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Sabato, 20 Luglio 2019

Escludo che possa esserci una crisi mi hanno sempre insegnato male non fare paura non avere: abbiamo da realizzare riforme importanti". Così il vicepremier e ministro Luigi Di Maio ad Agorà Estate precisando: " l'unica cosa che dico è che è meglio vedersi, anzichè parlarsi, è giusto che ci incontriamo, chi chiariamo e andiamo avanti, oggi, perchè oggi c'e' il consiglio dei ministri ed il tavolo autonomia". "Se avessi sospetti su Salvini non sarei al governo". Così il vicepremier e ministro Luigi Di Maio, a proposito sulla questione dei presunti fondi russi e la Lega, intervistato ad Agorà Estate ricordando che Matteo Salvini ha affermato che "prima del 24 andrà in Parlamento", e annunciando una Commissione di inchiesta sui fondi avuti da tutti i partiti: "incluso il nostro", ha precisato.

Ieri, al culmine dell'irritazione, il ministro dell'Interno aveva detto che avrebbe disertato la riunione del governo, ma pure il vertice di maggioranza sull'autonomia. In serata fonti della Lega avevano ribadito che il vicepremier aveva in programma di passare la giornata con i figli.

"È auspicabile che oggi ci parliamo e ci vediamo", chiede però Di Maio dai microfoni di Agorà su RaiTre, "È giusto che ci incontriamo, ci chiariamo e andiamo avanti, oggi, perché c'è il Consiglio dei ministri ed il tavolo autonomia. Portiamo soluzioni ai cittadini e non problemi. Ogni volta cerco sempre di trovare un'intesa e una mediazione per gli italiani". E assicura di non avere il minimo sospetto su Salvini per quanto riguarda la questione dei presunti fondi russi alla Lega. "Non sarei al governo", spiega, "Prima del 24 andrà in Parlamento, è una buona notizia. Ci mette anche nelle condizioni di difenderlo, è come tra amici: se invece di mettermi in condizioni di difenderti mi attacchi è pure un po' ingiusto".

"Abbiamo messo i punti sulle 'i', se vogliamo continuare a lavorare c'è bisogno di Sì che sono importanti per poter passare all'attuazione. Vediamo cosa succede nei prossimi giorni, siamo due forze politiche diverse, ci siamo unite con un contratto ma non basta più un contratto: serve anche una visione di intenti più forte". Così il sottosegretariato leghista al Lavoro, Claudio Durigon, a margine di un'iniziativa presso la Cgil, parlando dei rapporti tra le due forze di governo

L'ultima spallata al governo giallo-verde si materializza in un'afosa giornata di luglio, sull'onda dello scontro M5S-Lega sul voto a Ursula von der Leyen e di un'inchiesta sui fondi russi, che al di là dell'ostentata tranquillità di Matteo Salvini rischia di porre più di un ostacolo all'ascesa leghista. E' uno scontro tutto a mezzo stampa quello che va in scena tra il ministro dell'Interno e Luigi Di Maio, con il premier Giuseppe Conte che ribadisce di aver agito, nelle trattative Ue e non solo, "in trasparenza e nella fedeltà assoluta agli interessi del Paese". E Palazzo Chigi osserva in queste ore silente il degenerare dello scontro tra M5S e Lega, constatando un dato: i due vicepremier, da giorni, non si parlano più. Anzi, per tutta la giornata di ieri Di Maio e Salvini se le danno di santa ragione. E la volontà del leader leghista di tenere in piedi l'alleanza è appesa a un filo. In serata si rincorrono le voci parlamentari sul fatto che il leader della Lega nel corso della giornata aveva di fatto deciso di rompere ma avrebbe frenato dopo una moral suasion del Quirinale, non confermata tuttavia da fonti del Colle. Secondo ambienti sia della maggioranza che dell'opposizione il Quirinale non avrebbe posto alcun veto sul ritorno alle urne ponendo tuttavia un tema: a settembre i tempi per la formazione del governo saranno strettissimi con la manovra in arrivo e, al Colle, non si ha alcuna intenzione di avallare un esercizio provvisorio.

Il leader dei 5 Stelle esclude che si tratti dell'inizio di una crisi di governo, definendo le tensioni solo "dinamiche di un governo con due forze politiche" diverse. "Comunque male non fare paura non avere", aggiunge, "Abbiamo da realizzare riforme importanti".

Da Matteo Salvini ancora nessun commento. È il sottosegretario al Lavoro della Lega, Claudio Durigon, ad avvisare gli alleati: "Vediamo cosa succede nei prossimi giorni", dice, "Siamo due forze politiche diverse, ci siamo unite con un contratto ma non basta più: serve anche una visione di intenti più forte. Abbiamo messo i punti sulle 'ì, se vogliamo continuare a lavorare c'è bisogno di sì che sono importanti per poter passare all'attuazione".

"A colpi di no l'Italia non può andare avanti", sottolinea il vicepremier leghista, "Il problema non è Di Maio, ma la politica dei no e dei blocchi da parte di molti dei 5Stelle".

