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Lunedì, 23 Novembre 2020

E' morto a 93 anni l'ex presidente israeliano Shimon Peres

E' morto a 93 anni l'ex presidente israeliano Shimon Peres. La morte dello statista premio Nobel per la pace nel 1994 e' stata riferita dalla radio militare, che ha interrotto la normale programmazione. L'emittente ha precisato che di prima mattina i medici dell'ospedale Tel Ha-Shomer di Tel Aviv terranno una conferenza stampa.

«L'eredità di Shimon Peres possa ispirare a perseguire sul sentiero della pace». Il Papa in un messaggio diffuso stamattina definisce lo statista israeliano un «uomo di pace e perseverante negli sforzi». L'auspicio è che la sua eredità sia stimolo agli uomini di buona volontà per «prodigarsi urgentemente per la pace». Bergoglio è rimasto molto colpito dalla morte di Peres che stimava ad apprezzava. Il presidente israeliano lo aveva accolto in Israele nel 2014, e nel giugno di quello stesso anno Peres aveva preso parte con il presidente palestinese Abu Mazen ad una celebrazione simbolica in Vaticano: una specie di preghiera comune per la concordia in Medio Oriente.  Il Papa, precisano al di là del Tevere, non sarà presente ai funerali di Shimon Peres venerdì prossimo come ha erroneamente sostenuto il quotidiano israeliano Haaretz

"Shimon Il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha convocato per stamane una seduta di lutto del governo israeliano. In un comunicato, Netanyahu e la moglie esprimono ''profondo dolore per la morte di una persona cara alla Nazione intera, ed ex capo di Stato di Israele''.

La seduta di lutto del governo israeliano per la morte di Shimon Peres si e' aperta con un minuto di raccoglimento. "Questo e' il primo giorno di Israele senza Shimon Peres, uno dei nostri leader maggiori" ha osservato Netanyahu. "Insieme alla sicurezza di Israele Peres - ha aggiunto - non ha mai cessato di adoperarsi per la pace e di credere nella pace. La sua mano era sempre protesa per una rappacificazione storica con i nostri vicini. E anche se essa ritarderà lui ci ha insegnato a non farsi mai prendere dalla desolazione, ma anzi ad avere fiducia e a continuare ad agire".Peres, un grande del nostro tempo, un uomo di pace", ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

'Nella sua vita e con le sue azioni mio padre ci ha lasciato in eredita' il domani', ha detto alla stampa il figlio di Shimon Peres, Chemi, incontrando la stampa nell'ospedale Tel Ha-Shomer di Tel Aviv. ''Ci ha ordinato di edificare il futuro di Israele con coraggio e saggezza, e di spianare sempre strade per un futuro di pace''.

Il presidente americano Barack Obama saluta l'ex presidente e premier israeliano Shimon Peres come un uomo di Stato il cui impegno per la sicurezza di Israele e la ricerca della pace "è stato radicato nella sua base morale inscalfibile e nel suo ottimismo instancabile". In un comunicato diffuso dalla Casa Bianca, Obama afferma che Peres guardava al futuro "guidato da una visione della dignità umana e di un progresso verso il quale lui sapeva che le persone di buona volontà avrebbero potuto avanzare insieme".

"Era un genio con un grande cuore che ha usato i suoi talenti per immaginare un futuro di riconciliazione e non di conflitto; di responsabilità sociale e non di rabbia e frustrazione; e una nazione, una regione e un mondo migliori grazie alla condivisione e alla cura, non divisi in due dalle illusioni di dominio permanente e verità perfetta": così Bill Clinton e la moglie Hillary hanno commentato la morte di Shimon Peres. Cordoglio é stato espresso anche dagli ex presidenti Bush padre e Bush figlio: "Alla famiglia Bush mancherà Shimon Peres e il suo garbo, la sua dignità e il suo ottimismo".

Peres era stato colpito due settimane fa da un ictus che lo aveva costretto al ricovero in ospedale. Dopo le prime cure i medici avevano parlato di una condizione critica ma stabile. Ieri d'improvviso il peggioramento delle condizioni di salute, seguite dall'arrivo in ospedale dei familiari e stanotte dalla morte.

Il decesso è avvenuto alle 2:15 ora locale (l'1:15 in Italia). 

La carriera politica dell'uomo, come riferiscono le agenzie, che a lungo è stato il più avversato di Israele e che solo in vecchiaia ha toccato record inauditi di popolarità iniziò di fatto nell'azienda agricola laburista di Ben Shemen, dove Shimon Perski (questo il nome che nel 1923 aveva ricevuto nella natia Polonia) cominciò a farsi le ossa. Il giovane era sveglio, e fu presto notato dagli emissari di David Ben Gurion, il futuro fondatore dello Stato. Mentre i suoi coetanei versavano il sangue nella guerra di indipendenza (1948-49), Peres era impegnato all'estero ad acquistare le armi per loro. Un incarico importante a livello nazionale, ma la macchia di "imboscato" gli restò addosso per mezzo secolo. A 30 anni, Peres era direttore generale del ministero della Difesa. Da quella posizione seguì la guerra nel Sinai del 1956, condotta da Tzahal assieme con inglesi e francesi. Con questi ultimi gettò allora le basi per la costruzione della centrale atomica di Dimona (Neghev). Da 'falco' laburista seguì Ben Gurion: prima all'opposizione e poi, nel 1967, nel governo di unità nazionale. Nella Guerra dei sei giorni avrebbe potuto essere ministro della Difesa: ma l'incarico fu affidato a Moshe Dayan. Sette anni dopo, a seguito della cruenta guerra del Kippur, Dayan e la premier Golda Meir furono defenestrati da proteste popolari. Per Peres, un nuovo appuntamento con la Storia. Ma qualcuno si ricordò che a Washington c'era il brillante ambasciatore Yitzhak Rabin, che acquisì così la leadership laburista.

