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Lunedì, 01 Marzo 2021

Potrà una maestra in classe chiedere al bambino “come sta la mamma?” e “come sta papà?” o dovrà dire “come sta il genitore uno?” e “come sta il genitore due”?

Ho riflettuto prima di scrivere questo titolo perché, facendo dell’ironia, mi pareva di banalizzare una tragedia che riguarda l’attuale nostra società e, soprattutto, di mancare di rispetto a bambini innocenti; dicevano, infatti, gli antichi latini: “maxima debetur pueris reverentia” (bisogna avere il massimo rispetto per i bambini) e oggi – nonostante le apparenze, le favole liquorose raccontate nei film e nei romanzi, la propaganda massiccia delle televisioni, le parole vane di tanti politici e di personaggi pubblici, di sociologi e “maestri” di pensiero, i propositi di garanti e assessori nei dicasteri “per l’infanzia” e “per la famiglia”, i palloncini multicolori lanciati al vento e gli aquiloni e le candele accese... – di “reverentia” nei riguardi dei bambini ne è rimasta pochissima; basti pensare ai 7 (sette) milioni di loro (solo in Italia!) a cui la “legge” 194, dal 1978, ha impedito di nascere e di cui nessuno parla o alla ferita inferta ai più piccoli dagli stessi genitori quando si separano, ai tantissimi abbandonati ai pericoli mortali dei nuovi “giochi” telematici diffusi da criminali impuniti o a quant’altro di ignobile e innominabile viene perpetrato e perfino organizzato nei confronti di minori nel mondo e di cui si ha notizia solo in minima parte!

A tutto ciò, l’altro ieri (14-1-2021) – “grida fresca”, direbbe l’azzeccagarbugli del buon Manzoni – una signora del Governo ha aggiunto il ripristino nei registri scolastici della dicitura “genitore uno” e “genitore due” sostituendo “madre” e “padre”, così credendo di aver fatto un’opera buona per non discriminare nessuno etc.

Certo, col tempo, ci si può assuefare e abituare a tutto, anche ad aberrazioni come questa; ciò, del resto, gli attuali giovani politicanti che ci governano sembrano augurarsi che avvenga anche a noi che, per ragioni di età, ci diciamo irriducibili: una sorta di nostra volontaria e spontanea “eutanasia” del pensiero e dell’anima prima di quella fisica del corpo. Forse qualche nonno si piegherà e, pressato dalla propaganda massiccia e dalla acquiescenza di molti, in nome della evoluzione dei tempi, si lascerà infinocchiare e si dirà d’accordo e perfino contento; io, però – sebbene classico “zero-virgola” – pretendo di avere il mio angolo di diritto e di libertà per manifestare un netto rifiuto a ciò che ha stabilito quella tale signora perché lo sento come una violenza non solo ai bambini, ma anche a me stesso che, nato intorno agli anni Quaranta, ho visto un mondo  diverso e non posso convivere con simili follie. Infatti, all’epoca della mia infanzia, nessuno immaginava che avremmo dovuto assistere alla negazione della evidenza e del buon senso, cioè  alla cancellazione, in nome della Democrazia, dei nomi santi di “madre” e di “padre”.

Bene diceva Chesterton: “Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due + due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”. Ora ci siamo arrivati! Nel nostro secolo si sta negando il principio universale che per generare ed educare un bambino sono indispensabili un uomo-padre e una donna-madre. In margine a questo mio sfogo personale, aggiungo che resto sbalordito nel constatare come i nostri governanti, confusi e incapaci di affrontare una crisi più grande di loro e mai vista dal 1945, trovino però il tempo per infilare, nel silenzio  totale, leggi e regolamenti sui genitori “uno” e “due” o sull’ “omofobia” approvata alla Camera il 4 novembre scorso, come se gli italiani non avessimo già altri e più gravi problemi con la...pandemia, la disoccupazione, la fame, la fila per il pane quotidiano, la disperazione che stanno distruggendo le nostre anime e i nostri corpi.             

Ma per spiegare in qualche modo il perché delle “sparate” dei nostri  politici, occorre fermarsi e riflettere su quanto è avvenuto in questi ultimi decenni, altrimenti si rischia di non capire e di dare dei calci al vento.

