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Lunedì, 09 Dicembre 2019

A nostro modesto avviso, investire sull'agroalimentare nel Sud che crede, ancora nella terra, significa aumentare notevolmente le  compravendite di terreni dei vigneti che, nel 2018, hanno toccato le punte più alte. Pertanto, è nato, già, il primo Fondo di Private Equity, destinato a sostenere il settore agricolo. Va detto, senza mezzi termini, che il mondo agricolo nel Mezzogiorno, è sempre più, al centro dell'attenzione, grazie,anche,  ad un risveglio di tematiche legate all'ambiente e allo sviluppo della lavorazione della terra e alla crescita della collegata produzione aziendale. 70 mila,ad ettaro e 43 mila sono le cifre più alte raggiunte dagli agrumeti, in Calabria e Sardegna; e "Dulcis in fundo" in un convegno organizzato, a Bari dalla Cisl regionale, Fai Cisl e Fisascat Cisl, L'agroalimentare nel Mezzogiorno vale quasi 30 miliardi. con un export di oltre 7 miliardi.

“La Commissione Finanze della Camera ha approvato un emendamento al decreto fiscale che recepisce una proposta che Confedilizia aveva avanzato già un anno fa in sede di audizione sul progetto di legge in materia di semplificazioni fiscali. Si tratta della possibilità di applicare ai tributi locali (come l’Imu) il cosiddetto ravvedimento operoso – e cioè la possibilità di regolarizzare tardivamente gli adempimenti fiscali – negli stessi termini previsti per gli altri tributi, come Irpef, Ires e Iva. Finora si è avuto un sistema di garanzie differenziato che non trovava giustificazioni e che la Camera dei deputati finalmente corregge. Ne diamo volentieri atto alla Commissione Finanze, che ha approvato l’emendamento all’unanimità, e ringraziamo l’on. Alberto Gusmeroli, primo firmatario della proposta, per la tenacia con la quale si è battuto per questo obiettivo”.

Le nuove tecnologie stanno cambiando i metodi di conservazione, messa in sicurezza, valorizzazione e fruizione dei beni culturali. Se ne è parlato ieri mattina a Matera nel centro culturale Casa Cava nell’ambito di un convegno dal titolo “La sfida tecnologica dei beni culturali: il ruolo del perito industriale”. Il convegno, organizzato dal Consiglio Nazionale Periti Industriali (CNPI), ha visto la presenza dei massimi esperti nazionali in materia: docenti universitari, sovrintendenti, tecnici, consulenti e amministratori pubblici. Tra gli altri, anche Giampaolo D’Andrea, consulente del Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, in sostituzione del ministro Dario Franceschini, assente per impegni istituzionali.  

Obiettivo: approfondire le modalità con cui oggi le tecnologie intervengono nella valorizzazione del patrimonio culturale, tramite testimonianze sulle buone prassi e sulle esperienze di rilievo. Tra queste, si è parlato anche del progetto Ismers, Idoneità Statica Manufatti Edifici nei centri storici ad alto Rischio Sismico (cartella clinica edificio), cofinanziato con fondi Horizon 2020 – Pon MISE 2014/2020 che dal giugno 2018 per 24 mesi ha visto impegnati i laboratori di ricerca Betontest di Ispica, il Dipartimento di Ingegneria dell'Innovazione dell’Università del Salento e la spin off accademica Xrd Tools in una serie di analisi effettuate sia con sistemi tradizionali sia con metodi innovativi su tredici edifici pubblici, individuati di concerto con il Libero Consorzio di Ragusa, la Soprintendenza e i Comuni del Sud-est siciliano. Il capo progetto, Corrado Monaca, responsabile dei laboratori di ricerca Betontest ha illustrato il metodo di lavoro e i risultati raggiunti in una relazione dal titolo   “La diffrattometria da laboratorio ai raggi x in loco per l’edilizia”.

