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In occasione della conferenza "La Bellezza... la via che conduce a Dio", tenutasi a Caltanissetta, abbiamo rivolto alcune domande ai relatori, qui proponiamo un estratto della conversazione con l'arch. Salvatore Faraci, docente di storia dell'Arte.

Marc Chagall scrisse che "i pittori per secoli hanno intinto il loro pennello in quell'alfabeto colorato che è la Bibbia", pensa che oggi gli artisti possano essere ancora ispirati dal Magistero della Chiesa Cattolica?

… Paolo VI colse, con la sua grande sensibilità verso le cose dell’arte, il bisogno di liberare gli artisti dalle imposizioni riguardanti il rispetto del concetto di imitazione, della tradizione e dei canoni dell’arte; si scusò con essi (discorso del 7 maggio 1964), riaffermando l’amicizia della Chiesa con il mondo dell’arte. Benedetto XVI , san Giovanni Paolo II e oggi papa Francesco, hanno promosso eventi (per esempio il Giubileo del 2000) legati a ricorrenze, alle opere e ai maestri dell’arte, per sottolineare l’importanza del lavoro creativo degli artisti, “della spinta propulsiva generata dall’atto creativo, espressione eletta del trascendente, incarnazione della presenza divina…”, nel costante riferimento alla bellezza, “quale splendore di verità”. Gli artisti di oggi, nella molteplicità delle forme e dei linguaggi, possono e devono avere uno stretto legame con il Magistero della Chiesa, che può trasmettere questa grande ricchezza di stimoli presenti nei documenti. E’ importante anche il ruolo delle Commissioni, a partire dalla Pontificia Commissione per i Beni culturali di Roma, fino alle Commissioni Diocesane legate al territorio; queste ultime devono avere la competenza in materia, aperti alle sensibilità e ai linguaggi artistici del nostro tempo, in un dialogo continuo con gli operatori. Le chiese locali devono avvertire anche l’urgenza di formare i futuri sacerdoti all’arte sacra, al raggiungimento di adeguate competenze nella gestione degli spazi sacri, sempre affiancati da esperti del settore. Le comunità ecclesiali devono promuovere iniziative per l’acquisizione dell’”alfabeto della bellezza”, quello che ci insegna a provare un’intima emozione, una gioia profonda, tanta serenità di fronte a un’opera d’arte, sensibilizzando soprattutto le nuove generazioni.

Sembra che l'architettura ecclesiastica contemporanea abbia perso il senso del sacro e soprattutto del bello, come ribaltare questa tendenza?

Anche l’architettura sacra, a partire dal secolo che ci ha preceduti, prima del Concilio Vaticano II, ha sperimentato (mi riferisco all’Italia) nuove forme e nuovi linguaggi, utilizzando i materiali edilizi e le tecniche costruttive “moderne”. Spesso i risultati sono stati disastrosi, brutture e bruttezze hanno dominato la scena italiana, associate a goffi tentativi di imitare l’architettura classica negli schemi compositivi in pianta e nei prospetti. Architetture disarmoniche, spesso “capannoni”, contenitori dove la comunità non si identificava e manifestava un disagio nel vivere quegli spazi, che tutt’oggi non aiutano a pregare, a celebrare. Ma abbiamo avuto anche esempi di “buone architetture sacre”: cito soltanto i progetti di Giovanni Michelucci, Renzo Piano, Mario Botta, Paolo Portoghesi, Ludovico Quaroni nella chiesa di Gibellina, ma ce ne sono ancora tanti…

