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Martedì, 22 Maggio 2018

Questa mattina, l’Arcivescovo Emil Paul Tscherrig, Nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, ha presieduto la Santa Messa e la recita della Supplica nella Basilica della Beata Vergine del Santo Rosario di Pompei. Nella sua omelia, ha chiesto ai fedeli di accogliere l’invito costante di Papa Francesco a pregare per l’amicizia e la fratellanza tra tutti i popoli e le nazioni. «Il Papa – ha detto – ci ha raccomandato di pregare per la Pace, indicando il Santo Rosario, fondamento stesso di questo Santuario, come preghiera per implorare la concordia su tutta la terra». Ha poi invitato i presenti ad imitare la Madonna e, come lei, a chiedere al Signore d’inviare lo Spirito Santo «affinché sia rinnovata la faccia della terra (…) In comunione con lo Spirito di Dio spariranno tra noi l’odio e le contese, la divisione e il disprezzo dell’altro, la diffamazione e le parole che feriscono, i sentimenti che uccidono». Pompei, nelle sue tante opere carità di ogni giorno, è esempio di premura e amore per l’altro, avamposto di un mondo nuovo, finalmente in pace.

 

A mezzogiorno di oggi è “scattata” quella che il fondatore del Santuario di Pompei, il Beato Bartolo Longo, definiva “l’Ora del mondo”. Decine di migliaia di fedeli hanno raggiunto la città mariana, occupando ogni spazio della Basilica ed “invadendo” anche il sagrato esterno, per partecipare alla celebrazione della Messa e alla recita della Supplica alla Beata Vergine del Santo Rosario, presiedute dall’Arcivescovo Emil Paul Tscherrig, Nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. La funzione religiosa è stata concelebrata dall’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo e da Monsignor Pietro Lagnese, Vescovo di Ischia, e da Monsignor Giacomo Cirulli, Vescovo di Teano-Calvi.

Nell’omelia, il Nunzio apostolico, che rappresenta il Santo Padre in Italia, ha chiesto ai fedeli di accogliere l’invito continuo di Papa Francesco a pregare per l’amicizia e la fraternità tra i popoli e le nazioni. «Il Papa – ha detto – ci ha raccomandato di pregare per la Pace, indicando il Santo Rosario, fondamento stesso di questo Santuario, come preghiera per implorare la concordia su tutta la terra». Nella prospettiva di cambiare il mondo, i cristiani non sono soli, ma hanno dalla loro parte la forza che viene dallo Spirito Santo. «Senza di lui non possiamo fare nulla!», ha esclamato. «Maria ci invita a domandare sempre – ha poi proseguito – che il Signore ci invii il suo Spirito affinché sia rinnovata la faccia della terra. (…). In comunione con lo Spirito di Dio spariranno tra noi l’odio e le contese, la divisione e il disprezzo dell’altro, la diffamazione e le parole che feriscono, i sentimenti che uccidono». La pace si costruisce a partire dalla propria quotidianità e dalle proprie relazioni con gli altri. Ma la pace si realizza anche pensando agli altri, pregando per gli altri, agendo per gli altri. «Papa Francesco – ha affermato ancora Monsignor Tscherrig – nell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium, ci invita ad essere evangelizzatori con Spirito, cioè evangelizzatori che pregano e lavorano. In questo contesto il Santo Padre ricorda soprattutto la forza missionaria dell’intercessione, cioè di quella preghiera che è un atto di somma carità (…). Tuttavia per essere intercessori efficaci in favore degli altri, dobbiamo metterci all’ascolto della Parola di Dio e praticarla nella vita di ogni giorno». Ecco l’essenzialità della testimonianza di vita, dunque. L’esempio che, a Pompei, si ha come riferimento è quello del Beato Bartolo Longo, che realizza la volontà di Dio su di lui e dimostra che anche un peccatore, se convertito, «può trovare il suo posto nella costruzione del Regno di Dio». «Vi sono esempi bellissimi – ha spiegato il Nunzio – in questa città della fede e della carità concreta. Ho avuto modo di visitare ieri sera con grande soddisfazione e gioia alcune delle opere di carità che nascono all’ombra di questo Santuario e che possono vivere anche grazie alla vostra generosità. Ho visitato alcune famiglie che non si sono chiuse in un amore egoistico, ma che, aperte alla vita, hanno saputo accogliere nuovi figli, fidandosi ogni giorno della Provvidenza di Dio. Ho anche visitato il Centro educativo e ho apprezzato l’entusiasmo e l’impegno degli alunni e degli educatori che ogni giorno costruiscono prospettive di vita nuova, lì dove talvolta l’umanità con la sua debolezza lascia delle macerie. A tutti vorrei esprimere la gratitudine del Santo Padre per quanto generosamente ogni giorno e con non pochi sacrifici fanno per la realizzazione del regno di Dio». È così che si diventa «testimoni gioiosi del Vangelo della vita e della Risurrezione».

 

Nel suo saluto d’accoglienza al Nunzio apostolico, l’Arcivescovo Tommaso Caputo ha voluto ricordare l’amore di Pompei per il Santo Padre Francesco. «Accogliendo lei – si è rivolto così al celebrante – accogliamo il Papa e ci permettiamo di chiederle di riferirgli tutto il nostro amore e la nostra gratitudine. Dica a Papa Francesco che i devoti della Madonna di Pompei lo amano e pregano ogni giorno per lui, per il suo ministero e per tutta la Chiesa e, come lui stesso ha chiesto esplicitamente più volte, per la pace, soprattutto nelle nazioni più martoriate da guerre, lotte fratricide, povertà, sfruttamento». Le opere di carità sono strumenti per realizzare la pace, per costruire la fraternità. «La nuova città di Pompei, che quest’anno festeggia il 90° anniversario della fondazione, deve la sua origine alla prontezza con la quale Bartolo Longo rispose alla chiamata della Vergine che lo esortava a diffondere il Rosario. Sostenuto dal Vescovo di Nola, Monsignor Giuseppe Formisano, e grazie alla collaborazione della Contessa, sua consorte, Marianna De Fusco, egli fondò non solo questo magnifico Santuario ma anche la città che lo circonda e numerose opere di carità, nelle quali, oggi come allora, sono accolti gli ultimi e gli emarginati: ragazzi e ragazze provenienti da contesti sociali difficili, mamme e donne sottratte a situazioni di sfruttamento o violenza, figli e figlie di detenuti, anziani, poveri, ex tossicodipendenti, ragazze madri, diversamente abili, migranti».

