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Mercoledì, 16 Agosto 2017

Nel 2016 si stima siano 1 milione e 619mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742 mila individui. Rispetto al 2015 si rileva una sostanziale stabilità della povertà assoluta in termini sia di famiglie sia di individui. L'incidenza della povertà assoluta sale al 26,8% dal 18,3% del 2015 tra le famiglie con 3 o più figli minori, coinvolgendo nel 2016 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui; aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila).

 "Mi piacerebbe che questi numeri enormi muovano le coscienze e le agende politiche". Così Nunzio Galantino , segretario generale della Cei, commenta a margine della tavola rotonda "Da Mani Pulite a Cantone, il valore delle regole" gli ultimi dati dell'Istat sulla povertà. "Ci sono scarti enormi - conclude - che non possono essere lasciati ai margini".

La povertà relativa nel 2016 risulta stabile rispetto all'anno precedente: riguarda il 10,6% delle famiglie residenti (10,4% nel 2015), per un totale di 2 milioni 734mila, e 8 milioni 465mila individui, il 14,0% dei residenti (13,7% l'anno precedente). E' quanto rileva l'Istat nel report "La povertà in Italia", diffuso oggi. Analogamente a quanto registrato per la povertà assoluta, nel 2016 la povertà relativa(calcolata sulla base della spesa familiare rilevata dall'indagine annuale sui consumi), è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1%) o 5 componenti e più (30,9%). La povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani: raggiunge il 14,6% se la persona di riferimento è un under35 mentre scende al 7,9% nel caso di un ultra sessantaquattrenne L'incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per gli operai e assimilati (18,7%) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31,0%). E se l ISTAT in Italia ha dato l allarme di poverta Francesco De Palo spiega oggi sul Gionale come la Germania ha fatto diventare poveri 8 milioni di Greci :

L'austerità e dei parametri scrive il collega Italiano esperto di politica Ellenica ci si sarebbe aspettato ben altro comportamento, anche perché di scheletri nell'armadio greco la Germania ne ha parecchi. Non solo il guadagno per i prestiti della banca statale Kfw che ammonta a 393 milioni, mentre per l'acquisto di titoli di Stato dalla Bce i profitti dal 2015 ammontano a ben 952 milioni. Ma c'è anche la grande partita delle privatizzazioni che ha visto la tedesca Fraport acquisire per soli 1,2 miliardi ben 14 aeroporti regionali greci nel 2016 e il restante poche settimane fa. Poi c'è lo scandalo Siemens relativo alla fornitura allo Stato greco di servizi di comunicazione e security in occasione delle Olimpiadi del 2004, quelle per intenderci costate tre volte più di quelle inglesi. Senza dimenticare il grande affare delle armi vendute sull'asse Berlino-Atene che, dopo le rivelazioni scioccanti dell'ex direttore generale della Difesa greca Antonis Kantàs («Avevo ricevuto da Berlino talmente tante tangenti in borsoni sportivi da aver perso il conto» disse ai magistrati), ha portato alla scoperta di questo macro vaso di Pandora, con anche una presa di posizione ufficiale dell'azienda che ammise (solo in seguito) pagamenti in nero per circa 1,3 miliardi di euro.

Ma la madre dei guadagni tedeschi in Grecia continua De Palo su il giornale si ritrova andando a ritroso nel tempo alla voce danni di guerra che, solo dopo l'iniziativa dell'eroe novantenne greco Manolis Glenzos, il governo si appresta timidamente ad avanzare. Lo scorso anno il vice-ministro delle Finanze, Dimitris Mardas, ha annunciato quanto la Germania deve alla Grecia: 278 miliardi di euro, compresi 10 miliardi per un prestito che fu preteso dalle forze di occupazione naziste.

I danni causati alla Grecia dopo l'invasione di Hitler del '41 dovrebbero tenere conto di 300mila cittadini greci morti di fame, come risulta da un rapporto della Croce Rossa Internazionale. Berlino e Roma non solo pretesero cifre elevatissime per le spese militari, ma ottennero forzatamente anche quello che venne definito un prestito d'occupazione di 3,5 miliardi, ma fu lo stesso Führer a certificarne il valore legale disponendo poi il risarcimento. L'Italia restituì la propria parte, mentre la Germania no.

