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Giovedì, 15 Novembre 2018

“Oggi è una giornata talmente bella che mi permetto di non rispondere su spread e manovra. Ci sono dei grafomani a Bruxelles che mandano lettere e noi, da persone educate, rispondiamo ma non ci muoviamo di un millimetro”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini durante la conferenza stampa ospitata da un hangar dell’Aeroporto militare di Pratica di Mare.

La legge di Bilancio sarà, comunque, soggetto della valutazione della Commissione il prossimo 21 novembre, nell'ambito del semestre europeo, quando arriveranno sul tavolo dei commissari i piani di bilancio di tutti gli Stati membri. In quell'occasione verrà, quindi, aperta la procedura d'infrazione che dovrebbe essere per debito eccessivo e non per deficit. Si torna, dunque, al 2017 quando l'Unione europea aveva congelato il tutto perché il precedente governo aveva promesso di ridurre il deficit. Per la Commissione europea si tratta di una strada impervia, mai battuta. E, pe questo, genererà sicuramente nuovi scontri tra i diversi partner. Ed è proprio lì che, molto probabilmente, vuole arrivare il governo Conte: destabilizzare la Ue scardinando quelle regole che, secondo le forze sovraniste, hanno fatto solo male. "Ci mancano giusto gli ispettori, i caschi blu dell'Onu e le sanzioni contro l'Italia... - ha commentato Salvini - le manovre economiche degli ultimi cinque anni, applaudite da Bruxelles, non hanno fatto bene all'Italia",

Un'eventuale procedura di correzione della finanza pubblica, come ricorda il Gazzettino porterebbe ad un controllo continuativo di ogni scelta dell'esecutivo. "Se pensano di farlo - ha tagliato corto Salvini - hanno capito proprio male. Noi vogliamo difendere il diritto a sicurezza, lavoro e salute degli italiani e non usciamo da nulla". Ma è proprio alle sanzioni che si arriverà dopo che la Commissione europea avrà formalmente bocciato la nostra legge di Bilancio. Una bocciatura che porterà a un'ingerenza sempre più massiccia da parte della Commissione stessa, fatta di limiti di tempo da rispettare, obiettivi di deficit da raggiungere e soprattutto misure da mettere in cantiere. Non solo. Bruxelles potrebbe addirittura arrivare a chiedere l'accantonamento che vengano accantonati 3,6 miliardi di euro. Per verificare che i compiti vengano fatti, verrano inviati ispettori ogni trimestre. Ovviamente, il governo gialloverde potrà andare avanti a infischiarsene e così si arriverebbe alle sanzioni vere e propri e, in un secondo momento, la sospensione dei Fondi strutturali e di investimento. Lo scontro, insomma, è tutto aperto.

Cm fonti della maggioranza spiegano la volontà comune è quella di "non cedere di un millimetro" sull'impianto dell'attuale manovra (i punti cardine sono reddito di cittadinanza e quota 100 per le pensioni) e quindi i saldi per il 2019, compresa la crescita del Pil all'1,5%, "non si toccano". Nel governo danno per scontata l'apertura di una procedura di infrazione da parte della Commissione Ue e si preparano a contrattaccare. "A causa del rallentamento economico, che non interessa solo l'Italia (anzi...) - spiegano dalla Lega -, già quest'anno Francia e Spagna sforeranno il tetto del 3%, ma perché a Parigi e a Madrid non viene detto nulla?". Sarà questo confronto con due dei principali partner europei uno dei punti chiave della risposta a Bruxelles. Che comunque sarà "ferma ma senza toni da guerra". Anche perché, concludono le fonti, "se avessimo voluto sparare sull'Europa avremmo fissato il deficit/Pil al 3,1%".

L’Austria intende votare a favore di un’eventuale procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia. Lo ha detto il ministro delle Finanze di Vienna, il popolare Hartmut Loeger: “Più che mai dobbiamo pretendere disciplina da Roma, non si tratta solo di una questione italiana, ma di una questione europea. L’Italia corre il rischio di scivolare verso uno scenario greco”.

La Tav è “un progetto importante non solo per l’Italia e la Francia ma anche per l’Europa. Il progetto è in corso ed è importante che tutte le parti mantengano i loro sforzi per completarlo in tempo”. Lo dice il portavoce della Commissione Ue responsabile del dossier Trasporti, Enrico Brivio.

Il ministro delle Finanze olandese, Wopke Hoekstra, ha chiesto alla Commissione europea di prendere “ulteriori provvedimenti” contro l’Italia, dopo che il governo ha deciso di non modificare i saldi del documento programmatico di bilancio. “Sono molto deluso dal fatto che l’Italia non modifichi il proprio bilancio. Le finanze pubbliche dell’Italia non funzionano e i piani del governo italiano non portano a una crescita economica solida”, ha detto Hoekstra.

La prossima mossa di Bruxelles è attesa per il 21 novembre, quando la Commissione pubblicherà le valutazioni su tutte le leggi di Bilancio dei paesi membri. Il rischio, per l’Italia, è l’apertura di una procedura di infrazione.

Dunque, nonostante le bocciature e dubbi su numeri e strategie giunte da più parti allo schema di Legge di Bilancio – non da ultimo l’Ufficio parlamentare di bilancio – il governo sceglie dunque la strada “facile” di lasciare tutto così com’è auspicando un tasso di crescita superiore a quello tendenziale, dunque confermando gli ambiziosissimi obiettivi di crescita previsti (1,5% nel 2019).

