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Lunedì, 01 Maggio 2017

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In primis, diciamo che da una recente inchiesta del “Corriere della Sera” è risultato che il nostro Paese avrebbe speso solo 880 milioni di euro dei Fondi europei 2014-2020, su circa 73,6 miliardi disponibili. Stiamo parlando di risorse economiche fondamentali, in particolare, per la crescita e lo sviluppo del Mezzogiorno. A questo punto, diciamo, senza mezzi termini, che la Politica nazionale non deve abbandonare, da un lato, a se stesse, le Politiche regionali nella spesa dei Fondi europei e, dall’altro, poi, riprendersi le suddette risorse economiche europee, destinate al Sud, per deviarle in alcune Regioni del Nord Italia, come è accaduto in un recente passato. Ancora, sempre, sui Fondi comunitari della programmazione 2014-2020, le Regioni del Mezzogiorno hanno bisogno di programmare la spesa, in cantieri, per la realizzazione di opere, soprattutto, infrastrutturali. Pertanto, a nostro modesto avviso, è necessario che il Governo crei un programma di sviluppo del Mezzogiorno, utilizzando i Fondi europei, attraverso l’istituzione di un “laboratorio di regia” tra Governo e Regioni del Sud, per garantire e realizzare efficacia ed efficienza della spesa degli stessi Fondi europei a disposizione.

In primis, noi diciamo che il Sud d’Italia non riesce, ancora, a togliersi di dosso il peso della crisi economica. Vediamo perché. Il Pil procapite, dal 2007 al 2015, è giù del 10,8%, ovvero, da Euro 28.699 a 25.586 euro; e in 7 anni gli occupati sono calati del 6,31%, pari a meno 80.425 unità lavorative. In particolare, le Regioni: Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna, nei passati sette anni, hanno perso più occupati (Cfr. una ricerca del Centro Studi Impresa-Lavoro, basata su dati dell’Istat). Ma c’è di più. Il Sud sta pagando più duramente il peso della crisi economica, anche, a causa delle sue fragilità infrastrutturali, (il Salento, sempre più distante, dal Nord) e del patrimonio storico culturale, non sempre, oggetto di attrazioni turistiche. A questo punto, vediamo quali sono le promesse della Politica nazionale. Il Consiglio del Ministri ha dato il via libera al Def(Documento di economia e finanza) con il quale, ha promesso che “Lo sviluppo del Sud è una priorità”, investendo 47,5 miliardi di euro sulle infrastrutture. Ora, però, ad onor del vero, dobbiamo, anche, dire: al Sud, questa promessa di crescita, incrocia freni e ostacoli procedurali; in una recente relazione della Commissione europea è risultato che il Mezzogiorno ha una pagella negativa, in materia di burocrazia, tempi lunghi delle procedure e conteziosi giudiziari. Tuttavia, vediamo su cosa, la Politica nazionale, deve puntare il suo Def: nel Salento, alcuni giovani stanno provando al, boom turismo, chiedendo, tempi certi, per i loro progetti, su strutture alberghiere e masserie; ancora, investire in alta formazione: ci sono aziende, nel Sud, che operando nel settore turistico e in altri settori-  richiedono alte qualificazioni, del personale, alle scuole professionali e alle università.

La Commissione bicamerale d’inchiesta non si occuperà della riforma delle Popolari. Così, perlomeno, ha deciso ieri l’altro il Senato e quindi salvo quanto deciderà la Camera (dove però il testo arriverà “blindato”). Sono stati, al proposito, respinti (con 92 voti a favore e 135 contro) due emendamenti del sen. Giovanardi che si proponevano di allargare il campo dell’esame: “Non si possono – ha detto il noto parlamentare – cancellare 150 anni di storia con urgenza”. Il relatore sen. Marino ha espresso parere contrario su entrambi gli emendamenti: su uno, perché non era stato trattato dalla Commissione d’indagine preparatoria (come dire: siccome abbiamo fatto un errore, facciamone due) e sull’altro perché “riguarda una questione di cui si deve occupare la Consob” (come se non ci fossero specifiche competenze anche per tutti gli altri argomenti su cui la Commissione lavorerà). Il tutto, dopo che l’ex premier – dello stesso partito del relatore, come è noto –  si era dichiarato pubblicamente favorevole a che la Commissione si occupasse di Popolari (“Non abbiamo scheletri negli armadi” aveva scritto, addirittura “invocando” l’istituzione della Commissione). Non risulta che si sia espresso – sugli emendamenti Giovanardi – il Governo. Dal canto loro, hanno votato contro gli emendamenti il Pd (tutti i senatori del gruppo), il Movimento democratici e progressisti di Bersani (tutti), Alternativa Popolare di Alfano (tutti, meno Sacconi); hanno votato a favore: Forza Italia (tutti), Movimento 5 stelle (tutti), Lega nord (tutti meno Calderoli), Grandi autonomie e libertà di Giovanardi (tutti). In sostanza, Renzi era favorevole ed il suo partito, fuorusciti compresi, ha votato contro, non si sa se per solidarietà o per tenerlo sulla graticola ancora un po’. Eppure, in effetti occorre far chiarezza su molte cose.

