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Martedì, 09 Agosto 2022

Helsinki – Wärtsilä ha deciso di  dismettere l’impianto produttivo di Trieste, lasciando a casa 451 persone su 973 dipendenti. Lo ha dichiarato la multinazionale che “prevede di ridurre la produzione a Trieste, in Italia, e di centralizzare la produzione di motori a 4 tempi in Finlandia, a Vaasa. Si prevede che la fine della produzione a Trieste avrà un impatto su circa 450 dipendenti con potenziale licenziamento. Il risparmio sui costi annuali totali stimato è di circa 35 milioni di euro entro il 2025 e i costi di trasformazione associati dovrebbero essere di circa 130 milioni di euro, di cui l’impatto sul flusso di cassa è di circa 75 milioni di euro. Le discussioni tra Wärtsilä, i rappresentanti dei lavoratori e le autorità e istituzioni italiane inizieranno in linea con la legislazione italiana”. 

Secondo il produttore di motori marini “l’Italia e Trieste continueranno a essere molto importanti per Wärtsilä in molte aree, poiché miriamo a dare forma alla decarbonizzazione delle industrie marine ed energetiche. Nelle difficili circostanze degli ultimi anni, i nostri dipendenti a Trieste hanno svolto un lavoro encomiabile. Tuttavia, dobbiamo centralizzare la nostra impronta manifatturiera in Europa. L’Italia e Trieste rimarranno molto importanti per Wärtsilä. Il nostro sito a Trieste si concentrerà su attività di ricerca e sviluppo, vendite, project management, sourcing, servizi e formazione. Una parte importante dei nostri dipendenti a Trieste è oggi impegnata in queste attività”. Dura la reazione dei sindacati:

"La decisione è totalmente inaccettabile. La scelta di Wärtsilä di chiudere tutta la produzione a Trieste e delocalizzarla in Finlandia va rispedita al mittente, e dimostra ancora una volta l’inefficacia della legislazione italiana nel contrastare lo strapotere delle multinazionali ed impedire le delocalizzazioni produttive” ha commentato Luca Trevisan, segretario nazionale Fiom-Cgil, e sulla stessa linea anche gli altri responsabili sindacali. “Siamo sorpresi e molto irritati per la decisione ingiustificata e scorretta di Wartsila che improvvisamente ha comunicato la chiusura della linea produttiva a Trieste. Mi sono confrontato con il ministro finlandese Ville Skinnari, anche lui all’oscuro di tutto. Ho già disposto l’immediata convocazione dei vertici della società per spiegazioni sul loro comportamento anche alla luce del fatto che la società finlandese aveva avviato proprio con il Mise una negoziazione per chiudere un accordo di innovazione”. Così il ministro per lo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti che ricorda che già due mesi fa aveva convocato i vertici di Wärtsilä insieme al presidente Massimiliano Fedriga per monitorare la situazione. “In quella come in altre occasioni  - aggiunge il titolare del Mise -  l’azienda finlandese ha sempre smentito qualunque dismissione assicurando un rinnovato interesse anche alla luce degli strumenti che il Mise aveva messo a disposizione”

Mentre Wärtsilä lascia, il gruppo Marcegaglia ha firmato un accordo per acquisire il 100% di tutte le principali società della divisione prodotti lunghi in acciaio inossidabile di Outokumpu, multinazionale finlandese leader mondiale nella produzione di acciaio inox e tra i campioni riconosciuti di sostenibilità.

La transazione include un’acciaieria a forno elettrico per acciai speciali, un impianto di laminazione di vergelle e uno di produzione di barre a Sheffield (UK); un impianto di produzione di barre a Richburg (USA); un impianto di laminazione a caldo di vergelle e uno di produzione di fili trafilati a Fagersta (Svezia).

La divisione ha realizzato nel 2021 ricavi per 810 milioni di euro con un Ebitda di 47 milioni di euro, impiegando circa 700 persone. Il valore totale dell’operazione (enteprise value) ammonta a 228 milioni di euro. Le parti prevedono di completare l’operazione entro la fine di quest'anno, dopo il via libera da parte delle Autorità Garanti della Concorrenza.

Il gruppo Marcegaglia, per la prima volta nella sua storia, investe nella produzione primaria di acciaio. Un’operazione strategica, anche di forte valore simbolico: nel 1913, infatti, proprio a Sheffield nasceva e si sviluppava l'acciaio inossidabile.