Già nelle scorse ore Salvini aveva confermato la sua fiducia nel vicepremier, accusando però gli altri componenti 5S del governo di reamre contro. "C'è un evidente e totale blocco sulle proposte, iniziative, opere, infrastrutture da parte alcuni ministri 5Stelle che fa male all'Italia", ribadisce oggi, "Niente di personale, Luigi Di Maio è persona corretta e perbene, ma sono inaccettabili i no e i blocchi quotidiani di opere e riforme da parte dei 5 stelle".

Stavolta il ministro dell'Interno fa anche i nomi dei colleghi che hanno un atteggiamento poco costruttivo. E sono quelli con cui da tempo ci sono frizioni palesi: "Ieri Toninelli (con centinaia di cantieri fermi) che blocca la Gronda di Genova, che toglierebbe migliaia di auto e di tir dalle strade genovesi; oggi il ministro Trenta che propone di mettere in mare altre navi della Marina, rischiando di attrarre nuove partenze e affari per gli scafisti".

Intanto ...Il normale controllo si è però trasformato in tragedia. Lo straniero avrebbe dato in escandescenza, costringendo anche alcuni militari dell'Arma ad intervenire. I video diffusi sui social mostrano i drammatici momenti in cui un carabiniere cerca di fermare l'uomo, inutilmente. La colluttazione dura per alcuni istanti. La ricostruzione è ancora frammentaria. Di certo ci sono però i video: a un certo punto si nota lo straniero rubare la pistola d'ordinanza a un carabiniere per poi iniziare a sparare. I quattro colpi si sentono chiaramente. Uno dei proiettili è finito a bersaglio, ferendo uno dei militari trasportato d'urgenza all'ospedale Santa Maria.

"Con la pistola ad altezza d'uomo ha sparato cinque colpi muovendosi a semicerchio. Non so come non ci abbia ucciso tutti", ha detto al Messaggero una vigilessa che era poco distante. A salvare la vita ai colleghi sarebbe stata la prontezza di uno degli operatori, che ha afferrato il polso all'uomo armato impedendogli di ammazzare qualcuno.

"Solidarietà al carabiniere ferito a Terni da uno straniero, molto probabilmente sotto l’effetto di droghe - dice Matteo Salvini - L’uomo ha prima attaccato le Forze dell’Ordine a calci e pugni e poi ha addirittura sparato. Nessuna tolleranza per i delinquenti! Un grazie e un grande abbraccio alle donne e agli uomini in divisa che, in tutta Italia e tutti i giorni, rischiano la vita per difendere la sicurezza dei cittadini perbene. Anche per questo il Decreto Sicurezza Bis punisce più severamente chi aggredisce le Forze dell’Ordine: non vedo l’ora sia convertito in legge. E non mollo sulla guerra totale allo spaccio e al consumo di droga: altro che liberalizzazione come vorrebbe qualcuno".

Secondo l'ultimo sondaggio di YouTrend, infatti, il partito di Matteo Salvini mantiene saldamente il pacchetto di voti già incassato alle elezioni europee del 26 maggio e, per di più, lo incrementa pure.

La rilevazione realizzata per l'Agi racconta di un Carroccio capace di salire fino al 36,9% delle intenzioni di voto degli italiani. Alla tornata elettorale continentale la compagine leghista fu scelta dal 34,26% dei votanti. Insomma, almeno per il momento, niente effetto Russia sullo stato di salute di Matteo Salvini.

Seconda forza politica del Paese è il Partito Democratico, che segue però a distanza siderale: il Pd di Nicola Zingaretti si ferma al 22,6% dei fanta-consensi, mentre il Movimento 5 Stelle continua ad annaspare sotto la soglia del 20%, fermandosi a un risicato 17,6%.

Un risultato, quello dei dem, che pare essersi cristallizzato e incapace di aumentare in modo significativo per intaccare realmente la leadership salviniana; e un risultato, quello pentastellato, che è l'ennesima conferma di una crisi irreversibile di un partito destinato a cambiare radicalmente per non perire.

Intanto Salvini parlando da Helsinki si è detto stufo di questo atteggiamento dell'alleato di governo: "Noi vogliamo lavorare. Certo che l'insulto quotidiano e il no quotidiano, un giorno è Fico, un giorno è Di Maio, un giorno è la Trenta, un giorno è Conte, un giorno è Di Battista, un giorno è Grillo. Governare con quelli che ti insultano tutti i giorni è strano. Noi come Lega comunque andiamo avanti a lavorare. Lascio a Di Maio i suoi sfoghi. Se dovessimo andare avanti ancora così, non sto al governo per occupare una poltrona".

Ovviamente, le parole di Salvini hanno fatto scattare in piedi Luigi Di Maio. "Siamo stati colpiti alle spalle, le offese e le falsità dette nelle ultime 48 ore contro il M5S non hanno precedenti - avrebbe detto il grillino in una riunione con i suoi fedelissimi -. Anche contro di me. Un mare di fake news solo per screditarci, quel che è accaduto è gravissimo. Se la Lega vuole far cadere il governo lo dica chiaramente e se ne prenda la responsabilità. Io non dico che abbiamo fatto male per l’Italia in questi mesi, ogni giorno cerco di portare a casa i risultati ma con questo clima si fa male al Paese e quando si minaccia di far cadere il governo il risultato è che gli investitori non investono, perché si ritrovano un clima di incertezza e attendono il governo successivo. Salvini scelga tra l’interesse del suo partito e quello del Paese, ma così non si può andare avanti".

