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Giovedì, 25 Aprile 2019

Il Ministro per i beni e le attività culturali, Alberto Bonisoli, ha incontrato questa mattina presso il Museo Nazionale di Palazzo Altemps a Roma, il Ministro della Cultura della Repubblica Popolare Cinese, Luo Shugang. Nel corso del cordiale colloquio i due ministri hanno ribadito la volontà di rafforzare la cooperazione culturale e l’impegno a collaborare sulla lotta al traffico illecito di beni culturali.

Al termine della bilaterale tra i ministri si è tenuta, alla presenza del Vice Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Generale Riccardo Amato,  del Generale di Brigata Comandante Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, Fabrizio Parrulli e  della delegazione italo - cinese coordinata dal Consigliere Diplomatico Marco Ricci, la firma di un documento simbolico per la restituzione di 796 reperti archeologici sottratti al patrimonio culturale cinese ed esportati illegalmente in Italia.

 

“E’ un grande onore avere la possibilità di dialogare in maniera molto forte e approfondita con un Paese amico come la Repubblica Popolare Cinese. Oggi restituiamo una serie di oggetti che abbiamo trovato in Italia di provenienza illecita e che appartengono al patrimonio culturale della Repubblica Popolare Cinese, recuperati grazie all’attività del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Siamo orgogliosi di poter restituire ai nostri amici questi reperti in quanto rappresentativi del proprio patrimonio e dell’identità del popolo cinese. Il mio speciale ringraziamento va all’Arma dei Carabinieri per il suo prezioso lavoro quotidiano”, ha dichiarato il Ministro Alberto Bonisoli.

Il recupero di 796 beni archeologici è frutto di una lunga attività investigativa, condotta dal Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Monza, su un lotto di reperti archeologici cinesi di dubbia provenienza messi in vendita a Roncadelle (BS).

I beni provengono da diverse aree della Cina e risalgono ad un arco di tempo compreso tra il Neolitico (3500 - 1700 a.C.) fino alla Dinastia Ming (907– 1664 d.C.). I primi accertamenti svolti dagli esperti hanno consentito di stabilire che i beni risultavano in prevalenza assimilabili a quelli ritrovati negli scavi archeologici eseguiti nella provincie di Gansu, Qinghai, Shaanxi e Sichuan, riferiti al periodo storico compreso tra il 3500 a.C. ed il XVII secolo.

L’esame compiuto dalle competenti autorità della Repubblica Popolare Cinese ha accertato l’autenticità dei beni e la loro appartenenza al patrimonio culturale della Cina. Il 5 novembre 2018, al termine di una complessa vicenda giudiziaria civilistica incentrata sulla proprietà dei beni, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Milano ne ha disposto la restituzione alla Repubblica Popolare Cinese.

Mentre a Roma furoreggia l’Equilibrio Festival, dedicato alla danza ma non solo, dei 5 paesi nordici, Milnao non si fa attendere e si appresta a lamciare I BOREALI,  il più grande festival italiano interamente dedicato alla cultura del Nord Europa, ideato e organizzato da Iperborea con il patrocinio del Comune di Milano e in collaborazione con il Teatro Franco Parenti, dove da giovedì 21 a domenica 24 febbraio ci si immergerà nel fascino del mondo nordico.

Il festival anche per questa 5a edizione è l’occasione per un’esplorazione dei diversi ambiti artistici e culturali del Nord Europa, partendo dalla letteratura e dall’incontro con autori conosciuti e tradotti in tutto il mondo, per aprirsi ad altre aree di avanguardia come la musica, il cinema, la gastronomia.

Dopo le giornate milanesi, il festival raggiungerà anche altre città italiane nel corso del 2019: dopo Venezia, Firenze, Torino, Cagliari, Trento e Rovereto, I Boreali approderà a Bologna e Matera, e per la prima volta all’estero con un’edizione a Cernobbio/Lugano.

