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Martedì, 09 Agosto 2022

Le persone indagate, secondo l’impostazione accusatoria,  avevano presentato il dipinto, nel 2019, per il tramite di un’agenzia di intermediazione toscana, all’Ufficio Esportazione (del Ministero della cultura) di Genova, dissimulando l’attribuzione alla pittrice italiana di scuola caravaggesca Artemisia Gentileschi (1593 – 1653), dichiarando un valore economico decisamente sottostimato e tacendo il legame pertinenziale storicamente documentato con contesti architettonici vincolati (Castello di Conversano e, successivamente, Castello Marchione di Conversano, risalente al sec. XVI-XVII), riuscendo così ad ottenere un attestato di libera circolazione viziato dalla erronea rappresentazione e valutazione dei fatti posti a base della decisione della Commissione consultiva.

I privati proprietari, avevano fatto così uscire dal territorio italiano il dipinto seicentesco a olio su tela (cm. 121x147) di straordinario pregio storico-artistico raffigurante Caritas romana (Storia di Cimone e Pero narrata da Valerio Massimo nel Factorum et dictorum memorabilium libri IX), già appartenente alla grande collezione d’arte del Conte Giangirolamo II Acquaviva d’Aragona (1600 – 1665), che lo aveva commissionato alla pittrice romana intorno alla metà del ‘600, affidandolo ad una prestigiosa Casa d’aste austriaca per massimizzare il ricavo economico derivante dalla vendita all’estero dell’opera, che sarebbe così stata sottratta definitivamente e irrimediabilmente al patrimonio culturale nazionale.

Le indagini, avviate nei primi mesi del 2020 dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Bari, dirette dalla Procura di Bari, hanno allo stato (fatta salva ogni successiva decisione nel contraddittorio delle parti) impedito che al dipinto toccasse la stessa sorte di un altro esemplare di Artemisia Gentileschi, proveniente da altra collezione, aggiudicato all’asta presso la medesima Casa d’aste per circa 2 milioni di euro. Sono stati infatti immediatamente attivati gli uffici del Ministero della cultura che, annullata in via amministrativa l’autorizzazione rilasciata sulla scorta di dichiarazioni mendaci celanti la certa attribuzione del dipinto alla pittrice, hanno avviato contestualmente il procedimento che ha determinato l’interesse culturale del bene e il diniego alla libera circolazione.

L’inosservanza dell’ordine di rimpatrio dell’opera, prontamente disposto dagli organi centrali del Ministero della cultura nei confronti dei proprietari, ha generato un approfondimento investigativo del Nucleo Carabinieri TPC di Bari, che ha richiesto all’Autorità Giudiziaria l’adozione di provvedimenti finalizzati ad impedire la dispersione, lo spostamento, il trasferimento o l’alienazione del bene, ormai destinato alla vendita in asta sottraendolo al patrimonio culturale italiano.

I militari, dopo aver rintracciato il dipinto presso la Casa d’aste in Vienna, lo hanno sottoposto a sequestro in esecuzione di un Ordine Europeo di Indagine (OEI) emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari e in esecuzione  di un provvedimento di freezing previsto dal Regolamento Europeo 1805/2018 ed altresì di un sequestro preventivo emessi dal GIP del Tribunale di Bari in accoglimento delle richieste degli inquirenti, consentendo - con il coordinamento dell’organismo europeo di cooperazione giudiziaria penale Eurojust e la collaborazione della Polizia austriaca - di recuperare e rimpatriare l’opera, salvandola dal meccanismo speculativo implicante la definitiva sottrazione del bene al controllo statale sui beni culturali, ovvero la sua perdita a seguito di commercializzazione all’estero.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che seguirà il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Nella fase esecutiva delle attività è stato determinante il supporto dell’Ambasciata Italiana in Austria, per l’adozione delle misure idonee alla conservazione dell’opera d’arte nelle more del rimpatrio in Italia.

La Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la Città metropolitana di Bari procederà ai riscontri di carattere tecnico sulla tela, in sinergia con gli istituti specialistici ministeriali. È stato altresì richiesto incidente probatorio.

Il valore dell’opera recuperata è non inferiore ai due milioni di euro.

