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Sabato, 28 Novembre 2020

La pandemia mette in pericolo la sopravvivenza nel 2021 di 460.000 piccole e medie imprese (Pmi): tante sono le realtà "con meno di 10 addetti e sotto i 500.000 euro di fatturato" a rischio (l'11,5% del totale). Ed è in gioco un giro d'affari di "80 miliardi e quasi un milione di posti di lavoro".

Il 95,5% dei commercialisti italiani rivela l'ansa,"ha rilevato tra le imprese di cui segue le attività una grave perdita di fatturato nell'ultimo anno, uguale o superiore al 50% (di cui per il 25,6% è avvenuta in oltre il 50% della clientela, per il 45% in una quota tra il 26% ed il 50%, per il 24,9% in una minoranza)". E "gli incassi bloccati e gli alti costi di gestione da sostenere hanno creato un cortocircuito il cui esito è una grave crisi di liquidità per le aziende: il 93,9%" dei professionisti ne osserva "un taglio uguale o superiore del 50% (di cui per il 30,3% riguarda oltre il 50% delle imprese clienti, per il 38,1% una quota tra il 26% e il 50%, per il 25,5% una minoranza)". 

E' quel che emerge dal II Barometro, fondato sull'analisi e l'interpretazione delle opinioni di oltre 4.600 commercialisti italiani che hanno aderito al progetto Censis-Consiglio nazionaledei commercialisti e rilevate attraverso una indagine condotta nel mese di settembre 2020. Secondo l ansa per evitare la moria di piccole imprese, secondo la categoria bisogna intervenire qui e ora, agendo su quello che non ha funzionato: il 79,9% "auspica più chiarezza nei testi normativi, il 76,7% chiede tempestività nei chiarimenti sulle prassi amministrative, il 70,7% molti meno adempimenti, il 67,2% una migliore distribuzione delle risorse pubbliche tra i beneficiari", si legge nel dossier.

La Bce nel suo bollettino, spiegando che "la ripresa continua a essere disomogenea tra i diversi settori, con il settore dei servizi che si rivela il più duramente colpito dalla pandemia, in parte a causa della sua esposizione alle misure di distanziamento sociale".

"Nell'attuale contesto in cui i rischi sono chiaramente orientati verso il basso, il Consiglio direttivo valuterà con attenzione le informazioni più recenti, inclusi la dinamica della pandemia, le prospettive sul rilascio di un vaccino e l'andamento del tasso di cambio". Lo scrive la Bce nel suo bollettino, spiegando che "il prossimo esercizio delle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell'Eurosistema, che si svolgerà a dicembre, consentirà un riesame approfondito delle prospettive economiche e del quadro complessivo dei rischi". Per cui il Consiglio direttivo "ricalibrare i suoi strumenti, ove opportuno, al fine di rispondere all'evolversi della situazione e di assicurare che le condizioni di finanziamento restino favorevoli per sostenere la ripresa economica".

Verranno elaborati oggi i dati Covid arrivati ieri dalle regioni e che domani verranno valutati dal Governo per decidere nuove possibili zone rosse o arancioni in Italia. Veneto, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia varano nel frattempo nuove ordinanze anti assembramento.

In attesa dei nuovi dati per decidere in quale zona collocare la Campania, si attivano i vertici del governo. Con Conte che ha chiesto la disponibilità al ministro della Difesa Guerini e al numero uno della Protezione civile Borrelli di inviare uomini e mezzi. Disponibilità ovviamente subito accordata per cercare di capovolgere lo scenario napoletano. Il ministro democrat, in particolare, ha confermato la disponibilità per mettere in piedi a breve un ospedale da campo con laboratorio mobile di biologia molecolare. Oggi un nucleo del Coi, il comando operativo interforze, sarà a Napoli per una ricognizione logistica non appena le autorità locali competenti comunicheranno la collocazione più adatta. Oltre alla struttura, la Difesa fornirà personale medico e paramedico militare e gli addetti che si occuperanno della logistica

Rafforzamento della presenza di Esercito e Protezione civile a Napoli. Oggi nuovo vertice tra Conte, Gualtieri e i capi delegazione di maggioranza sulla manovra e le misure economiche per l'emergenza Covid-19.

A quasi 11 mesi dall'inizio della pandemia, l'Italia supera il milione di casi. Ieri in 24 ore riportati altri 33 mila contagi e 623 decessi. Il rapporto positivi-test cala ancora, al 14,6%. Sarà il commissario per l'emergenza Arcuri il responsabile del piano operativo per la distribuzione del vaccino in Italia.

Intanto per il sottosegretario Zampa l'Esercito italiano va inviato a Napoli, ma anche ovunque serve a riportare la popolazione nel solco di comportamenti rispettosi della legge.

