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Giovedì, 14 Dicembre 2017

Nella penultima domenica di ottobre, si è rinnovato il conviviale appuntamento con i numerosi  cancellaresi sparsi in Emilia Romagna. Un appuntamento attesissimo che quest’anno ha visto la partecipazione istituzionale del sindaco di Cancellara - Fancesco Genzano - seguìto da alcuni amministratori. La rimpatriata si è tenuta in un ristorante di Casalecchio di Reno in un clima festoso e amichevole dove i convenuti hanno percepito una sensazione di fratellanza, poiché accomunati dal medesimo senso di appartenenza alla propria terra di origine e dalla quale sono stati "strappati" per motivi di lavoro o di studio. Una fuga iniziata fin dai tempi della “valigia di cartone” che ancora oggi si ripete e non solo per ragioni di studio. Tra ricordi nostalgici, nuove conoscenze, baci, abbracci e tante emozioni, si è felicemente conclusa la grande rimpatriata tra cancellaresi in terra emiliana. Una terra generosa che li ha adottati, offerto lavoro e benessere, ma che non potrà  mai sostituirsi emotivamente al paese natio, del quale i cancellaresi rimarranno eternamente “innamorati”. Il primo cittadino ha ringraziato e salutato tutti a nome dell’intera comunità cancellarese, ritenendosi pienamente soddisfatto per aver condiviso una piacevole giornata con tanti compaesani e orgoglioso di appartenere a una terra accogliente e ricca di tradizioni. E come da tradizione, non poteva mancare il brindisi collettivo con l’allegra compagnia per auspicare futuri incontri sempre più numerosi e sorprendenti.

 

Un autentico bagno di folla - domenica 16 luglio - nella piazza principale di Cancellara per assistere al concerto dei Cugini di Campagna, organizzato in occasione dei festeggiamenti della Madonna del Carmine. La band, fondata da oltre 40 anni ad opera dei “cespugliosi” gemelli Michetti, ha letteralmente incantato i presenti con l’esibizione di brani musicali che hanno fatto da colonna sonora a tantissime storie d’amore. Ivano, lo showman del gruppo, ha ripercorso la loro longeva carriera musicale che ha avuto il suo esordio  con “Anima mia”, la mitica canzone riproposta nel corso degli anni in varie lingue e da artisti d’eccezione: Dalida, Frank Sinatra, Claudio Baglioni ecc…

L’eccentrico look, in netto contrasto con la delicatezza delle canzoni, ha sbalordito i presenti e ha contribuito a consolidare nel tempo la loro identità oltre alla particolare voce in falsetto, attualmente affidata al giovane Daniel Colangeli.

In un clima festoso e coinvolgente, i Cugini di Campagna hanno intrattenuto piacevolmente il pubblico, regalando emozioni e facendo sprofondare i meno giovani nei favolosi anni settanta, quando per ascoltare una canzone si ricorreva al juke-box o si aspettava il venerdì alle ore 13.00 per sintonizzarsi sul 2° canale radio dove veniva trasmesso il programma “Hit Parade” presentato dalla storica voce di Lelio Luttazzi.

Durante lo spettacolo, con un’insolita performance, hanno eseguito il famoso brano “Malafemmina”, in omaggio al grande Totò.

Infine, sulle note della canzone “Anima mia”, cantata in compagnia di alcuni volontari del pubblico, i Cugini di Campagna hanno salutato e ringraziato tutti per la calorosa accoglienza. E come ogni festa che si rispetti, la serata si è conclusa con una scintillante cascata di fuochi d’artificio.

Nella mattinata del 13 maggio, quando i primi raggi di sole indoravano il borgo di Cancellara, un gruppo di pellegrini, ancora assonnato, si apprestava a raggiungere Maratea per assistere ai solenni festeggiamenti di San Biagio. A guidarlo c’era don Giuseppe Calabrese, accompagnato dal primo cittadino Francesco Genzano e alcuni amministratori che hanno accolto di buon grado l’invito del sindaco di Maratea, Domenico Cipolla. Non è un caso che il sindaco di Maratea abbia esteso l’invito ad un comune così distante dal suo e il motivo della scelta è proprio San Biagio, in quanto è il Patrono di entrambi i comuni. Si, perché l’amatissimo San Biagio, Vescovo e Martire, oltre ad essere Patrono e compatrono di tantissimi comuni sparsi in Italia e nel mondo è anche il Patrono di Cancellara dove viene festeggiato il 3 febbraio, data del suo martirio. Sebbene la data e i riti religiosi si differenzino molto, entrambi i comuni sono devotissimi al Santo e questa condivisione è iniziata a Cancellara quando, in occasione dei festeggiamenti del Santo Patrono, è intervenuta una delegazione di Maratea e in tale circostanza fu presentato il libro “San Biagio a Maratea” dell’autrice Tina Polisciano. Da qui è nato l’impegno da parte di don Giuseppe e del Sindaco di Cancellara di voler ricambiare la visita a Maratea durante i festeggiamenti del Santo Patrono. Promessa mantenuta, dunque! Un gesto molto apprezzato dal sindaco Cipolla che ha reso pubblico durante i saluti alle autorità intervenute, esprimendo viva gratitudine nei confronti del comune di Cancellara per la sua presenza e riservando all’intero gruppo una calorosa accoglienza. A presenziare ai solenni festeggiamenti c’erano numerose confraternite e diversi comuni, nonché il Prefetto della provincia di Potenza, Giovanna Stefania Cagliostro e il consigliere regionale Mario Polese. Presente anche Mons. Sirufo in sostituzione dell’Arcivescovo Orofino che ha presieduto la solenne Celebrazione Eucaristica, congratulandosi, durante l’omelia, con il gruppo di Cancellara per la partecipazione decisamente considerevole.

