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Lunedì, 20 Gennaio 2020

"La tragedia dell'aereo abbattuto in Iran e le scuse del Presidente Iraniano impongono una riflessione approfondita in tema di gestione della sicurezza aerea."
Salvatore Forte,  l'Auditor ed Istruttore Certificato Enac e Security Manager di compagnie aree e  fondatore di Forte Secur Group, società leader nel comparto dell'aviation security, commenta così le dichiarazioni del presidente iraniano.

"Le cause dell’evento, stando a quanto dichiarato dal Presidente Rohani,- dichiara Forte- sono prevalentemente due: procedure inadeguate, quando il Presidente dice "provvederemo ad adottare riforme essenziali nei processi operativi per evitare simili errori in futuro", ed errore umano "imperdonabile", che hanno spinto il presidente a dichiarare "La Repubblica islamica dell'Iran si rammarica profondamente per questo errore disastroso" e le "indagini proseguiranno per identificare e perseguire" gli autori di questa "grande tragedia" e "questo sbaglio imperdonabile".

L’errore più ricorrente, parlando di formazione per la sicurezza aeroportuale,- spiega Forte- è curare solo l’aspetto tecnico-operativo, trascurando la componente relativa al “comportamento umano” specialmente in situazioni di stress.

E' importante ricordare che la stessa ICAO, l'International Civil Aviation Organization, in uno dei più importanti documenti, il GASeP (“GASeP - Global Aviation Security Plan”) tra le “5 key priorities” per conseguire gli obiettivi su cui si dovrà basare e sviluppare la nuova Aviation Security, individua nello sviluppo del fattore umano (security culture and human capability) uno degli elementi su cui agire per innalzare in modo significativo il livello di sicurezza del trasporto aereo mondiale.
Ed è quello che facciamo da anni - continua Forte - ancor prima che l’ICAO emanasse il GASeP, con i nostri corsi che hanno introdotto un metodo innovativo di formazione, fondamentale per operatori di security che devono prendere decisioni "giuste in tempi brevi"."

Forte Secur Group è l'unica azienda italiana ad aver partecipato a settembre al #Dubai AVSEC Global, l'evento globale sulla sicurezza aeroportuale. L'azienda ha vinto l'Innovation Award, è tra i principali player in Italia ad occuparsi a 360 gradi della corporate security per le più importanti aziende italiane, alcune delle quali lavorano in settori strategici per l'interesse nazionale.
L'azienda da 15 anni, grazie all’expertise del fondatore Salvatore Forte ha una business unit Aviation che si occupa di consulenza, formazione e servizi di sicurezza aeroportuale.
Forte Secur Group, ha scelto di affiancare i principali player del mondo aeroportuale e del trasporto areo, ed oggi è la sola nel panorama della sicurezza in Italia per esperienza, struttura ed investimenti, tra le prime in ambito europeo a proporre soluzioni per il settore.

"Quando accadono tragici eventi - continua Forte - come quello dell'aereo ucraino abbattuto dall'Iran, si parla, giustamente, anche di "errore umano". Ma se quando un evento è conseguenza di un difetto di manutenzione, al fine di evitare e prevenire il ripetersi dell'evento, si rivedono le procedure di manutenzione; altrettanto deve essere fatto quando l'evento si verifica per errore umano.

Cambiare procedure e punire i colpevoli non è sufficiente ad evitare che tali eventi non accadano nuovamente.

Occorre cambiare le metodologie di training perché, come affermava Einstein “la follia sta nel fare le cose sempre nello stesso modo ed aspettarsi risultati diversi”.

I nostri corsi, ad esempio,- spiega Forte-  hanno come principale obiettivo la giusta sintesi tra preparazione tecnico-operativa e crescita personale degli operatori che, solo grazie ad un equilibrio interiore e ad una maggiore “centratura”, possono essere in grado di prendere decisioni corrette in real-time, gestendo lo stress e prevenendo il panico in situazioni di emergenza.

Considerato che l’efficacia di un sistema di sicurezza si basa - tra le altre - essenzialmente su due componenti: prestazioni degli apparati e prestazioni del personale di security, se vogliamo incrementare in modo significativo il livello di sicurezza, possiamo e dobbiamo agire prevalentemente su queste due componenti.
Però, poiché la tecnologia negli ultimi anni ha raggiunto un suo apice, dobbiamo necessariamente agire sul fattore umano che rappresenta, pertanto, la chiave di volta per conseguire in tempi brevi un più elevato livello di sicurezza. "

“Compagnie aeree e società di gestione aeroportuali - conclude Forte - si affidano a noi per la progettazione del sistema di sicurezza delle proprie realtà, ottimizzazione delle strutture di Security e definizione di procedure operative, esternalizzando la funzione ed instaurando una partnership che prevede continui aggiornamenti consulenziali."

