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Martedì, 24 Novembre 2020

Padre Livio Fanzaga dai microfoni della sua Radio Maria non perde mai di vista di fare formazione, e azione apologetica per gli uomini e le donne che vogliono appartenere alla Chiesa senza se e senza ma. Nel settembre scorso la casa editrice Sugarcoedizioni di Milano ha pubblicato un saggio di padre Livio, sul Credo di san Paolo VI, il titolo dell’opera: “La Dottrina Cattolica. Il Credo antimodernista di San Paolo VI”.

Naturalmente il libro va letto e meditato passo dopo passo come sta facendo padre Livio ogni mattina in radio. E’ un testo che serve come nutrimento spirituale, che va completato attraverso un percorso di riflessione e di meditazione.

Nella prima Parte, il sacerdote, presenta il papa Paolo VI, un santo “vero”, come profeta del nostro tempo. Riconosciuto santo dalla Chiesa, non perché Papa, “ma per il suo alto profilo spirituale, morale e intellettuale, un profilo profetico straordinario, non compreso a suo tempo, ma che ora ci appare in tutto il suo valore”. Padre Livio, non manca di ricordare che Paolo VI, negli ultimi dieci anni ha vissuto una sistematica persecuzione, non tanto fuori dalla Chiesa, ma al suo interno. Pertanto, la sua elevazione agli altari gli restituisce giustizia e nello stesso tempo, la Chiesa propone un profeta di grande attualità.

Paolo VI, ha intuito, proprio dopo il Concilio Vaticano II che la Chiesa stava per essere investita da una crisi devastante. Per questo nel 1968 proclamò l’Anno della fede, compose lo straordinario documento che fu il “Credo del popolo di Dio”.

Secondo padre Livio, “non si comprende lo straordinario valore della Professione di fede di San Paolo VI se non la si colloca nel contesto del post-Concilio, quando i risultati di un lungo lavoro furono messi in discussione non solo dalle correnti tradizionaliste, ma anche da quelle moderniste, sempre più insidiose e virulente”.

Paolo VI viene eletto Sommo Pontefice nel conclave del 1963. Il nome scelto da Papa Montini indica il suo orientamento, quello di san Paolo, “l’apostolo delle genti, infatti, “il nome Paolo contiene già il suo programma: portare Cristo a tutti”.

Padre Livio accenna a quei tempi del Concilio a Roma quando lui giovane studente alla Gregoriana, iniziava a sentire e vedere ad affiorare i primi elementi della crisi di fede.

Il testo mette in luce il profondo amore per la Chiesa, nostra madre da parte del pontefice. “Essere membri della Chiesa è una grande gioia, amare la Chiesa è un dovere e servire la Chiesa è il compito di tutti noi. Come pure difendere la Chiesa, mai offendere la Chiesa, perché lei ci ha dato la fede”.

Del resto, questo è un imperativo che dovrebbe valere per chi si professa cristiano e in particolare per Radio Maria, nonostante gli scandali di certi uomini di Chiesa. “In ogni circostanza - scrive padre Livio - dobbiamo usare parole di figli, tenendo presente che dietro le debolezze umane c’è la presenza di Cristo, il Signore che vive nella Chiesa come l’anima nel suo corpo”.

Paolo VI chiude il Concilio, l’8 dicembre 1965, compiendo quasi un miracolo di equilibrio e di saggezza. Il testo di padre Livio pone la sua attenzione sulle due correnti che hanno messo in discussione il Concilio: la corrente tradizionalista e quella che lui chiama neo-modernista. La prima, puntava a uno scisma, come quella lefebvriana, la seconda metteva in discussione la stessa fede cattolica, ritenuta superata dalle conquiste della modernità. Il Papa è arrivato a sostenere che “il fumo di satana”, stava entrando all’interno della Chiesa stessa. In quell’occasione ha tenuto un discorso storico, profetico anche per il nostro tempo: “La religione del Dio che si è fatto uomo e la religione dell’uomo che si fa Dio”. Padre Livio evidenzia il secondo aspetto: “allora Paolo VI non immaginava che questa seconda religione sarebbe penetrata nella Chiesa, prima nelle élites e poi nel popolo, svuotando la fede e cercando di spingere la stessa Chiesa verso un sincretismo religioso, il cui fine ultimo sarebbe l’abolizione di Dio e il culto dell’uomo”.

