Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Martedì, 25 Settembre 2018

Aeroporto: "Questa p…

Set 24, 2018 Hits:154 Crotone

Lega: Per Sculco e per i …

Set 24, 2018 Hits:170 Crotone

Le creazioni di Affidato …

Set 21, 2018 Hits:308 Crotone

Maria Taglioni: Beatrice …

Ago 28, 2018 Hits:1089 Crotone

Grande concerto al Museo …

Ago 28, 2018 Hits:1002 Crotone

Forever young: Enzo Fogli…

Ago 06, 2018 Hits:2410 Crotone

Giornate del Cinema Lucan…

Lug 31, 2018 Hits:2263 Crotone

Scenari da guerra che hanno alimentato sospetti su una presunta regia di questi strani fuochi simultanei. Il governo non parla ufficialmente di incendi dolosi. Tsipras si è limitato a dire: «Stiamo facendo tutto il possibile per fermare gli incendi. Ma sono preoccupato perché gli incendi sono scoppiati sia ad est che a ovest di Atene». 

C’è stato persino chi, scappando, nelle forti correnti, è affogato. Un’imbarcazione si è rovesciata e due stranieri, forse polacchi, sono annegati. Almeno cinque salme, fra cui bambini, sono state recuperate dalla Guardia costiera nelle ultime 48 ore. «Non dimenticherò mai un uomo che è andato a fondo accanto a me senza che potessi fare nulla per salvarlo», racconta un uomo, ancora sconvolto. Nel cielo vanno e vengono i canadair che tentano di spegnere del tutto gli ultimi focolai. Due dovrebbero arrivare oggi dall’Italia. La Grecia ha chiesto aiuto e da tutta l’Europa sono arrivate offerte. Ieri sera preoccupava la zona delle raffinerie di Atene. Tutta la notte si sono concentrati lì gli sforzi per evitare che le fiamme potessero lambirle. Mentre gli ospedali si affollavano di feriti, ustionati, persone con problemi respiratori e sindromi da schiacciamento. Commosso il premier Alexis Tsipras in tv: «Siamo in lutto, una tragedia indicibile».

Due Canadair dei vigili del fuoco italiani sono in partenza per la Grecia. Sono state le autorità di Atene a richiedere l'aiuto. Il fronte degli incendi, che hanno causato olre 70 morti e almeno 556 feriti, si estende per diversi chilometri in due grandi foreste che lambiscono la capitale greca. I due velivoli dovrebbero essere operativi da mercoledì.

I soccorritori in azione nelle aree più colpite dagli incendi stanno passando casa per casa cercando eventuali dispersi, anche a bordo delle auto bruciate. La portavoce dei Vigili del Fuoco ha detto che le autorità hanno ricevuto decine di chiamate di persone in cerca di propri cari scomparsi, precisando che alcune di queste potrebbero finire per aumentare il numero delle vittime, mentre altre potrebbero essere tornate alle loro famiglie senza che le autorità ne siano state informate. Per questo non sono stati diffusi dati ufficiali sul numero dei dispersi. Alcuni appelli sono stati diffusi anche per radio e televisione.

Nei prossimi giorni saranno annunciati i risarcimenti per le famiglie delle vittime. Il Ministero di Lavoro ha già messo a disposizione strutture per ospitare gli sfollati, mentre unità mobili di psicologi e assistenti sociali sono state allestite per l'assistenza alle persone coinvolte nei roghi o che hanno perso familiari e amici. Infine, la Regione dell'Attica ha creato un apposito centro di coordinamento per i soccorsi e il volontariato

La maggioranza delle vittime è stata ritrovata senza vita in casa o nell'auto, nel resort marino di Mati, una località turistica costiera nella regione di Rafina, a circa 40 km a nordest di Atene. Nella stessa località 26 corpi carbonizzati sono stati rinvenuti nel giardino di una villa. Altre vittime sono state trovate abbracciate l'una all'altra sulla spiaggia di Argyri, sempre a Mati: i corpi, tra i quali quelli di bambini, giacevano a una trentina di metri dal mare, nelle vicinanze di un ristorante molto frequentato. Nello stesso punto sono state trovate decine di automobili carbonizzate.  Sono almeno 550 le persone rimaste ferite negli incendi, almeno 16 i bambini in gravi condizioni, ha riferito la Croce Rossa.

