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Secondo un amico Matteo Salvini ha fatto il grosso errore di“staccare la spina” al governo, sostanzialmente doveva resistere e uscire soltanto quando lo buttavano fuori dall'esecutivo. Ho ricordato all'amico che da tempo negli ambienti del centrodestra suggerivano al ministro degli interni di abbandonare questo governo. Per la verità lo stesso Salvini ha chiarito di essere stato un po' ingenuo in questa sua scelta. Forse l'unico errore che si può attribuirgli sono quei tentativi di ricucire con i pentastellati. Tuttavia adesso i giochi sono fatti e il problema non è Salvini, ma la nuova ammucchiata creata artificialmente dai giochi di Palazzo.

La questione grave è che il presidente della Repubblica forte della Costituzione ha avvallato un'ammucchiata di Palazzo che ha come collante la poltrona. «È nato il bimbo, deforme e malato come era prevedibile, e la più incallita delle prostitute esce a testa alta dal confronto con i signori che da oggi guideranno le sorti della nostra povera Italia, che sembrava, seppur un po’ a zig-zag, essere finalmente sulla buona strada» (Paolo Deotto, Governo Conte-bis. La morte del pudore, 5.9.19, ilnuovoarengario.it)

Con questo governo si dissolve la leggenda del moralismo dei grillini. Ha ragione Giorgia Meloni nello spot, quando afferma che i grillini dovevano aprire il parlamento come una scatoletta di tonno, invece sono rimasti dei tonni in scatola. I grillini pronti a tagliare poltrone e stipendi, ma solo per quelli che siederanno dopo di loro in parlamento. Loro che dovevano rivoluzionare il sistema, adesso, pur di restare al potere, si alleano con il Pd, il partito sistema. Ciò che li tiene insieme è l'odio viscerale contro la Lega e il suo segretario.

Molto si è detto e scritto in merito al pudore di questo nuovo abbraccio degli esponenti grillini e piddini. A me pare che questi signori (?), non solo i politici, ma anche i giornalisti, che si barricano dietro le solite frasi liberatorie (lo facciamo per il bene dell'Italia) non hanno nessuna vergogna, non solo ma sanno benissimo quello che hanno fatto e se ne infischiano delle proteste della maggioranza del popolo italiano. Del resto è la logica ideologica, quando la realtà non collima col progetto, tanto peggio per la realtà.

I poteri forti esultano, c'è la benedizione dell'Unione Europea. Ci sono i “mercati”, questa divinità onnipotente e oscura, che hanno ben accolto la novità. Lo “spread”, indice senza il quale abbiamo vissuto per anni e anni felici e contenti, miracolosamente scende. Esultano i bempensanti, i giornali, i magistrati democratici, gli attori di Hollywood.

E se non tutti, certamente anche non pochi esponenti di quel che rimane del mondo cattolico, plaudenti a chi fa della politica la contraffazione della carità, così rinunciando alla forza scandalosa e salvifica del messaggio cristiano.

Allegria, l'Italia dopo il rischio di diventare populista e sovranista, guidata dell'uomo nero Salvini, adesso è salva e l'Europa benedice. Pertanto l'Italia provincia disciplinata ritorna a far parte del Triangolo della Morte Bruxelles-Parigi-Berlino.

Per quanto riguarda la lista dei ministri, per lo più sono tutti illustri sconosciuti, o perlomeno si tratta di politici di seconda o terza fila. Questa volta Mattarella tutto  accogliente, felice e contento, non ha avuto niente da dire sui nomi, non c'era un Savona di turno. «È perfettamente inutile nascondersi dietro la foglia di fico della maggioranza parlamentare, quando anche l’ultimo dei deficienti sa che questo Parlamento non rappresenta più il popolo italiano. Su Sergio Mattarella grava la più pesante responsabilità per la formazione di questo governo. Aveva lui il pallino in mano e l’ha tirato secondo le esplicite indicazioni dei potentati UE & affini [...]Aveva la possibilità di fare qualcosa di buono per l’Italia, non ne ha avuto il coraggio. Ne risponderà davanti alla Storia, ma soprattutto davanti a Dio».(Ibidem)

Questo governo sta nascendo puntellato con le solite frasi vuote, e con una forti dosi di ipocrisia, la più utilizzata: “stiamo lavorando per il bene del Paese”. Ce lo hanno detto con il governo Monti, poi con Letta, quindi con Renzi infine con  Gentiloni. Peraltro, tutti governi che non hanno avuto il consenso elettorale. Guarda caso, tutti agiscono per il bene del Paese, soprattutto quando c’è da sostenere un esecutivo artificiale come questo del Conte bis. «Perché è ridicolo far finta di ignorare che ci sono intere schiere di parlamentari che, in misura sempre maggiore di legislatura in legislatura, vengono catapultati sugli scranni della Camera e del Senato letteralmente dal nulla. Da qualche decina di voti su una piattaforma online, per fare un esempio concreto. Gente che, dall’oggi al domani e senza un’adeguata preparazione politico-culturale, si trova seduta su una comoda poltrona parlamentare in pelle rossa». (C. Puglisi, “Per il bene del Paese? Basta scemenze! E ipocrisie...”, 5.9.19, Il nuovoarengario.it)

Non solo in questo mondo dove si esalta il guadagno, l'arricchimento, l'avere al posto dell'essere, criticare il comportamento del parlamentare  «è non solo infantile, ma anche un tantino ipocrita». E' molto difficile rifiutare un posto sicuro e ben retribuito.

In questi giorni molto si è dibattuto sui mandanti di questo governo. Sul complotto dell'Europa, certamente ci sono state delle convergenze ricercate o occasionali. Non occorre leggere chissà quali carte, «basta osservare quanto accaduto in questi ultimi mesi per rendersi conto di come la nuova compagine governativa sia stata voluta, ricercata, costruita da tutte quelle forze che rappresentano la cosiddetta post-modernità: post-comunisti, europeisti M&M’s (che non hanno nulla a che vedere con i gustosi confetti di cioccolato, ma molto con Merkel e Macron), post-democristiani e nichilisti ingialliti. Tutti accomunati, più che dall’anti-Salvinismo, dal desiderio di salvare sé stessi e di rivitalizzare tutto ciò che ha condotto l’Italia e l’Europa nella condizione di civiltà agonizzante. Insomma, una crisi tutt’altro che imprevista, come ha scritto anche Francesco Verderami sul Corriere della Sera. E forse anche nei fatti favorita da chi, troppo concentrato sugli “Interni”, ha trascurato quel che stava accadendo – o tramando – oltre confine». (Domenico Airoma, Tutti insieme appassionatamente, 6.9.19 alleanzacattolica.org)

Si sta discutendo sull'idea che muove il presidente Conte, quella del nuovo umanesimo, che poi non è che la vecchia utopia diabolica tesa a creare «“l'uomo nuovo” nonostante il sangue versato e le macerie ancora fumanti. È come pretendere di salvare un uomo ridotto in fin di vita fornendo all’assassino, che ha esaurito le munizioni, l’ennesima pallottola». (Ibidem)

In questi giorni dai microfoni di Radio Maria, padre Livio Fanzaga, novello “Microfono di Dio”, molto simile a quel grande apostolo missionario, padre Riccardo Lombardi, animatore dei Comitati Civici, sta spiegando bene quale sia il substrato ideologico filosofico su cui si basa il premier Conte. Un nuovo umanesimo targato Edgar Morin, vecchio filosofo francese, che non ha niente a che fare con il cristianesimo. Anzi si tratta di «una netta rottura con la prospettiva di un umanesimo cristiano, che vede nel suo fondamento l’apertura dell’uomo alla trascendenza, che in termini etici e, quindi successivamente politici, nel senso ampio del termine, vuol dire apertura alla legge morale naturale, quale regola fondativa delle relazioni tra gli uomini». (Daniele Fazio, Il “nuovo umanesimo di Giuseppe Conte (e non solo),

2.9.19, in alleanzacattolica.org).