E dunque anche il deficit resta stimato al 2,4%, pur «considerato un limite invalicabile» che verrà costantemente presidiato dal ministero, pronto eventualmente a stabilire opportuni correttivi.

In seguito ai rilievi europei, in manovra sono state aggiunte soltanto nuove privatizzazioni di patrimonio pubblico, pari all’1% del PIL. Il Governo segnala poi l’esigenza di affrontare il dissesto idrogeologico, chiedendo un margine di flessibilità pari allo 0,2% del PIL per sostenere spese eccezionali

Nessuna variazione: il governo conferma di voler seguire la propria strada, come annunciato fin dall’inizio, e di non cedere nel dialogo con Bruxelles la cui strada, a questo punto, è sempre più in salita. La legge di bilancio non cambia: è infatti in soldoni la risposta del governo italiano alla Ue, che aveva dato tempo fino ad oggi per spiegare le deviazioni previste dalla manovra sugli obiettivi di deficit/Pil e riduzione del debito. “La manovra non cambia né nei saldi né nella previsione della crescita. Abbiamo detto chiaramente che ci impegniamo a mantenere il 2.4% di deficit, e il Pil all’1,5%” ma “reddito cittadinanza, riforma Fornero, soldi ai truffati dalle banche restano”, ha spiegato il vicepremier Luigi Di Maio subito dopo il consiglio dei ministri. Posizione confermata anche da fonti della Lega che ribadiscono come nella lettera di risposta a Bruxelles “il governo spiega le sue ragioni ma va avanti per la sua strada”.

Il Consiglio dei ministri ha avuto il compito di partorire la replica del governo italiano ai rilievi della Commissione europea sul draft budgetary plan, il documento programmatico di bilancio. Convocato alle ore 20.30, è iniziato con quasi mezz’ora di ritardo e terminato una decina di minuti dopo le ore 22. Ma che la linea del governo fosse rimasta la stessa lo si era capito già dopo il vertice tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i due vicepremier Di Maio e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giovanni Tria e dei Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro. I saldi e le stime di crescita della legge di bilancio “restano invariati“. Ma sono state “messe più risorse sul dissesto idrogeologico”, avevano confermato fonti di Palazzo Chigi già al termine dell’incontro.

La lettera del governo all’Unione europea sulla legge di bilancio è “di attacco e non di difesa”, spiega una fonte della Lega al termine del Cdm. Scendendo nella pratica, si sono “le clausole di salvaguardia e i controlli automatici sulla spesa già previsti (con monitoraggio dei conti pubblici ai fini correttivi)” per evitare che il deficit salga oltre il 2,4% qualora le previsioni di crescita del governo nella manovra non siano confermate e anche una nuova operazione di dismissione immobiliare. Dismissioni  che “valgono l’1% del Pil“, riferiscono sempre fonti del Carroccio, oltre a sottolineare come sia “confermata la destinazione dello 0,2% degli investimenti al dissesto idrogeologico“.

“Il nostro obiettivo è tutelare i gioielli di famiglia ma allo stesso tempo di dismettere tutto quello che non serve dello stato di immobili o di tutti questi beni che sono di secondaria importanza”, ha risposto Di Maio a chi chiedeva maggiori dettagli sulle dismissioni immobiliari. “Deve essere chiara una cosa – ha ribadito – nel programma di dismissioni non ci sono i gioielli di famiglia. Stiamo parlando di immobili, di beni secondari dello Stato e sicuramente la dismissione avrà un effetto positivo per la riduzione del debito”.

“Per quanto riguarda eventuali clausole di salvaguardia il nostro obiettivo è il 2,4% di deficit perché crediamo nella crescita all’1,5%”, ha spiegato ancora Di Maio. “Non abbiamo aggiunto niente a quello che già leggete nella manovra di bilancio ma c’è l’impegno a mantenere quelli che sono i saldi indicati, quindi non facciamo i furbi sul deficit ma allo stesso tempo manteniamo gli impegni con gli italiani”, ha concluso.

Già prima che il vertice cominciasse   ci aveva pensato Salvini a ribadire la linea: “Stiamo lavorando a una manovra che garantisce più posti di lavoro, più diritto alla pensione e meno tasse non per tutti ma per tanti italiani. Se all’Europa va bene siamo contenti, sennò tiriamo dritto“. Alla domanda se la manovra cambierà, Salvini aveva risposto di no scuotendo la testa prima di entrare a Palazzo Chigi.

“Sulla manovra c’è qualcosa da modificare, ma non in base alle richieste di Bruxelles. Si cambia in base a quello che succede in Italia, ad esempio a causa del maltempo“, ha detto il vicepremier leghista in un’intervista al giornale Leggo rilasciata poco prima. “Stiamo facendo la conta dei danni e rischiano di essere 5 miliardi di euro. Quindi è chiaro che dobbiamo mettere più soldi alla voce investimenti sul territorio. Perché ce lo chiede la situazione”, ha aggiunto.

Si conclude con la foto dela stretta di mano tra l'uomo forte della Cirenaica, il generale Haftar, e il capo del governo di unità nazionale Al Sarraj davanti al premier italiano Conte la Conferenza sulla Libia di Palermo.