Nei giorni scorsi nella baraccopoli di Accra, capitale della Repubblica del Ghana, un violento incendio ha distrutto circa duemila baracchette dove, in condizioni di estrema povertà, vivevano i nuclei familiari del luogo.
Nulla di più facile che possa svilupparsi un incendio in un luogo in cui il fuoco arde dappertutto; si cucina fuori delle  baracche, che per giunta sono tutte attaccate una all'altra.
La popolazione si è salvata, scappando con tutto quello che ha potuto, sostanzialmente poche cose, viste le condizioni di indigenza in cui versa.
Lo slum si trova nella zona in cui gli inglesi fondarono Accra, cioè nel centro antico, area  dell’immenso mercato alimentare di Agbogbloshie, che sorge a poca distanza dall’Atlantico. Il tessuto sociale è sostanzialmente omogeneo, al 90% musulmano, poverissimo e rasenta l’analfabetismo; le lingue parlate sono quelle tribali.
Le attività lavorative svolte, peraltro pesantissime, sono  miseramente retribuite (uno a due euro a giornata).
I più piccoli, per la stragrande maggioranza, non frequentano la scuola; le donne spesso sono senza marito, quindi devono cavarsela da sole.
La durata della vita media é molto bassa, a causa dei pochi mezzi di sussistenza, della scarsa nutrizione,  del lavoro pesante e, non ultima per importanza, dell'assenza, o quasi, di assistenza medica.
Le precarie condizioni igienico/sanitarie fanno il resto; nello slum non esiste l’acquedotto, ma nemmeno le fognature, la luce elettrica è abusiva e le baracchette non dispongono di servizi.
Questo posto, al limite della realtà,  possiamo immaginarlo come un deserto in corso di derelizione, un’enorme spianata ricoperta di rifiuti a mucchi, sparsi in ogni dove. Infatti, un’ulteriore aggravante è costituita dalle montagne di rifiuti tossici, che regolarmente vengono buttati lì. Le persone frugano fra essi per sopravvivere, alla ricerca di metalli pregiati, come rame, argento, oro da rivendere al mercato in cambio di qualcosa da mangiare.
Agli inizi del terzo millennio, esattamente il 15 luglio 2002 l'Associazione "Gocce d'amore universale" ha iniziato una missione nel cuore della baraccopoli di Accra, nella zona di Agbogbloshie, chiamata “Sodoma e Gomorra”,  portando avanti un importante progetto ecumenico ed umanitario, anche grazie alle donazioni.
L'Associazione è stata fondata dal missionario laico Claudio Turina, già missionario di Madre Teresa di Calcutta, (poi proclamata Santa), insieme a Padre Joel Makame ed altri amici, allo scopo di offrire un sostegno gli orfani della Tanzania e di altri parti del mondo, ma nel tempo l'attività ha trovato ulteriori declinazioni.
Claudio Turina, validissimo scrittore, è l’autore del libro “CITTA’ DI DIO”, lo stesso nome della baraccopoli di Accra, che definisce "il posto più tossico del mondo" e i proventi ottenuti dalla vendita dell'opera sono sempre devoluti alla missione.
All'esordio del nuovo anno l'incendio, ennesimo duro colpo per una popolazione già fortemente provata.
Gli indirizzi web ai quali è possibile rivolgersi per qualsiasi informazione sono i seguenti:

www.claudioturina.it - www.cityofgodaccra.com

Domenica 12 gennaio 2020 l'arcivescovo, John Bonaventurae Kwofie si è recato in visita nei luoghi del rogo.

Venerdì 20 dicembre a Roma nella sede centrale dell’Ass. Stampa Estera è stato un incontro dell’Associazione Veneziana Albergatori con i giornalisti esteri ed italiani per parlare della situazione attuale di Venezia!
L’acqua alta è un fenomeno ordinario, passeggero e da sempre parte della vita dei veneziani. Ma dalla marea di novembre, che ha raggiunto un livello eccezionale per una coincidenza rarissima di 4 fattori a loro volta sporadici, la città di Venezia, patrimonio dell’umanità, è stata penalizzata due volte: la prima dall'acqua che ora si è asciugata ma che ha lasciato dietro di sé milioni di euro di danni, la seconda dall'effetto che le immagini della città sommersa hanno avuto sugli arrivi di turisti da tutto il mondo.