“Grazie a questa importante acquisizione trasformativa, il nostro gruppo rafforza ulteriormente il proprio business degli acciai speciali – hanno commentato Antonio ed Emma Marcegaglia, rispettivamente presidente e vicepresidente del Gruppo omonimo – attraverso due linee strategiche. La prima riguarda i prodotti piani in acciaio inox, dove si realizza una parziale integrazione a monte della catena del valore in un’ottica di accorciamento e stabilità delle filiere e si sviluppa un’offerta di prodotti sempre più sostenibili e competitivi. La seconda, ampliando in maniera significativa la produzione di prodotti lunghi in acciaio inox e arricchendo ulteriormente la gamma di prodotti e tipologie di acciai. L’operazione, inoltre, punta a consolidare la nostra posizione sui mercati internazionali, acquisendo ulteriori quote di mercato sia in Europa che in Nord America”.
Attraverso questa operazione, grazie all'innovazione, alla diffusione di tecnologie a basse emissioni di carbonio e all'efficienza delle risorse, il gruppo Marcegaglia accelera nel suo importante percorso di riduzione del consumo di energia e di emissioni di gas serra.

Un moltiplicatore di business ma anche di turismo d’affari alto-spendente, di servizi specializzati e di posti di lavoro. Una industry, quella fieristica, che con i soli eventi nazionali e internazionali genera un impatto sui territori - tra servizi, trasporti e ospitalità e salari - quantificabile in 22,5 miliardi di euro l’anno di produzione, per un valore aggiunto stimato in 10,6 miliardi di euro pari allo 0,7% del Pil. Effetti macroeconomici aggiuntivi, questi, rispetto al business generato in fiera dalle imprese partecipanti. È un quadro che va oltre le aspettative quello presentato oggi a Roma da Aefi e Prometeia in occasione della 7^ giornata mondiale delle fiere. Lo studio, commissionato da Aefi - Associazione esposizioni fiere italiane - fa il punto su un settore da sempre tra i principali alleati del made in Italy a distanza di diversi anni dall’ultima rilevazione. “I numeri che emergono dallo studio Prometeia – ha detto il presidente di Aefi, Maurizio Danese - confermano in modo lampante come la 4^ industria fieristica al mondo sia prima di tutto un incubatore naturale di business per i distretti industriali italiani e poi una leva di indotto ad alto valore aggiunto in favore dei territori. Ora, per il post emergenza, il sistema punta sul rinnovamento: una fase cruciale per superare la frammentarietà attraverso alleanze strategiche fondate sui prodotti, salvaguardando i territori e il valore aggiunto prodotto sugli stessi. La strada verso nuove alleanze – ha concluso Danese – è tracciata, un percorso che vogliamo fare anche attraverso la costituzione di un tavolo con il Governo per l’attuazione di un piano fieristico nazionale condiviso”. Un b2b fieristico che ogni anno impegna decine di migliaia di imprese del made in Italy in grado di performare 7 volte meglio rispetto al totale dell’economia italiana (+2% vs +0,3% la crescita media annua del fatturato dal 2012 al 2019). Un’over performance a cui il sistema fieristico ha contribuito in modo distintivo. Per la prima volta, è stato infatti possibile stimare – grazie a un’analisi d’impatto condotta su un campione di oltre 25 mila imprese espositrici (responsabili del 13% della produzione nazionale) confrontate con un panel di realtà simili che non partecipano a manifestazioni fieristiche – il vantaggio ottenuto dalle aziende che, fra il 2012 e il 2019, hanno creduto nelle fiere: 12,6 punti di crescita cumulata in più delle vendite e 0,7 punti di marginalità lorda (Ebitda) in più, rispetto a chi non ha partecipato. L’analisi d’impatto, mai così ampia per