Pertanto, oggi si può affermare secondo il direttore di Radio Maria, “che la religione che si fa Dio è quella vincente. Se in Occidente le chiese sono vuote è perché sta vincendo la religione dell’uomo che si mette al posto di Dio”.

Naturalmente padre Livio fa presente che per comprendere l’eresia modernista, contro il quale ha dovuto combattere Paolo VI, occorre risalire all’enciclica di Papa San Pio X, “Pascendi Dominici Gregis”, dove san Pio X, spiega che l’eresia modernista è la somma di tutte le eresie, perché nega la possibilità stessa della divina Rivelazione, in quanto ogni religione, compresa quella cristiana, sarebbe una proiezione dello spirito umano e quindi passibile di cambiamenti”.

Per avere un’idea della situazione odierna che sta vivendo la Chiesa per quanto riguarda l’Europa, il testo cita il cardinale di Utrech, Wilem Jacobus Eijk, il quale sostiene che il nostro tempo è segnato dall’impostura anticristica. Portando come esempio la sua diocesi che aveva aperte 280 chiese, ora ne ha soltanto 15.

Padre Livio sottolinea il carattere missionario di Papa Paolo VI, e ci invita a meditare le commoventi parole pronunciate a Manila dinnanzi a una folla immensa di poveri e diseredati, è quello che deve fare anche Radio Maria.

Ancora una volta nel testo il sacerdote descrive la Via Crucis che ha dovuto sopportare Paolo VI, subito dopo il Concilio negli anni, dal 1966 al 1978, anni in cui il papa ha coraggiosamente difeso l’integrità della fede cattolica, attaccata alla sua stessa radice dalle correnti neomoderniste. Sono gli anni della tanto discussa e contestata enciclica “Humanae Vitae”. E proprio sulla contestazione al Papa che padre Livio ci invita a soffermarci. Paolo VI si considerava segno di contraddizione. “La Chiesa, attraversa oggi un momento di inquietudine. Molti si esercitano nell’autocritica, si direbbe persino nell’autodemolizione”. Si fa notare come l’espressione “autodemolizione della Chiesa” risuona frequentemente nelle parole di Paolo VI e, successivamente, anche di Benedetto XVI. “La Chiesa oggi, - sottolinea il sacerdote – si distrugge dal di dentro, quando non è più fedele a Cristo e mette in questione la fede”. E’ questa l’autodemolizione. Tutti si aspettavano una fioritura della fede, “un’espansione serena dei concetti maturati nella grande assisi conciliare, e invece la Chiesa viene colpita da chi ne fa parte”.

Risuona la frase che in innumerevoli occasioni abbiamo sentito risuonare: “Si credeva che dopo il, Concilio sarebbe venuta una giornata di sole per la storia della Chiesa. E’ invece venuta una giornata di nuvole, di tempesta, di buio, di ricerca, di incertezza”.

Il 30 giugno 1968 nella basilica di San Pietro pronuncia il famoso Credo del popolo di Dio, una professione di fede di una luminosità impressionante e, in quell’occasione, pronuncia una frase che è passata alla storia: “il Papa ha la sensazione che da qualche fessura sia entrato il fumo di satana nel tempio di Dio”. Secondo padre Livio questa affermazione è attualissima, il fumo di satana si riferisce a un pensiero non cattolico che è penetrato nella Chiesa. Peraltro, è stato ben spiegato da Jean Guitton, amico del papa, con il quale ogni anno si trovava per un incontro fin da quando erano giovani. Tuttavia, è proprio al filosofo che Paolo VI confida i suoi timori “che un domani questo pensiero non cattolico diventi maggioritario, ma deve pur sussistere un piccolo gregge che rimanga fedele”.

Paolo VI muore il 6 agosto 1978, Andrè Frossard, grande intellettuale, comunista, convertito al cattolicesimo è lapidario: “la crudeltà del mondo lo ha ucciso”.

La seconda parte del libro è tutta dedicata alla “professione di fede di San Paolo VI”, che si apre con l’omelia in piazza San Pietro, dove il Papa, precisa che mentre si accinge a pronunciare il Credo, riprende sostanzialmente il Credo di Nicea, il Credo dell’immortale Tradizione della santa Chiesa di Dio.

