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Geopolitica, strategie post Covid e ritardi infrastrutturali sono le tre criticità alla base dell'aumento delle bollette di luce e gas per milioni di cittadini e imprese. Ne è convinto Francesco Patamia, Presidente nazionale e fondatore del Partito Liberale Europeo (PLE), impegnato sia nelle imminenti elezioni amministrative che nelle suppletive per il collegio romano di Primavalle.

Perché stiamo assistendo a un rincaro dei prezzi?


L'incremento in bolletta luce e gas è dovuto essenzialmente all'aumento dei prezzi della materia prima. Subito dopo il lockdown le attività produttive hanno ripreso a lavorare con un aumento esponenziale del fabbisogno finanziario. La maggiore domanda ha fatto lievitare i prezzi delle materie prime da cui dipende la produzione energetica.

Perhé le materie sono sempre più difficili da reperire?

A causa degli elevati costi di trasporto e perchè sempre meno presenti in natura. A questo si aggiungono alcune problematiche legate ai rapporti internazionali e alla geopolitica di alleanze e influenze.

Ovvero?

La Russia ha deciso di tagliare una buona fetta delle quantità destinate all'Europa per dirottare sul mercato asiatico. Il tutto mentre sul fronte europeo alcuni problemi nei giacimenti del Mare del Nord e l'esaurimento in atto di uno dei più importanti dei Paesi Bassi hanno fatto registrare un'ulteriore riduzione di gas naturale disponibile. Non si dimentichi che la maggior parte del fabbisogno energetico in Italia viene coperta proprio con il gas, che, nonostante sia una delle fonti meno inquinanti, rimane comunque una delle più care a causa dei costi di importazione. Il ritardo inoltre nella costruzione del gasdotto Eastmed e le tensioni internazionali in quella macro area hanno fatto il resto.

Quale la ricetta del PLE?

Noi del PLE confidiamo nella competenza del Presidente Draghi affinché i costi della bolletta dell'elettricità e del gas non gravino sulle spalle degli italiani, accelerando nel frattempo il passaggio alle energie da fonti rinnovabili. L'unica risposta efficace all'esigenza di ridurre sensibilmente l'uso dei combustibili fossili e una straordinaria occasione per creare nuova occupazione in Italia, grazie al PNRR.

Francesco Patamia

Dopo aver acquisito il diploma di Allievo Aspirante Comandante di Lungo Corso, appena diciottenne, Francesco Patamia, Calabrese di nascita, non si è avventurato verso acque incerte ma si è mosso rapidamente con passi solidi e decisi.
Ha scelto di navigare, infatti, nel tempestoso mare della contabilità e delle strategie di alta finanza.
Francesco Patamia inizia quindi un suo nuovo percorso di formazione presso affermati studi da commercialista di Milano e di Bologna.
Sempre giovanissimo si cimenta nell'attività di agente di commercio con l'incarico di vendere la prestigiosa enciclopedia Treccani. Francesco Patamia dopo quest’altra esperienza che lo mette a confronto con persone di alto spessore culturale e professionale comprende bene come interpretare la bussola del bussines, dando prova della sua capacità e intraprendenza ricoprendo il ruolo di Food & Beverage Manager per conto di una importante catena di distribuzione

Una posizione professionale che mette in luce le sue innate doti manageriali che trovano conferma con il riconoscimento dell'incarico di Direttore Amministrativo della Bilardi Group Consulting.
Francesco Patamia, ancora ventenne, è già un uomo di successo.

Avvia a Milano un proprio studio di consulenza contabile dando vita alla Insurance, Financial & Legal Leading Services. Francesco impara in fretta, molto in fretta e non ancora trentenne ricopre il ruolo di funzionario addetto alla riscossione delle imposte della Italy Recover a Milano. Il suo carisma e la sua energia sono tali che a soli 31 anni diventa Key Account Manager Recover.