il settore grazie alla rilevanza numerica del campione, ha poi confrontato le performance delle imprese nelle varie filiere produttive. In questo caso le aziende dell’agroalimentare che partecipano alle manifestazioni sono quelle che hanno realizzato il ‘premio’ maggiore in termini di extra-crescita dell’attività (+20,5%). Ma anche nei settori produttori di beni intermedi (come la meccanica) si registrano benefici superiori alla media (+14,4%). Secondo lo studio, il valore della produzione delle fiere italiane si attesta a 1,4 miliardi di euro, con 3.700 addetti diretti, circa 200 manifestazioni internazionali e oltre 220 nazionali organizzate ogni anno, per un totale di 12,6 milioni di visitatori (che salgono a 20 milioni con gli eventi locali, fonte: Aefi). Un sistema fieristico (secondo in Europa dietro a quello tedesco), colpito duramente dai lockdown, con una perdita del -63% di fatturato nel 2020 (un calo ancora più intenso rispetto alla media europea) ma con un ruolo imprescindibile per l’economia italiana. Il comparto attiva infatti direttamente un valore della produzione pari a 8,9 miliardi di euro a cui corrispondono 4,3 miliardi di euro di valore aggiunto e 96 mila addetti, che salgono a 22,5 miliardi di produzione, 10,6 di valore aggiunto e 203 mila occupati se si considerano anche gli impatti indiretti e indotti. In altri termini, le fiere operano con un moltiplicatore di 2,4: ogni euro di valore aggiunto generato direttamente dal sistema fieristico (da espositori, organizzatori e visitatori), ne produce ulteriori 1.4 nell’economia nazionale. Guardando all’occupazione, gli effetti sono solo leggermente inferiori (qui il moltiplicatore è infatti 2,1), con ogni posto di lavoro diretto del sistema a sostenerne altri 1.1 in Italia. Gli effetti moltiplicativi ottenuti sono in linea rispetto a quelli stimati di recente per l’industria fieristica europea, ma superiori a quelli evidenziati per i sistemi britannico e spagnolo. In considerazione della significativa, pur se parziale, ‘confrontabilità metodologica’ fra i risultati ottenuti per l’Italia e quelli ottenuti su scala europea, emerge come circa il 20% del valore complessivo generato dal sistema fieristico europeo sia verosimilmente «Made in Italy». Aefi, i cui soci hanno contribuito proattivamente alla costruzione di un database complessivo composto da 60 mila imprese che offrirà altre possibilità di analisi sugli effetti del sistema sul made in Italy, esprime quasi il 75% del fatturato del comparto. Nei 41 quartieri associati si svolge il 96% delle manifestazioni (www.aefi.it). “ Il sistema fieristico Italiano è leader a livello europeo ed è un partner fondamentale per lo sviluppo e la crescita delle nostre aziende, soprattutto per un tessuto industriale come quello italiano, caratterizzato da PMI,  che in questi due anni è stato segnato profondamente dalla pandemia. Il settore fieristico è ripartito, benché con qualche difficoltà, ma ha bisogno di essere supportato. Le parole di Giancarlo Giorgetti, Ministro dello sviluppo economico pronunciate in occasione della giornata mondiale delle Fiere a Roma danno seguito alle necessità che, insieme ai maggiori organizzatori fieristici, avevamo evidenziato durante alcuni recenti incontri. Un sistema di incentivazione, attraverso voucher, per favorire la partecipazione delle aziende alle fiere internazionali che si svolgono in Italia può essere lo strumento corretto e sono sicuro che il Ministro, a cui vanno i nostri ringraziamenti, saprà rendere concreta questa opportunità e troverà all’interno di tutto il Consiglio dei Ministri lo stesso consenso per aiutare la nostra industry e le aziende delle filiere strategiche del nostro paese”.

