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Sabato, 21 Ottobre 2017

Israele è la perla del Medio Oriente soggetta nel tempo alla dominazione di vari Popoli tra cui egizi, assiri, babilonesi, romani e ottomani. Tutti hanno lasciato un segno del loro passaggio su questa terra con una storia millenaria contribuendo al suo immenso fascino. Qui la storia può essere toccata con mano e i racconti biblici e dei Vangeli sono concretizzati in luoghi e cose che tutti possono vedere. Molti vengono per ritrovare le origini cristiane, anche se solo il 45% viene oggi  per i pellegrinaggi, altri solo per turismo, pertanto i flussi sono in continua crescita, come ci dichiara  Tzvi Lotan, Director Overseas Department Marketing Administration del Ministero del Turismo: “Ogni mese superiamo le previsioni del mese, nel semestre precedente abbiamo registrato un 29% in più di arrivi, vuol dire 70.000 turisti in più rispetto al 2016”. Principalmente si tratta di famiglie con figli e giovani che vanno a Gerusalemme per tutto quanto hanno letto sulla città cosmopolita: divertente ed elegante, ricca di arte, storia, cultura e gastronomia. Ovviamente vengono anche per visitare i principali luoghi Santi delle tre religioni monoteiste come: il Monte del Tempio; il Muro del Pianto, il sito più sacro dell'ebraismo; la Basilica del Santo Sepolcro; la via Dolorosa, con le stazioni della Croce; la Cupola della Roccia e la Moschea al-Aqsa. Gerusalemme Vecchia, dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO,  può essere visitata con i pacchetti speciali denominati “Gerusalemme Mozzafiato”. Molti i voli diretti dall'Italia, fra cui il volo diretto da Napoli per Tel Aviv. Nel museo d'Israele di Gerusalemme sono esposti: il modello dell'antica Gerusalemme del secondo Tempio e la nuova mostra della tomba di Re Erode il Grande. Il Mercato Mahane Yehuda  offre un enorme assortimento di prodotti, i clienti e i commercianti rappresentano l’intera società israeliana: askenaziti, sefarditi, religiosi, laici, ricchi e poveri.

Al mercato tutti sono uguali, tutti stretti uno all’altro mentre cercano di farsi largo tra le caotiche stradine del mercato. Il paese offre tanto: ad un'ora di auto o di autobus dalla capitale vi è il Mar Morto, il punto più basso della terra  con i suoi 422 metri sotto il livello del mare, un lago di acqua salmastra che ha una così alta concentrazione di sale che chi si immerge resta a galla. Anche l’aria circostante ha proprietà curative che può aiutare a combattere problemi respiratori e del sistema nervoso. Sulle sue sponde nel tempo sono sorti vari alberghi  e ristoranti. Le escursioni nel deserto in Jeep partono da lì, oltre il panorama si andrà alla scoperta dei segreti che il deserto racchiude: la statua della “Moglie di Lot”; il monte di Sodoma; le caverne naturalmente refrigerate e quelle in cui sono stati rinvenuti i Rotoli del Mar Morto, i primi manoscritti biblici conosciuti, esposti nel museo di Gerusalemme. Nei dintorni il luogo di maggiore interesse è la fortezza di Massada, ora patrimonio UNESCO, fatta erigere da Erode il Grande su di un altopiano roccioso con mura alte cinque metri rendendola pressoché inespugnabile.

  Nel '74 fu assediata dai Romani e i 960 ribelli per non farsi prendere vivi preferirono il suicidio collettivo, cosa unica nella storia. Prima della costruzione della funivia, si poteva accedere solo dal cosiddetto “sentiero del serpente”. Alla confluenza del fiume Giordano con il lago di Tiberiade  è possibile assistere al battesimo collettivo per immersione, seguito da canti religiosi di gruppi di fedeli. Intorno al lago di Tiberiade vi sono: i resti della Sinagoga dove Gesù iniziò la Sua missione; la casa della suocera di Pietro a Cafarnao in cui dormì; la roccia dove moltiplicò i pani e i pesci e quella su cui mangiò con sei Apostoli dopo la Resurrezione; il Monte delle Beatitudini, in cui pronunciò il Discorso sul Monte. A Cesarea Pilato soggiornò prima di essere trasferito a Gerusalemme. Su di uno splendido mare azzurro si affacciano: i ruderi del palazzo di Erode che ospitò Pilato; dell'acquedotto; delle terme e dell'anfiteatro, utilizzato oggi per spettacoli, e in cui fu ritrovata una lapide a conferma della sua esistenza storica. Tel Aviv è la capitale finanziaria di Israele ed è anche detta la città che non dorme mai per le sue tante attrazioni, divertimenti ed eventi culturali.

