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Martedì, 18 Febbraio 2020

Matteo Salvini ha depositato la memoria difensiva alla Giunta per le immunità di Palazzo Madama, rivendicando la linea adottata e puntando il dito contro il comandante della nave, che "ha deliberatamente fatto rotta verso l'Italia", come si legge nella stessa memoria del senatore. Salvini scrive che l'indicazione del Pos (porto di sbarco sicuro) spettava alla Spagna o a Malta (e non certo all'Italia) e il comandante della nave, come anticipato, abbia deliberatamente rifiutato il Pos indicato successivamente da Madrid, perdendo tempo prezioso al solo scopo di far sbarcare gli immigrati in Sicilia. Peraltro, l'imbarcazione della Ong era omologata per 19 persone, ma prima ne carica 55 e poi altre 69.

Il capo politico del Carroccio smonta le accuse, ricordando che i primi Paesi contattati dall'organizzazione non governative iberica dopo le operazioni di salvataggio erano stati la Spagna, Paese di bandiera della nave, e Malta, territorio più vicino al punto dei salvataggi. Il leader leghista spiega: "L'Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms in quanto avvenuti del tutto al di fuori di aree di sua pertinenza" 

A sostenere questa ricostruzione c'è uno scambio di corrispondenza tra La Valletta e Madrid nei primi giorni dell'agosto 2019 a proposito del Pos. Carta canta: nero su bianco c'è un reciproco palleggio di responsabilità tra i governi, ma non viene mai citatato quello di Roma. Che viene tirato in ballo solo in seguito da Proactiva Open Arms, ma - sostiene Salvini - non può ricadere sullo Stato italiano l'onere di una risposta di competenza di altri Paesi.

Gli eventi dell'agosto 2019 sono simili a quelli del 16 marzo 2018, che avevano coinvolto Open Arms e lo stesso comandante: a tal proposito, la procura di Ragusa chiese il rinvio a giudizio con le pesanti accuse di violenza privata e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Cosi l'ex titolare del Viminale, insomma, si trova a fronteggiare nuovamente pesanti accuse, simili a quelle relative al fascicolo della Gregoretti, salvo che questa volta di mezzo non vi è una nave della Guardia costiera italiana, bensì un'imbarcazione della ong spagnola Open Arms, che all'epoca dei fatti fu tenuta in stand-by per alcuni giorni (lo scorso agosto), prima di concedere all'equipaggio di far sbarcare sul suolo italico i migranti a bordo

Intanto nella vicina Grecia le proteste contro le politiche d’accoglienza dei clandestini nelle isole della Grecia sono aumentate e mentre in Italia cercano di processare l'ex Ministro Salvini perché durante l'anno che era Ministro dell'Interno aveva fermato con la sua politica l'immigrazione clandestina, alle isole Greche esiste il caos proprio dalla immigrazione clandestina che arriva da tutte le parti ma di più dalla Turchia .

Recep Tayyip Erdogan non ha mai fatto mistero della volontà di usare i flussi migratori come arma per minacciare non solo la Grecia ma l'intera Europa. La Turchia ha al suo interno almeno 3.6 milioni di profughi siriani, per trattenere tutti all'interno del paese l'Unione Europea ha stretto nel 2016 un accordo con Ankara da tre miliardi di Euro all’anno.
 

Pero a Lesbo, Samo e Chios, infatti, è andato in scena uno sciopero generale il mese scorso, chiudendo i servizi pubblici, con dimostrazioni di strada programmate più avanti nel corso della giornata, per chiedere l'immediata rimozione di migliaia di migranti ospitati nei loro grandi centri di raccolta. «Rivogliamo le nostre isole, rivogliamo le nostre vite» è lo slogan principale della protesta. Nel più grande campo di Moria sull'isola di Lesbo ci sono più di 19.000 richiedenti asilo in un campo con una capacità di 2.840 persone.

Questo fa sì che il vecchio continente rimanga sotto il costante ricatto di Erdogan, il quale già da qualche mese, proprio in relazione alla vicenda degli idrocarburi ed alle critiche europee della sua missione anti curda in Siria, ha mostrato insofferenza verso Bruxelles. Ed i flussi migratori che attanagliano la Grecia attualmente, potrebbero rappresentare solo una prima dimostrazione delle possibilità in mano al presidente turco di destabilizzare ulteriormente la situazione.

Il governatore delle isole del mar Egeo settentrionale, Konstantinos Moutzouris, ha chiesto al governo greco di dichiarare lo stato d'emergenza. Questo perché, secondo lo stesso governatore, quanto avvenuto martedì potrebbe rappresentare solo un'anticipazione di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi.

I numeri forniti da Konstantinos Moutzouris appaiono del resto allarmanti: attualmente, nei campi delle isole dell’Egeo sono presenti 42mila migranti partiti dalla Turchia, distribuiti soprattutto tra Lesbo, Chios e Samos. Il vero problema al momento, è che il flusso appare inarrestabile: giorno dopo giorno, diversi barconi giungono sulle isole greche ingolfando ulteriormente la macchina dei soccorsi e dell’accoglienza.

Del resto, com'è noto, la Grecia è già alle prese con le conseguenze della crisi economica che si trascina dal 2010 ed Atene non è in grado di sobbarcarsi l'onere del flusso migratorio riguardante il Mediterraneo orientale. Il premier Kyriakos Mitsotakis, all’indomani del suo insediamento a luglio, ha promesso un giro di vite volto ad accelerare le procedure per le richieste d'asilo in modo da iniziare a rendere meno pesante la pressione sulle isole. In particolare, tra respingimenti e trasferimenti nella Grecia continentale, si era calcolata la fuoriuscita da Lesbo e dalle zone vicine di almeno 25mila migranti. I continui arrivi, inarrestabili da questa estate dopo un periodo di relativa quiete, stanno impedendo la piena realizzazione del piano voluto dal governo.

Per adesso, il governo greco ha deciso di non dichiarare lo stato d'emergenza. Tuttavia, in parlamento nella giornata di ieri è stato votato un decreto che introduce alcune strette per le Ong impegnate nel mar Egeo. In particolare, tutte le organizzazioni adesso sono tenute ad avere un registro dei dipendenti ed a rendere maggiormente trasparente il proprio operato.

