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Lunedì, 01 Maggio 2017

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In occasione del cinquantenario della scomparsa del grande Antonio de Curtis, in arte Totò, avvenuta il 15 aprile 1967, e nell’ambito delle celebrazioni che si terranno in suo ricordo, la città di Napoli ospita la mostra monumentale Totò Genio, voluta dall’Associazione Antonio de Curtis, promossa e co-organizzata dal Comune di Napoli in collaborazione con le maggiori istituzioni culturali del paese, l’Istituto Luce, il Polo Museale della Campania – Palazzo Reale, la RAI, la Siae - Società italiana degli Autori ed Editori, con il contributo di Rai Teche e dell’Archivio Centrale dello Stato.

La mostra ospitata a Napoli  è la prima grande antologica dedicata a Totò e vuole mettere in luce la grandezza di uno dei maggiori interpreti italiani del Novecento: un viaggio indietro nel tempo, attraverso l’arte universale di Totò, figura poliedrica che ha giocato la sua vita gomito a gomito con l’arte dello stupore.

Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfiro – genito Gagliardi De Curtis Di Bisanzio, più brevemente Antonio de Curtis e conosciuto al grande pubblico come Totò, è stato uno dei maggiori artisti italiani, simbolo dello spettacolo comico in Italia, un artista a tutto tondo, attore di teatro e di cinema (sono 97 i film da lui interpretati) ma anche poeta e autore di  canzoni.

Proprio in virtù del forte legame che univa Totò a Napoli, si è scelto di ospitare questa grande mostra nella città da lui tanto amata, come prima tappa di un lungo progetto itinerante nazionale e poi internazionale. Tre i luoghi prescelti per mettere insieme i tanti tasselli di un grande mosaico che rappresenta l’arte di Totò: il Museo Civico di Castel Nuovo (Maschio Angioino), Palazzo Reale e il Convento di San Domenico Maggiore. All’interno di questi prestigiosi spazi si snoda il percorso delle mostre nella mostra, che ripercorrono e raccontano attraverso centinaia di documenti tra fotografie, filmati, costumi di scena, locandine di film, interviste, disegni, riviste e giornali d’epoca, spezzoni cinematografici e televisivi, manoscritti personali, lettere, cimeli e materiale inedito, la vita, l’arte e la grandezza del Principe Antonio de Curtis.

Le mostre nella mostra:

“Genio tra i geni”

Museo Civico di Castel Nuovo (Maschio Angioino)- Cappella Palatina

La mostra ospitata nella Cappella Palatina del Museo Civico di Castel Nuovo ripercorre e racconta il rapporto tra Totò e i grandi della cultura del Novecento.

L’esposizione inizia con i disegni che Federico Fellini dedicò a Totò, che in lui vedeva un artista senza tempo; a seguire i disegni realizzati negli anni ’50 da Ettore Scola per la rivista satirica Marc’Aurelio e gli oltre trenta schizzi di Pasolini per La terra vista dalla luna, episodio del film Le streghe (1967) interpretato da Totò.

Una selezione di interviste a personaggi di spicco della cultura e dello che raccontano il loro legame con Totò e quello che il grande attore ha rappresentato per loro.

Si possono poi ammirare i disegni di fumettisti celebri come Crepax, Pratt, Manara, Onorato e Pazienza, e l’opera di Mimmo Paladino Posti in piedi…a prescindere  ispirata alla figura di Totò. Sono esposti infine documenti e carteggi, come quelli di Pasolini e Zavattini, e fotografie che lo ritraggono insieme ai grandi personaggi del Novecento.

“Totò, che spettacolo!”

La vita, il varietà, la poesia, le canzoni, la biblioteca, le cose di Totò (il famoso baule). L’Istituto Luce  e la Rai per Totò.

Palazzo Reale – Sala Dorica

Nella sala Dorica di Palazzo Reale viene analizzato il rapporto tra Totò e le arti: costumi di scena originali, filmati e installazioni multimediali  sono al centro di questa sezione, in cui Totò sarà nuovamente in scena con la sue voce e le sue inconfondibili “smorfie”. Al centro il baule di scena, che Totò portava sempre con se nei teatri e nei set cinematografici. Il baule, affidato, custodito e successivamente donato da Totò a suo cugino e segretario Eduardo Clemente attualmente è custodito dal figlio Federico, che lo ha messo a disposizione per l’esposizione. Sono esposte anche quattro poesie inedite che mettono in luce il Totò più intimo e lontano dai riflettori e dall’immagine di Principe della risata, quello che rifugiava sentimenti e sensazioni nella poesia o nelle canzoni.

