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Martedì, 25 Settembre 2018

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Esiste un diritto fondamentale: se entri a casa mia e spacci ti accompagno da dove sei arrivato": ha poi spiegato il ministro in conferenza stampa a Palazzo Chigi. "Se sei condannato in via definitiva è di buon senso toglierti al cittadinanza", ha aggiunto. "Per i richiedenti asilo - ha spiegato il vicepremier - lo stop alla domanda si avrà in caso di pericolosità sociale o condanna in primo grado. Questa è stata una delle mediazioni aggiunti e suggerite".    

L'obiettivo è chiudere tutti i campi rom entro la fine della legislatura", ha detto poi il ministro Salvini.

"In un quadro di assoluta garanzia dei diritti delle persone e dei Trattati, andiamo a operare una revisione per una disciplina più efficace", ha detto il premier, Giuseppe Conte, aggiungendo: "Ci sono norme contro la mafia e il terrorismo". "Non cacciamo nessuno dall'Italia dall'oggi al domani, ma rendiamo più efficace il sistema dei rimpatri".

"Rispetto all'ordinaria formulazione abbiamo unificato in un'unica struttura normativa, più funzionale anche in ragione della complementarietà delle materie, i testi su migranti e sicurezza - ha detto Conte -. L'obiettivo è riorganizzare l'intero sistema di riconoscimento della protezione internazionale per adeguarla agli standard europei. Ci siamo accorti che c'erano disallineamenti significativi rispetto ad altri Paesi europei".

Il consiglio dei ministri lo ha approvato all'unanimità e presto il Parlamento sarà chiamato a trasformare in legge il contenuto dei decreti su cui il Viminale ha lavorato per mesi.

Già nei giorni scorsi erano emersi alcune indiscrezioni sui contenuti dei due documenti, poi accorpati ad uno solo poco prima dell'arrivo in cdm. Ma ecco tutte le novità in tema di sicurezza e immigrazione che tanto fanno esultare il leader della Lega.

Si parte dai permessi di soggiorno per i richiedenti asilo. La Lega lo aveva annunciato e Salvini ripetuto in tutte le salse: il documento per "motivi umanitari" scompare a favore di altri "casi speciali" in cui un migrante, che non ha ottenuto protezione internazionale o lo status di rifugiato, potrà rimanere nel Belpaese. Si tratta dei permessi di soggiorno "temporaneo per esigenze di carattere umanitario". E verranno assegnati per "atti di particolare valore civile, grave sfruttamento lavorativo, violenza domestica, eccezionali calamità naturali, motivi di salute di eccezionale gravità".

Confermato, come previsto alla vigilia, il "prolungamento della durata massima del trattenimento dello straniero" nei centri di rimpatrio. Si passa dai 90 giorni previsti fino ad oggi ai 180, nella speranza che questo possa aumentare i voli charter diretti ai Paesi di provenienza dei clandestini. Nuovi Cpr, inoltre, potranno essere costruiti più rapidamente grazie al ricorso alla procedura negoziata. Inoltre, gli irregolari potranno essere trattenuti anche "in strutture idonee nella disponibilità della pubblica sicurezza in caso di indisponibilità dei CPR": una possibilità prevista fino all'udienza di convalida dell'espulsione e, presso gli uffici di frontiera, anche fino all'effettivo allontanamento.

Per quanto riguarda il trattenimento dei richiedenti asilo negli hotspot, invece, il periodo sarà di 30 giorni, ma prolungabile fino a 180 qualora "sia stato possibile determinarne l’identità". Uno straniero espulso, inoltre, non solo non potrà rientrare in Italia, ma neppure nello spazio Schengen. Dunque l'identificazione dello straniero verrà comunicata anche agli altri Stati membri dell'Ue per impedirne nuovamente l'accesso.

"Noi stato sovrano". «La Francia per finanziare la sua manovra economica farà un deficit del 2,8%. Siamo un Paese sovrano esattamente come la Francia. I soldi ci sono e si possono finalmente spendere a favore dei cittadini. In Italia come in Francia». Lo scrive in un Tweet il vicepremier e ministro Luigi Di Maio

Ci siamo riuniti stamattina per la manovra economica, continueremo nel pomeriggio, stiamo curando tutti i dettagli sino a quando delibereremo la nota aggiuntiva al Def" ha detto il premier, Giuseppe Conte, in conferenza stampa a Palazzo Chigi facendo il punto sulla manovra e annunciando il prosieguo del vertice con i due vicepremier Di Maio e Salvini, i ministri Giovanni Tria, Paolo Savona e il sottosegretario Giancarlo Giorgetti. "Sulla manovra ci sono sempre progressi, mi hanno chiesto se c'è la fumata bianca...E' tutta una fumata bianca che esce dal mio ufficio...". Fonti vicine al governo precisano che "sulla manovra si è arrivati a un punto importante e sono stati fatti passi in avanti decisivi".