“Per questo motivo crediamo sia necessario fare chiarezza – ha spiegato il presidente dell’Associazione Veneziana Albergatori, Vittorio Bonacini -. Le immagini hanno fatto il giro del mondo ma un altro aspetto, altrettanto importante, non ha fatto breccia: l’evento straordinario del 12 novembre è durato un’ora e mezza, la marea è scesa e nel giro di poche ore la situazione è tornata nella norma. I cittadini di Venezia, gli imprenditori e i loro collaboratori hanno fatto un lavoro incredibile e per chi visita la città non c’è alcun disagio né pericolo. Tuttavia da metà novembre si vive un calo di prenotazioni senza precedenti, con una flessione che non si è registrata nemmeno in seguito all’attentato alle torri gemelle, che si aggiunge alle cancellazioni che si stanno rivelando inarrestabili anche per i primi mesi del 2020. Nel primo mese abbiamo avuto un picco del 45% di disdette, mentre si continuano a cancellare eventi, convegni e altri importanti appuntamenti programmati in città fino alla prossima primavera. Se il Natale non è mai stato un periodo da tutto esaurito, un dato eclatante è quello del Capodanno: se l’anno scorso l’occupazione era al 100% quest’anno è sotto il 50%”.
L’Associazione Veneziana Albergatori ha voluto quindi convocare la stampa di tutto il mondo per correggere alcune informazioni circolate in modo sbagliato.
“Venezia convive da sempre con il fenomeno dell’acqua alta che segue il ciclo della marea: per 6 ore cresce e 6 ore cala – ha aggiunto Bonacini - i suoi cicli sono calcolati già per tutto il 2020 e non creano alcun disagio. Capita, ogni tanto e solo in alcune zone della città, di dover camminare su passerelle che vengono già predisposte appunto perché la marea non coglie i veneziani di sorpresa. Che cosa è successo il 12 novembre? Una coincidenza rarissima di alcuni fattori a loro volta sporadici: una marea più alta del normale per la luna piena e l’allineamento della terra, la luna e il sole, la laguna “gonfia” per la bassa pressione nell’Alto Adriatico e il vento di scirocco che spingeva l’acqua sulla costa a una velocità di 126 chilometri orari”. Ma se l’acqua dopo un’ora e mezza l’acqua era già scesa, certe immagini sono più difficili da dimenticare, soprattutto se i dati delle maree vengono interpretati in modo sbagliato. “Si rende quindi necessario fare chiarezza. Che cosa vuol dire una marea di 187 centimetri? Se quella fosse l’altezza reale noi saremmo tutti sommersi: in realtà il punto di partenza per calcolare la marea sulla città non è la pavimentazione ma un “punto 0 mareografico” di Punta della Salute. La città è, per il 97% a circa 100 centimetri sopra il livello del medio mare. E quindi, per fare un esempio, una marea eccezionale di 140 centimetri, che già è rara, corrisponde in realtà a circa 60 cm di acqua nei punti più bassi della città, come piazza San Marco, e allaga circa il 54% del centro storico”.
Nel corso della conferenza stampa sono state proposte alcune testimonianze.
Stefania Stea, albergatrice (titolare dell’hotel Ca’ Nigra) e vicepresidente Ava: “Il mio e altri hotel hanno subito danni, a causa dell’acqua alta, ma non hanno chiuso. In alcuni casi, come è accaduto a Ca’ Nigra, i clienti che soggiornavano nelle strutture non si sono nemmeno accorti dell’accaduto. I miei ospiti dormivano, perché le stanze sono ai piani superiori, e quando si sono svegliati hanno fatto colazione al piano terra senza disagi perché tutto era a posto. Siamo rimasti senza luce per un’ora, questo è l’unico disagio arrecato a chi casualmente era ancora sveglio. Un lavoro di squadra possibile anche grazie alla disponibilità di tante persone, come gli elettricisti che sono partiti dalla terraferma e hanno passato la notte in hotel per permetterci di essere pronti, al mattino, senza un minuto di ritardo”. Tuttavia il giorno successivo l’hotel era vuoto a causa dei timori scatenati dalle immagini circolate in rete. “Tutte le prenotazioni sono state cancellate. Sono stati annullati un convegno dell’università e il compleanno di un personaggio noto e di conseguenza sono saltati tutti i pernottamenti. Da lì, a ruota, le cancellazioni non si sono mai fermate, mentre le nuove prenotazioni vanno a rilento e alcuni mercati, come quello americano, si sono completamente arrestati nonostante le tariffe accattivanti. Il Capodanno è in sofferenza e sembra che i turisti di tutto il mondo non abbiano capito che è prevista la solita grande festa, con i celebri fuochi d’artificio. Quindi abbiamo deciso di lanciare un nuovo messaggio e di invitarvi a Venezia per raccontare la verità sulla città. Quella che sembra una città in perenne stato di allarme in realtà non lo è”.
Per questo motivo l’Associazione Veneziana Albergatori ospiterà a Venezia i giornalisti che vorranno raccontare la situazione reale nei giornali, le radio e le televisioni di tutto il mondo.
Lorenza Lain, General Manager dell’hotel Ca’ Sagredo: “Abbiamo superato l’emergenza in tempi rapidi perché siamo organizzati e abituati a gestire l’acqua alta, con cui conviviamo. Si è trattato di un evento straordinario ma l’acqua, va ricordato, è un fenomeno che appartiene a Venezia. Ed è importante che si capisca, perché non è chiaro, che non è affatto pericolosa e non mette a rischio la vita delle persone. Dopo il 12 novembre, dagli Stati Uniti, tanti clienti abituali e amici ci chiamavano per chiedere se avessimo bisogno di aiuti o di tende. Risulta difficile rendersi conto che non si tratta di un uragano o uno tsunami ma di qualcosa che per Venezia è normale. I visitatori di tutto il mondo devono venire in città e goderne, perché in questo periodo dell’anno è bellissima e perché l’anno prossimo i grandi eventi saranno come sempre meravigliosi e perfettamente organizzati. E il modo migliore per sostenere Venezia, in questo momento, è visitarla. Ringraziamo le tantissime persone che hanno sostenuto Ca’ Sagredo e, attraverso noi, la città, dandoci un sostegno non solo economico ma anche psicologico”.
 
A Venezia è rivolta anche l’attenzione di Federalberghi nazionale, come conferma il presidente Bernabò Bocca che lancia un appello al governo: “Se non si pensa a Venezia, è come non pensare al proprio Paese. Questa città è patrimonio universale e necessita di uno sforzo corale per riemergere metaforicamente dall’acqua alta. Da quanto tempo la Serenissima aspetta azioni adeguate rispetto alla prevenzione del rischio? È una città sull’acqua, dunque particolarmente sensibile a specifici problemi atmosferici. Ma più ancora dei fenomeni meteorologici devastanti, fa paura l’indifferenza: il tema infatti non è solo Venezia ma è piuttosto la trascuratezza riservata al nostro turismo. A fronte di un patrimonio culturale, paesaggistico, monumentale ed artistico impareggiabile che dimostra di saper produrre cifre a tanti zeri, le imprese del settore ricettivo sembrano affacciarsi su una piazza vuota, priva di ascolto, perché a questo valore aggiunto non corrispondono misure adeguate. Tutto rientra in un'unica grande verità, e cioè che il turismo nel suo complesso deve tornare al centro dell’agenda di governo, la politica lo deve al Paese ed a tutti gli italiani.  Ora è determinante prendere velocemente provvedimenti e comunicarli all'esterno. Perché le immagini dei tg che hanno fatto il giro del mondo certo non incentivano i turisti a visitare Venezia e il crollo delle prenotazioni ce ne dà palese conferma”.
 