Il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha stretto le mani e posato per le foto di rito con i 38 capi delegazione che uno per uno sono stati ricevuti a Villa Igiea. Alla conferenza sulla Libia partecipano leader politici e alti rappresentanti di Italia, Algeria, Austria, Canada, Ciad, Cina, Congo, Repubblica Ceca, Egitto, Etiopia, Francia, Germania, Grecia, Giordania, Malta, Marocco, Paesi Bassi, Niger, Polonia, Qatar, Russia, Arabia Saudita, Spagna, Sudan, Svezia, Svizzera, Tunisia, Turchia, Emirati Arabi, Regno Unito, Usa e anche i rappresentanti organizzazioni internazionali.

Haftar, che però ha disertato la plenaria, è subito ripartito dall'Italia. Secondo fonti diplomatiche, durante l'incontro il generale avrebbe assicurato che Sarraj potrà restare al suo posto fino alle elezioni. "Non si cambia cavallo mentre si attraversa il fiume", avrebbe detto Haftar ad al Sarraj.

Le stesse fonti ritengono ci sia una 'buona possibilità' che la Conferenza Nazionale della Libia, primo passo nella road map Onu per le elezioni, si possa svolgere a gennaio. Conte twitta: 'L'Italia riunisce i protagonisti del dialogo'.

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, lancia un appello al "dialogo" ai capi delle delegazioni presenti alla Conferenza di Palermo per la Libia. "Sono due le parole che più di altre esprimono la due giorni della Conferenza: dialogo e inclusività", ha dichiarato Conte - secondo quanto viene riferito da fonti diplomatiche - intervenendo alla cena di lavoro. "Chiedo a tutti, pur nel rispetto delle posizioni di ciascuno, di vivere questa conferenza con uno spirito costruttivo, con il desiderio di lavorare per il bene della Libia e del suo straordinario popolo", ha aggiunto il premier. 

"Mi auguro che le discussioni di queste due giornate possano continuare a consolidare le basi della comprensione reciproca, accorciando le distanze tra le parti", ha aggiunto il premier, specificando che non sono possibili "miracoli o scorciatoie". E poi: nella Conferenza "sono già stati conseguiti importanti e tangibili risultati" nei settori della sicurezza e delle riforme economiche, ha dichiarato - secondo quanto riferito da fonti diplomatiche - Conte, intervenendo alla cena con i capi delle delegazioni. "Nel pomeriggio hanno avuto luogo importanti discussioni ad alto livello tecnico per individuare proposte concrete, che possano contribuire al miglioramento del quadro di sicurezza e al rafforzamento dell'attuazione delle riforme economiche". 

"La Conferenza di Palermo è una tappa di un percorso più ampio che non è iniziato certo oggi e che non finirà domani", ha aggiunto. "Sarà quindi fondamentale - ha spiegato il premier - che il capitale politico che poniamo oggi sul tavolo possa tradursi in azioni concrete domani". "Dobbiamo vigilare - ha concluso - affinché siano assicurati a questi nostri incontri seguiti adeguati e concreti". 

Nel breve scambio con il presidente del Consiglio, il primo ministro di Tripoli Fayez al Sarraj ha riconosciuto a Giuseppe Conte l'importanza di questa iniziativa per la Libia a Palermo. Conte - a quanto si apprende - ha spiegato che ora occorre compiere dei passi in avanti. ''Decidete voi del vostro futuro. Potete essere ricordati come padri nobili di questo nuovo percorso della Libia oppure come coloro che lo avranno fermato''. A quanto si apprende lo ha detto il premier Conte al presidente del Consiglio presidenziale libico Fayez Serraj, al presidente dell'Alto consiglio di Stato Khaled al Meshri ed al presidente della Camera dei rappresentanti di Tobruk Aguila Saleh.

Con il generale Khalifa Haftar "abbiamo avuto un breve scambio. Ci eravamo già visti a Roma, ci siamo detto che siamo qui per risolvere dei problemi e ci impegneremo a risolverli". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte al termine della cena con i partecipanti alla Conferenza di Palermo sulla Libia, in un'apparizione a sorpresa in sala stampa. La cena di lavoro della Conferenza per la Libia "è andata bene", ha poi detto Conte parlando con i cronisti all'interno del Media Center di Villa Igiea dove si è recato per alcuni minuti. L'assenza alla cena del generale Khalifa Haftar e del premier Dmitri Medvedev "era preventivata", aggiunge. 

"Riteniamo fondamentale - ha detto il premier intervenendo alla sezione plenaria della Conferenza di Palermo - cogliere questa occasione per sostenere il cessate il fuoco a Tripoli e facilitare le discussioni per l'attuazione dei nuovi assetti di sicurezza che abbiano come obiettivo il superamento del sistema basato sui gruppi armati. In questa sede la Comunità internazionale potrà anche esprimere un sostegno concreto alla creazione e al dispiegamento di forze di sicurezza regolari". 

"Dobbiamo fare in modo che gli esiti di questa Conferenza e lo spirito di Palermo, mi piace chiamarlo così, non si esauriscano oggi - ha detto ancora il premier - e qui, bensì si traducano in un impegno concreto a portare avanti l'agenda con costanza e determinazione. L'Italia continuerà ad assicurare il suo massimo impegno e mi auguro che tutti i partecipanti possano fare altrettanto". Conte, in merito a richieste di "assistenza tecnica, anche sul piano del training", ha evidenziato che il governo "farà la sua parte".