"La "manovra del popolo" che "aiuta gli ultimi e fa la guerra ai potenti". Così Luigi Di Maio ribattezza su Instagram la prossima legge di bilancio, annunciando che nel pomeriggio risponderà sul social alle domande dei follower. "Dentro - scrive - ci saranno il reddito di cittadinanza, il superamento della Fornero e i soldi per i truffati delle banche". E ad un follower che gli chiede se ci saranno tagli alla sanità risdponde: "Ti garantisco che non ci saranno tagli ai servizi sanitari. Neppure un taglietto. La salute dei cittadini è la cosa più importante. Dobbiamo allontanare i dirigenti politicizzati, eliminare gli sprechi e fare nuove assunzioni".

Intanto Versace venduta a Michael Kors, sempre più marchi del Made in Italy finiscono in mani straniere Versace sarebbe solo l'ultimo dei marchi dell'abbigliamento di lusso italiani che ha trovato un acquirente fuori dai confini. Mentre già di altri si vocifera un imminente cessione. Come per Ferragamo, la cui vendita è stata smentita dalla famiglia proprietaria, ma che da settimane è al centro di rumor secondo cui sarebbe nel mirino di Lvmh, il colosso francese del lusso di Bernard Arnault

Quali che siano le cause l'elenco delle Maison italiane in mano straniera è lungo. Sono nell'orbita Lvmh Pucci, Fendi, Bulgari e le essenze di Acqua di Parma. L'altro padrone del lusso mondiale, la Kering di Fran‡ois-Henri Pinault, ha in scuderia un campione di peso come Gucci, ma pure Bottega Veneta, Brioni e Pomellato. Da tempo Valentino è saldamente nelle mani del fondo del Qatar Mayhoola, e le voci su una sua possibile quotazione si rincorrono da anni. Il marchio Krizia è stato comperato quattro anni fa dai cinesi di Marisfrolg. E la lista continua ad allungarsi. Solo a febbraio la lingerie di lusso de La Perla è passata nelle mani degli olandesi di Sapinda. Anche la moda 4.0 è emigrata, da quando Federico Marchetti ha venduto la sua piattaforma di vendite on line Yoox-net-à-porter agli svizzeri di Richemont.

In mani italiane restano marchi come Tod's, Moncler e soprattutto Armani e Prada. E se il primo ha da tempo messo le basi attraverso la sua Fondazione per evitare che una futura successione renda l'icona dello stile italiano una preda, su Prada ha fatto chiarezza Patrizio Bertelli. Lorenzo, il figlio nato dalla unione con Miuccia Prada, si sta preparando a guidare la azienda, ha detto. E per quanto riguarda la proprietà «io non ho intenzione di vendere, io non ho mai venduto niente in vita mia». 

Il vertice di centrodestra preoccupa il vicepremier pentastellato: "La manovra metterà in atto i punti principali del nostro programma", avevano detto in una nota congiunta Berlusconi, Salvini e Meloni. Così il capo politico del M5S sembra aver fretta di imporre i temi del contratto cari al proprio elettorato.

"Il reddito di cittadinanza sarà rivolto agli italiani", ha quindi precisato Di Maio a Radio Anch'io su RadioRai, dopo che Tria - pungolato da FdI - aveva rivelato che il reddito minimo sarebbe andato anche agli stranieri. "Abbiamo corretto la proposta di legge anni fa, è singolare che torni in auge", ha sottolineato oggi il ministro del Lavoro, "Certamente con i flussi migratori irregolari che ci sono oggi è impossibile fare il reddito di cittadinanza senza sapere qual è la platea ed è ovvio che si deve restringere ai cittadini italiani. La prima forma della proposta era molto vaga, è stata corretta nel 2016".

Pure il vicepremier Matteo Salvini rimanda al mittente l’allargamento del reddito di cittadinanza agli stranieri: «Sono sicuro che gli amici dei Cinque Stelle garantiranno che ad usufruire del reddito di cittadinanza saranno solo e soltanto gli italiani». Così come «è scritto chiaramente nel contratto di governo», affonda il leghista Claudio Borghi, presidente della commissione Bilancio della Camera. «Le parole di Tria sono state male interpretate - spiega -: ha solo citato un vecchio disegno di legge del M5S, superato poi dall’intesa raggiunta nel contratto di governo». Resta però che sul merito della proposta anche l’Ocse è perplesso. Secondo la capo economista Laurence Boone, «il progetto deve essere mirato» per aiutare le persone colpite dalla crisi sotto forma di «misure contro la povertà», perché «un reddito universale diretto a tutti sarebbe molto costoso» e generico. Replica il premier, Giuseppe Conte: «Non raccoglierei le polemiche, l’Ocse fa le sue valutazioni, ma non mi sembrano supportate dai fatti».