Quello di Morin è un umanesimo che si coniuga facilmente con il multiculturalismo, l’ambientalismo, i nuovi diritti civili, il laicismo. «Tutte tematiche che sono emerse nel breve discorso programmatico del premier Conte. Vale poco, in questa cornice, il pur citato primato della persona in riferimento al dettato costituzionale». E attenzione scrive Fazio, «Non si tratta semplicemente di vagheggiamenti filosofici, ma della possibilità reale che tutto questo si concretizzi in dispositivi di legge con forze di governo (M5S e PD) la cui storia chiaramente risponde a questi criteri ideologici». (Ibidem)

Di fronte a questi scenari non bisogna disperare, abbiamo superato quelli degli anni 60, 70, «quando le élite progressiste avevano scommesso sulla vittoria “inevitabile” del comunismo e si prostravano di fronte al vincitore venturo. Non andò così, grazie a Dio, e grazie agli eroi e ai santi che hanno saputo resistere. Sono stati eroi realisti poiché umili e hanno accettato la sfida della realtà, lavorando dentro le situazioni anche più difficili per cambiarle con costanza e con pazienza. San Giovanni Paolo II (1920-2005) ne è l’esempio più fulgido, ma tanti illustri sconosciuti hanno in quegli anni animato, appunto eroicamente, la resistenza contro il totalitarismo rosso». (Marco Invernizzi, Costruire ambienti dove far vivere la speranza, 2.9.19 in alleanzacattolica.org)

Supereremo anche questi tempi bui. Ma anche oggi, come allora, è necessario sapere valorizzare ogni sana reazione presente nel corpo sociale, e grazie a Dio ce ne sono ancora. 

 

Il nuovo governo italiano si presenta di fronte al mondo con una doppia faccia che scaturisce dalla doppia anima dell’esecutivo. Da una parte il Movimento Cinque Stelle, che ha mostrato in questi anni (e in questi mesi di governo) di avere una visione non particolarmente netta  della politica estera. Dall’altra parte il Partito democratico, che invece ha ben chiare le strategie da seguire nel mondo e i cui alleati sono ben noti.

Da queste premesse, è difficile capire come possa muoversi l’Italia del governo giallo-rosso ma si possono intuire alcune prime avvisaglie di quelle che potrebbero essere le dinamiche esterne. Innanzitutto partendo dagli sponsor di questo governo. E premettendo che gli interessi nazionali travalicano (di gran lunga) i partiti che siedono a Palazzo Chigi.

Secondo il quotidiano il Giornale, Il Conte-bis, o meglio, la maggioranza composta da Pd e Cinque Stelle, piace in primis all’Unione europea. Per Ursula von der Leyen si tratta, nel contesto italiano, della declinazione del voto che l’ha portata alla nomina di presidente della futura Commissione. La coalizione “Ursula”, con l’esclusione dei popolari, si è applicata anche a Roma. E per l’Europa significa avere la garanzia che l’Italia, il Paese considerato più a rischio per la stabilità dell’Ue, sia adesso perfettamente in linea con quanto espresso da Bruxelles. Un sostegno europeo mostrato non solo dai vari appoggi da parte dei vertici dell’Unione sia vecchi che nuovi, ma anche da parte dei mercati, che da quando si è cominciato a parlare di un possibile esecutivo composto da dem e pentastellati hanno brindato facendo calare lo spread e mostrando grandi aperture di credito nei confronti di un Conte-bis.  

Ma intanto nei Cinque Stelle scrive il quotidiano si moltiplicano i mal di pancia, tanto che alcuni "dissidenti" si vedranno a Bologna per discutere del nuovo governo e capire come fare a "non morire piddini".

La grande piovra dem (così disegnavano il Pd i pentastellati) ha stretto i suoi tentacoli attorno al collo del Movimento e chi non ci sta a soffocare inizia a mostrare irritazione. Quelli citati sono solo alcuni degli esponenti grillini cui fumano le orecchie per l'accordo trovato al governo. Non tanto, o non solo, perché "col partito di Bibbiano mai". Ma anche perché alla conta dei ministeri a molti pare che a guadagnarci sia stato solo Zingaretti (e Renzi).

Paragone continua a ripetere la sua contrarietà al patto, ma è ancora più scandalizzato dal fatto che all'Economia sia arrivato Roberto Gualtieri, "uno dei custodi della liturgia europeista". I grillini non lo espelleranno qualora non votasse la fidicia a Conte (come promesso), ma c'è chi, come Elena Fattori, già lo spinge verso la porta perché "lo considero un leghista". Sintomo che l'aria nel M5S è cambiata e che ora il vento soffia da sinistra. Non è un caso se nei giorni scorsi Andrea Crippa, vicesegretario della Lega, diceva che un nutrito gruppo di senatori grillini è pronto a disertare e passare armi e bagagli col Carroccio. Forse non saranno nove, forse non accadrà nei prossimi giorni. Ma il malcontento serpeggia. E prima o poi verrà a galla.

Basta leggere le parole dell'eurodeputato Piernicola Pedicini: "Siamo costretti ad assistere inermi alla consegna dell'Italia al Pd in Europa, alla consegna dell'Italia ai signori dell'austerità, ai signori dei meccanismi europei che hanno strangolato le nostre attività produttive, le nostre piccole e medie imprese, e il Sud". Ignazio Corrao è più o meno della stessa idea, convinto che questo sia un governo con l'unico scopo "di far scomparire l’identità" grillina.

Per spiegare perché il Conte Bis è un governo più del Pd che del Movimento di Grillo, Corrao ha vergato un lungo post che sta facendo il giro degli scontenti. come sottolinea il giornale I conti son presto fatti, a partire dalla nomina di Paolo Gentiloni. L'ex premier sarà Commissario in Ue, forse agli Affari Economici che furono di Moscovici. Conte ci ha messo del suo per ottenere quella casella, ma poi l'ha consegnata ai dem (che festeggiano). "Se questo governo dovesse cadere dopodomani lui rimarrà in carica per i prossimi lunghi 5 anni e avrà sempre un peso negoziale fondamentale per l’Italia", fa notare Corrao. 

Non solo. A Bruxelles l'erede dei conti Severi Gentiloni troverà nientepopodimenoché David Sassoli, presidente dell'europarlamento, finito lì grazie (soprattutto) al via libera dei grillini. E le caselle sono già due. Se a questo poi si aggiunge il fatto che il ministro con la delega agli affari europei è Vincenzo Amendola, pure lui del Pd, è facile capire come i dem gestiranno in famiglia tutte le pratiche europee. Soprattutto quelle economiche. Già, perché il ministro del Tesoro è appunto Gualtieri, "anche lui esponente del Pd di lungo corso e presidente uscente della commissione economica del parlamento europeo, sempre ben vicino alle peggiori politiche di austerità dettate dalla Commissione Europea, dalla BCE e dal Fondo Monetario Internazionale". Con lui, spiega Corrao, "si completa la casella Bruxelles che garantisce che da nessun ministero si muoverà un euro se non adeguatamente concertato con le istituzioni europee".

