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La Grecia ha ufficializzato il proprio piano di costruire un muro lungo il confine nord-orientale con la Turchia. Il governo di Kyriakos Mitsotakis ha motivato la decisione di aggiungere 26 chilometri di barriere al muro di dieci chilometri già esistente citando il timore che possano avvenire attraversamenti di massa del confine orientale dell'Unione europea da parte dei migranti presenti in Turchia. Il progetto costerà 63 milioni di euro e dovrebbe essere completato entro la fine di aprile.

Sia per via di controlli alle frontiere più severi che mai sia per la pandemia, quest'anno il flusso di migranti e rifugiati che tentano di raggiungere l’Unione europea attraverso il confine greco è diminuito. E la Grecia, fidandosi poco del vicino oriente – con cui condivide un’avversione reciproca storica dalle radici antiche – sembra intenzionata a far sì che la situazione non cambi.  

Bruxelles ha paura di Ankara, che la ricatta sui migranti ma a cui Berlino vende sei sommergibili, e fa marcia indietro sulle sanzioni a Erdogan per le ricerche illegali di gas a Cipro e in Grecia. Il vertice Ue sulla crisi del Mediterraneo orientale si è trasformato in un risiko diplomatico: dopo 9 ore di negoziati e dopo tre diverse bozze, è stato raggiunto un primo accordo sulle questioni relative alle azioni scomposte della Turchia, che rivendica il gas in quelle acque ma senza l'appoggio di alcun trattato internazionale. 

Continueremo a cercare, perforare e proteggere i nostri diritti" nel Mediterraneo orientale. "Se c'è qualcosa, certamente la troveremo", scrive su Twitter il ministro dell'Energia turco Fatih Donmez. Una delle linee guida della diplomazia della Turchia di Erdogan è quella di "riconquistare" spazio sul mare. Dietro alla politica aggressiva nel Mediterraneo c'è la dottrina "Patria blu" che rivendica per il paese acque che i trattati internazionali di inizio '900 - siglati con un impero ottomano agonizzante - negano.  

Da mesi lo scontro è stato riacceso dall'accordo marittimo siglato da Ankara con il governo di Fayez Serraj in Libia a cui Atene si è opposta immediatamente, e dalla scoperta di cospicue risorse energetiche sui fondali marini del Mediterraneo orientale. A luglio la Turchia ha inviato un vascello di esplorazione in una tratto di mare conteso con la Grecia, avviando una spirale di tensioni che hanno raggiunto il Consiglio europeo, il quale ha minacciato Ankara di sanzioni. A complicare la situazione e a inquietare gli animi da entrambe le parti si aggiunge l'ulteriore tassello dell’accordo marittimo firmato tra Grecia ed Egitto e rifiutato dalla Turchia. Sullo sfondo la dottrina Patria blu, che vede Erdogan rivendicare tratti di mare che i trattati internazionali siglati nel secolo scorso – con un impero ottomano prossimo allo scioglimento – non hanno assegnato alla Turchia.

Il nuovo pacchetto di misure coinvolge soprattutto bar e ristoranti che chiuderanno a mezzanotte, ma su di loro potrebbero gravare provvedimenti che puntano a limitare in modo mirato i luoghi che espongono a maggiore rischio di assembramento: in quei casi la chiusura anticipata alle 21 potrebbe quindi essere applicata - secondo il provvedimento - dagli stessi sindaci per intere strade. Sindaci che però non ci stanno e rimandano la palla al Governo: "Sarebbe un coprifuoco scaricato sulle nostre spalle. L'esecutivo si assuma le sue responsabilità". In qualunque caso, dalle 18 sarà possibile soltanto il consumo al tavolo, a cui dovranno in ogni caso sedersi massimo sei persone. E all'esterno dei locali dovrà essere riportato il numero massimo di clienti consentiti all'interno. E' proprio su questi ultimi punti che è rimasta in piedi l'intesa tra governo e Regioni, le quali chiedevano di non penalizzare ulteriormente quei settori già colpiti dal lockdown (4 i miliardi previsti per il ristoro, ma non 'più a pioggia') sottolinea l'agenzia ansa

Secondo l'agenzia ansa Il lavoro di mediatore porta la firma del ministro per le Autonomie, Francesco Boccia, alle prese con il filo sottile del dialogo lungo quanto la catena di vertici fissati: "sono proposte che vanno nella nostra stessa direzione - spiega Boccia - . Chi vive le complessità quotidiane dei territori merita il massimo dell'ascolto". Parole che blindano l'intesa. Palestre aperte, come volevano i governatori, ma con riserva: dopo un braccio di ferro tra i ministri di Sport e Salute, Spadafora e Speranza, - il secondo era per chiuderle - le strutture incassano al momento una settimana di tempo per adeguarsi in maniera rigorosa ai protocolli. Gli sport di contatto a livello amatoriale, come calcetto e basket, restano vietati con uno stop anche per le relative associazioni e scuole per bambini e ragazzi. Il calcio dilettantistico resta attivo fino alla prima categoria.

Sul fronte dell'alleggerimento del trasporto locale, l'unica soluzione che accontenta tutti - Esecutivo e Regioni - è quella di portare la quota di persone in smartworking dal 50 al 75%. Non ci sarà una riduzione della quota di riempimento dei mezzi, ma l'adozione di misure un maggior controllo sulle banchine delle metropolitane per agevolare i flussi di salita e discesa. "Aerei, navi, bus, treni a lunga e corta percorrenza hanno contribuito con lo 0,1% al contagio", chiarisce il ministro ai Trasporti, Paola De Micheli, che - oltre ai 1.600 bus turistici in circolazione - si dice "disponibile a potenziare il sistema".

