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Lunedì, 21 Gennaio 2019

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Lo sapevamo che il primo esperimento di luce elettrica è del 1858 a Lecce nel Regno delle Due Sicilie ? E che è dello stesso anno, nello stesso regno del Sud,  la prima galleria ferroviaria del mondo ? E così potremmo continuare con centinaia di primati, come il primo cavo telegrafico sottomarino, il primo sismografo elettromagnetico del mondo, uno dei primi istituti ortopedici è a Napoli, la prima stazione vulcanologica è sempre di Napoli nel 1839, la prima ferrovia d’Italia e la prima stazione d’Europa, la prima illuminazione a gas di città, la prima Compagnia di Navigazione a vapore, il più progredito ospedale psichiatrico è a Palermo del 1835, la prima compagnia generale di Assicurazioni, la prima legge mondiale per la “raccolta differenziata” è del 3 maggio 1832 a Napoli con Regio Decreto numero 21, il primo battello a vapore del Mediterraneo…. Ed ancora potremmo continuare con centinaia di esempi : l’istituzione dell’Orto Botanico a Palermo nel 1795, il primo museo mineralogico del mondo del 1801, il primo ascensore d’Italia, il secondo istituto italiano per sordomuti, i primi restauri della Valle dei Templi  di Agrigento, la prima legge antisismica europea, il primo teatro lirico del mondo, la prima cattedra universitaria di Astronomia nel 1735 a Napoli, la prima Accademia Navale, il primo corpo dei Pompieri…

Ma l’elenco è lunghissimo e articolato, con centinaia e centinaia di positivi primati, tutti nel Regno delle Due Sicilie, primati nel campo demografico, scientifico, sanitario, economico, scolastico, educativo, assistenziale, urbanistico, artistico, monumentale, sociale. Tutto regolarmente taciuto dalla storiografia, dalla “cultura” che ha dominato dal’Unità d’Italia a oggi. Mentre si continua a trasmettere l’idea di un “sud borbonico, simbolo di arretratezza e  miseria” per meglio accampare l’idea di una unificazione voluta da potenze straniere e da una visione massonica e anticristiana.

Il grande maestro di cultura e di vita, Giovanni Cantoni, ci ha insegnato e ripetuto con forza che “chi sbaglia storia, sbaglia politica”. E gli ultimi 160 anni di  politica  italiana sono un susseguirsi di errori voluti, preparati, giustificati e costruiti a tavolino appunto perché nati dalla grande bugia e favola risorgimentale, che tra le tante disgrazie ha ucciso il Sud Italia e non solo, ha depredato le sue ricchezze, mortificato le sue genti e la loro dignità, impoverito quelle terre che ebbero riserve auree procapite doppie rispetto al Nord dell’Italia : 443 milioni rispetto al totale di 668 milioni di lire-oro di tutte le riserve degli Stati pre-unitari. E questi dati, ci ricorda Salvatore Carreca, autore del bel volume che raccoglie con serenità queste importanti verità nascoste sul Regno delle Due Sicilie, non sono di un filo-borbonico ottuso ma di Francesco Saverio Nitti, economista tanto unitario quanto fortemente anti-borbonico.

Il volume del ricercatore agrigentino, frutto di una encomiabile passione storica per la verità, è un viaggio nelle Due Sicilie,  da Carlo di Borbone a Francesco II, dal 1735 al 1860, e fa scoprire in mirabile sintesi e con buona documentazione, tante verità occultate o semplicemente sconosciute, che costituiscono la nostra gloria e il nostro vanto umiliati. Verità che se ben conosciute e trasmesse possono costituire caparra culturale per la rinascita di un popolo che dall’invasione garibaldino-piemontese-massonica è stato privato della speranza e fatto sprofondare nella rassegnazione. Bello nel volume anche il corredo iconografico, chiara la modalità espositiva. L’agile opera ha un carattere divulgativo che rende piacevole e immediata la lettura e la trasmissione delle informazioni esposte.

Salvatore Carreca, “Viaggio tra le meraviglie delle Due Sicilie” (1735 al 1860), Editoriale il Giglio, Napoli 2018, pp.143 con rare immagini d’epoca, € 12.00. 

