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Lunedì, 22 Ottobre 2018

Un furgone della gendarmeria francese è stato avvistato dalla polizia italiana a Claviere Torino, al confine, mentre faceva scendere un paio di uomini - presumibilmente migranti di origine africana - in una zona boschiva. L'episodio è accaduto venerdì scorso. Il mezzo è poi tornato oltreconfine: è stata annotata la targa e sono in corso delle indagini. Lo si apprende da fonti del Viminale.

Immediata la reazione del ministro degll'Interno Matteo Salvini che invita «il collega Moavero a chiedere chiarimenti all'ambasciatore» francese: «Sono in attesa di sviluppi: non voglio credere che la Francia di Macron utilizzi la propria polizia per scaricare di nascosto gli immigrati in Italia. Ma se qualcuno pensa davvero di usarci come il campo profughi d'Europa, violando leggi, confini e accordi, si sbaglia di grosso. Siamo pronti a difendere l'onore e la dignità del nostro Paese in ogni sede e a tutti i livelli. Pretendiamo chiarezza, soprattutto da chi ci fa la predica ogni giorno, e non guarderemo in faccia a nessuno!». 

Matteo Salvini, concludendo: "Invito il collega Moavero a chiedere chiarimenti all'ambasciatore".  

La zona in cui il furgone ha scaricato i migranti è monitorata perché occupata da alcuni estremisti di sinistra e anarchici legati al sodalizio 'Briser Les Frontieres', dove c'è stato uno sgombero lo scorso 10 ottobre. Per la cronaca, la Procura ha già aperto un fascicolo per lo sconfinamento di agenti francesi a Bardonecchia, nel marzo scorso.

La Farnesina informa di essersi immediatamente attivata con l'Ambasciatore di Francia in Italia per chiedere chiarimenti. Analogo passo formale, al fine di chiarire i termini precisi dell'accaduto, è in corso da parte del nostro Ambasciatore a Parigi con le competenti autorità francesi. Appena stabilita la realtà dei fatti, la Farnesina ne darà completa informazione pubblica. 

La questione è annosa e controversa. La Francia almeno dai tempi della presidenza Sarkozy applica alla lettera il tratto di Dublino per cui di fronte a un migrante a cui non è stato riconosciuto diritto d’asilo, a un «sans papier» o a chiunque tenta un ingresso clandestino, fa scattare il respingimento verso l’Italia. Eclatante, sotto questo punto di vista, quanto avviene da anni nella zona di confine di Ventimiglia. Ma il respingimento, in questi casi, dovrebbe avvenire con la riconsegna dello straniero alle autorità italiane, procedura che la Francia non sempre rispetta: per questa ragione Parigi ha ricevuto aspre critiche da parte di organismi di vigilanza indipendenti, ad esempio il Controleur general des lieux de privation de liberté .

Lo stesso criterio viene applicato non solo dalla Francia; la Svizzera fa altrettanto, rimettendo sui treni diretti in Italia chiunque venga intercettato sul suo territorio privo dei documenti necessari. Nel 2016 alla frontiera di Como-Chiasso i respingimenti raggiunsero in poche settimane quota 7.000. Numerosi sono infine anche i respingimenti compiuti, in senso inverso, dall’Italia verso la Slovenia. Il governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, leghista, ha annunciato di voler schierare lungo la frontiera le guardie forestali per respingere i migranti che tentano l’ingresso in Italia dalla ex Jugoslavia. La questione è però sempre quella di effettuare i respingimenti nel rispetto dei trattati internazionali e senza «sconfinamenti» .

Nel 2016 e successo lo stesso : respinti fino a sei volte. Rimandati in Italia dopo un colloquio di un paio di minuti, spesso in una lingua incomprensibile. Riportati oltreconfine a dispetto di una moglie, un marito o un figlio in attesa al di là di una frontiera trasformata in un (invisibile) muro invalicabile. «Alla dogana di Chiasso negli ultimi due mesi sono state violate sistematicamente le normative sui respingimenti e i diritti dei migranti», denunciano l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) e la onlus svizzera Firdaus.

