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Venerdì, 15 Gennaio 2021

Chi non conosce ancora la famosa “Ottobrata Romana” deve per forza venire a Roma e non potrà non fare una scappata al famoso Sunday Brunch del Rome Cavalieri!
Rito noto e consolidato in cui ogni domenica l’Executive Chef Fabio Boschero insieme al Team dell’Uliveto propone un percorso gourmet che esalta il patrimonio culinario italiano, contaminato sapientemente da sapori e metodologie internazionali.
Dopo la doverosa interruzione imposta dal Covid, il Brunch tornerà l’11 Ottobre, con rituali nuovi, studiati appositamente per assicurare la più assoluta sicurezza senza rinunciare al piacere della scoperta, della bontà e della bellezza che hanno reso il Sunday Brunch del Rome Cavalieri un evento irrinunciabile per coppie, famiglie, gruppi di amici.
Nella nuova formula l’abbondanza e la varietà restano invariate, quello che cambia è la modalità del servizio: alcune delle pietanze vengono scelte e servite direttamente al tavolo, e le live station si animano di nuovi percorsi gourmet, garantendo agli ospiti e al team la più totale sicurezza.
Il nuovo rituale è il seguente: quando si arriva e ci si accomoda al proprio tavolo si viene subito accolti da un ricco benvenuti in famiglia, una declinazione infinita di antipasti di ogni genere, in un tripudio di sapori e colori che mette allegria. I primi e i piatti caldi vengono scelti à la carte e serviti al tavolo nella vastissima selezione proposta dal menù.
Le pietanze fredde, come le insalate, i crudi e i dolci vengono invece scelte e preparate come tradizionalmente nelle live stations dagli chef. L'ampiezza delle postazioni, dilatata rispetto al passato, permette agli ospiti di avvicinarsi alle live station senza accalcarsi. Ogni stazione è un piacere per gli occhi, con l'esposizione armonica delle materie prime, in un elegante colpo d'occhio in cui perdersi tra colori e profumi, e in un'immersione nella freschezza degli ingredienti,messi in mostra per essere scelti e utilizzati dallo chef nella composizione del piatto. Inoltre, l’interazione con lo chef permette la personalizzazione del piatto, che composto al momento potrà essere modulato in base alle richieste dell’ospite.
L’eccellenza e la varietà del cibo restano quelle di sempre, con una rinnovata selezione di materie prime italiane di eccellenza che convivono in perfetta sinergia con accenni esotici.
In anteprima, possiamo segnalare le nuove insalate idroponiche nichel-free fortemente volute dallo chef, e una serie di nuovi piatti che Fabio Boschero sta mettendo a punto studiando antichi libri di cucina tradizionale italiana, per riscoprire insieme ricette dimenticate. Per tornare alle origini scoprendo i prodotti “di una volta”, patrimonio importante da riscoprire.
Immancabile, inoltre, lo strepitoso buffet dei dolci curato dall’Executive Pastry Chef Dario Nuti. Come di consueto, non mancheranno i Sunday Brunch tematici, con l’attesissimo Sunday Brunch di Halloween del 1 Novembre e quello del Thanksgiving Day previsto per il 29 Novembre.
Le misure specifiche per il brunch sopra menzionate si aggiungono a quelle regolarmente applicate dall’hotel, come la misurazione automatica della temperatura mediante termo-scanner ad ogni ospite che accede nella struttura, l’uso obbligatorio della mascherina, la costante igienizzazione degli ambienti e degli oggetti, i percorsi di entrata e uscita predeterminati, i segnali apposti a terra che indicano la gusta distanza tra una persona e l’altra.

Abbiamo incontrato Daniel Giovannetti e Gabriele Ferrieri che hanno rilasciato una intervista in esclusiva per il Corriere del Sud, grazie anche a Francesco De Palo che ci ha presentato.

