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Mercoledì, 08 Luglio 2020

Riformisti: Parchi naturali e turismo culturale, questa la via da seguire

Nella nostra provincia sono stati istituiti, dagli organi preposti, sia siti di interesse comunitario (Sic) che zone di protezione speciale (Zps) ma, ciononostante, non vi è, ad oggi, nessun parco naturale regionale e/o nazionale. Eppure, fra le aree naturalistiche sottoposte al vincolo paesaggistico, alcune (la Valle del Neto, la Marinella) avrebbero i requisiti necessari e richiesti per poter essere, a tutti gli effetti, parchi naturali. Il riconoscimento giuridico di parco naturale rappresenta un’occasione da non perdere in quanto tale status comporterebbe, nelle dette aree naturalistiche, una costante azione di salvaguardia, riqualificazione e valorizzazione da parte dell’ente gestore che, ricorrendo alle prestazioni professionali di personale qualificato, eliminerebbe qualsiasi fattore di inquinamento, al fine di garantire la conservazione dell’ecosistema e della biodiversità dell’ambiente, ed eserciterebbe un costante monitoraggio dell’ambiente, sia della superficie terrestre che fluviale. L’istituzione del parco naturale sarebbe, altresì, utile, se non addirittura necessaria in quanto incentiverebbe il turismo naturalistico che, come confermano i dati nazionali, rappresenta una risorsa per le comunità ospitanti in quanto stimola l’occupazione per mezzo della realizzazione di strutture ricettive (agriturismi) e favorisce la riscoperta di antichi mestieri e la realizzazione di ecomusei e di mostre di attrezzi legati alla civiltà contadina nonché la creazione di nuove professionalità (le guide per le escursioni). Questa forma di turismo, sempre più in crescita nel Belpaese, si concilia e si integra con la scoperta di borghi storici e beni architettonici, di itinerari enogastronomici, di tradizioni e prodotti artigianali. L’Amministrazione provinciale, che di recente ha aderito alla candidatura del Parco nazionale della Sila al riconoscimento di area MAB (Man and Biosphere) dell’Unesco, può e deve rendersi promotrice dell’istituzione dei parchi naturali della Valle del Neto e della Marinella, adottando tutti i provvedimenti e le procedure richieste a tal fine.

Altre risorse, che possono essere un’attrattiva per visitatori e vacanzieri, se però le stesse fossero valorizzate e rese fruibili con visite guidate e con esposizioni al pubblico, e che pertanto possono rendere le varie realtà locali mete turistiche ambite, sono i beni culturali che comprendono sia le aree che i reperti archeologici (il tempio di Hera Lacinia a Capo Colonna, il tempio di Apollo Aleo a Cirò Marina, le Murge ed il mausoleo romano in località Pizzuti di Giunti in Strongoli, Acerenthia, ecc.) sia i beni architettonici (castelli, palazzi nobiliari, chiese antiche, monasteri, ecc.) nonché tutti i beni che riguardano il credo religioso, tra cui i santuari, le reliquie sacre e gli ex voto. Negli ultimi decenni, le campagne di scavi, condotte in più aree della provincia interessate dalla presenza di strutture abitative risalenti all’epoca greca e romana, hanno restituito numerosi reperti di ogni genere, molti dei quali sono tuttora custoditi presso il museo nazionale di Reggio Calabria in quanto quello di Crotone è una struttura museale piccola. Sarebbe più opportuno realizzare sedi museali distaccate nelle località di provenienza dei reperti, dove allocare gli stessi reperti per renderli fruibili e, così, dare un impulso al turismo locale.

Il turismo legato al patrimonio culturale è il settore più in crescita, attira un numero sempre maggiore di turisti che scelgono quelle mete nelle quali si applicano politiche di sviluppo tese alla valorizzazione dei luoghi attraverso la promozione della loro identità culturale, offrendo servizi connessi quali le visite ai musei, ai centri storici, ai monumenti, ai parchi archeologici e dotando gli stessi siti culturali di servizi propedeutici (applicazione di strumenti e metodi multimediali che consentono la ricostruzione, nello spazio e nel tempo, di un’opera e del suo contesto) per trasformare le visite in un’esperienza coinvolgente e memorabile. Il successo di tali politiche di sviluppo è comprovato dalla fidelizzazione, che spinge i turisti a ritornare nei luoghi già visitati, e dal “passa parola”, che è una delle componenti del marketing turistico.