Di Maio, quindi, parla di governo che va avanti e che a voler mollare sarebbe Salvini. Insomma, l'ennesimo rimpallo di colpe che ora sta assumendo toni esasperati

Ma Matteo Salvini ha iniziato a parlare di mancanza di fiducia perché sembra essere nato un nuovo asse Pd-M5S dopo il volto della Von der Leyen. Il vicepremier leghista, infatti, rispondendo a una domanda sullo stato dei rapporti al governo non usa mezzi termini: "Mancanza di fiducia, anche personale, io mi sono fidato per mesi e mesi. Ricucire? Tutto è possibile, io speravo che dopo il 26 maggio si frenassero le polemiche. Noi siamo gli ultimi ad essere attaccati alla poltrona, se ci dovessimo rendere conto che non si riesce a lavorare perché l'autonomia è ferma, le infrasatrutture sono ferme, la riforma della giustizia, la flat tax... o le cose si fanno o non mi costringe il medico a fare il ministro".  

Salvini è un fiume in piena e replica anche alla lettera di Giuseppe Conte di questa mattina. Il leader del Carroccio dice di non aver apprezzato: "Se la sfida è su incontrare le persone, le parti sociali, va bene. Se la sfida è all'insulto, allora no. Anche oggi l'intervista su un quotidiano italiano in cui parlava di tradimenti non l'ho apprezzata".

Se dovessero prevalere i no e questo governo non potrà andare avanti, l'unica strada è il voto". Il leader del Carroccio ha quindi deciso di non presentarsi al Cdm né al vertice di governo: "Il mio telefono è sempre acceso: se qualcuno ha qualcosa da dirmi, rispondo. Non vado al Consiglio dei ministri, non mi sembra ci sia nulla di eclatante".

Intanto poche le parole davanti ai cronisti: "Sono stata molto contenta di avere avuto l'opportunità di spiegare tutti i dettagli del salvataggio del 12 giugno. Spero che la Commissione europea dopo l'elezione del nuovo Parlamento faccia il meglio possibile per evitare queste situazioni e che tutti i Paesi accettino le persone salvate dalle flotte di navi civili".

La capitana della Sea Watch 3 ribadisce invece in inglese ed in tedesco quanto detto dal suo legale Alessandro Gamberini ai giornalisti, ossia che si è agito “per necessità”, che “l’unico porto era quello di Lampedusa” e che “rifarebbe tutto quanto”.  

sul suo futuro si conosce poco: su di lei pende ancora un ricorso depositato ieri dalla procura in cassazione contro la scarcerazione, c'è chi parla comunque del fatto che Carola Rackete già nelle prossime orea potrebbe tornare in Germania. "Lei è libera - specifica l'avvocato - Non fa più parte dell'equipaggio della Sea Watch 3, farà altro sicuramente"

Poi risponde a una domanda sul ministro dell’interno Matteo Salvini: “Cosa pensa del leader della Lega?” chiede un cronista posizionato poco oltre l’improvvisata sala stampa sotto il colonnato dell’edificio del tribunale. La risposta comprende una sola parola: “Niente”. Di fatto, questa è l’unica espressione in italiano rilasciata da Carola Rackete.

L’avvocato della ragazza tedesca inoltre, afferma che Carola Rackete al momento non fa più parte dell’equipaggio della Sea Watch 3 e che non sono previste altre sue missioni nel Mediterraneo. È proprio il legale a chiarire ogni aspetto della mattinata vissuta all'interno del tribunale: "La mia assistita - afferma l'avvocato ai giornalisti - Ha risposto punto su punto a tutte le domande. Ha spiegato che ha agito per necessità, che è stata costretta a compiere le azioni per le quali è stata aperta l'indagine, abbiamo collaborato senza problemi con i magistrati".

"L'unico porto era quello di Lampedusa - continua poi ancora il legale di Carola Rackete - Sono stati allertati i libici perché si trattava di salvare le vite umane, ma non erano presenti. Inoltre Malta non ha accettato l'ingresso del mezzo della Sea Watch, la nave poteva andare solo a Lampedusa".

Secondo il giornale un passaggio l'avvocato Gamberini lo dedica anche al ministro Matteo Salvini: "La sua è istigazione all'odio - dichiara il legale - Che il clima di odio ci sia e che venga alimentato da dichiarazioni irresponsabili, aggressive e false come ha fatto il ministro Salvini sui social è pacifico". Questo perché, sempre secondo il legale, "Se uno le fa al bar, si dice che è un irresponsabile, ma se le fa un uomo che ha una responsabilità istituzionale, capite bene che il peso specifico che ha questa dichiarazione è ben altro". Tuttavia lo stesso avvocato non parla di denuncia o comunque non a breve: "Vedremo", si limita a dire Alessandro Gamberini.

Infine, il passaggio di natura più politica dove sia il legale che la stessa Carola Rackete si rivolgono all'Europa: "Il salvataggio di vite umane - afferma Gamberini - Non può essere demandato a dei volontari, questa è una vergogna. Criminalizzare poi il lavoro dei volontari è ancora più una vergogna". Deve esserci, secondo il legale e l'oramai ex capitana della Sea Watch 3 una solidarietà di natura europea: "Occorre assumersi queste responsabilità - conclude l'avvocato Gamberini - è importante un'assunzione europea di responsabilità".

