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Martedì, 09 Marzo 2021

Il gruppo multinazionale italiano Prysmian Group, leader mondiale nel settore dei sistemi in cavo per l’energia e le telecomunicazioni, compie un altro passo verso il miglioramento della sostenibilità delle sue operazioni: rendere il suo stabilimento finlandese che produce cavi sottomarini ad alta e media tensione il centro di eccellenza del Gruppo anche per il consumo di energia “verde”. Per Prysmian Group quello di Pikkala è uno stabilimento strategico in quanto centro di eccellenza nella produzione di cavi destinati a interconnessioni terrestri e sottomarine per parchi eolici sia di terra che in acqua a livello internazionale.

Il 100% dell’energia utilizzata presso lo stabilimento di Pikkala sarà ottenuto da fonti innovabili certificate. Il sistema di riscaldamento a biomasse presente all'interno del sito ridurrà le emissioni annuali di CO2 grazie all'utilizzo di legno riciclato da varie fonti, incluse le bobine Prysmian impiegate per trasportare i cavi e ormai non più fruibili per uso industriale. Si tratta di un altro passo che Prysmian compie nella corsa per azzerare le proprie emissioni nette. Per ridurre ulteriormente le emissioni di CO2 la flotta di auto aziendali di Pikkala è ora interamente costituita da veicoli ibridi o elettrici, in linea con gli obiettivi generali del Gruppo. Lo stabilimento di Pikkala produce cavi terrestri e sottomarini ad alta, media e bassa tensione per la transizione energetica ed è uno dei tre stabilimenti europei di Prysmian Group a produrre cavi sottomarini, insieme ad Arco Felice (Napoli) e Drammen (Norvegia).

“Stiamo accelerando il nostro impegno verso la de-carbonizzazione” ha dichiarato Andrea Pirondini, responsabile operativo. “Puntiamo a definire obiettivi a base scientifica per ridurre le emissioni di CO2 e misureremo anche le emissioni della catena di distribuzione (Scope 3), oltre a quelle prodotte direttamente dal Gruppo. Allo stesso tempo intendiamo sviluppare nei nostri stabilimenti nuovi sistemi di energia circolare, come quello di Pikkala”.

Grazie alle tecnologie all’avanguardia impiegate, i cavi prodotti nello stabilimento di Pikkala supportano il settore in espansione delle energie rinnovabili in Europa e negli Stati Uniti. Pikkala ha fornito cavi per molti progetti di parchi eolici in acqua europei, inclusi Helwin 1 e Helwin 2, Borwin 3, Dolwin 3 e Dolwin 5, oltre che per numerose interconnessioni sottomarine come COBRA e IFA2. Lo stabilimento fornirà a Vineyard, sviluppatore statunitense di parchi eolici in acqua, un sistema in cavo di potenza sottomarino per un parco al largo della costa del Massachusetts. Prysmian Group è anche leader nel mercato finlandese delle energie rinnovabili e fornisce cavi per diversi progetti relativi all’eolico di terra sviluppati nel paese.

Utilizzare energia rinnovabile a Pikkala permetterà a Prysmian di raggiungere diversi obiettivi inseriti nella Sustainability Scorecard per il 2022: ridurre le emissioni di CO2 del 2-3%, riciclare ben due terzi dei rifiuti generati e riutilizzare il 27% delle bobine. A decorrere dal 2020 e nei successivi tre anni Prysmian ha in programma di investire circa 450 milioni di euro per migliorare ulteriormente la sostenibilità della propria organizzazione e catena di distribuzione ed accelerare lo sviluppo di tecnologie in cavo, strumentazione e servizi all'avanguardia. Il consumo energetico, la circolarità e la riciclabilità dei rifiuti sono al centro degli impegni di Prysmian. I rilievi e i lavori di preparazione per il sistema di riscaldamento a biomasse dello stabilimento, che accoglie 500 addetti, sono stati avviati a gennaio 2021, mentre l’avvio della costruzione è stato avviato a febbraio.

