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Sabato, 16 Dicembre 2017

La Casa di Matriona, editrice milanese nata nel 1975 è famosa per le sue pubblicazioni dedicate al dissenso nell’Unione Sovietica e ha portato in Italia quelle voci che sarebbero rimaste altrimenti mute. Emanazione di Russia Cristiana (www.russiacristiana.org), fondata nel 1957 da padre Romano Scalfi (1923-2016) per far conoscere in occidente la ricchezza della tradizione ortodossa russa, nel tempo produsse la rivista Russia Cristiana diventata poi L’altra Europa e La Nuova Europa a testimoniare l’attenzione costante ai cambiamenti socio politici di quella che era l’Europa dell’Est. La casa editrice milanese ha anche sempre avuto una grande attenzione al mondo dell’icona russa in particolare e dell’icona in generale. Nel 1978 nasce la Scuola iconografica di Seriate, sede della casa madre, dove maestri iconografi insegnano l’arte dell’icona e dall’anno successivo vengono pubblicati i calendari con le icone della tradizione orientale e non solo. Quest’anno  il calendario 2018 è dedicato a Pisa e alla sua età aurea: il XII e il XIII secolo. Immagini di straordinaria bellezza presenti nella città toscana e nelle sue vicinanze attraverso le quali riscoprire anche il “ruolo  svolto da Pisa nei rapporti tra il mondo bizantino e la tradizione italiana”, come si legge nella pagina introduttiva alla pubblicazione.

Le antiche icone pisane sono spiegate da Michele Bacci, direttore del Dipartimento di Scienze Storiche all’Università di Friburgo, che descrive queste immagini di santi, storie della Passione e Resurrezione e raffigurazioni mariane. Dalla visione del calendario si ricava la sensazione del grande influsso dell’arte bizantina sia per la presenza di artisti proveniente da quell’area geografica, sia l’interesse da parte di artisti locali per il linguaggio figurativo bizantino. L’icona diventa così “un’arte ecumenica, che nasce e trova cittadinanza in tutto il mondo cristiano sulla scorta delle comuni radici cristiane”.

24 immagini, perché ogni pagina del libro-calendario si sfoglia ogni 15 giorni e viene chiamato libro, perché a fine anno è possibile tagliare la copertina e i fogli lungo delle tracce già predisposte così da trasformarlo in un prezioso volume per la propria biblioteca.

Le opere riprodotte provengono dal Museo di San Matteo (La Madonna in trono con scene mariane ha l’onore della copertina), dal Duomo di Pisa ( la Madonna di Sotto gli organi), dalle chiese della città: San Frediano,  San Pietro in Vinculis, dei Santi Cosma e Damiano e delle vicinanze: Santi Ippolito e Cassiano (Riglione), San  Verano (Peccioli), Santi Jacopo e Cristoforo (Colignola). Altre pagine riproducono opere che non sono più a Pisa ma in musei sparsi nel mondo: il Museum of Art di Cleveland, il Museo del Bargello di Firenze e quello della Porziuncola di Assisi.

In ogni pagina viene illustrata minuziosamente l’opera riprodotta corredata da un ricco apparato critico e confrontata con altre opere simili; il Bacci, inoltre, descrive anche la storia del periodo aureo di Pisa attraverso le opere d’arte che ne fanno uno dei più grandi centri del mondo antico e medioevale.

L’età aurea di Pisa. Tavole XII-XIII secolo

Libro-Calendario 2018, La Casa di Matriona, Euro 15,00

Sui social da tempo si assiste ad una incresciosa e indegna denigrazione di Papa Francesco da parte di più o meno zelanti cattolici tradizionalisti che a parer loro, il Papa si è allontanato dai pontefici precedenti, e dalla Dottrina cattolica e quindi dalla Chiesa. Naturalmente la maggior parte di loro non ha letto o legge con le lenti deformanti della ideologia gli interventi del Pontefice argentino.

