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Sabato, 10 Aprile 2021

È tensione tra Italia e Turchia. Il premier italiano Mario Draghi, ieri sera, ha condannato in modo netto il trattamento riservato alla presidente della Commissione europea che, martedì scorso, nel sontuoso palazzo presidenziale di Ankara era stata lasciata senza sedia durante il colloquio, cui partecipava anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, per far ripartire il dialogo tra la Ue e la Turchia:«Non condivido assolutamente Erdogan — ha detto durante una conferenza stampa —, credo che non sia stato un comportamento appropriato. Mi è dispiaciuto moltissimo per l'umiliazione che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dovuto subire».

E ha aggiunto: «Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono, di cui però si ha bisogno, uno deve essere franco nell'esprimere la propria diversità di vedute e di visioni della società; e deve essere anche pronto a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare il giusto equilibrio».

"Piena solidarietà al Presidente Mario Draghi e apprezzamento per il coraggio dimostrato dalle sue parole". Lo dichiara il think tank Lettera 150 relativamente alla polemica su Erdogan. "Il Presidente del Consiglio - prosegue - si muove nel solco della costituzione italiana che riconosce nella democrazia e nei valori di libertà e rispetto dei diritti umani il collante che unisce le millenarie civiltà mediterranee". "Lo sgarbo fatto a Ursula von der Leyen (nella stupefacente indifferenza di Charles Michel) da parte del governo turco rappresenta l'ennesima testimonianza della involuzione politica di una grande nazione che, tradendo l'insegnamento di Kemal Ataturk, sta scivolando verso derive liberticide che colpiscono fra l'altro l'università, il mondo della cultura, la stampa, i diritti delle donne e delle minoranze". "Chiediamo alle forze libere e democratiche d'Europa - conclude Lettera 150 - di fare concreta pressione sul governo turco perché fermi una preoccupante deriva totalitaria

"Il primo ministro Draghi ha ragione, sotto la guida del presidente Erdogan la Turchia si è allontanata dallo stato di diritto, dalla democrazia e dalle libertà fondamentali nell'ultimo decennio". Così il presidente del gruppo del Ppe Manfred Weber in una dichiarazione inviata ai media italiani. La Turchia "non è un Paese libero per tutti i suoi cittadini - ha aggiunto Weber -. Se l'Europa vuole costruire un partenariato costruttivo con Paesi come la Turchia, ed è nel nostro interesse strategico farlo, dovremmo parlare chiaramente e onestamente dei fatti sul campo", ha detto Weber. "È anche il motivo per cui abbiamo chiesto già da anni al Consiglio di chiudere finalmente   la procedura di allargamento della Turchia all'Ue - ha proseguito Weber -. Siamo categoricamente contro una prospettiva di adesione della Turchia all'Ue e finché è sul tavolo ostacola un rapporto più realistico e franco con il Paese".

Proteste e polemiche, al di là di Draghi, infuriano anche in Italia. La condanna dei gruppi parlamentari sul sofa gate è unanime. E a Montecitorio il Partito democratico ha manifestato il suo sconcerto lasciando una sedia vuota al centro dell'emiciclo per denunciare quella che Beatrice Lorenzin ha definito «un'offesa a tutte le donne ed all'Unione Europea»

Intanto, il caso è destinato a finire al Parlamento europeo. Dopo la condanna unanime, dai maggiori gruppi è arrivata la richiesta di un dibattito in plenaria per far luce sull'accaduto.

«La visita ad Ankara avrebbe dovuto rappresentare un messaggio di fermezza e unità dell'approccio dell'Europa alla Turchia. Purtroppo, si è tradotta in un simbolo di disunione, poiché i presidenti non sono riusciti a stare insieme quando era necessario», ha attaccato il presidente del Ppe, Manfred Weber. A sollecitare una discussione con von der Leyen e Michel è stata anche la presidente del gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), Iratxe Garcia Perez, che ha ricordato: «L'unità dell'Unione europea e il rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle donne, sono fondamentali».

Intanto l’ambasciatore italiano ad Ankara, Massimo Gaiani, è stato  convocato dal viceministro degli Esteri con delega agli Affari Ue, Faruk Kaymakci, che gli ha espresso la «forte condanna» della Turchia per le «brutte e sfacciate affermazioni» di Draghi. E il capo della diplomazia turca Mevlut Cavusoglu, ha alzato il tono dello scontro: «Il premier italiano, nominato, ha rilasciato una dichiarazione populista e inaccettabile nei confronti del nostro presidente della Repubblica, che è stato scelto attraverso elezioni». «Condanniamo con forza le parole riprovevoli e fuori dai limiti», ha aggiunto. In una nota il ministero degli Esteri di Ankara ha chiesto anche «l’immediato ritiro» delle dichiarazioni sul presidente turco Recep Tayyip Erdogan, «che non sono conformi allo spirito di amicizia e di alleanza tra Italia e Turchia».

Le parole del premier Mario Draghi su Erdogan hanno suscitato in Turchia un'ondata di reazioni politiche. "Caro Draghi da noi non c'è alcun dittatore. Se vuole vedere un dittatore guardi alla storia del suo Paese, guardi Mussolini", ha twittato il capogruppo in parlamento del partito Akp di Erdogan, Numan Kurtulmus.

