Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Mercoledì, 28 Giugno 2017

Max Biaggi è ricoverato in gravi condizioni all'ospedale San Camillo di Roma dopo un incidente in moto avuto sulla pista del Sagittario, a Latina. Biaggi è stato soccorso dal 118 e trasportato in eliambulanza a Roma.

In mattinata erano previste le prove per gli internazionali di Supermoto previsto per l'11 giugno.

Trasportato con l'elicottero Pegaso 44 all'ospedale San camillo di Roma. Secondo alcune indiscrezioni, riportate dal Messaggero.it le sue condizioni sarebbero gravi. Il pilota infatti sarebbe stato trasportato in ospedale in codice rosso con un trauma toracico e spinale. Il pilota sarebbe cosciente, vigile e orientato e non è in pericolo di vita.

Biaggi, a quanto apprende l'Agi, è vigile e orientato, e lamenta un forte dolore intercostale. Ora i sanitari stanno procedendo con gli accertamenti diagnostici del caso, a partire dalla Tac, ma da quanto filtra le condizioni del pilota romano non sarebbero gravi

Quattro volte campione del mondo nella classe 250 (consecutivamente dal 1994 al 1997) e due volte campione mondiale Superbike (2010 e 2012). Ha il primato assoluto di titoli conquistati nella 250 ed è stato il primo italiano a trionfare in questa categoria.

Nel novembre del 2012 ha lasciato l'attività agonistica. E nel 2013 diventa commentatore per le gare di Superbike su Mediaset. Nel 2015 torna ancora in sella come collaudatore del Team Aprilia Racing. E sempre nel 2015 torna a competere nel mondiale Superbike arrivando sul podio nella gara in Malesia. Nel 2016 diventa team manager del Max Racing Team che corre nel campionato italiano velocità Moto3.

«Ci siamo. È arrivato il momento». Francesco Totti prende il microfono quando il pomeriggio romano si scioglie in serata e saluta il suo popolo innamorato e inconsolabile, celebrando la sua orazione funebre da calciatore con una lettera che legge da un foglietto stazzonato mentre fa avanti e indietro sul prato dell'Olimpico zitto zitto.

«Ho paura, sono orgoglioso di avervi dato 28 anni di amore, ora ho bisogno io del vostro», supplica. E ne riceve talmente tanto da riempire non uno ma sei o sette stadi pieni zeppi di gente che non vuole andare a cena e forse nemmeno a dormire, visto che da queste parti gli occhi stasera sono per le lacrime e non per essere chiusi. Il Totti che saluta sembra uno che non si toglie solo la maglia giallorossa ma anche scarpini e parastinchi. «Da domani divento grande». Più di così? E magari non sarà così ma stasera importa poco.

Non soltanto i tifosi della Roma, l’addio di Francesco Totti ha commosso tutti e non ha risparmiato nessuno. Una festa unica, come probabilmente quasi mai s’era vista in uno stadio italiano. L'ultimo giro di campo, gli occhi lucidi dell'Olimpico e della gente sui divani di casa. E la leggenda del capitano viene celebrata, il giorno dopo, dalla stampa italiana. 

E Roma, con l'Olimpico, lo ha salutato di persona in un'atmosfera di malinconia struggente. Totti, 41 anni a settembre, si è tolto idealmente la maglia della Roma (sul campo era entrato al 9' st, al posto di Salah) e sul serio la fascia da capitano, consegnandola al leader della squadra dei Pulcini perchè la vita continua e c'è un futuro. Questo è il giorno che lui voleva che non arrivasse mai, e per questo mentre fa il suo ultimo giro di campo da calciatore della Roma non ce la fa a trattenere le lacrime, mentre piangono anche quasi tutti i compagni di squadra, la moglie Ilary e i figli Cristian e Chanel che lo scortano.

Ad un certo punto, rimasto da solo all'altezza della tribuna Tevere, quasi non ce la fa e deve sedersi sui tabelloni pubblicitari di bordo campo dove adesso c'è scritto "Grazie Capitano": si ferma a guardare il pubblico, e mentre risuona la musica di Ennio Morricone si mette le mani sulla testa, la scuote, dimostra una tristezza evidente. 

