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Giovedì, 01 Ottobre 2020

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Il 17 settembre uscirà nei cinema “Sulle mie spalle”, film scritto, diretto e prodotto da Antonello Belluco. Accanto a Paolo De Vita che interpreta padre Leopoldo Mandić, reciteranno Giancarlo Previati, Fabrizio Romagnoli, Diego De Francesco, Beatrice Sabaini e Taryn Power scomparsa nel giugno scorso e qui alla sua ultima interpretazione come madre del coprotagonista maschile Diego De Francesco

Dopo il successo internazionale di “Antonio, guerriero di Dio”, suo esordio cinematografico nel 2006, il regista e sceneggiatore padovano Antonello Belluco riprende il tema della santità, dedicando questa nuova opera a padre Leopoldo Mandić. Una figura meno nota se paragonata a Sant’Antonio, ma non per questo meno amata dalle persone che lo hanno conosciuto e che a lui si sono rivolte nel momento del bisogno. Uomini e donne di fronte a cui San Leopoldo non ha mai lesinato parole e azioni di conforto. Lo stesso titolo del film, “On my shoulder”, riprende una frase che il santo ripeteva spesso a chi si rivolgeva a lui, spesso in situazioni di difficoltà: «Butta tutto sulle mie spalle».

«Padre Leopoldo lo conoscevo per nome già da piccolissimo perché abitavo molto vicino al convento», racconta il regista Antonello Belluco. «Mia nonna, slovena, gli era molto devota.  A differenza di Antonio, Leopoldo ha trascorso gran parte della sua vita in un confessionale. Una situazione oggettivamente poco cinematografica. Tuttavia, leggendo tra le righe della sua vita, ho individuato nelle testimonianze di chi gli è stato accanto l’elemento che mi avrebbe aiutato raccontarla. Non quindi un film biografico, ma una storia vera narrata attraverso le storie degli altri».

Il film abbraccia gli anni dal 1915 al 1945 e racconta la vicenda delle famiglie Brandi e Filangeri e di alcuni personaggi di spicco della città di Padova che attraversano la tragedia del primo conflitto mondiale e dei difficili anni del dopoguerra.

«Molto spesso una piccola storia, nascosta tra le mura di una piccola casa, può diventare il messaggio più dirompente del secolo –- facendo riferimento al tempo della storia del Film è un tempo che è cambiato solo nel numero degli anni. Tutto il resto è una storia che si ripete. «A volte», conclude Antonello Belluco, «vien da pensare che cambia il numero degli anni sul calendario, ma in realtà la storia dell’uomo, con le sue fragilità e il suo bisogno di salvezza, non cambiano. Di fronte alla guerra e alla crisi economica di allora, così come oggi davanti a un’epidemia che non sappiamo fronteggiare, c’è chi rischia di rassegnarsi all’impotenza, magari immaginando che un gesto estremo possa essere la soluzione. La storia di padre Leopoldo, pur vissuto umilmente in un piccolo convento, ci mostra che esiste un’altra possibilità».
CAST
 
TARYN POWER (Elena Brandi) - “Sinbad e l’occhio della tigre” (1977) di Sam Wanamaker, “Il Conte di Montecristo” (1975) di David Greene.

PAOLO DE VITA (Padre Leopoldo) - “La meglio gioventù” (2003) di Marco Tullio Giordana, “Antonio guerriero di Dio” (2006) di Antonello Belluco,  “Anonymous” (2011) di Roland Emmerich.

DIEGO DE FRANCESCO (Andrea Brandi) - Esordiente, al suo primo ruolo come attore protagonista in una produzione cinematografica

BEATRICE SABAINI (Diletta Filangeri) - “The broken key” (2017) di Louis Nero, “Trilogia della follia” (2016) di Beatrice Sabaini, Narrator “Dante’s Project” (2015) “Un ragazzo d’oro” (2014) di Pupi Avati.

GIANCARLO PREVIATI (Leonida Brandi) - “Questo piccolo grande amore” (2009) di Riccardo Donna “The Tourist” (2010) di Florian Henckel von Donnersmarck

FABRIZIO ROMAGNOLI (Tommaso) “Ma tu di che segno sei?” (2014) di Neri Parenti, “Il generale Dalla Chiesa” di Giorgio Capitani, “Il Giorgione” (2010) e “Il segreto di Italia” (2014) di Antonello Belluco

ALESSANDRA FACCIOLO FROIO (Adele De Santis) Esordiente, al suo primo ruolo come attrice non protagonista

IL REGISTA ANTONELLO BELLUCO

Antonello Belluco è laureato in Scienze politiche. Dopo un periodo nelle radio e tv private, lavora alla Rai come programmista-regista per cinque anni. Dopo i primi videoclip musicali approda alla regia pubblicitaria firmando campagne nazionali. Impara l’uso e lo stile di ripresa proprio sui set del commercial televisivo, linguaggio che non ha lasciato. Autore e regista di tre musical, inizia la regia di numerose fiction per homevideo e docufilms fino alla sua opera prima: “Antonio Guerriero di Dio” con Jordi Mollà, Arnoldo Foà, Mattia Sbragia. Il film viene venduto in Asia e in America. Dirige un altro film per la televisione: “Il Giorgione” per poi realizzare “Il Segreto di Italia” che segna il ritorno al cinema di Romina Power. Ha scritto la sceneggiatura di “Rosso Istria” e “Sulle mie spalle” di cui è produttore e regista. La sua bibliografia: “Il mio Segreto di Italia - Testimonianza di un cinema non voluto” (2015); Taccuino di pensieri oltre la materia - Riflessioni e motivi per un Cinema pensando a Cristo Uomo Sociale (2020).