Nella giornata Mondiale dell’innovazione e della creatività si è svolta a Roma la finale Nazionale del premio “Oscar Green” promosso da Coldiretti Giovani Impresa arrivato alla quattordicesima edizione, che punta a valorizzare il lavoro di tanti giovani che hanno scelto per il proprio futuro l'Agricoltura con l’obiettivo di promuovere l'agricoltura sana che ha come testimonial le tante idee innovative dei giovani agricoltori. L’idea e la realizzazione vincente per la categoria “sostenibilità” è quella Antonio Lancellotta della Lao GreenhouseSoc.Agr.Arl di Scalea che si occupa di Agrofotovoltaico con la copertura delle serre dove si coltiva il cedro, con modalità tali da azzerare l’impatto ambientale e il consumo di suolo agricolo proteggendo il frutto dagli eventi atmosferici. Si mixa la produzione agricola con quella di energia pulita solare. Da Antonio il cedro non deve essere solo buono ma anche bello. Le serre fotovoltaiche, nate con l’intento di produrre energia senza consumo di suolo, sono diventate sorprendentemente la condizione ideale per l’habitat di questa pianta perché il cedro è coltivato all’ombra. I pannelli solari oltre a svolgere questa funzione, creano un microclima capace di favorire allegazione cioè maggiore fertilità nella produzione dei frutti. Le serre fotovoltaiche permettono di contingentare l’acqua, favorire la sub irrigazione e la fertirrigazione programmata, oltre la vaporizzazione delle chiome. Inoltre l’attività agricola negli impianti abbassa la temperatura del pannello, favorendone l’efficacia nella produzione di energia.  I risultati sono 18 megawatt di energia, senza avere sottratto un solo metro di terreno ai 27 ettari che ospitano 11 piante di agrumi. Armonia irresistibile per il cedro liscio di diamante selezionato con rigorose ritualità dalla comunità ebraica internazionale  che viene ad individuarlo ancora acerbo aspettandone per ognuno la maturazione per utilizzarlo in occasione della festa del Sukkot. Grande soddisfazione viene espressa dal delegato Regionale di “Giovani Impresa Calabria” Enrico Parisi che afferma : “non ci sentiamo eroi ma determinati e in prima linea si; ci sono idee, ispirazioni e suggestioni che si traduciamo in progetti innovativi e che possono trovare sviluppo nella nostra regione e su questa strada continueremo con determinazione”. Proseguiremo  - commenta Franco Aceto Presidente di Coldiretti Calabria -– a stimolare e promuovere l’impegno e la creatività dei giovani agricoltori calabresi affinchè loro stessi, si facciano bandiera e portavoce di valori e produzioni tali da riscoprire e consolidare l’attività imprenditoriale in chiave contemporanea che è fatta da un solido tessuto di giovani professionisti che vogliono bene alla Calabria”

 

L'ENIT -Agenzia Nazionale Italiana del Turismo in collaborazione con il Ministero del Turismo, nell’ambito delle iniziative previste nel Piano Strategico del Turismo 2017-2022, ha previsto la concessione di risorse finanziarie per 9 milioni di euro a imprese e agenzie di comunicazione esperte del mondo digitale per sviluppare nuovi processi e interventi di promozione turistica. La presentazione delle domande doveva avvenire entro il 19 aprile. Le imprese interessate dovranno essere idonee a migliorare la comunicazione digitale dell’offerta turistica organizzata italiana e favorire la ripresa dei flussi turistici nazionali ed internazionali. Si punta al rafforzamento del posizionamento competitivo della destinazione “Italia” nel mercato interno, internazionale di prossimità ed extraeuropeo, ampliando i mercati di riferimento con un’offerta differenziata; allo sviluppo di iniziative integrate tra diversi ambiti tematici quali cultura, economia, ambiente e turismo; alla valorizzazione delle offerte turistiche e delle esperienze territoriali, con il sostegno alle identità locali nell’ambito di una strategia unitaria, coerente e omogenea con la destinazione “Italia”. Progetti, programmi e campagne di informazione e di promozione devono essere realizzati, coerentemente con quanto previsto dal Piano Strategico del Turismo 2017-2022 e dall’Agenda Onu 2030, nell’ambito di politiche di sviluppo sostenibile e di valorizzazione dei territori e delle comunità con il loro patrimonio culturale, in armonia con l’ambiente, in una concezione ecologica ed ecosistemica complessa. “Un nuovo concreto tassello per la crescita e il rilancio della filiera turistica, un modo per non lasciare indietro nessuno e per guardare con ottimismo al futuro” ha dichiarato il Presidente ENIT Giorgio Palmucci.

Nuova immagine

L'ENIT fa un aggiornamento della propria immagine rinnovando il logo per meglio affrontare l'impegnativo percorso di trasformazione, con una ristrutturazione profonda per della propria identità, a partire dal logo, presentato alla BIT, Borsa Italiana del Turismo di Milano, alla presenza del ministro del Turismo Massimo Garavaglia. L'importante rinnovamento del marchio è segno di un cambiamento dell'agenzia, della sua missione e visione e del suo orientamento strategico. Nel corso delle prossime settimane sarà infatti adottato un nuovo quadro promozionale che, guardando al 2030, orienterà l'azione di ENIT per ottenere progressi concreti sui fattori di competitività del sistema turistico.