La questione ovviamente è anche politica. La Grecia, come si sa, è ai ferri corti in questi mesi con la Turchia per via di tanti dossier aperti: dalle rivendicazioni di Ankara sul gas cipriota al memorandum turco – libico firmato a novembre che, tra le altre cose, prevede nuove Zee in grado di tagliare fuori Atene dalle rotte commerciali del Mediterraneo orientale. Il fatto che i migranti arrivino dalla Turchia, dimostra come probabilmente le autorità del paese anatolico abbiano iniziato a chiudere un occhio sul traffico di esseri umani che ha base lungo le proprie coste.

Sono 59.726 i richiedenti asilo giunti via mare sulle coste greche nel corso del 2019. Rispetto agli anni precedenti, si è registrato un incremento significativo. Infatti, nel biennio 2017/2018 gli arrivi sono stati 62.212. Il trend crescente si conferma anche nel primo mese del 2020 con 3.445 sbarcati.

Nel tentativo di affrontare questa situazione sempre più emergenziale e complessa, il Governo greco sta mettendo in atto una serie di misure drastiche e rivoluzionarie. Come già annunciato il 20 novembre scorso l'Esecutivo sta lavorando per chiudere gli hotspot presenti sulle isole dell’Egeo, sostituendoli con dei nuovi “centri chiusi pre-partenza“.


Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, aveva espresso pubblicamente dubbi e perplessità in merito a queste nuove politiche sull'accoglienza: Pochi giorni fa è stato sgominato un gruppo criminale salentino che si occupava del reperimento e dell'allestimento delle imbarcazioni da destinare al traffico di clandestini. Quello che agiva sul versante greco, capeggiato da un curdo siriano, si impegnava, invece, nel reclutamento e trasporto dei “passeggeri” arrivati in Grecia attraverso il confine turco. 

Fino al loro successivo imbarco alla volta delle coste leccesi, oltre che della raccolta della cifra necessaria per la traversata, non inferiore a 6mila euro pro capite. E’ quanto accertato dai militari della Guardia di Finanza di Lecce che hanno messo a segno l'operazione Sestante. Contro il traffico di clandestini nel Salento e in Grecia. In esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare della Direzione distrettuale antimafia ed emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale salentino a carico di 13 persone. Le indagini hanno dimostrato l'esistenza di una organizzazione internazionale composta da due cellule criminali specializzate nel favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Una italiana, diretta da un brindisino, ed una greca capeggiata da un curdo siriano.

La Grecia non ne può più di immigrati clandestini : la Ue non mantiene le promesse, ci ha abbandonati ...I campi per la registrazione dei migranti sulle isole greche nel Mar Egeo orientale sono gravemente sovraffollati. Secondo stime del governo greco, circa 39 mila persone vivono nei campi di Lesbo, Chios, Samos, Leros e Kos, o in prossimità degli stessi. La capacità ufficiale di accoglienza dei campi della Grecia è di circa 7.500 persone. Dopo una recente ispezione nel campo di Lesbo, l’Alto commissario per i rifugiati dell'Onu Filippo Grandi ha definito la situazione catastrofica. Ylva Johansson, la nuova commissaria europea per gli Affari interni, ha detto che c’è la necessità urgente di riformare le politiche di asilo dell'Unione Europea

A Samo, spiega il quotidiano ellenico I Kathimerini, le paure dei residenti e dei visitatori stranieri sarebbero alimentate dalla presenza di un grande campo-profughi, ubicato nei pressi di Vathy, ex capoluogo dell'isola e attualmente principale centro abitato della stessa. La struttura in questione, realizzata nel 2016 al fine di ospitare i migranti in fuga dal Medio Oriente, si è in breve tempo trasformata in un ambiente sovraffollato e degradato, tanto da essere ormai soprannominato dai locali “la giungla”.

Progettato per accogliere non più di 650 individui, il campo, ad oggi, presenterebbe, a detta dell’organo di informazione, circa “4 mila richiedenti asilo”, mentre ben 1500 sarebbero finora “fuggiti” da lì senza lasciare traccia. Le condizioni igienico-sanitarie nell'ambiente ricettivo, prosegue il giornale ellenico, sarebbero “raccapriccianti”, in quanto “topi e serpenti” proliferebbero in ogni angolo del centro-profughi. Per ogni soggetto accolto a Vathy, l’esecutivo nazionale spenderebbe circa 90 euro, percepiti direttamente dai migranti.

La vicinanza dei centri abitati e delle località balneari con tale struttura, popolata in prevalenza da individui originari della Siria, dell'Iraq e dell'Afghanistan, si starebbe traducendo in una crescente esasperazione degli isolani e dei turisti: “Quel campo”, ha tuonato davanti ai cronisti del quotidiano un’insegnate del posto, “è una vergogna. I migranti stanziati lì non vengono minimamente controllati e girano indisturbati per tutta Samo, abbandonandosi all’ubriachezza e importunando i passanti. I visitatori stranieri stanno letteralmente scappando da qui e noi residenti non ce la facciamo più a convivere con i profughi”. Sempre in base a quanto riporta I Kathimerini, numerosi commercianti isolani, giunti al culmine dell’insofferenza, avrebbero addirittura “vietato” l'ingresso nei rispettivi negozi ai soggetti di origini mediorientali.

Continuano a protestare i rifugiati del campo di Moria, sull’isola greca di Lesbo, dopo che la polizia ha cercato di sopprimere violentemente le agitazioni. Secondo gli operatori umanitari, sono circa 2.000 i rifugiati, principalmente di origine afgana, iraniana e siriana, che manifestano da almeno una settimana contro i ritardi nelle procedure di asilo, le degradanti condizioni sanitarie nel campo e l’estremo sovraffollamento. I migranti in marcia fuori dal centro, incluse donne e bambini, hanno intonato cori al grido di “Libertà!” e hanno cercato di superare le linee della polizia antisommossa venendo però colpiti con bastoni, gas lacrimogeni e granate stordenti. Secondo alcuni testimoni presenti sul luogo, “anche i neonati e bambini sono stati centrati dai gas lacrimogeni”.

Dopo giornate di scontri e di violenze da parte della polizia, circa 40 rifugiati sono stati presi in custodia, ma le tensioni rimangono alte. Una serie di attacchi razzisti contro i rifugiati sono stati segnalati da parte di un gruppo di radicali di sinistra, che hanno risposto organizzando pattuglie notturne di antifascisti per frenare ulteriori attacchi. Le condizioni di criticità in cui versano i migranti sull’isola di Lesbo sono state quindi aggravate dalle recenti agitazioni tra polizia e manifestanti e tra gruppi neonazisti e di sinistra.

