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Domenica, 28 Febbraio 2021

La storia dei santi è radicata in una Calabria spiritualmente guidata da San Francesco di Paola patrono dei gente di mare, venerato in quasi tutti i paesi della regione e nel mondo laddove ci sono molti calabresi.
Il sacerdote scalabriniano padre Maffeo Pretto, in un suo libro sulla pietà popolare, ha censito ben 417 località abitate che portano il nome di un santo. In terra calabra lo si ritrova nello stessa denominazione di centri quali San Marco Argentano, San Demetrio Corone, San Giorgio Morgeto, San Martino di Finita, San Vincenzo La Costa, San Luca, San Mauro Marchesato, San Nicola da Crissa, San Giovanni in Fiore, Sant'Andrea Apostolo dello Jonio, Santo Stefano d'Aspromonte, Santo Stefano di Rogliano, Serra San Bruno, San Pietro in Guarano, Santa Caterina sullo Jonio, Sant'Agata d'Esaro ... dunque già nominalmente molti comuni hanno nella devozione al santo patrono uno specifico tratto distintivo storico-culturale.
Spesso, anche se limitrofe, le comunità tendono a differenziarsi, per esempio Laino Castello è affidata alle cure religiose di San Teodoro mentre la vicina Laino Borgo ha come patroni i santi Pietro e Paolo. I patronati religiosi in genere variano da comune a comune: San Giuseppe veglia su San Sosti e Santa Domenica Talao mentre su Castrovillari ha "competenza" San Giuliano, San Biagio su Cassano Jonio, Sant'Umile su Bisignano, San Giovanni su San Lucido, Santa Rita su Montalto Uffugo, S. Vito su Aieta, San Dionigi su Crotone, San Vitaliano su Catanzaro, San Leoluca a Vibo. Sul Jonio troviamo San Rocco a Trebisacce, San Michele ad Albidona, San Cataldo a Cariati, a Rossano s.Teodora e S. Bartolomeo discepolo di San Nilo.....
Ancora. Longobucco e Pietrapaola si affidano al culto di San Domenico mentre Sant'Antonio "sovraintende" su Castiglione.
Sul Tirreno, poco dopo San Ciriaco a Buonvicino, arriviamo a Belvedere Marittimo, protetto da San Daniele Fasanella. E qui fioriscono le storie legate alla presenza nel convento francescano delle reliquie di Valentino. Mare e calura! Singolare la credenza secondo cui sant'Onofrio ( Il paese è nel vibonese) sarebbe protettore dei nudisti, perchè vestito della sola lunga barba!
Ma andiamo a musica e spettacolo, settori in cui se gli attori si affidano a San Genesio i musicisti fanno riferimento a Santa Cecilia non senza sottolineare il ruolo di s. Gregorio Magno nella storia della musica, a lui si deve infatti il canto gregoriano.
Nel cercare riscontri in Calabria emerge, e del resto accade anche altrove nel resto d'Italia, come i santi siano oggetto e soggetto per musiche ad hoc.
Fanno parte del "canzoniere della fede" brani, anche non riferibili esclusivamente al territorio regionale, dedicati ai ss. Cosimo e Damiano (venerati a San Cosmo Albanese, Riace e Satriano) e, allargando il discorso a Santa Maria, alla Madonna di Costantinopoli (bello l'Inno scrittole a Rende da don Francesco De Paola sulla base di una tradizionale melodia napoletana, di recente ripreso dalla Chorale Lentini diretta da Silvano Marchese che a sua volta le ha dedicato Regina del Cielo) mentre la Madonna del Pettoruto di San Sosti è stata cantata fra gli altri da Fausto Liguori. Diversi i testi musicali sulla Madonna di Consolazione a Reggio Calabria e legatissima alla musica si conferma la Madonna di Polsi messa in note da Ciccio Carere, Alessandro Tripodi, Luigi Castelvetere... La Madonna del Pilerio a Cosenza ha ispirato lo spettacolo " Maria madre del popolo" con Emilia Brandi e musiche di Mirko Onofrio. 
La superstar resta comunque San Francesco di Paola grazie a melodie, inni, canti al suo indirizzo, persino musical (E sulle onde viaggiò, di Michele Paulicelli) e colossal operistici (Francesco De Paula, per la regia di Marco Simeoli, musiche e testi di Francesco Perri).