Cosi secondo il quotidiano della fam.Berlusconi, l Unione europea ma non solo, in Europa sono in molti a volere un governo a guida Conte e sostenuto dai democratici. Angela Merkel ha fatto capire in maniera netta (anche con il retroscena di una telefonata a un alto esponente del Pd) di volere un governo di matrice progressista, legato all’Ue a trazione franco-tedesca e soprattutto garante della stabilità dei mercati. Gli interessi tedeschi in Italia sono troppo forti per permettere che Berlino accetti scossoni. E il fatto che la Merkel abbia dato il pieno appoggio a una soluzione Conte-bis con il Pd indica chiaramente che l’Ue non si metterà di traverso, almeno per ora, al nuovo Palazzo Chigi.

Stesso discorso vale per la Francia continua il giornale  Emmanuel Macron ha premuto affinché in Italia venisse escluso Matteo Salvini, fin troppo avverso all’Eliseo e legato a doppio filo alla sua opposizione interna fatta da Front National e Marine Le Pen. Ben diverso il discorso con i Cinque Stelle che, dopo un breve e poco intenso innamoramento con i gilet gialli, hanno già fatto capire di non avere interesse a cavalcare ulteriori movimenti di protesta. Prova ne è che qualcuno parla addirittura di un ingresso dei pentastellati nell’eurogruppo del presidente francese. Quel “masi dire mai” di Ignazio Corrao è già qualcosa di molto significativo. E il fatto che Macron si sia augurato apertamente che la Lega di Salvini non facesse parte del nuovo eventuale governo italiano è stato un messaggio chiarissimo. Nitido come il fatto che il Partito democratico abbia sempre rappresentato il ponte politico e ideologico tra Parigi e Roma in questi mesi di governo gialloverde. Idem il presidente della Repubblica, interlocutore privilegiato dal capo dell’Eliseo.

Per quanto riguarda l’altra sponda dell’Atlantico,scrive Lorenzo Vita, l’attuale governo non gode, come quello precedente, della massima fiducia dell’amministrazione Trump. Ma ne gode Conte, che il presidente degli Stati Uniti considera garante della politica estera delineata in questi mesi da Lega e 5S. Il presidente del Consiglio ha confermato le aperture alla Russia che piacciono al capo della Casa Bianca e non ha mai negato di avere una visione estremamente accondiscendente verso la Nato e la strategia usa nel bacino euro-mediterraneo. L’endorsement di Donald Trump verso Conte, nell’ormai famoso tweet verso “Giuseppi”, è stato un messaggio chiarissimo. Il premier gode della massima fiducia del leader Usa anche (e soprattutto) dopo il G7 di Biarritz. E questo vale anche se il Pd non ha certo legami positivi con l’attuale governo americano. Il centrosinistra italiano ha costruito con i dem americani un rapporto privilegiato, tra cene e contatti con le ambasciate e non ne ha mai fatto mistero.

Ma in questa fase di cambiamento anche della posizione di Trump verso l’Ue (e verso Macron), il Pd potrebbe scegliere una via molto più soft. E del resto ci sono parecchi problemi che l’Italia deve risolvere con gli Usa. C’è la questione Cina, c’è il problema degli F-35, c’è l’impegno nella Nato, c’è la questione “trivelle”, c’è il gas (dal Tap all’impegno East-Med). Ma attenzione a definire Trump un alleato del governo giallo-rosso: vuole un’Italia stabile e Conte premier, ma questo non indica un grande asse col Pd. La sponsorizzazione resta finché ci sarà un accordo e finché Roma farà ciò che Washington chiede. come il decreto sul Golden Power.

C’è poi il nodo Russia. Vladimir Putin secondo il giornale non ha mai negato di avere un certo rapporto privilegiato con l’Italia dovuto in particolare ai grandi contratti energetici. E di fatto Putin è garantito anche in questa nuova compagine governativa. Romano Prodi, sponsor ufficiale del nuovo esecutivo ha da sempre ottimi rapporti con Mosca. E il fatto che vi sia Conte premier e Di Maio ministro degli Esteri non può che far piacere al Cremlino, che sa di avere due uomini al governo che conosce e partiti che sanno di non poter fare a meno della Federazione. Ma la domanda è sempre la stessa: saranno fedeli alla linea di Bruxelles sulle sanzioni o apriranno come ha fatto Macron nelle ultime settimane?

Dall’altra parte c’è la Cina. Pechino è vista da molti come un grande manovratore (dietro le quinte) di questo governo. Vero o falso che sia, è certo che alla Cina quest’alleanza piaccia, almeno nei propositi. La Lega aveva avversato la Via della Seta per i richiami dell’amministrazione americana, che aveva fatto capire tramite Cia, Nato e Pentagono di non volere i cinesi dentro le infrastrutture strategiche italiane. Invece, il Movimento Cinque Stelle – e in primis Di Maio e Conte – avevano fatto il contrario firmando il Memorandum per il grande piano cinese. Un piano voluto fortemente da Xi Jinping ma che ha visto l’Italia farne l’ingresso soprattutto grazie al Partito democratico. I governi a guida Pd hanno portato l’Italia nel sistema della Via della Seta. E anche in questo caso, c’è un Prodi che aleggia.

Apprezzato da Pechino, che da sempre punta al Professore come garante dell’asse italo-cinese, c’è chi parla di lui come prossimo presidente della Repubblica. C’è una scadenza: il 2022. E questa legislatura potrebbe durare fino a quella data per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. È molto presto per parlarne, ma in caso di Prodi scelto come presidente sarebbe la riunificazione dei puntini: europeismo, apertura alla Russia, legame con la Cina. E Paolo Gentiloni commissario europeo è un altro fondamentale tassello: è stato lui, ricevuto con tutti gli onori in Cina, ad aprire le porte di Roma alla via della Seta. Anche se le prime mosse del governo, in questo senso, sono molto più aperte all’Atlantico. L’approvazione del Golden Power è stato un messaggio chiarissimo in risposta a Trump e contro i colossi cinesi.

Se questi sono gli sponsor, gli avversari, finisce il quotidiano, di fatto, potrebbero essere ben diversi. Ma tutto dipenderà dalle mosse che faranno i pentastellati e i democratici. C’è un governo che deve insediarsi e che per ora non ha ricevuto che endorsement. Ma nell’ombra si profila già lo scontro globale. Trump ha dato l’ok al Conte-bis. Ma darà ancora il suo placet quando il Pd e i Cinque Stelle confermeranno l’Italia nella Via della Seta con la Cina che ha detto di essere pronta a migliorare i rapporti bilaterali? La Russia ha dato l’ok al Conte-bis sulla base dei rapporti di lunga data con entrambi i partiti. Ma piacerà quando la parte più europeista e mainstream democratica confermerà la sua essenza anti-Putin sulla questione ucraina, diritti e sanzioni? L’Europa ha dato l’ok a questo governo giallo.rosso, ma cosa accadrà quando i Cinque Stelle si dovranno per forza di cosa confrontare con una base euroscettica che chiederà di più? Per ora il programma è vago. Ma saranno i fatti a decidere chi saranno gli avversari di questo governo, così come la gestione del presidente della Repubblica: Sergio Mattarella. E c’è da scommettere che anche su sul suo successore si deciderà il futuro di questo esecutivo e delle potenze che lo sponsorizzano. Appesi al filo di quando qualcuno deciderà di staccare la spina.