“Noi siamo coscienti dell’inquietudine – afferma il Papa – che agita alcuni ambienti moderni in relazione alla fede. Essi non si sottraggono all’influsso di un mondo in profonda trasformazione, nel quale un così gran numero di certezze sono messe in contestazione o in discussione. Vediamo anche dei cattolici che si lasciano prendere da una specie di passione per i cambiamenti e le novità”.

Infatti, Paolo VI, senza nominare il modernismo, allude a quei cattolici che si lasciano influenzare dalle correnti egemoni del pensiero moderno, col rischio di mettere in discussione le verità rivelate e di intaccare gli insegnamenti della dottrina cristiana.

Così nell’attuale clima di “autodissoluzione della fede” e di “apostasia silenziosa”, “il Credo di Paolo VI, arricchito dagli insegnamenti del Catechismo della Chiesa cattolica, rappresenta una guida necessaria per non smarrire il cammino della verità e tenere accesa la lampada della fede mentre si estendono sempre più le tenebre della menzogna”.

 

 

Ho incontrato lo scrittore romano Benedetto Scampone alla stampa estera, abbiamo parlato del sua opera prima , il suo primo lavoro come scrittore e mi ha portato in ufficio il suo libro molto interessante con il titolo, “L’archivio della coscienza”, un thriller ad alta tensione in cui si raccontano le indagini per catturare il primo serial killer della storia di Roma, e in cui si riflette sui tortuosi percorsi della mente di un assassino. Un romanzo coinvolgente che mette in scena una vicenda sanguinosa legata a un oscuro passato; una storia di disperata vendetta, di colpe mai espiate e di segreti inconfessabili, chiusi a doppia mandata nell'archivio della coscienza.

Parlaci un po del libro

L'archivio della coscienza è un thriller intrigante ambientato nelle strade della Città Eterna, sporcate da una serie di omicidi simbolici che sconvolgono e atterriscono la popolazione. Nell’incipit del romanzo si presenta una cruenta scena del crimine: un uomo sta contemplando l’orrore che ha causato; perso nelle sue febbrili elucubrazioni e con le mani imbrattate di sangue, afferma di non far più parte del mondo, e di aver attuato la prima fase della sua missione di vendetta. Ho riservato al killer dei capitoli brevi e incisivi, introdotti da citazioni che vanno lentamente ad arricchire la personalità dell’oscura figura. In questi tragici inserti costruisce non solo il presente ma anche il passato dell’omicida, indagando le motivazioni che lo spingono ad agire con tanta violenza.

Parlami dei protagonisti del tuo libro Benedetto

I tre protagonisti di questa affascinante storia, i cui destini vanno ad intrecciarsi profondamente, e il cui travagliato passato viene rivelato poco alla volta mostrando coincidenze inaspettate. Michele Pisano è il comandante della sezione Anticrimine della Polizia romana: un uomo burbero che ne ha viste tante, totalmente devoto al proprio lavoro anche se la sua professione sta diventando un peso sempre più insopportabile. La Dottoressa Maela Mannini è un’anatomopatologa intuitiva e sensibile, una donna estremamente forte, che si destreggia in un mondo maschile e maschilista. Alessandro Scantini, il personaggio più intenso di questa storia, è un criminologo specializzato in delitti seriali e in profiling; un professionista brillante, con un passato nell'FBI e un presente autodistruttivo: “Era un uomo erudito che aveva passato quasi tutta la vita a studiare gli altri senza preoccuparsi di sé. Completamente solo, affronta i giorni combattendo coi fantasmi che albergano nella sua mente”.

Parlami di te

Sono nato a Roma, nel 1979 e ho lavorato a lungo nell’ambito amministrativo rivestendo ruoli manageriali, fino ad approdare, circa cinque anni fa, nel mondo del Ministero della Pubblica Istruzione. Mi sono trasferito a Bracciano, una cittadina lacustre con paesaggi ameni e pittoreschi, e ho trovato la giusta ispirazione per scrivere la mia prima opera, il thriller “L’archivio della coscienza” (Gruppo Albatros Il Filo, 2019).

