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Martedì, 18 Febbraio 2020

Si è tenuto sabato 15 febbraio a Scicli, presso Palazzo Spadaro, il Corso di alta formazione, promosso dal Comitato Regionale Sicilia per l’UNICEF, stilato nel rispetto delle linee guida del Piano d’azione nazionale.

Il Corso è stato seguito con vivo entusiasmo dai Volontari UNICEF della provincia di Ragusa, con la finalità prima di rendere più efficace l’impegno nelle attività di advocacy e di raccolta fondi.

Accolti e introdotti dal Presidente Provinciale per l’Unicef di Ragusa Elisa Mandarà, con la collaborazione della Segretaria Provinciale Rosa Di Caro, i formatori sono stati Mauro Cantoia (Trainer e Responsabile di “GENIO in 21 giorni”, sede di Catania), Vincenzo Lorefice (Presidente del Comitato Regionale Sicilia per l’UNICEF) e Ambra Picasso, (Segretaria Regionale UNICEF e responsabile Customer Care “GENIO in 21 giorni”, sede di Catania).

I lavori sono consistiti in una prima parte teorica, affrontata con grande competenza dal Presidente Regionale Lorefice e in una fase interattiva e laboratoriale, brillantemente condotta dall’esperto formatore Mauro Cantoia.

Il Piano di formazione, riservato ai Volontari delle nove province della Sicilia, prevede una formazione generale sull’UNICEF, sulla sua storia, sull’Organizzazione e sui suoi nobili fini e consiste nel formare volontari esperti, sviluppando i seguenti argomenti: comunicazione efficace, Public speaking, Team building, Leadership e Lavoro su obiettivi.

In particolare, è stata messa in risalto l’importanza fondamentale del corretto allestimento del “banchetto” UNICEF, delle modalità di approccio verso il potenziale donatore, per creare empatia, riuscire a trasferire efficacemente i valori e la mission dell’UNICEF, con esercitazioni pratiche ad hoc, allo scopo di mettere in pratica ciò che è stato affrontato in maniera teorica durante la giornata.

Si è insistito sulla conoscenza delle Campagne di mobilitazione storicamente proposte dal Comitato Italiano su tutto il territorio nazionale, finalizzate all’Advocacy e alla raccolta di fondi.

Un grande valore aggiunto alla giornata è stata la partecipazione di un nutrito gruppo di studenti delle terze classi dell’Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” di Scicli, “Scuola Amica dei bambini e dei ragazzi”, che hanno potuto vagliare con nuove consapevolezze la possibilità di entrare a far parte della grande famiglia Unicef, a sostegno dei progetti destinati a migliorare le condizioni di vita di milioni di bambini.

Il Comitato Provinciale per l’UNICEF di Ragusa gode del Patrocinio del Comune di Scicli.

A supporto del Comitato anche l’agenzia di Comunicazione MediaLive.

Un intervento curato, certosino, attento a rispettare la filologia compositiva delle strutture oggetto di attenzione. In questi termini è stato illustrato, sabato sera, in Cattedrale, a Ragusa, l’intervento di restauro dei tre portoni della facciata nel corso di una conferenza i cui lavori sono stati aperti dal parroco di San Giovanni Battista, padre Giuseppe Burrafato. Sono intervenuti, tra gli altri, il restauratore, Sebastiano Patanè, e il direttore dell’ufficio diocesano per i Beni culturali, padre Giuseppe Antoci. Alle relazioni della serata ha assistito anche il vescovo di Ragusa, mons. Carmelo Cuttitta. “Custodire il patrimonio, culturale e artistico – ha detto padre Burrafato riferendosi al restauro delle porte settecentesche grazie al lascito testamentario dell’avv. Salvatore Distefano – è nostro compito in questo tempo e compito di ogni generazione. Se riusciremo a fare ciò nel contesto di una staffetta silenziosa ma preziosa e feconda, avremo fornito un grande contributo alla storia della città di Ragusa”. Padre Antoci ha poi ripercorso gli aspetti storici delle porte che furono realizzate nel 1747 con tavolato di abete rosso proveniente dai boschi della Calabria. Porte che sono caratterizzate dalla presenza di cornici, foglie d’acanto e fiori finemente intagliati e assemblati al tavolato della struttura lignea. L’intervento si è reso necessario perché, nel corso dei secoli, i portoni hanno subito ripetuti interventi di manutenzione e revisioni cromatiche, operazioni succedutesi con maggiore frequenza quando, durante il secondo conflitto mondiale, furono eliminate le cancellate poste davanti alla faccia. Il restauratore Patanè ha spiegato che le tipologie di degrado ravvisate sono state molteplici: dal deperimento della struttura lignea causata dal perdurare all’esposizione degli agenti atmosferici stagionali, al proliferare di insetti divoratori del legno la cui presenza è stata favorita dall’indebolimento della struttura. Al fine di avere un quadro clinico più realistico possibile, sono state eseguite una serie di indagini e una mappatura dell’intero manufatto, propedeutiche all’intervento di restauro stesso. Dopo la rimozione delle vernici, è stato possibile avere la dimensione complessiva della condizione reale eliminando le manomissioni effettuate nel tempo di materiali incompatibili che erano stati applicati nella parte inferiore del portone centrale. Sono stati rimossi, tra l’altro, ferri, chiodi, viti in quantità che avevano il compito di bloccare elementi pericolanti. Un lungo listello di truciolato deformato dall’umidità rivestiva la parte battente della chiusura, celando una parte molto degradata del legno. Inoltre, sono state rilevate diffuse lacune, riempite con un impasto cementizio. “Con i nostri interventi sulle porte della Cattedrale – ha spiegato Patanè – pensiamo di avere contribuito non solo al risanamento delle stesse ma anche a mettere in luce la storia e la qualità tecnica e artistica che questi manufatti hanno portato fino a noi”. Subito dopo, si è proceduto al rito della benedizione delle porte settecentesche.

Nel corso degli ultimi anni, approfittando anche del fatto che il numero degli associati è esponenzialmente cresciuto, l’Anteas Ragusa ha promosso un calendario di gite fuori porta risultate molto apprezzate. Una serie di appuntamenti che hanno avuto uno scopo divulgativo ma anche, e soprattutto, teso a stimolare l’aggregazione e la voglia di stare assieme, di coltivare l’essere comunità. Un percorso che, anche per questa stagione, quella dell’annualità 2019-2020, sarà riproposta, a maggior ragione in un periodo in cui ci si approssima alla stagione primaverile. “In pratica – sottolinea il presidente di Anteas Ragusa, Rocco Schininà – abbiamo scelto località siciliane tra le più rinomate, a noi vicine, come Siracusa e Caltagirone, per questi momenti in cui abbiamo condiviso, assieme ai nostri associati, grazie alla presenza di guide specializzate, la conoscenza di queste splendide realtà della nostra isola in cui magari c’era già stata singolarmente la possibilità di andarci ma senza, però, approfondirne nella maniera migliore la conoscenza. Bene, cercheremo di proporre qualcosa di analogo anche per i mesi più caldi dell’anno, con una serie di iniziative che si prefiggono di proseguire lungo la stessa lunghezza d’onda quell’azione da noi portata avanti che è quella di mettere in rilievo le peculiarità distintive dei territori visitati. Siamo certi che sarà possibile, così facendo, muoverci verso quella che sembra essere l’unica strada praticabile per migliorare la socializzazione tra tutti coloro che hanno deciso di sposare la missione dell’Anteas Ragusa”.

 

 

 

 

