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Giovedì, 23 Marzo 2017

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Napoli è stata sempre legata da epoca remota all’Egitto. Reperti si trovano non solo nel Museo Nazionale, la cui collezione egiziana è stata da poco riaperta al pubblico, ma anche passeggiando per il centro storico. Un esempio notissimo è quello del “Corpo di Napoli”, emblematica statua raffigurante il fiume Nilo - più volte danneggiata e restaurata - poco distante dalla Cappella Sansevero e Piazza San Domenico in cui sono ancora misteriosi i simboli voluti dal Marchese per la Cappella funebre dei suoi avi. Caratteristici poi i luoghi dell'antica Regio Nilensis, quartiere Alessandrino di Neapolis, con le chiese intitolate al Nilo.

Gli Egiziani: un popolo misterioso e glorioso che per millenni ha fatto parlare di sé e continua a farlo in ogni angolo della Terra.

Negli ultimi tempi nel nostro paese si è considerata questa meta come da scartare perché ritenuta non sicura.  L’Egitto non è meno sicuro di tante altre destinazioni, che mai hanno avuto rinunce da parte dei turisti e attende con fiducia gli italiani, da sempre considerati i migliori turisti che l’Egitto possa avere. I turisti giapponesi, cinesi, tedeschi, francesi, spagnoli e tanti altri hanno continuato a visitare l’Egitto, anche in numero rilevante.

Proprio per sfatare questa paura, l’Ente del Turismo Egiziano in Italia ha predisposto dal sei al tredici marzo un Fam Trip nell’Egitto Classico, in tutta sicurezza data dai massimi controlli negli hotel, nei musei e in aeroporto,  organizzato dal tour operator Interline International Travel, a cui hanno partecipato oltre venti agenti di viaggio del Lazio, della Sardegna, della Sicilia, della Basilicata, delle Marche, dell’Emilia Romagna, del Veneto, della Lombardia e del Piemonte, in pratica provenienti quasi da ogni dove dello stivale.

Un programma di otto giorni  durante il quale i nostri connazionali hanno navigato sul Nilo per 4 notti, scendendo dalla nave per visitare gli splendidi siti di Karnak, Luxor, Edfu, Komombo e rimanere stupiti non soltanto davanti a tutti quegli antichi monumenti ricchi di storia, ma anche  di fronte  alle bellezze naturali di Assuan, soprattutto quando l’imbarcazione si è diretta  da Luxor verso la città dove è sepolto l’Aga Khan con le stupende case nubiane multicolori.

Una escursione al  monumento di Ramses II  ad  Abu Simbel, che fu trasportato in un luogo sicuro per non essere sommerso dalle acque della grande diga. 

Il Cairo affascina poi per i tesori che racchiude: le piramidi di Cheope, Kefren e Micerino; la sfinge; la barca solare del faraone Cheope; la piramide a gradoni a Sakkara; la piccola sfinge e la grandiosa statua di Ramses II a Menphis.

Il viaggio non poteva essere completo senza la visita al Museo Egizio, con i suoi cinquemila reperti ritrovati quali corredo funebre  del faraone-ragazzo  Tutankhamon.

Ma il Cairo è anche una città moderna con palazzi di pregio che quasi nascondono la moschea blu e il vasto mercato del Khan el Khalili, dove è consuetudine offrire ai visitatori il tè alla menta.

L’Ente del Turismo Egiziano in Italia, al fine di promuovere il paese, sta organizzando numerosi eventi che stanno riscuotendo molto interesse da parte degli italiani. Gli agenti di viaggio che hanno partecipato all’educational hanno così potuto vedere con i propri occhi le stupende bellezze che questa terra racchiude e constatare il livello di sicurezza assicurato ai turisti, anche se passeggiando da soli. Certamente vedremo gli italiani tornare alla scoperta di quelle che furono le nostre comuni origini europee in un paese che merita di essere visitato.

La Calabria tra le tendenze dell’alta cucina contemporanea. A raccontarla i quattro chef del collettivo Cooking Soon

La Calabria protagonista a Milano, dal 4 al 6 marzo, alla tredicesima edizione del congresso di Identità Golose dedicato alle tendenze dell’alta cucina contemporanea e che coinvolge i più importanti cuochi d’Italia ed esteri. Al Mico, a rappresentarla saranno quattro chef del collettivo Cooking Soon. Caterina Ceraudo  del ristorante Dattilo di Strongoli e Luca Abbruzzino dell'omonimo ristorante di Catanzaro (entrambi stelle Michelin), Antonio Biafora del Biafora Resort a San Giovanni in Fiore e Nino Rossi di Qafiz a Santa Cristina d’Aspromonte, racconteranno alla stampa di settore nazionale, straniera e al pubblico, le potenzialità e i tesori degli areali agroalimentari della regione attraverso inedite prospettive del gusto. In calendario quattro seminari che vedono la cultura gastronomica e contadina della Calabria partecipare all’interno della rivoluzione culinaria degli ultimi anni. Quattro percorsi virtuali tra tradizioni, creazioni e abbinamenti, in linea con il tema dell’evento: il viaggio. 

 «Tutto viaggia e da sempre: viaggia l’uomo, viaggiano i prodotti, viaggiano le idee -  Paolo Marchi, ideatore e curatore di Identità Golose, racconta così il filo conduttore dell’edizione 2017 -. La libertà di pensiero è fondamentale come quella di spostarsi, di viaggiare, un bene ormai messo pesantemente in discussione dagli eventi di questi anni, dall’intolleranza dilagante, dalle guerre e dal terrorismo, dalla sempre più scarsa voglia di capire gli altri, esasperati e inorriditi davanti a violenze pazzesche e che colpiscono quasi sempre la popolazione. Il viaggio è libertà all’ennesima potenza che va preservata. Sarà anche molto bello vedere come ingredienti e idee tradizionali in un Paese, sono creativi da tutt’altra parte del pianeta».

