra nazionale del Senegal.
Il rinnovamento del documentario italiano, avvenuto negli ultimi anni, ha in Piero Cannizzaro uno dei suoi maggiori artefici ed esponenti, come testimonia la sua composita filmografia, che si muove su molteplici latitudini; egli ha realizzato documentari e reportage in Italia, America, Russia, Siberia, Sri Lanka, Sud Africa, Golfo Persico, Norvegia, Lapponia, sempre alla ricerca di nuovi universi da esplorare.
La curiosità è alla base del lavoro di Cannizzaro che con la sua macchina da presa entra in ambienti chiusi, aprendo la strada verso un costruttivo dialogo che coinvolge lo stesso spettatore, invitandolo a raccogliere il testimone del regista e mettersi a sua volta in viaggio.
Realtà diverse, apparentemente marginali, fonti invece di insegnamenti fondamentali, si susseguono  dinanzi ai nostri sguardi, rieducandoli ad un ritmo e a un linguaggio, elementi smarriti nel caotico flusso delle immagini dalle quali siamo quotidianamente aggrediti. 
Le isole, la musica, le città sotterranee, le città slow, la spiritualità, il cibo, il tema dell’identità sono le  principali tematiche di cui egli si è occupato per approdare, infine, alla dimensione ideale del glocale.  A tal riferimento, Piero Cannizzaro è direttore artistico a Capalbio della rassegna “Il Glocale nel Documentario 2005” e della musica etnica, soprattutto nell'Italia del Sud.

Le prossime tappe della proiezione di "STORIE D'AFRICA":

Lunedi 25 novembre - Ore 21:00
APOLLO 11
Via Nino Bixio, 80 /A - Roma
Ospiti: Giacomo Ravesi (critico), Fabio Castriota (psicoanalista e direttore del festival
Cinemente), Francesca De Masi (sociologa)
Ingresso: € 5

Martedi 26 novembre - Ore 20:30
OFFICINA DELLE ARTI PIER PAOLO PASOLINI
Viale del Ministero degli Affari Esteri, 6 - Roma
Ingresso libero

Martedi 10 dicembre - Ore 19:00
MAISON D'ITALIE
7 A Boulevard Jourdan - Paris
Ospiti: Sylvie Braibant, Lady Ngo Mang Epesse, Marie Roger Biloa.
Ingresso libero

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