Programma

Per quanto riguarda la LETTERATURA, parteciperanno grandi autori e nomi nuovi dal Nord Europa e non solo, con presentazioni e approfondimenti durante tutta la durata del festival. Fra gli ospiti, lo scrittore svedese Björn Larsson, che inaugurerà il festival con il suo nuovo attesissimo romanzo La lettera di Gertrud (Iperborea, 2019). Nei giorni successivi si susseguiranno l’esordiente Leonardo Piccione, il primo autore italiano pubblicato da Iperborea, che insieme a Matteo Caccia racconterà l’Islanda, a partire da Il libro dei vulcani d'Islanda - Storie di uomini, fuoco e caducità (Iperborea, 2019 (venerdì 22 febbraio ore 19); Elisabeth Åsbrink, nota scrittrice e giornalista svedese di narrative non fiction, autrice del successo internazionale 1947 (Iperborea, 2018), un saggio narrativo, un romanzo e un reportage al tempo stesso sul 1947, (sabato 23 febbraio ore 15.30); Gert Nygårdshaug, scrittore di culto norvegese, attivista ambientale e autore di oltre 40 libri, che converserà con Luca Crovi del suo ultimo avvincente giallo pubblicato in Italia L'amuleto (SEM, 2018) (sabato 23 febbraio ore 16.45); Anne Cathrine Bomann, scrittrice, poetessa e psicologa danese, che discuterà con Massimo Cirri di terapia, vecchiaia, humour, amicizia, solitudine e senso della vita a partire dal suo esordio L’ora di Agathe (Iperborea, 2019), un romanzo breve ambientato a Parigi negli anni '40 (sabato 23 febbraio ore 18); Erika Fatland, giovane antropologa fra i maggiori scrittori norvegesi emergenti, che parlerà con Marta Serafini del suo libro Soviestistan. Un viaggio in Asia centrale (Marsilio, 2018 (domenica 24 febbraio ore 15.30); Erlend Loe, uno dei più popolari e divertenti autori scandinavi, il cui libro più noto è Naif.Super (Iperborea, 2002), romanzo di culto tradotto in tutto il mondo, (con Natascha Lusenti, domenica 24 febbraio ore 18.15).

Fra gli APPROFONDIMENTI LETTERARI, Il mondo è uno specchio oscuro. Favole nere dal nord, tra Maria Gripe e la tradizione scandinava di e con Luca Scarlini, un racconto tra immagini di ghiaccio e tenebra, (domenica 24 febbraio ore 12). In calendario anche l’attesa ultima tappa dell’Arto Paasilinna Memorial Tour, un viaggio lungo l’Italia dello scrittore Valerio Millefoglie, che da gennaio ha attraversato 10 città per ricordare il geniale scrittore finlandese Arto Paasilinna, scomparso il 15 ottobre 2018 all’età di 76 anni (domenica 24 febbraio ore 19.30). A seguire Fwora Jorgensen, presentazione del nuovo progetto musicale di Mirco Mariani, ispirato alle atmosfere e alle sonorità dei film di Aki Kaurismäki. Infine, Peer Gynt: una messa in scena di Ibsen, un incontro con Federica Fracassi e Luca Micheletti che, in occasione dello spettacolo itinerante ideato per la Palazzina dei Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti, in scena dal 9 al 22 marzo, raccontano il loro progetto basato sul celebre poema drammatico scritto da Henrik Ibsen e musicato da Edvard Grieg e ripercorrono la storia di questo capolavoro (sabato 23 febbraio ore 12).

Ad arricchire il programma di questa quinta edizione de I Boreali, due incontri organizzati in collaborazione con La Lettura-Corriere della Sera: La Guerra freddissima, un confronto sul tema molto dibattuto dell’Artico, dove Fabio Deotto, Carlo Barbante e Marzio G. Mian (autore di Artico. La battaglia per il Grande Nord, Neri Pozza) discuteranno di permafrost in scioglimento, amplificazione polare, interessi economici incrociati e militarizzazione galoppante (sabato 23 febbraio ore 19.15); Viaggio nella letteratura scandinava. dai racconti attorno al focolare al romanzo che rivela le contraddizioni della modernità, un approfondimento sulla Storia delle letterature scandinave (Iperborea, 2019), a cui partecipano il curatore Massimo Ciaravolo, Emilia Lodigiani e Björn Larsson, moderati da Alessandra Iadicicco (domenica 24 febbraio ore 17).

Come sempre la MUSICA è assoluta protagonista della serata di venerdì, con artisti della scena musicale scandinava in concerto nel Foyer del Teatro Franco Parenti (venerdì 22 febbraio ore 22.15). Quest’anno sarà presente FARAO, nome d’arte di Kari Jahnsen, songwriter, cantante e polistrumentista norvegese classe 1987, voce leggera e suggestiva fra le più interessanti del momento, e Asa Moto, pseudonimo di Oliver Geerts e Gilles Noë, duo belga che affianca un uso esperto dei sintetizzatori all’imperfezione estetica, creando melodie affascinanti e ritmi pulsanti dovuti a generatori di suoni antiquati e a strumentazioni acustiche.

Non solo letteratura, ma anche incontri ed eventi su TEMI RIVOLTI ALL’ATTUALITÀ, come Il “paradosso nordico”, ovvero il lato nascosto della parità di genere, in collaborazione con Il Post, dove Elisabeth Åsbrink, Ludovica Lugli e Luca Sofri riflettono sul lato nascosto della parità di genere nei paesi nordici, dove si registra il maggior numero di maltrattamenti domestici ai danni delle donne (venerdì 22 febbraio ore 20.30); Il movimento #Metoo in Svezia, tra scandali e premi Nobel mancati, l’incontro a cura Anna Brännström e i ragazzi dell’Università Statale di Milano (venerdì 22 febbraio ore 18).