Pina Picierno parlamentare europea del pd, ha scritto questa lettera al quotidiano Avvenire : "Gli uomini offendono o per paura, o per odio". Credo sia tutta in questa valutazione sulle virtù o i limiti del Principe elaborata da Machiavelli la traccia di discussione sulle relazioni tra Ue e Turchia, che ha trovato rappresentazione e sintesi nella ormai famosa fotografia irrituale che ritrae Ursula von der Leyen costretta alla seduta sul sofà, ai margini del palcoscenico riservato a Erdogan e Michel. Non a caso uso le parole rappresentazione e sintesi, perché onestamente meraviglia ci si potesse aspettare altro dalle relazioni tra Ue e Turchia se non l'offesa, lo “schiaffo” diplomatico e cerimoniale. Ma veniamo ai fatti, che contano sempre più delle polemiche.

Negli scorsi mesi abbiamo assistito al perseguimento di una linea di politica estera Ue, di Commissione e Consiglio, e delle relazioni con la Turchia improntata alla de-escalation. La giusta preoccupazione per l'aggressività di Erdogan nel Mediterraneo orientale ha suggerito una fase di dialogo per evitare che quell’aggressività potesse portare a tensioni non più controllabili, in un'area già calda. La Nato stessa ha perseguito l’obiettivo di raffreddare quelle tensioni. Così come era necessaria almeno una revisione e un adeguamento delle intese per il “contenimento” del fenomeno migratorio in particolare dalla Siria, sulle rotte balcaniche ed egea.

La presunta de-escalation, però, è stata condotta unilateralmente dalla Ue, confondendo aggressore con aggredito, parte lesa con parte offesa, con l'unico obiettivo di ridimensionare le tempeste che Erdogan scatena ciclicamente per propaganda interna e per stringere un cappio liberticida su oppositori, minoranze etniche, studenti e donne, in un delirio di protagonismo della Turchia nel Mediterraneo e in Medio Oriente che non trova fondamento né nella sua forza economica né in quella militare. Quel protagonismo è esattamente il punto di crisi della politica estera Ue. Quella sedia mancante ne è la rappresentazione. Continuare a confinare il Mediterraneo nell’angusta strettoia del fenomeno migratorio che, inutile nasconderselo, è per varie ragioni l'unica ossessione delle cancellerie europee, dimostra il fallimento della Ue, come potenza globale e, ancora più gravemente, persino come potenza regionale. E questo non è l'unico punto, né il principale.

Europeismo e atlantismo, quante volte ne sentiamo parlare? Nel corso della seconda metà del secolo scorso, pur tra non poche contraddizioni, questi due concetti, queste due coordinate geopolitiche, sono servite a indicare una scelta di fondo inequivocabile: lo sviluppo della democrazia e dei diritti umani e politici nella storia dell'umanità. La stessa ragione fondativa dell’Europa comunitaria non può che essere ricercata in questo spirito. Perché se la democrazia non si esporta, non può nemmeno essere merce di scambio di interessi particolari. E io continuo a pensare, per intenderci, che fermare i migranti alle frontiere non valga un solo minuto di galera di un oppositore a un regime.

Insomma, nessuna offesa può essere più subita. Né per odio, né per paura. Se europeismo significa ancora qualcosa, oggi, la sedia da occupare è quella lasciata libera nel Mediterraneo dalle nostre stesse paure e dalla nostra mancanza di visione.



 

Conferenza stampa del Ministro del Turismo Massimo Garavaglia alla stampa estera invitato e intervistato per noi dalla mia amica e collega Julia Sandra Virsta, le domande sono state fatte tramite i nostri canali telematici..

Il Ministro rispondendo alle varie domande dei Colleghi ha sottolineato :  Vogliamo portare avanti un intervento di prospettiva dell'estate. Andrei per gradi ed il primo intervento è la programmazione. I nostri competitor si stanno già organizzando e per questo abbiamo portato avanti a livello europeo il discorso sul pass vaccinale, che vogliamo chiamare lasciapassare perché non dà diritto a spostarsi solo a chi è stato vaccinato, ma anche a chi è stato malato di Covid o ha un tampone negativo. E' uno strumento che va realizzato a livello europeo per evitare divari competitivi".  

In sintesi il Ministro ha risposto alle nostre domande : la programmazione «è fondamentale» e «nel giro di qualche giorno saremo in grado di dare delle date certe». ha detto il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia. Le date sono chiaramente condizionate dalla pandemia. «L'anno scorso mi ricordo abbiamo aperto a metà maggio e non vedo motivi per cui non sia la stessa cosa quest'anno», ha aggiunto l'esponente leghista, sicuro che il settore sarà tra «il primo a ripartire». Il turismo inoltre «assorbirà manodopera che nel frattempo sta perdendo lavoro nel breve periodo da altri settori», già da quest'estate «avremo la possibilità di assorbire oggi maestranze che sono in cassa integrazione».

Le altre condizioni sono: «Se sei stato malato di covid e hai gli anticorpi oppure la terza condizione, la più semplice, se hai un tampone negativo comunque puoi girare. Per questo è importante che venga fatto livello europeo per evitare che ci siano vantaggi competitivi a vantaggio di uno Stato e a scapito di un altro».

“E’ fondamentale dare date certe, perché ogni giorno che passa perdiamo potenziali clienti. Penso che nel giro di qualche giorno saremo in grado di dare date certe”, ha continuato il ministro del Turismo Massimo Garavaglia che non nasconde che saranno i dati epidemiologici a determinare gli scenari futuri, ma chiede fin da subito una road map per consentire agli operatori di organizzarsi. “Quando riapriranno gli alberghi? E’ la domanda delle domande, quella che abbiamo fatto nell'ultimo consiglio dei ministri – fa sapere -. Ci è stata data ampia rassicurazione che è intenzione del governo arrivare a una programmazione per l’estate”.