"Il meeting informale di stamattina" a margine della Conferenza sulla Libia di Palermo "è stato presentato come un incontro tra i protagonisti del Mediterraneo. Ma questa è un'immagine fuorviante che noi condanniamo. Per questo lasciamo questo incontro profondamente delusi", ha detto il vicepresidente turco Fuat Oktay lasciando Villa Igiea a lavori non ancora conclusi. "Qualcuno all'ultimo minuto ha abusato dell'ospitalità italiana", ha aggiunto senza mai nominare il generale Khalifa Haftar. "Sfortunatamente la Comunita internazionale non e stata capace rimanere unita 

Secondo la nota del Presidente del Consiglio Conte sul sito ufficiale del Governo Italiano scrive  : "Le previsioni di crescita della Commissione Ue per il prossimo anno sottovalutano l’impatto positivo della nostra manovra economica e delle nostre riforme strutturali. Andiamo avanti con le nostre stime sui conti pubblici, sulla crescita che aumenterà e sul debito e il deficit che diminuiranno. Non ci sono i presupposti per mettere in discussione la fondatezza e la sostenibilità delle nostre previsioni.

Per questo riteniamo assolutamente inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici italiani. Il deficit diminuirà con la crescita e questo ci permetterà di far diminuire il rapporto debito/PIL al 130% nel prossimo anno e fino al 126,7% nel 2021. 

L’Italia non è affatto un problema per i Paesi dell’Euro zona, scrive la nota del Premier al  sito ufficiale del Governo, e dell’Unione europea, ma anzi contribuirà alla crescita di tutto il continente. Le riforme strutturali che mettiamo in campo, dalla riforma dei centri per l’impiego alla semplificazione del codice degli appalti, alla riforma del codice e del processo civile insieme al piano investimenti, daranno maggiore impulso alla crescita rispetto a quanto previsto dalla Commissione Ue. Sulla base di queste valutazioni, guardiamo positivamente agli sviluppi del dialogo intrapreso con le Istituzioni europee".

I numeri sulla manovra usciti ieri dalla Commissione Ue sarebbero "totalmente campati per aria". Così il leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio a Montecitorio, è pronto a dare battaglia.

Secondo Pierre Moscovici quelle diffuse sono invece "proiezioni su dati reali" e rivedono in forte rialzo il Deficit/Pil, che salirebbe al 2,9% il prossimo anno e al 3% nel 2020. "Mi sembrano numeri totalmente campati per aria - ha commentato Borghi nel corso di un'intervista a La Stampa-, che non possono per definizione essere reali in quanto proiezioni. Quindi stime, e come per tutte le stime, conta quello che avviene dopo".

"In passato sono stati forniti numeri totalmente avulsi dalla realtà. Il Def 2015 del Pd prevedeva per il 2018 un rapporto Debito/Pil al 127,4%. Siamo al 131,8. Parliamo di uno scostamento di quasi 80 miliardi. Direi che ci sono due pesi e due misure, altroché", ha denunciato il leghista.

Senza cambiamenti nel Documento di Bilancio, il prossimo 21 novembre l'Unione europea avvierà la procedura di infrazione per mancato rispetto della regola del debito."Non è uno scenario che ci preoccupa - ha spiegato Borghi -. Se la Commissione sanzionerà noi e non chi sforerà il 3% Deficit/Pil questo sarà un ottimo argomento per noi, per chiedere un cambiamento totale alle prossime elezioni europee". 

"Il debito - ha detto Di Maio - non deve rappresentare una colpa degli italiani. Il nostro obiettivo è ridurlo facendo degli interventi che ridanno diritti ai cittadini, col massimo dialogo con l'Ue e mai oltre il 2,4% di deficit che abbiamo fissato nella legge di bilancio". Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio in conferenza alla stampa estera. "La garanzia che diamo è che il 2,4 è il termine massimo di deficit e saremo pronti a garantirlo e ad intervenire quando servirà nella legge di bilancio", ha aggiunto  

Intanto botta e risposta sulla manovra tra il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno, e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, dopo l'incontro a Roma.

In questi giorni - ha spiegato Tria - il governo è impegnato nella predisposizione di una risposta sugli aspetti ancora controversi" della manovra, una manovra "che il governo intende confermare nei suoi pilastri fondamentali".  "Ci rendiamo conto - ha detto ancora il ministro - che i problemi rilevati richiederebbero una manovra espansiva più incisiva ma è stato necessario trovare un corretto bilanciamento tra la stabilità finanziaria e sociale, entrambe necessarie".Intanto il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio si mostra fiducia su una eventuale multa. "In questo momento - ha detto - non c'è in previsione una multa per l'Italia. Io credo nel dialogo che avremo con Bruxelles". "Ieri il Ministero dell'economia ha contestato le previsioni della Commissione, perché pensiamo che dal punto di vista econometrico siano sbagliate. Ma allo stesso tempo il nostro obiettivo è spiegare a Bruxelles i punti di partenza di questo Governo che partiva dal 2 di deficit senza far nulla", ha aggiunto.  

"Non ho dubbi sull'impegno dell'Italia per l'euro e la crescita sostenibile. E' essenziale che la legge di bilancio dimostri questi impegni", afferma Centeno. 