In questi giorni mi è capitato di leggere un testo abbastanza interessante, “Dalla fine del mondo, un nuovo umanesimo cristiano”, con un sottotitolo significativo: “l'eredità francescana della nuova evangelizzazione tra emergenze pastorali e questione educativa”, testo pubblicato da Cantagalli (2014) autore è Carmine Matarazzo, professore di filosofia dell'educazione presso la Sezione San Tommaso d'Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale di Napoli.

Il testo riesce egregiamente, almeno credo, a dimostrare con ampie argomentazioni che Papa Francesco è in sintonia con l'insegnamento sia di Benedetto XVI, che di San Giovanni Paolo II. L'autore naturalmente trasmette nel libro, l'originalità della pastorale di Papa Francesco che nei suoi discorsi indica quasi sempre la spiritualità, francescana e poi quello ignaziana. S. Francesco e S. Ignazio sono i pilastri del pontificato di papa Bergoglio. Non solo ma papa Bergoglio fa riferimento a San Pierre Favre, il primo discepolo di S. Ignazio, di cui il Papa è particolarmente devoto. Questo santo incarna sia la spiritualità, francescana che quella ignaziana. Un altro santo a cui spesso fa riferimento Bergoglio è San Massimiliano Kolbe, che ha saputo attualizzare in modo assai originale il carisma francescano, promuovendo un modello di evangelizzazione efficace, grazie anche all'utilizzo pionieristico dei mezzi di comunicazione di massa per l'annuncio del Vangelo e la trasmissione della fede.

Il volume si presenta articolato in tre parti, che sono legate secondo Matarazzo, da alcuni verbi cari a Papa Bergoglio,“la nostra vita non ci è data come un libretto d'opera in cui c'è tutto scritto, ma è andare, camminare, fare, cercare, vedere[...]” La prima parte è suddivisa in cinque tappe. Dove si trovano gli aspetti fondamentali teorico-pratici della nuova evangelizzazione oggi. Nella seconda l'autore propone dei percorsi, delle schede di analisi e riflessione utili alla progettazione pastorale delle comunità ecclesiali. In questi percorsi, mi hanno colpito, “i testi di riferimento”, ai precedenti Papi e ai documenti fondamentali del Vaticano II.

La terza parte occupa alcuni interventi prima da cardinale e poi da Papa Francesco. In questi ultimi secondo il professore della Facoltà Teologica di Napoli, si può trovare il programma essenziale di Papa Bergoglio e anche sintesi significative delle sue parole ed espressioni, abitualmente da lui usate come “scarti sociali”, “autoreferenziale”, “periferie esistenziali”, “mondanità spirituale” etc.

Papa Francesco ha subito“mostrato il suo programma pastorale annunciando la novità del Vangelo e lo ha fatto con modi semplici, gesti significativi e con linguaggio immediato”, scrive Matarazzo nell'introduzione. “Ha usato una comunicazione verbale simbolica che ha colpito il cuore delle persone, anche di quelle non direttamente coinvolte nella vita ecclesiale”.

In questo contesto subentra l'invito alla “nuova evangelizzazione”, che diventa un'opera“di promozione di ogni persona umana, soprattutto di quelle in stato di solitudine esistenziale, di indigenza economica, di emarginazione sociale, di isolamento spirituale, bisognose d'amore...”.

