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Lunedì, 18 Giugno 2018

Le Zes, (leggi: Zone economiche speciali), a nostro modesto avviso, costituiscono la crescita del Mezzogiorno, a “macchia di leopardo”. Vediamo perché. In primis, diciamo che ogni decisione, relativa alla perimetrazione delle Zes è di competenza delle Regioni e che la fiscalità, di vantaggio, prevista dal Decreto Mezzogiorno, che nell’agosto 2017, ne ha deciso l’istituzione, viene applicata a tutte le aree perimetrate nelle Zes. Ancora, secondo il parere di economisti ed esperti del settore, ciò che importa, non sono le agevolazioni fiscali concesse con il Decreto Mezzogiorno, sotto forma del credito d’imposta, ma la semplificazione amministrativa per i nuovi insediamenti produttivi nel recinto delle Zes e la fiscalità di vantaggio locale. A questo punto, va detto senza mezzi termini, che semplificazione e fiscalità locale sono competenze esclusive delle amministrazioni locali e delle Regioni, le quali, per aiutare i nuovi insediamenti devono: 1) rinunciare a decidere sui nuovi insediamenti produttivi, trasferendo, ogni competenza  autorizzativa, ad un Comitato di indirizzo delle Zes(coordinato dal Presidente dell’Autorità di sistema portuale di riferimento), così, da permettere, il rilascio di una Autorizzazione unica, in tempi celeri; 2) deliberare, nei rispettivi organi elettivi o esecutivi, per garantire agli investitori, il taglio dei tributi locali. In conclusione, diciamo che se da un lato le Zes possono essere fondamentali per lo sviluppo del Sud, grazie ai suoi porti, dall’altro lato, per dovere di cronaca dobbiamo riportare, anche, che le Zone economiche speciali, in Puglia, stentano a partire, mentre le Regioni: Calabria e Campania hanno, già,  approvato  i loro Piani strategici di sviluppo e ottenuto i rispettivi decreti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per l’istituzione delle Zes.

 

 

Il Rapporto annuale dell’Istat ha scattato questa fotografia sul Sud, con riferimento al 2017: “Il Mezzogiorno si “svuota”: nascite i n calo e fuga dei giovani al nord d’Italia. Nel 2065 perderà tre milioni di abitanti”. A questo punto, diciamo, senza mezzi termini, che questo declino demografico del Mezzogiorno e delle relative città, deve essere un tema centrale del dibattito pubblico nazionale e locale, puntando, a nostro modesto avviso, alla ricostruzione delle città, del Sud, a misura dei giovani.  Infatti, il flusso migratorio, soprattutto, dei giovani, del Sud, è costante e accelererà l’abbandono di borghi, anche, prestigiosi, nonostante sono una ricchezza non ancora, utilizzata come meriterebbe. Nel particolare, stiamo parlando di luoghi d’arte, storici, archeologici, naturali, termali, ricchi di artigianato, di fiere, sagre e feste locali, la cui accoglienza, è da sempre premurosa e cordiale. In tal senso, per dovere di cronaca, diciamo che qualcosa si sta muovendo in Puglia. Vediamo come. La Regione Puglia, con un progetto pilota, ha pubblicato un bando di oltre un milione di euro, con il quale, invita i giovani studenti delle scuole pugliesi, ad indicare e votare i propri “luoghi del cuore”, ovvero, i suddetti luoghi; poi, i trentacinque più cliccati riceveranno un contributo di 30.000 euro, l’uno, per piccoli interventi di riqualificazione o messa in sicurezza, per iniziative di valorizzazione, anche, attraverso l’uso di tecnologie innovative, interventi di sensibilizzazione e promozione. Sarà una gara di passione civica, ovvero, laboratori in cui i giovani, supportati dalle scuole, interrogheranno le emozioni sui tesori dimenticati della Puglia e proveranno ad immaginarne un destino migliore. In conclusione, diciamo che la Puglia, con questa esperienza, tenta di rivolgersi ai giovani, a coloro, cioè, che domani saranno chiamati, a prendersi cura, del grande patrimonio culturale ereditato.