Con le sue spiagge dorate sembra infatti fatta appositamente per i giovani, attratti dalle sue contraddizioni: gli edifici stile Bauhaus, i moderni grattacieli di cristallo e il nuovo  treno ad alta velocità che collegherà in 30 minuti Tel Aviv con  Gerusalemme e che entrerà in funzione nel 2018. Un segno del dinamismo giovanile è il progetto “Irrigate”, che in collaborazione con l’Università di Udine, ha consentito di creare con i partner israeliani una eccellenza mondiale nel settore dell'irrigazione. Dunque da Israele viene  un aiuto concreto all'agricoltura italiana. Nel deserto  del Negev, il cui clima non è cambiato per migliaia di anni,  il biochimico della pianta Aaron Fait, nato e cresciuto a Bolzano, ricercatore presso l'istituto per l 'agricoltura e la biotecnologia Blaustein per le Ricerche del Deserto di Sde Boker dell’Università di Ben Gurion è riuscito a far crescere la vite nella regione desertica. Le ricerche sono anche indirizzate per migliorare il valore nutrizionale e la qualità del seme e della frutta: “Riportando il gusto all'interno della frutta  - dice Fait  - invece di pomparla per aumentare la quantità come spesso succede”. Continua il dr. Fait  "Per  migliaia di anni l'arte della vinificazione è stata sviluppata in Europa. Ma il  clima sta cambiando, quindi i modi tradizionali presto non funzioneranno più. Ora Israele è in grado di mostrare come è possibile reinventare la viticoltura per ambienti aridi e condizioni estreme". Vengono utilizzate  moderne tecniche come: i teli di nylon per proteggere il suolo dall’evaporazione; reti colorate sui grappoli per far passare solo la quantità di luce necessaria perché il frutto maturi senza bruciare e un’irrigazione intelligente, goccia a goccia, basata sui bisogni della pianta rilevata da appositi sensori che controllano e minimizzano l'acqua. 

 

Quale che siano le motivazioni che spingono il viaggiatore a visitare Israele una cosa è certa, non resterà deluso e, al suo rientro, non vedrà l'ora di ritornarvi. La sicurezza è al primo posto e i controlli sono frequenti ma discreti oltre che all'aeroporto di Ben Gurion a Tel Aviv,  anche all'ingresso di centri commerciali e parchi pubblici.

 

 

Volentieri racconto le due intense giornate di impegno a Milano dell'associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) Onlus, fondazione di Diritto Pontificio, che dal 1947 sostiene la Chiesa con migliaia di progetti umanitari e pastorali. La prima,Venerdì 13 Ottobre, presso il Palazzo Lombardia in Regione per presentare l'ultimo Rapporto, sulla Libertà religiosa nel mondo, dedicato ai cristiani oppressi a causa della loro fede, per il biennio 2015/2017: “Perseguitati e dimenticati”. All'incontro è intervenuto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che ha detto: "Regione Lombardia conferma il proprio impegno a testimoniare, a essere presenti, a dare voce a questo tema e, se non possiamo intervenire nella lotta alle persecuzioni dove avvengono, possiamo però contribuire affinché questi fatti non siano dimenticati e se ne continui a parlare, come facciamo oggi, che è un modo per non dimenticarli". Era presente anche l'assessore alle Culture, Identità e Autonomie della Lombardia, Cristina Cappellini, che è intervenuta dicendo che, "Il nostro impegno a favore dei cristiani perseguitati è nato all'inizio della legislatura, nel 2013, anche in nome della difesa delle radici cristiane. E' un tema di cui si parla poco, anche dal punto di vista mediatico, ma che riguarda purtroppo tanti territori e tanti Paesi in tutto il mondo".