 

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Ha scelto la linea del silenzio di fronte all'accusa di corruzione internazionale Gianluca Savoini, il leghista presidente dell'associazione Lombardia Russia con sede nel quartier generale del Carroccio di via Bellerio, indagato nell'inchiesta con al centro una registrazione di poco più di un'ora su una presunta trattativa all'hotel Metropol di Mosca per far arrivare nelle casse della Lega 65 milioni di dollari, attraverso una compravendita di petrolio a prezzo scontato. Sconto, stando all'audio, che doveva servire anche a girare una parte del denaro a funzionari russi. Un'indagine, entrata nella fase calda di interrogatori e audizioni, che sta mettendo in difficoltà la Lega di Matteo Salvini e di conseguenza il Governo, e su cui la Procura di Milano vuole mantenere un riserbo assoluto.

Così, persino l'interrogatorio di Savoini, da giorni personaggio centrale delle cronache e convocato con un invito a comparire con l'accusa di essere stato un presunto 'mediatore-garante' del patto tra italiani e russi nella hall dell'albergo moscovita, è stato tenuto nascosto alla stampa e si è tenuto in una caserma della Gdf lontano dal Tribunale. Per poi concludersi, senza sorpresa, alla svelta, giusto il tempo di verbalizzare col legale Lara Pellegrini la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere dell'ex fedelissimo di Bossi, di Maroni e infine del vicepremier Salvini. Nel frattempo, anche sulla base di rivelazioni sui media, sembra destinata ad allungarsi la lista delle persone da ascoltare nell'inchiesta del procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e dei pm Gaetano Ruta e Sergio Spadaro (riuniti in lungo vertice), condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf.

Secondo il quotidiano il giornale per capire la stangata a Matteo Salvini basta leggerne la trama e seguirne i tempi. Ma soprattutto chiedersi se un'intercettazione ambientale acquisita da inquirenti inviati in missione a Mosca senza mandato della magistratura possa acquisire dignità di prova giudiziaria

O se per farlo non dovesse prima trasformarsi in «elemento notorio» grazie alla provvidenziale pubblicazione su BuzzFeed. Per capire l'importanza del quesito, avanzato da una fonte del Giornale, bisogna seguire tre date. La prima è quella del 18 ottobre 2018 quando Gianluca Savoini incontra i suoi interlocutori russi e italiani nella hall dell'Hotel Metropol di Mosca. La seconda è quella del 24 febbraio quando il settimanale L'Espresso pubblica in anteprima il capitolo de Il Libro Nero della Lega in cui gli autori Giovanni Tizian e Stefano Vergine presentano lo scoop realizzato a Mosca. La terza è quella di giovedì 11 luglio quando BuzzFeed, sito famoso negli Usa per rivelazioni a cavallo tra scandalo e pettegolezzo, pubblica la registrazione e la trascrizione dei colloqui del Metropol. Partiamo dal 18 ottobre 2018.

Nella sua ricostruzione il quotidiano Italiano il Giornale, escludendo l'ipotesi che abbiano potuto avvicinarsi così tanto al tavolo da origliare l'unica spiegazione plausibile è che abbiano potuto ascoltare il nastro senza però poterlo trattenere o utilizzare. Come mai? Perché evidentemente la presenza dell'intercettazione ambientale avrebbe reso evidente la presenza di un regista con finalità ben diverse da quelle giornalistiche. Probabilmente nei piani dell'invisibile demiurgo le rivelazioni di febbraio dovevano bastare già da sole a sollevare il polverone. O forse chi «indagava» sperava di trovare le prove di una compravendita di kerosene in realtà mai realizzatasi. E allora per trasformare intercettazioni ambientali «pirata» in vere e proprie prove capaci di sorreggere un'indagine per corruzione internazionale era indispensabile trasformarle in «atto notorio». Ma per quello grazie al cielo c'era Buzzfeed. E così grazie al sito americano un'acquisizione ottenuta sottobanco potrà forse arrivare in tribunale.  

Scrive i Giornale : per capire come la stangata non sia frutto dell'improvvisazione, ma sia stata programmata da tempo basta la presenza a Mosca del giornalista Giovanni Tizian. Figlio di una vittima della ndrangheta, Tizian è un cronista di razza che si è fatto le ossa raccontando le infiltrazioni mafiose nel Nord e vive sotto scorta. Lui stesso ammette di non essere arrivato a Mosca per caso.

Assieme a Vergini indaga sui soldi della Lega da tempo, sottolinea il Giornale ma in quella precisa occasione ha ottenuto indicazioni da una fonte riservata. Una fonte capace di guidarlo con notevole precisione nei meandri di quella inchiesta. Non a caso il 18 ottobre 2018 Tizian si presenta nella hall del Metropol almeno un'ora prima dell'inizio dell'incontro e fotografa Savoini ancora solo ad un tavolo in attesa dei suoi interlocutori. Non a caso nell'anteprima dall'Espresso del 24 febbraio ricostruisce esattamente le mosse di un Matteo Salvini arrivato a Mosca, alla vigilia dei colloqui del Metropol, per partecipare ad un convegno organizzato da Confidustria al Lotte Hotel. Subito dopo il convegno, secondo il resoconto di Tizian e Vergine, Salvini incontra «in gran segreto un personaggio di spicco del Cremlino: il vicepremier Dmitry Kozak, delegato agli affari energetici, uomo della stretta cerchia di Putin. L'incontro è avvenuto nell'ufficio di Vladimir Pligin, un noto avvocato moscovita legato a Kozak, il cui studio si trova al numero 43 di Sivtsev Vrazhek». Tizian non dice di aver seguito il capo della Lega. Quindi le sue mosse gli sono state riferite da qualcuno incaricato di tenere sotto controllo le mosse del gruppetto leghista.