Il ministro rispondendo alla domanda di un collega non ha indicato certezza o una data sulla ripartenza, ma ricorda che “l’anno scorso abbiamo aperto a metà maggio, non vedo perché non possa essere così anche quest’anno”. In un altro passaggio della conferenza stampa, ipotizza anche un’altra data per una ripartenza complessiva del Paese e la ripresa del turismo estero. “Non sono in grado di dare una risposta certa sulle date – ammette -, però in Francia Macron dice che il 14 luglio apriranno tutto, noi abbiamo il 2 giugno come festa nazionale e speriamo che sia la data giusta”.

L'obiettivo è arrivare una programmazione a livello europeo continua il Ministro il 4 maggio si incontreranno i ministri del G20, sia per implementare definitivamente il pass vaccinale, sia per ragionare sulla creazione a livello europeo di fondi per il settore. “I nostri competitor – afferma Garavaglia – si stanno già organizzando e per questo abbiamo portato avanti a livello europeo il discorso sul pass vaccinale, che vogliamo chiamare lasciapassare perché non dà diritto a spostarsi solo a chi è stato vaccinato, ma anche a chi è stato malato di Covid o ha un tampone negativo. E’ uno strumento che va realizzato a livello europeo per evitare divari competitivi”.

Si intravede qualche timido segnale di ripresa delle prenotazioni estere in Italia, ma è prevedibile che la prossima a farla da padrone sarà il turismo interno. Tra le idee alle quali si sta ragionando anche la creazione di aree Covid free nelle piccole isole, vaccinando tutti gli abitanti. “Nel turismo esistono protocolli che consentono di operare in sicurezza – spiega il ministro -. Penso alle crociere, ma anche gli alberghi sono disponibili ad attuarli, o i bus turistici. Ho sentito questo pomeriggio il ministro Giovannini. C'è un tavolo comune Trasporti-Turismo-Salute per garantire la safe mobility a prescindere dal piano di vaccinazione che ha i suoi tempi”.

La priorità – ricorda il ministro – è garantire la copertura vaccinale agli anziani e ai fragili, solo dopo potranno essere coinvolti gli operatori del turismo. Al momento la priorità resta, comunque, garantire ristori alle attività ferme.

“Ci sono più di 500 milioni a disposizione del neo istituito ministero del Turismo da distribuire – sottolinea Garavaglia -. Proprio oggi abbiamo fatto partire la seconda tranche delle risorse per i tour operator e le agenzie di viaggi. Ci sono da distribuire 228 milioni – ha proseguito -. Oltre a queste risorse abbiamo 350 milioni per le fiere e i congressi, a cui si aggiungono da distribuire altri 100 milioni stanziati con il dl Sostegni”.

L'industria del turismo è una voce fondamentale dell’economia italiana ed il settore più colpito dalla pandemia, valendo, secondo il ministro Garavaglia, almeno il 15% del PIL ed, in prospettiva, il 20%.

“L’anno scorso mi ricordo che si è aperto a metà maggio e non vedo motivi per cui non avvenga la stessa cosa quest’anno”, ha aggiunto, certo che il settore sarà tra “il primo a ripartire”. Il turismo inoltre “assorbirà manodopera che nel frattempo sta perdendo lavoro nel breve periodo da altri settori”, e già da questa estate “avremo la possibilità di assorbire oggi maestranze che sono in cassa integrazione”. Una data certa dunque non c’è, ma intanto una ripresa del turismo si può iniziare a programmare.

La speranza del ministro Garavaglia è quella di far ripartire il settore, magari il 2 giugno, giorno della festa della Repubblica. “Ci è stata fornita nel Consiglio dei Ministri ampia rassicurazione che è intenzione del governo arrivare a una programmazione per l’estate.”, ha ribadito, rispondendo a chi gli chiedeva sulla riapertura di alberghi e sulla partenza della stagione estiva. Per quanto riguarda il cosiddetto Passaporto Verde, elaborato dall'Unione Europea, Garavaglia ha ricordato che non si tratta di un passaporto vaccinale, ma di un “lasciapassare, perché non è legato al vaccino in quanto tale, quella è solo una delle condizioni”, precisando le altre che sono: “Se si è stati ammalati di Covid e si hanno gli anticorpi oppure la terza condizione, la più semplice, se si è fatto un tampone negativo comunque si può viaggiare. Per questo è importante che venga attuato a livello europeo per evitare che ci siano vantaggi competitivi a vantaggio di uno Stato e a scapito di un altro”. Intanto, secondo il ministro, si ritorna a poter girare in tranquillità ed i numeri li avremo l’anno prossimo.

Per Garavaglia “la situazione è drammatica per gli operatori, ma le potenzialità sono importanti. Intervento immediato è di assegnare le tante risorse disponibili, oltre 500 milioni di euro a bilancio del Ministero del Turismo, di cui è stato appena deciso di assegnare una 2° quota di 228 milioni di euro. Esiste poi aiuto di 900 milioni di euro per gli stagionali, comprese le guide turistiche ed è prevista una regolamentazione corretta di queste categorie, anche in prospettiva, per valorizzarle in maniera strutturale”. Su segnali di aumenti di prenotazioni di turisti esteri per l’estate ha risposto affermativamente: “iniziano ad arrivare segnali positivi che potrebbero aumentare nella 2a parte dell'estate, con l'aumento delle vaccinazioni”.

