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Il Ministero dello sviluppo economico ha espresso ultimamente l’avviso che – anche dopo le recenti modifiche al regime delle incompatibilità di cui all’art. 5. l. n. 39/’89 ad opera della legge europea 2018 – gli agenti di affari in mediazione non possano svolgere in via professionale l’attività di amministratore di condominio. In particolare, nella nota in questione, il Ministero ricorda preliminarmente che le suddette incompatibilità “sono ora limitate alle sole, seguenti ipotesi: a) attività imprenditoriali di produzione, vendita, rappresentanza o promozione dei beni afferenti al medesimo settore merceologico per il quale si esercita l’attività di mediazione; b) attività svolta in qualità di dipendente (ad esclusione delle imprese di mediazione) di ente pubblico o privato, o di istituto bancario, finanziario o assicurativo; c) esercizio di professioni intellettuali afferenti al medesimo settore merceologico per cui si esercita l’attività di mediazione; d) situazioni di conflitto di interessi”. Ciò posto, il Ministero prosegue precisando che deve ritenersi permanere l’incompatibilità tra l’attività di agente di affari in mediazione e quella di amministratore condominiale: “sia ove quest’ultima venga intesa come professione intellettuale afferente al medesimo settore merceologico per cui viene esercitata la mediazione (rientrando, quindi, l’incompatibilità nell’ipotesi della sopracitata lettera c), sia ove venga considerato l’aspetto imprenditoriale di rappresentanza di beni afferenti al medesimo settore merceologico (rientrando, quindi, nell’ipotesi di incompatibilità della lettera a)”. Sussiste altresì – secondo il Ministero – un “evidente conflitto di interesse per il mediatore immobiliare” che, contemporaneamente, cura “per il proprio cliente la vendita/acquisto di un immobile, lo amministra e lo gestisce per conto del condominio (lettera d)”.

Quanto disposto è, palesemente, una delle conseguenze – sempre più evidenti – della regolamentazione quale autonoma professione dell’attività di amministrazione degli immobili operata dalla legge di riforma dell’istituto condominiale nel 2013, con conseguenti obblighi di formazione sia iniziale che periodica. Obblighi che – chi più chi meno – accomunano ormai tutte le professioni.

A nostro modesto avviso, solo, dagli investimenti pubblici è possibile il progresso del Mezzogiorno. Nel particolare, solo un programma di riforme strutturali, intese nel senso di maggiore spesa pubblica, in conto capitale, consentirebbe di far crescere l'economia meridionale, per dare maggiore impulso, allo sviluppo economico delle aree, particolarmente, periferiche del Mezzogiorno. In primis, diciamo che servono più risorse pubbliche, per aiutare il Mezzogiorno, al fine della crescita economica, nei settori: della formazione; delle infrastrutture e del Green New Deal. In tal senso,  qualcosa si sta muovendo, da parte del Governo nazionale.  Il ministro per il Sud, Peppe Provenzano, il 14 febbraio, a Gioia Tauro, ha annunciato un Piano Sud da 100 miliardi di euro. Noi pensiamo, che questa può essere una svolta positiva economicamente, per l'area meridionale, ma solo se c'è una visione strategica. Ovvero, creare opportunità lavorative per frenare la fuga dei giovani cervelli, in atto; poi, mettere in moto i cantieri dei lavori, per le infrastrutture al Sud e creare una banca del Mezzogiorno.

In primis, noi diciamo che il Mezzogiorno, protagonista, non può prescindere da una convergenza di interessi e prospettive territoriali. In questo caso è davvero, l'unione che fa la forza, mentre gli egoismi territoriali danneggiano alla radice qualsiasi possibilità di avere un Mezzogiorno protagonista, in quanto, capace di fare leva su una visione solidale dei problemi e della loro soluzione. A questo punto, secondo una nostra opinione, le Regioni hanno accentuato i divari già esistenti tra Nord e Sud del Paese Italia. Pertanto, una distanza così ampia, nei servizi di base, si riscontra solo nelle regioni italiane. Ad esempio le prestazioni sanitarie così diseguali tra Nord e Sud del Paese, rappresentano un caso unico in Europa. Il regionalismo, in questo campo, ha comportato la lesione di diritti fondamentali di cittadinanza. In conclusione, diciamo, senza mezzi termini, che lo Stato deve provare a correggere i vizi dei governi locali, in atto.