Essere al vertice di un'azienda di quel livello gli fa acquisire in tempi inimmaginabili una maturità tale da farlo brillare anche nella gestione delle trattative e negoziazione di grandi clienti, nonché di elaborare strategie di implementazione dei comuni interessi.
Ma per Francesco Patamia, che ha l’età di un manager junior ma l’esperienza di un vecchio finanziere, non basta: nel 2016 eccolo su di un altro trono dirigenziale che è quello di CEO della Fp Group Spa che gestisce catene di ristorazione, aggiungendo alla sua esperienza anche quella del settore assicurativo.
Ecco che nel 2017 è nominato direttore generale della Ecofin Group che si occupa di affari economico-finanziari.
Francesco Patamia si dimostra un vero campione di talento sul ring del mondo dell’alta finanza.
E Francesco Patamia confermando che il sogno di arrivare in alto non è solo di esclusiva americana ma anche italiana, tutt'oggi mantiene anche l'incarico di amministratore unico della Società Amministrazioni Srl (che gli viene rinnovato di anno in anno) conquistato quando aveva solo 19 anni di età.

Il Politico

La vita professionale di successo di Francesco Patamia è la concretizzazione di una filosofia politica ben precisa che si chiama Liberale.
Francesco Patamia, infatti, è l’interprete di ciò che significhi davvero libero mercato che è il cuore battente dei fondamentali principi dei Liberali italiani ed Europei.

Francesco Patamia, uomo di successo nell’imprenditoria, dimostra di amare il suo Paese e gli italiani. Vuole condividere la sua esperienza con chi ha valori sani, competenze ed energia positiva. Per farlo ha cominciato a dedicare il suo tempo libero alla politica, ma non a quella vecchia schematica di partito.
La nobile politica storica che guarda al domani e parla un linguaggio a tutti comprensibile e a tutti accessibile.
La politica fa subito pensare a quanti hanno distrutto il nostro Paese e la nostra economia. Francesco Patamia non ha scelto un paradiso fiscale per godersi il suo successo imprenditoriale.
No, non lo ha fatto. E’ salito sorridente e pieno di speranza sul ring della politica sociale.

La sua mente l'ha portato verso i 5 milioni di italiani che vivono all'estero, alcuni perché costretti dalla ricerca di un lavoro, altri dalla conquista di posizioni professionali meritate. Nel luglio 2020 infatti gli è stata assegnata la carica di Segretario nel partito MAIE Europa (Movimento Associativo Italiani all’Estero).

Con la sua esperienza e con le sue capacità, ha contribuito a rafforzare e riqualificare il Movimento Associativo Italiani all'Estero in tutti i Paesi del Vecchio Continente.
Tra le sue iniziative, spicca il concetto di “emigrazione circolare” che consentirà di generare nuovi posti di lavoro, di valorizzare il nostro Paese da un punto di vista internazionale dando lustro e visibilità all'eccellenza del Made in Italy.
E’ questa nuova sfida, in un momento in cui l'Italia ha bisogno, Francesco Patamia l’ha sentita propria e ha dato vita al Partito Liberale Europeo.
Lui ha avviato la sua battaglia politica, trasparente e leale, per difendere i valori della nostra Italia liberale.
Non pensate che sia un dovere morale stargli a fianco e sostenerlo?



 

I diversi commenti di questi giorni di giornalisti, intellettuali e politici sull’Afghanistan, hanno soprattutto sottolineato il totale fallimento militare degli Stati Uniti, ma anche di tutto l’Occidente. Anzi qualcuno si è spinto oltre sostenendo che abbandonare il Paese asiatico ha rappresentato il totale tradimento di tutti i valori della civiltà occidentale. Anche se non è chiaro a quali valori si fa riferimento. Alla questione ha cercato di rispondere il responsabile nazionale di Alleanza Cattolica, Marco Invernizzi.

Occorre essere chiari i commenti fanno riferimento alla “civiltà costruita progressivamente da secoli di evangelizzazione dopo i primi tre di persecuzione, la civiltà di Dante e delle cattedrali, dei santi re e dei grandi teologi, dei liberi comuni e delle libertà concrete, oppure la civiltà occidentale nata dalla Rivoluzione francese del 1789 e poi dilagata in Europa attraverso l’esercito di Napoleone, la civiltà dell’individualismo e delle ideologie, dell’aborto e del gender, che attraverso un lungo processo di scristianizzazione ha ridotto il Cristianesimo ad affare privato e messo la Chiesa ai margini dell’Occidente?”.

