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Sabato, 15 Dicembre 2018

Gli 007: "La minaccia jihadista per l'Italia resta attuale e concreta"

I servizi segreti non hanno dubbi: la minaccia terroristica resta "attuale e concreta per l'Italia, non solo in ragione del ruolo di rilievo che il nostro Paese da sempre occupa nell'immaginario e nella narrativa jihadista, ma anche per la presenza sul territorio nazionale di soggetti radicalizzati o comunque esposti a processi di radicalizzazione".

Il 2017 ha segnato il ridimensionamento territoriale del Califfato, che però "potrebbe essere ancora in grado di colpire l'Occidente, ed in particolare l'Europa, con attacchi complessi ad opera di cellule ben addestrate". E' quanto emerge dalla relazione annuale dell'intelligence presentata oggi a Palazzo Chigi.

"Quale effetto delle perdite subìte nella roccaforte siro-irachena - evidenzia la relazione - Daesh ha potenziato la propria azione di propaganda a sostegno del jihad individuale, invitando i sostenitori a intensificare ulteriormente gli attacchi sia in Syrak che in altre aree geografiche. Questi appelli hanno provocato iniziative che hanno interessato in modo rilevante anche l'Europa e, più in generale,obiettivi occidentali". I servizi segnalano inoltre la pericolosità di al Qaeda, determinata a riappropriarsi del ruolo di protagonista sulla scena jihadista e ricordano che nel 2017 ci sono stati 18 attacchi terroristici in Europa, la maggioranza in Francia (7) e Regno Unito (5).

Il Paese è infatti "oggetto dell'attività propagandistica ostile di Daesh e continuano ad essere presenti nel suo territorio soggetti radicalizzati - tra i quali 'islamonauti' italofoni - o comunque esposti a processi di radicalizzazione". Lo rileva la relazione annuale dell'intelligence presentata oggi. In particolare, viene segnalato "il pericolo rappresentato dagli estremisti homegrown, mossi da motivazioni e spinte autonome o pilotati da 'registi del terrore'". 

Si legge nella relazione sulla politica dell'informazione per la sicurezza 2017 dei Servizi di sicurezza italiani. "Particolare attenzione" è stata riservata "al fenomeno dei foreign fighters (specie occidentali, europei inclusi) che negli anni scorsi hanno aderito al jihad raggiungendo i teatri di conflitto, in relazione al concreto rischio di un ''effetto blowback'', ovvero alla possibilità che, una volta rientrati nei Paesi d'origine, essi decidano di passare all'azione".

Più in generale, sottolineano gli 007, "permane alto il livello della minaccia diffusa e puntiforme, e per ciò stesso tanto più imprevedibile". In particolare si fa riferimento "al pericolo rappresentato dagli estremisti homegrown, mossi da motiva
zioni e spinte autonome o pilotati da 'registi del terrore'". Quanto ai foreign fighters, "si è assistito, più che ad un loro ritorno di massa nei Paesi di provenienza, al loro ridispiegamento in altri teatri. È, tuttavia, possibile - viene rilevato - che aliquote di mujahidin ''europei'' cerchino di rientrare illegalmente nel Continente, servendosi per lo più di documenti falsi e sfruttando filiere parentali e reti logistiche".

Il calo di sbarchi dalla Libia, proseguono i Servizi, "ha visto determinarsi, in parallelo, nuove dinamiche, fra cui il rinnovato utilizzo della direttrice del Mediterraneo occidentale". Il nuovo scenario vede "un aumento sia degli approdi sulle sponde meridionali della Spagna di flussi provenienti dal Marocco, sia dei tentativi di sfondamento delle barriere terrestri a Ceuta e Melilla; l’arrivo in Sicilia, prevalentemente nell’Agrigentino e nel Trapanese, di un cospicuo numero di migranti nordafricani, per lo più tunisini, trasferiti in piccoli gruppi a bordo di barchini in legno; una crescita del flusso migratorio dall’Algeria in direzione delle coste sud-occidentali della Sardegna". "Rispetto agli arrivi dalla Libia - avvertono pero gli 007 - quelli originati dalla Tunisia e dall’Algeria sono entrambi essenzialmente autoctoni e prevedono sbarchi 'occulti', effettuati sottocosta per eludere la sorveglianza marittima aumentando con ciò, di fatto, la possibilità di infiltrazione di elementi criminali e terroristici".