Inoltre l'assessore ha ribadito: "Spesso si pensa che la persecuzione riguardi solo i territori sotto il giogo dell'Isis che ora pare essere in difficoltà, se non addirittura definitivamente sconfitto in alcune aree del Medio Oriente ma come abbiamo sentito oggi il problema della libertà religiosa c'è ancora in troppi Paesi, dalla Cina alla Corea del Nord. E' una piaga di questo secolo”. La Cappellini ha voluto sottolineare lo straordinario impegno della Regione nei confronti di questo tema. La "Regione Lombardia - ha sottolineato l'assessore - ha organizzato su questo tema convegni, mostre, iniziative: chi ha partecipato ha aperto gli occhi perché questi sono argomenti che sfuggono nel flusso di notizie che durante la giornata ci arrivano. Se non ci si mette con i propri occhi a guardare immagini, dati, numeri riguardanti le persecuzioni difficilmente si riesce a cogliere la portata del dramma dei cristiani perseguitati". "La nostra attività di sensibilizzazione - ha aggiunto l'assessore - ritengo abbia prodotto effetti positivi. Regione Lombardia è l'unica istituzione che si è presa a cuore questo tema, speriamo che in futuro anche qualcun altro ci segua e si interessi a questa tema promuovendo iniziative analoghe alle nostre".

Alla presentazione Documento, hanno partecipato anche il presidente e il direttore di ACS-Italia, Alfredo Mantovano e Alessandro Monteduro e sua beatitudine Ibrahim Isaac Sidrak, Patriarca della Chiesa copto-cattolica in Egitto, rappresentante di una comunità recentemente oggetto di efferati attacchi da parte di terroristi islamisti.

Lo studio prende in esame tredici Paesi in cui le negazioni alla libertà di fede dei cristiani sono più efferate e sottolinea come la situazione dei cristiani sia peggiorata dal 2015 a causa di violenze e oppressione. Il dato è particolarmente significativo considerato il peggioramento già registrato nella precedente edizione del rapporto.
“Oggi - scrivono nella prefazione Alfredo Mantovano e Alessandro Monteduro - vaste aree del mondo subiscono l’azione di due aggressivi ceppi virali, l’ideologia di alcuni Stati e gli estremismi di matrice politico-religiosa, entrambi contrari all’autentica libertà religiosa. Con una nuova edizione del Rapporto “Perseguitati e dimenticati” ACS intende informare e coinvolgere chi vorrà pacificamente schierarsi contro il dilagare del virus della persecuzione anticristiana”.

L'altro evento in cui è stata coinvolta l'associazione di Diritto Pontifico, è stata la Santa Messa celebrata domenica 14, da padre Karam Najeeb Yousif Shamasha, nella Chiesa di san Gottardo a Milano. Durante l'omelia il sacerdote iracheno ha raccontato, sintetizzando,  i vari passaggi della persecuzione dei cristiani in Iraq, e la distruzione dei loro villaggi, in particolare quella riguardante la Piana di Ninive, particolarmente colpita dai terroristi islamisti del sedicente Stato Islamico (Isis). Tra l'altro il sacerdote si è soffermato sul Progetto di ricostruzione dei villaggi cristiani della Piana di Ninive. Approssimativamente ci sono 95.000 persone costrette alla fuga da Mosul che dovrebbero ritornare alle loro radici. Molti di questi, oltre alla sofferenza spirituale e alla paura per le proprie vite, hanno visto uccisi diversi familiari per mano dell'Isis e si sono ritrovati in miseria, essendo dovuti fuggire soltanto con i vestiti che indossavano.

Si tratta di una sorta di “Piano Marshall per i cristiani in Iraq”, ha detto il sacerdote iracheno, che prevede non soltanto la riedificazione delle case, ma anche un sostegno alla creazione di posti di lavoro. La missione di Acs in Iraq, oggi, è dare un senso al martirio di padre Ragheed Ganni. L'associazione, in questo momento siamo impegnati in Iraq per consentire a 120 mila cristiani, costretti alla fuga dall’estremismo islamico nel 2014, di tornare a vivere nelle loro case. Ricostruiamo le case, ricostruiamo le scuole, ricostruiamo gli ospedali, ricostruiamo i luoghi di preghiera, ricostruiamo tutto il sistema infrastrutturale.