Monaca, dopo aver ricordato che la prima applicazione della diffrattometria in loco in edilizia in Italia è stata eseguita a Palazzo Pandolfi a Pozzallo nel 2008 per la realizzazione del fascicolo del fabbricato del CNPI, ha illustrato le fasi e gli obiettivi del progetto. Esso punta a misurare le deformazioni reticolari per risalire agli sforzi o carichi di esercizio allo stato attuale. Chiuse le fasi relative alle indagini tradizionali e alle misurazioni reticolari effettuate mediante un diffrattometro robotizzato a raggi x, i ricercatori stanno lavorando a un sistema di Intelligenza artificiale, in vista della realizzazione del Calibro-correlatore, lo strumento che consentirà di correlare i parametri macroscopici con quelli alla nanoscala e “leggere” la vulnerabilità sismica o lo stato di degrado strutturale degli edifici. 

Nella prima fase, ha spiegato il relatore, sono state effettuate oltre 20 diverse tipologie di analisi, da quelle tradizionali a quelle più innovative su misure reticolari alla scala nanometrica. Il progetto consente agli Enti pubblici coinvolti di usufruire senza costi di una “radiografia” strutturale degli immobili, necessaria per poter accedere ai finanziamenti per gli adeguamenti sismici, finora preclusi per mancanza di risorse da destinare agli indispensabili accertamenti tecnici. Monaca si è soffermato anche sul metodo adottato: un partenariato pubblico-privato, attivo e partecipativo, costruito con obiettivi precisi e con il coinvolgimento di vari operatori. Un sistema noto nel mondo anglosassone come Impact investing, ma già sperimentato a Firenze dal sindaco Giorgio La Pira negli anni Cinquanta e Sessanta con la Compagnia delle Indie. 

“C’è la necessità - ha concluso Monaca -  di creare un sistema di monitoraggio di nuova generazione, con la tecnologia e le conoscenze oggi disponibili, per far si che il patrimonio storico e artistico del Bel Paese possa continuare a vivere. Penso, ad esempio, ai tanti siti archeologici sparsi nel territorio nazionale che non vengono valorizzati. Per fare un esempio: la necropoli paleocristiana Moltisanti in contrada S. Marco e le aree archeologiche di Mezzagnone e Caucana nel territorio ibleo, che possono diventare un punto di attrazione turistica in uno alle risorse ambientali inespresse da inserire nel circuito dei parchi archeologici”.

A nostro modesto avviso, il ruolo centrale delle nuove tecnologie, va sostenuto nella promozione della produttività e dello sviluppo economico, soprattutto, nelle aree caratterizzate da indicatori di marginalità, dal punto di vista economico, come il Mezzogiorno. Pertanto, un Meridione produttivo che genera e fruisce della nuova economia della conoscenza, non solo è auspicabile, ma è anche, possibile. A questo punto, è necessario un impegno  da parte di tutti gli attori istituzionali meridionali nella co-creazione di un valore culturale delle nuove generazioni in termini di istruzione e conoscenza. Noi diciamo, senza mezzi termini, che questi due elementi fondamentali, sono,  una via, per l'inclusione dei giovani meridionali, nel mondo del lavoro, largamente caratterizzato, dall'innovazione. In conclusione, pensiamo che il Mezzogiorno ha finestre di opportunità per raggiungere un cambiamento paradigmatico basato sulla tecnologia, derivante da una dirompente discontinuità, in termini di crescita, della domanda del mercato.

 

In primis, noi diciamo che , oggi, è necessaria, dall'Unione Europea, una nuova, visione per la crescita del Sud d'Italia. In tal senso, per dovere di cronaca, diciamo che qualcosa, nel nostro Paese, si sta muovendo: Claudio De Vincenti è il promotore di un Manifesto che ha messo, in moto, il Progetto di un nuovo Mezzogiorno, in una nuova Europa. A questo punto, diciamo, senza mezzi termini, che un nuovo Mezzogiorno riordinato e potenziato, deve certamente collegarsi con il Centro- Nord mentre, una Italia strutturata, finalmente, dopo venti anni, sarebbe il nocciolo duro di Germania, Francia, Italia, Spagna e il resto delle altre nazioni europee.  Questa sarebbe e dovrebbe essere la nuova Unione  europea con una nuova visione di crescita del nostro Mezzogiorno. In conclusione, noi diciamo che una rinascita sociale ed economica del Mezzogiorno è possibile solo se, ad esso, si affianca una larga area nazionale ed europea capace di creare cooperazione e sviluppo economico e sociale.

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