SINOSSI. Cos'è la coscienza se non il luogo dove memorizziamo quei momenti che ci hanno segnato o cambiato? Sono quelle situazioni che decidiamo di mettere da parte, di nascondere, di archiviare per non doverle più affrontare, poiché il solo pensiero di farlo ci distrugge. Spesso però, arriva il tempo in cui ognuno di noi deve farci i conti. È stato così per la Dottoressa Maela Mannini, anatomo patologo forense della questura di Roma, per il comandante Michele Pisano, capo della sezione Omicidi della Polizia romana e per il dottor Alessandro Scantini, ex agente dell'FBI ed esperto del comportamento umano. Tre destini apparentemente diversi, tre background diametralmente opposti che si incontrano e si intersecano durante un'indagine, dalla quale emergeranno sconcertanti episodi legati al loro passato, ma che delineeranno la strada per catturare il primo serial killer della storia di Roma.

Benedetto Scampone ci offre il ritratto di tre personaggi profondamente umani, dipinti con pennellate cariche dei colori della vita; ci permette di entrare nei loro archivi della coscienza e di conoscere anche i loro segreti più inconfessabili, mostrando sfaccettature del loro carattere assolutamente inimmaginabili. Nelle loro indagini scandite in apertura di capitolo dai giorni e dagli orari in cui si svolgono - tanto da avere l'impressione di essere in un film d’azione per la carica di tensione che tale espediente veicola - si entra in un mondo di violenza e di cieca vendetta dove le vittime del serial killer sono messe in posa come le donne dei quadri di Vincent Van Gogh, e le loro bocche vengono incollate per preservare dei messaggi criptici scritti in latino sulla pagina di un libro. Un enigma che aprirà più di un vaso di pandora e che costringerà i protagonisti ad affrontare i loro errori e le loro sofferenze; una frenetica corsa contro il tempo per salvare il vero e sconvolgente obiettivo del folle mostro.  

A sentire i mass media sembra che durante il lockdown dei mesi scorsi, la diffusione della pornografia nelle case degli italiani è aumentata esponenzialmente. Con tanti problemi che affliggono la nostra società a chi può interessare occuparsi del fenomeno. Esiste un libro che affronta la questione in tutti i suoi aspetti dal punto di vista medico, psichico e sociale. Il testo scritto dallo psicoterapeuta Peter Kleponis, direttore di una clinica di consulenza a Conshohocken negli Stati Uniti, «Uscire dal tunnel. Dalla dipendenza da pornografia all'integrità», pubblicato dalla casa editrice calabrese, D'Ettoris Editori di Crotone (2019).

La pornografia è una delle piaghe sociali meno conosciute. Un gran numero di persone ne diventa dipendente, compromettendo l'integrità delle relazioni coniugali, familiari ed anche lavorative. Gli effetti di una esposizione frequente e prolungata ai video pornografici sono nocivi per la salute fisica e mentale. Tuttavia da questa dipendenza se ne può uscire. Questo libro conferma ampiamente questa tesi. “Uscire dal tunnel”, intende aiutare chi desidera conoscere il problema, informando sulle caratteristiche delle immagini pornografiche, sul loro impatto sul sistema nervoso, sulla dipendenza emotiva e chimica che ne deriva. Inoltre il testo indica la strada su come uscire da questa dipendenza «per riacquisire la libertà, riacquistando la propria integrità attraverso l'auto-aiuto, la terapia e il sostegno dei gruppi d'incontro».

Il testo ben documentato è prefato dal cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

«Questo libro – scrive il cardinale – è uno strumento utile per tutti coloro che si occupano di educazione, fornendo una copiosa quantità di informazioni a livello statistico, sociale, psicologico, sanitario e persino pastorale riguardo al fenomeno della pornografia[...]». Il cardinale ricorda il documento della CEI, “Educare alla vita buona del Vangelo”, dove si richiama ad una “emergenza educativa”, a cui bisogna provvedere a partire dalle famiglie, parrocchie, scuole, associazioni di ogni tipo, al fine di contrastare questa deriva diseducativa ormai presente da troppi anni. «A tale proposito - scrive Bassetti - il libro di Peter Kleponis è utile per farci riflettere su come la pornografia si insinua e invade la vita di ciascuno, di come essa può condizionare i nostri pensieri, le nostre azioni e le nostre relazioni».

Tuttavia per Bassetti questo libro non ha lo scopo di affrontare il tema dal punto di vista morale, ma è più importante considerarlo da quello sociale, sanitario e antropologico e pastorale. Bisogna esaminare soprattutto le conseguenze della pornografia. Leggendo questo libro si comprende come la pornografia «consente un costante bombardamento contro il sacramento che unisce l'uomo e la donna, cercando di distruggere la presenza e la benedizione di Dio nella famiglia».