A migliaia, con i corpi neri dalla fuliggine, si sono riversati sulle spiagge o sono saliti su imbarcazioni per sfuggire alle fiamme. Navi militari sono state dislocate lungo le coste delle zone colpite da incendi, per evacuare via mare la gente intrappolata dai roghi. Cinque persone che si erano gettate in mare per sfuggire agli incendi che li avevano circondati nei pressi di Rafina, a nord di Atene, sono state salvate da una nave tragheti

Altri cinque, invece, non ce l'hanno fatta. L'ultimo corpo recuperato è quello di un uomo, che si presume sia affogato tentando di scampare alle fiamme. Gli altri cadaveri sono di tre donne e un bimbo. E si teme per la sorte di due turisti danesi, che con altre persone - tutte messe in salvo - hanno utilizzato un gommone per sfuggire ai roghi. L'Unità di crisi della Farnesina sta verificando l'eventuale coinvolgimento di cittadini italiani. Sono circa 700 le persone salvate fino ad ora dalla Guardia Costiera.

"Per fortuna c'è il mare, siamo scappati in mare, perché le fiamme ci stavano inseguendo fino in acqua". Lo ha detto un testimone, scampato alle fiamme in Grecia, citato dalla Bbc online. Il fuoco "ci ha bruciato la schiena e ci siamo tuffati in acqua. Ho detto 'mio Dio, dobbiamo correre a salvarci'".

Ancora ignote le cause dell'incendio, ma il governo greco sospetta che siano di natura dolosa. "Nulla resterà senza risposta" ha dichiarato il premier greco Alexis Tsipras. Le fiamme sono divampate in luoghi diversi e distanti tra loro e anche per questo lo stesso Tsipras, in mattinata, aveva parlato di "incendi asimmetrici". Alcuni media greci ipotizzano, inoltre, che piromani siano entrati in azione per saccheggiare le case abbandonate dai turisti o per motivi di speculazione edilizia.

Il precedente di Olimpia. La Grecia ha vissuto altri tragici precedenti di devastanti incendi: undici anni fa, nel 2007, una serie di roghi divampati nell'ultima settimana di agosto, costarono la vita a 67 persone. Le fiamme interessarono principalmente il Peloponneso occidentale e meridionale e l'Eubea meridionale. Il fuoco minacciò anche la distruzione della città antica di Olimpia, evacuata il 26 agosto. Negli oltre 3mila incendi boschivi, di origine dolosa e favoriti dalle altissime temperature di quell'estate, sopra i 40 gradi, e dalla siccità, andarono in fumo 2.700 metri quadri (370 mila acri) di foreste, oliveti e vigne. Oltre 2.100 edifici furono distrutti dalle fiamme.

 

 

 

 

 

 

 

Per la famiglia, e per la sua forte e indomita madre, Vittoria Olimpio, il carabiniere scelto Sergio Ragno, brindisino, quel pomeriggio del 17 giugno 2004 trovò la morte alle Cascine, a Firenze, mentre era in servizio. Dura da anni l’iniziativa legale, la battaglia della mamma di Sergio Ragno affinché la memoria di quel ragazzo di 24 anni trovi giustizia piena. Intanto lei infaticabile, assistita dal suo legale, organizza commemorazioni affinché questa storia rimanga viva, continuando a credere nello Stato e nelle sue istituzioni.“

Intanto e cominciato martedì 10 luglio il processo sulla morte di Sergio Ragno, proprio il giorno in cui il giovane carabiniere brindisino avrebbe compiuto 38 anni se un terribile incidente non lo avesse strappato alla vita il 17 giugno del 2004 a Firenze. Da quel giorno sono trascorsi 14 anni, 14 lunghi anni in cui la famiglia ha lottato per portare la storia di Sergio nelle aule di tribunale. «Non mi sono mai arresa, perché so che prima o poi mio figlio avrà giustizia» afferma Vittoria Olimpio, la mamma di Sergio che nonostante il profondo dolore per la morte del figlio ha intrapreso per prima questa lunga battaglia.

La donna, assistita dal suo legale, l’avvocato Giulio Murano, vuole dimostrare che suo figlio Sergio è morto mentre era in servizio. Sergio Ragno lavorava presso la caserma dei carabinieri di Firenze. Secondo la ricostruzione il giovane è morto mentre era in sella alla sua moto e percorreva un viale nei pressi delle Cascine a Firenze.