Una grande occasione è stato il concorso internazionale “la chiesa del 2000”, indetto dalla curia di Roma per le nuove chiese del Giubileo. Meritatissimo vincitore è stato Richard Meier con la chiesa di “Dio Misericordioso”. In questo nuovo secolo non mancano le sperimentazioni per arrivare a progettare spazi sacri, anche con l’utilizzazione di materiali eco-compatibili; nuovi linguaggi, liberi da correnti predefinite, a volte producono brutte architetture, specialmente quando non promuovono soluzioni che aiutano l’assemblea attorno all’altare delle celebrazioni a sentirsi “comunità”. Vorrei prendere alcuni spunti dall’intervento che il cardinale Gianfranco Ravasi ha fatto nella facoltà di Architettura di Reggio Calabria l’8 settembre del 2017 (youtube: “Ravasi, il progetto dello spazio sacro, 08.09.2017”) per ribadire alcuni punti fermi, fondamentali nella progettazione delle chiese: 1) l’”antropologia dello spazio”, la chiesa è lo spazio dove la persona si ritrova, sta bene, non viene meno la sua identità; 2) la “teologia dello spazio”, il tempio, spazio “finito” che deve contenere Dio, “infinito”, dove i fedeli cantano e fanno la liturgia, incontrano Dio e i fratelli; 3) dialogo tra “spazio interno e spazio esterno alla chiesa”, significa dare dignità allo spazio sacro e al contesto in cui si colloca; 4) “la luce”, che non significa soltanto illuminare con finestre gli spazi interni, ma trasferire la “Trascendenza nell’immanenza” attraverso la luce naturale o artificiale che aiuta il fedele a celebrare e vivere gli spazi; 5) la bellezza, che non è estetismo, nella costruzione di spazi che aiutano a vivere intensamente l’umanità e la trascendenza del popolo di Dio; 6) l’architettura e l’arredo sacro devono trovare punti di incontro, devono conciliarsi le figura professionali dell’architetto e dell’artista nella definizione degli arredi, dei poli liturgici; infine 7) la funzione fondamentale dell’acustica, che deve favorire la comprensione della Parola proclamata e la liturgia che si celebra. Da questi punti fermi si deduce che è fondamentale la formazione dei professionisti che si cimentano nella progettazione degli spazi sacri, in stretta collaborazione con gli organismi diocesani e centrali preposti che devono promuovere la bellezza nell’architettura sacra, la “via che conduce a Dio”, in tutte le sue componenti.

In occasione della conferenza "La Bellezza... la via che conduce a Dio", tenutasi a Caltanissetta, abbiamo rivolto alcune domande ad uno dei relatori, Padre Salvatore Rumeo, parroco della Chiesa Sacro Cuore di Caltanissetta, e Direttore dell'Ufficio Catechistico e Servizio per l'Insegnamento della Religione Cattolica per la diocesi di Caltanissetta.

Padre Salvatore, durante l'edificazione della Sagrada Família, Antoni Gaudí iniziò un percorso parallelo di edificazione della chiesa e del suo edificio spirituale. Può oggi la bellezza essere "la via che conduce a Dio", anche per chi si trova lontano dalla fede?

Vicini o lontani da Dio. Dentro o fuori il mistero della grazia. Dio continua ad essere segno di contraddizione per molti. La Bibbia racconta di strade che avvicinano a Dio o portano fuori da ogni grazia. O fedeli al Suo Vangelo o contro Dio. Dirsi lontani dalla fede significa prendere le distanze da Dio e da ogni forma di trascendenza. Eppure anche per chi è lontano c’è uno spiraglio di luce, una nota che può trasformarsi in una stupenda melodia, una pennellata che può diventare un affresco di giovinezza. E il cammino è lungo e faticoso. Perché ci si trova immersi nella strada che conduce alla bellezza non solo quando si è dentro i canoni tradizionali della meraviglia o della bellezza oggettiva, ma anche quando la bellezza si svela a noi nella Luce del mistero rivelato in Cristo Gesù, «il più bello tra i figli degli uomini»: anche nelle pieghe più nascoste delle nostre sofferenze, fisiche o spirituali. La stessa bellezza può senza dubbio costituire una via per avvicinare l'anima al cielo e a quella patria celeste dove ogni inquietudine troverà appagamento. La chiesa per questo non dovrà tralasciare il dialogo con i non credenti e far della bellezza la chiave per un sereno confronto.

Pensa che la bellezza, oltre ad incoraggiare l'animo umano a ritrovare il cammino, possa essere portatrice di speranza ed un valido aiuto per non sprofondare nella disperazione?

