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Sabato, 25 Marzo 2017

Una scultura che rappresenta mirabilmente una farfalla poggiata su un fiore ma che racconta moltissimo altro. E’ quella che da oggi è possibile ammirare in tutta la sua bellezza ed unicità presso la Casa delle Farfalle di Modica. Realizzata dal maestro scultore  Sergio Cimbali che da anni da oggetti ormai in disuso, destinati alle discariche perché rotti o non più perfettamente funzionanti, ricava le sue preziose opere, in collaborazione con Amedeo Fusco. L’opera finanziata da Ecodep, sponsor della Casa delle farfalle, ed azienda che eroga in tutta Sicilia servizio di smaltimento rifiuti speciali, smaltimento rifiuti pericolosi e non pericolosi, è stata inaugurata stamane alla presenza del Sindaco della città, Ignazio Abbate, del rappresentante dell’azienda Daniele Morando e di numerosi alunni delle scuole in visita presso la casa. Si è trattato di un breve ma particolarmente intenso momento, anche perché fortememnte educativo vuole essere il messaggio che, con questa scultura, Ecodep e la Casa delle farfalle vogliono lanciare ai fruitori della Casa delle farfalle ed al pubblico in generale. L’ambiente va rispettato a cominciare dai piccoli gesti: è importante quindi prestare attenzione a ciò che conferiamo in discarica che potrebbe avere un impatto fortemente negativo per il nostro ambiente.

Una scultura dunque per riflettere e per educare. “Dal “brutto” si è riusciti a creare del “bello” ma non dobbiamo dimenticare, chiosa Daniele Morando, a margine della inaugurazione, che spesso il brutto rimane tale e deturpa il nostro habitat”.

Sarà possibile ammirare la scultura visitando la casa delle farfalle di Modica. Per informazioni invece sulle visite alla Casa delle Farfalle contattare i numeri telefonici 3357878895 – 3927691183. Orari di apertura della casa: lunedì: 9:00 - 13:00; dal martedì al venerdì: 9:00 - 13:00 / 15:00 - 19:00; sabato, domenica e festivi: 9.00 -20.00.

L’entusiasmo e la devozione. Sono gli elementi distintivi che hanno caratterizzato, domenica scorsa, le due processioni, quella mattutina e quella serale, dei solenni festeggiamenti in onore di San Giuseppe a Giarratana. Il primo corteo, dopo la spettacolare uscita dalla chiesa Madre, contrassegnato dal lancio colorato di “nzaireddi”, si è snodato per le viuzze dell’antico quartiere del centro montano, animando in maniera molto suggestiva l’intera zona da cui è possibile ammirare tutto il paesaggio circostante. Il simulacro del Patriarca con Gesù Bambino, condotto dai portatori, ha reso poi onore alla chiesa di San Bartolo dove è ospitato il simulacro del Patrono. Ad accompagnare la processione il corpo bandistico “Vincenzo Bellini” di Giarratana che già in mattinata aveva reso effervescenti, con una serie di esecuzioni musicali, le vie del paese mentre, subito dopo, in piazza, aveva tenuto un miniconcerto di marce sinfoniche. In serata, poi, l’altra processione, anche questa molto seguita dai fedeli, conclusasi con la riposizione del simulacro nell’altare maggiore. Don Mariusz Starczewski, parroco della chiesa Madre intitolata a Maria Santissima Annunziata e a San Giuseppe, con il vicario parrocchiale don Giovanni Piccione, ha puntato l’attenzione, durante la celebrazione delle funzioni religiose domenicali, sulla figura del Patriarca che possiede in pieno l’autenticità della paternità umana, della missione paterna nella famiglia. “Ecco perché – ha detto don Mariusz – ancora una volta la nostra comunità parrocchiale si affida alla paterna protezione di San Giuseppe”. In luce anche un altro aspetto, quello concernente le situazioni familiari in cui, per vari motivi, manca la pace, manca l’armonia, manca il perdono. “San Giuseppe – ha spiegato ancora il parroco – è stato chiamato da Dio a servire direttamente la persona e la missione di Gesù mediante l’esercizio della sua paternità: proprio in tale modo egli coopera nella pienezza dei tempi al grande mistero della redenzione ed è veramente ministro della salvezza come recita san Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica Redemptoris custos”. E’ stato inoltre sottolineato il modo positivo in cui i fedeli si accostano al simulacro. Lo contemplano e, allo stesso tempo, gli inoltrano delle richieste perché ciascuno ha le proprie difficoltà. E il simulacro sembra quasi volere rispondere alle numerose suppliche che arrivano. Alla solenne celebrazione di domenica mattina erano presenti anche le autorità civili cittadine. I festeggiamenti sono stati sostenuti anche dall’ente di formazione Jobbing Centre Ragusa che, proprio in riferimento a occasioni del genere, ha deciso di appoggiare le iniziative che puntano a fare rivivere appieno la tradizione. Come sempre, l’allestimento degli altarini da parte dei più piccoli ha riscosso uno straordinario successo. Quello più visitato è stato promosso dall’istituto comprensivo Luigi Capuana nella sede della scuola primaria. E’ stato possibile, grazie alla disponibilità delle famiglie degli alunni, mettere in evidenza la grande devozione che l’intera comunità nutre nei confronti del Patriarca. Nella serata di domenica, dopo il rientro della processione nella chiesa Madre, c’è stata la riposizione del simulacro di San Giuseppe nell’altare maggiore. I fuochi pirotecnici sono stati realizzati dalla ditta Elia Fireworks di Giarratana.

