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Venerdì, 22 Gennaio 2021

La label siciliana TRP ha appena pubblicato l'album "Fogli che che raccontano", a firma di LaRizzo, al secolo Alessandra Rizzo. La cantautrice di origine toscana, ormai insediatasi stabilmente a Catania dove si occupa di insegnamento di canto jazz e vocologia, si racconta in un disco in cui si parla di esperienze di vita, in senso lato, sia esistenziale che interiore.
Il tutto in otto brani alcuni dei quali composti unitamente al chitarrista Edoardo Musumeci, dei Tinturia, ed al produttore Riccardo Samperi ("Albero di Pietra" è invece di A. Lo Certo) dai quali trapela un'ispirazione narrativa basata su "percorsi", al di là delle mete da raggiungere, un po' alla Kerouac. La voce è di venata di leggerezza, in un fluire melodico/poetico al femminile che esprime altalenanti stati e moti d'animo d'animo tramite la modalità musicale, miglior format ai propri appunti di viaggio. LaRizzo ha, al riguardo, dichiarato "anche in questo disco di fine e rinascita ho composto in contemporanea sia musica che versi". Il ruolo della poesia pertanto non è slegato dalla partitura ma vi appare intimamente connesso. Ed ancora: "la ricerca che svolgo è anzitutto su me stessa. Chiaramente l'aspetto tecnico è importante. Ma quando condivido la mia musica mi lascio trasportare dal sentimento e le mie esperienze concertistiche e didattiche, le mie specializzazioni, tutto ciò passa in second'ordine". L'album piacerà a quanti, nell'apprezzarne la modernità e i diffusi riverberi nell'accompagnamento, prediligono una scrittura agile e una vocalità netta con influenze jazz non pervadenti o pervasive, non arditi orditi vocali bensì trame melodiche scorrevoli ed essenziali.

"I bemolli sono blu" è album che riprende la denominazione dell'omonima raccolta di lettere di Claude Debussy, è inciso dall'AB Quartet per conto di TRJ Records di Asola (Mantova). Il lavoro è una rivisitazione jazz dell'autore di "Après-Midi d'un Faune" effettuata dal pianista Antonio Bonazzo, il clarinettista Francesco Chiapperini, il bassista Cristiano Da Ros e il batterista Fabrizio Carriero. Un'operazione, a ridosso del centenario dalla morte del padre della musica moderna, che trova ancor più motivo d'essere nell'interesse stesso del compositore verso il sincopato in " Golliwog's Cakewalk" ma ancor più rilevante è il fatto che questo "pittore di suoni" (Walsh) introdusse a inizio novecento il modale indebolendo la centralità del tonale. 
Il 4et ne riproduce il gusto della ricerca coloristica, della raffinatezza interpretativa, dell'uso di accordi in/auditi per il suo tempo, si ascoltino i richiami di "Disharmonies".
Spunti diversi, anche improvvisativi, trasformano " Moonlight" in "Moon", "Serenade for the Doll" in "Serenade" così da "The Snow is Dancing" ecco "Snow"!
E non si allude ad operazioni di chirurgia estetica (musicale) semmai ad una musica svincolata da etichette stilistiche in cui il riferimento al maestro dell'impressionismo musicale è un richiamo talora più consistente talaltra un semplice accenno. Così come in "The five notes", un jouer su cinque note di scala ovvero nel cangiante "Immagini dimenticate".
Il "molto mosso" "Movement" chiude un compact che "suona" come invito a percepire l'ascolto dell'originale per confrontarne, in questa libera riproposizione, cromatismi e timbriche. 
Del resto anche Goethe riteneva che "la vita esiste in riflessi colorati".

Apre a Roma un nuovo locale food porn americano, evoluto in prodotto d’eccellenza, proprio ora che altri ristoranti sono costretti a fermarsi o a chiudere a causa del Covid.

«Sfido la crisi e punto sul web» ha dichiarato il giovane imprenditore Vincenzo Falcone.