"Abbiamo avuto un confronto sulle rispettive opinioni sulla manovra di bilancio italiana che come voi sapete preoccupa gli stati membri - ha detto il ministro - . Noi abbiamo spiegato che queste preoccupazioni non sono fondate sul contenuto reale della nostra manovra di bilancio". E ancora: "Per evitare questa procedura sul debito noi dovremmo fare una manovra di restrizione fiscale violentissima, andare a un deficit dello 0,8%, che per una economia in forte rallentamento sarebbe un suicidio, non credo che la Commissione si aspetti una reazione di questo tipo anche se formalmente rispettosa delle regole di bilancio". 

Il rallentamento dell'economia evidenziato dagli ultimi dati, "anche alla luce dell'incertezza internazionale, rafforza ulteriormente gli obiettivi della manovra, contrastare il rallentamento della crescita e fornire uno stimolo con gli investimenti pubblici". Lo ha detto il ministro dell'economia, Giovanni Tria, in audizione sulla manovra, ricordando l'impatto espansivo della legge di bilancio, pari allo 0,6% del Pil. "La manovra 2019 - ha evidenziato - è stata pensata "per uscire dalla trappola della bassa crescita". "Le nostre preoccupazioni su un rallentamento sono confermate" e questo rende ancora "più necessario confermare l'effetto anticiclico della manovra". Le misure contenute nella legge di bilancio, ha proseguito, "aiuteranno il Paese a crescere per assicurare un maggior benessere ai nostri concittadini". 

 

 

Tra conferme e defezioni, il vertice di Palermo alla fine si terrà. Le porte di villa Igiea per i partecipanti si apriranno intorno alle 19:00, quando il premier Giuseppe Conte accoglierà i capi delegazione che via via sfileranno all’interno della sede scelta per il vertice. Tra occasione per prendere la testa della cabina di regia per la Libia e timore per un suo possibile fallimento, il vertice segna comunque una tappa importante per la diplomazia italiana.

L’Italia, da quando ha annunciato l’organizzazione di una conferenza internazionale a Palermo sulla Libia, ha iniziato subito a lavorare per avere una platea di paesi più vasta possibile presente in Sicilia. Dagli Stati Uniti è arrivato subito il sostegno all’iniziativa, visto che l’idea di una cabina di regia italiana è stata formalizzata proprio a Washington. Il dubbio riguarda però il livello della presenza americana. Da Roma il “sogno” è poter avere Donald Trump, vista la visita del presidente americano prevista giorno 11 novembre a Parigi. Ma alla fine, a rappresentare gli Usa a Palermo sarò David Satterfield, sottosegretario con delega al Medio Oriente al consiglio di Stato. Sarà della partita anche l’altra potenza che ha spinto ed appoggiato l’Italia nell’azione sulla Libia: la Russia. Da Mosca a guidare la delegazione dovrebbe esserci il primo ministro Dmitri Medvedev. Per quanto riguarda l’Europa, è confermata la presenza dell’alto rappresentante della politica estera comunitaria, Federica Mogherini. Ma dal vecchio continente non verrà alcun capo di Stato, anche se ci saranno delegazioni da molti paesi.

­Per il governo di unità nazionale ci sarà invece il premier Al Serraj, assieme al suo vice Ahmed Maitig, uomo forte “moderato” di Misurata. Presenti inoltre altri due attori importanti: Aguila Saleh, presidente del parlamento di Tobruck, e Khaled Al Meshri, presidente dell’alto consiglio di Stato. In totale comunque, le delegazioni libiche dovrebbero essere molte di più comprendendo fazioni, tribù e partiti politici di ogni parte del paese. 

­C'e giallo su quello che dovrebbe essere l' ospite piu atteso ossia il generale Khalifa Haftar. Il leader della Cirenaica avrebbe dato il suo via libera definitivo alla presenza a Palermo nei giorni scorsi, ma nelle ultime ore tra conferme e smentite appare in forse la sua partecipazione. Un diniego di Haftar potrebbe compromettere seriamente l’andamento del vertice siciliano e far rimediare all’Italia una magra figura agli occhi della comunità internazionale. 

 A 24 ore dall'inizio dei lavori, ambienti dell'autoproclamato Esercito nazionale libico hanno fatto sapere in mattinata che il loro capo diserterà il summit perché non vuole sedere al tavolo con i rappresentanti del Qatar e di una fazione, il Libyan Fighting Group, secondo Haftar "legata ad al Qaida". 

L'indiscrezione poteva essere il frutto di un bluff del generale per alzare la posta del negoziato. Più tardi, però, si è avuta la percezione che la situazione stesse realmente precipitando. Altre fonti vicine ad Haftar infatti - rilanciate dapprima dal media libico Address Journal e in seguito, tramite la France Presse, dall'autorevole sito egiziano Al Ahram e da Al Arabiya - hanno diffuso la notizia che Conte in giornata sarebbe volato a Bengasi: una visita lampo, si legge nella ricostruzione, per discutere con Haftar "gli ultimi sviluppi sulla conferenza di Palermo". 

Palazzo Chigi ha smentito seccamente la notizia. Facendo trapelare che da parte del governo italiano "c'è la volontà di non interferire tra le parti libiche in una questione che è prettamente libica". La posta in gioco è però troppo alta per passare la mano, e le trattative per un ripensamento del generale proseguono. Per settimane la diplomazia italiana, ma anche i russi e gli americani, hanno cercato di convincere Haftar ad andare al summit. Il ministro degli Esteri Enzo Moavero lo ha incontrato a Bengasi, lo stesso generale è stato ricevuto a Roma dal premier Giuseppe Conte. 

