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Sabato, 27 Maggio 2017

Giunge alla seconda edizione il Festival di teatro e danza sul mito classico «L'Antico fa scena», patrocinato e sostenuto dal Miur e dall’Associazione Antropologia e Mondo Antico dell’Università di Siena e organizzato da Talea Teatro – Top Teatri Off Padova, che mercoledì 31 maggio e giovedì 1 giugno calcherà il palco naturale del Tempio di Nettuno del Parco Archeologico di Paestum (via Magna Grecia 917) offrendo un percorso teatrale dedicato all’epica latina che si snoda attraverso Virgilio con l'Eneide, Ovidio con le Metamorfosi e Lucrezio con il De Rerum Natura.

Il Festival, con la direzione artistica di Francesco Puccio e Claudia Lo Casto, è il prodotto del progetto di didattica e ricerca teatrale «L'Antico fa testo» che – nato nel 2010 nel Centro di Studi Antropologici sul mondo antico dell'Università di Siena da un’idea dello stesso Puccio, con la consulenza scientifica di Donatella Puliga (docente universitaria, responsabile del Laboratorio di ricerca sulla didattica dell’antico) – ogni anno organizza laboratori di formazione in numerosi istituti scolastici sul territorio nazionale e università italiane. Accanto ai percorsi formativi, le Compagnie professionali di «Talèa Teatro» e «Antico fa testo» portano avanti la riflessione sull’antropologia teatrale e sulla valorizzazione del patrimonio storico-artistico nazionale e, partendo da un'indagine sul mito, affronta i temi del mondo moderno consapevole del ruolo dell’antico nella contemporaneità.

Il Festival ha infatti un duplice volto: il 31 maggio e il 1 giugno, alle 15, andrà in scena Babel 017, azioni sceniche tratte dai laboratori scolastici diretti da Puccio e da Lo Casto nei licei «M. Minghetti» di Bologna e «De Filippis-Galdi» di Cava de' Tirreni; degli Istituti di istruzione superiore «Publio Virgilio Marone» di Mercato San Severino, «Antonio Rosmini» di Palma Campania e «Enea Silvio Piccolomini» di Siena; del convitto «Maria Luigia» di Parma e dell’Educandato statale «Agli Angeli» di Verona e interpretati dagli allievi; mentre il 1 giugno, alle 11, le Compagnie «Antico fa testo» e «Talèa Teatro» metteranno in scena All'ombra di Enea, scritto e diretto da Francesco Puccio.

La partecipazione al Festival è gratuita per chi acquista il biglietto d’ingresso al Parco Archeologico.

Il Festival è realizzato con il sostegno del Miur, nell'ambito delle attività di Associazione Antropologia e Mondo Antico, Centro AMA – Università di Siena.

Grande successo, venerdì sera, al Teatro Massimo di Palermo per la Seconda Sinfonia di Mahler “Resurrezione” che ha celebrato i 120 anni dall’inaugurazione del Teatro, avvenuta il 16 maggio 1897, e i venti anni dalla sua riapertura del 12 maggio 1997. Ovazioni e applausi per il direttore Gabriele Ferro, per l’Orchestra e il Coro del Teatro Massimo, per il soprano Rachel Harnisch e il mezzosoprano Marianna Pizzolato. Al termine del concerto, Gabriele Ferro (che è direttore musicale del Teatro) ha parlando al pubblico: “è incredibile pensare che i palermitani siano stati ventitré anni senza il loro teatro, dobbiamo pensare con gratitudine a chi lo ha riaperto”. Presenti i protagonisti della riapertura, in testa il sindaco Leoluca Orlando e il vicesindaco Emilio Arcuri.

Sold out la Sala, folla davanti al maxischermo in piazza che ha trasmesso il concerto in diretta, a migliaia hanno seguito la diretta sulla web tv del Teatro e sul sito del Comune di Palermo. “Abbiamo voluto che questa fosse una festa di tutti e per tutti – dice il sovrintendente Francesco Giambrone – perché vogliamo che questo sia un teatro inclusivo e non elitario, che sia la casa di tutti i palermitani”.