“Dentro Totò”

Convento di San Domenico Maggiore (Grande Refettorio e Piccolo Refettorio)

La mostra ospitata all’interno del Convento di San Domenico Maggiore permette di scoprire nuovi importanti aspetti della figura del grande artista, attraverso diverse sezioni. In questa parte viene raccontato un Totò più “privato”, le due persone racchiuse in Totò, nella vita e sulla scena, diverse e complementari. Attore grandissimo e uomo fragile.

In questa parte della mostra viene raccontato il suo grande amore per Franca Faldini, compagna degli ultimi quindici anni di vita. Il suo legame con Napoli, attraverso un filmato eccezionale che mostra un inedito Totò nella veste di Cicerone che illustra a dei turisti “Napule” a’riggina. E ancora il suo grande amore per gli animali, in particolare per i cani, per i quali Totò provava un affetto sincero e incondizionato. La passione per l’araldica e quella per la cucina, che viene raccontata attraverso le ricette tramandate dalla figlia Liliana.

Totò e la pubblicità racconta un aspetto meno noto della sua carriera; come molti altri personaggi del cinema e della televisione, ha fornito la propria testimonianza diretta sulla qualità dei prodotti italiani. Negli anni è stato testimonial di diversi prodotti, come nel 1957, quando insieme a Franca Faldini è stato protagonista della pubblicità della Lambretta, oppure ancora nel caso della Perugina, che lo scelse come volto per pubblicizzare il famoso Bacio.

Nessuno mi ricorderà è la frase con cui, pochi giorni prima della sua scomparsa, Totò chiuse un’intervista. In questa parte della mostra vengono raccontati i suoi funerali, che furono tre, il primo a Roma, il secondo a Napoli e il terzo nel Rione Sanità a Napoli, in cui era nato. Attraverso fotografie, filmati storici provenienti dall’Archivio Luce e dalla Rai, giornali e ricordi, viene data testimonianza del sentito e meraviglioso addio che Napoli ha rivolto al suo più grande artista.

La mostra si chiude con Totò e il cinema, allestita nel Piccolo Refettorio, dove sono esposti manifesti, locandine e fotobuste dei 97 film che hanno visto protagonista Totò e che lo hanno fatto conoscere al grande pubblico.

Curata da Alessandro Nicosia, che ha coordinato anche la direzione generale del progetto, insieme a Vincenzo Mollica, la mostra è prodotta da C.O.R, Creare Organizzare Realizzare.

Il catalogo ufficiale, realizzato da Skira, è introdotto da una prefazione di Goffredo Fofi.

 

13 aprile – 9 luglio 2017

Napoli: Palazzo Reale - Museo Civico di Castel Nuovo (Maschio Angioino) - Convento di San Domenico Maggiore

 

 

La provincia di Pescara e il comune di Farindola sono ufficialmente sotto accusa per la tragedia dell'Hotel Rigopiano. 

Sei indagati della prima tranche di inchiesta sulla tragedia di Rigopiano sono iscritti sul registro per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose. Al direttore dell'hotel Di Tommaso è stato indagato anche ai sensi dell'art. 437, per atti omissivi in ambito di sicurezza sul lavoro. Gli inviti a comparire stilati dalla procura di Pescara, pm Tedeschini e Papalia, nei confronti del presidente della Provincia Antonio Di Marco, del sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, del direttore dell'albergo Bruno Di Tommaso, dei due funzionari della Provincia Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio più il dipendente del comune di Farindola Enrico Colangeli, sono stati notificati dal Nucleo Carabinieri Forestali e dal comando provinciale dei carabinieri di Pescara.

Tra gli indagati per la tragedia dell'hotel Rigopiano risultano il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e il direttore dell'albergo Bruno Di Tommaso. Con loro sono stati iscritti sul registro degli indagati i due funzionari della Provincia Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio più il dipendente del comune di Farindola Enrico Colangeli.