L'altra stranezza secondo il Giornale è la precisione con cui Tizian e Vergine, pur non disponendo di una registrazione che altrimenti avrebbero pubblicato sul sito dell'Espresso già a febbraio, ricostruiscono passo dopo passo le fasi della discussione. Anzi il riepilogo dell'introduzione politica ai colloqui del Metropol svolta da Savoini e offertaci già a febbraio dai due giornalisti sembra la trascrizione esatta di quella ascoltata cinque mesi dopo su Buzzfeed.

La storia ormai nota petrolio da rivendere a prezzo pieno in Italia (gli interlocutori citano l'Eni, che ha smentito), in modo da ottenere che una parte dello sconto, il 4%, si trasformasse in una "retrocessione" per la Lega per la campagna per le Europee e il resto, almeno il 2%, andasse sotto forma di 'stecche' a funzionari russi.

Un'operazione scrive il quotidiano, in totale da 1,5 miliardi di dollari che non sarebbe andata a buon fine. Dopo Savoini, dunque, è atteso davanti ai pm anche Gianluca Meranda, avvocato con simpatie per il Carroccio che dice di aver incontrato in occasioni pubbliche Salvini e che nei giorni scorsi con una lettera ai media ha rivelato di essere il "banchiere Luca", ossia uno dei due italiani che erano con Savoini di fronte ai russi. Russi che nell'audio sostenevano di dover attendere il via libera all'operazione da Vladimir Pigin, avvocato e soprattutto legato al vicepremier russo con delega al settore del petrolio e del gas Dmitry Kozak.  

Intanto Giuseppe Conte e Matteo Salvini ai ferri corti su tutti i fronti: dalle modalità con cui il vicepremier sta discutendo la manovra, alla vicenda dei fondi russi. A far scoppiare le polveri tra premier e ministro dell'Interno la decisione del leader leghista di convocare le parti sociali al Viminale per un primo scambio di vedute sulla futura manovra. Riunione accolta malissimo dal Presidente del Consiglio: "Se oggi qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali ma si anticipano pure i dettagli di quella che ritiene che debba essere la manovra economica, si entra sul terreno della scorrettezza istituzionale", tuona davanti alle telecamere fuori da Palazzo Chigi. Ma Conte va oltre, togliendosi più di un sassolino dalle scarpe: "La manovra economica viene fatta qui, dal ministro dell'Economia e tutti i ministri interessati, non si fa altrove, non si fa oggi. I tempi, e tengo a precisarlo, li decide il Presidente del Consiglio, sentiti gli altri ministri, a partire da quello dell'Economia. I tempi non li decidono altri".

Nel pomeriggio, in una conferenza stampa al Viminale, Salvini smussa i toni, evita di replicare a muso duro con Conte, ma nella sostanza tira dritto annunciando una nuova riunione con le parti sociali per i primi di agosto: "È chiaro che i tempi della manovra li detta il presidente del consiglio, verso il quale abbiamo piena fiducia, ma prima si fa e meglio è", chiosa il segretario federale. Quanto alla riunione di oggi, oggetto della disputa, Salvini osserva che è servita per presentare alle parti sociali le proposte della Lega: "Questi incontri - sottolinea - non vanno ad offendere nessuno ma vanno ad aiutare l'azione di governo.

Non mi interessa portare via il lavoro ad altri - assicura - non voglio togliere lavoro a Tria, Conte o Di Maio ma voglio dare il nostro contributo all'azione di governo". Insomma, tensione fortissima, batti e ribatti su tutto, a pochi giorni dalla "chiusura", temporale della cosiddetta "finestra" di un'eventuale crisi, e conseguente voto entro la fine di settembre. Tuttavia, malgrado i toni accesissimi all'interno della maggioranza, l'impressione è che alla fine nessuno intenda sul serio staccare la spina. Ma le acque restano comunque agitate. Anche l'altro vicepremier, il ministro per lo Sviluppo Luigi Di Maio, interviene sulla riunione, ma attacca i sindacati per aver accettato il confronto alla presenza di Siri: "Se vogliono trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo, invece che con il governo stesso, lo prendiamo come una scelta di campo". Secca la replica dei sindacati: "parole del tutto inaccettabili ed offensive".

Anche Matteo Salvini rintuzza alle critiche di Di Maio: "Penso di vivere in un paese dove si è innocenti fino a prova contraria e dunque chi non è condannato al terzo grado di giudizio - sintetizza - per me è innocente". Severe le opposizioni: secondo il segretario dem, Nicola Zingaretti, "Salvini ha convocato i sindacati con Siri solo per far dimenticare l'affare Russia. Ma noi non ci caschiamo. Continuiamo a chiedere verità e chiarezza in Parlamento". La capogruppo azzurra Mariastella Gelmini è netta: "Loro litigano e il Paese è fermo".