Infine don Karam ha parlato del suo confratello padre Ragheed Ganni, barbaramente ucciso a Mosul il 3 giugno del 2007 da un commando di terroristi islamisti. La storia di padre Ganni è riassunta in un libretto: “Un sacerdote cattolico nello stato islamico”, pubblicato recentemente da Acs, autore è padre Rebwar Audish Basa, allievo a Baghdad di padre Ganni e suo amico. Il sacerdote ha deciso di scrivere il libro, per ricordare con Aiuto alla Chiesa che Soffre la figura di quello che fu il segretario del vescovo di Mosul, mons. Faraj Rahho, anch’egli ucciso in Iraq, e il parroco della chiesa dello Spirito Santo. Peraltro, fu proprio la Fondazione pontificia, con i suoi benefattori, ad offrire al giovane Ragheed una borsa di studio per completare la propria educazione a Roma: dopo, nonostante fosse già scoppiata la guerra, padre Ganni decise di tornare in patria, per svolgere la propria missione in una terra di persecuzione, misurandosi più volte con la crudeltà e le minacce degli islamisti nei confronti delle comunità cristiane locali, fino alla morte.

Il giovane sacerdote iracheno, prima di essere ucciso, i suoi assassini gli chiesero: “Ti abbiamo detto di chiudere la chiesa. Perché non l’hai chiusa?”; lui rispose: “Non possiamo chiudere la casa di Dio”. È stato ucciso perché la sua colpa era quella di appartenere ad una minoranza cristiana in Iraq, cioè era un cristiano iracheno. Quando gli hanno sparato, i proiettili hanno colpito, trapassandolo, anche il documento che aveva con sé: sono entrati dal lato in cui c’era scritto “Repubblica dell’Iraq” e sono usciti dall’altro lato, dove c’era scritto “cristiano”. Hanno, dunque, intaccato anche questa identità cristiana.

La prefazione è del cardinale Fernando Filoni, prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, che incontrò padre Ganni quando era nunzio apostolico in Iraq, il libro è anche il frutto del continuo impegno nel Paese del Golfo di Aiuto alla Chiesa che Soffre. Una delegazione di Acs nel marzo scorso era in visita nel villaggio natale di padre Ganni, Karemles. E ha ritrovato la pietra tombale del sacerdote.

Il 22 aprile scorso, Papa Francesco visitando la Basilica romana di San Bartolomeo all'Isola Tiberina in Roma, la Chiesa che custodisce il memoriale dei testimoni della fede del ventesimo e del ventunesimo secolo, presiedendo la Liturgia della parola,ha venerato la memoria di padre Ganni,e quella del suo arcivescovo Paulos Faraj Rahho, anch'egli accomunato nel martirio per la fede il 12 marzo 2008. Particolare significativo, durante la celebrazione, Papa Francesco ha indossato la stola che don Ragheed indossava mentre serviva a Mosul. È una stola rossa, che ci riferisce anche del suo martirio. Così il Papa ha inteso onorare don Ragheed, e la Chiesa in Iraq e tutti i nuovi martiri che hanno versato il loro sangue per la fede.

 

Insulti, sputi, minacce al capotreno è successa sabato scorso sul Regionale 5740 Venezia-Bassano del Grappa.

I vandali hanno svuotato un estintore e hanno inveito contro alcuni passeggeri fino a sputargli addosso.

Il treno era partito dalla stazione di Mestre alle 21.08 e sarebbe dovuto arrivare a Bassano alle 22.07, ma alla fine è giunto a destinazione solo alle 22.45. Tutta colpa dell'arrivo dei nordafricani che sono saliti a bordo alla stazione di Castelfranco con urla e strepiti. "Questo treno è nostro", hanno urlato davanti a mamme e bambini spaventati.

Come riporta La Tribuna di Treviso , il giovane di circa 20 anni è salito ieri sera sul treno, naturalmente senza biglietto. Quando il personale di bordo gli ha chiesto il titolo di viaggio è andato su tutte le furie. Prima ha minacciato il controllore e poi ha inveito contro alcuni passeggeri. Infine, il nordafricano ha raccolto un grosso sasso da terra e minacciando di scagliarlo contro il personale del convoglio è riuscito a darsi alla fuga.

Insomma, i passeggeri hanno vissuto lo stesso panico e lo stesso terrore del primo ottobre scorso quando cinque nordafricani hanno preso in ostaggio il treno insultando, sputando contro i passeggeri, svuotando un estintore e minacciando un capotreno. "Questo treno è nostro", urlavano senza alcuna paura davanti a madri, padri e bambini. Chi provava a farli ragionare peggiorava soltanto le cose, veniva insultato e rischiava di prendersi qualche gancio in faccia. Chi si avvicinava di essere strattonato, preso per la nuca o per il collo e minacciato.