“Stiamo lavorando ad un ente moderno ed al passo con le migliori agenzie nazionali dei competitor internazionali che oggi hanno un riconoscimento di apprezzamento dai propri portatori di interessi. Le donne e gli uomini di ENIT tra dieci anni potranno guardare indietro ed essere orgogliosi di avere contribuito in modo determinante a rafforzare la competitività del turismo italiano", ha dichiarato Roberta Garibaldi, amministratore delegato di ENIT.

"ENIT è in percorso espansivo di ampio respiro iniziato in questi lunghi anni insieme e ora amplificato da ulteriori metodi e standard che vanno ad affinare il lavoro. L'ampio respiro è anche quello che sentiamo di condividere con tutta la filiera turistica in un approccio partecipativo che continuerà ad infondere valore e credibilità al marchio Italia" ha commentato il presidente Palmucci. Il nuovo stilema vede il ritorno dell'acronimo "ENIT", comunicato con un carattere semplice, dal tradizionale colore azzurro della comunicazione sociale. In questo acronimo, con un gioco di forme, domina il contorno di una stella che dà lustro al 1919, anno di fondazione dell'ente e che rievoca un simbolo storicamente di conoscenza. Si tratta della stella serale che guidò Enea in Occidente. Il carattere scelto, tra l'altro, riprende filologicamente l'emblema ENIT del 1954. L'ENIT, che nel suo logo aveva inserito un simbolo di amicizia tra i popoli, assolveva quindi anche al ruolo di mediatore e approssimatore di nazioni attraverso la divulgazione della conoscenza abolendo così i pregiudizi scaturiti dall'ignoranza. La regia di questa ristilizzazione è stata affidata alla consulenza creativa di Iabicus, mentre il progetto di marchio all'agenzia PG&W, sotto la direzione creativa di Fabrizio Pato Donati e direzione artistica di Guglielmo Oselladore.

Nei giorni scorsi il Gal Meridaunia ha svolto una missione  ad Helsinki per promuovere le specialità enogastronomiche dei Monti Dauni pugliesi e le destinazioni turistiche dell’area.  Si è trattato di due giorni di eventi, incontri, presentazioni, promozione, degustazioni e racconti della terra e dei prodotti di Puglia e Daunia..

All’interno in uno spazio espositivo nel centro di Helsinki, Vanha Ylioppilastalo, una delle sedi più rappresentative della città, esponenti delle aziende partecipanti hanno incontrato operatori turistici, acquirenti, operatoti turistici e importatori di prodotti agroalimentari di nicchia.

E tutto questo alla presenza degli imprenditori che hanno accompagnato le loro produzioni di eccellenza, le hanno presentate e promosse al pubblico finlandese selezionato. E non solo loro. A rendere tutto direttamente sperimentabile, anche un cuoco,  Mario Falco, che ha saputo trasformare i prodotti dei Monti Dauni in piatti deliziosi, apprezzati moltissimo. Era presente anche il presidente del Gal,Pasquale De Vita; Meridaunia è un Gruppo di Azione Locale (GAL) per gestire, in quanto soggetto attuatore dell’Iniziativa Comunitaria Leader II, i fondi comunitari mirati allo sviluppo di aree rurali e marginali con problemi di sviluppo economico nel territorio dei 16 Comuni dell’area dei Monti Dauni meridionali. è quindi una vera e propria “Agenzia di Sviluppo” del territorio, con una funzione complessiva di supporto allo sviluppo e alla creazione di impresa e di lavoro.
Suo compito istituzionale consiste essenzialmente nella elaborazione e nella attuazione di strategie di sviluppo del territorio, attraverso il coinvolgimento del maggior numero di attori socio-economici locali (pubblici e privati) oltreché delle comunità locali. La missione in Finlandia rientrava nelle azioni di promozione e di internazionalizzazione delle aziende dei Monti Dauni (mis. 3.2 Por Puglia) e, allo stesso tempo, nelle azioni di promozione dei Monti Dauni come destinazione turistica della Regione Puglia (mis. 6.8 Por Puglia), due progetti che il Gal sta realizzando in questa progettazione.

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