Oggi Berlino continua De Palo fa la voce grossa verso Atene che di contro, e come previsto dalla politica dei memorandum made in Schäuble che fa acqua da tutte le parti, chiede altri soldi, stavolta al Fondo monetario internazionale. Un prestito da 1,6 miliardi di euro, da ripagare con altre riforme e con parametri di crescita che, però, tutti i maggiori economisti mondiali ritengono impossibili da raggiungere

Ma in Italia dopo la scoperta e le rivelazioni di Luigi Di Maio per I recenti tentativi del governo italiano di avere un aiuto dalla Ue sulla questione degli immigrati  scrive il Primato Nazionale sono tutti andati a vuoto, tranne che su un punto: la richiesta di regole più chiare e stringenti per le ong che agiscono indisturbate nel Mediterraneo. Nulla di particolare, in realtà, anzi, sono tutte norme che avrebbero dovuto essere già in uso: divieto di spegnere il transponder, divieto di ingresso nelle acque libiche, trasparenza sui fondi e sul personale a bordo, divieto di accendere luci di segnalazioni per gli scafisti, etc. Ma gli attivisti filo-immigrazione non ci stanno. “In modo perverso, il codice di condotta proposto per le ong che salvano vite nel Mediterraneo potrebbe mettere a rischio vite umane”, ha detto il rappresentante di Amnesty International presso le istituzioni Ue, Iverna McGowan, secondo cui il codice di condotta “limiterebbe il lavoro condotto dalle Ong nelle operazioni di ricerca e soccorso”.

La bozza includerebbe anche il divieto di sbarcare in Italia per quelle imbarcazioni che decidono di non firmare il codice di condotta o che non rispettano alcune delle sue previsioni. Ma le ong non ci stanno: “Qualunque codice di condotta, se è necessario – segnalano Human Rights Watch e Amnesty International – dovrebbe avere l’obiettivo di rendere più efficaci le operazioni di salvataggio in mare nel momento di salvare le vite”. Secondo Judith Sunderland di Human Rights Watch, “date le dimensioni delle tragedie in mare e gli orribili abusi che i migranti e i richiedenti asilo fronteggiano in Libia, l’Ue dovrebbe lavorare con l’Italia per rafforzare le operazioni di ricerca e soccorso al largo della Libia, non per limitarle”. Insomma: chi per favorire l’immigrazione non può mica sottostare a delle regole come tutti noi comuni mortali…

"Stiamo incontrando il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri. Ci ha confermato, dopo averlo chiarito anche in audizione al Parlamento Ue, che Triton, voluta da Renzi, prevede che tutti i migranti siano portati in Italia.

Questa è la verità: ci hanno svenduti per 80 euro trasformandoci nel più grande porto d'Europa, pensando di poterci trattare come gli scemi, convinti che saremmo rimasti in silenzio". Lo scrive, in un post su facebook, il vicepresidente della Camera M5S Luigi Di Maio, in queste ore a Bruxelles.

Sarà rivista l'operazione Triton ed i Paesi Ue dovranno far fronte ai loro impegni di rafforzarla. Lo comunica il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, dopo aver ricevuto nella sede di Varsavia la delegazione italiana guidata dal direttore della Polizia delle frontiere, Giovanni Pinto. Soddisfatto il Viminale che aveva chiesto con urgenza l'incontro ed oggi parla di "un altro passo avanti". Pinto ha messo sul tavolo dell'Agenzia europea delle frontiere la richiesta che "nel caso di massiccio afflusso di migranti", come avvenuto una paio di settimane fa con 12mila sbarchi concentrati in un weekend, sia possibile sbarcare le persone soccorse nei porti di altri Paesi Ue. 

Tutti i partecipanti all'incontro hanno riconosciuto che l'Italia sta affrontando "una straordinaria pressione ed ha bisogno di un supporto addizionale dall'Ue e da Frontex". Non c'è però stato - nè poteva esserci in questa fase di discussione preliminare in un tavolo tecnico - l'ok alla proposta di Roma. Sarà comunque costituito "senza ritardi" un gruppo di lavoro per identificare quello di cui c'è bisogno per rivedere il "concetto operativo" di Triton, alla luce delle decisioni già raggiunte a livello politico in seguito al piano d'azione presentato dalla Commissione europea lo scorso 6 luglio.

