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Sabato, 20 Luglio 2019

Quale futuro quindi attende Piombino, e sopratutto quale visione dal Mare e quale odore da terra in certe giornate di scirocco. Quale prevenzione possibile, quali nascite, quale difesa futura per questa Piombino,  Principato Città Stato per più di 400 anni ben conosciuta in tutta l’ Europa. Quale futuro per il suo splendore di mare, i suoi tramonti sull’Elba e la sua gente di scoglio? Scrive la mia collega Cecilia Sandroni nata a Piombino riguardo la situazione ambientale della sua citta che ama tanto .. Dicevano che Asiu Spa (Agenzia Servizi Igiene Urbana) era un’azienda modello e un valore per i cittadini. Purtroppo non era vero. Sin dal 2012 , tra le operazioni di rilievo economico di Asiu, figurava l’ottenimento dalla Banca Popolare di Vicenza di tre mutui dell’importo di 800 mila euro ciascuno necessari a finanziare tre specifici interventi sulla discarica di Ischia di Crociano: impianto di captazione del biogas; impianto per la produzione di energia elettrica da biogas, copertura della discarica. 

Visto anche l'attuale stato degli impianti della discarica si potrebbe ipotizzare che tali mutui non sono stati utilizzati per eseguire i lavori di messa a norma della discarica, o lo furono solo in parte, mentre per la stessa ragione si potrebbe sempre ipotizzare tra le tante possibili che furono forse utilizzati per la spesa corrente. Questa è una delle molte, tante, questioni della storia di ASIU che dovrà essere chiarita. La Banca popolare di Vicenza concesse poi altri prestiti ma solo dietro contestuale sottoscrizione di azioni dell’istituto. Nel 2016 la società Asiu ha dovuto prendere atto che quelle azioni acquisite non valevano più nulla. Una questione di soldi e di buco finanziario di circa 50 milioni di euro. "Questo episodio è uno dei molti che ripetiamo attendono spiegazioni....", si legge nell’ area stampa del Comitato di Salute Pubblica della Val di Cornia creata negli ultimi mesi come supporto informativo su questo nebuloso e contestato tentativo di far diventare negli anni Piombino un polo di Rifiuti.

Sottolinea la collega che Il Comitato Salute Pubblica presieduto dal Chirurgo Alessandro Dervishi nasce nel 2018 dalla volontà di numerosi cittadini di tutelare l’ambiente e la salute viste le importanti novità, non sempre positive, che si stavano affacciando all’orizzonte di un territorio che da anni ormai attraversa una crisi economica e sociale senza precedenti: le conseguenze ambientali dovute al ridimensionamento dell’industria siderurgica, le problematiche dovute allo smaltimento dei rifiuti in costa est, e le criticità di ordine sanitario.

Il Comitato si è sempre fermamente opposto all’idea di fare di Piombino un polo nazionale di lavorazione, smaltimento, stoccaggio e spedizione di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi.

Nel territorio della Val di Cornia scrive Cecilia Sandroni si sono già insediate varie aziende che si occupano di rifiuti: RiMateria, Wecologistic, Tyrebirth. Per ora è stato  scongiurato l’insediamento della Creo, che avrebbe trasformato i rifiuti organici in lignite. Piombino, si legge, sarà inoltre il polo specializzato nelle demolizioni diventando così l’unico porto italiano che risponde ai requisiti della normativa comunitaria. A settembre è previsto il via dell’ attività di demolizione e smaltimento di 12 cassoni della Concordia, una parte sembra sarà reimpiegata per la costruzione di una banchina galleggiante.