 

La celebrazione è stata trasmessa, in diretta televisiva e in diretta streaming sul sito ufficiale, da Canale 21, la tv campana che, da oltre venticinque anni, segue le celebrazioni e gli eventi più importanti che si tengono in Santuario, e da Tv2000, l’emittente dei cattolici italiani. Anche la pagina facebook del Santuario ha trasmesso la celebrazione in streaming. Le moderne tecnologie hanno così permesso a decine di migliaia di persone di seguire la preghiera, anche se impossibilitati, per lontananza o condizioni di salute, ad essere presenti in Basilica.

 

 

Omelia dell’Arcivescovo Emil Paul Tscherrig

 

 Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino

 

 

 

Eccellenza,

 

caro Mons. Tommaso Caputo, Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio diquesto Santuario di Pompei,

 

stimati fratelli nell’episcopato e nel sacerdozio,

 

distinte Autorità civili e militari

 

cari Diaconi, Religiosi e Religiose,

 

sorelle e fratelli in Cristo,

 

 

 

ringrazio il Signore Risorto e la Nostra Vergine Madre Maria per avermi dato l’opportunità di celebrare con Voi questa Eucaristia, nella tradizionale giornata a Lei dedicata, Festa della Supplica della B.V. del Rosario. Desidero esprimere la mia gratitudine anche a S.E. Mons. Tommaso che gentilmente mi ha invitato a presiedere questa celebrazione e a tutti voi, cari fedeli e pellegrini, che siete giunti sin qui, anche da terre lontane, per onorare la Madre di Dio, che è anche Madre della Chiesa e Madre nostra.

 

Vi saluto tutti a nome del Santo Padre Francesco, che ho il privilegio di rappresentare nella bella Italia e che ci accompagna sempre con la Sua vicinanza paterna e la Sua Apostolica Benedizione. Come sempre, Egli ci chiede di pregare per la Sua persona e la Sua missione; per questo riuniti intorno all’altare e vicini alla nostra Madre celeste raccomandiamo il Papa e tutta la Chiesa pellegrina nel tempo, in Italia e nel mondo intero, alla Sua materna intercessione e protezione.

 

In questi giorni, in particolare il Papa ci ha raccomandato di pregare per la Pace, indicando proprio il Santo Rosario, fondamento stesso di questo Santuario, come preghiera per implorare la concordia su tutta la terra. Accogliamo l’invito del Santo Padre e preghiamo ogni giorno la corona del Rosario in modo particolare per la pace.

 

Cari fratelli e sorelle, nella prima lettura, abbiamo incontrato gli Apostoli ancora pieni di stupore per ciò che hanno visto e vissuto: prima per il terrore della morte di Gesù e poi per la Sua gloriosa Risurrezione dai morti. Gesù appare ai discepoli e chiede loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di aspettare il compimento della promessa del Padre. Difatti ora dovrà realizzarsi ciò che Gesù stesso aveva annunciato quando aveva detto: Giovanni ha battezzato con acqua, ma voi sarete battezzati nello Spirito Santo (cfr. Atti 1, 5).

 

Con queste parole il Risorto ha rivelato ai discepoli che la manifestazione dello Spirito Santo è la svolta determinante nella storia della salvezza. Lo Spirito Santo inviato dal Padre e dal Figlio è la forza creatrice del nuovo Israele che è la Chiesa. Infatti, è questa stessa forza dello Spirito che ha fatto muovere gli Apostoli dal piano superiore, dove si nascondevano per timore dei Giudei, trasformandoli in messaggeri gioiosi e coraggiosi della morte e della Risurrezione di Gesù.

 

Assieme a loro si trovava anche Maria, che ha aspettato e ha implorato la venuta dello Spirito Santo. Lei, che era piena dello Spirito Santo, come canta il Magnificat, prega affinché lo stesso dono divino sia effuso sugli Apostoli. Maria come nessun altro essere umano ha vissuto e sperimentato la potenza dello Spirito Santo. Ora il tempo è compiuto e questa forza misteriosa di Dio darà vita alla Chiesa nascente e agli uomini e alle donne di tutti i tempi che, grazie alla missione evangelizzatrice della Chiesa, diventeranno nuovi discepoli di Gesù. Cristo Risorto ha affidato la Chiesa nelle mani dello Spirito Santo affinché la guidasse attraverso le vicissitudini della storia umana, secondo la volontà del Padre.

 

È proprio il dono dello Spirito divino che Maria chiede anche per ciascuno di noi, perché senza di Lui non possiamo fare nulla! Maria ci insegna anche l’importanza da riservare allo Spirito di Dio nella vita della Chiesa e in quella di ogni fedele. Lo Spirito è la vita e dà la vita, soprattutto attraverso la Parola di Dio e i sacramenti della Chiesa. Molte volte non sappiamo cosa chiedere nella nostra preghiera. Maria ci invita a domandare sempre, con insistenza e perseveranza, che il Signore ci invii il Suo Spirito affinché sia rinnovata la faccia della terra. In questo Spirito siamo stati battezzati, nel battesimo siamo diventati il Suo tempio, Egli ci ha fatti figli e figlie di Dio e ci rende capaci di entrare in comunione con la Santissima Trinità, dove ogni cosa incontra e trova la sua unità. In comunione con lo Spirito di Dio spariranno tra noi l’odio e le contese, la divisione e il disprezzo dell’altro, la diffamazione e le parole che feriscono, i sentimenti che uccidono.