La storia di un amore tra due persone che appartengono a mondi lontanissimi e per certi versi antitetici è l’occasione per tracciare un ritratto della Cina moderna, un paese in continua evoluzione, che in pochi anni ha avuto un’enorme crescita economica tanto da imporsi come potenza mon- diale. Tuttavia l’Autrice, ambientando la storia nella regione più occidentale del paese dove vive una popolazione fortemente discriminata, riesce a mostrare il lato oscuro di questo sviluppo impetuoso, fino a mettere in dubbio l’idea stessa di progresso: troppo alto è il prezzo da pagare se si calpestano i diritti dei più deboli e si distrugge l’identità di intere popolazioni ed etnie che pure possono vantare una storia millenaria.

Un libro appassionante in cui l’amore ed il sentimento si confondono con la lotta e la rivoluzione. Alla continua ricerca di libertà. Voci inascoltate di una Cina moderna.

Il romanzo di Iris si configura come il viaggio al femminile di un moderno Marco Polo, di una donna con la passione per la civiltà orientale che decide di fuggire dal mondo occidentale consumistico e bigotto per raggiungere un mondo fatto di antiche tradizioni e spiritualità. Ma quella che nella sua mente si configurava come una società ancestrale e pura in cui ricercare la propria identità, ai suoi occhi si mostra come una società basata sull’ambizione e l’apparenza in cui “paradossalmente si può anche perdere la propria identità”. La Cina, il suo sogno e al tempo stesso il suo incubo. L’unione e la separazione.

Parte per la Cina dopo la laurea e lì incontra la sua metà di mondo: un lui e una lei, dei senza nome, che si completano come due metà della stessa mela, come lo yin e lo yang, la notte ed il giorno, il sole e la luna. Trascorre dieci lunghi anni in Cina, il tempo di trasformare le sue speranze in disillusioni. Entra a contatto con una realtà diversa da quella descritta nei manuali di scuola, una realtà difficile, spesso taciuta… perché il controllo dell’informazione è ormai una verità del nostro secolo.

Tra il bianco e il nero di questo romanzo-denuncia ho potuto conoscere una realtà a me prima sconosciuta: quella degli uiguri, musulmani che abitano la regione autonoma cinese dello Xinjiang, sotto le continue repressioni da parte del governo centrale di Pechino. La diversità di lingua, religione, cultura di questa popolazione dal cuore della Cina, che spinge invece sempre più a un dominio tecnologico della terra, l’ha condotta all’isolamento e all’occultamento della sua causa. Per gli uiguri è pressoché impossibile fuoriuscire dal loro paese: “lei non riusciva a capire perché la sua domanda per ottenere il passaporto e il visto per l’Italia fosse sempre rifiutata”. Un paese che ha tutte le sembianze di una gabbia di uccellini cinguettanti, ai quali non è concesso il diritto alla libertà. Vengono discriminati in quanto “musulmani”, ma la parola “musulmano” non coincide con “terrorismo”. La società uigura, spiritualmente e culturalmente, è molto diversa da quella occidentale. Ma la diversità non implica l’esclusione.

Lui e lei, i due protagonisti del romanzo, fanno fatica ad integrarsi nella società dell’altro, ne riconoscono pregi e difetti, ma “l’altro, se guadato con rispetto e tolleranza, può solo completarci e integrare le nostre mancanze”. Una società perfetta non esiste ma a questa perfezione ci si può avvicinare con l’inclusione e l’integrazione, sempre e comunque nel rispetto reciproco. A combattere per la causa uigura è Rebiya Kadeer, rifugiata negli Stati Uniti con l’intento di sfuggire al governo cinese che voleva per lei la reclusione a vita. E’ una donna che non ha paura di raccontare al mondo la sua versione dei fatti, completamente diversa da quella cinese. E’ una donna che lotta quotidianamente per il suo diritto alla parola, per il diritto alla libertà. Ma non dobbiamo scordare che è madre di undici figli e ad ogni sua parola fuori posto vede costantemente entrare e uscire dalle prigioni la sua numerosa famiglia.