Frontex ed alcuni Stati membri, infatti, vogliono condividere le loro esperienze operative per aiutare a sviluppare il codice e, una volta adottato, valutare come impatta sulle operazioni dell'Agenzia europea. Frontex, inoltre, che attualmente dispiega 400 persone, 12 navi, 3 aerei e 4 elicotteri per assistere l'Italia nella gestione della pressione migratoria e combattere il crimine transfrontaliero, si è impegnata a rafforzare la sua presenza negli hoptspot per aiutare le autorità italiane a velocizzare le procedure di identificazione e registrazione dei migranti e l'iter dell'asilo. L'Agenzia ha anche proposto di espandere l'uso di un aereo da ricognizione che manda in tempo reale video ed altri dati dal Mediterraneo Centrale al Frontex situation centre di Varsavia. Infine, è pronta ad aumentare il suo sostegno all'Italia nell'area dei rimpatri. Parecchi Paesi europei sono pronti a partecipare ai programmi, ma questo, rileva Frontex, "richiede una capacità di detenzione aggiuntiva" per i migranti che dovranno essere rimpatriati.

"Non siamo all'altezza di quello che deve essere la Francia": lo ha detto il primo ministro, Edouard Philippe, cominciando ad illustrare il piano migranti del governo di Parigi, che ha l'obiettivo di "garantire il diritto d'asilo" e "controllare meglio i flussi migratori".

Quanto al diritto d'asilo, Philippe ha promesso la creazione di 7.500 posti di accoglienza - 4.000 nel 2018 e 3.500 nel 2019. Il premier ha annunciato anche la creazione di "5.000 posti" nello stesso biennio per aiutare i rifugiati ad ottenere un alloggio.
I migranti a cui non verrà riconosciuto il diritto d'asilo diventeranno "l'oggetto di una misura di allontanamento", ha detto ancora Philippe, sottolineando la volontà di "ridefinire il quadro giuridico" dei richiedenti asilo. Con coloro che otterranno lo status di rifugiati "dovremo essere esemplari" ha poi aggiunto Philippe. Il disegno di legge sarà presentato a settembre all'Assemblea Nazionale.

l'Italia registra l'appoggio del ministro greco per le migrazioni Ioannis Mouzalas, secondo cui le richieste di Roma all'Europa "sono giuste: un problema europeo ed internazionale non può avere una soluzione nazionale". Mentre una bacchettata arriva da Praga. La Repubblica Ceca rimprovera all'Italia di non aver permesso i colloqui di sicurezza con dieci possibili candidati alla relocation e di non aver risposto ai successivi tentativi di contatto da parte ceca.
Intanto scrive Patrizio Nissirio  : "Le richieste dell'Italia all'Europa sono giuste: un problema europeo ed internazionale non può avere una soluzione nazionale": lo dice in un'intervista all'ansa il ministro greco per le migrazioni Ioannis Mouzalas, per il quale "la solidarieta' europea non e' una questione sentimentale o etica, e' un obbligo legale. Sono d'accordo con quello che ha detto il ministro Marco Minniti a Tallinn, non puo' essere che il salvataggio sia internazionale, ma l'accoglienza nazionale". 

Mouzalas, che e' in Italia per uno scambio di esperienze sull'integrazione, che lo ha portato ieri a Riace in Calabria, e che prevede incontri con il presidente della Camera Laura Boldrini e con il sottosegretario all'Interno Domenico Manzione, sottolinea che "nessuno meglio della Grecia capisce l'Italia.

Noi nel 2015 abbiamo avuto un milione di arrivi in sei mesi.

L'unica soluzione e' replicare con la Libia, dove la situazione e' pero' piu' difficile, l'accordo Ue-Turchia, che sta funzionando". "Aiutarli a casa loro? Sarei d'accordo, ma ci vuole tempo, meglio aiutare la gente prima che salga sulle barche - spiega il ministro - Occorre creare un modo legale, corridoi umanitari con cui i rifugiati arrivino in Europa, per esempio organizzando campi gestiti dall'Unhcr lungo tutta la tratta che dalla Nigeria va alla Libia, e per chi arriva in Europa, far funzionare i ricollocamenti. 

