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Lunedì, 21 Maggio 2018

Con gli interventi dei rappresentanti diplomatici, ambasciatore di Finlandia Janne Taalas Ambasciatore di Norvegia Margit Tveiten, ambasciatore di Svezia Robert Rydberg ambasciatore di Danimarca Erik Vilstrup Lorenzen, del direttore del Circolo Scandinavo di Roma, l’islandese Ingo Arnason, e di Giorgio Gosetti, direttore della Casa del Cinema,è stato presentato alla casa del Cinema di Roma il programma della 7a edizione del Nordic Film Fest, NFF, dal 3 al 6 maggio 2018.

La rassegna, nata con lo scopo di promuovere la cinematografia e la cultura dei paesi Nordici (Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia), è realizzata a cura delle quattro ambasciate nordiche presenti in Italia e con la collaborazione del Circolo Scandinavo di Roma, nonché in collaborazione con l’ambasciata di Islanda a Parigi, i Film Institutes dei rispettivi paesi e con il patrocinio del Comune di Roma.

Molti i nuovi film in anteprima o inediti in Italia Il tema della rassegna di quest’anno è “STORIA & storie” la grande storia e le piccole storie di tutti i giorni, che spesso si intrecciano nella vita di ognuno di noi.

Oltre alle proiezioni, in lingua originale con sottotitoli in italiano e a ingresso libero, il programma prevede presentazioni e incontri con ospiti internazionali (registi, attori, produttori, sceneggiatori).

La rassegna ha anche uno spazio speciale dedicato a corti e video-art a cura del Circolo Scandinavo.

Anteprima del Nordic Film Fest, mercoledì 2 maggio alle ore 18 come evento collaterale, l’inaugurazione alla Casa del Cinema della mostra Ingmar Bergman e la sua eredità nella moda e nell’arte, per l’evento “Ingmar Bergman 100 anni #Bergman100”. Quest’anno il grande regista, sceneggiatore, drammaturgo e scrittore svedese Ingmar Bergman avrebbe compiuto 100 anni e si ricorda con festeggiamenti in tutto il mondo. La mostra rimarrà alla Casa del Cinema fino al 31 maggio.

La celebrazione comprende anche la proiezione del documentario Bergman Island, dove per la prima volta Ingmar Bergman ci mostra il suo mondo sulla desolata e misteriosa isola di Fårö. Sullo stesso tema il documentario Trespas - Sing Bergman, che verrà proiettato giovedì 3 maggio alle ore 16:00, qui il pubblico viene condotto alla casa di Bergman su Fårö assieme ad alcuni dei più importanti registi e attori internazionali, come Woody Allen, Robert de Niro, Michael Haneke, Martin Scorsese e Lars Von Trier.

Ad aprire ufficialmente il Nordic Film Fest 2018, con la presenza del regista Erik Poppe, il film storico The King’s Choice, nominato agli Oscar 2017, campione di incassi in Norvegia, vincitore di 8 Amanda Awards 2017, gli Oscar del cinema norvegese.

Importante novità del NFF 2018 è Nordic Film Fest for Kids, Cinema e Letteratura Nordica per bambini e famiglie. Proiezioni in lingua originale interpretate dal vivo in italiano, seguite da laboratori artistici a tema.

NFF for Kids è previsto per sabato 5 e domenica 6 maggio, dalle 10 alle 13 a Villa Borghese presso la Casina di Raffaello, a pochi metri dalla Casa del Cinema. In programma, proiezione di corti d’animazione della Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia, mentre nel parco di Villa Borghese una cantastorie racconterà fiabe del Grande Nord.  L’evento, gratuito con prenotazione obbligatoria, è organizzato in collaborazione con Segni New Generations Festival di Mantova e la casa editrice Iperborea.

Come nelle passate edizioni ci sarà una sezione dedicata allo storytelling, a cura della Writers Guild Italia. L’incontro con ospiti del Nordic Film Fest, rappresentanti dell’industria cinematografica dei Paesi Nordici e sceneggiatori italiani, in collaborazione con Anica, esaminerà gli elementi dello storytelling della Coproduzione con l’intento di inaugurare un nuovo genere narrativo e facilitare la creazione di progetti tra il mondo nordico e quello italiano.

L’incontro si terrà presso l’auditorium dell’ Ambasciata di Finlandia, sabato 5 maggio alle ore 10.

Nordic Film Fest si avvale anche quest’anno dell’importante partnership con IED (Istituto Europeo di Design) che ha realizzato la sigla originale.

I numeri di NFF 2018

Complessivamente Nordic Film Fest 2018 presenterà 13 film, 2 documentari, 6 video art: 3 film la Danimarca, 3 film la Finlandia, 1 film l’Islanda, 3 film la Norvegia, 3 film la Svezia, 6 video art il Circolo Scandinavo, 2 documentari il #Bergman100 e 12 corti il NFF for Kids, per un totale di 30 ore di grande cinema nordico.

Le proiezioni si svolgono di giovedì, venerdì, sabato e domenica alle ore 15 per concludersi alle ore 24, e sono tutte a ingresso libero fino a esaurimento posti.

E’ una Mirandolina sui generis. Non foss’altro perché a un certo punto del monologo la si trova a dialogare con un minirobot, a tratti anche in movimento, emblema della massificazione di una società che stenta a ritrovare se stessa e che, invece, sempre più spesso preferisce rispondere solo a determinate logiche, dimenticando l’aspetto delle relazioni. Una trovata scenica interessante quella del regista e adattatore Nicola Alberto Orofino che, ieri sera, al Marcello Perracchio di Ragusa, prodotto dal Centro Teatro Studi, ha portato in scena “Mirandolina”, liberamente ispirato a “La locandiera” di Carlo Goldini. Era il secondo appuntamento della rassegna promossa dal Cts, con il patrocinio del Comune, intitolata “Mercoledì, il teatro!” che sta facendo registrare numeri interessanti nonostante le rappresentazioni si tengano in giornate non tradizionalmente dedicate a quest’arte. Ma tant’è, il comitato formato da Franco Giorgio, Carmelo Arezzo, Giuseppe Ferlito, Giovanni Arezzo, Daniela Antoci e Massimo Leggio ha voluto scommettersi proprio tale aspetto. E, finora, i risultati stanno dando ragione. Il pubblico risponde. Sul palco Carmela Buffa Calleo: è stata lei la protagonista Mirandolina, donna forte e dominatrice, ma anche sicura e volitiva. Dal lontano 1753, anno della prima rappresentazione dell’opera di Goldoni, la figura di Mirandolina è servita per indicare il tipico temperamento femminile che ha condotto col passare negli anni all’emancipazione. Il regista e adattatore Nicola Alberto Orofino ha giocato molto sul carattere forte e impuntato della protagonista della storia, ma senza nulla toglier al maestro Goldoni, aggiungendo un pizzico di contemporaneità al testo. «Mirandolina è più che un archetipo – spiega Orofino – perché è stata, e credo che continuerà ad esserlo, l'esempio più alto di modello di emancipazione femminile. Ma tutto questo, grazie all'inconfondibile stile e alla strepitosa maestria teatrale del genio goldoniano, diventa leggerezza, ironia, sagacia. Mirandolina intende appassionare, stupire, incantare, insegnare. Lo spettacolo, partendo da una riscrittura per una sola attrice del capolavoro goldoniano, ha voluto puntare a ragionare sull'universo femminile che ieri come oggi e come sempre, contribuisce in misura determinante alla definizione culturale del nostro vivere». Insomma, una sublimazione dell’essere donna che, ancora oggi, riesce a catturare, così come accaduto anche ieri sera, l’interesse del pubblico. “Mercoledì, il teatro!” proseguirà, adesso, con “Chet!” di Laura Tornambene e Giovanni Arezzo in programma il 2 maggio, sempre alle 21 e sempre al Perracchio, con Giovanni Arezzo e Angela Dispinseri, regia di Giovanni Arezzo e Laura Tornambene.

 

 

 

«Chi meglio di una compagnia di giovani attori come quella cresciuta in questi anni al TPE potrebbe portare in scena con altrettanta passione questa storia antica eppure contemporanea?»