 Fonte Comando Carabinieri 

La Chambre de l'Instruction della Corte d'Appello di Parigi ha deciso di negare l'estradizione richiesta dall'Italia per i 10 ex terroristi rossi arrestati nell'ambito dell'operazione 'Ombre rosse' nell'aprile 2021, tra cui l'ex militante di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, condannato in Italia come uno dei mandanti dell'omicidio del commissario Calabresi.

La Chambre de l'Instruction della Corte ha fatto riferimento agli articoli  8 e 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo.

Sono dieci gli italiani condannati per terrorismo negli anni di piombo e rifugiatisi in Francia dagli anni Ottanta fermati nell' aprile 2021 nell'ambito dell'operazione Ombre Rosse.  Si tratta di Giorgio Pietrostefani (68 anni), non presente in aula per motivi di salute, Enzo Calvitti (67), Narciso Manenti (65), Giovanni Alimonti (66), Roberta Cappelli (66), Marina Petrella (67), Sergio Tornaghi (63), Maurizio Di Marzio (60), Raffaele Venturi (70), Luigi Bergamin (72).


Alla lettura della sentenza dentro le sale del tribunale di Parigi, un gruppo di italiani, guidato dal deputato della Lega Daniele Belotti, ha gridato: “assassini!”. Prima di entrare nell’aula del tribunale, avevano srotolato uno striscione di protesta davanti al Palazzo di Giustizia. Fanno parte del gruppo anche il sindaco di Telgate, comune in provincia di Bergamo di origine di Narciso Manenti, e il presidente e vicepresidente dell'associazione carabinieri di Bergamo intitolata a Giuseppe Gurrieri, l'appuntato ucciso nel 1979 proprio dal Manenti davanti al figlio di 11 anni.

Le reazioni

Grida di gioia, abbracci e lacrime in aula a Parigi alla lettura della sentenza che potrebbe aver messo fine alla quarantennale vicenda degli ex terroristi italiani degli anni di piombo. Dopo un anno e 3 mesi la giustizia francese ha respinto in blocco tutte le richieste per i 10 ex terroristi. "Sono contentissimo per il mio cliente - ha detto l'avvocato Jean-Louis Chalanset, che difende Enzo Calvitti - ho temuto che andasse in carcere a finire i suoi giorni". Per William Julié, l'avvocato che rappresentava l'Italia, "aspettiamo di vedere se la procura farà appello in Cassazione". Non potrà essere l'Italia ma solo la  Francia, attraverso il procuratore generale della Corte d'Appello di  Parigi, a decidere se impugnare o meno la decisione.

Fonti del Nazareno, interpellate al riguardo, esprimono "delusione" per la decisione di Parigi di negare l'estradizione richiesta dall'Italia per i 10 ex terroristi rossi. "E' una decisione grave" per le implicazioni che comporta rispetto alla sofferenza dei familiari delle vittime  e alla memoria delle vittime.

"Negare l'estradizione da parte della Francia ad un gruppo di terroristi rossi è un atto gravissimo che non ha nulla a che vedere con il garantismo e la libertà di espressione sempre difesi da Parigi. Qui si tratta di partecipazione attiva ad un progetto criminale ed eversivo". Lo scrive su Twitter Antonio Tajani, Coordinatore nazionale di Forza Italia e vicepresidente del Partito Popolare Europeo

Erano tutti presenti, a quanto si apprende, ad eccezione del settantottatenne Giorgio Pietrostefani, il più anziano dei dieci e in condizioni precarie di salute. È stato uno dei fondatori di Lotta Continua, organizzazione extraparlamentare che operava pubblicamente ma a cui sentenze passate in giudicato addebitano l'omicidio del commissario Luigi Calabresi, il 17 maggio 1972, di cui Pietrostefani è stato riconosciuto come uno dei mandanti e per questo condannato a 22 anni.

In questi mesi si sono susseguite le udienze, che in buona parte sono state rinviate per consentire l'invio dall'Italia di materiale relativo alle condanne penali. Ora che per tutti il dossier dovrebbe essere completo, la parola passa alla giustizia francese che, caso per caso, può decidere di accogliere la richiesta o respingerla. Possibile anche che per alcuni di loro venga disposto un ulteriore rinvio per consentire l'acquisizione di nuovi documenti.