Un gesto coraggioso, una sfida che partirà con l’asporto e il delivery attraverso Uber Eats (oppure telefonando allo 0683651302), replicando un modello già consolidato con il locale aperto a Napoli il lockdown. «In un periodo in cui il Covid cerca di privarci delle gioie quotidiane, proviamo noi a regalarvene una con un sorriso», hanno dichiarato i giovani imprenditori Vincenzo Falcone (classe '87) e Gian Andrea Squadrilli (classe '94) presentando sui loro seguitissimi social network  il loro primo locale a Roma in  viale Isacco Newton 68 . «Sfidiamo il periodo di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria e apriamoGolocious Burger&Wineper dare un segno di speranza a tutto il comparto food e a tutto il territorio. Come insegna ci sarà una bocca sorridente, un auspicio di una pronta ripartenza per la ristorazione».

Il format è nato dall’incontro di Vincenzo Falcone con il tecnologo alimentare  e  noto food blogger Gian Andrea Squadrilli, influencer e fondatore della piattaforma italyfoodporn  presente su Facebook che in pochissimo tempo ha battuto tutti i record raccogliendo molti consensi tra gli utenti,  sicuramente il nuovo fenomeno social sul cibo napoletano e non solo che ha condizionato migliaia di utenti social nella scelta del cibo. La mission di Golocious è quella di far godere occhi, palato e stomaco  con prodotti d’eccellenza. Si tratta di una evoluzione del food porn americano che è il cibo bello da vedere e buono da mangiare, quel cibo che potrebbe riempire le vetrine per essere esposto,  per evolversi in un prodotto d’eccellenza, frutto di constante ricerca delle materie prime e di studi sull’estetica, che si distacca dal junk food  (letteralmente “cibo spazzatura” poco salutare).

«Partire così ci darà opportunità di farci conoscere sfruttando a pieno le nuove tecnologie e la potenza dei social per entrare nelle case di chi non ci conosce. A fine mese apriremo la sala con 100 coperti».

Golocious Burger&Wine promette di inondare la capitale della filosofia del food porn americano evoluto in prodotto d’eccellenza, frutto di constante ricerca delle materie prime e di studi sull’estetica. Aperto per cena, con ordinazioni dalle ore 18, propone un menù ad hoc: «Partiamo con 6 antipasti, 11 panini e 2 dolci scegliendo ingredienti che mantengono la qualità del prodotto anche portati a casa».

Per iniziare: pepite croccanti di pulled pork “artigianale” impanate nei corn flakes e fritte, accompagnate da salsa barbecue e fonduta di cheddar e le frittatine ai bucatini alla Nerano o alla carbonara. Tra i burger spicca il   “Suicide” (hamburger di macina golocious da 200  gr, pulled pork selezione corbisiero, cheddar, bacon, insalata, pomodoro e salsa bbq) ) e il “Carbonara” (hamburger macina golocious da  200 gr, guanciale croccante, “carbocrema” e provola); il “Crispy” (hamburger di macina golocious 200 gr, cheddar classico, cheddar bianco, bacon croccante e salsa “crispy”)  e l’“Iberico” (hamburger di rubia gallega - tra le migliori cani al mondo -  200 gr, cecina di rubia gallega, guacamole  artigianale - una deliziosa salsa messicana - e cheddar extra mature),  «Panini che nascono dalla mia esperienza in California, dove  esattamente 10 anni fa lavoravo».

Ai tre Golocious aperti a Sorrento, Napoli e oggi a Roma, se ne affiancherà un quarto, ancora a Napoli in via Cimarosa.

Quale  il segreto di tanta bontà ? «Il segreto sta nel bun: soffice, dolce e tiepido, al morso diventa burro».