Non mancano come di consueto i CORSI DI LINGUA E LETTERATURA per chi intende avvicinarsi alla cultura nordeuropea, fra i quali il laboratorio condotto da Luisella Sari La cavalcata delle Valchirie. Breve lezione sul ruolo della donna nella società vichinga (sabato 23 febbraio ore 14); Parole e identità. Breve corso comparato di lingue e culture scandinave, un incontro sulla lingua come portatrice di identità a cura di Anna Brännström e dell'Istituto culturale nordico (sabato 23 febbraio ore 12); Faroese, la lingua della nostalgia, corso di lingua faroese con Gianfranco Contri e Andrea Meregalli (domenica 24 febbraio ore 14.30).

Numerosi anche gli APPUNTAMENTI DEDICATI AI PIÙ PICCOLI: sabato 23 febbraio alle ore 11 Le filastrocche del mio amico Ulf, lettura animata e laboratorio creativo per bambini dai 3 ai 5 anni dedicato alle filastrocche di Ulf Stark, uno dei più grandi scrittori per l’infanzia e per la gioventù che la Svezia abbia dato all’Europa, a cura di Pino Costalunga; in contemporanea Gelato alla fragola o pasta di uova di merluzzo: di che cosa sanno i baci?, lettura animata e laboratorio per bambini dai 6 anni su Il bambino dei baci di Ulf Stark (Iperborea, 2018), a cura di Martina Folena; sabato 23 febbraio alle 16 in programma Jussi Johla e la volpe, lettura animata e laboratorio per bambini 3-5 anni su una nota fiaba della tradizione popolare lappone parente de “Il gatto con gli stivali”, a cura di Martina Folena; in contemporanea Il mondo tutto matto del piccolo Virgil, lettura animata per bambini dai 6 anni di alcuni brani tratti da Il piccolo Virgil dello scrittore danese Ole Lund Kirkegaard (Iperborea, 2018), a cura di Pino Costalunga; domenica 24 febbraio alle 11 Venite a vedere, è arrivata la neve!, laboratorio/ evento per bambini 3-5 anni con letture da Giorno di Neve di Komako Sakai (Babalibri) a cura di Barbara Archetti; in contemporanea Viaggio nella Città dei Desideri, lettura animata e laboratorio creativo per bambini dai 6 anni su I figli del mastro vetraio di Maria Gripe (Iperborea, 2017), a cura di Irene Gandolfi; domenica 24 febbraio alle 16 Le avventure polari di Kiko e Tuka, laboratorio/ evento per bambini dai 3 ai 5 anni con letture da Kiko di Cristel Desmoinaux (Babalibri), a cura di ABC; in contemporanea Munitevi di bussola, voliamo insieme verso Nord!, laboratorio per bambini dai 6 anni con letture da Il meraviglioso viaggio di Nils Holgersson di Selma Lagerlöf (Iperborea, 2017) a cura di Irene Gandolfi.

Presente anche la GASTRONOMIA con il tradizionale Nordic Brunch nelle giornate di sabato e domenica (ore 12-14.30) e una RASSEGNA CINEMATOGRAFICA con proiezioni di film in lingua originale sottotitolati in italiano, fra i quali Denmark di Kasper Rune Larsen (2017), vincitore del Premio Aprile al Milano Film Festival 2018; La vera storia di Olli Mäki (2016), esordio al lungometraggio del finlandese Joho Kuosmanen premiato nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes 2016, vita di un pugile felice anche nella sconfitta; The Girl, the Mother and the Demons di Suzanne Osten (2016); A Serious Game di Pernilla August (2016), storia dell’amore puro tra due giovani che, molto diversi tra loro, continueranno a lasciarsi e ritrovarsi senza mai trovare un equilibrio insieme; The King’s Choice di Erik Poppe (2016), che racconta come la decisione nell’aprile del 1940 del re di Norvegia di fronte all’ultimatum delle truppe tedesche abbia cambiato le sorti dell’intero paese.

I BOREALI nasce dall’esperienza di Iperborea degli ultimi anni, maturata attraverso l’ideazione e l’organizzazione di altri festival dedicati alla scoperta della cultura nordica: olandese, danese e svedese e finlandese, con Caffè Amsterdam (2010), Caffè Copenaghen (2012), Caffè Stoccolma (2013), e Caffè Helsinki (2014), che hanno registrato un'affluenza crescente, con circa 4000 spettatori su oltre 30 eventi.

