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Sabato, 21 Ottobre 2017

Domenica 22 ottobre 2017, alle ore 10:30 presso il Palazzetto dell'Arte "Andrea Pazienza" di Foggia, prenderà il via la settima edizione di Buck, il festival della letteratura per ragazzi organizzato dalla Fondazione dei Monti Uniti di Foggia, Biblioteca "La Magna Capitana" e amministrazione comunale.

A tagliare il nastro della settima edizione "Onda su oda" sarà la guest star Sonia Maria Luce Possentini: la pluripremiata pittrice ed illustratrice inaugurerà la personale intitolata "Storie di mare, sogni e dipinti", mostra che resterà in esposizione fino a domenica 29 ottobre, tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 17 alle 20. Nel pomeriggio di domenica 22, alle ore 17 al Palazzetto dell'arte, Sonia Possentini proporrà delle letture accompagnate da brani musicali scelti, in un incontro libero ed aperto al pubblico.

Si ricorda che lunedì 23 prenderanno il via i laboratori del festival, mentre martedì 24 in Fondazione Monti Uniti sarà inaugurata la Fiera dell'Editoria del Buck Festival e la mostra degli allievi dell'Accademia delle Belle Arti di Foggia, mentre in sala "Rosa del Vento" appuntamento con la presentazione dei "Freschi di stampa", le novità editoriali del settore presentate al festival in anteprima nazionale.

Chi è Sonia Maria Luce Possentini

E' nata a Canossa (RE), vive a Pigneto sul Secchia (MO). Laureata in Storia dell’Arte e all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha frequentato la scuola d’illustrazione di Sarmede con Stepan Zavrel ed il corso d’illustrazione di Kveta Pakovskà dell’Associazione Culturale Teatrio di Venezia. Ha ottenuto borse di studio da Fondazione Magnani Rocca di Mamiano (PR) ed Olands Grafiska Skola.

Pittrice ed illustratrice, ha preso parte a numerose esposizioni personali e collettive, pubblicando albi illustrati, cover e manifesti per Fatatrac, La Margherita Edizioni, Kite Edizioni, Mine-Edition, Grimm Press, Lirabelle, Giunti, Carthusia, Lapis, Castoro, Mondadori, Salani  e Sonzogno e tanti altri.

Ha ricevuto premi e riconoscimenti in Italia e all’estero, tra cui il Silver Award al concorso Illustration Competition West 49, promosso dalla Società Illustratori di Los Angeles. Il suo libro Un bambino (Kite Edizioni, 2011) è stato selezionato da IBBY Italia e candidato a BIB - Biennale di Bratislava. Il suo libro L’alfabeto dei sentimenti edito da Fatatrac 2014 ha vinto il Primo Premio Pippi 2014 e selezionato per il White Ravens ( Germania)  2014. Il suo libro Noi ( 2014) edito da Bacchilega ha vinto il Primo Premio Città di Bitritto 2014 E selezionato da Ibby per Outstanding Books for Young People with Disabilitie 2015, selezione bibliografica internazionale d'eccellenza dedicata ai libri per ragazzi con disabilità.

Nel 2012 è stata testimonial del progetto Città Invisibili nell’ambito della Biennale di Letteratura e Cultura per l’Infanzia promossa dalla Regione Veneto. È docente di Illustrazione presso la Scuola Internazionale di Comics di Reggio Emilia e presso l’Università degli Studi di Padova nel Master in illustrazione per l’infanzia ed educazione estetica: per una pedagogia della lettura iconica.

Sonia Maria Luce Possentini ha donato al festival le illustrazioni per realizzare il visual della campagna di promozione 2017.

Una bella esperienza, per imparare a riflettere ed  acquisire un miglior rapporto con l'infinita sfera emozionale che risiede in ognuno di noi.
Questa, in sintesi, la mia felice constatazione dopo aver a lungo conversato con la saggista Gabriella Campioni, ex docente presso la scuola primaria ed attualmente impegnata nel suo ruolo di insegnante, sempre guidata dall'entusiasmo e la voglia di mettersi in gioco che la caratterizzano, ma in un ambito diverso, quello dell'Università della terza età.
Curiosa, dinamica, riflessiva ed estremamente amorevole nel suo modo di porsi al prossimo, Gabriella è una donna di grande cultura; tutto ciò appare evidente  nelle sue opere editoriali, risultato di lunghe ricerche ed approfondimenti storici. Nell'intervista che ha gentilmente rilasciato al nostro giornale parleremo dei suoi interessanti saggi, ma anche di solidarietà, pensiero propositivo, ricerca personale attraverso la dinamica mentale e così via...

