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MOVT MOVT è il nuovo brano (in dialetto calabrese) di YLENIA LUCISANO, da domani in rotazione radiofonica e dal 26 novembre disponibile in esclusiva su iTunes, poi dal 3 dicembre in digital download e su tutte le piattaforme streaming (distribuito da Artist First).

Arrangiata da Silvio Masanotti (chitarrista e arrangiatore del cantautore Pacifico) e scritta da Ylenia Lucisano, “Movt Movt” è una canzone pop folk, in parte in dialetto calabrese, dall’atmosfera calda ed evocativa che racconta di quanto sia importante per i giovani lasciare il nido e spiccare il volo per realizzare i propri sogni, senza dimenticare le proprie radici e tradizioni.

“‘Movt movt’ è un grido che esorta i giovani a reagire e a non fermarsi di fronte alle difficoltà – spiega la giovane cantautrice Ylenia Lucisano – È la spinta che serve per fare un passo avanti ogni giorno, per se stessi e per gli altri. Mia madre me lo ripeteva in continuazione quando ero in ritardo e dovevo andare a scuola, oggi è diventato il motto della mia vita, perché se non ci si dà una mossa si è perduti”.

L’uscita del brano sarà seguita da un video che è stato diretto da Giacomo Triglia e ambientato in Calabria tra i magnifici paesaggi della Sila e le suggestive spiagge del versante tirrenico di Cosenza. Il videoclip è stato realizzato dal Tycho Studio, fiore all’occhiello della produzione video calabrese e non solo, con l’utilizzo di tecniche cinematografiche di alto livello.

 

Ylenia Lucisano salirà sul palco della ventunesima edizione del CONCERTO DI NATALE, che si svolgerà il 7 dicembre presso l’Auditorium Conciliazione di Roma, e si esibirà insieme a grandi nomi della musica italiana e internazionale per uno spettacolo che, come di consueto, verrà proposto in televisione e in radio, in prima serata la sera della Vigilia.

Ylenia Lucisano, di origini calabresi, ha 24 anni e vive a Milano. Inizia a esibirsi all'età di 10 anni nei locali di provincia accompagnata al pianoforte dal papà. Dopo la maturità decide di rendere realtà il suo sogno: fare della musica la sua professione. Così si trasferisce prima a Roma, dove inizia a studiare musica e ad esplorare il mondo artistico come cantautrice, poi a Milano, dove arricchisce la sua esperienza facendosi notare nell’ambiente discografico per le sue canzoni. Recentemente ha ricevuto il Premio AFI come giovane artista emergente italiana al Festival Internazionale della Musica Italiana di Bruxelles e il “Premio Euromediterraneo”, conferito agli artisti calabresi che si distinguono nel mondo. È stata ospite su Rai 1 del varietà estivo “Stessa spiaggia stesso mare”, della maratona televisiva “Telethon”, delle trasmissioni “L’anno Che Verrà” e “Uno Mattina Estate”. Ylenia ha fatto il suo esordio discografico con il brano “Quando non c’eri”, canzone pop che ha riscosso molto successo e che l’ha portata ad esibirsi su palcoscenici importanti come quello delle Scimmie di Milano, il Teatro Ariston di Sanremo e il Collisioni Festival di Barolo.

C'è un elemento costante nel pianismo di Umberto Napolitano che ne caratterizza l'attuale fase artistica, determinante nella sua maturazione di tastierista. Ed è dato dalla presenza maggiore dell'organo rispetto al "tradizionale" piano elettrico. Nell'ultimo cd a propria firma, Silence Revolution, inciso per i tipi della Yvp, vi capiterà probabilmente di pensare più a Emmanuel Bex che a Jimmy Smith per il tipo di approccio allo strumento in un quadro di neofusion europea prodotto dalla musica del trio con Eric Daniel a sax e flauto e Israel Varela alla batteria. L'album è impreziosito poi da ospiti di riguardo, a partire da Robertinho De Paula nel primo brano, Circle, che è già adeguato prologo di ciò che si andrà ad ascoltare subito dopo. L'armonia del piano torna ad affiorare in Winter Sun, ma la cifra stilistica più' confacente al Nostro e' quella di Upen, in cui il soprano fiondante, secco, aereo di Daniel e' seguito dal fluido eloquiare dell'hammond su una base di drumming gravida di sincopi contrattempi anticipi ritardi...Anche in Return, dove compare Vincenzo Gallo alla batteria e con un Alberto La Neve in gran spolvero beckeriano, il fraseggio e' punteggiato, fatto di rimandi Grp, climax fresco pur se volutamente ecoute'. Nel compact c'è spazio per Liberhumba e Fitzacarraldo, due latin depurati da orpelli spanisheggianti. Piacevole il tema di My Friend T, affidato allo slappante basso solista di Tony Armetta.  Affiora qua e la' il Napolitano autore intimo che accantona quei momenti di scoppiettante ritmicità che ne connotano, per altro verso, la poetica compositiva e la pratica musicale. In Silence Revolution, ultimo brano in scaletta, il rientro in scena della pianista Rosanna Speciale e di Leon Pantarei alle percussioni, si risolve in un raddoppio piano/organo che richiama per un attimo e lontanamente il sound Procol Harum. Ma è jazz, bellezza, non pop, ed è qui che Umberto N. realizza la propria silenziosa rivoluzione coperta da note.

Sissoko

 

Si suole definire il blues come l'espressione di un sentimento malinconico tramite un testo poetico orale su una struttura in 12 battute; ma il blues e' soprattutto una forma fondamentale della musica neroamericana. Già, perché in origine il blues prende forma dai canti e danze africane al tempo dello schiavismo, in un processo di continue contaminazioni da cui a sua volta prenderà forma lo stesso jazz.
Che succede se un musicista africano di nuova generazione se ne riappropria? E' il caso del percussionista maliano Baba Sissoko. Afro Blues e' il nome della formazione che appare nel suo cd African Griot Groove edito da Afrodisia. Pur catalogato come world music, il disco e' come se riportasse il tempo indietro, come se un figlio musicale di emigrati di almeno dieci generazioni tornasse sui luoghi da dove i suoi antenati erano partiti per le americhe, dalla West Africa, per intingere di blues quella musica rimasta invariata per secoli, e dare luogo a nuove  ricontaminazioni "di ritorno". Nell'afro blues del cantastorie Sissoko c'è il senso arcaico della vocalità, la poesia del canto come succedeva sul Mississipi, la poliritmia, e c'è, questa la particolarità, lo spirito jazz, insomma il pronipote del blues. O meglio, afferma Baba, non si chiama blues o jazz " il s'appelle Amadran". Siamo al preblues o se si vuole al protojazz. Al ritorno al ventre sonoro della Grande Madre Africa dopo un viaggio oltreoceanico durato tre o quattro secoli. Un album sul cultural heritage, ebbene si, si può anche definirlo di world music.

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