Allora, tutti a Venezia per brindare al Nuovo Anno 2020!

Nel 2014 il piano di sicurezza «Sky Shield» stabilì che ogni velivolo dei vettori israeliani impiegato su destinazioni «sensibili» avrebbe dovuto installare un dispositivo anti-missile per prevenire eventuali attacchi ai voli durante le fasi di decollo e atterraggio. Il primo modello  scrive il Corriere della Sera — per effettuare i test e ottenere le certificazioni dell’ente nazionale dell’aviazione civile — è stato installato nel 2013 su un Boeing 707. Poi inserito nel primo velivolo commerciale, di El Al, un Boeing 737-800, lo stesso modello di quello ucraino abbattuto.

Dopo l’abbattimento del Boeing 737 ucraino in Iran molti guardano a Israele: El Al, Arkia e Israir hanno installato nelle loro flotte il dispositivo «C-Music»

Costa circa un milione di euro, pesa 160 chili ed è installato su la maggior parte degli aerei di tre compagnie israeliane il dispositivo in grado di «distrarre» i razzi allontanandoli dalla fusoliera ed evitando un’esplosione fatale. Nelle ore in cui l Iran ha ammesso di aver abbattuto con un missile terra-aria — ufficialmente per errore — il Boeing 737 della compagnia Ukraine Internazional Airlines (176 morti), più di qualcuno ha rivolto lo sguardo verso lo Stato ebraico cercando di capire come evitare un altro caso simile in contesti che all’improvviso diventano instabili.

La tecnologia, chiamata C-Music, viene venduta da Elbit Systems con sede alla periferia di Haifa. L’apparecchio — lungo 2,7 metri, largo 60 centimetri e alto mezzo metro — viene agganciato sotto alla fusoliera del velivolo e non passa inosservato. È dotato di una termocamera (in grado di osservare a 360 gradi) e di un puntatore laser. Quando da terra qualcuno lancia un missile — spiegano i documenti tecnici — la termocamera individua la traccia di calore dell’esplosivo e segnala al puntatore dove «sparare» il laser per disorientarlo, fargli deviare il tragitto e farlo esplodere a quella che viene giudicata una distanza di sicurezza. In contemporanea i piloti in cabina vengono avvertiti del pericolo.

Nel caso del volo PS752 Teheran-Kiev colpito tre minuti dopo il decollo un Boeing 737 dotato di questa tecnologia — secondo i produttori — scrive il corriere della sera avrebbe evitato il missile lanciato dall’esercito iraniano. In Israele, invece, C-Music non è da tempo una novità dopo quanto successo in particolare nel 2002. Il 28 novembre un gruppo terroristico lanciò due missili contro un Boeing 757 del vettore israeliano Arkia Airlines in partenza da Mombasa, Kenya. Il volo atterrò d’emergenza a Nairobi, poi proseguì regolarmente per Tel Aviv. Da quel momento il governo israeliano si convinse che l’aviazione civile stava diventando obiettivo sensibile

C-Music — sulla base del materiale fotografico aggiornato al dicembre 2019 disponibile sulle piattaforme specializzate — si trova su molti dei Boeing 737 e Boeing 777 di El Al, la compagnia di bandiera, ma non sui Boeing 787 Dreamliner. Lo stesso anche per il Boeing 757 e gli Embraer di Arkia Airlines (ma non sugli Airbus A321neo) e gli Airbus A320 di Israir (ma non sugli Atr 72). Il Corriere della Sera ha contattato Elbit Systems per avere ulteriori dettagli, ma senza ottenere una risposta al momento della pubblicazione dell’articolo. Un portavoce di El Al, invece, spiega che il vettore «non discute con la stampa di questo argomento».

 

 

 

Da tempo il cardinale Robert Sarah ci ha abituato a riflessioni forti attraverso i suoi interventi e in particolare nei suoi libri. Da qualche mese è uscito l'ultimo suo libro scritto anche questo in forma di conversazione con il giornalista scrittore Nicolas Diat. Il titolo del testo, «Si fa sera e il giorno ormai volge al declino», pubblicato in Italia anche questo da Cantagalli (2019). Su invito de La Nuova Bussola Quotidiana il testo è stato presentato dallo stesso cardinale il 9 novembre scorso a Milano presso l'Auditorium “Cardinale Ildefonso Schuster”alla presenza di oltre cinquecento persone.

Nelle quattro parti il cardinale rispondendo alle domande di Diat dà giudizi chiari sulla crisi della fede, della Chiesa, sul declino dell'Occidente, il tradimento delle sue èlite, sul relativismo morale, la globalizzazione senza regole, il capitalismo sfrenato, le nuove ideologie, la traballante politica, sul pericolo del fondamentalismo islamico.