Daniel e Gabriele amano ricordare l'importanza della tecnologia mobile di cui pensa sia necessario aumentare il potenziale "per integrarla meglio con la vita quotidiana, in una perfetta simbiosi con la comunità". Aggiungiamo anche che nel 2012 ha fondato, con altri collaboratori, una startup statunitense tecnologica operante nel settore mobile, la Phoenix International Communications Inc  

Daniel Giovannetti  che "gioca" con i computer dall’età di 5 anni  e Gabriele Ferrieri, appassionati e profondi conoscitori del mondo "startup e innovazione", hanno ideato iCarry, e "hanno saputo trasformare il loro sogno, in una giovane e bella realtà",insieme al team di iCarry, caratterizzato da giovani appassionati e con grandi competenze, continua a provare a cambiare il mondo.

1.Daniel Giovannetti e Gabriele Ferrieri parlatemi di voi: come vi siete incontrati?

Ci siamo conosciuti all'università, era il primo anno di economia alla Federico Caffè - Università degli studi Roma Tre. Ferrieri ha poi proseguito a Roma lavorando nel pubblico e privato, e anche Giovannetti lavorando in un importante progetto di startup americana Phoenix International Communication. Dopo averla venduta è rientrato in Italia: ci siamo rivisti e, analizzando i trend e le opportunità del mercato, ci siamo lanciati con iCarry

2.Quando è nata l'idea di creare iCarry?

Lo stimolo a costruire un qualcosa di davvero innovativo è stato il cardine del nostro impegno. Ci siamo chiesti come fosse possibile anche in Italia poter consegnare varie tipolgie di merce, dal cibo ai farmaci, entro poche ore e con l’utilizzo di vettori green, come biciclette e mezzi elettrici. Siamo partiti come una start up e come c2c, ovvero un player che coprisse il segmento privato-privato, ma ben presto ci siamo evoluti in b2c e successivamente in b2b, settore che oggi copre gran parte dell’attuale attività relativamente alla grande distribuzione organizzata.

3.Quale l’esigenza, lo spunto?

Lo spunto base è stato quello di poter armonizzare al meglio le nuove e sempre mutevoli esigenze dei clienti con la nostra offerta commerciale: dopo una attenta fase analitica, siamo giunti alla conclusione che era possibile smaltire gli ordini tramite sistemi di intelligent dispatching in real-time. In questo modo iCarry sceglie i mezzi da utilizzare, in virtù di un sistema di autoapprendimento attraverso machine learning e intelligenza artificiale, con tempi di consegna che variano da 30 minuti a 2 ore. Una rivoluzione per l'Italia.

4.Quali sono i servizi innovativi di iCarry ?

Utilizzare un algoritmo per effettuare consegne a domicilio con servizio a valore aggiunto, ovvero il tracking live, il pagamento tramite Pos e notifiche push alla consegna, portali dedicati per i retailer e bot Telegram personalizzabili. Insomma, se la tecnologia ci sostiene con innovative tecniche, è utile immaginare nuove forme di applicazione per settori trainanti come questo.

5.Siete giovanissimi quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Il fascino delle sfide non termina con i primi lusinghieri risultati. Abbiamo ricevuto alcuni significativi riconoscimenti come l’aggiudicazione di due call di accelerazione di Impact Hub Milano, la vittoria del Premio Speciale Unirete come migliore idea d'impresa promosso da Confindustria presso il Palazzo dei Congressi dell’Eur e infine il Premio Industria Felix 2020 per le migliori performance gestionali. Siamo stati presenti a eventi di pregio come “ItaliaRestartsUp”, presso SMAU Milano, Global Startup Expo e UnBound Digital London, evento dedicato al mondo dell'innovazione globale. Ma la nostra presenza in 60 città italiane, che nei mesi del lockdown ha visto il nostro fatturato crescere esponenzialmente, rappresenta un altro punto di partenza: l'esigenza di migliorarsi e affrontare altri banchi di prova è l'unica via per fare impresa (con l'innovazione) e coltivare un filone duraturo nel tempo. Anche per questa ragione uno dei fondatori di iCarry, Gabriele Ferrieri, presiede l'ANGI (Associazione Nazionale Giovani Innovatori) al fine di creare un fil rouge tra nuove leve e nuovi strumenti al servizio del paese. E proprio in virtù del nostro percorso, siamo sostenuti anche da un nome top del tessuto industriale italiano come Nicolò Marzotto.