Cambia anche il calendario sugli orari delle scuole: ulteriori scaglionamenti, anche con eventuali turni pomeridiani e l'ingresso non prima delle 9, puntano a limitare il rischio caos nelle ore di punta, ma c'è il 'nì' del ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina sulla richiesta pressante delle Regioni di potenziare la didattica a distanza - affinché diventasse in questi mesi una regola per il quarto e quinto anno delle superiori - e di indicarla in una norma nel prossimo Dpcm. "La scuola in presenza è fondamentale per tutti - ribadisce la ministra - dai più piccoli all'ultimo anno del secondo grado".

Un ricorso costante a forme flessibili nell'organizzazione dell'attività didattica, tra cui le lezioni a distanza, saranno possibili "previa comunicazione al Ministero dell'Istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferito ai specifici contesti territoriali", si legge nella bozza Dpcm. Si torna indietro di mesi sul fronte degli eventi: saranno sospese sagre e fiere, ma consentite la manifestazioni di carattere nazionale e internazionale. Ma il virus avanza e tutti sanno che le misure potrebbero rivelarsi più momentanee del previsto, per essere presto scavalcate da altri decreti. "Ci sono evoluzioni continue - spiega il ministro Boccia - Consideriamo questa modalità di confronto tra noi una convocazione permanente e interverremo in tempo reale ogni volta in cui sarà necessario e se dovessero emergere criticità".

Sottolinea l agenzia Agi,Com'era già accaduto nei primi mesi dell'anno, in occasione del lockdown, le dichiarazioni di Vincenzo De Luca durante le sue consuete dirette Facebook oltrepassano i confini nazionali e diventano materiale per la stampa internazionale. Dopo i tweet di Naomi Campbell pieni di like per i "lanciafiamme", questa volta è l'Independent a non lasciarsi sfuggire le parole del 'governatore' della Campania su Halloween, festa pagana celtica riportata in auge negli Usa, definita una "stupida americanata" e un "monumento all'imbecillità". Il quotidiano britannico online titola proprio sull'espressione di De Luca ("Huge stupid Americanism") e sulla decisione del presidente della Regione Campania di imporre il coprifuoco in occasione della ricorrenza festeggiata ormai in molti Paesi del mondo. L'Independent ricorda che De Luca ha firmato per il coprifuoco alle 22 nel week end del 31 ottobre per evitare "un momento di idiozia" con "feste", e come "a marzo aveva minacciato di inviare la polizia con il lanciafiamme per interrompere le feste degli studenti universitari mentre infuriava la pandemia".  

Il quotidiano il Giornale in esclusiva si occupa dei servizi segreti e virus : mentre un buon numero di esperti continua ad apparire incessantemente su tv e giornali per spiegare ai cittadini quanto sia ormai imminente la prossima apocalisse causata dalla pandemia di Covid-19, c’è chi, in silenzio e da dietro le quinte, usa una diversa chiave di lettura. L’intelligence italiana, in riferimento al contesto nazionale, ha infatti realizzato un dossier sull’evoluzione dei contagi basato su un particolare modello statistico.

Ebbene, secondo i servizi sottolinea il Giornale con insider over– stando a quanto riportato dal settimanale L’Espresso – la situazione nel nostro Paese sarebbe grave ma non gravissima, come invece vorrebbe dare da intendere qualche catastrofista. Sia chiaro: l’Italia, così come tutta l’Europa, sta attraversando una complessa emergenza sanitaria.

Nessuno deve minimizzare gli effetti del Sars-CoV-2 ma scrive insider Over,, al tempo stesso, nessuno dovrebbe terrorizzare il popolo, allarmandolo oltre misura in un periodo già fuori dall’ordinario. Serve un’informazione chiara, semplice, lineare. Spesso i bollettini quotidiani sui nuovi casi e sui decessi vengono forniti agli italiani senza alcuna chiave di lettura. E l'esito, quando ci troviamo di fronte a più di 10mila casi, è quello di creare un panico troppo spesso immotivato.Rispetto all'estate i contagi sono saliti, è vero, ma non ha alcun senso fare confronti con la prima ondata. Stiamo parlando di due mondi completamente diversi e lo spiega, nel dettaglio, il suddetto report dell'intelligence nostrana. “Il 21 marzo – si legge – c’è stato il cosiddetto picco giornaliero di 6.656 casi individuati con 26mila tamponi, mentre il 10 ottobre ci sono stati 5.724 casi con oltre 130mila tamponi. Il valore assoluto dei casi rilevati non può essere un indicatore dell'andamento generale e non deve spingere ad esagerazioni“.

Questo numero,sottolinea insider over, semmai, dovrebbe essere considerato in virtù dei tamponi effettuati che, tra l'altro, “stanno individuando moltissimi asintomatici”. Gli analisti si soffermano su un punto in particolare, ed è il perno attorno al quale ruota il ragionamento del dossier che non minimizza affatto la gravità della malattia da coronavirus ma la curva epidemiologica. Ovvero – citiamo sempre da L’Espresso – che gli elevati volumi di diffusione del contagio rappresentano il “sommerso di asintomatici di cui non ci siamo mai preoccupati nelle fasi precedenti, ma che era ipotizzabile fosse dieci volte superiore al numero dei casi accertati”.

Detto altrimenti, se oggi ci sono più casi è perché, rispetto alla scorsa primavera, siamo in grado di scavare più a fondo. In un primo momento, infatti, i tamponi venivano effettuati soltanto ad alcuni pazienti, i più gravi o tutt’al più quelli che presentavano sintomi. Adesso che il materiale non manca, il monitoraggio è più capillare e profondo. E sarebbe questo il motivo per cui emergerebbero così tanti nuovi pazienti infetti, molti dei quali, appunto, asintomatici.