Secondo il giornale "Il M5S ha pronta la proposta di legge per istituire la commissione di inchiesta sui finanziamenti a tutti i partiti che, secondo quanto previsto dal contratto, sarà sottoposta dal nostro capogruppo alla Camera alla firma del capogruppo della Lega", fanno sapere fonti grilline all'Adnkronos. Parole queste che spalancano le porte ad uno scontro durissimo nel governo e nella maggioranza gialloverde.

La commissione d'inchiesta è stata infatti chiesta anche dal Pd e dunque i pentastellati sono pronti a pugnalare Salvini. Che il vento sia cambiato è possibile riscontrarlo anche nelle parole al vetriolo di Di Battista che parlando dell'incheista sul presunto Russiagate italiano, ha attaccato senza se e senza ma il vicepremier Salvini e principale alleato di Di Maio: "Da qualche giorno non si sta parlando di ong. Lo 'show' dell'immigrazione dove tutti - da destra a sinistra - recitano la loro parte costringendo gli africani al ruolo di comparsa, per qualche ora si è fermato. Oltretutto Salvini il bugiardo è impegnato a mentire (la sua difesa sul caso Russia-Savoini è ridicola)". Si tratta dell'attacco più duro al leader del Carroccio dalla sponda grillina degli ultimi mesi. I 5 Stelle riscoprono l'anima forcaiola e tentano l'accerchiamento su Salvini.

Ma il ministro degli Interni lancia un avvertimento chiaro agli alleati grillini: "Sto portando tutta la pazienza del mondo, ma essere attaccato da chi Governa con te è strano. Mio padre mi ha insegnato a portare pazienza. Ma la pazienza non è infinita e tutti devono tenere fede alla parola data". Insomma la tenuta dell'esecutivo passa da due binari. Uno è quello della manovra che sarà il vero banco di prova del prossimo autunno, l'altro è quello dell'inchiesta su Savoini e sui fondi della Lega. Un altro attacco da parte dei grillini potrebbe far saltare il banco. Salvini comunque resiste e anche oggi ha ribadito il suo "no" ad un intervento in Aula sul Russiagate. Ma i continui dissidi tra le due anime del governo hanno ormai spezzato l'incantesimo del patto tra Lega e M5s. E gli scenari d'ora in poi sono davvero imprevedibili

 

 

 

 

 

Il parlamento europeo vota a favore di Ursula Von der Leyen come presidente della Commissione europea. Ma è un voto che non si può certo definire privo di conseguenze. La sua vittoria risicatissima (solo nove voti l’hanno separata dalla debacle) rappresenta una delle immagini più limpide di cosa sia quest’Europa: spaccata, priva di una maggioranza netta ma soprattutto divisa per interessi nazionali e non con partiti in grado di fare effettivamente da collante alle diverse esigenze.  

Spaccata l’Europa, spaccato il governo italiano, spaccata la Germania e spaccati i partiti che hanno sostenuto a malincuore la candidata tedesca, di fatto questo voto ha confermato non solo la divisione dell’Unione europea, ma anche lanciato un’allarme nei confronti di tutto il continente. È stata la conta finale per capire chi c’è e chi no. E quei nove voti hanno salvato il Parlamento europeo dal fallimento totale

Ovviamente, alla Lega non è andata giù la mossa grillina. E se durante tutta la giornata di oggi il leader leghista Marco Zanni ha defiinito il programma della Von der Leyen "troppo sbilanciato a sinistra" e per questo non l'avrebbero votato, dopo la sua elezione rincarano la dose: "Gravissimo il voto europeo: Vonder Leyen passa grazie all'asse Merkel, Macron, Renzi, 5stelle. Avrebbe potuto essere una svolta storica: la Lega è stata coerente con le posizioni espresse finora, ha tenuto fede al patto con gli elettori e difende l'interesse nazionale".  

Non solo l'inchiesta di BuzzFeed crea tensione, ora si mette di mezzo anche l'elezione di Ursula Von der Leyen. La nuova presidente della Commissione europea, infatti, ha vinto con 383 voti. Contrari 327 eurodeputati, 22 astenuti e una scheda bianca. Non proprio, quindi, una vittoria schiacciante. Anzi. Appena nove voti di scarto le hanno consentito di superare la maggioranza assoluta e diventare la prima donna eletta presidente della Commissione europea. E in questa vittoria, a fare la propria parte sono stati i grillini.

L'emiciclo di Strasburgo è molto diviso: i risultati di questa sera parlano chiarissimo. Non tiene la coalizione di popolari, socialisti e liberali, ci sono state almeno 75 defezioni. In più, i deputati del Movimento Cinque stelle, che non appartengono a nessun gruppo politico a livello europeo, sono stati decisivi e hanno votato a favore a differenza della Lega che ha votato contro l'elezione della Von der Leyen. "Siamo stati ago della bilancia, senza di noi ci sarebbe stata una crisi istituzionale senza precedenti in Europa", ammette la delegazione grillina.

Proprio per questo motivo, il voto che ha consegnato la Commissione europea all’ex ministro della Difesa tedesco, delfina di Angela Merkel, ci dice molto. È un voto che ha spaccato l’Europa, l’ha disunita, e ha mostrato spaccature anche all’interno di molti eurogruppi, con le diverse anime dell’Ue che si sono manifestate in tutta la loro forza.