SINOSSI BREVE

Una storia vera. Le confessioni di un uomo pronto a terminare la sua vita di fronte alle difficoltà economiche, la cui anima è salvata da padre Leopoldo Mandic, un “piccolo” frate cappuccino capace di toccare le vite di un’intera città.

SINOSSI LUNGA

Andrea Brandi è un giovane di talento, laureato in ingegneria che, preso dal desiderio di vedere libere le città Trento e Trieste, sceglie di arruolarsi nell’esercito durante la Prima guerra mondiale. Pur contrastato dal padre nella sua decisione, prima di partire per il fronte incontra Diletta Filangeri, giovane medico che diventerà la donna della sua vita. Durante una pericolosa azione di guerra, viene salvato da Tommaso, prete partito militare con la benedizione di Leopoldo che si rivelerà amico anche in altre occasioni.

All’ospedale militare Andrea ritroverà Diletta che aveva incontrato prima di partire per il fronte. Entrambi scoprono l’amore, ma sarà padre Leopoldo ad aiutarli ad aprirsi al sentimento e ad ascoltare il cuore. Una volta sposati, Andrea e Diletta diventano genitori, ma il loro bambino perderà la vita ucciso dall’auto di una giovane donna, protofemminista che, perso il marito negli scontri tra interventisti e non, decide di prendere le sue veci. Anche lei entrerà in contatto con la figura di Leopoldo.

Nel frattempo, l’azienda di macchine per scrivere che Andrea ha fondato con l’aiuto riluttante del padre, a sua volta convinto dalla madre, deve fronteggiare la crisi che nel 1929 investe l’economia mondiale. Andrea comincia a perdere clienti fino a non riuscire più a pagare le maestranze.

La povertà incalza e coinvolge anche il bilancio di famiglia dei genitori che cercano ancora una volta di sostenere Andrea, sprofondato in una forte depressione causata anche dalla morte del bambino. È a questo punto che si rivede Tommaso, il prete che l’aveva sottratto già una volta alla morte in trincea. Nella prima notte di Natale dopo la Seconda guerra mondiale, Andrea sta scrivendo la sua drammatica storia, intrecciata come quella di tutti gli altri personaggi, a quella del fraticello che ripeteva: «Butta tutto sulle mie spalle».

NOTE DI REGIA

Dopo aver realizzato un film sulla vita di sant’Antonio (Antonio Guerriero di Dio - 2006), oggi scopro la vita di un altro uomo, proclamato poi santo, che ha vissuto una parte della sua vita nella città di Padova.

Fare un film sui santi più conosciuti, che Dio e la storia ci hanno regalato, è sicuramente più facile. Mettere il loro nome sul titolo, come mi è accaduto con Antonio, permette di attirare l'attenzione e far conoscere immediatamente il tema storico-biografico, nella sua drammaturgia.

Padre Leopoldo Mandić, cappuccino, non è un santo “famoso” ma la gente che lo ha conosciuto lo ricorda come un uomo meraviglioso. L’idea non è Il progetto non è narrare didascalicamente la sua vita di uomo di Dio, ma raccontare chi era Leopoldo Mandić attraverso le persone che lo hanno conosciuto. Il suo non essere “famoso” tra i santi vuol dire poco. A volte una piccola storia, nascosta tra le mura di una casa, può diventare un messaggio dirompente. Pensavo di trovare pochi scritti personali del santo. Invece ne esistono molti, come sono molte le testimonianze che attestano chi era quest'uomo, fragile nel corpo, ma potente nell’anima. La storia racconta il periodo che va dal 1915 al 1945.

Facendo riferimento a quel tempo sono solo cambiati i numeri degli anni. Ciò che suscita interesse è proprio l’attualità del messaggio, le storie di ieri come quelle di oggi, la povertà di allora e quella nascosta oggi dentro le case. Quanto era grande questo problema ieri e quanto mai è odierno. Uomini che perdono ogni speranza possono lasciarsi tentare dal gesto estremo del suicidio. C’è un comune denominatore sottile, continuo, decifrabile che percorre i protagonisti di questo film. Leopoldo trasmette a tutti il “senso” della certezza di Dio.

Padre Leopoldo parla anche attraverso le parole di Nicolò Cusano (tratte da “Il Dio nascosto”) soprattutto rispondendo a chi vede la vita solo come una casualità chimica. Con la sua simpatia, spesso balbettante, riverbera la presenza di Dio e quella grande misericordia che lui stesso, Leopoldo, ha saputo regalare alla città della sua epoca. Sono storie accadute un secolo fa, che si intrecciano tra loro e che, incredibilmente, si ripetono nella nostra attualità sconcertante e drammatica.

 

 

Il produttore Alberto De Venezia

C'è una casa di produzione romana che in soli otto anni ha saputo diventare un punto di riferimento consolidato nel panorama del cinema indipendente. Il suo nome è Ipnotica; l'ha aperta Alberto De Venezia nel 2013, incurante della crisi e fiducioso nel suo buon fiuto che gli ha consentito di puntare su nomi emergenti del settore e progetti ancora mai tentati, soddisfacendo così il gusto del nuovo degli spettatori. Un bell'esempio di imprenditoria coraggiosa e lungimirante che sta portando a risultati di rilievo: tredici titoli già pubblicati, altri cinque di imminente uscita, e due da realizzare e distribuire di qui a un anno.