E' l'unico modo, perche' anche in Grecia, come in Italia, oltre la meta' di coloro che arrivano sono migranti economici". Per Mouzalas, grazie ai ricollocamenti, le richieste di asilo potrebbero e dovrebbero essere processate in tutta Europa, "e non nei paesi di prima ricezione. "E poi è urgente che ci sia un meccanismo europeo dei rimpatri, perché ad esempio, la Grecia non può rimpatriare un pachistano, perché non abbiamo un accordo con quel paese, ma il Regno Unito può, e lo stesso con l'Afghanistan, ma la Germania potrebbe. Perché, dunque, non creare questo meccanismo?".

La Grecia, ricorda, ha affrontato ed affronta le migrazioni ma oggi in Grecia arrivano 80 persone al giorno, grazie agli accordi con Ankara nel mezzo di una crisi economica drammatica che va avanti da anni. "Gli abitanti delle isole dell'Egeo hanno dato inizialmente una grande risposta di solidarietà, ma ora le cose sono cambiate, perché in Europa si è iniziato a parlare di quelle isole come le 'Ellis Island' (l'isola dove venivano processati gli immigrati a New York) europee. Ed ora hanno paura. Noi, come governo, cerchiamo di calmare quella paura".

Infine un'osservazione su Ong e salvataggi: "Fanno un lavoro importante, ma non si capisce perché alcuni obiettano ad avere delle regole da rispettare, come la trasparenza economica, o la presenza di un funzionario Ue di collegamento a bordo.
Faciliterebbe il loro lavoro. La proposta italiana sulle regole è giusta e ragionevole".

"Tutte le nazioni devono dimostrare alla Corea del Nord che perseguire armi nucleari, come stanno facendo, ha delle conseguenze. I paesi che ospitano lavoratori nordcoreani, forniscono aiuti economici o militari alla Corea del Nord o non attuano pienamente le risoluzioni del Consiglio di sicurezza stanno aiutando e proteggendo un regime pericoloso", ha quindi affermato il segretario di stato.

Seul e Washington hanno confermato che quello lanciato ieri dalla Corea del Nord era un missile balistico intercontinentale. "Gli Stati Uniti condannano decisamente il lancio, da parte della Corea del Nord", ha dichiarato il segretario di stato Rex Tillerson, sottolineando che tale test "costituisce una nuova escalation della minaccia nei confronti degli Stati Uniti, dei nostri alleati e partner, della regione e del mondo". Ed ha aggiunto che serve "una azione globale per fermare una minaccia globale", anticipando una discussione degli ultimi sviluppi al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite..

Intanto si apprende che Stati Uniti e Corea del Sud hanno lanciato missili nel Mar orientale, in risposta al test di Pyongyang, come hanno reso noto gli stati maggiori riuniti citati dall'agenzia Yonhap.

La Corea del Nord ha fatto sapere che il nuovo modello di missile testato martedì può caricare una testata nucleare di grandi dimensioni. La rivendicazione è stata riportata dall’agenzia di stampa nord-coreana Korean Central News Agency, che ha affermato che il Paese non intende entrare in negoziati con gli Stati Uniti fino a quando Washington non metterà fine all’atteggiamento ostile nei confronti di Pyongyang. Secondo il regime, il missile è anche in grado di rientrare intatto nell’atmosfera. L’effetto provocato dal lancio è stato salutato con soddisfazione dal leader nord-coreano, Kim Jong-un. "Con un largo sorriso sul volto", scrive l’agenzia nord-coreana, Kim "ha detto a funzionari, scienziati e tecnici che gli Stati Uniti saranno contrariati dal 'pacco regalo' per il Giorno dell’Indipendenza".

E' un'altra pesante violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e costituisce una pericolosa escalation della situazione": e' la "ferma condanna" del segretario generale dell'Onu Antonio Guterres. "La leadership di Pyongyang deve evitare altre azioni provocatorie e rispettare i propri obblighi internazionali", ha avvertito, sottolineando l'importanza che "la comunità internazionale sia unita per affrontare questa sfida".