È una domanda difficile come quella, altrettanto difficile un’altra domanda: “Per quale delle due civiltà erano presenti i soldati occidentali in Afghanistan?”. Per Invernizzi sono domande difficili che interrogano soprattutto gli uomini e donne che credono, “nell’esistenza di principi fondamentali senza i quali non si può vivere”. Senza dei quali non si può costruire una società a misura d’uomo e secondo i piani di Dio. Attenzione, non sono principi occidentali, ma universali che la ragione è in grado di riconoscere.

In Occidente nei secoli è stata costruita una civiltà intorno alla Rivelazione di Gesù Cristo, che poi è stata distrutta con le diverse rivoluzioni ideologiche della modernità. Ormai della civiltà cristiana e dei suoi valori “nell’Occidente di oggi non rimane pressoché nulla, se non dei segni e qualche ristretto ambiente che ancora continua a farvi riferimento, per lo più legato a esperienze vive nate in seno alla Chiesa cattolica”.

Ritornando all’Afghanistan, è interessante porre un’altra domanda: “in nome di cosa si è potuto, vent’anni fa, combattere in quel Paese il fondamentalismo islamico dei talebani e così offrire un’alternativa al popolo afghano?”.

Certo nel 2001, l’11 settembre, quando il terrorismo islamico attaccò il cuore degli USA, giustamente tutti i Paesi occidentali reagirono organizzando una coalizione che andò in Afghanistan per debellare la presenza terroristica di Al-Qaeda in quel luogo, dal quale erano scaturiti gli atti terroristici.

“Era in gioco uno dei valori su cui era cresciuta la civiltà occidentale: la libertà, e precisamente la libertà religiosa, che i talebani rifiutavano imponendo a un popolo una visione fondamentalista dell’Islam. Il Cristianesimo, ma anche la retta ragione, insegnano che la fede, qualsiasi essa sia, non si impone, ma si offre alla libertà dei singoli e dei popoli”.

Tuttavia, lo stesso Occidente che lottava per la libertà contro i talebani afghani, per difendere i valori basilari, come la sacralità della vita, la centralità della famiglia, la differenza sessuale come base della comunità matrimoniale. Quell’Occidente era in piena e flagrante contraddizione. Come fa l’Occidente a continuare a difendere all’estero, “un pezzo di quella verità che su altri aspetti viene contraddetta a casa propria?” E che cosa offrire o garantire al popolo afghano: la libertà dall’imposizione di una religione in cambio della libertà di eliminare la vita innocente, la libertà dal “familismo” per sostituirlo con l’abolizione della famiglia?”

Alla fine, la contraddizione è emersa. Per vincere le battaglie sia militari che culturali, occorre “credere in qualcosa di più grande della vita terrena per sacrificare quest’ultima in nome della solidarietà. Solidarietà che in questo caso avrebbe dovuto essere l’amore per un popolo lontano e molto diverso, ma meritevole della libertà di non subire un’imposizione ideologica, violenta e contro natura. Ma qui i valori diventano vita, si incarnano e devono esserci tutti perché ci siano uomini disposti a sacrificare la vita. E questo Occidente, francamente, non è più in grado di farlo perché gli mancano le premesse fondamentali.

Bisogna essere realisti, se l’Occidente vuole ritornare a essere un faro per il mondo, non per imporre la propria civiltà, ma per difendere i principi universali scritti nella natura di ogni uomo, sa dove andare a recuperare, nella propria storia, le ragioni che ha perduto strada facendo.

Ottantacinque ‘sampietrini’ della memoria per ricordare una ad una le 85 vittime della strage del 2 agosto 1980. Ispirati alle "pietre d'inciampo" dell'artista tedesco Gunter Demnig, gli 85 sampietrini stati installati lungo il percorso da piazza Nettuno alla stazione che ogni anno, in occasione dell'anniversario dell'attentato, familiari, istituzioni e tanti semplici cittadini percorrono in corteo per continuare a chiedere verità e giustizia. A disegnarli alcuni studenti del biennio di Decorazione per l'Architettura dell'Accademia delle Belle Arti di Bologna. Ottantacinque le vite spezzate dalla bomba quel 2 agosto di quarantuno anni fa. Oltre 200 i feriti. Volti che Bologna non dimentica.