Tutto questo è scritto nero su bianco su un dossier dell'intelligence italiana  grazie al insider over possiamo capire cosa succede con l analisi. Che prosegue nella sua analisi facendo notare come se a marzo le autorità sanitarie avessero effettuato 129 mila tamponi, avrebbe probabilmente trovato almeno 30mila casi al giorno. Dunque, il fatto di avere tra le mani più casi al giorno non dovrebbe “destare troppe preoccupazioni” perché tutto ciò, pur considerando “un trend crescente dei casi globali”, sarebbe dovuto “all’aumento dei test giornalieri, che si attesta a circa 130mila tamponi”.

Scendendo nel dettaglio, valutando il rapporto tra tamponi effettuati e casi totali, lo scenario è preoccupante ma ancora gestibile. Il rapporto è in crescita dalla metà di luglio ma “non deve essere inteso come una ripresa preoccupante dell’epidemia” quanto la “conferma che il virus continua a circolare”. Attenzione però, perché è pur vero che “fino alla metà di luglio i contagi erano in diminuzione mentre successivamente sono ricominciati a salire, segno di una ripresa dell’epidemia”.

Se c’è una differenza rispetto alla prima ondata scrive insider over, è che adesso i contagi si stanno diffondendo più rapidamente: “Il fattore di crescita sta aumentando e i casi crescono più rapidamente di giorno in giorno”. Ed è per questo motivo che il governo avrebbe varato misure più stringenti. Il cui effetto, concludono gli analisti dell’intelligence, “saranno apprezzabili non prima di dieci o dodici giorni”. Nel frattempo, è la previsione degli analisti, “i casi continueranno a crescere, visto l’elevato numero di tamponi effettuati”.

Quanto scritto nel report dell’intelligence italiana sembrerebbe essere in contrato con l’analisi effettuata dal ministero della Salute che, sul proprio sito, evidenzia come in Italia sia stata osservata un’accelerazione del “progressivo peggioramento” dell’epidemia, che si riflette “in un aggravio di lavoro sui servizi sanitari territoriali”. Non solo: a detta del Ministero, per la prima volta “si segnalano elementi di criticità elevata” relativi alla diffusione del virus nel Paese.

Tornando all’intelligence, sottolinea insider over,e superando i confini italiani, notiamo come i servizi di vari Paesi avessero in realtà messo in guardia da tempo i rispettivi governi su possibili minacce collegate a pandemie o epidemie. Nessuno, ovviamente, era in grado di prevedere il Sars-CoV-2, anche se vari analisti avevano colto nel segno, individuando correttamente l’origine della futura minaccia. Negli Stati Uniti, quando il coronavirus stava iniziando a diffondersi in Cina, le agenzie di intelligence a gennaio e a febbraio fornirono una serie di rapporti sul pericolo rappresentato dal Covid-19. In quelle settimane, ha scritto il Washington Post, il presidente Donald Trump e il Congresso “sottovalutarono” la minaccia e “non presero azioni che avrebbero potuto rallentare la diffusione del patogeno”.

Scrive  inside over,simile la situazione nel Regno Unito, dove nessuna delle agenzie di sicurezza nazionali ha mai menzionato il rischio di una pandemia. Qualche anno fa il National Risk Register sottolineò tuttavia che, di fronte a una ipotetica influenza pandemica, metà della popolazione del Regno Unito avrebbe potuto potenzialmente infettarsi. Non solo: il rapporto aggiungeva che senza “interventi precoci o efficaci per affrontare una pandemia”, ci sarebbero state “significative perturbazioni sociali ed economiche, minacce significative per la continuità dei servizi essenziali”.

Tante le scelte che non convincono nell'ennesimo Dpcm pasticciato, a cominciare dalla suddivisione delle responsabilità tra governo centrale e amministrazioni locali e dalla possibile, conseguente, violazione della Costituzione.

Scendendo nel dettaglio, c'è chi considera l'inevitabile scontro che verrà a crearsi tra "centro" e "periferia" in materia di contenimento del virus come un possibile primo passo verso una crisi istituzionale irreversibile. Il rischio più grande, da questo punto di vista, è la dissoluzione dello Stato a fronte di troppi ed eccessivi poteri lasciati alle Regioni.

Ne è convinto il professor Giulio Tremonti che sul quotidiano il Giornale,, intervistato dal quotidiano Il Tempo e in merito alle scelte di Palazzo Chigi, ha parlato esplicitamente di violazione della Costituzione. "Nella Costituzione c'è l'articolo 117, secondo comma, lettera Q", ha spiegato l'ex ministro della Finanza.

Nell'articolo citato dal professore si legge che la profilassi internazionale è di competenza esclusiva nazionale. "Profilassi internazionale – ha aggiunto Tremonti - vuol dire sanità certo, ma anche luoghi ed esercizi pubblici, confini, ordine pubblico e competenza su tutti i mezzi per contrastare quelli che nel trattato dell'Unione Europea vengono con forza suggestiva chiamati flagelli internazionali".

La pandemia di Covid può rientrare a tutti gli effetti nella categoria di flagelli internazionali. E dunque, nel Titolo V, è ben chiaro che "la competenza delle Regioni, nel caso sul diritto alla salute, è subordinata alla competenza dello Stato in casi come questo". Eppure il premier Conte ha agito esattamente all'opposto, alimentando il rischio di una ipotetica "crisi e dissoluzione della Repubblica".

Che cosa avrebbe dovuto fare Roma? Per Tremonti, lo Stato doveva subito "applicare la Costituzione", esercitando i suoi doveri "di competenza esclusiva in materia". "Il potere centrale poteva essere delegato caso per caso ai territori, ma non poteva e non doveva essere permesso che nel vacuum del potere centrale, questi se lo attribuissero di propria iniziativa", ha ribadito l'ex ministro.