Tra gli spettatori, Sua Altezza Reale Maria Gabriella di Savoia e una delegazione proveniente da Ginevra di rappresentanti dell’alta finanza e del mondo culturale internazionale. Il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, ha inviato un messaggio in cui evoca “i ventitré anni di buio e inspiegabile silenzio” della chiusura del Teatro. “Il Massimo – scrive - rappresenta uno dei simboli più significativi della città, un pezzo imprescindibile della sua identità. La sua storia si intreccia con quella di Palermo, è il racconto nelle diverse stagioni che hanno attraversato una città dal fascino straordinario, costituendo un prezioso presidio intellettuale e civile. Un Teatro che con le sue maestranze tiene alta la grande tradizione dell’opera lirica, della musica e della danza del nostro Paese. Questa doppia ricorrenza si rivela ancor più significativa in un tempo di rinnovati fermenti culturali con Palermo che si prepara a vivere il 2018 da protagonista, come Capitale italiana della Cultura”.

Si è conclusa la prima tappa del CineMigrare - Rassegna Internazionale di Cinema Senza Frontiere organizzata dall’Associazione No_Name con la collaborazione di ProGeo, HUBITALIA e Gravina Arte e con il patrocinio del Comune di Catania e dell’Università degli Studi di Catania. 

Un appuntamento che ha visto registi, attori, docenti universitari, giornalisti e appassionati di cinema discutere su un tema oggi più che mai attuale: l’immigrazione.  La giornata è iniziata alle ore 11.00 con la proiezione di ben due opere: Il potere dell’oro rosso di Davide Minnella e U stisso sangu: storie più a sud di Tunisi di Francesco Di Martino, poi insignito del Premio CineMigrare 2017. Nel secondo appuntamento, quello delle ore 18.00, protagonisti con la proiezione delle loro opere sono stati i due giovani registi Daniele Pellegrino (TOR) e Fabio Schifilliti (Al di là del mare), che hanno parlato dei loro lavori e dei loro progetti prima di ricevere ufficialmente il Premio CineMigrare 2017. 

Un clima di interesse e partecipazione è stato il filo conduttore di questa giornata che ha visto sul palco dell’auditorium Giancarlo De Carlo dell'ex Monastero dei Benedettini una serie di personaggi di altissimo livello, a partire dai professori universitari Nunzio Famoso e Alessandro Aiello fino all’editore di Globus Network Enzo Stroscio, passando per i bravissimi moderatori Andrea Maglia e Lucio Di Mauro e la talentuosa attrice messinese Giulia De Luca

Non a caso, il trio degli organizzatori dell’Associazione Culturale No_Name composto da Cirino Cristaldi, Giampiero Gobbi e Flavio Picciolo ci tiene a «ringraziare tutti quelli che hanno reso possibile la realizzazione di una manifestazione pensata per dare spazio e premiare quei registi e quegli artisti che hanno saputo veicolare al meglio la conoscenza sul fenomeno dell’immigrazione e sulla tematica della dell’integrazione culturale.» 

E per un festival itinerante che si rispetti, l’auspicio è che l’avventura targata “CineMigrare” possa presto prendere vita in qualche altra bella location culturale siciliana, per continuare a diffondere il dialogo e la conoscenza attraverso le immagini. In quest’ottica, le prossime tappe della rassegna verranno svelate a breve sul sito internet www.cinemigrare.it.

Con oltre sessanta opere in programma, tra corti e lungometraggi, grandi ospiti internazionali, workshop, incontri, riscoperte di capolavori dimenticati e tante altre sorprese, la settima edizione del Sicilia Queer Filmfest si preannuncia più ricca che mai.

Tra il 24 maggio e l’1 giugno, in luoghi diversi della città, distribuiti tra i Cantieri Culturali alla Zisa e il Cinema Rouge et Noir, si articolerà un vasto programma che comprende numerosi film in concorso nella sezione lungometraggi Nuove Visioni e nella sezione di corti Queer Short, opere fuori concorso nella sezione Panorama Queer, una personale – la prima in Europa – dedicata al regista americano di origini portoghesi Gabriel Abrantes, preziose riscoperte nelle sezioni Retrovie Italiane e Carte Postale à Serge Daney, e poi il cinema d’animazione, i laboratori per bambini, le letterature queer, il premio teatrale dedicato a Nino Gennaro, un omaggio al performer Franko B e altro ancora. Due importanti iniziative precedono e seguono la tradizionale settimana di svolgimento del Festival: una Summer School (dal 22 al 27 maggio) che sarà occasione di dibattito teorico sugli studi queer e un workshop teorico-pratico sul cinema (dal 2 al 9 giugno, tra Palazzo Branciforte e i Cantieri Culturali alla Zisa) condotto da Claire Simon, una delle più importanti registe del panorama internazionale.