Una prima vittima di questo voto è certamente l’ottimismo della cosiddetta Grande coalizione che vorrebbe governare l’Unione europea con l’appoggio di Francia e Germania. Altro che candidato unitario: all’appello mancano decine e decine di voti. Il voto segreto ha palesato almeno una quarantina di franchi tiratori, segno che quell’asse tra Angela Merkel e Emmanuel Macron non ha dimostrato così tanta forza come sembrava avere prima del voto di Strasburgo. Quindi una prima divisione è proprio fra i suoi sostenitori (a parole). Qualcuno ha tradito. Un fuoco amico che sicuramente è arrivato da alcuni socialisti francesi e tedeschi, feriti dalla decisione dei governi europei di non sostenere Frans Timmermans.

E infatti ieri è stata proprio la parte del Partito Socialista francese a confermare di non essere per nulla soddisfatta di quanto stesse avvenendo nelle segrete stanze di Parigi e Berlino. E se il centrosinistra ha voluto mostrare compattezza, in realtà lo scrutinio segreto ha manifestato tutta la spaccatura interna, palesando le diverse correnti di un contenitore che sta vivendo un grande cambiamento interno e con molti intenzionati ad abbandonare l’alleanza con i popolari, al pari dei tedeschi con la Cdu. E sono soprattutto quelli che guardano più ai Verdi e alla Sinistra radicale.

Ursula von der Leyen e convinta di risolvere i problemi dell'Europa imponendo non la scelta di Commissari adeguati ma, «realizzando una perfetta parità di genere all'interno della Commissione» non ci porterà molto lontano. Anzi probabilmente ci farà rimpiangere il tanto denigrato spitzkandidaten Manfred Weber boicottato da Emmanuel Macron e deplorato da socialisti e liberali perché privo di esperienze di governo. Alla neo-eletta presidente Ursula von der Leyden le esperienze non mancano. Dal 2003 ad oggi è l'unica ad essersi sempre garantita un incarico all'interno di tutti gli esecutivi della Cancelliera Merkel. Il problema è semmai come li abbia gestiti. I successi nel campo delle politiche sociali e della famiglia sono stati infatti oscurati dal disastrosi risultati conseguiti alla Difesa. Accusata dai generali di aver distrutto le forze armate tedesche la von der Leyen è oggi nel mirino dei giudici pronti a verificare le parcelle per milioni di euro garantite a esosissimi consulenti esterni spesso risultati inadeguati o ingiustificati.

Come se non bastasse anche quando parla di flessibilità questa ricca ed elegante 60 enne, figlia di uno dei primi euro-burocrati di Bruxelles, la immagina soltanto per favorire le battaglie ambientaliste o l'utopia di un salario minimo certamente auspicabile, ma difficilmente quantificabile fino quando permarranno gli squilibri economici che separano, per dirne una, l'economia di Atene da quella di Berlino. Ma quel che più stupisce è l'assenza di un progetto capace di garantire la ripartenza delle aziende europee strangolate dalla concorrenza cinese e dalla rinascita americana. E non devono illudere le promesse di maggiore solidarietà a paesi, come l'Italia, in prima linea sul fronte dell'immigrazione. Sono anch'esse parte della retorica buonista sfoderata ieri per incassar voti. Quindi se il buongiorno si vede dal mattino c'è poco da farsi illusioni.

Luttwak ne è sicuro: Matteo Salvini non ha alcuna intenzione di mettere in discussione l'alleanza con gli Usa, e anzi, è molto gradito al governo americano: "Salvini è appena stato in Usa e il suo viaggio è andato benissimo - spiega a Libero il politologo - ha trasmesso l' immagine di un leader giovane e dinamico, con un futuro importante davanti. Un uomo concreto, che non si perde in discorsi astratti e condivide la linea di Trump di contrasto all' immigrazione illegale. Nessun bisogno per il leader leghista di promettere di rimanere nella Nato, visto dove si trova l'Italia neanche il vecchio Pci voleva un' uscita dal Patto atlantico, mentre politicamente e culturalmente Roma deve essere vicina agli States. Se poi il vostro Paese riuscirà a coltivare anche buoni rapporti diplomatici con la Russia, tanto meglio per voi. E poi sa una cosa? I legami strategici tra Italia e Stati Uniti sono così profondi che non sarebbero removibili neppure da cento Salvini determinati a farlo, figurarsi da uno che neppure lo vuole".  

A quanto pare, la lezione del Russiagate non è servita. Due anni di indagini di tutti gli organi di sicurezza americani, migliaia di articoli, decine di libri, le indiscrezioni di impiegati pubblici infedeli elevate a baluardi della democrazia, tonnellate di pettegolezzi. Uno sforzo pazzesco per dimostrare che Donald Trump, se non era un agente al servizio del Cremlino, era comunque arrivato alla Casa Bianca grazie agli onnipotenti hacker russi. L’una e l’altra tesi poi clamorosamente smentite dalle conclusioni dello stesso procuratore speciale Robert Mueller, certo. Ma dopo che, in nome della “democrazia” e della “verità” ma in realtà solo in nome del pregiudizio e della rivalità politica, erano state prese per buone, anzi date per scontate, bufale colossali. Che qualcuno aveva interesse a far circolare e che la stampa, senza un minimo di coraggio e dignità, si prestava docilmente a diffondere.  

