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Giovedì, 25 Aprile 2019

A nostro modesto, avviso si sta registrando un lancio dello sviluppo del Mezzogiorno, dall’Agroindustria (Cfr. l’Ismea- l’Istituto di servizi che fa capo al Ministero dell’Agricoltura). Vediamo come. Il fatturato delle imprese meridionali cresce del 5,4%, al Nord ferme a 4,4%: 18,5 miliardi di euro è il valore aggiunto agroalimentare del Mezzogiorno; 660mila gli occupati, il 9,8% degli occupati totali; 344mila sono le imprese agricole; 34mila sono le imprese alimentari; 7,3 miliardi di euro l’export agroalimentare del Mezzogiorno, di cui 27% prodotti agricoli e 73% prodotti alimentari. Ancora, nel Sud, la maggiore accelerazione del fatturato si è registrata nelle imprese definite giovanili, cioè con meno di 25 anni di attività, che si sono dimostrate, particolarmente dinamiche. Nello specifico, hanno avuto risultati record le aziende del caffè, cioccolato e confetteria, i prodotti da forno e dell’olio d’oliva. Poi, nel Mezzogiorno c’è la maggioranza dei comparti più dinamici: quello delle conserve vegetali, con buone performance a livello nazionale, quali: lattiero-caseario, vino, salumi e carni. In conclusione, noi diciamo che, per un futuro migliore del Sud, la politica nazionale deve investire, senza mezzi termini, sulle nuove proposte di progetti del settore dell’Agroindustria.

 

A nostro modesto avviso, il futuro prospero dei giovani del Mezzogiorno deve trovare le fondamenta, sul lavoro. In tal senso, diciamo che, nel Salento, qualcosa si sta muovendo. Vediamo come. In primis, a Lecce, c’ è stata l’intesa tra l’Università UniSalento e Confindustria Lecce, creando già, 17 offerte di lavoro, per reperire giovani specializzati, in loco. Ancora, sempre a Lecce, si è aperta la “Settimana del lavoro” con il manifatturiero, con colloqui e seminari con 31 aziende. Nel particolare, le attività imprenditoriali possono chiedere l’aiuto dell’ateneo salentino per affrontare le sfide tecnologiche. Poi, a questa iniziativa, si aggiungono: Confindustria di Brindisi che firma l’accordo con l’UniSalento e Confindustria di Taranto che firma l’accordo con l’Università di Bari. A questo punto, noi diciamo, senza mezzi termini, che le famiglie del Mezzogiorno sono, mediamente più numerose, con più giovani e questo è un dato da non sottovalutare; ovviamente, per migliorare le condizioni reddituali delle nostre famiglie è necessario un insieme di interventi pubblici che consentano, da un lato, alle imprese di riacquistare fiducia e, dall’altro lato, di crescere, di produrre e di creare posti di lavoro, soprattutto, per i giovani.

 

E’ stata dei geologi italiani una delle prime iniziative di cooperazione bilaterale Italia Cina dopo la firma dell’accordo governativo sulla Via della Seta. I geologi italiani hanno fatto una missione per promuovere la collaborazione con gli scienziati e professionisti cinesi e aprire nuove opportunità professionali

 "Il corso di aprile a Pechino, presso il polo Universitario di Geoscienze sul tema del mining, costituisce il primo importante passo per uno sviluppo tecnico e culturale tra i geologi professionisti italiani e cinesi. Sulla base dell'accordo firmato ad agosto a Chengdu, il CNG è diventato un interlocutore privilegiato dal punto di vista istituzionale e il referente principale per sviluppare i rapporti con il mondo universitario, professionale e industriale sui temi del mondo geologico. 

Gli argomenti di carattere ambientale che accomunano l'Italia e la Cina sono molteplici: dai georischi agli aspetti sismici, dagli aspetti ambientali a quelli energetici connessi al forte sviluppo urbanistico delle città cinesi. La competenza tecnica dei professionisti italiani costituisce, a detta dei referenti istituzionali e accademici cinesi, una fonte di arricchimento per la categoria professionale dei geologi cinesi e una potenziale possibilità di sviluppo professionale per i geologi italiani”. Così il Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Vincenzo Giovine, dopo aver partecipato a Pechino all’incontro "Future Mining, il dialogo tra Cina e Italia, il primo training geologico professionale europeo".

Si tratta del primo progetto di cooperazione dopo che Italia e Cina hanno firmato il memorandum d'intesa sulla 'Belt and Road Initiative', la nuova Via della Seta voluta da Pechino per connettere Asia, Europa e Africa. Con il supporto dell'Ambasciata italiana in Cina, si è svolta con successo la prima formazione geologica europea. Hanno preso parte a questo importante incontro, per formare il primo gruppo di geologi professionisti europei, il Vice Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi Vincenzo Giovine, il Segretario della Federazione Europea dei Geologi e Consigliere CNG Gabriele Ponzoni e il Tesoriere CNG Domenico Angelone insieme a esperti del Ministero dello Sviluppo Economico e corrispondenti cinesi del China Geological Survey del Ministero delle Risorse Naturali, ed alcuni tra le più grosse multinazionali cinesi del settore minerario come il Gruppo Zijin Mining.