La mattina che si è svolta infatti la prima udienza di istruttoria testimoniale nell’ambito del processo che deve stabilire cosa accadde negli ultimi tre quarti d’ora di vita dell’allora ventiquattrenne Ragno. In particolare si deve chiarire se sia morto durante un servizio istituzionale affinchè si possa legittimamente riconoscerlo quale vittima del dovere. E se del caso , se qualcuno ha mentito nel ricostruire i fatti di quel 17 giugno.

In aula si è presentato uno dei carabinieri convocati quali testimoni.

L’interrogato ha confermato che Ragno e cinque suoi colleghi furono chiamati allo svolgimento di un’operazione dal vicebrigadiere caposquadra di turno. Quattro di loro erano reduci da un servizio svolto dall’una alle sette del mattino e proprio in nottata avevano arrestato uno spacciatore di droga. Questi avrebbe confidato che nel pomeriggio successivo, nel parco delle “Cascine”, si sarebbe svolta una consistente attività di spaccio di sostanze stupefacenti.

E fu così che intorno alle 17,00 i carabinieri prepararono l’operazione finalizzata agli arresti in flagranza di reato secondo le informazioni raccolte. Il servizio fu svolto in borghese, usando i propri veicoli. Partecipò all’intervento anche un militare che era in riposo, a casa, poiché specializzato in operazioni antidroga.

Il carabiniere ascoltato questa mattina ha confermato come anche Ragno si fosse recato dalla caserma alle “Cascine” in sella alla propria moto per lo svolgimento dell’operazione e che, rinviato di qualche ora l’inizio delle operazioni, tornando in caserma, dove abitava, trovò la morte. Quindi, stando al regolamento di servizio, non era in libera uscita. E allora perché nel rapporto di servizio qualcuno scrisse che il carabiniere brindisino fosse senza ordini e che si trovasse alle “Cascine” per caso, con cinque colleghi? Cosa si nasconde in quegli ultimi tre quarti d’ora di vita di Sergio Ragno?

Da anni se lo chiede Vittoria Olimpio, la mamma di Sergio, che ha fatto riaprire le indagini sulla morte del figlio. È assistita dal legale Giulio Murano, avvocato del foro di Roma e consigliere giuridico delle Forze armate. Nella prossima udienza, fissata al 23 ottobre, si cercherà la verità ascoltando il caposquadra di Sergio e l’ufficiale del Nucleo operativo e radiomobile che ordinò l’operazione del 17 giugno 2004.

Mamma non posso parlare… sono impegnato in un’operazione importante”. Sono le ultime parole pronunciate al telefono da Sergio Ragno a sua madre poco prima di perdere la vita in un incidente stradale. Incidente che avverrà circa 20 minuti dopo: l’impatto con un’auto, in località “Le Cascine” di Firenze, gli risulterà fatale.

Sergio è un carabiniere in servizio presso la stazione di Borgognissanti di Firenze. Ha 24 anni quando muore. E l’operazione importante di cui parla alla madre è un servizio in borghese: il pedinamento di alcuni spacciatori di droga della zona. I fatti risalgono a dieci anni fa e le indagini sulla sua morte sono state archiviate dopo circa sei mesi.

Vittoria Olimpio chiede che gli sia riconosciuta la causa di servizio. Esistono elementi nuovi. Un collega di Sergio ha ammesso al telefono: “Il capitano ha omesso di sapere (sic) che il servizio era in atto”. La conversazione è stata registrata e allegata all’esposto e potrebbe essere la prova che Sergio non sia morto nel “tempo libero” ma durante il lavoro.

E allora torniamo a quel pomeriggio di dieci anni fa. Sono le 17 del 17 giugno 2004, Sergio – secondo la ricostruzione dei familiari – è incaricato con altri suoi cinque colleghi di eseguire una missione antidroga in borghese. Ha terminato il turno di notte ma viene chiamato dal suo capitano per andare insieme ad altri carabinieri al parco Le Cascine per arrestare uno spacciatore. Sergio obbedisce all’ordine del suo superiore e all’invito di andare sul posto, con il proprio mezzo e senza divisa.