Il direttore artistico Andrea Inzerillo e la direttrice organizzativa Tatiana Lo Iacono, curatrice anche della sezione “Queer short”, hanno presentato alla stampa il programma nella Sala Giunta del Comune di Palermo a Palazzo delle Aquile, sottolineando la varietà di un Festival che assume il queer come prospettiva per spaziare su temi, stili e linguaggi diversi del contemporaneo.

«Il festival a cui lavoriamo con passione dal 2010 è oggi un luogo affermato di dialogo e di confronto tra persone interessate non soltanto all'ambito del cinema, o a quello della storia e della cultura lgbt, ma uno spazio per tutti quelli che sentono la necessità di oltrepassare le etichette per provare a stare nel proprio tempo con uno sguardo libero e criticoafferma Andrea Inzerillo –. Un festival che viene da lontano e guarda lontano: è questo lo scopo della produzione di saperi, della condivisione di esperienze, della creazione di incontri e dell’accumulo di materiali (testi, immagini) che proiettano il Sicilia Queer su una dimensione più estesa nel tempo».

Sono diversi e intrecciati tra loro i temi del Festival, declinati in tutte le controverse sfaccettature del contemporaneo: fughe, nomadismo, tecnologia, nevrosi, alienazione, crisi della famiglia tradizionale e nuove prospettive relazionali, che sono affrontate sia con la leggerezza e l’ironia della commedia, sia con le asperità del dramma. In particolare, è centrale quest’anno lo sguardo femminile su erotismo, sessualità e rapporti interpersonali. Ampio spazio sarà dato anche alla riflessione sui movimenti politici e di controcultura del ’77, attraverso l’omaggio a vent’anni dalla scomparsa al regista Marco Ferreri, con due film esemplari nella sezione Retrovie Italiane curata da Umberto CantoneStoria di Piera e Il futuro è donna – e altre rarità d’epoca proposte all’interno di Nebulosa ’77 con la collaborazione del programmer di Fuori Orario (cose mai viste) Fulvio Baglivi, che prevede anche un incontro a partire dall’interrogativo: Cosa rimane del 1977 a quarant’anni di distanza?

La giuria internazionale, presieduta dal regista portoghese João Pedro Rodrigues, è composta dall’attrice Silvia Calderoni, figura di spicco dell’avanguardia teatrale italiana con il gruppo Motus, dai francesi Jean-Sébastien Chauvin (critico dei Cahiers du Cinéma) e Arnold Pasquier (regista) e dall’attrice tedesca Susanne Sachsse. La giuria avrà il compito di scegliere il miglior cortometraggio della sezione Queer Short e il miglior lungometraggio della sezione Nuove Visioni, aperta a opere prime e seconde e nuovi sguardi non necessariamente legati a tematiche GLBT. I vincitori riceveranno rispettivamente 500€ e 1000€ e un’opera realizzata dall’artista Daniele Franzella.

Alla giuria internazionale si affiancheranno la Giuria del Coordinamento Palermo Pride e quella dell’Associazione 100 Autori, composta da Marco Amenta, Carlotta Mastrangelo e Enza Negroni.

Il Festival sarà inaugurato mercoledì 24 maggio alle 18.00 al Cinema de Seta con un aperitivo offerto dalle Tenute Orestiadi di Gibellina, e a seguire alle 19.00 con una performance per orchestra di contrabbassi a cura di Lelio Giannetto in occasione dei vent’anni di Curva Minore. Seguirà alle 20.30 la serata d’apertura, presentata dalla cantante e musicista Serena Ganci e dall’attrice Ersilia Lombardo, realizzata in collaborazione con il Festival Teatro Bastardo. Nel corso della serata sarà proiettato il trailer "politicamente scorretto" che il regista Franco Maresco ha realizzato in esclusiva per il festival, ovvero: il gender secondo i fratelli La Vecchia.