Il Comitato della Salute dice la Collega si è sempre battuto contro la cattiva gestione della discarica attuale, l’Ex Asiu, ancora adesso in coltivazione, per la quale l’azienda ha ricevuto negli anni passati due diffide dalla Regione Toscana oltre che un sequestro da parte della magistratura, giacché non avevano mai provveduto alla messa a norma dell’impianto. Opposizione ferrea ad oltranza all’ampliamento richiesto da RiMateria in Regione di 2,850 milioni di metri cubi di rifiuti che porrebbe questa discarica sul mercato nazionale dello smaltimento dei rifiuti speciali e non più, come si voleva fare passare dall’amministrazione uscente, a servizio delle bonifiche del SIN di Piombino e della ripresa della siderurgia. Il presidente del Comitato Salute e chirurgo Alessandro Dervishi afferma:«Noi abbiamo sempre sostenuto che RiMateria debba occuparsi delle bonifiche, non è stata concepita dalle amministrazioni per fare attività di discarica, e si chiama appunto RiMateria perché avrebbe dovuto lavorare i rifiuti del SIN e riciclare ciò che era possibile, circa l’80% dei rifiuti, e creare una nuova materia utile per l’edilizia per esempio per il manto stradale. RiMateria era stata concepita anche come discarica a servizio della ripresa siderurgica. Gli spazi già autorizzati, il famoso cono rovescio di 140.000 metri cubi, per noi devono essere preservati per le esigenze del territorio, per quei rifiuti del SIN che non sono riciclabili e per la ripartenza dei forni elettrici».

Come sottolinea la Sandroni sui danni ambientali e danni alla salute sempre il Presidente Dervishi interviene: «Limitandoci alla nostra area ( Sito di Interesse Nazionale, zona che lo Stato italiano ha riconosciuto come gravemente inquinata e quindi da bonificare), diciamo subito che uno studio dal 1992 al 2011 ha evidenziato che in questo periodo sono nati 143 bambini con difetti congeniti su un totale di 4660 venuti alla luce. Si tratta quindi del 3,1%, valore che può sembrare ridotto ma che supera notevolmente il 2% di anomalie che è la media toscana. Altri studi eseguiti nello stesso periodo riguardanti la mortalità intorno a discariche di rifiuti in Toscana, hanno evidenziato eccessi di mortalità per malattie del sistema cardiocircolatorio e cerebrovascolare, per tumori al fegato, vescica, sistema linfoematopoietico e per linfomi non Hodgkin.

Venendo ai risultati di uno studio attuale (Sentieri/quinto rapporto),come scrive sul suo articolo Cecilia Sandroni  si legge che vi è una mortalità generale più alta di quella attesa su base regionale nelle sole donne, rilevando in particolare eccesso consistente di casi di tumore della pleura negli uomini e di pneumoconiosi. Riporto fedelmente quanto scritto sulla relazione medica: “Gli eccessi di mortalità osservati per malattie cardiovascolari non fanno escludere un ruolo nell’esposizione a inquinamento atmosferico cosi come riportato da evidenze di letteratura. In particolare, un rapporto dell’OMS segnala una possibile associazione da inquinamento atmosferico generato da impianti siderurgici e centrali elettriche e alcune patologie cardiovascolari”.

Risulta inoltre scrive la collega in tale studio eccesso per tumori della tiroide in entrambi i generi. La presenza di benzene come contaminante ambientale dovrà essere oggetto di sorveglianza, poiché collegabile a quattro ricoverati di età 0-14 anni per leucemia. Si confermano gli eccessi di anomalie congenite per cui gli autori invitano a eseguire approfondimenti analitici e auspicano interventi di prevenzione primaria a tutela della salute riproduttiva. Aggiungo inoltre che non sono stati considerati evidentemente i presumibili aborti eseguiti per gravi malformazioni. Su una base del genere, per niente tranquillizzante, dunque, oggi s’intende dare il via libera  a un’enorme discarica che raggiungerà le dimensioni totali di 5 milioni di metri cubi di rifiuti speciali e s’ipotizza inoltre anche il trattamento in futuro nella stessa sede di rifiuti pericolosi, che sono già trattati da parte di altra compagnia distante a poche decine di metri dalla discarica.

Per quanto riguarda l’ambiente, come ho detto, le microparticelle lesive per la salute e le varie sostanze nocive disperse in aria, già presenti e solo in parte testate dall’Arpat per loro mancanze di mezzi, chiudono il cerchio di quella che si prefigura come una devastazione ambientale che ci riporta alla triste esperienza di Taranto. Quindi non si tratta di rischi, ma si passa da un inquinamento già provato a uno largamente superiore e con effetti imprevedibili e certamente pericolosi per persone e ambiente».