Molto caratteristica  la processione  con il busto di San Biagio che si è snodata tra viuzze suggestive e tappezzate da petali di fiori lanciati al suo passaggio da finestre e balconi. Al termine della processione, il busto di San Biagio è stato riposto nella Chiesa dell’Annunziata per essere riportato il giorno successivo nella Basilica Pontificia, sede definitiva del Santo. Il pellegrinaggio dei cancellaresi a Maratea è stato anche un modo per ammirare i paesaggi mozzafiato, la lussureggiante vegetazione, i vertiginosi strapiombi, la bellezza senza fine del mare cristallino e non ultimo, la maestosità della statua del Redentore che dall’alto del monte S. Biagio, sospesa tra cielo e mare, sovrasta l’intera città. Senza dimenticare, ovviamente, l’obiettivo primario del viaggio, ovvero rilanciare la figura di San Biagio nei suoi molteplici aspetti, condividendone nel contempo il culto con la città di Maratea e consolidare i rapporti appena nati, in vista di un auspicabile gemellaggio fra i due comuni. Durante il percorso in autobus si è tenuta una lezione “itinerante” da parte del prof. Saracino e don Giuseppe Calabrese, rispettivamente sulle origini del culto di S. Biagio a Maratea e sulle apparizioni della Madonna di Fatima ai tre pastorelli, ricorrendone il centenario proprio quel giorno.

 

Si è conclusa domenica 28 maggio - a Bucine - la 14^ edizione del Festival delle Regioni: la kermesse che ospita ogni anno 20 regioni italiane rappresentate da comuni e associazioni varie. Una delegazione di Cancellara composta da Amministratori e componenti della Pro Loco, accompagnati rispettivamente dal sindaco Francesco Genzano e dalla Presidente Donata Claps, ha avuto il prestigioso compito di rappresentare la Basilicata, terra generosa e ricca di reconditi tesori. Non è la prima volta che il comune di Cancellara e la Pro loco partecipano al tradizionale appuntamento che coinvolge tantissime associazioni presenti sul territorio nazionale ed estero e dove si intrecciano culture e tipicità di ogni genere, dando origine ad un caleidoscopio di variegate e colorate sensazioni. A fare la differenza quest’anno, ci ha pensato il gruppo folk “La Rondinella” che a suon di organetto, canti e tarantelle ha invaso allegramente le strade di Bucine. Ospite speciale del gruppo cancellarese è stata Rita Funghini, meglio conosciuta come la barbiera di Arezzo dal sangue lucano, che con la sua esplosiva simpatia ha conquistato l’intera delegazione. La festosa manifestazione ha rappresentato per Cancellara e per le delegazioni intervenute una straordinaria vetrina per promuovere le eccellenze di ciascuna regione, destinate talvolta a rimanere sopite. Dunque, un’Italia che grazie all’impegno solerte e operoso dell’Associazione “Bucine un comune in fiore”, continua a darsi appuntamento ogni anno nella ridente e ospitale cittadina toscana per un proficuo scambio di esperienze e per rinsaldare il comune senso di appartenenza ad un Paese ricco di tradizioni, sapori e inesauribili risorse.

Da sempre il termine barbiere è associato alla figura maschile ma non per Rita, la singolare barbiera di Arezzo che da circa quarant’anni è alle prese con forbici e rasoi per una clientela esclusivamente maschile. Non ancora maggiorenne, Rita si sentiva “intrappolata” a Rigutino, frazione di Arezzo dove risiedeva con la famiglia; sognava di vivere in città e l’occasione le fu fornita da un annuncio per apprendista barbiere che non si fece sfuggire. Fu assunta presso una barberia di Arezzo e dopo un’adeguata formazione si mise in società con due colleghi, di cui Aldo, prematuramente scomparso, al quale era legata da una profonda riconoscenza e al solo ricordo le brillano gli occhi. Da circa quattordici anni, Rita lavora da sola nel suo storico salone e nel frattempo i clienti si sono moltiplicati. Nonostante le interminabili code, sembra che gli avventori non siano poi tanto dispiaciuti poiché l’attesa è ripagata dall’atmosfera cordiale che si respira, dal caffè che si sorseggia, dalle orchidee che allietano lo sguardo e dalla garbata esuberanza della padrona di casa. Sì, perché Rita non si limita solo a fare barba e capelli, ma ama coccolare i suoi clienti, tutti indistintamente: dal bambino di un anno al vecchietto di novant’anni, dallo studente squattrinato al ricco imprenditore. Altamente professionale e generosamente affabile, Rita conosce di ciascun cliente la propria storia, disposta sempre ad ascoltare e offrire ad ognuno il dovuto riguardo senza mai cedere al pettegolezzo. L’insegna del suo salone è l’unica che rimane accesa fino a tarda sera e lei è ancora lì, pronta per ricominciare. Si trasforma in un vulcano quando in Tv ci sono le partite, soprattutto dove i giocatori sono anche suoi clienti e ne approfitta per ammirarne il “taglio”. La sua singolarità non conosce limiti ed è per questo che non è passata inosservata allo scrittore e giornalista Giorgio Ciofini che nel suo libro “Il Can de' Svizzeri” l’ha pittorescamente descritta. Nelle sue vene scorre anche sangue lucano e precisamente di Cancellara, un suggestivo borgo medievale dove da bambina trascorreva le vacanze dalla nonna che abitava nel castello. Da qualche anno ha ripreso a frequentare il paese per ricomporre il puzzle della sua famiglia, regalando ogni volta un’esplosione di entusiasmo a parenti ed amici.

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