Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Venerdì, 14 Agosto 2020

Secondo gli esperti che hanno partecipato al convegno 'Changing trends in smuggling', organizzato da Euractiv a Bruxelles, nel 2015, sono stati consumati 53 miliardi di sigarette illegali, che rappresentano più del totale delle sigarette vendute legalmente in Spagna. Questa attività criminale, che porta al consumo una sigaretta su 10, costa ai governi dell’Ue 11,3 miliardi di perdite erariali, con una crescita del fenomeno delle 'illicit whites', sigarette prodotte legalmente ma vendute attraverso il contrabbando, che vedono l'Italia come secondo mercato. La quota delle 'illicit whites' prodotte nei Paesi confinanti con l'Ue a est ma anche in Asia, è passata dal 13% del 2009 al 35,4% dello scorso anno. L'Italia, dopo la Polonia, è il Paese dove si smerciano di più, con 2,3 miliardi di sigarette, e dove vi è circa l'8% del mercato illegale europeo. Ogni anno, hanno spiegato gli esperti citando le stime del rapporto Sun di Kpmg, circa 11,5 miliardi di euro di tasse vengono persi in Ue. "C'è un problema con l'Ucraina - ha sottolineato Dana Meager, sottosegretario all'Economia della Repubblica Slovacca, ma grandi quantità arrivano anche dalla Russia e dalla Bielorussia". Il fenomeno, è strettamente legato ad altre attività criminali. "Quella delle sigarette di contrabbando non è un'attività di poco peso è una criminalità che alimenta anche altri flussi che non sono solo del tabacco, sono legati al commercio della droga, delle armi e anche delle persone, e finanzia grandi gruppi criminali e anche terroristici". L’Italia è il primo produttore di tabacco in Europa, sottolinea Giovanni D'Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”,  e il quattordicesimo al mondo e conta nel nostro Paese circa 200.000 addetti, tra cui 55.000 rivenditori e più di 3.000 imprese agricole con una radicata presenza nelle regioni Campania, Veneto, Umbria, Toscana e Lazio. Ogni anno il commercio illecito di prodotti del tabacco mette a rischio un numero considerevole di posti di lavoro. Il commercio illecito di sigarette è un fenomeno transnazionale che vede coinvolte organizzazioni criminali di diversi Paesi, talvolta legate tra loro da accordi per la gestione dei traffici e per la spartizione dei profitti.

Per prevenire il rischio di suicidio tra i giovani, all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma è attivo un servizio di day hospital dedicato e un call center neuropsichiatrico 24 ore su 24. Il Prof. Stefano Vicari, responsabile di Neuropsichiatria Infantile all’Ospedale Bambino Gesù di Roma, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Genetica oggi”, condotta da Andrea Lupoli su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università Niccolò Cusano.

"Il suicidio, nei paesi occidentali, è la seconda causa di morte fra i 10 e i 25 anni –ha spiegato Vicari-. Spesso, nella stragrande maggioranza dei casi è il prodotto di un disturbo mentale che noi ancora oggi non siamo in grado di intercettare. Il 90% dei suicidi si associa a un disturbo mentale. Fra i fattori di rischio c'è la forte esposizione alle sostanze stupefacenti che le giovani generazioni incontrano sempre più precocemente nel loro percorso. In un cervello in maturazione hanno un effetto devastante. 

“Il caso della 31enne suicida Tiziana Cantone sottolinea il ruolo negativo che i mass media e i social network possono avere sull'equilibrio della persona –ha spiegato Vicari-. In una personalità fragile può essere devastante. E' difficile pensare possa essere però l'unica causa, il suicidio è il frutto di diversi fattori. La pressione che gli altri hanno però sull'individuo è molto importante. Una depressione comunque nasce dalla genetica, dalla familiarità ma nasce anche dalla storia personale".