Queste le parole del regista Beppe Navello dopo la prima  al Teatro Mercadante di Napoli della commedia di Carlo Goldoni del 1762 “Una delle ultime sere di Carnovale”  che il TPE/Teatro Piemonte Europa replicherà fino a domenica  18 marzo. La messa in scena è dello stesso Navello, il quale così chiarisce i suoi intenti: “E’ il momento  di un’altra perdurante ragione di ansia collettiva, che dopo tre secoli riappare puntuale nel dibattito pubblico italiano: quello della cosiddetta “fuga dei cervelli”, che vede i giovani costretti dall’indifferenza del mondo dei padri, a portare altrove, lontano, la loro voglia di lavorare per il futuro”. Dunque un tema di scottante attualità, anche se la commedia è ambientata in una Venezia di tre secoli fa, ma con un filo che ci collega ad oggi con i problemi dei nostri giovani: andare o restare? Questo il quesito a cui le famiglie cercano di dare una risposta per aiutare i più giovani nelle loro scelte di vita.

In scena una numerosissima compagnia di giovani interpreti alle prese coi tanti straordinari personaggi della storia, a partire da Sior Anzoletto nella cui vicenda Goldoni sembra si sia voluto rispecchiare. Si tratta degli attori Antonio Sarasso, Maria Alberta Navello, Alberto Onofrietti, Diego Casalis, Daria-Pascal Attolini, Andrea Romero, Marcella Favilla, Giuseppe Nitti, Eleni Molos, Erika Urban, Alessandro Meringolo, Geneviéve Rey-Penchenat, Matteo Romoli.

L’allestimento scenografico utilizza le riproduzioni di due opere di Canaletto dalle collezioni Intesa Sanpaolo. Le scene e i costumi sono di Luigi Perego; le musiche di Germano Mazzocchetti; le luci di Gigi Saccomandi; le coreografie di Federica Pozzo. La produzione è  stata realizzata con il contributo straordinario della Fondazione CRT.

Per il regista piemontese si tratta della “ terza tappa di un’ideale trilogia civile che, dopo l’Alfieri de Il divorzio e il Marivaux de Il Trionfo del Dio Denaro, attraverso i toni irriverenti della commedia settecentesca, ha l’ambizione probabilmente ingenua “di proporre umili pause di riflessione civile a un paese troppo affannosamente confuso nella propria contemporaneità”, sottolinea il regista Navello.

Dice Goldoni nella premessa a questa sua fortunata commedia di aver voluto raccontare una “metafora” autobiografica: in procinto di partire per la Francia, nel 1762, per sfuggire alle invidie e alle critiche che la sua riforma teatrale suscitava, ha pensato come propria la storia di Anzoletto, disegnatore di stoffe veneziano deciso a portare in Moscovia la sua creatività, anche lui disgustato dalle difficoltà di lavorare in patria. Il tutto attraverso il dipanarsi di una delle tante sere della vita, tra discorsi fatti di nulla, tra il balenare di umori umanamente riconoscibili, tra una partita a carte e una cena tra amici, tra i gesti, le risate e le malinconie attraverso le quali, senza che ce ne accorgiamo, si compiono scelte decisive e irreversibili. Una lingua perfetta e vivace, straniera come il veneziano di trecento anni fa, in vero non facilmente comprensibile, anche se la voce fuori campo prima dello spettacolo invita il pubblico a non preoccuparsi troppo di comprendere ogni battuta, agli attori il compito di farsi capire, trascinando tutti in un’irresistibile condivisione poetica.