 

Cari fratelli, affinché ciò avvenga, dobbiamo essere discepoli missionari. Papa Francesco, nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, ci invita a essere evangelizzatori con Spirito, cioè evangelizzatori che pregano e lavorano (EG, 262). In questo contesto il Santo Padre ricorda soprattutto la forza missionaria dell’intercessione, cioè di quella preghiera che è un atto di somma carità, nel quale noi ci presentiamo davanti a Dio per implorare, sull’esempio di Maria, una grazia per un fratello o una sorella. Tutti gli uomini e le donne sante, rammenta il Papa, sono stati grandi intercessori. Anzi, l’intercessione è come “lievitonel seno della TrinitàPossiamo dire – continua Papa Francesco – che il cuore di Dio si commuove per l’intercessione, ma in realtà Egli sempre ci anticipa quello che possiamo fare con la nostra intercessione (EG, 283).

 

Tuttavia, per essere intercessori efficaci in favore degli altri, dobbiamo metterci all’ascolto della Parola di Dio e praticarla nella vita di ogni giorno. Questo è il cammino che Gesù nel Vangelo di oggi propone alla folla che è venuta per incontrarLo (cfr. Lc 8, 19-21). Gesù indica che la condizione per diventare membri della sua famiglia è quella di fare la volontà di Dio. Perciò, la questione importante è: qual è la volontà di Dio su di me, per la mia vita? E ciò non soltanto per i giovani, ma per ogni persona di qualsiasi età. - Per rispondere abbiamo bisogna anche di chiederci: perché sono qui? Vale la pena vivere? Cioè, io devo capire quale sia la mia vocazione e missione come uomo, donna, come cristiano, oggi e in questo mondo.

 

Questi interrogativi somigliano a quelli che agitavano la mente e l’animo del Beato Bartolo Longo quando, nel 1872, venne per la prima volta qui a Pompei. Il Fondatore di questo Santuario, della Nuova Pompei e delle Opere di Carità si chiedeva quale fosse la sua strada, come fare per salvarsi. E la Madonna gli indicò il cammino: propagare il Rosario. Egli aderì alla chiamata di Dio e dedicò tutta la sua lunga esistenza a Dio e al prossimo. Ognuno di noi, anche il più peccatore dunque, può trovare il suo posto nella costruzione del Regno di Dio, nella misura in cui accoglie e mette in pratica la volontà di Dio su di lui.

 

Vi sono esempi bellissimi in questa “città della fede e della carità concreta”. Ho avuto modo di visitare ieri sera con grande soddisfazione e gioia alcune delle opere di carità che nascono all’ombra di questo Santuario e che possono vivere anche grazie alla vostra generosità. Ho visitato alcune famiglie che non si sono chiuse in un amore egoistico, ma che, aperte alla vita, hanno saputo accogliere nuovi figli, fidandosi ogni giorno della Provvidenza di Dio. Ho anche visitato il Centro Educativo e ho apprezzato l’entusiasmo e l’energia e l’impegno degli alunni e degli educatori che ogni giorno costruiscono prospettive di vita nuova, lì dove talvolta l’umanità con la sua debolezza lascia delle macerie. A tutti vorrei esprimere la gratitudine del Santo Padre per quanto generosamente ogni giorno e con non pochi sacrifici fanno per la realizzazione del regno di Dio.

 

Carissimi fratelli e carissime sorelle, oggi, riuniti in questo Santuario, chiediamo alla nostra Madre celeste che interceda per noi affinché il Signore ci conceda una nuova Pentecoste. Ci ottenga la grazia per una nuova evangelizzazione e la forza di seguire il Suo cammino di fede. Lei si è lasciata condurre dallo Spirito attraverso un itinerario di fede verso un destino di servizio e fecondità (cfr. EG, 287). Maria, allora, ci afferri la mano per condurci al Figlio, chieda per noi la forza di “prendere la decisione di lasciarci incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta” (cfr. EG, 3).

 

Chiediamo fratelli e sorelle, radunati in questo Santuario di Pompei, casa di Maria, il dono della fede per noi e per il mondo, affinché anche noi possiamo essere chiamati beati, perché, come Lei, abbiamo creduto.

 

Maria, nostra Madre, per intercessione del Beato Bartolo Longo, ci aiuti a essere discepoli missionari, testimoni gioiosi del Vangelo della vita e della Risurrezione, che in ogni circostanza della vita cercano di realizzare sempre la volontà di Dio.

 

 “Madre del Vangelo vivente,

 

sorgente di gioia per i piccoli,

 

prega per noi. Amen, Alleluia” (EG, 288).

Saluto all’Arcivescovo Emil Paul Tscherrig

 

Eccellenza Rev.ma, Mons. Emil Tscherrig, Nunzio Apostolico in Italia, benvenuto a Pompei!

         La ringrazio di cuore per aver accettato l’invito a presiedere la celebrazione della Santa Messa e la recita della Supplica, in questo giorno “solennissimo” che vede raccolti qui migliaia di pellegrini, giunti da tutta Italia e dall’estero, tra cui anche molti arrivati a piedi. Li saluto tutti e li ringrazio per la loro presenza, assieme ai confratelli Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi, alle religiose e alle distinte autorità civili e militari presenti.

Lei, Eccellenza, da circa cinque mesi, rappresenta il Santo Padre presso la nostra nazione italiana, dopo aver svolto il medesimo incarico in Burundi, in diverse nazioni dei Caraibi, in Corea e Mongolia, nei Paesi scandinavi e, fino poco tempo fa, in Argentina.

         Accogliendo Lei accogliamo, dunque, il Papa e ci permettiamo di chiederLe di riferirGli tutto il nostro amore e la nostra gratitudine. Dica a Papa Francesco che i devoti della Madonna di Pompei lo amano e pregano ogni giorno per lui, per il suo Ministero e per tutta la Chiesa e, come Lui stesso ha chiesto esplicitamente più volte, per la Pace, soprattutto nelle nazioni più martoriate da guerre, lotte fratricide, povertà, sfruttamento.