Gli Usa, che ritengono si tratti di un probabile missile balistico intercontinentale a due stadi e cioè a lunga gittata, hanno chiesto una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza Onu.

Il premier giapponese Shinzo Abe ha dichiarato che "il lancio odierno del missile mostra chiaramente come la minaccia di Pyongyang diventi sempre più pericolosa".  Il comando centrale della difesa a Seul ha reso noto che il missile ha volato per 930 chilometri dalla base di Banghyun, nella provincia a nord di Pyongyang, e che ulteriori dettagli, come altitudine e velocità, sono in fase di verifica. Il portavoce del comando sudcoreano ha detto che l'esercito rimane in stato di allerta per far fronte a ulteriori provocazioni della Corea del Nord. L'ultima prova segue il lancio di molteplici missili superficie-aria avvenuta dalla base orientale di Wonsan il mese scorso. In tale occasione la distanza coperta dai missili era stata di 200 chilometri, a dimostrazione delle capacità di colpire unità navali.

Frustrato poi dall'apparente riluttanza di Pechino ad intervenire sulla Corea del Nord, Trump in una telefonata avuta ieri con il presidente cinese Xi Jimping, ha chiarito che gli Usa sono pronti ad agire da soli per fare pressioni contro il programma nucleare militare di Pyongyang. 

Per il vice ministro degli esteri russo Serghei Ryabkov l''ultimo test missilistico della Corea del Nord suscita "preoccupazione" e fornisce "nuovi argomenti a chi cerca pretesti per una nuova escalation delle tensioni". "Ci pare ovvio che non ci sono alternative a una soluzione diplomatica, un piano a tappe, se non vogliamo scivolare verso una situazione incontrollabile e potenzialmente catastrofica", ha aggiunto.

Mosca e Pechino rilanciano "l'iniziativa congiunta" sul 'doppio congelamento' - l'attività missilistica nucleare della Corea del Nord e le esercitazioni massicce degli Stati Uniti e della repubblica Coreana - e chiedono a tutte le nazioni coinvolte di mostrare "moderazione e rinunciare alle provocazioni e alla retorica bellica".

Intanto "C'è stato un malinteso", ha detto oggi il cancelliere austriaco Christian Kern, "Non stiamo dispiegando blindati al Brennero e posso sottolineare ancora una volta che la cooperazione con l'Italia è veramente buona. In questo momento non ci sono indicazioni secondo cui le autorità italiane non hanno il controllo della situazione al confine".

Cosi l'esercito austriaco fa dietrofront: Vienna non schiererà più - come aveva minacciato ieri - i carri armati al Brennero per evitare che i migranti attraversino il confine dall'Italia verso l'Austria.

Da Palazzo Chigi arriva la soddisfazione per la decisione di Vienna. "La collaborazione tra le forze di polizia produce ottimi frutti e si basa sul rispetto da entrambe le parti delle regole europee, senza alcun bisogno di truppe o mezzi militari da schierare alla frontiera", spiegano alcune fonti, aggiungendo che questa mattina il premier italiano, Paolo Gentiloni, aveva sentito al telefono Kern.

"Nei cuori e nelle menti dei governanti e in ognuna delle fasi d'attuazione delle misure politiche c'è bisogno di dare priorità assoluta ai poveri, ai profughi, ai sofferenti, agli sfollati e agli esclusi, senza distinzione di nazione, razza, religione o cultura, e di rigettare i conflitti armati". E' l'appello del Papa contenuto nel suo messaggio per il G20 di Amburgo. "La storia dell'umanità, anche oggi, ci presenta un vasto panorama di conflitti attuali o potenziali. La guerra, tuttavia, non è mai una soluzione", ha ribadito il Papa. "Mi sento obbligato a chiedere al mondo di porre fine a tutte queste inutili stragi". Lo scopo del G20 "è quello di risolvere in pace le differenze economiche" ma "ciò non sarà possibile se tutte le parti non si impegnano a ridurre sostanzialmente i livelli di conflittualità, a fermare l'attuale corsa agli armamenti".