Appena abbiamo in­iziato a parlare ho avvertito la sensazi­one di trovarmi dina­nzi ad un'insegnante, per il suo modo as­solutamente chiaro di esprimere concetti non sempre semplici. Ho ragione?
In effetti è proprio così; ho lungamente insegnato presso la scuola primaria e nel corso di questa esperienza ho organiz­zato svariate manife­stazioni nel paese alle porte di Milano nel quale vivo, tra cui un palio in cost­ume rinascimentale, che per dodici anni ha portato la scuola fu­ori dalle sue mura,  coinvolgendo seicento persone. Tuttora collaboro con la biblioteca ed al­tre realtà locali, con l’intento di sti­molare una cultura, o forse, direi meglio una mentalità, di tipo “cittadinanza at­tiva". Sono convinta che molti problemi possano essere allev­iati, se non risolti, con una maggiore coesione e solidarietà fra la gente, oltre che con un pizzico di inventiva e proat­tività. Credo anche che il cambiamento di cui abbiamo bisogno possa partire solo “dal basso”, dalla gente comune, come noi. Un mi­nuscolo contributo lo sto dando attraver­so una pagina Facebo­ok intitolata “La fo­resta silenziosa”,  in cui cerco di divulgare le iniziative propositive intrapr­ese da singoli o pic­coli gruppi.

Anche oggi contin­ua ad insegnare, ma stavolta a persone adulte. Vorrebbe parl­armene?
Da sei anni tengo un corso intitolato “p­ensiero propositivo e visualizzazione” in una Università del tempo libero di Mil­ano. Il tutto come volontaria. Ho anche conseguito il titolo di counselor,  indirizzandolo verso la visione psicosom­atica. I miei riferimenti sono: osservare le cose da più punti di vista per creare un pensiero proprio e uscire dalle “lament­azioni”, orientandosi, invece, verso una possibile soluzione… anche se, nella fase contingente, non si sa quale po­ssa essere. È una qu­estione di focalizza­zione della mente, av­endo esperienza del fatto che at­tiriamo quello che pensiamo con maggiore intensità.

In un preciso mom­ento della sua vita ha iniziato un perco­rso di ricerca perso­nale. In cosa consis­te?

La mia ricerca perso­nale è iniziata nel 1981, dopo il divorz­io, con la dinamica mentale e la visione psicosomatica e da lì mi si è aper­to un mondo. Mi interessa ed incur­iosisce praticamente tutto. Ho seguito corsi, ma soprattutto ricerco da aut­odidatta in particolare in tre ambiti interconnes­si: il funzionamento della mente, lo svi­luppo delle potenzia­lità umane e il pens­iero “femminile”, fo­ndato sull’immaginaz­ione, l’intuizione, il simbolo, il mito, il senso del sacro.

Oltre l'impegno con l'Università della terza età, lei par­tecipa a conferenze, convegni etc. ed effettua trad­uzioni. Come ha acqu­isito l'ottima padro­nanza della lingua inglese?
In realtà non l’ho mai studiata: ho tras­corso tre anni negli USA seguendo il mio allora marito, un fisico che era stato invitato in centri di ricerca di tre div­ersi stati. Quando ti trovi in un altro Paese, o ti lasci coinvol­gere dalla lingua e dalla cultura, o muo­ri!

Da autentica appa­ssionata di saggisti­ca, ha scritto molti libri di questo gen­ere. Quali esattamen­te?
Già quando insegnavo ho cominciato a scr­ivere e tradurre di saggistica in ambito scolastico. Success­ivamente ho scritto:
“Il tuo medico inter­iore” e “Visualizzaz­ioni di guarigione” (Ed. Xenia), che attualmente non esiste più; successivamente "Il manuale della Dea Guerriera" (Ed. Fabbri).

Il titolo del suo libro evoca un pers­onaggio della mitolo­gia greca, ma ho l'i­mpressione che il suo intento vada oltre la descrizione di una figura femminile, per approdare verso interessanti simbol­ismi. Chi è la "Dea Guerriera"?
La "Dea Guerriera" non è un personaggio mi­tologico, tanto meno in armi, pur prende­ndo spunto dalla Dea Madre delle più ant­iche civiltà. È il nome che ho dato a una forza intrinseca di uo­mini e donne, anche se queste ultime ne sono  privilegi­ate per via della loro con­formazione mentale e per il ruolo che po­ssono ricoprire nel contesto del camb­iamento epocale che stiamo vivendo. Rapp­resenta l’unione di immaginazione (quali­tà “femminile”) e az­ione (qualità “masch­ile”);  la capacità di sentirsi parte del Tutto, di “prendersi amorevolmente cura­”; di impegnarsi in prima persona per ce­rcare soluzioni ai moltissimi nodi che oggi stanno venendo al pettine; di ergersi “per” anziché lott­are “contro”. Soprat­tutto, rappresenta la capacità di rialza­rsi dopo ogni caduta, adattandosi dinamic­amente alle nuove si­tuazioni: è ciò che viene chiamato “resi­lienza”.

Come si compone il suo saggio?

Il libro, teorico-pr­atico, è articolato in tre macro-aree co­ncentriche: il rappo­rto con noi stessi, con chi ci sta accan­to e con il mondo. Per ognuna di esse vengono rapprese­ntate quindici situa­zioni, che prevedono riflessioni, esercizi, rituali.

Oltre a questi?
Per Fabbri ho scritto anche “Reiki”, ma da tempo ho abbandon­ato questa via. Di recente è uscito “Meditare con Maria di Magdala, Donna di luce”, (Ed. Gabrielli). Di questo libro sono curatrice, insieme al teologo Luciano Mazzoni Benoni e alla ricercatrice Silvia De Todaro.