“Siamo davvero orgogliosi di contribuire all’economia circolare con questa nuova soluzione di riscaldamento” ha dichiarato Borjan Sehovac, CEO di Prysmian Finland. “Pikkala sarà il primissimo stabilimento a zero emissioni nette del Gruppo e questa soluzione genererà vantaggi per tutti: avrà benefici per l’ambiente e ridurrà i costi energetici del Gruppo”.

Il gruppo

Prysmian Group è leader mondiale nel settore dei sistemi in cavo per l’energia e le telecomunicazioni. Con quasi 140 anni di esperienza, un fatturato pari a oltre 11 miliardi di Euro, circa 30.000 dipendenti in oltre 50 Paesi e 106 impianti produttivi, il Gruppo vanta una solida presenza nei mercati tecnologicamente avanzati e offre la più ampia gamma di prodotti, servizi, tecnologie e know-how. La società opera nel settore dei cavi e sistemi terrestri e sottomarini per la trasmissione e distribuzione di energia, cavi speciali per applicazioni in diversi comparti industriali e cavi di media e bassa tensione nell’ambito delle costruzioni e delle infrastrutture. Per le telecomunicazioni il Gruppo produce cavi e accessori per la trasmissione di voce, video e dati, con un'offerta completa di fibra ottica, cavi ottici e in rame e sistemi di connettività. Prysmian è una public company, quotata alla Borsa Italiana nell’indice FTSE MIB, ha il quartier generale è a Milano e suo amministratore delegato è Valerio Battista.

 

Le operazioni in Finlandia

Con oltre cento anni di esperienza, Prysmian Group offre la più ampia gamma di cavi sul mercato in Finlandia. Prysmian Group Finland Oy ha più di 500 dipendenti e stabilimenti a Pikkala, Kirkkonummi e Rusko, Oulu.

Il Gruppo ha investito più di 100 milioni di euro in impianti di produzione finlandesi ed è stato costruito un centro di competenza globale per cavi sottomarini a Pikkala. I prodotti Prysmian e Draka hanno creato una posizione pionieristica per l'azienda come fornitore di soluzioni di cavi ad alta tecnologia.

Le tasse sugli immobili, in Italia, pesano molto, troppo. A dirlo sono i dati. In totale, il carico di imposizione fiscale vale circa 50 miliardi di euro l’anno, suddiviso tra imposte di natura reddituale, patrimoniale, sui trasferimenti, sulle locazioni e sui servizi.  La sola Imu – introdotta dal Governo Monti in sostituzione dell’Ici – produce un gettito di quasi 22 miliardi di euro, rispetto ai poco più di 9 dell’Ici. Colpisce case (anche la prima, se inquadrata in una delle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, impropriamente considerate, in quanto tali, “di lusso”), box, locali commerciali, uffici, capannoni, terreni. Non risparmia neppure gli immobili inagibili o inabitabili, per i quali è solo prevista una riduzione alla metà della base imponibile. Il resto del gettito lo procurano le imposte indirette, come l’imposta di registro, che si applicano in caso di compravendita (circa 9 miliardi); le imposte sul reddito da locazione (Irpef o cedolare secca: altri 9 miliardi); l’imposta di registro e l’Iva sulle locazioni (circa 1 miliardo). Altri 11 miliardi di euro l’anno derivano, per circa 10, dalla tassa sui rifiuti (che va considerata nel conteggio dei tributi sugli immobili, anche perché all’estero è spesso inglobata nell’imposta locale immobiliare) e per un altro miliardo da altri tributi, fra i quali le somme versate ai Consorzi di bonifica (per averne nulla in cambio, a differenza dai fondi rustici). Peraltro, va evidenziato che i tributi che si applicano su una base imponibile di tipo catastale – come l’Imu – non sono fondate, come spesso si sente dire, su un catasto non aggiornato. Per le seguenti ragioni: 1. nel 1996 – con decorrenza 1997 – le rendite catastali sono state aumentate del 5%; 2. nel 2011 – con decorrenza 2012 – la manovra Monti ha aumentato i moltiplicatori catastali Imu del 60% per le case e in misura analoga per altri immobili; 3. dal 2005 i Comuni possono richiedere all’Agenzia delle entrate il “riclassamento” degli immobili per zone o per singole unità immobiliari, cosa che in città come Roma, Milano, Bari, Lecce ha portato ad aumenti considerevoli delle rendite catastali e, di conseguenza, delle imposte; 4. ogni volta che si interviene in modo significativo su un immobile, questo viene “riclassato” e quasi sempre subisce un aumento della rendita catastale e, di conseguenza, delle imposte. Questo macigno fiscale che grava sugli immobili, specie quello dell’Imu, ha prodotto danni enormi all’economia. È ora di limitarlo.