Oltre al cardinale Bassetti, c'è un invito alla lettura di Stefano Parenti, che nel testo individua, finalmente, scrive, c'è qualcuno che osa proporre un percorso efficace per liberarsi dalla dipendenza della pornografia. In realtà lo studioso americano, pratica una vera e propria psicoterapia cattolica.

Infatti nell'introduzione, l'autore spiega perché è utile un libro sulla pornografia rivolto ai cattolici, ai credenti. «La pornodipendenza è un'epidemia in America ed in Europa. Milioni di uomini, donne e giovani ne sono affetti. La pornografia sta distruggendo la vita di singole persone, matrimoni, famiglie e carriere e, cosa più importante, sta rovinando la relazione delle persone con Dio. Nessuno è immune da questa epidemia. Sfortunatamente però solo pochi individui ne stanno parlando».

Kleponis si rende conto che la maggior parte della gente non comprende la pericolosità della deriva pornografica sulla nostra cultura.

Il professore Kleponis, invece, sostiene, che la pornografia gioca un ruolo significativo nel 56% dei divorzi. Su internet la fascia più numerosa degli utenti di pornografia, è quella degli adolescenti tra i dodici e i diciassette anni. Peraltro,molti lavoratori perdono il lavoro, perchè accedono a visioni pornografiche durante le ore di lavoro. Inoltre, «la maggior parte dei molestatori sessuali ha iniziato con la pornodipendenza».

Non solo, ma la pornodipendenza non è un fenomeno esclusivamente maschile, ma sta crescendo anche tra le donne. Il professore crede nella terapia per uscire dalla dipendenza e invita i credenti ad utilizzarla senza vergognarsi. La Chiesa potrà aiutarli, essendo fonte di amore e compassione.

Il testo del professore Kleponis si divide in due parti. La 1a (Capire il problema della pornografia); la 2a parte (Affrontare il problema della pornografia).

Nella prima parte del libro Kleponis illustra l'epidemia di pornografia e presenta i risultati più recenti relativi alla ricerca, facendo leva sulla sua attività professionale. Illustra la reale portata dell'epidemia, quali sono i soggetti che colpisce e quanto è diffusa. Il testo prende in esame gli effetti della pornografia sugli uomini, sulle donne, sui matrimoni, sui bambini, sugli adolescenti e anche sul clero. Infine il dottor Kleponis presenta l'insegnamento della Chiesa sulla pornografia.

Nella seconda parte del libro descrive come aiutare coloro che stanno lottando con la pornodipendenza e come proteggere le famiglie da questo flagello. In particolare presenta il programma riabilitativo:“L'integrità inizia ora!”.

Nei capitoli seguenti il professore indica percorsi di guarigione per singoli persone, per coppie e per il clero. Inoltre in questi percorsi, Kleponis dimostra come la Chiesa possa essere di sostegno al percorso riabilitativo. In questo contesto il professore americano incoraggia ad adottare come modello di sana sessualità, guardando a “la Teologia del Corpo”, e al testo “Amore e responsabilità”, del grande san Giovanni Paolo II.

Infine nel libro vengono offerte «strategie pratiche per proteggere le famiglie dalla pornografia, corredate con un ampio elenco di risorse per singoli, coppie e famiglie».

Nel testo si raccontano storie di persone reali, uomini e donne, che hanno lottato e hanno sofferto a causa della pornografia, intraprendendo un percorso di guarigione ritrovando la libertà. E' il caso di Tom e Janet, una coppia, sposati da vent'anni, con quattro figli. Il professore presenta la loro storia nel 1° capitolo. E' fondamentale per il professore cominciare a parlarne, non è un segreto per nessuno che viviamo in una cultura pornificata, dove abbondano le immagini sessualizzate. Li troviamo nei film, nella televisione, nella pubblicità, nelle riviste, nei cataloghi, nei videogiochi, nella musica pop, nella letteratura, nei social media e su internet. Il perchè è semplice: il sesso vende. «Il mondo della pubblicità lo capì decenni fa. L'attenzione degli uomini è immediatamente catturata dalle immagini sessualizzate. Quando un prodotto è sessualizzato, riceve la loro attenzione. E' sufficiente guardare gli spot televisivi durante una partita di calcio per vedere quanto il sesso sia usato dalla pubblicità». Tuttavia ancora oggi, in molti non riescono a comprendere quanto la pornografia porti alla dipendenza e quante vite stia mandando in rovina.