Questi trenta-quarantenni capitati in Parlamento, sono, consapevoli o no, figli di una Rivoluzione che gli studiosi fanno risalire al 1968: un “anno” spartiacque e lunghissimo che, preparato da decenni di incubazione, durò almeno un lustro.  Chi fu presente allora e vi partecipò in prima persona e stette “sulle barricate”, come il sottoscritto, vide in quell’evento il tramonto di un’epoca e l’avvio di un’altra diversa e contraria. Molte cose, ovviamente, possono dirsi pro o contro quel fatto epocale e tutte sono legittime; ma la mia sintesi che condivido con gli amici è quella che segue. 

Il Sessantotto, a parer mio, ebbe due anime: una “politica” e una “culturale”.

Quella “politica” fu, dopo i primi ingenui entusiasmi giovanili per un “mondo nuovo” immaginato, la riproposizione del marxismo-leninismo a molti giovani per lo più borghesi e cristiani “evoluti” che, in ritardo, ne scoprirono la dottrina e pensarono di cambiare la società con uno strumento – il Comunismo – allora già obsoleto che, dove era al potere, si sosteneva soprattutto coi carri armati, la polizia segreta e i campi di lavoro per gli oppositori. Così nell’ambito, diciamo, strettamente “politico” esso tentò di riprodurre una “rivoluzione” che – date le caratteristiche della nostra Patria – non poteva non fallire e che sfociò e si esaurì nella violenza di piazza, prima, e nel terrorismo delle Brigate Rosse, poi.

Nel campo “culturale”, invece, il “68” vinse su tutta la linea e trasformò la società inaugurando quella che alcuni pensatori cattolici chiamano la “IV Rivoluzione” che dura ancora e si protende verso sempre nuovi traguardi; essa, parafrasando Sant’Agostino, si situa e inizia “in interiore homine”, cioè nelle passioni e nelle tendenze disordinate del cuore umano, poi dilaga diventando “costume” e si  manifesta soprattutto nell’aggressione alla Famiglia e alla Vita attraverso la rivoluzione sessuale, il femminismo, il divorzio, l’aborto e la droga; questi, diffusi prima solo presso categorie borghesi agiate e danarose, d’allora in poi, poco alla volta, furono creduti “valori” e proclamati “diritti” per tutti da conquistare a qualsiasi costo; ciò potè verificarsi con la diffusione della filosofia del relativismo che, divenuto dogma universale, impedì la distinzione fondamentale tra il “bene” e il “male”, anzi ciò che prima era ritenuto “male” e semmai tollerato, col passare del tempo e la evoluzione, divenne “bene” pretendendo di essere codificato dalla autorità dello Stato che, infatti, vi appose il suo timbro facendolo diventare “legge”: giustamente il cardinale Ratzinger nel 2005 parlò di “dittatura del relativismo”.

Questa mia veloce sintesi che – ovviamente – necessiterebbe di una trattazione molto più articolata, è per dire che oggi i “nostri” politici protagonisti – che mettono mano a “leggi” come l’omofobia, l’utero in affitto, genitore uno e genitore due, la scelta del sesso col gender, la liberalizzazione della droga, bambini nati da tre mamme e padri sconosciuti e quanto di capovolto e inaccettabile escogiteranno in un prossimo futuro – rappresentano il frutto “migliore” del disordine che, a partire dal “68”, ha subito una evidente accelerazione.

Sono tentato di pensare che, in fondo, essi potrebbero esserne i meno responsabili perché quel disordine gli è stato propinato da chi ora ha i capelli bianchi. Parlo di quelli che sedettero allora sulle cattedre (professorini  poterono insegnare a man salva ai ragazzi che era giusto scappare di casa o disubbidire ai genitori perché la famiglia era sempre “squallida e “ipocrita”, fare sesso libero anche coi minori, che la droga faceva bene perché allargava la mente...!), di qualcuno che proferiva “eresie” nelle chiese (ricordo un prete col medaglione di Che Guevara sul petto), di chi scriveva menzogne sui giornali o dirigeva case editrici (stamparono e distribuirono gratis opuscoli per la guerriglia urbana), nelle televisioni, nel cinema che ha una potenza enorme di persuasione, nei partiti, nei sindacati, nelle università, nelle assemblee, e nelle piazze (maestri elementari – sembra incredibile! – portarono classi di bambini nei cortei): i cosiddetti “diritti civili”, di cui parlano sempre tutti i politici della Sinistra, furono pensati e preconizzati 50 anni fa e sono alla base del loro pensiero e delle loro aspirazioni, tanto è vero che, se su molte cose paiono perfino scannarsi a vicenda (vedi le attuali manovre per la crisi di Governo!), su questi “diritti”, poi, votano compatti. Ciò significa che è il loro dna a cui non possono rinunciare e che viene prima di qualsiasi altra cosa; ecco perché, nonostante la tragedia della pandemia, anzi, sfruttando il disorientamento prodotto da essa, votano quasi nascostamente certe leggi e ripristinano la ridicola dicitura di “genitore uno” e “genitore due”!