Del resto anche San Giovanni Paolo II, aveva indicato la rotta che la Chiesa dovrà seguire nel prossimo millennio, soprattutto in quelle terre ritenute tradizionalmente cristiane. Lo aveva fatto proprio nel 1995, a Palermo in un discorso al III Convegno Ecclesiale. In queste terre già cristiane, bisognerà riscoprire la gioia della missione, la gioia del Vangelo, che dovrà interessare la pastorale ordinaria, proprio perchè “il nostro non è il tempo della semplice conservazione dell'esistente, ma della missione”. Proprio da Palermo, una città martoriata da molti mali sociali,“occorre quasi idealmente partire per ri-annunciare, ri-vivere, re-incarnare il Vangelo della carità”, scrive Matarazzo. Ma anche Papa Benedetto XVI, ha sollecitato ulteriormente, confermando l'intenzione “di rivitalizzare oggi l'evangelizzazione in Europa e nel mondo intero”. Tant'è che ha istituito il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione. Questo per quanto riguarda i due papi, polacco e tedesco. Il papa argentino invece“dal canto suo, sta rinnovando con gesti concreti e con parole determinanti lo stile del papato, con il preciso scopo di suscitare una forte ripresa della testimonianza cristiana anche nei paesi tecnologicamente avanzati, vedendo in ogni battezzato un 'discepolo missionario'”. Non è un caso che Bergoglio, da cardinale di Buenos Aires, ricordava che l'annuncio del Vangelo è diretto a ciascuna persona e invitava al superamento dell'individualismo e dell'egoismo,“convinto com'è che al momento attuale 'la scelta fondamentale che la Chiesa deve operare non sia di diminuire o togliere precetti, di rendere più facile questo o quello, ma di scendere in strada e cercare la gente, di conoscere le persone per nome'”. Anche se come diceva San Giovanni Paolo II, non è affatto facile essere discepoli di Cristo. “La sequela, infatti, è impegnativa ed esigente, proprio secondo quanto dice Gesù: “Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24)

E Papa Bergoglio secondo Matarazzo,“segue in un certo senso questa linea wojtyliana e anche lui ricorda che, per seguire Cristo, è necessario rinnegare se stessi ed accettare la croce, un aspetto comunque centrale anche della spiritualità ignaziana”.

Nessuno si faccia illusioni, affermava il grande San Giovanni Paolo II:“oggi, come ieri, essere cristiani significa andare controcorrente rispetto alla mentalità di questo mondo, cercando non il proprio interesse e il plauso degli uomini, ma unicamente la volontà di Dio ed il vero bene del prossimo”.

Nella prima parte il testo di Matarazzo è un continuo citare San Giovanni Paolo II, ma anche Benedetto XVI, in particolare, quest'ultimo, si fa riferimento alla veglia dei giovani di Colonia, nella spianata di Marienfeld, dove Papa Ratzinger propone alcuni esempi significativi di vita cristiana, da San Benedetto a San Francesco d'Assisi, Santa Teresa d'Avila, Sant'Ignazio di Loyola, San Carlo Borromeo, fino ai fondatori degli Ordine religiosi dell'Ottocento che hanno animato ed orientato il movimento sociale, o ai santi del nostro tempo come Massimiliano Kolbe, Edith Stein, Madre Teresa, Padre Pio. “Contemplando queste figure – diceva Benedetto XVI – impariamo che cosa significa 'adorare', e che cosa vuol dire vivere secondo la misura del bambino di Betlemme, secondo la misura di Gesù Cristo e di Dio stesso”. Questi sono i testimoni della fede, che hanno fatto vedere l'amore di Dio nella Storia. Ritornando al papa polacco, evidente è il riferimento al suo testo “Varcare la soglia della speranza”, scritto con Vittorio Messori. I cristiani devono farsi  promotori di una mobilitazione pastorale in campo etico a favore della cultura della vita in convinta opposizione alla cultura della morte. Giovanni Paolo II era convinto che la Chiesa si rafforzava, grazie ai mistici ed alle persone sante, soprattutto ai martiri, come S. Massimiliano Kolbe, erede ed interprete di San Francesco.

Altro particolare che lega l'attuale Pontefice ai suoi predecessori è la figura di Maria. La Madonna, la Vergine Maria è il collante dei Papi recenti, qualsiasi sia il nome dove è apparsa. Maria è la stella della nuova evangelizzazione.