I nove attesi domani in aula facevano tutti parte di formazioni armate di ispirazione comunista. Sono Enzo Calvitti, 67 anni, ex psicoterapeuta oggi in pensione ed ex Br condannato in contumacia a 18 anni di carcere per associazione a scopi terroristici e banda armata; Narciso Manenti, 64 anni, quaranta dei quali trascorsi in Francia, arredatore e gestore di una società di comunicazione, ex membro dei 'Nuclei armati per il contropotere territoriale', condannato nel 1983 all'ergastolo per l'omicidio dell'appuntato dei Carabinieri Giuseppe Gurrieri; Giovanni Alimonti, 66 anni, che faceva  parte delle Brigate rosse e fu condannato nel 1992 a 19 anni di carcere per il tentato omicidio, dieci anni prima, di un poliziotto, Nicola Simone. Roberta Cappelli, 66 anni, ex Br, condannata all'ergastolo per tre omicidi avvenuti a Roma: quello del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi, il 31 dicembre 1980, dell'agente di polizia Michele Granato (9 settembre 1979) e del vice questore Sebastiano Vinci (19 giugno 1981); Marina Petrella, 67 anni, anche lei militava nelle Brigate Rosse e fu condannata con Cappelli per l'omicidio del generale Galvaligi e inoltre per il sequestro del giudice Giovanni D'Urso, avvenuto a Roma il 12 dicembre del 1980, per quello dell'assessore regionale della Democrazia Cristiana Ciro Cirillo, avvenuto a Torre del Greco il 27 aprile del 1981 e nel quale furono uccisi due membri della scorta, per l'attentato al vice questore Nicola Simone (insieme a Cappelli e Alimonti).

L'elenco prosegue con Sergio Tornaghi, 63 anni, condannato all'ergastolo per l'omicidio di Renato Briano, direttore generale dell'azienda "Ercole Marelli"; Maurizio Di Marzio, 60 anni, storico gestore a Parigi di un noto ristorante, che dovrebbe scontare in Italia un residuo di pena a 5 anni e 9 mesi di carcere per banda armata, associazione sovversiva, sequestro di persona e rapina. Raffaele Ventura, 70 anni, militava nelle Formazioni Comuniste Combattenti, dovrebbe scontare 20 anni di carcere in Italia dopo essere stato condannato per concorso morale nell'omicidio del vicebrigadiere Antonio Custra, avvenuto il 14 maggio 1977, durante una manifestazione a Milano; Luigi Bergamin, 72 anni, ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, deve scontare una pena a 16 anni e 11 mesi di reclusione come ideatore dell'omicidio del maresciallo Antonio Santoro, capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso a Udine il 6 giugno 1978 da Cesare Battisti.

Per molto tempo la Francia ha escluso di concedere l'estradizione a chi vi si rifugiava perché accusato di atti violenti di ispirazione politica: era la “Dottrina Mitterrand", dal nome del presidente in carica dal 1981 al 1995, che sotto la presidenza di Emmanuel Macron Parigi ha deciso di abbandonare.

 

Fonte Rai e varie agenzie

Da qualche mese negli Usa i movimenti abortisti hanno letteralmente dichiarato guerra al mondo cattolico pro-vita, dopo che è trapelata sulla stampa una bozza della Corte Suprema americana che deve decidere in merito se restringere la legge sull’aborto (Roe vs Wade).

“Sono giorni di grave preoccupazione. Lunedì 13 giugno gli stessi terroristi avevano bloccato le vie d’accesso alla Corte Suprema, dopo averlo ampiamente annunciato; solo per la solerzia della polizia, non sono passati all’assalto dei giudici. La decisione della Corte sull’aborto dovrebbe essere presa entro le prossime due settimane, ma il clima di tensione, le minacce e i complici silenzi di abortisti, istituzioni, grandi interessi finanziari e mass media proseguono senza sosta. Il reporter di Townhall, Julio Rosas, ha seguito la protesta del 13 giugno: i manifestanti pro aborto hanno bloccato diverse strade e tentato di ‘sequestrare’ la Corte, come anticipato dal gruppo pro aborto “Shut Down D.C.” la settimana precedente; alla marcia di qualche migliaio di persone si innalzava lo striscione: “La nostra casa è in fiamme”. Il peggio non è avvenuto, alcuni degli attivisti abortisti che hanno fatto dichiarazioni alla marcia avevano addirittura 14 anni, con loro un’insegnante che aveva trascinato con sé i propri studenti di terza media”. (Luca Volontè, La guerra degli abortisti, 17.6.22, lanuovbq.it)

Nei giorni scorsi questi gruppi violenti abortisti  hanno incendiato diversi centri pro life in Wisconsin, Alaska, Washington, Oregon e New York e vandalizzato più di una dozzina di chiese e centri di gravidanza.