Sei persone, tra amministratori e funzionari pubblici, risultano indagati dalla Procura di Pescara per la tragedia dell'Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara). Lo scorso 18 gennaio una valanga travolse la struttura causando 29 morti, mentre i superstiti furono undici. A quanto si è appreso a palazzo di Giustizia si tratterebbe di una prima tranche di inchiesta. Gli inquirenti stanno notificando in queste ore agli interessati l'iscrizione sul registro degli indagati

La strada che collega l'hotel a Farindola è di competenza della Provincia di Pescara: spettava a lei – sostengono gli investigatori del comando Carabinieri Forestali di Pescara che hanno curato questo filone d'indagine - garantirne pulizia e percorribilità. Di più: nel Piano neve approvato poche settimane prima della tragedia, quel tratto veniva indicato come “strategico”. È vero che il 18 gennaio la neve caduta era stata tanta, ma è anche vero che la turbina predisposta per l'area di Farindola, di proprietà della Provincia, era ferma in officina dal 6 gennaio perché non si trovavano i pezzi di ricambio. Nonostante ciò, ancora il 17 gennaio, nel pomeriggio, una pattuglia della polizia provinciale aveva scortato otto macchine di clienti fino al resort, nonostante le condizioni meteo sconsigliassero la salita.

Condizioni tali che, secondo i magistrati, avrebbero dovuto indurre il sindaco Lacchetta a emettere un'ordinanza di sgombero dell'hotel per pericolo incombente  uno o due giorni prima del 18 gennaio. Lo poteva fare, visto che aveva aperto un Coc (Centro operativo comunale) già il 15 per gestire l'emergenza neve. Lacchetta dovrà rispondere anche del perché durante il suo mandato non ha mai convocato la la commissione valanghe nonostante dalla Prefettura ne indicassero l' utilita. C'è poi la questione dei bollettini Meteomont, che segnalavano l'innalzamento del rischio valanghe da livello due a livello quattro (su scala di cinque): è vero che non gli sono mai stati comunicati dalla Prefettura né dalla Regione, come lui

stesso sostiene, ma secondo la procedura amministrativa ricostruita dagli inquirenti in base alle convenzioni stipulate tra gli enti locali, il sindaco aveva comunque il dovere di andare a controllare il bollettino Meteomont sul sito istituzionale in situazioni di allarme. E agire di conseguenza. 

 

"Sto bene, il problema è stata la detenzione, la privazione della libertà personale, ha detto Gabriele Del Grande ai cronisti a Bologna. "Sono stato vittima di una violenza istituzionale. Quello che mi è successo è illegale, un giornalista privato della libertà mentre sta svolgendo un lavoro in un paese amico", ha spiegato. "Non ho ancora capito perchè sono stato fermato, gli avvocati cercheranno di capirlo" ha detto Del Grande. 

Il giornalista ha ribadito di non aver subito alcun tipo di violenza: "non mi è stato torto un capello" e ha precisato che a fermarlo sono stati "agenti in borghese", per cui non è riuscito a capire se fossero poliziotti o militari. "Sono stato fermato e sono uscito stanotte dal luogo dove mi trovavo" ha spiegato.

"Ringrazio tutti, anche chi a livello turco si è mosso per me, dall'ambasciatore al ministro degli esteri della Turchia. Oggi fortunatamente sono libero"

Gabriele Del Grande è libero. Il reporter, regista e blogger di Lucca, di 34 anni, il 9 aprile scorso era stato fermato al confine con la Siria, dove stava facendo alcune interviste, e poi trattenuto in un centro di detenzione amministrativa in Turchia. Del Grande era giunto nel Paese il 7 aprile. 

L'aereo di linea della Turkish air lines che lo ha riportato in Italia da Istanbul è atterrato all'aeroporto di Bologna 

Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha parlato questa mattina con il padre di Gabriele Del Grande, Massimo, al quale ha espresso la sua grande soddisfazione per l'imminente arrivo in Italia del giornalista e blogger. Lo rende noto Palazzo Chigi. La liberazione è "frutto - sottolinea Gentiloni - dell'impegno svolto con discrezione e determinazione dalla nostra diplomazia". "Oggi è una bellissima giornata" ha detto il padre di Gabriele, nel ringraziare al telefono il premier.