Dalla fine di giugno 2016, centinaia di migranti sono accampati alla stazione di Como San Giovanni, quasi tutti dopo essere stati respinti dalla Svizzera. Tra luglio e agosto, le autorità elvetiche hanno effettuato quasi 7mila riammissioni in Italia di cittadini stranieri. Almeno 600 erano minori non accompagnati. «Siamo stati a lungo alla stazione di Como e abbiamo verificato che i migranti respinti non erano in grado di capire le ragioni per cui erano stati rimandati in Italia», dice Lisa Bosia Mirra, presidente di Firdaus. I volontari hanno raccolto dati dettagliati.

Intanto ora lo ammette anche Bruxelles: almeno 200 mila sono i potenziali terroristi e i criminali entrati in Europa assieme ai migranti con documenti falsi,lo rivela Francesco De Palo sul suo articolo al quotidiano il Giornale

Era il maggio 2016 e l'Unione Europea inviò super agenti segreti negli hotspot di Italia e Grecia.lo rivelò il colonnello Manuel Navarrete, capo del Centro europeo contro il terrorismo (Ectc) nato pochi mesi prima, osservando che «nella gestione delle frontiere c'è sempre una componente di sicurezza», ora a maggior ragione dopo la «decisione dello Stato islamico di mandare terroristi dalla Siria e dall'Iraq per agire in Europa». Quella stessa Europa che, invece, fa ancora orecchie da mercante.

Il perché è presto detto: proprio in Italia spuntano i dati sul business dell'immigrazione. 35 gli euro al giorno che l'Ue offre alle imprese nostrane che ospitano migranti in strutture ricettive o campeggi, ma ne spendono solo 2,5. Il resto lo intascano di netto e per migliaia di migranti o richiedenti asilo fa davvero un bell'incasso.

Mentre nelle ultime ore la Germania decide, in chiave di lotta al terrorismo, di estendere i controlli alle frontiere con Danimarca e Austria (dal prossimo 12 novembre al maggio 2019), anche spaventata dai riverberi che potrebbe avere il dossier migranti nelle elezioni di oggi in Baviera, ecco che in Grecia Mossad e Cia monitorano costantemente i movimenti che in questi giorni stanno trasferendo circa duemila migranti dalle isole ormai al collasso (Lesbos, Kos e Samos) alla terraferma.

Si teme la commistione di possibili jihadisti mescolati tra afghani, pakistani e siriani pronti a bussare alle porte della cellula ateniese dell'Isis. Nella capitale ellenica infatti opera un nucleo terroristico dedito a falsificare i passaporti, e che fu «visitato» nell'agosto 2015 da Salah Abdeslam, uno dei terroristi della strage di Parigi che si imbarcò indisturbato da Bari per la Grecia.

Non va dimenticato che ogni Prefettura ha la responsabilità della gestione dei bandi che hanno per oggetto l'appalto del servizio di assistenza dei profughi e dei richiedenti asilo politico. Come dire che quell'ingente flusso di denaro passa costantemente dalle Prefetture diretto alle cooperative sociali sui territori con numeri da capogiro.

Quindici migranti, tra i quali un bambino di 11 anni, hanno attraversato l'Italia settentrionale, dalla Slovenia fino alla Francia, stipati in un rimorchio per cavalli. Uno di loro si è sentito male ed è finito in ospedale quando sono stati fermati a Ventimiglia dalla polizia stradale che ha arrestato un tunisino per favoreggiamento della immigrazione clandestina. I migranti, stremati dal viaggio, sono 14 siriani e un tunisino. Il viaggio è stato ricostruito dalla polizia guidata dal vicequestore Gianfranco Crocco.