Studiosi, pensatori, spiriti liberi, guru dell’ultima ora, predicatori social, dipingono in modo nefasto le ore della nostra terra propugnandosi come i veri guaritori di turno di questa nostra amata terra. In verità troppa sofferenza ruota dentro e fuori il cuore dell'uomo. Viviamo tempi in cui la speranza trova poca cittadinanza. Siamo avvolti da tragedie mondiali e sofferenze comuni, quelle della porta accanto...! Un vero umanesimo non può che ridire la speranza a più voci e non possiamo tacere come cristiani la profetica forza che viene dalla resurrezione di Gesù. Molti secoli hanno trovato nella Bellezza la strada per uscire dal buio e ritrovare la via del ritorno. Siamo chiamati a ri-pensare la polis come luogo di tutti e la bellezza come comune denominatore e piattaforma per progettare un futuro per tutti e non per pochi. Un cuore egoista non può prestare servizio alla causa della bellezza. Diamo la bellezza vera in mano a tutti e porteremo Dio nel cuore di tanti.

 

 

 

 

Si è svolta mercoledì scorso alle ore 12:00 nella sala gialla di Palazzo del Carmine, la  conferenza stampa per la presentazione del progetto prima squadra nel campionato nazionale di serie B della società nissena Nissa Rugby asd, al tavolo erano presenti otre al sindaco di Caltanissetta Giovanni Ruvolo e all’assessore con delega allo sport Carlo Campine il  presente dell’Amatori Messina Nello Arena e il presidente della Nissa Rugby Giuseppe Lo Celso, che hanno presentato all’amministrazione ed alla stampa il progetto che porterà la città di Caltanissetta a disputare il campionato nazionale di serie B. La neonata unione tra due realtà che oramai sono acclamate sia a livello regionale che nazionale potrà rappresentare l’intera isola a livello nazionale. A guidare la squadra sono stati chiamati due  tecnici argentini Daniel Insurralde e Adrian Giusto che avranno il compito di portare in alto la squadra.

Entusiasta il sindaco Ruvolo per quello che il progetto vuole realizzare e per come due grandi società lavorino in sinergia per arrivare allo scopo prefissato. Dello stesso parere l’assessore Campione che oltre ad appoggiare totalmente quello che sta realizzando la Nissa Rugby, plaude la società nissena per tutto il lavoro svolto con i settori giovanili. Univoce le parole dei due presidenti delle società coinvolte nel progetto, a fine conferenza Arena ha voluto presentare ufficialmente la maglia con la quale le nuova franchigia affronterà il campionato che riporterà otre gli stemmi delle città di Caltanissetta e Messina anche gli stemmi delle due società Nissa Rugby e Amatori Messina

“Dietro il sequestro degli atti della commissioni consiliari potrebbe esserci gettonopoli? Bene l'attenzione della magistratura potrebbe mettere argine a quello che sembra un fenomeno tutt'altro che insignificante a Palazzo del Carmine, come i numeri messi assieme dal M5S locale hanno evidenziato”.

Ha appreso con soddisfazione, il deputato regionale nisseno del M5S Giancarlo Cancelleri, la notizia del sequestro di atti delle commissioni, dietro al quale potrebbe esserci una indagine sul fenomeno gettonopoli.

“Se è così – afferma Cancelleri - l'attenzione della magistratura non potrebbe essere che salutare per le casse del Comune. L'indagine, infatti, finirebbe col limitare in futuro un fenomeno che al Comune di Caltanissetta sembra tutt'altro che trascurabile. I dati raccolti dagli attivisti del M5S locale infatti parlano di qualcosa come quasi 1200 commissioni fatte in un anno e di un costo del Consiglio comunale di oltre 350 mila euro”.

Prima di Caltanissetta il M5S aveva scoperchiato il pentolone gettonopoli un po' ovunque in Sicilia, scoprendo di tutto: dalle commissioni lampo di Palermo (anche meno di 5 minuti) con toccate e fughe di consiglieri (sedute singole di 5, 10 minuti), alle commissioni messe in piedi per i motivi più assurdi, come alcune ad Acireale, fatte per seguire la sfilata dei carri allegorici.

Sulla insufficiente trasparenza degli atti comunali a Caltanissetta il M5S ha anche prodotto una interrogazione all'Ars.

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