Si torna dalle vacanze stressati. I media intervistano psicologi e medici per spiegare i motivi dello stress e i rimedi consequenziali. La domanda che viene immediata e': perche' si va in vacanza se poi ci si stressa? Tanto varrebbe rimanersene nella propria citta' e godersela senza la ordinaria pressione del resto dell'anno. Non sappiamo se lo stress vacanziero corrisponda ad una realta' oppure e' una invenzione di chi non avendo altro (e ce ne sarebbe di altro!) da raccontare inventa le notizie e le gonfia. Certamente aspettare in chilometriche file sotto il sole non aiuta, cosi' come stare in spiaggia come le note sardine in scatola puo' disturbare (sembra pero' che a molti piaccia cosi') ma allora non sarebbe piu' utile attrezzare le nostre citta' in modo da renderle vivibili? Il meccanismo e' perverso. Si fugge dalle citta', per le vacanze o il fine settimana, per ricreare nei luoghi di villeggiatura le medesime condizioni di invivibilita' cittadina. C'e' qualcosa che non funziona.

Primo Mastrantoni, segretario Aduc

Il dottor Paolo Santanchè e' un chirurgo estetico di fama internazionale. Medico chirurgo specialista in Chirurgia Plastica; medico chirurgo specialista in Chirurgia Plastica; consulente tecnico del Giudice del Tribunale Civile di Milano; perito del Giudice del Tribunale penale di Milano.

Oltre ad aver partecipato a numerosi stages e corsi di superspecializzazione presso le più prestigiose scuole internazionali, il Dr Santanchè e' anche autore di numerose pubblicazioni scientifiche e riguardanti tecniche chirurgiche personali (in particolare la liposuzione, la mastoplastica additiva in endoscopia, il lifting tridirezionale, l'aumento degli zigomi, la rinoplastica, l'aumento del mento, il lifting del labbro, la chirurgia estetica dei genitali femminili). Autore del libro “Come difendersi dal Chirurgo Estetico”.

La chirurgia estetica è il fulcro della bellezza del futuro?

I canoni della bellezza cambiano con i tempi, si modificano i gusti e le armonie, ma non ci può essere bellezza senza naturalezza. Più l’intervento è raffinato, più il risultato sarà armonico, naturale e difficilmente identificabile come chirurgico.

È  sempre prevedibile il risultato di un intervento?

Dipende dall’abilità del chirurgo saper raggiungere il risultato programmato. Tanto più bravo è il chirurgo, tanto più il risultato sarà simile alle previsioni… e talvolta superiore alle aspettative.

Quali sono le complicanze a cui si può andare incontro?

Parliamo di chirurgia, quindi una piccola percentuale di complicanze è inevitabile. Più è bravo e più esperienza ha il chirurgo, più saranno le complicazioni che saprà prevedere, prevenire ed evitare. Qualche problemino talvolta ci scapperà, però saranno quasi sempre cose rimediabili senza conseguenze.

È  meglio l'anestesia generale o l'anestesia locale?

Oggi l’anestesia in assoluto più sicura è l’anestesia generale. Spesso per certi interventi si ricorre all’anestesia locale con sedazione profonda. Quasi mai alla locale semplice, che risulta piuttosto sgradevole. Qualunque tipo di anestesia, compresa la locale, devono essere eseguite sempre con l’assistenza dell’anestesista. Chi specula sul costo dell’anestesista è quantomeno un incosciente.

Perché a volte il day hospital  non è sempre una clinica con ricovero?

La sicurezza e la rapida eliminazione degli anestetici moderni consentono di eseguire in day hospital buona parte degli interventi di chirurgia estetica. A volte il ricovero notturno è consigliato più per un miglior controllo del paziente nelle prime ore che per una reale necessità anestesiologica o di carattere generale. L’importante è che sia una struttura a norma, clinica o day hospital. Attenzione agli ambulatori chirurgici, adatti solo a piccoli interventi (non certo liposuzioni o mastoplastiche, come spesso purtroppo accade…).

Perché a volte il chirurgo parla di ritocchi dopo l' intervento?

Parliamo di una chirurgia di precisione con risultati completamente esposti. Esiste una certa variabilità individuale nei processi di guarigione che possono non risultare perfetti.

Esiste un intervento che non lascia cicatrici?