Interrogato sulla riattivazione di collegamenti aerei Roma-Mosca, e sul ‘turismo vaccinale’ attuato da paesi come la Serbia, ha ricordato le sperimentazioni in atto a Malpensa con voli no covid verso altre mete, ma gli sviluppi in questo campo sono legati anche al mercato ed i tempi sono da definire mentre il turismo vaccinale dipende dall’emergenza ma diventerà fenomeno residuale. La linea guida, per il ministro, è di coniugare sicurezza ed economia e rispetto dei dati. Sulla ripartenza del settore con un’Alitalia malmessa, ha sottolineato che si tratta di un tema antico nonostante il quale il turismo ha sempre funzionato bene, per cui “non ci strappiamo le vesti”.

Sul decalogo per il rilancio delle città d'arte, recentemente promosso da alcune delle stesse, verrà approvato ciò che sarà valutato valido per l'intero paese. Per Garavaglia “ora si promuove l'Italia nel suo complesso”, non singole zone.

Taluni paesi hanno deciso la vaccinazione prioritaria degli operatori turistici e gli è stato chiesto se anche l'Italia abbia progettato qualcosa di analogo. Per il ministro esistono dei protocolli per operare senza rischi  e quindi la bolla di sicurezza è garantita. È stato istituito un tavolo comune Turismo-Trasporti e Salute proprio per coordinare ed attuare le iniziative  in questione.

Sulla riattivazione di flussi turistici di visitatori extra Schengen, Garavaglia si è detto certo che alla fine gli accordi bilaterali, estendendosi, varranno per tutti.

Sulle tematiche con cui l'Italia intende impegnarsi per contrastare la concorrenza estera, ha affermato che il rinato ministero del Turismo, che coordina e promuove le iniziative, è già uno strumento che segna un passo avanti decisivo. Alla domanda su cosa faccia il Governo per supportare un turismo più sostenibile, Garavaglia ha citato il blocco della navigazione di grandi navi a Venezia, con l'approvazione  di 9 approdi temporanei fuori città, ed altre iniziative come una accelerazione di una ‘rivoluzione digitale’ che faciliti il movimento del turista, oppure la valorizzazione di rete di  rete di ferrovie storiche, o di turismo alternativo.

Ieri il ministro ha firmato gli atti necessari per mettere in pagamento la seconda tranche delle risorse stanziate a sostegno delle agenzie di viaggio e tour operator. Soddisfatte le sigle del settore.
 

Il presidente del Consiglio Mario Draghi è giunto a Tripoli accompagnato dal ministro degli Esteri Luigi Di Maio. "E' un momento unico per la Libia, c'è un governo di unità nazionale legittimato dal Parlamento che sta procedendo alla riconciliazione nazionale. Il momento è unico per ricostruire quella che è stata un'antica amicizia"....Il premier: "L'ambasciata italiana è stata l'unica aperta durante tutti questi lunghissimi anni di conflitto e di pericolo"

La prima visita ufficiale del presidente del Consiglio all'estero è in Libia dove, dopo il cessate il fuoco, un mese fa è nato un Governo unificato sotto l'egida dell'Onu. Si tratta della prima visita all'estero del presidente del Consiglio. Ed è già in questo dato che emerge l'obiettivo della missione del premier nella Tripoli che torna a "vedere" la stabilità politica: riaffermare una leadership italiana oscurata, negli ultimi mesi, dall'egemonia turca in Tripolitania e da quella russa in Cirenaica.  

La missione è stata annunciata dal capo dell'esecutivo in Parlamento e servirà da un lato a ribadire – dopo i viaggi del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio del 21 e 25 marzo – il sostegno italiano al governo di unità nazionale, dall’altro a rilanciare progetti infrastrutturali messi in campo da tempo da Roma e Tripoli.

La visita di Draghi, spiegano fonti vicine al dossier, "ha innanzitutto un valore simbolico". La Libia, sia pur a fatica, è tornata a rimettersi in carreggiata in direzione delle elezioni politiche da tenersi il prossimo dicembre. Ha un primo ministro riconosciuto in Tripolitania e Cirenaica e votato con un cospicuo consenso politico.

E per l'Italia dopo un periodo di "assenza", tornano ad aprirsi spiragli diplomatici (come l'apertura del consolato a Bengasi), economici e anche sulla cooperazione sui migranti.

Migranti, cooperazione per le infrastrutture in campo civile, energetico e sanitario. Sviluppo dell'interscambio culturale, riavvio delle trattative per il recupero dei crediti storici. Sono alcuni dei temi toccati dal presidente del consiglio, Mario Draghi, nel colloquio avuto oggi a Tripoli con il primo ministri libico, Abdelhamid Dabaiba.

L’obiettivo di Roma è che si rispetti il percorso che porterà la Libia il 24 dicembre alle elezioni. “Occorre essere molto vigili – le parole del premier in Parlamento - che l'accordo sul cessate il fuoco venga rispettato con l'evacuazione di coloro che hanno alimentato questa guerra, i mercenari e gli eserciti di altri Paesi, tra questi la Turchia. L’Italia aiuterà la Libia – ha detto il presidente del Consiglio – “a fare riforme economiche che inizino ad affrontare la situazione sociale ed economica deteriorata fortemente”. Abdul Hamid Dbeibah ha visto ieri il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel.