Poi il contrordine: l’operazione è posticipata intorno alle 20. Ed è proprio su questo passaggio che si fonda la difesa dei carabinieri di Firenze: secondo l’Arma, infatti, Ragno era in quel luogo ma non in servizio. Nell’esposto si legge che il comandante tenente Marco Capparella nella sua relazione di servizio scriveva :“Non poteva trattarsi né di ‘servizio comandato’… né di ‘servizio in itinere’(…) né di ‘servizio occasionale’” e “la presenza nella zona adiacente al punto di contatto degli altri cinque carabinieri è stata esclusivamente occasionale”. Dunque, secondo i carabinieri, Sergio era lì per conto proprio.

La relazione esclude sia “Qualsiasi connessione tra l’incidente mortale e il servizio istituzionale”, sia che siano stati impartiti “ordini di qualsiasi genere”. Tesi condivisa dalla procura di Firenze che, dopo cinque mesi, chiede l’archiviazione dell’indagine, accolta da Gip. “Risulta in modo pacifico – osserva il pm – che Ragno, unitamente ad altri suoi colleghi, tutti liberi dal servizio (…) si erano portati nella vicinanza della discoteca per valutare la situazione e programmare gli interventi successivi. Qui accertato che la situazione da osservate si sarebbe eventualmente verificata intorno alle 20, decidevano, nell’attesa, di proseguire nelle attività di ‘tempo libero’”.

L’idea che Sergio si trovasse lì con altri colleghi per una passeggiata non convince i suoi genitori, che chiedono la riapertura delle indagini. Resta qualche altro mistero: il cellulare di Sergio non viene mai più ritrovato, come anche l’agenda su cui annotava tutti i servizi che svolgeva. La famiglia non si dà pace: l’esposto, depositato pochi giorni fa, presenta alcune novità. I familiari telefonano ad alcuni colleghi di Sergio e ne registrano le conversazioni. Registrazioni allegate all’esposto. Il carabiniere Antonio Caretto, che ha soccorso Sergio durante l’incidente, in una di queste dice che, la tragedia in cui Ragno perdeva la vita, avveniva in occasione di un servizio comandato in borghese.

In particolare, nelle trascrizioni, si legge: “Mi ha chiamato il brigadiere Belvedere dicendomi che c’era da fare questa cosa (…), a dire di questo Belvedere era stato informato anche il tenente (… ) poi la conversazione tra Belvedere e il tenente non la posso sapere. Ti posso solo dire che mi chiamarono e mi dissero: ‘Antonio, siccome tu sei esperto di queste cose qui, ci vieni a dare una mano?’”. In un’altra conversazione, il collega Davide Cellammare riferiva: “Ti posso dire che il capitano – ma non si tratta Capparella, ndr – ha poi omesso di sapere (sic) che il servizio era in atto”.


 

In mattinata il vicepremier Luigi Di Maio era tornato a chiedere le scuse di Parigi. "Finché non arriveranno le scuse" dal Presidente francese Macron, "noi non indietreggiamo", aveva detto a Rtl aggiungendo che "questo deve essere chiaro per questa vicenda e per il futuro" circa i prossimi tavoli che ci saranno in Europa. "E' finita l'epoca in cui si pensava che l'Italia la puoi sempre abbindolare", ha sottolineato.

"Tocca alla Francia vedere di riportare a toni più urbani le sue dichiarazioni sulla questione migranti", ha detto il ministro degli Esteri Enzo Moavero a margine della cerimonia per l'anniversario della Commissione Fulbright alla Farnesina. "Per quanto riguarda invece le questioni di fondo - ha aggiunto Moavero - dobbiamo discuterne nelle sedi europee".

Intanto e arrivata una lunga e cordiale telefonata nella notte tra il presidente francese Emmanuel Macron e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte che conferma che sarà domani a Parigi. Il presidente francese - si legge in una nota diffusa dall'Eliseo - nel corso del colloquio telefonico ha "sottolineato di non aver mai fatto alcuna dichiarazione con l'obiettivo di offendere l'Italia e il popolo italiano".  "Il Presidente francese - si legge in una nota - e il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte hanno confermato l'impegno della Francia e dell'Italia a prestare i soccorsi nel quadro delle regole di protezione umanitaria delle persone in pericolo".

Il presidente francese nel colloquio ha detto di "aver sempre difeso la necessità di una maggiore solidarietà europea con il popolo italiano": lo si legge in una nota dell'Eliseo. "L'Italia e la Francia - prosegue la nota - devono approfondire la loro cooperazione bilaterale ed europea per condurre una politica migratoria efficace con i Paesi d'origine e di transito, attraverso una migliore gestione europea delle frontiere e attraverso un meccanismo europeo di solidarietà e di assistenza dei rifugiati".