Quella del cardinale Sarah è una analisi che non fa sconti, il prelato ci invita a prendere coscienza della gravità della crisi che sta attraversando il nostro Occidente.  Nello stesso tempo però il cardinale ci mostra che ancora è possibile rialzarsi per evitare di precipitare negli abissi infernali di un mondo senza Dio, senza umanità e senza speranza.

E' una riflessione a trecento sessanta gradi, nella quale il cardinale ancora una volta ci offre una preziosa lezione di vita e di spiritualità per edificarci e alimentarci spiritualmente.“Si fa sera...” è l'ultimo dei tre libri scritti con l'aiuto del giornalista Diat; “Dio o niente”, è il primo, “La forza del silenzio”, il secondo, pubblicati in Italia sempre dalla casa editrice di Siena, Cantagalli.

Il cardinale inizia presentando il suo nuovo testo partendo da Giuda Iscariota, il traditore. Prendendo a prestito le parole di papa Francesco, anche sulla nostra epoca incombe il mistero di Giuda. Per il cardinale occorre avere il coraggio di denunciare con chiarezza tutti i tradimenti all'interno e fuori della Chiesa. Giuda ha tradito e voleva realizzare il Regno di Dio sulla terra, con strumenti umani e secondo il proprio personale disegno. Anche noi vogliamo fare come Giuda e il suo mistero si dilata. Sarah ha presente come da tempo nella Chiesa si assiste alla messa in dubbio della sua dottrina. Sedicenti intellettuali, teologi si divertono a decostruire i dogmi, a svuotare la morale. Alcuni nella Chiesa, arrivano persino a rivendicare il diritto di esercitare comportamenti omosessuali.

«Il relativismo è la maschera di Giuda travestito da intellettuale». Tuttavia, monsignor Sarah è convinto che nessuno riuscirà a screditare la luminosa testimonianza di più di quattrocentomila sacerdoti sparsi per il mondo che ogni giorno sono fedeli e servono il Signore in santità e letizia.

Il libro è stato scritto per tutti quei cristiani che tremano, vacillano, dubitano. Il cardinale vuole dire a questi cristiani: “rimanete saldi nella dottrina! Nella preghiera!”.

Comunque sia il maligno, il diavolo ci tenta con il veleno subdolo del tradimento, vuole dividerci, farci credere che la Chiesa ha tradito. Certo la Chiesa è senza peccato, anche se è piena di peccatori. «Non abbandonatevi all'odio, alla divisione, alla manipolazione. Ci esorta Sarah, «Non si tratta di creare un partito, di insorgere gli uni contro gli altri[...]». Di fronte al male, all'aumento dei peccati all'interno della Chiesa «siamo tentati di purificare la Chiesa con le nostre forze. Sarebbe un errore». Questo significa ripiombare ancora nell'illusione mortifera di Giuda.

Il cardinale è categorico: «la Chiesa non può essere riformata con l'odio e la divisione. La Chiesa si riforma incominciando a cambiare noi stessi! Non esitiamo, ciascuno secondo le proprie possibilità, a denunciare il peccato, a partire dal nostro».

Probabilmente la Chiesa ha bisogno di una profonda riforma come ai tempi di S. Francesco o di S. Domenico. Questi sono tempi che bisogna rafforzare l'unità nella Chiesa. Il cardinale individua quattro pilastri a base dell'unità: la preghiera, dobbiamo ritrovare “il senso delle lunghe e pazienti veglie in compagnia del Signore”, diversamente lo tradiremo. “Senza la preghiera la più efficace azione sociale sarebbe inutile e persino nociva”. Si tratta di mettersi in ginocchio, in silenzio e adorare il Signore.

Il secondo pilastro è la dottrina cattolica. Serve un insegnamento chiaro, fermo e sicuro. “Dio non può abitare là dove regna la confusione!”. Serve l'unità del Magistero. «Quando ci viene trasmesso un insegnamento nuovo, esso deve sempre venire interpretato coerentemente con quello che l'ha preceduto. Se introduciamo rotture e rivoluzioni spezziamo l'unità che regge la Santa Chiesa attraverso i secoli. Ciò non significa - continua il cardinale - essere condannati al fissismo. Ma ogni evoluzione deve essere una migliore comprensione e un approfondimento del passato». Sarah fa riferimento all'”ermeneutica di riforma nella continuità, che Benedetto XVI ha insegnato con tanta chiarezza”. E' questa l'unica condizione dell'unità. Pertanto per il cardinale Sarah, «coloro che annunciano con tanto clamore il cambiamento e la rottura sono falsi profeti. Essi non cercano il bene del gregge. Sono mercenari introdottosi con l'inganno nell'ovile».

Il terzo pilastro è l'amore verso Pietro. Gesù ha affidato la sua Chiesa a un uomo. Un uomo che lo ha tradito tre volte davanti a tutti. “Sappiamo che la barca della Chiesa non è affidata a un uomo in virtù di capacità fuori dal comune”. Tuttavia crediamo che quest'uomo, “godrà sempre dell'assistenza del pastore divino perchè possa conservare salda la regola della fede”. Interessante la riflessione del cardinale sui pastori pieni di difetti e di imperfezioni:“non è disprezzandoli che costruirete l'unità della Chiesa. Non abbiate paura di esigere da loro la fede cattolica, i sacramenti della vita divina”. Ricordando le parole di sant'Agostino, Sarah, afferma che “quando celebra i sacramenti anche il più indegno dei sacerdoti rimane comunque lo strumento della grazia divina”. Ancora chiarisce: «se pensate che i vostri sacerdoti e i vostri vescovi non siano dei santi, allora siatelo voi per loro. Fate penitenza, digiunate per riparare le loro colpe e le loro pusillanimità. Solo così si può portare il fardello l'uno dell'altro».