Intanto appena concluso il giuramento al Quirinale il consiglio dei ministri nella sua prima seduta dà il segnale del «nuovo corso». Impugna, su proposta del neo ministro degli Affari regionali del Pd Francesco Boccia, il provvedimento numero 9 del 2019 della regione a guida leghista del fedelissimo di Salvini, Massimiliano Fedriga. Ci sono alcune disposizioni ritenute discriminatorie nei confronti degli stranieri e che travalicano le competenze statali in materia di immigrazione, lavoro e salute.

Scrive il Giornale che l oggetto del braccio di ferro lo spostamento dei fondi previsti per l'accoglienza diffusa al fondo rimpatri volontari, quattro milioni di euro per rimpatriare i migranti destinatari di decreti di espulsione. Un'altra norma impugnata prevede incentivi per le assunzioni destinati a chi risiede in Friuli Venezia Giulia da almeno cinque anni. Anche questa considerata discriminatoria nei confronti degli stranieri.

«È una vergogna assoluta - ha replicato il governatore Fedriga - Il Movimento 5 Stelle e il Pd hanno già partorito il governo dell'immigrazione selvaggia. Questo è un segnale molto chiaro: un attacco alle autonomie. Difenderemo le nostre norme davanti alla Corte Costituzionale».

In verità, fa notare l'ex presidente, la piddina Debora Serracchiani, il dossier per arrivare a impugnare quella legge era già stato avviato dal governo precedente, dal Mise guidato allora da Luigi Di Maio. «Fedriga telefoni al suo ex vicepremier in vacanza in Trentino e gli chieda com'era stata fatta dal suo governo l'istruttoria che ha portato oggi all'impugnazione della legge regionale. Dovrebbe sapere che questi non sono atti che si costruiscono in un solo giorno», precisa la dem.

Ma i veri provvedimenti sulla lista nera dei giallorossi sono i due decreti Sicurezza di Salvini: da smontare subito. Se da un lato Di Maio aveva ribadito che la ratio delle leggi che ha «chiuso i porti» non si tocca, dall'altro la revisione delle norme è il primo obiettivo dei dem che confidano nel ministro Luciana Lamorgese, che avrebbe il compito di «normalizzare» il Viminale. Il famoso cambio di passo.

«Si partirà dai rilievi già espressi dal Quirinale», avevano assicurato dal Movimento. I rilievi sono soprattutto due. Le multe alle ong in caso di violazione del decreto stesso, considerate «sproporzionate» dal Colle rispetto alla prima versione del decreto sicurezza: l'importo è aumentato da 150mila euro fino ad arrivare a un milione. E poi va ribadito che le persone in mare vadano salvate sempre e comunque. Mattarella infatti aveva ricordato l'obbligo di rispettare i trattati internazionali, a partire dalla convenzione di Montego Bay, che prescrive che «ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batta la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l'equipaggio e i passeggeri, presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizione di pericolo».

Una decisa inversione di rotta rispetto alla linea tutta «pugno di ferro e porti chiusi» di Salvini. Che attacca: «Il governo Pd-M5s ha avuto un bell'esordio. Ci prepariamo a un autunno di battaglia pacifica, democratica ma determinata».

Ma la notizia del giorno sarebbe la denuncia al figlio di Grillo Ciro per violenza sessuale
A denunciare l'accaduto è stata la vittima, una modella scandinava 19enne.
I fatti, secondo quanto riporta La Stampa, sarebbe avvenuti lo scorso 16 luglio nella villa sarda del fondatore del Movimento 5 Stelle, a Porto Cervo.

Il figlio del comico e i suoi tre amici genovesi (Edoardo Capitta, Francesco Corsiglia e Vittorio Lauria) sono stati interrogati per ore dal magistrato Laura Bassani. Fin da subito, i quattro hanno negato con fermezza tutte le accuse.

Nei giorni scorsi i carabinieri hanno sequestrato i cellulari dei giovani, alla ricerca di messaggi e video per ricostruire i fatti. E proprio da un filmato recuperato emergerebbe una ripresa integrale del rapporto sessuale. Ma il video è stato letto in due modi diversi: per la giovane modella dimostrerebbe la violenza, mentre gli avvocati difensori ritengono che da quanto mostra il filmato la ragazza era consenziente.

I difensori hanno così portato alla luce le debolezze del racconto della presunta vittima. La giovane, per i legali degli studenti, non è credibile dato che ha presentato la denuncia (a Milano) dieci giorni dopo i fatti e ha continuato la vacanza pubblicando foto sui social come se niente fosse accaduto. La ragazza invece ha spiegato che il rapporto è avvenuto contro la sua volontà. Ora gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire quella sera del 16 luglio e capire cosa sia davvero successo nella villa in Costa Smeralda.



La lista dei ministri letta dal presidente del Consiglio Conte: Interno, Luciana Lamorgese; Economia e Finanze, Roberto Gualtieri; Affari Esteri e Cooperazione internazionale, Luigi Di Maio; Lavoro e Politiche Sociali, Nunzia Catalfo; Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli; Difesa, Lorenzo Guerini; Rapporti con il Parlamento, Federico D'Inca'; Innovazione, Paola Pisano; Pubblica Amministrazione, Fabiana Dadone; Affari regionali, Francesco Boccia; Sud: Giuseppe Provenzano; Pari Opportunità e Famiglia, Elena Bonetti, ex capo dei comitati civici di Matteo Renzi; Affari europei, Enzo Amendola; Giustizia, Alfonso Bonafede; Ambiente, Sergio Costa; Infrastrutture e Trasporti, Paola De Micheli; Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, Teresa Bellanova; Istruzione, Università e Ricerca, Lorenzo Fioramonti; Beni e Attività Culturali e Turismo, Dario Franceschini; Salute, Roberto Speranza; Sport e alle Politiche Giovanili, Vincenzo Spadafora. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro

Niente di irregolare, per carità. Ma il Conte Bis, con i grillini impegnati a cambiare il verde con il rosso, piace agli italiani? Secondo il sondaggio condotto dall'istituto Noto, no. La maggioranza degli elettori boccia l'inciucio ancor prima del giuramento dei ministri nelle mani di Mattarella.

I dati parlano chiaro. La Noto sondaggi ha chiesto di dare un giudizio al governo M5S/Pd guidato dall'avvocato del popolo. Per il 44% degli intervistati il responso è negativo, con solo il 32% che lo valuta positivamente e un 24% di elettori senza opinione. Diverso, ovviamente, il sentire all'interno dei partiti che si apprestano a formare la nuova maggioranza: se tra gli elettori Pd il 75% si dice favorevole all'inciucio, nel M5S i giudizi positivi sono al 61% ….

Interessanti sono anche i dati che riguardano in generale la crisi di governo. Per il 62% degli elettori il comportamento dei leader è stato "irresponsabile" e il 58% ritiene che Salvini abbia fatto "male" a rompere il contratto con i grillini. Singolare, invece il risultato dato dagli intervistati a due domande tutto sommato simili, ma non identiche. Per la maggioranza degli elettori (il 46% contro il 41%), per l'Italia sarebbe più utile la formazione di un nuovo governo. Quale? Non il Conte bis, visto che la maggioranza lo valuta negativamente. Ma neppure uno istituzionale. Se il premier incaricato non dovesse riuscire a formare l'esecutivo, infatti, per il 55% sarebbe preferibile andare alle elezioni anticipate.