I dossier sul tavolo sono quelli legati alla stabilità dell'intera area del Mediterraneo, all'immigrazione, alle forniture di gas con la possibilità di un partenariato nel settore della transizione energetica, all'emergenza sanitaria. Dbeibah ha annunciato via twitter di essere riuscito a fare arrivare circa 100 mila dosi di vaccini Sputnik V mentre la Cooperazione italiana ha provveduto a far giungere al porto di Tripoli una nave con oltre 10 tonnellate di materiale medico-sanitario, tra cui un milione di mascherine e kit d’emergenza.

Anche sul fronte dell'emergenza migranti, l'Italia conferma "aiuto e sostegno". Draghi esprime "soddisfazione per quel che la Libia fa per i salvataggi" in mare e aggiunge che "il problema non è solo geopolitico ma anche umanitario. E da questo punto di vista - afferma - l'Italia è uno dei pochi, forse l'unico Paese, che continua a tenere attivi i corridoi umanitari".

Il problema dell'immigrazione per la Libia, continua, "non nasce solo sulle coste ma si sviluppa anche sui confini meridionali. E l'Unione europea è stata investita del compito di aiutare il governo libico anche in quella sede".

Draghi conferma infine che l'Italia "aumenterà le borse di studio per gli studenti libici" e che c'è l'intenzione di riportare l'interscambio culturale ed economico "ai livelli degli anni passati e anzi di superarli". "C'è un desiderio di cominciare, voglia di fare, di futuro e di ripartire in fretta", conclude Draghi.

L'Italia e la Libia "soffrono e devono affrontare una sfida comune che e' l'immigrazione clandestina, un problema che non e' solo libico ma internazionale e riguarda tutti, come il terrorismo e il crimine organizzato". Lo ha dichiarato il primo ministro libico, Abdul Hamid Mohamed Dbeibah, in conferenza stampa congiunta a Tripoli con il presidente del Consiglio, Mario Draghi.

La Libia ritiene "tra le questioni più' importanti" nella relazione con l'Italia "la riattivazione dell'accordo di amicizia firmato nel 2008" dall'allora presidente libico, Muammar Gheddafi e dall'ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Lo ha dichiarato il primo ministro libico.  Dbeibah ritiene importante riattivare l'accordo "specialmente per quanto riguarda il progetto della strada libica internazionale".

Ed è un ruolo, quello italiano, che può contare anche sulla sponda della nuova amministrazione americana, tornata - dopo l'era Trump - a guardare all'Europa e al Mediterraneo con rinnovato interesse. Ma nel menù del bilaterale tra Draghi e il Primo Ministro Abdulhamid Dabaiba ci potrebbe essere anche una serie di memorandum d'intesa, a partire da quella sulla cooperazione sanitaria nella lotta al Covid.

Sono questi i tre dossier che Draghi esaminerà con Dabaiba nell'incontro che si terrà in mattinata a Tripoli e che sarà seguito da una dichiarazione congiunta. Il premier, che sempre a Tripoli vedrà il presidente del Consiglio presidenziale Mohamed Younis Ahmed al-Menfi, rientrerà a Roma nel pomeriggio.

L'Eni ha un ruolo molto importante per la Libia nel settore dell'energia". Lo ha dichiarato il primo ministro libico, Abdul Hamid Mohamed Dbeibah.
Dbeibah ha auspicato "un aumento della collaborazione tra Italia e Libia nel settore dell'elettricità e dell'energia, già prevista nell'accordo di amicizia". "Abbiamo avuto contatti con l'Eni in questo senso", ha aggiunto il premier libico.

 

Fonti Agi/Ansa
 

A Roma sette manifestanti fermati e almeno due poliziotti feriti. A Milano una delegazione degli ambulanti è arrivata davanti alla prefettura. L'A1 Roma-Napoli nei pressi dello svincolo Caserta Sud è stata bloccata da centinaia di operatori di fiere e mercati. Nel capoluogo partenopeo manifestazione simbolica con numerosi negozi che hanno aperto esponendo slip in vetrina

Un funzionario della Digos e due poliziotti sono rimasti feriti, uno è stato portato via in ambulanza. Alcune delle persone che stavano protestando sono state fermate. Una donna ha accusato un malore ed è stata soccorsa. Nel tardo pomeriggio una delegazione di manifestanti è stata ricevuta alla Camera dal deputato del Pd, Emanuele Fiano.

Sugli scontri davanti a Montecitorio è intervenuta la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, con un comunicato nel quale esprima la sua solidarietà e vicinanza al funzionario e agli agenti rimasti feriti durante la manifestazione. Nello stesso comunicato la ministra sottolinea: «In questo momento le proteste sono alimentate dalla situazione estremamente delicata per il Paese ma è inammissibile qualsiasi comportamento violento nei confronti di chi è impegnato a difendere la legalità e la sicurezza».

Nulla di paragonabile alle manifestazioni scoppiate nel marzo scorso oppure nel pieno della seconda ondata ma le proteste di ristoratori e ambulanti, avvenute in diverse zone d'Italia e culminate con i blocchi in autostrada e i tafferugli davanti Montecitorio, alzano l’allarme nel governo.

Per il Viminale è un segnale da non sottovalutare. Lo scontro che ha portato a due passi dalla sede del Parlamento a sette fermi e al ferimento di due poliziotti spinge le forze politiche a chiedere di evitare che si alzi la tensione e che ci siano delle strumentalizzazioni da parte di estremisti, considerato che in piazza c’erano pure rappresentanti politici come Sgarbi e Paragone ed esponenti di Casapound.