L’idea di organizzare dei festival dedicati al Nord è nata dalla volontà di offrire in una città a vocazione europea e internazionale come Milano il punto d’incontro tra Italia e paesi del Nord Europa, favorendo l’accoglienza e il dialogo tra le due culture. Il crescente successo dei “Caffè” tematici ha spinto a organizzare a partire dal 2015 il Festival I Boreali, un grande evento che ha inizialmente toccato diversi luoghi culturalmente e storicamente significativi di Milano come il PAC, la Fondazione Cineteca Italiana - Spazio Oberdan, il Museo Civico di Storia Naturale, il Piccolo Teatro e molti altri, per approdare nel 2016 al Teatro Franco Parenti, dove ha consolidato la propria identità e dove la collaborazione è proseguita fino a oggi.

I Boreali è ideato e organizzato da Iperborea in collaborazione con il Teatro Franco Parenti.

Iperborea è una casa editrice milanese fondata da Emilia Lodigiani nel 1987 con l’obiettivo di far conoscere la letteratura dell'area nord-europea in Italia. Da anni è diventata un punto di riferimento per la promozione e l'organizzazione di eventi legati alla cultura nordica.

Con il sostegno di: Ambasciata di Norvegia, Ambasciata di Svezia, Ambasciata di Finlandia, Co-funded by the Creative Europe Programme of the European Union, Norla, Visit Norway, Kulturrådet, Danish Arts Foundation.

 

Inaugura giovedì 17 gennaio 2019 alle ore 19 nel Bookshop della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo la mostra fotografica di Massimiliano Camellini Ore 18.00, l’orario è finito, che proseguirà fino al 17 febbraio 2019.

Ore 18.00, l’orario è finito è un progetto fotografico realizzato da Camellini all'interno degli spazi dell'ex Cotonificio Leumann di Collegno (Torino) dal 2010 al 2012, e curato da Lorand Hegyi; il lavoro è stato esposto, a partire dalla sua prima presentazione al MIA (Milan Image Art Fair) del 2013, nell'ambito del Festival Fotografico Europeo 2013 presso il Museo del Tessile di Busto Arsizio, all'interno della rassegna Italian Nostalgia presso il Museo della Fotografia di Seoul nel 2014 ed è stato oggetto della mostra "La suite du temps" organizzata dal MAMC - Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Saint Etienne nel 2015; il progetto ora finalmente approda a Torino, territorio di partenza di questa ricerca, da un punto di vista iconografico ma anche emotivo e storico. 

Il luogo all'interno del quale si è sviluppato il lavoro di Massimiliano Camellini è l'antico Cotonificio Leumann di Collegno, in provincia di Torino, al centro dell’innovativo villaggio operaio che l'industriale Napoleone Leumann fece costruire attorno all'opificio tra fine Ottocento e inizio Novecento: un esperimento imprenditoriale illuminato che si faceva carico della riproduzione delle stesse risorse sociali sulle quali la fabbrica incideva.

Il progetto fotografico racconta la fine dell'era industriale in Europa, l'epilogo di un sogno basato sull'espansione manifatturiera e il suo welfare e che a suo tempo non aveva fatto i conti con la globalizzazione.

Le immagini sono state realizzate dal 2010 al 2012, e raccontano la presenza dei lavoratori che hanno vissuto la fabbrica e che l'hanno lasciata varcando per l'ultima volta quei cancelli nell'aprile del 2007, quanto fu chiusa per sempre. Ogni cosa era stata lasciata al suo posto, quasi a significare che la cessazione dell'attività fosse stata improvvisa. Le immagini ricostruiscono l'ultimo giorno di lavoro, quel momento dove la fine dell'orario lavorativo (18.00) ha coinciso con la fine di un'epoca.

Lorand Hegyi, nel suo testo dedicato al progetto "Oggettività versus empatia. Note sulle ricostruzioni fotografiche di possibili azioni di vita", scrive: "Le immagini parlano di un certo passato, fanno da tramite, trasmettono un mondo che non esiste più, ma che è ancora riconoscibile nelle tracce lasciate, un mondo con le sue gioie e le sue miserie, con i suoi piccoli avvenimenti e le sue grandi strutture, che hanno determinato i più piccoli dettagli nella vita degli attori di un tempo ... Massimiliano Camellini ci mostra il passato attraverso l'avvicinamento ai piccoli, quasi invisibili e insignificanti dettagli del presente, che portano in se stessi la totalità del passato. Così nasce la melanconia, la interiorizzazione fatalistica del trascorrere del tempo, mentre noi sperimentiamo empaticamente l'intera Lebensvergangenheit (il passato che diviene progressivamente una componente del contemporaneo) nell'ambiente che ci circonda".