Sulla sinergia tra i geologi italiani e quelli cinesi interviene il Segretario della Federazione Europea dei Geologi e Consigliere CNG Gabriele Ponzoni: “La missione in Cina è stata estremamente proficua per la comunità dei geologi professionisti italiani per cercare nuove opportunità lavorative e professionalità a livello internazionale”. Luca Fraticelli - consigliere dell'Ambasciata italiana in Cina, ha affermato che “la sinergia tra i governi cinese e italiano ha fornito uno spazio più ampio per una futura collaborazione. La cooperazione riguarda principalmente gli standard minerari e la formazione di geologi professionisti”. 

Wang Kun, vice direttore del China Geological Survey, ha dichiarato durante la cerimonia di apertura che il sistema di certificazione delle qualifiche geologiche professionali è altamente autodisciplinato ed è il risultato dello sviluppo dell'economia di mercato. “La qualifica di geologi professionisti – spiega Kun – può migliorare il mercato del lavoro attraverso il reciproco riconoscimento e la cooperazione tra i due Paesi. Con lo sviluppo dell'economia di mercato cinese, c’è più richiesta di lavoro per i geologi specialmente in Cina, è quindi necessario sfruttare appieno le risorse e i mercati”. La cerimonia di apertura ha visto la presenza delle più importanti organizzazioni cinesi nel settore Mining, tra cui la China Mining Associazion e la China Mining Environmental Union.

In una mite mattinata di aprile, l’aeroporto ‘Guglielmo Marconi’ di  Bologna ha accolto un aeromobile Embraer 190, con registrazione OH-LKE, della compagnia di bandiera finlandese Finnair. Si è trattato del primo volo di linea in assoluto a collegare la capitale finnica Helsinki con Bologna. L’evento è stato festeggiato all’arrivo con una cerimonia cui hanno partecipato passeggeri, equipaggio e rappresentanti dello scalo bolognese.

Il collegamento avviene tre volte per settimana fino al 18 ottobre, con frequenze di lunedì, mercoledì e sabato.

I voli del lunedì e mercoledì possono essere utilizzati  in coincidenza con il volo American Airlines Philadelphia – Bologna – Philadelphia: la Finnair vende infatti anche le tratte da Bologna verso gli Stati Uniti oltre al suo volo da e per la Finlandia. Ma dall’aeroporto bolognese si incrementano anche le possibili coincidenze per le numerose destinazioni asiatiche della rete di Finnair. Grazie all’apertura di questa nuova rotta, le destinazioni italiane di Finnair, tra annuali e stagionali, salgono a sei (Roma, Milano,Catania,Bologna, Pisa,Napoli).

Nel numero di marzo della sua prestigiosa rivista di bordo, Blue Wings, la Finnair aveva presentato un suggerimento di itinerario di Bologna gastronomica in un ottimo reportage anticipatorio, definendola ‘capitale italiana del buon cibo’.

 

 

A nostro modesto avviso, per evitare un Mezzogiorno dimenticato e senza sviluppo, è necessario volgere lo sguardo al passato, per farne, in primis, una rivalutazione storica. Vittore Fiore, meridionalista, nato a Gallipoli(Le) il 20 gennaio del 1920, fece una grande affermazione del meridionalismo, seguendo le orme di Bodini: “Il Sud ci fu padre/ e l’Europa nostra madre”. Ancora, l’arcivescovo di Taranto, Giuseppe Capecelatro (1746-1834) disse: ”Quando si va a Napoli bisogna vedere Pompei e il Vesuvio”; queste parole si riferiscono al primo trentennio dell’Ottocento, periodo in cui questo prezioso prelato  occupava un posto di  rilievo, non solo in relazione al suo ministero, ma nella vita culturale tutta, del Mezzogiorno; un esempio questo, di resistenza culturale  meridionale, destinata a resistere, nella storia. A questo punto diciamo, senza mezzi termini, che è necessario, da parte della politica nazionale: non dimenticare, di valorizzare il capitale culturale del Mezzogiorno; agire presto e bene, “scongelando” gli stanziamenti previsti, da parecchio tempo dimenticati, nel campo delle infrastrutture e delle costruzioni, con particolare attenzione al Mezzogiorno, dove il sistema infrastrutture appare dimenticato da anni, come chiaramente spiega, l’ultimo Rapporto Svimez del 2018. In conclusione, diciamo che la persistenza di questo Mezzogiorno dimenticato, ha creato un intero Paese Italia, poco competitivo, in abito europeo, come risulta dal recente Rapporto del “ World Economic Forum 2018”.

 

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