Il campo di Moria, che dovrebbe ospitare un massimo di 3.000 rifugiati, ne accoglie in realtà circa 20.000, il 75% dei quali di nazionalità afgana. Esposto al freddo gelido e con scorte limitate, il campo sta diventando un pericoloso focolaio di agitazioni. Sono state riportate, dalla popolazione del centro, anche numerose aggressioni sessuali e il team di Medici senza Frontiere ha denunciato un forte aumento degli abusi e delle violenze su bambini, donne e ragazzi. Le condizioni continuano a peggiorare di giorno in giorno mentre i rifugiati diventano sempre più disperati. “A volte, soprattutto la sera e la notte, ci sono rapine a mano armata nelle vicinanze di Moria”, afferma un rifugiato afgano di 31 anni, residente nel campo e volontario con una delle tante ONG che lavorano sull’isola. “Alcuni dei rifugiati si sono armati di coltelli e hanno minacciato o addirittura pugnalato i rifugiati e hanno preso i loro soldi, i telefoni cellulari e altri oggetti di valore. C’è anche un intenso spaccio di droga o uso di cocaina qui”, ha aggiunto.


Poco prima della mezzanotte, Giuseppe Conte scende in conferenza stampa a Palazzo Chigi, insieme al Guardasigilli, la riforma del processo penale è stata approvata con incorporata anche la norma sulla prescrizione del lodo Conte bis, ed è il momento di fare un bilancio dopo lo scontro con Renzi del pomeriggio: «Io non ho alcuna paura, nè arroganza - dice Conte - è Italia viva che deve decidere se fare squadra o meno, la loro assenza di stasera è una loro sconfitta, e se ci sarà una mozione di sfiducia contro il ministro Bonafede ne trarrò tutte le conseguenze».

Conte rincara la dose dando anche del «maleducato e aggressivo» al modo di fare di Renzi: «Stiamo vivendo una situazione un po’ paradossale, la maggiore opposizione ci viene non da un partito di opposizione ma da Italia viva che un giorno sì e l’altro pure ci dice che vuole promuovere un atto di sfiducia nei confronti del ministro Bonafede». E se i ministri di Italia viva disertano il Cdm, in polemica con le norme sulla prescrizione, «per quanto riguarda l’assenza non è stata fatta nessuna comunicazione ufficiale. Non sedersi a un tavolo istituzionale quando si ha un incarico di ministro e quindi una responsabilità, è una assenza ingiustificata».

La risposta di Renzi non si fa attendere: «Presidente, la palla tocca a te. Noi non abbiamo aperto la crisi, tu puoi cambiare, sai come farlo, perché lo hai già fatto. Se noi siamo opposizione, voi non avete la maggioranza. Non puoi dire che siamo opposizione maleducata: se vuoi cambiare maggioranza fallo, ti daremo una mano. E non puoi parlare come un preside di scuola di assenze ingiustificate di ministri. Lo dico a tutti: se si vuole lavorare rimbocchiamoci le maniche, se qualcuno vuole staccare la spina se ne assuma la responsabilità. Per fare il governo con i 5 Stelle ho dovuto prendere due maalox, ma sono aperto a tutte le soluzioni, anche al tornare al voto».

Il senatore di Rignano ha tenuto a precisare: «Se il Premier vuole cacciarci, faccia pure: è un suo diritto! E Conte è il massimo esperto nel cambiare maggioranze. Se invece vogliono noi, devono prendersi anche le nostre idee. Alleati, non sudditi. Trovo il tono di Conte sbagliato, ma ai falli da dietro del premier rispondiamo senza commettere falli di reazione». E in chiusura ecco un’altra stilettata: «Se hanno pronto un Conte Ter senza di noi, prego, si accomodino. Noi pensiamo all’Italia e teniamo alte le nostre battaglie».  

È l’epilogo, in qualche modo amaro, di una giornata di nuovi scontri fra la maggioranza e il partito di Renzi. Ancora una volta Italia viva ha votato al Senato con le opposizioni, e forse questo è stato determinante. Del resto erano ormai diversi giorni che veniva annunciato un intervento duro del premier contro il partito Renzi.

Formalmente la crisi di Governo non c'è ancora ma Giuseppe Conte e Matteo Renzi sono l'un contro l'altro armati, a pochi passi dalla rottura definitiva. I parlamentari di Italia viva continuano a votare con le opposizioni: succede al Senato con il decreto Intercettazioni sul tema prescrizione e alla Camera con il Milleproroghe sulle concessioni autostradali. In polemica con Bonafede, poi, le ministre renziane Teresa Bellanova e Elena Bonetti non partecipano al Consiglio dei ministri. Per il presidente del Consiglio la misura è colma da giorni. Il premier, raccontano, avrebbe già voluto intervenire martedì sera per chiedere «chiarezza» alla compagine renziana, ma il rinvio del voto sul lodo Annibali lo ha fermato. In mattinata, quando ancora il forfait della delegazione di Iv alla riunione del Governo non è ufficiale.

«La riforma della prescrizione è frutto di un lavoro portato avanti in collegialità con le altre forze di maggioranza, abbiamo lavorato nei dieci incontri che ci sono stati: la prima bozza l’ho presentata a ottobre 2019. Mi dispiace sinceramente che una delle quattro forze abbia deciso di defilarsi», così Alfonso Bonafede sul passo indietro di Italia Viva, che ieri ha disertato il Consiglio dei ministri. 

Clima di altissima tensione tra le forze di maggioranza sul dossier prescrizione, Italia Viva non arretra e “dichiara guerra” a M5s, Pd e Liberi e Uguali. Matteo Renzi ha risposto per le rime al premier Giuseppe Conte e l’ipotesi crisi di Governo non è così assurda come potesse sembrare solo qualche giorno fa. Lucia Annibali di Italia Viva ha ribadito su Twitter: «La riforma della prescrizione varata ieri porta avanti un meccanismo farraginoso, un vero e proprio sudoku giuridico che non risolve i problemi della eliminazione della prescrizione. 