Intanto un gruppo di sette migranti è stato cacciato dal treno su cui viaggiava perché sprovvisti di biglietto. È successo sul convoglio Iglesias-Cagliari, dove un passeggero ha ripreso la scena e pubblicato il video su internet. Il video è stato poi condiviso dal vicepremier Matteo Salvini. «Questo non lo vedrete nei tg - ha scritto il leader della Lega - facciamo girare! Onore a questa capotreno che, in Sardegna, fa scendere un gruppo di scrocconi! Il clima è cambiato. Tolleranza zero con i furbetti, anche con un uso massiccio delle Forze dell’ordine. Se vuoi viaggiare, paghi come tutti i cittadini perbene!».

« Dovete scendere dal treno, siete senza biglietto», esclama nel video la capotreno all'indirizzo dei migranti. Non sono servite le rimostranze dei sette a far recedere dalla decisione la capotreno, che ha lasciato a piedi il gruppo che non aveva pagato il ticket tentando di raggiungere Cagliari gratuitamente. «Ha fatto il suo dovere e ha fatto rispettare il regolamento», fanno sapere da Trenitalia

I migranti hanno tentato di rimanere sul treno, inutilmente. «Siete in grado di lavorare - ha proseguito la capotreno - devono pagare tutti allo stesso modo. Dai il buon esempio a tuo figlio», ha aggiunto, rivolgendosi alla donna con il bimbo in braccio. Poi, fuori campo, il tentativo di alcuni migranti senza biglietto di salire da un'altra porta del convoglio e l'esasperazione della capotreno che aveva già fatto scendere parte di loro qualche fermata prima per poi ritrovarli, ancora senza ticket, seduti sulle poltrone del treno: «non ci provare: vi tiro giù a calci nel c...».

 

"Se non vogliamo un altro caso Diciotti abbiamo bisogno di una risposta europea: ho rappresentato la premura del mio Paese che si facciano maggiori investimenti nel Nord Africa". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte, nel corso di una conferenza stampa con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz a Palazzo Chigi.

Il premier italiano ha anche ribadito al cancelliere il no del governo italiano al doppio passaporto che l'Austria intende dare ai cittadini altoatesini: "Ho avuto occasione di esprimere a Kurz che l'Italia ha una posizione chiara sui passaporti e sulla doppia cittadinanza", ha spiegato Conte. La posizione del governo italiano, come ribadito ieri dal ministro Moavero, è fortemente contraria.

Secondo Conte, inoltre, "bisogna rivedere quanto prima protocolli operativi" di alcune missioni europee, "come Sophia e Frontex, che vanno aggiornate alle luce delle conclusioni del Consiglio europeo dello scorso giugno". 

"L'Austria - ha detto Kurz - è molto contenta per come l'Italia ha ridotto l'afflusso dei migranti, ma ora bisogna trovare una soluzione europea e ridurre ancora l'afflusso. La direzione è giusta, il vertice europeo di giugno è stato positivo".  Ha auspicato, quindi, "di migliorare Frontex e rafforzarne il mandato". 

Quanto alla vicenda del doppio passaporto, il cancelliere ha assicurato che l'Italia "non ha motivo di agitarsi: molti sudtirolesi desiderano il doppio passaporto che è anche previsto dal programma di governo. Abbiamo sempre messo in chiaro che agiremo d'intesa con Roma". 

Il Governo deve "recuperare un 30% di investimenti pubblici venuti meno negli ultimi anni". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Giovanni tria, al Forum Blooomberg di Milano spiegando che "gli investimenti pubblici debbono tornare ad essere il 3% del Pil nel breve termine".

Secondo Tria, "bisogna andare oltre la flat tax riducendo il carico fiscale sulla classe media". "Siamo ad uno studio molto avanzato - ha spiegato - che ridurrà il carico fiscale sulla classe media mantenendo il budget gestibile".

