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Mercoledì, 28 Giugno 2017

Il Senato accelera sullo ius soli tra le proteste della Lega che costringono addirittura il presidente Pietro Grasso a espellere un senatore del Carroccio (scelta poi revocata) e a far portare fuori dall'Aula il capogruppo Centinaio. La ministra dell'Istruzione Paola Fedeli, spintonata, finisce addirittura in infermeria.

L'Assemblea ha infatti detto sì all'inversione dell'ordine del giorno dei lavori e incardinato lo ius soli prima del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità del decreto vaccini.

Bagarre nell'Aula del Senato sullo Ius soli. A scatenarla la protesta della Lega nord, tant'è che il capogruppo Centinaio, aggrappatosi ai banchi del governo, e portato via da "7 commessi" è dovuto ricorrere al ghiaccio su una mano e si è fatto male anche al ginocchio, come racconta lui stesso alla buvette. "Prima gli italiani", "stop invasione", "No ius soli" sono stati i cartelli esposti in Aula dal Carroccio. 

Mentre il senatore Volpi è stato espulso per un "vaff.." verso la presidenza. Espulsione che ha scatenato l'intervento, in punta di regolamento, di Roberto Calderoli, rivolto al presidente Grasso: "lei ha completamente disatteso quanto prevede il regolamento perchè il senatore Volpi" espulso "è ancora presente quindi lei ha l'obbligo di sospendere la seduta. Le chiedo di ristabilire l'ordine sospendendo l'Aula". E Grasso di rimando: "Il senatore Volpi risponderà in sede opportuna di quello che ha commesso e revoco l'espulsione". Calderoli non ha battuto ciglio: un presidente così, "la prenda con l'amicizia che ci lega, solo l'arbitro Moreno mi fa venire in mente". Il siparietto non è terminato perché Grasso gli ha spiegato: 

"Quando ci sono giocatori che fanno i falli e si nascondono è chiaro che l'arbitro poi può reagire in questo modo, quando si agisce in maniera leale l'arbitro è leale". E ancora: "Sono meravigliato che il senatore Volpi si sia espresso in quella maniera soprattutto nei miei confronti e non risulta nello stile del senatore che conosco io con cui risulta un bel rapporto personale". Dopo che il ddl sullo Ius soli è stato incardinato, l'Aula è passata a discutere i presupposti di costituzionalità del dl vaccini.

il ministro della Scuola Valeria Fedeli è stata medicata nell'infermeria del Senato. Lei, raccontano alcuni esponenti Dem presenti nell'emiciclo, era ai banchi del governo quando i senatori della Lega sono arrivati di corsa "con i cartelloni e l'hanno spinta contro lo stesso tavolo e le sedie". Secondo quanto si apprende le sarebbero stati messi di cerotti e le sarebbero stati somministrati degli antidolorifici.

A scatenare la baggarre nell'Aula di Palazzo Madama, durante la discussione, è stata la protesta della Lega Nord. "Prima gli italiani - hanno urlato i leghisti - stop all'invasione". E sui cartelli bianchi hanno scritto, a caratteri cubitali, "No ius soli". Il capogruppo del Carroccio al Senato Gian Marco Centinaio, aggrappatosi ai banchi del governo e portato via dagli assistenti parlamentari, si è fatto male alla mano e al ginocchio. 

Ed è finito per chiedere alla buvette una busta con cubetti di ghiaccio per tamponare l'ematoma. Insieme a lui, a farsi sotto fino alle poltrone dell'esecutivo, c'erano anche i senatori Jonny Crosio, Paolo Tosato e Nunziante Consiglio ma a farne le spese maggiori è stato Centinaio anche se, piegato sul bancone della buvette, ha subito drammatizzato: "In sette son venuti a prendermi...".