Il Taumaturgo, oltre a ispirare recital in dialetto come " 'U Santu Nuostu" di Attilio Romano su musica di Vincenzo Perugini e lavori in prosa come "Francesco e il re" di Vincenzo Ziccarelli, ha ricevuto il tributo musicale dal grande Franz Liszt che nella composizione "San Francesco di Paola che cammina sulle onde" ne ha celebrato il miracolo dell'attraversamento dello Stretto di Messina. Fra gli interpreti della "Leggenda" i pianisti Aldo Ciccolini, Roberto Prosseda, Federico Zattera, Lise de La Salle... per una Sonata la cui tessitura armonica genera un manto di flussi sonori come flutti marini, ora quieti ora mossi, e dalle ricche scale quasi a creare un ponte virtuale fra le due sponde calabra e sicula. Si tratta di una delle più partiture più intense del compositore ungherese, fra i maggiori esponenti dell'ottocento romantico, è stata dunque ispirata dallo spettacolare prodigio di San Francesco "il santo più amato dai calabresi e il calabrese più amato fra i santi". 
C'è diffuso rispetto e affetto "Al Santo Glorioso" (titolo del famoso Inno), verso una figura, la sua, totalizzante e giganteggiante un pò ovunque, anche fra le popolazioni albanofone di Calabria.
In regione, zampogne (specie a Natale) chitarre e fisarmoniche sogliono accompagnare le note di canti che non attengono solo a briganti e malavita ma si incentrano su amore e nostalgia, natura e bellezza, dolore e festa, lavoro e tradizioni popolari nelle quali sono stabilmente allocate le figure dei santi e di Maria.
In discografia se la Madonna delle Grazie e S. Rocco sono cantati da Diego Gambareri Il martirio di Santa Lucia lo è da Otello Profazio, cantastorie a cui si devono fondamentali album come "L'orologio della passione" e "Gesù Giuseppe Maria" .
L'antropologo Leonardo Alario nel 2012 ricordava, in "I santi cantati", che "oltre che di alcuni santi il cui culto è strettamente locale (vedi ad esempio S. Agazio a Guardavalle) i canti narrativi religiosi celebrano i miracoli dei santi la cui devozione è diffusa in quasi tutti i luoghi della regione e, in alcuni casi, d'Italia; San Rocco, San Francesco di Paola, Sant'Antonio di Padova, Santa Lucia, Santa Barbara, più limitatamente Santa Filomena, sono i santi di cui più frequentemente si ascoltano ancora, durante le processioni e nelle case, l'eroica morte o i mirabili miracoli". La musica dei santi, cosí come in genere la musica religiosa, si incrocia infatti con la ritualità del sacro. Guardando alla storia della riproduzione sonora si scopre che nel 1952 la francese Pathè aveva inciso su 78 giri un "Augurio sacro" corale a carattere liturgico del rito greco-bizantino, registrato a San Benedetto Ullano. Ancora prima l'etnografo Armando Muti aveva dedicato ai Canti religiosi di Pedace un intero volume della sua monumentale raccolta "Tradizionalismo popolare calabrese".
Il discorso andrebbe approfondito per esempio analizzando i tanti canti di passione e le modalità stesse delle processioni, quasi mai "mute", per la parte musicale insita e nello specifico eventuali riferimenti ai santi. E c'è musicalità anche nei testi del rosario.
Demetrio Guzzardi, editore e studioso di iconografia e antropologia religiosa, ha osservato in rosari cantati nel vibonese una salmodia "con melodia e ritmo vero e proprio" . 
Va altresí rilevato che molti testi di vari canti vengono riportati dietro l'immagine a stampa del santino, nell'immaginetta simbolo che serviva a lenire la nostalgia degli emigrati e spesso doveva essere la statua del santo del paese ad esservi raffigurata.
Semplici memorie etnoculturali? Proprio no perchè gli uomini hanno bisogno di segni e simboli ma anche di voci e suoni per alimentare la propria spiritualità. E tante comunità necessitano di padri-patroni a cui rivolgersi e a cui affidare, con le speranze, la custodia della propria identità.

La musica non è solo un atto artistico. E cosí la creatività musicale non può essere vista come semplice frutto di fantasia e memoria ma è da associare a sinapsi, intelligenza, dna.
Quello musicale è insomma un linguaggio strettamente connesso a storia, economia, politica, società, costume, le cosidette scienze sociali e umane ma lo è anche con le scienze strettamente intese.
La sinergia fra i due ambiti viene applicata in "Musiche in mente", un volume edito da The Writer, scritto da due Autori aventi competenze ed interessi diversi: Amedeo Furfaro, giornalista e critico musicale, e Lionello Pogliani, collaboratore scientifico dell'Università di Valencia, che si avvale della collaborazione di Laurent Vercueil e Michel Villaz.
Il lavoro è un sistema integrato di scritti che interconnettono due tipi di logica, quella scientifica e quella umanistica, cosa che era normale ai tempi di Pico della Mirandola e di Leonardo da Vinci ed anche con Pitagora che legava l'armonia musicale alla matematica a differenza dell'oggi in cui trionfano gli specialismi e le ricerche settoriali.
Si può allora parlare di musica toccando temi di fisica e acustica, chimica e biologia, medicina e neuroscienze da una parte; e di filosofia e linguistica, storia sociale e antropologia, diritto e geografia dall'altra, profili che nel lavoro appaiono apparentati.
Per cui capita di disquisire di amusia, propriocezione, ecg, musicoterapia così come di Jean Jacques Rousseau e Theodor W. Adorno fra i filosofi o di Glenn Gould, John Lennon, Sebastiàn Yradier, Francesco De Gregori, Pat Martino fra i musicisti.
Non ci sono spartiacque fra generi musicali (classica, jazz, folk, cantautorato) od arti, a partire da quelle visive fino alle letterarie, nè steccati fra le varie discipline perchè gli argomenti trattati dai due saggisti con lenti bifocali sono ben amalgamati da un unico, aggregante, approccio metodologico multidisciplinare.
Si tratta di una concezione organica della musica che viene ricondotta in un unico arco culturale combinando idee che in genere non sono messe in correlazione fra di loro.
Ed allora nel volume può succedere di vedere accostati il cervello di Mozart e il corpo sonoro di Bobby McFerrin, medio evo e futuro, arti del trivio e del quadrivio, vecchi e nuovi media, il che vuol essere uno stimolo ad una riflessione complessiva su come lo sviluppo dell'arte musicale abbia interessato ed investa tutto l'arco dello scibile umano.

Pierluigi Balducci, L'equilibrista, Dodicilune

Il disco L'equilibrista lo ha dedicato a John Taylor, pianista inglese scomparso nel 2014. Il bassista Pierluigi Balducci ha inteso così ricordare il prestigioso componente del proprio quartetto coprotagonista nei cd Blue from Heaven ed Evansiana. E lo ha fatto nel modo più naturale che possa esistere per un musicista.
Il disco L'equilibrista (Dodicilune) contiene sette suoi brani con quella certa "vertigine" che il jazz è in grado di dare. Unitamente a Robert Bonisolo al sax, Fabrizio Savino alla chitarra elettrica e Dario Congedo alla batteria, Balducci par muoversi senza una rete protettiva che ne attenui il rischio, praticamente nullo, di eventuali cadute.
La cosa strana è che la sensazione di equilibrismo che si allunga per gradazioni su confini labili la si avverte sia nei brani forti (Blackarera) che in quelli medi (Fino a prova contraria) che nei moderati (L'equilibrista) in un approcciarsi "mosso" alla musica afroamericana. Visti in tale chiave i suoi pezzi tradiscono assenza di staticità in presenza di varietà (Kosmos and Caos è di spirito latin, Wormhole è una serra di sincopi fusion come Il vizioso - to Viz Maurogiovanni - Monet è un affresco melodico). Il valore dell'album, oltre che nella pienezza lirica del sax, nella pertinenza della chitarra, nella incedenza della sezione ritmica, sta in questo" funambolismo " tutto musicale. Ma l'equilibrista sa che la corda tesa è spessa come quelle del proprio basso e può percorrerla con la maestria tecnica che gli è congeniale.