Per quanto riguarda l'azione dell'Unione europea, invece scrive il Giornale, Tremonti ha puntato il dito contro l'illusione creata da Bruxelles: "L'Europa si è autosospesa. Ha disapplicato il mercato permettendo gli aiuti di Stato, ha messo nel freezer i parametri di Maastricht, incentiva anzi la formazione del debito pubblico con gli acquisti dei relativi titoli da parte della Bce". E in Italia, questo incentivo, ha portato alla concessione di bonus a pioggia: per le bici, per i monopattini e via dicendo. Insomma, Tremonti ritiene che l'Europa abbia illuso il governo "sulla drammatica responsabilità del fare debito".

In compenso l'Europa si è attivata sugli eurobond. "Ora arrivano, ed è molto bene – ha affermato ancora Tremonti- ma sono un meccanismo terribilmente complicato: si basano sul nuovo bilancio europeo, 2021-2027 e presuppongono le NRP, le nuove risorse proprie. Queste derivano da nuove imposte europee, pagate dagli europei, su plastica, carbone e web. Per le imposte europee serve l'unanimità, ed è molto improbabile. Si farà allora ricorso a maggiori contributi nazionali". Considerando l'Italia, si tratta di una quarantina di miliardi. Dunque, calcolatrice alla mano, gli 80 miliardi a fondo perduto "diventano circa la metà", da distribuire "su circa 5 o 6 anni".

Il coronavirus ha reso tutto questo pubblico, supportato anche dai media che, nel tentativo di fare informazione, cercano notizie, rassicurazioni e delucidazioni dagli esperti, com'è giusto che sia. Ma i medici sono tra loro divisi scrive il Giornale, e così si può assistere anche a casi come quello che nelle ultime ore ha visto coinvolto Alberto Zangrillo, primario dell'unità operativa di anestesia e rianimazione generale e cardio-toraco-vascolare dell'ospedale San Raffaele di Milano, e Massimo Galli, primario del reparto di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano.

Sottolinea il quotidiano il Giornale,Il professor Alberto Zangrillo è stato ieri ospite di Massimo Giletti nel suo programma Non l'Arena per commentare e analizzare i recenti dati del contagio e fare il punto su quella che a tutti gli effetti sembra essere la seconda, temuta, ondata. Nel corso del suo intervento, però, il primario del San Raffaele ha trovato anche il tempo di rispondere con fermezza al primario del Sacco. I due sono "schierati" su posizioni diametralmente opposte. Massimo Galli, infatti, sostiene da sempre la linea più dura e non manca di lanciare cannonate verso alcuni colleghi, colpevoli secondo lui di una "comunicazione minimizzante", con parole "eccessivamente rassicuranti o addirittura di negazione". Un attacco frontale seguito da un appello: "Se non andiamo tutti nella stessa direzione, andremo a sbattere". E la direzione da seguire si ipotizza sia la sua.

"Non è un bell'esercizio attaccare i colleghi. Io non ho mai affermato nulla contro qualcuno, scrive il Giornale, non parlo nemmeno più e mi difendo con la mia azione quotidiana che non devo giustificare", ha replicato Alberto Zangrillo a Non è l'arena. Il primario di rianimazione del San Raffaele ha difeso il sio lavoro e la sua linea di pensiero: "Il mio è un semplice tentativo di enunciare concetti fondamentali che serviranno a vincere contro la manifestazione clinica di questa epidemia, a cominciare dal rispetto assoluto delle regole". Alberto Zangrillo, in collegamento con Massimo Giletti, promuove l'ultimo Dpcm di Giuseppe Conte, considerandolo "un richiamo autorevole al senso di responsabilità". Sul nuovo scenario italiano, poi, il primario ha le idee molto chiare: "Se il sistema sanitario globale è composto da una serie di entità che non danno tutte il massimo, i malati o coloro che temono di diventare malati si presentano tutti in pronto soccorso e noi allora non ce lo facciamo. Nel mio ospedale, su 101 pazienti almeno il 50% potrebbero ricevere adeguate cure domiciliari".

 

 

E' morta la presidente della Regione Calabria Jole Santelli, 52 anni, la notte scorsa nella sua abitazione, a Cosenza. Secondo quanto si è appreso, la 'pasionaria' azzurra avrebbe avuto un malore. La presidente da anni era malata di cancro. Ieri aveva avuto incontri politici a Cosenza. Prima donna presidente della Regione Calabria, la Santelli era stata proclamata il 15 febbraio 2020.

Negli ambienti parlamentari era conosciuta come la "pasionaria" azzurra. Jole Santelli, secondo il profilo politico, redatto dall ansa la Governatrice della Calabria morta la notte scorsa nella sua abitazione, aveva alle spalle una lunga militanza con Forza Italia, partito nel quale era entrata nel 1994, rimanendo sempre fedele allo schieramento di Silvio Berlusconi, a cui era legata da un forte rapporto personale. E proprio per Forza Italia, alla guida della coalizione di centrodestra, nel gennaio scorso aveva centrato un risultato storico: essere la prima donna presidente della Regione in Calabria. Una candidatura proposta direttamente da Berlusconi ed alla quale non disse di no. Anche il tumore, che stava combattendo da anni, non le fu da ostacolo ad accettare un impegno che poi, per via della pandemia di Covid, si è rivelato ancora più gravoso del previsto.