Conclusione

Quando dal “Colle” ci sarà data – finalmente! – la licenza di votare, spero che i lor signori del Partito Democratico post-comunisti, Cinque stelle dilettanti totali, Liberi e Uguali neo-comunisti, Italia Viva del “cattolico” Renzi, non chiedano il mio voto perché è chiaro che, dopo tutto quello che in qualche modo mi sono sforzato di dimostrare, nei loro confronti potrò masticare solo delle “male parole”.

Preciso: gli voterò contro non per gli errori commessi con la pandemia (quarantene, colori di Regioni, banchi a rotelle che fanno ancora ridere, monopattini, maschere, vaccini, siringhe e quant’altro...) ché maldestri in questo campo, chi più e chi meno, sono stati tutti i governi del mondo messi di fronte al flagello “cinese” mai visto prima e di tali proporzioni, ma perché costoro odiano le evidenze e il buon senso della Natura creata da Dio!

 

 

Nuova udienza preliminare - la terza - del Caso Gregoretti. Il leader della Lega Matteo Salvini nell'aula bunker di Catania per la nuova udienza, terminata intorno alle 13.20. Mascherina tricolore, il numero uno del Carroccio era accompagnato dal suo legale, l'avvocato Giulia Bongiorno. Salvini è accusato di sequestro di persona. Nella città etnea, su richiesta del Gip, presenti anche Luigi Di Maio, ai tempi della vicenda vicepremier, e l'attuale titolare dell'Interno, Luciana Lamorgese. Lo scorso 28 gennaio, invece, era stata la volta della deposizione del premier Giuseppe Conte, raccolta in trasferta dal Gip Nunzio Sarpietro che era venuto a Roma, a Palazzo Chigi, per ascoltare il premier Giuseppe Conte.  

La linea adottata dall'avvocato Bongiorno punta a dimostrare due punti fondamentali. Da una parte cercare di dimostrare che la scelta di lasciare a bordo della Gregoretti i 135 migranti per sei giorni fu una decisione presa da Salvini ma su cui c'era comunque piena sintonia dell'allora governo Conte I. Dall'altra parte la difesa ribadirà che dietro a quella decisione c'era la volontà di avere una rassicurazione sulla reale possibilità di un loro ricollocamento in Europa, condizione necessaria per consentire lo sbarco.

“C’è una continuità di azione fra casi Diciotti, Gregoretti e Ocean Viking”. Questa la risposta - da quanto di apprende - del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, alla precisa domanda del gup Nunzio Sarpietro.
La titolare del Viminale ha da poco concluso la sua deposizione all'udienza preliminare sulla vicenda Gregoretti, in cui l'ex ministro Matteo Salvini è indagato per sequestro di persona.
Una risposta che conferma la tesi della difesa del leader leghista: prima l’impegno dell’Europa a redistribuire ed accogliere, poi gli sbarchi.

«Sono contento di aver sentito dai due testimoni il fatto che c’era una continuità e una condivisione nell'azione di governo e c'era soddisfazione per aver svegliato l'Europa che prima del nostro governo dormiva». Lo ha detto Matteo Salvini al termine dell’udienza preliminare davanti al Gup Nunzio Sarpietro sulla richiesta di rinvio a giudizio dell'ex ministro dell'Interno per i ritardi nello sbarco di migranti da nave Gregoretti. I ministri Lamorgese e Di Maio hanno confermato la continuità di azione tra i casi Diciotti, Gregoretti e Ocean Viking. Questa la risposta - da quanto si apprende - del ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, alla precisa domanda del gup Nunzio Sarpietro. La titolare del Viminale ha concluso la sua deposizione all'udienza preliminare sulla vicenda Gregoretti, in cui l'ex ministro Matteo Salvini è indagato per sequestro di persona. Una risposta che conferma la tesi della difesa del leader leghista: prima l’impegno dell’Europa a redistribuire e accogliere, poi gli sbarchi.