Da poco è terminata l’estate e abbiamo negli occhi il ricordo di spiagge assolate ma non solo, abbiamo potuto constatare come il fenomeno dei tatuaggi è diventato diffuso oltre ogni aspettativa. Un tempo il tatuaggio era una caratteristica degli adolescenti, oggi sono diventati una vera e propria moda tra adulti.  Secondo una recente indagine sette milioni di italiani hanno almeno un disegno sulla pelle. Potremmo mettere in relazione tale tendenza in crescita con la voglia di individualità,  sviluppare questo senso di differenziazione rispetto agli altri è fondamentale per il nostro benessere psicofisico. La moda aiuta l’individuo ad affermare il desiderio contrastante di essere parte di un gruppo e contemporaneamente rimanere al di fuori degli altri con cui dividiamo le nostre esperienze sociali, confermando la propria individualità. «La cravatta serve a dare un tocco di originalità a chi la indossa - riferisce Maurizio Marinella - diceva mio nonno e mio padre che un bel vestito grigio sarà sempre un vestito grigio, la cravatta esprime le sensazioni del momento», orgoglio napoletano l’atelier Marinella, cravatte e non solo, rappresenta il brand partenopeo che ha fatto delle sue cravatte un simbolo di eleganza nel mondo. Fondata nel 1914, in via Riviera di Chiaia a Napoli,  è diventata subito il piccolo atelier di riferimento per turisti e gentiluomini appassionati di cravatte e camicie su misura. Da allora fino ai giorni nostri nulla è cambiato nel metodo di realizzazione di tutte le cravatte di qualità.

L’azienda diretta da Maurizio Marinella e da suo figlio Alessandro, vanta  punti vendita diretti a Roma, Milano, Tokyo e corner shop presso alcuni dei più importanti departement stores del mondo: Bergdorf Goodman a New York, Santa Eulalia a Barcellona, le Bon Marché Rive Gauche a Parigi. Nei giorni scorsi è stata presentata una collezione speciale ispirata all’arte del colore: E. Marinella celebra l’Heritage con , il meglio della creatività storica di E. Marinella, in chiave contemporanea, una nuova serie di cravatte d’autore, in edizione limitata e in vendita esclusiva su emarinella.com .

Se c’è una cosa che definisce E. Marinella è sicuramente la fantasia. Originale ma calibrata, mai urlata, ha reso le sue cravatte un dettaglio personale, apprezzato dagli uomini di tutto il mondo.

Lo ha fatto fin dalle origini, oltre un secolo fa, quando la passione per i classici brit del fondatore Don Eugenio Marinella, si trasformava in finezza italiana impeccabilmente e riconoscibile.

Da allora nel setificio inglese dove ancora oggi vengono prodotti i tessuti di tutte le cravatte  E. Marinella, le fantasie sono sempre ottenute attraverso lo stesso procedimento: la serigrafia a mano. In questa lavorazione artigianale estremamente accurata c’è tutto lo spirito timeless del brand, il cui viaggio temporale è stato piuttosto scandito, decade dopo decade, dal variare di abbinamenti cromatici, proporzioni e soggetti sempre nuovi. La maison napoletana oggi ripercorre e celebra il meglio della sua storia con la Collezione Heritage, un omaggio agli stili del passato nello spirito del presente. Ventitré fantasie suddivise in due linee, Heritage per l’appunto, e Heritage rétro. La prima propone disegni grandi con colori brillanti, soggetti particolari per chi ama distinguersi con grinta; la seconda riporta ai tessuti madder, in un equilibrio di toni tenui e sfumature calde. Morbide e flessuose, quasi vellutate al tatto, tutte le cravatte Heritage hanno una dimensione standard di 8,5 cm x 148 cm, ma come da tradizione possono essere realizzate su misura in base alle richieste del cliente. «La nuova linea Heritage è la sintesi della nostra storia, la nostra filosofia, le stampe che ci hanno accompagnato in 106 anni di attività. È una ricerca di antichi disegni, le icone che sono state il cuore del nostro stile - spiega Maurizio Marinella, Amministratore Delegato. Il progetto si divide in due parti, Heritage e Heritage Rétro, caratterizzata da disegni più scuri e polverosi, quasi camosciati, che si adatteranno perfettamente anche alle giacche fantasia più difficili. Per certi versi, queste cravatte possono sostituire le vecchie cravatte di lana. Con queste linee offriamo un complemento a quelle giacche un po’ difficili che ogni tanto ci capitano».

«Spesso mi chiedono come faccia E. Marinella a essere innovativo - puntualizza Alessandro Marinella, quarta generazione  dell’azienda. Sicuramente grazie allo studio sempre attento di nuovi disegni e delle tecniche di lavorazione. Una di queste è il finissaggio. Siamo riusciti con la collezione Heritage a riprendere uno dei finissaggi più iconici del passato, simile al madder, che garantisce alla seta un tocco molto più morbido rispetto alle tecniche attuali».

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