Il vertice del centrodestra, con la ricucitura dei rapporti tra il leader del Carroccio e quello di Forza Italia, ha alimentato i sospetti dei 5 stelle circa le reali intenzioni di Salvini rispetto alla durata del governo. Poi, quando la Lega ha riunito i suoi sottosegretari a casa del vicepremier e ha messo a punto le proposte per la manovra, tutte centrate sulla flat tax e su «quota 100» per le pensioni, tralasciando invece il reddito di cittadinanza, è trapelata l’irritazione dei 5 stelle. Anche perché la situazione è oggettivamente complicata. Mentre l’Ocse ha rivisto al ribasso le stime di crescita e ha chiesto al governo di non smontare la riforma Fornero (prendendosi la reprimenda di Luigi Di Maio: «L’Ocse non interferisca) Tria, sempre alla Camera, ha confermato la sua linea: la legge di Bilancio rispetterà i vincoli sul deficit e sul debito e quindi le misure previste dal programma di governo saranno introdotte con «gradualità».

Ma un retroscena raccontato dal Corriere parla di un diktat ben più duro. "Fare deficit, punto", ripeterebbe Di Maio ai tecnici del Mef, considerando pretesti i dubbi sollevati da Tria. Vertici e parlamentari M5S si affrettano a smentire la volontò di cambiare le poltrone del Tesoro. Ma promettono in ogni caso battaglia in Aula: "Il Movimento non intende arretrare nemmeno di un millimetro", è il motto.

Intanto a Palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte ha incontrato Tria, il sottosegretario Giorgetti e i ministri Fraccaro, Moavero e Savona, oltre ai viceministri Castelli e Garavaglia per parlare della manovra. Assente proprio Di Maio, ancora impegnato nella sua missione in Cina.

Intanto Andrea Muratore scrive al quotidiano il Giornale come la Germania non rispetta le regole e fa la morale sull' italia e sul Euro :  La Germania che non rispetta le regole: la doppia morale su Italia e euro ....

Scrive il collega : La fase della scrittura della legge di bilancio è da tempo la più critica per qualsiasi esecutivo italiano, specie per l’attuale che si trova sotto osservazione speciale da parte delle istituzioni politiche e finanziarie dell’Unione europea. Lega, M5S e ministri “terzi” duellano sul deficit, sulle scelte di politica economica, sui decimali, ma il punto centrale è che nel discorso economico non è prioritaria, come dovrebbe essere nella prassi di un governo che si autodefinisce “di cambiamento” e nella logica di una politica coraggiosa, una focalizzazione sugli obiettivi, i traguardi di crescita auspicati, bensì la fa da padrone l’oramai noto discorso sui vincoli.

Su quelle regole che l’Italia si troverebbe costretta a dover seguire per correggere dei suoi vizi atavici: prima fra tutte la soglia, religiosa prima ancora che politica, del 3% nel rapporto deficit/Pil. Il discorso sulla responsabilità, sulla necessità di adattarsi alle regole scritte nei trattati europei e sulla tendenza italiana a dover necessariamente usufruire del “vincolo esterno” per adattarsi ad esse ritorna, con costanza, nella pubblicistica italiana. Vogliamo, in questo contesto, proporre una visione più ordinata e chiara di queste dinamiche: anziché essere accusati dalle regole, osservare i loro problemi e capire che per l’Italia è vitale spingere per dei cambiamenti e, al tempo stesso, ricordare come esse siano funzionali, principalmente, a un ben noto partner europeo dell’Italia, la Germania. Che in molti campi è tutto fuorché virtuosa.

Giunge come una boccata d’aria fresca nella pubblicistica economica il recente saggio dell’economista Sergio Cesaratto, Chi non rispetta le regole, che indaga in maniera precisa le doppie morali insite nella costruzione europea e nell’approccio rigoroso all’economia mainstream.

Cesaratto, secondo il quotidiano Il Giornale è bene premetterlo, non nega i limiti insiti nel “sistema Paese” Italia, primo fra tutti la scarsità di capitale sociale, ma denuncia con forza il fatto che la Germania abbia, per anni, predicato nei consessi europei il rigoroso rispetto dei vincoli di bilancio, i tagli alla spesa pubblica e le politiche di austerità, ma al tempo stesso abbia costruito un modello economico fondato sulle esportazioni “incompatibile con le regole del gioco  fondamentalmente basato sulla trasgressione” dei principi fondanti dell’Unione.

L’idea di fare dell’Europa una politeia (comunità) e non un progetto meramente economicista appare ambiziosa e andrebbe nell’interesse dell’Italia, perché indirizzerebbe le regole comunitarie verso una reale riformulazione democratica. Difficile che a Berlino possano gradire e dare luce verde al piano di Savona. Ma libri come quello di Cesaratto ci insegnano che dietro ogni volontà di preservazione dello status quo ci sono interessi ben individuabili e facenti capo alla Germania. Spiace vedere certe correnti di pensiero predominanti anche in un Paese come l’Italia che senza cambiamenti sostanziali continuerà a dibattersi nelle difficoltà.