«Venite, l’ho riconosciuto: è uno dei cinque che sabato notte ha trasformato questa corsa in un inferno. E anche oggi è su di giri». Erano le 21.30 di ieri sera quando il capotreno del convoglio che stava per raggiungere la stazione di Castello di Godego ha chiamato la polizia, denunciando la presenza a bordo di uno dei membri della baby gang che, nello scorso fine settimana, ha tenuto in ostaggio per un’ora quello stesso treno, tra Bassano e Castello.

Anche ieri sono stati attimi di tensione: il ragazzo, un nordafricano di circa vent’anni, viaggiava (ancora) senza biglietto. E alla richiesta di esibire il titolo di viaggio è andato in escandescenza. Prima, le minacce al controllore. Poi, le urla rivolte agli altri viaggiatori. Infine, la fuga, raccogliendo da terra un sasso di grandi dimensioni e fingendo di scagliarlo contro il personale del treno. 

Treno che era arrivata puntuale alle 21.45 in stazione a Castello di Godego, e paradossalmente la puntualità, stavolta, è stata una beffa che ha favorito la fuga del ragazzo. Dopo l’allarme del capotreno, infatti, una pattuglia della polizia si è precipitata in stazione, non riuscendo però ad arrivare in tempo. Il giovane, sceso a piedi, è fuggito tra i campi. Nessun dubbio che si trattasse di uno dei componenti della gang di sabato sera: il personale a bordo ha riconosciuto gli stessi capelli ricci scuri, la stessa tuta nera, le stesse scarpe da ginnastica.

Un testimone di ritorno con la moglie dalla Biennale di Venezia ha raccontato quei drammatici momenti: "Stavo tornando a Bassano con mia moglie dopo aver trascorso una giornata alla Biennale il viaggio è filato via liscio fino a Castelfranco, quando è salito un gruppo di giovani africani, in particolare magrebini. Erano alterati, probabilmente dall'alcol.

Alcuni avevano delle bottiglie di alcolici in mano. Se la sono presa con un giovane. Non so se fosse salito con loro o addirittura facesse parte del gruppo. So soltanto che l'hanno spinto e insultato. Ci siamo tutti impauriti per l'aggressività ingiustificata di quei giovani. Nel frattempo il treno è ripartito ma gli animi, invece di quietarsi, si sono surriscaldati. Arrivato a Castello di Godego il treno s'è fermato. 

Penso continua - per quasi cinquanta minuti. Il punto è che alcuni viaggiatori hanno cercato di calmare gli animi. Ma invece di quietarli, li hanno riaccesi. Ci sono state urla, spinte nei confronti dei passeggeri, qualcuno ha attivato un estintore. Ho iniziato a fotografare continua il testimone - qualcuno di loro mi ha visto e mi ha minacciato: ti spacco la faccia".

Il racconto della Tribuna di Treviso è da brividi. "Guai a chi tentava, seppur con le migliori intenzioni, di riportarli alla ragione. Chi si avvicinava a loro veniva preso per la nuca o per il collo e minacciato", scrive il quotidiano. Alla fine alcuni passeggeri hanno fatto scattare l'allarme, il treno si è fermato e soltanto l'arrivo dei carabinieri ha potuto placare la furia degli aggressori

Gli agenti non si sono comunque dati per vinti, e ieri notte hanno continuato a cercare il ragazzo nelle vicinanze della stazione. Non è ancora chiaro se il ragazzo avesse dei complici, magari in altri scompartimenti del treno, appartenenti alla stessa banda che ha terrorizzato i passeggeri pochi giorni fa.

La violenza sulle donne non è fatta solo di aggressioni che sfociano in femminicidi. Spesso nasce e si concretizza in comportamenti sbagliati, forme di violenza subdole e striscianti che è difficile riconoscere – soprattutto se perpetuate all’interno di una relazione di coppia - con il rischio che passino per “normalità”. 

Quando gli uomini, nelle relazioni affettive, usano il loro potere per ferire, punire e controllare viene violato il diritto delle donne e dei bambini di vivere liberamente e al sicuro.Ma il casi che stiamo raccontando qui sono diversi sono successi da uomini venuti d' altri Paesi ospiti o clandestini, e di diversa cultura sulla parola donna,infatti anche ieri una turista americana di 24 anni ha raccontato ai carabinieri di essere stata violentata la notte scorsa a Firenze. 