"La Russia è contraria al protezionismo che cresce nel mondo. Il commercio illegittimo e le limitazioni finanziarie di evidente origine politica sono infatti mirate a eliminare concorrenti, comportano la riduzione dei legami commerciali e provocano la perdita di fiducia tra gli attori della cooperazione economica, strappando così il tessuto stesso dell'economia mondiale". Così il presidente russo Vladimir Putin parlando a una riunione dei paesi Brics a margine del G20.

E' un onore incontrarla' - Bilaterale tra il presidente Usa Donald Trump e il leader russo Vladimir Putin a margine del G20 di Amburgo. "E' un onore incontrarla", ha detto Trump all'inizio stringendo la mano di Putin. Al colloquio partecipano anche i rispettivi ministri degli Esteri, Lavrov e Tillerson.

"Possono esserci visioni geopolitiche diverse tra noi ma abbiamo il dovere di essere uniti contro il terrorismo. Sulla scia della dichiarazione di Taormina è importante un messaggio del G20". Lo ha detto il premier Paolo Gentiloni, nel suo intervento alla prima sessione del G20, dedicata al terrorismo. 

Ad Amburgo al via il G20. Ed è iniziata una nuova giornata di scontri. Dopo i disordini di ieri, la polizia tedesca è intervenuta anche stamani con gli idranti per disperdere un blocco di manifestanti anti-summit sulle rive del lago Outer Alster, a poca distanza dal luogo che ospita il vertice. Il numero dei poliziotti feriti negli scontri è salito a 159. E, secondo quanto riferito da un portavoce degli autonomi di sinistra che stanno protestando ad Amburgo contro il G20, citato dallo Spiegel, sono un centinaio i manifestanti rimasti feriti.  

Le forze dell'ordine non danno una stima a riguardo. Georg Ismail, la fonte citata dal magazine, ha denunciato "un'azione terrorizzante da parte della polizia", affermando che i diritti democratici di chi protesta vengono ignorati. Anche Attak, nella tarda serata di ieri, aveva contestato alla polizia di Amburgo di aver voluto impedire la manifestazione.

I manifestanti anti-G20 hanno impedito alla first lady americana Melania Trump di lasciare la propria residenza e di prendere parte al programma previsto per i partner dei capi di Stato. Lo scrive la Dpa. Donald Trump e sua moglie alloggiano nella dimora per ospiti del Senato cittadino.  A causa degli scontri, dunque, c'è stato un cambio programma per i consorti dei capi di stato ad Amburgo. Salta la visita al centro di ricerca climatica, prevista dopo pranzo e voluta dal marito di Angela Merkel. In alternativa, esperti del clima terranno una conferenza all'Hotel Atlantic.

 

 

«C'è un disegno contro l'Italia». Certe Ong che operano con le loro navi nel Mediterraneo fanno gli interessi di chi le finanzia, per questo il governo italiano vuole chiudere i porti. «Il problema va risolto in Africa dall'Onu e dall'Unione europea». 

"Nel Mediterraneo - spiega l'ammiraglio - ci sono organizzazioni che con la scusa di essere non governative, si lasciano guidare da uno spirito anarchico. Potrebbero presentarsi davanti a un porto francese o spagnolo o perfino del Nord Europa. Sono navi che in teoria non hanno uno Stato di riferimento, ma chi le finanzia, e i finanziatori spesso non sono italiani. Chi vuol creare difficoltà all'Italia? Da un lato le Ong seguono proprie logiche, dall'altro sottostanno a interessi finalizzati a ostacolare il nostro Paese". Una delle chiavi è il fallimento degli accordi bilaterali firmati a suo tempo con i Paesi nordafricani per limitare i flussi. "Hanno smesso di funzionare dopo la guerra in Libia, destabilizzata da Paesi come Francia e Gran Bretagna per non lasciare all'Italia il petrolio libico".

Secondo l'ammiraglio Alessandro Picchio, già consigliere militare dei governi di Silvio Berlusconi e Mario Monti, la questione è torbida. "C'è un disegno contro l'Italia", spiega al Messaggero puntando il dito contro quelle Ong che fanno gli interessi non dei migranti, ma di chi le finanzia. "Il problema va risolto in Africa dall'Onu e dall'Unione europea". 