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Secondo il Professore Antonio Maria Rinaldi “il concetto di “moneta generale” espresso da Funk, si sposa perfettamente con l’idea della creazione di una area valutaria da imporre al Continente con funzione aggregatrice per effetto della forza delle regole poste a suo supporto”.

'La pace fiscale si farà: è imprescindibile. Così come, con gradualità, attueremo flat tax, reddito di cittadinanza e riforma della legge Fornero'.
Intervista a tutto campo in apertura di prima pagina a La Verità del premier Giuseppe Conte, che sul crollo di Genova fa sapere che si chiederà ad Autostrade di anticipare i soldi, 'e poi la ricostruzione avverrà a prescindere dal loro intervento'. E sulle tensioni nella maggioranza, in vista della manovra, evidenzia di 'non aver mai visto vacillare' il ministro Tria

Il leader M5S, Luigi Di Maio, non allenta il pressing sul ministro dell'Economia, Giovanni Tria, sulla manovra: "Nessuno ha chiesto le sue dimissioni, ma pretendo che il ministro dell'Economia di un governo del cambiamento trovi i soldi per gli italiani che momentaneamente sono in grande difficoltà", afferma all'ansa il vicepremier prima di partire per la sua missione in Cina.

"Gli italiani in difficoltà non possono più aspettare - ha insistito -, lo Stato non li può più lasciare soli e un ministro serio i soldi li deve trovare. Lo Stato è già in ritardo di 20 anni, ci sono famiglie italiane con figli in momentanea difficoltà, giovani senza lavoro, pensionati che con 500 euro non mangiano. Iniziamo a dare i soldi a loro. Poi semmai ci porremo il problema che non ci sono i soldi per dare stipendi a chi guadagna centinaia di migliaia di euro", dice ancora Di Maio.

"Abbattere il debito pubblico è un impegno che prendiamo, ma una legge di bilancio non si fa per ridurre il debito ma per cominciare ad avviare iniziative importanti, mantenere le promesse e migliorare la qualità della vita degli italiani". Così il vicepremier a Dimartedì su La7. "Questa legge di bilancio manterrà le promesse, superare la Fornero, reddito cittadinanza, flat tax" e una parte delle risorse arriverà dal "taglio degli sprechi, ce ne sono tantissimi, il bilancio è pieno di sprechi".  Le risorse per la manovra saranno reperite con le "tagli alle spese ma anche facendo deficit: non serve superare il 3%. L'obiettivo e' soddisfare le richieste degli italiani. Si fa tagliando gli sprechi e altre risorse arriveranno dalla crescita economica" ha precisato Di Maio a Dimartedì. "Abbiamo bisogno di prendere un po' di soldi dal deficit poi li ridaremo con la crescita", ha detto. 

Il vicepremier M5s è netto anche nei rapporti con Matteo Salvini. "Si gioca ad evidenziare cose sulle quali io e Salvini non siamo d'accordo. Se si vuole fare il giochino di provare a dividerci si faccia pure. Ma per ora questo e' un governo compatto".  Con la Lega insiste Di Maio "noi ci capiamo sui fatti, abbiamo fatto una riunione e la settimana prossima presentiamo una proposta di legge costituzionale per tagliare 345 parlamentari" con "100 milioni di euro di risparmi l'anno". E tende a ribadire la sintonia nel governo anche Matteo Salvini sempre a DiMartedì:"Io e Di Maio ormai siamo una coppia di fatto". 

E i ricorsi non spaventano certo il governo. ""Hanno avuto il fegato di fare i ricorsi. Gli tagliamo il vitalizio e gli lasciamo la pensione e hanno il coraggio di fare i ricorsi. Li facciano. Non mi spaventano". La stessa cosa vale per Autostrade. C'e' una legge che dice che nominiamo un commissario alla ricostruzione con poteri sostitutivi. Possiamo far ricostruire il ponte a chi lo ha fatto crollare? Non ci siamo accaniti con Autostrade per una ragione qualsiasi ma per un grave inadempimento. Se hanno il coraggio di fare ricorso lo facciano'

L'Italia, con il pressing del premier Giuseppe Conte e del ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, insiste nel chiedere "una risposta europea" alla gestione dei flussi migratori del Mediterraneo. Ma perché questa risposta arrivi, se arriverà, bisogna aspettare ancora. Di certo nulla di decisivo - né sulla questione dei porti di sbarco delle missioni europee, né sulla riforma del regolamento di Dublino sull'asilo - arriverà dal vertice informale dei leader dell'Ue in programma oggi e domani a Salisburgo. Un appuntamento cui gli Stati del Vecchio Continente arrivano ancora una volta divisi.