 «Siamo orgogliosi di essere ambasciatori della nostra terra all’evento punto di riferimento per l’alta cucina - commentano gli chef di Cooking Soon -. Porteremo sotto i riflettori la Calabria di oggi, quella in fermento, che fa rete, in grado di sorprendere e competere ad alti livelli, bacino di idee e progetti che guardano lontano. Faremo conoscere attraverso i sapori la bellezza di un areale che merita di essere scoperto». 

 Gli appuntamenti: 

 Luca Abbruzzino

05-03-2017 | 10:00

Sala Blu 2: La Nuova Cucina Italiana

Calabria e Nopal

 

Antonio Biafora e Nino Rossi

06-03-2017 | 13:20

Sala Blu 1

Transumanza: istinto ancestrale di sopravvivenza
  

Caterina Ceraudo

04-03-2017 | 12:00

Sala Gialla 3: Identità di Champagne (in collaborazione con la Maison de Champagne Ruinart)

Tra i vigneti

 

Caterina Ceraudo

05-03-2017 | 12:00

Sala Blu 2

Sardella: caviale dei poveri

C’era una volta un ciabattino che viveva a Cancellara, un piccolo paese situato nel cuore della Lucania dove le case fanno il girotondo intorno al castello…

È così che inizia la storia - dal sapore di fiaba - di Donato Biscione, l’autore della scarpa da Guinness dei Primati, recentemente scomparso a Bologna alla veneranda età di 98 anni.

Nato a Cancellara il 4 gennaio 1919, Donato già da piccolo manifestava una spiccata precisione e abilità per tutto ciò che gli capitava di fare. Era “mànë péndë”, come lo ricorda la sorella Lucia. Furono proprio queste doti a risparmiarlo dal duro lavoro dei campi per cui, appena adolescente, si recò in un paese limitrofo a far da “discepolo” ad un maestro per apprendere l’arte dello “scarparo”.

Acquisite le tecniche necessarie, Donato trascorse alcuni anni a Cancellara lavorando presso una bottega di calzolaio con l’intento di perfezionarsi nel mestiere. Ormai la vita di paese gli stava un po’ stretta e per sfuggire alla miseria e alla quotidianità, il giovane calzolaio, con il mestiere in tasca e una valigia colma di sogni, si avventurò verso la lontana Argentina. Stabilitosi a Buenos Aires, fu subito notato per il suo talento, tanto da essere nominato caporeparto in una fabbrica di scarpe. Nel frattempo convolò a nozze, per procura, con una giovane donna di buona famiglia conosciuta a Cancellara prima di partire. La neo sposa non esitò a raggiungerlo e dopo un’interminabile traversata oceanica, i due poterono coronare il loro sogno di vita insieme. Erano trascorsi una decina d’anni quando la coppia, che nel frattempo aveva dato alla luce due figli, si trasferì a Bologna dove Donato aprì una modesta bottega di riparazione scarpe. Ormai in pensione, Donato si dilettava a realizzare scarpe in miniatura, finemente rifinite, che raggiungevano a malapena la lunghezza di un pollice: un hobby che aveva iniziato a coltivare, nei ritagli di tempo, quando lavorava a Buenos Aires. Un bel giorno, mentre era intento a realizzare una delle sue minuscole creazioni, fu invitato da una conceria di Pisa a confezionare una scarpa un po’ fuori misura che mettesse in risalto la qualità della pelle utilizzata. Donato prese decisamente sul serio la richiesta, tanto da farsi prendere un po’ la mano. Trascorsero sei lunghi mesi e tra cuciture, chiodi, martello, lacci e lucido, con grande orgoglio presentò la sua creatura: una scarpa lunga un metro e novantadue centimetri. Era un po’ come Geppetto che dal suo pezzo di legno aveva dato alla luce Pinocchio. Considerate le straordinarie dimensioni della scarpa, fu tentato di chiederne l’inserimento nel Guinness dei Primati. E fu così che l’8 ottobre del 1993, dopo attente valutazioni da parte dell’Ufficio Omologazione Primati, la scarpa venne ufficialmente inserita nel libro dei Guinness dei Primati. A questo punto Donato aveva fatto del suo mestiere un’arte, per cui si rimise in bottega per realizzare questa volta un sandalo per donna, anch'esso dalle dimensioni notevoli. Appena terminato, Donato decise di cederlo al comune di Cancellara insieme alla forma di legno utilizzata per la realizzazione della scarpa da Guinness e ad una bacheca contenente una collezione di scarpe minuscole di straordinaria bellezza. Questo generoso gesto spiega il forte legame che univa Donato alla sua terra natia e per la quale il suo cuore ha continuato a battere fino alla fine dei suoi giorni. Il comune di Cancellara ha gradito molto gli omaggi del caro Donato, riservando ad essi un angolo della Sala Consiliare aperto a tutti, curiosi e ammiratori. Della scarpa da Guinness, invece, si sono perse le tracce e la famiglia lancia un accorato appello alla ditta che l’ha commissionata perché possa ritrovarla, semplicemente per scattarle ancora una foto e rivivere il ricordo dell’amato Donato. 

 

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