Il film d’apertura della settima edizione del SQ 2017 (mercoledì 24 maggio) sarà Little Man, del regista statunitense Ira Sachs, che racconta con leggerezza l’amicizia di due ragazzini nella brulicante Brooklyn dei nostri giorni. Tra i film in programma, per originalità e rarità, spiccano tra gli altri il visionario The Misandrists di Bruce LaBruce, fantasiosa e ironica vicenda a sfondo sociopolitico ambientata in una foresta, dove una cellula segreta di terroriste femministe pianifica la distruzione del patriarcato; Los objetos amorosos di Adrián Silvestre, che racconta l’amore travolgente di due donne latinoamericane che attraversano Roma restituendocela in una prospettiva inedita e sorprendente; Rester Vertical di Alain Guiraudie, uno dei film più spiazzanti e interessanti della scorsa stagione cinematografica; O ornitologo di João Pedro Rodrigues, che nel raccontare la strana vicenda di un giovane ricercatore che si perde nella foresta portoghese, traccia un affresco sulla condizione umana, sull’effimero confine tra bestialità e civiltà, sul rapporto tra uomini e animali, un ribaltamento di sguardo che priva l’uomo della presuntuosa e presunta centralità rispetto al mondo; The Love Witch di Anna Biller, una divertente ricostruzione delle atmosfere da b-movies anni ’60, che ha per protagonista una avvenente “strega” vendicatrice e sadica nei confronti degli uomini; Uncle Howard di Aaron Brookner, che attingendo all’archivio dello zio Howard Brookner, prematuramente scomparso a soli 35 anni, ci restituisce un incredibile ritratto della temperie artistica e culturale newyorkese degli anni ’80, con William Burroughs, Andy Warhol, Jim Jarmusch, Madonna e altri celebri rappresentanti della cultura alternativa di allora; Sarah Winchester di Bertrand Bonello, una sorta di opera-balletto che scorre parallelamente all’incredibile vicenda di una donna straordinaria: la moglie dell’inventore e produttore del celebre fucile Winchester ’77.

Di grande rilievo è la sezione Presenze dedicata quest’anno alla retrospettiva integrale, per la prima volta in Europa, del giovane e talentuoso regista Gabriel Abrantes. Del regista, che sarà presente a Palermo durante il Festival, saranno proposti 18 film, che si caratterizzano per il loro estremismo visionario e dissacrante e per la loro ironia fulminante.

Tra le rarità in programma si segnalano anche Isola di Fabianny Deschamps, interamente girato a Lampedusa, che sarà proposto in anteprima nazionale alla presenza della regista e di parte del cast, tra cui gli italiani Enrico Roccaforte e Alessio Barone; Antiporno del regista di culto Sion Sono, un omaggio al filone del roman porno nel quale il regista giapponese mette in scena un bizzarro delirio schizofrenico che, servendosi di metalinguaggi e strumenti onirici, analizza l’immaginario erotico giapponese, i suoi tabù e il ruolo della donna nella società contemporanea; Queen Kong di Monica Stambrini interpretato dalla pornostar Valentina Nappi, primo dei cortometraggi del progetto Le ragazze del porno, lanciato alcuni anni fa da Tiziana Lo Porto.

Altra sezione caratterizzante del Festival è quella di storia del cinema intitolata Carte postale à Serge Daney, che quest’anno recupera un capolavoro del cinema francese: Le trou (Il buco) di Jacques Becker, considerato da Jean-Pierre Melville il miglior film francese di tutti i tempi, che narra l’incredibile piano di fuga di alcuni detenuti. Attenzione anche alle migrazioni, con la sezione Eterotopie quest’anno dedicata alla Grecia, che prevede in catalogo un contributo d’eccezione del filosofo Georges Didi-Huberman, per la prima volta in traduzione italiana.

Confermata anche quest’anno l’attenzione alle arti visive con la mostra Extrablatt, a cura di Verein Düsseldorf-Palermo, presso la Haus der Kunst dei Cantieri Culturali alla Zisa, che presenta le opere di 17 artisti ispirati ai corti in concorso nella sezione Queer Short (dal 18 maggio al 3 giugno). Tra gli artisti coinvolti Marcello Buffa, Daniele Franzella, Andrea Buglisi, Alessandro Bazan, Michael Kortländer, Marta Colombo, Dimitri Agnello.

L’altro grande appuntamento con l’arte contemporanea (dal 26 maggio al 9 luglio) sarà a Palazzo Sant’Elia con Franko B, poliedrico artista e performer milanese che vive a Londra da diversi anni. Curata da Antonio Leone e Paola Nicita, la personale che gli dedica il Sicilia Queer proporrà una selezione di opere storiche, fra pitture, sculture, installazioni e foto, oltre a un documentario a lui dedicato in anteprima assoluta.