Il caso avviene a pochi mesi dalle violenze sessuali raccontate da due studentesse Usa e subite - sempre a Firenze - da due carabinieri che le avevano riaccompagnate a casa dopo una serata in discoteca.

L'autore della violenza sarebbe probabilmente, in base alla descrizione fornita, uno straniero. La ragazza al momento si trova in ospedale, dove per lei sono scattate le procedure del 'codice rosa', riservate alle vittime di violenza. La giovane ha detto di essere andata a ballare con alcune amiche in un locale del centro storico, dove nel corso della nottata avrebbe bevuto diversi cocktail.

Nel locale, la donna avrebbe conosciuto l'uomo, insieme al quale si sarebbe poi allontanata alla fine della serata. Il mattino, intorno alle 7, sarebbe rientrata nel bed and breakfast dove alloggia, nel centro storico, accompagnata dall'uomo. 

I due si sarebbero separati davanti all'ingresso del B&B. Rientrata in camera, la 24enne sarebbe scoppiata in lacrime davanti alle amiche, raccontando di essere stata violentata. Accertamenti sono in corso da parte dei carabinieri del comando provinciale di Firenze. I militari in queste ore starebbero acquisendo le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona.

"Quello che sta accadendo contro le donne è mostruoso: è un settembre nero per l'Italia. Penso alle ultime tragedie a Rimini, nella nostra città, a Lecce e oggi anche a Catania o a Firenze. E' inaccettabile. Bisogna agire ora. Il governo intervenga subito anche con leggi speciali". Lo ha detto la sindaca di Roma Virginia Raggi a proposito degli ultimi casi di violenze sessuali.

"Qui a Roma - ha aggiunto - stiamo potenziando il nostro sistema di videosorveglianza con più telecamere: sono un deterrente. Servono più forze dell'ordine per presidiare capillarmente il territorio e in particolare le periferie. Di tutto questo ne parlerò domani al Comitato per l'Ordine e la Sicurezza convocato in Prefettura a Roma".

Piazza Bartolo Longo, a Pompei, è gremita di gente ed il colpo d’occhio è straordinario e dà subito la dimensione della devozione alla Madonna di Pompei, alla quale questa mattina decine di migliaia di persone hanno elevato la Supplica, la celebre preghiera che il fondatore del Santuario, il Beato Bartolo Longo, compose nel 1883. È un appuntamento caro ai devoti, che nella prima domenica di ottobre, così come l’8 maggio, accorrono nella città mariana per partecipare alla celebrazione della Messa, alle 10.30, e per invocare la Vergine a mezzogiorno in punto, “l’ora del mondo”.

Quest’anno, a presiedere la celebrazione Eucaristica e a guidare la preghiera, è stato il Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo Metropolita di Perugia-Città della Pieve e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. La funzione religiosa è stata concelebrata dall’Arcivescovo di Pompei, Monsignor Tommaso Caputo; dal Nunzio Apostolico emerito, Arcivescovo Luigi Travaglino; dagli Arcivescovi emeriti, Mario Milano, di Aversa, e Gioacchino Illiano, di Nocera Inferiore-Sarno. Da Bologna, Papa Francesco, al termine dell’Angelus, ha ricordato la Supplica, con queste parole: «Ci uniamo spiritualmente ai fedeli convenuti presso il Santuario di Pompei per la tradizionale Supplica presieduta oggi dal Presidente della Conferenza Episcopale Italiana Cardinale Bassetti».