Per quanto riguarda i partiti, ecco le intenzioni di voto. I nuovi alleati Pd-M5S non hanno l'appoggio della maggioranza degli elettori. Se si votasse oggi, infatti, il Pd raggiungerebbe il 23% e i grillini il 20%. I totale fa 43%. Il centrodestra invece tocca quota 48,5%, con la lega Lega al 35%, Fdi al 7% e Forza Italia al 6,5%. Per batterli M5S e Pd dovrebbero formare un'armata Brancaleone con il 2% di +Europa, il 2% de La Sinistra, l'1% di Potere al Popolo e l'1,5% dei Verdi (totale 49,5%).

Vediamo i retroscena che hanno portato il nuovo Governo tris di Giuseppe Conte. Il Pd ha già fatto sapere di voler mettere mano al tema dell'immigrazione, nel programma c'è scritto nero su bianco che c'è bisogno di una nuova legge sull'immigrazione, che smetta di affrontare il tema in maniera emergenziale e lo affronti in maniera organica. Così Graziano Delrio capogruppo dem alla Camera al termine del vertice a Palazzo Chigi durato due ore e che ha ultimato la stesura del programma del governo M5s-Pd. Serve, ha spiegato, "una regolarizzazione dei flussi, con i flussi controllati. La lotta all'immigrazione clandestina è centrale ma lo è anche fare politiche attive e programmate".

Il dem poi ha aggiunto: "È stato un ottimo incontro con un programma serio e condiviso, avevano detto che sarebbe stato un lavoro lungo, sarà una agenda nuova di cui il paese ha bisogno per uscire fuori da una crisi importante. Lavoro e persone saranno al centro dell'agenda per dare risposte puntuali in una filosofia condivisa".

Per Liberi e uguali, presente al tavolo con Pd e M5s, il programma del prossimo governo "è un buon inizio per un esecutivo che possa cambiare molto nel nostro Paese, un tavolo programmatico, la sintesi spetta al presidente Conte".

Sul tema dell'immigrazione, anche Bersani aveva detto la sua qualche giorno fa: "Sui migranti il tema è difficilissimo ma la svolta necessaria è molto semplice: noi siamo impegnati grazie al "salvinismo" a guardare qualche migliaio di migranti che ci arrivano dalle barche, di cui solo l'otto per cento sono su barche delle ong. Abbiamo invece 600mila in aumento, anonimi e clandestini che girano per le nostre città. Vogliamo occuparci di questo? Serve organizzare l'accoglienza e io dico, da sempre, andare a discutere dello ius soli. Un paese che nel futuro non è in grado di accettare che uno nato qui, che va a scuola con i nostri figli, che è figlio di gente che lavora e paga le tasse, non è un italiano, vuole dire e l'Italia non ha un domani".

La replica del Movimento 5 Stelle non si è fatta attendere. "Non è al tavolo del dibattito in questo momento". Così il deputato del Movimento 5 Stelle e sottosegretario uscente agli Affari Esteri, Manlio Di Stefano, ha commentato l'annuncio del presidente dei deputati Pd Graziano Delrio. Quanto ai decreti Sicurezza voluti da Matteo Salvini, Di Stefano, interpellato da Affaritaliani.it, ha risposto: "Abbiamo già detto nel programma che verranno integrate le parti che Mattarella ha ritenuto non costituzionali".

"Abbiamo fatto un ottimo incontro. Abbiamo messo a punto un programma molto serio e condiviso". Lo dice il capogruppo Pd alla Camera Graziano Delrio al termine del tavolo sul programma a palazzo Chigi durato quasi tre ore, spiegando che "al centro del programma ci sono il lavoro e le famiglie. "Nel programma c'è scritto che serve una nuova legge sulla immigrazione, che superi la logica emergenziale e affronti il problema in modo organico", afferma Delrio.

"Leggevo che Di Maio potrebbe fare il ministro degli Esteri. Ma come si fa? Come si fa a passare da un ministero con 150 crisi aziendali aperte agli Esteri? Nel giro di un mese". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ad Agorà.  "Orgoglioso di aver perso 7 ministeri adesso, per preparare un governo serio e forte che duri 10 anni poi", ha aggiunto Salvini.

"Leggevo che Di Maio potrebbe fare il ministro degli Esteri. Ma come si fa? Come si fa a passare da un ministero con 150 crisi aziendali aperte agli Esteri? Nel giro di un mese". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, ad Agorà.  "Orgoglioso di aver perso 7 ministeri adesso, per preparare un governo serio e forte che duri 10 anni poi", ha aggiunto Salvini.

Cgil, Cisl e Uil chiedono che il nuovo governo avvii da subito un confronto costruttivo con le parti sociali e, con una forte svolta rispetto al passato, dia risposte alle proposte contenute nella piattaforma unitaria, definita "la stella polare", che partono da lavoro, fisco e previdenza, in vista della prossima legge di Bilancio e non solo. Questo quanto sostenuto dai segretari generali della Cgil Maurizio Landini, della Cisl Annamaria Furlan e della Uil Carmelo Barbagallo nel corso della segreteria unitaria convocata dopo la pausa estiva.

Il primo nodo da sciogliere resta quello del sottosegretario alla presidenza al Consiglio. Conte è determinato ad indicare un uomo di sua stretta fiducia (Roberto Chieppa, tra i profili in pole) ma sarebbe in corso un braccio di ferro con il M5S, che vorrebbe un "suo" uomo a Palazzo Chigi: in pole ci sarebbe Riccardo Fraccaro, seguito a poca distanza da Spadafora. Al Mef, invece, salgono le quotazioni dell'unico politico Dem rimasto in lizza, l'eurodeputato Roberto Gualtieri, presidente della commissione Bilancio a Strasburgo.

Tra i tecnici in ambienti Dem vengono citati Giuseppe Pisauro e Salvatore Rossi. Un tecnico sarebbe diretto al Viminale (Luciana Lamorgese o Franco Gabrielli) mentre il "destino" dei due capi delegazione ha dei contorni più definiti: per Di Maio si prospetta il ministero degli Esteri mentre Dario Franceschini dovrebbe andare alla Difesa o alla Cultura. I ministeri in bilico sono però diversi. Il Mise, innanzitutto, dove i Dem puntano su Paola De Micheli mentre tra il M5S si fa il nome di Laura Castelli e Stefano Patuanelli, inizialmente in pole per le Infrastrutture. Se il Mise andasse al M5S il Mit sarebbe di colore Dem e sarebbe guidato da De Micheli.

Ballottaggio anche all'Istruzione, tra Gianni Cuperlo (Pd) e Nicola Morra (M5S). In sospeso anche l'Ambiente, tra Sergio Costa (che sarebbe tra i confermati) e Rossella Muroni, in quota Leu. Conteso ancora sembra essere il ministero del Lavoro: in pole, nel Pd, il nome di Giuseppe Provenzano. Alla Giustizia Alfonso Bonafede va verso la conferma. Tra i possibili outsider dell'ultimo minuto si citano la sindacalista Cgil Serena Sorrentino e l'imprenditrice (nel settore dei sacchetti biodegradabili) Catia Bastioli. E si tratta anche all'interno dei partiti. Ai renziani sarebbero stati proposti tre ministeri per Anna Ascani, Lorenzo Guerini e Teresa Bellanova ma Matteo Renzi starebbe insistendo su Ettore Rosato. E nel M5S cresce il pressing degli ortodossi: difficile che non guadagnino un ministero, magari rinfoltendo la compagine femminile dell'esecutivo giallo-rosso.