I vescovi cattolici americani hanno nuovamente chiesto, con una dichiarazione ufficiale, la fine della violenza, dopo i continui attacchi alle chiese e ai centri di gravidanza pro life. In particolare, il cardinale Timothy M. Dolan, arcivescovo di New York (responsabile per la libertà religiosa), e William E. Lori, arcivescovo di Baltimora (responsabile per le politiche pro life), a nome di tutti i vescovi, hanno lamentato come questi atti siano chiaramente in “opposizione agli insegnamenti della Chiesa sulla vita nel grembo materno”. Inoltre c’è  un chiaro richiamo al colpevole silenzio del presidente Biden.

Dopo il tentato omicidio plurimo ai danni del giudice Brett Kavanaugh e della sua famiglia, e dopo le minacce sempre più violente contro i figli e le chiese frequentate da Amy C. Barrett e Samuel Alito, nonché contro questi stessi giudici, Biden non ha ancora espresso una sola parola di condanna verso questi terroristi interni e, addirittura, 27 deputati del Partito Democratico hanno votato contro l’approvazione finale della legge che dovrebbe rafforzare la sicurezza di giudici e funzionari della Corte Suprema. Peraltro al momento nessuna nuova misura di sicurezza è stata presa per la tutela dei giudici.

“Siamo di fronte a un fiancheggiamento e finanche a un sostegno, chiaro e gravissimo, alle violenze. I mass media “il-liberal” non hanno dato alcuno spazio, a sette giorni dagli avvenimenti, nemmeno al tentato omicidio del giudice Kavanaugh; in nessuna delle trasmissioni televisive dei grandi network di informazione americana - ABC, CBS, NBC e CNN - si è sfiorato il tema dell’incidente che poteva costare la vita al giudice e alla sua famiglia. Inutile chiedersi cosa avrebbero fatto i politici Dem e la grande stampa nazionale se ad essere minacciate fossero state le vite e le famiglie dei giudici liberal”. (Ibidem)

I violenti vandali abortisti, in primis il gruppo Jane’s Revenge, hanno invitato mercoledì 15 giugno tutti i loro adepti ad iniziare, anzi, a proseguire la guerra contro chiese, giudici e centri pro vita del Paese. Lo hanno fatto con un comunicato a cui, al momento, non è seguita alcuna reazione ufficiale della Casa Bianca. Anzi, Joe Biden e il suo governo pensa a un ordine esecutivo per contrastare le leggi pro life dei tanti Stati governati dai Repubblicani.

A questo riguardo sono preoccupanti le dichiarazioni dei giorni scorsi della vicepresidente Kamala Harris, che invece di gettare acqua sul fuoco, infiamma il dibattito. La Harris presume che “se passa la linea della Corte Suprema, non solo il supposto diritto di abortire andrà in soffitta, ma verranno cancellati anche molti altri “diritti” come il “diritto” alla contraccezione e ai “matrimoni” gay. I giudici della Corte Suprema si aspettavano questa mossa e nella bozza hanno scritto nero su bianco che la loro decisione invece riguarda solo l’accesso all’aborto. La Harris lo sa bene, ma vuole creare panico, cercare qualsiasi pretesto per incendiare ancor più gli animi e tenta di pescare suoi alleati anche tra le fila dei gay o tra le donne che usano la pillola”. (Tommaso Scandroglio, Aborto, la strategia di Kamala per incendiare gli animi, 24.5.22, lanuovabq.it). In pratica secondo il giornalista de Lanuovbq.it,

“La Harris esplicitamente afferma che uccidere il proprio figlio è espressione del diritto all’autodeterminazione, diritto che deve essere tutelato dalle intromissioni statali. Ecco perché la Harris lega il “diritto” all’aborto al diritto alla privacy, che garantisce appunto che il singolo viva la vita che vuole, non influenzato da eventuali condizionamenti statali”.