Federico Bosio, Double Time, Dodicilune

Il consiglio è cominciare ...dall'inizio. Si, perchè l'album "Double Time" del chitarrista Federico Bosio, edito da Dodicilune, sin dalle prime note fa capire di che pasta (sonora) sia fatto. Roses Dance, il brano d'esordio, pare una rivisitazione aggiornata di certo groove world/jazz d'annata su un tema impreziosito dalle folate saxofoniche di Michael Rosen e ricoperto dalla fodera timbrica stesa dalle tastiere di Sebi Burgio. Lasciando scorrere oltre il compact si evidenzia un richiamo del leader a Ralph Towner in Tower Blues (in minore, certo). A seguire, In our mind, con Stefano Senni ancora al contrabbasso, ecco l'anticlimax, con il tempo reso perturbato, brumoso, irregolare dalle bacchette di Valerio Vantaggio. 
Neuroni al massimo in Open String Peace con la seicorde impegnata in ricercate serie di accordi. Gentle Waltz registra il ritorno di Clara Simonoviez già apprezzata nell'incipit del cd; la vocalist parte all'unisono con la chitarra mentre Burgio si prende, da par suo, il proprio spazio per improvvisare col pianoforte sul ritmo di 3/4. E se Fast Foot fa trapelare un'anima pop-rock che il basso vigoroso di Pierpaolo Ranieri rinforza a iosa, il finale Last Blues è un congedo fasciato di suoni cyber su una cadenza di quelle destinate a restarti appiccicate addosso.

Andrea Goretti, A Light in the Darkness, Dodicilune

Tolta l'incellofanatura ed aperto il cd Dodicilune A Light in the Darkness del pianista Andrea Goretti balza agli occhi una poesia di Umberto Petrin, Question, stampata a fronte in modo da non poter sfuggire alla vista.
Sono versi intensi che fra l'altro raccontano di "un'estremità del buio" e di un suono "come voce di colei / che nel sogno pareva approssimarsi".
Parte da qui la proposta pianistica del musicista lombardo che, con la scelta di Petrin in vesti poetiche, pare voglia collocarsi in una precisa area stilistica che è quella ...infrastilistica.
E in effetti quando ci si imbatte in una musica che assume, del jazz, il metodo inclusivo e racchiudente e che, alla prova dei fatti, e degli atti musicali, si sviluppa su tracciati liberi da schemi dati, etichettature stereotipizzanti, una musica imbastita per veicolare pensieri e trasferire a chi ascolta emozioni, allora non la si può restringere entro una cornice angusta e tenerla chiusa dentro limiti che ne frenano la estemporaneità.
Goretti, per quanto giovane sia, appare già maturo nel farci da guida al proprio ricco percorso interiore e artistico, quello che conduce in fondo "alla luce nell'oscurità".
A quel punto diventa persino superfluo indagarne i numi ispiratori od il tasso di neoromanticismo o soffermarsi su analisi filologico-musicali.
Ciò che è da rimarcare è semmai che le linee da lui abilmente orchestrate sulla tastiera negli undici brani dell'album si muovono in modo susseguenziale, consequenziale, pluridirezionale attraversando i generi sulla spinta dell'ispirazione fino a che "dove c'era un vuoto ora vibra" .

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