Non solo le aree naturalistiche ed i beni culturali ma, anche, l’enogastronomia può essere una fonte di sviluppo per il nostro territorio, che annovera numerosi prodotti tipici (formaggi, salumi, dolci, conserve, ecc.) e vini pregiati che, assieme all’arte ed alla cultura, contribuiscono all’identità del territorio stesso. Una parte di turisti, nella scelta della meta della vacanza/viaggio, si informa sui piatti e sui prodotti enogastronomici dello stesso luogo da visitare. I dati nazionali dimostrano che l’enogastronomia si attesta al secondo posto, dopo la cultura, come elemento di attrattiva di una località e si registra un aumento dell’attenzione per il gusto in tutte le fasce sociali, insieme alla ricerca di autenticità dei prodotti. Il turismo rappresenta una concreta fonte di ripresa economica, occupazione e promozione dell’immagine per nostro territorio, ma a condizione che ai visitatori ed ai vacanzieri siano offerti itinerari completi che comprendano visite in parchi archeologici ed in borghi antichi, escursioni in aree naturalistiche, degustazioni dei prodotti enogastronomici e relativi convegni tematici sulla stessa cultura enogastronomica (come, ad esempio, i convegni che tiene l’Accademia del peperoncino), esposizioni e mostre dell’artigianato tradizionale.

Nella nostra provincia il turismo stenta a decollare per le seguenti cause: carenza e/o vetustà ed inadeguatezza delle infrastrutture che hanno condannato il territorio all’isolamento; la fruizione di molti beni culturali è ridotta e, in alcuni casi, addirittura impossibile perché gli stessi versano in condizioni precarie e richiedono, pertanto, interventi di manutenzione straordinaria e di restauro; mancanza assoluta di parchi naturali visitabili; presenza di rifiuti di vario genere nelle aree naturalistiche e riversamento delle fogne in alcuni tratti della costa a causa del malfunzionamento dei depuratori o del sovraccaricamento della stessa rete fognaria; le iniziative enogastronomiche, come le sagre e le degustazioni, sono circoscritte perlopiù ad eventi isolati e disgiunte da itinerari culturali; l’ente intermedio non ha saputo fungere da organo di indirizzo programmatico né svolgere la funzione di coordinamento, necessaria nella realizzazione di un distretto, culturale e turistico, come sistema organizzato e caratterizzato dall’integrazione del processo di valorizzazione delle risorse culturali ed ambientali con il sistema delle infrastrutture che ne assicurano la fruibilità, con il sistema delle imprese che erogano servizi e con i settori produttivi connessi. Tale processo di valorizzazione implica e richiede sia le attività per la tutela e per la gestione delle suddette risorse che le attività per la loro fruibilità, con il coinvolgimento di tutti gli attori locali (istituzioni, istituti culturali, operatori economici, tour operator, strutture ricettive, strutture ricreative, ecc.) impegnati nella promozione dello sviluppo del territorio.

Qualsiasi iniziativa finalizzata, nel nostro territorio, a favorire ed a dare un forte impulso ad un modello di sviluppo basato sul turismo presuppone, innanzitutto, una seria politica di tutela e valorizzazione dell’ambiente, pertanto tutti i soggetti interessati (istituzioni, operatori economici, ordini professionali, forze politiche, organizzazioni sindacali, associazioni di categoria, cittadinanza) devono, in unità d’intenti e nell’interesse del territorio, esprimere e manifestare, con una iniziativa di forte significazione politica e civica, un forte dissenso ed una netta contrarietà a qualsiasi tipo di trivellazione in mare, al largo della costa crotonese, nella piena consapevolezza che il nostro territorio rischia un altro disastro ambientale, come quello dell’area industriale, le cui conseguenze potrebbero essere più gravi di quelle che, ad oggi, si possono prevedere, compromettendo in primis la stessa prospettiva di sviluppo turistico!

Non bisogna sottovalutare la questione che riguarda la bonifica dell’intera area industriale dismessa e dell’area del bacino portuale, la cui complessità e rilevanza ha catalizzato la maggiore attenzione, non solo mediatica ma, anche e soprattutto, dal punto di vista epidemiologico, considerati i numerosi casi di tumori (il 15% in più rispetto alla media nazionale). La bonifica di tali aree è la condicio sine qua non per qualsiasi prospettiva di sviluppo del territorio, in quanto da essa dipendono il risanamento ambientale, la realizzazione del parco archeologico, l’agricoltura, trovandosi nelle vicinanze terreni destinati alla coltivazione, la pesca e la balneazione, avendo i metalli pesanti e le sostanze nocive inquinato pesantemente il sottosuolo e lo specchio di mare ricadente proprio nell’area industriale, che è un’area vasta. Le nostre istituzioni cittadine devono rivendicare e pretendere, da chi ha cagionato l’inquinamento ed il relativo disastro ambientale, il risanamento delle suddette aree, presentandosi con la schiena dritta e mostrandosi, pertanto, più fermi e risoluti nel difendere gli interessi del territorio negli incontri romani con le massime cariche dello Stato. Infine, sono indispensabili un costante monitoraggio, la pulizia e la messa in sicurezza dei corsi d’acqua, specie quelli che hanno il letto coperto da fitta vegetazione, che in periodi di abbondanti piogge esondano ed allagano le zone limitrofe, alcune caratterizzate da una forte antropizzazione.

 

Riformisti Italiani

Il coordinatore

Michele Calvo

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