"Non ho mai nascosto la mia malattia, qui tutti sanno, sono in cura al reparto di oncologia di Paola, non voglio neanche però che essa mi perseguiti" disse all'epoca. E questa sua determinazione fu premiata con l'elezione, festeggiata con una tarantella ballata. Al momento di candidarsi, Jole Santelli era alla quinta legislatura in Parlamento. Nel corso della sua carriera ha ricoperto l'incarico di sottosegretario alla Giustizia dal 2001 al 2006 nel secondo e terzo governo Berlusconi, e poi quello di sottosegretario al Lavoro e Politiche sociali (da maggio a dicembre 2013) nel governo Letta. Da cinque anni, su nomina diretta del leader Silvio Berlusconi, era la coordinatrice di Forza Italia in Calabria

Dal 28 giugno 2016, fino alle dimissioni del 9 dicembre 2019, quando si iniziò parlare della sua candidatura alla guida della Regione, era stata vicesindaco e assessore alla cultura al comune di Cosenza affiancando il sindaco Mario Occhiuto, la cui candidatura era stata bloccata per un veto posto dalla Lega.
                                                                                               
Nata a Cosenza il 28 dicembre 1968, si è trasferita a Roma, dopo il liceo, per studiare Giurisprudenza alla Sapienza. Ha iniziato la professione di avvocato con Tina Lagostena Bassi, poi nello studio di Vincenzo Siniscalchi e, infine, in quello di Cesare Previti.

La sua attività politica è iniziata nel Partito Socialista. Poi, nel 1994, è passata a Forza Italia ed è diventata una fedelissima di Berlusconi. Deputata dal 2001, è stata sottosegretaria al ministero della Giustizia, dal 2001 al 2006 e sottosegretaria al ministero del Lavoro nel 2013, governo Letta. Il 26 gennaio 2020 ha vinto le elezioni regionali con il 55,3% dei consensi ed è diventata la prima donna presidente della Calabria.  

l leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, attraverso il quotidiano il Giornale,ricorda così l'energica esponente del suo partito: "Con profonda costernazione apprendo la tragica notizia della prematura scomparsa di Jole Santelli. Nessuna parola è adeguata ad esprimere il mio dolore e quello di tutti noi di Forza Italia. Jole lascia davvero un vuoto incolmabile nelle nostre anime. Era un’amica sincera, intelligente, leale, era una donna appassionata, una combattente tenace. Mi è stata vicina anche nei momenti più difficili. Non aveva paura di nulla, neppure della malattia e della sofferenza. Come pochi altri aveva saputo mettere nell’impegno politico generosità, intelligenza, cultura, aveva affrontato senza esitare sfide difficili in Parlamento, al Governo, in Forza Italia, fino all'ultima bella battaglia che l'aveva portata alla Presidenza della sua Regione".

Berlusconi prosegue ricordando che "Jole rappresentava la speranza del riscatto di una terra che amava appassionatamente, l’idea di un Mezzogiorno che ha in sé stesso la dignità e la forza di essere protagonista del futuro, di guardare all'Europa e al mondo. Ai suoi cari, a tutti coloro che l’hanno conosciuta, stimata, amata voglio esprimere il mio cordoglio più sentito e più profondo.Il loro dolore è anche il mio".

"Una perdita dolorosa! La scomparsa di Jole Santelli è una ferita profonda per la Calabria e per le Istituzioni tutte. Il mio pensiero commosso e le più sentite condoglianze ai suoi familiari". Così il premier Giuseppe Conte su twitter.

Una perdita dolorosa! La scomparsa di Jole Santelli è una ferita profonda per la Calabria e per le Istituzioni tutte. Il mio pensiero commosso e le più sentite condoglianze ai suoi familiari.

"La scomparsa di Jole Santelli ci ha colpito e addolorato. Era una donna tenace e appassionata, che ha combattuto a lungo. Alla sua famiglia e alla comunità che rappresentava, a tutti i suoi concittadini, vanno il nostro pensiero e la vicinanza dei Democratici". Lo scrive su Facebook il segretario del Pd, Nicola Zingaretti.

"Una notizia che sconvolge tutti. La morte di Jole Santelli, eletta meno di un anno fa presidente della Regione Calabria, ci rattrista profondamente. La mia vicinanza alla sua famiglia, ai suoi cari, a chi l'ha sempre amata e la amerà per sempre". Lo ha scritto su Twitter il ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

"Andarsene a soli 51 anni, dopo aver lavorato per la tua gente, con il sorriso, fino a poche ore fa. La Calabria e l'Italia ti abbracciano Jole, una preghiera per te e un pensiero alla tua famiglia, ai tuoi amici e a tutta la tua comunità. Buon viaggio cara Jole". Lo scrive il leader della Lega, Matteo Salvini.

"Esprimo grandissimo dolore per la scomparsa della Presidente Jole Santelli. Fino a ieri pomeriggio abbiamo lavorato sulle misure per difendere la Calabria dal Covid-19". Così il ministro della Salute Roberto Speranza. "Sono vicino alla famiglia - aggiunge - e a tutta la comunità regionale".

"Sono vicina alla famiglia di Jole Santelli, una collega, un'amica, prematuramente scomparsa questa notte. Quello per la sua perdita è un dolore che ci accomuna tutti. La dedizione, il coraggio, l'amore per la sua terra, l'avevano portata ad essere la prima donna presidente della Regione Calabria. Mancherà ai suoi cari, mancherà a tutti noi, ma soprattutto mancherà a tutti i calabresi. Addio Jole". Lo dichiara Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia.

 

 

 

 

 

 

Nuove provocazioni della Turchia contro Grecia e non solo. Il ministro degli Esteri, Nikos Dendias, di ritorno ad Atene dopo la visita di ieri in Iraq, si è visto bloccare il volo questa notte dalle autorità turche lungo il confine turco-iracheno, a nord di Mosul. Per quasi 20 minuti,con il rischio di rimanere senza carburante, le autorità turche si sono rifiutate di concedere l’autorizzazione al sorvolo in precedenza già approvata.
 