Pressing del M5s sulla manovra, a cominciare dal suo cavallo di battaglia: il reddito di cittadinanza. Dopo il vertice di lunedì sera a palazzo Chigi, c'è stata una cena tra il vicepremier Luigi Di Maio e alcuni componenti dello stato maggiore del movimento.

Tra i partecipanti all'incontro il capogruppo alla Camera Francesco d'Uva, il sottosegretario agli Affari Regionali Stefano Buffagni e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, titolare del dicastero competente per uno dei provvedimenti più "cari" al M5S, il ddl anticorruzione. Il provvedimento tra l'altro dovrebbe arrivare fra pochissimi giorni al Quirinale. 

Sulla manovra, infatti, il M5S non vuole fare passi indietro su misure di bandiera.  L'intenzione non è di sforare il 3% ma, se necessario, dal Movimento è forte spinta ad andare anche oltre 1,6% come estrema ratio. E, anche sulla Rai, nelle prossime ore i 5 Stelle si muoveranno con maggiore decisione: dell'opzione Marcello Foa o si risolve subito o non si risolve, è il mantra dei pentastellati.

Ospite ad Agorà Rai Tre,  Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera, ha confermato che l'Iva non si tocca. "Si, perché per Tria, secondo lui, sono teorie rispettabili, alzando l'Iva e abbassando altre tasse alla fine il risultato è che si stia meglio. Magari ha ragione, non lo so. Però noi nel contratto di governo abbiamo scritto chiaramente che l'IVA non aumenta". "Io penso - argomenta - che i cittadini non gradirebbero affatto vedere come prima misura alzare l'Iva, che impatta in maniera abbastanza pesante sulla vita di tutti i cittadini e anche sui consumi di base. Per cui l'Iva non si tocca".

Intanto l’intesa è arrivata, ma proseguono gli accertamenti per scoprire che fine abbiano fatto i finanziamenti e se davvero una parte consistente, si parla di 10 milioni di euro, sia stata trasferita in Lussemburgo come sembrano dimostrare le verifiche effettuate la scorsa settimana nel granducato dai finanzieri guidati dal colonnello Maurizio Cintura che hanno trovato documenti e interrogato funzionari di banche e fiduciarie.

Intanto il Carroccio prosegue nella sua strategia con un’altra mossa. «Abbiamo depositato il ricorso in Cassazione», hanno annunciato i legali della Lega, gli avvocati Giovanni Ponti e Roberto Zingari. Il ricorso è contro la decisione del tribunale del Riesame di Genova che lo scorso 6 settembre ha dato il via libera al sequestro dei 49 milioni di euro al Carroccio.

La trattativa è arrivata alla fine: la procura di Genova e la Lega hanno chiuso l’accordo, garantendo sia il sequestro dei soldi, così come ordinato dai giudici, sia la sopravvivenza del partito. In che modo? La Lega si è impegnata a versare almeno 600 mila euro l’anno su un conto messo a disposizione dei magistrati coordinati dal procuratore Francesco Cozzi e dall’aggiunto Francesco Pinto. Sul conto confluiranno tutte le «entrate», compresi i rimborsi elettorali del marzo scorso. E da lì saranno prelevate le somme fino a raggiungere i 49 milioni di euro che — secondo la sentenza di condanna dell’ex tesoriere Francesco Belsito e l’ex segretario Umberto Bossi — sarebbero stati truffati tra il 2008 al 2010 ottenendo rimborsi elettorali non dovuti.