Il Premier Conte in una sua intervista riguardo alla conferenza di Palermo sulla Libia al quotidiano  La Stampa ha dichiarato : L'Italia e la comunità internazionale sostengono l'operato dell'Onu. Occorre superare lo stallo in cui versa da tempo il processo politico libico. Ma soprattutto occorre prevenire l'escalation di violenza di cui abbiamo avuto un ampio assaggio nei mesi scorsi. Il popolo libico chiede stabilità e benessere ed è su questa linea, concreta e inclusiva, che ci siamo mossi per preparare la conferenza di Palermo. L'analisi esposta da Salamé pochi giorni fa al Consiglio di Sicurezza è in linea con gli obiettivi dell'iniziativa italiana, che non a caso è stata valorizzata quale occasione preziosa per ribadire la coesione internazionale e favorire passi avanti. Salamé, del resto, non ha presentato una nuova "road map" bensì una ricalibratura del piano già approvato e da noi sostenuto senza remore. Si tratta, insomma, di rafforzare le prerogative del popolo libico e adempiere alle responsabilità istituzionali volte a far "ripartire" un Paese amico a noi vicino

Gli oppositori continua il Primo Ministro Italiano sono tali fintanto che vi sarà spazio per agende nascoste e interessi contraddittori. Abbiamo promosso un evento inclusivo e stiamo parlando con tutti: con pragmaticità ma anche estrema chiarezza. Ho incontrato di persona, e a lungo, tanto Sarraj che Haftar. Ho raccolto forti incoraggiamenti e testimonianze di stima che mi confortano nella strada intrapresa. A dispetto delle speculazioni e dei facili giudizi, non stiamo improvvisando e non coltiviamo ambizioni velleitarie, ma credo che l'Italia abbia la responsabilità e la capacità di svolgere un ruolo utile in questo processo così come nell'intera area mediterranea. Ripeto, utile: nessuno vuole fare pedagogia politica o, peggio, velleitarie forme di tutoraggio. Intendiamo aiutare in un percorso e non "dettare" soluzioni. Tanto meno imporle.

Abbiamo preparato questa iniziativa con determinazione sottolinea il Premier Conte al quotidiano la Stampa e convinzione e continueremo con lo stesso spirito anche in seguito. Non intendiamo questa Conferenza come una vetrina o l'occasione di una photo opportunity. Ancora più importante sarà il lavoro che faremo in seguito per continuare a seguire questo processo. Ho parlato con molti leader internazionali, molti di più di quelli da lei citati, e da tutti ho raccolto interesse e sostegno, a prescindere dalle singole partecipazioni. I Paesi che cita saranno presenti e a livello più che adeguato, a partire dalla Russia e dalla Francia. Ma ciò che viene in questi giorni, poco citato e ne sono rimasto francamente sorpreso, è il fatto che Palermo riunisce intorno ad uno stesso tavolo i principali attori libici e il massimo livello politico di Paesi quali Algeria, Tunisia, Egitto, Ciad, Niger, Grecia e Malta. Basta guardare la carta geografica per rimettere in ordine questa costante e, a volte un po' superficiale, classifica delle adesioni. Ma anche il resto d'Europa e dei Paesi del Golfo vede non poche qualificate presenze. E parlo anche delle Istituzioni europee che saranno rappresentate da Tusk e Mogherini. Per rispondere alla sua domanda, dunque, non esito a definirmi soddisfatto che il nostro Paese abbia coagulato tanti - e indispensabili - partner intorno ad un tavolo dove i protagonisti saranno i libici.

Il nostro obiettivo, sottolinea il primo Ministro e condiviso dalla comunità internazionale, è una Libia stabile, con istituzioni scelte dal popolo libico. È questo lo scenario che mi vede totalmente favorevole. La Russia, quale membro permanente del Consiglio di Sicurezza e attore internazionale di primo piano, può dare un contributo importante.Per il governo italiano il contrasto al terrorismo è una priorità. E fortunatamente sono moltissimi i Paesi ad avere questa priorità, partendo dagli stessi membri della Ue. Il nostro ruolo è dunque di rilievo, si esprime con coerenza e impegno. Senza dimenticare che la stabilità politico-istituzionale e lo sviluppo socio-economico sono la migliore medicina per prevenire il diffondersi del fenomeno terroristico.

Il premier Giuseppe Conte è giunto a Palermo. "Mi aspetto che Haftar sia presente. La sua visione non è certamente coincidente con quella del presidente Sarraj", ma "Mandela ha osservato che 'il compromesso è l'arte della leadership e i compromessi si fanno con gli avversari, non con gli amici'". Così il premier Giuseppe Conte in un'intervista in apertura di prima pagina della Stampa.  

Ci sarà anche il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk - oltre al "ministro degli Esteri" europeo Federica Mogherini - alla conferenza di Palermo sulla Libia. Lo si apprende da fonti di governo che spiegano come saranno 38 le delegazioni presenti al summit. Ed è prevista, al momento, anche la presenza del premier russo Dimitri Medvedev. Al tavolo sulla Libia parteciperanno inoltre delegazioni di Lega Araba, Fmi e Banca Mondiale mentre i giornalisti accreditati sono 450.