A Napoli, Roma e Capua (CE) nell’ambito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Napoli, Settima Sezione, e dalla Procura della Repubblica presso il locale Tribunale per i Minorenni, i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale (TPC), hanno dato esecuzione a 6 Ordinanze di Custodia Cautelare (2 in carcere, 3 ai domiciliari ed 1 con obbligo di presentazione alla P.G.) emesse dai Giudici per le Indagini Preliminari del Tribunale Ordinario e del Tribunale per i Minorenni di Napoli, nell’ambito di una complessa attività investigativa finalizzata alla disarticolazione di un’associazione per delinquere dedita al furto ed alla ricettazione di opere d’arte provenienti dall’importante Museo partenopeo di “Villa Livia”.

L’indagine scaturisce dalle denunce presentate, nei primi mesi del 2018 ai Carabinieri del Nucleo TPC di Napoli ed alla Stazione di Napoli – Chiaia, dal direttore della struttura museale che, nel corso di una ricognizione di tutti i beni culturali presenti all’interno della Villa, ne aveva constatato l’ammanco di numerosi di essi, tra cui 22 dipinti di Scuola Napoletana del XVIII e del XIX secolo, 15 sculture in bronzo, marmi, maioliche e argenti.  

Dalle successive investigazioni, supportate anche da attività tecniche, è emerso che la custode del Museo, con la complicità del marito e due minori, organizzava i furti delle opere custodite all’interno del sito, inviando le riprese fotografiche a compiacenti compratori, alcuni dei quali operanti nel mercato antiquariale della città di Napoli, altri conosciuti come collezionisti del settore. “Villa Livia”, anche nota per aver ospitato le riprese di una puntata della 1° serie della fiction televisiva “I Bastardi di Pizzofalcone” e del film “La Paranza dei Bambini”, custodisce all’interno numerose opere, prevalentemente dipinti e sculture  di rilevante importanza sotto il profilo storico-artistico di cui solo una parte, tra cui spicca un capitello in pietra formato da due frammenti con lavorazione a foglie di epoca romana del I secolo a.C., è stata recuperata nelle perquisizioni effettuate il 16 luglio 2018.

Nel corso delle operazioni compiute nella mattinata di oggi si è proceduto, anche, all’esecuzione di nr. 8 decreti di perquisizione domiciliare nei confronti degli acquirenti a riscontro dell’attività investigativa compiuta.

 

Ieri 11 luglio 2019, alle ore 10:00, a Roma, presso la sede dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, l’Ambasciatore Lewis M. Eisenberg, nel corso di una cerimonia, ha restituito al Generale di Divisione Claudio Vincelli, Comandante della Divisione Unità Specializzate Carabinieri, in rappresentanza del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. C. A. Giovanni Nistri e al Generale di Brigata Fabrizio Parrulli, Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC), due straordinari beni appartenenti al patrimonio culturale italiano. Le opere sono state individuate nel corso d’indagini condotte dal Comando Carabinieri TPC e dal Federal Bureau of Investigation (FBI) nell’ambito della pluriennale e sinergica azione di contrasto che, costantemente, viene svolta per arginare il traffico di beni artistici rubati o illegalmente sottratti dall’Italia:  

Il 13 luglio 2016, il Principe Boncompagni Ludovisi Nicolò, legittimo discendente del casato dei Principi di Piombino, denunciava il furto dell’importante documento storico avvenuto, tra il 1940 e il 2016, dall’archivio privato Boncompagni Ludovisi di Roma.

Le indagini del Comando Carabinieri TPC permettevano di stabilire che il bene era stato venduto, nel 2016, su una piattaforma e-commerce, da un cittadino statunitense residente a New York. Sentito in merito alla provenienza della lettera, il venditore asseriva di averla acquistata da un discendente della stessa famiglia nobiliare, senza però fornire documentazione che attestasse la veridicità di quanto dichiarato. Il prezioso manoscritto, successivamente, era stato acquistato da un ricco imprenditore americano residente in California.

Gli elementi investigativi acquisiti, nel 2018, forniti all’Ufficio FBI presso l’Ambasciata USA a Roma e a quello di Los Angeles, hanno consentito di avviare le procedure di recupero del bene.

Il 16 dicembre 2015, l’UNESCO di Parigi inviava una missiva alla Rappresentanza Permanente d’Italia presso quell’Organizzazione Internazionale, con cui estendeva anche al nostro Paese la richiesta di collaborazione, avanzata dalle Autorità statunitensi, in ordine ad alcuni beni archeologici, recuperati negli USA, di cui non era nota la provenienza.