Domani ci sarà una manifestazione nazionale di Confesercenti (“poche risorse, serve un 'decreto imprese'”, la richiesta) con presidi in tutte le regioni. Le legittime esigenze delle categorie tartassate non devono coniugarsi ad una violenza che – dice il titolare del Viminale - “è inammissibile”.

Proseguono da Nord a Sud le proteste di ristoratori, commercianti e ambulanti dopo i tafferugli ieri a Roma davanti al Parlamento. A Torino dietro lo striscione "Siamo tutti necessari" protestano a Santa Rita gli ambulanti di generi non alimentari mentre a Pistoia è stato allestito in piazza Duomo un finto mercato ma senza merce esposta.

Quindici croci di legno in piazza a testimoniare il calvario di altrettante categorie commerciali. La rappresentazione è andata in scena a Napoli, ma non c'entrano i riti pasquali. A protestare sono gli aderenti alla Confesercenti di quindici categorie merceologiche (benzinai, ambulanti, orafi e gioiellieri, moda, esercenti pubblici, imprese balneari, guide turistiche e interpreti, case vacanza e ostelli, parrucchieri ed estetiste, federazione turismo, sindacato delle discoteche tra le altre) riunitisi in centinaia in piazza del Plebiscito, sede della Prefettura, per chiedere la riapertura immediata dei loro esercizi. Tra i più arrabbiati gli ambulanti: "Non capiamo la differenza tra chi vende alimenti e chi no - spiega uno di loro mentre gli altri scandiscono lo slogan "lIbertà, libertà" - . Apriamo tutti da domani, senza distinzioni, non ce la facciamo più. Oppure presentiamoci in massa alla Mostra d'Oltremare per fare i vaccini. E se non ci sono non è certo colpa nostra".

"Il futuro non (si) chiude": è la frase riportata su uno dei manifesti esposti dai titolari delle imprese del terziario aderenti a Confcommercio di Taranto, che questa mattina hanno tenuto un sit-in in sulla Rotonda del Lungomare per protestare contro il protrarsi delle chiusure disposte dai decreti governativi per l'emergenza epidemiologica. I manifestanti hanno testimoniato l'urgenza, condivisa da tutte le categorie associate, di consentire - è stato spiegato - la ripartenza delle attività nel rispetto delle regole e dei protocolli di sicurezza e di prevedere indennizzi e sostegni adeguati alle perdite. Al centro della Rotonda del Lungomare sono stati posizionate buste nere della spazzatura con la scritta "un sacco di debiti" perchè, ha detto uno dei commercianti intervenuti, "in questo anno il governo ci ha dato solo tanta immondizia piuttosto che ristori, assistenza e certezza sulle vaccinazioni. Noi continuiamo ad andare avanti con una protesta civile, tutti con la mascherina, rispettando le distanze di sicurezza. C'è una esasperazione dilagante - ha aggiunto - che speriamo non sfoci in manifestazioni ben più dure. Ce lo auguriamo perchè vorrà dire che il governo sarà intervenuto finalmente con provvedimenti seri per il commercio e per tutte le categorie che sono state dimenticate da Dio". Per questo pomeriggio, dalle 17, è stata annunciata una nuova iniziativa. I commercianti appenderanno simbolicamente un gilet giallo davanti ai propri negozi e faranno sentire, hanno precisato, il loro "grido di dolore".

Protesta degli ambulanti anche in piazza Duomo a Pistoia, dove hanno allestito un finto mercato con i loro furgoni, ma senza merce esposta, per manifestare contro la mancata riapertura dei mercati in zona rossa. "La nostra richiesta è di poter lavorare - ha spiegato Antonio Gualtieri, portavoce degli ambulanti del mercato di Pistoia -, perché i ristori non sono sufficienti e a non tutti arrivano, quindi abbiamo assoluto bisogno di lavorare. Noi oltretutto lavoriamo in sicurezza, perché siamo all'aperto, quindi non si capisce perché dobbiamo rimanere chiusi". Per Gualtieri, "il problema, per quanto riguarda i ristori, è che chi ha cambiato la società o chi è stato fermo in precedenza per altri motivi, non ha ricevuto niente. Io, per esempio, sono uno di quelli: nel 2019 avevo affittato la licenza a mia moglie, nel 2020 me la sono ripresa, quindi ai fini dei ristori sembra che io non abbia avuto redditi nel 2019 e nel 2020 e perciò non ho ottenuto niente". Altro fronte quello delle tasse che non sono state congelate. "Io, come molti altri - conclude Gualtieri -, ho pagato 8mila euro di Inps e poi tutte le altre tasse, che purtroppo non sono state sospese. Soltanto la tassa suolo pubblico qualche comune l'ha sospesa o ha fatto pagare solo uno o due mesi, ma tutto il resto arriva da pagare come prima della pandemia".