Fino ad oggi erano già stati sbloccati 3 milioni di euro e la Lega aveva presentato ricorso contro il provvedimento, ma dieci giorni fa il tribunale del Riesame aveva confermato la legittimità dell’ordinanza. Il tribunale del Riesame ha delegato direttamente il pubblico ministero a eseguire il sequestro preventivo ai fini di confisca, prendendo «le somme presenti e anche quelle che confluiranno in futuro sui conti correnti e sui depositi bancari intestati o riferibili al Carroccio fino al raggiungimento dell’intera cifra». A nulla è servita la relazione depositata dai legali del partito per dimostrare che i 5 milioni rimasti in cassa sono «contributi di eletti, donazioni di elettori e del 2 per mille della dichiarazione dei redditi». Gli avvocati hanno evidenziato che si tratta di «somme non solo lecite ma che hanno anche un fine costituzionale: consentono al partito di perseguire le finalità democratiche del Paese. Dire che sono profitto del reato è un non senso giuridico». E proprio partendo da queste considerazioni hanno avviato il negoziato con i magistrati, nella consapevolezza che una rateizzazione è vietata e dunque l’unica alternativa per evitare che qualsiasi introito fosse subito bloccato, era quella di trovare una mediazione con i magistrati. Del resto il sottosegretario Giancarlo Giorgetti era stato chiaro: «Se perdiamo siamo finiti».

Sui social si trova un po' di tutto, tempo fa, ho trovato postate delle riflessioni su un possibile scenario politico futuro. L'autore di un lungo post su facebook è Massimo Viglione, storico cattolico, ha scritto libri sul risorgimento italiano. Viglione fra il serio e il faceto, azzarda delle possibili alleanze e rotture delle forze politiche rimaste in Parlamento. Naturalmente il discorso ruota intorno ai vincitori del 4 marzo, Salvini e Di Maio, peraltro gli ultimi sondaggi li danno a percentuali impensabili, fino a qualche anno fa.

I Cinquestelle, secondo Viglione, è un movimento politico dal guscio vuoto, senza ideologia precisa se non quella della critica “vaffesca” verso il potere e la corruzione, dove ognuno può mettere i contenuti (dai più ragionevoli fino ai più pazzeschi e ridicoli) che vuole e cambiarli quando vuole a seconda delle circostanze, si spaccheranno. «Una parte (Di Battista) tornerà a sinistra e si unirà con le forze più di sinistra, compresa parte del PD. Un’altra parte (Di Maio) rimarrà governativa e si avvicinerà sempre più alla Lega (e, di conseguenza, alla lunga, anche a FdI)». Si spaccherà anche il Partito Democratico. «Una parte (Renzi & C.) andrà ad allearsi con Berlusconi & C. per un “grande centro” che guarda a sinistra. L’altra parte, come detto, con le forze più di sinistra, compresi i grillini duri e puri». La terza forza politica a spaccarsi sarà Forza Italia (forse quella più certa).
«Una parte, come detto, convergerà in un partito con Renzi & C. Un’altra, troverà il coraggio (non fosse altro per continuare a stare in parlamento) di staccarsi da Berlusconi e unirsi alla Lega (o a FdI). Oppure, fonderanno un nuovo partito che comunque convergerà con la Destra attuale».

Pertanto il futuro scenario politico, viene immaginato in questo modo: «Due grandi coalizioni: un centro (Renzi e Berlusconi) che, pur di andare al governo, dovrà allearsi con la sinistra (fuoriusciti Cinque Stelle e altri). Quindi, un centrosinistra nuovo di zecca, che porta avanti l’europeismo, i cosiddetti “diritti civili” (genderismo, immigrazionismo eutanasismo, e tutto il resto delle follie della dissoluzione), solo con un fiscalismo più moderato per la presenza di Berlusconi (finché è vivo…).
Dall’altra parte, un centrodestra composto da Lega, FdI, Cinquestelle governativi e fuoriusciti da Forza Italia, che al contrario sarà più sovranista (almeno in senso antieuropeistico), anti-immigrazionista, e, si spera, contrario, almeno in parte, a tutte le follie della dissoluzione morale, bioetica e civile»
. Attenzione però a questo scenario non crede neanche lo stesso Viglione. Intanto perché i sicuri vincitori saranno quelli che non dovrebbero mai vincere e cioè il Centrodestra e tutti i sostenitori dei valori sani e tradizionali (sia quelli convinti, sia quelli che lo farebbero per opportunismo, come i grillini o i reduci di Forza Italia).