Si è conclusa con successo di pubblico e di autori la terza edizione di “Lib(e)ri a Ragusa”. Ben 27 i libri presentati e 12 le case editrici locali presenti.  Una rassegna ancora giovane in cui però non sono mancati gli approfondimenti sulla storia del territorio e sugli aspetti sociali e di attualità che lo caratterizzano.  Il bilancio degli organizzatori è quello di una crescita complessiva per una proposta innovativa che si migliora di anno in anno, segno che la città sta percependo come suo questo evento. La partecipazione avuta in tutte e quattro le giornate è stata ben avviata dall’apertura di questa edizione che ha visto una Camera di Commercio stracolma per la proposta musicale di Alfio Antico e si è riconfermata nei vari appuntamenti ed infine ieri sera, alla libreria Paolino, dove la chiusura dell’evento 2017 è stata affidata al cantautore Carlo Muratori che ha presentato il suo cd-book “Dies irae”, edizioni Le Fate, in anteprima assoluta.
“L’elemento di crescita - afferma Giorgio Massari a nome del Comitato “Lib(e)ri a Ragusa”- è stato il fatto che abbiamo presentato i libri in una maniera inusuale e creativa con il coinvolgimento di più voci e di più livelli artistici. Al teatro della  Badia, per esempio, c’è stato anche un momento di spettacolo, a cura del regista Gianni Battaglia, in cui con la rappresentazione del Dramma Sacro di Vittoria, Patrimonio dell’Unesco, teatro, parole e musica si sono sposati e così anche per altre presentazioni. Credo che questo sia un percorso iniziato che ha ancora una lunga storia davanti. Una città che legge migliora se stessa ma una città che si legge, come abbiamo fatto noi offrendo editori ed autori locali, ha la possibilità di vedere qual è la sua identità, quindi di conoscersi”. Sabato sera molto partecipato l’omaggio che la rassegna ha voluto fare a padre Mario Pavone, parroco ma soprattutto grande studioso e uomo di cultura, ad un anno dalla sua scomparsa.

Ieri, domenica, per la quarta giornata, si sono registrate ampie presenze nelle librerie, come alla Flaccavento per la presentazione de “I grani antichi siciliani”, edito Le Fate, e alla Paolino dove si è registrato il sold out per la presentazione di Carlo Muratori che ha deliziato tutti con la sua “Cantata”, ovvero un  canto-racconto  su testo  dei cantastorie del ‘700, dedicato agli eventi catastrofici che sconvolsero la Sicilia del tempo, dal terremoto del 1693 all’eruzione dell’Etna. Ancora una volta, quindi, per questa terza edizione una mescolanza di arti tra cui la recitazione e la musica in un connubio perfetto con la storia. Da un’ulteriore analisi di questa edizione si è potuto constatare che Ragusa è una città vitale che legge ed che ha sete di lettura ed il libro la aiuta a migliorarsi in tali necessità.  Non a caso alla Sala Borsa della CamCom in via Natalelli è stata allestita anche la mostra-mercato del libro ibleo. Gli editori locali in mostra sono stati Baglieri Editrice, Cirs Ragusa, Kromato Edizioni, La Fiaccola, Le Fate, Libreria Paolino, Operaincertalibri, Periferie Edizioni, Edizioni Sicilia Punto L, Società Santacrocese di Storia Patria, Editrice Sion, Associazione Culturale Edizioni Utopia. La rassegna culturale nasce da un comitato spontaneo composto da uomini di cultura ed editori locali: Sonia Baglieri, Giorgio Chessari, Emanuele Cavarra, Giuseppe Cultrera, Pino Digrandi, Giovanni Distefano, Saro Distefano, Giorgio Flaccavento, Vincenzo Giompaolo, Pippo Gurrieri, Daniela La Licata, Giorgio Massari e Rosario Ruggieri. “Lib(e)ri a Ragusa” ha avuto il  della Camera di Commercio di Ragusa, del Comune di Ragusa, della Banca Agricola Popolare di Ragusa e di vari sponsor privati.

 

 

Un incontro finalizzato ad aiutare i genitori che hanno perso i figli o per incidenti stradali o per una malattia o per suicidio, talvolta anche per omicidio. “Incontrarsi, condividere, guarirsi. Insieme per chi soffre il dolore della perdita di un figlio” è stato il tema dell’iniziativa tenutasi ieri, per tutta la giornata, nei locali parrocchiali della chiesa San Pio X di viale Europa a Ragusa. Per l’occasione, si è registrata l’eccezionale presenza di padre Arnaldo Pangrazzi, professore di Teologia pastorale sanitaria e supervisore del Clinical pastoral training al “Camillianum” di Roma. Lo staff organizzativo dell’iniziativa è stato formato da don Giorgio Occhipinti, direttore dell’ufficio diocesano per la Pastorale della salute, don Gianni Mezzasalma, assistente spirituale, Agata Pisana, assistente psicologico, Giuseppe e Giusy Leggio (coppia-guida), Franco e Silvia Trigona (coppia-guida) con Paolo e Rosa Maria Criscione (coppia-guida). “Cerchiamo di fare affrontare ai genitori – ha sottolineato padre Pangrazzi – questa ferita tragica che ha attraversato la loro vita. Molti genitori vivono questa esperienza come un vuoto per il loro futuro. Cerchiamo di fornire degli spunti per guarire il cuore ferito. Una modalità proposta in questo cammino di guarigione è la condivisione, l’incontro con altri genitori feriti, in modo che il loro dolore non sia assolutizzato, in modo che ascoltino altri racconti e sappiano porsi nel ruolo talvolta degli aiutati, talvolta degli aiutanti, in altre occasioni anche in quello dei feriti piuttosto che in quello dei guaritori. Abbiamo anche suggerito dei passi concreti, un decalogo per offrire degli spunti a cui le persone possano fare riferimento oltre che dare un quadro su quello che è il lutto dal punto di vista fisico ma anche su come avvertiamo che il nostro corpo è in lutto dal punto di vista mentale, sociale e psicologico. Auspichiamo che attraverso queste informazioni le persone possano tornare alle loro case con degli spunti in più per illuminare il loro cammino verso il futuro”. Aggiunge l’assistente psicologico Agata Pisana: “Dopo qualche mese di pausa, abbiamo ricominciato questo percorso con una formula nuova che ci ha impegnato per tutta la giornata. Questo per fare in modo che si possa avere più tempo per condividere ed elaborare quanto più possibile reciprocamente”. Don Occhipinti, inoltre, sottolinea: “Quando si fa l’esperienza della scomparsa di una persona cara è come se qualcosa si fosse rotto dentro di noi. Per risanare la ferita occorre molta disponibilità umana e spirituale al fine di elaborare positivamente il cordoglio. E un ruolo molto importante in questo percorso, occupa, come abbiamo avuto modo di constatare, la comunità. Questo percorso che stiamo cercando di portare avanti, anche se molto complesso, merita, dunque, grande attenzione”.

Lo sprint, la verve è quella di oltre quarant’anni fa. Quando questo stesso lavoro teatrale fu proposto, per la prima volta, al cine Marino di via Carducci. Sembra che il tempo non passi mai per il Piccolo Teatro Popolare di Ragusa che, nello scorso fine settimana, ha portato in scena, con grande successo di pubblico, una di quelle opere “monumentali” che resta impressa nella memoria collettiva come “L’eredità dello zio canonico”. La regia di Giovanni Dimartino ha saputo fornire l’adeguato adattamento, calandola nella realtà territoriale iblea, al celebre testo di Antonino Russo Giusto che, per gli intrecci relazionali dei vari personaggi, per la loro peculiare caratterizzazione e per i modelli sociali proposti che si prestano a facili identificazioni, ha saputo coinvolgere il pubblico che, non a caso, è riuscito a farsi coinvolgere dall’inizio alla fine della divertente storia raccontata. E’ andata in scena, insomma, una tipica commedia delle gag, delle situazioni grottesche e paradossali ora patetiche ora comiche che ha saputo rappresentare, con grande attenzione, un’epoca attraverso le vicende di una famiglia, quella del personaggio di Antonio Favazza interpretato da Antonino Marù, della loro vita quotidiana, in cui sono evidenziati le viltà, le miserie dell’animo umano in cui prevalgono l’avarizia, il possesso della roba, il servilismo, l’avidità, la rivalità soprattutto tra parenti. E, come se non bastasse, anche la vocazione al piangersi addosso e al mutare atteggiamento per opportunismo e tutti quegli aspetti ambigui che sovrintendono sulle relazioni umane fino ai toni tragici e grotteschi o decisamente comici. Il nipote del canonico, morto lo zio, si aspetta l’eredità, anche perché ha dedicato la sua vita a quella del congiunto, ma per un banale ritardo nella consegna di un plico si scatena tutta una serie di equivoci ed incomprensioni che rappresentano il contenuto pregnante della rappresentazione. Alla fine tutto sarà chiarito ma prima la girandola degli equivoci intratterrà il pubblico in maniera spiritosa e ironica. Il Piccolo Teatro Popolare ha messo in scena la commedia in questione per la prima volta nel 1975. E’ stata poi riproposta nel 1993 e, adesso, nell’attuale stagione teatrale. Rivivere un personaggio a distanza di anni, per un attore, vuol dire anche e soprattutto verificare la propria crescita professionale. La rappresentazione sarà nuovamente riproposta sabato 25 marzo alle 21 e domenica 26 marzo alle 18,30 sempre al teatro Leader di via Asia, angolo via Ettore Fieramosca, di fronte al supermercato Eurospar.

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