Per parlarne raggiungo il produttore nel suo studio di viale Bruno Buozzi, ai Parioli, al quarto piano di un suggestivo palazzo caratterizzato dalle monumentali scalinate del cortile esterno. Capelli decolorati fino all'oro, ma semplice nel vestire e nei modi, mi accoglie con uno sguardo attento e ricettivo.

«Caffè?»

Inizio promettente. Mi metto comoda.

Ipnotica è un nome bello e inquietante. Come le è venuto in mente?

«Da una riflessione che feci anni fa, quando ero solo un giovane spettatore appassionato di cinema. Indagai le ragioni di quella passione così intensa e diffusa, e capii: gli esseri umani hanno una necessità assoluta di racconti. È una nostra caratteristica naturale: amiamo che ci vengano narrate storie, e se ciò avviene attraverso uno strumento magico come il cinema lo apprezziamo ancora di più. Sappiamo perfettamente che in pratica si tratta solo di un gioco di luci colorate, ma ben volentieri ci sottoponiamo a quell'incantesimo – ecco spiegato il perché di Ipnotica – che ci regala sogni e, a volte, anche qualcosa di valido da portare poi nella vita di tutti i giorni.»

Crede in una funzione sociale del cinema?

«Assolutamente sì. Voglio essere molto franco su questo, a costo di sembrare arrogante: la mia grande motivazione come produttore è quella di dare un contributo all'evoluzione collettiva. Il cinema... ma anche la televisione... sono mezzi comunicativi di enorme efficacia. Il loro messaggio – buono o cattivo che sia – passa con grande facilità, e con facilità incide nelle coscienze. Il mio obiettivo è quello di trasmettere positività, portare bellezza, elevare i gusti, dare allo spettatore la possibilità di identificarsi in personaggi di valore.»

Un obiettivo forse un po' utopistico.

«È molto concreto, invece. I progetti che seleziono rispondono tutti a questi requisiti, le persone con cui li realizzo condividono la mia visione. Il film che ho in programma per il 2021, per esempio, ha come tema la riscoperta in sé di quelle cose preziose e uniche con cui abbiamo perso contatto... per stress, fretta, condizionamenti vari... Un messaggio importante, atteso, da condividere. E sono convinto che i numeri mi daranno ragione.»

Tesori – questo il titolo del nuovo film affidato alla regista e scrittrice Maria Pia Cerulo, anche autrice del soggetto originale – ci racconterà l'evoluzione della donna in carriera Margherita, giornalista trentenne del periodico Alternativ che, lanciata verso l'obiettivo di diventare il nuovo direttore della testata, ne coglierà un altro del tutto sorprendente e – lo capirà strada facendo – ben più importante. Tra monasteri buddhisti, messaggi dalle stelle, maestri tibetani e qualche dura lezione d'amore, Margherita risorgerà dalle ceneri del suo vecchio mondo infranto quale non sapeva d'essere, finalmente sintonizzata con le sue più profonde potenzialità.

Conquistata dalla bellezza della trama, Anna Galiena ha detto sì; con lei, nel cast, anche Sebastiano Somma, Lucio Allocca, Desireé Giorgetti, Gianluca Potenziani, Costantino Comito, Francesco De Francesco.

De Venezia non trattiene il suo entusiasmo. «In questo film ci credo fino in fondo: tra l'altro nasce già internazionale, dato il tema del buddhismo molto attuale. E poi mi ha profondamente colpito la visione narrativa della regista. Con Maria Pia Cerulo ho in preparazione anche un documentario sul pianista di origine crotonese Vincenzo Scaramuzza, in collaborazione con la Fondazione D’Ettoris, che avrà come interprete principale Roberto Herlitzka. Contiamo di averlo pronto per fine anno.»

Dal film "Dillo al mare", l'attrice Daniela Poggi

Cos'altro orienta le sue scelte?

«Nel nostro settore troppo spesso si cerca di copiare qualcosa che ha già avuto successo. La mia scommessa è quella di fare esattamente il contrario: punto sull’originalità delle storie e del modo di raccontarle dei registi. Nuove narrazioni con linguaggi nuovi, in grado di fare da specchio alle tante persone che hanno scordato quanto sono belle.»

Intanto è già pronto La Scelta Giusta di Andrea D’Emilio, prodotto nel 2019, con Francesco De Francesco, Costantino Comito, Giulio Neglia, Delia Germi, Augusto Zucchi, Luis Molteni, Tiziano Mariani e Francesca Barletta. Qui ci immergeremo nelle vicissitudini, tra avventura e fantascienza, di Luca, giovane titolare della AlterEgo, azienda di punta nel settore protezione reti e realtà aumentata. La multinazionale RealTech vuole comprarla e, al rifiuto dell'imprenditore, passa alle minacce. Luca, in grave difficoltà, incontra il suo doppelgänger Flavio, più abile, più coraggioso e più determinato di lui, che lo trascina però verso un abisso di alcool e droga. Finale a sorpresa.

Che diffusione avrà La Scelta Giusta?

«Andrà su Amazon Prime, come del resto tutti i film che produco. Fermo restando la mia collaborazione con Uci Cinemas per le uscite in sala.» Sorride, i suoi occhi brillanti mi dicono che non è un ripiego. «La sala avrà sempre un fascino particolare per noi che amiamo il cinema. Oggi però una larga parte di pubblico preferisce guardare i film a casa, sulle piattaforme. È un mutamento di costumi preesistente al Covid. E il nostro lavoro è anche accontentare il pubblico.»