Emozionato, Massimo Del Grande, padre del giornalista Gabriele appena liberato dalle autorità turche, ha annunciato che il figlio "dovrebbe arrivare questa mattina a Bologna". "Stiamo andando a prenderlo, è un gran giorno", ha detto Del Grande a Rainews 24. "Mi ha chiamato il ministro Alfano. Ci hanno detto che sta bene", ha detto ancora aggiungendo che la prima cosa che farà sarà di "abbracciarlo forte". 

"Stiamo andando tutti a Bologna. La moglie di Gabriele sta arrivando da Milano". Lo ha detto Massimo Del Grande, padre di Gabriele, in viaggio dalla provincia di Pistoia verso il capoluogo emiliano con la moglie e gli altri due figli, dove "alle 10.10 - spiega - è previsto l'arrivo dell'aereo" con a bordo il documentarista. Massimo Del Grande ha ancora spiegato che a informarlo della liberazione è stato il ministro Alfano e che ancora non ha parlato col figlio: "Come si poteva, è in aereo".

Non esiste infatti l'obbligo all'accoglienza. Esiste il dovere morale, politico e giuridico di dare assistenza ed asilo a chi fugge da guerre e persecuzioni. In una sua esclusiva il quotidiano Il Giornale spiega cosa succede con l ONG : questo non comprende i migranti economici, stranieri i cui flussi ogni Stato al mondo regola in base alle proprie capacità finanziarie e politiche. Nonostante ciò, le Ong stanno de facto sostenendo un afflusso incontrollato di uomini senza diritto all'accoglienza. Ne volete una prova? Nel 2016 delle 91mila domande di asilo esaminate in Italia, appena 17mila (il 19%) hanno avuto esito positivo. Gli altri non erano dunque profughi e "spingerli" ad arrivare in Italia per poi ottenere un giusto diniego li ha soltanto esposti ad inutili rischi in mare. Le organizzazioni umanitarie diranno che non è così, che loro pattugliano le coste libiche al solo scopo di salvare vite umane. Beh: qualcosa non sta funzionando allora. Da quando hanno iniziato le loro operazioni di SAR (ricerca e soccorso) i morti in mare non sono diminuiti. Sono aumentati.

Che con la scusa dei salvataggi combattono la loro personale battaglia per costringere il Vecchio Continente a trasformarsi in un porto accogliente per chiunque voglia sbarcare in cerca di un futuro. Senza alcuna regola.

Sia chiaro: non è certo un crimine sottrarre dall'annegamento persone che rischiano di morire su un gommone alla deriva. Ben diverso il discorso se, come sospettano le procure di Catania, Palermo, Cagliari e Reggio Calabria, le organizzazioni umanitarie in qualche modo (anche involontariamente) "incentivano" le partenze allo scopo di migliorare e aumentare i flussi migratori.

Perché lo fanno? Continua il Giornale : Il motivo è semplice: non condividono le politiche europee e non credono dunque ci sia nulla di male a fare quel che fanno. Medici Senza Frontiere, Save The Children, Moas, Sea-Eye e via dicendo pretendono la creazione di "canali legali" per le migrazioni ed è per questo che si impegnano così alacremente nel traghettarli in Italia. Finché l'Ue non aprirà le porte agli immigrati attraverso "vie istituzionali", loro continueranno a piazzarsi a poche miglia dalle coste libiche e ad intercettare i barconi. A scriverlo sono loro stesse nei propri siti internet: "Considerata la mancanza di operazioni di ricerca e soccorso dedicate e su vasta scala, abbiamo deciso di attivarci in prima persona", scrive MSF. E poi aggiunge: "Siamo consapevoli di come le operazioni di ricerca e soccorso non costituiscano affatto una soluzione: solo l’istituzione di vie legali e sicure per raggiungere l’Europa potrebbe ridurre o eliminare del tutto le morti in mare". Simili le parole usate da Save The Children: "Tra le raccomandazioni presentate alla UE e agli Stati Membri - si legge online - chiediamo di attivare e garantire vie sicure e legali attraverso le quali i migranti, e in particolare i bambini, possano raggiungere l’Europa evitando di affidarsi a trafficanti spregiudicati". Life Boat, con la sua nave Minden, non è da meno e accusa l'Ue di avere politiche di "preclusione" del Mediterraneo. Stesso identico ritornello per tutte le altre associazioni caritatevoli.