Il termine chiave per definire la pornografia è “usare”. Nella Teologia del Corpo e in Amore e responsabilità Papa Giovanni Paolo II, scrisse che il contrario di amare non è odiare, ma usare. Dio non ha creato i suoi figli affinché si usassero tra loro.

In tutti i casi in cui si presentano immagini nude o persone, possiamo definire come pornografia che porta le persone a “usare” gli altri. «Quando un uomo guarda pornografia, non sta pensando che la donna che sta guardando sia una persona con pensieri e sentimenti, non sta pensando che sia la figlia di qualcuno e neanche a quali possono essere le terribili circostanze che possono averla portata a lavorare nel mondo della pornografia». Sostanzialmente sta solo pensando che è lì per il suo piacere e che quindi per essere usata, sta solo pensando egoisticamente a se stesso.

La pornografia causa dipendenza e i suoi effetti sul cervello sono simili a quelli della droga e dell'alcol.

Kleponis considerando la pornografia ormai accessibile soprattutto in internet, individua cinque principi che portano alla dipendenza: “le cinque 'A'”: 1 Abbordabile, 2 Accessibile, 3 Anonima, 4 Accettata, 5 Aggressiva.

I danni causati dalla pornografia sono evidenti nel matrimonio e nella famiglia, «per la moglie scoprire che il marito consuma pornografia può essere molto traumatico, perché per anni ha pensato di conoscere il proprio uomo, e ora scopre che lui ha una vita segreta». I mass media hanno modificato la mentalità delle persone. Se prima il consumo di pornografia era considerato una vergogna e da nascondere al pubblico, ora è resa, soprattutto tra i giovani, assolutamente ammissibile.

La pornografia ormai è diventata un grande business, «i pornografi – per Kleponis - sanno che il loro prodotto conduce alla dipendenza e il loro obiettivo è quello di portare alla dipendenza il maggior numero possibile di persone [...]». Inoltre questi produttori di pornografia per giustificare il loro lavoro, «affermano che stanno semplicemente esercitando il loro diritto alla libertà di parola o che stanno facendo “arte”».

Sarebbe interessante documentare come il professore americano come ha descritto a partire dal 1940, come ogni dieci anni, un passo dopo l'altro i nostri valori culturali siano stati erosi e come hanno accettato la pornografia più sfrenata, fino ai nostri giorni. Comunque è utile ribadire che nella pornografia le vittime sono proprio le donne.

Kleponis è categorico sul tipo di donna che sceglie di lavorare nell'industria pornografica. «La risposta è: una donna profondamente ferita. Non conosco giovani donne sane che dicono di voler diventare pornostar. Non è raro che le donne della pornografia provengano da famiglie afflitte da abusi, dipendenza, rifiuto, abbandono e trascuratezza». Per Kleponis, «queste ragazze sono disperate e sono preda dei pornografi. In un primo momento accettano di fare pornografia per sopravvivere». Tra l'altro, secondo una ricerca, molte di queste ragazze, si è scoperto che la maggior parte di esse è morta prematuramente a causa dell'uso di droga, per suicidio, omicidio, abuso di alcol. Addirittura, «l'aspettativa di vita media di una pornostar è di soli 37, 43 anni» (Jennings, 2013).

Il professore chiarisce che sicuramente la pornografia non sarà mai messa fuori legge negli USA. «Per quanto possiamo aborrire la pornografia il sentiero che conduce alla vittoria non è evidentemente quello che passa dalle corti di giustizia. Piuttosto dobbiamo cambiare i nostri cuori e le nostre menti per denunciare la pornografia per la forza distruttiva che essa è». Si può fare qualcosa per quanto riguarda l'oltraggio al pudore, così come esistono leggi contro la pedopornografia, si possono emanare leggi anche per impedire la produzione di pornografia violenta, che degrada e abusa le donne.

I genitori e gli insegnanti devono educare gli adolescenti ai pericoli della pornografia e insegnare loro che è una dipendenza come la droga e l'alcol. Lo scopo del libro è aiutare la gente a scegliere una sana sessualità e di evitare la pornografia. 

 

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