Il mercato si sta facendo sempre più complesso. Deve essere una bella lotta.

«L'ha detto. Le difficoltà delle produzioni indipendenti, poi, sono anche di più, e in momenti storici come quello che stiamo vivendo il tutto si amplifica. Ma coerenza e perseveranza portano sempre risultati. E noi continueremo la nostra ascesa nonostante tutto, e faremo ancora sognare, piangere e ridere i nostri spettatori.»

I progetti di Ipnotica realizzati o di prossima realizzazione sono davvero tanti. Tra le varie uscite già in calendario c'è anche Dillo al Mare del regista Riccardo Sesani, con Daniela Poggi, il talento emergente Gianluca Potenziani e la giovane Giulia Todaro.

Sesani ci racconta una storia complessa di destini drammaticamente intrecciati: quelli di Delfo e Salina – due giovani amanti che prendono in affitto da una pianista, Emma, una casa affacciata sul mare dove cercheranno di rimettere in ordine le loro tormentate esistenze – e quello della stessa Emma, donna matura dalla vita molto travagliata. Il rapporto con i due ragazzi nasconde in realtà un terribile segreto, destinato ad emergere in modo tragico ed inaspettato.

Attori affermati insieme a giovani emergenti: un'alchimia che funziona?

«Eccome. Durante le riprese di Dillo al mare si è instaurata un'intesa davvero bella, quasi magica, tra i tre protagonisti, che in qualche modo si è riverberata sulla pellicola. Mi sento di dire che si sia trattato di un'esperienza professionale e umana significativa tanto per i due ragazzi che per la signora Poggi.»

La conferma mi viene dalla stessa Daniela Poggi, a cui prima dell'intervista avevo chiesto una dichiarazione: Giulia Todaro e Gianluca Potenziani mi hanno regalato infinite emozioni. Giulia, nonostante la giovane età, è un’attrice già esperta, bravissima: è entrata nel suo personaggio con verità e sensibilità, pronta al confronto e a nuove ricerche di interpretazione. Mi sono trovata benissimo con lei. Con Gianluca avevo meno scene, ma ho trovato in lui una grande voglia di apprendere e un profondo entusiasmo; e poi umiltà, gentilezza, pazienza, il sorriso sempre sulle labbra, una bella voglia di imparare e crescere artisticamente. È stata una bellissima esperienza per me.

Passo il cellulare a De Venezia perché legga. Arrivato alla fine non muove lo sguardo.

«Ecco, questi sono i successi che mi fanno più felice... Quando vedo che con la mia opera il mio mondo cambia, e per il meglio, allora...»

Si alza per autointerrompersi, mi offre un altro caffè. «Ne prendo tanti», mormora.

In uscita c'è anche Bronx 80146 - Nuova squadra catturandi, opera prima di Riccardo Avitabile, con Christian Maglione, Antonia Romano e Rico Torino. La vicenda si svolge a Napoli, nella zona di San Giovanni a Teduccio denominata Bronx, dove la camorra si muove indisturbata. In un comando di Polizia un gruppo di agenti lavora con l'intento di demolire definitivamente l'intera organizzazione criminale. La banda, messa alle strette, perderà il controllo e farà l'errore di fidarsi di un ragazzino cresciuto nel quartiere, che trascinerà tutti in una trappola. «Una rivisitazione di Davide e Golia in chiave contemporanea» spiega il produttore. «O, se preferisce, un'esemplificazione del celebre sutra induista che dice più o meno: “Chi è prigioniero dell'ego, anche se molto potente, può essere sconfitto perfino da un bambino”.»

Uscita prevista in autunno per Italian Blood Stories, un progetto cinematografico italiano di genere che racchiude nei suoi sei episodi storie di fantasmi, orrore e mistero. La supervisione generale è del regista Claudio Fragasso, supervisione di soggetti e sceneggiature a cura di Rossella Drudi. I registi degli episodi sono Daniele Malavolta, Andrea D’Emilio, Antonio Losito, Francesco Giorgi, Gianluca Bonucci, Vincenzo Della Corte. Tra gli interpreti, Miky Russi, Augusto Zucchi, Giulio Neglia, Vincenzo Della Corte, Giovanna Rei, Francesco De Francesco, Massimo Bonetti, Daniele Sirotti, Michelle Morell, Laura Nasoni.

Ancora Claudio Fragasso firma la regia di Karate Man, con Claudio Del Falco, Stefano Maniscalco, Gianluca Poteziani, Tony Scarf, Stefano Calvagna, Niccolò Calvagna, Anne Garcia, Michele Verginelli e Marco Aceti, in sala a inizio 2021. Lo spettatore sarà guidato lungo l'appassionante percorso delle vicende esistenziali e professionali di un campione di arti marziali che sin dall'infanzia si dedica con indomita passione alla sua disciplina. La sua più grande battaglia, però, è quella con la malattia cronica che da sempre lo affligge (il diabete mellito di primo grado) che metterà realmente alla prova le sue doti di lottatore. «Un altro personaggio esemplare – commenta De Venezia – che ci suggerisce che in noi sono sempre presenti le risorse necessarie a farcela e che ci sprona a non arrenderci mai. Perché siamo tutti, a modo nostro, dei combattenti; tutti un po' eroi».