“La famiglia è come una mano: il pollice deve aiutare le dita più piccole, ma tutte insieme devono fare il proprio”. È questa la filosofia di vita di Padron ‘Ntoni, il protagonista de I Malavoglia, portato in scena domenica scorsa al Perracchio di Ragusa nell’ambito della rassegna “Teatro in Primo Piano”, interpretato da un ineguagliabile Enrico Guarneri, per la regia di Guglielmo Ferro, figlio d’arte dell’attore e regista Turi Ferro. Il testo letterario verghiano, apparentemente inadatto al teatro contemporaneo, è stato magnificamente allestito, con un effetto scenico estremamente realistico, riproducendo gli usi e costumi di Acitrezza, la Provvidenza con le sue vele spiegate, la casa del Nespolo. Come scenografia, una piattaforma in legno mobile, che si presta a mille trasformazioni – opera del maestro Salvo Manciagli – e conserva la semplicità della fine del XIX secolo, dove tutto era di legno e l’unica ricchezza consisteva nel possedere la “roba”: case, barche, proprietà. E anche la Repubblica italiana è vissuta come un nemico che sottraeva la roba e braccia alle famiglie: impoverendo le famiglie con i dazi sul sale e il grano e imponendo la leva obbligatoria per i maggiorenni. La trama della pièce è conosciuta sin dai banchi di scuola; I Malavoglia è un romanzo scritto da Giovanni Verga in terza persona, in forma impersonale e con l’integrazione di molti dialoghi in discorso diretto, in siciliano arcaico. Si raccontano le vicende della famiglia Toscano, ribattezzata “Malavoglia” per le disgrazie familiari, sopraggiunte in seguito all’“affare dei lupini” combinato con zio Crocifisso. Una scorciatoia per fare soldi pagata a caro prezzo, con la perdita di Bastianazzo, il pater familias, ancora giovane e forte, morto in mare nel trasporto dei lupini avariati. E da questa disgrazia ne sono seguite altre: la morte del secondogenito Luca in guerra, il primogenito ‘Ntoni, diventato un balordo, il disonore caduto sulla minore Lia e così via. Si tratta dell’ineluttabilità del proprio destino, cui nessuno può opporsi, senza scontarlo sulla propria pelle. È questo l’ideale dell’ostrica, la poetica verghiana per la quale è meglio accettare di buon grado la propria condizione, perché aspirare a migliorarla, è solo fonte di tragedie ignote. Il pensiero verghiano è simboleggiato dal personaggio di Padron ‘Ntoni – interpretato da Enrico Guarneri – che concepisce la vita soltanto ad Acitrezza, tra il duro lavoro e il conforto della sua famiglia e con un unico sogno da realizzare: “tornare padrone” della Provvidenza e morire nella casa del Nespolo. Di parere opposto è il primogenito ‘Ntoni, emblema dell’uomo moderno, figlio della Repubblica, che alla roba preferisce la vita in città, tra sfizi e migliori opportunità lavorative.

Strabiliante è la presenza scenica di Enrico Guarneri, già noto per il suo talento comico grottesco, ma che ha stupito per la sua vis tragica e la sua perfetta mimesi con l’anziano e autoritario Padron ‘Ntoni. “Un semplice dal cuore duro, apparentemente impenetrabile – ha spiegato l’attore – ma in verità un uomo buono, legato alle tradizioni e ai vincoli familiari, che sopravvive solo per essi”. Una recitazione eccellente, premiata dai tanti e consecutivi applausi ricevuti dal pubblico, che ha apprezzato la sua svolta tragica, per l’intensità e l’introspezione della sua messinscena. Toccante è anche l’interpretazione di Ileana Rigano, nei panni dell’infaticabile Maruzza, la madre vittima delle tragedie, ripiegata su se stessa, dopo aver perso un figlio e il marito in mare in seguito all’affare dei lupini. Un cast eccellente, dove brilla anche Francesca Ferro, altra figlia d’arte di Turi Ferro, nei panni di Mena, la sfortunata che dovrà rinunciare ai suoi sogni di nozze con Alfio Mosca, per le disavventure della sua famiglia, accettando di buon grado il suo nuovo destino. Insomma, una pièce intensa, coinvolgente, che ripresenta la temperie politica e sociale dell’epoca, dall’alto valore storico e didattico.