Poco dopo l'uscita della notizia che domani il presidente del Consiglio vedrà Macron a Parigi dopo una telefonata interlocutoria in cui, però, il francese non si sarebbe scusato, bisogna registrare ciò che ha detto il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi.

Il capo della Farnesina ha sottolineato che la questione migranti "va affrontata dall'Europa", aggiungendo che su questo problema "non può essere latitante". Parole estremamente chiare e perentorie, pronunciate a margine di un evento al ministero al quale prende parte anche l'ambasciatore Usa Lewis Eisenberg. Il ministro ha inoltre ribadito che i toni usati da Parigi nella recente polemica con l'Italia non sono stati adeguati.

Ieri il ministro degli Esteri ha ricevuto l' incaricata d' affari francese, Claire Anne Raulin, per renderle nota l'irritazione italiana dovuta alle parole dure arrivate da Oltralpe sulla decisione del governo di non far sbarcare sulle nostre coste la nave dell'ong Sos Méditerranée. Dichiarazioni che, secondo Moavero, "stanno compromettendo le relazioni tra Italia e Francia". "I toni impiegati - ha aggiunto il ministro - sono ingiustificabili, tenuto conto che da molti mesi ormai il nostro Paese ha pubblicamente denunciato l'insostenibilità dell'attuale situazione di latitanza di un approccio coordinato e coeso a livello europeo circa la gestione dei flussi migratori, rispetto ai quali l'Italia non si è mai tirata indietro".

Un'onda di persone che, per ora, sono preda dei trafficanti di uomini che agiscono sulle coste settentrionali dell'Africa e che, se Roma non farà qualcosa, potrebbero presto riversarsi in mare.

Il fatto è che, cambiato il governo centrale, le milizie libiche sembrano voler avre conferme degli accordi fatti con Minniti. Tradotto: l'Italia deve confermare il sostegno economico e non solo per fermare l'afflusso di profughi.

Non è un caso se Salvini nei giorni scorsi ha annunciato che sta facendo di tutto per portare a termine i preparativi che nelle prossime settimane dovranno portarlo a Tripoli. Il ministro dell'Interno dovrebbe incontrare sia Haftar che Al Serraj per confermare, o migliorare se richiesto, gli accordi presi a suo tempo dall'ex capo del Viminale. "Come voi sapete - ha riferito, secondo quanto riporta il Quotidiano Nazionale, un intermediario libico ai nostri - nei campi della Libia ci sono 52.031 potenziali richiedenti asilo provenienti da Siria, Sudan, Palestina ed Eritrea. Se partono, dovreste prenderveli e tenerveli tutti. Meglio che non partano".

Sulla chiusura dei porti all'Aquarius, intanto, Salvini ha incassato il sostegno della Marina libica. "Grazie a Dio l'Italia s'é finalmente risvegliata. Siamo molto contenti di questa decisione - ha detto ieri all'Ansa il portavoce della Marina libica, Ayob Amr Ghasem - Alla fine l'Italia ha preso una decisione, alla fine si è svegliata dopo essere stata a lungo un centro di sversamento di migranti da parte del mondo".

Ecco perché nei giorni scorsi la nostra ambasciata a Tripoli ha incontrato il ministro degli Esteri, Mohammed Siyala. L'ambasciatore, Giuseppe Perrone, ha fatto sapere che il motivo della visita era quello di "sottolineare l' importanza del dossier libico per il nuovo governo italiano" e " fare il punto sul comune desiderio di rilanciare la cooperazione bilaterale a tutti i livelli compresa la lotta ai traffici illeciti". E domenica, sempre Perrone, si era visto anche con Al Serraj per parlare, tra le altre cose, anche di come fermare il flusso di immigrati "attesi per la stagione estiva".

 

 

 

L'Airbus A340-500 torna a far parlare di sé. Quello che è stato da molti definito "l'Airubs di Renzi" era finito, con la caduta politica dell'ex sindaco di Firenze, per essere un po' dimenticato.

Nel porto delle nebbie di Palazzo Chigi sembra aprirsi uno squarcio di visibilità. Ma l'esito finale, se possibile, è ancora più confuso di prima .. Con un ex esecutivo che fornisce (a voce) una versione che sembra cozzare contro quella dell'Aeronautica militare. E un'Alitalia che in conclusione offre una sorta di «versione di raccordo». Al centro della scena c'è l'ormai famoso Airbus A 340 «ingaggiato» da palazzo Chigi per permettere a Matteo Renzi di fare lunghi voli senza la necessità di scalo.