Corrado Sforza Fogliani

Presidente Centro studi Confedilizia

@SforzaFogliani

Con un provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate, sono state date disposizioni per l’esercizio delle opzioni relative alle detrazioni spettanti per gli interventi di ristrutturazione edilizia, recupero o restauro della facciata degli edifici, riqualificazione energetica, riduzione del rischio sismico, installazione di impianti solari fotovoltaici e infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici (artt. 119 e 121, del decreto “Rilancio” come convertito in legge). Con tale provvedimento, inoltre, è stato approvato il modello denominato “Comunicazione dell’opzione relativa agli interventi di recupero del patrimonio edilizio, efficienza energetica, rischio sismico, impianti fotovoltaici e colonnine di ricarica”, con il quale i soggetti beneficiari delle anzidette detrazioni che optano per l’utilizzo delle stesse tramite la cessione a terzi del corrispondente credito d’imposta o tramite lo sconto in fattura, possono comunicare all’Agenzia delle entrate la loro opzione. Tale comunicazione deve essere inviata all’Agenzia delle entrate esclusivamente con modalità telematiche, entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello di sostenimento della spesa agevolata, dal beneficiario della detrazione (per gli interventi eseguiti sulle unità immobiliari) ovvero dall’amministratore del condominio (per gli interventi eseguiti sulle parti comuni degli edifici), anche avvalendosi degli intermediari abilitati. Nel caso in cui le opzioni riguardino gli interventi per i quali è prevista la detrazione del 110% (il cd. Superbonus), il provvedimento definisce gli ulteriori requisiti previsti dalle citate disposizioni, ai fini dell’esercizio e della comunicazione delle opzioni stesse. Infine, il provvedimento definisce le modalità con le quali i soggetti che acquisiscono i crediti corrispondenti alle detrazioni possono utilizzare il relativo importo in compensazione tramite modello F24, oppure possono cederlo a soggetti terzi per l’esercizio delle opzioni relative alle detrazioni spettanti per gli interventi di ristrutturazione edilizia, recupero o restauro della facciata degli edifici, riqualificazione energetica, riduzione del rischio sismico, installazione di impianti solari fotovoltaici e infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici. Infine, con una circolare sono stati forniti chiarimenti in merito al Superbonus e all’opzione per la cessione e per lo sconto in luogo della detrazione.

di

Corrado Sforza Fogliani

Presidente Centro studi Confedilizia

I Consorzi di bonifica colpiscono ogni proprietario di casa, eccezion fatta per pochissime zone in tutta Italia che ne sono rimaste fortunosamente indenni. Più o meno tutti i proprietari di casa, pagano “la Bonifica”, non si sa neanche perchè. Molti non sanno neanche di pagare questo ennesimo balzello. E, come i legislatori del blocco sfratti, anche i Consorzi tirano diritto nell’esazione, pure in questo periodo nel quale molte categorie – soprattutto gli autonomi – devono tirare la cinghia.

I Consorzi di bonifica furono istituiti nel 1933 per avviare la Bonifica integrale di ben individuati territori da bonificare, appunto, perché paludosi, acquitrinosi o con altri accidenti. Erano poche zone, in tutta Italia. Le bonifiche pontine, le ferraresi e qualche altra. Erano opere colossali, da realizzare. I Consorzi (il cui territorio da “bonificare”, invece, investe oggi tutta Italia: sono più di 100) furono così dotati del privilegio di poter iscrivere i proprietari interessati direttamente a ruolo, e a ruoli esecutivi. Se non si paga, vengono subito a pignorare i beni di casa. E rispondono sempre picche, anche in questo difficile periodo non sgravano nessuno.