 

In primis, diciamo che la prima, possibile e futura, sforbiciata di 500milioni di Fondi europei al tesoretto della Puglia, suona come un pericolo; un taglio questo che si concretizzerebbe sul nuovo ciclo di Programmazione economica europea 2021-2027. Nel Particolare, la Commissione europea ha, già, presentato lo schema di bilancio comunitario per il 2021-2027, tra le cui voci di spesa c’è, anche, il capitolo: “Coesione Sviluppo”, per il quale l’assottigliamento delle risorse economiche dovrebbe attestarsi al 7%. Questo vuol dire che a stringere i cordoni della borsa di spesa saranno, nel prossimo settennio, tutte le regioni dell’Obiettivo Coesione, ovvero, delle regioni del Sud, a crescita lenta. In sostanza, il nuovo Bilancio europeo potrebbe rosicchiare al Mezzogiorno, un totale di 1,5 miliardi di euro: La Puglia pagherebbe i suddetti 500 milioni; la Campania 370 milioni; la Calabria 160 milioni; la Sardegna 95 milioni; la Basilicata 77 milioni. Ancora, per quanto riguarda i Fondi economici nazionali il Ministro della Coesione territoriale e del Mezzogiorno ha preso questa decisione, con una seconda sforbiciata, a danno del Sud: il vincolo del 34% per gli investimenti pubblici ordinari per il Mezzogiorno, è pienamente operativo. A questo punto va detto, anche, senza mezzi termini, che la spesa, in conto capitale, delle imprese pubbliche nazionali è sbilanciata, a favore del Nord Italia (Ferrovie dello Stato concentra, appena, il 20% della spesa in conto capitale, al Mezzogiorno).

 

In primis, noi diciamo, senza mezzi termini, che, oggi, nel Mezzogiorno ci sono gli elementi che fanno crescere il divario con il Centro-Nord del Paese Italia. Vediamo quali sono. Dal Rapporto sulle economie territoriali realizzato dall’Ufficio Studi di Confcommercio è emerso che troppa burocrazia e poca legalità creano il declino del Mezzogiorno che resta nettamente indietro, rispetto al resto dell’Italia, ad esempio, in termini di accessibilità territoriale. Dietro l’allarme, vediamo i numeri: la burocrazia, in eccesso, la pressione fiscale, il deficit di legalità e delle infrastrutture, il poco lavoro, sono un costo altissimo che fa perdere al Paese Italia, ogni anno, 180 miliardi di Pil. Ma, attenzione, è il Mezzogiorno che paga, più del resto del Paese, la crisi economica, con il rischio, di diventare un “male incurabile”, la storica e persistente, “Questione meridionale”. Ecco un dato emergente su tutti, rilevato dal suddetto Rapporto:” Il reddito pro-capite, in Calabria, è meno della metà di quello della Lombardia (17.200 euro contro 37.500 euro, nel 2017). Ancora, a Bolzano, (Cfr. ultimi Dati Istat), possono vantare un reddito familiare doppio, cioè, di circa 33mila euro rispetto a quello della Sicilia che si ferma a quota 17.901 euro. In conclusione, noi chiediamo alla Politica nazionale che si adoperi, concretamente, affinchè, il divario, tra il Mezzogiorno e il resto del Paese Italia, a lungo andare, non diventi un “male incurabile”.

A nostro modesto avviso, lo sviluppo del Mezzogiorno si deve movimentare tra occasioni e concretezza. Nel particolare, tra i primi nodi da sbrogliare, ovvero, le priorità dalle quali partire, c’è la necessità di dare respiro alla crescita del Mezzogiorno. In tal senso, un’occasione di tutto rispetto, posta da Palazzo Chigi è il Def (Documento economico finanziario), redatto dal Mef, di 43miliari per il Sud, il 31% delle risorse nazionali, sul piatto. Poi, Invitalia ha messo in campo, 150 milioni di euro per rafforzare e sostenere la competitività delle piccole e medie imprese che producono, nel Mezzogiorno.  Ancora, il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, lavorando ad un Piano per il Sud, ha, recentemente, affermato:” Il Piano Juncker ha un moltiplicatore del 15%, si immagini che effetto leva può avere sul Sud. Possiamo stimolare investimenti per 200-250miliardi di euro. Ho già parlato con qualche banca ad investire sul Sud, ma solo se c’è una strategia”. A questo punto, va detto anche, senza mezzi termini, che la realtà economica, attuale, che si registra al Sud non è tra le migliori: “Oltre la metà dei giovani della Calabria, Campania e Sicilia non riescono a trovare lavoro. L’Italia non riesce ad incidere sul cuneo fiscale, la differenza, cioè, in busta paga tra quanto paga l’azienda e quanto percepisce il lavoratore (lo rivela l’Ocse nel rapporto “Taxing Wages 2017). In conclusione, noi diciamo: c’è da augurarsi che, quelle annunciate occasioni, per lo sviluppo del Mezzogiorno, abbiano una concreta e veloce realizzazione.

 

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