La parte civile del procedimento Gregoretti ha chiesto al gup Sarpietro la deposizione dell'ex presidente dell’anno Luca Palamara. Lo ha annunciato uno dei legali di parte civile uscendo dal bunker di Catania."Lo sceglierà il giudice. Io Palamara me lo leggo a sera a casa e rabbrividisco", il commento di Salvini. "A me interessa enormemente capire se per caso degli input di questo procedimento nascono dall'idea che un politico di destra debba essere fatto fuori dal punto di vista giudiziario", ha aggiunto l'avvocato Giulia Bongiorno."Noi ci siamo rimessi al giudice - dice -Io, dopo le deposizioni di oggi. vorrei solo che a marzo si concludesse tutto. non vorrei perdere tempo. Se vogliamo aprire questo capitolo, va bene, ma la preoccupazione e' che passino altri tre mesi e di fare un processo nel processo. Noi stiamo assumendo iniziative su un tema assai rilevante. Non vorrei che fosse una iniziativa per perdere tempo".

Soddisfatto, come il suo avvocato, delle deposizioni dei ministri Di Maio e Lamorgese. “Sono contento di aver sentito i due testimoni sul fatto che c'era una continuità nell'azione di governo, una condivisione - sottolinea - e una soddisfazione per aver svegliato l'Europa”. Con Di Maio sorrisi e saluti dentro l’aula. Lamorgese è volata via subito dopo la deposizione.

La Lega tornerà al Viminale. Non potendolo fare con Salvini ministro, rientrerà in quelle stanze con i suoi sottosegretari. La partita di sottogoverno ancora è aperta. Palazzo Chigi lascia trapelare poco, in linea con la strategia low profile di Mario Draghi, ma proprio l'ex capo del Viminale, appena lasciata l'aula bunker del carcere di Bicocca a Catania, al termine dell'udienza preliminare per il caso Gregoretti, annuncia che il partito tornerà nel ministero a lui più caro. Nonostante i veti, va detto, dato che il Pd in questi giorni non ha fatto mistero di gradire poco o nulla un ritorno dei salviniani nel dicastero affidato da un anno e mezzo a Luciana Lamorgese proprio in discontinuità col passato gialloverde. Non solo. Il capo della Lega sostiene che proprio grazie alla nuova maggioranza il ministero cambierà anche la sua politica in tema di sbarchi.  

“Il mondo non può dirsi in salute, finché c’è anche solo una persona malata alla quale nessuno presta le cure di cui ha bisogno. Guardiamo alla malattia come una sofferenza che tocca l'intera umanità, non solo coloro che la provano. Come Santa Rita, impariamo a portare la croce di chi soffre, per guarire tutti, insieme”.

Inizia così il messaggio della Madre Priora del Monastero Santa Rita da Cascia, Suor Maria Rosa Bernardinis, per la Giornata mondiale del malato, di domani 11 febbraio. A coloro che soffrono a causa di una malattia fisica o spirituale, le monache agostiniane di Cascia dedicano, in modo particolare, la preghiera di questa sera alle ore 21:00, all'interno dell'urna davanti al corpo di Santa Rita. Il momento, che ogni mercoledì sera vede le claustrali pregare per le intenzioni dei devoti, è trasmesso in diretta sulla pagina Facebook Santa Rita da Cascia Agostiniana facebook.com/monasterosantarita

“Ogni giorno - prosegue la Madre Priora - il nostro pensiero si rivolge a quanti sono nella malattia, specialmente ai tanti in solitudine e povertà, che non solo non vengono assistiti, ma sono costretti a vedere il volto peggiore del dolore. A loro e a tutti i malati, vorrei far arrivare un messaggio di vicinanza, forza e speranza. Il mistero della sofferenza è il mistero della vita stessa, infatti, vi dà la possibilità di scoprire che la malattia non è né punizione né fallimento, bensì occasione per essere testimoni di fede e amore”.