Nel corso del periodo espositivo avrà luogo anche la presentazione del volume Ore 18.00, l'orario è finito. Fotografie di Massimiliano Camellini, prevista per il 31 gennaio 2019 alle ore 19presso l'Auditorium della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Interverranno Manuela De Leonardis, critica d’arte e di fotografia, l’editore Riccardo Lorenzino, Carla Gutermann, storica dell'industria, e Giuseppe Croce, docente di Economia del Lavoro all'Università "La Sapienza" di Roma. Il volume bilingue (italiano e inglese), edito da Hapax Editore (Torino, 2013), contiene, oltre a più di 70 immagini del progetto, le voci di Lóránd Hegyi, Carla Gütermann, Giuseppe Croce, e Manuela De Leonardis, con una nota di Riccardo Lorenzino.

Il testo critico dell’economista Giuseppe Croce, in particolare, testimonia la trasversalità editoriale che vuole fare riflettere sui "cambiamenti di paradigmi economici" che emergono dalle immagini e dai frastuoni di una grande parabola di vita industriale tra XIX e XXI secolo, tra narrazione documentaria e riconoscimento, intuizione, emozione.

Massimiliano Camellini (Venezia, 1964). Negli anni novanta si avvicina alla fotografia di ricerca. Dal 2001 realizza progetti costituiti da serie di opere dedicate a temi universali. La prima serie è dedicata agli istinti e ai sogni dell’uomo: appartengono a questo ciclo Oltre le Gabbie (2001), I Volanti (2004), Duel (2006), Nuove Arene (2009), Il laboratorio dell’ossessione (2010), Ore 18.00, l’orario è finito (2012) e l'ultimo Al di là dell'acqua (2016). Le sue foto sono conservate in musei e collezioni di fotografia ed arte contemporanea di tutto il mondo. Ha esposto in Europa e nei paesi dell'Estremo Oriente. Vive e lavora tra Reggio Emilia e Milano.

"Beni culturali ecclesiastici, tutela e protezione tra presente e futuro” è il titolo del ciclo di conferenze che l’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto della Conferenza Episcopale Italiana e il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale hanno promosso, a livello regionale, in collaborazione con le Conferenze Episcopali Regionali, le Diocesi e le articolazioni del Ministero per i beni e le attività culturali, al fine di rafforzare la cultura della tutela e la sensibilità nella salvaguardia di uno dei più importanti settori del patrimonio culturale nazionale: quello ecclesiastico.

L’iniziativa, che si inserisce nell’ambito della pluriennale fruttuosa collaborazione tra CEI e MiBAC e nell’alveo della sinergia che, parimenti, caratterizza l’operato delle Soprintendenze, degli Uffici diocesani per i beni culturali e l’edilizia di culto e delle articolazioni territoriali del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, vuole focalizzare l’attenzione sul fenomeno dei furti e dei danneggiamenti in danno di chiese e luoghi di culto ove la fragilità del patrimonio culturale è ulteriormente messa a repentaglio dalla fruizione devozionale e liturgica dei beni ecclesiastici.

Grazie alla pluralità di visioni, assicurata da illustri relatori provenienti dal mondo ecclesiastico, giudiziario, ministeriale, accademico e operativo, il tema “Beni culturali ecclesiastici, tutela e protezione tra presente e futuro” è declinato in tutte le sue sfaccettature, con particolare focus sulle buone pratiche e le criticità del settore.

Gli eventi rappresentano, infine, un’ulteriore qualificata occasione per sostenere le attività di catalogazione del patrimonio culturale ecclesiastico, da tempo promosse dalla CEI, e per diffondere i consigli contenuti nella pubblicazione “Linee guida sulla tutela dei beni culturali ecclesiastici” realizzata, nel 2014, dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, in collaborazione con l’Ufficio Nazionale per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto.

La conferenza, per la regione Lazio si svolgerà il 23 gennaio 2019, alle ore 9:30, a Velletri (RM), presso il Palazzo Vescovile.

In apertura ci sarà l’intervento di saluto di benvenuto di Monsignor Vincenzo Apicella, Vescovo della Diocesi di Velletri-Segni a cui seguirà l’intervento di Monsignor Domenico Pompili, Vescovo della Diocesi di Rieti e Presidente della Commissione Beni Culturali e l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Laziale.