È morto Valentino Parlato. Di origini siciliane, fumatore accanito - nelle foto che lo ritraggono nella redazione del Manifesto è sempre circondato da una nuvola di fumo - dopo gli inizi all'Unità e poi a Rinascita cominciò nel '69 la sua avventura nel Manifesto, sin dal primo numero con Luigi Pintor, Aldo Natoli, Luciana Castellina e Ninetta Zandegiacomi. Ne è stato direttore, spesso anzi condirettore secondo l'abitudine del Manifesto, molte volte tra il 1975 e il 2010. Nel 2012 è stato l'ultimo dei fondatori a lasciare il giornale-partito. Ha raccontato se stesso nel documentario 'Vita e avventure del Signor di Bric à Brac', scritto e diretto dal figlio Matteo insieme a Marina Catucci e Roberto Salinas.

Lo avevo conosciuto Valentino, spesso era ospite alla stampa estera e spesso ci vedevamo alle conferenze stampa....un grande giornalista Valentino penso ultimo dei grandi...

A dare l'annuncio in un post su Facebook Ritanna Armeni. Nato a Tripoli, in Libia, il 7 febbraio 1931, comunista per tutta la vita, ha militato nel Pci fino all'espulsione nel 1969 e fu tra i fondatori de Il Manifesto.

Comunista per tutta la vita, ha militato nel Pci fino alla radiazione, lavorato a Rinascita, fondato e difeso il manifesto in tutta la sua lunga storia.

Le righe di addio sul giornale di ieri (13 dicembre 2012, ndr) ''le ho scritte con autentica sofferenza. Il Manifesto e' tanta parte della mia vita. Ma non vado ne' in campagna ne' in esilio. Rimango comunque un lettore del Manifesto e continuero' la mia battaglia. E' un addio polemico''.

Così a Repubblica Valentino Parlato, tra i fondatori del Manifesto, spiegava le ragioni del suo addio al giornale annunciato con 17 righe in prima pagina. ''Il Manifesto e' un giornale decaduto - spiega Parlato -. Doveva rimanere un giornale di partito e invece quel ruolo si e' dissolto. E' un giornale come gli altri, per giunta in difficolta' economiche. Generico e povero. Ed e' mancato un dibattito forte per rinnovarlo''. ''Mi pento - aggiunge - di non essermi associato prima alla posizione di Rossanda''. ''La direzione Rangeri ha lavorato tantissimo - riconosce Parlato - ma per la sopravvivenza e non si e' riusciti a ridiscutere il prodotto''.

"Mancherà a tutti noi, alla sinistra italiana, al Partito Democratico e al nostro Paese l'intelligenza critica, lo sguardo lucido, affilato ed eretico, il senso delle cose e dell'umanità di Valentino Parlato. Ai suoi familiari e a Il Manifesto il cordoglio e il dolore per la sua scomparsa". Così Matteo Renzi, segretario del Partito democratico, ricorda la figura di Valentino Parlato.

"E' morto Valentino Parlato. Lo avevo salutato pochi giorni fa ad un nostro convegno su Gramsci. Un grande giornalista, un compagno. Ci mancherà tantissimo. Un abbraccio ai suoi cari, al collettivo del Manifesto, a tutti i compagni e le compagne che gli hanno voluto bene". Così Nicola Fratoianni segretario nazionale di Sinistra Italiana su Twitter ricorda il giornalista e componente la direzione nazionale del partito scomparso stamane.

 Ha sempre voluto coltivare il dubbio. E' innanzitutto per questo che la scomparsa di Valentino Parlato è una grande perdita per la sinistra. Parlato è stato un giornalista con la schiena dritta, un appassionato comunista, un uomo che ha sempre scelto i più deboli e gli emarginati". Lo afferma il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. "Lo avevo incontrato appena alcune settimane fa a Roma. Insieme - ha aggiunto Rossi - avevamo discusso delle prospettive della sinistra in Italia. Era stato uno scambio di opinioni molto sincero e per me istruttivo. Ci mancherà. Esprimo le mie condoglianze alla famiglia e al collettivo de Il Manifesto".

