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Sabato, 19 Agosto 2017

Nuovo altolà dell'Austria sul fronte migranti

L'Austria è pronta al braccio di ferro. "Fino a quando non abbiamo dei centri (di accoglienza, ndr) nei Paesi africani di origine e transito dove potremmo mandarli indietro - ha detto Kurz a margine del consiglio Affari esteri di ieri a Bruxelles - dobbiamo fermare questa gente alla frontiera esterna europea invece di mandarla verso l'Europa centrale". Questo, nei piani del governo austriaco, significa "smettere di traghettare i migranti illegali tra le isole e la terraferma italiana". La stessa soluzione era stata adottata con la Grecia nell'ambito dell'accordo tra l'Unione europea e la Turchia per fermare il flusso di rifugiati dello scorso anno. Dal 20 marzo del 2016, tutti i migranti che  sbarcano sulle isole dell'Egeo vengono trattenuti sul posto per le verifiche sul diritto di asilo e non possono essere trasferiti sulla terraferma in Grecia.

"Se il numero dei migranti illegali verso l'Austria aumenta ancora - ha detto il ministro dell'Interno austriaco Wolfgang Sobotka alla Bild -  chiudiamo il confine al Brennero. Nel giro di 24 ore possiamo chiudere il confine e realizzare controlli severi con i nostri soldati". "La cooperazione fra sedicenti soccorritori e la mafia dei trafficanti deve finire", ha aggiunto. "Dobbiamo impedire che sedicenti soccorritori entrino nelle acque territoriali della Libia e prendano i profughi direttamente dai trafficanti", aggiunge. L'obiettivo di Sobotka è "chiudere la rotta del Mediterraneo e porre una fine al traffico con le barche dal Nordafrica, già nelle acque territoriali della Libia".

"La cooperazione fra sedicenti soccorritori e la mafia dei trafficanti - aggiunge - deve finire". "Dobbiamo impedire che sedicenti soccorritori entrino nelle acque territoriali della Libia e prendano i profughi direttamente dai trafficanti", aggiunge. L'obiettivo di Sobotka è "chiudere la rotta del Mediterraneo e porre una fine al traffico con le barche dal Nordafrica, già nelle acque territoriali della Libia".

La replica italiana non tarda ad arrivare. L'Italia  - dice al telefono con l'ansa il vice ministro agli Esteri Mario Giro - non ha "nessuna intenzione di compiere mosse unilaterali" sulla crisi dei migranti ma Vienna deve "abbassare i toni" perché non si possono mettere a rischio i rapporti tra gli Stati a causa di "polemiche pre-elettorali" (in Austria si vota il 15 ottobre, ndr). Giro, che spiega di parlare "a nome del governo", definisce inoltre "surreali" le minacce sul Brennero: "Non c'è nessun aumento del numero dei migranti, come loro stessi hanno dichiarato più volte".

Durante il vertice di ieri a Bruxelles Kurz, giovane leader dei popolari che probabilmente guarda alle elezioni austriache del 15 ottobre che si giocheranno anche su questo tema, ha spiegato che sarebbe "molto utile fermare gli spostamenti in traghetto dei migranti legali tra le isole sulla frontiera esterna e il resto del territorio italiano". Secondo il ministro degli Esteri austriaco, solo così ci saranno "meno persone che si fanno strada verso l'Europa centrale". Per Kurz "alcune persone stanno già pensando in Italia" a questa soluzione: bloccare i migranti sulle isole "sarebbe un segnale per dissuadere la gente dal partire, sarebbe un segnale per i trafficanti e questo di conseguenza porterebbe a meno gente che viene in Italia".

Nei mesi scorsi erano pochi i Comuni che avevano il coraggio di ribellarsi ai diktat del Viminale. Si trattava di Giunte in prevalenza di centrodestra che, già alle prese coi conti ridotti all'osso, non avevano la forza di accogliere decine di migranti. Adesso l'opposizione all'accoglienza a oltranza a contagiato primi cittadini di ogni colore politico. Tanto che, come rileva la Stampa su 8mila Comuni ben 5.500 hanno deciso di chiudere le porte ai richiedenti asilo. Ma, anziché frenare l'invasione, il governo sta smistando tutti gli arrivi sui 2.500 che hanno aderito al piano del Viminale col risultato che la quota di ripartizione è salita a tre profughi ogni mille abitanti.

Dall'inizio dell'anno a ieri sulle coste italiane sono sbarcati 93.292 migranti, il 16,79% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso (79.877). Ad aggiornare il dato è il ministero dell'Interno, secondo cui i porti maggiormente interessati dagli arrivi nel periodo in questione sono, nell'ordine, Augusta (13.097), Catania (11.204), Pozzallo (8.264), Reggio Calabria (7.106), Vibo Valentia (5.804), Palermo (5.786), Trapani (5.591), Lampedusa (5.288), Salerno (5.065), Crotone (4.887). Da qui, poi, il Viminale sta cercando di sparpagliare i richiedenti asilo in tutta Italia. Ma, come rileva appunto la Stampa, sugli 8mila Comuni italiani 5.500 non hanno aderito al piano di accoglienza. "Per gli altri 2500 la quota di ripartizione è salita da 2,5 a 3 extracomunitari per ogni mille abitanti - si legge - ma poiché è su questi 2.500 centri che gravita l'emergenza, la tensione è alle stelle perché i numeri superano il confine della quota fissata".

Dopo Civitavecchia, le barricate si sono spostate nel Messinese. E adesso stanno contagiando tutto il Paese. "Le Prefetture devono rivolgersi per primi ai Comuni che non accolgono. E non a quelli che già sopportano un carico", ha detto ieri,in una intervista alla Repubblica, il presidente dell'Anci Antonio De caro. "Trovo incredibile che chiediamo all'Europa, giustamente, di dividere in tutti i paesi dell'Unione gli arrivi e noi, però, non lo facciamo - attacca il sindaco di Bari - eppure le esperienze di Bari, Bologna, Milano dimostrano che è possibile". In realtà proprio quelle esperienze e i recenti fatti di cronaca dimostrano che questo sistema non funziona affatto.

"Ho già sentito la minaccia e non è successo nulla. La politica non si porta avanti con le minacce - dice la presidente della Camera Laura Boldrini - che non risolvono i problemi, nè con le chiusure o con i militari. E' deprimente". "Nel 2030 - spiega Boldrini - la Nigeria, che oggi ha 200 milioni di abitanti, sarà più popolosa degli Usa. E' miope pensare di risolvere il problema così, con chiusure e carri armati. Queste misure accendono solo la paura, alzano l'asticella della disumanità ed aumentano la tensione ed il conflitto sociale. La soluzione non sono le chiusure, i carri armati, l'interdizione ai porti o lo sbarramento nelle acque libiche, il che è inutile e contrario al diritto internazionale. Bisogna lavorare al sistema della relocation". 

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