"Credo che ora si più evidente che mai che la Turchia sta agendo come un distruttore della pace e della stabilità nella più ampia regione. Virtualmente, ogni crisi e ogni situazione problematica nella regione, nello specifico nel Nagorno-Karabakh, in Libia, Siria, Cipro, Mediterraneo orientale, ma anche Iraq, ha un minimo comune denominatore: la Turchia”, ha affermato Dendias.

Nel corso della serata di ieri, mercoledì 14 ottobre 2020, il ministro greco degli esteri Nikos Dendias è stato protagonista di un episodio che non ha fatto altro che aumentare le tensioni tra Atene e Turchia. Il velivolo su cui era a bordo Dendias, infatti, è stato costretto ad attendere le autorizzazioni di Ankara una volta attraversato lo spazio aereo turco di ritorno da un viaggio in Iraq.

Questa azione va oltre il concetto di buon vicinato e viola le regole del comportamento diplomatico”, ha riferito l'emittente televisiva pubblica greca “Ert citando fonti del governo di Atene. “Le autorità turche sono state informate del volo Vip e hanno concesso il permesso di sorvolo dell'area, per poi ritirarlo mentre il velivolo si avvicinava al confine. Sono iniziate intense trattative diplomatiche, l'aereo è stato costretto a scendere di quota e girare in cerchio sino a quando il problema non è stato risolto. Ovviamente c'è stato il rischio di terminare anzitempo il carburante”, ha riferito la fonte dell’emittente televisiva. L'aereo con a bordo Dendias è riuscito ad atterrare all'aeroporto Eleusis, nei pressi di Atene, intorno alla mezzanotte ora locale (le 23 in Italia).

La visita del ministro degli Esteri greco in Iraq è stata la prima in 22 anni. Al termine della visita, Iraq e Grecia hanno firmato due memorandum d'intesa, mentre il ministro degli Esteri iracheno Fuad Hussein ha confermato che la Grecia inaugurerà un consolato a Erbil.

Potrebbe essere imminente una crisi. Con l’economia turca che va male, guidata da una valuta debole, uno scontro su Kastellorizo servirebbe idealmente a suscitare emozioni nazionaliste con un occhio alle elezioni presidenziali del 2023. L'analista Jack Dulgarian ha proposto uno scenario plausibile: le truppe turche invadono Kastellorizo o prendono l'isola in ostaggio e (bissando Cipro nel 1974) e sfidano il mondo a fare qualcosa al riguardo sottolinea Analisi Difesa

La presidente della Repubblica greca Katerina Sakellaropoulou, il 13 settembre, si è recata in visita a Kastellorizo : “Stiamo attraversando un momento difficile e pericoloso. La leadership turca sta intensificando le pressioni sul nostro Paese inducendo a dichiarazioni aggressive”, che minano “le relazioni di buon vicinato e la pacifica convivenza”, che sono state costruite in tanti decenni da greci e turchi, i quali considerano il mare che li separa non come un confine impenetrabile, ma come un canale di comunicazione” scrive Analisi e Difesa

Kastellorizo, con meno di 500 abitanti, gode dei pieni diritti conferiti dalla Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare, la Grecia  rivendica una zona economica esclusiva (ZEE) di 200 miglia nautiche che lascerebbe alla Turchia una ZEE esigua lungo le sue coste; togliendo alla Grecia Kastellorizo, le dimensioni della ZEE turca sarebbero più che raddoppiate. La scoperta di grandi giacimenti di gas e petrolio nel Mare Mediterraneo fa sì che la potenziale importanza di ciò sia particolarmente significativa.

La Turchia, con Erdoğan, rifiuta categoricamente che Kastellorizo goda di tali privilegi. Di recente, Erdoǧan ha condannato “i piani di chi cerca di confinare alle sue coste un Paese di 780 mila chilometri quadrati utilizzando un'isola di 10 chilometri quadrati”. Ha poi proseguito col dire, riferendosi al Trattato di Losanna del 1923 e altri accordi che delimitavano i confini turchi: “La Turchia ha il potere politico, economico e militare per strappare mappe e documenti immorali imposti”. Poi, alludendo a vittorie militari di molto tempo fa sui greci, ha aggiunto: “Un secolo fa, li abbiamo sepolti nella terra o li abbiamo gettati in mare. Spero che non paghino lo stesso prezzo ora”.

l’ambizione di espansione marittima della Turchia ed è stata immaginata nel 2006 – con il nome di Mavi Vatan – dall'ammiraglio turco Cem Gürdeniz, un militare che non ha mai nascosto la sua ostilità all'Islam politico incarnato oggi dal presidente turco sottolinea Linkiesta.it .

La teoria Mavi Vatan si basa sull'assunto che la Turchia di oggi è un paese diverso da quello che era nel 1923, quando con il trattato di Losanna vennero definiti gli attuali confini turchi e greci, e nel 1947, quando la Grecia prese possesso del Dodecaneso. Chi crede nella Madrepatria azzurra guarda allo sviluppo, che ha avuto la Turchia negli ultimi 20 anni e ritiene che le condizioni economiche di oggi debbano giustificare un ben più ampio controllo marittimo da parte di Ankara.

Questa concezione ignora però i trattati che hanno definito gli attuali confini di Grecia e Turchia e anche la legge del mare ONU dell'82, comunque già non riconosciuta da Ankara. Nonostante gli oggettivi impedimenti a livello legale e le accuse di invasione della Grecia, Erdoğan ha continuato e insistere sulla Madrepatria azzurra per tutta l’estate, come dimostrato dalle sue recenti affermazioni: «La Turchia si prenderà la sua parte nel Mediterraneo ma anche nell ‘ Egeo e nel mar Nero. Quando diciamo che vogliamo fare qualcosa significa che lo faremo davvero, siamo pronti a pagare il prezzo delle nostre azioni ».