In sintesi, secondo il quotidiano Italiano le Ong vorrebbero che l'Ue accettasse legalmente tutti gli stranieri, annullando così le rotte dei trafficanti, ma producendo immigrazione di massa. Sembra vogliano sostituirsi agli Stati, costringendo l'Italia e l'Europa ad accogliere indistintamente chiunque domandi cittadinanza. A dirlo non è un populista qualunque, ma il pm di Catania Carmelo Zuccaro. Il quale nella sua audizione di fronte alle commissioni parlamentari si è chiesto se sia "consentito ad organizzazioni private sostituirsi a forze politiche e alla volontà delle Nazioni".

L'agenzia Frontex ha più volte urlato ai quattro venti che la presenza delle imbarcazioni umanitarie favorisce gli affari dei criminali dediti alla compravendita di esseri umani. In che modo? Le organizzazioni non-profit non hanno poteri di polizia, quindi non possono arrestare gli scafisti. Azioni cui sono dedite invece i militari della missione Eu Navfor Med-Sophia. "Dobbiamo registrare una sorta di scacco che la presenza di Ong provoca all’attività di contrasto", fece presente a marzo il pm Zuccaro. Una volta scafisti e facilitatori erano costretti a rimanere sui gommoni e spesso venivano individuati e arrestati dalla marina. Oggi, invece, riescono a fuggire. Per due motivi: primo, le associazoni sono troppo vicine alla costa libica e le ore di navigazione dei migranti sono così poche che non richiedono la presenza dei trafficanti; secondo, i barconi vengono scortati da moto d'acqua per "recuperare" il colplice senza costringerlo ad avvicinarsi alle navi di salvataggio e permettendo pure di recuperare il motore per un nuovo viaggio della morte.

Le leggi del mercato fanno il resto. Nell'ultimo anno, scrive il Giornale con l'esplosione massiccia delle missioni umanitarie nel Mediterraneo, le partenze dalla Libia verso l'Italia sono cresciute del 30%. A certificarlo è l'agenzia di frontiera europea Frontex: la rotta centrale mediterranea sta registrando un incremento inimmaginabile a fronte del calo degli sbarchi provenienti dalla rotta orientale. Tra gennaio e metà aprile 2017, solo 6mila persone hanno attraversato l'Egeo, passando dalla Turchia alla Grecia (-94% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente). Sono invece 36mila i migranti traghettati in Italia e partiti dalla Tripolitania. Per monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, "le navi Ong salvano vite". Ed è vero. Ma è altrettanto vero che le operazioni delle Organizzazioni Non Governative hanno reso la rotta centrale Mediterranea la via più redditizia: costi bassi (bastano barconi malridotti), rotte brevi (le navi umanitarie sono a poche miglia dalla Libia) e pochi rischi (nessun trafficante arrestato). Per la gioia degli schiavisti.

Intanto spunta un video. Immagini chiare che potrebbero sostenere i racconti fatti dai migranti e i sospetti della procura di Catania. Nel video registrato con un cellulare dai migranti e pubblicato dalla Stampa, infatti, si vede una moto d'acqua che scorta il barcone carico di immigrati. Una decina di passeggeri in una imbarcazione di legno, con lo scafista a gestire il timone. A realizzare il filmato col cellulare è uno dei disperati in cerca di futuro in Europa. Quando inquadra il trafficante, questi lo intima di smettere. I compagni di viaggio pregano, parlano, sperano. Ma non si tratta di una traversata della disperazione. Al loro fianco infatti spunta quella moto d'acqua che secondo gli investigatori sta scortando la bagnarola fino a pochi metri dalle navi delle organizzazioni per poi caricare lo scafista e tornarsene in Libia. Poco dopo i migranti vengono caricati sulla Aquarius, il "vascello da ricerca" gestito in coppia da Sos-Mediterranée e Medici Senza Frontiere. Il telefonino mostra i canti, i balli e le feste di chi ormai si trova al sicuro sul ponte delle associazioni caritatevoli.