Dal film "Karate man"

 

 

foto di Monica Irma RicciIn 

Il racconto di Gianluca Potenziani, talento emergente del cinema, protagonista con Daniela Poggi del film "Dillo al Mare" di Riccardo Sesani, interprete nell'ultimo lungometraggio di Claudio Fragasso Karate Man, ambedue della Ipnotica Produzioni di Alberto De Venezia. Il giovane attore romano ci parla di sé.

Lineamenti gentili, sorriso di chi sa comprendere e già conosce la vita, le sue responsabilità. Ventinove anni, fisico scolpito, riservato. Un viso che può spaziare tra varie tipologie di età. Incontro Gianluca Potenziani nella sua deliziosa casa a Roma. I colori, i tessuti degli arredi rimandano alla sua calda accoglienza, ed allo stesso tempo sono vivaci, come il suo temperamento pieno di voglia di fare e di apprendere. Mi guarda curioso mentre aspetta la prima domanda, come se fosse lui a voler sapere di me.

La tua scalata al successo è iniziata, Gianluca, e nel modo più promettente. Chi vedi, ora, quando sei davanti allo specchio? Ride (ha una risata sincera, come quella dei bambini) e scuote la testa.

“Non noto grandi cambiamenti. Se dovessi darmi una definizione... Quel che mi sento di dire di me, e ne sono orgoglioso, è che sono un bravo ragazzo. Lo ero prima e lo sono adesso. E questo lo devo alla mia famiglia, che mi ha insegnato i giusti valori, l'educazione e soprattutto l'umiltà."

Com'è un bravo ragazzo? Si agita un poco sulla sedia, imbarazzato: evidentemente non è a suo agio nel parlare di sé in questi termini.

“Mah, per esempio... Tendenzialmente mi preoccupo più per le persone a cui voglio bene che per me. La mia grande passione è aiutare il prossimo, ogni volta che posso... Ho anche adottato un homeless... e lo dico solo perché spero di diventare, nel mio piccolo, un’ispirazione per altri.”

Come hai iniziato col cinema?

“Un grande amore che ho sempre avuto, fin da quando ero bambino. Avevo una mimica teatrale, facevo ridere la famiglia, e ogni volta mia madre diceva 'tu da grande dovresti fare l'attore!'. Col tempo ho capito che aveva ragione, però me ne mancava il coraggio. Poi un giorno mi sono detto: 'Perché non realizzare i propri sogni, o per lo meno provarci?'. Così ho fatto il primo passo: mi sono iscritto ad una scuola per fotomodelli. Ma il mio sogno di fare cinema era sempre forte, pressante. Mi decisi e lasciai quella scuola per l'Accademia Artisti, dove ho studiato con docenti come Luca Ward e Carlo Principini... ed eccomi qua.”

Serve una scuola per diventare attori?

“Secondo me, sì. Penso che ogni giovane che voglia intraprendere questa carriera faccia bene a frequentare corsi qualificati per confrontarsi e sperimentare se stesso, e per essere seguito da docenti pronti a insegnargli bene il mestiere, ma soprattutto capaci di fargli tirare fuori il suo vero carattere, quello che ognuno ha dentro di sé. E questo aiuta anche ad affrontare la vita con stile.”

Lo scorso anno Gianluca ha avuto la sua prima scrittura, direttamente da protagonista: è stato scelto come interprete principale del film Dillo al mare, di Riccardo Sesani. Le riprese sono avvenute nel mese di settembre a Ronciglione, sul lago di Vico.

“Un'esperienza unica. C'è molta differenza tra pensare ad una cosa e ritrovarti a viverla, perché sai che non puoi sbagliare. Ero teso, molto ansioso, sentivo la paura che avvolgeva il mio corpo; ma grazie a tutti sono riuscito a superare quel grande scoglio. Mi sono confrontato con una bravissima attrice, Daniela Poggi, che considero una maestra per me: un'artista autentica, generosa, sempre pronta a dare consigli...

Daniela Poggi ci ha detto cose bellissime di te.

“Con umiltà, gentilezza, pazienza e sempre con il sorriso sulle labbra, affamato di imparare e crescere. Un bel viso espressivo.” “Davvero?" - Gianluca sorride, felice. - "E poi c'è Riccardo Sesani, il regista... Non finirò mai di ringraziarlo per la fiducia che mi ha dato.” “Dillo al Mare” sarà presto su piattaforme come Amazon Prime Video e anche nelle sale cinematografiche, “con la speranza di portare armonia nelle persone e far capire che l'amore puo' essere l'arma vincente su ogni problema.”

Davvero un bravo ragazzo. E poi, cos'è successo?

“Dopo quel primo lavoro sono stato chiamato per un ruolo nel film "Karate Man" di Claudio Fragasso. Lì ho sperimentato il dovermi calare in corde caratteriali molto diverse dalle mie: interpretavo un ragazzo arrogante e prepotente.”

Difficile. Come ti sei preparato?

“Metodo Stanislavskij: m'immergo nei panni del personaggio, vi entro con tutto me stesso usando delle mie tecniche psicologiche, scavando nel mio passato, in base al ruolo. A volte riaprire delle porte che hai chiuso da tempo non è facile, ci vuole molto coraggio e molta forza. Io dico sempre che la vita è il nostro miglior insegnante, che può essere buono ma anche abbastanza severo. Perciò uso ogni mia esperienza come preparazione, non esiste miglior lezione.”

Credi in te stesso?

“Per forza. Per essere convincenti in questo mestiere prima di tutto ci vuole molta autostima. Che non vuol dire sentirsi perfetti. Anzi, in un certo senso più si mostrano le proprie imperfezioni e più si risulta naturali.”