Presenti, in qualità di relatori il Dottor Leonardo Nardella, Segretario Regionale del Ministero per i beni e le attività culturali per il Lazio; la Dottoressa Tiziana Cugini, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma; la Professoressa Ileana Tozzi, Ispettore Onorario Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Rieti; la Dottoressa Monica Grossi, Soprintendente Archivistico e bibliografico del Lazio; la Dottoressa Patrizia Morelli, Bibliotecaria e Archivista presso la Biblioteca Centrale Cappuccini e l’Archivio Generale Cappuccini. Moderatore degli interventi sarà il Tenente Colonnello Valerio Marra, Comandante del Gruppo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Saranno presenti in platea “tecnici” del settore e laici che collaborano con i sacerdoti nella gestione del patrimonio artistico delle parrocchie, operatori delle Forze dell’Ordine competenti sul territorio ed appassionati della materia.

La rivista Cristianità (n. 393, sett.-ottobre 2018)) ha dedicato gran parte dello spazio agli ottant'anni di Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica, che da qualche anno, per motivi di salute ha dovuto abbandonare la guida diretta dell'associazione.

Tento di sintetizzare i pregevoli interventi che hanno ben delineato la statura e la personalità di Cantoni. Comincio dalle riflessioni, dell'attuale reggente nazionale Marco Invernizzi, che sottolinea un tema centrale presente nei vari interventi di Giovanni Cantoni, riguarda la pazienza, virtù “piccola” ma importante se applicata alla storia “grande”. «E' una virtù che i militanti di Alleanza cattolica conoscono fin dall'inizio – scrive Invernizzi – quando viene detto loro che l'associazione non promette nulla nell'immediato in termini di risultati politicamente tangibili, ma vuole cercare di preparare un futuro, che la nostra generazione non vedrà ma che qualcuno deve pur cominciare a preparare».

Cantoni dà grande importanza alle riflessioni di S. Ignazio di Loyola in merito ai due eserciti che si danno battaglia nel mondo: quello di Cristo e quello del demonio. Nel primo c'è la pace e l'umiltà, nel secondo l'odio e il rancore. Chi non tiene conto di questa contrapposizione vive perennemente in ansia e alla ricerca esasperata di risultati e di visibilità, compromettendo l'impegno associativo dell'apostolato dei cristiani.

Pertanto per Invernizzi: «il protagonismo e la ricerca ansiosa dell'egemonia quando non di forme di potere, sono una malattia che corrode le relazioni, soprattutto ma non solo la politica, e purtroppo sono diffuse anche nel mondo cattolico».

Certamente non si può ricostruire una società a misura di uomo e secondo il piano di Dio, come diceva bene san Giovanni Paolo II, in poco tempo. «Servono uomini dedicati, che abbiano rifiutato la 'mondanità', cioè il servizio del mondo invece che il servizio di Dio e del prossimo. Ma ciò non significa assolutamente rinunciare a cercare di incidere nella storia».

Soltanto con la conversione personale si potrà cominciare a cambiare il mondo. Lo stesso Cantoni rileggendo la parte I di “Rivoluzione e Controrivoluzione”, era convinto che «quello che succede fuori è il risultato di quello che succede dentro. Ergo, se vogliamo cambiare fuori, dobbiamo cambiare dentro».

E poi se si riesce a convincere anche gli altri, allora si costruisce un ambiente, magari una «microcristianità», o una «cristianità di minoranza», come scriveva il cardinale Giacomo Biffi.

Tra gli interventi che hanno descritto la straordinaria personalità del fondatore di Alleanza Cattolica, segnalo quello di Domenico Airoma, che si definisce senza mezzi termini, «cantoniano», riconoscendogli la statura di maestro: prima ancora che la dottrina contro-rivoluzionaria, egli ha insegnato, con la sua vita, lo stile stesso del contro-rivoluzionario.

Nello stile da imitare per Airoma ci sono precisi aspetti del vissuto quotidiano, gesti per comunicare. L'interesse per l'altro, senza pretendere che l'altro necessariamente deve interessarsi a noi. C'è soprattutto il rispetto dell'autorità, in primo luogo della gerarchia ecclesiale. Anche se sarà un ossequio ragionevole.

Un altro fattore da sottolineare è quel rispetto della realtà: i fatti vanno descritti per come sono e non per come vorremmo che fossero. Sempre pronti a rivedere i nostri giudizi e soprattutto senza pretendere di raddrizzare le gambe ai cani. Questo era un concetto che Cantoni ripeteva spesso nei ritiri, quando faceva riferimento a certi politici.

Pertanto prima analizzare bene i fatti e soltanto dopo emettere dei giudizi. Evitare la troppo sicurezza, la superbia.

Inoltre per giudicare gli accadimenti non bisogna smarrire il contatto con il «quadro grande, che dà il senso e la qualità al tempo che viviamo, relativizzando le difficoltà e le angosce dell'ora presente, nella certezza che la Provvidenza è all'opera e che non siamo noi a salvare la Chiesa, ma il contrario».