Da sole, le forze armate elleniche non possono riconquistare l'isola sottolinea  Analisi Difesa. Né Israele né l'Egitto entreranno in guerra con la Turchia per Kastellorizo secondo il periodico militare Italiano. L’art. 5 della NATO, che promette protezione in caso di aggressione, si rivelerà di certo inefficace quando entrambi le parti sono membri di quell’organizzazione. Sotto la guida della Germania, la maggior parte dell'Europa (con Macron che rappresenta l’onorevole eccezione) freme alla prospettiva che la Turchia usi l'arma dei migranti illegali e preferisce rabbonire Ankara.

Intanto il Fatto Quotidiano sottolinea che il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, in visita in Grecia per la seconda volta in un anno. Da tempo gli Usa stanno ufficiosamente ragionando sul ruolo passato della base turca a Incirlik e su quello futuro da affidare, in sostituzione, proprio alla Grecia, con cui il nuovo accordo militare siglato a dicembre scorso permette a mezzi e uomini a stelle e strisce di utilizzare quattro basi in terra ellenica, dove già ci sono droni e caccia.

La Grecia di fatto sta diventando il nuovo hub militare Usa nel Mediterraneo orientale, anche per ragioni di carattere energetico. Il porto di Alexandrupolis, su cui è prossima la privatizzazione da parte di players americani, è un “occhio” anche sui gasdotti Tap e Tanap che da lì transitano, oltre che assicurare uno sbocco marittimo in direzione Balcani per le truppe Usa e Nato che lì arrivano. Rappresenta anche il controcanto atlantico all’influenza di Mosca sul porto di Salonicco, recentemente privatizzato da un consorzio di cui fa parte l’oligarca ellino-russo Ivan Savvides, già deputato alla Duma e forte di una relazione privilegiata con Vladimir Putin, secono il Fatto.

Dagli anni ’20, l’Italia controlla infatti tutte le isole dell'arcipelago del Dodecaneso, di cui Megisti rappresenta l'est più orientale. Sarebbe stato interessante sapere che emozioni avrebbe provato il tenente Montini ricordando la sua avventura qualche anno più tardi, nel 1947 quando, con il trattato di Pace firmato a Parigi, Megisti e tutte le altre isole del Dodecaneso furono cedute dall'Italia alla Grecia.

un consigliere sulla politica estera di Erdoğan che, in diretta TV, ha menzionato esplicitamente la possibilità della guerra sostenendo che lui stesso avrebbe sparato a un pilota greco se la Turchia avesse subito attacchi scrive l inchiesta...

La Oruc Reis, nave turca della discordia, e' ripartita verso l'isola greca di Kastellorizo, a pochi km dalle coste turche. La nave, secondo tiscali Notizie battente bandiera di Ankara, andrà' in cerca di giacimenti di gas in un territorio marino conteso fra le due nazioni. L'equilibrio fra Ankara e Atene e' sempre piu' fragile. Da una parte c'e' la Grecia, che rivendica la sovranità' delle acque attorno all'isola. Dall'altra parte la Turchia, che le ritiene zone di sua competenza. Le tensioni sono scoppiate tra luglio e agosto scorsi, quando la Turchia ha inviato per la prima volta una nave per esplorare l'area. L'atto ha riacceso in un attimo le tensioni storiche fra i due Stati che si affacciano sul Mediterraneo.La nave e' poi stata fatta rientrare in Turchia a settembre, in quello che e' stato letto come un segnale distensivo. Per la nuova missione esplorativa, rivela il quotidiano "Sabah", la Oruc Reis sara' accompagnata da altre due imbarcazioni. La nuova esplorazione arriva dopo l'accordo distensivo raggiunto.

L'Unione Europea rischia l’irrilevanza: c'è in ballo la nostra credibilità, ha riconosciuto una fonte diplomatica tedesca a Reuters. Gli analisti di politica estera, i consiglieri giuridici delle Cancellerie europee, lo stesso vertice politico della NATO prendono atto e riconoscono mestamente che l’affaire Turchia evidenzi la scarsa efficacia, anzi l’irrilevanza dell’approccio in politica estera dell'Unione Europea: le misure diplomatiche di sanzione assunte arrivano spesso in ritardo e sono spesso il frutto di compromessi al ribasso a favore dell’aggressività turca contro l’Europa,scrive Luca Della Torre al "Agenzia corrispondenza romana"  

Mentre un fragile cessate il fuoco sul Nagorno-Karabakh fa sperare in una soluzione dello scontro tra l'Armenia e l’Azerbajan, ecco che Erdogan rilancia la sfida con la Grecia sull'attività di ricerca sismica nel Mediterraneo orientale annunciando l'invio della nave Oruc Reis, accompagnata dalle navi di appoggio Ataman e Cengiz Han e scortata da due fregate della marina turca, nella zona di competenza di Atene.

La Siria, la Libia, la Grecia, Cipro, il Caucaso. È dall'inizio dell'anno scrive il Corriere della Sera, che il presidente turco accende e spegne incendi nelle zone limitrofe. A metà settembre la Turchia aveva deciso di ritirare la Oruc Reis come gesto di buona volontà «per consentire alla diplomazia» di lavorare a una soluzione, proprio a ridosso di un summit della Ue in cui Cipro invocava sanzioni nei confronti di Ankara. «Questa è la prova che non hanno alcuna credibilità - ha detto ieri il portavoce del governo greco Stelios Petsas — questo atto rappresenta una grande escalation ed una minaccia diretta alla pace ed alla sicurezza nella regione». Ankara, ha aggiunto il ministro degli Esteri greco è «il principale fattore di instabilità e criminalità dalla Libia all’Egeo e Cipro, Siria, Iraq e ora Nagorno-Kharabakh».