Delle questioni sul tavolo Conte ha parlato con il cancelliere austriaco Sebastian Kurz, il cui Paese ha fino a dicembre la presidenza di turno dell'Unione. Kurz, dopo avere incontrato Merkel e Macron, è sceso a Roma come ultima tappa del suo tour organizzato per tastare il polso alle capitali in vista del vertice. "Se non vogliamo un altro caso Diciotti abbiamo bisogno di una risposta europea", lo ha incalzato Conte. Che all'austriaco ha anche ribadito la posizione fortemente contraria dell'Italia su un'altra questione: quella dei doppi passaporti che Vienna vorrebbe per i cittadini altoatesini di lingua tedesca e ladina. 

Quanto alle migrazioni, il premier ha ribadito la richiesta di più investimenti in Nord Africa e di rivedere le missioni europee, per far sì che anche i porti di altri Paesi rivieraschi siano coinvolti negli sbarchi. Kurz ha sottolineato ancora una volta la necessità di rafforzare quanto prima Frontex, l'agenzia Ue per il controllo delle frontiere, come propone la Commissione europea, anche se l'idea ha già suscitato perplessità in vari Stati membri. Nel blocco dei Paesi Visegrad, ad esempio. Nel mirino delle critiche c'è sia il rafforzamento del mandato dell'agenzia perché svolga compiti all'interno dei Paesi, sia il fatto di destinarle più finanziamenti. "Meglio dare i fondi direttamente agli Stati", ha già fatto sapere ad esempio la Repubblica Ceca.

I capi di Stato e di governo dell'Ue parleranno del punto specifico di Frontex in una discussione ad hoc giovedì durante il vertice in Austria. Gli altri dossier relativi al nodo delle migrazioni saranno invece affrontati già domani a cena. Ma secondo fonti europee non c'è da attendersi alcuna svolta o passo in avanti. L'unica speranza, a Bruxelles, è quantomeno raggiungere un risultato minimo: recuperare un "clima costruttivo", come chiede il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Che ammonisce: la crisi rimarrà "irrisolvibile" finché ci sarà qualcuno che non vuole risolverla e che di fatto "la usa" per i propri tornaconti di consenso. 

Nei palazzi delle istituzioni europee, è palpabile il fastidio nei confronti di certe prese di posizioni muscolari contro l'Ue. Che il clima non sia dei migliori per una soluzione condivisa lo ammette anche il ministro degli Esteri Moavero, volato a Bruxelles per una riunione del Consiglio Affari generali. Sui migranti, dice, "siamo molto divisi, anche aspramente. Ma si tratta di una questione reale, politica e concreta, con un'incidenza sui flussi elettorali". Un tema, insomma, su cui potrebbe giocarsi una buona fetta di campagna elettorale per le europee in calendario la primavera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mentre è in corso il pressing sul deficit in vista della manovra il vicepremier Luigi Di Maio ribadisce la compattezza del governo sulle misure da prendere e smentisce l'ipotesi di aumento dell'Iva. "E' una fake news, - dice a Radio 24 - non è assolutamente vero, perché in questo governo non si permetterà ai soldi di uscire dalla porta e entrare dalla finestra, non vogliamo fare il gioco delle tre carte". 

"Noi siamo il governo del cambiamento. Se non possiamo cambiare le cose meglio andare a casa", ha detto in mattinata anche il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro a Agorà, ribadendo che il reddito di cittadinanza sarà "assolutamente" in finanziaria. "Il nostro obbiettivo - spiega - è fare sì che nessuno abbia meno di 780 euro. Se non riusciamo cambiare le cose meglio andare a casa. Ma sono convinto che ce la faremo. Noi non siamo disposti a tirare a campare", conclude.

"La legge di bilancio deve esser amica degli italiani dopo tanti anni di lacrime e sangue se per farlo serve un po' di deficit non dobbiamo avere paura di sforare il 2% a meno che il 2% non sia diventato un tabù, però ce lo dovevamo dire prima", ha ribadito.

Infine una stoccata agli evasori. "Chi evade il fisco - dice Di Maio - il fisco deve andare in galera, sta nel contratto quindi si deve fare". "Siamo tranquillissimi - ha aggiunto - nel gestire la pace fiscale, che non è un condono. La pace fiscale aiuta chi è in difficoltà, il condono aiuta i furbetti. Basta mettere una soglia a misura di persone in difficoltà". Per quanto riguarda la pace fiscale, ha spiegato Di Maio, "tecnicamente si tratta del meccanismo di saldo e stralcio, quindi di una procedura attiva presso la pubblica amministrazione su soldi dichiarati". Si è poi detto "d'accordo che 1 milione di euro sia una soglia troppo alta" e assicurato che "non vedremo scudi fiscali", perché "è chiaro che non vogliamo far rientrare capitali mafiosi o corrotti dall'estero".