Alla Conferenza parteciperà anche il presidente egiziano Abdel Fattah Al Sisi. Lo annuncia la tv di Stato egiziana. "Il presidente Sisi va oggi nella città italiana di Palermo per una visita ufficiale di due giorni. Deve partecipare al summit dei leader interessati al dossier libico su invito del primo ministro italiano" Giuseppe Conte, annuncia un banner della tv. 

Sono una ventina le sigle - tra comitati, centri sociali, associazioni e movimenti - che nel pomeriggio, a partire dalle 17, sfileranno in corteo, da piazza Marina fino a piazza Politeama, per il contro-vertice sulla Libia. Ieri sera centinaia di giovani hanno partecipato alla 'street parade' dei centri sociali, partita da piazza Rivoluzione. "Politiche guerrafondaie, falsi processi di pacificazione, speculazione sui poveri e discriminazione razziale" gli slogan dei manifestanti che hanno protestato "contro una città militarizzata e negata di cui non si è più liberi abitanti ma ostaggio dei potenti e delle loro necessità". 

"Non possiamo accettare che la nostra città ci venga sottratta per permettere lo svolgimento di un summit assolutamente inutile parecchio dispendioso economicamente e che, peraltro, si manifesta come fallito ancor prima di iniziare - dice Nicola Calcavecchia dei centri sociali palermitani - Bisogna assolutamente sottolineare, oltre all'assenza dei grandi capi di Stato al posto dei quali vi saranno i semplici delegati, la defezione di una delle fazioni libiche, particolare non da poco se si considera che l'intento manifesto del summit era proprio quello di trovare un accordo tra le fazioni". La carovana, con cori, speakeraggio e musica ad alte frequenze, è stato organizzata proprio per "arrecare disturbo a danno degli ospiti del summit che si trovano a soggiornare presso alcuni degli alberghi del centro storico". "A loro i lussuosi alberghi e i salotti per le conferenze, a noi le strade e le piazze della nostra città da vivere e attraversare come meglio crediamo", afferma Alessandro Tagliarini, giovane dei centri sociali palermitani.

­La Francia invierà il ministro degli esteri, Jean-Yves Le Drian. La Germania sarà pure presente e rappresentata dal sottosegretario agli esteri, Niels Annen. Diplomatici e rappresentanti arriveranno anche da Spagna, Grecia e Malta. Per quanto riguarda l’Africa invece, la “pattuglia” dovrebbe essere abbastanza nutrita. Nelle scorse ore è stata infatti confermata la presenza con capi di Stato e di governo da parte di molti paesi confinanti con la Libia. Si tratta, in particolare, di Tunisia, Algeria, Egitto per il nord Africa. Per il Sahel invece, a Palermo dovrebbero arrivare anche rappresentanti di Niger e Ciad. Per la Tunisia sarà a Palermo il presidente Beji Caid Essebsi, per l’Algeria invece il primo ministro Ahmed Ouyahia. Non si sa ancora se in Sicilia l’Egitto sarà rappresentato o meno dal presidente Al Sisi. 

Presenti a Palermo anche Turchia e Qatar.Tali presenze avrebbero infastidito proprio l' Egitto essendo Ankara e Doha due importanti sponsor dei Fratelli Musulmani e quindi del movimento fortemente osteggiato da Al Sisi nel suo paese. Sarà presente anche l’inviato speciale dell’Onu per la Libia, Ghassan Salamè. Sarà lui a rappresentare le Nazioni Unite in Sicilia. 

 

Che la manovra del governo non piacesse all'Europa è ormai cosa nota. Ma dopo la bocciatura ufficiale della legge di Bilancio e la spada di Damocle della procedura di infrazione, ora la Commissione Ue taglia anche le stime di crescita dell'Italia nel 2018, portandole all'1,1% dall'1,3% previsto a luglio.

Bruxelles rivede al rialzo le stime sul deficit italiano: nel 2018 dall'1,7% previsto in primavera sale a 1,9%, per poi schizzare al 2,9% nel 2019 "a causa delle misure programmate" come reddito di cittadinanza, riforma Fornero e investimenti pubblici che "aumenteranno significativamente la spesa". Nel 2020 sfonda il tetto del 3%, raggiungendo il 3,1%. La Ue precisa che tale cifra non tiene in considerazione la clausola di salvaguardia, cioè l'aumento dell'Iva, data la "sistematica sterilizzazione".

La Commissione Ue prevede "solo un lento miglioramento" per il mercato del lavoro in Italia, e rivede leggermente al ribasso le stime della disoccupazione: dal 10,8% nel 2018 previsto la scorsa primavera si scende al 10,7%, e dal 10,6% del 2019 si cala al 10,4%, per poi arrivare al 10% nel 2020.

Su questo punto, in particolare, interviene il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, spiegando che "Le previsioni della Commissione europea relative al deficit italiano sono in netto contrasto con quelle del Governo italiano e derivano da un'analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio (DPB), della legge di bilancio e dell'andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall'Italia". Tria si dice "dispiaciuto" della "défaillance tecnica della Commissione". E aggiunge: che la "defaillance tecnica" non "influenzerà la continuazione del dialogo costruttivo con la Commissione stessa in cui è impegnato il Governo italiano. Rimane il fatto che il Parlamento italiano ha autorizzato un deficit massimo del 2,4% per il 2019 che il Governo, quindi, è impegnato a rispettare".