Intervistato a Libero Luttwak, il politologo americano interviene sul caso dei presunti finanziamenti russi alla Lega e fa a pezzi l'ipotesi di un complotto ordito dagli Stati Uniti: "Chi parla di un complotto dagli Stati Uniti è un analfabeta politico. La Cia è molto efficiente e attiva nei film, ma nella pratica fa poche cose e pure male. L'intercettazione è italiana" afferma Luttwak, secondo il quale Washington non è affatto preoccupata dei rapporti fra Mosca e Matteo Salvini: "Qui a Washington riteniamo più probabile la caduta di un asteroide sul Pentagono piuttosto che l' uscita dell' Italia dalla Nato o un riposizionamento del vostro Paese nello scacchiere internazionale al di fuori del blocco Occidentale" osserva smontando l'assurda tesi di Nicola Zingaretti, segretario del Pd, secondo il quale la Lega "mette in discussione alleanze e collocazione strategica dell'Italia in Europa nel Patto Atlantico".

Di recente, Luttwak, noto per non avere peli sulla lingua e per la sua schiettezza politicamente scorretta, si è scagliato contro la comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete e contro il giudice – il gip di Agrigento Alessandra Vella – che l'ha scarcerata, non convalidandone l'arresto in quanto la 31enne "ha agito per salvare vite umane". "In Italia evidentemente la legge è facoltativa. Se il ladro è simpatico, carino, un bel ragazzo, lo lasciamo andare, mentre la legge si applica solamente se la persona è antipatica…", ironizza l'economista ai microfoni de La Zanzara, su Radio 24, e prosegue così: "Questa signora tedesca era lì per caso con la sua barca? O ci è andata deliberatamente per prendere i migranti in pratica alleata coi trafficanti che li hanno messo a bordo delle barche? In tacita alleanza con i futuri sfruttatori di questi immigrati. Questa è una tacita congiura".  

L'esperto di politica internazionale difende il leader leghista dagli attacchi della sinistra: "Da che è diventato il leader italiano più popolare e potente, Matteo è accusato di tutto dai propri rivali politici" spiega. "Quel che gli rimprovera la sinistra fondamentalmente è l'ambizione di voler far applicare la legge. Strano Paese il vostro [...] Avete una tendenza unica a fottervene della legge in nome di interessi personali o di famiglia, oppure di presunti atteggiamenti umanitari" sottolinea Edward Luttwak. Che non rinuncia a stuzzicare Gino Strada, fondatore di Emergency, che aveva già punzecchiato a gennaio durante una una puntata de La Zanzara su Radio 24: "Mi chiedo perché Gino Strada e compagni, se vogliono correre in soccorso dei poveri, vadano fino in Afghanistan e non vadano invece a sporcarsi le mani a Scampia. Forse perché la loro è una battaglia politica e non umanitaria?".

Il “caso Salvini” ripropone molti degli interrogativi già affrontati con il Russia gate. La magistratura farà le debite indagini, e vedremo se salterà fuori qualcosa. Dal Rubligate in salsa lombarda, però, si leva anche un profumo di “barbe finte” che non può essere ignorato. A quel che sappiamo, le rivelazioni sui maneggi veri o presunti di Savoini erano già state proposte nel febbraio scorso dall’Espresso. Non è che allora fosse successo granché, anzi: la cosa era passata via senza tanti clamori. Qualche giorno fa, però, arriva Buzzfeed, un sito americano che a suo tempo si era molto agitato col Russiagate. Che cosa ci rivela Buzzfeed? Le stesse identiche cose dell’Espresso, però con qualche brano audio in più. Non ci sono, negli audio, i passi più compromettenti, quelli in cui si parla di quattrini.

Il capo politico del Movimento 5 Stelle, così come le opposizioni, cercano di cavalcare l'onda del Russia Gate, nella speranza di scalfire la leadership e il consenso del leader del Carroccio, ma anche con il rischio di prendere un granchio, rafforzando ulteriormente la posizione del ministro dell'Interno.

E così, quando il numero uno dei penta stellati, a braccetto con il Partito Democratico, ha chiesto al collega vicepremier e alleato di governo di riferire in aula sull'affaire dei presunti finanziamenti alla Lega arrivati dalla Russia, il ministro dell'Interno – così come riportato dal Corriere – si è sfogato con i suoi fedelissimi: "Non ho nulla da dire, presto questa storia sarà acqua passata. Non è per mancanza di rispetto verso il Parlamento. È che se pure andassi a riferire al Senato non avrei proprio niente da dire Di cosa dovrei parlare in aula, di cene?".

A mettere in difficoltà il responsabile del Viminale anche Giuseppe Conte: il premier, infatti, ha scaricato sulle spalle di Salvini la presenza agli eventi ufficiali dell’esecutivo gialloverde di Gianluca Savoini il faccendiere che trattava a Mosca con i russi fondi alla Lega e che risulta indagato dalla Procura di Milano per corruzione internazionale

Di cosa dovrei parlare in aula, di cene?". Matteo Salvini replica così, caustico e stizzito, alla richiesta di Luigi Di Maio di riferire in Parlamento sui presunti fondi russi alla Lega.

 

 

 

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