Naturalmente la Harris manifesta il pensiero liberista estremo, dove lo Stato deve tutelare il più possibile lo spazio di libertà del singolo prevedendo come unico limite la libertà degli altri singoli. Ma tale ultima libertà non è predicabile per alcuni soggetti e in relazione ad alcune attività o scelte. “Così ad esempio non esiste la libertà del nascituro di venire alla luce, non esiste la libertà di chiunque di criticare l’omosessualità e la transessualità, di affermare che maschio e femmina, pur avendo identica dignità, sono diversi, etc. Insomma la libertà e il diritto alla privacy valgono solo per alcune categorie di persone e per certe condotte. Per le altre categorie lo Stato può dunque intromettersi pesantemente nelle esistenze altrui vietando e sanzionando fino alla reclusione”. Ad infiammare ulteriormente la questione c’è il voto dell’’assemblea plenaria del Parlamento europeo che a maggioranza ha votato una risoluzione che invita la Corte suprema degli USA a non fare passi indietro in tema di aborto. La risoluzione afferma anche che l’aborto è un diritto e biasima l’eccessiva estensione dell’obiezione di coscienza.

 

La comunità italiana del tartufo ha finalmente festeggiato la tanto attesa iscrizione della ‘Cerca e cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali’ nella Lista Rappresentativa UNESCO del Patrimonio Culturale Immateriale, avvenuta nel dicembre 2021. Lo ha fatto con una grande festa, mercoledì 22 giugno, a Roma, alla Casa del Cinema, location d’eccezione a Villa Borghese. Il processo di candidatura, fino all’iscrizione dell’elemento, ha visto il coordinamento tecnico-scientifico istituzionale del Servizio II- Ufficio UNESCO del Segretariato Generale del MiC e in questa occasione la Sottosegretario di Stato Lucia Borgonzoni ha consegnato l’attestato dell’avvenuta iscrizione. A riceverlo, una nutrita rappresentanza della vasta comunità che si identifica con l’elemento iscritto formata da Associazione Nazionale Città del Tartufo (ANCT), soggetti riuniti in gruppi associati nella Federazione Nazionale Associazioni Tartufai Italiani (FNATI), altre Associazioni non iscritte a Fnati e singoli tartufai. All’evento non sono voluti mancare istituzioni, esponenti politici, personaggi del mondo della cultura e dello spettacolo che negli anni hanno accompagnato e sostenuto il lungo percorso che ha portato a questo riconoscimento. Tra questi i “Messaggeri della Cultura del tartufo” la conduttrice Syusy Blady e il pronipote di Totò, Simone Buffardi de Curtis e i parlamentari Susanna Cenni e Filippo Gallinella. "Per ogni comunità – il commento del Sottosegretario di Stato per la Cultura, Lucia Borgonzoni – il percorso verso il riconoscimento UNESCO a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità significa andare ancora più a fondo nella conoscenza di quelle che sono le storie, le tradizioni e il valore custodito dalle tantissime persone che le animano e dai territori in cui le comunità vivono. Significa arrivare alle nostre radici. E significa anche fare rete attorno a un patrimonio immenso e lavorare perché venga custodito e trasmesso alle nuove generazioni. L'importante traguardo di oggi è solo l'inizio: la strada da seguire è quella che porta alla valorizzazione di questo patrimonio nella sua condivisione e tutela". “Finalmente – ha dichiarato Michele Boscagli, presidente di ANCT – festeggiamo nel modo che volevamo, con una grande festa di comunità, questo riconoscimento tanto auspicato e per cui abbiamo lavorato con costanza e dedizione per molti anni. La gioia di questo momento sta nella condivisione con tutti coloro che si identificano con l’elemento”. “L'iscrizione della ‘Cerca e cavatura del tartufo in Italia’ nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’umanità UNESCO – ha commentato Fabio Cerretano, presidente di Fnati – deve rappresentare l’applicazione sistemica della conoscenza di noi tartufai soprattutto a tutela della biodiversità e della sostenibilità degli ambienti tartufigeni sempre più fragili. C'è un grande patrimonio immateriale da tutelare e da trasmettere alle nuove generazioni e questo importante riconoscimento deve spingere tutti noi a camminare in questa direzione”. Il grande valore di questo riconoscimento, è stato spiegato durante l’evento, sta anche nel lavoro di ricerca e archiviazione di testimonianze e documenti che è stato fatto e che ha consentito una trasmissione formale dell’elemento, fino a oggi rimasta informale e prevalentemente affidata alla tradizione familiare e orale.