In mattinata di protesta degli ambulanti di generi non alimentari nei mercati torinesi contro la prolungata chiusura per le norme anti Covid. Tra le manifestazioni quella organizzata a Santa Rita ha visto la partecipazione anche di numerosi negozianti, compresi quelli di attività aperte. "Siamo tutti necessari", la scritta sullo striscione sventolano dai manifestanti, una sessantina in tutto; "Vogliamo lavorare ", lo slogan ripetuto. "Non possiamo più aspettare". I manifestanti hanno incontrato, sul posto, l'assessore comunale al Commercio, Alberto Sacco. "Ero già qui alle 8 del mattino - ha detto - spero possiate riaprire al più presto possibile. La vostra situazione ci e ben chiara, capisco e spero vivamente che si possa tornare arancione. Abbiamo trasmesso tutti i vostri problemi e le vostre richieste al prefetto affinché venga interessato il Governo". Sacco è stato brevemente interrotto da qualche ambulante che ha urlato "al 28 non ci arriviamo, moriamo prima", poi ha potuto concludere il suo intervento. "I nostri poteri sono limitati, decide Roma", ha aggiunto l'assessore. La protesta, sotto il controllo delle forze dell'ordine, ha parzialmente bloccato corso Orbassano.  La manifestazione è proseguita tutta la mattinata con un corteo nelle vie e piazze del quartiere. Molti i cartelli di solidarietà appesi sulle vetrine dei negozi con il permesso di tenere aperto, dove invece le serrande sono state abbassate. "Dietro ogni negozio chiuso - ha detto uno speaker - c'è una famiglia che non ha più soldi per dare da mangiare ai loro figli. La nostra attività garantisce strade sicure e pulite, noi paghiamo tasse per la scuola, per i trasporti, per le pensioni".

"Siete un esempio, una categoria responsabile che chiede solo di esercitare un diritto: poter lavorare". Così il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, incontrando in piazza Galimberti, nel centro di Cuneo, gli ambulanti di generi non alimentari dei mercati. "E' giusto chiedere prospettive e tempi certi - aggiunge il governatore piemontese -. Piuttosto di moratorie e ristori, sarebbe meglio cancellare un anno di tasse. Incontrerò il premier Mario Draghi e presenterò le vostre istanze".

A Napoli i commercianti sfilano con le croci contro le restrizioni imposte dal governo. A Taranto sit in e gilet gialli per chiedere le riaperture. "Aperture ci saranno, soprattutto da maggio, forse qualcosa già dal 20 di aprile si potrà riaprire", ha detto Gelmini, ministra per gli Affari regionali e le autonomie agli Stati generali del settore Matrimoni ed eventi privati organizzato da Unanime, confederazione che raccoglie le associazioni della filiera.

Oggi potrebbero alzare la voce i presidenti di Regione che incontreranno il governo e il presidente del Consiglio Draghi sul ‘Recovery’. Le proposte dei governatori della Lega puntano ad un via libera a cinema e teatri con il contingentamento, ristoranti aperti a cena dove i dati sono da colore giallo, locali con saracinesca alzata fino alle 18 anche in zona arancione, aumentando la distanza ai tavoli. Ma la linea dell'esecutivo per ora non cambia. Il premier Draghi ancora qualsiasi decisione ai riscontri scientifici, l’ala rigorista è per non abbassare la guardia. Il premier media, la situazione verrà monitorata continuamente ma una svolta sarà possibile solo se i parametri saranno tali da permettere un cambio di passo.

La condanna unanime, accompagnata da un pressing sempre più crescente da una parte per un’accelerazione del varo del dl sostegni e di un nuovo scostamento di bilancio, dall'altra per una programmazione sulle riaperture.    

Sta crescendo – spiega una fonte dell'esecutivo – il fronte di chi vorrebbe per l'ultima settimana di aprile un segnale di ripartenza.

 

 

Fonti Ansa/Agi

Cinquemila euro in contanti. E' quanto il militare dell'esercito russo avrebbe dato al capitano di fregata in cambio di documenti militari classificati. Il denaro è stato sequestrato al momento dello scambio dopo l'intervento del Ros. In base a quanto si apprende i due si erano accordati anche su una cifra più bassa, circa quattromila euro, per la cessione di documenti avvenuta in passato. Nei confronti del militare italiano, attualmente detenuto, l'accusa è di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico e militare, diffusione di notizie di cui è vietata la divulgazione.

I documenti ceduti dall'ufficiale della Marina Militare al funzionario russo riguarderebbero i sistemi di telecomunicazione militare, "classificati" della Nato, alle carte classificate, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, il capitano di fregata avrebbe avuto accesso in quanto era in servizio allo Stato maggiore della Difesa.

Il capitano di fregata della Marina militare è stato fermato in flagranza di reato durante l'incontro clandestino, avvenuto in un parcheggio della capitale, con un ufficiale russo accreditato presso l'ambasciata di Roma.

Il capitano di fregata della Marina militare italiana e l'ufficiale delle forze armate russe erano tenuti sotto controllo dall'intelligence italiana da qualche mese. Secondo quanto si apprende da fonti qualificate gli uomini dell'Aisi, il servizio di controspionaggio interno, hanno monitorato i movimenti e le attività dei due per diverso tempo fino a quando "è stato necessario intervenire". E ieri sera è scattato l'intervento che ha portato al fermo del militare italiano e dell'ufficiale russo.

L'accusa per i due è di spionaggio e altri gravi reati riguardo alla sicurezza dello stato, con pene che possono arrivare fino a 15 anni di carcere.La posizione del cittadino straniero è tuttora al vaglio in relazione al suo status diplomatico.

Il capitano di fregata della marina militare e l'ufficiale accreditato presso l'ambasciata della federazione russa sono stati fermati ieri sera. L'intervento è stato effettuato dai carabinieri del Ros, sotto la direzione della Procura di Roma, e l'attività informativa è stata condotta dall'Agenzia Informazioni Sicurezza Interna, con il supporto dello Stato maggiore della Difesa.

