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Come affrontare il coronavirus. Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università di Milano, lo ripete ogni giorno in qualunque trasmissione televisiva viene chiamato. È uno dei riferimenti nazionali in questa fase di emergenza. “Ed è per questo motivo – sottolinea il direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, don Giorgio Occhipinti – che, oltre a diffondere nelle scorse ore il suo vademecum, stiamo veicolando dei consigli molto più pratici che lo stesso professore dispensa nei suoi interventi. A cominciare da quando vanno usate le mascherine. In pratica, spieghiamo quando servono: in un supermercato, al lavoro quando c’è il rischio di trovarsi non a distanza. Non vanno usate per correre da soli o mentre si cammina. Poi resta l’indicazione base: lavarsi le mani”. Pregliasco ricorda, altresì, che il virus passa per le goccioline respiratorie e dura qualche ora, ma con una carica bassa, mentre è forte nell’immediato. Un altro aspetto che merita di essere posto sotto i riflettori è quando occorre preoccuparsi, cioè quando la febbre è più alta di 37,5 gradi e lo è per più giorni con difficoltà respiratorie. Allora si può pensare a un possibile coronavirus. In più, si parla tanto di scarpe e cappotti: sono pericolosi? “Se ne parla in modo esagerato – ha spiegato Pregliasco – Una igiene generale e un’attenzione per farli arieggiare sono utili. Ma non c’è il problema. Non è la suola delle scarpe che veicola, ma ogni atteggiamento di buonsenso fa bene. Il vero nodo è non toccarsi bocca e occhi”. Il virus sulle superfici, pensiamo ai soldi, sopravvive? “Rischio impalpabile. Li gestiamo e poi ci laviamo le mani. Se rimane sulle mani e non ci lecchiamo le dita il problema non c’è”. Shopping online e non solo, più rischi sulla carta che plastica? “Hanno tempi diversi, cambia di alcune ore la sopravvivenza. Non è che su ogni scatolone qualcuno sputa sopra. La quota è bassissima. Ricordiamo, dato certo, che sono le goccioline più grosse quelle che emettiamo starnutendo e parlando a veicolare il virus. Quelle si disperdono a breve distanza e si depositano. Se c’è un luogo dove è bene stare da soli all’interno è l’ascensore”. Anche dentro casa bisogna lavarsi le mani? “Non esageriamo, ma stiamo attenti ogni volta. Se ci sono altre persone che escono spesso, se c’è un soggetto in quarantena fiduciaria, certamente sì. Se si è da soli non ci si autoinfetta. Il problema è la diffusione verso terzi”.

 

 

 

 

“In queste ore, così come era accaduto nei giorni scorsi quando, prima delle limitazioni imposte dal Dpcm, mi potevo muovere liberamente, sono tornato a informarmi, utilizzando stavolta le nuove tecnologie, sullo stato di salute di alcune delle aziende presenti sul territorio comunale di Vittoria. La situazione è a dir poco drammatica. E molte tra queste, che non hanno chiuso i battenti perché operano in quei settori che il governo nazionale ha lasciato libere di agire trattando beni di prima necessità, sono sull’orlo di una crisi e, soprattutto, fanno i conti con tutta una serie di pesanti incertezze per quanto riguarda il futuro che, tra l’altro, non dipende neppure da loro. Come finirà? Nessuno, al momento, può dirlo e anche le aziende, con tutte le incertezze del caso, navigano a vista. Una situazione, insomma, a dir poco devastante”.

E’ il segretario politico di Reset, Alessandro Mugnas, ad affermarlo manifestando la propria preoccupazione per quanto sta accadendo e per quello che rischia di verificarsi da qui a qualche giorno. “Le misure contenute nel decreto Cura Italia – aggiunge Mugnas – sono soltanto pannicelli caldi che non servono a garantire aiuti sostanziali. Serviva qualcosa di più drastico, di più coraggioso, qualcosa che fornisse davvero il senso di un sostegno che doveva essere garantito nella maniera più evidente possibile. E, invece, molte tra queste aziende si vedranno costrette a ridurre, e per di più in tempi brevi, il proprio personale, nel tentativo di limitare i costi, con ricadute occupazionali a dir poco pesanti per la nostra città. Bisognerà modificare anche i piani per la commercializzazione, perché molti mercati sono out, e più in generale ripensare tutti gli asset. Ne usciremo, come città, con le ossa rotte. Il substrato produttivo di Vittoria ne sarà profondamente modificato. Del resto, stiamo parlando di un governo nazionale che vuole dare 600 euro una tantum ai possessori di partita Iva mentre ha garantito, finora, 780 euro al mese a chi non lavora, parlo del reddito di cittadinanza, con tutto ciò esaurendo le risorse economiche a disposizione. Un governo, dunque, che, a prescindere dall’emergenza sanitaria, ha fatto di tutto per paralizzare ogni attività. Vittoria dovrà dare fondo a tutte le proprie risorse, e non sarà forse neppure sufficiente, se intende uscire in maniera decorosa e dignitosa da questa rivoluzione economica. Lo ribadiamo: nessuno può dire, al momento, che cosa ci riserverà il futuro. Le proposte possono essere parecchie e, da questo punto di vista, le associazioni di categoria hanno intercettato le varie esigenze, a cominciare da quella, indispensabile, della sospensione dei mutui e del trasferimento di alcune scadenze. Come associazione, lanciamo una proposta per aiutare la nostra città: è necessario al più presto istituire una cabina di regia sull’economia (dovrebbe farsene carico il Comune, ma sarà in grado?) per monitorare, settimana dopo settimana, che cosa succede e quali sono gli addentellati più a rischio. Dobbiamo farci trovare preparati quando l’ondata delle problematiche occupazionali ci travolgerà. E’ necessario, tutti assieme, studiare dei provvedimenti tagliati su misura per la nostra città. E’ un passo essenziale da compiere per garantirci un futuro”.

 

Sana, genuina ma soprattutto golosa. Anche la cucina vegetale ha il suo fascino. E proprio ieri, all’Istituto Professionale Alberghiero “Principi Grimaldi” di Modica, è partito il primo modulo del progetto formativo coordinato dal prof. Giovanni Roccasalva con ospite speciale, la cuoca Anna Gioia Gaglianò, componente della Federazione Italiana Cuochi e promotrice dell’associazione “Gioia in Cucina”. Gli studenti dell’istituto modicano hanno subito apprezzato le prime indicazioni fornite durante la lezione ai fornelli e che serviranno a carpire i segreti per avere successo, nel proprio futuro lavorativo, anche nel campo della cucina vegetale. Tra chi sceglie ideologicamente o per motivi salutistici di essere vegano e quella fetta di popolazione che scopre di avere delle intolleranze (come quelle al lattosio e al glutine), la cucina vegetale si sta facendo sempre più spazio dinnanzi ad una domanda crescente. Di contro, invece, i ristoranti non sono ancora ben attrezzati e non rispondono in modo adeguato. Da qui la necessità di formare i futuri cuochi con una serie di moduli che permetteranno di approfondire le varie tematiche attraverso il progetto pilota avviato a scuola.

“I ragazzi impareranno a realizzare i formaggi vegetali, la pasta senza glutine e senza uova, i dolci senza uova e senza burro, i dolci senza zucchero per una pasticceria salutistica – spiega la docente Anna Gioia Gaglianò - Una cucina necessaria perché la popolazione vegana aumenta così come aumentano le persone che sono intolleranti, come ad esempio i celiaci. Molto spesso, ancora oggi, la ristorazione non riesce a soddisfare pienamente queste esigenze più particolari, eppure con poco è possibile preparare piatti anche elaborati in grado di soddisfare i clienti”.

Il corso mira dunque a spiegare agli studenti come gestire la cucina del ristorante per raggiungere questi obiettivi, prevedendo ad esempio una linea di preparazione separata per gli alimenti senza glutine oppure avviando tutte le metodologie necessarie per realizzare piatti che siano anche belli da vedere oltre che buoni da mangiare, pur in assenza di alcuni ingredienti.

“La collaborazione avviata con la Gaglianò permette di sviluppare cinque moduli formativi per incrementare le conoscenze degli studenti in fatto di alimentazione vegetale – spiega il docente interno Giovanni Roccasalva – Abbiamo già iniziato con il primo modulo a cui seguiranno, al rientro a scuola, gli altri appuntamenti dedicati all’autoproduzione di formaggi e latte vegetale, poi la pasticceria vegana e salutistica, gli estratti di succo e la cucina con gli scarti e finiremo con la cucina senza glutine in modo da offrire ai nostri allievi un quadro completo”. Il primo modulo ha permesso di imparare a realizzare degli ottimi ravioli freschi senza uova, ripieni di formaggio vegetale e spinaci, oltre a preparare polpette di legumi e verdure, la maionese vegana senza uova e la “farittata”, una speciale frittata fatta con farina di ceci.

Uno scavo archeologico diventa un progetto di integrazione. I giovani richiedenti asilo ospiti della comunità di accoglienza “Nostra Signora di Gulfi” lavorano insieme a studenti e dottorandi dell’università di Bologna, nella zona di contrada San Nicola – Giglia, dove è venuta alla luce una necropoli  del 3° - 4° secolo dopo Cristo. Gli scavi condotti negli ultimi mesi hanno portato alla scoperta di più di 110 tombe, di cui alcune bisome (con sepolture doppie o bisome), ma anche un ricco corredo funerario che fa intravvedere la presenza nella zona di una comunità ricca e di abitanti di ceto sociale elevato.

La cooperativa Nostra Signora di Gulfi, proprietaria dell’area e che gestisce uno dei progetti di accoglienza Sprar/Siproimi del comune di Chiaramonte, ha stipulato una convenzione con il comune, con la Sovrintendenza ai beni Culturali di Ragusa e con l’Università di Bologna, che sta conducendo gli studi scientifici, storici, antropologici e di genetica per conoscere abitudini e stili di vita degli antenati di 1700 anni fa. Antropologi e genetisti cercheranno elementi che possano consentire di studiare la struttura corporea e ossea, il tipo di alimentazione, il tipo di lavoro svolto. In un caso si sta tentando di ricostruire un volto. Si è appurato che gli inumati avevano un’altezza media notevole, forse superiore alla media di quel periodo.

La convenzione, un esempio di collaborazione tra istituzioni pubbliche e il cosidetto “privato sociale”, assume un grande rilievo, specie se si considera che questa volta i migranti richiedenti asilo collaborano per un importante scavo archeologico. Per questo, sono state attivate delle borse lavoro in collaborazione con la Sovrintendenza.

La zona archeologica di contrada Giglia era nota anche nei secoli passati ed alcuni archeologi, tra cui Paolo Orsi, si erano occupati della zona. Ma, al di là di ciò che era conosciuto (e che si supponeva fosse di epoca bizantina) ora sta vendo alla luce qualcosa prima impensato. La datazione delle tombe, dei corredi funerari (piatti, monili, anelli, uno spillone, un piccolo lekytos) è certamente antecedente e tradisce la presenza nella zona di un abitato di cui finora non si aveva notizia. Sono stati rinvenuti sarcofaghi litici di pregevole fattura e numerose fosse terragne scavate nella terra e chiuse con grosse lastre con pietra di inzeppamento e argilla.

I risultati dei lavori di questi mesi sono stati presentati a Bologna nel corso del convegno “Archeologia negli Iblei tra ricerca e integrazione”, promosso dai Dipartimenti di Beni Culturali e Storia, Culture e civiltà dell’ateneo bolognese.

Il convegno, coordinato dai docenti Salvatore Cosentino e Isabella Baldini, dell’Università di Bologna, ha visto la presenza, tra i relatori, del cardinale Matteo Zuppi, del soprintendente ai Beni culturali di Ragusa, Giorgio Battaglia, dell’archeologo Saverio Scerra, del sindaco di Chiaramonte, Sebastiano Gurrieri, del presidente della cooperativa “Nostra Signora di Gulfi”, Gianvito Distefano. C’erano anche i tecnici della Maurel Prom Italia ed i ricercatori dell’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, antropologi e genetisti che ora stanno conducendo gli studi sui resti umani.

Nel corso del convegno, il cardinale Zuppi ha avuto parole di apprezzamento per il lavoro svolto dalla cooperativa e per l’esempio di collaborazione positiva per la vita della comunità locale, affermando il valore dell’identità, dell’integrazione, della legalità.

Nell’area di scavo è stato allestito un sistema di videosorveglianza e sistemi di sicurezza per impedire ingressi indesiderati.

«La collaborazione tra il pubblico e il privato sociale, che noi rappresentiamo – spiega il presidente della Nostra Signora di Gulfi, Gianvito Distefano - offre un servizio agli studi storici e scientifici ed alla nostra comunità. Ringrazio il cardinale ed i partner del progetto (il comune, la Sovrintendenza, l’Università di Bologna) per il sostegno e la fiducia».

Si è tenuto sabato 15 febbraio a Scicli, presso Palazzo Spadaro, il Corso di alta formazione, promosso dal Comitato Regionale Sicilia per l’UNICEF, stilato nel rispetto delle linee guida del Piano d’azione nazionale.

Il Corso è stato seguito con vivo entusiasmo dai Volontari UNICEF della provincia di Ragusa, con la finalità prima di rendere più efficace l’impegno nelle attività di advocacy e di raccolta fondi.

Accolti e introdotti dal Presidente Provinciale per l’Unicef di Ragusa Elisa Mandarà, con la collaborazione della Segretaria Provinciale Rosa Di Caro, i formatori sono stati Mauro Cantoia (Trainer e Responsabile di “GENIO in 21 giorni”, sede di Catania), Vincenzo Lorefice (Presidente del Comitato Regionale Sicilia per l’UNICEF) e Ambra Picasso, (Segretaria Regionale UNICEF e responsabile Customer Care “GENIO in 21 giorni”, sede di Catania).

I lavori sono consistiti in una prima parte teorica, affrontata con grande competenza dal Presidente Regionale Lorefice e in una fase interattiva e laboratoriale, brillantemente condotta dall’esperto formatore Mauro Cantoia.

Il Piano di formazione, riservato ai Volontari delle nove province della Sicilia, prevede una formazione generale sull’UNICEF, sulla sua storia, sull’Organizzazione e sui suoi nobili fini e consiste nel formare volontari esperti, sviluppando i seguenti argomenti: comunicazione efficace, Public speaking, Team building, Leadership e Lavoro su obiettivi.

In particolare, è stata messa in risalto l’importanza fondamentale del corretto allestimento del “banchetto” UNICEF, delle modalità di approccio verso il potenziale donatore, per creare empatia, riuscire a trasferire efficacemente i valori e la mission dell’UNICEF, con esercitazioni pratiche ad hoc, allo scopo di mettere in pratica ciò che è stato affrontato in maniera teorica durante la giornata.

Si è insistito sulla conoscenza delle Campagne di mobilitazione storicamente proposte dal Comitato Italiano su tutto il territorio nazionale, finalizzate all’Advocacy e alla raccolta di fondi.

Un grande valore aggiunto alla giornata è stata la partecipazione di un nutrito gruppo di studenti delle terze classi dell’Istituto Comprensivo “Don Lorenzo Milani” di Scicli, “Scuola Amica dei bambini e dei ragazzi”, che hanno potuto vagliare con nuove consapevolezze la possibilità di entrare a far parte della grande famiglia Unicef, a sostegno dei progetti destinati a migliorare le condizioni di vita di milioni di bambini.

Il Comitato Provinciale per l’UNICEF di Ragusa gode del Patrocinio del Comune di Scicli.

A supporto del Comitato anche l’agenzia di Comunicazione MediaLive.

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