Lavoreremo in parlamento per modificarla». Opposizione sul piede di guerra, Matteo Salvini invoca il ritorno alle urne: «Noi ci occupiamo di problemi reali, di cantieri, di infrastrutture, di temi veri mentre da un mese la maggioranza si scanna sulla giustizia e sulla prescrizione. Noi non stiamo zitti, ma una volta che abbiamo detto la nostra sulla Giustizia non possiamo inseguirli tutti. Ora la gente capisce perché la Lega questa estate ha lasciato il governo e sette ministeri. Le elezioni continuano ad essere la via maestra», le sue parole riportate da Sky Tg 24.

Matteo Renzi non è intenzionato a mollare di un centimetro nella battaglia sua e del suo partito, Italia Viva, contro la riforma della Prescrizione firmata dal ministro Bonafede. Attraverso la propria pagina Facebook l’ex presidente del consiglio è infatti uscito nuovamente allo scoperto specificando: “La posizione del Lodo Conte è incostituzionale secondo i principali esperti. 

Cercheremo di cambiarla in Parlamento prima che venga bocciata dalla Corte Costituzionale come già avvenuto in settimana alla Legge Bonafede”. L’ex sindaco di Firenze aggiunge: “Questa per noi è una battaglia culturale. Non molleremo di un solo centimetro. Il Pd ha scelto di seguire i grillini, noi abbiamo scelto di seguire le persone competenti: avvocati, magistrati, esperti della materia”. Spaccatura di governo palese, e i leader del Centrodestra sono già in fermento, chiedendo che si vada a votare il prima possibile.

 

 

 

Se il presidente del Consiglio vuole che lasciamo, ci mettiamo un quarto d’ora». Sulla prescrizione, Matteo Renzi, continua a giocare d’azzardo. D’altronde, checché se ne dica, sulla spinosa questione giustizia, proprio l’ex premier, sa di avere il pallino in mano. E a sentire un politico navigato come Pier Ferdinando Casini, che da trentasette anni sta in parlamento, qualcosa vorrà pur significare. «Renzi ha ottenuto sulla prescrizione un risultato tutt’altro che insignificante. Non trascurerei di valorizzarlo», irrompe nel bel mezzo dello scontro nel governo, l’eterno democristiano eletto senatore nel Pd. Un risultato, quello di sfilarsi dall’accordo con Pd-M5s e LeU, e che ora gli permette di mettere qualche altro colpo in canna. «Per me - tuona Renzi - non ci sono i numeri in Parlamento per andare al muro contro muro. Se il Pd appoggia i Cinquestelle nella ricerca del muro contro muro, mi dispiace, facciano loro, mi auguro che abbiano fatto bene i calcoli».

Teresa Bellanova, ministro delle Politiche agricole, ai microfoni di Radio24 ha avvertito: "Ci sono le condizioni per una mediazione più avanzata. Quella prodotta non è soddisfacente. Magistrati e avvocati dicono che quell proposta non solo non risolve i problemi, ma peggiora la situazione nel nostro paese". Dunque il capo delegazione di Italia Viva al governo ha ribadito un secco e forte no ai tavoli che "impongono soluzioni: quelli sono tavoli che non vanno avanti". Il presidente del Consiglio dovrebbe perciò "ragionare su un dl o un possibile emendamento al Milleproroghe, prendesse tempo".

Anche Renzi in prima persona, intervistato da Agorà su Rai 3, ha risposto alla domanda su una possibile crisi di governo sul tema della prescrizione: "Teresa Bellanova ha sempre ragione". Un suggerimento al premier è arrivato anche da parte di Ettore Rosato, presidente nazionale di Iv: "Gli suggerisco di fare il presidente del Consiglio, che deve essere un arbitro della coalizione salvo che poi non decida che c'è qualcuno di cui si può fare a meno". Il vicepresidente della Camera ha denunciato l'esistenza nell'esecutivo di un occhio critico verso Renzi: "Sì, ma in maniera ingiustificata".

Tre anni così sono troppi. Anche la cera migliore, che si plasma in sorrisi rassicuranti, può sciogliersi di fronte all’ennesima minaccia. Giuseppe Conte non è abituato a reagire con impeto. Anzi trasmette sempre ai suoi collaboratori la convinzione che bisogna mostrarsi al lavoro, impermeabile alla dialettica politica che batte feroce alle porte di Palazzo Chigi. E così anche ieri ha fatto trapelare uno stupore calibrato per non concedere a Matteo Renzi l’impressione di averlo spaventato. «Vediamo che fa, se fa sul serio».

L’escalation renziana arriva mentre il premier è impegnato in una riunione su welfare e lavoro. C’è anche la ministra Teresa Bellanova, di Italia Viva. Conte le fa una battuta riferita al suo leader, con il quale continua a non parlarsi né al telefono né dal vivo. Quello che invece finisce per rimbalzare dai ministri del Pd e del M5S è quanto il presidente del Consiglio sia stufo delle fibrillazioni di Renzi, dei suoi diktat «troppo destabilizzanti». Che «non si può lavorare per tre anni in questo clima». «Sfiduciare Bonafede significa sfiduciare il governo» è la frase confezionata per la controffensiva dai 5 Stelle e dai democratici, condivisa con Conte.

L'avvocato continua a interrogarsi: come si fa a governare con minacce quotidiane che mirano a destabilizzare l'esecutivo? Perciò preferirebbe vedere Renzi fuori dalla sua maggioranza piuttosto che vivere con costanti ansie e picconate. Proprio qui potrebbe giocare un ruolo fondamentale il famoso gruppo dei responsabili, composto da figure che sarebbero pronte a soccorrere i giallorossi per salvaguardare la stabilizzazione parlamentare e la durata della legislatura.

Uno scenario che filtra dagli entourage dei vari ministri. In tutto ciò però l'ex premier non ha accennato ad alcuna retromarcia: "Ho dato a Conte massima disponibilità su varie ipotesi di accordo sulla giustizia. Ma se pretende di farci mollare non mi conosce e se vuole buttare fuori evviva, così evito di mettere la faccia su questo governo. Io non morirò giustizialista come fa il Pd. E se insistono porto la sfiducia a Bonafede in Senato".Zingaretti tuona contro Renzi: "Diceva di essere moderato..."

Cosi la prescrizione continua ad agitare il governo. Mentre Italia Viva minaccia di sfiduciare il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti attacca: "Come volevasi dimostrare: dicevano di voler allargare il campo ai moderati per sconfiggere Salvini.