Con riferimento alla necessità di accertare se alla base dell’emanazione del Decreto legge sulla trasformazione obbligatoria delle Popolari in Spa ci sia stato interesse delle banche d’affari estere o dei fondi europei o americani, e ciò allo scopo di acquisire il controllo delle Popolari una volta trasformate, si dovrebbe – anche a seguito proprio di quanto avvenuto – dare risposta ai seguenti interrogativi:

1. Quali sono i motivi che hanno reso necessario secretare il verbale dell’interrogatorio dell’allora Presidente del Consiglio? La Stampa il 24 giugno 2016 titolava: ”Insider trading sul decreto banche, Pignatone sente Renzi come teste”. Panorama nell’articolo del 27 luglio 2016 scriveva: “Matteo Renzi viene sentito come teste il 20 maggio 2016”. Lo stesso settimanale riportava che si pensava che “gli inquirenti romani abbiano deciso di chiudere solo un filone ““laterale”” dell’inchiesta, ma tengano tuttora aperti gli altri filoni di indagine”. Tali circostanze venivano riferite anche dall’articolo del Fatto del 24 giugno 2016 sotto il titolo “De Benedetti inguaia Renzi: inchiesta per insider trading”. Nel volume La Repubblica tradita, pag. 83-84, Giovanni Valentini cita un articolo del Giornale in cui il giornalista Nicola Porro scriveva: “In alcune telefonate con gli intermediari utilizzati dalla Romed, società di investimenti del gruppo, De Benedetti <chiederebbe direttamente di investire in Popolari>. In quel momento, il decreto non era stato ancora emanato”.  

2. E’ stato dato corso e con quale esito alle rogatorie internazionali richieste dalla Procura di Roma? Come annunciato da 24 Ore del 15 febbraio 2015, “La Procura di Roma segue la pista estera sull’insider trading. I PM di Roma sono pronti a chiedere informazioni in cinque Paesi esteri per insider trading (…) si tratta di Stati Uniti, Londra, Dublino, Svizzera e Lussemburgo ”. La Consob, riportava sempre 24 Ore, “parla di plusvalenze effettive o potenziali stimabili in circa 10 milioni di euro … Ma non è detto: l’indagine della Procura potrebbe accertare anche cifre più alte”. Il 15 febbraio 24 Ore confermava: “Popolari, la Procura prepara le rogatorie. I Pm di Roma pronti a chiedere informazioni in cinque Paesi esteri per il caso di insider trading”.

3. Quali esiti hanno avuto i 15 filoni di indagine aperti dalla magistratura? Scriveva il Fatto del 2 luglio 2016: “Ci sono almeno una quindicina di filoni ancora aperti. Tutti nati dalle segnalazioni del Presidente della Consob, Giuseppe Vegas, che l’11 febbraio 2015 ha riferito in Parlamento di operazioni sospette a ridosso della riforma”.

Riguardo alla necessità di verificare se siano stati posti in essere atti speculativi, si dovrebbe rispondere alle seguenti domande:

1. Che fine ha fatto l’indagine aperta dalla Consob?  Da 24 Ore del 12 febbraio 2015: “Vegas: scambi anomali sulle Popolari”. Il giorno successivo sempre 24 Ore scriveva: “La matrice estera degli ordini sospetti; Consob chiede l’intervento della Sec negli USA e delle autorità di Londra, Dublino, Svizzera e Lussemburgo; le cinque piste che portano all’estero; l’ipotesi che i movimenti sospetti siano iniziati prima del periodo sotto esame; maxi plusvalenze sull’acquisto di azioni del Banco Popolare e della Bpm”. Sempre 24 Ore il 22 febbraio 2015 titolava: ”Popolari, Consob stringe sull’insider, nessun sequestro chiesto dall’Authority alla Guardia di Finanza…”.    

2. Quali sono i 25 fondi e con quali strumenti finanziari hanno posto in essere le operazioni speculative? Su Libero del 14 febbraio 2015 si affermava che Consob e PM cercavano i 25 fondi che hanno speculato sulle azioni delle Popolari fra il 2 gennaio ed il 9 gennaio 2015.