"Questo - ha evidenziato il vicepremier - è un governo compatto, che sta mettendo insieme le risorse, che ci sono, per mantenere le promesse fatte agli italiani perché il M5s non ha dimenticato le promesse fatte in campagna elettorale. Siccome i soldi ci sono le cose si possono realizzare: io ho detto che un governo serio trova le risorse, perché sennò è meglio tornare a casa, è inutile tirare a campare". "All'interno del Mef - ha proseguito Di Maio - si stanno tenendo tavoli tecnici da giorni, con parti politiche e tecniche, l'obiettivo è mettere insieme le risorse per fare quello che abbiamo detto: si può fare molto dai tagli, ma se c'è bisogno di un po' deficit per migliorare la vita italiani ricordiamoci sempre che è questo il primo punto, fermo restando il valore dell'incremento del deficit e quello che può succedere a livello di spread e di mercati. E' per questo che non aumentiamo il deficit per regalare bonus, ma per un piano credibile".

Intanto dopo oltre 4 ore di dibattito restano le distanze tra i leader Ue sulla gestione interna dell'immigrazione, mentre i 27 si sono trovati d'accordo sulla necessità di rafforzare il coinvolgimento dei paesi terzi, incluso l'Egitto. 

"Sul tavolo c'è l'ipotesi che i Paesi non volenterosi, ovvero quelli che non partecipano in termini di sbarchi o in termini di redistribuzione" dei migranti, "versino un contributo finanziario". A spiegarlo è il premier Giuseppe Conte interpellato dai cronisti in albergo al termine della cena tra i 28 leader Ue, durata oltre 4 ore, e tenutasi al Felsenreitschule di Salisburgo. Nel corso della cena si è parlato quasi esclusivamente di migranti, spiega Conte che, interpellato su un titolo da dare alla riunione sottolinea: "lavori in corso". "Qualcuno tra i Paesi che non accolgono ha già dato disponibilità", spiega Conte.

Successivamente Conte, rispondendo ad una domanda sul contributo economico per i paesi Ue che non accolgono i migranti, ha detto che è stato considerato anche questo, è una possibilità residuale. "L'importante - ha precisato - è che ci sia un'ampia partecipazione al meccanismo di redistribuzione, altrimenti non ha significato".

C'è una minoranza che, con i suoi atteggiamenti autoritari, rischia di mettere in crisi l’Unione Europea..

E il paradosso è che questa minoranza fa parte della stessa Unione Europea. Sono i cosiddetti "falchi", quei commissari il cui unico lavoro sembra quello di attaccare l'Italia o di salire in cattedra per impartire lezioni non richieste o peggio ancora per minacciare governi democraticamente eletti da un pulpito che non ha ricevuto alcun consenso popolare. Prima o poi a Bruxelles e Strasburgo qualcuno si renderà conto dei loro danni? Al momento sembra di no, mentre è indubbio che le critiche nell'ultimo periodo siano aumentate esponenzialmente.

Adesso si annovera anche lo slovacco Maros Sefcovic, vicepresidente della Commissione Ue nonché candidato di punta nel Gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) in vista delle europee per guidare l'esecutivo dell'Unione

Commentando all'Ansa la situazione politica in Italia e l'affermazione della Lega di Matteo Salvini ha tuonato: "Sono stato molte volte in Italia e sono sempre rimasto impressionato di quanto questo grande ed importante Paese europeo sia onestamente pro-Ue. Per noi è davvero una situazione nuova. Dobbiamo assicurarci che in futuro l'Italia torni a essere di nuovo il grande Paese del G7 fortemente pro-Ue". E poi ha aggiunto: "Siamo tutti preoccupati".

A rincarare la dose poi l'attacco ai populisti che fanno "false promesse" e "giocano con il fuoco per distruggere la nostra cooperazione europea e il nostro sogno europeo".

La risposta del ministro dell'Interno è arrivata a stretto giro di posta. "Ennesimo attacco dell'Europa all'Italia, alla Lega e al governo. Adesso si interessano a noi, ma per anni gli euroburocrati hanno ignorato le richieste d'aiuto del nostro Paese per fermare gli sbarchi e ci hanno rifilato 700mila immigrati. Farebbero meglio a chiedere scusa e a tacere", ha ribattuto Salvini.

Secondo il quotidiano il Giornale l'ultima, in ordine di arrivo, è arrivata dalla bocca del commissario europeo agli Affari economici e monetari Pierre Moscovici. "L'Italia è un problema per la zona dell'euro", ha sentenziato. Non contento poi ha rincarato la dose: "Nella nuova Europa sovranista non c'è un Hitler ma tanti piccoli Mussolini".

Da un francese, si passa poi a un tedesco. Günter Oettinger, commissario europeo, ha più volte tuonato contro l'Italia. Prima ha sciorinato la sua particolare lezione finanziaria: "I mercati insegneranno (poi corretto dal giornalista che lo ha intervistato in "indurranno") agli italiani a votare nella maniera giusta". 