La Turchia, ormai da un decennio scrive Luca Della Torre al "Agenzia corrispondenza romana" sotto il tallone della muscolare quanto pericolosa ideologia panturanica e panislamica del Presidente Recep Erdogan si presenta sempre più spesso come un pericoloso competitor, addirittura un enemy, un nemico dell’Unione europea. Il paradosso politico istituzionale della Turchia contemporanea sta tutto qui: in virtù di una serie di decennali strategici trattati ed accordi di diritto internazionale la Turchia dal secondo dopoguerra è stata una pedina fondamentale dell’Alleanza atlantica, la NATO, e dell'Occidente intero nel contrastare la minaccia dell’ideologia marxista incarnata nel regime sovietico e nel Patto di Varsavia. Forte di una tradizione culturale nazionalista e militarista secolare, che giustifica il feroce anticomunismo del popolo turco, forte della sua posizione a cerniera di Occidente ed Oriente, lo Stato laico turco di Kemal Ataturk, liberatosi del fardello ideologico dell'Islam, è stato per decenni un fedelissimo partner dell'Europa, degli USA, della NATO nel garantire la stabilità delle relazioni internazionali nell’asse del Mediterraneo allargato al Mar Nero ed al Medio Oriente. Tutto ciò non esiste più: in un paio di decenni la Turchia ha subito una radicale evoluzione in chiave politico culturale, che l'ha condotta ad essere ora un problema, anzi “il problema” delle Cancellerie europee, USA, nel Mediterraneo. Ma la Turchia è al tempo stesso ancora un membro della NATO, con un esercito potentissimo. Con il crollo dell'Unione Sovietica ed il termine della Guerra Fredda, con la rinascita del mito politico militare islamico del Jihad nel Medio Oriente, la Turchia è divenuta sempre più una potenza regionale impazzita nelle relazioni con l'Occidente, come ha affermato un diplomatico al recente Consiglio degli Affari Esteri della UE. Nel recente vertice del Med7 di Ajaccio, che riunisce i Paesi europei e maghrebini del Mediterraneo, il Presidente francese Macron ha dichiarato espressamente che «la Turchia fa un gioco pericoloso» violando tutti gli impegni assunti alla conferenza di Berlino sulla sicurezza del Mediterraneo. Tre sono le partite geo strategiche che stanno facendo salire la tensione a livello di guardia nei trattati e accordi di diritto internazionale tra UE e Turchia nello scacchiere del Mediterraneo.

Scrive Luca Della Torre : mai come in questi giorni assume rilevanza politica internazionale la recente ricorrenza della memorabile battaglia di Lepanto, in cui il 7 ottobre 1571 la lungimirante alleanza strategica degli Stati europei permise la definitiva sconfitta dell'ambizioso piano politico militare ottomano di assoggettare il Continente europeo al proprio dominio. Fu una battaglia ed una vittoria prima ancora culturale che militare: le potenze europee, oramai travolte dal vortice rivoluzionario storico del Rinascimento postmedievale, stavano sperimentando la pericolosissima frammentazione politica della nascita degli Stati nazionali, che tra Riforma luterana e Guerra religiosa dei Trent'anni avrebbe portato l'Europa ad una condizione di conflitto permanente che ha sfregiato il Continente nella storia moderna. Solo la strategica visione di Papa S.Pio V degli assetti conflittuali tra Occidente ed Oriente, dell’inconciliabilità tra fede cristiana ed Islam, tra visione della Respublica Christiana della distinzione tra autorità temporale e spirituale ed il totalitarismo panislamico ottomano permise ad una riottosa Europa di trionfare contro la bellicosa dottrina del Jihad islamico.

Purtroppo la Storia si ripete, continua Luca della Torre, nella sua analisi,la prima e più drammatica è stata l’invio unilaterale, non concordato con UE e NATO di un contin­gente militare turco in assetto di combattimento (quindi non una semplice missione di peacekeeping) in Libia a sostegno del Premier Al-Sarraj in risposta all'offensiva del rivale generale Haf­tar, l’uomo forte della Cire­naica. Una prova di forza che ha permesso ad Ankara di stabilire una presenza strategica nella regione della Tripolitania, ricchissima di risorse energetiche, estromettendo di fatto le aziende petrolifere italiane e francesi: cosa che ha suscitato l’ira del Presidente francese Macron, mentre l’inetto governo italiano, privo da sempre di una muscolare responsabile visione strategica della tutela dei diritti e della sicurezza internazionale ha semplicemente preso atto dell’estromissione dell’Italia dallo scacchiere libico.

Il secondo scenario sottolinea Della Torre, su cui la minacciosa politica estera del Presidente Erdogan fa leva per garantirsi una forma di ricatto nei confronti dell'Europa, è la presenza sul proprio territorio di centinaia di migliaia di profughi, migranti, terroristi jihadisti scappati in Turchia a causa della guerra civile siriana e del crollo dell’ISIS. Con brutale cinismo ma efficace realpolitik Erdogan negli ultimi mesi ha “consentito” a molti di essi di lasciare la Turchia per approdare nelle isole greche limitrofe alla costa turca, in Bulgaria, nei Balcani, infine nei Paesi UE. Una situazione degenerata in una spada di Damocle sulla testa dell’Europa, che con il Patto sull'immigrazione del 2016 è costretta ad elargizioni miliardarie alla Turchia per evitare che il mare di profughi invada i Paesi della UE.

 

 

 

 

 

 

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