E intanto, mentre lui dice ai tifosi "ho paura, e ho bisogno di voi", facendo trasparire tutto il disagio per questo addio, passano sui monitor le immagini di Sabrina Ferilli, Claudio Amendola e Carlo Verdone anche loro in preda all'emozione, tantissima gente continua a piangere sugli spalti, uomini e donne di tutte le età. Totti ha senza dubbio vinto troppo poco rispetto al suo enorme valore tecnico, ma trionfa nei cuori di tanta gente innamorata di Roma come lui, e alla fine conta questo.

La Roma ha battuto il Genoa per 3-2 con un gol al 90' di Perotti, e questa prodezza dell'ex di turno ha tolto tutti dall'imbarazzo, altrimenti che festa sarebbe stata senza la Roma direttamente in Champions? A far correre i brividi lungo la schiena ai romanisti c'era stato anche il gol iniziale di Pellegri, un sedicenne-prodigio che aveva appena tre mesi ai tempi dell'ultimo scudetto romanista, nel 2001, e poi quello di Lazovic pochi minuti dopo il 2-1 di De Rossi che quasi aveva fatto venire giù l'Olimpico. La vittoria restituisce alla festa la sua dimensione piu' autentica: da France Football alla sindaca Raggi, dagli amici del Mondiale Pirlo e Cannavaro a campioni come Messi, non e' solo Roma che saluta il simbolo di Roma.

L'ultimo giro di campo più emozionante del mondo. A Roma questa sera è successo qualcosa di speciale perché si può anche vincere poco o niente, ma nella vita certi amori non possono finire mai. E così sarà per Francesco Totti e la Roma giallorossa, di cui è stato un simbolo per un quarto di secolo che fa sentire tutti più vecchi: all'improvviso, per l'addio di un fuoriclasse, ci si accorge di quanti anni siano passati. "Il tempo ha deciso", dice lui emozionato e con un microfono in mano rivolgendosi a 60mila persone che piangono, e proprio questo è il punto: sulla classe e la passione per il calcio di questo idolo eterno del popolo romanista ha vinto ciò a cui nessuno può sfuggire, al di là delle scelte tecniche di Spalletti e quelle societarie di Pallotta, entrambi sonoramente fischiati dal pubblico.

“L’irripetibile cerimonia di un patriarca” scrive Maurizio Crosetti su La Repubblica. «È stata una piccola morte piena di tantissima vita, una cosa mai vista, un ingorgo meraviglioso di sentimenti e ricordi, lacrime e sguardi, soprattutto sguardi. Migliaia di occhi gonfi di pianto ne hanno cercati due più gonfi ancora. Mai così, mai, per nessuno. scellerata di un addio, e c’è mancato poco che si rovinasse tutto: ci hanno provato in parecchi. Ma adesso è come se ognuno di noi che amiamo questo pallone come l’oggetto più bello che ci hanno consegnato da bambini, potesse abbracciare non solo Totti ma tutto il tempo che la sua presenza ha scandito, ben oltre il tifo, intanto che si viveva, si facevano figli, si amavano persone e luoghi, si guardavano partite di calcio, si stava bene e si stava male».

 

Per i tifosi romanisti, i sessantamila che ieri hanno colorato l’Olimpico e tutti quelli rimasti fuori, è un capitolo che si chiude. Il più importante e il più lungo, quasi un intero romanzo. Ma la storia continua. C’era la Roma prima di Totti, c’è stata con lui (un quarto di secolo, il periodo più denso e più bello), e ci sarà dopo (in quali condizioni si vedrà).

Lo Scudetto di pallanuoto femminile va al Plebiscito Padova, ma l’Ekipe Orizzonte si ferma ad un passo dall’impresa, mettendo in grande difficoltà le Campionesse d’Italia e tenendo in bilico la finalissima sino a pochi secondi dal termine.

Il successo è infatti andato alle venete per 7-5, ma l’Orizzonte avrebbe anche potuto compiere il colpaccio, pure nelle battute conclusive del match.

Tutti i tempi della partita sono stati caratterizzati da grande equilibrio, ma a fare la differenza, forse, sono stati i primi due parziali di gioco, vinti entrambi per 2-1 da Padova. Solo 1-0 per le biancoscudate nel terzo tempo e partita che sembrava definitivamente sfuggita di mano all’etnee all’inizio dell’ultima frazione, quando le catanesi erano rimaste indietro di quattro gol. Tutto prima del colpo di coda delle rossazzurre, capaci di avvicinarsi alla rimonta per ben due volte. Nell’ultima frazione, però, non è bastato il 2-3 per le catanesi, che hanno chiuso la partita con l’ultimo gol segnato, manco a dirlo da Capitan Tania Di Mario, che proprio come aveva fatto alle Olimpiadi di Rio 2016 con il Setterosa d’argento, saluta con la rete conclusiva del match anche la squadra di club con cui ha vinto tutto ed ha giocato quasi per un’intera carriera.