Oggi – specifica la monaca - la pandemia ci sta mostrando quanto sia necessario l’aspetto umano nella sanità, vicino a quello professionale. Allo stesso tempo, il virus, che divide i malati dalle famiglie, rafforza anche le disuguaglianze che purtroppo ancora esistono nel diritto alle cure e alla salute delle persone meno fortunate, che non hanno nessuno e niente su cui contare. Per questo, invito le autorità politiche e civili a fissare nella loro agenda in questo anno l'impegno di assicurare ad ogni malato del mondo le cure a cui ha diritto. Al personale medico e sanitario, ai volontari, a quanti vivono e operano accanto ai malati, chiedo di non stancarsi mai di essere sorelle e fratelli, genitori e amici di coloro che assistono, perché avere al proprio fianco una persona, oltre il camice, vuol dire, insieme alle cure mediche, avere il dono di una medicina fondamentale e reciproca”.

“Santa Rita - ha terminato Sr. Maria Rosa - ha abbracciato la sua croce, rappresentata dai tanti dolori a cui la vita l'ha sottoposta, ma non si è fermata qui. Ha voluto fortemente condividere la Passione di Cristo chiedendo in dono una spina della sua corona, che ha portato in fronte per 15 anni. Così, si è messa accanto a Gesù Crocifisso per aiutarlo a portare la sua croce e attraverso essa, Rita ha saputo e sa partecipare ai dolori di quanti a lei si rivolgono”.

Trovare dei cattolici impegnati e determinanti in politica è una merce rara, tra poco bisognerà andare per trovarli nel programma “Chi l'ha visto?”. La nascita del nuovo governo Draghi, ha ulteriormente certificato, se ne ce fosse stato bisogno, l'inconsistenza politica dei cattolici. Non è da ora che i cattolici non hanno più quel “peso” politico di un tempo. Del resto da quando si è scoperto che il cattolicesimo italiano non è più maggioritario nel Paese, (la prova, la sconfitta dei referendum sul divorzio e l'aborto) e con la fine del cosiddetto partito cattolico, la strategia politica dei cattolici è necessariamente cambiata.

A partire dal Convegno ecclesiale di Loreto nel 1995, con la felice intuizione del card. Camillo Ruini, chiusa l'esperienza della DC con la Prima Repubblica, «non poteva terminare l’impegno culturale e politico dei cattolici: doveva assumere forme e modalità operative differenti, più faticose ma nei fatti più incisive. Consapevole che il cattolicesimo italiano già 30 anni fa non era più maggioritario, egli lo ha reso egemone su temi fondanti, aggregante rispetto a sensibilità non confessionali, ascoltato e tutt’altro che elitario, se è vero che la legge 40 è stata difesa nel 2005 dall’aggressione referendaria, e quindi che vi era il consenso popolare». (Alfredo Mantovano, Senza indugi i laici facciano la lotta politica, 6.2.21, centrostudilivatino.it)

Il cardinale Riuni intorno ai principi non negoziabili è riuscito a coagulare, con fatica, cattolici, di diversi partiti. In particolare Mantovano pone l'attenzione sulla  strategia politica del cardinale, in occasione della Legge 40, del febbraio 2004, che pose ragionevoli argini alla fecondazione artificiale, riconoscendo – per la prima volta nell’ordinamento – il concepito quale soggetto di diritti. Allora i cattolici sono riusciti a giocare all'attacco.

Sostanzialmente Ruini metteva in pratica il richiamo di S. Giovanni Paolo II ad aprire, anzi a spalancare, a Cristo “i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo”. In questo modo il cardinale riunendo tutti i cattolici impegnati in politica, al di là degli steccati partitici,  ha ottenuto attenzione e risultati. Il suo metodo di lavoro era quello di non porre nessun partito in «una posizione di preferenza, poiché partiva da comuni presupposti antropologici, non declamati in slogan ma scientificamente articolati col supporto di uomini di cultura e di scienziati, per giungere alla loro coerente traduzione in proposte e in leggi: la legge 40 è nata così, dopo sette anni di lavoro condiviso al di là delle coalizioni». Anche se naturalmente si poteva fare di meglio secondo Mantovano.

Questa era la situazione sociopolitica dei cattolici, poi è arrivato il primo dei Family day, nel 2007, con il coinvolgimento formale della realtà ecclesiale, quindi gli altri due Family day del 2015 e del 2016, questa volta senza nessun appoggio formale dei pastori. Questi eventi per Mantovano, rappresentano, l’ultima modalità di presenza pubblica dei cattolici italiani. Ma già in questi ultimi dieci anni il peso politico dei cattolici italiani si era affievolito. «Nonostante il prezioso magistero di Papa Benedetto sul rapporto tra fede, cultura e politica», che cosa era accaduto?