         Proprio alla Pace è dedicato, infatti, questo Santuario, come si legge sulla Monumentale Facciata, eretta nel 1901, con il contributo di fedeli di tutto il mondo.

La nuova città di Pompei, che quest’anno festeggia il 90° anniversario della fondazione, deve la sua origine alla prontezza con la quale Bartolo Longo rispose alla chiamata della Vergine che lo esortava a diffondere il Rosario. Sostenuto dal Vescovo di Nola, Mons. Giuseppe Formisano, e grazie alla collaborazione della Contessa, sua consorte, Marianna De Fusco, egli fondò non solo questo magnifico Santuario ma anche la città che lo circonda e numerose opere di carità, nelle quali, oggi come allora, sono accolti gli ultimi e gli emarginati: ragazzi e ragazze provenienti da contesti sociali difficili, mamme e donne sottratte a situazioni di sfruttamento o violenza, figli e figlie di detenuti, anziani, poveri, ex tossicodipendenti, ragazze madri, diversamente abili, migranti.

Coniugando, dunque, fede e carità, egli diffuse in tutto il mondo la devozione alla Vergine del Santo Rosario di Pompei, la cui icona è cara ai cristiani di ogni nazione, come Lei certamente avrà potuto constatare personalmente nei tanti Paesi dove ha prestato servizio per la Santa Sede. E penso anche al bellissimo Santuario di Buenos Aires, intitolato alla “Nuestra Señora de Pompeya”, che lì avrà sicuramente visitato. Allo stesso tempo, l’Avvocato Bartolo Longo diede una speranza ed un futuro a centinaia di migliaia di persone sole e abbandonate.

È quello che, pur tra le difficoltà che non mancano, cerchiamo di continuare a fare anche noi oggi, in un presente afflitto da problematiche, contrasti, preoccupazioni e nuove povertà.

Sacerdoti, religiose, religiosi e laici, nel proprio impegno quotidiano a favore di questi fratelli e sorelle bisognosi, sono sostenuti dalla preghiera del Santo Rosario, fondamento stesso di questo Santuario e dalla fedeltà al carisma del nostro Fondatore, il Beato Bartolo Longo, che speriamo di vedere presto Santo.

Eccellenza, ancora grazie per la sua presenza! Assicuriamo la nostra preghiera per Lei e per il suo delicato compito al servizio del Papa nella nostra cara nazione italiana.

La Vergine di Pompei la benedica e la protegga sempre!

 

+ Tommaso Caputo

Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da qualche giorno i media nazionali e internazionali si stanno occupando della vicenda di Alfie Evans, il bambino inglese affetto da una malattia incurabile, per questo i medici dell'Alder Hey Hospital di Liverpool, vogliono «staccargli la spina» negandogli l'alimentazione e la respirazione artificiale. Caso o non caso, Alfie è una persona, un bambino, un figlio di genitori che bisogna rispettare sempre e comunque, a maggior ragione se è nelle sue condizioni.

In questi giorni si sta assistendo a discussioni abbastanza animate, addirittura i favorevoli alla sua soppressione, sostengono che non è corretto strumentalizzare la vicenda. Non si preoccupa affatto del rischio strumentalizzazione il vescovo emerito di Ferrara-Comacchio, monsignor Luigi Negri. In un articolo su La Nuova Bussola Quotidiana, giornale online, scrive: «Il nostro pensiero va con profondo affetto ad Alfie, per la straordinaria battaglia che sta compiendo per mantenere intatta la propria vita. Ma anche alle migliaia e migliaia di persone che in Inghilterra e molti altri paesi del mondo, inclusa l'Italia, hanno dato luogo a manifestazioni che segnassero visibilmente la vicinanza del popolo a questo piccolo figlio del popolo che deve morire perché la sua immagine di vita non corrisponde all’immagine di vita dominante». (Luigi Negri, Il caso Evans. Alfie, uno scontro fra antropologie, 25.4.18, LaNuovaBq.it)

E più avanti il vescovo chiarisce che  «questa grande esperienza di popolo individua anche gli orrendi colpevoli di questa vicenda. Questa eugenetica che sostanzialmente non ha nulla da invidiare all’eugenetica nazista, sembra costituirne una sua prosecuzione, incredibile dati i tempi in cui viviamo». Inoltre afferma monsignor Negri, «Ormai la questione è aperta, la questione che San Giovanni Paolo II vide ed insegnò con grande chiarezza. Si confrontano due antropologie nel mondo. Da una parte una assolutamente strapotente: l’antropologia dell’uomo padrone di se stesso e che cerca di esercitare il suo dominio sulla realtà. Dall’altra l’antropologia di un uomo aperto al mistero, che cerca nel cammino verso il Mistero di realizzare pienamente la propria umanità». (Ibidem)

E a proposito degli orrendi colpevoli, a cui fa riferimento il vescovo, senza ombra di dubbio, oltre ai medici di Liverpool, ai giudici che stanno applicando l'eutanasia al povero bimbo inglese, bisogna individuare quella cultura di morte, che non è nata oggi. Certamente molto ha di dire l'ideologia darwinista. Proprio in questi giorni sto leggendo un interessante saggio di Rosa Alberoni, «Il Dio di Michelangelo e la barba di Darwin», Rizzoli (2007). la giornalista, sociologa, autrice di numerosi saggi sostiene che Charles Darwin, il Profeta della selezione naturale, dell'evoluzionismo, quello che ha generato la teoria che l'uomo discende dalla scimmia, proprio lui, è il padre dell'eugenetica, e quindi dell'eutanasia.