Questo il pensiero del coach dell’Ekipe Orizzonte, al termine del match, quando emerge anche il dispiacere per l’impresa sfiorata: Perdere una finale sapendo che era possibile fare molto meglio fa tanto male – ha detto Martina Miceli –  . Sono arrabbiatissima e mi dispiace per le ragazze, perché non era affatto impossibile vincere oggi. Spero se lo ricordino l’anno prossimo, io farò di tutto per farle crescere anche mentalmente. Voglio rivolgere un ringraziamento speciale a chi ci ha permesso di tornare tra le grandi. Non ci accontenteremo fino a quando non saremo sul gradino più alto”.

Rabbia anche per il Capitano delle catanesi, che a fine partita traccia il bilancio della stagione dell’Ekipe Orizzonte, spaziando su più fronti: “Ribadisco che abbiamo raggiunto l’obiettivo di quest’anno – ha detto Tania Di Mario – , anche se è un peccato perché oggi potevamo fare realmente di più. Spero davvero che questa partita ci serva per capire tante cose, in vista della prossima stagione. Non dimentico certo il dispiacere per la vicenda di Carolina Ioannou, che mi auguro possa finalmente avere un lieto fine, e non dobbiamo scordare che c’è stato qualcuno che ha impedito ad una ragazza di vent’anni di giocare per un intero campionato e questa è veramente una cosa molto brutta. Voglio rivolgere un pensiero pure a Silvia Bosurgi, perché tra le tante cose brutte che sono successe quest’anno c’è anche il trattamento che è stato riservato a lei. Un’atleta che doveva essere rispettata per tutto quello che ha dato alla pallanuoto e invece nessuno ha detto nulla e questo mi lascia ancora più arrabbiata, perché chi ha scritto la storia della pallanuoto non meritava di essere trattata così. Però sono ancor più contenta che ieri abbiamo vinto quella partita contro Messina, perché alla fine nella vita tutto torna”.


 

IL TABELLINO DEL MATCH:

 

Plebiscito Padova-Ekipe Orizzonte 7-5

 

Plebiscito Padova: Teani, Barzon 2, Ilaria Savioli 2, Gottardo, Martina Savioli 1 (rig.), Queirolo, Millo 1, Dario, Galardi 1, Robinson, Nencha, Casson, Franceschino. All. Posterivo.

Ekipe Orizzonte: Jovetic, Sapienza, Garibotti 1, Eggens 2, Di Mario 2, Grillo, Palmieri, Marletta, Santapaola, Aiello, Riccioli, Lombardo, Schillaci. All. Miceli.

Arbitri: Collantoni e Castagnola.

Note: parziali 2-1, 2-1, 1-0, 2-3. Superiorità numeriche: Plebiscito Padova 2/10 + un rigore, Ekipe Orizzonte 3/11 + un rigore parato da Teani a Garibotti. Ammonita il coach Miceli (C) per proteste nel terzo tempo. Uscite per limite di falli Ilaria Savioli (P), Robinson e Dario (P) nel quarto tempo. Spettatori 700 circa. Osservato un minuto di raccoglimento in memoria della signora Ada, madre del tecnico Posterivo (P) scomparsa nella notte.

 

 

IL CALENDARIO DELLA FINAL SIX:

Quarti di finale - 11 maggio
Ekipe Orizzonte
-NC Milano 10-9
Bogliasco Bene-SIS Roma 14-8

 

Semifinali - 12 maggio
Finale 5/6 posto NC Milano – Sis Roma 10-16
Plebiscito Padova- Bogliasco Bene 9-3

Waterpolo Messina-Ekipe Orizzonte 5-11

 

13 maggio
Finale 3° posto Bogliasco-Messina 7-10
Finale Playout
RN Bologna-Rapallo Pallanuoto 6-8
Finale scudetto Plebiscito Padova-Ekipe Orizzonte 7-5

 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI