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Venerdì, 17 Gennaio 2020

Dalle 7 di questa mattina è in corso lo sciopero di 24 ore indetto da Fim, Fiom e Uilm nello stabilimento siderurgico di Taranto e negli altri siti del Gruppo ArcelorMittal. Decine di lavoratori dell'appalto sono in presidio nei pressi della portineria imprese. E, secondo quanto si apprende da fonti sindacali, il premier, Giuseppe Conte, è atteso nel pomeriggio a Taranto

Presenti anche lavoratori diretti e rappresentanti sindacali. I metalmeccanici chiedono "all'azienda l'immediato ritiro della procedura di retrocessione dei rami d'azienda e al governo di non concedere nessun alibi alla stessa per disimpegnarsi, ripristinando tutte le condizioni in cui si è firmato l'accordo del 6 settembre 2018 che garantirebbe la possibilità di portare a termine il piano Ambientale nelle scadenze previste".

Fim, Fiom e Uilm sostengono che "la multinazionale ha posto delle condizioni provocatorie e inaccettabili e le più gravi riguardano la modifica del Piano ambientale, il ridimensionamento produttivo a quattro milioni di tonnellate e la richiesta di licenziamento di 5mila lavoratori, oltre alla messa in discussione del ritorno a lavoro dei 2mila attualmente in Amministrazione straordinaria".  

A Taranto la vita o la morte del governo. Sull'ex Ilva i giallorosa di fatto si giocano tutto con il premier Giuseppe Conte che, dopo mesi, dal salotto di Bruno Vespa, fa una sorta di appello pubblico che chiama a raccolta tutti per salvare lo stabilimento pugliese. E' un appello che il capo del governo fa soprattutto alla maggioranza e che forse, non riguarda solo l'ex Ilva ma è destinato all'intero esecutivo.

Il blitz televisivo di Conte avviene dopo che, in mattinata, il premier vede il presidente Sergio Mattarella. La preoccupazione per l'ex Ilva, al Quirinale, è palpabile, come lo è sempre con crisi aziendali di questa dimensione che investono il tema chiave dell'occupazione. E, per questo, Mattarella, senza entrare nel merito della strategia da intraprendere, chiede a Conte di fare il massimo e con tempi rapidi. In gioco c'è la vita di migliaia e migliaia di famiglie. Una strategia, a Palazzo Chigi, sembra comunque delinearsi in queste ore. La trattativa con ArcelorMittal al momento non c'è. 

E nel governo non c'è neanche la volontà a piegarsi alla multinazionale. L'unica concessione sottolineata dal premier resta lo scudo penale ma, nella vertenza specifica, l'argomento non è decisivo. Per questo a Palazzo Chigi si preparano al peggio: ad una battaglia legale epica e all'arrivo di nuovi commissari che, attraverso dei prestiti-ponte, traghettino l'ex Ilva nel periodo della non facile ricerca di una nuova cordata.

Con un'idea che avanza nella maggioranza: nazionalizzare. Per Italia Viva non sarebbe un tabù, per il M5S sarebbe una soluzione. Per Conte è una delle alternative. Con due appendici non di poco conto: il sì dell'Europa, tutt'altro che scontato; il peso dell'eventuale operazioni sui conti pubblici. 

Peso sul quale, anche al Mise, si dicono pessimisti. Attorno a Palazzo Chigi è scattato lo stato d'allerta. Il governo latita sulla manovra e nel Pd aumentano le spinte interne di chi vuole una rottura subito dopo la finanziaria e prima, quindi, del voto in Emilia-Romagna. Voto che, è la convinzione di chi spinge per la crisi, se perdurasse lo status quo potrebbe essere catastrofico per i Dem. Alcune fonti Pd addebitano queste spinte a Nicola Zingaretti e al suo vice Andrea Orlando anche se, pur dicendosi stanco di "furbizie", il segretario nega qualsiasi strappo. Uno strappo che potrebbe tuttavia prodursi sullo scudo penale, che il Pd vuole per agevolare la battaglia con A.Mittal e anche in vista di future operazioni industriale.

Sul tema c'è il "no" di Luigi Di Maio. Il capo politico si ritrova con il M5S a un passo dall'implosione. Non può e soprattutto non vuole forzare sul ripristino dello scudo penale, inviso ad una cospicua parte dei gruppi e, comunque, storicamente bocciato dal Movimento. Se il tema si porrà come decisivo per l'ex Ilva o per la sorte del governo Di Maio lascerà che siano i gruppi a decidere ma per ora, per lui, lo scudo non è dirimente. Di certo, nel M5S, siamo alla resa dei conti. Non a caso Roberto Fico, nei panni del pompiere, assicura l'unità del Movimento nei momenti chiave. Non a caso Davide Casaleggio, messo nel mirino dal dissenso interno, nel pomeriggio compare alla Camera e poi al Senato. Vede alcuni parlamentari e non è escluso un faccia a faccia con Di Maio. Il leader del M5S, nelle prossime ore, vedrà i direttivi dei gruppi e, probabilmente, martedì tutti i deputati e i senatori.
 

Sarà un primo assaggio del grande bivio che si pone davanti al M5S e al governo: cementare un'alleanza stantia o abbandonarsi all'Armageddon che da giorni attende Matteo Salvini.
   
"Il Governo parla di allarme rosso ma non ha una idea precisa di cosa fare. L'azienda, tenendo fede a quanto scritto nella lettera di recesso, sta portando gli impianti al minimo della capacità di marcia. In queste condizioni entro fine mese ci sarà lo stop totale, compreso l'Afo2. Bisogna intervenire presto", dice all'Ansa il segretario generale della Uilm di Taranto, Antonio Talò, di rientro in città dopo aver partecipato ieri sera al tavolo di crisi convocato dal premier Giuseppe Conte. 

Intanto sottolinea il quotidiano il Giornale : il paragrafo 27.5? “Nel caso di una sentenza definitiva o esecutiva – riporta La Verità, che ha avuto accesso al contratto - non sospesa negli effetti ovvero con decreto del Presidente della Repubblica anch' esso non sospeso negli effetti, ovvero con o per effetto di un provvedimento legislativo o amministrativo non derivante da obblighi comunitari, sia disposto l' annullamento integrale del decreto del presidente del Consiglio dei ministri () ovvero nel caso in cui ne sia disposto l' annullamento in parte tale da rendere impossibile l' esercizio dello stabilimento di Taranto, () entro il termine di 15 giorni () ha il diritto di recedere dal contratto attraverso una comunicazione scritta”.

Detto in modo più semplice, nell’accordo con ArcelorMittal c’era un chiaro diritto di recesso da parte dell'affittuario nel caso in cui il governo avesse modificato il quadro normativo. I giallorossi lo hanno fatto, hanno soppresso lo scudo legale, e adesso la multinazionale è pronta a fare le valige affidandosi alla clausola ben presente nello stesso accordo. Quando Conte punta il dito contro il gruppo franco-indiano e lo accusa di non onorare il contratto perché sono cambiate le condizioni di mercato, sta solo combattendo contro i mulini a vento. Probabilmente le cose stanno come dice il premier, ma il governo giallorosso ha servito ad ArcelorMittal un assist a porta vuota per comportarsi, legittimamente da contratto, proprio in questo modo.  

Giuseppe Conte, secondo il quotidiano senza se e senza ma, ha accusato ArcelorMittal di scappare da Taranto. Secondo: esisteva un contratto di affitto messo nero su bianco tra il governo e l’affittuario, che si rivelerà poi essere lo stesso gruppo franco-indiano. Terzo: l’esecutivo aveva promesso ai nuovi proprietari dello stabilimento uno "scudo legale", poi tolto di mezzo e soppresso lo scorso ottobre con il dl salva imprese proposto dal Movimento 5 Stelle e approvato dalla maggioranza.

A questo punto è fondamentale unire i punti sopra citati e unirli con quanto riportato dal quotidiano La Verità riguardo l’accordo stipulato tra le parti. In particolare, il contratto d’affitto presenta un paragrafo che sbugiarda Conte. Si tratta del 27.5, in cui si sottolinea come eventuali modifiche legislative non europee possano rendere nullo il contratto in essere. Nel nostro caso le modifiche ci sono state eccome (il dl salva imprese), e rispondono alla caratteristica di non provenire da Bruxelles. In altre parole, è il governo che si è scavato la fossa con le sue stesse mani, addebitando poi la colpa ad ArcelorMittal.  

Il gruppo indiano Jindal, inatnto, nega un interesse per gli asset dell'ex Ilva, dopo la ritirata di ArcelorMittal. "Smentiamo con forza" si legge in un tweet postato sul canale Twitter del gruppo, le indiscrezioni di stampa secondo cui "Jindal Steel & Power potrebbe rinnovare il suo interesse per l'acciaieria di Taranto".  Oggi sciopero di 24 ore negli stabilimenti ArcelorMittal di Taranto.



L’attività di ricerca di INGM ha avuto inizio nel 2007 e oggi prosegue all’interno del campus dello storico Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. Da allora ad oggi la Fondazione ha ottenuto importanti risultati scientifici nell’ambito della comprensione dei meccanismi di regolazione dell’espressione genica e delle interazioni tra sistema immunitario e cellule tumorali. Per questi motivi INGM si pone come polo di eccellenza della ricerca biomedica, a livello nazionale ed internazionale.

Intanto sta per alzarsi il sipario su “Salotto Invernizzi”, affermato appuntamento milanese dedicato all’approfondimento culturale sul futuro, la scienza e la tecnologia. Lunedì 18 novembre, dalle 17.00 alle 19.00, presso l’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare “Romeo ed Enrica Invernizzi” di Milano, si aprirà il sipario su “Salotto Invernizzi”, giunto alla sua terza edizione.

Quale sarà la situazione del nostro Paese nel prossimo decennio? Che futuro stiamo costruendo per i nostri giovani? Come ricerca scientifica e innovazione tecnologica possono aiutare a cogliere maggiori opportunità? Questi i temi affrontati.

Il rapporto tra scienza e tecnologia, infatti, si fa sempre più decisivo. Secondo McKinsey & Company e il suo istituto di ricerca economica McKinsey Global Institute, ad esempio, si stima che, nel prossimo decennio, l’economia italiana potrebbe essere destinata a crescere di ben 228 miliardi di euro, ovvero il 13% del PIL, grazie all’innovazione e, in particolar modo, all’intelligenza artificiale. Ovviamente, non si tratta di una strada segnata, ma di un’opportunità da saper cogliere.

Dunque, come sarà l’Italia nel 2030?  «Spero sia un paese migliore, che avrà capito l’importanza d misurarsi continuamente con gli altri, come fanno tanti ricercatori e scienziati italiani che ogni giorno lavorano insieme ai loro colleghi di altri paesi e di altri continenti per conseguire scoperte e risultati sempre più difficili e complessi. Dobbiamo avere l’ambizione di diventare più bravi degli altri: qualche volta ci riusciremo, qualche volta no, ma non dobbiamo rimanere indietro sul fronte della conoscenza», dichiara il Dott. Gianantonio Bissaro,al Corriere del Sud il Consigliere Delegato della Fondazione Romeo ed Enrica Invernizzi.

Inoltre, durante l’incontro, 50 giovani universitari provenienti da prestigiosi Atenei, supportati da un programma di intelligenza artificiale, che raccoglierà le sintesi delle loro idee, creeranno in diretta un Live Book, che verrà poi distribuito nella seconda parte della giornata. Durante l’incontro, 50 giovani universitari provenienti da prestigiosi Atenei, Alla sera, i ragazzi potranno confrontarsi con un panel di esperti d’eccezione: Dott. Sergio Abrignani, esperto di Biotecnologie, Dott.ssa Maria Grazia Carrozza, ex Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, esperta di Tecnologie digitali, Dott. Paolo Magri, politologo e studioso di relazioni internazionali, Dott. Stefano Venturi, esperto di Innovazione, Tecnologia e industria.   Un’occasione unica e irripetibile di approfondimento nel cuore di una Milano sempre più proiettata al futuro.

«Se invece di occuparci del come dividere una torta che diventa sempre più piccola, ci occupassimo invece di renderla più grande, creando concrete opportunità, recupereremmo anche i nostri giovani», conclude al Corriere del Sud il Dottor Bissaro.

Il 25-IX-2019 la Consulta ha depenalizzato, “a determinate condizioni”, il suicidio assistito, aprendo di fatto la strada all’ eutanasia.

Spesso, quando organi di Stato affrontano “temi etici” fondamentali come quelli che riguardano Vita e Famiglia, qualcuno, forse intuendo la deriva che può seguire alla approvazione e applicazione di certe “leggi”, palesemente contrarie al Diritto naturale, o magari per non impressionare  l’elettorato italiano in maggioranza ancora moderato e conservatore, parla di “paletti”  che – a suo dire – porrebbero un limite alla frana morale, civile e fisica che quelle “leggi” producono nella società. Nel caso dell’eutanasia depenalizzata, i “paletti” traspaiono dalla frase incidentale del titolo: “a determinate condizioni”.

Il ricorso alla strategia dei “paletti” si ripete puntualmente quando, ad es., il Partito Radicale, “apripista” in questa materia fin dagli anni Sessanta (nasce nel 1955 da una costola del Partito Liberale), in combutta coi post-comunisti del Partito Democratico e coi rimasugli dei gruppuscoli della Sinistra, coadiuvati da qualche signora “prima della classe” di Forza Italia e ora, buon’ultimi, dai “pentastellati”, mettono mano a fare “leggi” per la conquista di diritti che chiamano “civili” ma che, in realtà, sono quasi sempre una ulteriore aggressione a Vita e Famiglia; in questi casi i politici “catto-dem” (ex democristiani diluiti nel PD) agitano i “paletti” come a dire: noi la “legge” non la possiamo bloccare tutta intera ma poniamo ad essa dei limiti precisi. Così, scorrendo la Storia degli ultimi 50 anni, scopriamo che – ad esempio – si parlò di limiti “invalicabili” e di “paletti” già nel 1978 a proposito della “legge” 194 sull’aborto che all’inizio, nella immaginazione dei soloni legislatori, doveva riguardare solo alcuni casi definiti e che chiamarono “necessari”; in realtà fu subito una frana: è accaduto infatti che da allora le uccisioni legali di bambini prima di nascere, in Italia sono state oltre 6 (sei) milioni. Alla faccia della “tutela della maternità”, frase che si legge nel preambolo della “194”! I “paletti” – e non ci voleva la sapienza di Salomone per prevederlo! – sono stati fin da subito spazzati via dalla  corruzione dilagante.

La verità è che il più delle volte essi vengono agitati per propaganda o forse per un residuo scrupolo di coscienza specie da parte di chi, dicendosi o credendosi ancora “cattolico” o persona di buona volontà, si rende conto della  pericolosità e iniquità di certe “leggi” che alcune  forze politiche stanno  confezionando in Parlamento, ma, per dovere di scuderia, deve fingere di approvarle stando agli ordini del Partito nel quale ha scelto di cacciarsi. Se poi, con un coagulo di coraggio, magari voterà secondo coscienza, cioè contro gli ordini calatigli dall’alto, allora la sua rischia di essere una voce nel deserto (“vox clamantis in deserto”) o una noce nel sacco che non fa rumore.

È ciò che si ripete in simili circostanze: ricordate le “unioni civili” (11-5-2016) con vari parlamentari “cattolici” dispersi fra gli ex comunisti del Partito Democratico, che fecero un gran chiasso minacciando referendum, fissando “paletti” che – secondo loro – avrebbero messo un limite alle adozioni di bambini da parte di due uomini o due donne, alla “maternità surrogata” (l’“utero in affitto”), al “matrimonio” fra gay etc. etc.? Su tale argomento, fra i miei appunti trovo, ad es., che la senatrice Fattorini, “cattolica” del PD, durante la discussione in aula della “legge”, proponeva “limiti” che, a suo dire, avrebbero frenato i furori della compagna Cirinnà (costei è la signora che a Verona – 8-3-2019 – in un corteo contro la Famiglia naturale sciorinava il cartello blasfemo “Dio, patria, famiglia: che vita de mer...”; è quella che vuole le droghe leggere libere, il “matrimonio egualitario”, l’omogenitorialità e adozioni “per tutti e per tutte” e, ovviamente, l’utero in affitto!) La senatrice “cattolica” sopra nominata, dopo aver fatto tanto chiasso coi suoi “paletti”, ha comunque votato quella “legge” dichiarando a “l’Unità” (12-5-2016):

È un giorno di festa, questo volevamo e questo finalmente possiamo festeggiare”;

e l’anno dopo, sempre sullo stesso quotidiano (6-4-2017):

 “I diritti sono una cosa seria, non vanno solo decantati ma attuati (…). Pensiamo al divorzio e all’aborto. E pensiamo al grande successo ottenuto dal governo Renzi con l’approvazione della legge sulle unioni civili, una legge giusta civile”.

Magari quella “legge” per i “catto-comunisti” sarà stata “giusta e civile” e avrà pure ottenuto “un grande successo” ma su di essa questo fu il giudizio del card. Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana:

“La recente approvazione della legge sulle Unioni civili sancisce di fatto una equiparazione al matrimonio e alla famiglia, anche se si afferma che sono cose diverse: in realtà le differenze sono piccoli espedienti facilmente aggirabili, in attesa del colpo finale, compresa anche la pratica dell’utero in affitto che sfrutta il corpo femminile profittando di condizioni di povertà” (“Avvenire”, 18-5-2016).

Lo stesso giorno su “Il Fatto Quotidiano” un tizio aveva scritto  proposizioni del tipo:

“Le squadre aggressive dei vescovi guidate da Bagnasco” e “Crudele e insensato è anche il frenetico divieto della maternità surrogata [leggi: “utero in affitto”]… Quanto a dire che quel "matrimonio" [fra due uomini o due donne] non è matrimonio”;

dove la parola “squadre” è scelta con ironia malvagia perché fa pensare alle “squadre fasciste”! Ovviamente, io sottoscrivo in pieno le parole del cardinale e delle sue “squadre” ma devo dire che mi dispiace che politici come la suddetta senatrice vengano tranquillamente votati da chi frequenta chiese e oratori: la confusione – a dir poco – è senza limiti.

Considerazioni finali.

Chi, a proposito di “leggi” che contrastano col Diritto naturale, parla di “paletti” e fa le viste di crederne l’efficacia, probabilmente ignora che nelle materie fondamentali, inerenti cioè ai valori “non negoziabili”, come Vita e Famiglia, essi sono inutili e dannosi: inutili, perché durano forse lo spazio di una stagione e vengono travolti alla prima prova; dannosi, perché generano in tante persone  disinformate la illusione e la speranza che con essi si possa neutralizzare o magari ridurre il danno che quelle “leggi” cagionano alla società. Ciò avviene perché chi li propone ignora o finge di ignorare che la filosofia dei presentatori della “legge” è il “relativismo trasgressivo” che cancella la distinzione fondamentale tra il bene e il male; ignora che, forte di quella filosofia, (il card. Ratzinger, 18/4/2005, a riguardo parlò di “dittatura del relativismo”), il Mondo Moderno, attraverso le  massonerie di intellettuali (filosofi e “maestri” di pensiero, professoroni, giornalisti, operatori culturali, editori, cineasti e giullari delle televisioni, politici e tribuni imbonitori del popolo…) muove una guerra senza quartiere al Cristianesimo nella speranza di eliminarlo; in tale guerra usa quasi sempre una “meccanica” o strategia, ormai classica e collaudata, dei “tre passi avanti e uno o due indietro” sì da dare l’illusione agli sprovveduti che coi “paletti” si sia innalzato un argine “invalicabile” al male, anzi si sia ottenuta perfino una vittoria: in realtà si è solo rimandata al giorno dopo la completa sconfitta!

Così – stiamone certi – avverrà anche per l’eutanasia: hanno cominciato con aprire una fessura nella diga (si può essere eliminati solo “a determinate condizioni” assicurano i “15” signori della Consulta…!) e da qui a qualche tempo sarà una falla enorme come puntualmente è accaduto per simili questioni in passato e, già al presente, avviene in alcuni paesi neopagani dell’Europa del Nord, come il Belgio. Del resto questo “Mondo” quando impone il suo “ordine” contro il Diritto Naturale (“Dieci Comandamenti” valevoli per tutti, Ebrei, Cristiani, Mussulmani…), ha una sua “logica” stringente anche se diabolica e perversa: alla dissoluzione e al disordine, prima diffusi a piene mani da quelle stesse “massonerie” e poi confermati dalle “leggi” pensate contro la Famiglia naturale, il Mondo Moderno ha unito in questi 50 anni una propaganda dissennata contro Vita e natalità; in tal modo sono diminuite paurosamente le nascite e sono aumentati progressivamente gli anziani inabili e...costosi; stando così le cose, c’è il fondato sospetto che da qui ad alcuni lustri, l’eutanasia possa diventare una scorciatoia e sarà detta perfino  “necessaria”! All’inizio sarà volontaria, appunto “a determinate condizioni”, come fanno capire i “paletti” di lorsignori, e dopo… In questo “dopo” ci saranno molti ragazzini di oggi diseducati e cellulare-dipendenti, quelli che giorni fa il grande Ministro dell’Istruzione (è il pentastellato che vuole togliere i Crocifissi dalle scuole!) ha incitato a marinare le lezioni per salvare il pianeta. Noi, nati nella “prima metà del secolo scorso” forse non siamo ancora nell’“elenco” e possiamo starcene seduti sulla riva del fiume per vedere come va a finire, per fortuna; ma quei ragazzini, nostri figli e nipoti, loro sì, rischiano di incapparci perfino felici e convinti. Poveretti!

C’è ancora il passaggio della “legge” al Parlamento; tuttavia i fautori dell’eutanasia non faranno nulla a ridosso di elezioni (il 27 ottobre si vota in Umbria) ché la minima mossa favorevole ad essa  regalerebbe al Centro Destra  voti di cattolici, specie a quel Salvini, “cattivo”, che ha detto chiaro: “il suicidio per legge o suicidio di Stato io non lo voto perché la vita è sacra” (La Verità”, 27-9-2019); e poi, qualora riuscissero a vincere, dovrebbero fare i conti con la opposizione di molti medici, giustamente contrari e obiettori di coscienza: “Prima della pronuncia della Corte viene il giuramento di Ippocrate. Per chi svolge la nostra professione, uccidere è impensabile: in molti rifiuterebbero di farlo” (Antonio Magi, presidente dell’Ordine dei medici di Roma e provincia, da “La Verità, 27-9-2019). Potranno, quindi, fare “un passo indietro” (dopo i “tre avanti”!); ma – tranquilli – prima o poi, aiutata dai soliti giudici onnipotenti, la “legge di morte” sarà approvata e promulgata dal Presidente della Repubblica! 

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