In particolare sono stati i suoi apostoli come Thomas Huxley, che comprende che non basta cacciare Dio dalla Creazione, occorre screditare la sua creatura prediletta: l'uomo. «L'evoluzionismo darwinista, che assegna all'uomo la scimmia come antenato, serve per cominciare a deturpare la sua dignità di essere fatto ad immagine e somiglianza di Dio. E poi, per poterlo parificare alla scimmia, occorre avviare un processo di impollinazione delle menti con parole nuove, e parole manipolate, o dislocate, o sostituite o usate come metafora». Tra le metafore che gli apostoli di Darwin, hanno inventato, c'è l'espressione che «l'uomo è un animale sociale». Così sostituire «essere», con la parola «animale», non è solo questione di poco conto. Tuttavia a poco poco, lentamente e gradualmente, il processo di parificazione dell'uomo con l'animale, si va consolidando. Le nuove parole entrano nel linguaggio abituale fino a «profanare la dignità umana», pertanto, il nuovo linguaggio, porta le generazioni, che si alternano nel corso della storia, «ad auto-affossarsi in modo involontario, ad auto-spogliarsi della propria unicità di creatura voluta da Dio - secondo la sua immagine - e di affiancarsi al soffice vello dello scimpanzè, non sapendo il male che si fanno».

Praticamente Darwin ha compiuto un'operazione incisiva, Lanciando lo slogan: «l'uomo proviene dalla scimmia, colpisce l'immaginario collettivo più di quanto faccia Marx con la promessa del paradiso Terrestre da realizzare sulla terra con il comunismo». Ben presto lo slogan prende piede, semina dubbi, e diventa un Totem, cioè l'antenato dell'umanità. «L'icona dello scimmione che si gratta la testa, lentamente avrebbe tentato di rimpiazzare quella della stella di Davide e del crocifisso». E così secondo Rosa Alberoni, «Il Totem nascosto fra le pagine dei libri di testo, adottati nelle scuole di tutte le nazioni appartenenti alla civiltà ebraico-cristiana, si sarebbe installato giorno dopo giorno nelle menti delle generazioni del XX secolo, con il beneplacito dei genitori, troppo occupati ad inseguire il progresso scientifico e il benessere per comprenderne le conseguenze».

«Considero molto dannosa la diffusione della ‘darwinolatria’ nelle scuole – ha aggiunto la Alberoni in una intervista–. Stanno cancellando lo stupore della Creazione dalla mente dei nostri figli, gli stanno insegnando che il nostro antenato è un animale peloso, che siamo solo materia frutto del caso, e che per legge di natura i deboli sono destinati a perire, perché solo più forti sopravvivranno nella lotta per l’esistenza».
Tuttavia la Alberoni, tra lo scimpanzé propostoci da Darwin come antenato e Dio padre, come ci ha rivelato Cristo, preferisce Dio.

A continuare l'opera di apostolato, agli inizi del Novecento, ci hanno pensato i figli di Thomas: Julian e Aldous Huxeley. Julian, fonda la Società Eugenetica Britannica e dopo la seconda guerra mondiale diviene il primo presidente dell'Unesco. Attraverso questa carica, Julian, approfitta per propagandare con più efficacia le idee darwiniste, fra cui l'eutanasia e la «sterilizzazione di certe classi di genti anormali o deficienti». Il fratello Aldous,è più estremo, propone l'eliminazione dei personaggi pericolosi, ed «in primis, «l'astenico cristianizzato, succube di una morale eccessivamente rigida». Inoltre, si occupa, di controllare l'aumento della popolazione, «in quanto uno dei pilastri della teoria darwinista, la selezione naturale, cominciava a traballare, grazie al progresso della medicina». Questo progresso, secondo Aldous Huxley, poteva essere pericoloso, perchè se da un lato aumentava il numero degli esseri umani, dall'altro, abbassava le loro qualità o le opportunità per godere della vita.

Scrive a questo proposito, Rosa Alberoni: «C'è da supporre che Aldous Huxley abbia esultato, quando è venuto a conoscenza che Stalin ed Hitler avevano provveduto a sfoltire la popolazione dell'Europa, usando i gulag e i forni crematori. Il mulino dell'evoluzione era sempre all'opera! Che poi la selezione non fosse naturale, come aveva profetato Darwin, ma ideologica, cioè artificiale, poco importava all'apostolo».

Infatti Darwin aveva la preoccupazione che la sua teoria sulla selezione naturale, non avvenisse come lui l'aveva teorizzata, a questo proposito scrive: «Noi uomini civili cerchiamo con ogni mezzo di ostacolare il processo di eliminazione; costruiamo ricoveri per incapaci, per gli storpi e per i malati; facciamo leggi per i poveri: e i nostri medici usano la loro massima abilità per salvare la vita di chiunque fino all'ultimo momento». Pertanto secondo il profeta dell'evoluzione, se la vaccinazione ha salvato migliaia di persone, in questo modo però anche «i membri deboli delle società civili si riproducono. Chiunque si sia interessato dell'allevamento di animali domestici non dubiterà che questo sia molto dannoso alla razza umana».

La Alberoni nel suo libro evidenzia il cinico marcato razzismo del signor Darwin, e lui stesso, «più che ad un essere umano, assomiglia ad una scimmia, che, come tutti gli animali, si preoccupa soltanto dei propri cuccioli, ed è totalmente indifferente alla sorte dei piccoli di un'altra specie».

Darwin che aveva sofferto tanto per la morte della figlia Annie, «gradirebbe, per gli altri, che si mettesse in atto, magari con l'avvallo degli Stati, la selezione programmata, eliminando i poveri, i fragili, gli ammalati e i malriusciti». Inoltre Darwin chiarisce che «la medicina rende un cattivo servizio all'umanità, facendo sopravvivere anche i gracili, mentre secondo la sua teoria dovrebbero scomparire, così eviterebbero di procreare figli gracili, quindi inadatti alla lotta per l'esistenza. E visto che i medici aiutano i malfermi di salute a sopravvivere. Darwin si rassegna all'idea di dover 'sopportare gli effetti indubbiamente deleteri della sopravvivenza dei deboli e della propagazione della loro stirpe».