"A causa del deterioramento del bilancio, unito ai rischi al ribasso sulla crescita, l'alto debito italiano rimarrà stabile attorno al 131% su tutto il periodo delle previsioni" cioè 2018, 2019 e 2020. Lo scrive la Commissione Ue nelle nuove previsioni economiche autunnali. "A causa del deterioramento del bilancio, unito ai rischi al ribasso sulla crescita, l'alto debito italiano rimarrà stabile attorno al 131% su tutto il periodo delle previsioni" cioè 2018, 2019 e 2020.Le previsioni Ue tagliano il Pil italiano del 2018 da 1,3% a 1,1% e ritoccano quello 2019 da 1,1% a 1,2%. E' quanto emerge dalle previsioni d'autunno della Commissione Ue. "Dopo una crescita solida nel 2017 l'economia italiana ha rallentato nella prima metà di quest'anno per l'indebolimento dell'export e della produzione industriale. Una ripresa degli export e una maggiore spesa pubblica sosterranno la crescita moderatamente ma l'associato rischio nel deficit, assieme ad interessi più alti e considerevoli rischi al ribasso, mette in pericolo la riduzione dell'alto debito", si legge nel testo.

L'Italia si conferma ultima per crescita in tutta Europa sia per il 2018 che per il 2019 e il 2020. Con l'1,1% quest'anno, persino la Gran Bretagna nonostante le difficoltà legate alla Brexit fa meglio con l'1,3%. Nel 2019, allo stesso livello di pil dell'1,2% dell'Italia ci sarà solo Londra ma ormai sarà già fuori dall'Ue. La peggiore crescita dopo l'Italia sarà l'1,5% del Belgio, secondo con l'1,4% anche nel 2020 dietro l'1,3% italiano.

"Le prospettive di crescita sono soggette ad elevata incertezza e ad intensificati rischi al ribasso" e "le misure previste" dall'Italia "potrebbero rivelarsi meno efficaci, con un impatto minore sulla crescita", scrive la Commissione Ue nelle nuove stime economiche.

La Ue avverte anche sullo spread: "Un aumento prolungato dei tassi d'interesse peggiorerebbe le condizioni del credito delle banche e ridurrebbe ulteriormente la fornitura di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe ridurre gli investimenti privati. "In alcuni Paesi dell'eurozona altamente indebitati, soprattutto in Italia, il circolo vizioso tra banche e debito sovrano potrebbe riemergere in caso di dubbi sulla qualità e la sostenibilità dei conti pubblici, che in un ambiente di riprezzamento complessivo dei rischi e di un aumento dei costi di rifinanziamento, potrebbe sollevare preoccupazioni di stabilità finanziaria e pesare sull'attività economica". Tra gli altri rischi negativi per l'economia segnalano la guerra commerciale Usa-Cina e la Brexit.

Una "crescita sostenuta ma meno dinamica in un'incertezza elevata". Le previsioni economiche Ue d'autunno rivedono al ribasso le stime di crescita dell'eurozona per il 2019 a 1,9% dal 2% dell'estate e pronosticano 1,7% nel 2020, mentre confermano il 2,1% per il 2018 dopo il 2,4% del 2017. "Incertezza e rischi, sia interni che esterni, sono in aumento e cominciano a pesare sul ritmo dell'attività economica", avverte il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis.

l'Italia cresce lentamente secondo le stime. Eppure gli italiani sono più ricchi anche se producono meno.

A dirlo è l'Ocse, secondo cui nel secondo trimestre di quest'anno il reddito individuale è schizzato al +1,6% contro l -0,4% del primo trimestre. Cala però il pil pro capite rallenta: ora è +0,2% da +0,3% dei primi tre mesi dell'anno.

Secondo il rapporto, nei primi 9 mesi dell'anno, nell'Ocse, la crescita del Pil reale pro capite ha superato la crescita del reddito pro capite reale delle famiglie di 0,7 punti percentuali, contro i 0,5 punti percentuali dell'Italia, gli 1,2 punti della francia, gli 0,3 punti della Germania, gli 1,7 punti della Gran Bretagna e gli 0,2 punti degli Usa. Dal primo trimestre del 2010, tra le sette maggiori economie mondiali, il divario tra crescita del reddito disponibile pro capite reale e Pil reale pro capite è stato più alto nel Regno Unito (7,1 punti percentuali), mentre negli Stati Uniti e in Canada, la crescita il reddito pro capite reale delle famiglie ha superato la crescita del Pil reale pro capite rispettivamente del 3% e dello 0,3%. Anche l'Unione europea nel suo complesso ha mostrato un notevole divario negativo tra crescita reale del reddito familiare e Pil pro capite, pari al 6,8%.

Per quanto riguarda il solo secondo trimestre la crescita del reddito individuale rallenta a +0,3% da +0,7%, mentre il Pil pro capite cresce da +0,4% a +0,6%. Nell'area euro il reddito individuale avanza marginalmente rispetto al Pil pro capite: +0,5% contro +0,4%. In Germania la ricchezza individuale frena a +0,1%, contro il +1,2% del primo trimestre e il Pil pro capite cresce a +0,4%, mentre in Francia il reddito individuale s'invola a +0,5%, contro il -0,5% dei primi tre mesi dell'anno e il Pil pro capite è stabile a +0,1%. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna la ricchezza individuale cresce rispettivamente dello 0,4% e dello 0,3%, mentre il Pil pro capite accelera da +0,4% a +0,9% negli Usa e solo dello 0,2% nel Regno Unito.

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