La maggior parte degli interventi lascia cicatrici insignificanti, difficilmente riconoscibili. La rinoplastica (eseguita dai chirurghi abbastanza bravi da non ricorrere alla tecnica open) si esegue da piccole incisioni esclusivamente dentro al naso. La mastoplastica additiva endoscopica transascellare lascia solo due piccole cicatrici nascoste in una ruga del cavo ascellare. La blefaroplastica transcongiuntivale non ha cicatrici cutanee, perché si incide la congiuntiva all’interno della palpebra. La liposuzione, quando si pratica con microcannule (non più di tre millimetri) introdotte da incisioni praticate nelle pieghe della pelle. Solo l’addominoplastica e la mastoplastica riduttiva necessitano di cicatrici che da nudi non si possono nascondere.

Quali nuove frontiere potrà raggiungere, da qui ai prossimi anni,   questo speciale ramo della chirurgia e della medicina estetica?

È difficile dirlo, perché la chirurgia estetica di alto livello, sottolineo di alto livello, ha raggiunto standard elevatissimi. Sarebbe già un successo se si allargasse il plafond di chirurghi che non si limitano alle tecniche di base. Comunque sicuramente si continuerà ad andare avanti.

Quanto è forte il riflesso benefico sulla psiche della persona che si sottopone ad un intervento di chirurgia estetica?

La chirurgia estetica è essenzialmente una chirurgia psicologica. Il risultato estetico non è il fine ultimo, bensì il mezzo per raggiungere il benessere del paziente, che provava un disagio per un particolare della sua immagine che non riusciva ad accettare. Se non si raggiunge questo obiettivo, il risultato, per quanto bello, sarà un fallimento. Ecco perché tra paziente e chirurgo deve crearsi un feeling, che permetta al paziente di far capire le sue reali motivazioni e aspettative e al chirurgo di rendersi conto se con i mezzi a sua diposizione potrà raggiungere l’obiettivo. La chirurgia estetica non può risolversi in una semplice compra-vendita di interventi, come purtroppo spesso avviene con le strutture più commerciali, che hanno perso di vista che il chirurgo estetico deve, prima di tutto, essere un buon medico.

Crede sia possibile in futuro riuscire a divulgare socialmente un modello dei canoni di bellezza più umana e popolare e meno legata agli status symbol?

I pazienti della chirurgia estetica che rincorrono i miti estetici proposti dalla moda e dal cinema sono una esigua minoranza La maggior parte cerca semplicemente un’armonia tra se stessi e la propria immagine. Solo il pubblico potrà stroncare i modelli deliranti proposti da certi stilisti.

Quali sono gli interventi più richiesti e da chi?

Mastoplastica additiva, liposuzione, lifting, rinoplastica e blefaroplastica sono senz’altro i più richiesti, insieme ai fillers e al botulino, ma ormai il panorama degli interventi estetici è utilizzato a 360°. Come pure i pazienti sono ormai di ogni età, sesso e strato sociale. Ognuno ha i suoi problemi di immagine e di armonia e il bravo chirurgo, dopo attento studio di ogni singolo caso, saprà trovare la giusta soluzione, intervento, puntura o… niente!

Entrare in ospedale, anche solo per un day hospital, non è mai piacevole ed alcuni interventi, poi, sono, per loro natura, particolarmente sgradevoli e fastidiosi. Ma se queste inevitabili esperienze si ha la fortuna di poterle affrontare in una struttura tecnologicamente adeguata, nella quale opera personale altamente competente e qualificato, sia dal punto di vista professionale che umano, allora il tutto risulta più tollerabile.

Spesso ci capita di ascoltare, o di leggere sui giornali, notizie sull’ultimo caso di “malasanità”, di comportamenti lesivi nei confronti dell’ammalato, nei confronti di persone che necessitano di cure e terapie urgenti; si tratta di notizie sconcertanti, di notizie che ci fanno affrontare un ricovero o un day hospital con ansia e diffidenza.

È certamente facile raccontare quello che non funziona o quello che potrebbe andare meglio; il difficile, invece, è raccontare esperienze di buon funzionamento.