E ancora: "Della sconfitta della destra, del lavoro, della crescita non si parla più. Solo polemiche create ad arte per nascondere la loro crisi. Salvini, Meloni e Berlusconi brindano. Complimenti". Ettore Rosato, vice presidente della Camera e coordinatore nazionale del partito fondato da Matteo Renzi, invece, dai microfoni di Circo Massimo, la trasmissione condotta da Massimo Giannini e Jean Paul Belotto su Radio Capital, spiega che la riforma sulla prescrizione "è sbagliata" perché "lede i diritti dei cittadini".

L'ex premier, intervistato da Agorà, dal canto suo, risponde indirettamente a Giorgia Meloni: "Noi saremo conseguenti con il nostro impegno di non votare questa norma. Ed a chi dice Renzi farà l'accordo per due poltrone, dico le poltrone tenetevele, noi ci teniamo i principi e gli ideali". Insomma, Renzi è disposto ad andare fino in fondo:"Non si molla sulla prescrizione; non si fanno accordi di maggioranza sulla giustizia al ribasso e soprattutto senza una delle tre forze di maggioranza", avrebbe assicurato in una riunione del suo partito. Secondo Repubblica, i renziani confidano che non si arrivi allo scontro totale

Conte sa benissimo che, qualora la rissa sulla prescrizione dovesse risolversi, i conti con Renzi sarebbero tutt'altro che sanati. Il fondatore di Iv ormai ha messo nel mirino il capo del governo, il cui consenso personale resta alto sopra il 40%. Ma davvero sarebbe pronto a mollare e scaricare la maggioranza? Considerando soprattutto che siamo a poche settimane dalle nomine delle grandi aziende pubbliche, dove Italia Viva vuole avere un ruolo importante.

Anche il premier Giuseppe Conte, sebbene dia sempre l'impressione di essere cauto e immune agli attacchi, non si è sottratto ad alcuni sfoghi. Come riportato dall'edizione odierna de La Stampa, il presidente del Consiglio vuole attendere: "Vediamo che fa, se fa sul serio". Ma si sarebbe detto stufo dei diktat "troppo destabilizzanti" e che potrebbe rendere molto difficile (se non impossibile) continuare a "lavorare per tre anni in questo clima". Un clima incandescente in cui Pd e Movimento 5 Stelle sembrano convergere in un mantra: "Sfiduciare Bonafede significa sfiduciare il governo".

A Palazzo Chigi sono convinti che l’ex premier abbia fame di visibilità. Le elezioni in Emilia-Romagna sono andate bene, il Pd è in crescita, il M5S galleggia su percentuali che restano stabili ben oltre il 10 per cento, il consenso personale del premier resta ancora alto, sopra il 40%, Forza Italia resiste nonostante tutto. Uno scenario in cui sono inciampate le ambizioni dell’ex rottamatore che invece si aspettava di gonfiare le sue percentuali ancora troppo anemiche. Ma allora, si chiedono nel governo, come si fa ad andare avanti con la minaccia costante di essere tutti a un passo dallo strapiombo?

Piuttosto che vivere nell’ansia quotidiana dell’alleato picconatore,secondo la stampa Conte preferirebbe vederlo fuori dalla sua maggioranza. La tentazione si sa è quella di aprire le braccia a un gruppo dei responsabili di Fi, pronti a soccorrere i giallorossi in nome della stabilizzazione parlamentare e della durata della legislatura. Il premier non lo ammetterà mai, ma è questo che filtra dagli entourage dei ministri.

È lo stesso timore che hanno dentro Italia Viva, consapevole di poter essere sostituita in Senato, lì dove i 17 uomini possono condizionare ogni cosa. Da parte sua Renzi non accenna a una retromarcia: «Ho dato a Conte massima disponibilità su varie ipotesi di accordo sulla giustizia. Ma se pretende di farci mollare non mi conosce e se vuole buttare fuori evviva, così evito di mettere la faccia su questo governo. Io non morirò giustizialista come fa il Pd. E se insistono porto la sfiducia a Bonafede in Senato».

Certo, a Palazzo Chigi, come anche ai vertici di Pd e M5s, sanno che è complicato tirare a sé i forzisti su un tema come la giustizia che è identitario per il partito di Silvio Berlusconi, soprattutto se declinato secondo la cultura grillina. Ma nulla è impossibile. E dunque l’alternativa può restare sul tavolo se il faticoso negoziato con Renzi dovesse essere impossibile. Lasciar fare al Parlamento, scrive la stampa con un emendamento, senza la fiducia, perché comprometterebbe l’azione del governo, è l’ultimo passo nella direzione di Iv.

Detto questo, Conte sa che la battaglia di Renzi non finirà con la prescrizione e che è lui a essere finito nel mirino. Dalle parti del premier però sono pronti a scommettere che una seria riflessione se gli convenga rompere o meno ora, il leader di Iv lo sta facendo. Soprattutto se dal Quirinale filtra tutta la contrarietà del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e a poche settimane dalle nomine delle grandi aziende pubbliche, dove Iv vuole tenere un piede, risulterebbe controproducente far saltare tutto. Crisi o non crisi, i vertici delle società vanno rinnovati. E forse Renzi non avrebbe il tempo i di diventare essenziale a un altro governo.

"Noi come Lega siamo presenti in quattro continenti, abbiamo più di 5000 iscritti e un sito web ad hoc. Ci stiamo radicando con una presenza strutturata. Compatibilmente alla campagna elettorale nelle regionali, penso a una prossima visita negli Stati Uniti".

Matteo Salvini introduce così la sua conferenza stampa presso la Stampa Estera, sottolineando che si tratta del primo incontro con i giornalisti "dopo che sono stato ufficialmente mandato a processo" per la vicenda Gregoretti, ieri in Senato. Dice: "Seguirò con attenzione quanto accadrà, senza alcun timore o preoccupazione".

Accanto a lui il numero due della Lega e neo responsabile degli Esteri Giancarlo Giorgetti: "E' questione di tempo, ma prima o poi toccherà alla Lega, a Salvini, tornare a governare. Qui c'è il segretario di un partito che è stato più volte al governo, che governa le regioni più moderne d'Italia, assolutamente in grado di rappresentare il popolo italiano senza vergogna, ad ogni livello, anche con l'estero. I sondaggi continuano a dire che siamo al 30%, prima o poi toccherà a noi assicurare il governo, quindi abbiamo il dovere di dire chi siamo al di là di una coperture mediatica non sempre benevola"

"Questi sei mesi ci stanno confermando che se fossimo ancora al governo con i grillini saremmo allo stallo e al blocco più totale: tutto conferma la validità di quella scelta di agosto di lasciare il governo", ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, nell'incontro con la stampa estera. "Spero che non facciano troppi danni", aggiunge.