Svelare mandanti e depistatori nascosti nelle strutture dello Stato rafforza la nostra democrazia e restituisce dignità al Paese”: è schietto il manifesto scelto dai parenti delle vittime per il 41esimo anniversario della strage del 2 agosto 1980.

La mattina di sabato 2 agosto, alle 10.25, una bomba di grande potenza esplode alla stazione ferroviaria di Bologna. La deflagrazione fa crollare un tratto del fabbricato lungo 50 metri, che ospita i locali del ristorante e delle sale di attesa di prima e seconda classe.

 I morti sono 85 e oltre 200 i feriti. Tra le macerie alla ricerca dei corpi sepolti scavano anche a mani nude, pompieri, vigili urbani, forze di polizia, ma anche semplici cittadini. Polvere, grida e sangue.

Dopo 41 anni il tassello mancante sul fronte delle verità processuali è sempre legato ai mandanti. Tuttavia parenti e istituzioni confidano su un capitolo ancora tutto da scrivere che, ormai dal 16 aprile scorso, va in scena ogni mercoledì e venerdì davanti ai giudici della Corte di assise di Bologna.      

Nel nuovo processo sulla strage del 2 agosto, il principale imputato è Paolo Bellini, ex esponente di Avanguardia Nazionale, ritenuto dalla Procura generale tra gli esecutori dell’attentato che agì come ‘quinto uomo’ in concorso con gli ex Nar Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini (condannati in via definitiva) e con Gilberto Cavallini (condannato in primo grado).

Seguendo la ‘pista’ dei soldi, i pg hanno dato un nome a quelle che ritengono le quattro ‘menti’ della strage. Così, da morti sono stati accusati Licio Gelli, maestro venerabile della loggia massonica P2 e Umberto Ortolani come mandanti-finanziatori; l'ex capo dell'ufficio Affari riservati del ministero dell’Interno Federico Umberto D’Amato indicato come mandante-organizzatore; Mario Tedeschi, direttore della rivista “Il Borghese” ed ex senatore dell’Msi considerato organizzatore per aver coadiuvato D’Amato nella gestione mediatica della strage - preparatoria e successiva - nonché nell’attività di depistaggio delle indagini.

"Non tutte le ombre sono state dissipate e forte è, ancora, l'impegno di ricerca di una completa verità". E' quanto dichiara il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 41° anniversario della strage di Bologna. "Quarantuno anni fa la città di Bologna e con essa la Repubblica vennero colpite al cuore. Un attentato dinamitardo, ad opera di menti ciniche che puntavano alla destabilizzazione della democrazia italiana, provocò una terribile strage in cui morirono donne e uomini inermi, bambini innocenti", sottolinea il capo dello Stato

"Quarantuno anni fa la città di Bologna e con essa la Repubblica vennero colpite al cuore. Un attentato dinamitardo, ad opera di menti ciniche che puntavano alla destabilizzazione della democrazia italiana, provocò una terribile strage in cui morirono donne e uomini inermi, bambini innocenti", sottolinea il capo dello Stato. I bolognesi e gli italiani seppero reagire con sofferto coraggio, offrendo solidarietà a chi aveva bisogno di aiuto, di cure, di conforto. Affermando un forte spirito di unità di fronte al gesto eversivo diretto contro il popolo italiano. Sostenendo nel tempo le domande di verità e di giustizia, che, a partire dai familiari, hanno reso la memoria di questo evento disumano un motore di riscatto civile e un monito da trasmettere alle generazioni più giovani", aggiunge Mattarella.