Il contratto secondo il Giornale avrebbe un costo complessivo di 144 milioni di euro, diviso per in 5 diversi lotti. Il costo effettivo del leasing dell'Airbus sarebbe di 81 milioni e 312 mila dollari, che trasformati in euro fanno più o meno 70 milioni di dollari. Nel prezzo finale ci sarebbero anche "la manutenzione e i servizi Camo di ingegneria" (31 milioni e 751mila euro); le "operazioni di supporto, handling e ricovero in un hangar (12 milioni e 500mila euro); l'addestramento dei piloti (4 milioni di euro); e la riconfigurazione del velivolo, cui servirebbe un restauro per aggiungere i locali necessari per un volo di Stato (bando realizzato ma tutto per ora sembra fermo).

Ultima particolarità: nel caso in cui il governo volesse tirarsi indietro e non usare più l'Airbus, spiega il Fatto, ci sarebbe una clausola rescissoria. Queste le condizioni: pagare comunque tutto il leasing.

Oggi il Fatto Quotidiano ha pubblicato l'estratto del contratto stipulato tra il Segretario generale della Difesa e Alitalia per quel velivolo tanto discusso.

Molto si era detto sul costo dell operazione e sulla sua utilita. Ora il contratto potrebbe aiutare a mettere in chiaro alcune cose. Alitalia in quel caso, scrive il Fatto, avrebbe fatto solo da intermediario tra il Governo e Etihad, la società che aveva in pancia l'Airbus e che è stata coinvolta nel salvataggio della compagnia di bandiera.

Secondo il fatto quotidiano e il Giornale : Ma quanto pesa sulle casse pubbliche il leasing dell'Airbus? Secondo i calcoli degli esperti si stima un costo annuale tra i 2,7 milioni e i 3,8 milioni senza considerare il costo del carburante. Basti pensare che un'ora di volo costa 20mila euro.Su questo punto cruciale il governo, alla faccia della sempre più strombazzata trasparenza, non ha mai comunicato nulla. A uscire allo scoperto è stata però l'Aeronautica militare, contattata perché effettua i voli del 31esimo Stormo utilizzati dai ministri. 

Ebbene, l'Aeronautica qualche giorno fa ha fornito una risposta che più rumorosa non si può: «Per quanto riguarda l'Airbus A340, Etihad ha concesso il leasing ad Alitalia che si occupa anche della manutenzione, mentre l'operatore esercente, tramite il ministero della Difesa, è l'Aeronautica militare». Insomma, sembrerebbe poterne dedurre che è stata Alitalia ad aver preso in leasing l'«Air Force Renzi» da Etihad, peraltro azionista pesante della stessa ex compagnia di bandiera. E sempre su Alitalia gravano le spese di manutenzione del velivolo. Ma ieri all'improvviso, quando ormai nessuno sperava di poter scorgere qualcosa nel porto delle nebbie, ecco arrivare un flebile gemito da Palazzo Chigi. 

L'ufficio stampa del governo ha fatto sapere che «il rapporto di leasing relativo all'Airbus è tra il governo e l'Alitalia». Il che significherebbe che è l'esecutivo a pagare i canoni di leasing, non a Etihad (come veicolato in un primo momento), bensì ad Alitalia. Ma se così fosse, qual è stato il passaggio che ha portato l'Airbus da Etihad ad Alitalia? E quanto costa il leasing che a questo punto impegnerebbe il governo con Alitalia? Tutte domande a cui ancora ieri Palazzo Chigi non ha voluto dare una risposta. Così, in serata, è arrivato un altro piccolo colpo di scena, con la tardiva presa di posizione della compagnia presieduta da Luca Cordero di Montezemolo: 

«Alitalia tiene a precisare che l'aeromobile, nella disponibilità di Alitalia in base ad un accordo con il proprio partner industriale, sarà destinato al servizio dei voli di Stato in conseguenza di un contratto di leasing - stipulato alle usuali condizioni di mercato - tra Alitalia e il ministero della Difesa. Alitalia si è impegnata a garantire la manutenzione ordinaria nell'ambito del contratto di leasing. L'intera operazione non comporta alcun costo per Alitalia». Insomma, volendo provare a tradurre qui i contratti sono due. 