"Ormai a criticare l'Europa non siamo più solo noi euroscettici, ma anche popolari e socialisti. Non siamo noi ad aver fatto inversione ad U. I minibot? Erano uno strumento per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione. La nostra priorità non è uscire da qualcosa ma la crescita economica". "Tutti i nostri sforzi sono per il rilancio dell'economia italiana", ha aggiunto.

"Mi chiamo Giorgetti, non Gregoretti". Siparietto alla stampa estera, durante la conferenza stampa di Matteo Salvini e del numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti. Durante il suo intervento un giornalista giapponese, più volte, si rivolge al responsabile esteri della Lega, sbagliando il nome. Giorgetti corregge: "Quello è il nome della nave dei migranti", ricorda. Il giornalista poi chiede della bassa natalità italiana: "Bisogna essere allegri per fare figli, per fare l'amore, gli italiani sono tristi". A quel punto interviene Salvini: "Io sono allegro, quindi risponde Giorgetti che è triste".

Il segretario leghista ribadisce che "l'articolo 52 della Costituzione, sul quale ho giurato da ministro, prevede che la difesa della patria è un dovere per ogni cittadino, quindi non penso che quanto ho fatto a maggior ragione da ministro comporterà alcuna condanna". Poi: "Non sono ancora sotto processo, il voto di ieri al Senato rimanda a Catania il fascicolo su cui indagare". Osserva ancora: "Non sono felice, perché non voglio passare il mio tempo a studiare i processi". 

E sulle elezioni, prevede che si tornerà a votare entro l'anno. Ci stiamo radicando nel mondo, prossima visita in Usa Come Lega "Siamo presenti in 4 continenti con più di 5mila iscritti. Ci stiamo radicando anche in ottica delle prossime elezioni politiche in qualunque momento accadano per avere una rappresentanza della Lega nel mondo che sia puntuale. Abbiamo in programma una prossima visita negli Stati Uniti". Così Matteo Salvini all'Associazione della Stampa estera.  Autostrade: sarei pronto a votare la revoca, basta rinvii "Se io fossi il governo e i miei ministri mi portassero la revoca la firmerei in dieci secondi.  L'unica cosa che non possono fare è rinviare. 

L'importante è che facciano qualcosa. Se portano la revoca in Aula la voterei. Sinora avevano l'alibi di Salvini, ma ora non ci sono più, io sarei per revoca di fronte a 43 famiglie distrutte", dice Salvini parlando di Autostrade per l'Italia dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi.  Savoini perbene sino a prova contraria  "Savoini lo conosco come una persona perbene e lo riterrò tale sino a prova contraria: qua da mesi si sta parlando di incontri, intercettazione senza che si sia arrivati ad alcunché. Per me è una persona perbene", afferma il leader della Lega.  Non siamo destra radicale, FdI non è nostro competitor "Non essendo noi la destra radicale non abbiamo competitor. Non ambisco a rappresentare la destra radicale, siamo un partito del 30 per cento. Più crescono gli altri componenti del centrodestra meglio è. Serve crescere tutti, non solo Meloni, anche Berlusconi e Toti, altrimenti non si arriva al 50 per cento", dice poi Salvini. 

Questi sono i temi toccati dai Giornalisti stranieri e le risposte in sintesi del ex ministro del interno: 

Europa. "Ormai a criticare l'Europa non siamo più solo noi euroscettici, ma anche popolari e socialisti. Non siamo noi ad aver fatto inversione ad U. I minibot? Erano uno strumento per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione. La nostra priorità non è uscire da qualcosa, ma la crescita economica. Tutti i nostri sforzi sono per il rilancio dell'economia italiana".

Ppe. "Io auspico un grande gruppo che abbia una visione più moderna e aggiornata dell'Europa di 140 e 150 parlamentari europei alternativo ai gruppi popolari e socialisti, ma non abbiamo fretta, anzi siamo aumentati di una unità", ha commentato l'ipotesi di un avvicinamento del suo gruppo a quello dei conservatori.

Cinquestelle. "Quando parti come partito della Rivoluzione anti casta e poi ti chiudi nel palazzo e diventi casta... E poi ti allei con il partito simbolo dei poteri forti gli elettori ti ringraziano e ti salutano".

Russia. "Continuo a pensare che la Russia debba essere un partner che non va lasciato nelle braccia della Cina: credo che la politica delle sanzioni sia demenziale. Lo dico da 4 anni e non ho cambiato idea"

Brexit. "Sulla Brexit sarà la storia a dire se hanno fatto bene o no. Certamente con la Lega al governo non si esce dall'Euro o dall'Unione"

Germania. "Il famoso fronte franco-tedesco dovrebbe essere allargato e avere migliori rapporti con la Germania per me è un obiettivo non solo economico ma anche geopolitico, penso alla Libia. Là parte dei problemi viene dalle mire della Francia che ha interessi contrapposti con l'Italia e il resto dell'Europa. Migliori rapporti con la Germania quindi per arginare la potenza della Francia".

Autostrade.  "Revoca autostrade non è una decisione politica, bisogna aspettare le inchieste e verificare le eventuali responsabilità", ha invece spiegato Giorgetti.

 

Il leader della Lega, Matteo Salvini, nel corso della conferenza nella sede della stampa estera, ha affermato: "In Libia il governo italiano paga l'ennesima 'non scelta'. Quando incontri Serraj dici che stai con Serraj, quando incontri Haftar dici che stai con Haftar: così perdi ogni credibilità. Tutti i paesi hanno scelto, questo governo sta un po' di qua e un po' di là. Ce un governo legittimamente riconosciuto? Io parlavo con i membri di quel governo. Purtroppo quando perdi credibilità ci vuole più tempo per recuperare. In Libia non siamo più interlocutori affidabili né per gli uni né per gli altri".

 

 

Matteo Salvini, dopo la riunione del Consiglio federale della Lega si esercita ancora sull'epidemia di coronavirus e parte nuovamente all'attacco Palazzo Chigi  sulla gestione dell'epidemia  "Qualcuno nel governo ha perso tempo e ha sottovalutato quanto stava avvenendo", dice il leader della Lega.