Si chiede l'esponente di Alleanza Cattolica.

A questo punto occorre interrogarsi: Si può rendere di nuovo operativo il lavoro ben curato dal card. Ruini?

Certamente si. Attenzione però, devono essere i laici cattolici in autonomia a prendersi le responsabilità per operare nelle questioni sociali, «senza attendere deleghe o indirizzi, perché tanto non arrivano». I “vescovi-pilota” non esistono più.

Del resto sull'impegno sociale dei laici, abbondano i documenti del Concilio Vaticano II e la ricca Dottrina sociale della Chiesa. Anche la nostra Storia ci viene sufficientemente in soccorso.

«Quando le armate di Bonaparte si allungarono verso Est e verso Sud per esportare la Rivoluzione, i capi fuggirono. Rimasero i popoli: che non si arresero all’imposizione di un regime che calpestava quel che costituiva l’essenza della loro vita quotidiana. E quando, poco meno di 80 anni fa, all’epilogo di una guerra che aveva ridotto in macerie le nostre città, il re dell’epoca se la diede a gambe, lasciando esercito e Nazione senza un comando, furono ancora le popolazioni italiane a prendere in mano il proprio destino e ad animare la ricostruzione, nonostante i lutti e le divisioni. Nella profonda diversità fra le epoche, il dato comune è che viene il momento in cui o te la vedi senza aspettare ordini e permessi, o con la tua inerzia accetti la corresponsabilità della rovina».

Pertanto se non ci sono altri che si assumono le responsabilità, o addirittura passano dall'altra parte, tocca a noi, «mostrarsi uomini; di fiduciosa preghiera, ma anche di azione responsabile, in un momento di così accentuata irrilevanza, e quindi di sacrificio. Il nostro, non quello degli altri».

In un editoriale dell'ultimo numero della rivista Cristianità, Marco Invernizzi, invitava i cattolici a sconfiggere la mediocrità e l'indifferenza. «Vi è una tentazione che incombe soprattutto su chi da anni sostanzialmente combatte la stessa battaglia, quella con cui il diavolo suggerisce che è tutto inutile, che si sta perdendo tempo».  Per Invernizzi, occorre sconfiggere lo «scoraggiamento, che genera come conseguenza la mediocrità,quasi un escludersi dalla storia e dalla battaglia, rifugiandosi nel privato [...]».

Anche se venissero a mancare i capi o le forze politiche disponibili a combattere per i nostri valori, ci rimarrebbe lo stesso, un lavoro immenso da fare. Pensiamo come è nata la cristianità occidentale. «Quanti uomini, quante generazioni sono stati necessari per portare la fede cristiana dentro il cuore dei popoli europei?»

 

 

Da più di un anno che sentiamo discorsi di pura retorica dal parte del Pd, 5Stelle e Leu, la cosiddetta maggioranza in Parlamento. Le frasi sono sempre le stesse: stiamo lavorando per il Paese, oppure il Paese ha bisogno di noi. Soltanto che poi soprattutto in tempo di pandemia, il Paese è stato governato male.

Pertanto la migliore soluzione è il voto subito, far scegliere i cittadini da chi essere governati. Invece siamo qui a subire uno spettacolo indecoroso con l'avvallo del Quirinale. E' paradossale che a impedirci il sacrosanto diritto di voto siano quelli  «che finora ci hanno fatto la morale con le insopprimibili esigenze della democrazia, con relativa e periodica attribuzione o ritiro della tessera di “buon democratico”, stanno letteralmente facendo di tutto per impedire l’esercizio del primo e più determinante strumento dello Stato democratico, ossia il voto». (Roberto Ezio Pozzo, Al voto! Basta acrobazie e patetici trucchetti retorici: la sinistra non è l'unica legittimata a governare, 2.1.21, atlanticoquotidiano.it).

Ci siamo stancati di essere trattati come minorati imbecilli. Le motivazioni per evitare il voto sono totalmente strumentali. E a quelli che dicono che votare adesso vorrebbe dire consegnare l’Italia al centrodestra. Ma per caso è solo la sinistra ad essere legittimata a governare l'Italia?