L’Esercito a Napoli “penso che sia necessario”, così come è necessario “in tutti gli altri luoghi dove si vedono comportamenti non rispettosi delle norme, perché ogni Stato serio deve garantire il rigoroso rispetto delle regole”.
Lo ha detto il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa del PD intervistata da Lilli Gruber a ‘Otto e mezzo’ su La7.

Zampa riferisce sputnik, dice anche che in Campania sono stati inviati gli ispettori e che questi “lunedì (16 novembre, ndr) faranno un puntuale report. Sulla base di questi dati, decideremo come agire”.

Il viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri (M5S), invece, ospite telefonico di ‘Un giorno da pecora’ su Radio 1, ieri aveva detto che sulle Regioni, compresa la Campania, si sarebbe deciso venerdì 13 novembre per eventuali misure di restrizione.

Zampa ha anche riferito secondo sputnik, che se servono si possono prendere anche “decisioni per misure più restrittive che possono riguardare tutto il Paese”, come ad esempio il cambio dell'orario del coprifuoco.
E per il futuro il sottosegretario non si aspetta “alcun allentamento”, ma dice che “dobbiamo fare lo sforzo di mantenere quello che abbiamo scelto”, ovvero: “mantenere il più possibile il paese produttivo lasciando il tempo necessario alle misure di mostrare la loro efficacia”.

E in caso di scenari pessimi, di cui anche Sileri aveva parlato, Zampa afferma che “è evidente che se tutte le Regioni diventano da arancioni a rosse, un lockdown che io chiamo ‘light’, nel senso che non è esattamente come quello durissimo che abbiamo fatto per lunghi mesi qui in Italia, di fatto sarà un lockdown di tutto il Paese”.

 

 

 

 

 

L’art. 28 del Decreto rilancio ha riformulato, ampliandolo come periodo ed estendendolo anche da un punto di vista soggettivo, il credito d’imposta del 60% per i canoni di locazione degli immobili ad uso non abitativo e di affitto d’azienda. L’Agenzia delle entrate, con la circolare n. 14/E del 6 giugno (il cui testo integrale è scaricabile dalla sezione “Banche dati” del sito Internet confederale riservata agli associati), ha fornito chiarimenti sulla misura agevolativa. Il comma 5 dell’articolo 28, infatti, prevede che il credito sia commisurato all’importo versato nel periodo d’imposta 2020 con riferimento ai mesi di marzo, aprile e maggio. Esso, ai sensi del successivo comma 6, è utilizzabile, nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di sostenimento della spesa, ovvero in compensazione, successivamente all’avvenuto pagamento dei canoni. Tale ultima precisazione, apparentemente scontata, è di fondamentale importanza e ha la finalità di assicurare l’ottenimento dello scopo che si è prefisso il legislatore: quello, cioè, di sostenere i conduttori nel pagamento dei canoni di locazione, garantendo un contestuale sostegno anche ai locatori. rispondente all’importo ceduto. Sul punto, è intervenuta la circolare n. 14/E, nella quale l’Agenzia ha precisato che, nell’ipotesi di cessione del credito al locatore, “il versamento del canone è da considerarsi avvenuto contestualmente al momento di efficacia della cessione. In altri termini, considerata la finalità della norma di ridurre l’onere che grava in capo al locatario, è possibile fruire del credito qui in esame attraverso la cessione dello stesso al locatore, fermo restando che in tal caso deve intervenire il pagamento della differenza tra il canone dovuto ed il credito di imposta”. Nella circolare anzidetta le Entrate precisano pure che in caso di riduzione dei canoni da corrispondere, ai fini della determinazione del credito d’imposta “è necessario considerare le somme effettivamente versate”. Relativamente, invece, alle spese condominiali, la circolare ribadisce quanto precisato in relazione al credito d’imposta previsto dal “decreto Cura Italia”, evidenziando che, qualora le stesse “siano state pattuite come voce unitaria all’interno del canone di locazione e tale circostanza risulti dal contratto, si ritiene che anche le spese condominiali possano concorrere alla determinazione dell’importo sul quale calcolare il credito d’imposta”.