"Chi ci accusava di speculazione e sciacallaggio ignorava o non aveva le informazioni che abbiamo ora. Seguiamo con attenzione la diffusione del coronavirus. Il governo verifichi ogni singolo ingresso via aerea, via terra e via mare. Altri paesi hanno fatto in fretta, in italia s'è dovuto aspettare le 10.30 di ieri per avere le sospensione dei collegamenti aerei", attacca l'ex ministro dell'Interno. Nel frattempo il presidente leghista del Comitato bicamerale su Schengen, Eugenio Zoffili chiede di sospendere la libera circolazione delle persone e l'anticipo dell'audizione in Comitato del ministro della Salute Roberto Speranza

La decisione dell'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) di dichiarare l'epidemia una "emergenza sanitaria globale" cresce l'isolamento internazionale nei confronti della Cina. E adesso qualche dirigente comincia ad ammettere che i ritardi di fronte allo scoppio della crisi hanno peggiorato lo stato dell'epidemia. "In questo momento mi sento in colpa, con rimorso e rimprovero", ha detto Ma Guoqiang, segretario del Partito comunista cinese (Pcc) di Wuhan, la massima carica politica locale. "Se fossero state adottate prima le misure di controllo rigorose, il risultato sarebbe stato migliore di quello attuale". L'Italia finora resta al momento l'unico Paese ad aver bloccato completamente il traffico aereo da e per il Dragone, ma gli Stati Uniti ora sconsigliano viaggi verso la Repubblica popolare e il Giappone ha annunciato che non lascerà più entrare individui contagiati.

Questa e la giornata più nera per la Cina dall'inizio dell'epidemia di coronavirus. Secondo gli ultimi dati, pubblicati nella notte tra giovedì e venerdì, i nuovi decessi per problemi respiratori legati al virus sono stati 43, il numero più alto registrato finora, portando il totale a 213. Circa 2 mila i nuovi contagi accertati, in questo caso il totale sfiora le 10mila persone, oltre il numero complessivo raggiunto dalla Sars tra il 2002 e il 2003


In Italia resta l'allarme dopo la verifica di due casi certificati di coronavirus in Italia. Una coppia di turisti cinesi provenienti da Wuhan, che erano atterrati a Milano il 23 gennaio prima di arrivare 4 giorni fa in un hotel della capitale. La coppia, ricoverata allo Spallanzani, aveva fatto una tappa a Parma prima di Roma. In giornata si cercherà di definire meglio l'itinerario dei due, marito e moglie di 67 e 66 anni, anche per adottare eventuali precauzioni. Intanto c'è un caso sospetto anche in Veneto: un minore del Trevigiano rientrato da un viaggio in territorio cinese. E' in corso a Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri per la dichiarazione dello stato di emergenza sull'epidemia. Intanto l'aereo che dovrà rimpatriare i cittadini italiani bloccati a Wuhan è atteso domenica mattina 2 febbraio. Lo prevede l'ultima bozza del piano concordato con le autorità cinesi, secondo cui la ripartenza avverrà dopo due ore. Ieri il premier Giuseppe Conte ha annunciato la chiusura dei voli da e per la Cina.

In mattinata gli ultimi voli previsti in arrivo e in 'schedule' prima della chiusura del traffico sono atterrati agli aeroporti di Malpensa e Fiumicino. Lo sbarco dei passeggeri è avvenuto con la consueta procedura prevista dal Ministero della Salute, con i medici della Sanità aerea muniti di protezioni, tuta, guanti e maschere i quali hanno misurato la temperatura, consegnato l'apposito vademecum e richiesto a tutti di compilare una scheda con i dati sulla residenza ed eventuali spostamenti per poter tracciare i passeggeri in caso di eventuale contagio. Anche il Pakistan, la Corea del Nord e la Kenya Airways hanno chiuso i collegamenti con la Cina. Stanno sbarcando nel frattempo dalla Costa Smeralda ormeggiata al porto di Civitavecchia i 1143 passeggeri che avrebbero dovuto sbarcare ieri e che sono rimasti bloccati a bordo per il sospetto caso di Coronavirus, poi rientrato. 

"A bordo c'è stata la massima tranquillità e hanno gestito le cose bene", racconta Filippo Rossi, un uomo di Monterotondo, in provincia di Roma, che è stato tra i primi a lasciare la nave.avirus a Wuhan è atteso domenica mattina 2 febbraio.

In mattinata gli ultimi voli previsti in arrivo e in 'schedule' prima della chiusura del traffico sono atterrati agli aeroporti di Malpensa e Fiumicino. Lo sbarco dei passeggeri è avvenuto con la consueta procedura prevista dal Ministero della Salute, con i medici della Sanità aerea muniti di protezioni, tuta, guanti e maschere i quali hanno misurato la temperatura, consegnato l'apposito vademecum e richiesto a tutti di compilare una scheda con i dati sulla residenza ed eventuali spostamenti per poter tracciare i passeggeri in caso di eventuale contagio. Anche il Pakistan, la Corea del Nord e la Kenya Airways hanno chiuso i collegamenti con la Cina. Stanno sbarcando nel frattempo dalla Costa Smeralda ormeggiata al porto di Civitavecchia i 1143 passeggeri che avrebbero dovuto sbarcare ieri e che sono rimasti bloccati a bordo per il sospetto caso di Coronavirus, trato. "A bordo c'è stata la massima tranquillità e hanno gestito le cose bene", racconta Filippo Rossi, un uomo di Monterotondo, in provincia di Roma, che è stato tra i primi a lasciare la nave.avirus a Wuhan è atteso domenica mattina 2 febbraio. Lo prevede l'ultima bozza del piano concordato con le autorità cinesi, secondo cui la ripartenza avverrStato di emergenza per monitorare il coronavirus in Italia. “Il Consiglio dei ministri – si legge in un comunicato ufficiale di Palazzo Chigi – ha deliberato lo stanziamento dei fondi necessari all’attuazione delle misure precauzionali conseguenti alla dichiarazione di ‘Emergenza internazionale di salute pubblica’ da parte della Organizzazione mondiale della sanità (Oms). È stato conseguentemente deliberato lo stato d’emergenza, per la durata di sei mesi, come previsto dalla normativa vigente, al fine di consentire l’emanazione delle necessarie ordinanze di Protezione Civile”. Chiuso il traffico aereo da e per la Cina. Atterrati all’aeroporto di Malpensa due voli di Air China in arrivo da Pechino e Shangai e uno della Cathay Pacific, programmati prima del blocco. Due nuovi casi accertati in Gran Bretagna. Gli italiani a Wuhan potrebbero rientrare lunedì. L’Unione europea ha deciso di sta

Lo stato di emergenza è uno strumento che consente di velocizzare l’organizzazione per affrontare gli eventuali casi di diffusione del coronavirus, spiegano dal ministero della Salute. I contenuti della delibera saranno stilati sia dalla Protezione civile che dal ministero. La somma messa a disposizione dal Consiglio dei ministri consente, cinque milioni di euro, anche di affrontare possibili spese: dal reclutamento di un numero maggiore di medici, all’affitto di un edificio per la sorveglianza sanitaria, ai mezzi per il trasporto di casi sospetti di virus polmonare.