Progetti futuri?

“Adesso mi aspetta un'altra bellissima esperienza: il film Tesori che si girerà nel 2021 con la regia di Maria Pia Cerulo. Abbiamo già instaurato un bellissimo rapporto, ormai la considero una seconda mamma. Reciterò al fianco di Anna Galiena, Sebastiano Somma, Lucio Allocca".

Al Reggio Calabria film Festival si parla calabro.

Costantino Comito e Francesco De Francesco protagonisti del film “La Scelta Giusta”, in concorso, sono ambedue Calabresi.

Davanti ad un folto pubblico è stato proiettato in concorso nella sezione “Bergamotto D’argento”, il film “La Scelta Giusta”, opera prima  del regista  Andrea D’Emilio, prodotto da Alberto De Venezia per “Ipnotica Produzioni”, interpretato da Francesco De Francesco, Costantino Comito, Giulio Neglia, Delia Germi, Roberta Bizzini, Luis Molteni, Augusto Zucchi, Tiziano Mariani,  Marco Aceti, Stefania De Toni,  Francesca Barletta.

Il film racconta di   Luca,  un giovane imprenditore, direttore dell’azienda “AlterEgo” che si occupa di protezione reti e realtà aumentata. Una grossa multinazionale, la Real Tech, a cui sta rubando fette di mercato, si interessa alla “AlterEgo” e fa un’offerta per comprarla. Luca rifiuta, e la “Real Tech” comincia a fare pressioni sempre più insistenti. Minacciato dalla “Real Tech”, da attacchi informatici, e misteriosi incidenti, Luca incontra il suo “doppelgänger”, Flavio, più abile, più coraggioso, e più determinato di lui. Flavio lo aiuta ma al tempo stesso lo trascina verso un abisso di alcool e droga.

Nel suggestivo e splendido scenario dell’ "Arena dello stretto" hanno sfilato sul Red Carpet: il regista Andrea D'Emilio, il produttore Alberto De Venezia, gli attori Francesco De Francesco, Costantino Comito, Giulio Neglia, la regista Maria Pia Cerulo che realizzerà con Ipnotica Produzioni il suo prossimo lungometraggio  “Tesori”, tra gli interpreti Anna Galiena, Sebastiano Somma, Costantino Comito, Francesco De Francesco ed il talento emergente Gianluca Potenziani, anch’esso sul Red Carpet.

Il regista Andrea D’Emilio ha dichiarato: “Sarà lo spettatore a decidere qual è la riflessione che il protagonista porta  al pubblico . Abbiamo lasciato lo spazio libero di interpretazione da questo punto di vista. Dare spiegoni al film non gioverebbero al mio lavoro. L’importante che arrivi al  il pubblico la possibilità  di empatizzare con il personaggio e  la possibilità di condividerne i conflitti, la lotta con la lotta che porta avanti fuori e dentro di sé”.

L’attore Costantino Comito ha affermato: “Mi sono ritrovato a fare la parte del cattivo, ed è stata molto dura, io che sono un buono, è stato molto complicato. Però ci siamo impegnati  e siamo riusciti, penso, a portare il risultato a casa.

L’attore Francesco De Francesco nel ruolo di Luca ha invece  affermato: “Un onore essere stato selezionato in concorso al 14esimo Reggio Calabria film Festival organizzato magistralmente da Michele Geri. E’ stato emozionante per me da Calabrese l’esordio da protagonista. E’ bello che una produzione   giovane ma valida, la "Ipnotica produzioni", di Alberto De Venezia, sostenga e creda in pellicole autoriali e di genere di grande spessore artistico e culturale. Le musiche originali curate da Mario Spinelli, inoltre, impreziosiscono il prodotto filmico.

Ha dichiarato invece Giulio Neglia: “Io ho fatto il nerd, amicone, socio ed anche bastonato. Ringrazio Andrea, è un film importante dove secondo me ha vinto il gruppo, la sinergia che c’è stata con il regista che ha costruito  anche con noi attori i personaggi, è stata fondamentale. 

Presidente della Giuria l'attore Marcello Fonte.

 

 

 

 

Ci siamo visti con l'amico Rosario Errico, un bravissimo regista cinematografico, che è arrivato secondo finalista al nostro premio Globo d'oro sezione corti.

Tra un caffè e una sigaretta, Rosario al caffe bar Olimpico, mi racconta la sua esperienza con noi, la sua partecipazione al nostro premio, la sua vita artistica in esclusiva al Corriere del Sud.

Come hai iniziato la tua carriera di attore e dopo di regista ?

Ho iniziato la mia carriera di attore cinematografico da giovanissimo, lavorando nel mitico teatro 5 di Cinecittà per un Maestro del cinema italiano e internazionale: Franco Zeffirelli. Precedentemente avevo lavorato per alcune compagnie teatrali. Lavorare nel film "La Traviata" di Zeffirelli è stata un'esperienza incredibile. Grazie al Maestro Zeffirelli, che mi diede l'onore di chiamarlo Franco, ho conosciuto personalità come Ennio Guarnieri, Piero Tosi, Gregory Peck, Rudolf Nureyev, Mauro Bolognini, Brooke Shields e tante altre. Di Brooke Shields mi innamorai, era incredibilmente bella. Quel periodo cinematografico era e rimane il vero cinema... persone fantastiche. Posso dire che ho grande nostalgia di quei tempi, anche perchè sono cresciuto nella magia cinematografica della Febbre del Sabato sera, fino ad arrivare a "Nuovo Cinema Paradiso". Dopo questo inizio, successivamente ho lavorato per B. Corbucci, G. Bertolucci, Giuseppe Tornatore, Jean Yanne, Bruce Beresford, Pasquale Festa Campanile, Pasquale Squitieri, Johannes Schaaf, Florestano Vancini, Vittorio Sindoni, Luigi Perelli ecc...

La carriera di regista inizia parallelamente con la carriera di attore, con delle regie teatrali. Oltre alla regia, adattavo anche testi di grandi autori oppure scrivevo testi originali. Ma il cinema rimaneva la mia prima vocazione. Poter scrivere, una sceneggiatura è un momento di grande creatività, avere 200 fogli bianchi sul tavolo per poi riempirli giorno dopo giorno con personaggi da caratterizzare dandogli voce attraverso un giusto e serrato dialogo, per poi realizzare il film. Ero ambizioso e mi affascinava il pensiero di poter scrivere e dirigere i miei film. Una sfida con me stesso: scrivere ciò che pensavo, potendo comunicare le mie idee per realizzare ciò che pensavo ad attori, costumisti, scenografi ecc... Un lavoro enorme, ma pieno di emozioni e gratificazioni e anche qualche difficoltà legate ad invidia o incompetenti. 

Hai diretto grandi attori come e stata questa tua esperienza ?

Si, ho avuto l'onore e il piacere di dirigere grandi attori sin dal mio primo film, tra cui: Nino Manfredi, Philippe Leroy, Nino Frassica, Giancarlo Giannini, Alessandro Haber, Lina Sastri, Murray Abraham, Antonella Ponziani, Jordi Molla, Monica Scattini ecc... 

Ho avuto anche il piacere di poter dirigere anche il grande Maestro Andrej Končalovskij e Abel Ferrara... Dirigere grandi attori mi fa sentire a mio agio. È un'esperienza fantastica. 

La tua partecipazione al premio cinematografico della stampa estera globo d oro, due cortometraggi "Ballerina" e "Gli occhi dell'altro" due candidature al premio Globo d'Oro, come è stata questa esperienza? 

La mia esperienza al Globo d'Oro, è stata… una bella soddisfazione, perché ho realizzato due cortometraggi e tutti e due sono stati selezionati come finalisti nella terna del premio Globo d'oro"Ballerina" è stato definito un capolavoro, a cui hanno partecipato attori e tecnici internazionali, tra cui, due premi Oscar, mentre "Gli occhi dell'altro" è stato definito un interessante film, ed entrambi definiti non cortometraggi, ma, film brevi. Oltre ai premi vinti, tali definizioni, sono grandi motivi di orgoglio. 

A riguardo, vorrei suggerire agli spettabili giornalisti soci della Stampa Estera che per assegnare il premio "Globo d'Oro", si dovrebbe guardare la completezza del progetto: tema, cast artistico, musica, montaggio, fotografia, patrocini ecc... Per qualche collega che non ha capito l'importanza che nel film abbiamo ottenuto autorevoli patrocini, vorrei spiegare, che non è per niente facile ottenere i suddetti patrocini. Infatti, bisogna avere un progetto altamente valido e l’adesione è sinonimo che il progetto è importante e qualificato. Ottenere anche l'adesione ad un progetto del Santo Padre, è quasi impossibile. A volte, nelle giurie, che devono giudicare i film, ci sono tante situazioni, interessi, amicizie, che possono portare a far vincere un premio ad un regista che prima e dopo averlo vinto non ha realizzato nulla. 

Parlami del tuo ultimo corto "gli occhi dell'altro"che parla della uguaglianza sociale, e hai avuto l'onore della partecipazione al progetto del Papa Francecso ?

L'ultimo mio film breve "Gli occhi dell'altro" è nato perché negli ultimi tempi, notavo, che la gente non si parla più guardandosi negli occhi. In effetti, nessuno si interessa dell'altro. Ho sentito il bisogno di raccontare questo fenomeno. 

GLI OCCHI DELL'ALTRO, racconta lo strato estremo di empatia di cui la nostra società e totalmente scevra. Attraverso un gesto tanto semplice quanto magico, quello di guardarsi negli occhi, per magia o forse solo per empatia, i protagonisti nel racconto si trovano l'uno nei panni dell'altro. È così che il giovane migrante prova l'esperienza di un ragazzo borghese, in un ciclo di eventi con finale a sorpresa che porta lo spettatore a provare interesse per gli “altri”.

Gli occhi dell'altro,sono come i tuoi, ma hanno visto cose che a te non è stato concesso di vedere, oppure, pur scrutando i tuoi stessi panorami, ne hanno intuito aspetti diversi, da diverse angolazioni e prospettive. 
Negli occhi dell'altro vi è un'altra visione del tuo stesso mondo, una ricchezza che rifiuti di cogliere ogni volta che neghi uno sguardo. Non bisogna mai negare uno sguardo,questo è ciò che desideravo comunicare, che nessuno è diverso dall'altro e che per capire le sofferenze degli altri, bisogna mettersi nei loro panni. Per dare ancora più forza ed eco mondiale al messaggio e allo stesso film, abbiamo chiesto e siamo stati onorati di aver ottenuto la partecipazione al progetto di Papa Francesco. Sensibili ed emozionanti le immagini dei poveri bambini profughi che scappano da guerra e fame, nelle scene narrate da Papa Francesco

Eloquenti le immagini di una scena di giovani studenti di una classe multietnica, in cui evidenziano che non ci sono “Diversi”, ne per razza, né per religione, né per sesso, ecc…

Significativi i loro sguardi pensierosi e tristi a favore dei “Diversi”. Considerevole ed importante il messaggio nella scena finale di Lina Sastri che interpreta una doppiatrice cieca, che seguendo con le dita le frasi su alcuni fogli scritti in Braille, conclude: Speriamo che il sogno di Alex, sia servito a qualcosa (riferendosi al messaggio del film), altrimenti, intorno a noi, diventerà tutto.... Buio. 