Chi governa il mondo, le forze non democratiche che dominano la scena politica mondiale, europea, e quindi italiana, secondo Viglione, non lo permetteranno mai. Infatti non è passata neanche una settimana che il governo Conte viene apostrofato ovunque sui media come un covo di “nazisti”, di “barbari” e pertanto bisogna  “salvare gli italiani”…da questi nuovi barbari. Probabilmente era previsto che questo governo Cinque Stelle-Lega (frutto di grossi compromessi) e soprattutto certi suoi ministri, vedi Salvini, Fontana, venisse contrastato e soprattutto fatto oggetto di pressioni economiche e politiche proveniente dall'UE, dalla finanza, dai mass media, e dalle frange estreme di quello che rimane della sinistra. A questo proposito è interessante un altro scenario politico, questo più realistico e quindi meno fantasioso del primo. E' un fondo di Daniele Capezzone, l'ex portavoce di Forza Italia, ospitato nel blog del giornalista Nicola Porro.

Per Capezzone sembra che il «Partito di Repubblica», il PdR, inteso come gruppo editoriale Espresso-Repubblica, detta la linea a sinistra. Pertanto si decide di attaccare il leader della Lega Matteo Salvini. Il programma è sempre lo stesso, «e cioè l’aggressione morale e giudiziaria dell’avversario. Per una ventina d’anni, è stato lo schema classico utilizzato contro Berlusconi: ora occorre solo adattarlo a Matteo Salvini.

Ecco dunque la sequenza di copertine de L’Espresso sulla questione dei soldi della Lega e poi l’attacco personale diretto di un paio di settimane fa (“Uomini e no”: tanto il povero Vittorini non può difendersi dalla citazione) contro Salvini, con la prima pagina divisa in due (il volto sofferente di un immigrato nero contrapposto al volto del leader leghista in versione truce), arrivando a “disumanizzare” il bersaglio, a negargli connotati umani e civili. Un nemico, insomma, non più solo un avversario». (Daniele Capezzone, 23 luglio 2018 Se il Pd non si rianima, ci pensa il PdR (il Partito di Repubblica…)

In pratica secondo Capezzone dovrebbe essere questa la linea della sinistra, anche se minoritaria, una linea che prevede lo scavalcamento dello stesso Pd, «tutto l’arcipelago renziano-renzista è fatto di volti non più spendibili, non ci sono nel partito (o non si intravvedono) figure giovani da “adottare”, Martina è ritenuto troppo scolorito perché gli elettori possano identificarsi e affezionarsi». Pertanto il PdR  lancia due figure anche se diverse, ma di forte impatto mediatico: Roberto Saviano e Tito Boeri, uno scrittore ed un economista. «uno per “coprire” la questione immigrazione e l’altro da scatenare su pensioni e conti pubblici, uno per “affascinare” e l’altro per offrire “competenza”. Solo così si spiega l’incredibile accelerazione nelle polemiche innescate dall’Oracolo campano-newyorchese e dall’Aspirante Martire dell’Inps».

Saviano non si accontenta di una normale polemica, di un confronto civile, ma «vuole attribuire a Salvini i panni del mostro con un doppio obiettivo: ottenere spazio mediatico per sé accreditandosi come oppositore coraggioso, e mettere a disagio una parte della base grillina, colpevolizzandola per la vicinanza al “ministro della mala vita».

Mentre Boeri, «spera che a qualcuno nel Governo saltino i nervi, fino a licenziarlo: ricevendo a quel punto la “patente” ufficiale di “vittima del regime».