Rispetto al disegno di legge presentato dal Governo, il nuovo testo della riforma fiscale contiene, per quel che riguarda gli immobili, tre principali novità.

La prima è l’eliminazione dell’automatico aumento della tassazione sui redditi da locazione abitativa (articolo 2). Nonostante la cosa non sia mai stata ammessa pubblicamente da promotori e sostenitori della riforma, il testo originario avrebbe inevitabilmente portato all’incremento della cedolare secca sugli affitti residenziali, considerata la volontà di impostare un’unica aliquota alternativa all’Irpef per i redditi finanziari e immobiliari, ipotizzata nel 23 o nel 26 per cento (le attuali percentuali della cedolare sono del 21 e del 10). Si tratta di un miglioramento importante. Ciò che va fatto, ora, è rimuovere la discriminazione nei confronti dei redditi da locazione a uso diverso dall’abitativo, per i quali pure va concessa la possibilità di optare per l’imposta sostitutiva, anche al fine di ridare fiato al commercio e di restituire decoro e sicurezza alle nostre città.

La seconda novità è la nuova impostazione della revisione catastale (comma 2 dell’articolo 6), che, opportunamente, non dispone più l’attribuzione alle unità immobiliari di un valore patrimoniale ma prevede il criterio reddituale, pur in parte impropriamente derivando il reddito dal valore e con il pericoloso inserimento di una non meglio precisata “consultazione” della banca dati Omi (l’Osservatorio sul mercato immobiliare dell’Agenzia delle entrate): una banca dati che contiene, secondo quanto dichiarato dalla stessa Agenzia, “indicazioni di valore di larga massima” su compravendite e locazioni, che non si comprende che cosa abbiano a che vedere col catasto. L’ideale, va ribadito, sarebbe stato il mantenimento del solo comma 1 dell’articolo 6, quello che riguarda le regolarizzazioni catastali, ma Palazzo Chigi ha preteso che la delega comprendesse anche la revisione, insistendo nella forzatura compiuta già all’atto della presentazione del disegno di legge, il cui contenuto è in contrasto con la volontà espressa dal Parlamento nel giugno del 2021 proprio per via dell’inclusione della parte sul catasto.

La terza novità è l’introduzione della “tutela del bene casa” nella norma riguardante il riordino delle cosiddette tax expenditures, vale a dire le deduzioni e le detrazioni Irpef (articolo 2). Si tratta di un principio importante, considerata la rilevanza che da un quarto di secolo hanno gli incentivi per gli interventi sugli immobili (dalla detrazione del 36% istituita nel 1997 al superbonus 110% introdotto nel 2020) e il fondamentale ruolo svolto anche da altre tipologie di deduzioni e detrazioni (interessi sui mutui, spese per restauro di immobili storico-artistici ecc.). Naturalmente, al di là del “paletto” inserito nella delega, si tratterà poi di fare delle scelte di prospettiva e impostare un sistema di incentivi stabile ed equilibrato, sul quale peserà l’imminente approvazione della direttiva Ue sulle prestazioni energetiche nell’edilizia: se essa dovesse prevedere, come è nel testo approvato dalla Commissione, l’obbligo generalizzato di adeguare gli immobili a determinati standard energetici, la domanda da farsi è: chi paga?

In attesa dell’esame del disegno di legge, sperabilmente non solo formale, da parte dell’Aula della Camera e di Commissioni e Aula del Senato, rimane il problema di fondo. Pensare a una riforma fiscale, per di più a fine legislatura e sotto forma di delega, con una maggioranza che va dalla Lega a Leu, è un controsenso. E la vaghezza, e la conseguente pericolosità, dell’articolato all’esame del Parlamento ne è la riprova. Come noto, in caso di legge delega le disposizioni direttamente incidenti su cittadini e imprese si hanno con i decreti delegati, che sono di fatto privi di controllo parlamentare. Se a predisporli è un Governo con una maggioranza così anomala, non vedere rischi è nascondersi la realtà.

Giorgio Spaziani Testa

Presidente Confedilizia

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