Mi riferisco al reparto di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale “San Filippo Neri” di Roma, dove ho avuto modo di constatare personalmente, a seguito di intervento endovascolare di aneurisma dell’aorta addominale di mia moglie, l’efficienza e l’impegno di tutti gli operatori che sono quotidianamente intenti nel dare il meglio di sé. Questi operatori si distinguono, fra l’altro, per l’affabilità e la forte dose di riservatezza, che rivelano, in loro, sentimenti elevati, squisitezza di modi, garbo e grande cordialità verso tutti.

Sappiamo che a queste notizie di “buona sanità” giornali e televisione danno poca rilevanza perché fa più “odiens” cavalcare il senso di rivolta che affiora nella coscienza di molti; proprio per questo dovremmo sentirci in obbligo di dare voce anche alle realtà positive, come quella degli Operatori Sanitari del reparto di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale “San Filippo Neri”, diretto dal Primario Prof. Dott. Nicola Mangialardi, che quotidianamente si impegnano con professionalità, unendo competenze tecniche e specialistiche a calore umano e pazienza.

L’atteggiamento paziente di questi operatori non significa disimpegno o mera indifferenza; non indica una disposizione depotenziata o quasi rinunciataria nei confronti della malattia e delle difficoltà che si incontrano. Al contrario: pazienza vuol dire fortezza. Non è una dichiarazione di sconfitta, ma significa consapevolezza. Dire pazienza vuole dire anche spirito di sacrificio e di rispetto dell’altro.

La scienza può aiutare a capire, ma non renderà inutile l’umanità, la solidarietà e l’empatia necessari per affrontare le quotidiane difficoltà. Ecco perché è un dovere di ogni paziente “gridare” quello che funziona perché le buone pratiche si diffondano e perché le parole di stima e di riconoscenza siano, per i medici e il personale sanitario, uno stimolo a fare sempre meglio e, per gli ammalati, una “trasfusione” di fiducia.

È giusto, perciò, evidenziare che ci sono strutture ed operatori sanitari che non solo fanno bene il loro lavoro, ma che lo arricchiscono di quel tocco di cordialità, di umanità e di disponibilità che, con i ritmi intensi ed estenuanti dei reparti ospedalieri, sono ormai divenuti requisiti difficili da trovare.

Requisiti che si riscontrano, invece, nel reparto di Chirurgia Vascolare dell’Ospedale “San Filippo Neri” di Roma, diretto dal Primario Prof. Dott. Nicola Mangialardi, coadiuvato da uno staff medico e infermieristico di alto livello.

Medici come il Prof. Mangialardi e il suo intero staff (un grazie particolare al Dottor Matteo Orrico, che ha seguito, fin dall’inizio, il ricovero di mia moglie) e il reparto in cui operano, rappresentano l'esempio tipico di come deve essere gestito al meglio un reparto ospedaliero particolarmente importante, come quello di Chirurgia Vascolare, di una struttura che abbraccia un vasto territorio e che accoglie persone bisognose di cure provenienti dalle varie regioni d’Italia.

Dalle testimonianze raccolte si desume che questi professionisti meritano un riconoscimento, un incoraggiamento a continuare in questa loro autentica missione e un grazie infinito.

Il nostro GRAZIE a questi professionisti avremmo potuto rivolgerlo in forma privata, ma in questo momento di crisi, dove l’unica cosa che conta è la logica economica e del contenimento delle spese, è importante essere in MOLTI a ribadire la necessità di salvaguardare il diritto alla salute; è importante essere in MOLTI a ribadire la necessità di non disperdere queste positività e questi punti di forza di cui la nostra nazione dispone; è importante essere in MOLTI a ribadire la necessità di consentire a questi validi professionisti di continuare a svolgere, con serenità, il proprio prezioso e insostituibile lavoro; è importante essere in MOLTI a non lesinare le parole di gratitudine e di riconoscenza. Non servono grandi discorsi, dobbiamo avere l’umiltà di saper pronunciare una sola, semplice parola: GRAZIE!

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI