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“Una storia della Chiesa”, di Angela Pellicciari

Riassumere in un solo libro gli oltre 2000 anni di storia della Chiesa (e quelli del suo Stato, il più antico dell'Occidente) non è affatto cosa facile, in effetti nell'impresa si sono cimentati ben pochi studiosi finora e quelli che lo hanno fatto in modo divulgativo, indirizzandosi al grande pubblico, ancora meno: colma ora la lacuna la professoressa Angela Pellicciari, storica dell'età contemporanea, che manda in libreria una agile storia della Catholica dalle origini ai giorni nostri per le edizioni Cantagalli, con cui in precedenza aveva pubblicato pure un interessante profilo critico di Martin Lutero (cfr. A. Pellicciari, Una storia della Chiesa. Papi e santi, imperatori e re, gnosi e persecuzione, Cantagalli, Siena 2015, Pp. 350, Euro 24,00). La motivazione di fondo che ispira qui il lavoro della studiosa è data da una constatazione oggettiva, tanto vera quando fu scritta per la prima volta e ancora di più attualmente, risalente alla lettera apostolica Saepenumero Considerantes (1883) di Papa Leone XIII quando questi osservando lo stato della scienza storica dei suoi tempi dichiarò che “sembra[va] essere una congiura degli uomini contro la verità” talmente tali e tanti erano i preconcetti, i pregiudizi, gli stereotipi e le falsità vere e proprie disseminate nelle ricerche storiche a danno dell'immagine della Chiesa e dei suoi rappresentanti. Così, in apertura, forse non a caso la studiosa, riprendendo una citazione di Benedetto XVI, si sofferma sul fatto che la nostra cultura occidentale, almeno fino ad oggi, sia stata il risultato storico dell’incontro fecondo realizzato tra il diritto romano e il Vangelo. Unicuique suum: “Da una parte, il grande diritto romano, il diritto naturale, la cultura naturale dell'uomo concretizzata nella cultura romana, con il suo diritto e il senso di giustizia; e dall'altra parte il Vangelo” (pag. 11) che valorizzando socialmente tanto l’uso della ragione (sulla base che il primo Lògos da cui tutto discende è proprio Cristo) quanto l’esercizio gratuito della carità si dimostrò fin dall'inizio come la Religio vera, gratificando nel profondo la sete di senso, amore ed eternità che abita nel cuore di ogni uomo: il Cristianesimo “convinceva grazie al legame della fede con la ragione e grazie all'orientamento dell'azione verso la caritas, la cura amorevole dei sofferenti, dei poveri e dei deboli, al di là di ogni differenza di condizione” (pag. 21).

Nel corso dei tempi è stata quindi la reiterata gratitudine delle popolazioni pagane - cominciando dai loro re e sovrani - verso i missionari prima e i monaci poi (si pensi ad esempio all’evangelizzazione promossa dall’irlandese San Colombano (542-615) nella sua instancabile Peregrinatio pro Christo inaugurando centri monastici – tra gli altri – a Luxeuil (Francia), Bobbio (Italia), San Gallo (Svizzera)) a fare sì che l’Europa, per esempio, diventasse un continente interamente cristiano (per inciso, si noti anche che la prima volta che viene attestata storicamente l’espressione linguistica ‘Europa’ è proprio con San Colombano, quando in una lettera del 600 diretta a Papa San Gregorio Magno questi si riferisce alla presenza della Chiesa nel continente utilizzando le parole ‘totius Europae’”). Scrive l’autrice con riferimento alla lunga stagione del Medioevo: “A cavallo del millennio tutti i popoli che hanno invaso i territori europei sono cristiani. Il fervore dei nuovi re appena convertiti, la loro gratitudine ai monaci e a Pietro che li ha inviati, fa sì che si dichiarino vassalli del Papa: così la Polonia, così l'Ungheria di Santo Stefano. A Kiev, l'immensa pianura della Rus' si converte, insieme al principe Vladimir, nel 989. Dalla seconda metà dell'undicesimo secolo anche i Normanni d'Inghilterra e di Sicilia diventano vassalli del Papa mentre Roma benedice la riconquista che gli spagnoli stanno facendo del loro territorio invaso dai musulmani” (pag. 117). Si vede insomma concretamente come le radici cristiane dell'Europa non siano un’espressione retorica romantica ma un fatto oggettivo osservabile storicamente dato dall’incontro delle rispettive culture nazionali con l’evangelizzazione promossa dalla Chiesa ai vari livelli. Ed è un fatto che rende ragione anche delle origini dei cosiddetti ‘conflitti di civiltà’ dal momento che l’invasione islamica del continente non è affatto un’idea recente: per tre secoli, dall'VIII all'XI, in pratica, gli arabi occupano e fanno razzie in Spagna, Sicilia e Provenza finché “incoraggiati dal vessillo di San Pietro, in nome e con la protezione dell'apostolo Giacomo, la cui tomba è miracolosamente ritrovata, aiutati dai cavalieri francesi, gli spagnoli strappano all'Islam gran parte della terra conquistata” (pag. 128) ma il confronto si ripeterà ancora e ancora anche più avanti, a testimonianza di una volontà di espansione ed occupazione delle milizie maomettane molto antica e dura a morire, a prescindere da tutte le valutazioni che eventualmente possono farsi sulla situazione nel tempo presente. Le pagine più belle della ricostruzione delle Pellicciari sono però senz’altro quelle dedicate ai Santi, ai tanti uomini e donne - cioè - che nel corso degli oltre 2000 anni di vicende terrene, talora complesse e controverse, vivendo sine glossa il primato della Parola divina hanno illuminato il volto della Chiesa in modo mirabile al punto da esercitare ancora oggi, a secoli di distanza, un'attrazione e un fascino senza limiti e senza confini in tutte le generazioni. Il primo è ovviamente San Francesco d’Assisi (1181-1226), il patrono d’Italia che il mondo intero c’invidia, fondatore di un ordine mendicante che farà – letteralmente – la storia della Chiesa e il padre stesso della lingua italiana dal momento che il primo componimento poetico nella nostra lingua è proprio il celebre Cantico delle creature da lui composto nel 1226. Ma, con lui, la schiera dei carismi sorti nelle varie epoche è praticamente senza fine, frutto dell'azione incessante dello Spirito Santo che in ogni tempo – perfino quando all’orizzonte sembra dominare quel mysterium iniquitatis di cui parla San Paolo nella Seconda lettera ai Tessalonicesi – assiste e rinnova la missione della Chiesa ai quattro angoli del globo suscitando sempre nuovi testimoni e maestri, spesso giovanissimi.