“La “famiglia di detrazioni edilizie” dal punto di vista del bilancio dello Stato vale ormai un impegno di spesa annuale di ben 10 miliardi di euro. Data questa importanza il Consiglio nazionale dei commercialisti ritiene che sia necessario un completo riordino delle norme che la governano, visto che derivano da una stratificazione non ordinata di interventi dove i più vecchi ancora vigenti risalgono ai primi anni 2000 e che costituiscono ormai una matassa quasi inestricabile anche per i migliori esperti. Non è possibile non dedicare a questa materia, come minimo, una circolare annuale specifica nella quale, oltre a fornire tutte le indicazioni di prassi, si cerchi anche di sistematizzare i profili disciplinari che sono comuni alle diverse agevolazioni, così da ridurre la complessità, reale e percepita, che discende invece da una loro trattazione disorganica e separata detrazione per detrazione”. E’ quanto affermato dal Consigliere nazionale dei commercialisti Maurizio Postal nel corso dell’audizione sul Superbonus al 110%, tenutasi oggi presso la Commissione bicamerale di vigilanza sull’Anagrafe tributaria. “Il primo e più importante intervento – ha spiegato Postal - di cui si ravvisa da tempo l’esigenza, ma che, con l’ulteriore potenziamento della disciplina delle detrazioni “edilizie” a cura degli articoli 119 e 121 del Decreto Rilancio, palesa ancor più la propria indifferibilità, è quello di una sistematizzazione della disciplina”. 

“Se non risultasse possibile accorpare le diverse discipline in un “testo unico normativo”, in ragione del fatto che si tratta per lo più di norme transitorie aventi un orizzonte temporale limitato che viene di volta in volta prorogato – ha proseguito l’esponente de commercialisti - sarebbe quanto meno opportuno venire incontro agli operatori e ai contribuenti predisponendo e mantenendo aggiornato un “testo unico delle interpretazioni”. “L’Agenzia delle Entrate – ha spiegato - produce già ora utili “Guide” dedicate alle singole detrazioni “edilizie”, le quali, tuttavia, risultano molto spesso superate nel giro di poco tempo da ulteriori chiarimenti di prassi che vengono diramati nella forma di risposte a interpello presentate da contribuenti con riguardo a singole fattispecie di interesse generale”. Postal ha aggiunto che “appare poco appropriato includere i chiarimenti “annuali” relativi a queste detrazioni nell’ambito della maxi-circolare con cui ogni anno l’Agenzia delle Entrate aggiorna le proprie istruzioni con riguardo alla generalità delle deduzioni e detrazioni che possono essere indicate nel quadro RP della dichiarazione dei redditi delle persone fisiche”. 

Il Consiglio nazionale dei commercialisti raccomanda inoltre “sin d’ora una proroga, almeno fino al 31 dicembre 2024, del termine finale fino a decorrenza del quale le spese sostenute per interventi agevolati possono beneficiare del superbonus al 110%”. “Anche al netto delle tragiche vicissitudini, derivanti dalla pandemia in corso, che stanno complicando e limitando significativamente l’operatività decisionale, progettuale ed esecutiva di individui, condomini e imprese, per questi primi mesi di operatività della nuova agevolazione, è del tutto evidente – secondo Postal - che proprio le grandi potenzialità ed il grande interesse suscitato dalla medesima rendono del tutto irrealistica una sua adeguata utilizzazione nel ristretto arco temporale che va fino al prossimo 31 dicembre 2021. La possibilità di utilizzare la parte di sovvenzioni a fondo perduto del Recovery Fund per finanziare l’estensione del superbonus al 110% oltre gli attuali angusti termini finali, va sicuramente considerata una delle priorità da inserire, se non nella prossima legge di bilancio, nel primo provvedimento utile del 2021”. 

“Nel prendere atto con soddisfazione che questo intendimento politico è stato già enunciato dal Governo – ha concluso Postal -  pare opportuno sottolineare la necessità che la medesima proroga interessi anche la disciplina dell’articolo 121 del Decreto Rilancio, concernente le opzioni per lo sconto sul corrispettivo e la cessione del credito di imposta corrispondente alla detrazione, stante la sua imprescindibilità per garantire quel “cambio di passo” nel rinnovamento del patrimonio immobiliare italiano dal punto di vista energetico e antisismico”. 

 

Uno dei sistemi più in voga in Italia per quanto riguarda il prestito personale è senza dubbio la cessione del quinto. Più in particolare questa soluzione, a cui possono fare riferimento i titolari di busta paga o pensione, si presenta come un’operazione di durata medio e/o lunga e non finalizzata cioè non necessariamente legata ad un acquisito definitivo. L’ulteriore e forse definitiva spiegazione sulle modalità di questa cessione risiede proprio nella sua definizione: si basa infatti sulla trattenuta delle rate di rimborso direttamente su busta paga o pensione fino ad un massimo del 20%, o appunto 1/5, dell’importo netto dello stipendio netto di ogni mese.

Quali i vantaggi?

Nella cessione del quinto della pensione, così come dello stipendio, c’è la stipula di un contratto tra l’ente finanziatore e il soggetto richiedente. In pratica chi riceve il prestito è vincolato alla restituzione del capitale ricevuto più gli interessi maturati entro un periodo di tempo prestabilito, variabile da un minimo di 24 ad un massimo di 120 mesi. Ma quali sono in realtà i vantaggi? Indubbiamente questa modalità presenta elementi favorevoli che vanno dalla sostenibilità della rata, che non potrà mai superare il 20% dello stipendio netto mensile, alla disponibilità anche per cattivi pagatori e protestati.