"L'impegno di uomini dello Stato, sostenuti dall'esigente e meritoria iniziativa dell'Associazione tra i Familiari delle vittime, ha portato a conclusioni giudiziarie che hanno messo in luce la matrice neofascista della bomba esplosa la mattina del 2 agosto 1980. Non tutte le ombre sono state dissipate e forte è, ancora, l'impegno di ricerca di una completa verità", sottolinea. "La Repubblica ha saputo respingere la strategia di questi criminali, difendendo i principi di civiltà conquistati con la lotta di Liberazione. La vicinanza, che rinnoviamo a quanti sono stati colpiti negli affetti più preziosi da tanta ferocia, costituisce anche pegno per il futuro, affinché il patrimonio di valori e di umanità, che sta alle fondamenta della nostra società, sia percepito sempre più come un bene comune indivisibile", conclude. 

 "Sono immagini che non si dimenticano quelle della Stazione di Bologna la mattina del 2 agosto 1980, con le sale d'aspetto demolite da un'esplosione che in un istante ha spazzato via 85 vite e lasciato a terra più di 200 feriti; con detriti e polvere di un grigio così intenso da cancellare i colori dell'estate; con il suono incessante delle sirene dei mezzi di soccorso; con i taxi trasformati in autoambulanze e gli autobus in carri funebri; con lo scavare incessante di tutti - vigili del fuoco, forze dell'ordine, volontari e cittadini - per salvare quante più vite possibile". 

Così, la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati, in un messaggio al sindaco di Bologna Virginio Merola, in occasione del 41/o anniversario della strage. "Ecco perché questa cerimonia deve essere occasione anche per rinnovare il ricordo dell'orgoglio di un Paese che, proprio da Bologna, seppe reagire all'orrore del terrorismo con coraggio, unità e determinazione. L'orgoglio di un'Italia di valore che senza più paura ha risposto alla violenza delle bombe con le armi dell'onestà, della giustizia e della legalità. Un'Italia che ha sconfitto il terrorismo e che oggi continua a perseguire, con instancabile tenacia, verità e giustizia su pagine di un passato da consegnare alla storia senza ombre e senza segreti. Un obiettivo - aggiunge - di trasparenza, accessibilità e conoscenza a cui continuo a credere e per il quale intendo proseguire, come ho promesso, l'opera di desecretazione degli atti delle Commissioni di inchiesta che hanno lavorato sulle grandi stragi del passato".

"La strage di Bologna, come quelle che si sono susseguite negli anni della cosiddetta "strategia della tensione', è un fatto opaco e oscuro, sordo, perché è mosso dal nichilismo: ha bisogno di dilaniare il corpo dell'altro, cittadino comune, innocente,  e con lui dilaniare quello che un'espressione inglese chiama 'body politic', l'unità politica e democratica di un popolo che si riconosce in una nazione. Quello del 2 agosto 1980 fu un attacco all'intero popolo italiano e al cuore della Repubblica". Lo ha detto, in un passaggio del suo intervento alle commemorazioni della strage alla stazione di Bologna il ministro della Giustizia, Marta Cartabia.   "La violenza vuole provocare odio, rabbia, altra violenza -ha argomentato -:   è una grande legge della storia umana e il nostro presente non ne va esente. È una possibilità che ci riguarda tutti, anche oggi. Le forme cambiano, le modalità si trasformano; ma anche nella cultura del nostro tempo l'odio cieco, incapace di comunicare, genera nemici senza nome, o ne cambia il nome, storpiandolo, per provocare una maggiore umiliazione e un più definitivo annientamento".   E aggiunge: "Siamo qui, oggi, invece per rinnovare pienamente la memoria e il valore delle persone che sono morte, di quelle che sono state lacerate nella carne, dei loro  famigliari: c'è bisogno di una parola che dia senso a tutto questo - ha concluso- e c'è bisogno di una parola di giustizia".