Un grande icona icona internazionale della politica israeliana in questo secolo, Shimon Peres aveva dovuto misurarsi in precedenza con decenni di avversità. Sul suo capo pareva incombesse una maledizione degli Dei. Come nel supplizio di Tantalo, in numerose occasioni era stato in procinto di assumere la guida del Paese. Poi puntualmente un evento imprevedibile lo aveva invece respinto nel baratro.

Negli anni 1974-77 Peres (da ministro della Difesa) mal sopportò la premiership di Rabin, e gli procurò non pochi fastidi autorizzando le prime colonie ebraiche ideologiche in Cisgiordania. Nel 1977 Rabin scivolò su una buccia di banana: la rivelazione di un conto in banca in dollari lasciato improvvidamente attivo dalla moglie Lea negli Stati Uniti. Le dimissioni di Rabin gli aprirono un varco insperato: ma il 17 maggio 1977, a sorpresa, il leader della destra nazionalista Menachem Begin si aggiudicò le elezioni, dopo decenni di opposizione. Nelle piazze, il proletariato sefardita aizzato dalla retorica di Begin lo vituperava come 'figlio di madre araba'. Solo nel 1984 Peres avrebbe strappato la nomina di premier: ma a metà, in rotazione col conservatore Yitzhak Shamir (Likud). In quegli anni il 'falco' laburista stava infatti trasformandosi in 'colomba'. Nel 1992 Rabin riuscì a riportare i laburisti al potere e dietro le quinte Peres manovrò sapientemente per dar vita agli accordi di Oslo: la gloria andò però al suo rivale di partito, con cui spartì il premio Nobel per la pace. Nel novembre 1995 Peres e Rabin erano assieme ad una manifestazione per la pace a Tel Aviv. Dietro le quinte, c'era in agguato un terrorista ebreo: questi lasciò che Peres passasse indisturbato e poi abbatté a pistolettate Rabin. Ma ancora una volta la maledizione degli Dei era per lui in agguato. Nelle politiche del 1996 la vittoria di Peres era data per scontata: invece sul filo di lana prevalse il debuttante Benyamin Netanyahu (Likud).

Anche la carica di capo dello Stato fu difficile da raggiungere. In un primo tentativo gli fu infatti preferito il candidato del Likud, Moshe Katzav. Solo nel 2007, Peres divenne presidente e riconosciuto come icona di Israele nel mondo. Aveva iniziato la carriera aiutando i coloni: ma con gli accordi di Oslo era diventato il principale fautore di un accordo di pace con i palestinesi. La 'coabitazione' con il premier Netanyahu è stata per lui spesso motivo di cruccio, alla luce delle profonde divergenze. Ma in Israele era ormai diventato un punto di riferimento obbligato: non solo i capi di Stato, ma anche i leader religiosi, gli intellettuali, gli scienziati e gli artisti di passaggio da Gerusalemme non perdevano mai occasione per un incontro con lui da cui in genere emergevano ancora più colmi di considerazione per la sua figura. "Voglio - disse in una delle ultime interviste - che il nostro Paese si basi sì su radici storiche molto profonde, ma anche che sia proiettato verso il futuro, verso i successi della scienza". 

«Con Shimon Peres scompare uno degli uomini che più ha segnato la storia del ventesimo e del ventunesimo secolo. Del moderno Stato di Israele è stato uno dei padri fondatori, una delle figure che maggiormente ne ha plasmato la storia, l'identità e la visione». Lo ha detto la presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni.

«Ma globali, nel solco di quell'impegno - ha proseguito - sono stati il suo coraggio e il suo messaggio di fratellanza e amicizia tra i popoli. Un messaggio veicolato universalmente grazie a qualità e sensibilità fuori dal comune. La testimonianza tangibile dell'incisività del suo lavoro nelle parole e nelle testimonianze di cordoglio che stanno arrivando da tutto il mondo e che descrivono l'intero arco di una vita straordinaria, segnata da grandi incontri ma anche da grandi complessità, e giustamente premiata con il Nobel per la Pace».

«Nel giorno in cui molti fanno necessariamente riferimento alla sua figura di leader mondiale e al suo impegno per la pace fra i popoli, è giusto ricordare anche la sua maniera di intendere l'alto incarico di Presidente dello Stato di Israele. Essere Presidente, disse già al momento del suo insediamento nel più alto incarico dello Stato, significa essere il riferimento di un'intera società e impegnarsi nel difficile compito di ascoltare tutti, di rappresentare tutti, nessuno escluso».

«Un impegno sempre difficile, ma ancora più arduo se si tratta di rappresentare una società tanto complessa e ricca di idee e di umanità come è la società di Israele. Gli ebrei italiani e l'umanità intera piangono Shimon Peres: uomo di cultura, dialogo, coraggio, larga visione. Sia il suo insegnamento tramandato di generazione in generazione e il suo ricordo di benedizione per noi tutti». 

 

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