“Se Giovanni Paolo II – scrive il professore Matarazzo - ha consacrato la sua vita e il suo ministero alla Vergine di Nazareth secondo tradizione francescana testimoniata dal carisma kolbiano e Benedetto XVI ha proposto tutto il suo magistero in ottica 'mariana' guardando anch'egli con particolare ammirazione al carisma del poverello di Assisi, per Papa Francesco, stando alle significative indicazioni finora offerte dai suoi gesti e dalle sue parole, il prossimo futuro dell'evangelizzazione dovrà tenere in considerazione la via mariana, come indicata ancora una volta dal Padre serafico e dalla spiritualità di Ignazio di Loyola e di Pietro Favre”.

Nella terza tappa Carmine Matarazzo sottolinea gli elementi essenziali del progetto pastorale per educare alla fede. A questo riguardo ribadisce “l'unità inscindibile tra promozione umana, evangelizzazione e passione educativa, in famiglia come nella scuola e nella società tutta”. Anche Papa Francesco insiste sull'importanza dell'educazione nella nostra società. “Trasmettere conoscenza, trasmettere modi di fare, trasmettere valori. Attraverso questi si trasmette la fede. L'educatore deve essere all'altezza delle persone che duca, deve interrogarsi su come annunciare Gesù Cristo a una generazione che cambia”.

 La Chiesa deve essere in grado di svegliare il mondo, di scuoterlo con la testimonianza di persone a vivere il Vangelo.

Nella quarta parte il testo di Matarazzo affronta le sfide che la Chiesa attraverso l'evangelizzazione dovrà affrontare. Fermo restando che l'identità del messaggio da annunciare resta la medesima. “Non cambia il vangelo, nuovi sono i metodi ed i contesti”. In questo contesto si evidenzia nella società, l'esistenza di un gran pantheon delle diverse religioni. E qui in merito, si cita Benedetto XVI che aveva notato la pericolosità di un certo contesto che tende a“relativizzare il vero”, pertanto,“vivere la carità nella verità porta a comprendere che l'adesione ai valori del Cristianesimo è l'elemento non solo utile, ma indispensabile per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale”. E avverte che “un Cristianesimo di carità senza verità può venire facilmente scambiato per una riserva di buoni sentimenti, utili per la convivenza sociale, ma marginali”.

Tuttavia, la prospettiva di Papa Francesco, che si situa nella linea dei suoi predecessori, può essere proposta in questo modo: la Chiesa non si lascia mondanizzare dal mondo, ma nello stesso tempo però sa confrontarsi con il mondo, proprio perché il “mondo” è il luogo della sua missione. Dunque ecco perché la Chiesa non può rifiutare “le domande, le sfide, le provocazioni rivolte dai laici, spesso anche indifferenti, o semplicemente disinteressati”. E qui Matarazzo fa riferimento a certe domande non programmate, interviste, o a una certa “chiesa del no” su ambito etico. Non è il caso di insistere, facendo apparire la Chiesa come una istituzione che continua a distribuire “moniti ossessivi” di divieti ex cathedra soprattutto in materia etica”. Invece,“la Chiesa che Papa Francesco sogna, è una comunità accogliente e misericordiosa, servizievole e testimone, coerente e dialogica, che mostra al mondo con la coerenza della vita dei suoi membri, con il fare e l'essere dei singoli battezzati, anche le convinzioni in campo etico senza pretendere di imporle agli altri”.

Matarazzo insiste: “Per il Papa, la chiesa che si apre all'umanità e che si confronta con le diverse istanze non perde la propria identità. Ma non può rischiare di 'martellare' su argomenti come il divorzio, l'aborto, l'omosessualità e perdere di vista la sua missione che è testimoniare fino al dono della vita l'amore a Cristo, che ha rivelato Dio Tri-uno che è Amore. Francesco propone una Chiesa che deve essere al servizio dell'uomo, che si china a guarire le sue ferite, che accompagna con generosità chi si trova in affanno”.

Infatti più avanti Matarazzo sottolinea che il magistero non può ostinarsi a intervenire esclusivamente su determinati argomenti.“Una pastorale missionaria non è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L'annuncio di tipo missionario si concentra sull'essenziale, sul necessario[...]”. Nello stesso tempo però non si deve,“obliare o svendere la proposta etica che deriva direttamente dal Vangelo”. Infatti, non possiamo,“in nome del dialogo ad ogni costo, abbandonare il cardine 'veritativo' della proposta cristiana, o il radicalismo delle scelte evangeliche”. E qui il Papa propone quella brillante immagine dell'”ospedale da campo”. Infatti, la Chiesa di oggi è, deve essere, come un medico dopo una battaglia, la sua missione è quella di curare le ferite, cominciando dal basso.

Dialogare con tutti senza dimenticare che la salvezza si trova nella verità. E a questo punto Matarazzo cita la Dichiarazione “Dominus Iesus”, che afferma:“il dialogo perciò, pur facendo parte della missione evangelizzatrice, è solo una delle azioni della Chiesa nella sua missione ad gentes. La parità, che è presupposto del dialogo, si riferisce alla pari dignità personale delle parti, non ai contenuti dottrinali né tanto meno a Gesù Cristo, che è Dio stesso fatto Uomo, in confronto con i fondatori delle altre religioni”.

Pertanto,“in questa logica la vera riforma della 'vecchia Chiesa' non è quella strutturale, visibile a tutti, insomma quella dei palazzi. La vera rivoluzione, per Bergoglio, è quella degli atteggiamenti, quindi una metanoia, una conversione di mentalità – che ha i suoi riverberi anche sulla pianificazione pastorale – come aveva già auspicato Sant'Ignazio a suo tempo poiché 'era convinto che, partendo dalla 'riforma della propria vita', tenendo davanti agli occhi il modello di Cristo povero e umiliato a causa della parola di Dio, non si poteva non arrivare necessariamente anche a una riforma delle strutture”. Tuttavia,“solo chi ha fatto chiarezza in se stesso, solo chi ha scelto di seguire Cristo fino alla croce è in grado di discernere ciò che nelle strutture della Chiesa vi è di permanentemente valido, dovuto alla volontà stessa di Cristo, e quelle che invece sono le sovrastrutture 'mondane e vane', che si sono sovrapposte alle strutture originarie fino a quasi oscurarle”.

Secondo Matarazzo la Chiesa ha soprattutto bisogno di una rivoluzione cristocentrica che rinnovi relazioni, mentalità, stile comunicativo. Non basta cambiare per cambiare. Ovvero non servono modifiche strutturali nella Chiesa se i suoi membri prima non sentano non vivano un cambiamento interiore”. E qui l'autore del libro ci offre una efficace sintesi di che cosa significa conversione:“superare gli stereotipi di una vita freddamente bloccata in credenze e pratiche rituali, per accedere alla vita nuova in Cristo”.

Biagio D'Angelo è nato a Messina e vive a Milano. Da oltre vent’anni si occupa di comunicazione, collaborando con vari marchi nazionali ed internazionali.
Recentemente ha esordito nel panorama editoriale con l'Opera Prima "NON CI RESTA CHE CORRERE -una storia d'amore e resistenza" (2017, Rizzoli Editore), un romanzo sospeso fra realtà e fantasia, dove trova spazio una storia d'amore e una vetrina di personaggi, accomunati dalla passione per la maratona.
Un libro dedicato a tutti gli appassionati di running, ma anche a coloro i quali pur non praticando questa attività sportiva, possano comunque trarre, pagina dopo pagina, opportunità di riflessione, fra ironia, momenti lirici e tutto l'aspetto ludico che risiede nello sport più amato, che solo in Italia è praticato da circa sei milioni di persone.

Nella vita lei si occupa di comunicazione per diversi marchi nazionali ed internazionali. Potrebbe parlarmi del suo iniziale approccio con la scrittura, che ha poi dato vita all'opera autobiografica  "NON CI RESTA CHE CORRERE - una storia d’amore e resistenza"?
Ho sempre amato scrivere e il mio lavoro mi ha consentito, diciamo così, di tenermi in allenamento. Sin da piccolo mi è sempre piaciuto leggere e l'incontro con la corsa, qualche anno fa, è stato la  scoperta di un mondo che ho pensato valesse la  pena di essere raccontato, anche se non parlerei di autobiografia in senso stretto.

Il tema centrale della sua opera è la corsa, ovvero il running, per coniare l’omologo termine anglosassone, comunemente usato. La corsa è senza dubbio una delle attività sportive da sempre più praticata da milioni di persone. Interessante constatare che il fenomeno running, in costante crescita, nel nostro Paese è praticato da sei milioni di persone; fra esse, un’alta percentuale lo fa per mantenere la forma fisica, altri per puro divertimento. Ma, forse, esistono altre motivazioni delle quali vorrebbe parlarmi?
Oggi, fra le tante motivazioni che spingono le persone a correre, c'è anche quella di fare del bene. Esistono molte onlus in Italia e nel mondo che utilizzano la corsa per promuovere charity o sensibilizzare l'opinione pubblica su temi e iniziative sociali e nel libro ne parlo.

Il protagonista della storia è un quarantacinquenne padre separato, che un sabato pomeriggio di marzo  indossa una maglietta di cotone ed un paio di vecchie scarpe e invece di andare in palestra, comincia a correre lungo il Naviglio. Cosa scatta nella sua mente all’improvviso?
L'idea che chiudersi in una palestra dopo otto o dieci ore in ufficio sia una cosa disumana.

In questa nuova avventura avrà la possibilità di incontrare, conoscere e confrontarsi con diverse  persone, anch'esse appassionate di maratona. Un valore aggiunto per la comunicazione sociale?
La corsa può essere lo sport più individuale del mondo e lo sport più relazionale al tempo stesso.
Puoi correre da solo alle cinque del mattino, oppure assieme a cinquantamila persone a una maratona. Il valore aggiunto è proprio questo, credo.

Oltre al rapporto umano, fondamentale per capire le svariate realtà che ci circondano, nel corso della lettura ho colto altri significativi spunti circa la scoperta e talvolta la ri-scoperta da parte del protagonista di una Milano diversa, immersa nell’aria rarefatta dell’alba in tanti luoghi nascosti, visti attraverso gli occhi di coloro che li attraversano correndo. Tento di immaginare tale pervasiva sensazione, che vorrei spiegasse ai nostri lettori…
Milano e le grandi città in genere, le si possono attraversare in tanti modi. Farlo d'inverno, prima che inizi un nuovo giorno, per uno come me all'inizio è stata un'esperienza off limits; poi ci ho preso gusto e adesso, ogni volta che mi trovo in una nuova città per lavoro o per svago, mi impongo sempre un giretto di corsa al mattino presto.

Mi ha colpito un passaggio del suo bellissimo libro, da leggere tutto d’un fiato – "le ragioni per cui le persone di iscrivono a una maratona possono essere le più diverse. Come diverse possono essere le ragioni per cui le persone ogni tanto fanno cose bruttissime o bellissime. A volte lo si fa per non impazzire". Nella conclusione cosa vuole dire?
Che certe persone si iscrivono a una maratona per darsi una regola nella vita, avere qualcosa per cui impegnarsi con tutto se stessi per diversi mesi ed evitare di naufragare o lasciarsi andare, vuol dire questo.

Secondo lei, nella maratona quale posto occupa lo spirito di competizione?
Un posto molto importante. La competizione fa bene, aiuta a migliorarsi.

Potrebbe parlarmi di Constantin, uno dei suoi amici maratoneti, che dal 2016 corre con una protesi in carbonio. Un’efficace lezione di vita per le persone che forse a volte si pongono troppi limiti?
Certamente. Constantin è una persona che ha corso per anni con le stampelle. Con la protesi adesso va più forte di me.

Pensa di continuare a scrivere sull’argomento, magari pubblicando un nuovo libro nel prossimo futuro?
Non credo, sull'argomento quello che dovevo scrivere l'ho scritto. Adesso mi dedicherò ad altro.

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