Intanto, sono stati confermati due casi di coronavirus in Italia. Si tratterebbe di una coppia di turisti cinesi provenienti da Wuhan, che erano atterrati a Milano il 23 gennaio prima di arrivare quattro giorni fa in un hotel della capitale. La coppia, ricoverata allo Spallanzani, aveva fatto una tappa a Parma prima di Roma. In giornata si cercherà di definire meglio l’itinerario dei due, marito e moglie di 67 e 66 anni, anche per adottare eventuali precauzioni. Intanto, c’è un caso sospetto anche in Veneto: un minore del Trevigiano rientrato da un viaggio in territorio cinese.

Frattanto, l’aereo che dovrà rimpatriare i cittadini italiani bloccati a Wuhan è atteso domenica mattina 2 febbraio. Lo prevede l’ultima bozza del piano concordato con le autorità cinesi, secondo cui la ripartenza avverrà dopo due ore. Ieri il premier Giuseppe Conte ha annunciato la chiusura dei voli da e per la Cina. Il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha detto che “l’Italia è tra i Paesi europei che si sono mossi prima e meglio, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza sanitaria che consentirà di utilizzare le risorse per la prevenzione e il contrasto”.

In mattinata gli ultimi voli previsti in arrivo e in ‘schedule’ prima della chiusura del traffico sono atterrati agli aeroporti di Malpensa e Fiumicino. Lo sbarco dei passeggeri è avvenuto con la consueta procedura prevista dal ministero della Salute, con i medici della Sanità aerea muniti di protezioni, tuta, guanti e maschere i quali hanno misurato la temperatura, consegnato l’apposito vademecum e richiesto a tutti di compilare una scheda con i dati sulla residenza ed eventuali spostamenti per poter tracciare i passeggeri in caso di eventuale contagio.

Anche il Pakistan, la Corea del Nord e la Kenya Airways hanno chiuso i collegamenti con la Cina. Stanno sbarcando nel frattempo dalla Costa Smeralda ormeggiata al porto di Civitavecchia i 1.143 passeggeri che avrebbero dovuto sbarcare ieri e che sono rimasti bloccati a bordo per il sospetto caso di Coronavirus, poi rientrato. “A bordo c’è stata la massima tranquillità e hanno gestito le cose bene”, racconta Filippo Rossi, un uomo di Monterotondo, in provincia di Roma, che è stato tra i primi a lasciare la nave.

Il Coronavirus fa tremare i mercati, e così la Borsa crolla, non solo in Cina ma anche in Italia. Questo è quello che sta succedendo negli ultimi giorni, a seguito dell’allarme epidemia che ha fatto registrare una forte battuta d’arresto a diversi titoli azionari.

Le ultime cinque sedute si sono chiuse male per la Borsa di Milano che, dopo che la notizia relativa alla diffusione del virus cinese aveva fatto il giro del mondo, ha registrato un -0,71% sul mercato.

Periodo nero anche per la Borsa cinese, che hanno messo il paese nelle condizioni di dover affrontare le conseguenze di un mercato al ribasso proprio nel bel mezzo di un allarme sanitario. In questo periodo, tuttavia, tiene ancora testa Francoforte, l’unica borsa a registrare non solo un bilancio positivo ma anche un rialzo pari allo 0,36% e una performance del 2,46%, tutto questo nonostante il ritocco al ribasso del Fondo Monetario Internazionale avvenuto negli scorsi giorni.

In negativo anche la Gran Bretagna che, nella settimana in cui il Primo Ministro Boris Johnson ha firmato l’accordo per la Brexit, ha perso l’1,15% (pur mantenendo un rialzo dall’inizio del 2020 pari allo 0,58%). Parigi e Madrid, invece, hanno lasciato rispettivamente l’1,34% (+0,68% da inizio anno) e l’1,23% (+0,13%) nello stesso periodo.

Per quanto riguarda i titoli italiani, invece, non tutti hanno registrato una battuta d’arresto dopo che l’allarme Coronavirus che ha fatto tremare gli azionisti in Asia. Tra quelli che hanno chiuso in positivo ci sono le azioni azioni di Hera (+6%) e St, che nelle ultime cinque giornate ha chiuso con un +10,3%.

La decisione del Governo cinese di annullare i festeggiamenti del Capodanno cinese ha però avuto effetti sulle borse italiane. Il minor flusso di turisti e gente pronta a raggiungere il Vecchio Continente per i festeggiamenti per il nuovo anno sono riusciti ad indebolire il greggio, facendo registrare così un calo del 6,9% alla Saipem (società per azioni operante nel settore petrolifero). Per lo stesso motivo è andata male anche per Pirelli, che ha chiuso con un -5,5% penalizzata dall’incertezza che si è estesa sul mercato delle auto. Le banche invece si sono mosse in maniera diversa, ma quella che ha riportato il calo più significante è stata Ubi xon il suo -5,6%.

Bene, infine, per Poste Italiane. Il nuovo piano strategico incentrato sull’innovazione, presentato recentemente a Londra, ha fatto salire le azioni del 3,17%. E buoni i risultati anche per Atlantia. I mercati hanno infatti deciso di dare maggior fiducia ai suoi titoli a seguito dell’annuncio delle dimissioni di Luigi Di Maio. Si pensa nello specifico che, con un nuovo leader al comando, il dialogo con il Governo possa riaprirsi e portare a nuove soluzioni. Per questo motivo la società è emersa tra quelle a maggiore capitalizzazione (+3,5%) e le sue azioni sono state messe in evidenza registrando un aumento del 3,19%.

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