Poi ha minacciato: "Mettiamo in guardia Roma contro il mescolare questioni di politica migratoria con il Bilancio della Ue". Ieri ha tuonato ancora: "Vogliamo che l'Italia rispetti il criterio del 3%. Per quanto riguarda il debito, il criterio è il 60%, condiviso da tutti i Paesi che hanno firmato per essere nell'euro. In Italia siete al 133%, non è più tollerabile, ritengo che il 120% debba essere il limite massimo. Chiaramente spetta a voi deciderlo, ma non è una buona idea passare al 140%, la responsabilità è vostra. La strategia del bilancio italiano è una strategia del governo e del Parlamento, ma penso che la vostra sia una strada sbagliata". 

Infine Oettinger ha bacchettato l'Italia anche per quanto riguarda il settore dell'automotive: "Serve sfruttare la maggiore capacità produttiva italiana, nel vostro Paese avete la capacità di produrre 2 milioni di autovetture all'anno, ma ne fate 500 mila, non è colpa della Commissione europea. Cosa fate voi per portare la produzione automobilistica in Italia? Non è colpa dell'Europa se il cuore della produzione di automobili è passato da Torino a Detroit".

Nella lista non può mancare il falco Jyrki Katainen, vicepresidente della Commissione europea, che nel maggio scorso avvertiva: "La Commissione, naturalmente, non vuole interferire nelle discussioni in corso attualmente sul governo in Italia, ma noi ci apettiamo di collaborare molto strettamente con un governo stabile, qualunque sia, la Commissione è guardiana dei trattati e deve essere sicura che tutti capiscano i loro impegni; e abbiamo tutte le ragioni di credere che l’Italia continuerà a rispettare i suoi impegni di bilancio ed econimici anche in futuro”.

Stesso pensiero espresso dal vice-presidente della Commissione, Valdis Dombrovskis: "Nell’approccio alla formazione del nuovo governo e nell’approccio alla stabilità finanziaria l’Italia deve mantenere la rotta degli ultimi anni riducendo gradualmente il deficit e il debito. La Commissione europea in linea di principio non interferisce con le politiche nazionali ma per noi è importante che il nuovo governo italiano conduca una politica di bilancio ragionevole", perché "l'Italia ha il più alto debito pubblico nell'area dell'euro dopo la Grecia".

Il commissario europeo per migrazioni, affari interni e cittadinanza, Dimitris Avramopoulos, si è "limitato" invece all'auspicio: "Speriamo che col nuovo governo in Italia non ci siano cambiamenti sulla linea della politica migratoria". Naturalmente anche Juncker ha alzato il ditino. “Amo profondamente la bella Italia (lo ha detto in italiano, ndr), ma non accetterò più che ogni cosa che va male nel Mezzogiorno sia spiegato con il fatto che l’Ue o la Commissione europea non farebbero abbastanza. Gli italiani devono occuparsi delle regioni più povere dell’Italia: il che significa più lavoro, meno corruzione e serietà". Prediche, moniti, istruzioni, minacce, ingerenze: ma sicuri che questi falchi vogliano il bene dell'Europa? Perché così facendo non fanno altro che alimentare una certa idiosincrasia degli elettori nei confronti di un'istituzione già piena di difetti

E pure i risultati ci sono oltre 4mila persone premono ai valichi tra Bosnia e Croazia e alla spicciolata arrivano fino al Belpaese. Intercettare passeur e clandestini su 232 km di confine non è cosa facile. Per questo in piena estate il Viminale decise di inviare rinforzi al Fvg per un presidio provvisorio e straordinario, sperimentazione poi ripetuta a fine agosto e diventata permanente a metà settembre. Non una cosa di poco conto.

Oggi, come in passato, all’opera ci sono la polizia di Frontiera, la Polfer, la Stradale, i carabinieri e la Guardia di finanza. A questi, fa sapere la questura triestina, il ministero dell'Interno ha aggiunto circa 20 agenti del reparto mobile e del reparto prevenzione crimini di Padova (che si occupano di controllare l'area limitrofa ai valichi). Inoltre, Fedriga ha messo in campo pure il corpo forestale, con 23 effettivi impiegati per "segnalare presenze anomale sul territorio e comunicare in tempo reale con le Forze dell'Ordine”. Basterà?

Non è detto. Ma i primi risultati già si vedono. Ad agosto i dati diffusi dal Viminale dimostrarono che l'aumento dei pattugliamenti aveva portato aal aresto di quattro passeur, a 33 denunce, 13 espulsioni di cittadini stranieri e alla denuncia di 24 cittadini kosovari (presunti fiancheggiatori di un'organizzazione impegnata a far entrare stranieri dal Kosovo).

Fonti qualificate del Giornale.it al confine tra Slovenia e Italia fanno  notare che per chiudere tutti i buchi dello scolapasta occorrerebbero maggiori risorse. Soprattutto ai valichi più piccoli e meno controllati. I migranti infatti si stanno adeguando: vengono accompagnati fino ai sentieri sloveni e poi camminano a piedi a gruppi di 10-20 persone. “Se ne stanno tutti in fila e scavalcano la frontiera in silenzio”, ci spiega chi più volte si è trovato di fronte all'esodo.