Il “Premio Nino Gennaro”, realizzato dall’artista Vincenzo Vizzari, sarà assegnato quest’anno al regista Lionel Soukaz, pioniere dell’attivismo gay in Francia, del quale sarà proposto il mediometraggio Tino, un “peplum” anticapitalista intervallato da ironiche digressioni sul passato mitico della Tunisia.

Le proiezioni, i concerti, le mostre e gli incontri avranno luogo al Cinema De Seta e in vari altri spazi dei Cantieri Culturali alla Zisa (tra cui la Sala Wenders del Goethe-Institut, l’Institut français e l’arena all’aperto a ingresso libero). Novità della settima edizione sono i matinée del concorso di lungometraggi al Cinema Rouge et Noir (alle 10 alle 12 e alle 14 di venerdì-sabato-domenica) di Piazza Verdi, mentre la serata di chiusura dell’1 giugno sarà ancora una volta in musica, con la presenza del trio di Simona Norato. 

In omaggio alla nomina di “Palermo Capitale dei Giovani 2017”, per tutto il festival i biglietti di ingresso per gli studenti costeranno solo 3 euro.

Il Sicilia Queer filmfest è realizzato grazie al contributo del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo - Direzione Generale per il Cinema; della Regione Siciliana – Assessorato Turismo Sport e Spettacolo – Ufficio Speciale per il Cinema e l'Audiovisivo/Sicilia FilmCommission, nell'ambito del progetto “Sensi Contemporanei”; del Comune di Palermo, Assessorato alla Cultura; di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori. E con il sostegno dell'Institut français Palermo, del Goethe-Institut Palermo, dell’Instituto Cervantes Palermo e del Forum Austriaco di Cultura.

«Bilancio più che positivo, non solo per il numero di film ricevuti e proiettati in tre giorni, ma anche per qualità dei lavori cinematografici giudicati e premiati». Sono soddisfatti gli organizzatori del MYArt Film Festival, che dal 28 al 30 aprile scorsi si è svolto a Cosenza, ed h avuto come tema dominante le migrazioni, i diritti umani e il Mediterraneo.
Gli oltre 50 film, tra documentari e cortometraggi (30 in concorso e 20 fuori concorso) inseriti nella manifestazione promossa dall’associazione la Kasbah e organizzata dalla Lago Film, sono stati capaci di accendere i riflettori «su temi su cui la luce deve essere perennemente accesa», come ha dichiarato Daniela Di Capua, nel suo messaggio di apertura del festival. Un auspicio confermato, dunque, quello della direttrice del Servizio Centrale del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati che ha sostenuto la manifestazione con l'istituzione del premio Sprar destinato al miglior documentario in concorso. Perché «il cinema consente di coinvolgere tante donne e tanti uomini con immagini, emozioni e pensieri che sanno utilizzare una forma d’arte per avvicinare sempre più alla concretezza della realtà».
Un bilancio positivo espresso anche dalla giuria del festival che con i film premiati, oltre alla qualità tecnica, ha voluto focalizzare l’attenzione sulle visioni alternative alla rappresentazione dominante del fenomeno migratorio tesa ad appiattire una realtà complessa. Tutti  film premiati offrono infatti quella «narrazione alternativa, che ci mette in risonanza con le storie delle singole vite umane», come ha detto il direttore dell'Ufficio Migrantes di Cosenza, Pino Fabiano, consegnato i premi conferiti al miglior cortometraggio e al miglior documentario breve.

Per questo il miglior documentario del MYArt è stato “The black sheep”, di Antonio Martino. «Per avere saputo raccontare la presa di coscienza di un giovane uomo che non accetta passivamente il credo religioso a senso unico, in una società, quella della Libia di oggi, lacerata da una guerra civile e geopolitica – è scritto nella motivazione -. Un racconto dove lo sguardo dell’autore si fa testimone e coscienza del protagonista, per seguirlo fino alla sofferta scelta di una "nuova terra promessa" dove potrà esprimere liberamente la propria identità. Concentrandosi sulla libertà di espressione, di religione e dei diritti umani, questo film ci ricorda la forza, la necessità e l'urgenza del fare documentario».

Il miglior cortometraggio, “The Dead Sea” di Stuart Gatt, è stato scelto perché, con grande forza espressiva «parla di una storia poco raccontata: la detenzione forzata nelle carceri libiche. Una regia che mostra la violenza con eleganza, grazie anche ad attori straordinari. Una storia – hanno detto i giurati - che restituisce il dramma di una brutale realtà, quella dei migranti del mediterraneo costretti a essere testimoni di un’umanità perduta».