Chi può far richiesta della cessione del quinto?

Chi può richiedere effettivamente la cessione del quinto? Diversi soggetti ne hanno diritto, i dipendenti privati, quelli pubblici o di aziende municipalizzate ed i pensionati. Per i lavoratori il contratto di lavoro che dovrà essere presentato dovrà essere a tempo indeterminato anche se poi anche un contratto determinato, purché per un piccolo importo, potrebbe essere accettato. Per quanto riguarda invece i pensionati è previsto un limite di 80 anni per la presentazione della domanda mentre più in generale è necessario che l’azienda per cui si lavora abbia più di 16 dipendenti affinché si possa presentare la domanda e l’approvazione della richiesta è comunque a discrezione dell’istituto bancario.

Le condizioni tra datore e lavoratore.

Abbiamo fatto cenno ai pensionati ebbene non tutti i pensionati non hanno diritto a questa formula di presto. Infatti per ottenere la cessione del quinto della pensione non si deve essere piccoli pensionati, titolari di pensioni inferiori a 650€, percettori di pensione di invalidità civile e come abbiamo detto in precedenza i pensionati con più di 80 anni. C’è anche qualcosa in più da sapere: nel caso tuo fossi lavoratore il tuo datore di lavoro non può rifiutare una richiesta di cessione del quinto, egli avrà infatti il  compito di trattenere la cifra stabilita per la rata e versarla all’istituto erogatore. In caso di dimissioni o licenziamento, dovrà trattenere la liquidazione maturata dal dipendente e versarla all’ente finanziario a copertura del prestito.

La facilità delle pratiche on line.

E’ possibile richiedere la cessione del quinto presentando l’apposita domanda e rivolgersi a un intermediario finanziario oppure avvalersi di un mediatore creditizio iscritto all’apposito albo della Banca d’Italia. Ai tempi d’oggi non è più necessario recarsi nelle diverse filiali presenti sul territorio per presentare la domanda come accadeva fino a qualche tempo fa: diversi operatori on line specializzati infatti sono presenti e pronti ad eseguire le vostre richieste.  

Nella legislazione emergenziale si sono infilate (più o meno giustificatamente) due modifiche, non transitorie, alla normativa condominiale (entrambe nel D.L. 14.8.’20 n. 104 come convertito).

La prima. Si è stabilito che le delibere assembleari per lavori riguardanti il Superbonus 110% ed il loro finanziamento nonché per le cessioni di credito o lo sconto in fattura “sono valide se approvate con un numero di voti che rappresenti la maggioranza degli intervenuti e almeno un terzo dell’edificio”. In sostanza, si è facilitato il varo di tali delibere e stabilito per le stesse un quorum certo.

La seconda. Si è stabilito che le assemblee condominiali (ma nessuna normativa anti Covid vieta quelle in presenza, purchè si osservi il distanziamento interpersonale) possono tenersi con modalità a distanza “anche ove non espressamente prevista dal regolamento condominiale, previo consenso di tutti i condòmini”. La norma parla, come visto, “di tutti i condòmini”, ed è quindi chiarissima, per cui – secondo l’antico broccardo in claris non fit interpretatio – di essa non è possibile interpretazione alcuna, tantopiù con accompagnamento di ginnici esercizi interpretativi. “Tutti i condòmini” significa “tutti i condòmini” e quindi tutti i partecipanti al condominio. Se il legislatore avesse voluto far riferimento ai condòmini presenti in una data assemblea, lo avrebbe scritto.

La stessa norma prevede altresì che nella convocazione dell’assemblea debba essere indicata la piattaforma elettronica da utilizzare ed anche, naturalmente, l’ora della riunione. Si stabilisce da ultimo che il verbale assembleare di un’assemblea a distanza (e solo in questo caso), sottoscritto da presidente e segretario, deve essere trasmesso a tutti i condòmini con le modalità fissate per la convocazione.

Resta solo da confermare che, allo stato, non esiste alcun divieto di tenere le assemblee in presenza, osservato il distanziamento, come già detto. E che l’adesione dei condòmini all’adozione della modalità elettronica di svolgimento dell’assemblea deve essere manifestata per iscritto e personalmente (non per delega anche assembleare, in sostanza), trattandosi di rinuncia a tempo indeterminato (come sarà nella maggior parte dei casi) all’applicazione del Regolamento, che non prevede per le assemblee la modalità elettronica (differentemente, non vi sarebbe problema alcuno).

Corrado Sforza Fogliani

presidente Centro studi Confedilizia

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