Infine l'Alberoni fa riferimento all'altro apostolo e seguace di Darwin, il vero fondatore dell'eugenetica, Francis Galton, colui che fonda la scienza della buona stirpe, della buona razza. L'Eugenetica è «la scienza della selezione, dell'annientamento dei poveri, i gracili, i sordi, ciechi, muti, pazzi, i malformati, di tutti coloro che ostacolano la selezione partorita dal pensiero di Darwin, che deve cernere i più potenti fisicamente e mentalmente, per ottenere una razza di uomini vigorosi e sicuri di sé, i vincenti, gli adatti alla lotta per l'esistenza, e al dominio».

Comunque sia Darwin con il suo comportamento e le sue opere, ha fornito ai suoi successori un'ideologia che si nutre di cinismo, spregiudicatezza, opportunismo, manipolazione linguistica e menzogna, tutte caratteristiche consuete di Darwin. Peraltro nella sua Autobiografia egli confessa di essere «portatore a inventare coscienti bugie, e sempre allo scopo di provocare movimento», e addirittura riconosce che «la menzogna è una delle qualità che gli hanno consentito di  avere 'successo come scienziato'».

Nel libro la scrittrice è convinta che gli adoratori di Darwin minano non solo la religione, ma anche la civiltà cristiana e questo lo fanno con l'astuzia, con la manipolazione delle menti. Praticamente i darwinisti « non negano apertamente i valori cristiani, i cardini della nostra civiltà, ma li svuotano dell’autentico significato. Per esempio: non hanno il coraggio di affermare apertamente che il non uccidere, il non rubare, non dichiarare il falso, non commettere atti impuri, come lo stupro e la pedofilia o il tabù dell’incesto sono valori eterni voluti dalla saggezza umana e da Dio. Non dicono: abbandona i valori della tradizione ebraico-cristiana e segui i nostri, che calzano meglio al tuo essere il padrone della vita. Dicono: segui la tua idea, il tuo volere, i tuoi desideri, sii libero di scegliere, di agire come vuoi, e di cambiare idea e valori quando ti pare. Solo gli ottusi non cambiano idea. Le persone intelligenti sì. In sostanza, se sei intelligente, segui il tuo Io, il tuo volere individuale e le tue voglie».

Praticamente questi seguaci di Darwin hanno inventato la darwinolatria, la figlia della malapianta cartesiana, la chiama Alberoni. Il saggio, sviluppa questo tema nel terzo capitolo. I darwinolatri, « non lo dicono, però contrappongono ai valori della civiltà cristiana i comandamenti dell’ateismo, assemblati sotto il mito della modernità». Pertanto se non accetti questi valori nuovi, sei un anti-moderno. In sostanza i «darwinolatri si prodigano per cancellare i valori della civiltà cristiana». Per questo per la scrittrice si potrà affermare che, «la darwinolatria sia l’oppio del terzo millennio, e ci porterà nella giungla, nel regno degli animali, dove vige una sola legge: il più forte divora il più debole, è la legge della sopravvivenza inscritta nell’istinto degli animali».

Per completare, il libro della scrittrice milanese nella prima parte si occupa dell'opera più celebre di Michelangelo Buonarroti, la Cappella Sistina, che diventa lo scenario ideale per affrontare il tema della Creazione.

La sua esegesi della Cappella Sistina è stupefacente per ricchezza dei dettagli storici, artistici, emozionali, sociologici e religiosi. Leggendola ho capito che bisognava avere tra le mani una guida artistica per guardare gli affreschi delle pareti, della volta stupenda. In una intervista Rosa Alberoni afferma che «il genio di Michelangelo ha intuito il dono che Dio ha fatto all’uomo ed anche il progetto che Dio ha per l’uomo. Non a caso Cristo è venuto in mezzo a noi, si è fatto uomo per parlarci, per rivelarci che sul pianeta siamo tutti fratelli, e che il nostro Padre celeste non ci abbandona. Anzi, ci attende in fondo alla via, al termine del nostro pellegrinaggio terrestre, per chiederci conto di cosa ne abbiamo fatto del libero arbitrio che ci ha dato in patrimonio, come abbiamo speso i nostri talenti. Il Dio di Michelangelo è un Dio d’amore ma anche di giustizia, come ci mostra nell’affresco del Giudizio Universale».

 

 

Ieri l’elicottero Chinook sul quale volavano dall’isolotto di Ro a Rodi il premier Alexis Tsipras assieme all’ammiraglio capo delle forze armate greche Evangelos Apostolakis è stato infastidito da due F16 turchi come segno di ulteriore provocazione. Mai si erano spinti a tanto. I due caccia turchi che volavano ad un’altitudine di 10.000 piedi hanno chiesto al pilota greco, che in quel momento era a 1.500 piedi, di fornire i dettagli del volo.

 

Un Mirage 2000-5 dell’aviazione militare greca è precipitato in mare a nord est dell’isola di Skyros, ed il pilota è morto l altra mattina: rientrava alla base dopo aver intercettato alcuni F16 turchi che, come ormai accade a cadenza quotidiana, sconfinano provocatoriamente nello spazio aereo ellenico

 

Il Trattato di Losanna del 1923 attaccano i Turchi con il ministro degli esteri Mevlüt Çavuşoğlu per le “Le rocce di Imia, le loro acque territoriali e lo spazio aereo è esclusivamente sotto la sovranità turca” cosi vuole definire i confini nell’Egeo il Governo Turco non rispettando i trattati Internazionali. 