La Procura militare di Roma aprirà oggi formalmente un fascicolo d'inchiesta sull'arresto degli ufficiali italiano e russo. Le ipotesi di reato astrattamente configurabili sono due: Rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio e Procacciamento di notizie segrete, a scopo di spionaggio. Lo ha confermato all'Ansa il procuratore militare di Roma, Antonio Sabino.

In relazione a quanto riportato dagli organi di stampa circa l'operazione condotta dai carabinieri del ROS, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Roma, la Farnesina rende noto che il Segretario Generale del Ministero degli affari esteri, Elisabetta Belloni, ha convocato al Ministero questa mattina - su istruzioni del Ministro Luigi Di Maio - l'Ambasciatore della Federazione Russa presso la Repubblica Italiana, Sergey Razov.

Dall’ambasciata russa a Roma confermano che il funzionario fa parte del personale dell'ufficio dell'addetto militare ma non spiegano a chi rendeva conto delle sue operazioni. «Sono protocolli interni» dicono schivando le domande. «Per adesso riteniamo inopportuno commentare i contenuti dell’accaduto» affermano dall'altra parte del telefono leggendo un comunicato. «Ci auguriamo che quello che è successo non si rifletta sui rapporti bilaterali tra Russia e Italia».

Anche il Cremlino, commenta nella stessa direzione: «Speriamo non si ledano i rapporti con l’Italia» dicono."Ci dispiace per l'espulsione da Roma di due dipendenti dell'ambasciata russa. Stiamo approfondendo le circostanze di questa decisione. Faremo un ulteriore annuncio sui nostri possibili passi in relazione a questa misura, che non corrisponde al livello delle relazioni bilaterali". Lo ha fatto sapere all'Ansa il ministero degli Esteri russo.

Mosca dovrà rispondere in modo simmetrico alla decisione di Roma di espellere due diplomatici russi dall'Italia: lo ha detto il vice presidente della Commissione della Duma per gli Affari internazionali, Alexiei Cepa, ripreso dall'agenzia Interfax. "Naturalmente saremo costretti a rispondere in modo analogo. Vi sarà una risposta simmetrica", ha detto Cepa a Interfax.

La decisione delle autorità italiane di espellere i due funzionari russi è infondata e avrà un impatto negativo sulle relazioni italo russe. Lo ha detto il presidente della commissione della Duma per gli Affari Internazionali Leonid Slutsky. "La 'spio mania' è arrivata anche in Italia. L'espulsione dei diplomatici è un passo estremo. Sono sicuro che per questo non vi erano ragioni così forti", ha detto Slutsky a Interfax. A suo parere "un tale gesto non corrisponde ad un alto livello di relazioni bilaterali e, purtroppo, imporrà la sua impronta negativa sul dialogo russo-italiano".

Il ministro degli Esteri britannico, Dominic Raab, ha espresso "solidarietà" all'Italia per l'espulsione di due funzionari russi accusati di spionaggio. Raab ha definito "maligne e destabilizzanti" le azioni di Mosca, "che mira a minare un alleato della Nato"

Le indagini proseguono senza sosta e la collaborazione tra Carabinieri, Marina, Difesa e Procura di Roma è totale. La questione è infatti estremamente grave. Il passaggio di documenti, specialmente se è confermato il servizio presso lo Stato Maggiore della Difesa, potrebbe infatti aver coinvolto dossier Nato. Questo comporterebbe un immediato allargamento della vicenda. E farebbe anche capire il motivo dell'interessamento della Russia verso i documenti posseduti dal militare: l'Alleanza atlantica è infatti coinvolta da sempre nella guerra delle spie con Mosca. E il Cremlino in questi anni ha dimostrato di essere particolarmente interessato a ciò che avviene nei comandi dei Paesi Nato. In particolare anche sul territorio italiano.

Anche l'anno scorso un scienziato estone è stato condannato a tre anni con l'accusa fare spionaggio per la Cina. Nel 2018, infatti, era stato reclutato dall'intelligence militare cinese, periodo che coincide con la sua assegnazione alla base Nato di La Spezia. Un caso analogo si verificò nel 2019, quando fu l'intelligence russa a mettersi in contatto con un ufficiale francese assegnato alla base Nato di Napoli

Gli episodi in questo senso sono molti. Fatti che coinvolgono militari o civili italiani sono in realtà abbastanza risalenti nel tempo (si può fare riferimento ad alcuni casi che hanno coinvolto aziende di Trieste e La Spezia), ma episodi che hanno invece a che fare con l'Italia sono molti. E di recente sono anche venuti spesso alla luce. Soltanto quest'estate, il comando di Napoli della Nato è stato il centro di una complessa operazione di controspionaggio terminata con l'arresto di un alto ufficiale francese dislocato nella sede campana dell'Alleanza. Sempre nei pressi di Napoli, nel centro di Pomigliano d'Arco, a dicembre è venuto fuori un altro inquietante caso di sottrazione di dati sensibili che ha coinvolto persone interne a Leonardo Spa. L'accusa era di aver rubato una quantità impressionante di dati, ma non si era riusciti a capire chi ne fosse davvero il destinatario. Sempre in Campania, ma questa volta all'aeroporto di Capodichino, ad agosto del 2019 venne arrestato un dirigente della società russa Odk, controllata dalla Rostec, su mandato internazionale dell'Fbi. L'uomo è poi stato individuato come un agente dello Svr (il servizio di informazioni per l’estero russo).

Fonti Ansa /Domani/ il giornale / Rai

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