La Farnesina e l'Ambasciata d'Italia ad Ankara - si legge nella nota diffusa dalla Farnesina - stanno seguendo il caso del giornalista Gabriele Del Grande con la massima attenzione, sin dal suo inizio, in costante contatto con i familiari. Anche nella giornata di oggi sono proseguiti i contatti con la compagna di Gabriele Del Grande e con l'avvocato della famiglia. Il ministro Alfano ha disposto l'invio a Mugla - dove Del Grande è detenuto - del console d'Italia a Smirne per rendere visita al connazionale e l'ambasciatore d'Italia ad Ankara ha trasmesso alle autorità turche la richiesta di visita consolare, come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963. La Farnesina chiede con insistenza, fin dal primo giorno di questa vicenda, che Gabriele Del Grande possa ricevere regolare assistenza legale e consolare. Anche grazie all'azione di sensibilizzazione condotta dall'Italia fin dall'inizio della vicenda, il signor Del Grande ha potuto oggi avere un colloquio telefonico con la famiglia. Ma ciò ovviamente non basta, in quanto la Farnesina chiede che Del Grande sia rimesso in libertà, nel pieno rispetto della legge.

"Sto bene, non mi è stato torto un capello ma non posso telefonare, hanno sequestrato il mio cellulare e le mie cose, sebbene non mi venga contestato nessun reato". Lo ha detto al telefono Gabriele Del Grande, il giornalista italiano fermato in Turchia durante un controllo dalle autorità al confine con la Siria e trattenuto da alcuni giorni in un centro di detenzione amministrativa, riuscendo a chiamare in Italia dal telefono del Centro dove è detenuto. Mentre telefonava ha raccontato di essere circondato da quattro poliziotti.

"Inizio lo sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti",  ha annunciato chiamando la sua compagna e alcuni amici. "I miei documenti sono in regola, ma non mi è permesso di nominare un avvocato, né mi è dato sapere quando finirà questo fermo - ha aggiunto nella telefonata - La ragione del fermo è legata al contenuto del mio lavoro. Ho subito interrogatori al riguardo. Ho potuto telefonare solo dopo giorni di protesta".

Gabriele Del Grande, 35 anni, è reporter e documentarista. Nel 2014, insieme ad Antonio Augugliaro e Khaled Soliman Al Nassiry, ha realizzato il documentario io sto con la sposa che racconta la vera storia di cinque profughi palestinesi e siriani, sbarcati a Lampedusa, che per arrivare in Svezia mettono in scena un finto matrimonio. Finanziato con il crowdfunding, il film è stato presentato alla 71 ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia, sezione Orizzonti.

Come giornalista ha collaborato con L'Unità, Redattore Sociale, Peace Reporter. Ha scritto i libri "Mamadou va a morire", "Il mare di mezzo" e "Roma senza fissa dimora". Nel 2013 ha realizzato un reportage sulla guerra civile siriana, pubblicato da Internazionale.

Nato a Lucca nel 1982, i familiari di Gabriele vivono nella montagna pistoiese: “Da stasera inizio lo sciopero della fame e invito tutti a mobilitarsi per chiedere che vengano rispettati i miei diritti.” E oggi, alle ore 14:30, una conferenza stampa a Roma ha visto coinvolti non solo esponenti politici ma anche registi, tra cui Valerio Mastandrea, chiamati a mobilitarsi affinché Gabriele Del Grande possa tornare a casa.

Ma perché Gabriele Del Grande, giornalista, blogger e regista italiano è stato arrestato in Turchia? Perché è ancora tenuto prigioniero? Su questa storia lavora la Farnesina che nella serata di ieri ha diramato una nota affinché si invitino le autorità turche a rilasciare Del Grande nel pieno rispetto delle sue libertà. Qual è il reato contestato al giornalista italiano? Essere sprovvisto di permesso stampa, almeno stando a quanto riferito dalla fidanzata di Gabriele

Gabriele è stato bloccato al confine con la Siria lo scorso 9 aprile. Appena prima era riuscito a mandare un messaggio alla sua compagna Alexandra (che vive ad Atene) da un cellulare non suo: diceva di essere stato fermato ma sperava in un rilascio a breve. Cosa che non è stata così. Invece passano i giorni nel silenzio. Al giovane regista toscano sarebbe stato contestato, secondo alcune indiscrezioni, di essersi trovato in quei territori senza avere un permesso stampa. Ma il diretto interessato nella telefonata di oggi nega che gli siano stati contestati reati.