E se sono convinti che vincerebbero “le destre”, «allora vuol dire che già sanno che la maggioranza degli italiani non è più con loro e proprio in ciò sta il vulnus inferto alla nostra democrazia: si continua pervicacemente a governare pur sapendo di non rappresentare più la volontà della maggioranza degli elettori. Tutto ciò è inammissibile». Pertanto questi signori sanno benissimo che perderanno in modo netto, inscenando ridicoli balletti, giravolte, con interviste imbarazzanti, ripetendo sempre il solito mantra: stiamo lavorando per il paese, vogliamo salvare la Patria. Ma alla fine nessuno ci crede più, il problema è che ridotto il numero dei parlamentari (è stata un’enorme sciocchezza votata recentemente dalla maggioranza degli elettori) sta scatenando l’incatenamento alla poltrona di intere schiere di inetti senza mestiere alcuno e senza provate capacità professionali, i quali, mandati a casa col voto, tornerebbero ad essere dei perfetti “signori nessuno”, con la non trascurabile aggravante del non potere più contare sul lauto stipendio attuale. Mutui, mogli esigenti, figli spendaccioni, e mettiamoci pure lo stile di vita del parlamentare, che non è certo da spesa al discount… A tanta, verificabile, miseria si somma la cifra della massa dei renitenti al voto, alla faccia della democrazia e del buonsenso».

A questa farsa tragicomica si prestano i giornali, le televisioni tutte, che non provano vergogna «a confezionare ogni giorno articoli e servizi che vorrebbero spiegare agli italiani l’inspiegabile e l’inammissibile. Basta prenderci per i fondelli!».

Per il redattore de l'atlanticoquotidiano una parte di colpa di questa degenerazione è anche nostra, abbiamo voluto fuori dal parlamento certe categorie come quelle degli«avvocati, dei professori, dei ricconi (che di solito non hanno bisogno di rubacchiare); abbiamo gridato a squarciagola che esperienza di vita, nel proprio lavoro, conoscenza della sintassi e della grammatica non contano nulla, che basta l’onestah. Ebbene, questi sono i risultati».

E' colpa nostra (la mia no) se li abbiamo votati convintamente in modo particolare mi riferisco ai tanti sconosciuti grillini.

Il movimento di grillo ha perso tutto il suo slancio pseudo-rivoluzionario, secondo Gennaro Malgieri, ormai hanno assunto le peggiori sembianze di un partito della vecchia repubblica, assumendo “correntismo” e pratica “poltronista”. In campo nazionale cambiano parere su tutto, facendo alleanze di comodo, ma anche a livello internazionale, dai gilet gialli ad europeisti sostenitori di Ursula von der Leyen.

Hanno preferito controfigure, prodotto dall’establishment, hanno accettato  i cosiddetti «“Responsabili” o “Costruttori”, cascami del velleitarismo partitocratico[...] A questi il Movimento pentastellato non ha mosso un appunto, non li ha neppure apostrofati come voltagabbana, chissà, forse per decenza», scrive Malgieri.

Inoltre, «Per strada hanno perso la Tap, la Tav, i No Vax ed altri allegri movimenti regressisti, ma hanno guadagnato posizioni ragguardevoli nelle stanze dei bottoni [...], Insomma, i Cinque Stelle, nelle cui mani i destini italiani sono finiti, raccolgono pezzi di potere per poter gestire la cosa pubblica, proprio quella che volevano cambiare. E per tale ragione hanno una fifa blu che la situazione precipiti costringendoli a confrontarsi con l’elettorato, quello stesso che per circa due terzi in poco più di trentasei mesi li ha abbandonati». (Gennaro Malgieri, Sic transit. Grillini a fine corsa tra scatolette di tonno, poltrone e voltagabbana, 31.1.21, Destra.it).

Tutto questo verminaio politico è abbastanza ridicolo, anzi drammatico, visto che il popolo italiano ha ben altri problemi. La pandemia, l'emergenza sanitaria, per troppo tempo, ha fatto da coperchio protettivo a questo verminaio. Ma prima o poi il coperchio salterà, ce la farà Draghi a risollevare il Paese? E poi con quale squadra giocherà la difficile partita? Per quanto riguarda Mattarella ancora una volta si è dimostrato di parte, e peraltro ridicolo nell'evocare la pandemia come impossibilità di indire le elezioni.

 

 

 

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