Nell’omelia, l’Arcivescovo di Perugia ha spiegato l’unicità di Pompei, non solo per la presenza degli Scavi, “ricordo di gesta lontane”, ma perché nella città mariana la carità incontra la fede. «Preghiera e carità sono il messaggio della Pompei di oggi. Mentre dalla cenere antica ritornano lentamente in superficie i monumenti della città romana, che fanno di questo luogo un centro culturale ormai noto in tutto il mondo, per altro verso, da sotto la coltre del peccato e delle miserie umane, per la grazia di Dio e l’intercessione della Beata Vergine, tantissime anime tornano alla luce e alla bellezza della vita della vita cristiana. Qui i confessionali non hanno le ragnatele, come da qualche altra parte, perché sono sempre pieni e attivi. La “Nuova Pompei” è un affascinante e concreto racconto dal vivo di come l’amore per Dio non può essere che amore per il prossimo». In particolare, il Cardinale ha ricordato di aver visitato, il giorno precedente, le Opere di Carità del Santuario, sorte “per l’intuizione del Beato Bartolo Longo, anch’egli salvato dalla misericordia divina”. Qui ha incontrato “bisognosi, profughi, bambini e malati”. «I poveri, i malati, i bimbi che non hanno famiglia – ha detto, citando anche le parole di Papa Francesco, in visita all’Istituto Serafico per bambini disabili di Assisi – sono la carne straziata di Gesù». «Questa è una terra che parla di Vangelo e nel linguaggio che il Vangelo predilige: quello delle opere. La “Nuova Pompei”, però, come tante altre nostre città è anche un luogo di problemi reali, di lavoro che manca, di giovani che lo cercano e fanno fatica a trovarlo; di tensioni sociali che stentano a comporsi. È un posto, purtroppo – come ce ne sono tanti altri – dove soprusi e violenza non sono ospiti sporadici. Ma anche un luogo di conversione». Città da cui guardare con fiducia al futuro. «Per grazia di Dio, questa terra, più di ogni altra – ha detto ancora il Cardinale – è terra di speranza, perché è la casa di Maria, e il Santuario a lei dedicato è ritrovo amato di un popolo che ha la preghiera e la fiducia in Dio ben radicate nel cuore». Chi arriva al Santuario di Pompei deve tornare nella propria casa cambiato, con un cuore che Dio ha reso nuovo. «Dopo aver sperimentato il suo perdono e la sua misericordia, non possiamo tornare a “fare il male”. Consapevoli della fragilità umana che ci portiamo dentro, dobbiamo cercare con tutte le forze, di trasformarci in uomini e donne che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica: che vanno davvero a lavorare nella sua vigna, senza infingimenti. (…) Il Signore ci chiede di fare sul serio perché allontanarsi dalla giustizia e fare il male vuol dire davvero “morire”. Dio invece desidera che tutti i suoi figli vivano e possano portare frutto». È la coerenza che devono avere i cristiani per dare testimonianza. La forza lungo il cammino si ottiene dall’incessante preghiera del Santo Rosario («Torniamo a proclamare il Santo Rosario nelle famiglie», ha esortato Bassetti) e per intercessione della Madonna di Pompei.

E, nella città mariana, i frutti di una vita coerente nella fedeltà al Vangelo sono le Opere di Carità del Santuario. Nel saluto d’accoglienza al Cardinale, l’Arcivescovo Tommaso Caputo ha ricordato proprio l’impegno della Chiesa pompeiana in favore dei bisognosi: «Accanto a questa magnifica Basilica, innalzata quasi come un ex-voto per ringraziare Dio della fede ritrovata, il nostro Fondatore, il Beato Bartolo Longo, convinto che l’amore verso Dio non possa e non debba mai essere disgiunto dall’amore, reale e concreto, verso i fratelli, soprattutto quelli più poveri e in difficoltà, costruì “il santuario della carità”, una corona di opere che ancora oggi circonda questa magnifica basilica e canta la gloria di Dio. Seguendo il suo esempio, ancora oggi, non senza difficoltà, ma confidando sempre nella Provvidenza e con la collaborazione di sacerdoti, religiose, religiosi e laici, accogliamo centinaia di fratelli e sorelle bisognosi: bambini provenienti da situazioni a rischio, madri e donne in difficoltà, poveri, diversamente abili, anziani, migranti, ex tossicodipendenti, figli e figlie di detenuti, molti dei quali oggi sono qui in questa piazza. Ci sorreggono il carisma del nostro fondatore e la preghiera del Rosario, fondamento del nostro Santuario e di questa città, che si eleva quattro volte al giorno dalla nostra Basilica».

Al rito erano presenti, il Sindaco di Pompei, Pietro Amitrano; il Presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, Raffaele Cantone; il Luogotenente di Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, Fra’ Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto; e l’ex Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Daniele Mancini.

La celebrazione è stata trasmessa in diretta televisiva e in streaming da Canale 21, l’emittente televisiva campana che, da oltre venticinque anni, segue le celebrazioni e gli eventi più importanti del Santuario mariano. I fedeli lontani da Pompei hanno inoltre potuto assistere alla trasmissione attraverso la diretta streaming, realizzata sulla pagina Facebook del Santuario.

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