L'ultimo pilastro è quello della carità fraterna.

Il tanto odio e la tanta divisione, sfigurano la Chiesa. Pertanto il cardinale auspica che almeno tra noi credenti ritroviamo«[...] un po' di carità. E' ora di annunciare la fine del sospetto e della diffidenza! Per noi Cattolici è ora di intraprendere 'un vero cammino di riconciliazione'». Sostanzialmente i cristiani devono fare come S.  Francesco: “Va' e ripara la mia Chiesa!”.

Nella I parte il libro affronta il “declino spirituale e religioso”. Che la fede sia in crisi, lo si avverte facilmente. Il mondo moderno ha paura dello sguardo di Cristo, si chiude e non si lascia guardare, farà la fine di Giuda, cadrà nella disperazione. «E' impossibile credere da soli, come è impossibile nascere o generarsi da sé. La fede non è soltanto una decisione individuale assunta dal credente nella propria interiorità[...]Alcuni, oggi, vorrebbero ridurre la fede a un'esperienza soggettiva e privata. La fede, tuttavia, nasce sempre nella comunità della Chiesa[...]».

In un discorso ai sacerdoti, Benedetto XVI, affermava che “non c'è una maggioranza contro la maggioranza dei santi: la vera maggioranza sono i Santi nella Chiesa e ai Santi dobbiamo orientarci».

Il cardinale Sarah a questo proposito ci tiene a ribadire che la Chiesa non può essere trasformata sul modello delle democrazie moderne. Alcuni vorrebbero che il governo della Chiesa fosse affidato ad una maggioranza. «La Chiesa non è una democrazia nella quale alla fine è la maggioranza a prendere le decisioni. La Chiesa è il popolo dei santi». Comunque per quanto sforzi facciamo per migliorare la vita della Chiesa o della società, è sempre una piccola minoranza a trasformarla, sono i santi, uomini e donne che hanno trovato l'essenziale.«La terra rinasce e si rinnova grazie ai santi e al loro attaccamento indeffettibile a Dio e agli uomini che vogliono condurre alla salvezza eterna». Basta leggere la vita dei santi sociali torinesi come Giovanni Bosco o Giuseppe Cottolengo per capire quanto di vero c'è in quello che scrive monsignor Sarah.

Più avanti il caridinale ribadisce che le vere riforme nella Chiesa sono fatte dai santi. «Chi pretende di riformare la Chiesa come si riforma una società temporale, non solo fallisce nella sua impresa, ma finisce inesorabilmente per ritrovarsi al di fuori della Chiesa […] I vizi della Chiesa si riformano solo ricorrendo all'esempio delle sue virtù più eroiche. San Francesco non è forse inorridito meno di Lutero per la dissolutezza e la simonia dei sacerdoti[...]». Sappiamo poi come Francesco ha risollevato la Chiesa. Dunque la Chiesa non ha bisogno di riformatori, ma di santi, afferma Sarah.

Del resto «tutta la storia della Chiesa mostra che è sufficiente un solo santo per trasformare migliaia di anime». Pensiamo al santo Curato d'Ars, o a santa Teresa del Bambin Gesù. Pensiamo alla Chiesa primitiva, erano una minoranza, ma hanno trasformato il mondo. Attenzione scrive Sarah: «Cristo non ha mai promesso ai suoi fedeli che sarebbero diventati una maggioranza».

Comunque il nocciolo della crisi della Chiesa in Europa è la crisi della fede. A questo che dobbiamo una risposta,“tutte le altre riforme rimarranno inefficaci”, ribadiva Benedetto XVI. La perdita del senso della fede è la radice profonda della crisi della civiltà che stiamo vivendo. Il nostro tempo assomiglia molto ai primi secoli del cristianesimo, quando l'Impero Romano stava andando in frantumi. Con la perdita di Dio, tutto è perduto, l'uomo diventa barbaro e vagabondo, ignorando di essere figlio ed erede di un Padre che l'ha creato con amore.

Il cardinale chiarisce come deve essere il rapporto della Chiesa col mondo. I cristiani non devono fare solo missioni umanitarie. “Senza Cristo la carità è una pagliacciata”. Le organizzazioni caritative cattoliche non possono ridursi a delle ONG tra le tante. «Tutti i grandi santi che hanno servito i poveri hanno fondato il loro impegno caritativo sull'amore di Dio». Del resto lo ha detto anche papa Francesco, «possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una ONG assistenziale, ma non la Chiesa, sposa del Signore [...]».

Più avanti il cardinale polemizza con chi nelle omelie non insegna più la realtà della salvezza, la vita eterna, del peccato originale, non si prende in considerazione l'azione del demonio. Non c'è più preoccupazione per l'al di là.

Legato alla crisi della fede, c'è la crisi del sacerdozio, espresso non solo per i gravi atti criminali della pedofilia. Il sacerdote non deve farsi prendere dal mondo, deve essere un uomo di Dio, di preghiera, soprattutto quella silenziosa davanti al tabernacolo, è qui che nascono i frutti meravigliosi del loro ministero pastorale. Il cardinale dà molti consigli ai sacerdoti, li invita ad unire la contemplazione con l'azione, a non disperdersi nell'esteriorità e nell'attivismo.