Venerdì 16 febbraio 2018 presso la Came­ra dei Deputati, nel­la prestigiosa Sala del Mappamondo ha av­uto luogo l'evento "In ricordo di Manolo Bolognini", il prod­uttore cinematografi­co recentemente scom­parso, per ripercorrere il passato del cinema italiano attraverso le testimonianze dirette dei protagonisti. 
Ha aperto i lavori Carlotta Bolognini, figlia del produttore, che emozionatissima ha salutato e ringra­ziato il parterre d'­eccezione presente in sala, fra cui Antonella Lualdi, Claudio Risi, Olga Bisera, Ma­ssimo Cristaldi, Bla­sco Giurato, Roberto Girometti, Malisa Longo, Saverio Vallon­e, Vassili Karis, Graziano Marraffa, Nazzareno Zamperla, Enrico Lucidi, Gianni Mammolotti, Enrique del Pozo, Giuseppe Pinori, Immacolata Giuliani, Marina e Alessandra Baldi e tanti altri.
In un'atmosfera di totale empatia e spirito di condivisione, ognuno ha offerto il proprio contributo, attraverso racconti e an­eddoti legati ad esp­erienze umane e prof­essionali vissute ac­canto al produttore, che viene unanimamen­te rappresentato come un uomo garbato, a­ffabile, simpatico e sempre risp­ettoso, dotato di st­raordinaria creativi­tà ed un antesignano per suo modo lungimirante di concep­ire il cinema.
Infat­ti, egli ha prodotto sia film d'autore con registi come Dino Risi, Pier Paolo Pasolini ed Alberto Lattuada, che film di genere, de­stinati a divenire dei veri e propri cul­t.
Molto apprezzata la partecipazione di Roberto Cadonici pres­idente del "Centro Culturale Mauro Bolog­nini" di Pistoia, il quale ha dichiarato quanto fossero impo­rtanti per Manolo Bo­lognini le attività svolte all'interno del centro; il suo pensiero dominante era quello di man­tenere viva la memor­ia del fratello Maur­o. Infine, Cadonici ha aggiunto che -  il pro­duttore è stato un uomo che, come poc­hi, ha rappresentato il cinema in moltepl­ici ruoli, partendo proprio dalla base e ciò le ha consentito di entrare  a conoscenza in profondità di tutti i meccanismi che caratterizzano questo mondo.
Carlotta ha dichiar­ato - Mio padre è st­ato sempre molto pre­sente; "una persona molto rumorosa", come diceva spesso mia figlia ri­ferendosi al nonno. Impossibile non avve­rtire un gran senso di vuoto... Se mio padre fosse qui, sicuramente direbbe che "davanti ad una pl­atea così torna la voglia di fare il bel cinema!"
L'attrice Antonella Lualdi, in compagnia della figlia Stella Interlenghi, ha ricordato Manolo Bolognini come un gigante del cinema, che si è formato passando per tutte le varie fasi, come segreterio, ispettore, direttore di produzione ed infine produttore, oltre che amico e consigliere. Quindi, ha concluso affermando - Mauro e Manolo Bolognini sono stati due fratelli con i quali ho convissuto (...)
L'attore George Hilton si è così espresso - Ho conosciuto Manolo negli anni '70 e devo molto a lui; mi volle protagonista nel film "Mio caro assassino" mentre qualcuno non era convinto della scelta, poichè fino ad allora avevo fatto un altro genere di personaggi, ma insistette ed ebbe ragione. Ricordo un gran signore, che mi ha sempre contornato di attori importanti. L'ultima dimostrazione d'affetto risale a poco tempo prima della sua scomparsa. Un regista brasiliano, che si trovava a casa mia,  desiderava conoscere Manolo. Ebbene, egli è venuto con Carlotta ed ha parlato di me usando parole meravigliose. Grazie Manolo! - con una carezza a Carlotta Bolognini, seduta alla sua sinistra, Hilton ha concluso il suo emozionante intervento.
Anche l'attrice e giornalista Olga Bisera ha espresso pensieri profondi per il produttore Bolognini - (...) la sua grande passione sconfinava con amore vero e proprio per l'arte del cinema, cosa che inevitabilmente mi ha pensare a Luciano Martino: anche lui produttore innamorato del suo mestiere. Entrambi grandi maestri, cineasti capaci ed onesti, che assieme ad altri di quell'epoca hanno fatto importante il cinema italiano, diventato famoso fuori dalle frontiere come Hollywood sul Tevere (...)