Questo è il film a favore dei "Diversi" che volevo fare. Un grido di speranza che cerca di scuotere le coscienze assopite. 

Nella sceneggiatura firmata da Rosario Errico eStefano Pomilia, abbiamo voluto che questo personaggio fosse interpretata da una cieca, per spiegare, che è più sensibile, una non vedente, nel fotografare una società egoista ed opportunista, a confronto, di persone, che hanno la fortuna di vedere tutto ciò che li circondano, ma vivono di egoismo e di scelte di parte.   

A riguardo l'importanza del film, abbiamo ottenuto i più importanti patrocini ed adesioni nazionali e internazionali, compreso quello del Vaticano. Il film è stato finanziato dal Mibact, Regione Lazio e Nuova Imaie. La colonna sonora è stata realizzata dal maestro Amedeo Minghi, fotografia Nino Celeste, montaggio Mauro Bonanni, scenografia Alfonso Rastelli, costumi Maria Fassari. 

Con cast: Lina Sastri, Alessandro Haber, Luca Lionello, Antonella Ponziani, Rosario Errico, Omar Monno, Alessio Errico, Melina Arenaecc… Ringrazio anche tutti i ragazzi del Liceo Lucrezio Caro che hanno partecipato al film e la preside Fattoretto. 

Nuovi progetti? 

Per quanto riguarda i nuovi progetti, ho avviato la preparazione di un cortometraggio che affronta il Tema del Razzismo e di un lungometraggio che affronta il Tema della "Tratta", con cast artistico e tecnico internazionale, tra cui una giovane promessa italiana Flora Dontrafatto. Anche per questo progetto ho ottenuto l'adesione del Santo Padre. La sceneggiatura del lungometraggio è scritta da Rosario Errico, Stefano Pomilia e ilsig.Barry Morrowpremio Oscar per il film "Rain Man". 

Con questo film spero di vincere 10 Globo d'Oroe naturalmente con il cortometraggio mi farebbe piacere entrare di nuovo nella terna finale del Globo... come si suol dire non c'è due senza tre. 

Ti piacerebbe far parte della giuria del Globo d'Oro?

Mi piacerebbe anche far parte del comitato cinema del Globo d'Oro,come giurato, in qualità di socio aderente anche se ho saputo che ciò non è possibile in base al regolamento dello statuto della Stampa Estera. Premierei bei film con un occhio particolare alla meritocrazia, alla storia personale del regista e della produzione indipendente. Non premierei tanto per premiare qualcuno già sapendo che il prestigioso premio "Globo d'Oro", non servirà a nulla, mentre potrebbe aiutare un regista con un ottimo curriculum e che in modo professionalmente fa questo mestiere e riesce a realizzare per meritocrazia delle importanti opere.

Dovrei chiedere ai responsabili della Stampa Estera, se posso essere un ulteriore giurato facendo domanda come socio aderente. Naturalmente, se come socio aderente non fosse possibile fare il giurato, non lo farei, perché per onestà culturale con i miei voti determinerei una vittoria falsa del vincitore, con la seria possibilità di far ricontare i voti andati ai film della terzina.

Oltre a scrivere, interpretare e dirigere, cosa hai fatto di diverso nel mondo del cinema? 

Ho organizzato e diretto tanti anni fa, un festival del cinema denominato "Pozzuoli Europa Festival" in onore di Sofia Loren e il Maestro Giuliano Montaldone era presidente. 

Tornando alla questione patrocini ed adesioni, il Festival era sostenuto dall'Anica, Agis, Istituto Luce, Mibact, Regione Campania, Comune di Pozzuoli, Enit, Commissione Europea, ecc... ed era uno dei primi festival che aveva aperto una finestra sull'Europa, proiettando 6 film Europei. 

Le giurie che volevo per competenza e professionalità, sono state presiedute da illustri nomi: Lina Wertmuller, Carlo Lizzani, Gino Pontecorvo, G. Ernesto Lauro

Oltre alla suddetta direzione artistica, ho fatto anche tanto doppiaggio. 

Ho scritto anche alcuni libri, tra cui, quello per me, più interessante è tratto dal mio omonimo film "Prigioniero della mia libertà", in cui ho avuto l'onore di collaborare con il Ministro della Giustizia, Presidente della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, Presidente della Corte Costituzionale, magistrati, avvocati e giornalisti. 

Quanti premi e riconoscimenti hai ottenuto nella tua carriera artistica per film e libri?

Ho vinto oltre 170 premi e riconoscimenti importanti e meno importanti, tra cui un premio a cui tengo tanto: la medaglia d'argento conferitami dal Presidente della Repubblica per il film "Ballerina" e il riconoscimento speciale - premio “Diritti Umani” ricevutodall'Istituto di Studi Politici "San Pio V", consegnatomi dal dott. Gianni Letta, su prefazione del prof. Giuseppe Tesauroper il film "Ballerina". 

 

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