I nostri agenti fanno il possibile. E spesso lo fanno bene: le operazioni portate a termine nei giorni scorsi lo dimostrano ampiamente. Mercoledì scorso uno degli interventi più difficili: è il tardo pomeriggio quando un’auto non si ferma all’alt degli agenti e ne nasce un assurdo inseguimento. “È partito da Pesek ed è finito a Cervignano del Friuli attraversando le province di Trieste, Gorizia e Udine – spiega un agente a IlGiornale.it - L'auto ha rischiato in più occasioni di provocare stragi! Ha passato centri abitati a velocità superiori ai 130 km orari. Ha percorso tratte autostradali facendo manovre folli e imboccando svincoli in contromano”. Quasi 75 km di tallonamento messo a segno dai poliziotti del reparto prevenzione crimine veneto, che non si sono tirati indietro nonostante i rischi.

Alla guida del mezzo c’era un pakistano (arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e lesioni aggravate) con a bordo 4 clandestini iraniani (presi in carico dall’ufficio immigrazione). Il passeur – spiega ancora la fonte - “era stato già arrestato per lo stesso reato poco tempo fa” e ha pure tentato di reagire al fermo. Venerdì mattina, invece, i due reparti padovani inviati da Salvini hanno fermato un altro passeur che traghettava 12 clandestini su un furgoncino. "Da quando c'è lui al ministero - sussurra un agente - notiamo la differenza. Sì fa quello che c'era da fare anni prima. E anche i cittadini lo notano: basta andare a prendere un caffè nei bar della zona che subito ci dicono 'ah voi siete quelli mandati da Salvini'".

Intanto come da decreto è previsto che il commissario sia nominato con decreto del presidente del Consiglio entro 10 giorni dall'entrata in vigore del decreto per Genova. Alto, bello, biondo, occhi blu? Vediamo, aspettiamo ancora". Lo dice il presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel suo intervento alla 68 esima sessione del Comitato Regionale per l'Europa dell'Oms, in corso a Roma.  "Non abbiamo ancora l'identikit preciso ma sarà sicuramente colui che ci garantirà di realizzare il ponte quanto prima: ci interessa il risultato". “Vogliamo stare vicino ai nostri medici e professionisti che sono eccellenze mondiali e rimettere al centro il merito e la trasparenza: il nome di Li Bassi per l’Agenzia del farmaco è un segnale chiaro perché parliamo di uno di quei cervelli in fuga che vogliamo riportare a casa.   Lavoreremo - dice ancora Conte - per colmare le disuguaglianze nell'accesso al sistema sanitario e contrastare la povertà e le forme di emarginazione sociale. Misure come il reddito di cittadinanza che il governo si è impegnato a varare, potranno essere utili per reagire a questo". 

"L'Italia sottolinea Conte - è seconda in Europa per aspettativa di vita: qui si vive di più, siamo il paese della bella vita. E noi vogliamo rilanciare e preservare il sistema sanitario perché il diritto alla salute garantito a tutti resti un pilastro del nostro vivere comune. Sosteniamo l'obiettivo della copertura sanitaria universale come obiettivo dell'Oms. Il diritto a essere curati è da garantire a tutti. Questo ci impegna a lavorare intensamente e non a caso anche nel contratto di governo è puntualmente  precisato che e prioritario tutelare l'attuale modello di gestione del servizio sanitario nazionale, salvaguardando lo stato di salute del Paese, con uniformità dei livelli essenziali di assistenza", aggiunge il premier. "Uno dei primi passi è l'adozione di un piano nazionale della cronicità e un piano nazionale della prevenzione, di portata quinquennale", sottolinea.

"Il mio impegno - ha detto il ministro della Salute, Giulia Grillo - è produrre interventi concreti: finora la sanità in Italia ha subito molti tagli e la mappa della salute nel nostro paese è piena di luci e ombre e le diseguaglianze sono troppe; tuttavia il nostro sistema sanitario nazionale con un modello universalistico resta un punto di riferimento per tutto il mondo". Lo ha affermato il ministro della Salute, Giulia Grillo, nel suo intervento in occasione dell'apertura della 68/ma riunione del comitato regionale dell'Oms Europa, per la prima volta a Roma. All'avvio dei lavori è intervenuto anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. Il diritto alla salute, ha detto il ministro, "è per tutti i cittadini, indipendentemente dal reddito o alla carta d'identità di provenienza". Grillo ha quindi ribadito "l'impegno dell'Italia a essere un soggetto attivo nelle politiche sanitarie a fianco dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: l'Ue - ha detto - non è un'idea astratta ma un impegno quotidiano e pragmatico".

 

 

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