Un primo accordo commerciale (forse un leasing, ma Alitalia non lo chiarisce) con cui Etihad ha messo il suo Airbus A340 a disposizione della partecipata Alitalia. Poi un secondo contratto, sicuramente di leasing, con cui il ministero della Difesa prende in consegna l'aeromobile da Alitalia corrispondendo a quest'ultima un canone periodico.Ma perché questo ginepraio di passaggi? Per dare un aiutino ad Alitalia? Perché la Difesa non ha stipulato il leasing direttamente con Etihad? 

Tutte domande ancora senza risposta. Così come rimane senza risposta un'altra domanda cruciale. Secondo l'Aeronautica militare già adesso la flotta di Stato è composta da 13 velivoli: 3 Airbus A319, 3 Falcon 900EX, 3 Falcon 900 Easy, 2 elicotteri AW 139 e 2 Falcon 50. Il tutto, al costo di 20 milioni l'anno. Era davvero indispensabile imbarcare un quattordicesimo aereo

 

Il ritrovamento documentato in anteprima dalla agenzia Ansa è avvenuto nella Regio V, proprio all'angolo tra il Vicolo dei Balconi (la strada che il team del Parco archeologico di Pompei ha riportato alla luce poco più di una settimana fa) e il vicolo delle Nozze d'Argento. "Lo abbiamo ritrovato in uno slargo dove forse c'era una fontana- racconta all'ansa il direttore - un angolo della strada che era ancora ricoperto da un buon livello di strato piroplastico". Nei secoli la terra gli era in parte collassata addosso, per cui non è stato possibile ricostruirne le sembianze usando la tecnica del calco di gesso.

A Pompei- come documenta in anteprima dal nuovo cantiere del parco l'ansa- gli scavi da poco avviati hanno restituito anche una nuova vittima, un 35enne con una gamba malata che forse proprio per la sua disabilità si era attardato nella fuga. Una scoperta "drammatica ed eccezionale" commenta il direttore Massimo Osanna, perché in quel punto si era scavato già nell'800 e poi di nuovo agli inizi del secolo scorso. Entusiasta il ministro uscente della cultura Dario Franceschini, che sul sito archeologico campano  e la nuova era di restauri ha puntato non poco: "Pompei è il simbolo di una storia di riscatto e di rinascita italiana".

Qualche calco è stato invece possibile farlo tutto intorno allo scheletro. Ed è servito per capire quanto drammatici devono essere stati gli ultimi istanti di quest'uomo, che si è visto arrivare addosso la nube piroplastica, in pratica una valanga di fuoco "che trascinava con sé detriti, pezzi di ferro, rami, pezzi di selciato".

Di sicuro, secondo l Ansa ricostruiscono gli esperti, il poveretto deve essersi attardato. La sua tibia, fa notare l'antropologa Valeria Amoretti, presenta le tracce - dopo duemila anni ancora evidenti- di una brutta infezione ossea che doveva procuragli un gran dolore e rendergli difficoltosa la fuga.

Come riferisce l’ansa quando finalmente deve essersi convinto a scappare, la situazione era precipitata. La pioggia di cenere aveva sfondato i tetti, fatto crollare le case. Nel vicolo si erano depositati già due metri di lapillo.Il povero fuggiasco claudicante deve aver tentato il tutto per tutto. Ma non è andato lontano, pochi passi e dietro di lui deve aver avvertito un rumore sordo e tremendo. Chissà, magari non ha resistito alla tentazione di voltarsi a guardare. Un attimo e non c'è stato scampo. 

La nube incandescente lo ha avvolto e un masso enorme lo ha investito colpendolo al busto, con tutta probabilità staccandogli di netto la testa. Gli archeologi lo hanno trovato schiantato a terra di schiena, il masso che come un'incudine piovuta da cielo gli copre le spalle,le braccia, la parte alta del torace. Ora saranno le analisi di laboratorio, con esami sistematici delle ossa e del dna a ricostruirne con più certezza la storia. Comunque sia, sottolinea Osanna, quella del fuggiasco claudicante è "una scoperta che aggiungerà un nuovo importante tassello alla storia di Pompei". E per quell'uomo dolorante, ultimo fra gli ultimi della città seppellita dal vulcano, un tributo di memoria

 

 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI