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Ho ritenuto opportuno in questi giorni pasquali, presentare un documento di S. Em. Il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, letto in occasione del convegno su“Sacra Liturgia 2016”, tenuto a Londra, il 5-7-2016. Si tratta di una interessante allocuzione, pubblicata integralmente dalla rivista di Alleanza Cattolica, Cristianità( n. 382, ott.-dicembre 2016)

Continuo con la 2a parte del documento di monsignor Sarah. Nell'allocuzione accenna alle controversie che sono scaturite all'interno della Chiesa sulle riforme. In particolare fa riferimento a chi non partecipò ai riti riformatori del Concilio, rimanendo solo alla liturgia non riformata. Pertanto secondo il cardinale,“la liturgia divenne un segno di divisione all'interno della Chiesa cattolica, invece di essere luogo dell'unità della medesima”. Mail Concilio non aveva voluto che la liturgia ci dividesse gli uni dagli altri!”. San Giovanni Paolo II con l'aiuto del cardinale Ratzinger, cercò di sanare questa divisione. Poi Benedetto XVI con il motu proprio del 7 luglio 2007 Summorum Pontificum ha dato la possibilità ai gruppi di celebrare con il rito romano antico. E così si è raggiunta quell'unità nel rispetto delle diversità delle pratiche rituali.

Sarah insiste sulla formazione liturgica del clero.“Senza una formazione essenziale, il clero potrebbe addirittura alterare la fede dei fedeli nel mistero eucaristico”. A costo di passare per un pessimista, monsignor Sarah è convinto che ancora nella liturgia si può fare meglio. “La sacra liturgia deve veramente diventare il culmine e la fonte della vita e della missione della Chiesa oggi, nel secolo XXI [...]”. Anche Papa Francesco è convinto che rimane“ancora molto da fare per una corretta e completa assimilazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia da parte dei battezzati e delle comunità ecclesiali”.

Monsignor Sarah invita inoltre i formatori nei seminari a far conoscere ai candidati sacerdoti anche“la celebrazione piena e ricca della forma antica del rito romano”, per cogliere meglio la bellezza della tradizione liturgica.

Il cardinale in merito alla partecipazione alla liturgia, che ha generato tanta confusione, la intende come “partecipazione interiore”.”La celebrazione eucaristica dev'essere essenzialmente vissuta dall'interno”.”Se comprendiamo la priorità d'interiorizzare la nostra partecipazione liturgica,- afferma il prefetto – eviteremmo il rumoroso e pericoloso attivismo liturgico che s'incontra troppo spesso negli ultimi decenni”. Pertanto secondo monsignor Sarah,”non andiamo alla Messa per dare spettacolo, ma per unirci all'azione di Cristo attraverso un'interiorizzazione dei riti, preghiere, segni e simboli che fanno parte dei riti esteriori”. In particolare i sacerdoti dovrebbero ricordarselo. Proprio loro che poi devono formare in particolare“i bambini e i giovani, all'autentico significato della partecipazione, al modo di pregare la liturgia”.

Monsignor Sarah era stato categorico in occasione della presentazione del libro di don Nicola Bux,“Con i sacramenti non si scherza” (Cantagalli), aveva detto:“Ho incontrato il Papa sabato e gli ho detto: `se vogliamo ritrovare la vera liturgia Lei ha il potere di cacciare i fotografi dell’altare. Abbiamo trasformato le liturgie in uno spettacolo”. Ci sono preti che si muovono sull'altare come conduttori televisivi, mentre il Santissimo è stato inspiegabilmente declassato. Assistiamo a deformazioni della liturgia al limite del sopportabile.

Il cardinale non esclude la possibilità o l'opportunità di “una riforma ufficiale della riforma liturgica”. Per fare questo bisognerà sempre iniziare con un accurato studio teologico, storico, pastorale e introdurre eventuali “innovazioni se non quando lo richieda una vera e accertata utilità alla Chiesa[...]”. Monsignor Sarah a supporto del suo ragionamento afferma che anche il Santo Padre Francesco, gli ha chiesto,“di studiare la questione di una riforma e il modo in cui le due forme del rito romano potrebbero arricchirsi reciprocamente”.

Il cardinale raccomanda ai sacerdoti di“essere prima di tutto dei ministri del culto. I fedeli sanno distinguere un prete che celebra di fretta, compulsando l'orologio, manifestando forse con questo che vuole tornare alle sue attività pastorali, ad altri impegni, o magari ad andare a guardare la televisione quanto prima![...]Facciamo attenzione alla tentazione di celebrare con indolenza o tiepidezza, perchè si tratta di una tentazione del diavolo”.

Continuando nei richiami, Sarah afferma:“ho visto talora dei sacerdoti spostarsi e mettersi a lato per lasciare a dei ministri straordinari il compito di distribuire la santa comunione. Ciò non è accettabile, perché si tratta sia di una negazione del ministero sacerdotale, sia di una clericalizzazione dei laici. Quando questo avviene, è il segno che la formazione è stata particolarmente mediocre (cfr. Mt. 14,18-21) e ciò dev'essere corretto”. A questo proposito ho presente certe parrocchie dove regolarmente si abusa con ministranti stravecchi, e canuti con la tunica bianca che servono la Messa, invece di ricorrere a giovani chierichetti. Addirittura in una bellissima e architettonica chiesa di Milano, ho visto delle donne di mezza età, con la tunica bianca attillata  servire la Messa.

Ma continuiamo con le parole del cardinale:“Ho anche visto dei preti, dei vescovi, parati per celebrare la santa Messa, estrarre i loro telefoni o macchine fotografiche e servirsene nel corso della santa liturgia[...] E' un sacrilegio. Nessun vescovo, prete o diacono, abbigliato per il servizio liturgico o presente nel santuario, dovrebbe scattare delle fotografie[...]”. Monsignor Sarah si interroga se siano opportune certe grandi concelebrazioni che talvolta potrebbero addirittura condurre alla profanazione dell'eucarestia. Inoltre monsignor Sarah critica anche i fedeli laici che abitualmente scattano fotografie durante la celebrazione eucaristica. Venga a vedere certi battesimi domenicali durante la Messa. L'ambiente intorno sfiora la corrida.

Inoltre il cardinale auspica, anzi sarebbe fondamentale che tutti, sacerdoti e fedeli, si orientassero insieme nella medesima direzione, “verso Est, o perlomeno verso l'abside, verso il Signore che viene[...]”. Inoltre è fondamentale che il Signore sia al centro delle celebrazioni. Bisogna formare i seminaristi a guardare verso il Signore, non bisogna rivolgergli le spalle.“Non siamo chiamati al sacerdozio per essere, noi stessi, al centro del culto, ma per condurre i fedeli a Cristo come fedeli compagni uniti in una medesima adorazione”.

Infine il prefetto raccomanda a tutti lo studio della seconda parte dell'esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum caritatis di Benedetto XVI, del 22 febbraio 2007.“Papa Francesco mi ha chiesto di continuare la straordinaria opera liturgica intrapresa da Benedetto XVI. Non è che, poiché abbiamo un nuovo Papa, la visione del suo predecessore è invalidata”. Al contrario Papa Francesco ha un immenso rispetto per la visione liturgica del papa emerito.

Monsignor Sarah rivaluta anche il canto gregoriano. “Dobbiamo cantare la musica sacra propria della liturgia, e non una semplice musica religiosa, o ancora peggio, dei canti profani”.

Nella liturgia per Sarah va trovato un “buon equilibrio fra le lingue volgari e l'uso del latino”. Per il prefetto del culto divino, “Il Concilio non ha mai avuto l'intenzione d'insinuare che il rito romano fosse esclusivamente celebrato in lingua volgare”. In particolare negli incontri internazionali, il latino potrebbe essere usato, quando la lingua volgare non è compresa da tutti.

Al cuore delle celebrazioni liturgiche ci deve essere l'adorazione. E per questo ci sono utili,“due disposizioni fisiche, addirittura indispensabili. La prima è il silenzio. Se non sono mai in silenzio, se la liturgia non mi dà lo spazio per pregare in silenzio e contemplare, come posso adorare Cristo? Come posso incontrarlo nel mio cuore e nella mia anima? Il silenzio è molto importante, e non soltanto prima o dopo la liturgia. Esso è fondamento di ogni vita spirituale profonda”.

La seconda indispensabile disposizione è “l'inginocchiamento durante la consacrazione (a meno che di essere malati); è essenziale […] è un atto fisico che ci umilia davanti al nostro Dio e Signore. Là dove l'inginocchiamento e la genuflessione sono scomparsi dalla liturgia, devono essere ristabiliti, in particolare per la ricezione di nostro Signore nella santa comunione”.

Pertanto il cardinale auspica che i sacerdoti formino i propri fedeli “a questo bell'atto di adorazione e d'amore”. Inoltre raccomanda di vigilare sull'abbigliamento conveniente di tutti i ministri della liturgia nel santuario, compresi i lettori. A conclusione della sua allocuzione, il cardinale richiama l'insegnamento sulla sacra liturgia di tutti i papi del XX secolo a cominciare da san Pio X, che aveva quale divisa personale “Instaurare omnia in Christo”.

 

 

Il cristiano, il cattolico, ha bisogno sempre di alimentare la propria fede, rivedendo e studiando i fondamenti del proprio credere. Tra i temi più importanti c'è quello della liturgia. L'anno scorso il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il Culto divino e la Disciplina dei sacramenti, in un convegno proprio sulla Sacra Liturgia, ha letto un discorso che ogni battezzato dovrebbe conoscere e approfondire. Ma soprattutto ogni sacerdote dovrebbe studiare e presentare nelle catechesi parrocchiali. Io l'ho letto e studiato sulla rivista Cristianità (Verso un'autentica attuazione di 'Sacrosanctum Concilium' “; ottobre-dicembre 2016; n.382)

Per monsignor Sarah è importante comprendere la natura della liturgia cattolica, per distinguerla dalle altre religioni e soprattutto per comprendere e attuare la Costituzione sulla sacra Liturgia del Concilio Vaticano II. Cerco di presentare e condividere con il lettore alcuni passaggi fondamentali che il prefetto ha voluto sottolineare nel suo discorso. Intanto la liturgia cattolica “è una realtà sacra, non è una assemblea umana ordinaria”.

Il prefetto ci tiene a precisare che,“Dio, non l'uomo, è al centro della liturgia cattolica. Noi veniamo per adorarlo. Nella liturgia non si tratta di voi o di me. Non è il luogo dove celebriamo la nostra identità e le nostre realizzazioni o dove esaltiamo e promuoviamo la nostra cultura e i valori delle nostre comunità religiose locali”.

La liturgia riguarda e appartiene a Dio. Questo è fondamentale capirlo per il cardinale prefetto per il Culto divino.“E' essenziale che noi comprendiamo questa specificità del culto cattolico, dal momento che negli ultimi decenni abbiamo visto numerose celebrazioni liturgiche che nel corso delle quali le persone e le realizzazioni umane sono state troppo preminenti, quasi escludendo Dio”. Probabilmente il cardinale è preoccupato di certi abusi, che in troppe messe e chiese vengono realizzati. Infatti afferma:“attualmente esistono molte alterazioni della liturgia in numerosi luoghi della Chiesa”.

A suo tempo anche il cardinale Ratzinger, prima di diventare papa, aveva indicato che la dimenticanza di Dio“è il pericolo più incalzante del nostro tempo”.

Monsignor Sarah è convinto che San Giovanni XXIII e poi i Padri conciliari che seguivano l'insegnamento magisteriale dei Papi del XX secolo, quando si riunirono a Roma nel 1962 per il Concilio, non intendevano“creare una liturgia antropocentrica”. Piuttosto tutti, cercarono delle strade per attingere alla“prima e indispensabile fonte”, acquisendo “il genuino spirito cristiano”.

A questo punto il discorso di monsignor Sarah si dirige nell'esaminare nel dettaglio quali erano le intenzioni dei Padri del Concilio Vaticano II. Si trattava di fare una riforma della liturgia, che peraltro la riflessione era già iniziata da qualche decennio e ora con il Concilio si voleva continuare a lavorare studiare la questione. Erano quattro i criteri per intraprendere una seria riforma liturgica. Il 1° criterio consiste nel “far crescere ogni giorno più la vita cristiana tra i fedeli”. E' la preoccupazione costante di ogni tempo dei pastori della Chiesa. Il 2° criterio è stato quello di adattare meglio“alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti”. Ma questo precisa il cardinale è stato fatto dai Padri conciliari non per il“semplice desiderio di cambiamento”.

Il 3° criterio è anche quello di “[...]favorire ciò che può contribuire all'unione di tutti credenti in Cristo”, che non significa però che i padri avessero desiderato di strumentalizzare la sacra liturgia per promuovere l'ecumenismo. Tuttavia i padri conciliari auspicavano una partecipazione più fruttuosa alla liturgia che“potesse facilitare un rinnovamento dell'attività missionaria della Chiesa”. E siamo al 4° criterio.

Monsignor Sarah si sofferma sull'opportunità e sull'uso delle lingue volgari nella liturgia, soprattutto per le letture della Sacra Scrittura, per la prima parte della Messa, chiamata, “liturgia della parola”. La lingua vernacolare ha avuto certamente un effetto positivo,“i padri cercavano proprio questo, e non di autorizzare una protestantizzazione della sacra liturgia o farne l'oggetto di una cattiva inculturazione”. Peraltro il prefetto, che proviene dall'Africa, dalla Guinea, mette in guardia da possibili liturgie nazionaliste che vanno a stravolgere la vera liturgia della Chiesa. Monsignor Sarah procede a una doverosa chiarificazione su che cosa si intende per inculturazione.“Non è una ricerca o una rivendicazione per legittimare un'africanizzazione o una latino-americanizzazione o un'asiaticizzazione del cristianesimo al posto della sua occidentalizzazione”. Sua eminenza, insiste,“l'inculturazione non è la canonizzazione di una cultura locale, né una instaurazione di questa cultura, con il rischio di assolutizzarla”.Certamente il Signore quando entra in una vita provoca “destabilizzazione, trasformazione, dona un orientamento nuovo, nuovi riferimenti morali ed etici”.

Ci sarà vera inculturazione della fede, quando questa produce la santità.“Essa permette di verificare il grado di santità e il livello di penetrazione del Vangelo e della fede in Gesù Cristo all'interno di una comunità cristiana”. Dunque,“l'inculturazione non è folklore religioso”. Sarah fa riferimento a San Giovanni Paolo II che affermava che una fede che non diventa cultura è una fede che muore. Pertanto l'inculturazione deve essere guidata sempre dalla“compatibilità col Vangelo e la comunione con la chiesa universale”. Tuttavia il cardinale, ribadisce che i Padri conciliari“non avevano intenzione di fare la rivoluzione, ma di promuovere un'evoluzione, una riforma moderata”. I padri del Concilio auspicavano una “consapevole e attiva partecipazione alle celebrazioni liturgiche” del popolo cristiano,  ma questo poteva avvenire soltanto con una adeguata formazione liturgica, che dovrà prima coinvolgere il clero. Non ci potrà essere partecipazione attiva, se prima, gli stessi pastori d'anime non diventeranno loro stessi maestri.

Il cardinale precisa che i padri conciliari nell'articolo 21, parlano esplicitamente di “restaurazione della liturgia”, e non di una “rivoluzione!”. Pertanto auspica dopo l'esperienza di cinquant'anni, un maggior studio, uno sguardo nuovo, per comprendere meglio le riforme, i riti, le regole liturgiche, per cercare di riconsiderarne alcune.

Infatti leggendo oggi il Sacrosanctum Concilium il cardinale non è soddisfatto della sua attuazione e si domanda:“Dove sono finiti i fedeli di cui parlavano i Padri conciliari? Molti fedeli del passato ieri sono oggi 'infedeli'. Non vanno più del tutto a Messa”. Riprendendo le parole di San Giovanni Paolo II, oggi ci si è dimenticati di Dio e nello stesso tempo anche dell'uomo.“La cultura europea dà l'impressione di una 'apostasia silenziosa' da parte dell'uomo sazio che vive come se Dio non esistesse”.

Il cardinale prima di apportare i miglioramenti alla Liturgia ritiene opportuno analizzare che cosa è successo in questi decenni dopo la pubblicazione della Costituzione sulla Sacra Liturgia.“Mentre il lavoro ufficiale di riforma seguiva il suo corso, apparvero delle cattive e significative interpretazioni della liturgia che misero radici in diversi luoghi del mondo. Tali abusi – afferma monsignor Sarah – riguardanti la sacra liturgia aumentarono a causa di un'errata comprensione del Concilio. Ciò diede luogo a delle celebrazioni liturgiche soggettive, le quali erano maggiormente incentrate sulle aspirazioni delle singole comunità, piuttosto che sul culto sacrificale dovuto a Dio onnipotente”. Monsignor Arinze, li definì: le “Messe-fai-da-te”.

A questo proposito San Giovanni Paolo II aveva espresso il suo disappunto e la sua tristezza, nell'enciclica “Ecclesia de Eucharistia”. Dopo aver sottolineato i grandi vantaggi portati dalla riforma liturgica, il papa accennava alle ombre.“Vi sono luoghi dove si registra un pressoché completo abbandono del culto di adorazione eucaristica. Si aggiungono[...] abusi che contribuiscono ad oscurare la retta fede e la dottrina cattolica su questo mirabile Sacramento”. Il Mistero eucaristico viene ridotto e spogliato del suo valore sacrificale. Quindi il santo padre auspicava che la lettera enciclica potesse contribuire a dissipare “le ombre di dottrine e pratiche non accettabili”.

Per il momento mi fermo alla prossima completiamo l'interessante documento.

 

La Calabria che sorride, accogliente, suadente e ricca di profumi che si fanno gusto è quella che è stata offerta da Assapori ai visitatori della Fiera Internazionale del Turismo di Milano. Lo show cooking degli chef del Consorzio di qualità della ristorazione calabrese Assapori, infatti, ha rappresentato uno dei momenti maggiormente apprezzati e qualificanti tra le iniziative messe in campo dalla Regione Calabria per promuovere il territorio.
Gli chef Agostino Bilotta, Salvatore Murano, Natale Pallone e Nino Rossi hanno catalizzato l'attenzione dei presenti realizzando tre piatti carichi di richiami storici resi unici da una tradizione consolidata, perché capace di rinnovarsi mantenendo forte la propria identità: seppia scottata alla maniera di Pitagora; tartufo di alici su vellutata di cipolla di Tropea; tataki di agnello, caglio al bergamotto, jus di carapaci al barbecue ed erbe spontanee.

I racconti della presidente di Assapori Concetta Greco e del presidente della Giunta regionale Mario Oliverio sono riusciti a trasmettere a buyer e visitatori la suggestione di una Calabria che aspetta di essere scoperta, pronta ad offrire il meglio di se dall'ingente patrimonio di luoghi e reperti storici alle bellezze naturalistiche, dalla varietà delle produzioni locali che sono a base della dieta mediterranea all'eccellenza della ristorazione che si esalta per varietà di profumi e sapori.

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