Oggi come allora, cambiano i soggetti ma la regia sembra sempre la stessa, così come il fine: mettere in difficoltà il nostro Paese. "Se salvo gente in mare in teoria devo portarla nel porto più vicino, cioè in Tunisia o a Malta o nel porto verso cui sono diretto. Le Ong non possono sempre sbarcare negli stessi porti che neppure sono i più vicini. Altrimenti c'è un disegno. Non è un caso che le Ong sbarchino sempre da noi. Le nostre difficoltà fanno comodo a certi cari cugini". Serve l'intervento di Francia e Germania, dunque, decisive nell'Ue e nell'Onu: "Se lo vuole un gruppo di Stati importanti, le decisioni vengono prese e le missioni finanziate", assicura Picchio, che poi ipotizza anche interventi militari: "La stabilizzazione della Libia dovrebbe farla l'Italia, che sa parlare e trattare con tutte le tribù. Un intervento militare si può invece fare nei Paesi dell'Africa subsahariana dai quali i profughi provengono".

L'Onu non prevede un calo del flusso misto di migranti e rifugiati che giungono in Europa via mare: "le indicazioni di cui disponiamo non denotano un rallentamento degli arrivi in Libia, il che significa che un più ampio numero di persone potrebbe continuare a provare di lasciare il paese tramite la rotta del Mediterraneo centrale". Lo ha detto l'inviato speciale dell'Unhcr per il Mediterraneo centrale, Vincent Cochetel, ricordando che dall'inizio dell'anno 84.830 migranti e rifugiati sono giunti in Italia via mare con un aumento del 19% rispetto all'anno scorso.

Tensione in Europa sui migranti, con i governi di Francia e Spagna contrari all'idea di permettere lo sbarco delle persone soccorse nel Mediterraneo centrale nei loro porti e l'Austria che minaccia di schierare l'esercito al Brennero se "l'afflusso di migranti dall'Italia non diminuirà. Il ministro della Difesa austriaco Hans Peter Doskozil ha annunciato che "molto presto saranno attivati controlli alle frontiere e ci sarà bisogno di un dispiegamento dell'esercito  fino a 750 uomini - indispensabile se l'afflusso di migranti dall'Italia non diminuisce". 

In quest'ambito, sono già stati portati al Brennero quattro mezzi corazzati Pandur delle Forze armate austriache che potrebbero essere impiegati nelle operazioni di controllo sull'immigrazione. Come scrive l'agenzia austriaca Apa, il dispositivo potrebbe essere attivato nel giro di tre giorni e comprende 750 militari, 450 dei quali saranno messi a disposizione da reparti stanziati nella regione del Tirolo, mentre i restanti verrebbero dal comando militare della Carinzia.

"A seguito delle dichiarazioni del governo austriaco circa lo schieramento di truppe al Brennero, il Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della
Cooperazione Internazionale, Amb. Elisabetta Belloni, ha convocato stamane alla Farnesina l'Ambasciatore austriaco a Roma, René Pollitzer", comunica il ministero degli Esteri in una nota.

Il nìministro degli esteri austriaco Kurz chiarisce: "I preparativi per i controlli alla frontiera con l'Italia non sono solo giusti ma anche necessari. Noi ci prepariamo e difenderemo il nostro confine del Brennero se ciò sarà necessario". In dichiarazioni riportate dall'agenzia austriaca Apa l'atteggiamento dell'Austria viene definito da Kurz un chiaro messaggio nei confronti di Bruxelles e di Roma sul fatto che nessuno può rivolgere accuse all'Austria: "Abbiamo accolto più persone di quanto non abbiano fatto gli altri stati europei". Secondo Kurz, l'Unione Europea deve chiarire che un soccorso attuato nel Mediterraneo non è un ticket per l'Europa e i profughi vanno respinti, oppure vanno fermati alle frontiere esterne e vanno portati su isole come Lampedusa.