"Un ultimo saluto a Valentino Parlato, vero intellettuale e grande giornalista che nel corso della sua vita ha fatto del giornalismo indipendente il cuore pulsante del Manifesto. La sua voce critica ci mancherà". Così il ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini. 

"Una voce libera e autorevole. Addio a Valentino Parlato, tra i fondatori del il Manifesto e per anni suo direttore". Lo scrive su Twitter il presidente del Senato, Pietro Grasso.

Al Manifesto ha dedicato due libri: Se trentacinque anni vi sembrano pochi (Rizzoli 2006) e La rivoluzione non russa. Quaranta anni di storia del manifesto (Manni). Nel 2016 dichiarò di aver votato per Virginia Raggi, candidata sindaco di Roma per il Movimento Cinque Stelle, ammise di aver tradito per la prima volta la sinistra, sperando fosse anche l'ultima.

Il primo ministro di Finlandia, Juha Sipilä, ha partecipato a Roma alla riunione che contrassegnava il 60 ° anniversario dei Trattati di Roma, sabato 25 marzo scorso. Nel corso della stessa, i capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri dell'Unione Europea hanno adottato una dichiarazione che definisce una visione comune per il futuro dell'Unione.

Inoltre il primo ministro Sipilä il 24 marzo ha fatto parte del gruppo di capi di Stato e di governo dell'UE  ricevuto in udienza da Papa Francesco in Vaticano. In precedenza, lo stesso giorno, Sipilä aveva co-ospitato un seminario economico finlandese-italiano presso l'Ambasciata di Finlandia, con imprenditori italiani con interessi in Finlandia e rappresentanti di aziende finlandesi, quali le società Nokia, Finnlines, Comptel, Wärtsilä e Kalmar / Cargotec. In serata, il primo ministro ha quindi ospitato un ricevimento per celebrare il centenario dell'indipendenza della Finlandia, Suomi 100, che si è svolto nella suggestiva cornice di Villa Lante su Gianicolo, l'Istituto finlandese a Roma. Sipilä ha ricordato la lunga tradizione di valori comuni tra i due paesi, e pannelli in italiano diffusi nelle sale di Villa Lante erano utili per informare gli ospiti italiani delle conquiste della Finlandia nel corso degli ultimi 100 anni.

L'evento è stato molto affollatp ed ha registrato anche la visita del Ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, che ha sottolineato la lunga storia di buone relazioni tra i due paesi, formulando gli auguri dell’Italia per il centenario della Finlandia.

 

La firma della Dichiarazione di Roma

 

Come accennato, il Premier aveva il compito a firmare la Dichiarazione di Roma per conto della Finlandia.

La Dichiarazione di Roma è legata alla discussione sul futuro dell'Unione Europea (la cosiddetta roadmap  di Bratislava), lanciata la scorsa estate dopo il referendum Brexit nel Regno Unito. I capi di Stato e di governo dell'UE hanno discusso il futuro della UE in diverse occasioni. La Dichiarazione che è stata siglata il 25 marzo si basa su queste discussioni.

Per il futuro sviluppo dell'Unione, la Finlandia sottolinea un giusto equilibrio tra ambizione e realismo, sottolineando che è importante garantire che l'UE rimanga unita e funzioni senza problemi, concentrandosi sulle questioni più essenziali, in particolare la crescita e la sicurezza. La Finlandia ritiene che procedere a ritmo diverso nell'Unione sia possibile, per quanto ciò sia consentito all'interno dei Trattati e a condizione che il processo sia aperto a tutti gli Stati membri.

Il Trattato della Comunità Economica Europea e il Trattato della Comunità Europea dell'Energia Atomica furono sottoscritti a Roma il 25 marzo 1957 da sei paesi e sono noti congiuntamente come i Trattati di Roma. Dai Trattati di Roma sorse la Comunità Economica Europea, che in seguito divenne l'Unione Europea.

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