Per questo motivo è meno influente del Dalai Lama, che pur si spende quotidianamente per l’indipendenza tibetana. E’ questa una storia che nutre la curiosità del lettore e lo accompagna alla scoperta di un nuovo popolo e allo svelamento delle verità. Ma è innanzitutto una storia che commuove per quell’amore che abbatte le barriere dell’emarginazione e che vede nell’opposizione una ricchezza e un dovere per l’esistenza. Avete mai pensato al fuoco senza l’acqua? Alla luce senza il buio? Alla passione senza la razionalità? Lui e lei, “seppur distanti, continuano a essere un’unità che contribuisce a mantenere l’universo intatto”. Dedicato a: - chi ha sete di curiosità - chi non ha paura della verità - chi ama il suo opposto - chi è un tutt’uno col mondo 

L’autrice: Dopo aver trascorso molti anni della sua vita in Cina, Iris ad oggi è costretta a mantenere l’anonimato per salvaguardare la sua persona e la sua famiglia. Sceglie di lottare con l’arma più potente, la penna, e questo basta per conoscerla a fondo.  

Al via la VII edi­zione del Premio Nazi­onale di Poesia “Cip­ressino d’oro”, promosso ed orga­nizzato dal Kiwanis Club di Follonica.
La rassegna lettera­ria, la cui organizzazione è come di consueto affidata al kiwaniano Loriano Lotti, nelle scorse edizioni ha raggiunto risultati inaspetta­ti: sono pervenute alla giuria centinaia di poesie, con poeti premiati di tutta Italia. 
Un successo che di fatto ha portato il nome di Follonica in tutto il nostro Pae­se e non solo. 
Quindi, anche per l’edizione 2019 l’att­esa è alta e  la giu­ria di qualità, comp­osta da: Patrice Ave­lla scrittore e poet­a, Daniela Cecchini giornalista, scrittr­ice ed operatrice cu­lturale e Gordiano Lupi editore, scritto­re e poeta, è pronta a mettersi al lavor­o per le attente valutazioni degli elaborati. 
Il Premio vede il supporto dell’Artista Gian Paolo Bonesini, che ogni anno dona al Club alcune sue opere, che poi vengo­no consegnate ai vin­citori. 
Il tema scelto dagli organizzatori è qu­anto mai attuale: “L­'integrazione: eleme­nto di coesione all'­interno della nostra società”, questo il titolo della settima edizione del “Cipr­essino d’oro”. 
«L’integrazione – spiega Loriano Lotti – si manifesta attra­verso la partecipazi­one alle dinamiche sociali e culturali, senza alcun preconce­tto. 
È compito degli edu­catori, in primis la famiglia e la scuol­a, contrastare lo sv­antaggio, derivante non solo da disturbi evolutivi e di appr­endimento, ma anche dall'appartenenza a culture diverse. 
Si tratta di un pro­cesso sociale, che avviene attraverso la trasmissione di cos­truttivi modelli eti­ci e socioculturali, che inizia dall'inf­anzia, affinché ogni individuo possa sen­tirsi a pieno titolo membro di una comun­ità, senza limitazio­ni di sorta». 
Il premio è istitui­to allo scopo di pro­muovere e incoraggia­re la diffusione deg­li ideali kiwaniani, rivolti a tutti i bambini del mondo; la partecipazione è gra­tuita. 
Il testo dovrà esse­re inedito, fino al giorno della consegna e non premiato in altri concorsi lette­rari. Oltre al compo­nimento poetico, i partecipanti dovranno inviare alla segret­eria del “Cipressino d’oro” la scheda d’­adesione, debitamente compilata con i da­ti richiesti, e sott­oscritta. 
Gli elaborati dovra­nno arrivare entro domenica 31 marzo 201­9, salvo proroghe de­cise dagli organizza­tori. 
La premiazione si terrà a metà maggio. L’iscrizione potrà avvenire sia tramite email (follonica@kiw­anis.it) che a mezzo posta (Premio Cipre­ssino d’oro – Kiwanis Club Follonica, via Lamarmora 62, c/o Loriano Lotti, 58022 Follonica, Grosseto­). 
Gli autori, se dara­nno il loro consenso, potranno vedere la propria opera pubbl­icata in un’antologia edita dalla casa editrice "Il Foglio Letterario" di Piombi­no. 
Per tutte le inform­azioni è possibile scrivere all’indirizzo mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. oppure  chiamare il numero 347.6754324. 

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