Oim, 101.000 arrivi via mare in Europa, 2.247 morti  - Il numero di migranti e rifugiati giunti in Europa via mare dall'inizio dell'anno ha superato la soglia dei 100 mila, come ha riferito l'Organizzazione
internazionale per le migrazioni (Oim). Dall'inizio del 2017 al 3 luglio scorso, un totale di 101.210 migranti e rifugiati ha attraversato il Mediterraneo, quasi l'85% è giunto in Italia (85.183), mentre il resto degli arrivi è suddiviso tra Grecia (9.290), Cipro (273) e Spagna (6.464). L'Oim stima a 2.247 il numero di persone morte in mare nello stesso periodo.

Il presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, alla seduta plenaria del Parlamento europeo, ha sottolineato che con quanto la Commissione europea delibererà oggi in materia di migrazioni "dimostreremo con i fatti che vogliamo rimanere solidali, soprattutto con l'Italia che dimostra un atteggiamento eroico. La solidarietà è d'obbligo". Oggi è in programma una riunione del collegio dei commissari dove si parlerà appunto di gestione delle migrazioni, in vista dell'incontro informale dei ministri dell'Interno Ue di domani a Tallin. 

Lo stesso Juncker ha avuto uno scontro con il presidente del Parlamento europeo Tajani, a causa delle poche presenze in aula di europarlamentari. "Siete ridicoli", ha attaccato Juncker, subito ripreso da Tajani. "Moderi i termini - l'ha interrotto - è la Commissione sotto il controllo del Parlamento non il contrario".

"Il fatto che c'è solo una trentina di deputati presenti dimostra che il Parlamento europeo non è serio. Se ci fossero stati Angela Merkel o Macron e non un piccolo Paese come Malta non sarebbe stato così. Non parteciperò più a riunioni di questo tipo", ha detto ancora Juncker prima di interrompere bruscamente il suo intervento con un brevissimo ringraziamento al premier maltese Joseph Muscat per il suo lavoro durante la presidenza di turno del Consiglio. Tajani l'ha ripreso per una seconda volta. Poi il dibattito è proseguito con gli interventi degli eurodeputati.

"La nostra priorità è lavorare a monte per ridurre il flusso di migranti verso l'Italia ed evitare tragedie nel Mediterraneo": lo dice il commissario europeo Dimitris Avramopoulos in un'intervista al quotidiano francese Le Figaro in edicola il 4 luglio. "Oggi l'Italia - dice Avramopoulos - si trova in una situazione delicata e noi la aiuteremo. E' quello che già facciamo politicamente, finanziariamente, materialmente. Abbiamo ottenuto risultati, ma dobbiamo raddoppiare gli sforzi per ridurre significativamente il flusso".

Sui migranti "la Francia si è mostrata molto responsabile fin dall'inizio, ed è anche sotto pressione, in particolare a Calais. Ma può impegnarsi di più": così il commissario Ue rispondendo alla domanda se la Francia deve aprire i propri porti. "La situazione è insostenibile - ha detto - urgono risposte". Per i contributi al fondo per l'Africa, ha poi aggiunto, Roma ha sbloccato 4 milioni di euro, la Germania 50 milioni e la Francia solo 3. E' una cifra troppo bassa".

L'accordo anticipa di pochi giorni il summit di Tallin, l'Italia incassa la "piena intesa", di Francia e Germania sulla questione migranti. Primo esito tangibile dell'incontro voluto dal ministro dell'Interno Marco Minniti con i colleghi tedesco e francese, Thomas de Maziére e Gerard Colomb, e con il commissario europeo per gli Affari interni Dimitri Avramopoulos, un documento su più punti che si sta mettendo a punto e che l'Italia presenterà giovedì in Estonia all'incontro dei ministri degli Interni di tutti e 28 i paesi Ue.

"L'iniziativa italiana ha prodotto dei primi risultati - ha detto Gentiloni - e mi auguro che generino effetti concreti. L'Italia intera - ha aggiunto - è mobilitata per far fronte ai flussi e chiede una condivisione Ue che è necessaria se si vuole tener fede alla propria storia e ai propri principi. E' necessaria per l'Italia per evitare che i flussi diventino insostenibili alimentando reazioni ostili nel nostro tessuto sociale". 

Al vertice di Parigi  è stata espressa una forte solidarietà all'Italia che fa fronte ad un numero crescente di arrivi". Francia e Germania hanno assicurato inoltre "il loro impegno per accrescere i loro sforzi in tema di relocation". 

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