Gabriele Del Grande era in Turchia dal 7 aprile. Nella stessa telefonata di ieri, il giornalista italiano ha spiegato anche: “Mi hanno fermato al confine, e dopo avermi tenuto nel centro di identificazione e di espulsione di Hatay, sono stato trasferito a Mugla, sempre in un centro di identificazione ed espulsione, in isolamento”.

Una delegazione del consolato italiano di Smirne si è recata nel centro di detenzione amministrativa di Mugla, sulla costa egea meridionale della Turchia, dove è trattenuto Gabriele Del Grande, il documentarista e giornalista italiano fermato 10 giorni fa durante un controllo al confine con la Siria. Lo apprende l' ansa da fonti diplomatiche. L'invio di una rappresentanza consolare era stato disposto dal ministro degli Esteri, Angelino Alfano, mentre l'ambasciatore d'Italia ad Ankara, Luigi Mattiolo, ha trasmesso alle autorità turche la richiesta di visita consolare, come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963. Ieri, in una breve telefonata ai familiari in Italia, il 35enne reporter toscano aveva raccontato di essere stato trasferito a Mugla dopo essere stato inizialmente trattenuto in un altro centro di detenzione nella provincia di Hatay, al confine turco-siriano.

"Ho in fase di lavorazione un contatto mio personale e diretto con il Governo turco, per fargli capire chiaramente qual è il livello di attenzione del nostro Paese su questa vicenda". Lo ha detto il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, a proposito della vicenda del giornalista Gabriele Del Grande, trattenuto in Turchia, intervenendo a margine di una tappa del roadshow 'Italia per le imprese' in corso a Pescara.

La Farnesina ha chiesto che il giornalista, fermato in Turchia, "sia rimesso in libertà, nel pieno rispetto della legge". "Il ministro Alfano - si legge in una nota - ha disposto l'invio a Mugla, dove Del Grande è detenuto, del console d'Italia a Smirne per rendere visita al connazionale" mentre "l'ambasciatore d'Italia ad Ankara ha trasmesso alle autorità turche la richiesta di visita consolare, come previsto dalla Convenzione di Vienna del 1963".

Sabato erano arrivate rassicurazioni anche dalla Farnesina. "Sta bene. E' stato fermato perché si trovava in una zona del Paese in cui non è consentito l'accesso". Il ministero degli Esteri, in stretto raccordo con l'Ambasciata d'Italia ad Ankara e il Consolato a Smirne, continua a seguire il caso con la massima attenzione per favorire una rapida soluzione della vicenda.

La Farnesina sta prestando ogni possibile assistenza alla famiglia del reporter, 35 anni, con la quale è in costante contatto. Ad auspicare che "al più presto siano noti i tempi e le modalità di rimpatrio" sono stati oggi il legale della famiglia di Del Grande, Alessandra Ballerini, e Luigi Manconi, presidente della commissione per la Tutela dei Diritti Umani del Senato. "Nella serata di ieri - scrivono Ballerini e Manconi - abbiamo ricevuto la conferma che la Farnesina mantiene la massima attenzione sulla sorte di Del Grande, trattenuto in un centro di detenzione amministrativa in Turchia, dove si trovava per scrivere il suo nuovo libro. Sempre ieri - proseguono - l'Ambasciatore italiano ad Ankara ha avuto incontri con il ministro degli Esteri e il Direttore generale del ministero dell'Interno della Turchia, che hanno confermato lo stato di buona salute di Del Grande e la sua imminente espulsione dal Paese. Lo stesso ministro degli Esteri si è impegnato a inviare una nota all'ambasciatore italiano sui tempi e le modalità del rimpatrio. Auspichiamo - concludono - che accada al più presto".

Tuttavia, considerato lo svolgimento del referendum sulla riforma della Costituzione in Turchia, il rimpatrio potrebbe aver preso del tempo. I controlli nei confronti dei reporter, anche stranieri, si sono ulteriormente irrigiditi in Turchia con l'introduzione dello stato d'emergenza, decretato dopo il fallito golpe della scorsa estate.

Intanto i presidenti di Stati Uniti e Turchia, Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan, si incontreranno negli Usa il mese prossimo prima del summit Nato, previsto il 25 maggio a Bruxelles. Lo ha annunciato il ministro degli esteri di Ankara, Mevlut Cavusoglu.

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