A nostro modesto avviso, una opportunità di crescita del Mezzogiorno può nascere, in primis, da progetti innovativi e creativi, per giovani talenti. Ecco un primo esempio da prendere in considerazione: i ragazzi che si inventano un mestiere nuovo, in ambito turistico: in un anno incantano 150.000 viaggiatori da tutto il mondo sulla Sila. Guardate quei ragazzi che, in Sardegna, si sono inventati una moneta virtuale. Nel Salento un giovane imprenditore calzaturiero prende il sogno di famiglia, quando tutto sembrava perso e reinventa, l'impresa familiare, conquistando il mondo e anche la stima e l'apprezzamento. Ancora, a Lecce, è nato il progetto "Officine Mezzogiorno", una sfida per l'innovazione, per aziende e scuole. Sarà una sorta di Accademia dei mestieri del futuro, puntando sull'innovazione e diffondere l'uso della tecnologia e la grande impresa; ma c'è di più: fermare l'esodo dei giovani salentini e creare connessioni nazionali e internazionali con il Mezzogiorno del Paese Italia. In conclusione, noi ci auguriamo che che la Politica nazionale sostenga economicamente, la speranza di un Paese di giovani, più dinamico e innovativo e più interessato, al proprio futuro.

132mila visitatori, dei quali il 15% esteri, 900 aziende da 20 nazioni su 67mila metri quadrati espositivi netti, delegazioni commerciali da 30 Paesi, 800 capi di bestiame e 130 convegni tecnici in calendario. Sono i numeri con cui ha chiuso la 114ª Fieragricola di Verona: il salone dedicato al settore agricolo, punto di riferimento nazionale ed europeo. Protagonista nelle quattro giornate di rassegna l’intera filiera legata all’agricoltura che ha richiamato visitatori da tutta Italia, con un sensibile aumento dal sud e dal nord ovest del Paese.
Dieci i padiglioni occupati, suddivisi tra meccanizzazione, zootecnia, mangimistica, colture specializzate, energie rinnovabili, agrofarmaci, fertilizzanti e sementi, con il potenziamento delle aree per avicoltura, allevamento dei suini e zootecnia da latte.

«L’edizione di quest’anno ha ribadito la validità del format traversale – dichiara Maurizio Danese, presidente di Veronafiere –. Merito anche dell’offerta sempre più completa, grazie a nuove importanti partnership di sistema con le associazioni di filiera, come quella avicola. Inoltre, Fieragricola si è confermata luogo di discussione internazionale dove affrontare le sfide che riguardano il futuro dell’agricoltura in Europa, sul fronte di innovazione, sostenibilità ed economia circolare».

Il nuovo Green Deal europeo con le sue ricadute sul mondo agricolo e sulla Pac è stato infatti il tema portante di Fieragricola 2020, insieme ad un approfondimento sulle opportunità di sviluppo dell’agribusiness in Africa. Su questi argomenti si sono confrontati imprese, sindacati agricoli, associazioni e istituzioni. Un dibattito che ha visto la partecipazione della ministra alle Politiche agricole Teresa Bellanova e la ministra dell’Agricoltura della Croazia Marija Vučković che presiede il Consiglio dei ministri agricoli dell’Unione europea nel primo semestre 2020. Proprio la Croazia è stata il paese ospite di questa 114ª Fieragricola, che ha puntato sull’aumento dell’internazionalità.

«Quest’anno, Veronafiere ha investito molto sulle attività di incoming di buyer internazionali in collaborazione con Ice-Agenzia e Federunacoma, focalizzandosi sulla regione dell’Alpe-Adria, sui Balcani e su 17 stati africani – spiega Giovanni Mantovani, direttore generale di Veronafiere –. Accanto al ruolo più tradizionale di fiera dell’offerta, vogliamo infatti che Fieragricola si sviluppi sempre più come piattaforma per la domanda, rappresentata da operatori stranieri attentamente selezionati dai mercati target. Allo stesso tempo ci impegniamo per accompagnare all’estero le imprese italiane e infatti siamo già al lavoro su Fieragricola Marocco, in programma ad aprile al Siam di Meknés, dove debutterà anche la formazione per i professionisti locali con i corsi della Fieragricola Academy».

A Fieragricola 2020, infine, l’internazionalità è andata in scena anche con gli eventi e i premi zootecnici, grazie al ritorno del Confronto europeo della razza Bruna e al 19° Dairy Open Holstein Show.

Fieragricola dà appuntamento alla prossima edizione nel 2022.

 

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