La situazione è inconcepibile. In sostanza, quando qualche creditore, pubblico o privato che sia, deve avere una certa somma (che non sia di prestazioni imposte), deve fare la sua brava causa, ottenere una sentenza, mandarla ad esecuzione. Non così i Consorzi di bonifica: per i quali si deve operare esattamente al rovescio. Bisogna fare causa non per farsi pagare, ma per non pagare.

La cosa è grave, ma lo è ancora di più se si considera che i Consorzi procedono come dei bulldozer, o si paga o si è pignorati. Se si chiede che non facciano pagare almeno in questo periodo, non si è presi in considerazione. Ma c’è di più. Il Parlamento ha abrogato la norma che consente a questi enti di emettere cartelle esecutive senza aver prima provato alcunché (e cioè che una casa tragga davvero beneficio da un’opera di bonifica), e loro continuano ad emetterle. Hanno scovato una normetta (la discussione al proposito, anche fra sezioni della Cassazione, è aperta), e loro se ne infischiano, tirano dritto, esattamente come prima. Come se la volontà liberamente, e chiaramente, espressa da chi rappresenta il popolo, nulla significasse.

C’è dell’altro ancora. Gli amministratori dei Consorzi devono – ovvio - essere eletti dai consorziati (coatti), da chi paga. Finora, le votazioni hanno avuto percentuali da prefisso telefonico (0,01, 0,06 ecc.) e si è pensato allora di imporre ai Consorzi il voto telematico. Loro l’hanno accettato, hanno anzi inserito questo obbligo nei loro Statuti, ma – da 10 anni – non lo applicano, non si vota telematicamente (hanno paura che, in questo modo, non possano controllare i voti). Ora, però - anche in Italia, come a Berlino – s’è trovato un Tribunale, quello di Piacenza, che ha detto che le elezioni devono svolgersi on line e non in presenza, cioè in forma cartacea, come volevano invece fare ancora. E per la prima volta in Italia le elezioni sono state sospese, quando i Consorzi già avevano allestito i seggi per votare. I Consorzi hanno, nella loro iattanza, fatto ricorso, ma il Tribunale ha confermato l’obbligo e la sospensione delle elezioni. Un altro ricorso, vedremo come andrà. E tutto questo, per che cosa? Perché, in alcuni casi (ed in altri non tanto di meglio), i Consorzi pretendono di essere pagati dato che recapitano l’acqua piovana che cade dai tetti, al recapito finale. Come se per questo, oltretutto, non si pagasse già ovunque la tassa di fognatura.

E’ dunque cambiata la legge e tutti (perfino lo Stato) hanno sospeso, o annullato, la riscossione dei tributi in questo periodo di pandemia. I Consorzi no, non vogliono sentire ragione, respingono ogni richiesta. Per fortuna che c’è un giudice, a Berlino. La politica non si muove, ha paura.

Dichiarazione del presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa

“È sconcertante ascoltare dalla Banca d’Italia la proposta di aumentare ulteriormente la già spropositata tassazione sugli immobili.

Tra i molteplici danni che ha causato la quasi triplicazione della sola imposizione patrimoniale, con l’Imu, ve n’è almeno uno che dovrebbe interessare la nostra Banca centrale: il crollo del valore degli immobili, e quindi delle garanzie reali delle banche, ora ulteriormente aggravato dalla pandemia.

Ma si tratta di un danno che si somma ai molti altri prodotti dall’ipertassazione dell’ultimo decennio: dalla contrazione dei consumi alla crisi dell’edilizia e di tutte le attività economiche collegate con l’immobiliare. Ancora non è stato distrutto abbastanza?

Quanto alla giustificazione della richiesta di un ulteriore carico fiscale sugli immobili, la Banca d’Italia torna a citare la vecchia tesi – fondata su risultati econometrici piuttosto deboli – secondo la quale si tratterebbe di una forma di prelievo ‘poco distorsiva’. Una tesi smentita, oltre che dai fatti, da nuovi studi, che hanno dimostrato come l’evidenza empirica che sta alla base di tale visione sia molto fragile.

In ogni caso, preferiremmo leggere proposte su come ridurre le tasse, non su come spostarle”.

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