La frattura vera nasce dalla decisione di Pd e M5S di appoggiare (insieme) Ursula von der Leyen come capo della Commissione Ue. La Lega non era d'accordo, ma Conte ha tirato dritto. Anche l'elezione di David Sassoli al Parlamento europeo è un capitolo della stessa storia.

Non è un caso se poco dopo quell'avvicinamento, da una parte e dall'altra siano iniziati i corteggiamenti. Nella compagine grillina non mancavano i pontieri e Francescini (guarda caso, oggi diventato ministro) a luglio sottolineava che "i Cinquestelle sono diversi dalla Lega". Erano solo i primi segnali, ma significativi. E infatti i muri alzati da Renzi e Di Maio ("mai col partito di Bibbiano", ricordate?) erano solo fuochi d'artificio per dare il tempo a chi di dovere di annusarsi politicamente. Tramando alle spalle della Lega.

A "confessare" secondo il quotidiano il giornale, che da tempo l'inciucio si stava preparando alle spalle della Lega è un importante esponente del Pd che, in anonimato, spiega al Corriere come la crisi il tira e molla d'agosto tra Pd-M5S sia stato tutto meno che imprevisto. "È stata una sfida - dice il piddino - tra due scommesse: da una parte Salvini, che scommetteva non avremmo fatto in tempo a costruire una nuova maggioranza; dall'altra noi, che a quella maggioranza avevamo iniziato a lavorare, scommettendo a nostra volta che Salvini avrebbe aperto la crisi entro l'estate". Ecco la conferma dei sospetti di molti: alla nuova maggioranza "avevamo iniziato a lavorare" ben prima che l'ex ministro dell'Interno aprisse le danze della crisi.  

Giorgia Meloni è stata la prima a invocare la piazza, annunciando una manifestazione davanti Montecitorio il giorno della fiducia. Ora la data c'è. Lunedì 9 Fdi manifesterà «per protestare con tutti gli italiani liberi che vogliono dire no al patto delle poltrone e chiedere libere elezioni». Anche Salvini si è mosso in quella direzione, ma seguendo un suo percorso. Ha organizzato una mobilitazione il 19 ottobre. Intanto Forza Italia cerca un equilibrio fra diverse sensibilità. . 

C'è quella contraria ad aprire qualsiasi spiraglio alla maggioranza Pd-M5S. La rappresentano le capogruppo Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini e il vicepresidente del partito Antonio Tajani. E c'è quella meno manichea di Mara Carfagna. Per adesso, sul piatto c'è la linea dettata da Silvio Berlusconi, che ha parlato di «una opposizione ferma, coerente, senza sconti ma composta». Con la porta aperta al dialogo, nel caso in cui ci siano dei provvedimenti in linea ai desiderata azzurri. Oltre a guardare al nemico, i tre partiti devono controllarsi a vicenda, per contendersi gli elettori, e marcare le differenze. Forza Italia punta a un dialogo alla pari con Salvini. 

Gli azzurri vorrebbero sfumare il lato sovranista del centrodestra, ma la Lega si fa forte dei sondaggi, che la danno in testa fra i partiti e che non premiano gli azzurri. Salvini intanto si lecca le ferire. «Il Pd è in vantaggio uno a zero sulla Lega e sull'Italia - ha detto - Ma è come quando l'arbitro fischia un rigore inesistente». E poi l'auspicio: «Non potranno scappare dal giudizio degli italiani troppo a lungo: siamo pronti, il tempo è galantuomo, alla fine vinceremo noi»  

C'è chi lo definisce un governo giallo-giallo con una spruzzata di rosso burocratico. Ma non è così. Si tratta di un esecutivo, dal punto di vista cromatico, piuttosto equilibrato. Dieci pentastellati. Nove del Pd (più uno di Leu: per rosso burocratico s'intende il bersaniano Speranza alla Salute?). Però i dem hanno avuto la metà dei voti di M5S alle ultime elezioni, mentre nella compagine governativa hanno pareggiato in numero di ministeri. O addirittura vinto, visto che la battuta che circola tra i grillini è questa: «Conte? Ma Conte è uno del Pd!». Sarà per questo che gli hanno piazzato nel palazzo, per controllarlo meglio, il sottosegretario Fraccaro, occhiuto colonnello di Di Maio. In più, il super-ministro - quello del Mef - è piddino doc, Roberto Gualtieri  

Intanto proprio perché sconosciuta, in primo luogo ci si chiede che tipo di politiche potrebbe applicare e come potrebbe approcciarsi alle tematiche chiamata ad affrontare. A partire dall’immigrazione, l’argomento forse più sentito tra i cittadini e di sicuro quello più importante affrontato dai suoi due predecessori, Minniti prima e Salvini dopo. Un argomento che lei conosce bene, essendo stata al Viminale proprio al fianco sia di Alfano che di Minniti, prima di essere nominata prefetto di Milano. Ed è questa, fino al giuramento al Quirinale, la sua esperienza più importante.

Rimane all’interno della prefettura del capoluogo lombardo per il biennio 2017 – 2018, sembra agire su più fronti in modo “diplomatico”. Ad esempio è lei ad autorizzare il blitz della polizia attorno la stazione centrale di Milano nel 2017, con il quale vengono identificati diversi migranti irregolari e con il quale per la prima volta si crea un attento monitoraggio della situazione in una delle zone più delicate della città. Un’operazione che però scatena le ire del sindaco Beppe Sala e lei, dicono voci di corridoio, per evitare di farsi nemico il primo cittadino allora vieta qualsiasi contro manifestazione al gay pride.

Diplomazia e monitoraggio, queste le due parole d’ordine del suo operato, tanto che, come si legge su La Verità, il neo ministro dell’interno si guadagna il soprannome di “Lady Monitoraggio”. Qualche screzio con Sala, condito da qualche riavvicinamento, al tempo stesso però non mancano screzi anche con la Lega.

Questo perché quando è prefetto di Milano è lei a lanciare l’esperimento della cosiddetta “accoglienza diffusa”, un tipo di accoglienza cioè che viene svolta non in grossi centri d’accoglienza all’interno di grandi città, ma distribuita in piccoli centri in tutta la provincia. Un esperimento però bocciato da molti primi cittadini, molti dei quali del Carroccio.

Ad essere diffusa, prima ancora dell’accoglienza, è la sensazione di malcontento. Tanto è vero che la stessa Lega ne chiede le dimissioni. A fine 2018 la Lamorgese torna a Roma al Consiglio di Stato, ultima esperienza prima di essere nominata titolare del dicastero più importante per quanto riguarda la sicurezza.

Un esecutivo europeista. È stato questo il mantra che, negli ultimi concitati giorni, ha accompagnato la formazione del Conte bis. La provata fede nell’Unione europea non solo era uno dei requisiti imposti dal Quirinale al premier incaricato ma era anche una delle indicazioni che i notabili di Bruxelles hanno fatto arrivare al Nazareno.

Durante la trattativa tra il Movimento 5 Stelle e il Partito democratico, il nuovo governo ha ricevuto una serie di endorsement che ci aiutano a capire molto bene in quali mani siamo finiti. L’obiettivo di progressisti ed europeisti era evitare a tutti i costi il voto e, quindi, sbarrare la strada a un esecutivo di centrodestra a trazione leghista. Già con i pentastellati alleati, Matteo Salvini si era dimostrato troppo sovranista. Figurarsi cosa sarebbe successo se si fosse trovato a non dover più mediare con Conte e Tria. E così è partito l’assalto al leader leghista.

“Il ritorno dell’Italia a un ruolo da protagonista spiana il campo affinché la nuova legislatura delle istituzioni Ue sia pienamente europeista e segnata dall’unità rispetto al pericolo sovranista”, ha esultato il presidente del Parlamento europeo, il piddino David Sassoli. “Chi voleva distruggere l’Unione si è trovato emarginato – ha continuato – di questo ne sono consapevoli le Cancellerie, le istituzioni Ue e anche da Washington ho avvertito interesse alla stabilità italiana e alla ripresa di una sua attitudine costruttiva in Europa”. Ma chi c’è dietro a questo matrimonio benedetto addirittura da Donald Trump con un tweet? Chi tira davvero le fila di questa operazione che ribalterà pesantemente la linea politica assunta dal nostro Paese nell’ultimo anno? E, soprattutto, perché la scelta del nuovo governo ha interessato tanti leader stranieri?

Secondo il quotidiano il Giornale nei giorni scorsi, quando la trattativa sembrava dover fallire, era addirittura intervenuta Angela Merkel in persona con una telefonata al Nazareno (probabilmente a Paolo Gentiloni) per intimargli di “fare il governo con i Cinque Stelle ad ogni costo per fermare i sovranisti”. Come la cancelliera tedesca deve pensarla anche il presidente francese Emmanuel Macron che, sebbene non si sia mai schierato pubblicamente a favore o contro il Conte bis, al G7 avrebbe fatto rientrare il tweet di Trump in una trattativa molto più estesa. È difficile stabilire la veridicità di questa ricostruzione. Sta di fatto che, in un momento di forti tensioni internazionali, anche gli Stati Uniti hanno bisogno di un’Europa più compatta. E sicuramente l’intesa sottoscritta dal precedente governo con la Cina non deve mai essere andata giù a Washington.

Tra i supporter dei giallorossi, che ieri hanno subito incassato buone parole dall’agenzia di rating Standard & Poor’s, possiamo anche annotare acerrimi nemici di Salvini. Due in testa: il commissario europeo agli Affari economici Pierre Moscovici e il collega al Bilancio Günther Oettinger. In più di un’occasione hanno chiesto per l’Italia “un governo più europeista” per cancellare qualsiasi velleità sovranista dei leghisti. La poltrona che tra tutte più gli premeva era quella di via XX Settembre. 

Secondo il quotidiano come un anno fa Sergio Mattarella aveva avuto voce in capitolo nella scelta di Giovanni Tria, a questo giro ha fatto di tutto perché si esprimesse un nome che piacesse alle cancellerie europee. Così all’Economia ci è finito Roberto Gualtieri, dalemiano doc che fu tra i negoziatori per conto del Parlamento europeo del Fiscal Compact, il trattato che ha obbligato l’Italia a inserire in Costituzione il pareggio di bilancio. Una figura che ha raccolto subito il plauso del presidente della Bce, Christine Lagarde, che lo ha subito definito “un bene per l’Italia e l’Europa”, e che beneficerà della clemenza dell’Europarlamento. La presidente Ursula von der Leyen (eletta a luglio anche grazie ai voti di Pd e M5s) ha già fatto trapelare che l’Italia, con un governo più europeista, potrà contare su una maggiore flessibilità di quella concessa al precedente esecutivo nell’ultimo anno.  

Perché, dunque, tutto questo interesse? Spiega il giornale per evitare un esecutivo sovranista che non avrebbe rispettato i vincoli economici imposti da Bruxelles e che, però, a Strasburgo non ha un gruppo abbastanza forte da poter incidere nelle scelte dell’Europarlamento? Per avere al governo i soliti ultrà dell’accoglienza che riapriranno le frontiere ai barconi e alle navi delle Ong e così tornare a scaricare sull’Italia l’intero problema dell’immigrazione clandestina? Sicuramente per tutto questo. Ma penso anche che i loro obiettivi abbiano un orizzonte leggermente più vasto. 

Al prossimo governo spetta, infatti, un’infornata di nomine senza precedenti. La prima è già decisa: Paolo Gentiloni sarà commissario europeo. Ma non finisce qui. Se il sodalizio giallorosso dovesse tenere duro fino al 2022 (ed è quello a cui puntano i dem), potranno addirittura scegliersi il nuovo presidente della Repubblica. E il nome che già circola (anche se è estremamente prematuro farlo) è quello di Romano Prodi, un fan sfegatato dell’Unione europea che i grillini avevano già pensato di far arrivare al Colle ma a cui i dissidi interni al Pd avevano precluso la carica più alta del nostro Paese. 

È lui la figura giusta per bloccare qualsiasi velleità di un possibile futuro governo di centrodestra che potrebbe essere eletto quando ci consentiranno di andare alle urne. Proprio come era stato quando il Pd aveva portato al Quirinale Giorgio Napolitano. E sappiamo come quest’ultimo abbia inciso pesantemente nella politica italiana.

Intanto l opposizione divisa nella strategia, uniti dalla preoccupazione che l'alleanza Pd-M5S possa essere proposta anche a livello locale. Di fronte alla nuova maggioranza di governo, i partiti di centrodestra stanno andando in ordine sparso. Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che sono i più intransigenti, hanno già fatto appello alla piazza, ma organizzando ognuno una propria manifestazione. Forza Italia fa i conti con le anime interne al partito, che hanno vedute diverse sul rapporto con la Lega e sul tipo di opposizione da portare avanti in Parlamento. 

Eppure, oltre al Conte bis, alcuni appuntamenti suggeriscono a Lega, FdI e Forza Italia la ricerca di un dialogo. Come la tornata delle regionali. «Pare» che i dem «stiano facendo anche un accordo in Regione Lazio con i 5S per tenere su Zingaretti», rimarca Salvini. Il primo test sarà a breve, il 27 ottobre, in Umbria. 

Ma i vertici dei tre partiti di centrodestra ancora non si sono incontrati per concordare la tattica e, nel caso, per mettere una triplice firma sul nome del candidato. Lega, FdI e Fi hanno ormai dovuto archiviare la speranza di un prematuro naufragio del patto Pd-M5S che portasse al voto. Anche oggi Salvini è stato sarcastico con il Colle. 

«Presidente Mattarella - ha detto - lei parlava di un governo di lunga durata, di grande respiro. Non le viene da ridere, da sorridere? Non era meglio chiamare al voto 60 milioni di italiani?». Poi l'attacco al governo, «è più casta della casta», e alla scelta del suo successore: «Al Viminale hanno messo un tecnico - dice - non hanno voluto nemmeno metterci la faccia». 

 

 

Al via dalle 9 il voto degli iscritti M5s sull''ipotesi di un governo giallo-rosso guidato da Giuseppe Conte sulla piattaforma Rousseau. "Quello che stiamo vivendo è un momento molto delicato per il Paese. E va affrontato mettendo al centro gli interessi e le esigenze dei cittadini, della comunità che tutti insieme formiamo", si legge sul blog. Si vota fino alle 18 e si chiede di dire se si è "d'accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?".

"Abbiamo gestito 24.000 connessioni in contemporanea con picchi di 1.200 richieste al secondo - dicono dal "pianeta" Rousseau -. Si tratta di un record storico per Rousseau: un traffico addirittura 10-12 volte superiore rispetto a quello del primo turno di votazioni per la scelta dei candidati alle europee". Secondo l'associazione Rousseau "nelle prime fasi di voto, l'elevato afflusso di utenti sul sistema, ha causato dei piccoli rallentamenti nell'ordine dei secondi, tuttavia è stato garantito il regolare svolgimento delle votazioni. In considerazione dell'elevato afflusso, grazie al nuovo sistema di voto è stato possibile scalare in tempo reale l'infrastruttura sottostante (numero di nodi, scaling dei servizi di backend, capacità computazionale del DB) andando a soddisfare tutte le richieste". La precisazione è d'obligo, visto che in queste ore non si parla d'altro che delle difficoltà di voto, delle schermate nere e degli sms di sicurezza che non arrivano. Tutto regolare per una piattaforma che definirà le sorti di questo Paese? Chissà.

E se in rete impazza la polemica per le difficoltà di voto, i social di Beppe Grillo sono stati letteralmente presi d'assalto. I grillini o quelli che dicevano di esserlo fino a questo momento se la sono presa col comico e la base "stellata". Grillo, infatti, sul suo proiflo Facebook ha rilanciato un post del M5S sull'avvio della votazione su Rousseau per un governo col Pd. Ma mai errore più grosso potesse fare.

Secondo le prime stime diffuse dall'Associazione Rousseau tra le 9 e le 11 avrebbero votato 29.781 iscritti certificati. "Si tratta - si rileva dall'associazione - di un record storico per Rousseau: un traffico addirittura 10-12 volte superiore rispetto a quello del primo turno di votazioni per la scelta dei candidati alle europee".

Nel frattempo proseguono i contatti in vista della formazione della squadra di governo. Ma l'incontro a Palazzo Chigi del premier Giuseppe Conte con gli esponenti Pd Dario Franceschini e Andrea Orlando in programma, secondo fonti parlamentari Dem, alle 12 al momento non risulta essersi svolto.

"Buongiorno - scrive su Facebook Luigi Di Maio - posso dirvi già da ora che tutti i 20 punti che il MoVimento 5 Stelle ha presentato al Presidente Conte sono affrontati nel Programma di Governo. Dal blocco dell'aumento dell'Iva al salario minimo, dal taglio del cuneo fiscale agli aiuti a famiglie e disabili, dallo stop agli inceneritori alle trivelle, dalla riforma della giustizia alla legge sul conflitto di interessi, fino alle concessioni autostradali. Buon voto a tutti su Rousseau".

Intanto sul blog M5s è stata pubblicata la bozza del documento di programma di governo M5s-Pd. Si tratta di 26 punti, dall'Iva al conflitto di interessi alla sicurezza. Su questo ultimo punto di prevede che: "La disciplina in materia di sicurezza dovrà essere aggiornata seguendo le recenti osservazioni formulate dal Presidente della Repubblica". La versione finale del testo dovrebbe arrivare in serata, dopo un nuovo incontro a Palazzo Chigi. Sull'immigrazione si invoca una "forte risposta europea, anche attraverso la definizione di una normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e all'immigrazione clandestina, ma che - nello stesso tempo - affronti i temi dell'integrazione".

li iscritti (politici ed elettori) vogliono far sapere cosa ne pensano del governo dell'inciucio. E così, in massa, si sono catapultati a rispondere alla fatidica domanda: "Sei d'accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?". "Sì" o "No". E qui arriva il bello. Quale sarà il risultato? Nelle ultime ore, infatti, diversi grillini hanno espresso tutto il loro malcontento e hanno apertamente dichiarato di non volere il governo dell'inciucio giallorosso.

In mezz'ora - su Facebook - sono già oltre 300 i commenti. E molti se non la maggior parte sono quelli negativi. Gli utenti non approvano questo governo e lo dicono senza paura. "Ben venuti nel sistema", "Mi ridate il mio voto, andate ad elezioni e poi fate il Governo col Pd", affermano alcuni. Un'altra iscritta pubblica più volte una foto che ritrae Grillo con un cartello in mano dove è scritto "Noi non scenderemo mai a patti con il Pd". Massimo simbolo di coerenza. C'è poi chi accusa il garante del MoVimento di tradimento. E chi gli risponde al repost della base con un bel "già fatto e non ti piacerà cosa ho votato".

intanto una bozza di lavoro, per informare gli iscritti, "che riassume le linee programmatiche che il presidente del Consiglio incaricato sta integrando e definendo".

Tante parole ma nessuna analisi di costi. Nel programma giallorosso manca ogni riferimento alle coperture: così si rischia di affossare la crescita. In vista ci sono, infatti, più tasse e più spese per gli italiani. Però si parla di "porre in essere politiche per la tutela dei risparmiatori e del risparmio", "promuovere una più efficace protezione dei diritti della persona", "investire sulle nuove generazioni" e "favorire l’accesso alla piena partecipazione democratica".

Sull'immigrazione si invoca una "forte risposta europea, anche attraverso la definizione di una normativa che persegua la lotta al traffico illegale di persone e all’immigrazione clandestina, ma che - nello stesso tempo - affronti i temi dell’integrazione". Con un colpo di spugna, i 5S elimineranno tutto ciò che hanno fatto nel governo gialloverde. E per andare incontro ai dem, cosa c'è di meglio che "modificare" i punti di forza dell'ex alleato Matteo Salvini.

"Il Paese ha bisogno di un’ampia riforma fiscale", si legge. Come? "Con semplificazione della disciplina e abbassamento della pressione fiscale. Occorre razionalizzare la spesa pubblica, operando una efficace opera di spending review e rivedendo il sistema di tax expenditures".
Si tratta di 26 punti, che guardano sempre più a sinistra, che spaziano dalla neutralizzazione dell'aumento dell'Iva, ai migranti, dal taglio delle tasse alla riduzione del numero dei parlamentari, dalla riduzione dei tempi della giustizia civile, penale e tributaria al completamento del processo dell'autonomia differenziata. Si parla anche di infrastrutture, sicurezza ("da aggionare"), ambiente e informazione.

C'è poi spazio per il contrasto alle mafie e all'evasione, per gli investimenti al Sud e per la tutela dei "beni comuni, come la scuola, l'acqua pubblica, la sanità".

Forte attenzione al tema del lavoro che, nella bozza, si articola in più punti: "a) ridurre le tasse sul lavoro, a vantaggio dei lavoratori; b) individuare una retribuzione giusta ('salario minimo'), garantendo le tutele massime a beneficio dei lavoratori; c) approvare una legge sulla rappresentanza sindacale; d) individuare il giusto compenso anche per i lavoratori non dipendenti, al fine di evitare forme di abuso e di sfruttamento in particolare a danno dei giovani professionisti; e) realizzare un piano strategico di prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali; f) introdurre una legge sulla parità di genere nelle retribuzioni, recepire le direttive europee sul congedo di paternità obbligatoria e sulla conciliazione tra lavoro e vita privata".
Un programma che non dimentica l'Europa e fa felici Merkel e Macron: "Abbiamo bisogno di un’Europa più solidale, più inclusiva, soprattutto più vicina ai cittadini".

Dopo alcune specifiche sul turismo e il made in Italy, il programma giallorosso si chiude con alcune considerazioni sulla Capitale. "Il Governo dovrà collaborare per rendere Roma una capitale sempre più attraente per i visitatori e sempre più vivibile e sostenibile per i residenti".

Con quello che si profila come un programma di estrema sinistra, l'accordo per l'inciucio M5S-Pd inizia a prendere forma.

 

 

 

 

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