3. Si è fatto il punto sulle operazioni in derivati? Quale è stata l’entità di queste operazioni? In quale periodo sono state poste in essere? Libero del 15 febbraio 2015 scriveva che “le operazioni effettuate attraverso Put e Call ci portano anche più indietro nel tempo, prospettando, se si dovessero individuare responsabilità, scenari di diffusione di informazioni riservate ben più gravi di quelle finora messe in campo”. Nello stesso articolo si leggeva: “Su Ubi banca, ad esempio, c’era un’opzione call in scadenza a marzo aperta addirittura ad agosto (2014). Mentre sul Banco Popolare, sempre ad agosto con scadenza marzo, sono stati sottoscritti 12.000 contratti di opzione di mille titoli ciascuno”.

Ce n’erano, dunque, di fatti da approfondire (e abbiamo detto i più importanti). Il niet del Senato, preoccupa.

 

Corrado Sforza Fogliani

presidente Assopopolari

Grazie a queste presenze: beni naturali (sole, luce, terra e spazio), agricoli e culturali, insieme ad altre da non dimenticare (turismo e nuove tecnologie), nel cuore del Mezzogiorno, si è ritrovato un pezzo d’Europa colta e attraente, ovvero, un luogo in cui affilare le armi per costruire una privata e pubblica salvezza economica. In particolare, vediamo dove la Puglia fa notizia, in tema di crescita economica: alla Bit di Milano, la borsa internazionale del turismo, dove ha impressionato, positivamente, con i suoi stand, sempre affollatissimi, incantando occhi e bocche, con prodotti tipici, “orecchiette con le cime di rape”.  Peraltro, va detto pure, che il gran turismo, in Puglia, è dovuto alla ricchezza della bellezza dei beni culturali e alla cultura dell’accoglienza che è innata nei pugliesi. C’è da dire, pure, che dal Rapporto Svimez, risulta che il Pil pugliese torna a crescere per i servizi connessi alle attività turistiche; ed è proprio questo settore a rappresentare un vettore di sviluppo regionale, avendo registrato, sempre, dati positivi e crescenti. Ancora, la Puglia è diventata protagonista, con 127 aziende vinicole, in vetrina, al VINITALY di Verona, ovvero, con “il sapore del sole” con questi vini: Primitivo, Negroamaro, Nero di Troia, Salice Salentino, Malvasia e Bombino. E’ stato rilevato un volume di affari con 90milioni di euro per la produzione e l’export di 10 milioni di ettolitri di vino pugliese. A questo punto, possiamo dire che queste valide iniziative rappresentano alcuni “spiragli di luce” per la soluzione della, tanto persistente, “Questione meridionale” che, oggi, è questa: sono necessari investimenti pubblici finalizzati ad armonizzare passato, presente e futuro del territorio meridionale. E, dulcis in fundo, diciamo che la nuova legge n.18/2017, sul Mezzogiorno, che impone allo Stato di riequilibrare la spesa, può consentire al Sud Italia di recuperare 6miliardi di euro.

In primis, noi diciamo che la “Questione meridionale”, in prevalenza, è una “questione industriale”. Pertanto, per una crescita del Mezzogiorno è necessario che la Politica nazionale punti sulle imprese, facilitando, soprattutto, la vita agli imprenditori. Vediamo come. E’ necessaria da parte del Governo, una scelta di campo, ovvero, l’attuazione di una politica che si assuma la responsabilità di affrontare e guidare la “selezione darwiniana” (leggi: naturale), in atto, supportando la vocazione imprenditoriale internazionale, snellire la burocrazia, creare infrastrutture, garantire la sicurezza e il diritto. In tal senso, qualcosa si sta muovendo e il Governo ci sta provando, con il Piano “Industria 4.0”. Poi, in un Rapporto della Fondazione Ugo La Malfa e Mediobanca presentato, recentemente, nell’Università degli Studi di Bari, si è affermato che puntare sulle medie-imprese, - peraltro, più numerose nel Sud-, favorendo, anche la nascita delle Start-Up, può essere la soluzione per riprendere, con vigore, una politica di rilancio del Mezzogiorno. Ancora, un’opportunità per il futuro e più benefici per le imprese, del Salento, son stati creati con la firma di un Protocollo Banche-imprese tra Confindustria di Lecce e Istituti di credito. Nel Protocollo ci sono specifici accordi per sostenere le imprese. Il più importante prevede l’istituzione di “Desk credito e finanza”. E’ stata prevista, anche, l’assistenza all’accesso al Fondo di Garanzia per Piccole e Medie imprese. E, dulcis in fundo, diciamo che, in generale, stiamo parlando di una “esaltante sfida” per il territorio meridionale.

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