Monsignor Sarah, elenca alcune tentazione mondane da evitare. Seguire Cristo, significa rinunciare al mondo, ai suoi criteri e alla sua approvazione. I sacerdoti devono essere segno di contraddizione, temere la popolarità e il successo. Devono preoccuparsi quando hanno l'applauso.

I sacerdoti non devono avere una visione ragioneristica ed economicistica del sacerdozio. Non devono tanto preoccuparsi di sapere se sono apprezzati dai propri fedeli. Non devono essere troppo attivi; l'attivismo atrofizza l'anima. Occorre un po' riflettere sulla scristianizzazione della società, è probabile che molte colpe sono dei sacerdoti. I laici si aspettano dai sacerdoti che dicano con chiarezza e fermezza la dottrina di Dio, non le loro opinioni. «Quando la fede del clero si affievolisce, si produce come un'ecclissi: il mondo sprofanda in oscure».

Il sacerdote non deve approfittare della propria autorità sul popolo di Dio per esporre idee personali. Sarah fa riferimento alle parole profetiche e allarmanti di Hans Urs von Balthasar, sulla confusione all'interno della Chiesa, la colpa è della predicazione di una « secolarizzante (nel cui novero va sempre incluso una gran numero di religiosi)».

I sacerdoti non devono assumere ruoli di assistenti sociali, devono rendere tutti i cristiani discepoli e missionari, pronti a morire per Cristo e il suo Vangelo. Devono vigilare affinchè la fede resti autentica, fedele, che non venga meno, che non venga né alterata né sclerotizzata. «Un sacerdote è un buon pastore. La sua priorità non deve essere quella di impegnarsi in favore della giustizia sociale, della democrazia, dell'ecologia o dei diritti dell'uomo. Queste deviazioni – per monsignor Sarah – fanno del sacerdote un esperto in ambiti molto lontani dall'identità sacerdotale voluta da Cristo».

Le domande incalzanti e pertinenti del cardinale rivolte ai sacerdoti sono stimolanti: come si fa a vincere la povertà materiale se non si combatte quella spirituale? Come si fa a lottare contro la corruzione, la violenza, le ingiustizie, senza la luce del Vangelo, «se Dio viene allontanato dalle preoccupazioni umane, politiche ed economiche?»

Quando la vita catechetica è scarsa, al punto che i cristiani non conoscono più i fondamenti della propria fede, non c'è da meravigliarsi se l'evangelizzazione risulti insufficiente. Il cardinale insiste sulla formazione permanente dei credenti, è un'opera fondamentale. «Come si può nutrire i fedeli se questi non ascoltano altro che una piccola omelia di dieci minuti ogni settimana? Non è vero che le persone smettono di ascoltare : se la loro capacità di attenzione è così limitata, come possono stare ore e ore davanti alla televisione?».

Il clero fa troppe cose ma trascura l'essenziale che è quello della preghiera, di insegnare, di santificare e di condurre a Dio il popolo cristiano e tutti coloro che cercano il Signore. Il rimanente spazio del paragrafo viene dedicato all'importanza del celibato dei sacerdoti e del ruolo della donna nella Chiesa.

Gli ultimi due paragrafi sono dedicati alla crisi della Chiesa. Una Chiesa che assomigli a un partito, a un club o a una società di pensiero non serve. «La Chiesa genera interesse solo in quanto è la Chiesa di Cristo».

Da questo momento il cardinale spesso cita l'ottimo libro-intervista del cardinale Ratzinger fatto con Vittorio Messori, “Rapporto sulla fede”. Un riferimento indispensabile per comprendere molte cose che sono successe all'interno della Chiesa.

Chiaramente quando si parla di crisi della Chiesa, il cardinale ci tiene a precisare, che la Chiesa in quanto Corpo mistico di Cristo, continua a essere “una, santa, cattolica, e apostolica”, l'insegnamento dottrinale e morale rimangono invariati, immutabili, questa Chiesa non è in crisi, essa gode della promessa della vita eterna. Il problema siamo noi, a opporre resistenza, nella nostra vita concreta. E tuttavia oggi per il cardinale c'è una crisi del Magistero, ci sono vescovi e sacerdoti che sembrano contraddirsi, «ciascuno impone la propria opinione personale come fosse certezza. Ne risulta una situazione di confusione, di ambiguità e di apostasia. Un grande disorientamento, un profondo smarrimento e devastanti incertezze sono stati inoculati nell'animo di molti fedeli cristiani».

Eppure il Magistero rimane la garanzia di unità di fede nella Chiesa. «Purtroppo, alcuni tra coloro che dovrebbero trasmettere la verità divina con infinita precauzione non esitano a mescolarla con le opinioni alla moda, cioè con le ideologie del momento. Come riuscire a fare discernimento? Come trovare un cammino sicuro in mezzo a tale confusione?».

Il cardinale Sarah invita a stare attenti al vero progresso della fede e che non sia un cambiamento che trasformi la dottrina in un'altra. Ancora il cardinale supplica vescovi e sacerdoti a non affidarsi a commenti su internet, «non lasciamoci imporre il ritmo dai media, sempre pronti a parlare di cambiamenti, di capovolgimenti o di rivoluzioni. Il tempo della Chiesa è un tempo lungo. E' il tempo della verità contemplata che dona i suoi frutti se lasciata tranquillamente germinare nel terreno della fede».