Il Federal Bureau of Investigation, delegato per le verifiche del caso da parte americana, aveva inserito tali reperti in un database, consultabile on-line dagli Stati interessati.

La comparazione con le opere censite nella Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti gestita dal Comando Carabinieri TPC, nel frattempo attivato, aveva dato esito negativo. Sono stati gli ulteriori approfondimenti degli investigatori del Comando, svolti in collaborazione con il servizio FBI di Washington D.C., a permettere di dimostrare la riconducibilità del prezioso mosaico a scavi illeciti effettuati in Italia, in data imprecisata, e di ottenerne la restituzione.

Questi sono gli ultimi di una serie significativa di successi investigativi, frutto di complicate ed appassionate indagini, che cementano ulteriormente i rapporti di straordinaria cooperazione tra i Carabinieri del Comando Tutela Patrimonio Culturale e le Agenzie Federali statunitensi tra cui, nello specifico, il Federal Bureau of Investigation. Questi risultati permettono di percepire chiaramente come sia possibile combattere con maggior efficacia la difficile guerra ai trafficanti di opere d’arte e di reperti archeologici solo se in entrambi i Paesi vi sia adeguata sensibilità per la protezione del patrimonio culturale ed appassionata volontà, da parte delle Istituzioni interessate, di lottare contro un nemico che deve considerarsi comune.

Questi beni rappresentano, infine, la cultura restituita e costituiscono il più bello e forte simbolo della cultura della restituzione: un impegno che Stati Uniti d’America e Italia, da anni, attuano reciprocamente e diffondono affinché si realizzi, sempre più, quel circuito virtuoso di sensibilità e consapevolezza che è alla base di ogni efficace azione di prevenzione e repressione del traffico illecito.

La rivoluzione ellenica trasforma, dunque, politica e prospettive della Grecia sia in campo nazionale che nel panorama internazionale. Ma come cambia il rapporto di Atene con l’Unione Europa? E quello con la Cina? Due domande a cui vale la pena rispondere.  

La Grecia vuole investimenti ma guai a far arrabbiare la nuova leadership dell’Unione Europa: Ursula von Leyen sarà a capo della Commissione Europea e la tedesca ha speso parole al vetriolo per la Cina di Xi Jinping. Restare in equilibrio è complicato ma per Atene è questione di vita o di morte.  

Il South China Morning Post, fa notare come riporta il Giornale, che fu un governo di Nuova Democrazia, nel 2004, a lanciare per primo il rafforzamento delle relazioni greco-cinesi, le stesse che hanno portato recentemente la Cina a mettere le mani su diversi asset statali ellenici, fra cui il porto del Pireo. Pechino ha in mente per la Grecia un ruolo ben preciso; Atene è perfetta per ricoprire le vesti di hub strategico per il commercio e l’energia. La sensazione, visti i conti del Paese, è che Mitsotakis continui a mantenere attive le relazioni con il Dragone. 

La Grecia si appresta a entrare in una delicata fase di equilibrismo. Da una parte Atene deve ricostruire la sua economia dopo il quasi crack del 2015, e quindi il governo greco è pronto ad accogliere con piacere gli investimenti provenienti da Pechino. Dall’altro il Paese non ha intenzione di fare uno sgarbo all’Unione Europa, che è sempre più scettica nei confronti della Cina. Ogni azione genererà una reazione: il problema, per la nuova leadership ellenica, sarà capire se questa reazione sarà o meno dannosa per il fragile sistema economico greco. Certo, Misotakis potrebbe anche scegliere di utilizzare la Cina per spaventare l’Unione Europea, per costringere Bruxelles a essere più flessibile in fase decisionale; impresa ardua ma coraggiosa.

Se la relazione della Grecia con Bruxelles rischia di subire degli scossoni, il futuro legame con la Cina è ancora avvolto nella nebbia. Se gli uscenti di Syriza erano entrati in orbita cinese aderendo fin da subito alla Nuova Via della Seta di Xi Jinping, il leader di Nuova Democrazia deve adesso scegliere quale strada imboccare. Giusto per fare un esempio, all’inizio dell’anno Mitsotakis si era reso protagonista di una gaffe dichiarando di non aver ricevuto offerte da nessuno riguardo un’ipotetica adesione di Atene al progetto di Pechino e di non comprendere cosa significasse aderire alla Belt and Road. In questi giorni Kyriakos Mitsotakis ha di fronte a sé due opzioni: continuare ad accogliere in Grecia fiumi di investimenti cinesi o limitarli socchiudendo la porta.

Kyriakos Mitsotakis. Con quasi il 40% dei voti ottenuti (precisamente il 39,85%), Nuova Democrazia ha staccato la sinistra radicale Syriza di circa l’8% dei consensi. Alexis Tsipras, primo ministro uscente in quota Syriza, lascia dunque la staffetta a Mitsotakis, la cui fazione ha ottenuto la possibilità di governare il Paese in solitaria avendo ottenuto 158 seggi sui 300 complessivi a causa di un bonus di 50 seggi insito nella legge elettorale greca. 

 

Quali sono i rischi, le vulnerabilità, i sogni e i bisogni dei minori stranieri non accompagnati (Msna) ospiti dei centri di prima e seconda accoglienza in Italia? La risposta arriva dal rapporto L’ascolto e la partecipazione dei minori stranieri non accompagnati in Italia frutto di un lavoro congiunto dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (AGIA) e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR). Il dossier è stato presentato oggi al Museo dell’Ara Pacis a Roma dalla Garante Filomena Albano e dalla Portavoce UNHCR per il Sud Europa Carlotta Sami.

Ventidue le strutture visitate in 11 regioni per un totale di 203 minorenni coinvolti (età media 17 anni) di 21 nazionalità diverse. Nell’ambito delle visite sono stati realizzati focus group e attività di partecipazione e ascolto. Al termine sono state adottate dall’Autorità garante raccomandazioni che rappresentano la sintesi e la voce dei ragazzi che hanno preso parte all’attività.

Tra le problematiche più segnalate, nell’80% dei centri vitati sono state rilevate diffuse e sostanziali carenze nelle informazioni e nelle attività di orientamento destinate ai ragazzi. Nel 53% è stata denunciata la mancanza di attività di socializzazione e nel 47% dei casi è risultato che la permanenza nei centri di prima accoglienza o emergenziali si è protratta ben oltre i 30 giorni massimi fissati dalla legge. I gestori dei centri hanno lamentato tempi lunghi per la nomina dei tutori. Insieme ai ragazzi hanno inoltre segnalato l’impossibilità di far giocare i giovani in squadre di calcio iscritte alla Figc, poiché per il tesseramento è richiesta la firma di autorizzazione da parte di un genitore.

L’80% dei minorenni coinvolti poi nelle attività di partecipazione ha chiesto approfondimenti e chiarimenti sulla procedura di richiesta di protezione internazionale e il 60% li ha chiesti sul funzionamento della Commissione territoriale, competente sulla valutazione delle richieste. Il 70% ha dichiarato di aver percepito ostilità o pregiudizi, mentre il 50% ha manifestato l’esigenza di condividere tempo e spazi con i coetanei italiani. Il 40% ha dichiarato di non essersi sentito coinvolto nelle scelte al proprio percorso legale in Italia.

“Ascolto e partecipazione sono stati gli assi su cui è stato sviluppato il ricco e articolato piano di lavoro realizzato in questi due anni con UNHCR”, dice Filomena Albano. “Grazie all’ascolto è stato possibile impostare le attività di partecipazione avviate nel 2018. Pur trattandosi di attività sperimentali le azioni hanno rappresentato una grande occasione di crescita. I giovani ospiti del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) di Firenze e Pescara ad esempio hanno portato la loro testimonianza ai corsi di formazione per aspiranti tutori volontari. Quelli di Roma hanno partecipato a laboratori di fotografia che sono stati l’occasione per realizzare la mostra Io So(g)no, in esposizione al Museo dell’Ara Pacis dal 19 giugno. Le attività hanno permesso ai minori di sentirsi parte di un processo in cui loro, al pari degli adulti, sono stati parte attiva”.

“Quasi la metà della popolazione rifugiata nel mondo è costituita da bambini, molti dei quali trascorrono tutta la loro infanzia lontano da casa”, dichiara Carlotta Sami. “E’ molto importante collaborare con i minori stessi per garantire loro protezione, rafforzando i meccanismi di partecipazione attiva nelle decisioni che li riguardano, anche attraverso la collaborazione con le autorità nazionali come AGIA”.

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