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A nostro modesto avviso, lo sviluppo del Mezzogiorno può realizzarsi tra una strategia condivisa e le specializzazioni. In primis, noi diciamo che di sviluppo si può parlare, attraverso  la messa a punto e la realizzazione  di un piano di rilancio economico-produttivo del Mezzogiorno, reso possibile dalle notevoli risorse finanziarie che l'Unione Europea ha destinato, all'Italia per i prossimi anni. Ancora, da un lato, è necessario un piano strategico e innovativo per il Sud, dall'altro lato, è  necessario un progetto comune di sviluppo capace di integrare e armonizzare i diversi programmi d'investimento che si pensa di mettere in campo. Poi, bisogna mettere in campo, una visione condivisa e di lungo periodo dello sviluppo del Sud, rispettosa delle sue specificità, ma finalizzata, anche a spendere bene, cioè senza sprechi, le risorse economiche che verranno destinate al Sud. Dal lato, poi, delle specializzazioni, nel Mezzogiorno, occorre mettere attorno ad una visione di reale sviluppo: amministratori, imprese, economisti, investitori disposti a legare il proprio successo a risultati concreti. E dulcis in fundo, A giocarsi su questa partita, il proprio futuro economico e di successo professionale.

A nostro modesto avviso, l'Unione Europea ha acceso un faro sul Mezzogiorno. Vediamo come. Dall'Unione Europea arriveranno all'Italia,209 miliardi dei quali, 83 miliardi verranno destinati al Mezzogiorno. A questo punto, diciamo che un Mezzogiorno, in migliore salute economica, con una ripresa più vivace e più lavoro, fa bene,anche al Centro-Nord d'Italia. Sarà fondamentale, anche, collocare il suo sviluppo fra le assolute priorità delle iniziative di politica economica nazionale. Nel particolare, paiono opportuni, quindi, gli investimenti infrastrutturali e fornitura di servizi: sanità, scuola, ambiente e territorio, innovazione, digitale e nuove tecnologie. Pertanto, diciamo senza mezzi termini, che investire al Mezzogiorno, queste risorse economiche europee, banco di prova del Governo, per ridurre, anche, il divario con il Nord del Paese, fa benissimo a tutto il popolo italiano.

A nostro modesto avviso, gli investimenti al Sud vengono gestiti tra occasioni mancate di sviluppo e  scarsa concretezza della spesa pubblica. Vediamo, perchè. In primis, noi diciamo che nel Mezzogiorno, Ricerca e Università, sono le occasioni finora mancate per gli investimenti pubblici. In tal senso, il Sud avrebbe bisogno di un piano di lungo periodo di rafforzamento degli ambiti della formazione e della ricerca, per disporre di un motore interno di crescita. Il Piano Colao, del Governo, invece, interviene sulla questione e  lo fa riproponendo uno scenario che vuole le Università italiane differenziate, in base, alla loro presunta eccellenza. A questo punto, noi pensiamo che nel Mezzogiorno c'è un altro problema da risolvere:la concretezza della spesa pubblica. Riuscire a spendere tutto e bene, rimane sempre, un'impresa al limite del possibile, nel Sud. Questa è una situazione che il Mezzogiorno conosce profondamente, perchè, ad esempio, l'utilizzo dei Fondi strategici per lo sviluppo, come quelli strutturali europei, non ha ridotto il divario Nord-Sud del Paese Italia. 

A nostro modesto avviso, formazione-lavoro è un binomio che manca al Mezzogiorno. Vediamo, perchè. Il binomio formazione-lavoro sembra diventare fondamentale e imprescindibile per  la "crescita" dei giovani del Mezzogiorno, soprattutto, in questo periodo, nel quale, il Reddito di Cittadinanza, sembra non averli aiutati a trovare un lavoro. Forse, è mancata nei giovani la determinazione di "pretendere" un  sistema educativo(Scuola-Università) più moderno e più meritocratico, maggiormente aperto ai processi innovativi, in atto, ed orientato verso un apprendimento di base necessario per misurarsi con le sempre, più mutevoli realtà lavorative. Ancora,secondo le previsioni statistiche della Svimez, la caduta dell'occupazione, dei giovani, nel Mezzogiorno, quest'anno, rischia di essere drammatica; in soli 12 mesi potrebbero rimanere, senza lavoro 380mila giovani. Ma c'è di più. Le previsioni statistiche, per il 2021, mostrano una ripresa troppo debole per ricostruire la base produttiva e occupazionale, del Sud, distrutta dalla crisi economica e da un allargamento, del divario Nord-Sud del Paese. In conclusione, noi diciamo, ben venga il supporto delle politiche meridionali e nazionali, per risolvere questa crisi socio economica che tocca, soprattutto, i giovani del Mezzogiorno.

A nostro modesto avviso, dal Covid-19, nel Sud, si è creata la nuova "Questione meridionale". Vediamo perchè. Il Report annuale dell'Istat, per quanto riguarda il Covid-19, prende in esame diversi ambiti della società italiana e lancia questo l'allarme:" Il Covid-19 ha accentuato le disuguaglianze al Mezzogiorno". Nel particolare, secondo i dati Istat, la Puglia è tra i livelli più bassi, dal punto di vista, della scolarizzazione; la didattica a distanza è più difficile al Sud: il 19% dei minori non ha un pc. Nella relazione dell'Anac c'è un approfondimento sull'emergenza Covid: in Puglia perso il 23% degli appalti, rispetto all'anno scorso, ovvero, una perdita di circa 365 milioni nei mesi caratterizzati dalla pandemia del virus Covid. Ancora, dal punto di vista economico, il lockdown non ha, di certo, risparmiato il Mezzogiorno. Con il fermo della produzione manifatturiera e dei servizi, il mercato del lavoro si sta restringendo, aumentando il lavoro nero, penalizzando, nel particolare, i giovani del Sud. In conclusione, noi diciamo che la Politica nazionale, a seguito di questa emergenza sociale devastante, del Covid-19, nel Mezzogiorno, deve destinare risorse economiche più consistenti di quelle programmate.

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