Anche per Sarah la crisi della Chiesa risale al Concilio Vaticano II. Il post-Concilio non si rivelò quello sperato. Jaques Maritain evoca «la febbre neo-modernista, molto contagiosa almeno nei circoli detti 'intellettuali', tale che il modernismo dei tempi di Pio X non appare al confronto che un modesto raffreddore da fieno [...]».

Il cardinale elenca i vari errori commessi in quegli anni, il primo quello di affermare che il Vaticano II sia stato uno “strappo”, una frattura, rispetto al passato, abbandonando la Tradizione. «C'è invece una continuità che non permette né ritorni all'indietro né fughe in avanti; né nostalgie anacronistiche né impazienze ingiustificate». Per Sarah, «è all'oggi della chiesa che dobbiamo restare fedeli, non allo ieri o al domani: e questo oggi della Chiesa sono i documenti del Vaticano II nella loro autenticità. Senza riserve che li amputano. E senza arbitrii che li sfigurano».

Per Sarah il Magistero non potrà mai rompere con la Tradizione. Non siamo noi a costruire la Chiesa, ma Cristo, attraverso la sua parola e con l'Eucarestia. Monsignor Sarah, puntualizza che la struttura della Chiesa è gerarchica, monarchica, non possiamo accettare una sua visione orizzontalistica che conduce inevitabilmente al desiderio di conformare le sue strutture a quelle della società politiche. Nella Chiesa non si ubbidisce come in una società politica. L'obbedienza autentica cattolica è rivolta a Dio. Non ci si rivolge ai vescovi, al papa come a dei capi, a dei dirigenti.

Dopo la crisi della Chiesa il cardinale affronta quella dell'Occidente che sta attraversando una forma di depressione, di intorpidimento, di stanchezza spirituale. Oggi l'uomo occidentale è imprigionato in una tragica triade: torpore, livore e concitazione. C'è una diffusa mancanza di speranza, disprezzo per la fedeltà e per la fecondità.

Il rimedio non si trova in noi ma in Dio, dobbiamo ritornare a meravigliarci come fanno i bambini, contemplando il presepio, il Dio bambino che si fa prossimo. In occidente la morte di Dio ha portato a rifiutare il sacro e gli uomini si affidano sempre più a pratiche magiche e pagane. Il cardinale fa riferimento alle continue profanazioni e violazione delle chiese, dei cimiteri, dei luoghi sacri. Nella II parte (“L'uomo svilito”) il testo affronta tutte le crisi che riguardano l'uomo e la donna, per essere più chiari potremmo definirli “i frutti marci” del sessantotto. Si parla della “morte del padre”, di riscoprire la nozione di natura, della legge naturale. Poi dell'ideologia del Gender, che mette in discussione la femminilità e la mascolinità, attribuendole a creazioni culturali della società. E poi si assiste alla distruzione della famiglia, dove il demonio fa di tutto per dividere. Il cardinale punta la sua attenzione sulla strumentalizzazione e mercificazione della donna, sul suo corpo svilito e calpestato. I gravi pericoli della pornografia, dell'aborto, una società dove la donna uccide il proprio figlio è una società di barbari.

Il cardinale cita la grande figura di suor Madre Teresa di Calcutta, che ci ha messo in guardia contro il delitto dell'aborto. Del resto anche papa san Giovanni Paolo II, spesso parlava, denunciava che l'Occidente viveva nella cultura di morte. E poi l'eutanasia, ultimo disprezzo per la vita umana. La società occidentale per certi versi sta ritornando allo stato di società primitiva. E' urgente per il cardinale che la Chiesa reagisca a questa cultura di morte, creando delle “oasi di vita”.

Nella III parte (“Il crollo della verità, la decadenza morale e gli errori politici”) si affrontano i mali dell'Occidente, della vecchia Europa, della teoria del transumanesimo, l'utopia che mira a creare un uomo eterno, creando nuove forme di vita. Si affrontano i mali causate dalle ideologie assassine del Novecento. «Il nazismo, il fascismo e il comunismo hanno successori terribili», scrive Sarah, sono le nuove ideologie che negano la dignità dell'uomo come l'aborto, l'eutanasia, ma anche il fanatismo islamico. Il cardinale li chiama le utopie mortali del “mondo nuovo”.

L'Occidente non si ama più, è pronto al suicidio, c'è in atto un processo di autodistruzione. Anche per Robert Sarah, stiamo vivendo come all'epoca della caduta dell'Impero Romano. Il cardinale affronta tutti i temi attuali come quelli dell'immigrazione, della perdita della propria identità europea. Il grande potere dei Media. E poi la globalizzazione con i suoi frutti nefasti. Il volto delle democrazie postmoderne (che non sono democrazie) il capitalismo con i suoi frutti perversi, soprattutto in Africa. Sarah da uomo africano punta il dito sulle nostre mancanze, sugli errori dell'Occidente, nelle sue analisi, cita spesso il grande dissidente, l'ex prigioniero dei gulag e uomo di cultura Aleksandr Solzenicyn, un uomo profetico che va studiato.

L'ultima parte, la IV (“Ritrovare la speranza: la pratica delle virtù cristiane”). Il programma per risollevarsi c'è già: “è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione”, afferma Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica, Novo millennio ineunte. La Chiesa e quindi il cardinale nel suo libro, per venirne fuori, offre le quattro virtù: la prudenza, la temperanza, la fortezza, la giustizia.

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