 

 

 

Sorprendente! Aprire un album come "The Uncle (Giano Bifronte" di Francesco Cusa & The Assassins (Improvvisatore involontario/Kut music) e trovarvi dentro un opuscolo con quattro sue poesie dedicate al compianto Gianni Lenoci, delicate, intense, che toccano le tematiche di cosa resti e persista dopo .... fa un certo effetto. Versi sull'amicizia che ė eterna e può esistere anche quando qualcuno non c'è più. Chi ha conosciuto Lenoci, non solo come pianista eccelso ma come persona, può capire quanto intensa possa essere la commozione, anche a distanza di un anno dalla morte, nel pensare di non vederlo più "live" nell'insegnare, concertare, inventare.
Personalmente ho visto Gianni negli anni novanta sonorizzare Willy il coyote, Nosferatu di Dreyer, le immagini surrealiste di Man Ray, il teatro dei burattini - idee irrituali di cui si parlava e che lui aveva accolto e realizzato senza problemi- con una nonchalance unica, quasi lo schermo o il teatrino avessero un collegamento sotterraneo col pianoforte, una liaison occulta che ai comuni mortali sfuggiva e la tastiera funzionasse da macchina da presa per "filmare" in note, oltre alle figure, emozioni, impressioni, stati d'animo.
La stessa disinvolta freschezza lui manifestava a livello umano e così si cementavano i rapporti e comunque le relazioni di stima, apprezzamento, collaborazione reciproca, interplay fra musicisti.
"Amico mio che fai/ in quel delirio di nubi/ lontano, con le mani in tasca?" .
Difficile immaginarlo spento nel suo attivismo multitracce, multiforme, multimediale. Cusa lo ha frequentato, lo ha eretto a mèntore e percorrendone il solco stilistico più avanzato il batterista ce ne offre oggi delle inquadrature sonore "a futura memoria" in uno di due cd in questo album doppio che vede come ospite il saxtenorista Giovanni Benvenuti, nel trio ferrato dalla compresenza della vocalist-violinista Valeria Sturba (nel cd senza Lenoci) e del bassista Ferdinando Romano. Ma perché mai "Giano Bifronte"? Già la presenza di Lenoci, alla cui memoria il prodotto è intitolato, sta a simboleggiare come nel jazz si possa guardare indietro e avanti, e come poi certe "doppiezze" - come il post-bop avanguardizzato in free del FCT e la dolcezza poetica di fondo - alla fine si possano ricongiungere in unum.
Persino lo scalpore di una batteria fumantina e pirotecnica come quella di Cusa può convergere in quel lirismo vivo che rende a suo modo unico questo progetto compositivo e di improvvisazione "volontaria", nato per svelare il vero volto di Giano, quello invisibile "che guarda il presente e che, come l'occhio di Shiva, contiene tutte le realtà". 

Altro album da ricordare " Wild Geese" ultima registrazione di Gianni Lenoci in trio con Pasquale Gadaleta al contrabbasso e Ra Kalam Bob Moses alla batteria e percussioni con brani di Ornette Coleman, Carla Bley, Gary Peacock.
Una produzione Dodicilune, realizzata col sostegno di Puglia Sounds Record, il cui titolo è ripreso dalla poesia di Mary Oliver "Oche Selvagge" che ci da l'idea di come Lenoci sapesse spaziare da Bach a Cage. Un disco memorabile per ricordare un pianista colto, colto in quella istantaneità di pensiero creativo e azione musicale, fra dire e fare sonoro, che ne è stata una delle caratteristiche più significative.

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