Il potentissimo “Loza”, di Jean-Sébastien Desbordes, si è confermato uno dei migliori documentari in circolazione (e per questo ha vinto la sezione “short doc”). «Per averci restituito il coraggio e la determinazione di chi quotidianamente combatte muri e pregiudizi sfidando leggi disumane e ingiuste, a rischio della propria libertà. Per aver messo in luce il dramma delle frontiere e restituito, attraverso l’abbraccio ritrovato di una madre con la propria figlia, la bellezza di un’umanità senza confini. Un invito a restare umani» è scritto nella motivazione del premio Migrantes.

Ma la mole di lavori in concorso ha convinto la giuria della necessità di istituire anche delle menzioni speciali per dare la possibilità al festival di restituire la visione più articolata di un fenomeno multiforme da richiedere un molteplice posizionamento dello sguardo.

Il premio speciale della giuria, nella sezione documentario, è andato a “Castro” di Paolo Civati, «perché in un microcosmo complesso e in divenire (in una casa occupata, a Roma, che è diventata un rifugio per gli esclusi, una casa per tanti ma di nessuno), il regista racconta con profondità e leggerezza le fatiche di chi aspira ad una vita migliore, conducendo noi spettatori in una vera e propria partitura corale per volti, pensieri e azioni degli abitanti di un palazzo occupato, facendoci partecipi di quell’umanità , di quel mondo».

Una menzione speciale è andata anche al documentario “Ramadan Cannon of Jerusalem”
di Atta Awisat e Nimrod Shanit «perché – ha detto la giuria - la firma congiunta di un regista palestinese e di uno israeliano che attraverso l’ ostinazione di un attore popolare palestinese , ci restituisce una necessità: che sia proprio l’arte ad offrire la speranza di una soluzione al lungo conflitto arabo-israeliano».

Menzione speciale, infine, al cortometraggio “Lost Exile” di Fisnik Maxhuni («Un “on the road” dal sapore amaro mostra cosa succede sulle rotte dei migranti che sono ancora poco attenzionate dai media nel quale una regia curata con tempi da lungometraggio, che si sviluppa in una storia di redenzione fatta di sguardi e silenzi») e al documentario breve “Maxamba” di Susanna Barnard e Sofia Borges («per aver ricordato che il cinema è anche un argine all’oblio. Per averci confermato che “i luoghi hanno memoria e ricordano tutto”, e che la memoria dei luoghi è parte integrante dell’identità degli uomini».

Completano il successo della manifestazione gli eventi speciali, apprezzati dal pubblico: dal  conferimento del Premio Mario Gallo 2017 da parte della Cineteca della Calabria al documentarista Gianfranco Pannone (presidente di giura del MYArt) alla “finestra sul cinema curdo” aperta con la testimonianza di due esponenti, direttori di festival di cinema curdo, a ricordarci la situazione che vive un popolo criminalizzato, anche nelle sue forme artistiche (cinema, scuole, teatri che vengono chiusi): anche mostrare con una telecamera la realtà è considerato un atto di terrorismo.

A consegnare le statuette - realizzate da un giovane artista palestinese che vive e lavora in Calabria -  sono stati alcuni rifugiati politici che hanno avuto la possibilità di farsi una vita a Cosenza e di diventare mediatori a supporto dei nuovi arrivati: una testimonianza di accoglienza e integrazione che lo Sprar ha reso modello italiano apprezzato in tutta Europa.

 

I PREMI

 

Premio “Sprar” da 3.000 euro per i documentari; premio “Migrantes” da  1.500 euro per i cortometraggi; premio “Migrantes” da  500 euro per i documentari brevi.

 

LA GIURIA

 

Nella giuria della sezione “Documentari”: il documentarista Gianfranco Pannone, il produttore cinematografico Mario Mazzarotto e il regista calabrese Fabio Mollo, il promotore culturale Giuseppe Scarpelli.

Nella giuria “Cortometraggi”: Il direttore della fotografia Giancarlo Lancioni, il regista calabrese Emiliano Barbucci, lo sceneggiatore Emanuele Milasi e l’attrice Jessica Resteghini.

La sezione “Documentari brevi” è stata valutata da una giuria composita, formata dalla direzione artistica del MYArt e da una delegazione di studenti delle scuole partner del festival.

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