Oltre alle presenza di radicalizzati sul territorio, i servizi ricordano anche il "ruolo di rilievo che il nostro Paese da sempre occupa nell'immaginario e nella narrativa jihadista". La relazione cita poi due casi "emblematici della forza persuasiva della propaganda jihadista, in grado di innescare derive violente in persone apparentemente integrate ma in realtà preda di instabilità emotiva e dissociazione identitaria o religiosa": quello dell'italo-marocchino membro del commando responsabile degli attacchi di Londra del 3 giugno e quello dell'italo-tunisino che il 18 maggio a Milano ha aggredito un poliziotto nella stazione centrale. 

Attenzione particolare viene riservata al fenomeno dei foreign fighters (la stima indica in 129 il numero di quelle che hanno avuto a che fare con l'Italia). Nel 2017 non si sono tuttavia registrate nuove partenze dal territorio nazionale verso i teatri di guerra. Gli 007 segnalano poi la propaganda ostile di Daesh che pubblica messaggi ostili anche in italiano e parla di "pressione di natura istigatoria", che ha "continuato a coniugarsi con l'attivismo di 'islamonauti' italofoni e di italiani radicalizzati impegnati a diversi livelli: dal proselitismo di base a più significativi contatti con omologhi e militanti attivi all'estero, compresi foreign fighters e soggetti espulsi dall'Italia per motivi di sicurezza". L'intelligence rileva infine che i processi di radicalizzazione, oltre che sul web avvengono in circuiti familiari di difficile penetrazione, in centri di aggregazione e nelle carceri, "fertile terreno di coltura per il virus jihadista, diffuso da estremisti in stato di detenzione".

La destra radicale dimostra "un dinamismo crescente - rilevano gli 007 - con la nascita di nuove sigle cui aderiscono soprattutto fasce giovanili". Dinamiche "il cui potenziale impatto sulla coesione sociale non deve essere sottovalutato: le tensioni legate alla gestione dei flussi migratori e ai pro cessi di integrazione rappresentano una piattaforma che la destra oltranzista può strumentalizzare anche per propagare messaggi che, rivolti specialmente agli attivisti di nuova generazione, tendono ad accentuare la diffidenza e l’intolleranza nei confronti del ’diversò, con il rischio di derive xenofobe". 

"Queste formazioni - si legge nel documento dei Servizi - per accrescere il proprio seguito, cavalcano situazioni di disagio sociale legate soprattutto alle problematiche abitative e occupazionali, promuovendo iniziative propagandistiche, provocatorie (anche all’insegna del nostalgismo fascista) e di contestazione. Nonostante la frammentazione cronica dell’area, derivante da personalismi e competizioni interne, si sono tuttavia verificati momenti di convergenza tra componenti diverse: in particolare in occasione delle tradizionali celebrazioni in onore di militanti deceduti e, in alcuni contesti territoriali, nelle prese di posizione comuni per contrastare le politiche governative in tema di immigrazione, ritenute responsabili di una progressiva ’sostituzione etnicà e causa di un aumento della delinquenza, specie nelle periferie metropolitane".

Nel 2017 in una Italia si segnala "la maggiore permeabilità di alcune aziende nazionali, di rilevanza strategica o ad elevato contenuto tecnologico, rispetto a manovre esterne indirizzate ad acquisirne il controllo". Sono andate infatti "intensificandosi le manovre di attori esteri - sospettati di operare in raccordo con i rispettivi apparati intelligence - attivi nel perseguimento di strategie finalizzate ad occupare spazi crescenti di mercato anche attraverso pratiche scorrette, rapporti lobbistici, esautoramento o avvicendamento preordinato di manager e tecnici italiani, nonché ingerenze di carattere spionistico per l'acquisizione indebita di dati sensibili. E' stata riservata un'attenzione specifica al presidio dei settori strategici delle telecomunicazioni, dei servizi informatici e della difesa, tutelati dalla normativa in materia di golden power cui il Governo, nel 2017, ha più volte fatto ricorso, estendendone, altresì, il perimetro di applicazione".

 

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