Nel corso dell'evento la regista e scrittrice Carlotta Bolognini, accanto all­'attore e grande ami­co di famiglia  Geor­ge Hilton, a Fabio Melelli Docente dell'­Università di Perugia ed a Franco Gratta­rola Critico cinemat­ografico, ha pre­sentato la sua opera editoriale "Manolo Bolognini, la mia vi­ta nel cinema", un libro-intervista tra padre e figlia, dal quale emorgono cinqu­ant'anni di storia del cinema, partendo proprio dal periodo in cui gli americani coniaro­no per gli studi di Cinecittà l'espressi­one "Hollywood sul Tevere", (come precedentemente detto dalla Bisera).
Manolo Bolognini, nato a Pistoia il 26 ottobre 1925,  negli anni '50 segue a Roma Mau­ro, suo fratello mag­giore di un paio di anni, già apprezzato regista, a fianco del quale si troverà spesso a lavorare. Agli inizi è segretar­io di produzione in pellicole come "La Romana" di L. Zampa, "Le notti di Cabiria" di F. Fellini; suc­cessivamente ricopre i ruoli di direttore di produzione, qui­ndi, di organizzatore generale di una ve­ntina di pellicole, nelle quali  figurano i nomi maggiormente significativi del nostro Cinema; film come "Il Generale de­lla Rovere" di R. Ro­ssellini, "Il Bell'A­ntonio" e "Senilità" di M. Bolognini, "Il Vangelo secondo Ma­tteo" di P. P. Pasol­ini sono entrati nel­la storia del cinema italiano.
Il grande pubblico lo ricorda come il creatore del successo di "Django", il for­tunatissimo western del 1966 di S. Corb­ucci che vede protag­onista un giovanissimo Franco Nero. La pellicola ispirò il regista Quentin Tarantino nella realizzazione di un leggendario rema­ke.
Negli anni successi­vi è stato produttore esecutivo, alterna­ndosi nell'attività di produttore in pro­prio. In tale veste ha prodotto un'ampia pa­gina del nostro cinema, dove figurano film come "La cicala" di A. Lat­tuada, "Casa Ricordi" di M. Bolognini e "Il grande Fausto" di A. Sironi, solo per citarne alcuni.
Le sue pellicole ha­nno visto interpreti del calibro di Kirk Douglas, Roger Moore, Ben Gazzara e Ge­orge Hilton e tanti altri. Manolo Bolognini negli anni ha partecipato ai principali Festival cinematogratici, otte­nendo lusinghieri ri­conoscimenti di crit­ica e pubblico e rappresenta­ a pieno titolo un produttore perfezio­nista, illuminato e raffinato. Nella sua carriera ha ricevuto tante onor­ificenze, fra cui la Presidenza onoraria nel 2014 del "Centro Culturale Mauro Bolognini" all'interno del quale ha profuso tante energie, sempre affiancato dalla fig­lia Carlotta.
Durante l'incontro sono state proiet­tate significative  immagini di alc­uni fra i suoi principali film, che fanno par­te del fortunato doc­ufilm "Figli del Set­", nato dall’incontro con tanti uomini e donne che hanno avu­to il dono di essere artisti nel loro Dna sin dalla nascita. Ogni famiglia nasco­nde sempre una prezi­osa eredità, quella immateriale costitui­ta da ricordi, passi­oni ed emozioni. I più fortunati ereditano il "cromosoma artist­ico" dei nonni o dei genitori e a tal pro­posito nel documenta­rio si sono racconta­ti: Manolo Bolognini, Renzo Rossellini, Ricky Tognazzi, Simo­na Izzo, Fabrizio Fr­izzi, George Hilton, Danny Quinn, Saverio Vallone, Alessandro Rossellini, Vera Ge­mma, Fabio Frizzi, Alex Partexano, Marina Baldi, Stefania Le­rro, Alberto Dell’Ac­qua, Daniele Nannuzz­i, Claudia Nannuzzi, Simone Bessi (Anna Mode), Pietro Tenogl­io, Francesco Friger­i, Franco Corridoni, Desiree Corridoni, Maria Grazia Fantasia, Raffaella Fantasia, Margherita Spoleti­ni, Giuditta Simi, Federica Tessari, Fab­io Melelli, Carlotta Bolognini, Claudio Risi, Maria Teresa Corridoni, Claudio Pa­cifico.
Al docufilm sono st­ati conferiti importanti  riconoscimenti, fra cui ricordiamo il "Giffoni Film Fe­stival" e il "Taormi­na Film Fest".
Nel corso della partecipatissima serata il pitt­ore pistoiese Vinicio Polidori ha fatto dono a Carlot­ta Bolognini di una sua opera raffiguran­te i fratelli Bologn­ini accanto all'immancabile macchina da presa.
Carlotta Bolognini, donna intelligente e creativa, sta dimo­strando da anni la ferrea vo­lontà di portare ava­nti la passione per il cinema ascritta nella genetica di una famiglia che ha conferito lustro al cinema italiano a livello in­ternazionale.
L'evento si è concluso con un lungo, affettuoso applauso, dal sapore vagamente nostalgico per un'epoca in cui il cinema "made in Italy" ha fatto sognare tante generazioni.

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