Il copione sarà questo secondo Capezzone, «Da un lato, lo stillicidio di Saviano sull’immigrazione, con l’inevitabile e macabro corollario di polemiche sui corpi senza vita nel Mediterraneo (come se la responsabilità fosse del Governo e non dei trafficanti di esseri umani), e dall’altro la “resistenza” di Boeri, che non perderà occasione per fare da controcanto all’Esecutivo fino alla legge di stabilità, autonominandosi custode dei conti pubblici e certificatore della (in)sostenibilità delle proposte gialloblu».

Capezzone che non intende dare consigli al PdR, però gli attribuisce sempre lo stesso errore: «Elabora una strategia che è assai convincente per le classi altissime (appunto: per i presumibili lettori di Repubblica), per chi vive nella Zona 1 di Milano e nel Primo Municipio di Roma, non a caso le aree dove la sinistra regge ancora.

Ma a tutti gli altri italiani, in particolare alle immense periferie urbane che sentono il dramma dell’immigrazione e della criminalità comune (altro che “percezione”: Boeri, Saviano e i loro cari si facciano un giro a Quarto Oggiaro, a Rogoredo, a Lambrate, oppure – quando sono a Roma – a Tor Sapienza e San Basilio), e all’enorme ceto medio e medio basso che cerca una scossa economica e non si accontenta più dei convegni sullo “zero virgola”, le ramanzine, gli appelli e le interviste su Repubblica non interessano granché».

E a proposito delle periferie, dove abitano la stragrande maggioranza dei poveri. Le forze politiche che sostengono il Governo Conti potrebbero avere un’occasione storica: «quella di mostrare, non soltanto da un punto di vista culturale, l’insussistenza di quel luogo comune che ha favorito la Sinistra per decenni, e cioè l’equivalenza fra Sinistra e difesa dei poveri». L'argomento era stato affrontato  a suo tempo da Marco Invernizzi, reggente nazionale di Alleanza Cattolica. Alla fine dell'Ottocento le sinistre, quella riformista e quella comunista si erano impadroniti della sofferenza della classe operaia, causata  dall’irresponsabilità dell’imprenditoria a vario titolo “liberale” che operava senza vincoli anzitutto morali nel contesto delle “rivoluzioni industriali”. Solo l’intuizione di Papa Leone XIII (1810-1903), con l’enciclica Rerum novarum (1891), impedì la completa egemonizzazione della classe operaia da parte dei partiti marxisti. Oggi la classe operaia si è ridotta di moltissimo e ha ottenuto condizioni di lavoro che allora non esistevano.

«Tuttavia, i poveri ci sono ancora e in molti casi sono stati prodotti proprio da quelle Sinistre che hanno governato per decenni i Paesi europei. I nuovi poveri sono le famiglie numerose, massacrate dal fisco che privilegia i single; sono i giovani che non trovano lavoro anche perché il sistema (fallito) non può permettersi di mandare in pensione chi ne avrebbe diritto, almeno come possibilità di scelta, in un Paese normale; sono i padri separati costretti a dormire in auto perché impoveriti da una separazione drammatica esistenzialmente, ma anche economicamente; e sono le donne spinte ad abortire da un sistema malvagio che non le aiuta nonostante le tante parole per chi è in difficoltà.

Dunque per Invernizzi, «I poveri ci sono anche oggi, ma la Sinistra non sembra accorgersene, perché in molti casi li ha generati con le proprie politiche libertine e individualiste, che hanno umiliato le famiglie soprattutto se con molti figli. Riprendiamoci allora i poveri e smentiamo quella falsa notizia che li vuole aiutati solo dalle Sinistre. Cerchiamo anzitutto d’individuarli: perché non sono poveri soltanto coloro che non riescono ad arrivare a fine mese, ma anche quelli che ci arrivano provati nell’animo oltre che per una precaria situazione materiale. E guardiamoli in modo non classista, cercando di evitare l’odio sociale in un Paese che respira un’atmosfera sempre più intossicata da un virus portatore di rancore».

(M. Invernizzi, I poveri e la Sinistra, 12.3.18 sul sito di Alleanza Cattolica). 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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