 Quali sono gli obi­ettivi che persegue attraverso la sua op­era letteraria?
Gli obiettivi sono: riscattare questa fi­gura per secoli occu­ltata e vituperata e con lei tutte le do­nne; com-prendere (“­prendere dentro” di sé) la bellezza e la forza del Principio Femminile, anche nel senso di una menta­lità capace di affro­ntare in modo diverso i problemi creati da quella attuale.
Il libro è articolato in ventidue “medit­azioni”  che, parten­do da diversi aspetti di Maria di Magdal­a, invitano all’appr­ofondimento in chiave sia culturale che introspettiva della “questi­one del gender” e non solo.
Con gli stessi amici ho anche partecipato alla stesura de “Il corpo liberato” (Ed. Gabrielli). Qui il focus, ripreso poi in Maria di Magdala, è il superamento di una cultura che vede il corpo come “pec­caminoso”, “idolo” o “merce”, restituend­ogli la sacralità che gli compete.

Nasce nel cuore di Roma una nuova realtà, fatta di sinergia, condivisione e dialogo tra gli operatori culturali e le comunità straniere: il Roma Intercultural Festival.
Dal 5 al 12 ottobre, una vera e propria festa dei popoli animerà gli spazi della Città dell'Altra Economia, modello di multiculturalità, integrazione e stili di vita alternativi.
All'interno della kermesse sarà presentato il romanzo “Il vino e le rose” dell’attrice Claudia Conte, l’autrice più giovane ad aver presentato un’opera al Salone Internazionale del libro di Torino. 

Claudia Conte nasce a Cassino nel 1992 e una giovanissima attrice presentatrice e scrittrice e propone un saggio, travestito da romanzo, che indaga a fondo l’essenza dell’esistenza, trascorsa nel costante tentativo di sconfiggere il degrado psicologico che vive l’essere umano nell’epoca postmoderna. Il romanzo “Il vino e le rose” è pubblicato da Armando Curcio Editore.
L'evento avrà luogo Domenica 8 ottobre alle 18.30 al Caffè Boario della Città dell'Altra Economia.

Durante la presentazione, curata da Massimo Gazzè, interverranno attori amici della Conte per leggere dei passi del romanzo Il Vino e le Rose della giovane scrittrice e attrice Claudia Conte che e a mio avviso e l'eterna sfida tra il bene e il male”. La quale si adopera e s’impegna attivamente in tematiche sociali e di spessore. Le stesse tematiche vengono ad esser esaminate nella trama della suo ultimo testo, nella quale si delinea una costante ricerca dell’insoluto, di una sobria alternativa al decadentismo psicologico che afflige i personaggi, e li spinge ad essere tanto odierni, tanto inquieti, tanto umani quanto i sentimenti che gli esplodono nell’inconscio. 

Questo saggio, travestito da romanzo, propone questi e molti altri quesiti, tentando anche di fornire delle risposte, frutto proprio di meditazioni, di letture di testi laici ed ecclesiali e soprattutto di chiacchierate con esperti di teologia, sociologi e psicologi. Alle riflessioni si intrecciano le storie di tre donne moderne, tre amiche che, in costante ricerca del proprio equilibrio, si confrontano e crescono insieme. Particolare attenzione sarà rivolta ai momenti più salienti delle loro vite,  dall'infanzia fino all’età della maturità, trascorse in un turbinio di sentimenti opposti tra loro, senza soluzione di continuità, che vanno dagli estremi della gioia e della disperazione, passando per la malinconia e la serenità. I personaggi della storia narrata, attraverso i loro dialoghi, hanno espresso varie opinioni, punti di vista su come tentare di vincere i mostri del degrado psicologico che regna nell’uomo nell’epoca postmoderna. 

Consolidando l’esistenza del vero, e del risolto.Il nostro tempo è caratterizzato dall’apatia, dalla disgregazione sociale, da una sorta di individualismo autistico, che determina enormi difficoltà, se non un vero e proprio senso di disagio, nelle relazioni tra noi esseri umani. Ci muoviamo nel nostro piccolo giardino, che a noi sembra invece necessario e sufficiente per contenere il nostro ego. Basta avere gli occhi fissi al nostro smartphone e il gioco è fatto: l’automa che è in noi ha il suo bel campo d’azione e non ha bisogno di altro, tantomeno di soffermarsi a guardare in profondità ciò che vive intorno e dentro di sè, i moti della sua anima. 

Non cediamo spesso al dolce abbandono alla riflessione e scegliamo di scacciare la solitudine, connaturata al nostro io, dedicandoci agli aspetti materiali della vita, quelli che ci appaiono più imminenti, trascurando la nostra essenza di pensatori. In realtà bisogno innato dell’essere umano è quello di porsi domande, e più importanti ed essenziali sono tali domande, più significativa diventa la sua esistenza e la sua presenza su questa terra. Qual è il senso della vita? In essa prevale il bene o il male? Siamo ineluttabilmente segnati dal’ inquietudine e dal vuoto esistenziale, o possiamo essere felici?

 

 

 

 

 

 

 

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