Il percorso giudiziario è stato lungo e difficile e altre battaglie ancora ci attendono per arrivare alla completa verità sulla strage della stazione. Il nostro pensiero va a coloro che hanno reso possibile i risultati faticosamente raggiunti sacrificando la propria vita". Così Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione vittime della strage del 2 agosto 1980, dal palco di Piazza Medaglie d'oro a Bologna nell'anniversario della strage della stazione. "Siamo vicini e grati a chi oggi ha raccolto il testimone di questi magistrati eroi onorandone la memoria" 

Poi il presidente dell'associazione, dal palco di piazza Medaglie d'oro a Bologna, punta il dito contro la stampa nazionale. "Il processo ai mandanti va avanti a veloci tappe nella sostanziale indifferenza della stampa nazionale: sembra quasi che la strage di Bologna sia solo un fatto bolognese", contesta. "È indubbio che le implicazioni che emergono sono tali che sconvolgono", ammette Bolognesi, certo che il processo potrà aiutare a fare chiarezza anche su altri fatti come il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro e l'omicidio del presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella".

 

Fonti agi / Rai / Resto del Carlino

La kermesse dedicata all’etica e al fair play ha festeggiato i suoi 25 anni A Castiglion Fiorentino, nella suggestiva cornice del Loggiato Vasariano di piazza del Municipio, impreziosita per l’occasione da una spettacolare scenografia, hanno brillato le più luminose stelle del panorama sportivo italiano ed internazionale facendosi portatrici, attraverso le loro storie, di messaggi di fiducia, impegno e grande umanità. Un’edizione 2021 davvero speciale che ha visto la kermesse dedicata all’etica e al fair play tornare in pista, dopo le restrizioni del 2020, con un programma completo e ricco di eventi collaterali, per celebrare in grande spolvero il venticinquesimo anniversario della sua fondazione. Una vera e propria pioggia di emozioni è quella che, tra ospiti illustri e grandi leggende dello sport italiano e mondiale, ha accompagnato la cerimonia di premiazione del XXV Premio Internazionale Fair Play Menarini.  “Oggi festeggiamo i primi venticinque anni del Premio Fair Play Menarini: un risultato incredibile in un anno eccezionale per lo sport italiano  – ha detto Ennio Troiano, Direttore Risorse Umane di Menarini - Ci auguriamo che i valori del Fair Play, fondati sulla condivisione di principi che rappresentano la vera essenza dello sport, possano aiutarci a guardare con ottimismo al futuro".    Sul palco, hanno ritirato l’ambito riconoscimento: dall’ex tennista svedese Stefan Edberg all’icona del basket Pierluigi Marzorati, dall’Iron Lady del n: dall’ex tennista svedese Stefan Edberg all’icona del basket Pierluigi Marzorati, dall’Iron Lady del nuoto Katinka Hosszu all’eclettico Patrizio Oliva, dalla calciatrice Eleonora Goldoni ai due olimpionici italiani Romano Battisti e Matteo Marconcini, passando per i grandi nomi del calcio Sinisa Mihajlovic, Patrick Kluivert e Massimo Bonini. Grande commozione è stata suscitata dall’assegnazione del Premio speciale dedicato al ricordo di Paolo Rossi, ritirato da Marco Tardelli e Hansi Müller, mentre uno scroscio di applausi ha fatto da tappeto all’arrivo delle canottiere Valentina Rodini e Federica Cesarini che, dopo l’oro olimpico conquistato ai Giochi di Tokyo 2020, hanno ritirato il Premio speciale “L’Italia nel cuore”. E se la categoria “Narrare le emozioni”, dallo scorso anno intitolata alla memoria di Franco Lauro, è andato alla giornalista sportiva di Mediaset Lucia Blini, e il riconoscimento “Sustenium Energia e Cuore” all’ex arbitro di calcio, Pierluigi Collina, ad aggiudicarsi il Premio speciale “Studio e sport”, frutto dell’illustre collaborazione con il Centro sportivo delle Fiamme Gialle, è stata la giovane marciatrice Sofia Fiorini.  “Non ci sono parole per descrivere l’emozione di aver vissuto una serata come questa. Una serata in cui non sono mancati istanti di gioia, alternati a momenti di grande riflessione, soprattutto per quanto riguarda il premio intitolato alla memoria del grande campione Paolo Rossi nella categoria ‘Modello per i giovani’, assegnato a Marco Tardelli e Hansi Müller, due grandi amici di Pablito – afferma Angelo Morelli, presidente del Comitato organizzatore del premio - Sono stati venticinque anni di duro lavoro, ma anche di grandi soddisfazioni, emozioni e ricchezza personale. Aver potuto gioire della presenza di tanti campioni, provenienti da ogni parte del mondo, è stato per noi organizzatori una cosa così grande da non riuscire neppure a raccontarla. Ringraziamo enti, istituzioni, giornalisti e sponsor per esserci stati così vicini e aver creduto nel nostro progetto. E, non da ultimi, i nostri ringraziamenti vanno anche a tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione dell’evento, una squadra sicuramente affiatata e responsabilizzata”.   Tra i frangenti clou della serata, è stata la presentazione ufficiale del francobollo dedicato alla XXV edizione del Premio Fair Play Mecenate: un francobollo celebrativo, appartenente alla serie tematica “Lo sport” che, al suo interno, annovera i francobolli dei più importanti club della Serie A e il francobollo dedicato alla vittoria dell’Italia di Mancini agli Europei 2020, quello del Premio Internazionale Fair Play celebra quella cultura sportiva incentrata sul rispetto della persona, sulla competizione e sulla non violenza, che la manifestazione ideata nel 1997 da Angelo Morelli e Chiara Fatai promuove fin dalla sua nascita. “Per noi è stata il raggiungimento di un sogno – conclude Morelli,- perché l’emissione di un francobollo commemorativo è un risultato che corona 25 anni di vita del premio e gratifica tutte le persone , nessuna esclusa che hanno creduto nella sua mission“.   Julia-Sandra Virsta Castiglion Fiorentino 2 sett. 2021     L’elenco completo dei premiati del XXV Premio Internazionale Fair Play Menarini:   Massimo Bonini – categoria “Fair Play” Stefan Edberg – categoria “Carriera nel Fair Play” Sinisa Mihajlovic – categoria “Sport e Salute” Pierluigi Marzorati – categoria “Una vita per lo sport” Eleonora Goldoni – categoria “Fair Play e Solidarietà” Matteo Marconcini – categoria “Promozione dello sport” Patrizio Oliva – categoria “Sport e vita” Katinka Hosszu – categoria “Personaggio mito” Patrick Kluivert – categoria “I valori sociali dello sport” Romano Battisti – categoria “Lo sport oltre lo sport” Marco Tardelli e Hansi Müller – Premio speciale Paolo Rossi “Modello per i giovani” Pierluigi Collina – Premio speciale Sustenium “Energia e cuore” Valentina Rodini e Federica Cesarini – Premio speciale “L’Italia nel cuore” Lucia Blini – Premio speciale Franco Lauro “Narrare le emozioni” Sofia Fiorini – Premio Fiamme Gialle “ Studio e sport “.