I malati non devono essere lasciati soli. Una semplice visita può portare momenti di gioia a chi vive nella solitudine e nella sofferenza. Lo ha detto il vescovo della diocesi di Ragusa, mons. Carmelo Cuttitta, durante l’omelia della celebrazione presieduta ieri pomeriggio in Cattedrale per la XXVIII Giornata diocesana del malato. A concelebrare, tra gli altri, il direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, don Giorgio Occhipinti, che ha organizzato i momenti di preghiera, aggregazione e riflessione, il parroco della Cattedrale, don Giuseppe Burrafato, don Giuseppe Occhipinti e don Giovanni Cavalieri. La Pastorale della salute ha potuto avvalersi della collaborazione delle associazioni di volontariato che hanno fornito assistenza ai disabili e ai malati presenti. C’erano, infatti, i rappresentanti di Unitalsi, Ci Ridiamo Su con i clown e le loro bolle di sapone, Csr, Arthai e Anfass. Nel suo intervento, don Occhipinti, oltre a riportare alcuni passi del messaggio di Papa Francesco per questa speciale giornata, ha ricordato che ieri hanno preso il via le quindici visite alla Madonna di Lourdes che, per l’occasione, si terranno nella cappella dell’ospedale Giovanni Paolo II. Da sottolineare, inoltre, lo straordinario simbolo preparato dal Csr che, attraverso il convegno internazionale sul disturbo dello spettro autistico, tenutosi nei giorni scorsi a Modica, ha arricchito gli appuntamenti in preparazione alla Giornata del malato. Che, tra l’altro, attraverso uno specifico concorso rivolto agli studenti, ha già un collegamento con la Giornata del sollievo che si terrà nei prossimi mesi. “Quest’anno, poi, per la Giornata del malato – spiega don Occhipinti – abbiamo voluto utilizzare una particolare immagine che avevo disegnato decenni fa, quella di due apostoli vicini a Gesù. Quello che poggia il capo sulla spalla di Gesù è il discepolo Giovanni, l’altro Pietro. Lo sguardo di Gesù vuole rassicurare i discepoli e anche noi dai momenti difficili che tutti attraversiamo, rappresentati dall’alone scuro che ricopre le tre figure. A volte nei momenti di sofferenza ci attacchiamo a lui come Giovanni oppure ci allontaniamo un po’ nei momenti di incertezze o quando si smarrisce la speranza (tipica di alcuni malati). Gesù ci invita tutti ugualmente a lui e ci dice: Venite a me e io vi ristorerò”. E don Occhipinti aggiunge: “Lo sguardo abbassato dei due personaggi non nasconde le preoccupazioni che spesso ci turbano. L’essere vicino ai malati come Gesù in questa immagine che risale al 1991 quando l’ho disegnata esprime quello che diciamo sempre vale a dire il “Prendersi cura”. Ringrazio tutti i componenti dell’ufficio diocesano della Pastorale della salute per la splendida riuscita della giornata di ieri e anche i numerosi fedeli che hanno voluto essere presenti alla celebrazione. E’ stato un momento davvero straordinario”.

 

Un gruppo di giovani musicisti in giro, ieri pomeriggio, per le corsie e i reparti dell’ospedale Giovanni Paolo II di Ragusa. Musica anche al pronto soccorso. Più volte il gruppo si è fermato e ha incominciato a intonare melodie celebri che hanno catturato l’attenzione dei pazienti, dei familiari degli stessi oltre che dei medici e degli operatori sanitari. E’ stato un pomeriggio speciale quello di ieri che, idealmente, si è ricollegato all’iniziativa di sabato 8 febbraio quando l’associazione Cantus Novo, al termine della santa messa, ha tenuto un concerto. Ieri, l’appuntamento promosso dall’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, denominato “La cura tra le note. Musica e melodie nei reparti dell’ospedale Giovanni Paolo II”, ha rappresentato il secondo capitolo di questo viaggio musicale che ha visto per protagonisti alcuni studenti dell’istituto superiore liceo musicale Giovanni Verga di Modica diretti dal maestro Giovanni Giaquinta, lo stesso direttore di Cantus Novo. L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con l’Asp di Ragusa. “Che dire – sottolinea il direttore dell’ufficio, don Giorgio Occhipinti – una sensazione meravigliosa e speciale. Avere la possibilità di ascoltare musica suonata dal vivo, e poi in maniera così attenta e melodiosa, in un luogo dove di solito è la sofferenza a farla da padrone, ha fatto da giusto contrappunto a quella che deve essere l’attenzione di tutti nei confronti dei pazienti, di chi è malato e chi sta attraversando un momento particolare per quanto riguarda la salute. I pazienti sono persone che hanno bisogno della massima attenzione e che, soprattutto, devono essere curati con la maggiore umanità possibile. Ecco, l’umanizzazione delle cure, è questa la frontiera verso cui si protende sempre di più nel futuro. Voglio ringraziare i ragazzi e il maestro Giaquinta perché sono stati meravigliosi. Un’esperienza straordinaria che speriamo di ripetere al più presto”.

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