 

Questi ed altri episodi fatti dal Governo Erdogan con continue provocazioni contro la Grecia mentre oltre da un mese hanno preso 2 soldati Greci ai confini di  Evros messi in trappola dicendo che erano entrati 30 metri nel territorio Turco e gli vogliono processare per spionaggio o scambiarli con i 8 soldati Turchi che l anno scorso durante il colpo di Stato di Erdogan erano scappati in elicottero in Grecia

 

Condotta che non contribuisce a stemperare i rapporti tesi tra Atene e Ankara, con il caso dei due militari greci detenuti in Turchia che non trova una soluzione. Dopo il no del tribunale turco alla scarcerazione e in attesa che venga formalizzata ai legali l’accusa ufficiale, Angelos Mitretodis e Dimitris Kouklatzis resteranno in carcere per un tempo ancora indeterminato, nonostante gli appelli di Bruxelles, dell’Ue e di tutti gli eurodeputati greci. 

 

Tornando al episodio che il ministro degli esteri Mevlüt Çavuşoğlu sta chiedendo al Ue cose che non rientrano ai trattati internezionali firmati da loro ha criticato anche Bruxelles: “E’ completamente sbagliato e inaccettabile che l’Ue sia arbitro o tribunale competente per prendere una decisione sulle controversie relative alla sovranità. 


Purtroppo continua il Ministro Turco : la Commissione europea ha dimostrato che ancora una volta non è disposta a comprendere le difficoltà che stiamo attraversando. Anche se abbiamo spiegato più volte questi problemi la Commissione non ha potuto essere obiettiva ed equilibrata”.

 

Il ministro della Difesa ellenico Panos Kammenos ha annunciato di voler inviare 7 mila militari nelle isole dell’Egeo e al confine nord-orientali con la Turchia: “Siamo pronti a far fronte a qualsiasi minaccia da parte di chiunque”.

Da Parigi ecco la replica turca: il ministro per gli Affari europei turco Omer Celik definisce “sconsiderate” le dichiarazioni del ministro Kammenos. E chiede che Bruxelles addirittura richiami la Grecia per questi commenti.

Intanto il Consiglio per la sicurezza turco (Mgk) intende disporre la proroga dello stato di emergenza in vigore nel paese dal golpe farlocco del 2016 per altri tre mesi, ovvero fino alle ormai probabilissime elezioni anticipate di luglio. Il voto del parlamento turco sulla settima proroga dello stato di emergenza, previsto nei prossimi giorni, rappresenta solo una formalità.

Cosi l episodio piu grave contro la Grecia dai Turchi e successo ieri l’elicottero Chinook sul quale volavano dall’isolotto di Ro a Rodi il premier Alexis Tsipras assieme all’ammiraglio capo delle forze armate greche Evangelos Apostolakis è stato infastidito da due F16 turchi come segno di ulteriore provocazione. Mai si erano spinti a tanto. I due caccia turchi che volavano ad un’altitudine di 10.000 piedi hanno chiesto al pilota greco, che in quel momento era a 1.500 piedi, di fornire i dettagli del volo.

Subito due Mirage greci si sono avvicinati all’area mettendo in fuga gli aerei di Ankara. Poco prima, dall’isola di Kastellorizo, Tsipras aveva assicurato che la Grecia difenderà i suoi principi e i suoi confini “in ogni modo possibile e non cederà un pollice di territorio”. Aggiungendo che “i nostri vicini non si comportano sempre in un modo che si addice ai buoni vicini”. L'altra guerra (silenziosa): cade un caccia greco. Colpa di Ankara? - Formiche.net

L altra mattina un Mirage 2000-5 dell’aviazione militare greca è precipitato in mare a nord est dell’isola di Skyros, ed il pilota è morto : rientrava alla base dopo aver intercettato alcuni F16 turchi che, come ormai accade a cadenza quotidiana, sconfinano provocatoriamente nello spazio aereo ellenico. 

 

La notizia è stata data dal ministro della Difesa greco, Panos Kammenos, in un tweet. Che ha aggiunto: “Il pilota è stato ucciso e si è unito al pantheon dei nostri eroi. E’ caduto per la fede e per il paese, combattendo per difendere la sovranità nazionale e la nostra integrità territoriale”.

La vittima è il 33 enne Georgios Baltadoros, che prestava servizio presso il 331mo Squadrone dell’Aeronautica Militare. Nato a Karditsa, lascia moglie e due figli piccoli. Nel settore delle ricerche sono state rinvenute le cuffia, la zattera di salvataggio e il kit di sopravvivenza.

L’aereo era coinvolto in una missione di intercettazione ansieme ad un altro Mirage 2000-5. Secondo fonti militari i due caccia si trovavano nell’approccio finale all’aeroporto e si stavano preparando all’atterraggio. Ma la torre di controllo ha improvvisamente perso il contatto. Secondo le istruzioni della missione di oggi, ai due Mirage era stato indicato di volare molto basso e sotto le nuvole che oggi hanno “abbracciato” tutto il Nord Egeo. 

 

Una ricostruzione non ancora confermata parla di una delle possibili cause dell’incidente: potrebbe essere il cosiddetto fenomeno della “sfocatura” che a causa della foschia fa inchiodare l’aereo ad un livello molto basso per via dell’inversione di temperatura dovuta alle particolari condizioni climatiche dell’Egeo, ma oltre questa ricostruzione esiste anche un altra versione non confermata che c'e la possibilita che l aereo Ellenico potrebbe essere vittima della difesa contro aerea elettronica Turca, una versione dei fatti non confermata.

È la prima volta che protagonista di un incidente simile è uno dei 25 Mirage in servizio presso l’Aeronautica ellenica, uno dei mezzi più efficienti al momento. È di una settimana fa il piano straordinario della Difesa di Atene del costo di un miliardo di euro per ammodernare la flotta aerea. I primi 180 milioni sono già stati stanziati per gli aerei da trasporto. La seconda tranche, per cui il parlamento di Atene ha dato un eccezionalmente rapido via libera, sarà utilizzata per ammodernare gli ottanta F16 ormai obsoleti.

L’aeronautica turca dapprima ha smentito la presenza di propri caccia nell’Egeo, ma poi ha ammesso che ve ne era solo uno in fase di rientro alla base nel momento in cui il Mirage greco è precipitato. Il ministero della Difesa ellenico ha dato mandato all’apposita commissione per gli incidenti di aprire un’inchiesta.

 

 

Un migrante del Gambia è stato arrestato a Napoli nel corso di un'operazione antiterrorismo condotta da polizia e carabinieri. A quanto si è appreso dalle indagini coordinate dalla Procura sarebbe emerso il progetto di un attentato. L'uomo aveva chiesto asilo politico ma la pratica per la concessione era ancora in valutazione.

 L'uomo avrebbe ammesso di aver ricevuto la richiesta di lanciarsi con un'auto sulla folla. Si chiama Alagie Touray, 21 anni, ed era sbarcato a Messina con altre centinaia di migranti il 22 marzo 2017. Da un anno risiedeva a Pozzuoli (Napoli). 

Il fermo è scattato il 20 aprile ed è stato convalidato dal giudice che ha emesso ordinanza cautelare, dopo una segnalazione della intelligence spagnola. Lo ha spiegato il procuratore di Napoli Giovanni Melillo in un incontro al quale prendono parte anche il capo della polizia Franco Gabrielli e il comandante interregionale dei carabinieri Vittorio Tomasone.

In una chat Telegram, l’uomo diceva di essere “in missione” e chiedeva di “pregare” per lui.

Nel corso degli interrogatori svolti a seguito del fermo, l’uomo ha ammesso di aver personalmente curato la registrazione audiovideo del giuramento e ha detto di aver ricevuto via Telegram la richiesta “di lanciare un’autovettura contro la folla”, pur aggiungendo, confusamente, di non aver mai avuto intenzione reale di dare seguito al progetto di attacco.

Il video sarebbe stato girato con un cellulare e il 10 aprile scorso all'interno della sala mensa della struttura alberghiera in località Licola che è adibita a centro di accoglienza, dove il gambiano era ospitato da circa un anno.

Touray era titolare di un foglio di soggiorno provvisorio, in attesa che venisse esaminata la sua richiesta di asilo politico.Il giovane era sbarcato un anno fa a Messina con altri 638 migranti, 209 dei quali venivano dal Gambia ed erano partiti dalla Libia.

Il procuratore Melillo ha invitato a non enfatizzare la portata dell’episodio, elogiando il lavoro delle forze dell’ordine in piena sintonia con la procura.

«Si tratta di un’operazione molto importante - dichiara il capo della Polizia Franco Gabrielli - grazie alla collaborazione tra carabinieri, polizia e intelligence. Non è emerso in quale città il gambiano volesse compiere atto terroristico ma le indagini sono la conferma dell’importanza della prevenzione».

«Non dire a nessuno quello che sto facendo, fratello, ma vado avanti». Per comunicare in quel momento - la tarda primavera 2016 - usa perlopiù Viber, la polizia sta indagando su di lui dopo aver ricevuto un input dall’Fbi e ha capito che, pur essendo giunto in Italia su un gommone, è un fondamentalista inserito in una rete libica che ha molti soldi e uno strano «programma» da realizzare tra Sicilia, Lombardia e Liguria. 

Si sta auto-indottrinando in una comunità d’accoglienza e svolge due ricognizioni da 20 minuti precisi in un centro commerciale, oltre ad aver combattuto a Bengasi per la formazione qaedista “Anshar Al Sharia”. Soprattutto, le intercettazioni di Moftah Al Sllake, oggi 34 anni, tuttora ricercato dopo la misteriosa scomparsa dal nostro Paese, svelano uno dei sistemi più collaudati dai sospetti jihadisti per raggiungere l’Europa e soprattutto l’Italia, dribblando le traversate via mare: «Io ho impiegato dodici ore in acqua... litigando con i neri (fa riferimento ad altri profughi in condizioni di reale indigenza, ndr...».

Nei giorni scorsi, ad Erbil (Iraq), istruttori del Unite4Heritage del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), conosciuti anche come i Caschi Blu della Cultura,  hanno condotto e concluso un corso di addestramento in “Cultural Heritage Protection” a favore di 31 unità del quadro dirigente della Polizia Regionale esperti in beni culturali e di accademici locali.Il corso, iniziato lo scorso 1 Aprile, ha avuto una durata di due settimane e si è svolto presso la “Salahaddin University” di Erbil. 

Le attività si sono sviluppate, attraverso la condivisione della consolidata esperienza degli istruttori della TPC nell’affrontare le minacce al patrimonio culturale e nel contrastarne il traffico illecito, nel gestire le peculiari competenze nella difesa dello straordinario patrimonio culturale presente nell’area irachena. Durante il corso, sono state affrontate problematiche come le difficoltà che si possono incontrare nella tutela del patrimonio culturale in situazioni emergenziali e quali possono essere le relative soluzioni, convergenza tra la protezione e la messa in sicurezza dei beni culturali in caso di emergenze naturali e le precauzioni e procedure da adottare nei periodi del pre e post conflict nelle situazioni d’emergenza prodotte dall’uomo. 
I vertici del Corpo della Polizia, durante la cerimonia di consegna degli attestati di partecipazione, hanno avuto parole di apprezzamento per l’attività svolta dai Carabinieri inquadrati nella missione riconoscendo nel contempo l’importanza di approfondire questa tipologia di tematica auspicando il proseguimento di corsi ad elevato contenuto tecnico.

Il corso di “Cultural Heritage Protection”, rientra nell’offerta formativa messa a disposizione dalla Police Task Force Iraq che opera sia a Baghdad che ad Erbil, nel Kurdistan iracheno. La Police Task Force a guida Carabinieri fa parte dell’intero contingente militare che l’Italia ha messo a disposizione della missione internazionale Operation Inherent Resolve  Prima Parthica e contribuisce a consolidare il processo di stabilizzazione e di normalizzazione del Paese attraverso la formazione di moderne Forze Armate Forze di Polizia.

 

 

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