 

 


Per mettere in evidenza la qualità e il talento del cinema e della letteratura colombiana, l’ambasciatore colombiano in Italia, signora Gloria Isabel Ramirez, in associazione con Caracol TV, presenta il 20 luglio 2021 il pluripremiato film "El Olvido que Seremos".

La proiezione di questo film è in programma presso la sede dell'Instituto Cervantes a Roma e vede la partecipazione di diplomatici, giornalisti, operatori del cinema e del teatro nonché amici della Colombia che possono quindi apprezzare questo film tratto dal libro di Hector Abad Faciolince che porta lo stesso nome.

Questo film colombiano, diretto dal Premio Oscar Fernando Trueba ed il cui protagonista è l’attore spagnolo Javier Camara, ha vinto, tra gli altri riconoscimenti, il premio Goya miglior film iberoamericano 2021, è stata selezionato come pellicola straniera in spagnolo nel festival di Cannes, ha ricevuto 12 nominations al premio iberoamericano  Platino ed è stata selezionato nel Festival del Cinema di Roma fra altri

Per l’ambasciatore Gloria Isabel Ramírez questa è una maniera di valorizzare un film prodotto in Colombia e girato a Medellín ed in altre città colombiane, e uscito da poco in Italia con il titolo “La nostra storia”.  

Infine, per l'ambasciatore Ramirez, questo è altresì un modo per continuare a promuovere il prossimo accordo di coproduzione cinematografica che la Colombia e l'Italia firmeranno e che è nell'ultima fase

 

 

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