Dal punto di vista invece, più terreno, dello sviluppo sociale sarà ancora la Chiesa, con la forza della sua predicazione itinerante, a porre fine al dramma della schiavitù che aveva caratterizzato le epoche pagane e che riprenderà non a caso “in tutto il suo orrore dopo la conquista musulmana quando le coste dell'Europa occidentale sono flagellate dalle incursioni dei pirati islamici che riducono in schiavitù un gran numero di cristiani” (pag. 218). Sarà allora che sorgeranno, tra gli altri, l’ordine dei Trinitari (fondato dai religiosi francesi San Giovanni de Matha (1154-1213) e San Felice di Valois (1127-1212)) e l’ordine dei Mercedari (fondato da San Pietro Nolasco (1182-1256)) proprio con l’intento dichiarato di riscattare i tanti fratelli nella fede ridotti nel frattempo in schiavitù in terre lontane: una storia a dir poco toccante e clamorosa di cui oggi si sono purtroppo perse quasi completamente le tracce tanto nella memoria popolare quanto nell’immaginario collettivo, con grande danno per la comprensione anche dei fatti del presente. Ma l’attenzione della studiosa si sofferma non solo sulle grandi questioni internazionali sociali e sui loro risvolti interreligiosi ma anche sulle vicende di quei Paesi particolari, come la Polonia, che nel corso di questi 2000 anni hanno giocato un ruolo di primissimo piano nelle varie battaglie per la libertà e per la difesa della civiltà cristiana: così quando il re Jan Sobieski (1629-1696) salvò Vienna dall’assedio islamico nel 1683 e così quando il maresciallo Jozef Pilsudski (1867-1935) salvò non solo la sua Nazione ma anche l'Europa occidentale tutta dall'espansione comunista nella battaglia della Vistola a Varsavia nel 1920 contro i russi. E ancora, sempre dalla Polonia verranno tre figure che più di tante altre incideranno sulla storia tanto sociale e politica quanto religiosa del secolo scorso, tutte canonizzate: la religiosa mistica Santa Maria Elena Faustina Kowalska (1905-1938), il frate francescano San Massimiliano Maria Kolbe (1894-1941), il Papa San Giovanni Paolo II (1920-1005), tre autentici giganti dello spirito di Dio, profeti di santità e virtù per i nostri tempi attraversati da due terribili guerre mondiali (1914-1918, 1939-1945) e poi dalla pluridecennale guerra fredda (1945-1989). Capitoli a parte anche per quei Paesi di più antica tradizione cristiana e dal forte culto mariano a livello popolare, come la Spagna, la “tierra de Marìa”, o il Messico, che dopo l’apparizione all’indio Juan Diego nel 1531 della Vergine di Guadalupe – la “morenita” – nel Novecento darà origine a uno dei fenomeni più impressionanti di resistenza organizzata al processo di scristianizzazione politico e ideologico e a difesa della libertas Ecclesiae, la cosidetta ‘Cristiada’, l’epopea dei cristeros che armati di poche armi ma tanta fede combatteranno per anni praticamente da soli – tenendogli testa a lungo – contro il governo locale tirannico e oppressivo sotto ogni aspetto esponenzialmente più forte. La conclusione dell’autrice, che ricorda come dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) e ancora di più dopo la fine dell’epoca delle ideologie moderne (1789-1989) tutta la Chiesa sia impegnata in uno sforzo missionario globale – la cosiddetta ‘Nuova Evangelizzazione’ – è tratta dal Vangelo di San Marco e dal mandato missionario che il Signore affida agli apostoli prima dell’Ascensione: “'Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo ma chi non crederà sarà condannato. E questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano i serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno, imporranno le mani ai malati e questi guariranno'. [...] Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano” (pag. 349).

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