Cantoniano significa avere prudenza, custodendo «la capacità di conservare il contatto con il reale, tenendo presente tutte le circostanze che accompagnano la nostra azione». Bisogna tenere conto dell'interlocutore e mai parlarsi addosso, «cadendo prigionieri dell'attrazione fatale del proprio ombelico, che tanti contro-rivoluzionari ha mietuto sul terreno della sensualità intellettualistica, condannandoli alla irrilevanza storica».

Bisogna essere consapevoli che non si parte mai da zero, per ricostruire una civiltà, anche Nostro Signore per moltiplicare i pani e i pesci, ha voluto il nostro aiuto. Cantoni amava sempre usare la metafora dell'importanza del «due di coppe», nel gioco della briscola. Infine essere consapevoli che bisogna dire la Verità, mai dimenticando di essere servi inutili. Del resto, «ogni cimitero è pieno di persone che si ritenevano indispensabili».

Giovanni Cantoni può essere identificato come il monsieur de Lapalisse, così lo vede Michelangelo Longo. Il nostro «Gianni», è il nome attribuito dai militanti più anziani, ha disintossicato intere generazioni di giovani dal morbo delle ideologie e del relativismo. Per Longo lo ha fatto diffondendo l'antidoto dell'ovvietà, dell'evidenza. Oltre al sacrificio, all'ascesi, alla dottrina, Cantoni ritorna sempre al reale, ma nello stesso tempo, partendo dal reale riporta i propri amici a volare alto, liberandosi delle zavorre del mondo.

Agostino Carloni evidenzia in Cantoni, la sua dialettica, la sua capacità straordinaria di parlare al cuore e alla mente delle persone. Cantoni è stato un grande comunicatore, soprattutto «avvinceva e convinceva con la coerenza fra le parole e i fatti». Il suo metodo di comunicazione potrebbe essere studiato nei corsi universitari delle Scienze della comunicazione. Cantoni si faceva capire perchè spesso nelle sue conversazioni utilizzava la reiterazione, spesso ritornava su un concetto per esprimerlo meglio semplificando. Era attento all'interlocutore, e chiedeva se era stato chiaro.

Cantoni fin dalla nascita dell'associazione ha badato sempre a fare riferimento al Magistero della Chiesa, in particolare alla Dottrina sociale. «Per vari motivi, non sempre facile è stato l'impegno dei militanti di Alleanza Cattolica», scrive Maurizio Dossena. Con una linea culturale e operativa decisamente controcorrente si sono trovati con coraggio fedeli a un senso della Tradizione cristiana, anti-progressista, anche se non coincidente con un certo tradizionalismo fine a se stesso.

Non è stato facile soprattutto negli anni della disastrosa degenerazione nella Chiesa post-conciliare, conseguenza di una malintesa interpretazione del Concilio Vaticano II, da cui tutti i Papi successivi hanno ben messo in guardia.

I punti fermi a cui fanno riferimento i militanti di Alleanza Cattolica, sono la conoscenza della Chiesa, fedeltà cum Petro e sub Petro, del Catechismo e dei documenti magisteriali. A questo si aggiunge la formazione continua, spirituale e culturale secondo percorsi ben precisi che fanno riferimento all'insegnamento del professor Plinio Correa de Oliveira e concretamente sviscerata da Giovanni Cantoni sia nei suoi diversi scritti che nelle tante lezioni ai militanti di Alleanza Cattolica.

E a proposito dei militanti, Cantoni ha avuto una particolare cura e attenzione nella formazione dei giovani soci di Alleanza Cattolica.

Di questo aspetto se ne occupa Daniele Fazio, che utilizza lo spazio della rivista per  raccontare la sua precoce adesione all'associazione e quindi la sua frequentazione con il maestro Giovanni Cantoni. Fazio sottolinea l'aspetto della carità intellettuale presente nell'oratoria del fondatore. Era importante per Cantoni comprendere se il suo messaggio fosse arrivato anche all'ultimo dei presenti di ogni riunione. Se così non fosse stato, si sarebbe sforzato certamente di modificare i concetti espressi.

Fazio ricorda l'importanza dei rapporti personali all'interno della comunità di Alleanza Cattolica, soprattutto con chi si avvicina per la prima volta. Non solo il prossimo va trattato bene, «ma soprattutto non va chiesto niente di più di quello che la Chiesa o l'associazione chiedono per essere cattolici e soci di AC». Infine un'altra particolare sensibilità che deve avere ogni militante quando fa apostolato con il prossimo, deve stare attento a non schiacciare l'altro, ma convincerlo.

E prima di presentare gli altri temi presenti nella rivista, anch'io voglio rendere omaggio al grande maestro Giovanni Cantoni, che ho conosciuto quando ero giovane. Ho tanti ricordi da poter raccontare, ringrazio soprattutto la Provvidenza che mi ha dato l'opportunità di incontrarlo. Certamente ricordo la sua passione per la Storia, i tanti episodi raccontati dopo approfonditi studi, uno per tutti, in particolare l'epopea delle insorgenze popolari degli italiani contro gli eserciti rivoluzionari francesi di Napoleone tra il 1796 e il 1814. Probabilmente è stato Cantoni il primo negli anni '80 a togliere il velo dell'oblio su queste pagine di storia che la storiografia ufficiale aveva letteralmente cancellato.

E poi non si può dimenticare il termine storico di Magna Europa, l'Europa fuori dall'Europa, per indicare il mondo umano e culturale nato dall'espansione degli europei, in particolare in America. «Così come la Magna Grecia è stata anzitutto la “Grecia di fuori'». Infine da ricordare le sue ricche lezioni degli ultimi anni sui grandi eventi storici (lui ci diceva che per comprendere bisognava avere davanti sempre delle carte geografiche) sulla fine delle civiltà, una tra tutte quella dell'Impero Romano, con precise citazioni di grandi storici come Arnold Toynbee, Huizinga, Gonzague de Reynold, Caturelli.

Ritornando alla rivista Cristianità, l'editoriale di questo numero affronta i tanti fraintendimenti che sono sorti all'interno della Chiesa. Per chiarezza, Marco Invernizzi ricorda lo scopo fondamentale della Chiesa: «cercare ogni uomo per comunicargli che Cristo è il Salvatore e la Chiesa la via ordinaria per conoscerlo e amarlo sulla terra e nell'eternità».

Pertanto in ogni epoca della storia la Chiesa deve cercare di incontrare tutti gli uomini, anche e soprattutto quelli che sono lontani. E se condanna lo fa per aiutare tutti a lasciarsi salvare da Cristo, anche quelli che vengono compresi nella condanna. E qui Invernizzi ricorda quando la Chiesa nel 1949 comminò la scomunica a coloro che sostenevano il Partito Comunista.

Anche qui la Chiesa poi mesi dopo lanciò la Crociata del Gran Ritorno, rivolta soprattutto per quelli che erano stati scomunicati. Anche oggi scrive Invernizzi, la Chiesa desidera comunicare la Grazia a tutti. Anche a quelli che sono intrappolati nelle nuove ideologie, per esempio del gender, che è riuscita a penetrare anche all'interno della Chiesa. Senza dimenticare la sporcizia degli abusi sessuali, della giustificazione dell'omosessualismo.

Domenico Airoma commenta un articolo di Giovanni Cantoni, «Continuerà l'autodemolizione?», pubblicato su Cristianità (sett.-ottobre 1974). Già quarant'anni fa di fronte al fumo di satana, e all'intossicazione, che si era diffusa all'interno della Chiesa, la risposta di Cantoni è di una straordinaria attualità: «Come non vedere in una fede straordinaria la sola forza capace di espellere il 'fumo di satana' dalla Chiesa, di chiudere ad esso e, quindi, di arrestare l'”autodemolizione”, magari scegliendo la persecuzione da parte di un 'mondo contrariato'? E su che base appoggiare questa fede, se non sulla umiltà? E nella Chiesa, se non su Pietro?».

Alleanza Cattolica ha accolto l'appello di Papa Francesco di recitare il Santo Rosario nel mese di ottobre per chiedere alla Madonna e a San Michele Arcangelo la purificazione della Chiesa dalla piaga degli abusi sui minori e dalla penetrazione al suo interno dell'ideologia gender e omosessualista.

A questo proposito la rivista ricorda l'invocazione alla Madonna del Sub tuum praesidium e la preghiera a san Michele Arcangelo scritta da Leone XIII. Sostanzialmente sono preghiere che da decenni i militanti di Alleanza Cattolica recitano. In particolare quella a San Michele, dopo la “preghiera di Fatima”, al termine di ogni decina del santo Rosario.

La rivista offre infine un interessante ricordo di Giovannino Guareschi di Oscar Sanguinetti, un intervento del Cardinale Angelo Bagnasco, su l'«Humanae Vitae a cinquant'anni dalla sua promulgazione», la presentazione del libro, «L'opzione Benedetto» di Rod Dreher, da parte di monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla.

Infine un intervento di Marco Invernizzi, su «La democrazia del narcisismo. Breve storia dell'antipolitica», una lettura a commento del libro di Giovanni Orsina, pubblicato da Rubbettino nel 2018.

 

 

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